Ucraina – agitare un popolo prima di (as)servirlo

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

 
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Si comincia in Serbia nell’ottobre del 2000. è ormai documentato dagli storici che alcune ONG statunitensi, in particolare Open Society [Soros], Freedom House e il NED, abbiano sostenuto “Otpor!” e le grandi manifestazioni di piazza a ridosso delle elezioni presidenziali, senza attendere il risultato definitivo delle urne, che vedeva i due candidati andare verso un probabile ballottaggio…Dopo l’assalto della folla alla sede del Parlamento e alla tv di Stato, Slobodan Milosevic è costretto a lasciare il potere. In seguito sarà arrestato e consegnato al Tribunale Penale Internazionale dell’Aja, dove morirà prima di essere giudicato. Sotto il nuovo governo le truppe americane realizzano la gigantesca base militare di Bondsteel, in Kosovo, e rendono l’ex provincia serba uno stato indipendente nel 2008, in un tripudio di bandiere a stelle e strisce.

In Georgia, nel 2003, si ripete lo stesso schema. L’opposizione guidata dal movimento “Kmara!” denuncia brogli elettorali nelle elezioni legislative. A migliaia scendono in piazza sostenendo che i risultati del voto sono quelli indicati dal ISFED, una società di sondaggi e monitoraggio elettorale vicina a Open Society Georgian Foundation, NED, IRI e NDI. È la cosiddetta “rivoluzione delle rose”, con la quale i manifestanti costringono il presidente Edward Shevarnadze a dimettersi. Il suo successore, Mikhail Saakashvili, apre il paese agli interessi economici americani e si muove in direzione dell’entrata della Georgia nella NATO e nell’UE, mentre raffredda i rapporti con il vicino russo. Cinque anni più tardi, nell’agosto del 2008, Sakashvili bombarda la popolazione dell’Ossezia del Sud. Mosca risponde all’offensiva militare georgiana con l’invio delle forze speciali, arrivando a un passo da un possibile conflitto diretto con Washington.

Nel 2004 è la volta dell’Ucraina e della rinomata “rivoluzione arancione”. I due sfidanti alle elezioni presidenziali sono Viktor Yanoukovitch (filorusso) e Viktor Iouchenko (con il sostegno degli Stati Uniti e della comunità internazionale). Alla chiusura dei seggi e ai primi risultati sfavorevoli, migliaia di giovani, guidati dal movimento “Pora!”, si raggruppano nella piazza centrale di Kiev indossando indumenti color arancione, per sostenere Viktor Iouchenko. Dopo due settimane di manifestazioni, sotto una forte pressione mediatica e internazionale esercitata da OCSE, NATO, Consiglio d’Europa e Parlamento europeo, il risultato delle elezioni viene annullato e si torna alle urne. Nella nuova votazione vince Iouchenko..Una volta alla guida del paese, il nuovo leader stringe forti rapporti con la Georgia e stipula accordi sulle forniture di gas favorevoli agli Stati Uniti. Nel 2010 viene però clamorosamente eliminato al primo turno delle elezioni da Viktor Yanoukovitch che si prende la rivincita.

Alfredo Macchi, “Rivoluzioni S.p.A.: chi c’è dietro la Primavera Araba”, Alpine studio, 2012 pp. 78-80.

Alfredo Macchi, pluripremiato inviato di Mediaset

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/11/rivoluzioni-colorate-e-primavere-arabe-preludio-alla-terza-guerra-mondiale/

Tutto suffragato da Ian Traynor, “US campaign behind the turmoil in Kiev”, the Guardian, 26 novembre 2004

http://www.theguardian.com/world/2004/nov/26/ukraine.usa

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GEOPOLITICA

Gli Stati che meritano il più forte sostegno geopolitico americano sono l’Azerbaijan, l’Uzbekistan e l’Ucraina, in quanto tutti e tre sono pilastri geopolitici. Anzi è l’Ucraina lo stato essenziale, in quanto influirà sull’evoluzione futura della Russia. […]. Tra il 2005 e il 2010 l’Ucraina dovrà essere pronta per un confronto serio con la NATO. Dopo il 2010, il principale nucleo della sicurezza in Europa consisterà in Francia, Germania, Polonia e Ucraina.

Zbigniew Brzezinski, “La Grande Scacchiera”

L’obiettivo principale della politica europea brzezinskiana – e quindi obamiana, se i neocon non lo fanno deragliare di nuovo come sulla Siria – è unificare il continente, ma sotto l’egida americana (un’Unione Europea a sovranità limitata, appendice della NATO), sfruttando le rivalità tra le varie potenze europee e i lobbismi a Bruxelles (es. accordo di libero scambio transatlantico).

