Non diventate vegetariani solo per star meglio, è una sciocchezza

 

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

 

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Diabete e malattie cardiovascolari causate da dieta ricca di carboidrati, non di grassi.

Study: Doubling saturated fat in the diet does not increase saturated fat in blood

Brittanie Volk, Laura Kunces, Brian Kupchak, Catherine Saenz, Juan Artistizabal and Maria Luz Fernandez of the University of Connecticut; Daniel Freidenreich, Richard Bruno, Carl Maresh and William Kraemer of Ohio State’s Department of Human Sciences; and Stephen Phinney of the University of California, Davis.
http://www.eurekalert.org/pub_releases/2014-11/osu-sds111814.php

Anne Hathaway e Bill Clinton hanno abbandonato la dieta vegana per abbracciare quella paleo perché erano privi di energie, non stavano bene e ingrassavano.

esperimento: cosa succede se per 2 mesi uno consuma solo cibi considerati sani, quelli che le mamme danno ai bambini, quelli che le nostre medaglie d’oro sportive promuovono nelle pubblicità in TV?
Un disastro a livello corporeo e neurologico

*****

In genere gli studi nutrizionali sono di natura epidemiologica, non clinica (molto più rigorosa, precisa e affidabile).

Un studio CLINICO dell’Università di Graz su 1320 soggetti, che è parte di una più ampia ricerca europea sulla salute e l’alimentazione e che ha tenuto conto delle variabili “fumatore” e “fisicamente attivo”, conclude che i vegetariani si ammalano più spesso e hanno una qualità della vita inferiore rispetto ai carnivori. È più probabile che soffrano di cardiopatie e disturbi psichici e che sviluppino tumori. Di conseguenza rappresentano un onere maggiore per il sistema sanitario.

I soggetti sono stati divisi tra: 1) i vegetariani; 2) mangiatori di carne con molta frutta e verdura; 3) a limitato consumo di carne; 4) grandi consumatori di carne.

RISULTATI: I vegetariani hanno un tasso doppio di allergie rispetto ai grandi mangiatori di carne (30,6% contro 16,7%) e si ammalano di cancro a un tasso più elevato (4,8% contro 1,8%). Inoltre i vegani hanno un più alto tasso di infarti (1,5% contro 0,6%).
In totale gli scienziati hanno esaminato 18 diverse malattie croniche. Rispetto ai forti consumatori di carne i vegetariani sono stati colpiti più duramente da 14 malattie su 18 (78%), che includono: asma, diabete, emicranie e osteoporosi
Questo studio della facoltà di medicina dell’Università di Graz conferma le risultanze di un analogo studio dell’Università di Hildesheim: i vegetariani sono colpiti più frequentemente da disturbi psicologici, con il doppio delle probabilità di soffrire di ansia o depressione rispetto ai forti consumatori di carne (9,4% contro 4,5%). All’Università di Hildesheim hanno riscontrato che i vegetariani soffrono molto più di depressione, ansia, disturbi psicosomatici e disturbi alimentari.
I vegetariani si recano più spesso dal medico mentre i forti mangiatori di carne “hanno una qualità della vita significativamente migliore in tutte le categorie” (salute fisica e psicologica, relazioni sociali e qualità della vita in relazione all’ambiente.

Qui un importante studio (EPIC-Oxford) su vegetariani e carnivori inglesi che mostra come i vegetariani siano leggermente più a rischio di infarto, di certi tipi di cancro e di malattie cardiovascolari (contrariamente a quel che si tende a credere) e che comunque non si vive di più se si smette del tutto di mangiare carne
http://ajcn.nutrition.org/content/early/2009/03/18/ajcn.2009.26736L.full.pdf

il senso di tutto questo, secondo me è: se volete diventare vegetariani o vegani per una scelta etica, fate pure, è una decisione rispettabile (Io stesso sogno di vivere in un mondo in cui non devo predare nessuna forma di vita, neppure vegetale, per poter vivere al meglio). Ma non fatelo per ragioni di salute, o almeno non date per scontato che sia la decisione migliore e che quindi non dovete più fare test/esami perché “tanto tutto andrà per il meglio rispetto a prima”.
Tra l’altro lo conferma anche un esperto di dieta vegetariana/vegana:
http://www.vegsource.com/news/2013/06/dont-go-vegetarian-or-vegan-for-health-benefits.html

