Batman, l’eroe della controrivoluzione

Il nuovo Frank Miller è diverso. Il nuovo Frank Miller è uno che, ad esempio, se la prende con il movimento Occupiamo Wall Street. Ora, qualsiasi persona sana di mente può magari discutere dei modi della protesta, ma sa che alla base gli Indignati d’America hanno ragione da vendere su una cosa: è una fottuta vergogna che l’economia reale, la vita di tutti i giorni di miliardi di persone, sia tenuta per gli zebedei da speculatori finanziari in maniche di camicia con la cravatta Zegna annodata male. Qualsiasi persona sana di mente tranne il nostro Frank, visto che SUL SUO SITO PERSONALE scriveva settimana scorsa di come il movimento Occupy non sia un’espressione del Primo Emendamento (la libertà di parola), ma solo, occhio che si quota, “UN BRANCO DI ZOTICI, LADRI E STUPRATORI, una massa indisciplinata spinta solo dalla nostalgia per i tempi di Woodstock e da un senso della giustizia schifosamente falso”. Rileggete un attimo, per piacere. Soprattutto la parte dei LADRI e degli STUPRATORI. Chi proprio se la sente, chi stamattina si fosse svegliato con il collo intorpidito e volesse scioglierselo un po’ agitando la testa da destra a sinistra in preda allo stupore e al disgusto, può anche andarsi a leggere il resto, tutto il “pensate piuttosto alla guerra in corso con al-Qaeda e l’Islamismo, perdenti pippaiuoli!”.
http://docmanhattan.blogspot.it/2011/11/perche-frank-miller-e-uno-stronzo.html

Recensione di The Dark Knight rises a cura di Duanne Ribeiro, São Paulo (Brasile), 14 agosto 2012

“Christopher Nolan completa la sua trilogia. Se Batman Begins era buono e Batman: The Dark Knight grande, Batman: The Dark Knight Rises è intermedio. È un film diverso, con meno attenzione per le scene d’azione e di più sullo sviluppo psicologico del protagonista. Il film si svolge otto anni dopo la fine del precedente, con Bruce Wayne stufo di agire come Batman, e il suo alter-ego è visto come un criminale dalla polizia locale. La città, molto violenta in precedenza, è quasi pacifica e un vendicatore non sembra necessario. Si manifesta però una nuova minaccia – Bane, il capo di una sorta di esercito-setta – e Wayne si sente spinto a tornare in azione. […].

L’opera ha delle virtù. La maggiore è la preoccupazione di Nolan per il realismo: oltre il lato personale di Batman, prendiamo visione dei problemi connessi alla dimensione di vendicatore della sua vita e le esigenze di esercizio costante. Anche gli altri personaggi possiedono delle caratterizzazioni plausibili. Il personaggio Bane è forte in virtù dell’incontro di una mancanza di espressione facciale (la maschera), un pensiero calcolatore e pianificazione ed una presenza fisica che intimidisce. […] Ci sono anche dei problemi: cadute di plausibilità ed ingegnosità della trama (un esempio è la battaglia finale Batman / Bane) e, soprattutto, un intenso contenuto ideologico, che ha condizionato il mio coinvolgimento nella narrazione.

Critico questa ideologia non per la sua tesi di fondo, ma per il modo insidioso in cui viene presentata: trasforma il film in un esempio di fallacia dell’uomo di paglia, distorcendo la posizione dei suoi avversari per renderli più facili da confutare.

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È una lettura politico-culturale di “terrorismo”, “rivoluzione” e “liberismo”.

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“Alcuni uomini vogliono solo vedere bruciare il mondo.” Ho commentato con un amico quella frase del secondo film della trilogia, affascinante per il suo elogio del disordine…Il mio amico ha replicato in modo penetrante: la tesi, proveniente dalla bocca del maggiordomo Alfred inglese, è sintomatica del pensiero del colonialismo britannico del passato (nel dialogo, Butler cita un’incursione in Birmania, ora Myanmar) e dipinge “il terrorismo” come un atteggiamento disconnesso dalla razionalità: non c’è bisogno di capire, basta combatterlo… The Dark Knight Rises è costruito su una visione altrettanto distorta e caricaturale dei problemi sociali, ed è quello che ho intenzione di dimostrare.

In un paese che ha visto nel 2011 l’espansione del movimento Occupy e dello slogan “Noi siamo il 99%” da Wall Street a circa 600 comunità del Nord America e 95 città di 82 paesi, Nolan fa una macchietta della critica della ricchezza e dello status quo. Catwoman dice: “C’è una tempesta in arrivo, signor Wayne, tu e i tuoi amici vi dovrete chiedere come abbiano potuto vivere con così tanto, lasciando così poco per il resto di noi”… alla fine Catwoman, come ci si poteva aspettare, si pentirà delle sue parole.

