Il fratello di tutti gli scioperi (ora si attende la Madre)

Il problema è molto semplice: finché li lasciamo fare, loro andranno avanti. Le bolle speculative possono esplodere, ma poi le riformeranno, a spese dei contribuenti. Ne consegue che il nostro futuro è nero: non c’è la cavalleria che interviene, non c’è un nascondiglio o rifugio per proteggerci. È in corso una lotta di classe (di casta) tra un’oligarchia di super-ricchi parassiti (100 milioni circa) e chi fa stare in piedi l’economia reale (inclusa una maggioranza di imprenditori, che non ha ancora capito che se la sta per prendere nel sedere: cf.  -1,8% della produzione industriale tedesca).

Se non ci ribelliamo all’austerità ci sarà un futuro tetro per tutte le generazioni a venire. Arriva il momento in cui bisogna battersi per salvare quel che abbiamo ricevuto in eredità da chi si è battuto prima di noi.

Senza un movimento di massa le cose non cambieranno e saremo responsabili delle nostre ed altrui afflizioni per molti anni a venire.

Ecco il tipo di europeismo e paneuropeismo (dal basso) che piace a me. Altro che secessioni e fughe dall’euro. Si resta e ci si batte e si cerca di vincere, in nome della dignità di 500 milioni di europei (e di 7 miliardi di esseri umani), dei principi costituzionali e di un’idea di sviluppo moralmente, socialmente ed ecologicamente sostenibile, alternativo al gioco al massacro dei nostri giorni.

“A CHI NON CONVIENE LO SCIOPERO ?”

di ESTHER VIVAS
Público

Il 14 novembre avremo uno sciopero generale e ciò che è più importante ed inedito è che avverrà contemporaneamente in Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro, Malta, Belgio e, per quattro ore, anche in Italia. Sembra quindi che un fantasma stia iniziando a muoversi per la periferia dell’Unione Europea, per questa Europa colpita dalla crisi, dalle rettifiche, dal debito e dall’austerità. Uno sciopero generale che deve essere un primo passo per iniziare a coordinare le proteste in scala continentale. I maggiori sindacati hanno un ritardo storico e fino ad ora non hanno fatto quasi nulla per orchestrare internazionalmente le proteste. Il 14 novembre, nonostante arrivi tardi, é perlomeno un passo in avanti.

E’ uno sciopero generale che non può limitarsi ad essere solo una mera astensione dal lavoro. Bisogna avanzare verso uno sciopero sociale e cittadino. Uno sciopero dove non solo si fermino le imprese ma anche le scuole, i supermercati, i servizi sociali… e, in definitiva, i quartieri e le città; dove persone in manifestazione, precari, pensionati abbiano un luogo e un ruolo; dove si creino comitati di quartiere per preparare questo sciopero e la grande manifestazione. Uno sciopero che deve essere una leva per impulsare un processo di lotta sostenuta nel tempo. Affinché dopo uno sciopero generale, come é successo in Grecia, ne venga un altro e un altro ancora.

Il 14 Novembre non deve servire solo per protestare contro gli ultimi tagli di Rajoy. Bisogna andare molto più in là. Basta sfratti, basta licenziamenti, basta povertà e basta debiti: é ciò che chiediamo”.

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=11045

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7 commenti

  1. Mauro Poggi said,

    10 novembre 2012 a 18:32

    Dopo cinque anni di iniziative scollegate, finalmente un coordinamento a livello europeo. Meglio tardi che mai… Ho già detto altrove che l’esito di questa mobilitazione dirà molto sulle nostre (popolo europeo) capacità di reazione a un progetto che dietro una narrazione di fratellanza e solidarietà ha dimostrato la vera natura antisociale e antidemocratica.

    Osservo solo, Stefano, che l’identificazione euro-europeismo non è corretta, si può essere europeisti senza ed essere anti-euro.Direi anzi che oggi l’implementazione del primo ha pregiudicato il secondo (ma questo è solo il mio punto di vista).

