Glaciazione in corso – prima o poi ve lo faranno sapere (con calma)

Portopalo, Capo Passero, Cozzo Spadaro, Augusta, Ortigia, persino Pozzallo, tutte straordinariamente imbiancate come mai si ricordava a memoria d’uomo.
http://www.meteoweb.eu/2015/01/capodanno-2015-sicilia-neve-2/372111/
http://www.freddofili.it/2014/12/30/evento-rilevanza-storica-sicilia-e-parte-sud/
http://www.freddofili.it/2014/12/31/pesanti-nevicate-in-germania-meridionale/
http://www.freddofili.it/2014/12/30/invasione-fredda-su-larga-scala-negli-usa-nevicate-previste-a-las-vegas/
http://www.freddofili.it/2014/12/31/ucraina-sommersa-dalla-neve/
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seconda estensione di sempre (dal 1978, anno di inizio delle misurazioni) per i ghiacci marini)

seconda estensione di sempre (dal 1978, anno di inizio delle misurazioni) per i ghiacci marini)

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record di estensione dei ghiacci marini dal 1978

record di estensione dei ghiacci marini dal 1978

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Artico ai massimi dal 2005, ghiacci marini complessivi al terzo posto assoluto, innevamento boreale da record.
Gli unici seri indicatori dello stato del clima sul pianeta sono l’estensione e lo spessore dei ghiacci polari.
L’estensione è fondamentale per via dell’albedo
Lo spessore nell’Artico è al secondo posto dal 2010
http://www.esa.int/spaceinimages/Images/2014/12/Five_years_ice-thickness_change
L’Antartico è *sorprendentemente* spesso (dicono loro)
http://www.livescience.com/48880-antarctica-sea-ice-thickness-mapped.html

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raffronto tra tutti i sistemi di misurazione delle temperature globali

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Rilevazioni del satellite di osservazione della CO2 della NASA confermano quelle del satellite giapponese JAXA: le foreste pluviali e gli oceani producono gran parte delle emissioni di CO2 mentre i grandi distretti industriali extra-cinesi non generano emissioni significative

Rilevazioni del satellite di osservazione della CO2 della NASA confermano quelle del satellite giapponese JAXA: le foreste pluviali e gli oceani producono gran parte delle emissioni di CO2 mentre i grandi distretti industriali extra-cinesi non generano emissioni significative

ciclo solare influenzato dalle interazioni tra il Sole e i grandi pianeti gassosi

ciclo solare influenzato dalle interazioni tra il Sole e i grandi pianeti gassosi

Geoff Sharp, “Are Uranus & Neptune Responsible for Solar Grand Minima and Solar Cycle Modulation?,” International Journal of Astronomy and Astrophysics, Vol. 3 No. 3, 2013, pp. 260-273.
Nicola Scafetta, “Does the Sun work as a nuclear fusion amplifier of planetary tidal forcing?“, arxiv.org, 2012

Il ciclo 24 dovrebbe terminare tra 2020 e 2022. Il ciclo 25 dovrebbe essere inconsistente/inesistente (NASA)

Il ciclo 24 dovrebbe terminare tra 2020 e 2022. Il ciclo 25 dovrebbe essere inconsistente/inesistente (NASA)

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La credulità umana è davvero sconfinata ma questa battaglia vittoriosa emanciperà l’umanità da Geova (anche nella sua modalità scientista).
I crociati AGW che si rifiutavano di guardare o capire questi due grafici qui sotto, semplici e definitivi, non saranno solo oggetto di scherno ma diventeranno un monito per i posteri, come gli inquisitori, i puritani e tutti i fondamentalisti della storia.
L’UMANITA’ AVEVA BISOGNO DI AGW.
Come l’umanità ha dovuto subire sulla sua pelle le conseguenze della sua credulità nei confronti delle ideologie religiose e politiche, così è necessario che patisca le conseguenze delle sua fede nelle ideologie scientiste come AGW (l’eugenetica del nostro tempo) per maturare una coscienza critica che metta in dubbio gli ultimi dogmatismi.
L’immane sberlone che ci attende smembrerà il clero serrista che ha preso il controllo della climatologia e restituirà alla ricerca scientifica l’umiltà e la curiosità che sono state trascurate in cambio di fondi e status.
In questo senso la glaciazione non potrà che coincidere con un Rinascimento umano che farà impallidire i precedenti storici.
Ci farà diventare adulti.

http://www.futurables.com/2014/06/06/fimbulvetr-il-mutamento-climatico-che-non-ti-aspetti/

http://www.futurables.com/2014/09/25/mutamento-climatico-improvviso-lo-scenario-otzi/

http://www.futurables.com/2014/10/13/northern-europe-and-the-coming-climate-refugees-crisis/

 

Quanto tempo ci vuole per passare ad una fase glaciale?

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Da: Homo Sapiens Hibernus

I sedimenti oceanici e lacustri provenienti dalla California, dal Venezuela e dall’Antartide hanno confermato che questi cambiamenti climatici improvvisi hanno influenzato non solo la Groenlandia, ma il mondo intero. Nel corso degli ultimi 110 mila anni, ci sono stati almeno 20 di tali cambiamenti climatici improvvisi. Il solo periodo di clima stabile nel corso degli ultimi 110 mila anni – è stato l’Olocene, gli 11.000 anni di clima moderno. Lo stato “normale” del clima per la Terra è quello di una serie di balzi improvvisi ed estremi – come un interruttore della luce che si accende e si spegne…L’evidenza empirica mostra che il brusco cambiamento climatico improvviso non è solo possibile – è una condizione naturale. L’attuale clima caldo e stabile è una rara anomalia.

Jeffrey Master, co-fondatore di The Weather Underground

Il tutto sarebbe accaduto repentinamente per chi si fosse trovato a vivere in quell’epoca. E’ l’equivalente di prendere la Gran Bretagna e spostarla nell’Artico nel giro di pochi mesi.

William Patterson

La produttività biologica del lago esaminato in Irlanda si è azzerata nel giro di pochi mesi, forse un anno. Tale calo nella produttività  è inequivocabilmente legato ad una caduta verticale della temperatura dell’aria. Altri studiosi, interrogati sui risultati di questa ricerca, si dicono convinti che i dati possano rivelarsi coerenti e corretti. Infatti, gli ultimi carotaggi effettuati in Groenlandia indicavano una transizione tra 1 e 3 anni. Quindi apparentemente vi è coerenza con i dati irlandesi.

Claudio Gravina, Climatemonitor

 

Artico nel settembre 2012 e nel settembre 2014

Artico nel settembre 2012 e nel settembre 2014

ghiacci artici

ghiacci artici

ghiacci marini antartici

ghiacci marini antartici

ghiacci marini totali

ghiacci marini totali

Per gli anni a venire, è importante tenere sempre bene a mente che l’ortodossia climatologica aveva stabilito che il riscaldamento globale avrebbe rinviato il termine dell’interglaciale a data da destinarsi.

Nessuno si permetta di sostenere che un po’ tutti sospettavano che il riscaldamento globale avrebbe causato una glaciazione.

Tra il 1993 e il 2014 il “consenso” era che una glaciazione sarebbe stata incompatibile con il livello di concentrazione dell’anidride carbonica presente nell’atmosfera (Papers on anthropogenic global warming and next glaciation).

Nessuna futura falsificazione potrà riscrivere il passato. Anche se ci hanno provato più volte, con la precedente Civiltà Glaciale (Homo Sapiens Hibernus non è una novità).

Gli interglaciali – fasi relativamente temperate all’interno di un’era glaciale, come la nostra – terminano con un riscaldamento globale, specialmente a livello oceanico. Questo riscaldamento prosegue anche dopo l’inizio della fase espansiva dei ghiacciai, in quanto una glaciazione necessita di un forte divario tra le temperature artiche e quelle tropicali, una situazione che favorisce un deciso incremento della nevosità nell’emisfero boreale, quello interessato dalle glaciazioni. Senza una massa critica di vapore acqueo caldo che va a cozzare contro la massa di aria fredda in discesa dall’Artico mancherebbe la materia prima per una glaciazione.

Wallace S. Broecker, The End of the Present Interglacial: How and When?, Quaternary Science Reviews, 1998, Vol. 17, pp. 689-694

Tatjana Boettger, Elena Yu. Novenko, Andrej A. Velichko, Olga K. Borisova, Konstantin V. Kremenetski, Stefan Knetsch, Frank W. Junge (2009), Instability of climate and vegetation dynamics in Central and Eastern Europe during the final stage of the Last Interglacial (Eemian, Mikulino) and Early Glaciation, Quarternary International 207, 137-144

María-Fernanda Sánchez-Goñi, Edouard Bard, Amaelle Landais, Linda Rossignol, Francesco d’Errico, Air-sea temperature decoupling in Western Europe during the last interglacial/glacial transitionNature Geoscience, 1 September 2013

La sequenza dovrebbe essere questa: riscaldamento globale > maggiori precipitazioni in aree normalmente secche > aumento della nevosità > effetto albedo + vulcanismo intensificato nei minimi solari / impatti cosmici > glaciazione (piccola o grande).

Con l’ingresso nel Dryas Recente (glaciazione) l’innevamento raddoppiò nel giro di 3 anni (Ice-core evidence of abrupt climate changes).

Quanto tempo impiega il clima a passare da una fase all’altra?

Non molto. Le transizioni tra interglaciali e glaciazioni e vice versa si verificano bruscamente. Le stime variano, ma si parla di variazioni di molti gradi centigradi (da 3 a 15) nel giro di meno di un anno (Era glaciale in pochi mesi; Mini ice age took hold of Europe in months); un anno (Ice Cores show abrupt climate changes); da 1 a 3 anni (Did You Say “Fast”?), da due anni a pochi decenni:

Adams J., Maslin, M. & Thomas, E. Sudden climate transitions during the Quaternary, Progress in Physical Geography, 23: 1 – 36, 1999.

Alley Richard B. Abrupt Climate Change – Inevitable Surprises, Committee on Abrupt Climate Change, National Research Council of the National Academy of Sciences, 2002.

Berger, Jean-François, Jean Guilaine, The 8200calBP abrupt environmental change and the Neolithic transition: A Mediterranean perspective, Quaternary International, 200, 1-2, 2009.

Boettger Tatjana et al., Instability of climate and vegetation dynamics in Central and Eastern Europe during the final stage of the Last Interglacial (Eemian, Mikulino) and Early Glaciation, Quarternary International, 207, 137-144, 2009.

Cox John D., Climate Crash: Abrupt Climate Change and What it Means for our Future, John Henry Press, 2005.

Overpeck Jonathan T. e Julia E. Cole, Abrupt Change in Earth’s Climate System, Annual Review of Environment and Resources, Vol. 31: 1-31, 2006.

Patterson, William, Big freeze plunged Europe into ice age in months. ScienceDaily, 30 novembre 2009.

Petaev MI, Huang S, Jacobsen SB, Zindler A., Large Pt anomaly in the Greenland ice core points to a cataclysm at the onset of Younger Dryas. Proc Natl. Acad. Sci. vol. 110 no. 32, 2013.

Petit J.R., et al., Climate and Atmospheric History of the Past 420,000 years from the Vostok Ice Core, Antarctica, Nature, 399, pp.429-436, 1999.

Rahmstorf Stefan, Timing of abrupt climate change: A precise clock, Geophys. Res. Lett. 30 (10): 1510, 2003.

Rampino Michael R., Mass extinctions of life and catastrophic flood basalt volcanism, Proc. Natl.Acad. Sci. USA. 107(15), 2010.

Peter Schwartz, Doug Randall, An Abrupt Climate Change Scenario and Its Implications for United States National Security, October 2003.

Steffensen J.P. et al, High-Resolution Greenland Ice Core Data Show Abrupt Climate Change Happens in Few Years, Science, Vol. 321 no. 5889 pp. 680-684, 2008.

Stocker Thomas and Marchal Olivier, Abrupt climate change in the computer: is it real? PNAS, vol. 97, no. 4. February 15, pp. 1362–1365, 2000.

Taylor, K. C. et al., The Holocene-Younger Dryas Transition Recorded at Summit, Greenland, Science, 278, 825-827, 1997.

Treble, P. C., et al., 2007, High resolution secondary ionisation Mass Spectrometry (SIMS) δ18O analyses of Hulu Cave speleothem at the time of Heinrich Event 1, Chemical Geology, 238, 197-212.

 

L’ultimo interglaciale è terminato quando la Corrente del Golfo non ha più raggiunto l’Atlantico settentrionale e ha cominciato a piegare verso il Golfo di Biscaglia. Con il collasso della Corrente del Golfo (115mila anni fa) la tundra artica scende fino al 52 parallelo, in Renania (Colonia, Düsseldorf, Dortmund e Essen). Le foreste di conifere arrivano a Lione. La deviazione dell’acqua calda della Corrente del Golfo verso il Golfo di Biscaglia mitiga la Francia atlantica.

Ulrich C. Müller, George J. Kukla, North Atlantic Current and European environments during the declining stage of the last interglacial, 2004

 

L’inizio dell’ultimo periodo glaciale ha richiesto un accumulo di neve a latitudini più alte per formare lo strato di ghiaccio necessario ad avviare la glaciazione. Le catene montuose di Scandinavia, Scozia e del Labrador hanno il potenziale di sviluppare ghiacciai sufficienti ad innescare una glaciazione se il sole estivo non riuscisse a sciogliere la neve invernale. L’effetto albedo, raffreddando queste regioni, causerebbe un’ulteriore espansione dei ghiacci, e così via. Questo modello esplicativo della nascita delle glaciazioni si chiama “snow blitz”.

Un tale processo è già in corso in Scozia (“Glacier-like hazards found on Ben Nevis”, BBC, 21 agosto 2014).

 

A proposito dell’incredibile rapidità dell’ingresso e uscita da una fase glaciale, rimando a “Plasma, Solar Outbursts, and the End of the Last Ice Age” di Robert M. Schoch (Università di Boston)

Il sesto inverno

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Il vortice dell’uragano sta risucchiando aria estremamente fredda dalla troposfera esterna…

“Ma l’aria non dovrebbe riscaldarsi prima di raggiungere il suolo?”

“Dovrebbe. Ma non è così. L’aria sta scendendo troppo rapidamente”.

“Si tratta di un episodio isolato?”

“Temo di no”.

“Abbiamo individuato due supercelle in aggiunta a quello sopra Scozia”.

“Una nel nord del Canada ….. ed un’altra sulla Siberia”.

