28 commenti

  1. 4 marzo 2013 a 23:25

    Ciao, volevo chiederti, a questo proposito, cosa ne pensi di Giulietto Chiesa, che parla di insostenibilità del modello di sviluppo attuale, consumistico?

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  2. stefano fait said,

    5 marzo 2013 a 00:15

    Penso che la credibilità di una persona che continua a citare come autorevoli i pareri del Club di Roma, a dispetto delle innumerevoli profezie grossolanamente fuori bersaglio (recentemente ci hanno dati in via di estinzione entro il 2050 o giù di lì: ogni volta spostano in avanti la nostra data di scadenza, ma la loro misantropia resta intatta), sia piuttosto scarsa.
    *****
    Penso che la biosfera stessa è consumista (consuma per perpetuarsi) e che è ridicolo pensare che le risorse a nostra disposizione siano finite, dato che le nostre menti sono pressoché illimitate ed operano in un universo virtualmente illimitato.
    Penso anche che lo sviluppo SOSTENIBILE sia l’unica maniera per non condannare a morte milioni di asiatici ed africani che vivono grazie ai nostri acquisti di moda economica (tra le varie cose). Finché la demografia umana non si invertirà (e pare che non dovremo attendere neanche troppo: per la fine del secolo saremo tornati al numero attuale, ma con un secolo di progressi tecnologici e, possibilmente, morali) non me la sento di decidere chi sia di troppo e chi non lo sia su questo pianeta, bloccando le importazioni di “superfluo” dal Secondo e Terzo Mondo.
    Se G. Chiesa non ha problemi a farlo è affar suo.
    E penso infine, diversamente da Pallante e Latouche, che la vita del contadino autosufficiente non è mai stata un giochetto e che non voglio vivere in un mondo in cui una dittatura globale stabilirà che impiego io debba avere in funzione delle previsioni di circoli di “tecnici” che preferiscono i numeri alle persone in carne ed ossa.
    Il bolscevico in G. Chiesa è ancora lì, più virulento che mai.

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    • andrea said,

      16 marzo 2013 a 14:11

      gli asiatici e gli africani vivono grazie alle nostre importazioni? hai un’idea di come vanno le cose in africa? il commerci di diamanti sostiene gruppi paramilitari che uccidono per avere il controllo delle miniere, si abbattono milioni di ettari di foreste per produrre cotone e tabacco e di questi commerci una quota miserevole va a chi lavora la terra, è comunque da da mangiare a molte meno persone di quante se ne potrebbero sostenere se quelle terre fossero destinate a produrre cibo per la popolazione. e questo avviene perchè le terre sono in mani ad occidentali o alle elite di quei paesi..il consumismo occidentale non fa bene a nessuno, soprattutto non ai paesi del terzo mondo.

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      • stefano fait said,

        16 marzo 2013 a 14:25

        L’India è un esportatore netto di cibo pur avendo un terzo della popolazione sotto la soglia di povertà (lì la colpa non è dell’Occidente).
        Centinaia di milioni di indiani e cinesi sono stati strappati dalla povertà grazie al commercio globale. Vai a chiedere a loro, negli slum delle metropoli indiane, se sarebbero contenti di veder chiudere le aziende (indiane) che li sfruttano e dover tornare nei paesini da dove provengono.
        Uno dei gravi problemi di questi due giganti asiatici è propria l’idiota politica dell’austerità applicata nell’eurozona, che sta espandendo le nostre esportazioni e riducendo la domanda interna, con conseguenze nefaste per il mercato interno e per il secondo e terzo mondo.

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  3. 5 marzo 2013 a 08:55

    […] mondo rilocalizzato, autarchico, privo di forze espansive e centrifughe, a ridottissimo pluralismo: https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/03/04/perche-grillo-non-crede-nella-decrescita-felice/ Il paradigma materialista ci sta già portando verso l’abisso e nuocendo all’ecosfera. […]

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  4. 5 marzo 2013 a 15:24

    Grazie per la risposta. Io pure ho qualche dubbio su ciò che dice (da anni.)