Per una disamina degli studi nutrizionali più recenti effettuata da un esperto di biologica molecolare e di scienze cognitive (più interdisciplinari di così!) incredibilmente disponibile, rimando a:

http://wholehealthsource.blogspot.it/

In ogni caso una meta-analisi (Oxford, Cambridge, Imperial College, Harvard) dei 72 più significativi studi che hanno investigato la relazione tra consumo di grassi e affezioni cardiocircolatorie ha smentito qualunque nesso tra grassi e maggiore incidenza di malattie cardiache.

24 commenti

  1. Eugenio said,

    1 aprile 2014 a 19:51

    Mi sembra che trai delle conclusioni un po’ affrettate…
    Faccio il medico e mi occupo di diabetologia, endocrinologia e nutrizione. Non sono vegetariano, ma cerco di seguire e consigliare una alimentazione sana ed equilibrata e penso che proprio questo sia il punto. Una dieta vegetariana/vegana non è sinonimo di alimentazione corretta (patatine fritte e coca cola è un pasto vegano) e molti vegetariani commettono errori alimentari, utilizzando troppi zuccheri raffinati, troppe farine “bianche”, alimenti sostitutivi (es. hamburger vegetariani) ricchi di sale e grassi, abusando di latte, derivati, uova. In realtà, proprio chi diventa vegetariano o vegano per una scelta etica (rispettabilissima) commette più errori di chi lo fa per una scelta di stile di vita salutare, perché questi ultimi in genere si informano e si documentano di più.
    Ciò premesso, è molto più facile che sia corretta e salutare un’alimentazione vegetariana che un’alimentazione onnivora. Lo studio austriaco che riporti ha dei grossi limiti: è uno studio osservazionale cross-sectional, che nulla ci dice sui rapporti causa-effetto (alcuni soggetti potrebbero seguire una dieta vegetariana proprio perché malati, gli oncologi ed i cardiologi la “prescrivono” sempre più spesso), i numeri sono proprio piccoli per uno studio sulla nutrizione e non ci sono abbastanza informazioni sulla tipologia della dieta vegetariana. Lo studio EPIC-Oxford, invece, prospettico e su numeri molto più ampi, dimostra (con le limitazioni comunque degli studi osservazionali) che non c’è differenza nella mortalità per tutte le cause fra le due popolazioni, ma nei vegetariani c’è una mortalità minore del 19% per eventi ischemici cardiovascolari rispetto agli onnivori (nel tuo post dici il contrario, ti prego di rileggere lo studio attentamente). Gli studi di intervento, molto più “istruttivi”, sono praticamente univoci nel dimostrare l’efficacia di una corretta dieta vegetariana nel ridurre il rischio di eventi cardiovascolari, di malattie metaboliche e di alcune neoplasie.
    Non bisogna, però, mai essere integralisti: una corretta alimentazione onnivora può essere altrettanto salutare di una corretta alimentazione vegetariana (tra mangiare uova fritte e bacon tutte le mattine e mangiare carne e pesce un paio di volte a settimana c’è tutta la differenza del mondo)
    Complimenti per il blog, ricco di spunti e interessante informazione

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  2. Eugenio said,

    1 aprile 2014 a 21:54

    Con ” è molto più facile che sia corretta…” intendevo non in senso assoluto, ma che una dieta vegetariana “informata”, come in genere è una scelta che si discosta dalle abitudini culturali e familiari, presenta meno criticità di una alimentazione onnivora seguita solo per consuetudine. Il vero problema della nostra alimentazione “moderna” sono gli zuccheri raffinati ed i cereali, le farine “bianche”; il glutine ed il lattosio presentano degli inconvenienti, come sembra essere dannoso un eccesso di proteine animali, più che di grassi. Nel famoso China Study le popolazioni che avevano un miglior stato di salute complessiva ed un minor tasso di patologie croniche erano quelle a moderato consumo di prodotti di origine animale; quando il consumo saliva, aumentavano le patologie neoplastice, cardiovascolari e degenerative, quando scendeva o si azzerava, aumentavano le patologie infettive e carenziali; in quelle popolazioni la dieta vegetariana era spesso sinonimo di povertà e scarsa igiene. Un vegetariano di Milano, con la possibilità di mangiare tutti i prodotti vegetali che desidera e che scelga cereali “scuri”, non avrà conseguenze dannose dalla sua scelta….

