Non è che non si applica, è che proprio non c’arriva – la Fornero al CEPU della democrazia

 

Temo che Fornero (lei non ama l’articolo e preferisce essere chiamata così) sia stata ingannata, sui dati relativi agli esodati. Diversamente, non avrebbe reagito così, ovvero chiedendo la testa dei vertici dell’Inps.
Alberto Faustini, Trentino, 16 giugno 2012

Il direttore del Trentino, Faustini, sbaglia, come sbagliano tanti di quelli che hanno un così disperato bisogno di credere che i tecnici siano la soluzione ai nostri guai. Purtroppo come c’è politico e politico, così c’è tecnico e tecnico. C’è il tecnico al servizio dei cittadini e c’è il tecnico al servizio di un’ideologia (neoliberismo), magari in buona fede, ma non per questo meno irresponsabilmente e perniciosamente (e quindi la Fornero si merita l’articolo davanti al nome).

“Esodati, Fornero sapeva da sei mesi. La ministra ha fatto finta di nulla”, di Massimo Franchi

La relazione dell’Inps contestata da Elsa Fornero è stata chiesta dalla stessa ministra all’Ente pensionistico sei mesi fa. Il documento che Fornero accusa di provocare «disagio sociale» è stato sulla sua scrivania fin da gennaio. E non è rimasto in un cassetto. Ma valutato e soppesato, usato come strumento utilissimo per dar vita al decreto interministeriale che dei 390mila esodati calcolati dall’Inps ne ha «salvaguardati» solo 65mila.

Una relazione dunque la cui responsabilità ricade completamente sulla ministra. Ed ecco la colpa politica di Elsa Fornero. Per sei mesi ha scientemente sottovalutato il caso “esodati” sottostimando il numero della platea dei “dannati” che, grazie alla sua riforma, si sono trovati senza lavoro e senza pensione per anni.

l’Unità 13.06.12

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“Il rovesciamento della realtà”, di Massimo Riva [CHE CHIEDE LA RIMOZIONE DELLA MINISTRA!]

