Cuscinetto o scherzetto? Una delle guerre più annunciate ed odiate della storia

effetti degli attacchi con autobombe nel centro di Aleppo

La guerra ci permise di risolvere delle questioni che in condizioni di pace sarebbero rimaste insolute

Joseph Goebbels

È ovvio che la gente non vuole la guerra. Perché mai un povero contadino dovrebbe voler rischiare la pelle in guerra, quando il vantaggio maggiore che può trarne è quello di tornare a casa tutto intero? Ma sono i capi che decidono la politica dei vari stati ed è sempre facile trascinarsi dietro il popolo. Basta dirgli che sta per essere attaccato e accusare i pacifisti di essere privi di spirito patriottico e di voler esporre il proprio paese al pericolo. Funziona sempre, in qualsiasi paese.

Hermann Göring (Goering)

Ricevo l’ambasciatrice tedesca in Spagna, Baronessa von Stohrer. È molto pessimista sulla situazione interna della Germania. Crede che lo scoppio di una guerra generale possa molto rapidamente condurre al bolscevismo. Dice che il popolo tedesco, “che è il più ingrato del mondo”, è agitato in questo momento da fortissime correnti antinaziste.

Galeazzo Ciano, Diario

Come quello dei generali, anche l’animo della nazione è lungi dallo stato di esaltazione: in questo agosto del 1939, non vi è nulla che si sia avvicinato al torrente di entusiasmo, al frenetico precipitarsi verso l’olocausto (sic!) del luglio 1914, e Hitler lo sa benissimo. L’anno precedente, prima di Monaco, aveva fatto un esperimento che quest’anno non ha più osato tentare: la sfilata a Berlino di una divisione corazzata. Egli si attendeva un uragano di patriottismo e ha avuto come risultato uno spettacolo di costernazione generale! Per tre ore i carri armati hanno percorso in lungo e in largo la capitale in mezzo a un silenzioso stupore, come un esercito nemico in una città occupata, mentre Hitler, al balcone della Cancelleria, attendeva invano che, al passaggio dei suoi mostri d’acciaio, si levasse quel bellicoso clamore che egli intendeva suscitare. Alla fine egli era rientrato nel suo studio, si era gettato in poltrona e aveva cominciato a ingiuriare il popolo tedesco.

Raymond Cartier

Non c’era nessun entusiasmo per la guerra.

Richard von Weizsäcker

Alberto Negri, “Al via un conflitto a bassa intensità”, Il Sole 24 Ore, 5 ottobre

“Dall’inizio della rivolta contro Assad nella primavera del 2011 si sapeva che la Turchia, membro di primo piano della Nato, poteva essere coinvolta in un conflitto con una proiezione che oltre alla Siria interessa direttamente l’Iraq e l’Iran, due vicini con i quali Ankara ha relazioni politiche ed economiche rilevanti ma anche problemi cronici soprattutto per la storica rivalità tra Ankara e Teheran, riflesso di un’altra contrapposizione secolare tra la sfera di influenza del mondo sunnita, turco e arabo, e quello sciita.

Già da tempo quella siriana è una pericolosa guerra per procura tra potenze regionali concorrenti. Le tensioni, da decenni, riguardano la guerriglia curda del Pkk che ha i suoi santuari nel Kurdistan iracheno, conta appoggi tra i curdi siriani e viene manovrata, quando fa comodo, anche da Teheran, alleato di Damasco e del Governo sciita di Baghdad. Per altro i rapporti nel triangolo Ankara-Baghdad-Teheran sono fondamentali pure per l’Europa perché secondo il piano energetico dell’Unione dalla Turchia passano e passeranno le pipeline più importanti per le importazioni di gas e petrolio dall’Oriente.

Niente di quanto avviene da queste parti quindi ci può essere indifferente. Lungo i quasi mille chilometri di confine tra Siria e Turchia si gioca una partita strategica per gli equilibri del Levante del Medio Oriente: il conflitto tra il regime di Assad e la guerriglia è alimentato dal mondo arabo sunnita e dalle monarchie del Golfo che vogliono controbilanciare la potenza dell’Iran e prendersi una rivincita sull’ascesa degli sciiti in Iraq dopo la caduta di Saddam. Un obiettivo non semplice ma in linea con l’agenda occidentale e anche israeliana.

