Prontuario per difendersi e difendere gli altri dal bullismo in rete

a cura di Stefano Fait

In ciascuno di noi alligna un manipolatore, un ricattatore psicologico e morale. In qualcuno è più forte che in altri.
Su FaceBook questa brutta bestia si scatena. Il problema è che qualcuno ne è consapevole, altri lo sono meno, altri ancora si sentono invece perennemente vittime di manipolatori arroganti e sfrontati e, in quanto vittime, si percepiscono come inoppugnabilmente innocenti, pur essendo maestri della manipolazione. Non è necessariamente detto che ne siano consapevoli, anzi. Nessuno è mai pienamente consapevole di quel che pensa, dice e fa.
Cerco di identificare i tratti distintivi di questa brutta bestia che alberga in noi, nella speranza che ciò serva a tenerla sotto controllo e riconoscerla negli altri.
I manipolatori sono aggressivi ma fingono di essere equanimi ed assertivi. Possono esserlo scopertamente o dissimulando l’aggressività.
La tattica è quella della vittimizzazione: affermano di essere stati feriti, di essere pieni di sollecitudine per gli altri, di essere attaccati. Non attaccano mai, secondo loro, sono gli altri ad attaccarli, quindi sono sempre innocenti.
Ci tengono sotto costante pressione, sfruttando il ricatto psicologico, il senso di colpa, le nostre debolezze ed insicurezze, tra queste anche la nostra riluttanza ad esprimere giudizi severi su una persona e a non concedere altre chance.
Il manipolatore ha una personalità aggressiva ed impiega ogni mezzo per ottenere il controllo dell’altro e della discussione. L’aggressore si rifiuterà di ammettere di aver fatto qualcosa di sbagliato o di aver ferito qualcuno. Mente a se stesso ed agli altri. “Chi…io?”: fare l’innocente serve a far credere all’aggredito che le sue accuse sono ingiustificate, a farlo sentire in colpa, a farlo vergognare in pubblico (sfrutta la coscienza della vittima come arma contro la vittima stessa: sei indifferente, aggressivo, egoista, mi stai ferendo, ecc. – lui/lei è immune da questo tipo di reazione colpevole/empatica).
L’aggressore si rifiuta di prestare attenzione a quel che l’aggredito sta dicendo: ha un obiettivo e rimuove ogni ostacolo sul suo percorso. Sfrutta la razionalizzazione, ossia una spiegazione vagamente sensata di un certo atteggiamento che serve a placare le ansie dell’aggredito e a giustificare l’aggressore: se riesce a convincere la vittima, allora sarà in grado di fare tutto quel che vuole.
Il manipolatore è abile nel cambiare discorso, rimanere costantemente in movimento, sgusciante, in modo da impedire all’aggredito di focalizzare. Usa distrazioni e diversivi per far deragliare la discussione e fuorviare la vittima. Usa menzogne, inganni e mezze verità. Di nuovo, non è detto che ne sia consapevole. Quasi nessuno di noi lo è, quando si comporta così.
Spesso il manipolatore si avvale della mimesi: finge di lavorare per una nobile causa (servire Dio, proteggere la natura, venire incontro alla volontà del popolo, servire la vocazione artistica, ecc.), ma lo scopo è quello di raggiungere una posizione di dominio sugli altri. Lusinga la vittima per sedurla e farle abbassare le difese. Poi minimizza: il suo comportamento non è davvero così aggressivo o irresponsabile come la vittima vuol far credere; la montagna ha partorito il topolino.
I manipolatori – incluso il manipolatore che è in noi – sono deleteri per tutti, non solo per la vittima di turno.
Quando qualcuno dice quello che pensa, pubblicamente, senza paura della disapprovazione della folla, deve avere un gran coraggio, ma i benefici sono immensi. L’esito è che qualcuno avrà le idee più chiare, qualcun altro, che già la pensava a quel modo, troverà la forza di prendere esempio: “ehi, non pensavo che certe cose si potessero dire, che si potesse dire pane al pane e vino al vino senza paura che qualcuno se la prendesse”.
Purtroppo la dittatura del Politicamente Corretto ha consentito che circolassero imperativi come quello di procedere sempre come se fossimo in un campo minato, per tema di dire qualcosa che possa offendere qualcuno, indipendentemente dalla ragionevolezza di quel che occorre dire e dell’immatura permalosità di questo qualcuno: “meglio stare attenti a quel che diciamo”, “la cosa importante non è la verità ma non offendere nessuno, non spiacere a nessuno”.