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    • 10 novembre 2012 a 20:54

      Ho già dedicato un paio di post alle conseguenze dell’abbandono dell’euro finché al potere ci sono oligarchie psicopatiche e nessuna garanzia di poter difendere la propria sovranità nazionale né nell’uno né nell’altro caso. Al momento mi sembra un falso problema. Se ci liberiamo dai tiranni le opzioni diventeranno molteplici e le conseguenze molto meno drammatiche, perché ci sarà cooperazione tra i paesi e tra i popoli e ci saranno norme che mettono al guinzaglio i grandi oligopoli finanziari.
      Mi dispiace che si tenda a credere che gli esseri umani di oggi abbiano molte meno chance di quelli che hanno rovesciato altre tirannie in passato. L’analisi di Étienne de La Boétie mi pare così incontrovertibile:
      http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/etienne-de-la-boetie-un-uomo.html
      I potenti sono tali solo fintantoché noi gli conferiamo il potere che esercitano su di noi (es. il denaro sui nostri conti correnti, il voto, l’assolvimento dei nostri compiti, la devozione che riserviamo alle celebrità ed alle autorità, i nostri consumi irriflessivili, i nostri debiti, il nostro appoggio alle loro guerre, alle loro leggi, ecc.).
      Grecia e Spagna dimostrano che l’istinto di sopravvivenza elimina tutte queste riserve. Per la gran parte degli esseri umani la famiglia e la propria persona viene prima dello status quo.
      Perciò non è importante che questo sciopero sia un successo straordinario. E’ sufficiente che si verifichi la possibilità di coordinarsi.
      L’austerità e l’inabissamento delle economie europee (inclusa quella tedesca) faranno il resto.
      Un eventuale attacco israeliano ridurrà ulteriormente e drammaticamente i tempi di attesa.
      Non mi pare il caso di gufare contro le proteste popolari solo per poter arrivare a realizzare il progetto di uscita dall’eurozona, specialmente perché l’ottimismo di Bagnai non è certo la norma e lui stesso deve ancora dimostrare di avere davvero tutte le verità in tasca come sembra credere (a giudicare dal modo in cui dibatte con i suoi fan e i suoi critici).

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  2. Mauro Poggi said,

    11 novembre 2012 a 15:50

    Scusa Stefano, avevo visto la tua risposta sulle notifiche WordPress, e da lì avevo letto solo le prime quattro righe, senza accorgermi che era molto più articolata.
    Il mio commento era collegato al tuo riferimento circa il paio di post che avevi già pubblicato.
    Ho già avuto modo di osservare che probabilmente coincidiamo negli obiettivi ma abbiamo una diversa visione strategica.
    Per quanto mi riguarda non è in questione la fiducia nella capacità della gente di rovesciare le tirannie, anche se ammetto di non essere altrettanto ottimista, ma di valutare quale sia il modo migliore per farlo; ed è su ciò che abbiamo visioni differenti.
    Questo non mi impedisce di salutare con soddisfazione la mobilitazione del 14, e augurarmi che abbia un grande successo. Tant’è che un mese fa, quando se ne parlava in Spagna, Portogallo e Francia ma non qui in Italia, avevo scritto una mail alla CGIL chiedendo che diavolo aspettassero ad aderire (nessuna risposta, ovvio).
    Le possibilità di coordinamento sovra-nazionale delle rappresentanze sindacali ci sono sempre state, te lo posso dire per mia diretta esperienza professionale in imprese multinazionali. La verifica di fattibilità di cui parli mi sembra superflua, piuttosto si tratta di verificare le capacità di aggregazione delle forze sindacali (anch’esse in grave crisi di credibilità) e la volontà di reazione della gente. Un flop eventuale, che non mi auguro affatto, sarebbe esiziale per il prosieguo di iniziative analoghe.
    Ma se ho dato l’impressione di gufare per l’insuccesso allora mi sono espresso in modo veramente maldestro.

    Bagnai & C (Borghi, Cesaratto, Badiale, Brancaccio…) non hanno certo tutte le verità in tasca, ma a loro favore riconosco la capacità di produrre dati a sostegno delle loro analisi. Non mi pare così nel campo avverso, dove ho sentito solo mantra del tipo TINA (there is not alternative), amenità come “io voglio avere un sogno da regalare ai miei figli” (testuale, Boccia), parole d’ordine come “siamo troppo piccoli per competere contro la Cina”, o cifre, tante cifre, sparate a caso. Alcune fra le tante:

    – l’uscita dallo SME nel ’92 ha fatto schizzare l’inflazione al 20%. Se ci si disturba a guardar l’andamento inflazionistico del periodo, si scopre che quell’evento – che comportò una svalutazione del 25% – non ebbe alcuna influenza sull’inflazione, che era del 5% quell’anno e l’anno successivo scese addirittura al 4%.
    Vedi questo post:
    http://leprechaun.altervista.org/andreatta_ad_usum_delphini.php
    (Dove, incidentalmente, l’argomento è il divorzio Bankitalia/Tesoro (1981) – convinto propugnatore allora un certo Mario Monti. Nel grafico successivo viene evidenziata l’interessante correlazione fra questo evento e l’incremento esponenziale del debito pubblico. Correlazione non comporta causalità, beninteso; ma è significativo il fatto che l’argomento di chi sosteneva questa soluzione era che in tal modo si sarebbero obbligati i governi a comportamenti più virtuosi: mentre l’unico risultato è stato maggiori costi di indebitamento, cui la crescita del PIL non ha potuto far fronte determinando un aumento dell’indebitamento stesso).