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    • stefano fait said,

      1 aprile 2014 a 23:37

      zuccheri, lattosio/caseina, glutine, antinutrienti…sì
      ******
      vorrei aggiungere una riflessione critica sugli studi epidemiologici come EPIC-Oxford che pongono a confronto vegetariani e non vegetariani ma non si pongono il problema di come il differenziale di età possa pregiudicare i risultati: “median age at recruitment was 10 y younger in the vegetarians than in the nonvegetarians”.
      http://ajcn.nutrition.org/content/early/2009/03/18/ajcn.2009.26736L.full.pdf
      10 anni più giovani non è una cosetta da poco e ogni “non significativo” potrebbe diventare “significativo”, se le età fossero analoghe.
      Questa è una carenza tipica degli studi epidemiologici rispetto a quelli clinici.
      I vegetariani tendono ad essere in media sensibilmente più giovani (e più frequentemente donne) dei carnivori/onnivori,
      http://www.statisticbrain.com/vegetarian-statistics/
      sia perché è una moda/scelta di vita relativamente recente, sia perché con il passare degli anni diventa sempre più difficile restare vegetariani e molti rinunciano
      http://www.psychologytoday.com/blog/animals-and-us/201106/why-do-most-vegetarians-go-back-eating-meat
      *****
      Io le consiglio vivamente di esplorare questo meraviglioso sito tenuto da uno scienziato che si sforza di divulgare i risultati delle sue e altrui ricerche:
      http://wholehealthsource.blogspot.it/
      Per uno che, come lei, si occupa di queste cose per professione, è uan vera miniera d’oro. Anche diversi commentatori sono di altissimo livello e il forum merita l’attenzione dei curiosi

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  3. Eugenio said,

    1 aprile 2014 a 21:55

    Anzi forse avrà qualche vantaggio, se predisposto geneticamente a malattie cardiovascolari o metaboliche…

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  4. eualessi said,

    2 aprile 2014 a 08:38

    Grazie mille per il link. Quanto agli studi epidemiologici, vengono statisticamente “corretti” per età ed altre variabili che incidono significativamente sul dato in esame (sesso, BMI), quindi l’analisi ne tiene conto

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    • stefano fait said,

      2 aprile 2014 a 09:16

      come le correzioni degli studi climatologici…

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      • eualessi said,

        3 aprile 2014 a 08:17

        Ah, non in quel senso, credo. La “correzione” statistica consente di annullare l’effetto della variabile sul dato, per cui si possono confrontare popolazioni eterogenee. I trials di intervento, invece, in cui la popolazione viene selezionata a priori con caratteristiche simili fra i vari gruppi, necessariamente coinvolgono un numero minore di soggetti.
        Aggiungo un link ad uno degli studi più importanti in materia, pubblicato circa un anno or sono su JAMA, una delle riviste più autorevoli in campo medico:
        http://archinte.jamanetwork.com/article.aspx?articleid=1710093
        ed un altro articolo riguardante il cancro:
        http://cebp.aacrjournals.org/content/22/2/286.long
        Come potrai vedere (diamoci del tu, siamo praticamente coetanei e poi, leggendoti con frequenza, ho una sensazione di familiarità) i dati in letteratura sono molti e non sempre univoci, ma più aumenta la numerosità del campione, più sembrano evidenti i benefici della dieta vegetariana, con i limiti di cui scrivevamo prima

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        • stefano fait said,

