Di semiti, ebrei, ariani, arii e dell’Armageddon

Cattura

Omaggio ad Ahmadinejad – le parole che nessun politico italiano pronuncerà mai

newsweek_ahmadinejad

https://twitter.com/stefanofait

Rohani è stato definito “moderato” e “ragionevole” dalla stampa italiana. Le sue prime dichiarazioni:
1. Sanzioni ingiuste e ingiustificate;
2. Iran non sospenderà l’arricchimento dell’uranio;
3. Negoziati con gli Usa a condizione che riconoscano i diritti legittimi dell’Iran;
4. Iran contrario a ingerenze straniere in Siria;

Non vedo, francamente – e me ne compiaccio -, alcuna differenza rispetto al “grande demone” Ahmadinejad: l’uomo che ha promosso la causa della sovranità e dignità palestinese, che ha difeso il welfare, che voleva sviluppare l’economia iraniana, modernizzare il paese, ottenere una condanna delle politiche di Israele da parte delle Nazioni Unite, promuovere le donne in politica ai più alti incarichi, riformare le Nazioni Unite, contenere i costi della politica, denunciare i complotti della NATO e di Israele in Medio Oriente:
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/06/16/ex-ministro-degli-esteri-francese-uk-e-israele-non-usa-hanno-ordito-linsurrezione-siriana/
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/31/loccidente-e-la-destabilizzazione-della-siria-1957-2011-articolo-del-guardian/

…già, CHE SCHIFO!

 Ahmadinejad è stato accusato di populismo. Negli ultimi 40 anni, chiunque desideri fare qualcosa per i cittadini (es. investire in infrastrutture e in programmi di welfare) e arginare il potere delle oligarchie è condannato come populista dalle “democrazie” occidentali e dai loro media. L’Occidente è diventato una parodia orwelliana: la guerra (umanitaria) è pace, la schiavitù (flessibilità/precariato) è libertà, l’ignoranza (propaganda dei media) è forza, la democrazia è populismo, l’oligarchismo è democrazia e va esportato con la forza.

Ahmadinejad non ha mai dichiarato che l’Iran avrebbe distrutto Israele: si è limitato ad osservare che, continuando così, il sionismo avrebbe causato la sua distruzione, il che dovrebbe essere evidente a tutti e sottoscritto da tutte le persone che non hanno perso la bussola morale [«… questo regime occupante Gerusalemme è destinato a scomparire dalla pagina del tempo… » – «…per quanto concerne le atrocità israeliane nei territori occupati, il regime criminale che sta sfruttando la ricchezza dell’oppressa nazione palestinese e sta uccidendo innocenti da 60 anni, ha raggiunto la sua fine e sparirà dalla scena politica…» – chi non è d’accordo è meglio che si domandi quale sia la misura del lavaggio del cervello che ha subito].
È un ingegnere forse di discendenza ebraica persiana che ha evitato di creare un culto della personalità intorno a lui (Obamamania), è stato sindaco di Tehran (Obama diviene presidente senza l’esperienza necessaria a guidare la superpotenza egemone), usa i proventi petroliferi per varare una serie di programmi per aiutare disoccupati e giovani coppie (Obama ha salvato le banche zombie). Ha condotto una vita sobria (ogni tour di Obama costa decine di milioni di dollari).
Il suo slogan elettorale è “è possibile e possiamo farlo” (yes we can), si è battuto per eliminare il potere di veto delle grandi potenze sulle decisioni che riguardano l’intera umanità, ha promosso il legittimo e legale programma atomico civile iraniano a dispetto di sanzioni internazionali (che erano e restano illegali e un giorno saranno considerate un crimine contro l’umanità, come l’infame embargo all’Iraq). Ha continuato a finanziare Hezbollah (ritenuto un’organizzazione terroristica da quelle nazioni che si rifiutano di condannare le azioni terroristiche di Israele). Ha cercato di indebolire il potere dei conservatori in Iran e, per questo, lui ed i suoi fedelissimi sono diventati il bersaglio di una campagna prima denigratoria e poi giudiziaria per stroncare ogni prospettiva che un “Ahmadinejadista” arrivi di nuovo al potere. Ha fatto eleggere ad alti incarichi il maggior numero di donne nella storia dell’Iran (o della storia italiana). Nei confronti delle proteste di piazza non si è comportato diversamente da Erdogan, che non pare aver perso il sostegno delle democrazia occidentali, e meglio del governo del Bahrein o dello Yemen, alleati di ferro dell’Occidente.

Per tutte queste ragioni, la demonizzazione di Ahmadinejad da parte di governi alleati delle teocrazie e monarchie assolutiste del Golfo Persico e di Israele è una delle grandi infamie del nostro tempo.

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L’Occidente non ha voluto ascoltare questo discorso, rivolto da Ahmadinejad all’assemblea delle Nazioni Unite. Se omettessi di dire che sono le sue parole, qualcuno potrebbe credere che siano uscite dalla bocca di papa Francesco, o di un segretario generale dell’ONU più coraggioso ed indipendente degli altri.
Ora che la vendetta degli ayatollah si sta per abbattere su chi ha osato sfidarli
http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/Iran-Ahmadinejad-a-novembre-in-tribunale-per-denuncia-presidente-parlamento_32305219693.html

mi pare il momento opportuno per riproporre questo splendido appello all’umanità, che rimane tale a prescindere da ciò che uno possa pensare dell’ex presidente iraniano (giudizi non certo immuni dalla pesante ed unilaterale cappa mediatica occidentale).