C’è anche il disprezzo per la borsa valori: quando Bane la invade qualcuno dice che non ci sono soldi lì, lui risponde: “Davvero? E allora cosa fate tutti qui?”…Bane, per un momento, è il risentimento per tutto questo. Un risentimento che è presentato come inappropriato, in due diverse maniere.

La prima è la visione liberista del mondo che vi è implicata. A un certo punto, Bruce Wayne – Batman – chiede al manager che gestisce la sua azienda, perché hanno smesso di finanziare un orfanotrofio. La risposta è che senza scopo di lucro non può farne a meno. Il miglioramento sociale qui è direttamente collegato alla crescita delle imprese private, che rientra nella cornice del finanziamento ai bambini bisognosi. Si noti l’assenza dello Stato, che d’altronde è sempre indicato come potenza inefficiente o corrotta, sul piano legislativo come su quello esecutivo…è l’industria e il suo modello amministrativo ideale (la Wayne Corporation sviluppa una fonte di energia più pulita di ogni altra, e un arsenale poderoso, ma con la saggezza di consegnare i prodotti solo nelle “mani giuste”).

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La seconda è l’idea conservatrice di “rivoluzione”. Dopo vari attacchi terroristici a Gotham, Bane parla all’interno di uno stadio raso al suolo: “Non siamo venuti come conquistatori, ma come liberatori, per restituire il controllo di questa città al suo popolo”. Di seguito, libera i prigionieri da un carcere, chiamandoli “oppressi”. Il cattivo si arroga il diritto di iniziare una rivoluzione nel nome della libertà, della gente, degli oppressi. Queste parole, nel film, sono senza contenuto, come il negativo di qualcos’altro stabilito in precedenza…sono termini ideologicamente carichi, associati in genere alla sinistra, in particolare al comunismo….Di più, lo scienziato nucleare che modifica un reattore trasformandolo in un’arma atomica per Bane è di origine russa.

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La rivoluzione di Bane è quasi vuota di forma e di contenuto. In primo luogo, lo spettatore non può prenderla sul serio nemmeno per un istante…ciò che instaurerà è solo barbarie. Come nella visione hobbesiana…il film ci mostra persone disorganizzate, passive, senza spirito di iniziativa, alla mercé delle bande; l’unica istituzione ancora in piedi è una parodia del potere giudiziario. Apolitica, la rivoluzione di Bane è un omaggio allo status quo precedente, l’opzione più solida di fronte a cambiamenti che sono irrazionali attacchi alla democrazia. Coniugando le due idee presentate, abbiamo una proposta sociale chiara, coronata dalla difesa della legge con mezzi coercitivi che vanno al di là della legge: “A volte, le regole diventano catene”, dice Gordon …

Come dice Mark Fisher, sul Guardian

“The Dark Knight Rises disegna linee nitide: i commenti anticapitalisti sono accettabili, ma qualsiasi azione diretta contro i ricchi, o azioni rivoluzionari per la redistribuzione delle risorse, condurranno ad un incubo distopico…[N.B. da qui passo direttamente all’articolo di Fisher citandolo più ampiamente rispetto alla recensione di Duanne Ribeiro]…Ci può essere la tentazione di leggere The Dark Knight Rises come un’allegoria dei tentativi da parte dell’élite di ricostruire il loro status dopo la crisi finanziaria – o almeno di difendere l’idea che ci siano ricchi buoni che, se opportunamente mortificati, potranno salvare il capitalismo dai suoi peggiori eccessi. La fantasia che attraversa i film di Batman di Nolan – che si armonizza con l’atteggiamento di Romney – è che gli eccessi del capitale finanziario possono essere moderati da una combinazione di filantropia, violenza non ammessa ufficialmente e simbolismi. Il cavaliere oscuro ha almeno esposto la doppiezza e la violenza necessaria a preservare le finzioni alle quali i conservatori vogliono farci credere. Ma il nuovo film demonizza l’azione collettiva contro il capitale, mentre ci chiede di confidare in un ricco reso umile dalla vita”.

Quelli che: la colpa è del debito pubblico

Quanto affermato da Bagnai è corroborato dalle analisi del FMI. E’ tempo di cominciare a prendere in considerazione i fatti e smetterla di rendersi complici della diffusione di menzogne. Ognuno è responsabile di quel che ha fatto ed ha omesso di fare per aiutare se stesso ed il suo prossimo ad affrontare la crisi.

di ALBERTO BAGNAI

ilfattoquotidiano.it

Come ogni ideologia, anche il luogocomunismo costruisce il consenso attorno alla figura di un nemico ideologico. I nemici dei fascisti erano i comunisti, e quelli dei comunisti, in bella simmetria, i fascisti. E i luogocomunisti? Il loro nemico è lo Stato, ma siccome detta così suona male, preferiscono dirla in un altro modo: “la casta, infetta dalla corruzione, si è data a una forsennata spesa pubblica improduttiva che ha fatto esplodere il debito pubblico, causando la crisi”. Conclusione?

