Su come l’esito della partita Brasile-Germania ha diviso il mondo

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Un dibattito svoltosi su Facebook sul massacro della nazionale brasiliana per mano di quella tedesca si è dimostrato molto interessante e istruttivo e getta luce sul nostro presente e futuro, ben al di là dell’ambito sportivo.

Probabilmente non sono in grado di rendere giustizia alle posizioni di chi non la pensa come me e altri sulla questione, ma vorrei tentare di fare una sintesi per aiutare chi non l’ha seguito. Ci sarà sicuramente chi correggerà la mia descrizione dell’altrui posizione/i.

POSIZIONE A
C’è una posizione A difesa da chi vede nella dismisura della vittoria tedesca (7-0 fino all’ultimo minuto e potevano farne altri se non avessero deciso di evitare di stancarsi o farsi male in vista della finale) un sintomo di qualcosa che non va nel nostro modo di intendere i rapporti umani.

Personalmente trovo singolare che alcuni tra quelli che si lamentano della tracotanza dei “poteri forti”, della loro indifferenza a regole, valori, buon senso, della loro carenza di scrupoli e umanità difendano il comportamento della nazionale tedesca, all’insegna della più pura hybris (“li schiaccio perché posso farlo”).
Trovo che un mondo migliore è quello in cui, nello sport anche ai massimi livelli come nella vita, prevale la clemenza cavalleresca nei confronti dei vinti, che non è sinonimo di debolezza: un cavaliere è tenuto a lottare con determinazione e prodezza, ma ponendosi dei limiti di fair play.

POSIZIONE B

C’è una posizione B difesa da chi ritiene che nello sport bisogna fare sul serio fino in fondo, che è quello che si aspettano gli avversari sul campo, anche quando vengono spazzati via, e che la clemenza sarebbe un modo di umiliarli. Invece questo “andare fino in fondo” è una lezione di vita per chi lo subisce.

Riporto l’ultimo intervento di un amico FB che mi pare (spero) possa esemplificare questa tesi: “Non stiamo parlando di competizione sfrenata ma di competizione, che è l’anima dello sport! Se giocherelli tra amici giocherelli, se fai arti marziali non sportive sviluppi il tuo potenziale, ma se fai sport agonistico migliori te stesso con l’obiettivo di vincere il più possibile ed il più pesantemente. Ricorda che uno dei significati della competizione sportiva è (o dovrebbe essere) proprio quello di regolare la competizione e la violenza, portandola dalle strade/guerre in un gioco regolato. E la cosa funziona SOLO se la competizione è decisa! Ti ripropongo l’esempio del rugby, che è quanto più di contatto ma etico assieme: nel minirugby la vittoria non conta, spesso non si sa neanche chi ha vinto un incontro, e il miglioramento personale + il rispetto delle regole e dell’avversario è il verbo; nel maxirugby non ci sono scusanti, il rispetto dell’avversario è raggiunto con il massimo della competizione sul campo. Non sono discorsi facili, ma equilibri importanti dai quali la società ha tutto da imparare!”

Per conto mio non sapevo la cosa del minirugby e devo confessare che mi piace non poco, ma mi rendo conto che sia troppo radicale per il mondo in cui vivo.
Resta il fatto che per me la migliore competizione è con se stessi e CON gli altri, non CONTRO gli altri. Per questo la partita Germania – Algeria (2-1) resterà per me infinitamente più godibile dell’eccidio brasiliano.

N.B. Non so come finirà la finale, ma so che gli argentini farebbero bene a studiarsi la partita dell’Algeria. Al di là di questo, ho il sospetto che una vasta maggioranza della popolazione mondiale calciofila tiferà per l’Argentina o comunque contro la Germania. Forse sarebbe successo anche con un semplice 4-0 in semifinale, ma non credo con la medesima intensità. Quelli della posizione B replicheranno: e chi se ne frega? Però io credo che il mondo e l’umanità vadano verso una fase storica complicata, in cui sarebbe quantomeno utile non aver fatto la figura del bullo. 

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4 commenti

    • stefano fait said,

      11 luglio 2014 a 21:37

      Il problema di Gaza è l’assuefazione. La gente ne ha abbastanza del conflitto israelo-palestinese, però non sa che questa volta è diverso. Turchia ed Egitto hanno condannato l’aggressione israeliana e l’Iran non ha mandato giù la sponsorizzazione israeliana del nazionalismo curdo. Se gli israeliani vogliono andare fino in fondo, per stroncare una volta per tutte la prospettiva di uno stato palestinese, finiranno per darsi un’enorme zappa sui piedi. E’ giusto volgere l’empatia agli uni e agli altri, perché sono stretti in un abbraccio mortale.

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  1. Luigi za said,

    13 luglio 2014 a 03:03

    Resta il fatto che per me la migliore competizione è con se stessi e CON gli altri,

    Allora dovresti praticare l’Aikido

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