Ezio Mauro, novello Cicerone, e il nadir del giornalismo

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Cicerone mi è sempre stato antipatico. Aveva tutto quel che serviva per essere un grand’uomo, tranne il coraggio morale e la compassione (digli poco!).
Leggendo questo pezzo dell’ex direttore di Repubblica (che un tempo era considerato un quotidiano di sinistra) non ho potuto fare a meno di pensare a Cicerone, per il quale l’innovazione sociopolitica e il cambiamento in quanto tale erano per definizione sovversivi, effimeri, pericolosi, ecc.
http://www.repubblica.it/politica/2015/12/22/news/la_politica_dell_altrove-129959586/

Tanto brigò che alla fine spianò la strada all’Impero, proclamando di voler salvare la Repubblica.

La maggior parte degli storici ha guardato agli anni della tarda repubblica di Roma attraverso gli occhi dell’aristocrazia romana. Il popolo comune viene descritto come una massa di parassiti, una marmaglia interessata unicamente ai panem et circenses, a placare la fame e a godere dei sanguinari spettacoli del circo. Cesare è per alcuni un tiranno, per altri un pericoloso demagogo che sposa la causa del popolo per desiderio di potere, per altri ancora un “dittatore democratico”. Il suo assassinio viene letto come il risultato di inimicizie personali o di lotte di potere svuotate di contenuto sociale. A Parenti non interessa tanto Cesare come individuo, piuttosto gli preme capire quali dinamiche sociali e “di classe” si agitavano dietro le quinte della sua ascesa e del suo assassinio. Quella che Parenti racconta è la storia della resistenza popolare contro una plutocrazia spietata. Una storia “dal basso” che restituisce a un popolo la sua voce. Il libro ricostruisce il contesto sociale e politico in cui maturò l’omicidio di Cesare e, insieme, cerca di leggere “in filigrana” la vita, le iniquità, le aspirazioni della società romana. Questa è una storia di latifondi e squadracce, di padroni e schiavi, di patriarchi e di donne sottomesse, di capitalisti sfruttatori e di province saccheggiate, di capi popolo profittatori e di rivolte urbane. È la storia della lotta tra i pochi plutocrati e i molti indigenti, fra i privilegiati e il “proletariato”, in cui compaiono politici corrotti, elezioni truccate e assassini politici.
(L’assassinio di Giulio Cesare. Una storia di popolo nella Roma antica).

Entrando nel merito dell’analisi di Mauro.

Albert Rivera (Ciudadanos) non è più ribelle di Matteo Renzi. Definirlo “antipolitica” significa non aver seguito le vicende politiche spagnole con una pur minima attenzione.
Permettersi di commentare “autorevolmente” qualcosa senza averlo approfondito non è indice di professionalità.

Ezio Mauro: “Tutto pur di affermare la forza della diversità: persino l’ignoranza, esibita come una garanzia di naiveté, una suprema estraneità alle istituzioni che sono da espugnare, non da governare”.

Né C’s né Podemos (né, ormai, una fetta del M5S) rientrano in questa categoria. La classe dirigente di entrambi i movimenti ha una solidissima formazione politica e partitica.
Mauro si legga quest’analisi di Pablo Iglesias (leader di Podemos) e poi ne riparliamo
http://www.theguardian.com/commentisfree/2015/dec/21/politics-isnt-fairytale-good-versus-bad

Quanto alla solita etichetta di “populismo” affibbiata a chiunque metta in discussione il sistema esistente e chieda un riequilibrio delle forze in senso democratico e di giustizia sociale, oppure alla tendenza a mettere estrema destra e sinistra (manco estrema) nello stesso calderone…
Succede anche sui media inglesi, un altro bastione reazionario
http://www.scottishleftreview.org/article/corbyn-challenges-cosy-consensus/

Non stupisce che i maggiori quotidiani continuino a perdere lettori per strada.
Siamo al nadir del giornalismo.
Sono momenti tristissimi per chi ha dedicato un’importante parte della sua vita al giornalismo.

Poi, per fortuna, uno s’imbatte in un’analisi fatta come giornalismo comanda (grazie a facebook) e si rincuora.
Podemos ha dimostrato di saper leggere molto bene la situazione e di saper fare politica sul serio. Il partito guidato da Pablo Iglesias non ha nulla a che fare con il populismo e non è anti-europeo, come spesso si sente ripetere; la sua storia, il suo discorso e la sua pratica politica in questi due anni hanno dimostrato che non è comparabile con i Cinque Stelle nostrani e men che meno con l’UKIP o il Front National della Le Pen, come qualche osservatore italiano ha scritto.
http://temi.repubblica.it/micromega-online/una-nuova-tappa-per-la-spagna/

E non è neppure come Syriza. Nessun movimento di riscatto della società civile e reazione anti-oligarchica è equiparabile agli altri. Alcuni assumono il controllo di un “vecchio” partito (Labour britannico), altri fondono vari partiti (Syriza), altri ancora spuntano fuori dal nulla e sono anti-partitici, ma fino a un certo punto (M5S), altri infine provengono da esperienze di partito serissime e pesissime e desiderano essere contemporaneamente movimento e partito, elitari e deliberativi (Podemos).
Ognuno è storia a se stante, un esperimento. Chi non riesce a capire l’eterogeneità delle enormi trasformazioni del tempo presente non è in grado di farsi interprete del presente a beneficio del cittadino comune e sarà ancor meno in grado di anticipare i possibili futuri.
Si occupi d’altro o s’impegni con umiltà ad aggiornarsi. Grazie.

Da anni i commenti dei lettori di Repubblica (Corriere, Stampa, ecc.) sono più informati e istruttivi degli articoli.

Questa è una delle principali ragioni per cui i quotidiani sono in crisi.

Milioni di lettori, presi tra i due fuochi di:
(a) un giornalismo mainstream che ha rinunciato alla sua missione e affonda nei debiti in un circolo vizioso e
(b) una controinformazione che, per quanto utile, anche quando è indipendente spesso è più sensazionalista e tendenziosa dell’informazione mainstream,
non possono fare altro che usare i forum/thread come una giuria, vagliando le ragioni degli uni e degli altri.

E’ questa l’informazione del futuro? E’ un bene? E’ un male?
E’ qualcosa di completamente diverso e inedito e va capito, perché indirizzerà l’evoluzione delle nostre società e della prassi politica futura.
Ezio Mauro non sembra essere attrezzato a farlo.

https://www.facebook.com/mediaskopia

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2 commenti

  1. gengiss said,

    7 gennaio 2016 a 16:32

    “Da anni i commenti dei lettori di Repubblica (Corriere, Stampa, ecc.) sono più informati e istruttivi degli articoli.”

    Verissimo, l’ho notato anch’io! Mi chiedo infatti perchè i commenti non vengano censurati/regolati. Basta un commento arguto e la propaganda (es. la cronaca estera per il 90% è propaganda) si rivela tale. Probabilmente nemmeno i giornalisti credono a ciò che scrivono, sono costretti a farlo per mantenere il posto di lavoro. Per buona coscienza lasciano così un minimo spazio di verità.

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    • stefano fait said,

      7 gennaio 2016 a 16:58

      Possibile. Sulla stampa anglosassone invece la censura è feroce. L’ho subita anch’io più volte. Gli americani sono molto più tolleranti e infatti i forum del NYT e del WP sono validissimi.

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