Chiudi la porta quando esci

napolitano

RAI 1 Il Messaggio di Fine Anno del Presidente della Repubblica ha registrato 4.821.000 telespettatori, per uno share del 27,32%.

RAI 2 Il Messaggio di Fine Anno del Presidente della Repubblica ha registrato 693.000 telespettatori, per uno share del 3,93%.

RAI 3Il Messaggio di Fine Anno del Presidente della Repubblica 859.000 telespettatori, share 4,87%.

CANALE 5 Il Messaggio di Fine Anno del Presidente della Repubblica ha registrato 2.637.000 telespettatori, per uno share del 14,94%.

LA7 Il Messaggio di Fine Anno del Presidente della Repubblica ha registrato 692.000 telespettatori, per uno share del 3,92%.

http://www.tvblog.it/post/133763/ascolti-tv-lunedi-31-dicembre-2012

45 milioni di italiani (escludendo i bambini) non hanno sentito il bisogno di ascoltare cosa aveva da dire un presidente debole e, nella migliore delle ipotesi, inconsapevole di cosa c’era in gioco. Nella peggiore: un traditore dell’interesse generale.

In entrambi i casi la persona sbagliata, al posto sbagliato, nel momento sbagliato, dal punto di vista dell’Italia.

Naturalmente questo giudizio non piacerà a chi si pasce della retorica di un giornalismo che ha da tempo abdicato ad una qualunque funzione democratica di critica dell’establishment, tranne poche meritevoli eccezioni, e preferisce credere all’apparenza invece di guardare alla sostanza. Per la stessa ragione esistono persone che credono che Monti abbia salvato l’Italia nonostante il 90% degli indicatori economici dovrebbe far chiudere la bocca dello stomaco a chi è ancora in grado di leggere e capire i numeri e le tendenze.

Questa realtà inoppugnabile è decisamente spiacevole per il “professore”, tanto che, in Italia, la si censura anche su Wikipedia:

“Alle 22.28 del 24 dicembre si potevano leggere i dati non lusinghieri dell’economia italiana durante l’anno del governo tecnico: disoccupazione, Pil, debito, cose che conosciamo fin troppo bene. L’indomani, alle 10.18, qualche Erode aveva già spazzato via tutto. Le due versioni sono a disposizione a questo indirizzo: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Mario_Monti&diff=54873876&oldi….Il giorno in cui nasce Gesù si fermano tutti i quotidiani, ma non le forbici della wiki-censura pro-Monti. È un fenomeno solo italiano. Un wiki-utente, infatti, ha aggiornato la biografia del professore anche nella disinformata versione in lingua francese. I wiki-cugini, lungi dallo zittire il collaboratore, gli hanno chiesto notizie e dettagli aggiuntivi. E anche la relativa discussione è online”. http://www.ilgiornale.it/news/interni/vietato-dire-verit-su-monti-e-nella-rete-scatta-censura-870035.html

Si badi bene, le persone che ancora oggi apprezzano Monti e Napolitano (fortunatamente una minoranza) non sono le persone comuni, il cosiddetto “volgo”. Il “volgo” ha un fiuto che manca ai cosiddetti “istruiti”, che per di più sono carenti in umiltà: una persona veramente istruita continua infatti a cercare, non prende per buono un editoriale di Scalfari solo perché è in grado di capirlo, guardando dall’alto in basso il “volgo” che procede oltre, fino alla pagina sportiva. Quest’epoca è afflitta da un vero e proprio analfabetismo morale ed intellettuale di ritorno: milioni di persone troppo certe di aver capito quel che c’era da capire e troppo sicure di essere dalla parte giusta della storia (non come quei fanatici dei complottisti!) per rendersi conto del loro stesso fanatismo, del loro torpore morale, della loro apatia cognitiva, della loro hybris.

Daranno sempre la colpa alla crisi – un’entità misteriosa, una forza della natura, un castigo divino – mai alla propria dabbenaggine.

Mi auguro di non dover mai più parlare di Napolitano. Che se ne occupino i posteri, quando la potenza di fuoco della propaganda sarà un ricordo e le nuove generazioni saranno libere di distinguere i fatti dagli slogan.

I “pochi” che hanno votato alle primarie sono socialmente pericolosi? (Nique la Police)

 

Alla provocazione ragionata di Nique la Police segue una replica del lettore Sergej. Il dibattito è aperto.

[…].

In un paese, l’Italia che, come scriveva Debord è a “scarsa tradizione democratica”.  Il trasferimento di potere, nelle primarie del centrosinistra, dagli elettori agli eletti si configura quindi come un trasferimento di potere non democratico. Operato con le forme spettacolari della democrazia. Gli italiani sono avvertiti: il modo con il quale si governa un partito è lo stesso con il quale, quando si va al potere, si governa un paese.

[…]