“E sappiamo i loro percorsi previsti?”

“Sì. Le nostre stime precedenti di sei a otto settimane non ci sono andate neppure vicino. Questa tempesta sta per cambiare il volto del nostro pianeta”.

“L’aria sarà così fredda, che ti può far assiderare in pochi secondi”

“Quando sarà finita, ghiaccio e neve copriranno l’intero emisfero settentrionale. Il ghiaccio e la neve riflettono la luce del sole. L’atmosfera della Terra si riassesterà ad una temperatura media vicina a quella dell’ultima era glaciale.

“Ebbene, cosa possiamo fare?”

“Spostarsi quanto più a sud sia possibile”.

copione de “L’Alba del giorno dopo

http://www.script-o-rama.com/movie_scripts/d/day-after-tomorrow-script-transcript.html

La produttività biologica del lago esaminato in Irlanda si è azzerata nel giro di pochi mesi, forse un anno. Tale calo nella produttività  è inequivocabilmente legato ad una caduta verticale della temperatura dell’aria. Altri studiosi, interrogati sui risultati di questa ricerca, si dicono convinti che i dati possano rivelarsi coerenti e corretti. Infatti, gli ultimi carotaggi effettuati in Groenlandia indicavano una transizione tra 1 e 3 anni. Quindi apparentemente vi è coerenza con i dati irlandesi.

Claudio Gravina, Climatemonitor

Quando l’atmosfera si raffredda, la corrente a getto diventa più irregolare, oscilla a zig-zag, prima a nord poi a sud, e diventa molto debole e sensibili ai disturbi causati dalla temperatura del mare e dalla presenza di neve e ghiaccio sulla terra e sul mare le recenti avverse condizioni meteorologiche nel Nord America e altrove sono una conseguenza di questo andamento debole e più irregolare delle correnti atmosferiche… Un flusso dominante da nord-ovest a sud-est si stabilisce su tutto il territorio degli Stati Uniti ad est delle Montagne Rocciose, favorendo il flusso verso sud della corrente a getto e il raffreddamento di un vasto tratto di oceano a sud di Terranova.

John Gribbin e Douglas Orgill, “The Sixth Winter”, 1979

L’uomo è responsabile di una parte del riscaldamento globale, ma la maggior parte è naturale.

L’unica cosa di cui preoccuparsi riguardo al riscaldamento globale è il danno causato dalle preoccupazioni stesse. Perché alcuni scienziati si preoccupano? Forse perché sentono che smettere di preoccuparsi può significare smettere di essere pagati. La Terra ha vissuto un ciclo continuo di ere glaciali per milioni di anni. Il freddo, con periodi glaciali che interessano i poli e le medie latitudini, persiste per circa 100.000 anni, fasi scandite da più brevi periodi più caldi, chiamati interglaciali. Tutte le glaciazioni iniziano con un periodo di riscaldamento globale. [Questi riscaldamenti] sono i precursori di nuove ere glaciali. In realtà il riscaldamento è una cosa buona. Le glaciazioni sono mortali e possono anche uccidere milioni di persone. L’umanità non può bloccarle. Proprio come l’umanità non può influire sul clima a lungo termine del pianeta, non può impedire che una glaciazione abbia luogo. Il clima è governato principalmente dal Sole.

Le attività umane possono avere un certo impatto sulla transizione verso condizioni glaciali, aumentando il flusso d’acqua polare e accelerando l’avvento di una glaciazione. Quello che sta accadendo è molto simile al precedente di 115 mila anni fa, quando si è innescata l’ultima glaciazione. È difficile da capire, ma è davvero così: l’ultima glaciazione è stata accompagnata dalla crescita della temperatura media globale, ossia dal riscaldamento globale.

Quel che accadde fu che il Sole riscaldò più i tropici e raffreddò l’Artico e l’Antartico. Poiché i tropici sono molto più grandi dei poli, la temperatura media globale aumentava. Ma in aumento era anche la differenza di temperatura tra oceani e poli, cioè la condizione fondamentale di espansione dei ghiacci polari. Che ci crediate o no, l’ultima glaciazione è cominciata con un riscaldamento globale!

Man mano che più vapore acqueo arriva ai poli l’Antartide produce iceberg e si addensa, mentre il centro del polo nord si libera dai ghiacci e le latitudini più basse subiscono nevicate pesanti che a poco a poco iniziano a migrare verso sud.

Un deterioramento globale del clima, di un ordine di grandezza maggiore di qualunque finora sperimentato dall’umanità civilizzata, è una possibilità molto reale e in effetti può avvenire in tempi rapidi, anche in una dozzina d’anni.

Man mano che il ghiaccio inizia a procedere verso sud dal Mare Artico la produzione di cibo si ridurrà notevolmente ci saranno abbondanti anomalie climatiche alle latitudini settentrionali ma anche meridionali. Potrebbero verificarsi tempeste globali. In alcune regioni potrebbero verificarsi ondate di freddo anomalo, mentre altre arrostirebbero con picchi di temperature mai viste prima dalla nostra civiltà.

Ed è esattamente ciò che sta accadendo ora.

George Kukla, luminare della paleoclimatologia, ex Columbia University, ricercatore presso il Lamont-Doherty Earth Observatory, 2007-2011

Nel 1974 il Dr. George Kukla del Lamont-Doherty Geological Observatory misurò un raddoppio della copertura nevosa artica durante gli anni 1968-1972. Notò che la copertura media della neve era aumentata di quattro milioni di chilometri quadrati durante l’inverno del 1971. Stimò che sette inverni consecutivi di analoga severità sarebbero bastati per far raggiungere ai ghiacci artici l’estensione dell’ultima era glaciale (con analogo effetto albedo)

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Sappiamo che un rimbalzo glaciale si manifesta nel giro di pochi mesi – forse settimane – una volta che saltano certi meccanismi di riequilibrio e il sistema raggiunge un punto di non ritorno, oltrepassato il quale deve trovare un diverso assetto in un contesto caotico.

Lo comprova lo studio forse più meticoloso mai eseguito in questo campo, effettuato sui depositi di fanghiglia del lago irlandese Lough Monreagh. Spiega il geologo William Patterson: “Il tutto sarebbe accaduto repentinamente per chi si fosse trovato a vivere in quell’epoca. E’ l’equivalente di prendere la Gran Bretagna e spostarla nell’Artico nel giro di pochi mesi

thedayafterÈ il ben noto scenario descritto nel film catastrofista “L’Alba del giorno dopo” (2004), a sua volta tratto dal romanzo “The Coming Global Superstorm” di Art Bell and Whitley Strieber (1999). Va detto che il film – molto amato da Al Gore che lo distribuiva gratuitamente ai suoi eventi – e il libro sono di scuola serrista, ossia incolpano l’uomo del cambiamento climatico che innesca la glaciazione.

421_3Prima dell’uscita del suddetto film un rapporto commissionato dal Pentagono illustrava scenari analoghi (sempre di matrice serrista).

Nello scenario considerato il riscaldamento globale raggiunge il suo picco (fortissimo scioglimento dei ghiacci artici nel periodo estivo) intorno al 2010 (è successo nel 2012). L’effetto più grave è che la Corrente del Golfo non riesce più a portare acqua calda e salata verso l’Europa settentrionale mentre le accentuate precipitazioni nel Nord Atlantico aggiungono altra acqua fredda e dolce.

L’impatto è rapido ma si sviluppa nel corso di un decennio, tra il 2010 ed il 2020.

Le temperature precipitano di diversi gradi in Europa e leggermente meno nel Nord America e nell’Asia settentrionale. Siccità in Europa e Nord America. Tempeste di neve diventano più frequenti. Venti più forti.

Siccità prolungata in Cina ed Europa. Altre aree secche diventano umide.

Il raffreddamento dell’area del Nord Atlantico diventa sempre più intenso ed imprevedibile. La neve si accumula e quindi il fresco si prolunga anche in estate. La circolazione atmosferica ne risulta alterata. Dopo il 2015 (per noi sarebbe il 2017, tenuto conto della discrepanza tra scenario e realtà) il freddo comincia a farsi sentire nell’Europa meridionale ed in Nord America. Correnti fredde soffiano attraverso il continente europeo danneggiando l’agricoltura. La siccità ed il vento producono tempeste di sabbia/polvere.

Intorno al 2020 il clima europeo rassomiglia quello siberiano.

L’Europa sarà la più pesantemente colpita dal cambiamento climatico.

Il clima dell’Europea nord-occidentale sarà più freddo, secco e ventoso rendendola molto simile alla Siberia. L’Europa meridionale subirà un cambiamento minore ma verrà colpita da violenti e intermittenti raffreddamenti e da rapidi sbalzi di temperatura. L’Europa meridionale dovrà arginare l’emigrazione dalle nazioni scandinave e dall’Europea settentrionale di popoli in cerca di tepore, così come l’emigrazione dai paesi duramente colpiti in Africa e altrove. Entro il 2030 circa il 10% della popolazione europea si sarà trasferito in un paese diverso da quello di residenza, per ragioni climatiche.

Gli Stati Uniti e la Cina vedranno un deterioramento della produzioni agricola.1910113_755613024501903_9165003354908083397_n

 

Qualche anno prima, nel 1979, quando ormai era in ascesa la propaganda del catastrofismo serrista, uno scienziato e divulgatore dalle credenziali impeccabili, John Gribbin (dottorato in astrofisica a Cambridge, affiliato al dipartimento di astronomia dell’Università del Sussex, pluripremiato divulgatore scientifico per Nature e New Scientist, e per numerose testate giornalistiche, tra cui The Times e The Indipendent), pubblicava “The Sixth Winter” (Il sesto inverno), un romanzo-saggio glacialista estremamente istruttivo, che ricapitolava quelle che erano state le argomentazioni di moltissimi climatologi dell’epoca, i quali ammonivano che la fine dell’interglaciale era prossima.

A distanza di 35 anni il testo ha acquistato un sinistro carattere ammonitorio.

Sembra descrivere quel che sta accadendo in questi mesi.

A pagina 21 e 22 vengono riproposte le tesi del suo articolo “The Climatic Threat”, pubblicato da Analog Annual nel marzo del 1976: Temperature in moderato calo, ghiacci polari che avanzano, ma soprattutto condizioni meteorologiche estreme che perdurano per mesi nell’emisfero settentrionale a causa del raffreddamento del Nord Atlantico e correnti a getto che hanno perso forza e zigzagano. Questo fenomeno causa forti innevamenti che non arrivano a sciogliersi completamente nelle successive estati. Nel romanzo si annuncia che al 6 anno consecutivo di ripetizione di questo evento si arriverebbe al PUNTO DI NON RITORNO (in corsivo nel testo, per enfatizzarlo), con la fine dell’interglaciale e l’incedere di una nuova era glaciale:

Should such a pattern of jet stream zigzag and “blocking high” conditions recur over five or six reasonably closely-spaced winters, with summer sunshine insufficient to melt all the snow from each preceding winter, this may quite rapidly build snow cover over the north-eastern part of North America beyond THE POINT OF NO RETURN. Snow cover may similarly build over northern USSR possibly triggering an Ice Age.

John Gribbin, “The Sixth Winter”, 1979, p. 23

 Alcuni dei passaggi chiave del libro che potrebbero aiutarci ad affrontare ciò che ci attende:

  • 20000 anni fa la linea dei ghiacci passava da Seattle a Baltimora, poco a nord di Washington. Linea Bristol-Londra-Berlino-Varsavia;
  • La cartina all’inizio del libro però mostra una diversa linea: arriverebbe a lambire Vancouver, Philadelphia, Londra, Colonia, Breslavia, Kiev. Tutto ciò che sta a nord di questa linea sarebbe perso per sempre, sminuzzato e smaltito dai ghiacciai, mentre la Russia asiatica sarebbe libera dai ghiacci, come pure gran parte dell’Alaska;
  • Un decennio per sprofondare in una glaciazione (effetto albedo) e poi qualche secolo per arrivare al miglio di spessore di ghiaccio (125 anni per un’era glaciale a pieno titolo);
  • Impossibile sfamare tutti senza una rivoluzione tecnologica;
  • Le nuove condizioni climatiche risvegliano nei lupi una memoria ancestrale: si riorganizzano in grossi branchi di centinaia di esemplari (normalmente sono meno di una decina e non più di 20 quando è molto freddo). Sono aggressivi, disposti a mangiare carcasse e avanzi (AGGIORNAMENTO: sta già succedendo – un superbranco da 400 esemplari in Russia);
  • Quando il clima si raffredda le correnti a getto (jet stream) diventano instabili, le correnti atmosferiche cominciano a oscillare verso sud e verso nord cambiando il clima. A un certo punto queste stesse correnti non cambiano solo direzione orizzontalmente. Possono anche scendere a terra improvvisamente.
  • Compaiono dei tornado di ghiaccio che causano decine di migliaia di morti e fanno precipitare le temperature a -75 gradi C ai loro margini, a ottobre. Sono magneticamente attirati dall’acqua, dai fiumi. Il tornado scava un cratere al momento dell’atterraggio ma poi, quando si stabilizza e inizia a muoversi, lo fa in superficie. Si muove alla ricerca di calore, di meno freddo. Per questo mammuth congelati istantaneamente. Per questo l’acqua e le città sono più a rischio.
  • Il vortice polare non si ritira in primavera ed estate e il clima che sarebbe normale in Alaska diventa normale in Canada e negli USA;
  • Siccità nel Sahara ma anche in India, carestie in India per assenza di piogge monsoniche. Sempre in India, temperature come a Manchester;
  • Centinaia di migliaia di sfollati senza casa. Baite in legno meglio delle tende. Fiumi cambiano il loro corso e inondano le aree circostanti;
  • Un mese in meno di estate;
  • Oleodotti e gasdotti bloccati;
  • Più iceberg (tabulari) nel Mare del Nord, come se fosse l’Antartico; speronano e abbattono le piattaforme petrolifere;
  • Tonnellate di neve in Alaska, non si sa dove mettere quella rimossa con gli spartineve. Anchorage da evacuare;
  • Porti nordici bloccati dal ghiaccio. Impensabile far arrivare il petrolio del Mare del Nord a nord di Harwich: troppo ghiaccio. Meglio Bristol e le coste occidentali, più protette;
  • Sempre procedere con due mezzi in condizioni invernali, casomai un veicolo si rompesse;
  • Il Sahara comincia a rinverdirsi da nord, mentre a sud si espande;
  • Neve cade per due settimane senza posa attraverso tutto l’emisfero settentrionale;
  • Carri armati usati come trattori per estrarre i veicoli dalla neve;
  • Newcastle tagliata fuori dal resto del paese per 5 giorni (2000 morti);
  • grandi opportunità per chi è interdisciplinare e poliglotta, perché i politici hanno bisogno di prendere delle decisioni e non sanno di chi fidarsi (ehehehe);
  • Nessuno si immaginava che gli eventi potessero raggiungere un punto di non ritorno nel giro di poche settimane. Ci si aspettava che ci mettessero almeno 2-3 anni. Ma la morte in massa dei mammuth lungo la costa settentrionale della Siberia 40mila anni fa era un monito;
  • Animali reagiscono istintivamente alle trasformazioni. Hanno avvertito il cambiamento ma gli esperti che li monitoravano non hanno capito la ragione del loro comportamento. Occasioni sprecate.
  • Probabile uno scenario Wurm/Wisconsin (80mila anni fa), quello della glaciazione terminata 12000 anni fa.
  • Il sud della Francia (ergo:  Toscana e Liguria) avrà un clima scozzese o scandinavo.
  • Africa mantiene il suo equilibrio ecologico e demografico perché deserto si espande a sud ma contrae a nord;
  • Ci si aiuta perché non siamo ratti, lupi o formiche, ma esseri umani. Sorprendente reazione: più cooperazione che legge della giungla (anche perché chi viene ostracizzato muore).
  • La democrazia non è condannata e non serve farsi prendere dal panico. Serve sviluppo tecnologico e cooperazione planetaria. La glaciazione non se ne andrà velocemente per via dell’effetto albedo. Non cambierà nulla per almeno 3mila anni, nella più ottimistica delle ipotesi. Solo una combinazione di allineamenti planetari, irraggiamento solare e attività solare crea gli interglaciali. Durerà più probabilmente per 40mila anni;
  • Interruzione del chinook/föhn che permette al grano di crescere nelle pianure dell’Alberta e del Saskatchewan e si fa sentire fino in Colorado (problemi anche nelle Alpi);
  • Chicago evacuata ma è stato un errore: 200mila morti per colpa dei blizzard (meglio restare chiusi in casa se si hanno risorse). Ad Amburgo 18mila morti per la stessa ragione.
  • Si impara dagli errori. New York non viene evacuata in un colpo solo, nonostante 5 settimane di neve quasi ininterrotta. A Glasgow e Oslo si impara dagli errori altrui: ma 3mila morti a settimana per la fame e il freddo. Profughi dell’Oregon e dello stato del Washington vanno verso Vancouver, profughi canadesi vanno verso gli USA: caos. A Winnipeg si decide di far restare la gente fino a primavera.
  • Non tutto un unico blocco di ghiaccio, per anni e forse secoli ci saranno enclavi prive di ghiaccio (es. Stoccolma);
  • Gli animali migrano stagionalmente: unica chance è nomadismo per almeno una parte della popolazione per diversi anni, finché il ghiaccio non si consolida. Nordici vengono a sud e poi tornano a nord per l’estate. In questo modo più produzione agricola e meno bocche da sfamare;
  • Australia inaridita;
  • Bering torna ad essere un ponte di terra perché il livello degli oceani si abbassa rapidamente, nel giro di un anno (acqua intrappolata nei ghiacci non raggiunge il mare);
  • L’Europa abolisce le frontiere. In tutto il mondo si parla di cooperazione. Profughi climatici in Baviera (inzuppata ma non ghiacciata), in Provenza e nel Sud Italia. Anche Nuovo Messico umido.
  • Grave errore aver ciarlato senza costrutto dopo il primo inverno selvaggio. Il secondo ha trovato il mondo impreparato e il terzo è stato anche peggio (albedo);
  • Intensa attività vulcanica: peso del ghiaccio sulla crosta terrestre fa aumentare attività vulcanica, più polveri nell’aria, meno irraggiamento;
  • Dopo il secondo inverno finiscono i tornado di ghiaccio: fenomeno transitorio, legato al passaggio all’era glaciale;
  • Danimarca e Birmingham al confine dei ghiacci, come British Columbia e Australia (Nuova Zelanda persa);
  • Continuo declino dell’attività solare. Anche se attività solare tornasse a salire, la glaciazione resterà. La condizione naturale del pianeta è quella glaciale. Altri 100mila anni prima che parametri orbitali permettano di uscire dalla glaciazione: facile piombare in una glaciazione, difficile uscirne (anche se l’uscita è comunque rapida);
  • Russi capaci di far funzionare industrie in Siberia, sui ghiacci;
  • Brasile paese perfetto: non cambia praticamente nulla. Civiltà umana diventa tropicale. Africa sub-sahariana nuovo fulcro. Da civiltà interglaciale a civiltà glaciale;
  • Scienziati devono diventare politici e vice versa;
  • Senza l’epoca interglaciale l’evoluzione umana sarebbe stata diversa. Si sarebbero probabilmente sviluppate facoltà telepatiche/extra-sensoriali necessarie alla sopravvivenza, magari anche capacità di comunicare con gli animali. L’Umanità deve adattarsi e diventare Homo sapiens hibernus.

 

“Non può piovere per sempre…o forse sì” – scienza del Diluvio

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Abbiamo tutti sentito parlare delle narrazioni bibliche del Diluvio, quelle sumeriche, quelle indiane, cinesi e dei nativi americani.

Esiste un corpus di tradizioni diffuso globalmente che ha registrato la memoria di un Diluvio.

Cosa può essere accaduto, da un punto di vista scientifico?

Ecco un’ipotesi.

MUTAMENTI DELL’ATTIVITÀ SOLARE

Quando il Sole ha molte macchie vuol dire che il campo magnetico è forte nell’eliosfera e ne favorisce l’estensione, favorendone l’azione di schermatura e di conseguenza l’intensità dei raggi cosmici galattici che raggiungono la Terra sarà ridotta. Quando non ci sono macchie, la schermatura dell’eliosfera è debole e molti raggi cosmici raggiungono la Terra.

http://www.palazzosomeda.it/Osservatorio/Raggicosmicieattivitsolare.htm

Il ciclo solare 24 sta per iniziare la sua fase di declino, dopo un inatteso secondo picco di attività più grande del primo.

I ricercatori Matt Penn e William Livingston del National Solar Observatory prevedono che il ciclo solare 25 sarà caratterizzato da un’assenza totale di macchie solari. E il ciclo 26 potrebbe non essere da meno.

IL CAMPO MAGNETICO TERRESTRE SI STA INDEBOLENDO

La magnetosfera terrestre (il nostro scudo magnetico che ci protegge dai raggi cosmici, dal vento solare) si sta indebolendo dal diciassettesimo secolo. Ha perso un 10% della sua intensità dal diciannovesimo secolo ma ora c’è stata un’ulteriore perdita del 5% nel giro di soli 10 anni. Il fenomeno è quindi in fortissima accelerazione.

PIÙ ACQUA CHE PIOVE DAL CIELO?

In questi ultimi anni di ridotta attività solare l’aumento dei raggi cosmici che giungono a terra ha sempre provocato l’aumento della condensazione delle nubi in seguito alla ionizzazione del pulviscolo atmosferico. Infatti, la ionizzazione del pulviscolo atmosferico è accentuata dai raggi cosmici perché favoriscono l’accumulo di particelle umide attorno al pulviscolo stesso. Questo porta ad una maggior formazione di nubi, soprattutto nella bassa atmosfera. Questo fenomeno ha sempre contribuito alla diminuzione delle temperature medie, in quanto la condensazione nuvolosa limita la penetrazione dei raggi solari al suolo. Attualmente questo comportamento del clima ha fatto sì che i fenomeni meteorologici  si sono localizzati in zone più limitate e soprattutto hanno assunto un’intensità rara a vedersi normalmente.

http://www.palazzosomeda.it/Osservatorio/Raggicosmicieattivitsolare.htm

Se il problema fosse solo questo…

Malauguratamente è possibile che vi sia un ulteriore effetto, molto più massiccio.

I raggi cosmici sono composti di idrogeno, deuterio, elio, litio, ecc. Quando lo scudo si indebolisce, più idrogeno arriva nella ionosfera terrestre: “Quella fascia dell’atmosfera nella quale le radiazioni del Sole, e in misura molto minore i raggi cosmici provenienti dallo spazio, provocano la ionizzazione dei gas componenti” (wikipedia).

La NASA (missione Themis) ha scoperto che la Terra si “difende” dalle esuberanze solari anche con una seconda strategia, ammassando materiale preso dalla plasmasfera (la parte di magnetosfera più prossima alla Terra) e creando una specie di muro di contenimento (l’immagine è quella degli inquilini di una casa che spostano un mobile dietro una porta per impedire l’ingresso a dei malintenzionati).

Ecco cosa succede: “Durante le tempeste geomagnetiche, le particelle cariche bombardano la Terra alle alte latitudini. Le correnti elettriche che ne risultano riscaldano l’alta atmosfera, pompando quantità crescenti di protoni e ioni ossigeno nella magnetosfera

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0012821X14001629

Cosa succede nella ionosfera, un ambiente particolarmente adatto ai processi di combinazione elettrochimica?

L’ossigeno pompato dal basso si combina con l’idrogeno in arrivo generando vapore acqueo e i raggi cosmici stessi si incaricano di farla condensare in nubi (raffreddando nel contempo il clima terrestre con l’effetto albedo) e precipitare al suolo.

RICAPITOLANDO: minore attività solare > più raggi cosmici arrivano sulla Terra > più acqua/più nubi (nubi nottilucenti da minimo solare) > maggiori precipitazioni > anche nevose a certe altitudini e latitudini per via del potere riflettente delle nubi > cresce l’albedo terrestre (potere riflettente dei raggi solari) per l’espansione delle superfici che restano innevate ghiacciate con l’arrivo della bella stagione (es. poderose nevicate alpine degli ultimi inverni, record di crescita dei ghiacci antartici e ripresa di quelli artici).

NOTA BENE

Una prima differenza rispetto all’ultimo Grande Minimo Solare è che allora la magnetosfera era decisamente più solida.

Una seconda differenza è legata al comportamento del Polo Nord magnetico.

IL POLO NORD MAGNETICO HA PRESO VELOCITÀ

Anche il polo nord magnetico ha subito un’accelerazione nei suoi spostamenti.

È stato annunciato dalla NASA nel 2003.

“Attualmente il polo nord magnetico sembra viaggiare con sempre più speditezza dal nord del Canada, dove a lungo è rimasto, verso oriente, ossia verso la Siberia, alla velocità di circa 40-60 km all’anno”.

http://www.palazzosomeda.it/Osservatorio/Raggicosmicieattivitsolare.htm

come se si preparasse ad un’inversione del campo magnetico del nostro pianeta, che può avvenire anche nel giro di soli 5 anni.

IL DILUVIO?

Una ricerca di alcuni tra i massimi geoscienziati e astrofisici cinesi in collaborazione con i loro colleghi tedeschi dell’Istituto Max Plank per la ricerca solare mostra che durante inversioni magnetiche la magnetosfera della Terra si indebolisce drasticamente e le particelle solari attirano sempre più ossigeno al di fuori della nostra atmosfera, con un ipotetico rischio di estinzioni di massa

La faccenda dell’estinzione di massa è abbastanza improbabile. Anche se la frequenza delle inversioni passasse da 750mila anni a 200mila anni, come si ipotizza sia accaduto in passato, non cambierebbe poi molto. L’umanità riesce a vivere e lavorare anche a 3000 metri di altezza, con un terzo di ossigeno in meno.

Il punto importante è un altro.

Se le inversioni magnetiche amplificano a dismisura i processi sopra descritti, allora quel famoso passaggio biblico (Genesi 7:11-12) diventa più plausibile:

Nell’anno seicentesimo della vita di Noè nel secondo mese, nel diciassettesimo giorno del mese, in quel giorno, tutte le Fonti del grande abisso scoppiarono e le cateratte del cielo si aprirono. E piovve sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti.

È forse questo uno dei fattori che, interagendo con altri, interrompe i periodi interglaciali e ricaccia il pianeta in uno stadio pienamente glaciale in modo così repentino?

FONTI:

Aarhus University. ‘Scientists at Aarhus University (AU) and the National Space Institute (DTU Space) Show that Particles from Space Create Cloud Cover.’ Science and Technology – 23 July 2014.

Website: http://scitech.au.dk/en/current-affairs/news/show/artikel/scientists-at-aarhus-university-au-and-the-national-space-institute-dtu-space-show-that-particle/

Bentley, Molly. ‘Earth loses its magnetism.’ BBC News – 31 December 2003.

Website: http://news.bbc.co.uk/2/hi/science/nature/3359555.stm

Choudhuri, Arnab Rai. ‘The irregularities of the sunspot cycle and their theoretical modelling.’ arXiv.org: Solar and Stellar Astrophysics – 12 December 2013. http://arxiv.org/abs/1312.3408

European Space Agency. ‘The Force That Protects Our Planet.’ ESA – Space for Europe.

Website.

Fox, Karen. ‘NASA’s Themis Discovers New Process that Protects Earth from Space Weather.’ NASA Goddard – 06 March 2014.

Website: http://www.nasa.gov/content/goddard/themis-discovers-new-process-that-protects-earth-from-space-weather/#.Ux7VC-ddVHt

Harrison, R. Giles & Stephenson, David B. ‘Empirical evidence for a nonlinear effect of galactic cosmic rays on clouds.’ Proceedings of the Royal Society A – 29 November 2005. Website:

http://earthshine.dmi.dk/tellux/HarrisonStephensonGCRClouds.pdf

Klotz, Irene. ‘Compass Direction, True North Parting Ways.’ Discovery News – 04 March 2011.

Website: http://news.discovery.com/earth/weather-extreme-events/earth-magnetic-field-north-110304.htm

NASA. ‘Earth’s Inconstant Magnetic Field.’ NASA Science News – 29 December 2003.

Website: http://science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2003/29dec_magneticfield/

Palazzo Someda (osservatorio astronomico), “Raggi cosmici e attività solare”

Website: http://www.palazzosomeda.it/Osservatorio/Raggicosmicieattivitsolare.htm

Phillips, Tony. ‘Giant Breach in Earth’s Magnetic Field Discovered.’ NASA Science News – 16 December 2008.

Website: http://science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2008/16dec_giantbreach/

Phillips, Tony. ‘Solar Variability and Terrestrial Climate.’ NASA Science News – 08 January 2013.