Questo è il viatico per il dispotismo: una società passiva, disumanizzata, soggiogata da un potere che sopprimere ogni dissidio, ogni dissenso, ogni conflitto. Dire la verità diventa un tabù, un’offesa, quando il branco ammira il vestito del re, che è nudo. Finché qualcuno, innocentemente o scaltramente, grida: il re è nudo. Questo non per far imbestialire la gente, ma perché sa che la verità è un valore che trascende il bisogno di essere accettati, di approvazione sociale, specialmente se questa approvazione si sostiene su di una menzogna, su di un inganno.
Perciò la semplice azione di dire quello che si pensa, con argomentazioni solide e sostanziate e non con chiacchiere da bar, può avere ripercussioni imprevedibili, come nell’immagine del battito di una farfalla che produce un ciclone all’altro capo del globo. Così facendo si socchiude una porta e qualcuno ha la possibilità di entrare, mentre prima quell’opzione era preclusa. A questo punto, però, non è giusto trascinare dentro le persone, ognuno deve agire autonomamente, non si può scegliere per gli altri, una volta che questi sono adulti.
Detto questo, di fronte alle idee false, alla pseudoinformazione, al sentito dire, alle contraddizioni mascherate da profondità intellettuale, al relativismo morale spacciato per suprema tolleranza, all’aggressione verbale di chi non sa che argomenti opporre, l’unico comportamento adeguato è quello della lotta senza quartiere. Non si fanno compromessi sulla verità (con la v minuscola, ma ci sono opinioni più pesanti di altre – alle opinioni degli ignoranti si dà giustamente poco peso, come a quelle di chi non entra mai nel merito delle questioni):
http://fanuessays.blogspot.com/2011/11/io-credo-nella-verita.html
http://fanuessays.blogspot.com/2011/11/contro-il-relativismo-morale.html
*****
Spesso una devozione infantile è un’indicazione particolarmente limpida del livello di intelligenza e di ragionamento necessario a sostenere entusiasticamente certe tesi.
Da dove nasce questo cultismo? Se certe idee sono davvero così grandiose, com’è che le argomentazioni dei loro sostenitori sono così carenti?
Ci si aspetta che crediamo a tutto quello che ci dicono i nostri governanti-genitori, come dei bravi bimbi, senza mai neppure tentare di guardare oltre lo schermo, di scrutare sotto la superficie delle cose, in profondità, convincendoci che in effetti non c’è alcuna profondità e non c’è nulla dietro lo schermo? È un modo di pensare da adulti questo?
È giusto essere lieti – come Socrate – se ci se ci sono obiezioni e critiche, ma se in risposta non arrivano ragionamento intelligenti ed informati che entrano nel merito delle cose ma si fissano su dei dettagli, cosa dovrebbe significare? Che non c’è vera riflessione ma solo fervore, che manca un’autentica dedizione alla ricerca della verità.
Queste persone, quando aprono la bocca e mettono le dita su una tastiera, possono fare un ottimo lavoro nello screditare la tesi che difendono. Si tratta di avere pazienza. Prima o poi se ne escono con frecciatine, allusioni, giudizi impressionistici assestati sotto la cintura che mettono in luce difetti caratteriali, compromettendo la propria credibilità. Chiunque tenga alla propria credibilità ed onorabilità non dovrebbe abbassarsi a tanto.
La classica mossa del manipolatore è quella di insinuare che l’interlocutore è sulla difensiva. È quello che rivela che è più interessato alla competizione che alla ricerca della verità. Seguono altre insinuazioni sulle reali motivazioni della vittima (fatte da perfetti sconosciuti). La verità o la falsità di un’argomentazione è irrilevante per lui o per lei. Il manipolatore semina dubbi in merito alle reali intenzioni e valori dell’altro dibattente, alla sua disponibilità ad esaminare la questione in modo costruttivo (c’è qualcuno che non l’ha mai fatto? Impossibile!)
Bisogna tenere a mente che l’integrità intellettuale non dovrebbe essere compromessa dalle diversioni, essa fiorisce nel terreno di una prospettiva solidamente informata e critica.