Stavolta non si tratta di uno dei tanti balletti di cifre sui conti pubblici cui gli italiani hanno fatto ormai il callo da molti anni. Al centro del problema ci sono quasi 400mila cittadini che si trovano a non avere più un lavoro e a non ricevere il relativo salario, ma senza aver ancora maturato il diritto alla pensione. Siamo di fronte a un dramma sociale di enormi proporzioni. Soprattutto se si tiene presente che, nella maggior parte dei casi, pone gravi problemi di normale sopravvivenza a una larghissima platea di famiglie con figli a carico, mutui da rimborsare, spesa quotidiana da fare. Il primo aspetto scandaloso di questa vicenda nasce dalla insistita sottovalutazione della dimensione del problema. Eppure, siamo franchi, non ci voleva Pico della Mirandola per capire che, allungando l’età di pensionamento, la riforma previdenziale avrebbe avuto effetti perversi su quel gran numero di lavoratori che, in base alla vecchia normativa, aveva accettato di lasciare il proprio posto per favorire i processi di ristrutturazione di tante aziende in difficoltà. Fatto sta che né il governo nel predisporre la sua riforma né il parlamento nel discuterla e approvarla hanno ritenuto la questione meritevole di un congruo approfondimento e quindi anche di una tempestiva soluzione. Un po’ tutti, perfino in qualche misura anche i sindacati, si sono fidati delle assicurazioni del ministro competente, Elsa Fornero, secondo la quale il nodo sarebbe stato sciolto presto e bene. Tanto presto e bene che, a mesi di distanza, la questione oggi riesplode facendo venire alla luce l’inaffidabilità degli impegni ministeriali. Con una caparbietà — che non testimonia certo acutezza di visione politica e tanto meno economica — la signora Fornero ha continuato nella sua sistematica strategia di sottostima del problema, acconciandosi alla fine con fatica a proporre un intervento di sostegno limitato a circa 65mila soggetti. E ciò nonostante che dai sindacati, dai partiti, oltre che da esperti della materia, venissero valutazioni ben più cospicue sul numero dei malcapitati rimasti prigionieri della riforma previdenziale. Un atteggiamento ingiustificabile da parte di chi ha responsabilità di governo, tanto più se in materia sociale, che ora ha raggiunto il colmo con gli attacchi della stessa Fornero all’Inps, reo di aver alzato il velo sulla realtà sgradita alla signora ministro calcolando in quasi 400mila gli italiani vittime della tenaglia del niente salario e niente pensione. Sorvoliamo pure sul fatto che la titolare del ministero del Lavoro ha bollato come «deplorevole» la diffusione di questi dati mettendo in luce una concezione, diciamo così, elitaria del diritto alla conoscenza degli affari pubblici in una normale democrazia. Il punto ancora più critico è che la signora Fornero ha accusato i vertici dell’Inps di «creare disagio sociale» rammaricandosi di non poterli licenziare speditamente come sarebbe possibile in un’azienda privata. Par di capire, insomma, che il ministro sospetti i capi dell’Inps di aver tramato contro di lei. Se così è, si può rassicurarla: nessuno sta tramando contro Elsa Fornero più e meglio di quanto stia facendo lei stessa in prima persona. Qualcuno, infatti, dovrebbe chiarirle che l’Inps sarà pure un ente sottoposto alla sua vigilanza, ma esso è soprattutto un istituto al servizio degli italiani prima e più di chi occasionalmente esercita il ruolo ministeriale. E anche l’accusa di fomentare il disagio sociale appare solo come un infelice tentativo di rovesciamento della realtà. Non sono i numeri dell’Inps, per quanto pesanti, ad alimentare le paure degli italiani. Di autentica disperazione ce n’è una sola: quella degli sventurati che sono rimasti senza lavoro e senza pensione nelle mani di un ministro che non vuole neppure riconoscerne l’esistenza. Quello recitato da Elsa Fornero sembra, a questo punto, un copione da farsa. Prima che volga in tragedia (le premesse sociali ci sono già tutte) è urgente che Palazzo Chigi si riappropri della questione esautorando — non importa se di fatto o di diritto — un ministro così recalcitrante dinanzi alla realtà. Con quel che già succede sui mercati internazionali, non c’è proprio bisogno di ulteriori tensioni domestiche.

La Repubblica 13.06.12

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7 commenti

  1. bortocal said,

    17 giugno 2012 a 15:30

    ma questo è un mare di balle!

    per tutti quelli che sono rimasti senza pensione nel 2012 è in corso la soluzione; per quelli che esoderanno via via negli anni futuri la soluzione verrà cercata via via; tra le soluzioni non mi pare da escludere che gli esodandi esodino qualche anno più tardi, come il resto degli italiani ha rinviato la pensione.

    la Fornero l’ha detto chiaramente in ogni situazione possibile e immaginabile, e coi tempi che corrono mi sembra normale: ogni scelta diversa aumenterebbe formalmente il deficit 2012.

    un governo politico che cosa avrebbe fatto? e con quali soldi?

    mah, quanta intelligenza sprecata a confondere le idee alla gente per provare a farsi rimettere al potere dopo avere sfasciato il paese.

    diano delle soluzioni diverse, se ne hanno, altrimenti tacciano per sempre.

    e noi dovremmo rimetterci nelle mani di questa gente?

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    • 18 giugno 2012 a 08:41

      bortocal: un governo neoliberista può solo distruggere uno stato, perché è nella sua natura (la sua dottrina), avvantaggiare il privato, non tutelare la cosa pubblica. Puoi certamente credere che tutto questo sia un mare di balle, che sono in corso soluzioni e che Monti & co. ci trarranno dagli impicci. Oppure puoi prendere atto del fatto che l’antitesi Berlusconi-Monti è falsa.
      Mi sembra che tu ti informi molto selettivamente e leggi selettivamente i miei post.
      Ho citato 8 premi Nobel per l’economia, diversi economisti ordinari e due analisti del FMI che cercano di far capire ai cittadini che tagli ed austerità in una fase recessiva sono devastanti per un’economia, perché aumentano il deficit invece di ridurlo, a causa del crescente peso della disoccupazione e della contrazione dei consumi. Ne sai più di loro? Monti ne sa più di loro? Gli indicatori economici del 2012 stanno dando ragione ai premi Nobel o a Monti? Chi dovrebbe tacere per sempre?

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      • bortocal said,

        18 giugno 2012 a 20:35

        vedo che a fronte di miei contestazioni precise e puntuali sul tema specifico, hai preferito svicolare parlare d’altro; ma è ottimo lo stesso.

        grandebelt, puoi anche non crederci, ma io i tuoi post li leggo tutti e anche con grande soddisfazione intellettuale, pur se spesso non li condivido affatto,tuttavia ci trovoamo talmente sperduti nel mare del blog a dire cose talvolta simili che ti considero un potenziale punto di riferimento anche per me; non mi metto a questionare con te, le molte volte che non ti condivido, perché non mi va di risultare molesto, e questo è stato proprio un grido dal cuore, di cui mi sono pentito subito mordendomi le labbra, ma oramai non potevo ritirarlo indietro,

        non credo che tu faccia altrettanto con i miei post, anche limitandoti a quelli (non pochi) che coincidono con la tua area di interessi e lasciando da parte resoconti di viaggio o qualche raccontino, spesso autobiografico.

        non te ne do una lista, perché basta scegliere sul mio blog la categoria “crisi economica mondiale” per ritrovarli, ma cerco di dirti l’essenziale qui.

        filosoficamente io non sono per niente un marxista, ma sono marxiano nell’analisi della crisi, che riconduco alla struttura produttiva piuttosto che alla sovrastruttura finanziaria; la prima spiega la seconda e non viceversa.

        quindi cercare di risolvere una crisi produttiva che HA GENERATO una crisi finanziaria (e non viceversa) con strumenti monetari è ridicolo, e proseguire ad indebitarsi per rilanciare la produzione (interna) senza adeguata produzione di reddito reale è demenziale.

        capisco che Obama lo debba fare in tempi ristretti per provare a sottrarsi alla sconfitta annunciata di una presidenza debole e deludente, e che scateni nel mondo i suoi scagnozzi accademici per invitarci a fare altrettanto.

        ma se c’è una prova provata che questa ricetta non funziona è proprio l’America di Obama, dove il debito pubblico sta crescendo paurosamente e il rilancio della produzione e soprattutto dell’occupazione in realtà ristagna dopo effimere ed illusorie riprese.

        senza contare che Obama sta ponendo le basi della distruzione della potenza americana.

        a mio parere oggi c’è bisogno non di più moneta circolante, ma di più giustizia sociale e anzi di una vigorosa distruzione di moneta eccedente: quella dei finanzieri, dei grandi dirigenti follemente pagati, del mondo capitalistico nel suo insieme.

        il pagamento del debito pubblico deve avvenire a loro carico e non nella forma illusoria di un ulteriore indebitamento pubblico.

        tu accampi contro questi ragionamenti semplici ma comprensibili un principio di autorità; se avessi avuto bisogno di qualche principio di questo genere stai tranquillo che me ne sarei rimasto nella Chiesa cattolica dai 15 anni in poi, che almeno ha una tradizione millenaria nel campo.

        e in ogni caso, accanto ai teorici neomonetaristi obamiani ci sta tutta la potenza intellettuale del pensiero economico tedesco: penserai mica che la Merkel parli a titolo personale?

        aggiungi che nell’attacco all’euro e dunque un ultima istanza alla Germania mica è difficile vedere la longa manus americana.

        finisco con una cattiveria polemica: se Monti non è l’antitesi di Berlusconi (ma sta riuscendo a distruggerlo col suo stesso consenso: è un mago, politicamente parlando!), come mai lo definisci neoliberista?

        da quando in qua Berlusconi è stato un liberista? e non un monopolista?

        questo per dire che se anche Monti fosse davvero un neoliberista (e non un neodemocristiano come si è appena definito) bisognerebbe suonare le campane per appoggiarlo nella sua difficile lotta contro il monopolismo.