    – L’uscita della Grecia dall’eurozona costerebbe ad ogni abitante europeo 11.000 euro (in alcune versione si parla di 11.000 euro ALL’ANNO). Anche qui, basta fare un piccolo calcolo per scoprire che l’ipotesi comporta qualcosa come 5,5 TRILIONI DI EURO, una tantum o all’anno a seconda delle versioni. Azz… Se questo è vero qualcuno dovrebbe avvertire la Grecia che non ha bisogno di continuare a tosare i suoi sudditi (sudditi, ribadisco) per ottenere 30 mld di aiuti: con questa formidabile arma di ricatto può pretendere qualunque cifra, e che a servirgliela, insieme a una tazzina di caffè, sia Schauble in persona!

    – Mutui: “I mutui e rate dovrebbero essere ricalcolati al valore di concambio, e quindi nell’immediato non ci sarebbero perdite. Il problema è che col passare del tempo la nuova lira tenderebbe a svalutarsi rispetto all’euro e quindi il valore della rata aumenterebbe proporzionalmente” (Anedda, MutuiOnline, vedi tuo post “I PIIGS potrebbero lasciare l’euro). Che senso ha un’affermazione del genere?!? Una volta ricalcolato al valore di concambio, l’importo viene espresso nella nuova valuta e tale rimane, qualunque sia la svalutazione rispetto all’euro: stabilito il valore di concambio a 1:1 (come probabilmente avverrebbe, ma per il ragionamento è ininfluente), una rata di 500 euro diventerebbe di 500 nuove lire, e questo sarebbe l’importo delle future rate anche se le nuove lire si svalutassero l’indomani del 10, o 20, o 90%. Tutt’al più ci sarebbe un incremento per la parte interessi, ove si trattasse di un mutuo indicizzato, se i tassi di riferimento cambiassero.

    – “Siamo troppo piccoli per competere con un miliardo e mezzo di cinesi”. Su questa costatazione (data per autoevidente, ma perché? dobbiamo farci la guerra?) è stata costruita la favola dell’unione che avrebbe permesso di creare una grande squadra capace di competere alla pari con le altre grandi squadre mondiali. Ci siamo invece ritrovati a giocare in un campionato locale, tutti contro tutti, e per soprammercato con delle regole dettate dalla squadra più forte, la Germania.

    – Prezzo benzina alle stelle. Nessuno ricorda più che l’euro, partito nel 1999 a 1.16 dollari, a ottobre 2000 valeva 0.82, con un deprezzamento del 29%, ed è tornato a toccare la parità con il dollaro solo quasi due anni dopo, il 15 luglio 2002. Nello stesso periodo i prezzi medi del carburante sono passati da 0,957 (1999) a: 1,083 (2000, +13%), 1,051 (2001, -3%), 1046 (2002, -1%) – fonte http://dgerm.sviluppoeconomico.gov.it/dgerm/prezzimedi.asp. Niente che abbia indotto qualcuno al suicidio. Da aggiungere che il prezzo alla pompa è formato solo per il 45% dal costo del prodotto, e per il 55% da accise e IVA: basterebbe sterilizzare questa parte, come è già stato fatto in passato, per più che dimezzare l’eventuale impatto valutario.

    – La svalutazione sarebbe del 50% (e oltre). Questo nessuno lo può dire, tanto meno Tabacci. In mancanza di certezze, le esperienze pregresse indicano che una moneta tende a svalutarsi (o rivalutarsi) fino a concorrenza del differenziale di inflazione cumulato nei confronti della moneta di riferimento. Nel caso specifico il differenziale di inflazione fra noi e la Germania in questi 13 anni è stato dell’ordine dei 12 punti, sarebbe quindi lecito aspettarsi una svalutazione fra il 15 e il 20%. Un ipotesi azzardata, forse, perché non tiene conto dei comportamenti irrazionali delle persone, tipo fughe di capitali o banks run – alimentati peraltro proprio dalla campagna terroristica in corso. Può darsi, ma almeno si basa su una qualche base oggettiva: quella dei catastrofisti sembra invece supportata solo dal fiato necessario a sparare cifre a caso.