          3 aprile 2014 a 08:39

          1300 soggetti o giù di lì non è un numero così minuscolo.
          Se i benefici della dieta vegetariana fossero così inoppugnabili (pur tenendo conto dei limiti), la gran parte dei nutrizionisti la consiglierebbe (perché saprebbe per esperienza che funziona, indipendentemente dalle ricerche mediche), la gran parte delle persone la seguirebbe e la gran parte dei vegetariani non l’abbandonerebbe. Poiché così non è e poiché sappiamo quanto disastrosa sia stata per il genere umano la transizione dalla caccia-raccolta-pastorizia all’agricoltura, direi che lo scetticismo è d’uopo.
          Quanto agli studi sui meriti della dieta vegetariana, va detta una cosa: il vegetarianesimo, a differenza di qualunque regime alimentare non dettato dalle sacre scritture, ha connotati fortemente morali se non religiosi. Tra gli autori di questi studi figurano numerosi vegetariani. Il mio maliziosissimo interrogativo è: viene prima lo scienziato o il vegatariano?
          La climatologia è un caso consimile: una scienza “postmoderna” in cui la ricerca ha lo scopo di cercare conferme a una premessa desiderabile e a un determinato punto di vista, assunto come valido aprioristicamente, piuttosto che vagliare i dati e cercare di comprendere la realtà nella maniera più obiettiva possibile.

          Il nuovo concetto di scienza non è quello di comprendere la realtà oggettiva; è di fornire solo la ricerca che dimostra una vista predeterminata desiderata.

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  5. eualessi said,

    3 aprile 2014 a 11:35

    Senza agricoltura non ci sarebbe stata la civiltà che conosciamo (non è detto che sarebbe un male…)
    I nutrizionisti seri sanno bene che una dieta vegetariana ben strutturata da quanto meno gli stessi benefici di una buona dieta onnivora equilibrata, poi alcuni devono pure vendere un prodotto… Molti abbandonano la dieta vegetariana come abbandonano qualsiasi altro tipo di “dieta”, per pigrizia, gola e quant’altro, perché non vogliono avere limitazioni.
    Nella scienza si parte sempre da ipotesi, ma poi i dati sperimentali devono confermarle e sono interpretabili fino ad un certo punto, le temperature sono temperature, numeri precisi. E’ scorretto presentare i dati in maniera parziale od ignorare i dati che vanno in altra direzione, ma il “peso” delle differenti evidenze non può essere ignorato; tieni conto, inoltre, che gli interessi economici dietro la produzione ed il consumo dei prodotti di origine animale sono enormi

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    • stefano fait said,

      3 aprile 2014 a 13:10

      Eualessi, finora non hai presentato dati che ti consentano di affermare che “una dieta vegetariana ben strutturata da quanto meno gli stessi benefici di una buona dieta onnivora equilibrata” (che comunque è sempre un passo in avanti rispetto al senso comune e di questo te ne do atto).
      A meno che tu non decida di ignorare i miei precedenti articoli che ti ho suggerito di leggere (che esaminano molte altre ricerche, anche paleodietetiche-paleoantropologiche). Il che però mi farebbe pensare che tu non prenda troppo sul serio quanto scrivi: “è scorretto presentare i dati in maniera parziale od ignorare i dati che vanno in altra direzione”.
      Parliamone (inclusi i commenti al blog):
      http://www.c4oh.org/articles_free/anti_nutrients.pdf
      http://wholehealthsource.blogspot.it/2010/07/china-study-problems-of-interpretation.html

      *****
      “Between 1994 and 2009, the percent of meat-eaters in the United States varied between 97% and 99%. (A research team from Yale University puts the number of “strict” vegetarians at less than 0.1%.)”
      http://www.psychologytoday.com/blog/animals-and-us/201109/why-are-there-so-few-vegetarians
      http://en.wikipedia.org/wiki/Vegetarianism_by_country

      Magari questa “debolezza” della quasi totalità dell’umanità (con milioni di auto-designati vegetariani che mangiano pesce e uova regolarmente e carne o formaggio più che saltuariamente), a dispetto del costante bombardamento mediatico di ricatti morali (mostro!), consigli nutrizionali (ti fa bene!) e terrorismo psicologico (morirai di cancro!) è invece una risposta istintiva a quel che ci dice il nostro corpo?