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    • stefano fait said,

      5 marzo 2013 a 20:48

      Lo scetticismo è sano, se non decade nel cinismo (“non c’è nulla di vero”). Un po’ di verità c’è dappertutto. Se non ci fosse stato un esile fondo di verità in certe idee di Hitler milioni e milioni di tedeschi (ed europei) non avrebbero scelto di auto-immolarsi per lui. Le “migliori” (più efficaci) menzogne sono sempre quelle che contengono parti di verità. Giulietto Chiesa sicuramente dice anche cose vere e penso che ce la stia mettendo tutta per fare del bene. L’importante è verificare tutte le asserzioni che incidono seriamente sulla nostra visione del mondo.
      – il riscaldamento globale è causato dagli esseri umani?
      – destra e sinistra sopno categorie superate?
      – il progetto di unificazione europea e di unificazione dell’umanità è malvagio?
      – la ricerca sull’energia atomica è una pratica futile, se non autodistruttiva?
      – Assange era davvero un eroe senza macchia e senza paura, il Robin Hood dell’informazione?
      – gli alieni sono veramente “alieni”?
      – la realtà è come la vediamo?
      – la dieta vegetariana è l’unica sana e sostenibile?
      ecc., ecc.
      Io dico/scrivo quel che penso e cerco di motivare le opinioni, ma ho cambiato idea tante volte negli ultimi anni: nel 2002 ero a favore della guerra in Afghanistan e non credevo che l’11 settembre fosse un inside job; qualche anno fa ero (tendenzialmente) vegetariano, davo per scontato che l’inquinamento fosse la causa principale del riscaldamento globale e mi ero candidato, localmente, con il PD, un partito che adesso mi ripugna (purtroppo); fino a un anno fa ero piuttosto euroscettico e non avevo problemi a vagheggiare di una possibile decrescita come soluzione ai nostri problemi; dopo Fukushima (che mi ha toccato personalmente) ero categoricamente contrario ad ogni possibile futuro impiego dell’energia atomica. Quel che è successo è che ho continuato a cercare, ad informarmi, e sono arrivato a capire che avevo torto e che ero in errore perché pensavo di essere sufficientemente preparato in ambiti in cui ero ignorante, ragione per cui non mi ponevo più domande. Ogni volta che mi sono accorto di aver avuto torto, ho anche capito che non era la fine del mondo. Anzi, correggere il tiro mi faceva stare meglio, mi infondeva fiducia, mi mostrava che anche le persone che avevano opinioni molto distanti dalle mie – se non erano fanatiche – avevano qualcosa di importante da insegnarmi.
      Ora non riesco ad immaginarmi di poter vivere in altro modo.

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  5. 5 marzo 2013 a 23:53

    Apprezzo il tuo porti apertamente come uno che non ha “la verità in tasca”, e che svolge un continuo lavoro di ricerca, anche sconfessando ciò che pensava fosse vero il giorno prima.

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  6. Michele said,

    7 marzo 2013 a 23:17

    Io vedo la società trasformarsi in un enorme società di decrescita imbonandoci il fatto di inquinare meno, consumare meno, depositare meno, produrre con meno materiale sia salutare, giusto e moralmente sano per la collettività. Io invece ci sento sempre puzza di bruciato e questo finto ecologismo fine a se stesso porterà ad un altro decadimento della società. La crescita è diventata ormai una parola che si usa in finti discorsi politici per imbonire la gente e fargli credere che qualcuno si interessi a loro. La crescita avviene quando l’istituzione pubblica di governo è in sintonia con la sua popolazione; solo allora ci può essere uno sviluppo e una crescita, fino ad allora c’è uno scollamento e ci vedremo calare le soluzioni sempre dall’alto, spacciandole per buone.

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  7. 10 marzo 2013 a 10:20

    […] E tanti saluti alla decrescita “felice”https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/03/04/perche-grillo-fa-bene-a-non-credere-nella-decresci… […]

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  8. samuele said,

    17 marzo 2013 a 21:23

    Ti prego, continua così! Continua a dare aria alla bocca spiluccando tra blog e citazioni varie estemporate dal contesto e potrai essere preso a esempio di quanto fine a se stessa sia la “disinformazione popolare” che stai provando ad attuare. Il mio grazie più sincero, perchè finchè continuerai a scrivere su un blog che leggono si o no 10 malaugurati italiani alla settimana, i danni che potrai fare alla società saranno contenuti e sostenibili. D’altronde essendo una democrazia abbiamo l’obbligo morale di lasciar spazio ai tuoi sfoghi vani e lasciare che sia la prova dei fatti a dinostrarti, se lo vorrai, che di manifestazioni di superficialità e assurdi generalismi il mondo non ha bisogno.

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    • stefano fait said,

      18 marzo 2013 a 09:23

      Questo messaggio è talmente emblematico che merita non solo di essere pubblicato ma di ricevere una particolare enfasi.
      Contenuto argomentativo: 0 [e, di conseguenza, tasso di presunzione dell’autore: ragguardevole]
      Contenuto sterilmente polemico: 100%
      Utilità ai fini del dibattito pubblico: 0
      I rest my case – con critici del genere la mente si assopisce.

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  9. Andrea da Rovereto said,

    20 marzo 2013 a 19:39

    Buonasera,

    ho letto un libro di Latouche un paio di anni fa e da allora sono sempre stato piuttosto interessato al tema della decrescita.

