Alexis Tsipras: l’uomo giusto

Un recente sondaggio dà Syriza al 30%: un consenso che è quasi raddoppiato in un mese. Questa è una grande notizia: significa che la gente, in Grecia, riesce a protestare in modo ragionato, resistendo alle derive estremiste. Se Tsipras vincerà, se riuscirà a formare un governo e riuscirà a realizzare il suo programma politico darà l’esempio a tutta l’Europa e non ci sarà nessuna rivoluzione (cosa da augurarsi). Vai Tsipras, facci sognare!

“La vicenda europea è arrivata ad un punto di svolta e la vera partita si gioca in Grecia. Questo perché in Grecia può vincere le elezioni un partito chiaramente antiliberista come Syriza. Il contesto europeo in cui la destra ha perso in Francia e nelle regionali tedesche a favore dei socialdemocratici, può dare una mano, ma la vera questione la sta ponendo la Grecia, cioè l’anello più debole della catena. Ed il punto è semplice: visto il palese fallimento delle politiche recessive basate sulla distruzione del welfare e dei diritti dei lavoratori, è sufficiente oggi per uscire dalla crisi affiancare a queste politiche un po’ di investimenti come chiedono i socialisti? È del tutto evidente che la risposta è no, mille volte no.

Non solo perché il Fiscal Compact condannerebbe l’Europa ad una recessione senza fine, ma perché la crisi – innescata dalla speculazione – ha le sue radici in una ingiusta distribuzione del reddito e nei meccanismi di fondo di funzionamento della globalizzazione e dell’Unione Europea. Se non si mette mano alle questione di fondo, semplicemente dalla crisi non si esce.

Per questo la Grecia è importante, perché Syriza (che fa parte del Partito della Sinistra Europea come Rifondazione Comunista, il Front de Gauche, Izquierda Unida, la Linke ) ha posto i nodi di fondo che l’Europa deve affrontare. Dicendosi indisponibile ad accettare il memorandum che sta demolendo l’economia greca, ha posto la questione centrale per il nostro futuro.

Se Syriza vince si riapre tutto perché la folle politica europea sta in piedi su un solo presupposto: la complicità trasversale tra popolari, liberali e socialisti e le classi dirigenti di tutti i paesi. Il fatto che i governanti tedeschi in questi giorni alternino le minacce alle promesse, cioè il bastone e la carota, ci dice solo della paura che hanno, perché loro sanno benissimo di essere i primi a guadagnarci con l’Euro.

Molti dicono che Syriza sia irresponsabile e che se vince rischia di portare la Grecia fuori dall’Euro. È vero il contrario: Se la Grecia accetta di proseguire sulla strada del memorandum la sua economia e la sua società vengono semplicemente distrutti e fuori dall’Euro ci finiranno quando farà comodo alle banche. Basti pensare che grazie alle azioni di “salvataggio” praticate dall’Europa la Grecia è da 5 anni in recessione e il debito pubblico è quasi raddoppiato.

Siamo arrivati quindi all’ora delle scelte. Di fronte alla vittoria di Syriza, che auspico con tutte le mie forze, tutti i paesi europei dovranno decidere: si contratta con il nuovo governo Greco o li si butta fuori dall’Euro? Se si sceglie la prima strada e si abbandonano le politiche liberiste l’Europa ha un futuro. Se si sceglie la seconda, comincerà un processo di dissoluzione che porterà alla fine dell’Euro, dell’Unione Europea e ad una crisi sociale di dimensioni bibliche non solo nei paesi del Sud Europa ma anche al centro dell’impero.

A questo punto il re è nudo, perché Syriza propone una modifica della politica economica a partire dall’azzeramento del memorandum. Tutti, ma proprio tutti, a partire dai partiti socialisti, dovranno scegliere se essere complici della catastrofe o mettersi dalla parte della soluzione.

Noi sappiamo da che parte stare, da quella di Syriza e di Alexis Tsipras”.

Paolo Ferrero, 17 maggio 2012

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/17/dalla-parte-syriza-alexis-tsipras/232871/

Se Ferrero lasciasse il posto ad un giovane carismatico e di bell’aspetto…

Programma comune della sinistra tedesca (Die Linke) e di quella greca (in tedesco)

http://www.linksfraktion.de/positionspapiere/alternativen-austeritaetspolitik-bankenrettung/

PROGRAMMA DI GOVERNO DI SYRIZA (in inglese)

Nationalization of banks, halting the privatization of state-run enterprises, partial or complete debt cancellation for indebted households, wealth confiscation for those making false tax declarations: Leader of left-wing SYRIZA and main challenger of conservative Nea Dimocratia at the June elections, Alexis Tsipras revealed the party’s programme.