I principali avversari sono la Francia (per la sua pretesa di voler continuare a essere una nazione guida a livello globale) e la Russia (potenza egemone dell’Eurasia). Queste due nazioni non devono perciò allearsi. Peggio ancora se si forma un asse Parigi-Berlino-Mosca. Germania e Italia sono comunque sotto occupazione militare. L’Italia è la seconda nazione europea per numero di installazioni militari delle forze americane. Siamo al quinto posto del mondo dopo Germania (179 siti militari US), Giappone (103), Afghanistan (100), Corea del Sud (89). Ne abbiamo 59.

Il profilo internazionale della Russia è ormai secondo solo a quello americano, anche grazie agli exploit con Siria e Iran, dove Putin si è guadagnato il rispetto di Romano Prodi, tra gli altri. È parte dei BRICS, la sua economia è solida, è militarmente temibile. Ha una base navale di importanza fondamentale in Crimea (Ucraina), con la quale può dire la sua nel Mediterraneo.

 

POLITICA UCRAINA

Yanukovych non può permettersi di perdere le prossime elezioni, nel febbraio del 2015. Ha senza dubbio tanti scheletri nell’armadio quanti ne aveva e ne ha la Tymoshenko, che ora è giustamente in cella. Sono entrambi dei delinquenti e chi è al potere cercherà di incarcerare l’altro. L’alternativa sono gli ultranazionalisti con simpatie neonazifasciste. Si vocifera da tempo della possibilità di separare l’Ucraina in due tronconi, uno per la NATO (L’viv, vicino a Polonia e Slovacchia) e uno per la Russia (Kiev)

Insomma, gli ucraini sono messi peggio di noi.

Yanukovych sa che l’accordo con l’Europa (e il famigerato FMI) significa austerità – aumento del prezzo del gas del 40%, tagli al welfare, congelamento dei salari – per un’economia già in sofferenza e la fine dei sussidi russi per il gas, che avrebbe un notevole impatto sulla popolazione. Vuol dire perdere le prossime elezioni; vuol dire, in pratica, l’esilio. Il rifiuto delle avances europee e americane significa invece un’altra “rivoluzione colorata” e maggiori interferenze russe nelle questioni interne ucraine.

Ha scelto di non scegliere o, per meglio dire, di prorogare la decisione a data da destinarsi, per poter mungere entrambe le mucche finché gli è possibile farlo. Non c’è nulla di tirannico in questo, anzi, in un certo senso sta servendo gli interessi del suo paese. Non è però detto che le mucche saranno consenzienti a lungo.

Le proteste sono un segnale: qualcuno ha pagato i trasporti fino alla capitale dei manifestanti ed è intuibile come mai così tanti tra gli intervistati dalle TV straniere parlino americano e non ucraino, pur trovandosi di fronte un intervistatore che parla la loro madrelingua.

Intanto si sprecano i paralleli con Hitler (l’Occidente hitlerizza tutti i suoi avversari)

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IL NEONAZISMO

Io li odio i nazisti dell’Illinois.

Jake Blues

Stupratore ed assassino di donne incinte, torturatore, sadico seviziatore. Un vero e proprio mostro che trovò nel nazismo il suo habitat naturale. La difesa della democrazia da ogni arbitrio totalitario è un baluardo contro questi mostri, è un dovere morale ma anche una forma di autodifesa. L’alternativa alla democrazia è una giungla di mostri in libertà, assoldati per fare il lavoro sporco, in virtù di un loro terribile handicap – l’assenza di empatia – che si dimostra particolarmente utile in un sistema che vede nella naturale empatia della maggior parte degli esseri umani un ostacolo e non la promessa di un futuro migliore. Questo è quel che succede quando la democrazia si estingue.

Alfredo Poggi (Giorgio Mezzalira e Carlo Romeo, 2002, p. 65).

Ho trascorso un anno della mia vita a Vancouver e in almeno un paio di occasioni mi sono recato nel quartiere dove risiedeva Michael “Mischa” Seifert, il boia del lager di Bolzano, senza esserne consapevole. A dire il vero, a quel tempo ero convinto che quasi tutti i nazisti in fuga si fossero rifugiati in Sudamerica e negli Stati Uniti. Che uno di loro (forse più di uno?) potesse risiedere anche a Vancouver, a circa sei chilometri da casa mia, non mi aveva mai attraversato l’anticamera del cervello. Seifert è morto nel carcere militare casertano di Santa Maria Capua Vetere, nel 2010, mentre scontava una condanna all’ergastolo per l’uccisione di 11 internati nel campo di transito di Bolzano (Polizeilisches Durchgangslager Bozen), tra il dicembre del 1944 e l’aprile del 1945 quando lui, ucraino, serviva il Reich con la divisa delle SS, prima di rifugiarsi in Canada, dopo la sconfitta.