“Le culture originali e preziose che sono l’esito di secoli di sforzi e sono il punto d’incontro dell’amicizia degli uomini e dei popoli e sono motivo di varietà e di ricchezza culturale e sociale sono minacciate ed in via di estinzione.
Con l’umiliazione e la distruzione sistematica delle identità culturali si propina alla gente un tipo di vita senza identità personale e sociale.
Le masse popolari non hanno mai desiderato fare conquiste ed ottenere con la guerra ricchezze mitiche. I popoli non hanno divergenze, non hanno avuto nessuna colpa nei fatti amari della storia, sono stati solo ‘le vittime’.
Io non credo che le masse musulmane, cristiane, ebraiche, induiste, buddiste ed ecc… abbiano dei problemi fra di loro. Loro si amano facilmente, vivono in una atmosfera di amicizia, e vogliono tutti purezza giustizia ed affetto.
In generale le richieste dei popoli sono sempre state positive e l’aspetto comune tra di loro, è la loro propensione per istinto verso la bellezza e le virtù divine ed i valori umani.
È giusto dire quindi che la responsabilità dei fatti amari della storia e delle condizioni inconvenienti di oggi, è della gestione del mondo e dei potenti del mondo che hanno venduto l’anima a Satana.
L’ordine mondiale di oggi è un ordine che ha le sue radici nel pensiero anti-umano dello schiavismo, nel colonialismo vecchio e nuovo, ed è responsabile della povertà, della corruzione, dell’ignoranza, dell’ingiustizia e della discriminazione diffusa in tutte le parti del mondo.
La gestione attuale del mondo ha delle caratteristiche ed io ne voglio citare qualcuna.
Primo: è basata sul pensiero materiale e per questo non sente il dovere di rispettare i principi morali.
Secondo: è basato sull’egoismo, l’inganno e l’odio.
Terzo: effettua una classificazione degli uomini, umilia certi popoli, usurpa i diritti di altri ed è basata sul dominio.
Quarto: è alla ricerca della diffusione del dominio attraverso l’intensificazione delle divisioni e delle divergenze tra i popoli e le nazioni.
Quinto: cerca di concentrare nelle mani di pochi paesi il potere, la ricchezza, la scienza e la tecnologia umana.
Sesto: l’organizzazione politica dei centri principali del potere mondiale, è basata sul dominio e sulla forza che un paese ha e che è superiore a quella di altri paesi. Gli enti internazionali pertanto sono centri per acquisire potere, ma non per creare pace e servire tutti i popoli.
Settimo: il sistema che domina il mondo è discriminatorio e basato sull’ingiustizia.
Come deve essere il nuovo ordine mondiale?
Amici e colleghi cari!
Cosa bisogna fare? Qual’è la soluzione? Non c’è dubbio che il mondo ha bisogno di nuovo pensiero e nuovo ordine. Un ordine in cui:
1- L’uomo venga riconsiderato la più eccelsa creatura divina e ad esso venga riconosciuto il diritto di avere una vita caratterizzata da aspetti sia materiali che morali e venga riconosciuto il valore elevato della sua anima e venga riconosciuta legittima la sua propensione istintiva alla giustizia ed alla verità.
2- Invece dell’umiliazione e della classificazione degli uomini e delle nazioni, si pensi alla rinascita della dignità e del carattere sacro dell’uomo.
3- Si cerchi di creare, in tutto il mondo, pace, sicurezza stabile e benessere.
4- La nuova struttura venga costruita sulla base della fiducia e dell’amore tra gli uomini, si cerchi di avvicinare i cuori, le menti, le mani ed i governanti imparino ad amare la gente.
5- Venga applicato un unico standard nelle leggi e tutti i popoli vengano presi in considerazione alla pari.
6- Coloro che gestiscono il mondo si sentano al servizio della gente e non superiori alla gente.
7- La gestione venga considerato un incarico sacro affidato dalla gente alle persone e non una opportunità per arricchirsi.
Come si realizza il nuovo ordine?
Signor Segretario, Signore e Signori!
– Un ordine del genere può realizzarsi senza la cooperazione di tutti alla gestione del mondo?
– È chiaro che queste speranze avranno una probabilità per avverarsi solo quando tutte le nazioni inizieranno a pensare in dimensione internazionale e saranno seriamente decise a partecipare all’amministrazione del mondo.
– Con l’aumento del livello di consapevolezza, ci sarà sempre una maggiore richiesta per una nuova gestione del mondo.
– Questa è l’era dei popoli e la loro volontà sarà determinante per il domain del mondo.
Pertanto è degno un impegno collettivo in queste direzioni:
1) Fare affidamento al Signore ed opporsi con tutta la forza alle ambizioni ed a coloro che vogliono più di quanto spetta loro per isolarli ed indurli a rinunciare al vizio di voler decidere al posto dei popoli.
2) Credere nell’aiuto divino e cercare di compattare ed avvicinare le comunità umane. I popoli ed i governi eletti dai popoli devono credere fermamente nelle proprie capacità e devono avere la forza per lottare contro il sistema ingiusto vigente e difendere i diritti umani.
3) Insistere nell’applicazione della giustizia in tutte le relazioni e rafforzare l’unità e l’amicizia, ampliare le relazioni culturali, sociali, economiche e politiche nell’ambito delle ong e delle organizzazione specializzate, in modo da preparare il terreno fertile per l’amministrazione collettiva del mondo.
4) Riformare la struttura dell’Onu sulla base degli interessi di tutti ed il bene del mondo intero. Bisogna ricordare che l’Onu appartiene a tutti i popoli e per questo discriminare i membri è una grande offesa alle nazioni. L’esistenza di differenze, vantaggi, diritti e privilegi non può essere accettabile, in nessuna forma ed in nessuna misura.
5) Cercare di produrre leggi e strutture basate sempre più sulla letteratura dell’amore, della giustizia e della libertà. L’amministrazione collettiva del mondo è una garanzia per la pace stabile”.
http://italian.irib.ir/notizie/mondo/item/113960-onu-ahmadinejad-propone-nuovo-rinascimento,-%E2%80%98ricollocate-al-centro-dell%E2%80%99universo-l%E2%80%99uomo-e-la-sua-dignit%C3%A0%E2%80%99-discorso-completo