Website: http://science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2013/08jan_sunclimate/

Roach, John. ‘Earth’s Magnetic Field Is Fading.’ National Geographic News – 09 September 2004.

Website: http://news.nationalgeographic.com/news/2004/09/0909_040909_earthmagfield.html

Roach, John. ‘Magnetic Field Weakening in Stages, Old Ships’ Logs Suggest.’ National Geographic News – 11 May 2006.

http://news.nationalgeographic.com/news/2006/05/magnetic-field-1.html

ScienceDaily. ‘Cosmic Ray Decreases Affect Atmospheric Aerosols and Clouds.’ Source: Technical University of Denmark (DTU) – 06 October 2009.

Website: http://www.sciencedaily.com/releases/2009/08/090801095810.htm

Snow-Kropla, E.J. et al. ‘Cosmic rays, aerosol formation and cloud-condensation nuclei: sensitivities to model uncertainties.’ Atmospheric Chemistry and Physics Discussions – 24 January 2011. Website: http://www.atmos-chem-phys-discuss.net/11/2697/2011/acpd-11-2697-2011.pdf

Svensmark, Henrik. ‘Cosmic meddling with the clouds by seven-day magic.’ DTU Space: National Space Institute News – 03 August 2009.

Website: http://www.space.dtu.dk/english/News/2009/08/Cosmic_meddling

Wei, Yong et al. ‘Oxygen escape from the Earth during geomagnetic reversals: Implications to mass extinctions.’ Elsevier: Earth and Planetary Science Letters – Vol. 394; 15 May 2014. ScienceDirect

Website: http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0012821X14001629

Il punto di vista degli astrofisici sul mutamento climatico – Web Caffè Bookique mercoledì 19 febbraio

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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Oltre i luoghi comuni e le scorciatoie mentali, verso una comprensione più realistica del futuro del nostro pianeta – e verso un mondo in cui menti e cuori sciolgano il ghiaccio (dentro e fuori)

“La cultura scioglie il ghiaccio dei cuori e delle menti”.
Mercoledì 19 febbraio 2014 ore 20.45.
Si parlerà di clima nei suoi possibili sviluppi e di un progetto per costruire strumenti musicali a basso costo e inviarli ai bambini di Cuba e del Burundi.
Interverranno: Rocco Scolozzi, ricercatore esperto di ingegneria ambientale; Stefano Fait, antropologo e direttore di FuturAbles; Marco Rosi, boss di Bookique Trento; Lorenzo Frizzera, musicista e promotore dell’Associazione Spagnolli-Bazzoni Onlus; Conduce: Roberto Maestri, counselor etno-filosofico.
https://www.facebook.com/events/1423370171238884/

Se innumerevoli fisici e astrofisici contestano l’ipotesi AGW significa che “la Scienza NON si è pronunciata” circa il cambiamento climatico
http://arxiv.org/ftp/arxiv/papers/1401/1401.8235.pdf

BhJaDIKIMAA4tnUFig1http://www.gfdl.noaa.gov/pix/user_images/tk/Fig1.gif

Riscaldamento globale 1925 > 1944 (basse emissioni di CO2) e 1978 > 1998 (forti emissioni) – riscaldamento complessivo: 0,4 gradi C in un secolo

dec-feb_snow_extmaggiore copertura nevosa dell’emisfero settentrionale dal 1978

EnglandFig5aFonte: http://skepticalscience.com (sito ultraortodosso)

attività geomagneticaattività solare dal 1700calore in profondità oceano atlantico

campi magnetici polariclima e civiltàclima più freddo ed instabileCO2, metano, insolazione, temperature glaciazione solo nell'emisfero nordglobal sea ice area a fine 2013global_sea_ice_extent_zoomed_2014_day_32_1981-2010Iceage_northIceage_southirraggiamento solare dal 1600spessore del ghiaccio temperature atlantico meridionaletemperature atlantico settentrionaletemperature e CO2temperature e macchie solaritemperature oceaniche 1temperature oceaniche 2temperature oceaniche ai tropiciNew-Climate-Model-Graphic

– i venti venusiani hanno subito un’accelerazione (+25% in un decennio):

http://www.esa.int/Our_Activities/Space_Science/Venus_Express/The_fast_winds_of_Venus_are_getting_faster

– le rotazioni di Venere e Saturno (-1%) hanno invece subito un rallentamento:

http://www.nationalgeographic.it/scienza/spazio/2012/02/15/news/la_frenata_di_venere-853454/

http://www.esa.int/Our_Activities/Space_Science/Venus_Express/Could_Venus_be_shifting_gear

http://www.newscientist.com/article/dn9100-saturns-rotation-puts-astronomers-in-a-spin.html#.Uv80_M6ogXQ

– Giove si è ritrovato con un ulteriore occhio rosso, Red Junior, un’altra macchia rossa più piccola di quella gigantesca che rappresenta la più vasta tempesta del Sistema Solare. Potrebbe ritornare:

http://science1.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2006/02mar_redjr/

– in cambio ha perso una delle sue striature:

http://www.corriere.it/scienze/10_maggio_13/giove-perde-una-striscia_0dafed26-5e86-11df-91f2-00144f02aabe.shtml

http://science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2010/20may_loststripe/

– La supertempesta di Saturno che si formava con estrema regolarità ogni 30 anni, in connessione con il suo periodo di rivoluzione (il tempo che ci mette a fare un giro completo intorno al Sole) è arrivata in anticipo di 10 anni è 500 volte più grande e si trova nell’emisfero “sbagliato” (di solito si formano in quello meridionale)

http://science1.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2011/19may_saturnstorm/

http://www.universetoday.com/87269/the-sights-and-sounds-of-saturns-super-storm/

– riscaldamento globale su Marte (incredibilmente intenso rispetto al nostro), Giove, Saturno, Plutone (in allontanamento dal Sole lungo la sua orbita) e sulla più grande luna di Nettuno, Tritone

http://news.nationalgeographic.com/news/2007/02/070228-mars-warming.html

http://daily.wired.it/news/scienza/2012/10/26/super-tempesta-saturno-85247.html

http://it.wikipedia.org/wiki/Riscaldamento_globale

– il polo nord magnetico terrestre sta spostandosi ad una velocità di 64 km all’anno, mentre all’inizio del secolo la sua velocità era di 14 km all’anno

http://generalaviationnews.com/2011/02/24/how-the-shift-in-magnetic-north-affects-your-flying/

– il campo geomagnetico si è indebolito del 15% dal 1831: http://www.scientificamerican.com/article/mission-to-map-earths-magnetic/

– Nel 2008 è stata individuata una gigantesca falla nello “scudo” geomagnetico terrestre:

http://science1.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2008/16dec_giantbreach/

È possibile sia arrivato il momento dell’inversione del magnetismo terrestre (succede in media ogni 450mila anni e l’ultimo si è verificato 780mila anni fa (Ne abbiamo avuto uno temporaneo 41mila anni fa, durante l’ultima era glaciale, quando il campo magnetico terrestre si è ridotto del 95%). 41anni è anche la periodicità delle alterazioni dell’obliquità terrestre (inclinazione dell’asse). In ogni caso è probabile che un campo magnetico terrestre indebolito incrementi la copertura nuvolosa della troposfera, con effetti raffreddanti)

– Il più debole ciclo solare degli ultimi 200 anni (David Hathaway, direttore del dipartimento di fisica solare Marshall Space Flight Center NASA, ad Huntsville, Alabama):

http://online.wsj.com/news/articles/SB10001424052702304672404579183940409194498

Ci sono molte meno macchie solari e queste sono meno attive. I cicli più deboli sono più lunghi. Se un ciclo solare dura di più, la Terra sarà più fredda. La relazione è nell’ordine di -0,7ºC per ogni anno in eccesso prima che prenda il via il ciclo successivo. Il ciclo solare 24 (il più debole degli ultimi 100 anni, appunto) è iniziato nel 2008 e dovrebbe terminare entro il 2019. C’è da capire se ci sarà un ciclo successivo o se il Sole andrà in ibernazione per uno o più cicli: “Se estrapoliamo questa tendenza per il futuro, le macchie solari potrebbero sparire completamente intorno al 2015” (Matt Penn, National Solar Observatory (NSO), a Tucson, Arizona

http://science1.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2009/03sep_sunspots/

“L’attuale periodo di massima attività del Sole è molto ritardato e molto debole, il che ci porta a ipotizzare che il ciclo delle macchie solari potrebbe essere in fase di spegnimento o ingresso in una fase di ibernazione”- Craig DeForest della American Astronomical Society (Irish Times, 12 luglio 2013)

– il più rapido declino dell’attività solare degli ultimi 10mila anni: http://www.bbc.co.uk/news/science-environment-25743806

http://www.youtube.com/watch?v=gIhBEF94YlM

– una contrazione dell’atmosfera terrestre senza precedenti nei 43 anni di raccolta dati: http://news.discovery.com/earth/earth-atmosphere-shrinking.htm

– un Grande Minimo Solare previsto intorno al 2030-2040 e che potrebbe durare fino a fine secolo:

http://www.forbes.com/sites/brucedorminey/2014/01/20/sun-flatlining-into-grand-minimum-says-solar-physicist/

– Il tasso di rallentamento del Grande Nastro Trasportatore Oceanico (Corrente del Golfo) tra 2004 e 2012 è stato del 7% annuo e comunque quasi certamente superiore al 2,5% annuo (University of Southampton e di Miami)

http://www.ocean-sci.net/10/29/2014/os-10-29-2014.html

– l’Oscillazione Pacifica Decadale (PDO) entrata nella sua fase di raffreddamento nel 2008 (durerà fino al 2030-2038)

http://adsabs.harvard.edu/abs/2008AGUFMGC21A0725E

– l’Oscillazione Atlantica Multidecadale (AMO) in fase fredda a partire dal 2020 o giù di lì (durerà fino al 2050)

http://it.wikipedia.org/wiki/Indice_AMO

Questo mutamento climatico, che sarà brusco (avete tra i 3 e i 20 anni di tempo per prepararvi), avrà conseguenze catastrofiche per agricoltori, anziani e malati, abitanti del Nord Europa e Nord America, residenti sopra gli 800 metri d’altezza nelle Alpi, aviazione, infrastrutture e trasporti, commercio globale, turismo, consumi energetici, inflazione.
Anche chi vive nei pressi di un vulcano attivo non dovrebbe stare troppo tranquillo (grandi minimi solari > aumento del vulcanismo).

Anticipare correttamente i cambiamenti in atto consente di mitigarne le ripercussioni e può generare profitti.
L’impatto per le varie categorie e aree geografiche può essere valutato sulla base dei dati paleoclimatici e per mezzo di scenari probabilistici che tengano conto della realtà empirica, non di modelli matematici fallaci.
Queste valutazioni (dossier/report a cura di FuturAbles) non sono e non saranno gratuite:

La curva delle temperature è piatta dal settembre 2001, stando ai dati GIIS (Goddard Institute for Space Studies – NASA);

È piatta dal giugno 1997 per Hadcrut3 (Climatic Research Unit – University of East Anglia);

È piatta dal dicembre del 2000 per Hadcrut 4 e Hadsst3;

È piatta dal gennaio 2005 per UAH (University of Alabama Huntsville);

È piatta dal settembre 1996 per RSS (Remote Sensing Systems, Inc. – rilevazioni satellitari);

L’inatteso (?) arresto del riscaldamento globale sta davvero provocando parecchi grattacapi. Arrivano praticamente ogni giorno suggerimenti sulle origini dello strano comportamento di un clima che non segue più le indicazioni del mainstream scientifico: Aerosol vulcanici in eccesso, dinamiche dell’ENSO, calore rintanato nelle profondità oceaniche, raffreddamento degli oceani, scarsa attività solare, misurazioni della temperatura sbagliate in area artica…Qualche giorno fa ne è arrivata un’altra, l’aumento dell’intensità degli alisei.

http://www.climatemonitor.it/?p=35034

La tendenza nel corso degli ultimi 10 o 15 anni si è ridotta rispetto a prima

Gavin Schmidt, climatologo al Goddard Institute for Space Studies della NASA, gennaio 2014

 

L’andamento delle temperature superficiali globali è stato quasi piatto dalla fine del 1990 nonostante i continui aumenti dell’effetto serra della combinazione di gas dell’atmosfera

Susan Solomon (NOAA), in Solomon, S., et al. (2010) Contributions of Stratospheric Water Vapor to Decadal Changes in the Rate of Global Warming. Science, vol. 327, 1219-1223.

La temperatura globale media è rimasta piatta per un decennio

James Hansen, in Hansen, J. et al., (2013) “Global Temperature Update Through 2012”

http://www.columbia.edu/…/20130115_Temperature2012.pdf
N.B. Nel giugno 1988, James Hansen, climatologo del Goddard Institute for Space Studies, informava il Congresso degli Stati Uniti che l’aumento delle temperature poteva raggiungere i 6 gradi entro la fine del ventunesimo secolo

BBC: Lei è d’accordo che, stando ai dati della temperatura globale utilizzati dall’IPCC, i tassi di riscaldamento globale dei periodi 1860-1880, 1910-1940 e 1975-1998 sono identici?

Phil Jones: i dati per il periodo 1860 – 1880 sono più incerti, a causa della copertura incompleta, rispetto ai periodi successivi del 20° secolo. Il periodo 1860-1880 è anche un intervallo di soli 21 anni. Per quanto riguarda i due periodi 1910-1940 e 1975-1998 i tassi di riscaldamento non sono significativamente differenti, da un punto di vista statistico. Ho incluso anche l’andamento nel periodo 1975-2009, che è molto simile al periodo 1975-1998. Quindi, in risposta alla sua domanda, i tassi di riscaldamento per tutti e 4 i periodi sono simili e statisticamente non significativamente diversi gli uni dagli altri

http://news.bbc.co.uk/2/hi/8511670.stm [poiché la gran parte delle emissioni umane è concentrata nel dopoguerra (un terzo negli ultimi 17 anni), è arduo capire come l’anidride carbonica prodotta dall’uomo possa essere l’unica, o anche solo la principale, causa del riscaldamento globale]

La comunità scientifica se la prenderebbe con me senza mezzi termini se dicessi che il mondo si è raffreddato dal 1998. OK, è successo, ma sono passati solo 7 anni e non è statisticamente significativo

Phil Jones, Climate Research Unit (University of East Anglia), email, 5 luglio 2009

L’assenza di una tendenza al rialzo deve proseguire per 15 anni prima che ci si debba preoccupare

Phil Jones, Climate Research Unit (University of East Anglia), email, 7 maggio 2009

Alcuni lo chiamano un rallentamento, alcuni lo chiamano uno iato, alcuni lo chiamano una pausa. La temperatura media della superficie globale non è aumentata significativamente negli ultimi 10-15 anni.