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è che ste cose gli piacciono

I tre partiti dell’opposizione (neoliberisti e nazionalisti) hanno tutti legami con la Germania. Il Partito della Patria di Julia Tymoshenko è vicino alla CDU/CSU di Angela Merkel e alla galassia delle sue fondazioni e think tank. L’Alleanza per la Riforma Democratica dell’Ucraina del campione mondiale di pugilato Vitali Klitschko (che ha terminato la sua carriera in Germania e ricevuto un’onorificenza per aver migliorato le relazioni tra Ucraina e Germania) è anch’essa sponsorizzata dall’istituto Konrad Adenauer ed è esplicitamente pro-NATO.

http://www.theguardian.com/world/shortcuts/2013/dec/02/vitali-klitschko-next-president-ukraine-boxer

http://www.german-foreign-policy.com/en/fulltext/58302/print?PHPSESSID=urcvm6aogdfn53hkg0bc4g27i3

Svoboda (Libertà) è il partito “social-nazionale” (sic!) degli ultranazionalisti antisemiti e russofobi, guidati da Oleh Tyahnybok (“lottiamo contro la mafia ebreo-moscovita che governa l’Ucraina”), affiliati all’estrema destra europea e con nostalgie naziste (tra gli Ucraini occidentali molti simpatizzavano per gli occupanti tedeschi). A L’viv hanno preso il 38% dei voti nelle politiche del 2012 e sono arrivati secondi a Kiev: i 37 parlamentari eletti si sono subito distinti per la loro inciviltà, violenza, volgarità.

http://www.bbc.co.uk/news/magazine-20824693

Si sono viste moltissime bandiere del partito alle dimostrazioni. Sarebbe interessante capire quanta influenza abbiano sul movimento di protesta.

LE FEMEN

Hanno urinato su una foto di Yanukovych a Parigi, davanti all’ambasciata ucraina

http://www.tmnews.it/web/sezioni/video/parigi-femen-scatenate-urinano-sulle-foto-di-yanukovich-20131201_video_13534276.shtml

Sofisticate intelligenti, persuasive e dignitose come sempre.

 287274_240216956001651_100000400452160_800832_5332071_o-bigil giovane Sikorski tra i mujaheddin anti-sovietici in Afghanistan

LA POLONIA

I politici polacchi (Brzezinski è polacco-americano) sono in prima linea negli attacchi al governo ucraino.

Vale la pena di notare il background del ministro degli esteri polacco Radek Sikorski: “Studiò filosofia, politica ed economia presso il Pembroke College dell’Università di Oxford, entrando poi nel Bullingdon Club, l’associazione goliardica degli studenti universitari oxoniense nella quale fece conoscenza con molti futuri esponenti della vita politica britannica, tra cui l’attuale capo del partito conservatore e allora studente universitario David Cameron”.

[L’attuale governo ultraliberista britannico è espressione dell’esclusivo Bullingdon Club].

Nel 1990, dopo la caduta del Muro di Berlino, divenne consigliere di Rupert Murdoch per i suoi investimenti in Polonia.

Dal 2002 al 2005 fu membro del American Enterprise Institute a Washington e direttore della New Atlantic Initiative, un’organizzazione creata per rafforzare i legami fra americani ed europei dopo la fine della Guerra fredda. [rafforzare i legami: consolidare i pilastri dell’impero]

http://en.wikipedia.org/wiki/Rados%C5%82aw_Sikorski

“Un altro polacco, il ministro degli esteri Radek Sikorski, potrebbe invece ritentare l’assalto al vertice della Nato, già fallito nel 2009”.

http://radioeuropaunita.wordpress.com/2012/11/15/tusk-e-sikorski-la-polonia-prova-a-prendersi-bruxelles/

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Il Messico d’Europa

UNIONE EUROPEA

I cittadini europei avranno finalmente la possibilità di votare direttamente per il presidente della Commissione Europea (es. Tsipras, se non fa la fine di JFK). Devono pretendere anche di poter votare su ogni espansione, in qualunque direzione. Finora l’allargamento dell’UE l’ha resa sempre meno democratica e sempre più tecnocratica e sottoposta alle pressioni lobbistiche. Le vergognose vicende dell’eurozona e dell’accordo sul libero scambio transatlantico sono solo alcuni esempi tra i mille possibili.

Washington e Berlino non vogliono un’Ucraina nell’UE, ma un Messico europeo. Gli ucraini e i cittadini dei 28 paesi membri dell’Unione dovrebbero poter votare per decidere se questa cosa abbia senso e sia nell’interesse dei popoli di questo continente.