Le repliche del manipolatore non rispondono a nessuna delle questioni che si mettono sul tavolo. Molto di quel che scrive o dice ha poco a che vedere con quanto avete detto o scritto voi e molto con il tentativo di aggirare degli ostacoli che evidentemente trova insormontabili. Sarebbe meglio navigare in internet ed attrezzarsi per superarli invece di agire d’astuzia, ma la cosa richiede una certa dose di umiltà, che non sempre è presente.
Meglio far perdere tempo sviscerando quel che è già ovvio ai più, toccando temi che nessuno ha proposto o ritenuto rilevanti, come se invece lo avessero fatto, senza saper spiegare perché l’avrebbero dovuto fare. È un modo di aggirare il merito della questione, di allontanare la discussione dai nodi critici, invece di affrontarli, di parlarsi senza ascoltarsi, mentre per discutere bisogna rimanere all’interno di una conversazione, non andare per il seminato. Chiarire o intorpidire? Dialogare o deragliare?  Buona fede o mala fede?
La persona intellettualmente integra (e nessuno di noi lo è veramente, purtroppo) ha come obiettivo quello di cercar di capire e di far capire questioni anche estremamente complicate. A questa persona interessa poco convertire qualcuno al suo punto di vista se ciò non avviene in virtù del valore delle cose che dice. Cosa se ne fa di tifosi, se cerca collaboratori e compagni di viaggio?
Ciascuno di noi, posto di fronte ad un manipolatore, constata che i suoi sforzi sono ignorati e le sue domande non ottengono risposta, mentre invece si pretende da lui/lei che risponda a tutte le obiezioni.
La virtù di FB è che è un forum che non è stato pensato per raggiungere un consenso, ma per offrire lo spazio per un dibattito, anche animato, visto che alcune questioni sono delicatissime e ci coinvolgono emotivamente in misura profonda.
La democrazia ricerca un consenso maggioritario, ma si nutre di voci dissonanti, altrimenti sarebbe una monarchia, un’oligarchia, una tirannia o un totalitarismo. Per questo è richiesto il rispetto dell’interlocutore ma non quello delle sue idee, che vanno anzi esaminate criticamente e respinte con vigore se ritenute infondate. In una discussione non è opportuno cercare di convertire qualcuno, intromettersi tra una persona e le sue convinzioni. Il rapporto tra una persona e le sue convinzioni è una cosa privata. Nessuno può parlare a nome mio. Quel che si dovrebbe fare, invece, è esporre le proprie idee e le informazioni in possesso e vagliare le altrui idee ed informazioni. Il modello è quello del bambino che grida: “il re è nudo!” Non sta cercando di evangelizzare nessuno, sta solo notando una cosa pubblicamente, sta mostrando quello che dovrebbe essere evidente a tutti.
Nei dibattiti, però, non ci si conosce personalmente e ci possono essere fraintendimenti e pregiudizi in gioco. Questo  è più facile quando i punti di vista sono molto diversi.
Il manipolatore,  quello pugnace, si sveglia ogni mattina cercando un’opportunità di sentirsi offeso. Sguazza nelle questioni che creano automaticamente frizioni, attriti e poi si dimostra ipersensibile. Scende subito su un piano personale o proietta sull’interlocutore la sua tendenza a mettere tutto su un piano personale. Non si può dibattere con queste persone, perché si uccide qualunque confronto quando ci si deve irragionevolmente preoccupare di non dare un dispiacere a qualcuno per una cosa che si dice o il modo in cui la si dice (se questo rimane comunque civile).  Non si va da nessuna parte. In un forum l’unica regola è quella di non cincischiare facendo perdere tempo a chi vi prende parte. Non si risponde a qualcuno senza aver letto la sua replica ad una nostra domanda o sollecitazione. Non si risponde rimanendo nel vago, girando intorno alla questione, senza dire qualcosa di concreto, definito e coerente. Bisogna mostrare rispetto per l’interlocutore. Se si contestano le sue idee è opportuno farlo dati alla mano, non con dei sentito dire, generalizzazioni ed impressioni.
Quando è il manipolatore a prevalere, non c’è verso. Si deve concludere che non è neppure remotamente interessato al potenziale insito in un dibattito ragionato, informato, critico. Va benissimo, non è obbligatorio esserlo, ma questo esclude qualunque margine di conversazione degna di questo nome: se ci sono delle repliche supportate da dati di fatto, sentiamole, altrimenti ognuno per la sua strada.