Rowan Sutton, Direttore della ricerca climatologica alla University of Reading, Independent, 22 luglio 2013

Se le cose continuano così, per non più di cinque anni, dovremo riconoscere che c’è qualcosa di fondamentalmente sbagliato nei nostri modelli climatici. Una pausa di 20 anni nel riscaldamento globale non si verifica in un singolo scenario previsionale. Ma già oggi ci è molto difficile conciliare le tendenze reali delle temperature con le nostre aspettative.

Hans von Storch, climatologo consulente dell’IPCC, Spiegel, 20 giugno 2013

Secondo il professor Lockwood l’ultima parte del 20° secolo è stata un periodo in cui il sole è rimasto insolitamente attivo e un cosiddetto ‘grande massimo’ si è verificato intorno al 1985. Da allora, il sole è diventato sempre più tranquillo…Il professor Lockwood ritiene che l’attività solare stia diminuendo più rapidamente che in una qualunque delle 24 precedenti occasioni, negli ultimi 10.000 anni, in cui si è trovato nelle stesse condizioni. Sulla base delle sue scoperte ha elevato il rischio di un nuovo minimo di Maunder da meno del 10% di solo pochi anni fa, al 25-30%. E una ripetizione del minimo solare di Dalton, che si è verificato nei primi anni del 1800, è ora probabile. A suo parere stiamo già cominciando a vedere un cambiamento nel nostro clima – gli inverni freddi ed estati miserevoli degli ultimi anni – e che nei prossimi decenni ci potrebbe essere una discesa in un nuovo minimo di Maunder. Vale la pena sottolineare che non è che ogni inverno sarebbe rigido, né ogni estate da dimenticare. Ma inverni rigidi ed estati instabili diventerebbero più frequenti Paul Hudson, BBC, 28 ottobre 2013

GISP2 TemperatureSince10700 BP with CO2 from EPICA DomeChttp://en.wikipedia.org/wiki/Greenland_Ice_Sheet_Project

Non è riscontrabile un rapporto tra i cambiamenti climatici e le emissioni di CO2. La situazione nuova è che nonostante le emissioni continuino, dal 2000 si è registrata una diminuzione della temperatura

Carlo Rubbia, Nobel per la fisica, giugno 2012

Lungi dall’essere responsabile del danneggiamento del clima della terra, la nostra civiltà potrebbe non essere in grado di prevenire uno qualunque di questi terribili cambiamenti una volta che la Terra decidesse di attuarli. Se la Terra stabilisse di voler congelare di nuovo il Canada, per esempio, è difficile immaginare di poter fare alcunché di diverso dal vendere gli immobili che uno ha Canada. Se decidesse di sciogliere la Groenlandia, potrebbe essere meglio fare lo stesso in Bangladesh. I dati geologici suggeriscono che non ha molto senso preoccuparci troppo del nostro futuro energetico, non perché non sia importante, ma perché è al di là delle nostre capacità di controllarlo.

Robert B. Laughlin, Nobel per la fisica – The American Scholar, estate 2010

Per sette ottavi della storia del nostro pianeta, non sappiamo praticamente niente di niente relativamente al clima. Lungo un arco di quasi 5 miliardi di anni, abbiamo ottenuto misurazioni strumentali del clima per 150 anni o giù di lì e dati storici per circa 1.000 anni. Il resto sono dati indiretti, dagli anelli degli alberi ai carotaggi artici, ecc. L’anidride carbonica prodotta dall’attività umana copre un lasso di tempo così breve e gioca un ruolo così minuscolo nel clima della Terra da essere quasi trascurabile.

Charles Wax, già presidente dell’American Association of State Climatologists, 2010

Il clima ha una sua variabilità intrinseca che è dovuta a molti fattori come le eruzioni vulcaniche, l’attività solare, ecc. Il vero punto fondamentale da tenere a mente è che senza un modello che tenga conto di tutte le cause possibili il risultato sarà sempre vago e aleatorio. La ragione è che noi non abbiamo a disposizione un sistema chiuso. Anche se il contributo del Sole fosse ben prefissato, anche se la sua radiazione fosse assolutamente costante, anche se non ci fosse alcuna variazione nei gas capaci di assorbirla, gli oceani continuerebbero a comunicare con l’esterno in modo erratico, influendo pesantemente sulla temperatura esterna.

Richard Lindzen, fisico e climatologo, MIT, 1990

Le temperature medie sono aumentate solo di circa 0,6 gradi dall’inizio dell’era industriale e il cambiamento non è stato uniforme – il riscaldamento si è verificato principalmente nel corso dei periodi 1919-1940 e 1976-1998, con un raffreddamento intermedio. I ricercatori non sono stati in grado di spiegare questa discrepanza.

Richard Lindzen, fisico e climatologo, MIT, 2009

Da scienziata, resto scettica. Ho deciso di non pronunciarmi finché non avrò un contributo positivo da dare.

Joanne Simpson (1923-2010), scienziata dell’atmosfera, prima donna a ricevere un dottorato in meteorologia, ricercatrice della NASA, definita “tra i più preminenti gli scienziati degli ultimi 100 anni”

Siamo ipoteticamente più minacciati dal freddo che dal riscaldamento globale.

Yuri Izrael, vice presidente russo del IPCC fino al 2008

Senza dubbio, sono necessari molti più progressi per quanto riguarda la nostra attuale comprensione del clima e le nostre capacità di creare di modellizzarlo…E solo allora dovremmo fare affidamento su quei modelli per informare le politiche. Fino a quel momento, la variabilità del clima rimane controversa e incerta

Oliver W. Frauenfeld, climatologo (University of Texas) co-autore del rapporto IPCC del 2007

Si tratta di una menzogna sfacciata propinata dai media l’idea che ci sia solo una frangia di scienziati che non si beve il riscaldamento globale antropogenico

Stanley B. Goldenberg, scienziato atmosferico, NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration)

In qualche modo sono stato bollato come una persona orribile sbucata fuori da qualche girone dell’inferno. Non c’è proprio alcuna tolleranza in questo momento.

Robert Balling, climatologo all’Arizona State University, ex IPCC

Per la maggior parte della vita negli oceani, riscaldamento significa crescita più rapida, fabbisogno energetico ridotto per conservare la temperatura, mortalità invernali inferiori e più ampie gamme di distribuzione. Nessuno sa se la Terra continuerà a riscaldarsi oppure, dopo aver raggiunto un picco nel 1998, sia all’inizio di un ciclo di raffreddamento che durerà diversi decenni o più

John T. Everett, ex IPCC, ex NOAA, consulente del Congresso americano per gli oceani e la vita marina

Rassegno le dimissioni perché ho constatato che quella parte dell’IPCC che fa riferimento alle mie competenze si è politicizzata

Christopher W. Landsea, ex IPCC, scienziato atmosferico, NOAA

Quando la gente verrà a sapere la verità, si sentirà ingannata dalla scienza e dagli scienziati

Kiminori Itoh, ex IPCC, fisico e chimico alla Yokohama National University

Diffidate dei sensitivi del riscaldamento globale che ci avvertono di cambiamenti di clima senza precedenti. Nella maggior parte dei casi, sono senza precedenti solo a causa della scarsa longevità della maggior parte degli scienziati.

Robert E. Davis, ex IPCC, climatologo all’Università della Virginia, già presidente della Association of American Geographers

Presumere che il [riscaldamento globale] sia un problema significa dare per scontato che lo stato odierno del clima della Terra sia quello ottimale, il clima migliore che potremmo avere o abbiamo mai avuto e che dobbiamo adottare misure per assicurarci che non cambi. Vorrei domandare a chi deve essere accordato il privilegio di decidere che questo particolare clima è il migliore per tutti gli altri esseri umani. Penso che sia una posizione piuttosto arrogante.

Michael Griffin, direttore della NASA ed ex capo del Dipartimento spaziale al Laboratorio di Fisica Applicata della Johns Hopkins University

A seconda del periodo geologico terrestre che uno sceglie, il clima sarà in fase di riscaldamento o di raffreddamento. Scegliere se la terra si sta riscaldando o raffreddando è semplicemente una questione di decidere quale intervallo si prende in considerazione

Lee C. Gerhard, ex IPCC, direttore della Kansas, Geological Society, docente emerito della University of Kansas

Mi sono dimesso dalla posizione di climatologo dello stato della Virginia perché mi è stato detto che non potevo parlare in pubblico di questioni relative alla mia area di competenza, il riscaldamento globale, in qualità di climatologo di stato…Era impossibile conservare la mia libertà accademica con questo tipo di restrizioni della libertà d’espressione

Patrick J. Michaels, climatologo alla University of Virginia

Siamo già entrati in una fase di raffreddamento che credo continuerà almeno per i prossimi 15 anni. Non vi è alcun dubbio che il riscaldamento degli anni 1980 e 1990 si è arrestato.

Anastasios Tsonis, climatologo, University of Wisconsin, settembre 2013

Come molti altri, ero personalmente certo che la CO2 fosse responsabile del riscaldamento globale. Ma dopo aver esaminato attentamente le prove, mi sono reso conto che le cose sono molto più complicate della storia che ci hanno rifilato molti climatologi o di quelle rigurgitate dai media… L’attività solare può spiegare gran parte del riscaldamento globale del ventesimo secolo

Nir Shaviv, astrofisico e climatologo, Hebrew University of Jerusalem, 2007

Si dovrebbe spostare l’attenzione della ricerca sul clima dall’anidride carbonica alla natura e alle variazioni naturali, legate all’attività solare e ad altre cause naturali. È più probabile che sia lì che troveremo la causa principale per il presente (e futuro) cambiamento climatico.

Ole Humlum, geoscienziato, University of Oslo, 2012

Dopo una disperata ricerca bibliografica durata quattro anni e che ha coinvolto ben 30 laureati in ingegneria e scienze, dobbiamo ancora incontrare un articolo scientifico che dimostri un nesso causale quantitativo tra l’aumento di anidride carbonica e quello della temperatura globale.

Michael J. Economides, chimico e ingegnere biomolecolare, University of Houston, 2009

Il caldo dei nostri giorni non è significativamente maggiore rispetto al periodo caldo medievale o a quello romano. Perciò com’è che pensiamo di sapere che il caldo di oggi è causato dall’uomo, mentre quello degli ultimi due periodi caldi non poteva essere stato causato dai nostri antenati?

Roy W. Spencer, ex climatologo della NASA e responsabile del Global Hydrology and Climate Center of the National Space Science and Technology Center ad Huntsville, Alabama Luglio 2013

Speriamo che il riscaldamento globale prodotto dall’uomo verrà riconosciuto per la bufala che è

Dirck T. Hartmann, fisico, NASA Apollo Space Program

Il Sole sembra essere il principale fattore nel cambiamento climatico globale

Eigil Friis-Christensen, fisico, direttore del Danish National Space Centre, affiliato alla NASA e all’Agenzia Spaziale Europea

L’anidride carbonica non è responsabile del riscaldamento del clima globale negli ultimi 150 anni. Per oltre il 90 per cento il mutamento dipende da cambiamenti nel rapporto Terra-Sole collegate alle fluttuazioni climatiche. Esaminando la storia del clima del nostro pianeta, è chiaro – e piuttosto rassicurante per quanto riguarda le possibili conseguenze del riscaldamento globale previste dall’IPCC – che ora (più precisamente negli ultimi due, tre milioni di anni) ci troviamo in un periodo di clima molto freddo. Qualsiasi riscaldamento ci darebbe solo il miglior clima a lungo termine degli ultimi 560 milioni anni…Vari studi indicano che le fasi più calde sono generalmente migliori

Klaus P. Heiss, matematico, Princeton University, NASA

Una delle affermazioni più spaventose sul riscaldamento globale che si sente dire in giro, nelle stanze dei bottoni, è che “la scienza ha parlato”. Beh, forse alcuni scienziati lo hanno fatto, ma la presunzione di infallibilità divina è un po’ ardua da digerire

Garth W. Paltridge, scienziato atmosferico e docente emerito all’University of Tasmania

Una cosa è imporre misure drastiche e dure sanzioni economiche quando un problema ambientale è netto e drammatico, ma è sciocco farlo quando il problema è in gran parte ipotetico e non suffragato da osservazioni. Al momento non abbiamo alcuna prova convincente o osservazioni di cambiamenti climatici significativi che chiami in causa qualcosa di diverso da fattori naturali

Frederick Seitz, fisico ed ex presidente della National Academy of Sciences

È molto più facile per uno scienziato sedersi in un edificio climatizzato ed eseguire modelli al computer che indossare abiti invernali e misurare cosa stia realmente accadendo là fuori, nelle paludi e tra le nuvole. Ecco perché gli esperti dei modelli climatici finiscono per credere ai propri modelli

Freeman Dyson, professore emerito di Fisica alla Princeton University

Il vento solare diventa più intenso quando il Sole è attivo. E spazza via dal sistema solare i raggi cosmici come una scopa, con un impatto decisivo sulla formazione di nubi, che raffreddano sia l’atmosfera sia l’intero pianeta

Lev Zeleny, direttore dell’Istituto di Ricerca Spaziale presso l’Accademia Russa delle Scienze

Purtroppo, la scienza climatica è diventata una scienza politica.

Robert Austin, fisico a Princeton

Non c’è più nessun riscaldamento globale

Vincent Courtillot, geofisico, direttore dell’Institut de physique du globe di Paris, luglio 2013

L’uomo è responsabile di una parte del riscaldamento globale, ma la maggior parte è naturale.

L’unica cosa di cui preoccuparsi riguardo al riscaldamento globale è il danno causato dalle preoccupazioni stesse. Perché alcuni scienziati si preoccupano? Forse perché sentono che smettere di preoccuparsi può significare smettere di essere pagati. La Terra ha vissuto un ciclo continuo di ere glaciali per milioni di anni. Il freddo, con periodi glaciali che interessano i poli e le medie latitudini, persiste per circa 100.000 anni, fasi scandite da più brevi periodi più caldi, chiamati interglaciali. Tutte le glaciazioni iniziano con un periodo di riscaldamento globale. [questi riscaldamenti] sono i precursori di nuove ere glaciali. In realtà il riscaldamento è una cosa buona. Le glaciazioni sono mortali e possono anche uccidere milioni di persone. L’umanità non può bloccarle. Proprio come l’umanità non può influire sul clima a lungo termine del pianeta, non può impedire che una glaciazione abbia luogo. Il clima è governato principalmente dal Sole.