La crisi coreana spiegata a Dennis Rodman

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a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

L’uso di minacce e dell’isolamento ai danni di Iran e Corea del Nord è un modo strano e pericoloso di gestire le relazioni internazionali…Se è offensivo per la Corea del Nord parlare di lanciare un attacco nucleare contro gli Stati Uniti (una vuota minaccia, poiché il paese non ha un sistema per farlo), perché dovrebbe essere meno offensivo che gli Stati Uniti avvertano l’Iran che sarà bombardato se non interrompe la sua ricerca nucleare?…Non vi è alcun ipotizzabile scenario in base al quale il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite autorizzerebbe gli Stati Uniti, per non parlare di Israele, ad intraprendere un’azione militare, anche se l’Iran dovesse cambiare idea sul fatto che le bombe nucleari sono non-islamiche e produrne una. Allora perché Washington prosegue con le sue minacce illegali?… Cerchiamo anche di far cadere la finzione della “comunità internazionale” che, almeno nella sua attuale definizione occidentale, significa “gli Stati Uniti e i loro amici”. Per lo stesso motivo, cerchiamo di correggere la miopia intorno al concetto di isolamento. Quando i leader di 120 nazioni si recano a Teheran per ratificare la presidenza iraniana del Movimento dei Paesi Non Allineati, com’è successo lo scorso agosto, erano risibili quei funzionari statunitensi che continuavano a parlare dell’Iran come di “uno stato canaglia”.

A Washington e Whitehall può sembrare ovvio che la comunità internazionale debba armare l’opposizione al presidente siriano Assad, ma non è il punto di vista dell’India, del Sudafrica e del Brasile. Quando i loro leader si sono incontrati con Russia e Cina a Durban il mese scorso, hanno “ribadito la nostra contrarietà a qualsiasi ulteriore militarizzazione del conflitto” e hanno invocato una soluzione politica.

Jonathan Steele, Guardian, 9 aprile 2013

Solo ora diventa chiaro perché le Nazioni Unite siano guidate da una larva smidollata, ex ministro degli Esteri SUDCOREANO come Ban Ki-moon il quale, invece di organizzare una missione ONU neutrale che riporti la pace e rilanci le politiche di apertura tra le due coree (“politica del sorriso” – “sunshine policy”) sabotate da Bush, mette il tutto nelle mani degli Stati Uniti – che sono parte in causa e non sono certo una nazione che ama la pace – rischiando di condannare a morte milioni di compatrioti del nord e del sud. 

Alcuni fatti che i media italiani – come sempre schierati inequivocabilmente con quel Bene che ha benedetto con colpi di stato, destabilizzazioni, sanzioni, embarghi, invasioni e guerre di droni Nicaragua, El Salvador, Cile, Cambogia, Cuba, Laos, Vietnam, Panama, Iraq, Afghanistan, Iran, Pachistan, Yemen, ecc. -, non sembrano desiderosi di comunicare o comunque enfatizzare:

  • Le esercitazioni congiunte di USA e Corea del Sud ora includono anche simulazioni di attacchi preventivi alla Corea del Nord con artiglieria, migliaia di soldati americani, sottomarini nucleari, bombardieri nucleari e oltre 40 aerei da combattimento;
  • Nei media sudcoreani si è cominciato a parlare apertamente di cambio di regime e “guerra asimmetrica” con la Corea del Nord;
  • Gli scenari di guerra americani ora includono l’invasione della Corea del Nord;
  • Sono nate nuove basi americane nella regione e sono stati aggiunti nuovi sistemi di difesa missilistica. Nella famosa e bellissima isola di Jeju (Corea del Sud) sorgerà una delle più grandi basi navali degli Stati Uniti in assoluto – Jeju si trova a c. 500 km da Shanghai e oltre 600 km da Pyongyang;
  • Gli USA possiedono centinaia di basi militari in decine di nazioni [http://www.defense.gov/pubs/BSR_2007_Baseline.pdf];
  • Libia ed Iraq sono stati attaccati ed invasi anche dopo aver rinunciato ai loro programmi atomici e dopo essere stati alleati degli USA;
  • L’amministrazione Obama condanna l’aggressività della Corea del Nord ma intanto programma lanci di missili balistici intercontinentali, fa arrivare in Corea del Sud diversi caccia invisibili F-22 e fa sorvolare l’area da bombardieri B-2;
  • La Corea del Sud è stata una dittatura filo-americana fino al 1987;

Se voi foste un Nobel per la Pace intenzionato a pacificare la regione, agireste allo stesso modo?

Non è mai stata siglata una pace tra Stati Uniti, le due coree e la Cina, dopo la guerra del 1950-53. È in vigore un armistizio, come tra Siria e Israele. La Corea del Nord si considera nuovamente in stato di guerra dal 4 aprile 2013. La stampa di lingua inglese non prende la cosa troppo sul serio.

