La “Modesta proposta per superare la crisi dell’Euro” di Yanis Varoufakis

Varoufakis ha perso la sua cattedra all’Università di Atene a causa della crisi e delle politiche europee e ora vive in “esilio”, migrando come visiting scholar da una facoltà estera all’altra.

E’ categoricamente contrario all’uscita dall’eurozona, per delle ragioni assolutamente condivisibili.

Alcune sue interviste rilasciate in italiano e analisi tradotte in italiano.

[Premetto che il grave limite di Varoufakis, come di Bagnai, è quello di rifiutarsi di considerare l’idea di complotti finanziari globali che hanno finalità politiche e non solamente di mero profitto. Penso che a questo punto sia surreale non tenerne conto. Varoufakis incolpa principalmente i banchieri tedeschi, il nazionalismo tedesco e le manovre sul dollaro e l’egemonia americana (un complottino, insomma) che sono solo una dimensione del problema, Bagnai riduce il tutto alle naturali dinamiche della finanziarizzazione dell’economia (bah). Ciò non toglie che occorre fornire un’alternativa affinché la gente possa dire: “allora non è vero che non ce n’erano”, “allora sono veramente dei criminali”. Varoufakis, Stuart Holland e Joseph Halevi hanno fatto precisamente questo e qualcuno lo doveva fare. Per altri è stato Bagnai a farlo ma, dal mio punto di vista, la fuga dall’eurozona è effettivamente un suicidio, come sostengono i critici. Per chi vuole qualcosa di più di questo è interessato a sentir parlare di economia e finanza ad alti livelli (ma con stile divulgativo) con un dibattitto che includa i veri complotti in corso – in particolare come l’indebitamento sia impiegato per rifeudalizzare le democrazie occidentali (ma senza riferimenti ad alieni, Haarp, scie chimiche o altro) -, rimando a (in inglese!): http://www.golemxiv.co.uk

Ci dovrebbe essere più integrazione in Europa per combattere la crisi?

“Assolutamente, ma possiamo farlo domani. Non abbiamo bisogno di una Federazione europea, di un nuovo trattato o di cose del genere. Il Fondo Salvastati deve intervenire direttamente nella ricapitalizzazione delle banche, senza passare dai governi. La Banca centrale europea dovrebbe prendersi carico dei debiti pubblici e lo potrebbe fare immettendo gli eurobond. Abbiamo bisogno degli investimenti bancari europei per creare le condizioni per avere la meglio sulla recessione”.

Ci sono alcuni Paesi, come la Germania, che non voglio creare una maggiore integrazione economica. Come se ne esce?

“La Germania, prima di accettare un’integrazione economica, vuole una unione politica. Finché la crisi non verrà arrestata non ci saranno unioni politiche, perché per crearle serve molto tempo. E noi non abbiamo tempo. Dobbiamo fermare la crisi il prima possibile in modo da avere la possibilità di un’unione politica. Se continuiamo così non uniremo altro che cenere“.

http://affaritaliani.libero.it/esteri/yanis-varoufakis-ad-affaritaliani200612.html

Tre cose. I passi molto semplici che devono essere fatti. In Europa, sia in Grecia che in Spagna, quello che succede ora è che le banche insolventi sono strette in un abbraccio mortale con gli stati insolventi. Così, gli Stati prendono in prestito denaro dal centro dell’Europa al fine di finanziare le banche, e le banche prendono in prestito per dare allo Stato, e sia le banche che gli stati sono bloccati in una sorta di abbraccio mortale. Quindi quello che dobbiamo fare è rompere questo legame tra le banche insolventi e gli stati insolventi. Il modo per farlo è unificare il sistema bancario, europeizzarlo all’interno dell’Unione Europea, finanziandolo direttamente e non attraverso i governi nazionali. Questo è un passo molto semplice, ma è un passo che sembra essere troppo lontano dall’Unione Europea.

In secondo luogo ciò che serve è una mutualizzazione, una sorta di debito comune, come in Australia, dove il governo federale ha il proprio debito al di sopra degli Stati.

In terzo luogo, abbiamo bisogno di una politica di investimento in tutta la zona euro. Perché siamo in un’area monetaria, è necessario disporre di una strategia di investimento, di un meccanismo di riciclaggio del sistema. Se non abbiamo queste cose, e la Germania non vuole avere queste cose, temo che non ci sia assolutamente la possibilità di evitare questo deragliamento al rallentatore.

L’economia Greca non può essere sistemata. L’economia Greca è finita. L’economia Greca è in una grande, grande depressione. L’economia sociale è nel lungo, lungo inverno del suo scontento. Non c’è nessun potere, nessuna forza all’interno dell’economia Greca, della società Greca, che possa evitare tutto questo – è come se fossimo nell’Ohio nel 1931, e ci chiedessimo: che cosa possono fare i politici dell’Ohio per tenere l’Ohio fuori dalla Grande Depressione? La risposta è: niente.

Tutto dipende da ciò che accade nella zona euro. Proprio come quello che è successo in Ohio è dipeso dell’ascesa del presidente Roosevelt e dal New Deal – a meno che non ci sia un new deal per l’Europa, la Grecia non ha possibilità. Questo non vuol dire che se l’Europa si sistema, anche la Grecia si sistemerà. Una condizione necessaria è che la zona euro trovi un piano razionale per se stessa. Ma non è una condizione sufficiente. L’Europa potrebbe mettersi a posto e la Grecia, così fragile e maligna, potrebbe ancora avere grossi problemi e non recuperare mai. Ma fino a quando la zona euro non troverà un piano razionale per fermare questo disastro ferroviario che avanza al rallentatore in tutta l’Unione Europea, in tutta la zona euro, la Grecia non ha alcuna possibilità.

Questa è la nostra Grande Depressione. Non solo in senso economico, ma anche in senso psicologico. I Greci passano da uno stato catatonico a uno stato di rabbia, ed è un tipico caso di depressione maniacale. Non ci sono prospettive. Non c’è luce alla fine del tunnel. Ci sono sacrifici, ma nessuno ha la sensazione che si tratti di sacrifici che assumono la forma di un qualche tipo di investimento per girare l’angolo. Questo è il problema quando si è bloccati in una zona euro davvero mal progettata, che sta crollando, e che non dà la possibilità alle sue parti più deboli di venirne fuori attraverso una sorta di crisi rigeneratrice, di catarsi.

http://www.frontediliberazionedaibanchieri.it/30-categorie-12335539.html

Come si pone la crisi greca rispetto a quella che assume sempre più i connotati, anche politici, di una crisi dell’intera zona euro?

Io sono convinto che si debba, finalmente, ammettere come la crisi economica greca non sia, in realtà, greca, non nel senso di un paese vittima del proprio debito. Si pensi a uno tsunami: l’onda esiste indipendentemente dalla città che poi andrà a colpire. La Grecia aveva, e continua ad avere problemi che non hanno il Paese come unico obiettivo. Semplicemente, Atene è la prima destinazione di un percorso che sta investendo l’intera zona dell’euro.

Si faccia l’ipotesi che, dal 1998 al 2008, la Grecia fosse stata guidata da governi saggi e angelici i quali, per esempio, avessero colpito corruzione ed evasione fiscale: non saremmo stati la prima vittima dello tsunami, eppure questo sarebbe comunque arrivato anche a noi, qualsiasi cosa avessimo fatto. Si pensi al Portogallo: non ha un deficit esorbitante e anche l’ammontare del debito non è paragonabile al nostro. L’Irlanda, poi, non conosce fenomeni di corruzione e rappresentava il modello del Fmi, della zona euro e del Washington consensus. Eppure entrambi i Paesi sono vittime della crisi che stiamo vivendo ed è chiaro che l’Irlanda, come la Grecia, avrà presto bisogno di un secondo prestito. Questo, penso, significa che siamo di fronte a una crisi sistemica della moneta unica ed è un falso assoluto che l’euro sia vittima di attacchi speculativi; molto semplicemente, l’Euro è vittima della sua stupidità [come Bagnai, anche Varoufakis, per ragioni che mi sfuggono, nega l’evidenza del fatto che gli attacchi speculativi coordinati ci sono stati e sono stati documentati dai maggiori quotidiani internazionali, come ad esempio il New York Times, l’Huffington Post e la Repubblica: https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/02/mercati-mercatini-e-monti-bis/, https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/01/il-complotto-delle-banche-daffari-documentato-dallhuffington-post-non-da-un-blogger-paranoico/, NdR]

Si faccia l’esempio della Spagna, un paese che, allo scoppio della crisi, nel 2008, aveva surplus finanziario e, in questo preciso istante, ha un debito e un deficit inferiori a quelli britannici. Ciononostante, mentre la Gran Bretagna non affronta nessun problema a farsi prestare denaro dai mercati internazionali, non è così per la Spagna, la quale rimane attaccata a una moneta problematica; l’euro. Questa è la vera questione: se io fossi un investitore giapponese e detenessi bond inglesi e spagnoli sarei fortemente preoccupato dello stato di salute dei due Paesi; telefonerei al mio broker e gli direi, per esempio, di vendere i bond inglesi. A quel punto potrei reinvestire il ricavato della vendita o in Gran Bretagna o, continuando l’esempio, in Germania. Se scegliessi di investire fuori dalla Gran Bretagna vendendo, pertanto, sterline per comprare euro, il prezzo delle prima crollerebbe, rendendo le esportazioni inglesi vantaggiose, le importazioni costose, dunque migliorando la bilancia dei pagamenti inglese. Sia che si tenga un bond inglese sia che si venda, qualcosa di buono per l’economia britannica accadrà comunque.

Nel caso, invece, dei bond spagnoli dell’esempio, se io chiedessi al broker di liquidare e acquistare bond tedeschi non registreremmo la vendita di valuta spagnola; gli euro uscirebbero, semplicemente, dalla Spagna che, non avendo una moneta nazionale, non potrebbe far altro che assistere impotente alla propria emorragia. Ecco perché, nonostante le statistiche vitali della Spagna siano migliori della Gran Bretagna, quest’ultima si trova in posizione di vantaggio rispetto alla penisola iberica.

Prima dell’avvento dell’Euro, pertanto, il problema non esisteva e la crisi ha rivelato le debolezze del sistema della moneta unica.

Dieci anni fa la crisi non c’era e gli Stati Uniti, principalmente, assorbivano le eccedenze tedesche attraverso le importazioni. Nel 2008 tutto questo cessò e la struttura della moneta unica, per come è stata edificata, non è stata capace di assorbire una frana di tali dimensioni.

Chiaro che, nel corso di un terremoto, la prima abitazione a crollare è quella le cui fondamenta sono marce. Ma se non fosse stata la Grecia, sarebbe stato un altro Paese. Il fatto, però, non è riconosciuto a livello delle istituzioni europee che continuano ad additare la Grecia come il grande colpevole. Io credo che si tratti del rifiuto psicologico ad ammettere errori. Si ipotizzi che, nel giro di pochi minuti scompaiano tutti i greci: cambierebbe qualcosa? Ci sarebbero sempre la Spagna e l’Italia e quando cadessero anche loro, l’Euro cesserebbe di esistere. Bisogna, pertanto, mettere da parte sciocchezze e cercare soluzioni ai problemi strutturali dell’Euro.

Il governo greco, alla frana di più di un anno fa, rispose con il ricorso a un meccanismo di salvataggio che comprendeva un prestito di 110 miliardi, erogati dalla Ue, dalla Bce e dal Fmi. In virtù di tale prestito, la Grecia si impegnò all’adozione di misure che avrebbero dovuto risanare il deficit. Oggi sappiamo che il deficit non solo non diminuisce con i ritmi previsti ma il debito sale a ritmi vertiginosi e saranno presto necessari altri 100 miliardi di prestito. Cosa non ha funzionato?

Senz’altro le previsioni del meccanismo erano sbagliate eppure la responsabilità maggiore grava sul governo greco che non doveva accettare molta parte delle imposizioni.

Sono almeno duecento anni che conosciamo e siamo tutti d’accordo su due cose. Innanzitutto, quando qualcuno ha fallito, non puoi ”aiutarlo” garantendogli un nuovo prestito e, per giunta, con tassi di interesse molto alti. Questo è solo un aiuto temporaneo che, però, non fa che accrescere il problema. Il fatto che la Grecia stia trattando un nuovo prestito rappresenta una tragedia.

Il secondo elemento è che quando un’economia è in recessione, se si diminuiscono le spese pubbliche la recessione si aggrava. Ora, con il memorandum firmato un anno fa, abbiamo fatto proprio le due cose che non dovevamo fare: abbiamo preso un prestito enorme e abbiamo tagliato le spese pubbliche. Questa è la definizione della paranoia: fare tutte le volte la stessa cosa e tutte le volte aspettarsi un risultato diverso.

Lei ha proposto una soluzione alla crisi dell’Euro articolata in tre punti che non richiedono il raggiungimento, irreale al momento, di un’organizzazione politica dell’Ue diversa da quella presente. Al tempo stesso sostiene con fermezza la necessità di mantenere l’Euro come moneta della Grecia, definendo il ritorno alla dracma come ritorno all’età della pietra.

