Beppe Grillo, Gesù e Tolstoj – i rischi del mestiere (e della decrescita)

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I principali media trovano sconveniente il successo elettorale di Grillo.

In questa intervista con una giornalista televisiva svedese ognuno può constatare di persona i pregi:

  • buona volontà (nel senso nobile, non spregiativo);
  • buoni sentimenti (è un farmaco ambulante contro il cinismo, che è la malattia terminale della nostra civiltà);
  • volontà di cambiare nel senso della sostenibilità, della trasparenza, della giustizia sociale (es. reddito di cittadinanza), della democrazia partecipata (che lui chiama diretta, anche se sono due cose complementari ma diverse);
  • europeismo ed internazionalismo;

e i difetti di Beppe Grillo e del suo movimento:

  • pressapochismo ed informazioni errate non verificate ma che diventano dogmi (es. reddito di cittadinanza non è assente solo in Italia e Grecia);
  • decrescita: idea suicida per milioni di persone nell’Occidente e nel resto del mondo che non avrebbero alcuna speranza di arrivare a fine mese. Chi si ostina a distinguere tra recessione e decrescita non sa quello che dice, si bea di astrazioni, non ha fatto due conti della serva, ha un reddito garantito – o pensa di averlo. La vita è crescita, la decrescita è atrofia e morte. Serge Latouche (parole sue), profeta della decrescita, auspica l’avvento di una dittatura che bandisca o spinga alla bancarotta multinazionali, grande distribuzione, industrie automobilistiche, compagnie aeree, agenzie turistiche, industria alberghiera, allevamento intensivo, agricoltura intensiva, trasporti merci, gran parte delle banche, borse, industria del lusso e della moda, le agenzie pubblicitarie, presumibilmente anche l’internet. Nonostante i tappeti africani nella sua seconda casa nei Pirenei, la sua venerazione della vita paleolitica (ma non della paleodieta) e la sua ritrosia (eufemismo) nel citare letteratura scientifica e specialistica, è diventato contemporaneamente un guru di CasaPound e di una certa sinistra amante delle idee più che della realtà quotidiana. Maurizio Pallante, intellettuale di riferimento del M5S per la decrescita, desidera che tutti divengano contadini, in quanto “quella contadina è l’unica civiltà“, un classico topos della destra reazionaria e filo-nazista (es. Jean Giono) – fortunatamente per l’umanità, questi personaggi, in tanti anni di attivismo, non hanno fatto deragliare l’impegno di chi si occupa di sviluppo sostenibile;
  • partitofobia e svilimento della vocazione politica che invece è, almeno in teoria, la più alta forma di servizio alla comunità che una persona possa rendere;
  • MoVimento-centrismo: tutti gli altri non hanno ancora capito, noi siamo l’avanguardia e il resto d’Italia ci deve seguire (nota bene: siamo umani, non si finisce mai di imparare dagli altri, anche e specialmente dai propri avversari);
  • Paternalismo sfrenato nei confronti dei politici del M5S (non se la sanno cavare in TV, dicono cose sbagliate, si fanno fregare, ecc.) – forse i buoni sentimenti lo fregano? egocentrismo? (ci cascherei anch’io);
  • istrionismo;
  • messianismo;
  • tendenza a semplificare questioni complesse per renderle comprensibili, oscurandone la reale, ineludibile complicatezza, un po’ come fa Latouche (è vero che il potere si perpetua kafkianamente, però la realtà non è per nulla semplice ed è sbagliato cercare scorciatoie per rassicurare la gente);
  • puritanesimo: fare pulizia, depurare, aprire come una vetrina, fare piazza pulita (virtuosi vs. empi);

Al di là delle validissime rimostranze del movimentismo di sinistra sul fatto che due milionari sessantenni guidino un movimento anti-sistema, trovo terribile che tantissimi giovani e adulti pendano letteralmente dalle labbra di una persona (fallibile come tutti noi) che chiede di verificare le cose che dice e le decisioni che si prendono all’interno del MoVimento (salvo poi punire i dissidenti e lasciare che essi divengano il bersaglio di una caccia alle streghe che rafforza il sospetto di cultismo).

Gesù non voleva nessuna Chiesa (voleva una comunità), non voleva essere divinizzato, non voleva essere idolatrato, non voleva che si facesse un feticcio della vita terrena e alla fine è diventato un corpiciattolo insanguinato e plastificato oggetto di venerazione da parte di chi è contrario agli aborti ed al suicidio assistito.

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Ma il parallelo più confacente è con Tolstoj e il micidiale Čertkov; quest’ultimo, una figura estremamente oscura, un fanatico, manipolatore straordinario, persuaso di essere strumento indispensabile della glorificazione di Tolstoj e della globalizzazione del suo messaggio salvifico (decrescista pure lui), un vero e proprio parassita corruttore che circondò il “maestro” di altri figuri della sua risma:

http://www.cittanuova.it/contenuto.php?pageNum_rs=9&totalRows_rs=426&MM_ricerca=ricerca&Argomento_idArgomento=7&TipoContenuto=articolo&idContenuto=28417&origine=ricerca&name=12

http://www.thefrontpage.it/2010/11/06/tolstoj-genio-si-ma-mascalzone-al-quadrato/