In generale, l’idea è che una parte (Kim Jong-Un) stia usando la tensione per consolidare la sua base di potere e l’altra (Stati Uniti) per rafforzare le sue alleanze nell’estremo Oriente, in caso di conflitto mediorientale (Siria e/o Iran).

Ma ci sono indicazioni che fanno pensare a qualcosa di più serio – magari non nell’immediato, ma tra non molto.

La nuova amministrazione Obama ha recentemente messo sotto pressione – irragionevolmente – la leadership coreana per un lancio satellitare (del tutto legittimo) che non aveva alcuna possibilità di servire come test balistico (sarebbe legittimo anche quello, per le Nazioni Unite). La cosa è servita come pretesto per aggiungere altre sanzioni ad un paese già stremato (si veda anche l’Iran, un altro paese che ha il diritto di sviluppare un programma nucleare, ma è sotto embargo, illegalmente). E così, il 12 febbraio, per ripicca e per protesta, la Corea del Nord ha eseguito il suo terzo test nucleare. In conseguenza di ciò, il 7 marzo del 2013 è arrivata una risoluzione ancora più restrittiva per le operazioni finanziarie internazionali della Corea del Nord, un colpo terribile per il suo sistema bancario, che non potrà più ricevere alcun aiuto da nessuna banca al mondo. Dopodiché l’amministrazione Obama ha seguito la procedura dell’escalation militare e della prova di forza per mostrare che fa sul serio, finché ha valutato che la corda era molto tesa e rischiava di spezzarsi – “voglio la pace ed una soluzione diplomatica”, dichiara oggi Obama.

La cosa più preoccupante è che è stato chiesto alla Cina di partecipare allo strangolamento economico della Corea del Nord per evitare la militarizzazione americana dell’area (pericolosa per la stessa Cina), senza però che ci sia alcuna garanzia che il do-ut-des sia rispettato dagli americani e che la cosa non sia un pretesto per accerchiare ulteriormente la Cina. Si è creato un circolo vizioso per cui più gli Stati Uniti puniscono la Corea del Nord, più forte è la resistenza dei nordcoreani e quindi più dure saranno le sanzioni successive. Gli analisti cinesi suggeriscono che Washington non abbia alcuna intenzione di risolvere la questione nucleare con Pyongyang perché è utile per portare avanti un’escalation nel Pacifico occidentale e per realizzare esercitazioni militari nella regione che fanno parte dei piani di Obama circa un maggiore impegno strategico americano nel Pacifico (intende spostare la maggior parte della flotta nel Pacifico, come dopo Pearl Harbor).

http://www.counterpunch.org/2013/04/09/whats-annoying-the-north-koreans/

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Ripassiamo la storia recente.

Il 9 ottobre del 2006 la Corea del Nord è diventata la nona potenza atomica mondiale.

Prima di quel test l’amministrazione Bush era divisa tra isolazionisti e diplomatici.

Nel 2003 il Washington Post citava una fonte del Senato che riferiva l’intenzione dell’amministrazione Bush di non ostacolare il programma atomico nordcoreano [“The administration has acquiesced in North Korea becoming a nuclear power”]

http://transcripts.cnn.com/TRANSCRIPTS/0303/06/ip.00.html

perché ciò avrebbe portato all’ulteriore isolamento della Corea del Nord (ma quindi anche alla sua radicalizzazione ed all’effettiva impossibilità di negoziare).

Dopo il test del 2006, Condoleezza Rice si compiaceva del fatto che l’evento aveva spinto la Cina a compiere passi importanti nel contenimento delle aspirazioni nord-coreane

http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2006/10/21/AR2006102100296.html

In ogni fase gli Stati Uniti hanno spostato la linea teoricamente invalicabile, quasi sfidando il regime a procedere oltre. Hanno fatto lo stesso con l’Iran. In entrambi i casi nessuno ha denunciato la manipolazione in corso, per ragioni di opportunità, e perché Iran e Corea del Nord godono di pessima fama – in gran parte meritata – e rendono tutto più facile.

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Nello stesso anno, il 2002, Bush menziona la possibilità di un attacco preventivo alla Corea del Nord e il Nuclear Posture Review del 2002 (un rapporto sulla dottrina nucleare americana) conferma che la Corea del Nord era un possibile bersaglio di un attacco atomico statunitense

http://en.wikipedia.org/wiki/Nuclear_Posture_Review

Cosa fareste se una superpotenza vi mettesse nel suo mirino e sapeste che non si tira indietro quanto si tratta di fare la guerra?

Cerchereste di dotarvi di una difesa poderosa, di un deterrente nucleare.

Tra l’altro, il caso di Saddam Hussein dimostra che anche se uno si libera delle armi di distruzione di massa, verrà attaccato ugualmente. Quindi, tanto vale tenersele.