Le attività umane possono avere un certo impatto sulla transizione verso condizioni glaciali, aumentando il flusso d’acqua polare e accelerando l’avvento di una glaciazione. Quello che sta accadendo è molto simile al precedente di 115 mila anni fa, quando si è innescata l’ultima glaciazione. È difficile da capire, ma è davvero così: l’ultima glaciazione è stata accompagnata dalla crescita della temperatura media globale, ossia dal riscaldamento globale.

Quel che accadde fu che il Sole riscaldò più i tropici e raffreddò l’Artico e l’Antartico. Poiché i tropici sono molto più grandi dei poli, la temperatura media globale aumentava. Ma in aumento era anche la differenza di temperatura tra oceani e poli, cioè la condizione fondamentale di espansione dei ghiacci polari. Che ci crediate o no, l’ultima glaciazione è cominciata con un riscaldamento globale!

Man mano che più vapore acqueo arriva ai poli l’Antartide produce iceberg e si addensa, mentre centro del polo nord si libera dai ghiacci e le latitudini più basse subiscono nevicate pesanti che a poco a poco iniziano a migrare verso sud.

Un deterioramento globale del clima, di un ordine di grandezza maggiore di qualunque finora sperimentato dall’umanità civilizzata, è una possibilità molto reale e in effetti può avvenire in tempi rapidi, anche in una dozzina d’anni.

Man mano che il ghiaccio inizia a procedere verso sud dal Mare Artico la produzione di cibo si ridurrà notevolmente ci saranno abbondanti anomalie climatiche alle latitudini settentrionali ma anche meridionali. Potrebbero verificarsi tempeste globali. In alcune regioni potrebbero verificarsi ondate di freddo anomalo, mentre altre arrostirebbero con picchi di temperature mai viste prima dalla nostra civiltà.

Ed è esattamente ciò che sta accadendo ora.

George Kukla, luminare della paleoclimatologia, ex Columbia University, ricercatore presso il Lamont-Doherty Earth Observatory, 2007-2011

Forget warming—beware the new Ice Age,” Canada.com

Riscaldamento globale > glaciazione

A cura di Stefano Fait

Paradiso Riconquistato [blog per architetti di mondi nuovi – poliglotta]

Web Caffè Bookique [Facebook]

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TWC5crescita graduale dell’innevamento nell’emisfero settentrionale

Il seguente studio conferma le intuizioni di dell’agronomo, ingegnere e glaciologo John D. Hamaker (1914–1994): quando le differenze di temperatura tra i poli e i tropici aumentano, si intensificano anche gli eventi climatici estremi. Più umidità evaporata viene sospinta dalle correnti atmosferiche alle latitudini più elevate, dove si deposita come ghiaccio e neve, causando le glaciazioni e un’altra era glaciale.

Perciò il meccanismo delle ere glaciali dovrebbe essere grosso modo questo: riscaldamento globale > maggiori precipitazioni alle alte latitudini (e in montagna) per via delle temperature più miti > accumulo di neve in primavera > maggior effetto albedo > rafforzamento di questo meccanismo a causa dell’ibernazione solare (atrofizzazione di uno o più cicli di attività solare) e della maggior concentrazione di pulviscolo atmosferico (meteoriti e vulcanismo, che si accentua nelle fase di raffreddamento, neutralizzando l’eventuale ripresa dell’attività solare) e di raggi cosmici (che creano nubi e sono schermati quando il Sole è ai massimi della sua attività).
[si tratta di una semplificazione: andrebbe spiegato come mai Alaska e Siberia divengano più calde, nelle fase glaciali]
Qui altri dettagli:
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/11/21/bignamino-del-mutamento-climatico/

*****

Ecco lo studio in questione  [ma si veda anche Tatjana Boettger, Elena Yu. Novenko, Andrej A. Velichko, Olga K. Borisova, Konstantin V. Kremenetski, Stefan Knetsch, Frank W. Junge (2009): Instability of climate and vegetation dynamics in Central and Eastern Europe during the final stage of the Last Interglacial (Eemian, Mikulino) and Early Glaciation Quarternary International 207, 137-144]

María-Fernanda Sánchez-Goñi, Edouard Bard, Amaelle Landais, Linda Rossignol, Francesco d’Errico, “Air-sea temperature decoupling in Western Europe during the last interglacial/glacial transition”, Nature Geoscience, 1 September 2013

L’inizio dell’ultimo periodo glaciale ha richiesto un accumulo di neve a latitudini più elevate per formare lo strato di ghiaccio che si è espanso dai poli fino a coprire una vasta area dell’emisfero settentrionale. Questo poteva succedere solo con con elevata umidità e temperature moderate – è quando la pioggia incontra l’aria fredda che si trasforma in neve. Quando fa troppo freddo la neve non si forma in quantità sufficiente per alimentare una glaciazione.

Le temperature fredde sono generalmente associate a tempo asciutto e scarse precipitazioni. Per far cadere la neve, il tempo deve essere umido e la temperatura solo moderatamente bassa.

Analizzando campioni di sedimenti risalenti a 80 000-70 000 anni fa (Galizia e Golfo di Biscaglia), i ricercatori hanno dimostrato che durante questo periodo le temperature dell’acqua nel golfo di Biscaglia sono rimaste relativamente alte, mentre le temperature nell’Europa continentale sono progressivamente diminuite. Portata a nord dal vento, l’umidità rilasciata da questo contrasto termico sembra aver causato le nevicate che hanno formato lo strato di ghiaccio polare.

Gli scienziati hanno potuto ricostruire i cambiamenti nella copertura vegetale della costa atlantica e nelle temperature dell’Oceano Atlantico. Essi hanno osservato un sorprendente disaccoppiamento tra la temperatura del Golfo di Biscaglia e quella del continente europeo. Quando le temperature erano molto fredde sulla terraferma, gli oceani sono rimasti caldi, specialmente durante i periodi di raffreddamento intenso che hanno luogo all’inizio di una glaciazione. Questa divergenza corrisponde a periodi in cui la Corrente del Golfo, una forte corrente marina che trasporta le acque calde del Golfo del Messico verso nord, è stata spinta verso il Golfo di Biscaglia dal meccanismo descritto nel film “L’Alba del giorno dopo”. È stato il contrasto di temperatura tra il Golfo di Biscaglia e la terraferma adiacente che ha rilasciato un’elevata umidità che è stata poi trasportata verso il polo nord dai venti, causando, secondo i ricercatori, l’abbondante nevicata che ha formato lo strato di ghiaccio polare.

http://phys.org/print297254823.html

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RICAPITOLANDO

1. Le temperature globali sono stabili da diversi anni, dopo essere aumentate di 0,69 gradi in 100 anni, cioè la differenza di temperatura che ci può essere tra il primo e l’ultimo piano di un condominio;

2. il vero cambiamento climatico percepito è dovuto alle correnti atmosferiche e oceaniche, che sono “impazzite” e zigzagano invece di scorrere omogeneamente. Per questo nevica ad aprile e si può girare con la giacca a gennaio. Per questo in Siberia c’è caldo record in novembre e nel Nord America si è trasferito armi e bagagli l’Artico dalla fine di novembre;

3. le temperature del Nord Europa sono in calo da diversi anni;

4. il mutamento climatico brusco è dovuto principalmente all’interazione elettromagnetica tra Sole, Terra e Sistema Solare (ragione per cui si verifica anche in pianeti lontani dal Sole come Plutone) e che si manifesta come accentuato vulcanismo sottomarino (nei fondali oceanici la crosta terrestre è più sottile);

5. l’anidride carbonica è un gas serra di importanza relativa rispetto al vapore acqueo e comunque le emissioni umane contano per il 4% della produzione terrestre i Co2. Il nostro contributo è davvero minimo e l’idea che le nostre emissioni scateneranno un effetto amplificatore che si autoalimenta ed è incentrato sull’aumento del vapore acqueo è peregrina. Dobbiamo prenderci cura del pianeta, ma per le ragioni giuste, non per questa boiata del riscaldamento globale dovuto all’uomo;

6. il sole sta andando nella sua ciclica ibernazione, che è normalmente associata ad un calo di temperature: il contrasto tra un oceano relativamente caldo e un’atmosfera in raffreddamento (Nord Europa e Nord America) produce maggiori precipitazioni nevose (es. Alpi italiane negli ultimi anni) che non arrivano a sciogliersi in estate e producono un effetto albedo che causa un deficit nel budget energetico del pianeta (perdiamo più energia di quella che generiamo, inclusa quella vulcanica);

7. il deficit energetico produce un circolo vizioso per cui i ghiacci cominciano ad espandersi verso sud e riflettono sempre più luce solare, abbassando le temperature: questo innesca la glaciazione e le ere glaciali;

8. nei prossimi anni lo scioglimento estivo dei ghiacci artici devierà la Corrente del Golfo verso la Francia e darà il colpo di grazia al clima Nord Europeo: a quel punto niente potrà fermare il ghiaccio;

Il Sole procede verso l’ibernazione (e non è colpa nostra!)

https://twitter.com/stefanofait

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gli Estranei: saranno loro ad assumere il controllo del pianeta?

Winter is coming: “Nel frattempo, oltre la Barriera, Jon Snow e i Guardiani della Notte si preparano all’impatto con forze oscure e dimenticate”

PREMESSA: quando si legge “il 97% degli esperti è concorde nell’affermare che il riscaldamento globale è causato dall’uomo” quel dato (non verificato, ma in questo caso non è importante) si riferisce anche agli scienziati che considerano le attività umane in parte responsabili, pur ritenendo che l’attività solare sia la maggior responsabile.
Nessuno può negare che l’uomo c’entri qualcosa, il fatto è che il suo impatto è trascurabile rispetto a quello dei cicli naturali.
Questa è sempre stata la mia posizione, fin dal mio primo post di fine 2011:
http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/il-riscaldamento-globale-e-solo-in.html

I fatti stanno dando ragione a quelli che la pensano come me. L’anidride carbonica batte un record dopo l’altro, eppure le temperature globali si sono stabilizzate (aggiornate a giugno)

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http://www.kaltesonne.de/?p=11437

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Esperti incapaci di spiegare la ragione per cui l’attività solare ha raggiunto minimi record quando invece dovrebbe essere ai suoi massimi. Si ipotizza il sopraggiungere di una glaciazione:
http://www.irishtimes.com/sun-s-bizarre-activity-may-trigger-another-ice-age-1.1460937

http://solarscience.msfc.nasa.gov/predict.shtml

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Da notare che Leif Svalgaard l’aveva previsto già nel 2005

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1029/2004GL021664/abstract

Ma mi pare, per quel che posso capire, che Salvatore del Prete abbia le idee più chiare di tanti altri e stia mirando più vicino al bersaglio, nel senso che Svalgaard dovrà presto rinunciare al suo approccio gradualista e accettare il fatto che le glaciazioni possono verificarsi in tempi sorprendentemente rapidi.
Dibattito sterilmente polemico tra i due (ma qualcosa di utile ne viene fuori):
http://wattsupwiththat.com/2013/07/15/newsbytes-suns-bizarre-activity-may-trigger-another-little-ice-age-or-not/

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L’attuale “apocalittico” riscaldamento globale di meno di un grado centigrado è stata solo una piccola interferenza nel ciclo glaciale.

Se, come è assai probabile e plausibile, il clima è governato principalmente dal Sole e se i vari studi (incluso quello della NASA) che prevedono l’ibernazione solare sono corretti
http://news.nationalgeographic.com/news/2011/06/110614-sun-hibernation-solar-cycle-sunspots-space-science/

allora siamo arrivati a settembre, la fine dell’estate, l’approssimarsi del Gran Minimo. Fa ancora relativamente caldo, ma le temperature non salgono più e si avvicina il momento in cui comincerà a fare fresco (già nel 2014?) e poi entreremo nel lungo inverno – winter is coming – del ciclo glaciale (dal 2018-2019 in poi). Non ci saranno più riprese della temperatura globale e, nel giro di pochi anni, si potrebbe verificare un Minimo di Maunder, un Minimo di Dalton, oppure le temperature medie potrebbero diminuire fino a 18-20 gradi rispetto alla media attuale. Altro che la bazzecola dei 0,6 gradi di aumento del riscaldamento globale. Altro che piccola era glaciale.

il prossimo massimo dovrebbe collocarsi nel 2030.

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Progressivi “aggiustamenti” verso il basso nelle previsioni del Met Office – il centro meteorologico britannico – resi necessari da: “doloroso impatto con la realtà” (tra l’altro sono gli unici al mondo a considerare il 1998 più freddo del 2007)

Per aggiornamenti su FB, vi rimando al benemerito gruppo “attività solare

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Passo del Susten (Svizzera), al tempo dei Romani e ai nostri giorni

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Non è scettico Fritz Vahrenholt, anzi, è convinto che l’uomo abbia ci abbia messo del suo nelle dinamiche del clima. Ma non vuole più fidarsi dell’IPCC e, ovviamente, anche di tutto il movimento salva-pianeta da cui il Panel è stato a suo dire ideologicamente contaminato.

Il perché lo spiega lui, ed è semplice. Come esperto di rinnovabili ha partecipato al processo di revisione dell’ultimo Report del Panel ONU sulle risorse rinnovabili, trovando più di qualcosa che non andava. I suoi rilievi, racconta, sono stati semplicemente messi da parte. Questo gli ha fatto sorgere il dubbio che l’approccio potesse essere simile anche nel report per i cambiamenti climatici, e quindi ha fatto un po’ di ricerca.

Risultato, questo libro. Ottocento citazioni bibliografiche e decine di illustrazioni con cui invita caldamente a non fidarsi più dell’IPCC e a non dare ascolto ai presagi catastrofici, con cui documenta che il ruolo del Sole non è stato solo sottostimato, è stato del tutto ignorato, probabilmente, come egli asserisce, con cognizione di causa. Tutto con lo scopo di mantenere in piedi la traballante sovrastima del ruolo delle emissioni antropiche.

http://www.climatemonitor.it/?p=23441

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Climatologi serristi che ammettono che il riscaldamento globale ristagna

5 July, 2005

The scientific community would come down on me in no uncertain terms if I said the world had cooled from 1998. OK it has but it is only 7 years of data and it isn’t statistically significant…,” Dr. Phil Jones – CRU emails.