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  6. eualessi said,

    3 aprile 2014 a 16:32

    Caro Stefano, a parte gli studi (su riviste ad alto IF) che ti ho linkato, basta fare una ricerca su Pubmed per verificare quante evidenze ci sono che la dieta vegetariana sia salutare almeno quanto la dieta onnivora. Poi, ripeto, io non sono vegetariano, non consiglio la dieta vegetariana come panacea e concordo con te sul fatto che non è la dieta “naturale” dell’animale uomo, ma da qua ad affermare che è dannosa ce ne corre: può essere dannosa, come qualsiasi regime alimentare, quando squilibrata. Quanto ai discorsi sul frumento, con me sfondi una porta aperta, ma non vedo cosa centri con la dieta vegetariana, anzi i vegetariani più attenti evitano i cerali ricchi di glutine più delle bistecche

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    • stefano fait said,

      3 aprile 2014 a 20:14

      non mi piace quando un interlocutore svicola.
      Qui non si sta parlando solo di glutine, si sta parlando di lectine, fitati, saponine, polifenoli, ecc. ossia agenti tossici che ingoiamo mangiando verdure (e questo lo devi pur sapere, vista la tua professione e le responsabilità che hai nei confronti delle persone che si rivolgono a te)
      http://www.maurobasilico.it/en/2012/02/gli-antinutrienti-o-sostanze-tossiche-naturali-degli-alimenti/
      http://amaltea.vete.unimi.it/docenti/cheli/FAN.pdf
      Fin dall’inizio ho inserito il link sugli antinutrienti. Se vuoi affrontare la questione centrale, bene, altrimenti chiudiamo qui che ho di meglio da fare e facciamo pur finta che ci siano innumerevoli ricerche che dimostrano che va tutto bene madama la marchesa e che solo quei cattivoni degli allevatori (l’equivalente alimentare dei petrolieri) possono affermare che una dieta vegetariana possa essere dannosa o comunque peggiore di una dieta onnivora. (Invece i produttori di soia, per fare un esempio, non hanno alcun interesse a finanziare certe ricerche per ottenere certi risultati).

      P.S. No, non si neutralizzano con la cottura, fermentazione, ecc.
      http://www.c4oh.org/articles_free/anti_nutrients.pdf

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  7. gengiss said,

    4 aprile 2014 a 09:30

    Gli argomenti classici a favore del vegetarianesimo sono tre: 1) animalista, è sbagliato uccidere/far soffrire gli animali senza necessità; 2) ecologista: l’alimentazione carnivora è inefficiente e non insostenibile per tutti; 3) salutista, mangiare carne fa male alla salute.
    I dati sul terzo argomento, a quanto capisco, sono controversi. Ma il fatto che molte persone siano vegetariane per la ragione sbagliata, mi sembra comunque utile per la “causa”, se restano validi il primo e il secondo argomento. A volte certi costumi si affermano anche se non hanno una giustificazione razionale assoluta.

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    • stefano fait said,

      4 aprile 2014 a 09:53

      1. ritengo che Madre Natura non abbia creato i carnivori e gli onnivori per sadismo. Ripudiare una parte della natura perché ci pare sgradevole equivale a sputare nel piatto in cui si mangia. Meglio è ringraziarla, laicamente, per il cibo che ci offre.
      2. le conseguenze dell’agricoltura intensiva sono parificabili a quelle dell’allevamento intensivo. Il modo migliore per alimentarsi sarebbe un mix di pastorizia e orticoltura
      http://www.lierrekeith.com/
      https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/11/alimentazione-per-un-mondo-nuovo/
      3. il mutamento climatico, se andrà in direzione del freddo, ci costringerà a rinverdire i deserti con la dissalazione e con progetti visionari e meravigliosi come il Great Made Man River di Gheddafi (che naturalmente è stato abbandonato, come qualunque impresa che possa elevare la condizione degli esseri umani, specialmente se nel secondo o terzo mondo). A quel punto si vedrà se l’umanità sarà in grado di tenere a distanza gli speculatori e far prevalere le considerazioni etiche, oppure se continuerà a permettere a pochi parassiti di sfruttare il mondo “per il nostro bene”.