E se l’Iran avesse già l’atomica? Osservazioni sconvenienti sull’Armageddon che verrà

di Stefano Fait

L’azione di alcuni dei sionisti di casa nostra finirà per inimicare tutti contro quello che stanno cercando di realizzare. Temo molto che gli ebrei siano come tutti i perdenti: quando la forza è dalla loro parte sono altrettanto intolleranti e crudeli di quanto lo era prima la gente nei loro confronti. Mi dispiace davvero tanto questa situazione perché hanno sempre goduto delle mie simpatie.

Harry Truman, lettera a Eleanor Roosevelt, 23 agosto 1947 [rispecchia in pieno il mio pensiero]

L’esito finale di questa deriva sarà probabilmente un conflitto con l’Iran e con gran parte del mondo islamico. Uno scenario plausibile di uno scontro militare con l’Iran presuppone il fallimento [del governo] iracheno nell’adempiere ai requisiti [stabiliti dall’amministrazione statunitense], con il seguito di accuse all’Iran di essere responsabile del fallimento, e poi, una qualche provocazione in Iraq o un atto terroristico negli Stati Uniti che sarà attribuito all’Iran, [il tutto] culminante in un’azione militare “difensiva” degli Stati Uniti contro l’Iran.

Zbigniew Brzezinski, grande vecchio della politica estera statunitense, mentore del giovane Obama e co-fondatore con David Rockefeller della Commissione Trilaterale, testimonianza resa di fronte ad una commissione del Senato americano, 1 febbraio 2007

Noi non abbiamo bisogno di una nuova guerra. E dobbiamo chiarirlo ai nostri amici israeliani. Se gli Israeliani vogliono cominciare un conflitto armato contro l’Iran, , devono sapere che noi non lo sosterremo mai. Se lo fanno, dovranno farlo da soli. Devono assumersi tutta la responsabilità perché in caso di una guerra si dovrà pagare un prezzo altissimo e le conseguenze di un intervento militare saranno disastrose soprattutto per gli Stati Uniti, in Afghanistan e Iraq, nel settore energetico ed anche per la stabilità in Medio Oriente. […]. La mia impressione è che al momento gli Israeliani stiano essenzialmente spingendoci a dettare agli Iraniani una soluzione formulata in termini che troveranno inaccettabili. E poi, prima delle elezioni, saranno tentati di colpire l’Iran. Obama è stato umiliato l’ultima volta che Netanyahu è venuto a Washington e il presidente degli Stati uniti non dovrebbe lasciarsi umiliare. Rappresenta gli interessi americani e deve esporli all’interlocutore in termini inequivocabili. Obama deve dire a Israele che gli iraniani reagiranno bersagliando per primi i nostri obiettivi. Saremo noi a pagare un prezzo salatissimo. Questo è inaccettabile. Però dobbiamo anche ricordare che la maggior parte degli israeliani, incluso il Mossad, lo Shin Bet, l’esercito non appoggiano la guerra. È della stessa posizione anche quasi tutta la comunità ebraica in America.

Zbigniew Brzezinski, intervistato da Fareed Zakaria, 26 febbraio 2012

Una domanda che non ha ricevuto risposta. Perché l’Iran continua a far sapere a tutti i progressi del suo programma nucleare? Non sembra esserci alcun motivo per far sapere al mondo esattamente a che punto sono e dove stanno facendo quel che fanno. A meno che non sia un’esca per l’Occidente e per Israele. Questi annunci sono dunque delle provocazioni? Vogliono che l’Occidente faccia la prima mossa? Ci piacerebbe credere che siano davvero stupidi nel rivelare al mondo che cosa stanno facendo, ma non siamo così ingenui. Dove c’è un’esca c’è sempre una trappola, o un amo. C’è qualcuno al di sopra di loro che sta tirando le cordicelle e sta usando l’Iran come un’esca, un richiamo?

Lettore di Haaretz

Un comitato di scienziati ha stimato che 3 milioni di persone morirebbero entro poche settimane a causa della nube radioattiva se i reattori iraniani fossero bombardati. A sua volta l’Iran bombarderebbe la centrale atomica di Dimona, trasformando gran parte di Israele in un paesaggio à la Chernobyl per millenni.

Lettore di Haaretz

Gli unici che potrebbero beneficiare di questo sarebbero Israele e i Sauditi…Israele e Arabia Saudita sono nemici molto più pericolosi degli Iraniani. Il congresso è maniacalmente fissato con la guerra con l’Iran … Ascoltate il senatore Graham, il senatore McCain e Joe Lieberman … sono controllati dagli Israeliani… i Sauditi sono molto influenti e perciò quando osservate questo tipo di cose vi dovete sempre chiedere chi trarrebbe vantaggio dalla guerra? Ad Israeliani e Sauditi piacerebbe vedere i nostri soldi e i nostri giovani uomini e donne essere uccisi combattendo contro i loro nemici in Iran.