    In tutta questa storia vedo una mancanza di oggettività davvero sospetta, una continua manipolazione psicologica (come direbbe in nostro algido Proconsole) operata a volte in buon fede (ma per colpevole ignoranza), talvolta consapevolmente, da un’imponente macchina da guerra allestita dai media ufficiali. Questa disinformazione mi disturba molto più che non le intemperanze caratteriali di Bagnai.
    E’ per questo che nel mio primo commento ho richiamato l’attenzione sul fatto che non è corretto identificare l’euro con l’europeismo o l’Eurozona con l’Unione Europea. Almeno su questa certezza evitiamo di passare messaggi sbagliati.

    PS Mi scuso per la mancanza di sintesi, ho abusato del tuo spazio…

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    • stefano fait said,

      11 novembre 2012 a 19:17

      al di là delle accise (lo stato avrà bisogno di tutti i soldi possibili), dell’inflazione (che Bagnai dava al 5-8% a seconda del sistema produttivo, e quindi sufficiente a mandare in crisi migliaia di famiglie), dell’effetto contagio sugli spread, dei dazi protezionistici europei che distruggeranno i vantaggi da svalutazione sul mercato europeo e del fatto che nessuno si può permettere di credere che la gente non farà tutto il possibile per mettere da parte tutti gli euro disponibili, proprio perché nessuno può sapere cosa succederà alla lira…al di là di tutto questo ed altro ancora, mi pare che tu e gli altri exitisti continuiate ad aggirare i due problemi che per me (e bortocal e altri) sono fondamentali:
      1. perché l’Italia fuori dall’eurozona dovrebbe essere più sovrana, visto che gli accordi mafiosi tra banche d’affari, le agenzie di rating e FMI+Banca Mondiale continueranno a farla da padrone e l’Italia resterà da sola, visto che una lega difensiva dei fuoriusciti avrebbe la credibilità di un nuovo partito berlusconiano?
      2. Padania, Catalogna, Alto Adige e Paesi Baschi se ne staranno buoni buoni assieme ai PIIGS?

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  3. Mauro Poggi said,

    11 novembre 2012 a 21:53

    Ecco la mia opinione. Per quelle di Bagnai & C dovrai rivolgerti a loro 🙂

    1) L’uscita dell’Italia dall’euro, a mio modo di vedere, è una condizione necessaria ma NON sufficiente. Recuperare sovranità monetaria è la condizione successiva: ossia, ristabilire la dipendenza della Banca Centrale al Tesoro, com’era prima del 1981 e com’è adesso in UK, USA, Giappone.
    Greenspan, NBC 8/8/2011 alla domanda “I titoli di stato americani sono ancora un investimento sicuro?” risponde:
    Certo! Il problema non sono le agenzie di rating. Gli USA possono sempre onorare il loro debito pubblico perché possiamo sempre stampare moneta per pagarlo. Le possibilità che gli USA facciano default sono zero.
    Bernanke, CBS 15/03/2009, a proposito del trilione di dollari stanziato a sostegno dell’economia
    domanda: Ma state spendendo soldi dei contribuenti?
    risposta: No. Le banche hanno conti presso la FED così come lei ha un conto presso una banca commerciale. Per prestare alle banche noi semplicemente usiamo il computer per aumentare il loro conto alla FED. Un po’ come stampare denaro, più che prestarlo.
    – Lei sta stampando denaro?
    – In effetti. Ma dobbiamo farlo perché la nostra economia è debole e l’inflazione è molto bassa.
    Mafia, agenzie di rating e FMI sussistererebbero così come stanno sussistendo ora. Non mi sembra che attualmente il fatto di appartenere all’Eurozona ci abbia particolarmente cautelati, ma questa è la mia opinione…
    Starà poi a noi, alla classe politica che sapremo esprimere, il compito di risolvere i nodi che evochi. Personalmente il “vincolo esterno” così apprezzato in certi think tanks (Scalfari) mi suona offensivo: fuori almeno saremo noi a commettere i nostri errori, una condizione che trovo preferibile a quella attuale di subire quelli degli altri. Anche perché nella condizione attuale non abbiamo alcuna possibilità di sindacare questa gente eterodiretta proprio perché gli etero-direttori non sono stati eletti da nessuno. Grecia insegna.