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  8. Gianlorenzo said,

    5 aprile 2014 a 14:08

    Questa noizia è pura disinformazione.
    Andando a leggere lo studio originale nella sua interezza, si scopre che in realtà i vegetariani considerati soffrivano delle patologie citate già prima di diventare vegetariani, non le hanno sviluppate a seguito dell’adozione dell’alimentazione vegetariana come si potrebbe capire leggendo i titoli che accompagnano questa notizia. Sono gli autori dello studio stesso che dicono che tali vegetariani soffrivano di quelle patologie già prima di diventare vegetariani:
    “This might indicate that the vegetarians in our study consume this form of diet as a consequence of their disorders, since a vegetarian diet is often recommended as a method to manage weight [10] and health [46]”

    L’ennesima notizia sensazionalistica e fuorviante.

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    • stefano fait said,

      5 aprile 2014 a 14:38

      E’ fantastico come ciascuno riesca a interpretare un testo a suo piacimento, estraendo una frase dal suo contesto: “Our results have shown that vegetarians report chronic conditions and poorer subjective health more frequently. This might indicate that the vegetarians in our study consume this form of diet as a consequence of their disorders, since a vegetarian diet is often recommended as a method to manage weight [10] and health [46]….We cannot state whether a causal relationship exists, but describe ascertained associations”.

      Questo tipo di cautele è quel che ci si attende da un gruppo di ricercatori che fanno scrupolosamente il proprio dovere.

      Ma il vegetariano, ovviamente, si dirà certo che questi vegetariani così malmessi, documentati anche da altri studi (vedi sotto) lo erano già prima di diventare vegetariani
      “Semi-vegetarians and vegetarians had poorer mental health, with 21–22% reporting depression compared with 15% of non-vegetarians (P < 0.001)"
      http://journals.cambridge.org/action/displayAbstract?fromPage=online&aid=978676
      http://www.ijbnpa.org/content/9/1/67/abstract

      Tenuto conto del già citato enorme problema degli antinutrienti (ignorato o sottovalutato dai vegetariani e vegani, pur essendo il fattore determinante), una persona avveduta potrebbe/dovrebbe pensare che gli integratori non siano sufficienti e che sarebbe necessario trovare il modo di neutralizzare quei fattori antinutrizionali che intossicano l'organismo e impediscono l'assimilazione dei nutrienti.
      Ma ha senso parlarne con un vegetariano?

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  9. Gianlorenzo said,

    5 aprile 2014 a 15:16

    “Our results have shown that vegetarians report chronic conditions and poorer subjective health more frequently.”
    E grazie tante, se per vegetariani intendono persone già malate prima di diventare vegetariane… Ci credo anch’io che se le persone vegetariane prese come campione erano già mal messe a livello di salute alla fine dello studio si trovano delle associazioni psitive tra l’essere vegetariani e l’avere una salute precaria! Bel trucchetto, non c’è chce dire…
    E poi, come ho riportato, si dice che tali vegetariani sono diventati tali come conseguenza dei loro disturbi, e non che i disturbi li hanno avuti a causa della dieta vegetariana.

    Ha senso parlare con conviene con questo studio-farsa, secondo il quale diminuendo i fattori di rischio (grassi saturi, colesterolo, ecc… presenti nei cibi di origine animale) e aumentando l’assunzione di alimenti che sono la principale fonte di vitamine, minerali e antiossidanti (frutta e verdura) si corrano maggiori rischi di cancro, problemi cardiovascolari, ecc…?
    No, non ha senso per niente.