La primavera araba ha innescato la miccia di tensioni che esistevano da tempo e non erano neppure troppo latenti. Il 23 novembre 2011 “Zaman”, quotidiano vicino alle posizioni dell’Akp del premier Erdogan, scriveva che Ankara rischiava di essere trascinata nella guerra civile ospitando nei campi profughi il Free Syrian Army. I vertici militari turchi hanno ripetutamente avanzato l’ipotesi di penetrare in Siria per insediare una “zona cuscinetto” e la Turchia, insieme alle petro-monarchie, ha chiesto più volte di dichiarare una “no-fly zone”.

Con l’approvazione del Parlamento di Ankara a intervenire oltre confine inizia un altro conflitto a bassa intensità, anche se forse non con effetti immediati: Erdogan, capo di un governo islamico moderato, ci penserà due volte prima di infilarsi in un’escalation, mostra i muscoli per ragioni di prestigio internazionale e proteggere i confini nazionali ma deve anche fronteggiare l’ostilità dell’opinione pubblica che secondo i sondaggi non vuole una guerra contro Damasco.

Il problema è quale sarà l’atteggiamento futuro della Nato se ci saranno altri scontri tra turchi e siriani, dando per scontato che al Consiglio di sicurezza ogni votazione contro il regime di Damasco viene regolarmente bloccata dal veto della Russia e dalla Cina, in una riedizione della guerra fredda che rende lo scenario più complicato.

L’Occidente non vuole fare la guerra [La NATO è sempre pronta alla guerra, ma stavolta ha paura della Russia, NdR] ma neppure può ignorare il coinvolgimento della Turchia. I guai non sono soltanto di Erdogan ma anche nostri.

La verità è che gli Stati Uniti e l’Europa, all’inizio di questa crisi si sono affidati alla Turchia e a una valutazione sbagliata di Ankara condivisa dagli alleati della Nato: che bastasse poco tempo per abbattere Bashar Assad, un regime al capolinea ma non ancora finito. La Turchia ha quindi abbracciato il compito di dare una retrovia alla guerriglia. In un primo tempo era formata da oppositori e disertori siriani, poi i turchi hanno accolto, con l’appoggio finanziario delle monarchie del Golfo e di varie organizzazioni islamiche, formazioni di combattenti libici e di altri Paesi arabi, di reduci dall’Afghanistan o dall’Iraq, ben sapendo che cosa potesse significare il loro intervento.

Il risultato è che oggi i turchi combattono su due fronti, quello siriano e quello del Kurdistan iracheno, mentre la Nato non ha ancora ben chiaro quali siano le forze della guerriglia affidabili e neppure quale potrebbe essere il dopo Assad: l’opposizione è disunita e gli occidentali annaspano tra le sigle dei gruppi ribelli senza trovare gente credibile. Non è un caso che Kofi Annan abbia lasciato il suo incarico a Lakhdar Brahimi: sapeva che la via diplomatica, per l’ostinata resistenza di Assad [precisazione: se non ci fosse una maggioranza di Siriani che sostiene Assad, magari anche a malincuore, quest’ultimo sarebbe caduto, NdR] e gli interessi in gioco, era quasi impossibile, come ha ribadito anche il suo successore. In Siria ogni soluzione politica, giorno dopo giorno, sembra svanire, inghiottita da un turbine di violenza fuori controllo”.

*****

48 morti ed edifici sventrati in una piazza del centro di Aleppo (Saadallah al-Jabiri). Se i partigiani avessero combattuto in questo modo – con attacchi suicidi, autobombe e violenze indiscriminate – tutto il Nord si sarebbe schierato con Mussolini.

I Turchi ci avevano già provato con l’aereo

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/25/labbattimento-dellaereo-turco-non-e-un-semplice-incidente-e-i-cittadini-turchi-non-vogliono-la-guerra/

ma la cosa non aveva funzionato

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/28/laereo-turco-il-precedente-libico-ed-un-intervento-nato-che-si-complica/

E i neocon americani si interrogano pubblicamente su come INVENTARE un pretesto per attaccare l’Iran

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/01/con-favoloso-candore-gli-apprendisti-stregoni-ci-dicono-come-intendono-far-scoppiare-la-guerra/

Solo il 18% dei Turchi approva le interferenze turche in Siria

http://www.voanews.com/content/turkish_polls_show_waning_support_for_ankaras_policy/1510503.html

Guardian e New York Times  riportano che “Non si sa se i proiettili di mortaio siano stati sparati dalle forze governative siriane o dai ribelli che combattono per rovesciare il governo del presidente Bashar al-Assad”.