Innanzitutto, bisogna riconoscere che stiamo vivendo una crisi strutturale dell’euro e il problema non è risolvibile attraverso la proposta, dall’esito altamente improbabile, della creazione di una struttura politica europea altra da quella presente. La crisi si fonda sull’incidenza di tre fattori: del primo nessuno parla in una congiura del silenzio, dal momento che tutte le banche, non solo greche, sono ”zombie banks” in tutta Europa, ossia, detta semplicemente, esse non hanno liquidità a disposizione [es. Deutsche Bank, NdR]. Il debito statale rappresenta solo il secondo fattore, non l’unico, mentre si deve aggiungere che, dal 2008, non si attua in tutta Europa, nessun investimento di una qualche rilevanza.

Dobbiamo, pertanto, affrontare contestualmente le tre questioni. Il Fondo strutturale europeo (Fse) deve smettere di prestare agli Stati e invece sostenere le banche europee, garantendo loro capitali a basso tasso d’interesse, perché possano ricapitalizzarsi; il Fse otterrebbe in cambio azioni che poi rivenderebbe al fine di non incidere sui contribuenti europei.

Rispetto al debito, chiarito che non è possibile garantire nuovi prestiti a chi è già indebitato a dismisura, la soluzione sta nel sollevare il debitore di quella parte di debito ammessa dal trattato di Maastricht, ossia il 60 per cento del Pil. Il modo per farlo è che la Bce prelevi i bond nazionali in scadenza e li trasformi in un bond europeo di buona qualità e, pertanto, appetibile ai mercati.

Il terzo asse su cui ruota la mia proposta è che la Banca europea per gli investimenti (Bei) assuma il ruolo di coordinatrice di un vero e proprio piano Marshall per l’Europa, ove il 50 per cento di ogni misura messa in atto verrà finanziata dai bond europei invece che dai singoli stati.

[nota bene: chi, come me, apprezza Webster G. Tarpley, sarà lieto di sapere che le sue proposte coincidono con quelle di Varoufakis]

La soluzione, pertanto, potrebbe essere molto semplice, anche se la cancelleria tedesca non ne vuole sentire parlare e, di conseguenza, il governo greco non la propone neppure. Di conseguenza scegliamo, ancora una volta, la via dell’ulteriore indebitamento e delle misure che esso comporta. Tuttavia, anche se riuscissimo a rispettare proprio tutte le condizioni che porrà il nuovo prestito, in pochi anni l’esposizione al debito della Grecia sarà superiore al 400 per cento. Non è pensabile, dunque, che il Paese, prima o poi, non dichiari default sovrano, con la differenza che più tardi avverrà, peggiori saranno le conseguenze; basti pensare che allora lo Stato non avrà più nulla da sfruttare, dal momento che avrà svenduto tutto nel frattempo.

http://it.peacereporter.net/articolo/29047/Grecia.+Processo+all%27euro.+Una+ricetta

Yanis Varoufakis: la sua “Modesta proposta per superare la crisi dell’Euro”, presentata fra l’altro sul sito del Levy Institute in un articolo con Stuart Holland, è stata oggetto di ampio dibattito fra gli economisti e anche sui mass media greci ed europei (inclusa la BBC). La proposta è vicina ha quella avanzata da molti studiosi e politici e consiste nel trasferire una quota del debito pubblico dei paesi europei presso la BCE, che ne potrebbe assicurare la sostenibilità a bassi tassi di interesse. Ulteriori notizie sono ricavabili dal sito: http://yanisvaroufakis.eu/.

Nella lettera qui sotto tradotta egli si rivolge al primo ministro Greco Papandreu affinché resista all’imposizione delle politiche restrittive imposte dall’Europa, socialmente devastanti e, ahimè, inutili, sostenendo invece con l’appoggio del popolo greco una diversa soluzione lungo le linee delineate nella “Modesta proposta”. Nella lettera traspare, fra l’altro, il dramma di un governo di sinistra salito al potere, come sempre, con un  carico di speranze che finisce per accettare umilianti politiche anti-popolari. Prima che ciò accada anche nel nostro paese, nella Lettera aperta a Bersani abbiamo cercato di inviare un avviso preventivo al segretario del PD a riflettere sulla necessità di una riposta progressista alla crisi, ma il monito è esteso anche agli altri leader della sinistra. S.Cesaratto, L.Turci

«Caro George,

Pochi giorni dopo le elezioni 2009 che ti hanno portato al potere, hai detto al tuo governo in un incontro trasmesso in tv: “Siamo anti-autoritari al potere”. La maggior parte del tuo governo, uomini e donne che avevano per anni ambito al potere, ti hanno guardato increduli, mentre i tuoi detrattori ti derisero. Sembravi piuttosto solo in quel momento. E tuttavia, nella misura in cui ti conosco, sei stato assolutamente autentico a pronunciare quel pensiero.
Da allora molta acqua avvelenata è passata sotto il proverbiale ponte. Le dichiarazioni utopiche sono state sommerse dallo sforzo carico d’angoscia per salvare il paese. Ti ha costretto non solo a stringere i denti, e a nascondere la tua natura utopica, ma anche a rinunciare ad alcune delle tue convinzioni di base su ciò che dovrebbe, e ciò che non dovrebbe, essere fatto da coloro che hanno autorità. Nella misura in cui ti conosco, sono convinto che consideri le tue difficili decisioni le migliori possibili di un orribile lotto. E posso immaginare la tua solitudine immediatamente dopo aver preso ognuna di loro.
Così siamo arrivati a maggio 2010, un momento in cui sei stato colto dalla necessità della decisione più importante che il primo ministro ha dovuto affrontare finora in tempo di pace. Tu sai che eravamo in disaccordo sulla questione se è stata la decisione corretta. Poco importa ora. Ti hanno convinto che l’accordo su cui hai messo la tua firma sia stato un vero e proprio piano di salvataggio, un giubbotto di salvataggio offerto dopo un naufragio scioccante per consentire al naufrago l’opportunità di guadagnare tempo e trovare la sua strada, attraverso le acque tempestose, verso la terraferma. Ho considerato lo stesso ‘bailout’ un enorme palla al piede attaccata alle nostre caviglie collettive, trascinando l’intera zona euro verso il basso (le nazioni in surplus e in deficit allo stesso modo, Nord e Sud uniti in una trappola mortale). Hai scelto di seguire il consiglio dei tuoi collaboratori e dei capitani della finanza, giudicando che il ‘salvataggio’ necessario, infatti, e acquistando tempo prezioso. Tuttavia, nella misura in cui ti conosco, la tua decisione ti ha riempito di angoscia e tristezza.

Da mesi si sapeva che il ‘salvataggio’ stava fallendo perché era nel suo DNA di fallire (e non perché non è stato seguito nel miglior modo possibile dal tuo governo). Noi economisti, come ben sai, non siamo d’accordo su quasi nulla. La storia, tuttavia, ci ha insegnato due lezioni: (1) Non è possibile salvare il fallito grazie a costosi nuovi prestiti, e (2) austerità a fasi alterne non può ridurre e non ridurrà il deficit e i debiti di una macro-economia catturata da una recessione selvaggia, soprattutto quando non si è in grado di svalutare la propria moneta e, per di più, costretto ad operare in un contesto di recessione globale e regionale. Il ‘bailout’ dello scorso anno ha violato entrambi i principi. C’è da meravigliarsi che non sia riuscito?
Non sapevi che sarebbe andata cosi? E ‘possibile che tu sperassi in un miracolo di natura economica (ad esempio qualche grosso flusso di crescita dell’economia europea che avrebbe aiutato la Grecia trascinarsi fuori dal fango) o forse di tipo politico (alcune visite ad Angela Merkel da parte dello Spirito Santo). Ahimè, non è accaduto. E ora sei chiamato, per la seconda volta in un anno, ad andare contro l’essenza di quello che credi, le informazioni in tuo possesso, i tuoi istinti, le tue esperienze (dell’anno passato, quantomeno). Ti dicono, proprio come hanno fatto l’anno scorso: “primo ministro, pensa a quello che accadrà alla nostra nazione, se non otteniamo prestiti freschi. Come faremo a pagare gli stipendi del settore pubblico e le pensioni? “Nella misura in cui ti conosco, so che ti stai mordendo la lingua.

Alcuni mesi fa ti è diventata famigliare una proposta politica di tre semplici passi, denominata “Modesta proposta per superare la crisi Euro”. Le mie informazioni sono che tu pensi molto bene di questa proposta, sia in termini di meriti tecnici che con riguardo al suo potenziale politico (anche tra l’elettorato tedesco, olandese, austriaco e finlandese)Infatti, sei stato recentemente informato che questa proposta è stata adottata dal Consiglio europeo dei sindacati, per volere dei suoi membri tedeschi e austriaci.

Come sai, le tre indicazioni contenute nella “Modesta proposta” affrontano in modo efficace (e senza invocare la necessità di modifiche sostanziali del Trattato di Lisbona), tre aspetti della crisi: (A) la crisi bancaria che infuria all’interno della zona euro da Francia a Grecia e dalla Germania alla Spagna; (B) la crisi del debito sovrano che sta trascinando la periferia verso il basso (e con essa la BCE e le regioni in surplus della zona euro); e (C) la crisi di sotto-investimento che solo una programma europeo di ripresa dagli investimenti può essere in grado di affrontare, piantando così l’ultimo chiodo sulla bara della crisi. Se ti credessi in disaccordo con questa modesta proposta, non avrei scritto questa lettera. Ma ho molta paura … che tu sia d’accordo con questa. (In caso contrario, dillo.)

Tu potresti dire: “Diciamo che sono d’accordo con la tua proposta. Come posso, come Primo Ministro di un piccolo paese in bancarotta, andare a Bruxelles e proporre una ridefinizione di tutta la zona euro? Soprattutto quando i miei consiglieri attuali mi dicono di abbandonare tali idee? “

Se me lo dicessi, la mia risposta sarebbe: “Come puoi tu, come Primo Ministro di un piccolo paese in bancarotta, andare a Bruxelles per accettare un nuovo prestito di svariati miliardi che, in tutte le ipotesi plausibili (anche se tutte le privatizzazioni e gli obiettivi di tagli di spesa fossero raggiunti in pieno), non riesce a rallentare (per non parlare di invertire) il percorso esplosivo del debito nazionale del paese? Come tu, e i leader dell’Unione, affronterai ad un anno da oggi  la inevitabile crisi di legittimità sia nel Nord che nel Sud Europa , dal momento che le garanzie sui prestiti dei contribuenti tedeschi e olandesi alla fine (tramite lo Stato greco) risiedono nelle casse di banche zombie quasi in bancarotta, mentre per tutto il tempo il debito greco continua a crescere, il PIL greco è in calo, i greci sono spinti ulteriormente nella miseria senza nulla in cambio, e gli olandesi e i tedeschi sono invitati a scavare più a fondo una volta ancora per salvarli?

Potresti chiedere: “Allora, che cosa devo fare?

Io ti risponderò in un modo che suonerà a molti utopistico, ma che sono convinto sia la tua ultima possibilità realistica. Se qualcuno può capire il realismo della mia proposta, quella persona sei tu: Salta sulla tua bicicletta questa sera, da solo, senza guardie del corpo o consulenti, e pedala verso piazza Syntagma, la piazza centrale di fronte al nostro Parlamento, dove le manifestazioni anti-austerità, contro il governo si verificano ogni notte. Una volta lì, la gente sarà infastidita in un primo momento, ma, visto che sei solo, la folla si aprirà come il Mar Rosso e si formerà un percorso che ti consentirà di spostarti al centro della piazza, dove uno Speaker’s Corner è stato allestito. Richiedi agli organizzatori il diritto di parlare per dodici minuti, la durata del tempo concesso a tutti. E affronta la folla stordita.

Dì loro che è giunto il momento per i greci di recuperare la nostra dignità perduta. Annuncia che il tuo governo non accetterà altri prestiti fino a quando la zona euro si rifiuterà di discutere la sua ristrutturazione istituzionale  e il suo orientamento politico lungo le linee di una serie di principi razionali. Proclama che il tuo governo, se necessario, procederà nell’ambito della zona euro, ma senza prestiti. Se qualcuno ti chiede quali sono i principi razionali su cui la zona euro deve essere rifondata, e come questo potrebbe essere realizzato in tempi brevi, conosci la risposta, l’abbiamo fornita nella Modesta Proposta. L’hai già studiata, ad ogni modo. Spiegala tu stesso al popolo riunito. E aggiungi che fino a che non si terrà un dibattito a Bruxelles su queste linee (linee che seri politici europei come JC Juncker e G. Tremonti hanno già illustrato), non accetterai un solo euro dei nostri partner. Afferma chiaramente che si domanda un dibattito sull’idea di Eurobond e sull’uso delle euro-obbligazioni, al fine di stimolare la Banca europea degli investimenti, per realizzare un New Deal per l’Europa.