    2) Padania, Catalogna ecc se ne staranno buoni buoni assieme ai PIIGS? Non so. Ma non mi pare che ora siano tranquilli, anzi osservo che le pulsioni separatiste hanno tratto nuovo vigore proprio dalla crisi Eurozona. Quindi, di cosa stiamo parlando? Il problema, di nuovo, spetterebbe a noi risolverlo, trovando soluzioni politiche condivise e in piena autonomia. Non credo che in ogni caso le castagne dal fuoco ce le toglierebbero gli euroburocrati, magari spedendo sul posto truppe Eurogendfor anti sommossa…

    3) Nel post precedente aggiungevi un’altro paio di obiezioni, che provo a riassumere:
    a) I poteri finanziari angloamericani e le destre nordeuropee sono a favore dell’uscita dei Piigs dall’Eurozona.
    Perché? Non so risponderti, ma posso dire che non va bene giudicare una tesi sulla base di chi la sostiene. Una tesi va valutata in se, e poi eventualmente chiedersi per quale ragione altri la stanno sostenendo. Non ho la minima idea di quali siano le motivazioni delle destre nord e mittel europee, forse tu che sei geograficamente più vicino a quelle realtà sei in grado di fornire un analisi più precisa, e se così fosse mi piacerebbe che scrivessi qualcosa in materia. Potrebbe essere utile a questo dibattito.
    Quanto ai poteri finanziari angloamericani, ne sei sicuro? Lo chiedo perché la narrazione prevalente finora era che essi fossero contrari all’euro perché non volevano una moneta forte che facesse concorrenza al dollaro/sterlina, e l’uscita dei PIIGS dall’eurozona avrebbe come conseguenza proprio il rafforzamento dell’euro… anche qui comunque dovrei sapere le motivazioni addotte, anche se quelle vere non ce le verrebbero mai a raccontare. Confesso che in merito non ho letto nulla di preciso, se non gli appelli ricorrenti di Obama & C affinché l’eurozona si mantenga intatta.
    (A proposito di cattivi compagni di viaggio, segnalo che per la permanenza in Eurozona senza se e senza si esprime anche il nostro Proconsole, membro di quella Trilaterale che si dichiara “committed” verso l’unione Europea e che vive la “troppa democrazia” come un intralcio auspicando una “tecnocrazia” con più potere ai governi e meno ai parlamenti.)
    b) Perché la California non dovrebbe salvarsi dal default abbandonando gli USA?
    Perché quello americano è un vero sistema federale, dove i trasferimenti fiscali compensano gli squilibri economici fra i diversi stati. In pratica, la California non ne ha bisogno, come non ne hanno avuto bisogno i vari stati americani che nel corso degli anni sono incappati nel default. Questo meccanismo in Eurozona non esiste, e ciò ha fatto sì che crisi circoscritte e limitate esplodano contagiando tutto e tutti (all’origine c’è stata un’insolvenza della Grecia nel 2008 per “soli” 20 miliardi, mi pare; un intervento immediato della BCE avrebbe tacitato i mercati: la Merkel ha tergiversato e i mercati hanno subito intravisto opportunità di guadagno. Il resto è storia).

    Infine rispondo brevemente ad alcune considerazione che hai espresso qui sopra. Un’inflazione al 5-8% non mi pare spaventosa; ne abbiamo avuto a due cifre in passato (altri tempi, d’accordo) e la gente non si suicidava (qui lo dico in senso letterale). Oggi sì. Le migliaia di famiglie nella crisi ci sono già finite , e con la prospettiva di dover sopportare ancora cinque anni di macelleria sociale (lo dice la Merkel; Monti ogni tanto vede luci in fondo al tunnel ma tutti ormai sanno che si tratta di fosfeni). Non so davvero quanti riusciranno ad arrivarvi, di questo passo.
    I dazi protettivi che paventi mi sembrano abbastanza implausibili. C’è un WTO, l’Organizzazione Mondiale del Commercio, le cui prescrizioni (secondo me disgraziatamente) lo impedirebbero, ammesso che fosse questa la volontà.
    Quanto alla fuga dei capitali, ho già detto che è un’incognita pesante; l’unico lato positivo, come osserva Borghi da qualche parte, è che chi aveva la possibilità di portar via i propri soldi lo ha già fatto da un pezzo. Il fenomeno potrebbe essere più contenuto di quel che si teme.

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  4. 12 novembre 2012 a 11:00

    […] Il post sullo sciopero europeo ha dato il via ad uno scontro sul futuro dell’Unione che non si vedeva dai tempi di Lincoln e Jefferson Davis ;oDDDDD […]

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