La Russia ha costretto la Siria a scusarsi per bloccare l’escalation ma la Siria sta conducendo un’inchiesta per verificare chi abbia sparato i colpi di mortaio ed ha consigliato alla Turchia di mantenere la calma, tenuto conto del fatto che l’area è percorsa da bande di ribelli di varia nazionalità e con varie finalità.

La Turchia dopo aver armato e fornito supporto logistico ai ribelli siriani e mercenari internazionali che cercano di abbattere il governo siriano, non si è mai sentita in dovere di scusarsi per i suoi raid e bombardamenti in Siria (questo è l’ultimo in ordine di tempo)

http://www.google.com/hostednews/afp/article/ALeqM5iKxnodFAJ1tOLa6CkcK52soa7eZg?docId=CNG.8b2b456bdc514b0dd075381637648f70.2e1

è l’atteggiamento dei bulli. La NATO è un gruppo di bulli che decide a sua discrezione e convenienza chi ha ragione e chi ha torto e punisce chi sgarra. Arriva il momento in cui i bulli ricevono la lezione che meritano, una volta che le vittime si coalizzano per porre fine ad una condizione di perenne soggezione e ricatto.

Il parlamento turco ha autorizzato l’esercito turco ad invadere ed occupare parti della Siria per mettere in sicurezza il territorio.

Ciò potrebbe portare alla creazione di zone franche e corridoi umanitari che dovrebbero essere sostenuti da un limitato potere militare. Ciò, naturalmente, non raggiunge gli obiettivi degli Stati Uniti per la Siria, in cui Assad potrebbe conservare il potere. Da questo punto di partenza, però, è possibile che una vasta coalizione con un mandato internazionale possa aggiungere ulteriori azioni coercitive ai suoi sforzi“.

Pagina 4, ‘Valutazione delle opzioni per il cambiamento di regime’, Middle East Memo, Brookings Institution.

I turchi l’avevano già proposto ad agosto

http://italian.ruvr.ru/2012_08_21/85674329/

Aviv Kochavi, capo dell’intelligence militare israeliana ha preannunciato che Israele farà la stessa cosa nel sud della Siria perché, sostiene, il governo di Assad non riesce a controllare gli jihadisti che costituiscono una minaccia per Israele (gli stessi pagati da sauditi e qatari, alleati di Israele contro l’Iran e la Siria, quelli che usano le stesse tecniche che hanno portato all’uccisione di 25 nostri soldati a Nassiriya)

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/08/01/al-qaeda-alleata-della-nato-in-siria/

“Inoltre, i servizi di intelligence d’Israele hanno una forte conoscenza della Siria, così come delle attività nel regime siriano, che potrebbero essere utilizzate per sovvertire la base di potere del regime e avviare la rimozione di Assad. Israele potrebbe inviare truppe su o vicino le alture del Golan e, in tal modo, potrebbe distogliere le forze del regime dal reprimere l’opposizione. Questa posizione può evocare la paura nel regime di Assad di una guerra su vari fronti, in particolare se la Turchia è disposta a fare lo stesso sul suo confine, e se l’opposizione siriana è alimentata continuamente con armi e addestramento. Una tale mobilitazione potrebbe, forse, convincere la leadership militare della Siria a cacciare Assad al fine di preservare se stessa. I sostenitori argomentano che questa pressione supplementare potrebbe far pendere la bilancia contro Assad in Siria, se altre forze vi si allineano correttamente”.

Pagina 6, ‘Valutazione delle opzioni per il cambiamento di regime’, Brookings Institution.

http://www.oltrelacoltre.com/?p=13731&preview=true

La Russia ha messo in guardia la NATO: non tollererà nessun tentativo di creare zone cuscinetto

http://italian.irib.ir/featured/item/114206-russia-respinge-idea-di-zone-cuscinetto-in-siria

La Sicurezza Paesi Nato indivisibile. Per il ministro degli Esteri Giulio Terzi la richiesta del governo Erdogan al Parlamento è legittima. E “la sicurezza dei Paesi Nato è indivisibile”. Principio, riaffermato nel Consiglio atlantico della scorsa notte, “al quale i membri dell’Alleanza atlantica tengono molto”,

Bravo Terzi, rendici complici di altre infamie e coinvolgici in una guerra con la Russia.

Non voglio più amici,

Non voglio più amici,

Voglio solo nemici!

E basta alle vostre bugie, bugie!