Michael Scheuer, ex agente della CIA ed ora storico alla Georgetown University, intervistato da Fox News nell’ottobre del 2011

 

IRAN

Come sa chi legge i miei post, una delle cose che non ho mai capito è perché i leader iraniani si comportano con così tanta strafottenza. Perché si permettono di minacciare direttamente gli USA e la Turchia (ossia la NATO), promettendo “grandi sorprese”, come i peggiori fanfaroni? Perché Ahmadinejad è così convinto che il regime sionista scomparirà dalla storia? Perché un generale delle guardie rivoluzionarie riferisce che: “uno dei nostri più grandi desideri è che il regime sionista attacchi, per poterlo gettare nella discarica della storia”:

http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/iran-threatens-to-bung-israel-into-the-trash-bin-of-history-if-attacked-1.396837

È come se non rischiassero seriamente la sconfitta e la distruzione. Sono davvero dei folli o sono dei millantatori, che è poi lo stesso, in queste circostanze? Obama sostiene che sono razionali, ossia che sanno il fatto loro. Probabilmente è così. Forse anche il governo israeliano è razionale. Il problema è che gli uni e gli altri vedono solo quel che vogliono vedere ed escludono dall’ordine delle possibilità le ripercussioni più spiacevoli. È degno di nota il fatto che questo sia proprio il tallone di Achille degli psicopatici (forse il loro unico punto debole, ma che punto debole!).

Torniamo agli interrogativi iniziali.

Perché l’Iran dovrebbe reclamizzare al mondo ogni fase del suo programma atomico, se non fosse già da tempo in attesa dell’attacco israeliano e lo sollecitasse, nella certezza che ciò lo favorirà? Forse il suo arsenale è stato prodigiosamente rafforzato? Forse i siti nucleari sono uno specchietto per le allodole e già possiede armi nucleari, oppure ha le spalle coperte da chi ne ha?

Se fossi una nazione che sta costruendo una bomba nucleare non lo farei sapere a tutti e invece disseminerei disinformazione. Il primo test lo farei solo dopo aver già costruito o acquistato diversi ordigni. È possibile che l’Iran abbia fatto precisamente questo. È possibile che l’opposizione interna ad un attacco statunitense all’Iran nel 2005 o nel 2008, che era nei piani dell’amministrazione Bush, sia stata motivata da questa consapevolezza.

Non è per nulla implausibile che l’Iran si sia già procurato sul mercato nero alcune testate atomiche, dalla Corea del Nord, dalla Russia o dal Pachistan, come garanzia per poter completare il suo programma nucleare indipendente. La sua dotazione di sommergibili gli consentirebbe di lanciare un devastante contrattacco anche se la madrepatria fosse in fiamme.

Alcune conferme arrivano da fonti inattese. Nel 2002, il capo di stato maggiore russo Yuri Baluyevsky, nel corso di un summit tra Bush e Putin a Mosca, in risposta alla domanda se l’Iran costituisca una minaccia per Israele, la Russia o gli Stati Uniti, ha affermato: “Ora, per quel che riguarda la possibilità che l’Iran abbia compiuto dei test missilistici, l’Iran possiede già armi nucleari. Naturalmente sono armi non-strategiche. Intendo dire che non sono missili con una gittata di oltre 5500 chilometri”.

Alcuni quotidiani dell’area di lingua tedesca hanno riportato la notizia che due test atomici nord-coreani segreti del 2010 potrebbero essere stati effettuati su commissione iraniana:

http://www.welt.de/politik/ausland/article13901079/Iran-soll-Atombombe-in-Nordkorea-getestet-haben.html

Se fosse vero, l’Iran sarebbe già in possesso di alcune bombe atomiche e l’ultima cosa da fare sarebbe attaccarlo.

Per la verità, sarebbe in ogni caso un’idea stupida, visto che l’unico risultato sarebbe quello di ritardare il programma di uno, due anni e di persuadere la leadership iraniana e la popolazione a dotarsi dell’arma atomica per difendersi dal sionismo.

In ogni caso l’Iran è già una potenza nucleare – non servono le bombe atomiche per distruggere una nazione, sono sufficienti quelle “sporche” (radiologiche)  – e perché chi sa inviare satelliti militari nello spazio ha già tutto quel che serve per sviluppare missili che possano colpire gli Stati Uniti.

L’Iran è dotato di un sistema satellitare di guida, un sistema di propulsione di missili ed abbastanza materiale radioattivo per un ordigno nucleare improvvisato o una bomba sporca. Siamo già sulla soglia di uno scenario apocalittico.

L’Iran sa di godere dell’appoggio della Russia, della Cina, dei Libanesi, dei Palestinesi e del governo siriano, che sta riprendendo il controllo del paese.

Stiamo assistendo ad un esplicito allineamento della Russia al fianco dell’Iran che non promette nulla di buono per Israele. La Russia può ridurre Israele ad un cratere vetrificato con relativa facilità.

La Siria è la chiave del Medio Oriente. È  già circondata da nazioni filo-occidentali (Israele, Turchia, Giordania e Iraq). È il trait d’union con l’Iran e l’Iran è il collegamento tra Russia e Cina.