È esattamente quel che è successo e l’amministrazione Bush non poteva non saperlo: ha adescato i nordcoreani, oppure è responsabile della più stupida e controproducente attività diplomatica dai tempi di Chamberlain. Mike Chinoy, corrispondente della CNN e uno dei massimi esperti di questioni coreane, pensa che sia vera la prima, dato che ogni volta che la Corea del Nord interrompeva il suo programma in cambio di aiuti e pace accadeva qualcosa che la rendeva insicura sulle reali intenzioni americane e la spingeva a rilanciarlo:

http://www.amazon.com/Meltdown-Inside-Korean-Nuclear-Crisis/dp/B005ZOBFIC

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Altrimenti come si spiega la vicenda del Banco Delta Asia?

“Al dialogo dei sei del 19 settembre 2005 venne firmata una dichiarazione di principi sul disarmo nucleare tra Stati Uniti e Repubblica Popolare Democratica della Corea (DPRK)…L’inchiostro si era appena asciugato sul documento quando, immediatamente, gli Stati Uniti violarono uno dei suoi punti principali. Anche se secondo l’accordo gli Stati Uniti erano tenuti a cominciare a normalizzare le relazioni con la Corea del Nord, proprio il giorno seguente annunciarono l’imposizione di sanzioni sui conti nordcoreani depositati nella sede del Banco Delta Asia di Macao, con il pretesto che questa banca fosse usata per mettere in circolazione valuta contraffatta. Se ci fosse o no qualche fondamento all’accusa deve ancora essere dimostrato (anche se c’è più di un motivo di scetticismo). L’esperto di contraffazioni tedesco Klaus Bender crede che, dal momento che la valuta USA è stampata su carta esclusivamente prodotta in Massachusetts, usando inchiostro basato su una formula chimica segreta, “è inimmaginabile” che chiunque altro, oltre agli americani “potrebbe conseguire questi materiali”.

http://www.resistenze.org/sito/os/mo/osmo6m27-000746.htm

La questione si risolse nel 2007, con lo scongelamento dei fondi nordcoreani:

http://www.asianews.it/notizie-it/Scongelati-i-fondi-di-Pyongyang-a-Macao,-atteso-lo-stop-al-programma-nucleare-8964.html

È assai probabile che il vero obiettivo di queste schermaglie sia la Cina e che una Corea nuclearizzata sia un’ottima schermatura mimetica delle reali intenzioni americane: “non ce l’abbiamo con la Cina, ma con la Corea del Nord!”. Che è poi quello che succede con i missili patriot in Polonia (“non sono contro i Russi, ma contro gli Iraniani!”) e in Turchia (“non sono contro gli Iraniani, ma contro i Siriani!”) o con le difese antimissile israeliani (“non servono per fare la guerra all’Iran, ma per difenderci da Hamas!”).

Il “giochino di prestigio” è un filino stantio, ormai, ma con le opinioni pubbliche semianalfabete dell’Occidente funziona sempre a meraviglia.

Ci troveremo ingolfati in una guerra mondiale e il 90% della gente non avrà capito come diavolo sia successo:

http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/verso-la-terza-guerra-mondiale.html

http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/terza-guerra-mondiale-scacchiera-pezzi.html

Gli Stati Uniti sembrano aver calcolato che il gioco valeva la candela: la bomba nordcoreana in cambio di un isolamento perpetuo ed una costante spina nel fianco delle tre potenze dell’Estremo Oriente che funga anche da cuneo per dividerle. Con il valore aggiunto della possibilità di mantenere le basi militari americane in Giappone e Corea del Sud nonostante la contrarietà delle due popolazioni.

Una crisi perpetua è quel che ci vuole per rafforzare lo schieramento anti-cinese nell’Estremo Oriente in vista di un possibile scontro, sempre smentito a parole, ovviamente, ma quasi inevitabile, se si considera il mondo una scacchiera:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/10/brzezinski-atlantide-e-la-supernova/

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http://temi.repubblica.it/limes/il-contenimento-della-cina/40968

Che la situazione sia più complessa di quel che ci è stato fatto credere è testimoniato dal fatto che la Corea del Nord aveva già suggerito (2009) di essere pronta a tradire la Cina, se avesse ricevuto consistenti aiuti dagli Stati Uniti – gli Americani riferirono subito la cosa ai Cinesi, che ora si mostrano più prudenti (era l’occasione giusta per risolvere la questione, invece si è provveduto ad isolare ulteriormente la Corea del Nord):

http://www.ft.com/intl/cms/s/0/9e2f68b2-7c5c-11e2-99f0-00144feabdc0.html#axzz2Q9e4r3Un