Suggerisci che il EFSF dovrebbe ricapitalizzare le banche, invece di concedere prestiti agli Stati. Mostra al tuo popolo, e al mondo, che sai che esiste un’alternativa. Afferma a chiare lettere che fino a che fino a che questo dibattito non creerà nuove prospettive di crescita e la prosperità della zona euro, la Grecia farà quello che avrebbe dovuto fare da tanto tempo: vivere con i propri mezzi! E se ti chiedono di come si pagheranno i salari e le pensioni, rispondi che  ridurrai  lo stipendio più alto del settore pubblico al livello del secondo più grande e quindi entrambi a livello del terzo più grande e quindi questi tre al livello del quarto, e così via fino a  tutte le riduzioni necessarie siano effettuate fino a che  lo Stato greco non raggiunga il break evenAggiungi che porremo fine tutti i contratti della difesa fino a nuovo avviso. Che lo Stato greco farà tutto ciò che è necessario al fine di sopravvivere senza un euro di addizionali e costosi prestiti da parte della UE.

Man mano che ti avvicini alla fine del tuo discorso, alza la voce per dire che è assurdo che le stesse persone che accusano la Grecia di vivere col denaro preso in prestito stanno ora insistendo sul fatto che la Grecia umiliata e in bancarotta dovrebbe accettare molti miliardi in più di prestiti quando tutti sanno che sarà impossibile ripagarli. Concludi facendo un paragone con i maneggioni che, negli Stati Uniti, prima del 2008, costrinsero a costosi prestiti famiglie povere insolventi, ma che questa volta l’azione è rivolta contro un intero paese. Dichiara una volta per tutte che, come un cittadino europeo, e presidente della Internazionale socialista, non ti senti in diritto di firmare un altro contratto di finanziamento che mette a rischio non solo un piccolo paese del Mediterraneo, ma tutta la zona euro e, anche, l’idea di una Europa unita e democratica.

Alla fine, guarda in una delle telecamere puntate nella tua direzione da parte  del pubblico,  video  che presto troverà la sua strada su YouTube, guarda la sua lente e rivolgiti allo spettatore tedesco, in inglese, dicendo: ” E’ uno scandalo di primo grado che tu, tedesco che lavori sodo, dovresti fornire prestiti al mio governo che, tragicamente, sono costretto a non utilizzare per rinvigorire la nostra economia in crisi, ma per rimborsare le banche zombie che, pienamente consapevoli del loro stato terribile, si accaparrano i soldi, rifiutano prestiti alle imprese e, quindi, diventano buchi neri che assorbono le tue energie economiche, nello stesso momento in cui il tuo omologo greco soffre senza speranza per il futuro.”

A quel punto, un saluto rapido e raggiungi a piedi  la tua bicicletta parcheggiata. Per la prima volta in tanto tempo, non ti senti più solo. Avrai contribuito a un emozionante momento di democrazia partecipativa, la forma di democrazia che tu ed io abbiamo discusso  un bel po’ di volte, e sparso un sacco di inchiostro e sudore cercando di integrarla nella piattaforma del partito tanti anni fa. Piazza Syntagma, non può essere, come ai manifestanti sarebbe piaciuto, un luogo di democrazia diretta (cosa che richiede non solo la partecipazione ma anche reale potere esecutivo), ma, credo, costituisce una riedizione moderna di Agorà che calza come un guanto all’anti-autoritario George che conosco.

Ti aspetto stasera. Intorno alle 19 sarebbe bello!

PS. Ora che ci penso, forse è meglio non venire da solo. Perché non portare con sé (a patto di possedere una bici e voler partecipare) il tuo vecchio amico di college, Antonis Samaras (il leader dell’opposizione ufficiale). Fate a turni ad affrontare la folla, cantando più o meno dallo stesso libro di inni, facendo così la storia. Forse i nostri partner europei, non domandano consenso all’opposizione in questo momento cruciale? Diamogli quindi il consenso.

Yanis Varoufakis

http://www.melogranorosso.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=169:lettera-aperta-al-primo-ministro-greco&catid=27:documenti&Itemid=313

All’inferno gli usurai!

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Un creditore aveva due debitori: l’uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?
Luca 7, 41-42

All’inferno gli usurai!

Si tende a credere che il rapporto tra il sistema bancario e governi sia rimasto immutato nei secoli.
Un’analisi del caso francese ci rivela che questo non è necessariamente vero.
Infatti, a partire dal 1973 [annus horribilis in cui si manifesta in tutta la sua virulenza il cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale, dopo che Nixon aveva posto fine all’ordine di Bretton Woods nel 1971. Il nuovo ordine multipolare proposto dai paesi emergenti è un tentativo di chiudere questa parentesi controrivoluzionaria/ultrareazionaria e fare un passo in avanti, NdT], il governo francese è stato costretto a prendere in prestito esclusivamente dal settore privato e quindi a pagare interessi sul nuovo debito. Senza questa modifica, l’indebitamento francese sarebbe ora al 8,6% del PIL anziché l’attuale 78%.
Inoltre, i trattati di Maastricht e di Lisbona hanno generalizzato questo stesso processo a tutti i paesi firmatari.
Bernard Lietaer, uno degli architetti dell’euro (testo scritto assieme a Christian Arnsperger ~ Sally Goerner ~ Stefan Brunnhuber)
http://www.clubofrome.org/cms/wp-content/uploads/2012/05/Money-and-Sustainability-the-missing-link-Executive-Summary.pdf

Yanis Varoufakis:

La logica di Schäuble è semplice: la disciplina è imposta alle nazioni in deficit. La Grecia non è poi così importante. Il motivo per cui l’Eurogruppo, la troika, il Fondo monetario internazionale hanno speso così tanto tempo per imporre la propria volontà su una piccola nazione come la nostra, è che siamo un laboratorio di austerità. Ciò è stato sperimentato in Grecia, ma l’obiettivo è ovviamente quello di infliggerlo alla Francia, per il suo modello sociale, il suo diritto del lavoro.

Mentre era ministro, come si comportava la Francia?

All’interno dei vertici europei, in seno all’Eurogruppo, ho sentito che il governo francese non aveva alcuna autorità per difendere o addirittura presentare semplicemente il proprio punto di vista e perché venga tenuto in conto nel processo di negoziazione. Sono cresciuto con l’Illuminismo, l’idea che anche la Francia è stato fondamentale nella creazione dell’Unione europea. Nell’avere tutto questo in mente, il silenzio dei francesi, sia di Michel Sapin all’interno dell’Eurogruppo, il fatto che una posizione diversa francese non è mai stata assunta ha provocato in me una grande tristezza.

Vuole lanciare un movimento europeo contro l’austerity?

A Frangy, lancerò una rete progressista europea. Nei giorni terribili della dittatura greca, i nostri genitori e nonni erano in Germania, Austria, Canada, Australia, per la solidarietà espressa verso la sofferenza greca. Non vengo in Francia per chiedere solidarietà alla Grecia. Ma i problemi che ha di fronte la Francia sono uguali come altrove. I francesi e i cittadini di altri paesi sono preoccupati per quello che ho da dire, perché sono preoccupati per lo stato della democrazia, l’economia, le prospettive future.
http://www.agoravox.it/Varoufakis-lancio-una-rete.html

Montebourg e Varoufakis
http://www.pressreader.com/italy/corriere-della-sera/20150824/281767037971296/TextView
DSK e Varoufakis
http://www.repubblica.it/economia/2015/07/26/news/varoufakis_strauss-kahn_economisti_euro_grecia-119864315/

Riccardo Petrella: Abolire l’indipendenza politica della BCE

Fase 1. Priorità: attività di informazione e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla BCE, le sue criticità, anomalie, imposture, paradossi e conseguenze negative per i cittadini europei e l’integrazione politica democratica sopranazionale. I cittadini italiani (ed europei) sanno poco e quel che sanno è incerto, confuso, sovente mistificatore. Hanno soprattutto l’impressione che non possono far niente.

In questa fase si dovrà soprattutto far capire che la BCE è al centro dello smantellamento della politica e della democrazia tout court, insistendo, in particolare, sui legami tra il sistema monetario e finanziario attuale e gli scandali LIBOR e quello della manipolazione dei tassi di cambio delle monete, cosi come con l’aumento del debito pubblico. Essa dovrà essere condotta in accordo con il sostegno dei parlamentari europei sensibili e favorevoli all’obiettivo a lungo termine dell’abolizione dell’indipendenza politica della BCE.

Si tratterà di produrre uno o più opuscoli, brevi, ben presentati, per grande diffusione, di organizzare incontri, conferenze, di scrivere articoli, dare interviste.

Periodo : febbraio – ottobre 2015

Fase 2. Priorità : attività d’informazione e di analisi approfondite sui legami tra sistema monetario europeo attuale (BCE) e l’inasprimento degli effetti delle cause strutturali all’origine dei processi d’impoverimento in Europa.  Lo sradicamento dei processi d’impoverimento passa necessariamente dalla modifica radicale del sistema monetario e finanziario attuale. Mobilitare i comuni DIP.

In questa fase si dovrebbe giungere alla presentazione pubblica (specie in direzione del parlamento italiano e dei parlamentari europei) di un dossier  su “BCE, politica monetaria e impoverimento in Italia ed in Europa” Il dossier dovrebbe essere in circolazione per i primi di ottobre per costituire la base di un’iniziativa (deposito di una proposta di legge,  o presentazione di un piano d’azione europeo, o lancio della creazione di organi cittadini permanenti  preposti al monitoraggio della politica monetaria europea, o campagna nazionale per la creazione di monete “locali” e ri-invenzione delle banche cooperative e mutualiste). In questa fase si tratta di agire sui vari elementi del sistema per sgretolarne l’unità e la compattezza.

Periodo : da aprile 2015  a giugno 2016

Fase 3. Priorità : attività propositive di adozione di nuove disposizioni legislative, di creazione di nuove  istituzioni politiche democratiche in materia di politica monetaria e finanziaria,e sviluppo di nuove pratiche collettive. Una particolare attenzione dovrebbe essere data alla proposta di ripubblicizzazione delle casse di risparmio e di banche d’investimento locali, nel quadro di nuove regole di differenziazione tra banche di deposito e di credito. In questo campo, il terreno è molto fertile di iniziative nazionali ed europee

Mobilitare i Comuni DIP ed il coinvolgimento delle altre associazioni/movimenti /gruppi impegnati in materia.
http://www.inchiestaonline.it/dichiariamo-illegale-la-poverta/riccardo-petrella-abolire-lindipendenza-politica-della-bce/

Link utili (spero)

willy-wonka-blog

Era da un po’ di tempo che volevo condividere alcune delle mie fonti che considero più affidabili e che potrebbero essere meno note di altre, almeno in Italia (es. non ho messo http://thesaker.is/ perché voglio augurarmi che tutti i “contro-informatori” lo conoscano).
Cercherò di aggiungere altri link man mano che mi verranno in mente.
Per altri aggiornamenti con altri link
https://plus.google.com/+StefanoFaitFuturAbles

FILOSOFIA, SPIRITUALITÀ

Jacob Needleman http://www.jacobneedleman.com/

ECONOMIA

Michael Hudson http://michael-hudson.com/

Ellen Brown http://itsourmoney.podbean.com/

Yanis Varoufakis (tiene un blog, da molti anni): http://yanisvaroufakis.eu/

Gustavo Piga: http://www.gustavopiga.it/

http://conscience-sociale.blogspot.it/

GEOPOLITICA

Scozia (fondamentale per capire il mondo dopo la caduta dell’Impero): http://newsshaft.podbean.com/

Singapore (fondamentale per capire la meta finale dell’Impero – Singapore è il prototipo di città-stato che desiderano ai piani alti): http://www.theonlinecitizen.com/

Cina: https://soundcloud.com/44-days / http://www.chinafile.com/

The Diplomat: http://thediplomat.com/

Clarissa: http://www.clarissa.it/

WikiSpooks: https://wikispooks.com/wiki/Main_Page

Moon of Alabama: http://www.moonofalabama.org/

The East is Read: https://eastisread.wordpress.com/

CONTROINFORMAZIONE E INFORMAZIONE ALTERNATIVA

http://www.sott.net/

http://www.wanttoknow.info/newsstories

http://21stcenturywire.com/

http://www.caseyresearch.com/gsd/criticalreads

https://thepolypus.wordpress.com/

MUTAMENTO CLIMATICO (E PLANETARIO)

http://www.climatemonitor.it/

ADAPT 2030: https://www.youtube.com/user/MyanmarLiving

http://www.suspicious0bservers.org/

http://www.attivitasolare.com/

http://www.freddofili.it/

https://sunshinehours.wordpress.com/

http://www.laterredufutur.com/accueil/

http://www.sis-group.org.uk/news

ANTROPOLOGIA, SOCIOLOGIA, SCIENZE POLITICHE

Richard Sennett http://www.richardsennett.com/site/senn/templates/home.aspx?pageid=1&cc=gb

Stephen F. Cohen http://jordanrussiacenter.org/author/scohen/

Adam Greenfield http://urbanscale.org/about/adam-greenfield/

James C. Scott http://politicalscience.yale.edu/people/james-scott

Ian Tattersall http://www.iantattersall.com/

Richard Klein https://web.stanford.edu/dept/anthropology/cgi-bin/web/?q=node/107

Dominique de Villepin http://www.richardsennett.com/site/senn/templates/home.aspx?pageid=1&cc=gb

SALUTE, ALIMENTAZIONE, SCIENZA

http://wholehealthsource.blogspot.it/

http://www.i-sis.org.uk/index.php

Nel 2014 Nostradamus sarà demodé

https://twitter.com/stefanofait

La maggioranza di persone che si sente in dovere di opporre resistenza al disvelamento della verità/realtà, nel timore di perdere il sonno, o il senno: questo è il più grave problema del nostro tempo.