Per questo un’unità militare russa specializzata in operazioni anti-terrorismo è arrivata nel porto siriano di Tartus. Il ministro della Difesa Anatoly Serdyukov ha precisato che non ci sono forze speciali russe che operano nel paese, ma che ci sono tecnici e consiglieri militari. La portavoce del Dipartimento di Stato americano non ha rilasciato alcun commento in merito:

http://abcnews.go.com/Blotter/russian-anti-terror-troops-arrive-syria/story?id=15954363#.T2efd46UzhG

La Russia ha anche potenziato le difese radar iraniane:

Si sta svolgendo un gioco di potere molto pericoloso ed è sempre più evidente che la cosa rischia di risolversi in una tempesta di fuoco, un vero e proprio Armageddon. I proclami, ammonimenti, avvertimenti, teoremi, minacce, accuse sono quasi identici a quelli che hanno preceduto l’attacco all’Iraq, in violazione del diritto internazionale e sulla base di menzogne spudorate. Si potrebbe quasi dire che l’unica differenza è la lettera finale: una “n” invece della “q”. Ieri come oggi, si sostiene che bombardare migliaia di civili garantisce la pace, la sicurezza e la stabilità del mondo.

ISRAELE

Gli analisti del Jerusalem Post hanno battezzato il 2012 “l’anno che deciderà il futuro dello Stato ebraico”:

http://www.jpost.com/PromoContent/Article.aspx?id=250203

Molta gente, in Europa e negli Stati Uniti, non crede che il governo israeliano faccia sul serio. Eppure perché dovrebbe costringere la popolazione a fare esercitazioni specifiche per una rappresaglia iraniana e inviare l’aviazione a Gibilterra e in Romania per addestrare i piloti ad operare in Iran? Perché dovrebbe aver sospeso l’attività della centrale atomica di Dimona? Solo per dimostrare che fa sul serio? Israele ha già attaccato siti nucleari in Iraq (1981) e in Siria (2007). Sembra inequivocabile che non sia assolutamente intenzionato a consentire che altre nazioni islamiche (oltre al Pachistan) si dotino dell’arma atomica. Israele si sente assediato e la situazione sta progressivamente assumendo la forma di una rievocazione delle Idi di Marzo o della morte catastrofica di Sansone:

http://www.nytimes.com/2011/09/11/world/middleeast/11israel.html?hp

La paura di un secondo olocausto è la ragione per cui si sta cacciando sempre più in un vicolo cieco, verso la distruzione:

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/27/auschwitz-in-israele-un-suicidio-collettivo/#axzz1pkJAZiL8

Per evitare un conflitto nucleare rischia di scatenarlo. È dai tempi di Begin che Israele ha adottato la politica dell’attacco preventivo per la salvaguardia di Israele, quindi non c’è alcun motivo di credere che questa volta le cose andranno diversamente. Sarà l’esito ad essere differente, dato che Israele non ce la può fare e soccomberebbe anche se godesse dell’aiuto americano: un fazzoletto di terra così ristretto non può permettersi di essere colpito da una arma di distruzione di massa. Per questo l’idea stessa di creare lo stato di Israele è un regalo postumo a Hitler & co. Chi si è trasferito lì ha dimostrato scarsissima lucidità.

La verità è che non ci sono più alternative: se Israele attacca ora sarà uno scenario da incubo subito e se attende senza fare nulla sarà uno scenario da incubo entro qualche mese. C’è una bomba ad orologeria, nel Medio Oriente, che nessuno può fermare. È sorprendente – o forse non lo è – che i politici italiani, irresponsabilmente, continuino a far finta di niente, troppo impegnati a smantellare lo stato sociale e i diritti dei lavoratori per preoccuparsi dell’Armageddon.

Il pericolo è che Israele risponda agli attacchi missilistici di Iran, Hamas e Hezbollah usando il suo deterrente nucleare, ossia l’Opzione Sansone:

Lo farà quasi certamente se i missili saranno armati con agenti chimici e biologici (pensiamo alle conseguenze sull’area metropolitana di Tel Aviv, con i suoi 2 milioni di abitanti, e tanto odiata dagli Ebrei ortodossi per la sua insufficiente ebraicità). Questo significherà l’annichilimento di una regione che contiene il 40% del petrolio mondiale, e quindi dell’economia globale. La vedo male per tutte le basi americane che circondano l’Iran. Se fossi un soldato statunitense in servizio in quell’area me la farei sotto.

Perché Israele si comporta così dissennatamente? E, ancora una volta, perché dovrebbe informare il mondo di ogni sua intenzione e mossa?

L’unica risposta che mi appare convincente è che l’Iran sia un diversivo (alla faccia del diversivo!): l’obiettivo di Israele è Eretz Yisrael, ossia la pulizia etnica dei Palestinesi. E ciò spiega perché i toni si siano incendiati proprio dopo l’iniziativa palestinese per il riconoscimento all’UNESCO ed all’ONU.

Il governo israeliano ha bisogno di un conflitto medio-orientale per giustificare i crimini che ha intenzione di perpetrare in Palestina (su scala molto maggiore di quel che già succede), con il pretesto che Hamas e Hezbollah sono alleati dell’Iran. L’effetto sarà quello di coinvolgere tutti gli Ebrei del mondo, volenti o nolenti, in una guerra sionista e di far infuriare gli Americani.

CHE COSA SUCCEDERÀ?