E allora tu cavalca, cavalca mio cowboy

che la terra tanto ce la fotti a noi…

Ah, che cazzo dici?

La vostra libertà?!?!

Uoh, ma cosa dici?

Noi ce l’avevamo già…

Litfiba, “Tex”

Il Dottor Male va a Damasco (articolo del Guardian)

Twitter [non in italiano]

Facebook [in italiano]

Solo il Dottor Male potrebbe riutilizzare un piano vecchio, noto e fallimentare sperando di farla franca.
Ergo, il Dottor Male ha preso il controllo della NATO!

Ben Fenton, “Macmillan backed Syria assassination plot”, the Guardian, 27 settembre 2003

“Quasi 50 anni prima della guerra in Iraq, la Gran Bretagna e l’America cercavano di realizzare segretamente un “cambio di regime” in un altro paese arabo accusato di diffondere il terrore e minacciare le forniture di petrolio per l’Occidente. Era stata progettata l’invasione della Siria e l’assassinio di figure di spicco.

Documenti recentemente scoperti mostrano come nel 1957, Harold Macmillan e il presidente Dwight Eisenhower avevano approvato un piano CIA-MI6 per inscenare falsi incidenti di frontiera come pretesto per un’invasione da parte dei vicini filo-occidentali della Siria e poi “eliminare” il triumvirato più influente a Damasco.

I piani, paurosamente espliciti nella loro discussione, sono stati scoperti nelle carte private di Duncan Sandys, segretario alla difesa di Macmillan, da Matthew Jones, professore associato di storia internazionale al Royal Holloway, Università di Londra.

[…].

Nel rapporto si legge che dopo aver seminato un necessario livello di panico, sarebbero stati inscenati incidenti di frontiera e scontri di confine per fornire un pretesto per un intervento militare iracheno e giordano. Si doveva far credere che il governo siriano fosse “il mandante di complotti, sabotaggi e violenze dirette contro i governi vicini”, dice il rapporto. “CIA e SIS avrebbero utilizzare le loro capacità in campo psicologico ed operativo per far crescere la tensione”. Questo comportava operazioni in Giordania, Iraq e Libano, nella forma di “sabotaggi, complotti sovversivi e varie attività violente” da imputare a Damasco.

Il piano prevedeva il finanziamento di un “Comitato per la Siria Libera” e l’armamento di “fazioni politiche con capacità di operazioni paramilitari o di altro tipo” all’interno della Siria. La CIA e l’MI6 avrebbero istigato rivolte interne, ad esempio dai drusi nel sud, aiutato a liberare i prigionieri politici detenuti nel carcere di Mezze, e fomentato la Fratellanza Musulmana a Damasco.

Gli autori del piano prevedevano la sostituzione del Ba’ath / regime comunista con un altro regime fermamente anti-sovietico, ma ammettevano che sarebbe stato impopolare e “probabilmente avrebbe avuto bisogno di fare affidamento su misure repressive e sull’esercizio arbitrario del potere” [leggi: dittatura – leggi: Pinochet in Cile].

Il piano non fu implementato soprattutto perché i vicini della Siria non si lasciarono coinvincere ad agire ed un attacco dalla sola Turchia era ritenuto inaccettabile. L’anno seguente, i baathisti si disfarono degli alleati comunisti e federarono la Siria all’Egitto di Nasser, fino al 1963″.

http://www.guardian.co.uk/politics/2003/sep/27/uk.syria1

Per approfondire il contesto contemporaneo:
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/17/mentre-la-turchia-si-prepara-allintervento-in-siria-alcune-immagini-istruttive/
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/21/menzogne-sulla-libia-preludio-alle-menzogne-sulla-siria/
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/11/rivoluzioni-colorate-e-primavere-araba-preludio-alla-terza-guerra-mondiale/

Primi fuochi della rivoluzione del 2012

Il disagio sociale e diffuso legato alla mancanza di lavoro in Italia e’ piu’ ampio di quello che le statistiche dicono. E’ a rischio la tenuta sociale del Paese
Corrado Passera, ministro dello Sviluppo Economico, 11 maggio 2012

E se non c’è ancora l’assalto ai forni o l’incendio dei municipi, sono almeno 270 i “fuochi” di rivolta contro Equitalia.
Francesco Merlo, La Repubblica, 12 maggio 2012

Lo spirito di resistenza al governo è così prezioso in certe occasioni che mi auguro sia sempre mantenuto vivo. Spesso lo si eserciterà in modo sbagliato, tuttavia meglio esercitato così che non esercitato affatto.
Thomas Jefferson, lettera ad Abigail Adams, 1787

Sono sempre le tasse a scatenare le rivoluzioni, fin dai tempi dei despoti sumeri e greci. La Rivoluzione non è la risposta giusta, ma quasi certamente sarà la risposta inevitabile delle persone che vogliono resistere ad un sistema che ha attribuito allo stato sociale (ai diritti civili) le colpe di quel vero e proprio gioco d’azzardo e gioco al massacro che è la finanza speculativa globale dei nostri giorni.