Nostradamus-Predictions

RUSSIA

Le più grandi esercitazioni militari dai tempi dell’Unione Sovietica: 160mila uomini, 1000 carri armati, 130 aerei, 70 navi
http://rt.com/news/russia-war-games-far-east-084/


STATI UNITI

Non molti europei sanno che l’austerità imposta dai neocon agli Stati Uniti è anche più terribile di quella europea e i suoi effetti si faranno sentire proprio nel 2014: tagli del 26% a istruzione, sanità, lavoro. La popolazione americana non è in grado di reggere l’urto di questa macelleria sociale

http://www.bloomberg.com/news/2013-05-28/when-sequestration-becomes-devastation.html

Chi ha già intuito le ripercussioni di queste disegno criminale e suicida (gli oligarchi si servono degli Stati Uniti, non rappresentano gli Stati Uniti) si sta mobilitando:
http://againstausterity.org/

REGNO UNITO

Stato maggiore inglese informa Cameron che fornire armi ai ribelli non servirà a nulla. O si invade, o l’esercito siriano vincerà
http://www.dailymail.co.uk/news/article-2363803/PM-ditches-plan-arm-Syrian-rebels-military-chief-says-hardly-worth-unless-launches-war.html

TALEBANI IN SIRIA

Non bastavano gli alqaedisti, ora in Siria a combattere contro Assad ci sono anche i talebani del Pachistan, ossia gli stessi che sono in guerra con l’Occidente in Afghanistan
http://uk.reuters.com/article/2013/07/14/uk-pakistan-syria-taliban-idUKBRE96D03C20130714

SIRIA

In media ogni dieci anni, gli Stati Uniti devono abbrancare qualche nazionucola e sbatterla contro il muro, per far capire al mondo che facciamo sul serio.

Michael Ledeen

Rivolta siriana nel caos: lotta intestina tra alqaedisti e insorti siriani ad Aleppo. Intanto l’esercito regolare sta riprendendo Hama e Homs, poi mancherà solo Aleppo:

http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/nemici-Assad-dichiarano-guerra.aspx

Entro la fine dell’anno Assad avrà ripreso Aleppo e avrà vinto la partita. Gli Stati Uniti non possono perdere, perché la sopravvivenza del dollaro è unicamente garantita dal loro status di invincibili superbulli che possono imporre il dollaro come riserva globale con la forza delle armi. Spezzato l’incantesimo, un potere basato su una percezione distorta della realtà viene a mancare: sarebbe la fine per i bulli maggiori ma anche i loro alleati, i bulli minori, specialmente quelli medio-orientali. Per questo gli Stati Uniti (e Israele) se la prendono solo con chi non può opporre una seria resistenza (tipico dei bulli).

Per questo Israele, USA, Arabia Saudita e Qatar devono inventarsi qualcosa nei prossimi mesi. Un qualcosa che potrebbe risultare catastrofico.

La Russia, infatti, non molla la presa:

Lavrov chiede all’ONU di rendere pubblico il contenuto dell’inchiesta russa che dovrebbe provare l’uso del sarin da parte degli insorti

http://sana.sy/eng/22/2013/07/10/491749.htm

e attende ancora un’inchiesta turca sugli insorti siriani arrestati in Turchia per detenzione di armi chimiche

http://italian.ruvr.ru/2013_05_31/Lavrov-vuole-uninchiesta-sullarresto-in-Turchia-dei-ribelli-siriani-con-il-sarin/

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ISRAELE

Alla fine Israele si troverà preso tra due fuochi

Vladimir Putin, 2012

La dissoluzione totale del Libano in cinque province serve come precedente per tutto il mondo arabo, inclusi l’Egitto, la Siria, l’Iraq e la penisola arabica e sta già percorrendo quella strada. La successiva dissoluzione della Siria e dell’Iraq in aree etnicamente o religiosamente distinte, come in Libano, è l’obiettivo primario di Israele sul fronte orientale nel lungo periodo, mentre la dissoluzione del potere militare di questi stati costituisce l’obiettivo primario a breve termine. La Siria si disgregherà in diversi staterelli, in conformità con la sua struttura etnica e religiosa, come succede nell’attuale Libano.

Oded Yinon, consulente del ministero degli esteri israeliano, “A Strategy for Israel in the Nineteen Eighties”, 1982

http://www.historycommons.org/entity.jsp?entity=oded_yinon

Israele ha effettuato un nuovo test missilistico. Gerico può atomizzare un luogo distante 5mila km (Islanda, Madagascar, Bangladesh, Senegal, Mongolia)

http://italian.irib.ir/notizie/mondo/item/128432

Israele ha bombardato il porto siriano di Latakia e ha perso un F16, caduto in mare. Probabile obiettivo: missili anti-nave russi.

http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2013/7/13/Siria-Cnn-raid-su-Latakia-opera-di-forze-israeliane/411745/

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2013/07/14/Siria-Times-Latakia-raid-israeliano_9020864.html

attacco in ritardo: immagini dimostrano che non c’è stata alcuna esplosione di missili colpiti – erano già stati trasferiti (buco nell’acqua per Israele che perde un aereo per un pugno di mosche)

http://www.richardsilverstein.com/2013/07/14/latakia-msm-and-why-rodney-dangerfield-was-right/

Se l’obiettivo israeliano è quello di distruggere dei missili che impediscono il blocco navale della Siria, allora la progettata invasione è ancora sul tavolo, nonostante l’opposizione di Obama.

Israele continua a fare pressioni su Obama per attaccare l’Iran:
http://www.presstv.ir/detail/2013/07/15/313826/israel-says-might-go-solo-to-strike-iran/

Israele sta preparando un’invasione del Libano?

http://www.npr.org/templates/story/story.php?storyId=201356284

Saad Hariri, già primo ministro libanese ed ex alleato di ferro di Israele, accusa quest’ultimo di aver perpetrato un recente attentato terroristico a Beirut

http://www.dailystar.com.lb/News/Politics/2013/Jul-09/223073-hariri-blames-israel-for-beirut-suburb-bombing.ashx

Israele ammassa truppe al confine con la Siria

http://www.israelhayom.com/site/newsletter_article.php?id=10647

Israele pronto ad intervento in Libano e Siria

http://www.washingtonpost.com/world/middle_east/israeli-military-prepares-for-lebanon-and-syria-threats-despite-turmoil-in-egypt/2013/07/12/a3190628-eabe-11e2-818e-aa29e855f3ab_story.html

 saladino

EGITTO

Sinai: Egitto e Israele militarizzano l’area

http://www.timesofisrael.com/cairo-seeking-israeli-okay-to-widen-sinai-offensive/

http://www.debka.com/article/23109/Israeli-green-light-for-big-Egyptian-Sinai-offensive-after-Islamists-fail-to-assassinate-Egyptian-general

http://www.washingtonpost.com/world/middle_east/islamic-militants-intensify-attacks-in-egypts-sinai-after-morsis-fall/2013/07/13/311d95dc-ebb5-11e2-818e-aa29e855f3ab_story.html

Morsi cercava in tutti i modi di risparmiare l’austerità a quegli stessi egiziani che hanno applaudito i golpisti – gli USA volevano che lui tagliasse i sussidi per le masse immiserite: “The United States believes those changes — including a reduction of food and electricity subsidies — are necessary to help bring Egypt out of its crushing deficit and economic malaise”.

http://www.nytimes.com/2013/07/10/world/middleeast/aid-to-egypt-from-saudis-and-emiratis-is-part-of-struggle-with-qatar-for-influence.html?pagewanted=all&_r=0

Per pura coincidenza i golpisti appoggiano un governo di tecnici neoliberisti pro-austerità (dove l’ho già sentita questa?) e, sempre per pura coincidenza, a guidare le finanze egiziane sarà proprio l’incaricato di negoziare con il FMI

http://www.jpost.com/Breaking-News/Egypt-IMF-negotiator-to-be-offered-finance-minister-post-319715

Entro la fine dell’anno gli egiziani non avranno più nulla da perdere e l’Egitto esploderà definitivamente.

GRECIA E UNIONE EUROPEA

I governi europei devono sempre più fare affidamento sull’autoritarismo per poter mantenere la rotta, sia nel modo in cui trattano i loro cittadini sia nel modo in cui si trattano l’un l’altro, in particolare i governi del Nord nei confronti dei loro omologhi del Sud. Abbiamo così la quarta crisi: la crisi della democrazia europea. E più l’Europa continua a negare la natura sistemica della sua crisi più grande diventerà il deficit democratico e più europei finiranno per vedere nell’Europa il problema e non la soluzione.

Yanis Varoufakis, economista, 11 luglio 2013

Ulteriori sacrifici richiesti alla Grecia per ottenere altri “aiuti” (prestiti a interesse) – continua l’austerità insensata che sta distruggendo l’economia e la società greca.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2013/07/08/Eurogruppo-aiuti-Grecia-solo-se-riforme_8995140.html

L’eurogruppo se ne frega altamente – il “me ne frego” fascista – della retromarcia e del mea culpa del FMI, che ha ripudiato proprio questa strategia fallimentare:

http://www.corriere.it/economia/13_giugno_06/Grecia-austerita-Fmi-Troika_24fac310-cec3-11e2-869d-f6978a004866.shtml

A questo punto l’atteggiamento europeo è così folle che non può essere dettata da fanatismo: si vuole arrivare allo scontro per poter spezzare l’eurozona?

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/18/breve-lista-dei-crimini-commessi-contro-il-popolo-greco-dai-premi-nobel-per-la-pace/

È evidente che in questo momento le autorità europee sono odiate – lo dicono i sondaggi dell’eurobarometro: i favorevoli ad un’Europa federale sono in netta minoranza. Perciò la gestione della crisi non è certo servita ad imporre il federalismo, ma semmai il contrario. L’Unione Europea sta morendo di austerità, livore e divisioni.

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Che altro aspettarsi, nel 2014, se non guerriglia urbana e scioperi di massa, nonché la morte del sogno europeista? (qualcuno se ne rallegrerà, non io)

Che altro aspettarsi, per il 2015, se non qualche risorgenza populista di destra, con le masse esasperate che votano per dei movimenti che incontrano i favori degli stessi oligarchi che hanno causato questo disastro (la democrazia in mano agli stupidi, agli ignoranti e agli psicopatici: c’è qualcosa di più deprimente?

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Se il bene è creativo e biofilo e il male è parassitario e necrofilo,

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/14/legoista/

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/06/19/luroboro-del-male-treviso-e-levoluzione-della-specie/

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/03/06/alcibiade-il-rottamatore/

allora stiamo affrontando un male che non si vedeva dai tempi del nazismo

http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/psicopatici-al-potere-conoscerli-per.html

È un male che molti occidentali non possono capire, perché non l’hanno ancora subito, se non marginalmente (i greci lo capiscono eccome e presto lo capiranno anche i portoghesi):

, varrebbe la pena di studiare clinicamente, in dettaglio, le azioni di Hitler e l’hitlerismo e di rivelare ai borghesi molto distinti, molto umanisti, molto cristiani del Novecento che porta in sé un Hitler che disconosce, che Hitler dimora in lui, che Hitler è il suo demone, che se lo condanna è per mancanza di logica, e in fondo, ciò che non perdona a Hitler non è il crimine stesso, il crimine contro l’uomo, non è l’umiliazione dell’uomo in quanto tale, è il crimine contro l’uomo bianco è l’umiliazione dell’uomo bianco, è l’aver importato in Europa procedure colonialiste che finora erano spettata solo agli arabi d’Algeria, ai coolies dell’India e ai neri africani (Aimé Césaire, “Discours sur le colonialisme”)

I cosiddetti occidentali stanno accettando mansuetamente di essere controllati capillarmente, di essere costretti a enormi sacrifici per sanare i guasti del sistema finanziario, di avere le teste strabordanti di menzogne che giustificano le guerre umanitarie.

Non diano la colpa ad altri: per essere ingannati bisogna essere in due e pagheremo tutti un conto salato per la nostra volonterosa complicità nella gigantesca truffa ai nostri danni.