    Per questo motivo ho gradito molto questo post.

    Sono dell’idea che, data l’attuale situazione italiana, una recessione non possa fare che male. Credo che far tornare il Paese a crescere sia una priorità.
    Tuttavia, apprezzo la decrescita come “orizzonte lungo” per la nostra società, in particolare l’idea di coniugare l’esigenza di una salvaguardia ambientale con un cambiamento di mentalità, che possa portarci a dare più valore ad alcuni aspetti della nostra vita che vengono spesso trascurati.

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    • stefano fait said,

      21 marzo 2013 a 07:53

      L’alternativa tra l’attuale crescita sospinta da un consumismo sfrenato e da una persistente finanziarizzazione dell’economia da un lato e la decrescita è falsa. Viviamo in un sistema in cui l’energia è sovrabbondante ma conviene a qualcuno che rimanga in un regime di scarsità artificiosa.
      La coniugazione di energie rinnovabili e centrali al torio, assieme ad investimenti produttivi e non speculativi coordinati su scala continentale, permetterebbe all’intera popolazione mondiale di crescere in maniera sostenibile. Finché il resto del mondo non avrà raggiunto un livello di benessere paragonabile a quello dell’Occidente del dopoguerra, ossia in grado di mantenere un generoso stato sociale (la più grande affermazione della concretezza dei diritti umani nella storia e l’unica, vera garanzia di autodeterminazione per gli esseri umani) pensare alla decrescita è criminale. Non esistono altri termini. Se qualcuno vuole decrescere per conto suo, lo faccia pure, ma non si condannino miliardi di persone (e tutti quelli che devono nascere) a vivere nella precarietà in ossequio a modelli catastrofistici che sono già stati smentiti decine di volte in passato.

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  10. 22 marzo 2013 a 15:03

    Credo sia impossibile per noi umani smettere di sviluppare le nostre capacità, frenare la nostra voglia di conoscere, smettere di creare. E’ semplicemente nella nostra natura essere entusiasti, anche se col tempo l’acqua fredda che ci viene buttata addosso molto spesso riesce a spegnerci.
    Quindi decidere di decrescere e dunque di smettere di creare è al di fuori delle nostre possibilità; se neghiamo la nostra natura diventiamo semplicemente infelici.

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    • stefano fait said,

      22 marzo 2013 a 15:24

      Questa riflessione è vera ed esaustiva. Dovrebbe essere considerata sufficiente a dirimere la questione, ma così non sarà.
      Forse non è un male, perché la varietà è l’anima dell’universo e i decrescisti sono una sfida stimolante.

      Grazie Giuditta!

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  11. 24 marzo 2013 a 08:42

    […] o nostalgici di un comunismo anarchico à la Tolstoj, sono diventati iconoclasti e si augurano che la civiltà contemporanea sia presto ridotta in macerie e si torni a coltivare l’orto e far pa…(!!!). Da un eccesso all’altro: sempre nella logica della dismisura (hybris). Queste persone […]

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  12. 2 maggio 2013 a 17:51

    […] 5 – I neo-luddisti vedono il controllo delle emissioni di anidride carbonica come una via per smantellare le economie industriali e realizzare la loro beneamata e letale “decrescita felice”. […]

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  13. Riccardo said,

    12 agosto 2013 a 09:43

    il problema e’ che nelle societa’ occidentali, come la nostra, per sostenere l’ideale consumista, si finisce per vivere per lavorare : lavori per comprarti la macchina per andare al lavoro….sei uno “sfigato” perche’non indossi capi all’ultima moda, perché non hai l’ultimo modello di telefonino, perché le vacanze non le fai a milioni (!) di chilometri da casa tua…ecc. Dopo aver letto parecchio sulla decrescita, sono arrivato alla personalissima conclusione che e’ molto meglio che tutto resti com’e’..e che sia io con il mio nucleo famigliare a decrescere…tra non molto mi trasferiro’ fuori citta’, nel verde con la mia compagna. La nostra e’ una scelta di decrescita…di downshifting…ma probabilmente teorizzarlo x tutta la societa’ e’ impossibile….anzi ti diro’ e’ rischioso…egoisticamente penso che affinche’ funzioni per pochi illuminati, bisogna che continuino ad esistere i “coglioni” (passami il termine, mi scuso..) che continuano a mantenere viva la concezione di societa’ dei consumi.

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    • stefano fait said,

      12 agosto 2013 a 13:06

      Beh, questa mi sembra una posizione rispettabilissima. Personalmente ritengo che entro una generazione, una volta eliminati i blocchi artificiali imposti alla ricerca tecnologica e scientifica per mantenerci in uno stato di scarsità indotta, saremo in grado di sfruttare l’energia dei fulmini (un singolo fulmine può illuminare per diverse ore New York e sobborghi) e della fusione fredda e quindi gran parte del nostro impatto ecologico sarà ridotto al minimo, specialmente se perfezioneremo le nostre tecniche di riciclaggio. Inoltre la coscienza ecologica sta facendo passi da gigante e quindi il nostro futuro sarà sempre meno parassitario e sempre più creativo-simbiotico.
      Saremo anche molto meno numerosi, perché le crisi che dobbiamo affrontare non saranno indolori, anzi.
      Probabilmente era inevitabile. Però la cosa che conta è che non esiste una scelta secca tra status quo e ritorno alla natura o, per meglio dire, c’è modo e modo di tornare alla natura senza interrompere o addirittura invertire il percorso civilizzatore umano. Non devo ridiventare bambino per avere un’impronta ecologica inferiore, devo diventare un adulto maturo e ci aspettano alcune importanti lezioni.

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  14. Riccardo said,

    12 agosto 2013 a 20:08

    ritengo che se ad esempio l’ultimo modello di telefonino “rientra” nel paniere ISTAT…diventa cioe’ un bene irrinunciabile del nuovo consumatore, ad una persona come me fa persino comodo. Se immaginiamo le ore lavorative convertite in euro, un aggeggino tecnologico da 500 euro (ad esempio) di cui personalmente faccio tranquillamente a meno, significa per me molte ore di lavoro in meno….quindi l’esistenza di una moltitudine di persone che non puo’ farne a meno, finisce per tarare il modus vivendi globale su quell’esigenza…..permettendo a quelli come me di concentrarsi su cio che secondo me e’ veramente importante : il tempo libero e la vita privata.

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  15. Riccardo said,

    12 agosto 2013 a 20:12

    la liberta’ vera dovrebbe consentire una societa’ a due velocita’…..ma temo che alla lunga sarebbero capaci di mandare l’esercito a costringere la gente a mantenere certi orari di lavoro, certe necessita’ imposte, e una velocita’ diciamo “obbligata” da dover mantenere….

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    • stefano fait said,

      12 agosto 2013 a 20:20

      Temo che sia proprio così. Ma un sistema del genere durerebbe poco, a meno che non fosse in grado di cancellare la memoria dei cittadini e di convincerli che non ci sono alternative. In ogni caso, se fosse estesa all’intero pianeta, sarebbe essenzialmente instabile, percorso da rivolte, colpi di stato e incapace di rendere felice una fetta considerevole dei suoi abitanti. Credo invece che nel nostro futuro, se ci sarà un drastico collasso demografico, si potrebbero sviluppare almeno due civiltà parallele e concorrenti e forse una terza, all’insegna della decrescita. Non sarebbe neanche troppo male, perché così si potrebbero testare 3 esperimenti sociali contemporaneamente e vedere chi se la cava meglio.

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      • Riccardo said,

        15 agosto 2013 a 09:17

        e’ almeno una quindicina d’anni che vado dicendo (e preso per pazzo) che si va verso qualcosa di simile…credo che sia impossibile mantenere sopite certe pulsioni, sono convinto ( e lo sto vedendo coi miei occhi) che ci sara’ una sorta di “fuga” dalla societa’ dei consumi….si e’ gia’ cominciato con i GAS (gruppi di acquisto solidale), con molta gente che (come me) ha fatto la scelta di vivere in campagna..di “fuoriuscire”…in una citta’ come la mia (Genova) non si erano mai viste tante biciclette come oggi…ed io questo, per un mio preciso modo di pensare, lo giudico un segnale non da poco….

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        • stefano fait said,

          15 agosto 2013 a 10:01

          Era già successo ai tempi della prima austerità, nel 1973-1974. In ogni caso Genova, come altre città, è troppo costosa da viverci per chi è precario o pensionato. L’Italia stessa è ridicolmente costosa. Una famiglia di miei amici ha assurdamente accettato di pagare c. 110 euro al giorno per stare in un bungalow a Bibione (!!!). Con prezzi del genere è ovvio che la gente va in piscina o fa le ferie all’estero. Ci sono troppe rendite in Italia e troppi che pensano che il prossimo sia un pollo da spennare e sparano affitti e conti allucinanti. In questo ambito la decrescita (delle pretese) sarebbe indispensabile.

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  16. 31 agosto 2013 a 09:27

    […] si fonda sul profitto derivato da un regime di scarsità e competizione creato artificialmente – la “decrescita felice” eccita i plutocrati) sarà rivoluzionato in maniera completa e definitiva, a meno che le oligarchie non riescano ad […]

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