“Si alza la tensione contro Equitalia. Aggressioni, assalti e intimidazioni sono, ormai, all’ordine del giorno. Da Milano a Roma si moltiplicano i blitz contro il Fisco.

Scontri alla sede di Equitalia a Napoli
Scontri alla sede di Equitalia a Napoli

Soltanto oggi tre i casi di cronaca: a Napoli decine di manifestanti hanno attaccato la sede di corso Meridionale innescando violenti scontro con la polizia; nel capoluogo lombardo un imprenditore ha preso a pugni e calci due finanziari di Equitalia; nella Capitale invece è stato spedito un busta contenente polvere pirica nella sede di via Grezar. Giovedì prossimo il presidente del Consiglio Mario Monti incontrerà i vertici di Agenzia delle Entrate e di Equitalia.

Sassaiola e scontri nella sede di Napoli

Monta la protesta contro il Fisco. Questa mattina, a Napoli, una nuova manifestazione contro il luogo simbolo della pressione fiscale e delle tasse: Equitalia. I manifestanti hanno preso d’assalto la sede di corso Meridionale incendiando numerosi cassonetti che erano stati utilizzati per sbarrare la strada. Contro gli uffici di Equitalia sono stati lanciati secchi di vernice rossa mentre i manifestanti cercavano di entrare nella sede partenopea. Immediata la reazione degli agenti in tenuta antisommossa che sono intervenuto spintonando e allontanando i manifestanti.

Scontri alla sede di Equitalia a Napoli

A quel punto si sono sentite due esplosioni, forse petardi o bombe carta. Mentre le forze dell’ordine cercavano di aprire un varco al traffico veicolare formando un cordone a circa 50 metri dall’ingresso, è iniziato un lancio di pietre contro di loro e un nuovo tentativo di incursione negli uffici. Così c’è stata una carica: tra i manifestanti c’è un giovane ferito alla testa da una manganellata.

Picchiati due ispettori a Milano

A Melegnano, nella provincia di Milano, due ispettori di Equitalia sono stati aggrediti da Giuseppe Neletti, 50enne nato a Gela titolare di una impresa. I due funzionari sono stati presi a calci e pugni nella sede legale di un’impresa edile in via Turati 5 a Melegnano. I due avevano un appuntamento con l’imprenditore che li ha aggrediti nello studio del commercialista. Subito dopo l’aggressione i due sono andati al pronto soccorso per essere medicati.

Busta con polvere pirica a Roma

Una busta con all’interno della polvere pirica è stata recapitata questa mattina alla sede di Equitalia di via Giuseppe Grezar 14. Secondo quanto si è appreso dagli investigatori, la busta recapitata alla sede Equitalia non poteva esplodere: il plico non presenta, infatti, alcun tipo di innesco. L’allarme è scattato intorno alle 11.30 quando tra la corrispondenza è stata notata la busta da lettera sospetta. La busta, che è stata recapitata alla sede Equitalia di via Giuseppe Grezar, è stata sequestrata e verrà sottoposta ad accertamenti per risalire alla provenienza”.

http://www.ilgiornale.it/cronache/a_napoli_manifestazione_contro_equitaliatra_lanci_pietre_e_cariche_polizia/manifestazione-fisco-scontri-napoli-protesta-equitalia/11-05-2012/articolo-id=587362-page=0-comments=1

Nella malaugurata evenienza di un altro 11 settembre, ma peggiore

a cura di Stefano Fait

L’immagine è tratta da:
http://it.wikipedia.org/wiki/Southland_Tales_-_Cos%C3%AC_finisce_il_mondo

L’esito finale di questa deriva sarà probabilmente un conflitto con l’Iran e con gran parte del mondo islamico. Uno scenario plausibile di uno scontro militare con l’Iran presuppone il fallimento [del governo] iracheno nell’adempiere ai requisiti [stabiliti dall’amministrazione statunitense], con il seguito di accuse all’Iran di essere responsabile del fallimento, e poi, una qualche provocazione in Iraq o un atto terroristico negli Stati Uniti che sarà attribuito all’Iran, [il tutto] culminante in un’azione militare “difensiva” degli Stati Uniti contro l’Iran.
Zbigniew Brzezinski, dichiarazione davanti ad una commissione del senato americano (1 febbraio 2007)

http://foreign.senate.gov/imo/media/doc/BrzezinskiTestimony070201.pdf.

