L’Italia va a picco, l’unico dato positivo viene dalla crescita della spesa pubblica (ma per quanto?)

e anche gli ultimi due indicatori positivi dell’economia italiana (spesa pubblica e esportazioni) vengono a mancare.
Economia italiana R.I.P.
Ma non è colpa dell’austerità montiana, no, è colpa del “cratere che si allarga”,
“Ero… rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C’era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C’è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia! Lo giuro su Dio!”
Jake Blues
http://it.wikiquote.org/wiki/The_Blues_Brothers

Keynes blog

Rebecca Wilder, su Economonitor (sito promosso da Nouriel Roubini) analizza i dati del primo trimestre 2012 forniti dall’Istat. Un quadro preoccupante, in cui l’unico modesto segno “+” è quello dei consumi pubblici, mentre calano tutte le altre componenti del PIL. Va da sé che si tratta di un dato che potrebbe essere temporaneo. Se la spending review dovesse essere realmente attuata, anche la spesa pubblica calerebbe, con gli effetti depressivi facilmente immaginabili.

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10 commenti

  1. Luca Gentile said,

    19 giugno 2012 a 16:34

    E’ una analisi un po’ frettolosa. Anche perché chi dice che un aumento di per sé della spesa pubblica sia benefico? Potrebbe essere tranquillamente dovuto all’aumento della spesa militare, a una revisione dei progetti della TAV, ad una inutile infrastruttura di cui possiamo fare a meno o un aumento di iter burocratici (insomma, spesa pubblica all’italiana).
    E per il finanziamento di start-up nostrane vengono stanziati solo 50 milioni di euro. Briciole.
    Ci si lamenta prima dell’austerity, del cappio al collo delle tasse, e poi si vuole gioire per un aumento della spesa pubblica? Non dovevamo ridimensionare l’elefantiaco e corrotto sistema statale?

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  2. stefano fait said,

    19 giugno 2012 a 16:48

    “Non dovevamo ridimensionare l’elefantiaco e corrotto sistema statale?”
    No. L’avrà detto qualcun altro, qualche avido privatizzatore, non certo io, non in questo blog.
    Prima di tutto va ridimensionato, punito, regolamentato e tassato l’elefantiaco e corrotto sistema finanziario. Il resto viene dopo.
    “Chi dice che un aumento di per sé della spesa pubblica sia benefico?”
    L’austerità in recessione è mai stata benefica?

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    • Luca said,

      19 giugno 2012 a 17:26

      Non era riferito a te il “noi”, ma al senso comune che ci fa guardare negativamente (e legittimamente direi) agli sprechi pubblici, perché siamo noi cittadini a pagarlo, sempre. Ci fosse un aumento della spesa pubblica in favore appunto di start-up ed aziende credibili che ragionano in termini sostenibili sarei anche io ben contento (ma che non duri per sempre o l’iniziativa del comune privato viene cancellata in favore dei soliti noti già “sistemati”).
      Che vada ridimensionato il sistema finanziario sono assolutamente d’accordo, ma non perché sia sbagliata l’economia di mercato, ma perché, allo stato attuale delle cose, non rispecchia l’economia reale (ricordo il tuo articolo sui derivati molto efficace).
      La tassazione, inoltre, va affrontata non con leggerezza, perché semmai si debba tassare qualcosa non sono i movimenti finanziari (tobin tax et simila), che disincentiverebbero solamente a investire a meno che non si parli di cifre elevate (e torniamo al problema di prima), ma le imprese che inquinano (per dirne una) e che danneggiano, per poi redistribuire quei soldi alle aziende (pubbliche e private sotto bando di gara) che si occupano di risolvere quei problemi. Quindi in questo senso, la tassazione e spesa pubblica ha un senso.
      Inoltre, l’austerità non la stanno applicando del tutto (perché appunto la spesa pubblica aumenta), quando in realtà dovrebbe diminuire, e le tasse aumentare (quello lo stanno facendo). http://vonmises.it/2012/05/20/uno-sguardo-alla-presunta-austerita-italiana/
      Si può comprare del tempo (e come? stampando altri soldi?) ma non può funzionare per sempre e si rischia di finire in una depressione ancora peggiore o rimandare il discorso fra altri 30 anni, quando dovremo affrontare di nuovo il problema. Finché continuiamo a far dirigere l’economia a delle élite bancarie (banche centrali) che truccano (stampano soldi su riserva frazionaria) e giocano in borsa in stile bisca clandestina le crisi son sempre dietro l’angolo.

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  3. stefano fait said,

    20 giugno 2012 a 08:58

    “l’austerità non la stanno applicando del tutto (perché appunto la spesa pubblica aumenta), quando in realtà dovrebbe diminuire, e le tasse aumentare (quello lo stanno facendo). http://vonmises.it/2012/05/20/uno-sguardo-alla-presunta-austerita-italiana/
    von Mises….non mi sfiorerebbe mai l’idea di rimandare ad un articolo della scuola austriaca, che per me non è solo moralmente mostruosa (cf. https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/10/tea-party-il-totalitarismo-anarchico-alla-conquista-degli-stati-uniti/), ma anche teoreticamente fallace.
    Infatti come ha efficacemente sintetizzato un amico FB: “ci sono dei miti economici che fanno molto presa sulla gente e fanno giustificare le politiche di austerità ma sono delle sciocchezze assolute, delle falsità totali; uno di questi miti di apparente buon senso è quello che paragona il bilancio di uno stato a quello di una famiglia; se una famiglia ha debiti deve risparmiare per restituirli, ok; se uno stato ha debiti risparmiare, cioè tagliare la spesa pubblica e aumentare le tasse , è un suicidio; meno spesa pubblica uguale meno lavoro per le imprese, uguale meno occupazione e quindi più sussidi statali per i disoccupati ; uguale meno tasse che le imprese possono pagare e quindi meno entrate fiscali per il bilancio statale, uguale meno redditi per i lavoratori ( ora disoccupati) da spendere sul mercato; uguale meno acquisti meno produzione e meno lavoro per le imprese e così via in un circolo vizioso allucinante.. come si fa onestamente a non capirlo?”
    Prima di tutto, Tobin Tax. C’è stata fino a Reagan e non esistevano bolle speculative. Tempo di reintrodurla:
    https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/06/la-tobin-tax-puo-risanare-i-bilanci-pubblici-e-salvare-lo-stato-sociale/

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    • Luca said,

      20 giugno 2012 a 12:34

      Mostruosa? Sono una cosa totalmente diversa dal Tea Party Americano, e non sono mica degli integralisti gli “austriaci”. Tutt’altro. Ma poi basta leggere un po’ di articoli per vederlo. Tanto per dirne una, Hayek affermò che uno Stato degno debba concedere il reddito di cittadinanza, mentre a keynesiani qualunque un’idea del genere non gli passa manco per la testa (infatti chi sostiene una spesa del genere sono gli Stati virtuosi dell’Unione Europea, mica le nazioni come la nostra). Poi ci sono i vari Krugman che manipolano i dati ( http://blogs.telegraph.co.uk/news/nilegardiner/100117124/paul-krugman-is-rewriting-history-now-that-the-eurozone-beloved-by-us-liberals-is-going-down-in-flames/ ) e fan sembrare le minoranze dei fuori di testa (peccato che le politiche mainstream son quelle che ci han portato fin qua).
      Non si sta parlando di lasciare via libera ai miliardari, ma di decentralizzare il potere, sia finanziario che governativo. E’ scientificamente provato (ma era anche ovvio prima) che troppo potere legittima la corruzione (solo per chi lo ha il potere, ovvio). E per quanto mi riguarda sono stufo che decidano della mia vita a 600 km da casa mia e a sua volta ad altri 2000 km. Viene abbastanza difficile raggiungerli per “prenderli a calci”.
      Riguardo il pareggio di bilancio in Costituzione credo anche io sia una porcata (per quanto per come sia scritto è già tranquillamente ignorabile dal governo ed è quasi inutile), troppe regole deresponsabilizzano. E’ giusto ragionare in termini di parità di bilancio, ma ciò non debba essere un vincolo rigido e insuperabile.

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      • stefano fait said,

        20 giugno 2012 a 13:14

        Il programma economico del Tea Party e dei candidati repubblicani alla presidenza degli Stati Uniti è esplicitamente ed orgogliosamente fondato sulla teoria degli Austriaci, che mi è piuttosto nota.
        Ergo, Luca: non ci intendiamo, né ci intenderemo. Non sprechiamo altro tempo e dedichiamoci ad attività più costruttive.
        OK?

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  4. stefano fait said,

    20 giugno 2012 a 09:18

    NOTA BENE: quel “io no” era una protesta contro un “noi” che non mi rappresenta e che è un espediente retorico per creare un consenso fittizio laddove non c’è. I soldi degli “sprechi” non vengono bruciati o gettati nelle discariche, circolano nell’economia reale, tenendo in vita le piccole imprese, negozianti, artigiani, commessi, apprendisti, ecc.

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    • Luca said,

      20 giugno 2012 a 14:40

      Ispirarsi a delle teorie non significa fondarsi su di esse. Basti vedere Marx: tanti si ispirano ma praticamente nessuno lo ha ben ascoltato (preferendogli Engels e autori posteriori). Ciò non dovrebbe oscurare la credibilità e autorevolezza di Marx. Inoltre, il Tea Party ha solo da pochi giorni sostenuto la carica di Romney, comportandosi da voltagabbana (prevedibile tutto sommato) e deludendo l’elettorato (per dirne una: Alex Jones ci ha creduto e ne è rimasto deluso ora).
      Su altre cose ci intendiamo già, comunque. Ciaoz.

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      • stefano fait said,

        20 giugno 2012 a 15:56

        Chi conosce la scuola austriaca sa che è una dottrina che giustifica la libertà del forte di imporre il suo arbitrio sui meno forti di lui, in modo da formare una piramide in cui ciascuno avrà il suo posto, la sua nicchia. E’ moralmente spregevole e non ci sono molti margini di intesa tra chi la trova ripugnante e chi la difende, perché qui non si tratta di una questione teorica, ma di una diversa indole, diversità che si riflette nella scelta delle teorie sociali e morali di riferimento e da cui discendono mille ramificazioni ciascuna delle quali può essere occasione di scontro. che è poi la ragione per cui, se ci intendiamo su qualcosa, è per ragioni estremamente diverse. Non c’è niente di male in questo, l’importante però è tenerne conto. E non c’è niente di male perché a questo mondo c’è spazio per tutti, finché l’uno rispetta la sfera dell’altro.
        *****
        Romney e Paul erano verosimilmente d’accordo fin dal principio. Nulla di nuovo.
        Marx e Engels erano due folli, oppure non erano chi dicevano di essere. Austriaci e M&E sono solo due facce della stessa medaglia, una medaglia nemica della democrazia.

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