La diminuzione delle nostre energie vitali e il restringimento dei margini di libertà è un fatto ed è solo l’inizio del debito karmico che dovremo pagare. Il controllo produce maggiore controllo, la violenza maggior violenza, l’autoritarismo maggior autoritarismo, le menzogne proliferano, ecc.

IL MALE HA DISTRUTTO LA LIBIA:

16 Things Libya Will Never See Again (by Michael Parenti)

1. There was no electricity bill in Libya; electricity was free for all its citizens.
2. There was no interest on loans, banks in Libya were state-owned and loans given to all its citizens at zero percent interest by law (finanza islamica: infinitamente più evoluta della nostra).
3. Having a home was considered a human right in Libya.
4. All newlyweds in Libya used to receive $60,000 dinar (U.S.$50,000) by the government to buy their first apartment so to help start up the family.
5. Education and medical treatments were free in Libya. Before Gaddafi only 25 percent of Libyans were literate. Today, the figure is 83 percent.
6. If Libyans wanted to take up a farming career, they would have received farming land, a farming house, equipments, seeds and livestock to kickstart their farms… all for free.
7. If Libyans could not find the education or medical facilities they needed, the government funded them to go abroad. For it was not only paid for, but they got a U.S.$2,300/month for accommodation and car allowance.
8. If a Libyan bought a car, the government used to subsidize 50 percent of the price.
9. The price of petrol in Libya was $0.14 per liter.
10. Libya had no external debt and its reserves amounted to $150 billion -which are now frozen globally.
11. If a Libyan was unable to get employment after graduation, the state would pay the average salary of the profession, as if he or she was employed, until employment was found.
12. A portion of every Libyan oil sale was credited directly to the bank accounts of all Libyan citizens.
13. A mother who gave birth to a child received U.S. $5,000.
14. 40 loaves of bread in Libya used to cost $0.15.
15. 25 percent of Libyans have a university degree.
16. Gaddafi carried out the world’s largest irrigation project, known as the Great Manmade River project, to make water readily available throughout the desert country.

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Israele, Stati Uniti, Regno Unito, Arabia Saudita, Qatar, ecc. non sono migliori di Cina, Russia e Iran. La storia potrebbe addirittura insegnarci che mentre questi ultimi erano consapevoli del fatto che esistono dei limiti invalicabili, i primi erano completamente fuori controllo, governati da personalità sociopatiche/psicopatiche in preda all’hybris, alla venerazione di se stessi e del proprio utile.

Sarà proprio il 2014 a far cadere il velo della parvenza di democrazia? Si passerà dal bisogno di controllare (fase A – Obama) alla violenza fisica, nel caso in cui si renda necessario (fase B – neocon/sionisti)? Quando le masse avranno visto il volto dietro la maschera saranno in grado di prendersela con i veri responsabili e non solo con le imbecilli marionette visibili a tutti?

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Ma, soprattutto, come si resta dalla parte del bene – pace, creatività, vitalità – senza contaminarsi con il male – guerra, distruzione, controllo/dominio? È evidente che il male vuole che diventiamo come lui, perché altrimenti non potrebbe controllarci, non saprebbe come affrontarci. Ha un disperato bisogno di controllare.

Si devono evitare le escalation, senza però tollerare gli attacchi fisici. L’esempio di Gandhi, che chiedeva a indiani, ebrei e inglesi di lasciarsi massacrare da giapponesi e nazisti è pessimo (una superbia illimitata):

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/02/26/gandhi-o-arundhati-roy-la-scelta-che-determinera-il-futuro-dellumanita/

Difendersi e tener testa ai bulli è l’unica maniera per limitare la loro forza nel presente e soprattutto nel futuro: nessun bullo ci prenderà sul serio se può piegarci alla sua volontà. La forza va evitata finché ci sono altre opzioni che si possono e debbono perseguire in buona fede e senza digrignare i denti, alla ricerca del punto di vista altrui, dell’immedesimazione nelle paure, risentimenti e rivendicazioni altrui. Un uso della forza prematuro e non meditato è violenza e ci fa diventare come i nostri oppressori ed aggressori

http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/nonviolenza-certamente-ma.html

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Il vero male è riconoscibile perché le sue parole e atti dividono invece di unire, seminano zizzania invece di ricercare la mutua comprensione, creano problemi invece di risolverli, difendono con ogni mezzo uno status quo iniquo invece di favorire il cambiamento.

L’aumento della violenza e delle divisioni è l’obiettivo principale delle personalità maligne che tentano di convincere quante più persone possibili che la violenza risolve i problemi. Fermare la violenza e unire le persone e le genti – unità nella diversità, diversità nell’unità – è lo scopo e quindi la strategia del bene.

Uscita dall’eurozona = rivoluzione + guerra civile

Bruno Tabacci (economista ed esperto di politiche industriali, oltre che politico) ha ragione e mi spiace che l’abbiano tagliato per dare spazio solo a Bagnai.

Bagnai dovrebbe leggere quel che cita, cosa che io ho fatto e dovrebbe rendersi conto che gli hedge fund stanno attaccando l’eurozona per distruggere l’Unione Europea e l’élite europea li sta aiutando.

Il responsabile principale della crisi dell’eurozona non è l’euro ma sono il sistema finanziario globale e la classe dirigente europea. Tsipras ha ragione da vendere a voler restare nell’euro creando una coalizione di paesi PIIGS (e non solo) che spingano con determinazione per delle riforme strutturali radicali, salvando l’Unione Europea. Chi preme per la sua frantumazione sta facendo il gioco di oligarchie interessate unicamente ad addivenire ad una separazione tra Europa di serie A (teutonica) e quella di serie B (le merdacce private di pressoché ogni margine di sovranità), che per di più provocherebbe la disgregazione di Italia e Spagna (Padania e Alto Adige chiederebbero di andarsene al più presto, la cosa non avverrebbe pacificamente ed il Trentino, una provincia complessivamente lealista, si troverebbe presa in mezzo)

E’ scandaloso che Messora e Bagnai, pur di restare fedeli alle loro posizioni, siano disposti a non investigare su chi siano i loro compagni di viaggio.
Ecco chi sono.

A luglio del 2012 l’equipe di analisi diretta da Roger Bootle, economista neoliberista (ex HSBC), ha vinto le 250,000 sterline del Premio Wolfson per l’Economia con uno studio su come spezzare l’eurozona conservando un euronucleo forte e riesumando le vecchie valute di Irlanda, Portogallo, Spagna, Italia e Grecia.

Secondo l’analisi la riconfigurazione economicamente ottimale della zona euro vedrebbe il mantenimento di un nucleo nordico (neo-carolingio, NdR) che incorpori Germania, Austria, Paesi Bassi, Finlandia e Belgio, paesi che hanno strutture economiche compatibili e possono formare un’area valutaria ottimale. La Vallonia potrebbe però essere sacrificata e la Francia verrebbe accettata solo per ragioni di opportunità politica. Non ci sarebbe un’eurozona di serie B perché i paesi esclusi non avrebbero interesse a coordinarsi e non hanno rapporti economici tali da giustificare una qualche sorta di unione. In alternativa, il nucleo neocarolingio potrebbe abbandonare l’attuale eurozona, dotandosi di un proprio euromarco.

Sempre secondo il parere di questi analisti finanziari neoliberisti, i divari sono tali che è altamente improbabile che il nuovo assetto possa essere provvisorio. Nessun escluso potrà rientrare dal retro, neppure dopo le più drastiche “terapie” di austerità.

L’evento, che viene definito paragonabile al collasso dell’Impero Austro-Ungarico o dell’Unione Sovietica, avverrebbe all’insaputa dei cittadini dei suddetti paesi (!!!) per “evitare il caos” (fuga di capitali, corse agli sportelli bancari) e non è prevista la consultazione referendaria dei cittadini. Cittadini che non sarebbero troppo felici di vedere un crollo del PIL del 10-20%, un analogo balzo dell’inflazione (con il costo dell’energia alle stelle), la massiccia riduzione dei salari e del potere d’acquisto, l’evaporazione dei propri risparmi (con il blocco dei bancomat per evitare che possano tirar fuori quanti più euro sia possibile finché sono in tempo) e l’umiliazione di essere trattati come dei paria dalle altre nazioni europee.

Questi sono piani che sembrano ideati da “intelligenze artificiali” prive di compassione, umanità e radicalmente utilitaristiche.
In questo scenario, entro non più di un anno, io e milioni di altri cittadini dei paesi PIIGS saremmo costretti a rubare per vivere o a sfasciare tutto (= rivoluzione).

http://www.policyexchange.org.uk/images/WolfsonPrize/wep%20shortlist%20essay%20-%20roger%20bootle.pdf

Questo è lo studio che, criminalmente, Bagnai cita a sostegno della sua tesi che i PIIGS dovrebbero abbandonare l’euro! Bagnai ha riserve d’argento e oro nascoste da qualche parte? Lo sa che sono metalli non  commestibili?

Il premio Wolfson, dell’ammontare di 250mila euro, assegnato a chi avesse trovato il modo di smantellare l’eurozona nel modo meno doloroso possibile, è stato indetto da un barone e finanziere inglese neoliberista che l’ha intitolato a se stesso, per il tramite del più influente think tank di destra in Gran Bretagna (Policy Exchange)! Tra i 5 valutatori: FRANCESCO GIAVAZZI (iperliberista consulente del FMI), un ex consulente della Banca d’Inghilterra, un ex consulente della Bundesbank e del governo tedesco, un ex consigliere di Tony Blair, il criminale di guerra.

A Bagnai va bene tutto questo? E’ in sintonia con GIAVAZZI e la Bundesbank? Ha letto quello studio prima di citarlo favorevolmente? Con che coscienza propone agli Italiani di prendere decisioni drammatiche, potenzialmente catastrofiche, contestando i suoi critici con questo tipo di supporti teorici, non a caso divulgati ampiamente dal Financial Times e dall’Economist, che fin dall’inizio si sono schierati dalla parte degli avvoltoi degli hedge fund? Non gli è squillato un campanello d’allarme in testa?

Il premio Wolfson è assegnato dall’élite a chiunque compiaccia le aspettative dell’élite. Era davvero così difficile dedicare 5 minuti del proprio tempo sulla rete per capire chi lo assegna e a chi è stato assegnato? Perché proprio i politici bavaresi e Wolfgang Schäuble, che sono i più accesi fautori dell’euromarco, non hanno fatto altro che perorare la causa dell’espulsione della Grecia? Vogliono il bene dei Greci?

Oppure poteva informarsi sulle ragioni per cui Tsipras, invece di guadagnare migliaia di voti facili, ha insistentemente rifiutato di inserire nel suo programma l’uscita della Grecia dall’eurozona. Gli economisti greci che hanno formulato il programma economico di Syriza sono dei fessi o dei mostri che se ne infischiano delle sofferenze dei loro concittadini e delle loro famiglie? Come mai Syriza e Tsipras sono detestati da tutti i maggiori quotidiani finanziari internazionali e demonizzati dalla troika se in effetti sono i massimi responsabili della continua presenza della Grecia nell’eurozona, che in teoria dovrebbe incontrare i loro favori?

Bagnai (e Messora e gli altri) avrebbe anche potuto chiedersi come mai oltre tre quarti dei Greci, nonostante tutto quel che stanno patendo da anni, siano ancora intenzionati a restare nell’eurozona. Tutti fessi? E perché allora sostenere che hanno impedito ai Greci di votare per l’uscita dall’eurozona? Il referendum avrebbe visto il trionfo del no all’uscita. Perché queste cose Bagnai non le dice? Dov’è l’onestà intellettuale? A che gioco sta giocando il Fatto Quotidiano?

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Ettore Livini, “Grecia, il ritorno della dracma costerebbe 11mila euro all’anno per ogni europeo”

Il ritorno della dracma, se mai succederà, “non sarà indolore né per la Grecia né per la Ue”, ha garantito Per Jansson, numero due della Banca di Svezia (che non è parte in causa, NdR).

IL PRIMO ATTO

Il primo atto del possibile Calvario è già scritto: un fine settimana, a mercati chiusi, Atene formalizzerà a Bruxelles la sua uscita dalla moneta unica. Poi sarà il caos. La Banca di Grecia convertirà dalla sera alla mattina depositi, crediti e debiti in dracme, agganciandoli al vecchio tasso di cambio con cui il Paese è entrato nell’euro nel 2002: 340,75 dracme per un euro. Si tratta di un valore virtuale: alla riapertura dei listini, prevedono gli analisti, la nuova moneta ellenica si svaluterà del 40-70 per cento. Per evitare corse agli sportelli (i conti correnti domestici sono già calati da 240 a 165 miliardi in due anni), Atene sarà costretta a sigillare i bancomat, limitare i prelievi fisici allo sportello e imporre rigidi controlli ai movimenti di capitali oltrefrontiera.

IL PIL GIU’ DEL 20%

L’addio all’euro costerà carissimo ai greci: il Prodotto interno lordo, calcolano alcune proiezioni informali del Tesoro, potrebbe crollare del 20 per cento in un anno. I redditi andrebbero a picco, l’inflazione rischia di balzare del 20 per cento. Il vantaggio di competitività garantito dal “tombolone” della dracma sarà bruciato subito. La Grecia – che a quel punto non avrebbe più accesso ai mercati – sarà costretta a finanziare le sue uscite (stipendi e pensioni) solo con le entrate (tasse) senza potersi indebitare. E non potrà più contare né sui 130 miliardi di aiuti promessi dalla Trojka, nei sui 20,4 miliardi di fondi per lo sviluppo stanziati da Bruxelles. Di più: i costi delle importazioni (43 miliardi tra petrolio e altri beni di prima necessità nel 2011) schizzerebbero alle stelle mettendo altra pressione sui conti pubblici. Un Armageddon che rischia di far passare il memorandum della Trojka per una passeggiata. Il colpo di grazia per una nazione in ginocchio, reduce da cinque anni di recessione che hanno bruciato un quinto della sua ricchezza nazionale e con la disoccupazione al 21,7 per cento.

TORNANO I DAZI

In questa tragedia greca, l’Europa non avrà solo il ruolo di spettatore. Il pedaggio a carico del Vecchio continente – che un minuto dopo il ritorno della dracma potrebbe imporre dazi alle merci elleniche – è salatissimo. L’effetto contagio, tanto per cominciare, si tradurrà in una Caporetto per i mercati e una via crucis per Italia e Spagna. Gli spread, calcolano gli algoritmi di Sungard, potrebbero salire del 20 per cento, le borse scendere del 15 per cento. Ma è solo l’antipasto. La Grecia – dove le banche saranno nazionalizzate – smetterà di pagare i debiti anche ai privati e così lo tsunami della dracma travolgerà diversi istituti di credito e molte imprese continentali. Una matassa inestricabile (anche legalmente), molto peggio di quella della Lehman che nel 2008 ha mandato in tilt il mondo.

I CALCOLI DI UBS

Italiani e spagnoli, ha calcolato Ubs un anno fa, pagherebbero tra i 9.500 e gli 11.500 euro a testa all’anno per l’addio all’euro di Atene. I tedeschi poco meno. Le cifre vanno aggiornate al rialzo: il debito di Atene a fine 2009 (301 miliardi) era tutto controllato da privati. Ora, grazie alla ristrutturazione, è sceso a 266 miliardi. E ben 194 sono in mano a paesi Ue, Bce e al Fondo Monetario. Se la Grecia non onorerà i suoi impegni come ha fatto l’Argentina, l’Apocalisse europea è belle e servita.

http://www.repubblica.it/economia/2012/05/15/news/grecia_il_ritorno_della_dracma_costerebbe_11mila_euro_all_anno_per_ogni_europeo-35060321/

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PREVISIONI DI NOMURA

http://www.forexinfo.it/Grecia-fuori-dall-euro-Nomura-fa

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“La mancanza di un processo costituzionale (o permesso da un trattato) per uscire dalla zona euro ha una solida logica solida alle spalle. Il punto di creare la moneta comune era quello di convincere i mercati che si trattava di un’unione permanente che avrebbe assicurato perdite enormi per chiunque avesse osato scommettere contro la sua solidità. Una singola uscita basta ad abbattere questa solidità percepita. Come una piccola crepa in una possente diga, un’uscita greca porterà inevitabilmente al collasso l’edificio…Nel momento in cui la Grecia viene spinta fuori accadranno due cose: una massiccia fuga di capitali da Dublino, Lisbona, Madrid, ecc, seguita dalla riluttanza della BCE e di Berlino ad autorizzare liquidità illimitata alle banche e stati. Questo comporta il fallimento immediato di interi sistemi bancari, nonché dell’Italia e della Spagna. A quel punto, la Germania dovrà affrontare una terribile dilemma: mettere a repentaglio la solvibilità dello stato tedesco (devolvendo alcune migliaia di miliardi di euro per salvare ciò che resta della zona euro) o salvare se stessa, abbandonando la zona euro. Non ho alcun dubbio che sceglierà la seconda. E poiché questo significa strappare una serie di trattati e carte dell’UE e della BCE, l’Unione Europea, di fatto, cesserà di esistere”.

http://yanisvaroufakis.eu/2012/05/31/interviewed-by-fxstreet-com-on-grexit/

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L’uscita dall’eurozona sarebbe una catastrofe pazzesca e, soprattutto, è esattamente quel che vogliono gli hedge fund, che puntano proprio a quell’esito per spolpare le carcasse degli stati lasciati dietro. Non per altro hanno cominciato attaccando proprio quelli. È quel che fanno i predatori: separano le prede più deboli dal branco e poi le aggrediscono assieme.

Bagnai & co sbagliano e se la gente li prenderà sul serio ci porteranno alla catastrofe.

La troika va combattuta dall’interno dell’eurozona e le riforme strutturali si dovranno fare assieme, con i PIIGS che finalmente fanno fronte comune, dopo essersi liberati delle attuali classi dirigenti corrotte ed incompetenti, e pretendono i cambiamenti necessari.

Yanis Varoufakis: “Questo significa che la Grecia dovrebbe sorridere e sopportare la misantropa idiozia del pacchetto di salvataggio-austerità imposto dalla troika (UE-BCE-FMI)? Certo che no. Dovremmo certamente fare il default. Ma all’interno della zona euro. (Vedi qui  per questo argomento.) E utilizzare la nostra disponibilità al default come una strategia di contrattazione con la quale realizzare un New Deal per l’Europa (nel modo che ho descritto qui )”.

http://vocidallestero.blogspot.it/2012/05/per-varoufakis-la-grecia-non-puo.html

Qui la sua proposta di soluzione (eminentemente ragionevole)

IN ITALIANO (ACCENNI): https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/04/la-modesta-proposta-per-superare-la-crisi-delleuro-di-yanis-varoufakis/

IN INGLESE (TESTO COMPLETO):

http://yanisvaroufakis.eu/2012/05/15/the-modest-proposal-for-overcoming-the-eurozone-crisis-version-3-0/

Se seguiremo i consigli di Bagnai ci sarà una rivoluzione (con relativa contro-rivoluzione) entro pochi anni e tutte le peggiori tipologie umane si sfideranno per arrivare al potere.
http://fanuessays.blogspot.it/2012/01/se-incontrate-questo-tipo-di.html

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UNA POSTILLA

Qualcuno che conosce Alberto Bagnai (goofynomics) può spiegargli che trattare come sterco tutto quello che non è in linea con il suo pensiero e come degli imbecilli quelli che non la pensano come lui diminuisce il potere persuasivo dei suoi articoli?

Mi rendo conto che, in una certa misura, sia un rischio che corriamo (e una trappola in cui caschiamo) tutti noi che ci troviamo a combattere contro un paradigma dominante palesemente errato e criminale ma tenuto in vita dai media; tuttavia su goofynomics si esagera e c’è davvero pochissimissimo spazio e rispetto per visioni alternative.

Quando gli amici FB mi chiedono di leggerlo mi domandano un vero e proprio sacrificio, perché davvero faccio fatica ad esaminarlo obiettivamente, mi mette subito a disagio e mi irrita. Sono sicuro di non essere il solo. Non saprei dire se Bagnai sia peggiorato o sia io ad essere diventato sempre più sensibile, ma sta diventando un problema.

Questo sfogo nasce dalla lettura del seguente articolo:

http://goofynomics.blogspot.ch/2012/11/piccoli-prodi-friniscono.html

Anch’io, come lui, ho poca pazienza per diversi aspetti del grillismo, però qui mi pare ci sia cattiveria gratuita (anche nel dibattito che segue), un livore che eccede i limiti della disputa e che comincia davvero a mostrare dinamiche da cultismo, da inquisizione puritana. La cosa non mi piace per niente perché lo vedo succedere sempre più spesso in diverse sedi e mi spaventa l’idea di finire così.

 

Programma di governo di Syriza – Se Tsipras perde, l’eurozona è spacciata e noi con lei

[“Der deutsche Steuerzahler solle sich über die radikale Linke in Griechenland freuen, sagt der Ökonom Yanis Varoufakis im Interview. Das Land sei nicht reformunwillig“].

Se la Spagna, Italia, Portogallo, Irlanda, Francia, Grecia, Germania ecc (ossia paesi con un debito ben superiore al 60% del PIL) fossero costretti a ridurre il loro debito del 5% annuo – come prescritto dal fiscal compact –, ciò significherebbe che tutte queste nazioni dovrebbero passare da una media del 2,8% di deficit primario ad un 6% di avanzo primario. Supponiamo di poterlo fare (cosa che, ovviamente, è impossibile). Se riuscissimo in questo sforzo, il risultato sarebbe una recessione molto profonda, in media almeno pari a -4,5%. In un periodo in cui una crisi bancaria è in pieno svolgimento, la periferia è in caduta libera, la crescita degli Stati Uniti scricchiola, la Cina sta rallentando, ecc. È l’equivalente macroeconomico di un suicidio.

Si deve fare qualcosa per bloccare questa pazzia. Poteva farlo l’Irlanda votando no all’idiozia del Fiscal Compact, ma non l’ha fatto, perché ricattata con la minaccia dell’interruzione dei finanziamenti. La Grecia è la prossima speranza per la causa della razionalità. Se il 17 giugno i Greci voteranno come hanno votato gli Irlandesi, decreteranno la morte dell’eurozona.

L’Europa, al momento, è governata da persone che non solo stanno dirigendo la nave verso gli scogli ma, nel farlo, stanno forando i salvagente. Considerate ciò che stanno dicendo il popolo greco: la Grecia, per rimanere nell’eurozona, deve,

(a) continuare a chiedere prestiti al 4% (aggravando il suo indebitamento) per pagare la BCE (che ricaverà profitti del 20% da questi pagamenti dato che in precedenza aveva comprato obbligazioni greche scontate dal 20 al 30%);

(b) ridurre la spesa sociale di altri 12 miliardi di euro.

Se il diavolo avesse voluto assicurarsi che la Grecia fosse spinta fuori dall’eurozona, non avrebbe potuto inventarsi nulla di meglio.

Intanto, lo stesso accade alla Spagna, dove il governo è costretto ad indebitarsi ad un tasso del 7% per sostenere banche alle quali la BCE applica un tasso dell’1% per concedere prestiti al governo al 7%. Nemmeno la mente più malata potrebbe venirsene fuori con un’idea del genere [Varoufakis sbaglia: degli psicopatici potrebbero inventarsi un trucco del genere].

Per concludere, i popoli europei stanno marciando verso la catastrofe. Tutti possono vedere che giù in fondo c’è il dirupo, ma hanno troppa paura per cambiare direzione, paura delle bastonate che riceveranno se sbandano, paura di perdersi nei boschi: le classiche paure delle pecore.

Tuttavia, l’unico modo per porre fine a questa orribile marcia è trovare il coraggio di uscirne, mostrando agli altri che ci si può fermare – a beneficio di tutti. Chi lo potrebbe fare? Gli irlandesi hanno avuto la possibilità di farlo ma non se la sono sentita. In due settimane i Greci avranno la loro chance. Votare per Syriza ci offre (e con “ci” intendo tutti gli europei) una possibilità di far fermare tutto questo. Un’occasione per dire: Basta! È ora di cambiare rotta per salvare l’Eurozona, in modo da evitare la Grande Depressione postmoderna.

Dovremmo avere paura dell’estremismo di Syriza? La mia risposta è un enfatico: No!

Vi consiglio di non leggere il loro manifesto. Non vale la carta su cui è scritto. Anche se pieno di buone intenzioni, non entra nei dettagli e fa promesse che non può mantenere (come che l’austerità sarà annullata), un guazzabuglio di politiche che non hanno né capo né coda. Ignoratelo. Syriza è un partito che ha dovuto progredire, in poche settimane, da un agglomerato di frange politiche che lottavano per entrare in Parlamento (superando la soglia del 4%) ad un grande partito che può trovarsi a formare un governo entro poche settimane. Si tratta di un ‘work in progress’, e così il suo Manifesto è poco appetitoso. No, il motivo per cui Syriza è una scommessa vincente è triplice:

In primo luogo, perché è probabilmente l’unico partito che ha capito cosa sta succedendo e cosa bisogna fare, ossia (a) restare nell’eurozona (nonostante gli evidenti difetti di quest’ultima), e (b) che l’Eurozona non sopravvivrà se non si blocca la marcia della morte dell’austerità competitiva. In secondo luogo, perché il piccolo team di economisti politici che negoziano a nome Syriza sono validi. Moderati, con un’adeguata comprensione della dura realtà che la Grecia e l’eurozona si trovano ad affrontare (e, no, io non faccio parte di quella squadra – ma li conosco). In terzo luogo, perché, in ogni caso, un voto per Syriza non significa un governo Syriza. Nessun partito potrà creare un governo monocolore. Quindi, la domanda è se per l’Europa è meglio un governo di Atene che comprende Syriza come perno o uno che è supportato da screditati partiti pro-salvataggio, con Syriza che guida i banchi dell’opposizione. Non ho alcun dubbio che gli interessi europei sono meglio serviti dalla prima opzione.

http://yanisvaroufakis.eu/2012/06/03/why-europe-should-fear-fina-gail-like-reasonableness-much-much-more-than-it-fears-syriza/

Io comunque una sintesi del programma elettorale di Syriza, tratto dal sito web del partito, la riproduco qui di seguito.
C’è gente che è stata uccisa per molto meno di uno dei punti che ho evidenziato. Ma mi fido di Varoufakis e delle sue entrature.

1. Realizzare un audit del debito pubblico. Rinegoziare gli interessi e sospendere i pagamenti fino a quando l’economia si sarà ripresa e tornino la crescita e l’occupazione.

2. Esigere dalla Ue un cambiamento nel ruolo della Bce perché finanzi direttamente gli Stati e i programmi di investimento pubblico.

3. Alzare l’imposta sul reddito al 75% per tutti i redditi al di sopra di mezzo milione di euro l’anno.

4. Cambiare la legge elettorale perché la rappresentanza parlamentare sia veramente proporzionale.

5. Aumento delle imposte sulle società per le grandi imprese, almeno fino alla media europea.

6. Adottare una tassa sulle transazioni finanziarie e anche una tassa speciale per i beni di lusso.

7. Proibire i derivati finanziari speculativi quali Swap e Cds.

8. Abolire i privilegi fiscali di cui beneficiano la Chiesa e gli armatori navali.

9. Combattere il segreto bancario e la fuga di capitali all’estero.

10. Tagliare drasticamente la spesa militare.

11. Alzare il salario minimo al livello che aveva prima dei tagli (751 euro lordi al mese).

12. Utilizzare edifici del governo, delle banche e della chiesa per ospitare i senzatetto.

13. Aprire mense nelle scuole pubbliche per offrire gratuitamente la colazione e il pranzo ai bambini.

14. Fornire gratuitamente la sanità pubblica a disoccupati, senza tetto o a chi è senza reddito adeguato.

15. Sovvenzioni fino al 30% del loro reddito per le famiglie che non possono sostenere i mutui.

16. Aumentare i sussidi per i disoccupati. Aumentare la protezione sociale per le famiglie monoparentali, anziani, disabili e famiglie senza reddito.

17. Sgravi fiscali per i beni di prima necessità.

18. Nazionalizzazione delle banche.

19. Nazionalizzare le imprese ex-pubbliche in settori strategici per la crescita del paese (ferrovie, aeroporti, poste, acqua …).

20. Scommettere sulle energie rinnovabili e la tutela ambientale.

21. Parità salariale tra uomini e donne.

22. Limitare il susseguirsi di contratti precari e spingere per contratti a tempo indeterminato.

23. Estendere la protezione del lavoro e dei salari per i lavoratori a tempo parziale.

24. Recuperare i contratti collettivi.

25. Aumentare le ispezioni del lavoro e i requisiti per le imprese che accedano a gare pubbliche.

26. Riformare la costituzione per garantire la separazione tra Chiesa e Stato e la protezione del diritto alla istruzione, alla sanità e all’ambiente.

27. Sottoporre a referendum vincolanti i trattati e altri accordi rilevanti europei.

28. Abolizione di tutti i privilegi dei deputati. Rimuovere la speciale protezione giuridica dei ministri e permettere ai tribunali di perseguire i membri del governo.

29. Smilitarizzare la guardia costiera e sciogliere le forze speciali anti-sommossa. Proibire la presenza di poliziotti con il volto coperti o con armi da fuoco nelle manifestazioni. Cambiare i corsi per poliziotti in modo da mettere in primo piano i temi sociali come l’immigrazione, le droghe o l’inclusione sociale.

30. Garantire i diritti umani nei centri di detenzione per migranti.

31. Facilitare la ricomposizione familiare dei migranti. Permettere che essi, inclusi gli irregolari, abbiano pieno accesso alla sanità e all’educazione.

32. Depenalizzare il consumo di droghe, combattendo solo il traffico. Aumentare i fondi per i centri di disintossicazione.

33. Regolare il diritto all’obiezione di coscienza nel servizio di leva.

34. Aumentare i fondi della sanità pubblica fino ai livelli del resto della Ue (la media europea è del 6% del Pil e la Grecia spende solo il 3).

35. Eliminare i ticket a carico dei cittadini nel servizio sanitario.

36. Nazionalizzare gli ospedali privati. Eliminare ogni partecipazione privata nel sistema pubblico sanitario.

37. Ritiro delle truppe greche dall’Afghanistan e dai Balcani: nessun soldato fuori dalle frontiere della Grecia.

38. Abolire gli accordi di cooperazione militare con Israele. Appoggiare la creazione di uno Stato palestinese nelle frontiere del 1967.

39. Negoziare un accordo stabile con la Turchia.

40. Chiudere tutte le basi straniere in Grecia e uscire dalla Nato.

http://www.gadlerner.it/2012/05/24/il-programma-di-syriza.html

Stanno preparando l’espulsione di Grecia e Portogallo, ovvero la morte dell’eurozona

 

a cura di Stefano Fait

 

“Improvviso e atteso”. Necrologio della moneta unica.

 

Alla Banca Centrale Europea non abbiamo alcun piano B, che significherebbe una sconfitta, e noi non vogliamo essere sconfitti.

Mario Draghi, 8 marzo 2012

Il peggio della crisi è alle spalle, ma i rischi non sono ancora del tutto scomparsi.

Mario Draghi, 22 marzo 2012

 

Intervista a Yanis Varoufakis (direttore del dipartimento di economia politica dell’Università di Atene, già docente in alcuni tra i più prestigiosi dipartimenti di economia inglesi) – in inglese

I potentati hanno già deciso di lasciar fallire la Grecia?

La Grecia è già in bancarotta ed ha già dichiarato il default (inadempienza). Il punto è capire se abbiano già deciso di spingere la Grecia fuori dall’eurozona. Non credo abbiano già deciso di farlo. Dai miei colloqui con alcune persone che contano in Germania, sembra che ci siano forti divergenze di opinione tra almeno tre centri di potere: gli operatori del settore finanziario (Francoforte), i politici  (Berlino) e i rappresentanti degli interessi dell’industria. Per i primi Grecia e Portogallo se ne devono andare subito dopo le elezioni presidenziali francesi, dopo di che 2000 miliardi di euro saranno pompati nel sistema bancario per mantenere Italia e Spagna nell’eurozona. Berlino non è entusiasta all’idea, ma è a corto di opzioni, tenuto conto del disastroso fallimento dei piani di salvataggio greco e portoghese. Angela Merkel è scettica. Sa che comunque le banche centrali greca e portoghese sono indebitate con la Bundesbank e con il resto del sistema delle banche centrali europee; inoltre deve tener conto dei soldi che dovranno essere distribuiti alle banche della Grecia e del Portogallo per tenerle in vita dopo il loro ritorno al vecchio conio o l’introduzione di nuove valute. Contemporaneamente, l’industria tedesca teme che una tale mossa sarebbe il preludio al graduale ripristino del marco tedesco, una prospettiva che vorrebbero evitare, ma alla quale si stanno rassegnando [per l’industria tedesca l’euro è stato un toccasana perché ha levato di torno un marco sopravvalutato che frenava le esportazioni e ha causato la deindustrializzazione degli altri paesi europei, Francia inclusa, incapaci di competere con la Germania su un terreno favorevole a quest’ultima, NdT].

[…].

Come vede il futuro economico della Grecia e dell’UE?

Nel quadro dell’attuale combinazione di politiche, non vedo un futuro per l’UE. L’Europa è nel bel mezzo di un processo di disintegrazione, in virtù di politiche del tutto irrazionali che hanno impresso un forte impulso alle forze centrifughe che stanno frantumando l’Unione. Se questa rottura avrà luogo, allora la Grecia sarà solo una delle tante vittime di questi anni Trenta postmoderni [gli anni della Depressione, NdT].

Sieht uns das Ausland so? (Dedicato a Pippo!)

[Mia riflessione preliminare: gli eurocrati continuano a ricattare i Tedeschi evocando il fantasma hitleriano per piegarli al loro volere tramite il senso di colpa (N.B. i sionisti fanno lo stesso con l’Olocausto).
Questa tattica è infame e mi auguro che sia presto smascherata e ricacciata indietro].

Yanis Varoufakis lehrt Politische Ökonomie an der Universität Athen. Gerade erscheint sein Buch zur Finanzkrise, „Der globale
Minotaurus“

In Griechenland wird Angela Merkel in Nazi-Uniform gezeigt, es werden deutsche Flaggen verbrannt.

Yanis Varoufakis: Ja, als Grieche schäme ich mich tatsächlich für diesen idiotischen Nationalismus. Ich schäme mich, wenn ich
ein Klischee über „die Griechen“ höre oder über „die Deutschen“. Beides gibt es nicht.

Haben die deutschen Politiker das richtige Rezept?

Varoufakis: Ich würde es drastischer ausdrücken. Diese Sparpolitik ist nicht nur nicht ausreichend – sie ist absolut schädlich.
Und Griechenland konnte trotzdem nur Ja dazu sagen. Unser Parlament wurde in eine Rolle gezwungen, ähnlich wie die deutschen Abgeordneten nach dem Ersten Weltkrieg. Die hatten damals keine andere Wahl, als dem Versailler Vertrag zuzustimmen – obwohl intelligenten Beobachtern klar war, dass es in einem Fiasko enden würde. Genauso wie jetzt in Athen.

Was wäre denn die Alternative zu den deutschen Forderungen an Athen?

Varoufakis: Wir müssen die Situation historisch betrachten. Deutschland sollte sich über seine ökonomische Rolle im heutigen
Europa klar werden. Nach dem Zweiten Weltkrieg haben die USA dem besiegten Land die Chance gegeben, sich zu einer funkelnden Fabrik zu entwickeln. Und Amerika garantierte, dass es immer Nachfrage nach Produkten aus dieser Fabrik geben würde. So bauten die USA von den 70er Jahren an ein wachsendes Handelsbilanzdefizit auf. Amerika hat die Exporte von Deutschland, Japan und später auch China wie ein riesiger Staubsauger aufgenommen. Dennoch hielten die USA über die Macht ihrer Finanzindustrie am Ende stets die Fäden in der Hand. Das entscheidende Element bei diesem Modell: Die USA sorgten nicht nur für Nachfrage, sondern auch für Investitionen.

Und jetzt soll Deutschland dieser Super-Staubsauger werden?

Varoufakis: Es muss vor allem seine Gewinne investieren. Im Falle der USA ließen die Exzesse an der Wall Street diesen Mechanismus 2008 zusammenbrechen. Jetzt wäre Deutschland an der Reihe, diesen Part zu übernehmen. Doch die Politiker in Berlin wollen nicht aufhören, ihr Land wie eine große Fabrik zu behandeln. Deutschland müsste aber zugleich so etwas wie eine Lokomotive sein. Es kann nur wirklich Führungsnation werden, wenn es in Europa tut, was die USA in den vergangenen Jahrzehnten weltweit getan haben: für Nachfrage sorgen und für Investitionen.

Brauchen wir also Hilfe beim Führen?

Varoufakis: Ich sehe das so wie der polnische Außenminister Radosław Sikorski. Der sagt, er fürchte deutsche Macht weniger als deutsche Untätigkeit.

… verschärfte Sanktionen für die ewigen Schuldner in Europa …

Varoufakis: Das war völlig absurd und unnötig. Merkel hat Cameron damit die Gelegenheit gegeben, seinen Hinterbänklern einen Gefallen zu tun.

http://varoufakis.files.wordpress.com/2012/03/stern-triple-interview.pdf

Prima vennero per i Greci e non dissi nulla, perché non ero greco

 

a cura di Stefano Fait

Monti è un esponente della destra finanziaria europea. È un uomo che sta in mezzo alle banche e alle istituzioni finanziarie da sempre. È espressione di quel mondo e ha ricoperto ruoli chiave per conto di quel sistema. Che è legittimo, certo, e Monti è una persona per bene, ma che costituisce l’assoluto opposto rispetto al posizionamento politico che deve avere un partito laburista, riformista di sinistra come deve essere il Pd. Noi dobbiamo difendere coloro che non contano un granché nel mondo, non difendere le ragioni di chi è già forte. […]. Se noi non lavoriamo su ipotesi di sostegno della domanda tutte queste manovra recessive che Monti ha fatto non avranno alcuna utilità perché ci sarà un crollo delle entrate tributarie.

Michele Emiliano, sindaco di Bari

Als die Nazis die Kommunisten holten, | habe ich geschwiegen; | ich war ja kein Kommunist. || Als sie die Sozialdemokraten einsperrten, | habe ich geschwiegen; | ich war ja kein Sozialdemokrat. || Als sie die Gewerkschafter holten, | habe ich nicht protestiert; | ich war ja kein Gewerkschafter. || Als sie die Juden holten, | habe ich geschwiegen; | ich war ja kein Jude. || Als sie mich holten, | gab es keinen mehr, der protestieren konnte.