Pensate alle conseguenze di un altro massiccio attacco (terroristico) negli Stati Uniti – magari la detonazione di una bomba radiologica o sporca, oppure di una mini bomba atomica o un attacco chimico in una metropolitana. Uno qualunque di questi eventi provocherebbe morte, devastazione e panico su una scala tale che al confronto l’11 settembre apparirebbe come un timido preludio. Dopo un attacco del genere, una cappa di lutto, melanconia, rabbia e paura resterebbe sospesa sulle nostre vite per una generazione. Questo tipo di attacco è potenzialmente possibile. Le istruzioni per costruire queste armi finali si trovano su internet ed il materiale necessario per costruirle lo si può ottenere pagando il giusto prezzo. Le democrazie hanno bisogno del libero mercato per sopravvivere, ma un libero mercato in tutto e per tutto – uranio arricchito, ricino, antrace – comporterà la morte della democrazia. L’armageddon è diventato un affare privato e se non riusciamo a bloccare questi mercati, la fine del mondo sarà messa in vendita. L’11 settembre con tutto il suo orrore, rimane un attacco convenzionale. Abbiamo le migliori ragioni per avere paura del fuoco, la prossima volta. Una democrazia può consentire ai suoi governanti un errore fatale – che è quel che molti osservatori considerano sia stato l’11 settembre – ma gli Americani non perdoneranno un altro errore. Una serie di attacchi su vasta scala strapperebbe la trama della fiducia che ci lega a chi ci governa e distruggerebbe quella che abbiamo l’uno nell’altro. Una volta che le aree devastate fossero state isolate ed i corpi sepolti, potremmo trovarci, rapidamente, a vivere in uno stato di polizia in costante allerta, con frontiere sigillate, continue identificazioni e campi di detenzione permanente per dissidenti e stranieri. I nostri diritti costituzionali potrebbero sparire dalle nostre corti, la tortura potrebbe ricomparire nei nostri interrogatori. Il peggio è che il governo non dovrebbe imporre una tirannia su una popolazione intimidita. La domanderemmo per la nostra sicurezza. E se le istituzioni della nostra democrazia fossero incapaci di proteggerci dai nostri nemici, potremmo andare anche oltre e farci giustizia da soli. Abbiamo una tradizione di linciaggi in questa nazione e quando la paura e la paranoia ci saranno entrati nelle ossa, potremmo finire per ripetere i peggiori episodi del nostro passato, uccidendo i nostri vicini, i nostri amici.

Michael Ignatieff, New York Times Magazine, il 2 maggio 2004

http://www.treccani.it/enciclopedia/michael-ignatieff/

[Già leader del Liberal Party of Canada, che non ha quasi più nulla di liberale, come succede spesso nel mondo della neolingua orwelliana]

Mi sono occupato della questione di un’eventuale istituzione di campi di concentramento negli Stati Uniti, qui:
http://www.informarexresistere.fr/tag/campi-di-concentramento/#axzz1mLNsw14z

Se scivoliamo in un conflitto con l’Iran, in un modo o nell’altro, le conseguenze saranno disastrose per noi, enormemente disastrose e, contemporaneamente, globali.

Zbigniew Brzezinski, 14 dicembre 2011

Nel film Southland Tales gli attacchi nucleari si verificano in Texas, ma potrebbero anche avvenire nel New Mexico, o in Arizona, o comunque nei pressi del confine col Messico, infatti:
http://www.informarexresistere.fr/2011/12/17/cuba-venezuela-brasile-messico-e-il-nuovo-11-settembre-atomico/#axzz1mLNsw14z

N.B. Una curiosa coincidenza: il prossimo film di Richard Kelly si intitolerà “Corpus Christi” e proprio di Corpus Christi (Texas) era il presunto terrorista iraniano arrestato per, ci dicono, aver tentato di uccidere l’ambasciatore saudita (si veda il link precedente)

<span>%d</span> blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: