Inverno 2014 e inverno 2022 – i due marcatori temporali della svolta climatica

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a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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I mondiali si faranno nel Qatar, un angolo di mondo che non subirà conseguenze particolari

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http://www.greenworldtrust.org.uk/Science/Images/ice-HS/noaa_gisp2_icecore_anim_adj.gif

http://www.climatemonitor.it/?p=33194#more-33194

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Ci sono due “nastri traportatori” che fanno circolare il plasma nella cromosfera e nella fotosfera del Sole e che, secondo gli esperti, sono i principali responsabili della durata e intensità dei cicli solari.

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Nel 2006 l’astrofisico NASA (scienziato solare al Marshall Institute della NASA) David Hathaway avvertiva che questa circolazione di plasma aveva subito un marcato rallentamento, fino alle velocità più ridotte mai registrate (da 1 metro al secondo a 0,75 m/s nell’anello nord e 0,35 m/s in quello sud: “Stando alla teoria ed all’osservazione, la velocità del nastro predice l’intensità delle macchie solari dei successivi 20 anni circa. Un flusso lento significa bassa attività solare, uno veloce significa attività più forte. Il rallentamento che vediamo ora significa che il Ciclo Solare 25, che avrà il suo picco intorno al 2022, potrebbe essere uno dei più deboli degli ultimi secoli”.

http://science1.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2006/10may_longrange/

http://www.astronomynow.com/news/n1106/15solar/

“Gli esperti del National Astronomical Observatory del Giappone e della Riken Research Foundation, hanno dichiarato che l’attività delle macchie solari sembra somigliare ad un periodo del XVII secolo noto come Minimo di Maunder, durante il quale le temperature globali erano inferiori di 2.5°C – 3°C rispetto ai valori della seconda metà del XX secolo. In quegli anni gelò sei volte il Tamigi, tanto che sul fiume cominciò la tradizione della ‘fiera del ghiaccio’, con spettacoli, divertimenti e commerci sul fiume gelato. Gli inverni particolarmente rigidi del Belgio furono descritti dai pittori fiamminghi, e da tutto il mondo giunsero testimonianze di anni particolarmente difficili. Il minimo di Maunder rappresenta un periodo di 70 anni caratterizzato da assenza di qualsiasi attività sulla superficie del Sole, ed è ricordato come la parte centrale e più fredda della piccola era glaciale. Lo studio giapponese ha scoperto che l’andamento della corrente dell’attività delle macchie solari è simile ai record di quel periodo”.

http://www.tecnologiaericerca.com/2012/04/23/asimmetria-nei-poli-magnetici-del-sole-minimo-di-maunder-in-arrivo/

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La fase di debole o nulla attività solare potrebbe durare fino al 2100

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/jgra.50210/abstract

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/06/10/sic-transit-warming-mundi-20142090/

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intanto, la pausa di 15-17 anni nell’aumento delle temperature è diventata il “nuovo consenso” – nessuno studioso serio lo mette in dubbio (97%?): si cercano le cause

http://www.metoffice.gov.uk/media/pdf/q/0/Paper2_recent_pause_in_global_warming.PDF

http://www.economist.com/blogs/democracyinamerica/2013/06/climate-change

http://www.lefigaro.fr/mon-figaro/2013/06/25/10001-20130625ARTFIG00544-une-pause-inexpliquee-dans-le-rechauffement-climatique.php

http://www.slate.fr/life/74349/rechauffement-climatique-le-doute-fait-son-comeback

www.theaustralian.com.au/news/nothing-off-limits-in-climate-debate/story-e6frg6n6-1226583112134

http://www.nytimes.com/2013/06/11/science/earth/what-to-make-of-a-climate-change-plateau.html?_r=0

http://www.ecoblog.it/post/100797/clima-hans-von-storch-il-riscaldamento-globale-e-in-pausa

http://www.repubblica.it/2006/a/sezioni/ambiente/clima/pausa-riscaldamento-2020/pausa-riscaldamento-2020.html

http://www.climatemonitor.it/?tag=temperature-riscaldamento-globale

http://www.meteogiornale.it/notizia/24935-1-riscaldamento-globale-bloccato-met-office

http://www.astronomia.com/2012/10/16/il-riscaldamento-globale-e-fermo-da-16-anni-parola-del-met-office-inglese/

http://www.lapresse.ca/debats/le-cercle-la-presse/actualites/201210/26/48-1441-une-pause-dans-le-rechauffement-climatique.php

I primi articoli mainstream ad accennarne risalgono al 2008 e negli ultimi mesi si sono moltiplicati.

Ora ci sono climatologi (accademici) che ipotizzano che la pausa si protrarrà per 10-20 anni o che si verificherà un raffreddamento globale (qui una sintesi dei punti di vista):

http://energie.lexpansion.com/climat/rechauffement-climatique-une-pause-qui-derange-_a-35-3974.html

Per gran parte dell’Europa gli inverni a partire dal 2009 sono stati più freddi e nevosi della media, contrariamente a quanto previsto dai modelli serristi, e nel 2014 avremo superato il massimo solare, pur debole (“il più debole mai visto nell’era spaziale”, secondo il già citato Hathaway). Da lì in poi sarà tutto in discesa. Una discesa inesorabile verso il ciclo successivo, che sarà quasi certamente insignificante:

http://news.nationalgeographic.com/news/2011/06/110614-sun-hibernation-solar-cycle-sunspots-space-science/

http://www.mnn.com/earth-matters/space/stories/suns-solar-weather-cycle-at-its-peak-but-its-still-weak

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CHE COSA ATTENDERSI PER IL 2014?

Un inverno un po’ peggiore di quello 2012-2013. Quindi abbastanza tardivo, ma molto lungo, con un periodo gennaio-febbraio-inizio marzo veramente incattivito, specialmente nel Nord Europa e in Russia. L’autunno del 2013 sarà fresco, al di sotto delle medie stagionali, ma non invernale, tranne che forse a novembre (di solito, se novembre è freddo, dicembre sarà più mite, almeno fino a Natale).

Qui trovate una bella analisi (in francese) dell’inverno 2013-2014 che tiene conto di tutte le variabili:

http://www.laterredufutur.com/accueil/index.php/climat/502-lhiver-2013-2014.html

Fratelli coltelli, parenti serpenti, la rana e lo scorpione e le altre fiabe del Pd trentino

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Il banco decisivo sarà, per il Trentino, quello delle elezioni del prossimo autunno dove dalla capacità o meno di affrontare i problemi concreti del governo della comunità, quelli così efficacemente elencati dal «gruppo dei trentatre» e richiamati da Raffaelli nel suo intervento sull’Adige

Vincenzo Calì

Un’altra chiave ce la dà Donata Borgonovo Re che si candida a governare il Trentino perché “spinta dagli amici e tirata dai parenti”…Più illuminante ancora è la chiave che ci offre Vincenzo Calì che propone alla Borgonovo Re di fare una lista dichiaratamente di opposizione: esattamente il compito del primo partito del Trentino. Altro che sparigliare! Sospettavamo di una certa subalternità nella sinistra, ma una definizione così compiuta e definitiva entrerà nei libri di testo…C’è un ribaltamento ingiusto: i protagonisti veri, i militanti che cercano di fare il partito tutti i giorni sul lavoro e nel proprio ambiente; i dirigenti (magari scelti con voto) che lavorano sottotraccia per dare strumenti e aiutare la crescita collettiva; le persone senza voce né ascolto che lavorano o no, ma sperano di avere un futuro e sono in apprensione…questi non si vedono o sono accusati di non aver fatto il socialismo. I protagonisti vocianti, quegli sugli scudi – propri e degli altri – quelli che sanno come fare: loro sono il nuovo che rompe la stagnazione della palude. E’ un mondo ribaltato, il Novecento è rottamato: allora erano i “congiurati” che lavoravano nell’ombra”.

Giorgio Rigotti, Santa Massenza

http://www.michelenardelli.it/commenti.php?id=2792#sthash.lDygvO7q.AQHUErv6.dpuf

Il giocattolo si è rotto e qualcuno l’ha presa male.

Tanto è tragicomica la situazione nel PD trentino che tutti sentono di essere le vittime, i giusti, i migliori, gli integri, i lucidi, le formiche, la sostanza, gli umili, i silenti, i responsabili, i traditi, ecc. E tutti ci danno giù con sciabola: “O con noi o contro di noi”, “o lui o me”, “via tutti”, “via voi, invece”, ecc.

Mancano poche settimane al voto e gli animi si stanno infiammando invece di placarsi.

Donata Borgonovo Re, che pure aveva avuto un atteggiamento distensivo e aveva suggerito a Zeni di essere più diplomatico, di tener conto dei rapporti di forza e dell’opportunità di lavorare assieme e convincere altri della bontà delle loro idee, si è beccata la scudisciata di Giorgio Rigotti, pubblicata sul blog di Michele Nardelli.

Non mi è francamente chiaro perché tutte le parti in causa continuino a professarsi amici. Se un amico mi trattasse come si trattano tra di loro penserei: “Dio mi guardi dagli amici, che ai nemici ci penso io”.

Verminaio, nido di serpi o sbandamento morale e cognitivo passeggero?

Se il Pd vuole perdere altri consensi deve assolutamente continuare così, dando il peggio di sé e tirando fuori il peggio da tutti o quasi: insulti, ripicche, insinuazioni, gelosie, meschinità, ostracizzazioni, pugnalate alle spalle, esternazioni incaute, ecc.

Tanto poi si può sempre dare la colpa alla stampa locale (lo fa anche Berlusconi e la cosa sembra aver funzionato a lungo).

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E allora?

Qualcosa si sta muovendo, la sconfitta ha ridato slancio a chi vuole il cambiamento all’interno del centrosinistra trentino.

Dopo le elezioni arriverà la fase costituente provinciale e regionale (riforma dello statuto).
http://www.michelenardelli.it/commenti.php?id=2791

Ci saranno state le elezioni tedesche, che stanno congelando le attività europee ed internazionali. Ci saranno le conseguenze della crisi egiziana, che potrebbero essere colossali: Suez, Israele, petrolio.

http://www.politicaresponsabile.it/temi/78/dopo-morsi.html

Insomma, il Pd locale non potrà continuare a procrastinare. Ci saranno delle scelte importanti da fare che andranno al di là delle sorti personali e che richiederanno di mettere assieme le buone idee e le buone pratiche di tutti, indipendentemente dal loro orientamento e peso politico.

A quel punto il Pd dovrà decidere se pensa di avere qualcosa da imparare da Borgonovo Re e da Zeni – e non continuiamo a chiamarlo ex studente di DBR: sono passati degli anni – oppure se sono corpi estranei, presenze ingombranti.

È la scelta tra evoluzione e involuzione.

Purtroppo se si continua così, con uno scontro sempre più feroce, l’automatica chiusura a riccio dei duellanti rischia di far pendere la bilancia dalla parte dell’involuzione prima ancora che sia stata valutata adeguatamente la posta in gioco, che è enorme.

È enorme, ma manca la capacità di pensare l’avvenire, nell’ordine dei 20-30 anni futuri, quasi che le proposte di Trentino 33 fossero delle provocazioni e non un’opportunità di dibattito. Se ne è discusso sui giornali, i politici ne hanno approfittato per farsi vedere, poi è calato il sipario. Sayonara Mario Raffaelli. È stato tutto molto bello e interessante, tante buone cose, adesso però qui abbiamo da fare. E se magari eviti di muovere critiche sui quotidiani locali è meglio.

Questa è l’impressione che uno ricava leggendo la stampa locale, navigando la rete, nei forum, sui blog dei politici.

Ma nelle visioni a corto raggio, nella mancanza d’ambizione, nel traccheggiamento, tutto è fragile e precario e non c’è alcuna speranza di unire gli sforzi della cittadinanza, infonderle speranza, curare il cinismo, il fatalismo, l’accidia, spronarla a fare meglio.

Non vorrei che il declino del Pd trentino portasse con sé il declino del Trentino.

La principessa sorridente e il futuro dell’Afghanistan

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Ho reso il Messico, e specialmente Tampico, sicuro per gli interessi petroliferi statunitensi nel 1914. Ho contribuito a rendere Haiti e Cuba dei posti decenti per i tizi della National City Bank che raccoglievano le tasse; ho contribuito a stuprare mezza dozzina di repubbliche centroamericane a beneficio di Wall Street. Ho rastrellato il Nicaragua per la banca internazionale Brown Brothers, nel 1902-1912. Ho illuminato la Repubblica Dominicana per gli interessi degli zuccherieri statunitensi nel 1916. Ho reso l’Honduras il posto giusto per le aziende della frutta statunitensi, nel 1903. In Cina nel 1927 ho fatto in modo che la Standard Oil potesse agire indisturbata …. Guardando indietro, dire che avrei potuto dare ad Al Capone alcuni suggerimenti. Il meglio che poteva fare era imporre il racket in tre quartieri di una città. Noi marines operiamo su tre continenti.

