Upcycling: capriccio o rivoluzione? Un’intervista-inchiesta ad Alessandro Dimauro

WazArs

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Piccole, grandi rivoluzioni in corso: auto-produttori (makers), economia collaborativa e solidale, peer-to-peer, open source, giornalismo partecipativo, permacultura e biologico, orticoltura domestica, equo e solidale, produzione domestica di energia, valute complementari e digitali, reti sociali, abbandono dei centri commerciali in favore della spesa online con consegna a domicilio, gruppi di acquisto solidale, sensibilità ecologista, animalista, umanitaria, democrazia partecipativa che risente l’uso di mezzi coercitivi e la sorveglianza capillare, privilegiando il dialogo e la libera ricerca del consenso.

(Il futuro è venuto come un ladro nella notte, 4 ottobre 2015)

E poi c’è il fenomeno, sempre meno di nicchia, dell’upcycling, il riciclo migliorativo.

In generale chi scrive di upcycling trova difficoltoso offrire letture particolarmente stimolanti. Chi scrive non fa eccezione: un’orda di luoghi comuni si annida nei miei lobi cerebrali, pronta a invadere tastiera e schermo.

Come affrontare l’argomento senza ripetere quanto già detto da altri?

Potremmo partire dai problemi…

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