Dopo la fine della guerra fredda c’erano state diverse opportunità per integrare pacificamente la Corea del Nord in un consorzio nord-asiatico sul modello dell’Unione Europea – progetto che piace a molti statisti, industriali e diplomatici giapponesi, cinesi e coreani, anche se non viene pubblicizzato molto, e che sta decollando in questi anni:

“Ad area di libero scambio ultimata, i tre giganti dell’Asia potranno contare su un livello di efficienza e integrazione tale da eliminare qualsiasi concorrente”

http://economia.panorama.it/mondo/Cina-Giappone-e-Corea-del-Sud-creano-il-loro-mercato-comune

Nei primi anni ’90 c’erano stati degli abboccamenti tra Corea del Nord e Giappone ed il ripristino delle relazioni diplomatiche. La Corea del Nord era disposta ad offrire la pace in cambio di generose compensazioni per il dominio coloniale subito dal Giappone. L’opinione pubblica giapponese era ben disposta, la classe dirigente giapponese sa che la Corea del Nord è l’unico ostacolo ad un corridoio commerciale euroasiatico (con tunnel sottomarini, ferrovie, gasdotti, la PESETO, una mega-autostrada che dovrebbe congiungere Pechino e Tokyo passando per Seoul) che renderebbe il Giappone meno dipendente dall’egemonia americana nel Pacifico.

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Nel 1991 le due Coree avevano siglato un trattato di non aggressione. Ancora nel 2002 ci si sforzava di fare dei passi in avanti in tal senso:

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2002/09_Settembre/17/giappone.shtml

Poi è arrivato il test atomico e così gli aiuti economici disperatamente necessari sono sfumati. Si è data la colpa agli imprevedibili ed inaffidabili nordcoreani, ma perché escludere a priori la possibilità che gli Stati Uniti abbiano un qualche interesse a vedere la nascita di un’Unione dell’Estremo Oriente (prospettiva impensabile finché la Corea del Nord rimarrà una mina vagante) e quindi siano intenzionati a sabotare ogni possibile accordo?

Una Corea del Nord nucleare avvantaggerebbe i piani americani per la conservazione del dominio globale – indispensabile per tenere in vita il dollaro e l’economia statunitense -, in qualità di unica superpotenza, e non è irragionevole notare come le minacce americane di attacco preventivo, le manovre militari congiunte davanti alla coste nordcoreane e le sanzioni abbiano avuto come risultato proprio quello di accelerare il programma atomico coreano (un po’ come avviene in Iran).

Allo stesso modo in cui la Guerra al Terrore è pensata per fallire, in quanto è solo un pretesto per fomentare il terrorismo in popolazioni risentite, giustificando così un perpetuo attivismo bellico americano, la Guerra alla non-proliferazione nucleare è concepita per favorirla e legittimare futuri interventi “pacificatori”. Non è certo la stabilità di un nuovo ordine mondiale l’obiettivo finale, ma un incessante contrapporsi di popoli e nazioni.

In un certo senso, si potrebbe dire che il famoso tema del Nuovo Ordine Mondiale è uno specchietto per le allodole: impedisce di capire che il dominio è già una realtà tangibile e che l’unico rimedio è un’alleanza di popoli che ponga fine ad ogni progetto egemonico di qualunque superpotenza e quindi elevi a parità di status i paesi del Terzo Mondo (che altrimenti resteranno eterne colonie oppure stati canaglia da attaccare al momento opportuno).

Il già citato Nuclear Posture Review del 2002 elencava le nazioni attaccabili: Iraq (fatto), Libia (fatta), Siria (in corso), Iran (a breve), Corea del Nord (a breve?), Russia e Cina. In piena continuità, si badi bene, con l’amministrazione Clinton:

In questo senso Bush mantiene una assoluta continuità con Clinton che, in un Rapporto di cinque anni fa (1997, NdR), rimasto allora segreto, denominato Presidential Decision Directive (PDD-60), prevedeva appunto uno spostamento dell’attenzione strategica dalla Russia alla Cina e introduceva per la prima volta l’indicazione delle cinque rogue nations indicate anche da Bush (Iraq, Iran, Corea del Nord, Libia e Siria) come possibili obiettivi di un attacco americano. […]. In questo modo il Pentagono sconfessa gli accordi internazionali che prevedono che non si usi l’armamento atomico contro paesi che non ne siano a loro volta dotati, e si arroga il diritto di scegliere senza nessun vincolo come garantire la propria sicurezza.

http://www.thefederalist.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=560&lang=it

Ripeto: chi non si armerebbe sapendo di essere sulla black list del bullo di turno?