7 May, 2009

“No upward trend” has to continue for a total of 15 years before we get worried,” Dr. Phil Jones – CRU emails.

15 Aug 2009

“…This lack of overall warming is analogous to the period from 2002 to 2008 when decreasing solar irradiance also countered much of the anthropogenic warming…,” Dr. Judith L. Lean – Geophysical Research Letters.

19 November 2009

At present, however, the warming is taking a break.[…] There can be no argument about that,” Dr. Mojib Latif – Spiegel.

19 November 2009

It cannot be denied that this is one of the hottest issues in the scientific community. [….] We don’t really know why this stagnation is taking place at this point,” Dr. Jochem Marotzke – Spiegel.

13 February 2010

Phil Jones: “I’m a scientist trying to measure temperature. If I registered that the climate has been cooling I’d say so. But it hasn’t until recently – and then barely at all.”

BBC: “Do you agree that from 1995 to the present there has been no statistically-significant global warming?”

Phil Jones: “Yes, but only just.”

2010
“…The decade of 1999-2008 is still the warmest of the last 30 years, though the global temperature increment is near zero…,” Prof. Shaowu Wang et al – Advances in Climate Change Research.

20 giugno 2013

Finora, nessuno è stato in grado di fornire una risposta convincente al perché il cambiamento climatico sembra essersi preso una pausa. Siamo di fronte ad un puzzle. Le emissioni di CO2 recenti sono effettivamente aumentate e in maniera più rapida di quel che temevamo. Di conseguenza, secondo la maggior parte dei modelli climatici, dovremmo avere temperature aumentate di 0,25 gradi Celsius (0,45 gradi Fahrenheit) nel corso degli ultimi 10 anni. Questo non è successo. In realtà, l’aumento negli ultimi 15 anni è stato solo di 0,06 gradi Celsius (0,11 gradi Fahrenheit) – Un valore molto vicino a zero. Questo è un serio problema scientifico che il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC), dovrà affrontare quando si presenta la prossima relazione di valutazione alla fine del prossimo anno” Hans von Storch – Spiegel

IL MECCANISMO CHE CAUSA GLACIAZIONI ANCHE SENZA VARIARE DRASTICAMENTE LE TEMPERATURE NEL RESTO DEL MONDO (POSSONO RIMANERE ANCHE MOLTO ELEVATE):
“lf the less active sun does cause cooling, then am beginning to understand how it could do it and that the cooling could be sudden. Because during summer we have been getting a Polar jet that has been splitting in two. Where you get these splits you often have areas of high pressure sitting in the middle of them. What would be a real worry is that this pattern lasts into the winter. As these highs will set up large pools of cold air, due to drawing cold air down from the north and heat loss by clearer skies.
But because you got the jet running to the north and south of them. Then you will have areas of low pressure running to the north and south of them as well, along with the weather fronts they bring.
This sort of set up would bring cold and snowy winters to large areas of the northern half of the Northern Hemisphere. lf this sort of pattern sets in for a dozen years or more, then you could be looking at the process of what causes ice ages to form…
What risks happening with the Polar jet pattern l have outlined is that it locks in a climate within these splits. Outside to the south of these patterns it can be warm as toast. But within these patterns you will get bitter winter weather. Also when the Polar jet splits the southern part will track further to the south. Pushing the cloud cover and colder air further to the south as well. While further to the north where the highs are clearer sky’s and snow cover will allow very rapid cooling. Any increase in moisture is likely to lead to more snowfall which would only add to the problem.

Spiegato da “taxed” in questo forum

Neve marzolina, glaciazione s’avvicina

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correlazioni tra attività solare e cambiamento climatico

Bloccati per ben 13 ore in Ungheria dal maltempo, precisamente da una tempesta di neve. E’accaduto a 150 turisti italiani, a bordo di tre pullman partiti da Castelnuovo Garfagnana e dalla Lucchesia per una gita tra Slovenia ed Ungheria.

http://www.julienews.it/notizia/cronaca/tempesta-di-neve-150-turisti-italiani-bloccati-in-ungheria/297484_cronaca_3.html

Sebbene alcuni esperti ci rassicurino sul fatto che la prossima glaciazione è stata rinviata sine die (a data da destinarsi), a causa del riscaldamento globale, quest’inverno e la primavera in corso (la primavera meteorologica comincia il 1 marzo) stanno mostrando abbondanti sintomi di un incombente raffreddamento globale. Sono ormai numerosissimi i climatologi che contestano la versione ufficiale del cambiamento climatico e molti di loro si aspettano che il riscaldamento inneschi un forte raffreddamento globale:

Circa un anno fa avevamo dato spazio alla teorie di un astrofisico di nazionalità russa, Habibullo Ismailovich Abdussamatov, che ha sostenuto il possibile inizio di una nuova piccola era glaciale a partire dal 2014 (leggere qui l’approfondimento). Sulla stessa lunghezza d’onda anche altri due ricercatori russi, Vladimir Bashkin e Rauf Galiulin: anche per loro starebbe per iniziare una fase più fredda per il nostro Pianeta, correlata con i diversi cicli di attività solare, prevista sempre più bassa.

Viene così aspramente contestata la tesi prevalente della Comunità Scientifica per la quale i cambiamenti climatici degli ultimi 150 anni siano imputabili principalmente all’azione dell’uomo, con conseguente riscaldamento antropico sotto forma di alterazione dell’effetto serra. Secondo la tesi dei due scienziati, la diminuzione termica globale sarebbe imminente ma piuttosto lenta in una prima fase, ben più attiva dopo qualche decennio”.

http://www.meteogiornale.it/notizia/26453-1-piccola-era-glaciale-in-arrivo-secondo-ricercatori-russi

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Guardate il ciclo 24 di attività solare (il nostro): dovrebbe essere al massimo. Quando entrerà nel suo minimo ciclico (verosimilmente a partire dal 2019) non sarà l’effetto serra a doverci preoccupare. Già adesso l’emissione di raggi UV è molto più bassa, quasi dimezzata, di quel che ci si dovrebbe attendere in una fase come quella corrente. Gli strati superiori dell’atmosfera sono diventati più freddi e le correnti a getto imprevedibili (perciò si passa dal gran caldo al gran freddo nel giro di magari una settimana). Dal prossimo inverno è prevedibile che il raffreddamento comincerà a farsi marcato, anche se ci potranno essere estati torride e siccità, in Europa, come in altre parti del mondo.
Poi, se il minimo sarà molto profondo, gli inverni (meteorologici) potrebbero durare dall’inizio di novembre fino a fine marzo e la neve a certe latitudini ed altezze non arriverà a sciogliersi, si accumulerà e produrrà un effetto albedo.

Bisognerebbe occuparsi seriamente della resa agricola e delle riserve di cibo, ma non pare sia la priorità dei nostri governanti, al momento. Pare invece che il programma atomico iraniano ed il feticismo austerista debbano continuare a dominare i prossimi mesi.

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In rosso più ghiaccio del normale, in blu meno ghiaccio della media

SPAGNA

42 le province spagnole in stato di allerta a causa di neve e pioggia. Nelle Asturie, 13 strade sono tuttora chiuse, così come hanno abbassato le saracinesche esercizi pubblici e commerciali. La strada A-67 della Cantabria, tra Madrid e Santander, è rimasta bloccata per diverse ore a causa dell’improvvisa bufera di neve. Panico tra decina di automobilisti, ma per fortuna senza alcuna conseguenza.

http://www.meteogiornale.it/notizia/26883-1-spagna-tra-bufere-di-neve-e-alluvioni

FRANCIA

L’emergenza maltempo sta assediando senza tregua da ormai oltre 24 ore il nord della Francia. Oltre 68.000 case in Bretagna e Bassa Normandia…sono rimaste prive d’energia elettrica. A causa della neve inoltre migliaia di persone sono rimaste bloccate tra la notte e la mattinata all’interno delle loro auto. In Bassa Normandia sono caduti in media tra i 50 e i 60 cm di neve, accompagnati da venti sostenuti. Un traghetto con oltre 500 persone bordo si è dovuto fermare a Cherbourg. Nessuna autostrada risulta per ora percorribile su tutta la parte nord-occidentale della Francia. A Lille, la circolazione dei treni ad alta velocità in arrivo e partenza è stata bloccata per ragioni di sicurezza, per consentire la pulizia dei binari. Bloccata anche la circolazione fra la Francia e il Belgio, dove i treni Tgv Thalys sulla percorrenza Parigi-Bruxelles sono fermi a causa delle forti perturbazioni. Sono peraltro bloccati anche i treni Tgv in partenza o in arrivo a Lille. Voli limitati negli aeroporti parigini di Roissy e Orly Ma permane ancora lo stato di allerta arancione in 26 dipartimenti nel nord e nordovest del Paese.

http://www.meteogiornale.it/notizia/26856-1-francia-eccezionali-bufere-di-neve-caos-e-paralisi

GERMANIA

Nel Land del Schleswig-Holstein, il più settentrionale della Germania, numerose scuole sono ancora chiuse. Ora il peggioramento si sta propagando verso la parte centrale del paese, dove tra oggi e domani sono attese fortissime nevicate, localmente in forma di blizzard.

http://www.meteogiornale.it/notizia/26848-1-germania-paralisi-da-neve-nel-settore-nord-video

REGNO UNITO

La possente ondata di gelo proveniente dalla Russia ha raggiunto il Regno Unito causando, oltre al tracollo termico, dei veri e propri blizzard. I disagi maggiori sono stati registrati nel sud dell’Inghilterra: lungo la strada A23 che collega le città di Crawley e Brighton, nel Sussex, a causa del manto stradale gelato si sono verificati alcuni incidenti con conseguente interruzione della normale circolazione.

In poco tempo si è formata una coda di 24 km e alcune decine di persone sono state costrette a trascorrere la notte all’interno delle proprie automobili. Fortunatamente non si sono verificate situazioni d’emergenza e stamane la situazione è tornata alla normalità.

http://www.meteogiornale.it/notizia/26845-1-bufere-di-neve-causano-disagi-nel-regno-unito-video

BELGIO

Un attacco invernale possente, che sta paralizzando mezza Europa…anche il Belgio è stato spazzato da gelidi venti, furiosi, accompagnati da tempeste di neve…si sono formati ingorghi per una lunghezza totale di 1670 km, demolendo il precedente record dello scorso 3 febbraio quando furono bloccati dalla neve un totale di 1285 km. Per la sicurezza dei passeggeri sono state sospese le corse dei treni veloci che collegano Bruxelles con Londra e Parigi. Sospesi anche i collegamenti per Amsterdam e Colonia. Secondo i meteorologi belgi sono caduti mediamente 20 cm di neve e per la prima volta dal 1925 – nel mese di marzo – la temperatura media del paese non ha superato lo zero nell’arco dell’intera giornata.

http://www.meteogiornale.it/notizia/26857-1-europa-nel-caos-a-causa-di-neve-e-gelo

NORD EUROPA

Temperature ancora in picchiata sulla gran parte dell’Europa Centro-Settentrionale, con picchi ancora sotto i 30 gradi sottozero nelle regioni interne norvegesi…Bufere di neve stanno interessando anche l’estremo sud dell’Inghilterra fin sulle coste del Canale della Manica: brevi apparizioni di neve con fiocchi hanno interessato nuovamente Londra, dove la temperatura è scesa fino a 2 gradi sottozero. A proposito di temperature, grande gelo in Scozia con temperature fino a -12°C anche a bassa quota.

http://www.meteogiornale.it/notizia/26833-1-gelo-nord-europa-blizzard-tra-inghilterra-e-francia

Si confermano i -35°C nelle zone interne centrali norvegesi, ma questa mattina spiccano anche i valori rigidi a latitudini più basse, nelle maggiori capitali. Ad Helsinki il termometro è sceso fino a -20°C, mentre su Oslo la colonnina di mercurio si è fermata a -17°C. Nella mappa sotto le temperature minime odierne su tutta l’Europa, con picchi sotto i -20°C anche sulle nazioni baltiche.

http://www.meteogiornale.it/notizia/26822-1-inverno-nord-europa-gelo-tra-scandinavia-e-paesi-baltici

EST EUROPA

Violenti blizzard hanno letteralmente paralizzato il settore ovest dell’Ucraina. Nella città di Leopoli, in poco meno di 48 ore, è caduta una quantità di neve che supera addirittura la media mensile. Neve e gelo che hanno causato il caos: fermi i mezzi pubblici e chiuso l’aeroporto. Nell’intera regione sono state danneggiate numerose linee elettriche e 60 centri abitati risultano ancora isolati.

Le intense bufere di neve hanno bloccato alcuni tratti dell’autostrada che collega Kiev al confine occidentale. Le situazioni più gravi sono state registrate nelle zone di confine con la Polonia, la Bielorussia, l’Ungheria e la Slovacchia. Lungo le strade si sono formate code per centinaia di chilometri. I soccorritori del Servizio Nazionale sono accorsi per aiutare gli automobilisti intrappolati nelle loro auto, organizzando dei punti di ristoro dove venivano servite pasti e bevande calde.

http://www.meteogiornale.it/notizia/26917-1-bufere-di-neve-paralizzano-ucraina-immagini-incredibili

Fuochino…fuoco…GHIACCIO! (cause e conseguenze di una glaciazione)

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a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

Web Caffè Bookique [Facebook]

IL SINDACO DI LONDRA: “il governo dovrebbe cominciare a considerare la possibilità che siamo agli inizi di una piccola era glaciale dovuta al calo di attività solare…evento che avrà grandi implicazioni per l’agricoltura, il turismo, i trasporti, la gestione del traffico aereo e l’economia nel suo complesso“.

http://www.telegraph.co.uk/comment/columnists/borisjohnson/9814618/Its-snowing-and-it-really-feels-like-the-start-of-a-mini-ice-age.html

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evento stratosferico sta portando aria artica fino agli Stati Uniti con temperature tra i -10 e i -40 C. L’articolo lo descrive come un fenomeno sempre più frequente negli ultimi anni, legato allo scioglimento dei ghiacci artici
http://www.climatecentral.org/news/stratospheric-phenomenon-is-bringing-frigid-cold-to-us-15479

qui il relativo studio sull’accresciuta frequenza e natura del fenomeno, che precisa come si tratti dell’opposto di quel che i “tropicalisti”/”serristi” si attendevano (cf. inverni sempre più miti – invece la seconda parte dell’inverno è sempre più rigida e nevosa in Eurasia e Nord America):
http://web.mit.edu/jlcohen/www/papers/Cohenetal2009.pdf

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Record assoluto di formazione di ghiaccio nell’Artico. Quando arriverà l’estate e si scioglierà a velocità ed in quantità senza precedenti (come nel 2012) ci saranno conseguenze nefaste.