Le vite di 200 milioni di arabi, ebrei, persiani, turchi – tanto per cominciare – sono a rischio di essere soppresse in un nuovo, definitivo olocausto biochimico e radioattivo. Molti si vogliono convincere che un evento così mostruoso non possa aver luogo, che alla fine tutto si sistemerà. Probabilmente lo pensavano anche moltissimi Ebrei europei prima dell’Olocausto e lo pensano anche molti Ebrei americani, inconsapevoli del forte rischio di pogrom ai loro danni, a causa delle trame sioniste:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/22/il-new-york-times-prepara-il-terreno-per-il-prossimo-11-settembre-dove-sono-kennedy-e-kruscev-quando-ne-hai-bisogno/

Certe cose sono troppo terribili, pur essendo concepibili, e si fa fatica a prenderle sul serio. Eppure sono reali.

Dopo che la guerra sarà arrivata e Israele, solo contro tutti, avrà avuto la peggio, ci saranno molti suicidi/omicidi, nelle alte sfere, tra chi si è schierato dalla parte sbagliata. E questo non solo negli Stati Uniti. Tra squali non c’è posto per la pietà e per il perdono. Anche il mondo dell’informazione, in diversi paesi, non sarà immune da purghe.

Ma lo sviluppo più importante non sarà l’estinzione del sionismo, la distruzione di Israele e della Palestina, o la persecuzione di sionisti ed Ebrei nel Nord America da parte di integralisti di ogni risma, particolarmente gli evangelici, convinti che secondo le Sacre Scritture gli Ebrei non convertiti saranno sterminati (sic!). Ci saranno veri e propri pogrom antisemiti/antigiudei se i fondamentalisti cristiani saranno indotti a credere che tutti i mali del mondo siano da addebitare ad Israele. L’amore si può convertire in odio in un istante dopo un evento di rottura, per sanare un’intollerabile dissonanza cognitiva.

Se fossi un nuovo Hitler e volessi sterminare gli Ebrei farei quanto segue:

  1. Ne concentrerei un gran numero in un luogo ristretto: farei affluire quanti più Ebrei è possibile, anche gente non particolarmente raccomandabile, gente disposta a tutto, anche a rendersi responsabile di atrocità a nome di Israele e di tutti gli Ebrei;
  2. Manipolerei certi media, creando un tabù del politicamente corretto contro il pensare o il parlare male di Israele: “fanno solo cose buone, sono sempre vittime”;
  3. Tirerei la corda con l’opinione pubblica internazionale, generando una pressione psicologica sempre crescente, in modo tale da impedire un dibattito spassionato e ragionevole su quel che avviene in Palestina;
  4. Il bacino si riempie, le saracinesche sono chiuse, la diga fatica a contenere la pressione dell’acqua. Infine, quando la tensione è irrefrenabile, mollerei la corda con un bel voltafaccia, affibbiando l’intera colpa al capro espiatorio giudeo, quando la posizione israeliana sarà indifendibile (molto presto, grazie a Netanyahu & co.). Saranno rimasti in pochi a protestare se succederà qualcosa ad Israele ed agli Ebrei in giro per il mondo;

Chi userei per porre fine al sionismo: Russia o Stati Uniti?

Nonostante tutto, però, lo sviluppo più importante per il resto del mondo sarà invece la Rivoluzione Globale. La guerra, nelle intenzioni di chi la vuole, dovrebbe stroncare sul nascere i fermenti di rivolta e mantenere in vita il dollaro. Servirà invece a far infuriare una volta per tutta le masse, stanche di essere prese per i fondelli ed usate come carne da cannone e come vacche da mungere fiscalmente. Questo conflitto potrebbe essere la scintilla che farà esplodere tutto.

Il New York Times prepara il terreno per il prossimo 11 settembre – dove sono Kennedy e Kruscev quando ne hai bisogno?

Mentre Obama e Cameron si alternano nel dichiarare al mondo di non volere una guerra che i loro rispettivi paesi stanno preparando da anni, un “gioco di guerra”, ossia una simulazione strategica del Pentagono, ha mostrato che un attacco israeliano all’Iran scatenerebbe una guerra regionale più e ampia che potrebbe coinvolgere gli Stati Uniti, se gli Iraniani lanciassero i loro missili contro le numerose navi da guerra americane stazionate nel Golfo Persico, causando la morte di centinaia di soldati americani. A quel punto partirebbe la rappresaglia degli USA contro i siti nucleari iraniani, completando l’opera dell’aviazione israeliana, che non è in grado di fare tutto da sola [in realtà è tutto da dimostrare che l’aviazione riesca anche solo a scalfire il programma nucleare iraniano senza perdere gran parte degli aerei inviati, NdR]. In ogni caso il programma atomico sarebbe ritardato di solo un paio di anni, salvo un impegno americano ancora più massiccio, che dovrebbe essere autorizzato da Obama.

A questo punto, il New York Times reintroduce il classico motivo della rappresaglia terroristica iraniana, spiegando che ci sono esperti che valutano improbabile un contrattacco iraniano diretto esplicitamente contro le forze armate statunitensi, che fornirebbe un facile pretesto per un intervento americani. Per qualche “bizzarra” ragione, questi asseriti “esperti”, ritengono che sia più probabile un’offensiva iraniana per mezzo di autobombe fatte esplodere in diverse capitali mondiali [sembra che ci debbano condurre per mano: “se A, allora B e poi C e quindi D…se non avete capito ve lo ripetiamo tutte le volte che serve, finché non vi è entrato in testa”, NdR] e fornendo esplosivo ad alto potenziale ai talebani da usare contro le truppe NATO [il che autorizzerebbe l’invasione via terra dell’Iran da parte delle truppe NATO: c’è di mezzo anche il nostro contingente in “missione di pace” di circa 4mila effettivi! NdR].

