Sapete chi è il nuovo leader dei ribelli siriani? Un ex lobbista della Shell

Le tante facce di Sheikh Ahmad Moaz al-Khatib

diThierry Meyssan

“[…] Gli spin doctors statunitensi hanno subito rinnovato il fascino di Sheikh Ahmad Moaz al-Khatib. Alcuni media ne hanno già fatto un leader “modello“. Quindi, un grande giornale statunitense lo descrive come “un prodotto unico della sua cultura, come Aung San Suu Kyi in Birmania” [1].

Ecco il ritratto che traccia Agence France Presse (AFP):

Lo sceicco Ahmad Al-Khatib Moaz, l’uomo del consenso

Nato nel 1960, lo sceicco Ahmad Moaz al-Khatib è un moderato religioso, un tempo imam della Moschea degli Omayyadi di Damasco, e non appartiene ad alcun partito politico. È questa indipendenza e la sua vicinanza a Riad Seif, ispiratore dell’iniziativa per una vasta coalizione, che ha fatto di lui un candidato ampiamente riconosciuto per la leadership dell’opposizione. Sufi dell’Islam, il religioso ha studiato relazioni internazionali e diplomazia, e non è legato ai Fratelli musulmani o a una qualsiasi forza di opposizione islamista.

Più volte arrestato nel 2012 per aver chiesto pubblicamente la caduta del regime di Damasco, gli è stato proibito di parlare in moschea dalle autorità siriane, ed ha trovato rifugio in Qatar.

Originario di Damasco, ha svolto un ruolo decisivo nella mobilitazione nella periferia della capitale, soprattutto a Douma, molto attiva sin dall’inizio della mobilitazione pacifica nel marzo 2011.

“Shaykh al-Khatib è una figura di spicco che ha un reale sostegno popolare“, ha detto Khaled al-Zayni, membro del Consiglio nazionale siriano (CNS)” [2].

La verità è ben diversa.

In realtà, non vi è alcuna prova che lo sceicco Ahmad Moaz al-Khatib abbia mai studiato relazioni internazionali e diplomazia, ma ha un background ingegneristico in geofisica e ha lavorato per sei anni presso la al-Furat Petroleum Company (1985-91). Questa società è una joint venture tra l’azienda nazionale e le compagnie petrolifere estere, tra cui l’anglo-olandese Shell, con il quale ha mantenuto dei legami.

Nel 1992, ha ereditato dal padre sceicco Muhammad Abu al-Faraj al-Khatib, la carica di prestigioso predicatore della Moschea degli Omayyadi. È stato subito sollevato dal suo incarico e gli è stato proibito la predicazione in tutta la Siria. Tuttavia, questo episodio non accadde nel 2012 e non ha nulla a che fare con gli eventi in corso, ma avvenne venti anni fa, sotto Hafez al-Assad. La Siria allora sosteneva l’intervento internazionale per liberare il Kuwait, che assieme al rispetto del diritto internazionale, voleva farla finita con il rivale iracheno e avvicinarsi all’Occidente. Lo sceicco, a sua volta, si era opposto a “Desert Storm” per gli stessi motivi di carattere religioso enunciati da Usama bin Ladin, a cui si richiamava all’epoca, tra cui il rifiuto della presenza occidentale nella terra saudita, considerata un sacrilegio. Questo lo portò a pronunciare discorsi antisemiti e anti-occidentali.

Successivamente, lo sceicco ha continuato l’attività di educazione religiosa, in particolare presso l’Istituto olandese a Damasco. Ha intrapreso numerosi viaggi all’estero, soprattutto nei Paesi Bassi, Regno Unito e Stati Uniti. Infine, si stabilì in Qatar.

Nel 2003-04 è tornato in Siria come lobbista della Shell per l’aggiudicazione di concessioni su petrolio e gas. Era ritornato in Siria agli inizi del 2012, per istigare il quartiere di Douma (sobborgo di Damasco).