Questo scioglimento [dei ghiacci artici] fa sì che una enorme mole d’acqua fredda e dolce si riversi nel nord Atlantico, andando a disturbare il flusso della corrente del Golfo. Infatti una modifica significativa della salinità dell’acqua e della temperatura potrebbe far saltare il meccanismo della corrente raffreddandola molto prima che raggiunga le coste europee e costringendola a fare ritorno in dietro addirittura a disperderla e annullarla. In tutti e due i casi l’Europa si troverebbe alle prese con un terribile e repentino cambiamento climatico. Un ritorno dei ghiacci interesserebbe tutta la Scandinavia, l’Islanda e parte della Gran Bretagna, l’Oceano sopra il 60° parallelo si trasformerebbe in una immensa distesa si ghiaccio. In conseguenza di ciò aumenterebbe tantissimo l’albedo totale e il fronte polare si abbasserebbe notevolmente, generando un raffreddamento sensibilissimo su tutta l’Europa, Italia inclusa. E’ lecito ricordare che questa teoria, inizialmente snobbata dalla comunità scientifica, sta negli ultimi mesi acquistando sempre più seguito. Ne sono prova gli ormai innumerevoli articoli che si trovano sull’argomento sia su giornali che su internet per gli interventi preoccupati di eminenti studiosi e climatologi di fama mondiale.

http://www.sqtradiometeo.it/images/La%20corrente%20del%20golfo/La%20corrente%20del%20golfo.htm

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Quello del 2012 è stato il dicembre più freddo dell’emisfero settentrionale dal dicembre del 2000

http://data.giss.nasa.gov/gistemp/tabledata_v3/NH.Ts+dSST.txt

Ecco cosa diceva riguardo all’Europa uno scenario di un rapporto commissionato dal Pentagono in cui diversi climatologi immaginavano cosa sarebbe potuto succedere in conseguenza del cambiamento climatico: sarà “la più pesantemente colpita dal cambiamento climatico, le temperature medie annuali scenderanno di 6 gradi Fahrenheit (un po’ più di 3 gradi centigradi) in meno di un decennio, con trasformazioni più drammatiche lungo la costa nord-occidentale. Il clima dell’Europea nord-occidentale sarà più freddo, secco e ventoso rendendola molto simile alla Siberia. L’Europa meridionale subirà un cambiamento minore ma verrà colpita ancora da violenti e intermittenti raffreddamenti e da rapidi sbalzi di temperatura. ridotte precipitazioni provocheranno la perdita di terreni coltivabili, il che diventerà un problema per tutta l’Europa contribuendo alla mancanza di scorte di cibo. L’Europa combatterà per arginare l’emigrazione dalle nazioni scandinave e dall’Europea settentrionale di popoli in cerca di temperature più miti, così come l’emigrazione dai paesi duramente colpiti in Africa e altrove”.

http://www.gbn.com/articles/pdfs/Abrupt%20Climate%20Change%20February%202004.pdf

http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/le-attivita-umane-hanno-solo-accentuato.html

Questa è la ricostruzione di quel che potrebbe accadere a causa dello scioglimento troppo rapido dei ghiacci artici (in questi anni, nell’Artico, nevica sempre di più, ma la neve si scioglie sempre più in fretta):

Il ghiaccio si scioglie, inonda gli oceani del nord con acqua fresca. Ciò causa un aumento più rapido della temperatura dell’acqua in estate. La differenza di temperatura tra l’Artico e gli oceani meridionali diventa troppo ridotta. Le correnti si bloccano e improvvisamente abbiamo un rimbalzo glaciale:

http://it.wikipedia.org/wiki/The_Day_After_Tomorrow_-_L%27alba_del_giorno_dopo

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/25/corrente-del-golfo-ormai-incapace-di-attraversare-latlantico/

Art Bell e Whitley Streiber, gli autori del libro “The coming global superstorm”, da cui è tratto il film sopracitato, descrivono quel che dovrebbe accadere perché si possa dire che lo scenario di una glaciazione improvvisa si sta effettivamente verificando:

“Diciamo che vivete a Dallas, o Madrid, o Roma. Il primo indizio che la supertempesta sta prendendo forma potrebbe essere delle previsioni del tempo secondo cui una serie di fronti freddi si muovono verso sud dal Mar Artico, uno dopo l’altro. Questo potrebbe accadere in qualsiasi momento dell’anno.

Potrebbe capitare di sentire che luoghi più settentrionali – Toronto, Stoccolma, Pechino – sono stati colpiti da condizioni meteo estremamente dure – piovosità straordinaria in estate, bufere di neve senza precedenti in inverno. Fenomeni che si protraggono per una settimana o più, intensificandosi.

Attraverso le pianure del nord del mondo – le pianure nordamericane, le steppe dell’Asia centrale – si comincerebbero a registrare raffiche di vento che possono superare le 100 miglia all’ora (c. 160 km/h).

Luoghi come Edmonton e Semipalatinsk, poi Minneapolis e Mosca, cesserebbero di comunicare con il mondo esterno. Alaska e Siberia settentrionale sarebbero mute già da molto prima.

Dall’Europa, all’Asia, all’America, intere popolazioni cercherebbero disperatamente di spostarsi verso sud.

Poiché le stesse alterazioni che modificano le correnti del Nord Atlantico influirebbero anche sul movimento delle correnti nel sud del mondo, l’Australia e la Nuova Zelanda sarebbero anch’esse colpite. Lì, l’estate si convertirebbe in inverno, o un inverno normale diventerebbe estremamente freddo. Maremoti devasterebbero le coste meridionali del continente. Tifoni improvvisi investirebbero le Filippine, il Giappone e le isole del Pacifico.

[Se tutto ciò si verificasse], quanto più a nord ci si trova, tanto più estreme saranno le condizioni.

Giorno dopo giorno, le tempeste continueranno, diventando più complesse ed organizzate, più grandi, assumendo forme mai osservate prima.

In tutto l’emisfero settentrionale avranno luogo spostamenti massicci di popolazione. Il caos regnerà e molte, molte persone periranno a causa della supertempesta.

Quando la supertempesta si sarà esaurita, diventerà subito evidente che è stata una catastrofe di proporzioni mozzafiato.

Si salveranno solo Portogallo, Italia meridionale e il sud della Spagna. L’intero Midwest americano si troverà sotto una lastra di ghiaccio che si estende attraverso la Siberia e il nord Europa. Questo ghiaccio rifletterà una grande quantità di luce solare e calore verso lo spazio.

Se la tempesta – come pare possa essere accaduto l’ultima volta – colpirà in estate, il ghiaccio probabilmente si scioglierà.

È possibile che questo sia proprio quel che è successo l’ultima volta e, come vedremo, è stato registrato nei miti di tutto il mondo.

Se la tempesta avrà luogo in autunno o in inverno, allora il ghiaccio potrebbe teoricamente compattarsi così tanto nei mesi successivi e riflettere così tanto calore e luce che l’estate successiva semplicemente non sarà abbastanza calda da farlo sciogliere. L’inverno che seguirà sarà il più freddo della storia.

L’effetto finale e ironico del riscaldamento globale diventerebbe subito chiaro ai superstiti: l’inizio di una nuova era glaciale”.

http://www.bibliotecapleyades.net/ciencia/esp_ciencia_tsunami17a.htm

Stiamo forse già assistendo ad un’anticipazione di tutto questo?

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/09/la-fine-del-riscaldamento-globale-per-chi-ha-occhi-per-vedere/

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/08/25/il-rimbalzo-glaciale/

http://www.meteogiornale.it/notizia/25348-1-record-copertura-nevosa-eurasia

http://www.meteogiornale.it/notizia/26149-1-super-tempesta-portogallo-1-metro-di-neve-in-montagna

http://www.meteogiornale.it/notizia/26145-1-europa-centrale-paralizzata-da-gelo-e-neve

http://www.meteogiornale.it/notizia/26139-1-neve-in-regno-unito-e-india-caldo-record-a-sydney

http://www.guardian.co.uk/world/2013/jan/20/snow-britain-big-freeze

http://www.meteogiornale.it/notizia/26152-1-parigi-forte-nevicata

http://www.meteogiornale.it/notizia/26030-1-neve-gerusalemme-maggiore-ultimo-ventennio

http://www.meteogiornale.it/notizia/26029-1-libano-sconvolto-dal-maltempo-neve-a-ridosso-della-costa

http://www.meteogiornale.it/notizia/26017-1-neve-a-damasco-e-gerusalemme-gran-freddo-tra-india-nepal

http://www.meteogiornale.it/notizia/26000-1-maltempo-freddo-neve-da-grecia-a-giordania-australia-brucia

http://www.meteogiornale.it/notizia/25994-1-nord-india-grande-freddo-quasi-200-vittime

http://www.meteogiornale.it/notizia/25990-1-grecia-investita-da-ondata-di-gelo-neve-su-atene

http://www.meteogiornale.it/notizia/25415-1-tempesta-inaudita-candelaria-brasile-video-evento

http://www.meteogiornale.it/notizia/25275-1-nord-della-cina-paralizzata-da-improvvise-bufere-di-neve

http://www.meteogiornale.it/notizia/25893-1-neve-in-iran-gelo-intenso-in-asia-centrale-e-tra-cina-e-corea

http://www.meteogiornale.it/notizia/25882-1-cina-causa-gelo-anticipa-apertura-il-festival-del-ghiaccio-di-harbin

http://www.meteogiornale.it/notizia/25862-1-neve-negli-usa-e-in-afghanistan-gelo-record-in-groenlandia-caldo-in-brasile-e-namibia

http://www.meteogiornale.it/notizia/26186-1-gelo-intenso-dal-canada-verso-il-nord-est-stati-uniti

http://www.meteogiornale.it/notizia/26170-1-mosca-stagione-di-neve-eccezionale-arriva-il-gelo

Le glaciazioni cambiano il mondo in pochi mesi, non anni o secoli

“Il vortice dell’uragano sta risucchiando aria estremamente fredda dalla troposfera esterna…”

“Ma l’aria non dovrebbe riscaldarsi prima di raggiungere il suolo?”

“Dovrebbe. Ma non è così. L’aria sta scendendo troppo rapidamente”.

“Si tratta di un episodio isolato?”

“Temo di no”.

“Abbiamo individuato due supercelle in aggiunta a quello sopra Scozia”.

“Una nel nord del Canada ….. ed un’altra sulla Siberia”.

“E sappiamo i loro percorsi previsti?”

“Sì. Le nostre stime precedenti di sei a otto settimane non ci sono andate neppure vicino. Questa tempesta sta per cambiare il volto del nostro pianeta”.

“L’aria sarà così fredda, che ti può far assiderare in pochi secondi”

“Quando sarà finita, ghiaccio e neve copriranno l’intero emisfero settentrionale. Il ghiaccio e la neve riflettono la luce del sole. L’atmosfera della Terra si riassesterà ad una temperatura media vicina a quella dell’ultima era glaciale.
“Ebbene, cosa possiamo fare?”
“Spostarsi quanto più a sud sia possibile”.

copione de “L’Alba del giorno dopo

http://www.script-o-rama.com/movie_scripts/d/day-after-tomorrow-script-transcript.html

Patterson e il suo gruppo di collaboratori si sono recati in Irlanda ed hanno estratto una carota di fango dal fondale del lago Lough Monreagh. Ne hanno ricavato delle sezioni sottilissime (pare che siano le prime a raggiungere uno spessore compreso tra 0.5 mm e 1 mm), con le quali è stato possibile ottenere serie di dati dettagliatissime. I ricercatori si sono soffermati su un periodo risalente a circa 12800 anni fa, momento in cui l’Emisfero Nord del nostro pianeta affrontava uno sconvolgimento climatico davvero affascinante: lo Younger Dryas (Y-D).

Lo Y-D è stato caratterizzato da temperature molto rigide, una vera e propria era glaciale, singolarmente durata circa 1300 anni. Vale la pena inserire questo evento nell’appropriato contesto. In quegli anni la Terra si stava riprendendo dall’ultima grande era glaciale. In particolare, focalizzandoci sul nostro emisfero, le temperature stavano gradualmente aumentando, mentre le grandi calotte glaciali si ritiravano rapidamente (la calotta glaciale superstite più importante era la Laurentide, che ricopriva nel momento di massima estensione quasi tutti il nord America.

Le ipotesi accreditate attribuiscono proprio alla fusione della calotta Laurenziana l’innesco della mini-glaciazione dello Y-D. L’immissione improvvisa e massiccia di acqua dolce avrebbe causato l’alterazione profonda della circolazione oceanica nord-atlantica.

Fino ad oggi, tuttavia, si pensava che la fase di transizione che ha portato alle condizioni piene dello Y-D abbia avuto una durata di qualche decennio. Lo studio condotto da Patterson, basandosi su dati ad altissima risoluzione, ha messo in luce, invece, un meccanismo molto più rapido. La produttività  biologica del lago esaminato in Irlanda si è azzerata NEL GIRO DI POCHI MESI, FORSE UN ANNO. Tale calo nella produttività  è inequivocabilmente legato ad una CADUTA VERTICALE DELLA TEMPERATURA DELL’ARIA.

Altri studiosi, interrogati sui risultati di questa ricerca, si dicono convinti che i dati possano rivelarsi coerenti e corretti. Infatti, gli ultimi carotaggi effettuati in Groenlandia indicavano una transizione tra 1 e 3 anni. Quindi apparentemente vi è coerenza con i dati irlandesi.

A partire dal termine dello Y-D, la produttività  di Lough Monreagh ha impiegato ulteriori due secoli per tornare ai livelli iniziali.

Questo studio getta una luce interessante sui cosiddetti Abrupt Climate Change, materia di studio piuttosto recente nell’ambito della paleoclimatologia. Alla iniziale idea di un clima immutabile nel breve periodo, cambievole solo su scala geologica, nel corso degli anni si è andata sostituendo la realtà  sperimentale dei fatti: un clima variabile, anche sostanzialmente, in ogni suo orizzonte temporale. Questo ultimo studio ci parla di mutazioni climatiche sconvolgenti nel giro di pochi mesi”.

Claudio Gravina

http://www.climatemonitor.it/?p=5249

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