Tuttavia, precisa il NYT, la mano iraniana in questi attentati e forniture sotto banco si vedrebbe lontano un miglio e quindi i dinieghi e le smentite degli Ayatollah non convincerebbero nessuno.

Io invece credo che le cose andranno diversamente. L’ultimo sondaggio globale, del 2008, aveva mostrato che una maggioranza di persone nel mondo non crede alla versione ufficiale dell’11 settembre, e penso che quella percentuale sia via via aumentata, a misura che sempre più persone hanno preso coscienza delle menzogne riguardanti la Libia:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/21/menzogne-sulla-libia-preludio-alle-menzogne-sulla-siria/

e Kony 2012:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/12/kony-2012-la-stucchevole-pornografia-umanitaria-i-bambini-pensate-ai-bambini/

e hanno scoperto l’esistenza dell’operazione Northwoods:

http://www.informarexresistere.fr/2011/12/23/operazione-northwoods-11-settembre-2001-falso-attentato-iraniano-del-2012/#axzz1pkJAZiL8

Dunque non vedo come si possa credere che questo ammaestramento da parte dei media globali rispetto a quel che dobbiamo attenderci nelle prossime settimane o mesi possa andare in porto. Tutto è troppo palesemente pilotato, come al tempo dell’attacco in Iraq (falsità su armi di distruzione di massa e legami con Al Qaeda). Inoltre la gente è allo stremo per via della crisi economica, ha dimostrato che il caos siriano non è sufficiente a mobilitarla e perciò qualunque analista realistico potrebbe facilmente prevedere che le cose non andranno secondo copione e che ci saranno dapprima manifestazioni di massa senza precedenti per bloccare questa guerra demente (psicopatica) e poi sommosse diffuse.

La linea del NYT è ormai da tempo fermamente collocata nel campo interventista. L’articolo si chiude con queste “ultime parole famose”, degne della propaganda di regime: “Le stime dei servizi segreti israeliani, corroborate da studi accademici, hanno messo in dubbio l’ipotesi diffusa che un attacco militare contro gli impianti nucleari iraniani potrebbe scatenare una catastrofica serie di eventi, come una conflagrazione regionale, diffuse azioni terroristiche e altissimi prezzi del petrolio”. “Una guerra non è un picnic”, ha detto il ministro della Difesa Ehud Barak a Radio Israele nel mese di novembre. Ma se Israele si sente costretto ad agire, potrebbe far fronte alla rappresaglia: “Non ci saranno 100.000 morti, o 10.000 morti, o 1.000 morti. Lo stato di Israele non sarà distrutto”:

http://www.nytimes.com/2012/03/20/world/middleeast/united-states-war-game-sees-dire-results-of-an-israeli-attack-on-iran.html?pagewanted=2&_r=1

La Storia dimostrerà che quest’uomo e il resto della combriccola sionista non era meno folle dei responsabili dell’attacco a Pearl Harbor o della decisione nazista di attaccare l’Unione Sovietica prima di aver sconfitto il Regno Unito. Se il governo e la destra nazionalista non controllassero direttamente o indirettamente quasi tutti i media israeliani ciò non sarebbe possibile. Come i Tedeschi erano massicciamente contrari alla Seconda Guerra Mondiale, così lo sono gli Israeliani, che diventano ancora più scettici nel caso in cui dovesse mancare l’appoggio militare americano. Solo un quarto degli Americani vuole questa guerra.

Purtroppo, invece di Kennedy e Kruscev, ci troviamo un Kennedy abortito (Obama), che dal suo predecessore ha imparato che lavorare per la pace e la prosperità è cagionevole per la salute, una Hillary Clinton che lancia ultimatum un giorno sì ed uno no,

http://www.tmnews.it/web/sezioni/esteri/PN_20120314_00004_NE.shtml

ed un Ahmadinejad, ferito nell’orgoglio mascolino dalla sconfitta elettorale, che sta perdendo il controllo della situazione, o sta bluffando, oppure si sta giocando il tutto per tutto:

“Ciò che più ha irritato i parlamentari iraniani, però, è stato l’atteggiamento arrogante con cui Ahmadinejad si è presentato in aula, assieme a otto ministri del suo governo. A un certo punto, ha provocatoriamente detto ai parlamentari che lui stesso avrebbe potuto suggerire “domande migliori” di quelle che gli sono state rivolte e che sarebbe stato contento di “condividere barzellette” con i deputati, perché “quelli che hanno preparato queste domande sono tra coloro che hanno avuto una laurea solo premendo un bottone”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/15/iran-ahmadinejad-parlamento-negata-ogni-divergenza-khamenei/197500/

Menzogne sulla Libia, preludio alle menzogne sulla Siria

 

 

Marinella Correggia, “Cronologia minima delle menzogne inutili”, Il Manifesto, 20.03.2012
[N.B. ho aggiunto altri link e sostituito quelli “morti”]

“Carrellata delle notizie sballate e pompate durante i bombardamenti contro Gheddafi. Con i link di riferimento e i video a testimonianza del corto circuito fra media, Onu, ong, governi coinvolti, tutti ad amplificare la propaganda dei «ribelli».

Per non dimenticare l’anniversario della «guerra umanitaria» Onu-Nato sulla Libia, il 19 marzo 2011.

Sull’onda delle notizie sulla repressione delle proteste del 17 febbraio a Bengasi (sanguinose e brutali ma assurte presto a livello di «genocidio»), nel febbraio-marzo 2011 furono varate due risoluzioni Onu: sanzioni, no-fly zone, Libia espulsa dal Consiglio dei diritti umani Onu, Gheddafi deferito al Tribunale penale internazionale. E una guerra durata 8 mesi.

Ecco una cronologia minima delle menzogne più utili.

Il 21 febbraio la tv qatariota Al Jazeera denuncia: «Aerei da guerra ed elicotteri bombardano manifestanti in alcuni quartieri di Tripoli». Il mondo insorge. Ban Ki Moon si dice «oltraggiato». I satelliti militari russi – e di certo anche quelli occidentali – non hanno rilevato nulla:

http://rt.com/news/airstrikes-libya-russian-military/

riprese video e visite di testimoni nei quartieri interessati non mostrano distruzioni

http://www.medarabnews.com/2012/02/03/il-controverso-ruolo-dei-media-nella-crisi-libica/

Ma che importa?

Il 23 febbraio tocca a Al Arabiya, altra tv petro-monarchica

http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=150371

«La repressione in Libia ha già fatto 10 mila morti e 55mila feriti». Le prove? Nessuna. La fonte? Un «membro libico della Corte penale internazionale, Sayed al Shanuka», da Parigi . Ma il 24 febbraio arriva la smentita: «La Corte desidera chiarire che questa persona non è membro dello staff né può parlare a nome della Corte»

www.icc-cpi.int/NR/exeres/8974AA77-8CFD-4148-8FFC-FF3742BB6ECB.htm

Negli stessi giorni, un «filmato del 22 febbraio» di One World mostra le «fosse comuni»: morti fatti dai governativi inumati su una spiaggia dopo i massacri ordinati da Gheddafi. Il Telegraph rilancia la notizia. Tutti la riprendono. In Italia soprattutto:

http://video.repubblica.it/dossier/libia-rivolta-gheddafi/fosse-comuni-a-tripoli-per-i-manifestanti-morti/62716/61416

Però, già il 24 si dimostra che il video era stato girato nell’agosto 2010 nel cimitero Ashat ed era una normale operazione di rinnovamento del suolo e spostamento dei resti, abituale ogni 10-20 anni:

http://www.mentecritica.net/fosse-comuni-in-libia-un-falso-costruito-ad-arte-google-maps-lo-dimostra/mente-critica/no-one/latest/kurt/19782/

http://tg24.sky.it/tg24/mondo/2011/02/27/paolo_rumiz_intervista_morti_libia_romania_1989_ceausescu.html

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=print&sid=9051

Non importa. Sollevazione generale di pacifisti e umanitari. Il 24 febbraio 70 «ong» indirizzano a Ban Ki Moon, a Obama e alla ministra Ue degli esteri Ashton una petizione

http://www.unwatch.org/site/apps/nlnet/content2.aspx?c=bdKKISNqEmG&b=1330815&ct=9135143

Promossa da Suleiman Bouchuiguir della Lega libica per i diritti umani, dall’organizzazione Usa UN Watch e dal National Endowment for Democracy (Ned) che non è una ong bensì il potente organismo statunitense che con la scusa di democrazia e diritti umani destabilizza i regimi scomodi (un ruolo lo ebbe anche nel golpe anti-Chávez del 2002 in Venezuela). La petizione sostiene che il governo libico stia commettendo «crimini contro la vita» e «crimini contro l’umanità»; chiede un’azione internazionale contro la Libia, «usando tutte le misure possibili». La lettera è commovente. In luglio Bouchuiguir, intervistato a Ginevra, ammette di non avere prove, la sua fonte era il Cnt, di cui fa parte:

http://www.youtube.com/watch?v=cTmiWNS1u0M

In marzo si susseguono denunce di stupri di massa su ordine del regime da parte dei «mercenari di Gheddafi muniti di Viagra». Denunce smentite dallo stesso inviato dell’Onu Cherif Bassiouni in giugno. Smentite confermate ex-post sia da Amnesty sia dal recente rapporto della Commissione di investigazione Onu (febbraio 2012).

Il 26 febbraio Il Consiglio di sicurezza vara la risoluzione 1970. Il 3 marzo, tal Ali Zeidan, portavoce della Lega libica per i diritti umani, lancia da Parigi un nuovo allarme: in due settimane 6000 le vittime di Gheddafi e un «genocidio annunciato» se i suoi «mercenari» arrivassero a Bengasi. Un falso pure questo:

http://www.peacelink.it/conflitti/a/34673.html

[cf. anche la famigerata dichiarazione di Ahmadinejad sulla distruzione di Israele è falsa. Ha detto: «Imam ghoft een rezhim-e ishghalgar-e qods bayad az safheh-ye ruzgar mahv shavad», ossia:
Imam (Khomeini) ghoft (diceva) een (questo = il) rezhim-e (regime) ishghalgar-e (occupante = che occupa) qods
(Gerusalemme) bayad (deve) az safheh-ye ruzgar (dalla pagina del tempo) mahv shavad (sparire).

Che è cosa ben diversa dalla traduzione ufficiale: «Israele deve essere cancellato dalla carta geografica»
http://www.ildialogo.org/notiziario/approfondimenti/cosahadettoahmadinejad.pdf

Il 17 marzo la risoluzione 1973 del Cds: no-fly zone e «ogni azione» per «la protezione dei civili».

Il 19 marzo i caccia francesi iniziano i bombardamenti. «Umanitari», ovvio.

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