Generale Smedley D. Butler

La situazione è particolarmente confusa, in Afghanistan, almeno dai tempi di re Amanullah Khan, l’Ataturk afgano, monarca riformatore che ebbe il merito di pacificare il paese, ridimensionare l’influenza britannica, introdurre la prima costituzione, contrastare la mentalità patriarcale e tribale tutelando i diritti delle donne e promuovendo la loro educazione. Fu deposto con un colpo di stato nel 1929 ordito dagli inglesi, che si avvalsero del malcontento dei capi tribali più reazionari. Morì in esilio in Svizzera, dopo un lungo soggiorno in Italia.

Dopo gli inglesi arrivarono i sovietici e in seguito gli americani che crearono forze di guerriglia, i mujaheddin, che non si comportavano meglio di volgari predoni e narcotrafficanti, arrivando a uccidere l’amatissimo comandante Massoūd, un potenziale nuovo Amanullah Khan, due giorni prima del famigerato 11 settembre 2001.

Oggi ci sono decine di migliaia di soldati di decine di Paesi che combattono contro quegli stessi talebani che ora sono schierati contro Assad in Siria. Si sono avuti ripetuti casi di violenze e abusi perpetrati da soldati occidentali ai danni della popolazione, ma anche di reclute delle forze armate e forze dell’ordine afgane che hanno attaccato i soldati internazionali. La popolazione si sente presa tra due fuochi, in uno stallo bellico. In caso di attacco israeliano all’Iran, il caos ingolferebbe di nuovo il paese e questi contingenti, isolati nel centro dell’Asia.

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Forse è anche per tutto questo che la sala conferenze del Grand Hotel Terme di Levico, lo scorso venerdì 26 luglio, si è riempita di un folto pubblico che nel corso della serata si è dimostrato smaliziato e ha rivolto a Soraya Malek, nipote romano-afghana di Amanullah Khan, e a Luca Costa, esperto del  Ministero degli Affari Esteri e consulente penale per la missione europea di polizia in Afghanistan (EUPOL), una serie di domande per nulla scontate, che hanno reso giustizia al titolo dell’incontro: “Afghanistan, tra passato e futuro”.

La “principessa” vuole per quel paese quel che chiunque vorrebbe per il proprio: una società libera, prospera, in pace. Anche tenendo conto di questi precedenti, ha pragmaticamente intrapreso un percorso di riforme dal basso, attraverso la solidarietà internazionale: un modello di impegno fondato sulle realtà della storia, sulle aspirazioni della popolazione, in particolare quella femminile, e sul rispetto per la diversità.

La sua intenzione era quella di mostrare al pubblico l’altra faccia dell’Afghanistan: milioni di persone ordinarie che ne hanno abbastanza e non vogliono dover emigrare per poter garantire ai propri figli una vita dignitosa.

Tuttavia il filmato ambientato tra le truppe del contingente italiano –  “Il Ballo”, del fotoreporter Romano Martinis (accessibile su youtube e vimeo) –, che a chi scrive ha trasmesso l’impressione di un Vietnam italiano, le foto dell’archivio della famiglia reale e un’intervista ai protagonisti di un’impresa tessile locale che produce magnifiche sciarpe di seta (Azezana), non hanno soddisfatto il palato esigente del pubblico.

Il vivace dibattito ha toccato temi come l’imperialismo occidentale dal tempo degli inglesi; le ambiguità e distorsioni dell’umanitarismo emergenziale; la controversa figura di Karzai; un sistema sanitario in cui i medici maschi non possono toccare le pazienti donne; un’economia implosa e dipendente dal sostegno finanziario occidentale, costretta ad importare persino uova e fiammiferi dal Pachistan; l’ipotesi che a Pachistan e Stati Uniti faccia comodo che il paese resti immerso nel caos, così come a molte bande di briganti e narcotrafficanti; gli investitori cinesi intralciati dalla logistica inesistente; i contingenti stranieri visti sempre più spesso come truppe di occupazione.

Che lezione possiamo trarre dalla tragedia di un paese eternamente in guerra a causa della sua posizione strategica e delle sue risorse? Probabilmente che nell’anarchia i deboli soccombono ai bruti, che il riflesso condizionato della guerra non ha mai costruito uno Stato forte e democratico e non ha mai assicurato la pace ma, al contrario, ha rinfocolato il separatismo e il terrorismo, ha rafforzato la ferrea legge delle milizie armate e ha prodotto le precondizioni per altre guerre.

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