Quando i nazisti vennero per i comunisti, | Io restai in silenzio; | Non ero comunista. || Quando rinchiusero i socialdemocratici, | Rimasi in silenzio; | Non ero un socialdemocratico. || Quando vennero per i sindacalisti, | Io non feci sentire la mia voce; | Non ero un sindacalista. || Quando vennero per gli ebrei, | Rimasi in silenzio; | Non ero un ebreo. || Quando vennero per me, Non era più rimasto nessuno che potesse far sentire la mia voce.

Friedrich Niemöller (1892 – 1984)

Yanis Varoufakis, direttore del dipartimento di politiche economiche dell’Università di Atene, racconta la Grecia attuale in un’intervista rilasciata all’Occupied Times:

“Ad Atene la gente si può trovare a parlare anche solo della crisi. Incontri persone che non vedi da una vita e invece di aggiornarsi a vicenda su cosa sia successo nel frattempo, ci si lancia in una discussione sul “disastro”. Le luci si stanno spegnendo sulla città, poiché molte famiglie hanno perso il diritto all’erogazione di elettricità. Un negozio su due è chiuso, anche nei quartieri eleganti di Atene. Anche le attività che in qualche modo tirano avanti si stanno preparando a chiudere bottega. Tutti devono dei soldi a qualcuno e nessuno può saldare i debiti. Il lavoro è un miraggio, con il tasso di disoccupazione giovanile che ha raggiunto il 45%. La bolletta dell’elettricità è cresciuta del 12% ed il governo sta introducendo nuove imposte attraverso le bollette dell’elettricità. Se non fosse tragico ci sarebbe da ridere.

Fino al 2008 le cose in Grecia stavano andando bene. L’economia stava crescendo più della media europea, gli investimenti erano in aumento sia nel pubblico sia nel privato….Quel che è successo è che prima dell’euro la Grecia riusciva ad evitare le crisi (dovute anche alla deindustrializzazione, all’evasione, ecc.) con delle frequenti svalutazioni ma una volta entrata nell’euro non è più stato possibile assorbire gli choc in questa maniera. Fu quello il tempo in cui fiumi di investimenti tossici prodotti in gran parte da Wall Street, dalla City di Londra e dalle grandi banche del Nord Europa sono affluiti nazioni come l’Irlanda, la Spagna, ecc. Diedero a tutti un falso senso di sicurezza e progresso, ma in realtà stavano producendo un boom fondato sui consumi. Così, quando arrivò il crash del 2008, il capitale affluito ci mise un attimo a defluire, lasciando devastazioni dietro di sé. Poiché non era più possibile svalutare, fu l’economia sociale ad essere colpita. Le agenzie di rating realizzarono il loro miracolo criminale quando le cose andavano a gonfie vele, specialmente a Wall Street e nella City. Ebbero un ruolo da protagoniste quando le banche stamparono i loro titoli tossici (CDO, Obbligazioni con garanzie collaterali) valutandoli come AAA, ossia privi di rischi. Si strinse un’alleanza infernale tra queste agenzie e le banche che edificò piramidi che crollarono nel 2008, con conseguenze che si fanno sentire tuttora. Oggi non contano più molto e se lo fanno è solo per colpa dei politici.

[…]

È importante sottolineare che l’aspetto peggiore dei bailout greci non è l’obiettivo di spogliare la Grecia di ogni risorsa. Lo scopo è quello di nascondere la reale, patetica situazione in cui versano le banche del Nord Europa. È per questa ragione che si pretende dallo stato greco insolvente e dalla sua tartassata cittadinanza di accollarsi dei prestiti che non potranno ripagare per poi trasmetterli alle banche insolventi. Ma per farlo, nonostante l’opposizione del parlamento tedesco, il governo tedesco deve dimostrare ai suoi deputati che la Grecia si merita i prestiti perché sta soffrendo, sanguinando e si sta svendendo. Perciò la Grecia viene depredata per placare i parlamentari tedeschi ed indurli ad approvare nuovi prestiti alle banche prossime al fallimento.

[…].

Finora il fardello e la sofferenza è spettato unicamente ai Greci, mentre l’Unione Europea e il Fondo Monetario Internazionale accumulano nuovi debiti sulle fragili spalle della Grecia, cosicché i banchieri non perderanno un centesimo dei loro crediti e interessi.

[…].

Ai Greci si chiede di negoziare con i banchieri quale colpo dovranno assorbire. È come chiedere ad un topo di negoziare con un gatto quale parte del topo il gatto può divorare. E tutto questo come precondizione perché l’UE e l’FMI concedano nuovi prestiti alla Grecia, che la Grecia userà per ripagare le banche, provocando un’austerità ancora più devastante, sotto la proibizione di usare anche solo una frazione di quel denaro per rilanciare l’economia o finanziare gli ospedali.

[…].

Penso che il collasso dell’euro sarebbe terribile per tutti noi ed anche per chi non fa parte dell’eurozona. Il costo umano per la Grecia, se dovesse lasciare l’euro mentre l’euro resta la valuta legale sarebbe mostruoso.

[Gli chiedono se la gente sarà costretta ad abbandonare le metropoli (Atene, Roma, Lisbona) per tornare in campagna]

Molte persone stanno effettivamente abbandonando Atene trasferendosi in campagna nella speranza di condurre una vita più semplice e sostenibile. Ma questa non è una soluzione. Viviamo in società urbanizzate e cosmopolite e la città è la pietra angolare della nostra civiltà. Il nostro compito è quello di farle funzionare, non di abbandonarle.

Il debito è così potente perché i creditori detengono il monopolio del potere sul sistema politico. Specialmente dopo il crollo del 2008 viviamo in un sistema che chiamo bancarottocrazia, governato da banche insolventi. Più grande è il buco nero, maggiore diventa la loro capacità di mobilitare lo stato. Finché la classe media non si rivolterà ed il sistema politico non si renderà conto che deve piegarsi alla volontà delle masse o scomparire, la gente non riuscirà a riprendere il controllo del sistema creditizio.

Il movimento degli indignati/occupanti è l’unico raggio di speranza in una notte particolarmente buia”.

Poi vennero a prendere noi.

E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa.

 

Gli eurocrati (ed Obama) stanno mentendo sul salvataggio della Grecia

a cura di Stefano Fait

È un nuovo inizio per la Grecia.

Margrethe Vestager, ministro danese all’Economia

L’accordo raggiunto garantisce la tenuta della Grecia nell’Euro e le dà il tempo di tornare su un percorso di crescita sostenibile.

Jean Claude Junker, presidente dell’Eurogruppo

Un accordo molto buono.

Mario Draghi, presidente della Bce

L’accordo raggiunto sulla Grecia ci allontana dal rischio contagio.

Mario Monti

Importante passo avanti nella crisi.

B.H. Obama

Tutta quest’idea di infliggere enormi sacrifici per generare un surplus con cui ripagare i creditori stranieri e conservare intatto l’euro è una politica economica assolutamente folle…le nazioni che incorreranno in un default tecnico come la Grecia, il Portogallo o la Spagna si ritroveranno con un debito ancora maggiore rispetto a quel che sarebbe successo se fossero state liberate prima dalle catene dell’euro.

Amartya Sen, premio Nobel per l’Economia nel 1998.

L’eurozona è un disastro ferroviario al rallentatore. Non tutti i paesi membri sono in grado di restare. La Grecia e forse il Portogallo potrebbero uscire dall’area euro, la Grecia entro i prossimi 12 mesi. Per il Portogallo potrebbe servire un pò più di tempo.

Nouriel Roubini, professore alla New York University

L’Unione Europea non sta salvando la Grecia, ma le banche tedesche.

Joseph E. Stiglitz, Nobel per l’Economia nel 2001

L’eurogruppo vuole che gli aiuti siano utilizzati solo per pagare il debito senza dare nulla alla crescita, che è però quello di cui c’è bisogno per evitare un fallimento dagli effetti imprevedibili.

Marcello De Cecco, Affari&Finanza (Repubblica), 20 febbraio 2012

La dottrina in questione consiste nell’asserzione che, in seguito ad una crisi finanziaria, le banche devono essere soccorse a spese dei cittadini. Così una crisi provocata dall’assenza di regole diventa un pretesto per muoversi ancora più a destra: una fase di disoccupazione di massa, invece di stimolare il settore pubblico per creare nuovi posti di lavoro, diventa un’epoca di austerità in cui gli investimenti statali ed i programmi sociali sono cancellati. Si è fatto inghiottire questa dottrina all’opinione pubblica sostenendo che non c’erano alternative – che i salvataggi e i tagli erano necessari per soddisfare i mercati finanziari – e che l’austerità fiscale creerà lavoro. L’idea era che i tagli alle spese avrebbero infuso fiducia nei consumatori e negli imprenditori e che questa stessa fiducia avrebbe incentivato gli investimenti privati, riequilibrando più che abbondantemente gli effetti depressivi dei tagli governativi. Alcuni economisti non si sono lasciati convincere. Una critica tagliente equiparava i pretesi effetti espansivi dell’austerità alla credenza in una “fatina della fiducia”. Beh, era una mia critica…Ma qualcosa accadde sulla strada dell’Armageddon economico: la disperazione islandese rese impossibile attenersi alle convenzionali norme di condotta e premise alla nazione di violare le regole. Mentre altrove si salvarono le banche con soldi pubblici, l’Islanda lasciò che le banche fallissero ed estese la rete della sua sicurezza sociale. Laddove tutti gli altri erano ossessionati dall’idea di placare gli investitori internazionali, l’Islanda impose controlli temporanei sul movimento dei capitali per concedersi spazi di manovra. E come stanno andando le cose? L’Islanda non è riuscita ad evitare seri danni alla sua economia ed un calo significato dello stile di vita dei suoi cittadini. Ma è riuscita a limitare la crescita della disoccupazione e i patimenti dei cittadini più vulnerabili; il welfare è sopravvissuto intatto, come l’integrità morale della società. “Poteva andar peggio” può non essere lo slogan più galvanizzante che si possa immaginare, ma quando tutti si attendevano un disastro, equivale ad un trionfo politico-amministrativo. E qui c’è una lezione per tutti noi: le sofferenze alle quali vengono sottoposti così tanti cittadini non sono inevitabili. Se questa è un’epoca di incredibile afflizione e durezza, lo è per delle precise scelte che sono state fatte. Nulla di tutto questo era ed è inevitabile.

Paul Krugman, premio Nobel per l’Economia nel 2008.

Ricordatevi di queste parole quando dovrete cercare dei colpevoli per l’affondamento dell’eurozona. Schettino è un dilettante rispetto agli eurocrati (e non era in malafede).

Persino Olivier Blanchard, il capo economista al FMI – un’istituzione più volte accusata di stritolare le economie per favorire regimi finanziari oligopolistici (anche da un premio Nobel come Stiglitz) – constata che i programmi di austerità sono controproducenti:

http://krugman.blogs.nytimes.com/2011/12/21/olivier-blanchard-isnt-very-serious/

Non è forse tipico degli strozzini prestare a chi non si può permettere di restituire per poi spolpare il debitore insolvente, non lasciandogli neanche le lacrime da piangere? E non è forse quello che sta succedendo, a colpi di austerità e salassi? Lo illustra molto bene Yanis Varoufakis, già docente di economia a Essex, East Anglia, Cambridge e ora capo del dipartimento di politiche economiche dell’Università di Atene:

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=9577

Eppure c’è chi ancora crede che siano errori di percorso e non atti criminali.

Loro sanno benissimo che hanno unicamente guadagnato tempo e che le ripercussioni saranno ancora più gravi, magari persino letali (ora le banche centrali dei paesi debitori devono oltre 500 miliardi di euro alle banche centrali dei paesi creditori).

Lo sanno perché c’è scritto nel più recente rapporto dell’FMI:

http://blogs.ft.com/brusselsblog/2012/02/more-on-leaked-greek-debt-report/#ixzz1mzZjoOH0

Un lettore del rapporto commenta: “continuare a ripetere le stesse azioni attendendosi un risultato diverso non corrisponde solo alla definizione di pazzia, significa anche gettare al vento centinaia di miliardi di euro dei contribuenti. È un errore madornale pensare che tutto questo non avrà conseguenze politiche allarmanti”.

Da mesi dicono che sono necessarie iniziative per la crescita economica. Si sono viste? No. Ogni sforzo è finalizzato a ripagare i debiti contratti con le banche:

http://www.spiegel.de/wirtschaft/soziales/0,1518,816369,00.html

Dunque stanno mentendo spudoratamente. Forse contano sulla variabile ennesima Guerra nel Golfo, che spariglierà tutto:

http://www.informarexresistere.fr/tag/iran/#axzz1mLNsw14z

 

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