    Qui una disamina corretta su questo “studio” (spero di non incorrere in spam mettendo il link):

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    • stefano fait said,

      5 aprile 2014 a 19:59

      così farsa che è stato presentato da centinaia di quotidiani e riviste specializzate. Lasciamo pure che siano i lettori a giudicare.
      Adesso sono francamente stufo.
      Ognuno mangi quel diavolo che gli pare e si assuma le sue responsabilità sulle conseguenze e non si azzardi a venire qui a commentare finché non ha qualcosa da dire di intelligente ed informato sugli antinutrienti
      http://it.wikipedia.org/wiki/Composto_antinutrizionale

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  10. Gianlorenzo said,

    6 aprile 2014 a 14:39

    “così farsa che è stato presentato da centinaia di quotidiani e riviste specializzate.”
    Ah, e questo sarebbe garanzia di verità…? Ma lo sai quante boiate e cose rivelatesi poi errate sono state pubblicate da quotidiani e riviste specializzate negli anni?
    E quella degli antinutrienti dovrebbe essere un’argomentazione forte contro il vegetarianesimo?
    Ah, beh… allora non mi rimane che alzare le mani sconfitto di fronte a delle realtà così sconvolgenti…
    Ciao và… buon proseguimento .

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  11. Alessandro said,

    28 aprile 2014 a 15:04

    Grazie mille Stefano per le tua traduzioni .

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    • stefano fait said,

      28 aprile 2014 a 15:12

      Si fa quel che si può. Sarebbe meglio vivere in un mondo telepatico, così non ci sarebbero inclusi, esclusi, incomprensioni, sospetti, ignoranza volontaria, ecc. Ma quanti saprebbero gestire responsabilmente un tale dono?

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  12. Gastone Benedetti said,

    4 novembre 2014 a 17:07

    Alla fine di questa lunga discussione devo verificare che dopo anni e anni di studi e ricerche scientifiche effettuati nell’ultimo secolo,….aveva ed ha ragione tuttora mia nonna (del 1900), che non era laureata ma era educata all’alimentazione corretta, in un periodo storico dove non c’erano mode alimentari, ma nella maggior parte dei casi la cultura dell’alimentazione corretta veniva trasmessa in famiglia. La cultura dell’alimentarsi correttamente nasce dal bisogno delle classi meno abbienti di razionalizzare le risorse e di evitare malattie, in parole povere quello che oggi chiamiamo prevenzione. In quella cultura non c’era posti per gli sprechi e vigeva una cultura del vivere dell’ l’indispensabile e cosa non secondaria, non c’erano le industrie alimentari con le loro merendine, imballaggi in plastica, carni in scatola, fast foods, i concimi chimici e soprattutto cultura dell’abbondanza, del superfluo indispensabile e soprattutto…del rifiuto, inteso come spazzatura. Il segreto per vivere bene, …lo sapeva anche il dottore di mia nonna : Pane e pasta a seconda delle energie da spendere nella giornata, tante verdure cucinate in tutte le maniere, un po’ di latte (intero e bio) la mattina ai bambini e agli adulti (che non abbiano problemi di colite o tolleranza) e alla sera per i nonni (magari allungato un po’ con acqua), per le uova sarebbero già sufficienti quelle presenti nella pasta (se pasta all’uovo) sennò un paio di volte la settimana, così come il pollo (carni bianche) e il pesce, carni rosse quasi mai (giusto per le feste più importanti, ovvero la media di 2-3 volte al mese,…sennò noi emiliani i cappelletti/tortellini/ravioli e le lasagne come facciamo a mangiarceli…?), il tutto condito da 1/2 – 1 bicchiere di buon vino a pasto. A parte tutto, io ho 2-3 amici di 50 e passa anni, vegeteriani/vegani da “sempre” che stanno benissimo e non hanno né hanno mai avuto grandi problemi di salute, né più né meno di chiunque altro e sono anche persone che svolgono lavoro manuale (in 2,… 1 è un’artista…). E poi …..cominciate ad ascoltarvi tutti, invece di darvi addosso come bambini testardi,…forse in tutti noi ci sono stupidaggini, ma anche qualche verità….personale…, Ciao a tutti! Cordialmente…., Gas.
    P.S.: Probabilmente ora al mondo c’è qualcuno potesse leggere questo articolo e relativi commenti, si chiederebbe di cosa stiamo parlando, visto che dove vivono come cibo possono disporre solo diun pugno di riso o una tortilla di manjoca o mais e nient’altro……

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