Il ‘Nuclear Posture Review’ di Obama (2010) esclude attacchi a potenze non-nucleari che non cerchino di sviluppare armi atomiche. Il che significa che Iran e Corea del Nord (oltre a Cina e Russia) sono ancora nel mirino.

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Ora il giovane leader nordcoreano Kim Jong-Un l’ha fatta grossa; forse per tenere a bada certi ambienti militari, come sostiene una ex spia nord-coreana (???)

http://it.euronews.com/2013/04/11/ex-007-nord-corea-kim-jong-un-minaccia-per-dimostrarsi-all-altezza/

Oppure per arrivare ad una crisi come quella cubana che ponga fine all’escalation una volta per tutte

https://it.wikipedia.org/wiki/Crisi_dei_missili_di_Cuba

Credo che Dennis Rodman abbia avuto quella funzione

http://www.lastampa.it/2013/03/01/esteri/rodman-e-la-diplomazia-del-canestro-incontra-kim-jong-un-amici-per-la-vita-NwUYupKLt0uO1uzuFtpZMO/pagina.html

Se è così potremo constatare se Obama è un nuovo Kennedy, oppure se è un burattino che, volente o nolente, obbedisce a poteri sovrastanti.

Nel primo caso la leadership coreana avrebbe fatto una mossa rischiosa ma eccellente. Nel secondo caso il giovane leader nordcoreano amante del basket avrebbe fatto il gioco degli americani e messo nelle peste i cinesi (e i russi): ora gli Stati Uniti hanno il jolly del nuovo leader incontrollabile da giocarsi con le Nazioni Unite e hanno potuto schierare sistemi di intercettazioni anti-missile che potranno essere usati per bloccare un attacco cinese in risposta ad un’eventuale aggressione americana alla Corea del Nord.  La vittoria sulla Corea del Nord e la riunificazione delle Coree dimostreranno che gli USA sono ancora i numeri 1 nel mondo.

Gli Stati Uniti manterranno uno stato di tensione fino a quando non decideranno che è il momento giusto per attaccare la Cina (per questo serve Obama, l’insospettabile). A quel punto faranno in modo di farsi attaccare dalla Corea del Nord – facendole credere che un loro attacco preventivo è imminente – per coinvolgere la Cina. La Corea diventerà il teatro di un conflitto atomico regionale in cui gli USA sperano forse di potersi prendere la rivincita per lo stallo imposto dai cinesi nel 1953 (nel 1951 il generale Douglas MacArthur aveva ventilato l’ipotesi di un attacco atomico alla Cina ed era stato rimosso dal comando delle forze alleate). Sono lieto di non vivere nei paraggi.

Con l’Iran questa tattica è impossibile, perché Israele non è la Corea del Sud (o il Giappone) e non ha alcuna intenzione di temporeggiare, anche perché è convinto che il suo sistema di difesa anti-missile, testato con Hamas, sia adeguato o lo stia per diventare:

“Il conflitto fra Hamas e Israele, conclusosi con una tregua, è a prima vista l’ ennesimo episodio di una resa dei conti ripetuta a cicli regolari. Eppure, secondo Usa e Israele, c’ è un’ altra chiave di lettura: l’offensiva è servita come prova generale per un eventuale scontro armato con l’Iran”.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/11/24/nella-striscia-le-prove-per-una-guerra.html

Per il resto la situazione è molto simile, con gli USA che parlano di pace ma appoggiano una fazione contro l’altra.

Un precedente storico è lo sguinzagliamento del Giappone contro l’impero russo da parte dell’impero britannico nella guerra del 1904.

Questo è il comportamento delle superpotenze quando non esiste un’alleanza di nazioni del mondo capace di imporre soluzioni diplomatiche.

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A noi piace pensare (narcisisticamente) che i nordcoreani siano selvaggi irrazionali o umanoidi robotizzati guidati da pazzi mitomani, mentre noi siamo cittadini razionali, informati e governati più spesso che no da leader che non farebbero mai certe cose.

In fondo noi incarniamo il Bene, nonostante le varie defaillance, e quindi possiamo prenderci gioco degli altri, umiliarli, ucciderli. Le liste nere di “omicidi mirati con droni” e di “guerre mirate preventive” sono un lavoro sporco che produce “danni collaterali” ma che va portato a termine per garantire un futuro migliore per tutti.

Ogni volta ci caschiamo come degli imbecilli e i guerrafondai non devono neppure sforzarsi di alterare la propaganda – usano gli stessi, identici slogan, cliché, vocaboli:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/21/iraq-2002-iran-2012/

Anche i tedeschi buoni furono bombardati. Anche quelli contrari alle guerre naziste ma che non riuscirono a fermarle ci lasciarono la pelle.

Tra i sopravvissuti ci sarà chi avrà la coscienza a posto e chi si sentirà in colpa per il resto della sua vita.

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