In particolare, è meglio sganciarsi immediatamente da un confronto con chi, implicitamente, ridicolizza ogni tentativo di fare chiarezza su una questione molto più oscura di quel che ci è dato ad intendere: sorprendendosi, magari, del fatto che qualcuno debba comunque perdere tempo con noi (buona fede? mala fede?)

Scozzesi, baschi, catalani e sudtirolesi alle prese con il Nuovo Ordine Europeo

a cura di Stefano Fait

 

 

La seconda grande lezione della guerra del Kosovo è che non ci sono più scontri ineluttabili di culture, etnie e civiltà, se non nelle interpretazioni dei loro fautori. Le motivazioni e i comportamenti reali dei protagonisti di questi scontri sono molto distanti da quelli attribuiti loro dalla politica, dalla diplomazia e dal circuito dell’informazione internazionali. Il Kosovo non è una provincia di odi etnici secolari e di fanatismo religioso. E il resto dei Balcani non è diverso.

Pino Arlacchi, prefazione a “La Torre dei Crani. Kosovo 2000-2004”, di Antonio Evangelista

http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/5597

Anche se la maggior parte delle persone continua a credere che la facciata della realtà sia tutta la realtà, le cose stanno diversamente:

http://fanuessays.blogspot.com/2012/01/ferruccio-pinotti-sui-poteri-occulti.html

Pensiamo solo alla candidatura della Clinton alla direzione della Banca Mondiale:

http://www.reuters.com/article/2011/06/09/us-obama-clinton-worldbank-idUSTRE7586P720110609

Cosa ci dice sull’equanimità, indipendenza e democraticità delle istituzioni globali, quelle che decidono delle sorti di popoli e nazioni?  Cos’è la Banca Mondiale, un istituto finanziario o un’appendice politica globale dell’impero anglo-americano?

E cosa ci dice la spietatezza con la quale sono stati trattati milioni di Greci, come se fossero collettivamente colpevoli, o la virulenza della germanofobia che si diffonde attraverso il continente?

Il bullismo delle istituzioni europee è ormai sfrenato. Ora se la prendono con la Spagna perché il nuovo governo conservatore di Mariano Rajoy ha ritardato l’implementazione delle misure di austerità a dopo le imminenti elezioni regionali perché, comprensibilmente, non è entusiasta all’idea di danneggiare i candidati del suo partito. Le sanzioni contro la Spagna sono assai probabili e potranno ammontare ad una quota pari a fino allo 0,1% del suo PIL:

http://www.euronews.net/business-newswires/1386450-eu-to-punish-spain-for-deficits-inaction/

Non è ancora chiaro se l’obiettivo sia quello di far vedere chi comanda o, il che è più probabile nel caso della Grecia, arrivare alla sua espulsione facendo ricadere la colpa interamente su di essa – strategia dell’agnello sacrificale. In Giappone i media spiegano ai cittadini giapponesi che se non accetteranno l’austerità finiranno come gli Italiani, in Italia ci spiegano che se non accetteremo l’austerità faremo la figura dei Greci. Ai Greci hanno spiegato che se non avessero accettato un severissimo regime di austerità sarebbero finiti male. Onestamente non vedo come possano finire peggio di così, salvo un’eventuale occupazione da parte di un esercito invasore o l’instaurazione di una dittatura militare.

Difficile che l’Unione Europea voglia fare a meno della Spagna, che è un boccone molto grosso. Dunque l’intento degli eurocrati potrebbe essere quello di intimidire gli Spagnoli. È l’ultima fase della strategia iniziata con un flusso di capitali in eccedenza (nazionali e bancari) diretto verso i PI(I)GS che garantisse il loro ingresso in Europa per poi poterli spennare, con la complicità dei politici locali, e simultaneamente spennare i contribuenti delle nazioni ricche:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/02/16/basta-prendersela-coi-tedeschi-siamo-tutti-sulla-stessa-barca/