        in ogni caso, spero che tu ti renda conto che definire Monti un neoliberista è una petizione bizantina di principio.

        nessun dubbio invece che Monti sia di destra e non di sinistra e lo dimostrano, più ancora che la politica economica, tanti altri campi in cui la sinistra blogghistica generalmente tace, come la politica estera antiindiana e la partecipazione alla corsa internazionale agli armamenti.

        ma il vero dramma dell’Italia è che non esiste più una sinistra e non è facendo propri gli appelli neomonetaristi di un presidente americano dimostratosi incapace di mettere sotto controllo la grande finanza che si costruisce una nuova sinistra in Italia.

        bensì rilanciando in forme moderne il conflitto fra le classi e non il piagnisteo verso i potenti perché continuino la distribuzione delle briciole sotto forma di stato sociale.

        ciao, mi auguro una buona discussione, ma non so se ci sarò.

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        • 19 giugno 2012 a 09:22

          rileggi, di grazia, il tuo primo commento e poi spiegami, sempre di grazia, quali sono le tue “contestazioni precise e puntuali”. Sono davvero molto curioso.
          Monti è un neoliberista perché tale si considera e lo ha riaffermato in molte interviste. Ci sono molti cristiani che si definiscono tali non essendolo: il papa, ad esempio. Ma forse non ti è chiaro che il neoliberismo è oligopolista/monopolista? Neoliberismo è la libertà dei forti di accentrare il potere privatizzando tutto quel che è pubblico. Questo l’ho spiegato in molti post e non intendo perderci altro tempo. Se la cosa non ti convince non ci posso fare niente. Non sono pagato per convincerti di alcunché.

          “cercare di risolvere una crisi produttiva che HA GENERATO una crisi finanziaria (e non viceversa) con strumenti monetari è ridicolo”.
          E’ ridicolo perché l’intero sistema capitalista è ridicolo. Dovrebbe essere evidente a tutti che è insostenibile e che ha creato bisogni indotti insensati per poter sopravvivere. Ora i mercati sono saturi e i nodi sono arrivati al pettine.
          In cambio mi metti in bocca cose che non ho mai detto, creando un fantoccio ilusorio, contro cui puoi lanciare “contestazioni precise e puntuali” (o quelle che tu ritieni tali). Non ho mai parlato di monetarismi e non ho neanche mai parlato delle politiche economiche di Obama, non ho dedicato neppure un post a Barnard & co. Non è corretto usare i blog altrui per parlare di altro.

          Il mio pensiero l’ho già espresso ed è in linea con quello di Vladimiro Giacché. Lo posso sintetizzare qui: il sistema è fottuto, non c’è niente da fare ed alla prossima esplosione della bolla dei derivati andrà tutto a catafascio. Quello a cui si poteva pensare è attutire l’impatto della caduta con investimenti pubblici e tassazioni/regolazioni delle rendite finanziarie (cf. Webster G. Tarpley). Non pare che i politici siano intenzionati a farlo e quindi è un discorso puramente astratto.

          Se ti va di entrare nel merito criticando Giacché e Tarpley, allora possiamo avere una discussione, altrimenti ho di meglio da fare.

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          • bortocal said,

            19 giugno 2012 a 15:24

            tutto come prevedevo, per quel che ho capito del tuo modo di intendere il blog.

            anche io ho di meglio da fare; ad esempio continuerò ad osservare con un filo di divertimento come continuerai a propagandare idee diffuse dal sistema credendo di contestarlo.

            buona fortuna.

            in ogni caso questa è una balla: “Al centro del problema ci sono quasi 400mila cittadini che si trovano a non avere più un lavoro e a non ricevere il relativo salario, ma senza aver ancora maturato il diritto alla pensione”.

            “si trovano”: non è affatto vero!

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  2. bortocal said,

    18 giugno 2012 a 20:38

    ops, se ci sarà – la discussione, intendo.

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  3. 21 giugno 2012 a 17:55

    […] bortocal 17 giugno 2012 a 15:30 […]

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