Basta ridurre il ruolo dello Stato nell’economia. Anche questo non viene detto così: si preferisce dire “tagliare la spesa improduttiva”. E certo, se è improduttiva, perché non tagliarla? Anche perché tagliandola ridurremmo di certo il debito pubblico: sconfiggeremmo il nemico.

Ragionamenti semplici per animi semplici, che hanno facile presa sui dottor Livore marci di invidia e di odio sociale, su quella minoranza chiassosa di persone convinte di essere le uniche a lavorare e a pagare le tasse. Una minoranza che non rappresenta questo paese, abitato per lo più da persone generose, integre e umane, ma che può condizionarne le sorti politiche. I piccoli dottor Livore sono una miniera d’oro elettorale: digli “castadebitopubblicobrutto”, e li avrai con te.

Il punto di forza di questo “pensiero” è che si appoggia su asserzioni ovvie. Certo, il debito pubblico deve essere tenuto sotto controllo, chi lo nega? Ma qualche problemino c’è. Ad esempio… sicuri che il debito pubblico sia la causa della crisi? I dati lo smentiscono. All’inizio della crisi (2007), su cinque paesi colpiti tre avevano il debito pubblico in calo (Irlanda, Italia e Spagna), uno lo aveva stazionario (Grecia) e solo il Portogallo lo aveva in crescita, su valori che oggi farebbero invidia alla Germania. Situazioni differenziate, ma in nessun caso particolarmente preoccupanti. Qui arriva di solito quello furbo, che ti dice: “Sì, va bene, prima della crisi il debito pubblico italiano si è ridotto (di 10 punti di Pil), però era alto!”. D’accordo, ho capito che era alto, lo so! Ma lo era stato (e molto di più) per vent’anni! E allora perché mai la crisi sarebbe dovuta scoppiare proprio mentre scendeva? A questa replica qualcuno tira fuori l’argomento risolutore: “La colpa è di Berlusconi”! Un argomento che andava ancora bene per i gonzi a settembre, ma che dopo qualche mese di spread a 500 anche loro valutano ormai per quello che vale: zero.

Una risposta meno insulsa viene da un altro dato comune alle cinque economie in crisi: dall’entrata nell’euro (1999) allo scoppio della crisi (2007) in ognuna di esse era esploso il debito privato, con aumenti dai 31 punti di Pil (Italia) ai 98 punti di Pil (Irlanda e Spagna). Quella che ora i mezzi di disinformazione di massa presentano come crisi bancaria causata da una crisi del debito pubblico, nei dati si presenta in modo opposto: la crisi di debito pubblico è causata dal dissesto finanziario del settore privato (come ammettono anche Giavazzi ed Alesina), attraverso gli interventi di salvataggio delle banche con soldi pubblici, e attraverso il crollo dei redditi privati e quindi delle entrate fiscali. Casta, corruzione, evasione sono certo da combattere, ma con questa dinamica c’entrano poco.

C’entra invece la strategia di espansione del capitalismo del Nord, che ha favorito lo smaltimento della propria sovrapproduzione inondando di liquidità i mercati del Sud, onde facilitare l’accesso al credito di famiglie e imprese. Lo dimostrano i dati sul debito estero netto: le prime economie colpite sono quelle nelle quali il debito estero è aumentato di più (70 punti di Pil in Grecia, 68 in Irlanda…), e il principale creditore era la Germania (il cui credito estero netto è simmetricamente aumentato di 25 punti di Pil).

Un bel giochetto (ti presto i soldi così mi compri i miei beni), simile a quello che la Cina gioca con gli Stati Uniti: sarebbe potuto durare più a lungo se da oltre Oceano non fosse arrivato lo shock del fallimento Lehman. Questo ha costretto le banche alemanne a rientrare dalle loro esposizioni, facendo, come nella miglior tradizione locale, la voce grossa coi più deboli: i Pigs. Il resto lo ricordiamo tutti. Le politiche di austerità, in questo contesto, non possono che peggiorare la situazione, mettendo in ulteriore difficoltà le famiglie e le imprese che devono rimborsare i propri debiti (privati). Ma non ditelo al dott. Livore…

Alberto Bagnai

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/03/quelli-che-colpa-e-del-debito-pubblico/315741/

3.08.2012

 

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