Ora, scatenata la crisi, banche ed istituzioni europee sono legittimate a maramaldeggiare ed interferire con gli affari interni dei vari paesi nel mirino, facendosi passare per le vittime che pretendono a buon diritto dei risarcimenti, quando invece sono degli usurai/pusher che sapevano molto bene fin dall’inizio che stavano facendo cadere in trappola le loro prede. Questa conclusione non ha un puro valore teorico: la correttezza di questo ragionamento comporta che siamo di fronte a persone (sociopatici? psicopatici? schizoidi? narcisisti?) che si sono macchiate di vari crimini contro l’umanità per via della loro sconfinata avidità e carenza di coscienza/empatia. Ci sono dunque evidenti implicazioni giuridiche e morali di cui i futuri partigiani/resistenti/rivoluzionari e storiografi dovranno tener in conto. A ciò si dovrebbero aggiungere i capi di imputazione che si sono guadagnati nei rapporti con i paesi in via di sviluppo e che i cittadini delle nazioni “evolute” hanno convenientemente trascurato (qualche miliardo di umani in surplus).

Ad ogni buon conto, sebbene l’attuale configurazione istituzionale dell’Unione Europea sia ben lontana da quella statunitense, Bruxelles si comporta già come Washington, un atteggiamento che fino a pochi anni fa sarebbe stato giudicato intollerabile. La paura della crisi ha ammansito gli Europei. Per ora, solo i Greci hanno cominciato a dire no. È auspicabile che non siano gli unici, che non siano lasciati da soli. Se ho imparato a conoscerli bene, non penso che gli Spagnoli si asterranno dalla lotta. Così, mentre la sfera egemonica anglo-americana (e non solo) spinge centripetamente nella direzione di un governo mondiale, parallelamente prendono forma forze centrifughe che sono istantaneamente demonizzate, bollate come “etnopopulismi reazionari” anche quando hanno un carattere autenticamente progressista, democratico ed umanista/umanitario nel senso più vero del termine.

Come non tutto il separatismo sudtirolese è xenofobico e regressivo, così i movimenti catalani, baschi, galiziani, scozzesi, corsi e sudtirolesi/altoatesini per l’autodeterminazione non possono essere tutti, o nella loro interezza, designati come anti-moderni ed anti-europeisti. Quel che è certo è che non si lasceranno sottomettere facilmente. Non ho idea di quali potranno essere le conseguenze, ad esempio in Alto Adige, ma ho l’impressione che le perduranti conflittualità tra maggioranze e minoranze saranno sfruttate nel nome del divide et impera ed occorrerà fare di tutto per evitarlo, apprendendo le lezioni della storia:

http://fanuessays.blogspot.com/2011/11/si-puo-evitare-una-terza-guerra-civile.html

Sia come sia, la Scozia ambisce a tentare la strada della devoluzione integrale, se possibile tra il 2014 ed il 2016:

http://www.guardian.co.uk/uk/scotland

I politici inglese sono estremamente preoccupati riguardo a questo sviluppo non perché temano la secessione (non ci sarà, gli Scozzesi preferiscono una piena devoluzione alla problematica creazione di uno stato nazionale) ma perché sanno che il partito nazionalista scozzese (Scottish National Party) è progressista ed anti-neoliberista, ossia è la bestia nera delle politiche in voga nell’eurozona e che sono invece guardate come il fumo negli occhi nei paesi nordici, dall’Islanda alla Finlandia. Addirittura il leader dei nazionalisti scozzesi, Alex Salmond, ha dichiarato di voler servire da esempio per tutte le forze progressiste del Regno Unito e oltre. Insomma, Salmond vuole portare all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale ed internazionale tutti quegli argomenti che le oligarchie autoritarie dell’eurozona e della City di Londra cercano di mantenere lontano dai riflettori. Odiano il pluralismo, specialmente nei media. Odiano l’idea che qualcuno possa decidere di proporre sul serio – e non nella certezza che non si farà mai (cf. Merkel e Sarkozy) – l’introduzione di forme di tassazione delle transazioni finanziarie, o di contrastare l’evasione fiscale delle élite e le iniziative militari del Regno Unito e della NATO in giro per il mondo. Un esempio del genere sarebbe devastante per il loro monopolio della percezione pubblica della realtà. Nascerebbe un’autentica alternativa, non si potrebbe più dire che esiste un unico modo di affrontare la crisi e lasciarsela alle spalle. Il neoliberismo troverebbe un avversario in grado di sconfiggerlo, in Scozia, in Galles, nell’Irlanda del Nord, nella stessa Inghilterra e in Irlanda, qualcuno che sventoli la bandiera della giustizia sociale e dell’autodeterminazioni degli individui.