Il trailer di questo ottimo film è maliziosamente ostile a quella gran donna che fu Sofia Tolstoj, moglie fin troppo devota, premurosa, paziente e tollerante. Senza il suo aiuto e la sua abnegazione ci sarebbe stato Tolstoj, ma non ci sarebbe stato “il grande Tolstoj”

http://it.wikipedia.org/wiki/The_Last_Station

Chi crede nel M5S dovrebbe tenere a bada i vari Čertkov e i vari neogiacobini, che non mancano mai quando arriva il successo, e dovrebbe pretendere democrazia dentro e fuori il movimento:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/02/27/i-sanculotti-grillini-hanno-preso-la-bastiglia-istruzioni-per-luso-del-m5s/

2 commenti

  1. Fabio Corradini said,

    1 marzo 2013 a 20:44

    Trovo questi giorni di fermento post elettorale davvero stimolanti…. sì, come cosa fa un po’ impressione, forse dovrei essere preda della preoccupazione;
    Non sono un esperto di economia, ne di sociologia, politica, insomma, non padroneggio nulla di ciò che serve a inventare un nuovo modello di società o a mandarne avanti uno vecchio; quello che però vedo è che negli ultimissimi mesi le forze politiche hanno cambiato atteggiamento, dal mostrarsi e vendersi come amministratori allo spacciarsi per innovatori. Sarà un fuoco di paglia, ma forse davvero stiamo realizzando che così com’è il sistema non può andare avanti.
    Il M5S non credo sia la soluzione, per certi aspetti mi auguro che possa essere una sorta di agnello sacrificale.
    Ho trovato il video all’inizio del post davvero fastidioso; a parte il montaggio che spero abbia eliminato solo parti contenenti rutti e sbadigli, mi è sembrato uno scontro gratuito ed inutile. non c’era volontà di confronto, crescita, costruzione…. se siamo davvero fermi al punto di misurare le nostre prospettive con un segno +o- davanti ad una sigla, credo che nei prossimi anni avremo parecchio per cui piangere.
    Se la decrescita è un suicidio, non lo è anche perseverare in un sistema economico stagnante? ora azzardo…. siamo troppo poco evoluti per pensare qualcosa di veramente lungimirante? non siamo in grado di cambiare passo passo le cose per cui l’unico modo è distruggere e ricostruire? davvero la guerra e la sofferenza sono l’unico modo per dare una spinta al progresso? Il concetto di decrescita promossa dal M5S sarà anche una cagata, ma almeno è mosso dalla volontà di muoversi verso un modello di società migliore, di fronte al fatto compiuto che il modello attuale è fallito; possibile che non si possa da entrambe le posizioni abbandonare lo scontro e dire “ok, il concetto di decrescita è limitato e limitante, sviluppiamone un modello applicativo percorribile, dove l’obiettivo sia il benessere dell’uomo e non quello degli azionisti”?
    La mia paura è che se il m5s non evolverà dai punti fermi che lo descrivono, dimostrando di non essere una realtà realmente dinamica e proiettata al futuro, se dovesse fallire, per quanto tempo rimarremo preda di quel mondo che ci vuole “morti”?

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  2. stefano fait said,

    1 marzo 2013 a 21:49

    Gran bella riflessione. Questioni essenziali.
    Noi non dipendiamo dal M5S per diventare grandi, per CRESCERE e diventare una civiltà ed una specie adulta e responsabile (sostenibile).
    Né dobbiamo imboccare una strada involutiva verso l’utero materno e verso un evo oscuro per trasmettere ai posteri un mondo migliore, un mondo nuovo. Non siamo gamberi, siamo esseri umani.
    Il M5S è un mezzo, non un fine, è il segnale che la gente comune può farsi valere, può fare la differenza, può diventare il granello di sabbia negli ingranaggi: “Basta così, avete esagerato!”
    L’Italia è l’unico paese del mondo in cui gli indignati hanno trovato una rappresentanza parlamentare (e piuttosto folta).
    Negli Stati Uniti hanno fallito miseramente ed al potere ci sono andati quelli del Tea Party, cittadini infuriati ma talmente confusi da comportarsi come gli schiavi che votano gli schiavisti per conquistare l’emancipazione.
    Questo è un motivo di orgoglio per noi italiani.
    Grillo & Casaleggio non potranno teleguidare una creatura che non è più loro, è nostra.
    Eccitati e stimolati certamente, spaventati no. Non c’è ragione di esserlo. Ci è toccato in sorte di vivere nell’epoca più grandiosamente trasformativa della storia moderna. Chi non vorrebbe essere al posto nostro? Altro che Iliade, altro che Odissea.

    Scrive Barbara Spinelli (la Repubblica 27 febbraio 2013): “L’ignoranza del paese ha distrutto partiti-padroni, e tutto diventa davvero imprevedibile. Ma l’imprevedibilità può essere anche un’enorme occasione: incita a cambiamenti sociali profondi. I progetti alternativi ai dogmi dell’austerità possono sortire effetti negativi: tanti lo temono, insieme al governo tedesco. Ma anche l’anticipazione di effetti perversi può fallire. Se ci precludessimo ogni sperimentazione saremmo paralizzati, prede di ricette che già annientano la Grecia. Nella vita individuale come in quella collettiva vale la pena buttarsi nell’ignoto, riconoscere che certe cure sono mortali. In Italia vale la pena tentare alleanze inedite (l’accordo prospettato da M5S sulle idee: conflitto d’interessi, corruzione, costi della politica), perché solo osando e provando tramuteremo la crisi in una trasformazione. E non è una trasformazione, ciò cui aspiriamo?”

    Ci trasformeremo e vivremo, perché è nella nostra natura farlo.

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