Arrestato, poi graziato, ha lasciato il paese a luglio e si è stabilito a Cairo.

La sua famiglia è di tradizione sufi, ma a differenza delle pretese di AFP, è un membro dei Fratelli musulmani e l’ha anche dimostrato alla fine del suo discorso inaugurale a Doha.

Con la solita tecnica della Fratellanza, adatta non solo la forma ma anche la sostanza del suo discorso al pubblico. A volte, è a favore di una società multi-religiosa, a volte per il ripristino della sharia. Nei suoi scritti ha definito il popolo ebraico come “nemico di Dio” e i musulmani sciiti “eretici negazionisti“, epiteti che equivalgono alla condanna a morte.

In ultima analisi, l’ambasciatore Robert S. Ford ha giocato bene. Washington, ancora una volta ha ingannato i suoi alleati. Come in Libia, la Francia si è assunta tutti i rischi, ma dal grande accordo che si annuncia Total non trarrà alcun beneficio”.

Thierry Meyssan

http://www.voltairenet.org/article176632.html

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5 commenti

  1. mike 90 said,

    1 dicembre 2012 a 12:03

    La Siria è un altra pedina dello scacchiere:”creare il caos per un nuovo ordine”

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    • 1 dicembre 2012 a 17:07

      esatto, e temo che sarà una di quelle che finirà molto ma molto male. Onestamente non vedo vie di uscita: Russia e Cina non molleranno mai e NATO ed Israele non si daranno mai per vinti. Pessimo, pessimo, pessimo.

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  2. sergej said,

    2 dicembre 2012 a 02:38

    Dove non riescono ad instaurare un regime alleato demoliscono la struttura statale creando fazioni in lotta tra loro. Sono stati che dal punto di vista strategico non sono alleati ma non possono più rappresentare neppure un nemico. Evidentemente tentano di circondare ed indebolire, eliminando possibili alleati, i due avversari principali, Russia e Cina, i quali hanno però un imponente deterrente nucleare. Su questo aspetto stanno operando per ridurne l’efficacia con la creazione di una cintura di sistemi antimissile che renderebbe asimmetrici gli effetti di un confronto nucleare. Un terzo approccio è quello sviluppare forme politiche di opposizione interna per logorare le classi dirigenti di questi paesi. Sperano di metterli così nell’angolo e lentamente destabilizzarli. Si capisce quindi il perchè del riarmo della Russia che per il 2020 vuole schierare 8 nuovi sommergibili nucleari lanciamissili (Borej) e altrettanti sommergibili nucleari di attacco (Jasen). Per ridurre l’accerchiamento stanno puntando molto sulla flotta oltre allo sviluppo di nuovi ICBM in modo da ripristinare la simmetria della deterrenza nucleare. Difficile pensare a prospettive rosee. Il tritacarne della storia continua a macinare e direi che sta accelerando. La guerra fredda ha avuto un lieto fine perchè una delle due parti ha abbandonato la partita. Non è detto che succeda ancora e in questo caso sarebbero tempi interessanti quelli che ci attendono. Grazie per la sua ospitalità.

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    • 2 dicembre 2012 a 09:19

      Sono io che devo ringraziare per il sostanziosissimo valore aggiunto dato al blog.
      Non penso che la NATO sia disposta a fermarsi. I pazzi hanno preso il controllo del manicomio e il senno se l’è data a gambe levate.

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      • sergej said,

        2 dicembre 2012 a 12:04

        Si, penso anch’io che non si fermeranno. Hanno iniziato la guerra all’Iraq nonostante forti movimenti di protesta tra la popolazione occidentale e paesi contrari come la Francia. Adesso nessuna forza politica o sociale significativa ha nulla da eccepire e i mezzi di informazione spargono pensiero unico e distraggono. La ‘gente’ è impegnata a sopravvivere, guarda il proprio ombelico e così non rompe (che curiosa coincidenza). Sembra proprio un treno in corsa.

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