La Scozia potrebbe ambire anche all’indipendenza visto che produce più ricchezza della media britannica e invia a Londra più imposte dei trasferimenti statali che riceve in cambio, si emanciperebbe da politiche che favoriscono invariabilmente Londra ed il Sud-Est e che aggravano le disparità sociali, privatizzando le risose e servizi pubblici, non dovrebbe partecipare a guerre alle quali si oppone, si denuclearizzerebbe, si potrebbe opporre al continuo afflusso di scorie nucleari sul suo territorio, potrebbe diventare energeticamente autonoma, grazie allo sfruttamento delle rinnovabili, del petrolio e del carbone, avrebbe un seggio all’ONU e nell’Unione Europea. Le esportazioni di whisky scozzese rappresentano il 25% delle esportazioni alimentari britanniche. La Scozia potrebbe aspirare a raggiungere i paesi nordici in termini di sviluppo umano e qualità della vita.

La Catalogna vorrebbe l’autodeterminazione per il 2014, a trecento anni dalla perdita della sua indipendenza. Ci sono ostacoli ma si insiste, prendendo a modello la Scozia:

http://www.europapress.es/catalunya/noticia-carod-defiende-referendum-independencia-2014-si-era-viable-20120112111211.html

I separatisti sudtirolesi si ispirano ai separatisti catalani:

http://www.gruene.bz.it/index.php?option=com_content&view=article&id=287:lautodeterminazione-lalto-adige-non-e-la-catalogna-selbstbestimmungsuedtirol-ist-nicht-katalonien-&catid=35:landtag-consiglio-provinciale&Itemid=64&lang=it

http://altoadige.gelocal.it/cronaca/2011/04/12/news/klotz-l-esempio-della-catalogna-3930391

Qui un sommario confronto tra le due esperienze:

http://fanuessays.blogspot.com/2011/11/separatismo-sudtirolese-separatismo.html

La situazione altoatesina è particolarmente delicata:

http://fanuessays.blogspot.com/2011/12/quel-che-i-politici-altoatesini-non.html

http://fanuessays.blogspot.com/2011/12/auspici-per-il-2012ed-il-2013ed-il-2014.html

http://fanuessays.blogspot.com/2011/12/giustizia-e-riconciliazione-in-alto.html

http://fanuessays.blogspot.com/2011/10/alex-langer-twin-peaks.html

In inglese:

http://fanuessays.blogspot.com/2011/12/gemutlich-segregation-multiculturalism.html

L’inevitabile, grave recessione infiammerà gli animi. Lo si intuisce esaminando le tendenze di voto per il partito nazionalista scozzese:

1929 3,000
1931 21,000
1935 30,000
1945 27,000
1951 7,000
1955 12,000
1959 21,000
1964 64,000 – 1963: scoperti giacimenti petroliferi nel Mare del Nord
1966 128,000
1970 307,000 – 1969-1970: scoperta di due enormi giacimenti petroliferi al largo della costa scozzese

1974 633.000 – [la prima di due elezioni]
1974 839,000 – 1973-1974: crisi petrolifera, crisi economica, austerità

1979 504,000
1983 497,000
1987 416,000
1992 629,000 – sfarinamento dell’Unione Sovietica in varie repubbliche indipendenti e Guerra del Golfo

1997 621,000 – Hong Kong torna alla Cina
2001 464,000
2005 412,000
2010 491,000 – crisi economica

Così proprio l’arma che doveva servire a sottomettere i popoli potrebbe ritorcersi contro gli aguzzini. Tutto dipende da come la gente impiegherà Internet, se per informarsi e poi rifiutarsi di cooperare, o per prendere per buone le versioni ufficiali delle autorità e servirle. Per il momento non sembra probabile che l’Internet possa essere soppressa a breve e in misura significativa. Dunque c’è la speranza che sempre più gente si renda conto, tra le altre cose, che altri paesi, prima della Grecia, hanno fatto default senza finire all’inferno, anzi – es. Russia, Brasile, Argentina, Ecuador, Messico – e si renda conto che non c’è alcuna ragione di credere che solo i Greci siano stati condotti al massacro dai propri politici.

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