La letteratura americana sulle primarie, che si dispone su quattro decenni di case studies, ci insegna che si tratta più di fenomeni di radicalizzazione di una parte del proprio elettorato che di vera e propria costruzione di un consenso largo. Quello avviene, semmai, successivamente in fase elettorale. In questo senso i dati definitivi sull’affluenza alle primarie sono impietosi. Nonostante la più grossa campagna di mobilitazione al voto su più piattaforme (dalle piazze, ai social network, ai giornali, alla tv pay e generalista) anche queste primarie confermano un dato oggettivo di declino dell’affluenza per questo tipo di elezioni. Su dati ufficiali, queste primarie di coalizione hanno raggiunto lo stesso numero di partecipanti di quelle, con il solo Pd, del 2009 (3.100.000). E’ evidente che nello stesso Pd, pur al centro di tutte le dinamiche spettacolari, c’è stato un calo di affluenza. E le primarie del 2009 rappresentavano il punto più basso di affluenza, in questo genere di elezione, raggiunto da quel partito.  Rispetto alle ultime primarie di coalizione, quelle del 2005, il calo è spettacolare. Una perdita di più di un quarto dei votanti, circa un milione e duecentomila voti di meno, quando nel 2005 il dispositivo di propaganda per questo genere di elezioni non era sofisticato come oggi. Una perdita ma con anche anche una infiltrazione di elettorato di centrodestra, come da numerose testimonianze, come mai era accaduto nelle precedenti primarie. Eppure non è mancato l’effetto Orwell con i media che, durante la giornata elettorale, hanno parlato continuamente di boom votanti, riprendendo le indicazioni degli spin-doctor dei candidati, cercando di creare un’ onda che trascina verso il voto. Le file, frutto di una organizzazione approssimativa sul terreno (a logistica sofisticata corrisponde qui organizzazione deficitaria sul territorio) hanno fatto quindi parte della scenografia non della realtà. Vedremo quale effetto farà la scenografia sull’elettorato al momento delle elezioni politiche. Del resto siamo di fronte ad uno spettacolo politico che, come negli Usa, gonfia i palinsesti e attrae audience e quindi pubblicità. Le primarie si mostrano così, sul piano della mobilitazione reale, un istituto già usurato,  nell’intenzione originaria di raccogliere consensi allargati, nel momento in cui sembra raggiungere il suo acme spettacolare. Eppure, questione da non trascurare, i follower di ogni genere sono stati valorizzati in maniera maggiore rispetto al passato.

I numeri che ci danno una partecipazione sostanzialmente in calo radicalizzano così l’esperienza di chi ha partecipato creando la distanza con gli altri. Che può essere o non essere colmata nel momento elettorale. Nel 2006, dopo le primarie boom del 2005, ad esempio il centrosinistra sostanzialmente riuscì a far eleggere un governo debole che durò poche decine di mesi. Dal punto di vista dei numeri siamo quindi di fronte a modalità di mobilitazione politica minore nella società degli user generated contents. Magari di una minoranza non democratica, strategica per vincere le elezioni in una società politicamente frammentata ma neanche da scambiare per una maggioranza. Dal punto di vista dei risultati arrivano al ballotaggio due candidati di destra. Entrambi assolutamente compatibili con procedure e dettati politici Ue, Bce, Ecofin che hanno portato l’Italia in una contrazione economica permanente che rischia di produrre disastri sociali impensabili per questo paese.  Che dalle primarie esca un pd più bersaniano o renziano, onestamente, è solo un problema di organigramma interno a quel (si fa per dire) partito.

Sugli altri candidati che hanno avuto funzione decorativa merita spendere due parole su Nichi Vendola. Che due anni fa era un possibile,  candidato vincente alle primarie del centrosinistra. Ed oggi è rimbalzato, dopo una serie di errori e travisamenti, alla condizione del Bertinotti di 15 anni fa. Quello costretto a stare in una coalizione, erodendo il proprio elettorato, maledicendo e votando leggi come la Treu sugli interinali. E a differenza del Bertinotti del ‘97, Vendola oggi è senza un partito strutturato, con la capacità di mobilitazione ormai completamente subordinata alla copertura del suo personaggio nei talk show. Come si capisce non solo dalla dismissione degli user generated contents delle fabbriche di Nichi, fondamentali per l’ascesa del personaggio, ma anche dalla spiegazione che Vendola dà del suo flop elettorale. Ovvero quella di non essere stato coperto a sufficienza dai grandi media. Nel complesso siamo di fronte al cupio  dissolvi del popolo di sinistra. Con questa espressione, a partire dagli anni ’80, si è sempre indicato l’elettorato di sinistra in grado di fare massa ben oltre l’adesione militante ai partiti progressisti. Questo genere di tipologia di popolazione, comunque numericamente in regressione, è invece oggi servito, come materia grezza per un processo di costruzione autoritaria del consenso, in forma democratica, grazie a nuovi dispositivi spettacolari, stranianti e cognitivamente regressivi.

Viste le politiche che ha in previsione il Pd una volta al potere, e che sono quasi sconosciute ai suoi follower, non  scherziamo affatto quindi quando diciamo che, chi vota le primarie, consapevole o no, è socialmente pericoloso.  Perchè trasferisce potere, secondo un complesso dispositivo non democratico, ai candidati di un partito che non ha prospettive di futuro. Bersani  ha parlato di primarie come di una festa. Bene, chi vuol fare politica deve uscire dall’autoreferenzialità e, politicamente parlando, si deve organizzare per fare la festa a questa gente. Disgregando una subcultura di centrosinistra che è uno dei fattori chiave del grave declino, dell’impoverimento materiale e cognitivo di questo paese.

Nique la police
Fonte: http://www.senzasoste.it
Link: http://www.senzasoste.it/nazionale/primarie-sempre-meno-votanti-nonostante-l-iniezione-fatale-di-realta-aumentata
26.11.201

REPLICA
“5 candidati, ballottaggi. Se non è democrazia questa … votano pure quelli degli altri partiti. Ovviamente il fatto di utilizzare metodi democratici non garantisce nulla sulla qualità del progetto politico visto che anche il nazismo arrivò al potere per via democratica. Non me la sento quindi di criticare queste primarie se non per il fatto di essere addirittura pletoriche. Non buttiamo via il bambino con l’acqua sporca. Se no poi ti ritrovi le primarie con opzione call del centrodestra … E il problema dell’appiattimento sull’agenda dello sceriffo di Nottingham è un problema globale che travalica i confini italiani e come tale va visto. Diciamo allora che abbiamo partiti al gusto di sinistra e partiti al gusto di destra buoni per soddisfare i palati meno esigenti ma che difficilmente potranno avere ingredienti differenti dall’agenda di cui sopra”.

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