” We introduce our programme, a  programme that does not request the Troika approval but the approval of the Greek people,” Tsipras said on Friday afternoon adding that “The memorandum [of Understanding] is the auto pilot to complete destruction.”

He declared as top priority of his [future] government ”the cancellation of the Memorandum and its applicable laws” while he summarized  the dilemma of June 17 elections in the phrase “SYRIZA or Memorandum”. The Memorandum “can either be applied or cancelled” he said.

He rejected the prolongation of fiscal consolidation as a solution to economic problems the country and said SYRIZA will pursue “new debt rescheduling in order to drastically reduce it, or a moratorium on debt and suspending interest payments until conditions for stabilization and recovery are there.”

Some points of  SYRIZA economic programme are:

1) Replacement of MoU with National Recovery Plan

2) Unemployment benefit to be restored to 461 euro and to be prolonged for two years. Unemployment benefit also for self-employed.

3) Cancellation of MoU-imposed flexible work contracts.

4) Suspending payment of interest rates until stable conditions apply.

5) Cancellation of “emergency taxes” first of all for jobless

6) Rich to pay more 4% for the next 4 years.

7) Gradual decrease of V.A.T. and VAT minimization for food

8) Immediate decrease of VAT in tourism and catering

9) Freezing of privatizations of public organizations like telephone company OTE, railways TRAINOSE, water company EYTHAP, electric company PPC (DEI), the post office.

10) Immediate ‘freezing’ of cuts in social benefits, salaries and pensions

11) Nationalization of banks under ‘public and transparent control’.

To raise revenue to pay for such measures Tsipras plans to confiscate property from those who fail to pay taxes; sign a bilateral agreement with Switzerland on the taxation of savings of Greek citizens there; a radical reform of the tax system to redistribute wealth; and the introduction of a National Programmatic Agreement to raise taxes from ship owners and the maritime industry

Further he announced change of the elections law and cancellation of 50-seats bonus, change in the law protecting ministers, mutual agreements with neighboring countries for the markation of EEZ.

He stated that he will propose to Turkey to stop the armament race and to Skopje a FYROM- solution for the name issue.

MI SEMBRA FANTASTICO! VOGLIO SYRIZA IN ITALIA!

9 commenti

  1. Mauro Poggi said,

    27 maggio 2012 a 14:26

    Se i sondaggi trovassero conferma, un 30% di suffragi, in una condizione di terrorismo mediatico quale quella che sta investendo la Grecia, sarebbe un risultato clamoroso: la prova che un popolo riesce ad avere autonomia di pensiero nonostante tutto, la sconfitta della dottrina della shock economy.

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    • 27 maggio 2012 a 14:49

      infatti, ma temo che ci saranno pessime sorprese. Dovrai attendere un mio prossimo post su certe affermazioni della Lagarde!
      to be continued/à suivre…
      (un blog pieno di suspense ehehehehehehe)

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  2. bortocal said,

    27 maggio 2012 a 16:19

    “Se Tsipras vincerà, se riuscirà a formare un governo e riuscirà a realizzare il suo programma politico, non ci sarà nessuna rivoluzione (cosa da augurarsi)”.

    bello, detto da Ferrero!

    invece è proprio di una rivoluzione economica e sociale che c’è bisogno e questa sinistra radicale europea è penosamente inadeguata al compito di delineare i cambiamenti necessari alla costruzione di una società post-capitalistica.

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    • 27 maggio 2012 a 16:30

      no, quelle sono le mie parole (attenzione al virgolettato) ;o)

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      • bortocal said,

        27 maggio 2012 a 17:45

        😉

        beh, a questo punto mica posso tirarmi indietro: bello, detto anche da te! 😉

        però, hai meno colpa, lo ammetto, e c’è meno gusto a dirlo…

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        • 28 maggio 2012 a 09:45

          ahahah mi spiace di averti tolto il piacere…
          Ma, vedi, le rivoluzioni, oltre ad essere violente, radicalizzano i conflitti, giustificano rimedi estremi e tolgono di mezzo la politica, ossia il dibattito, l’accordo, la gradualità. Io non credo nei radicalismi e credo invece che se la gente mandasse al potere politici competenti e coscienziosi come Tsipras (che è pure giovane!) determinati a regolamentare e tassare la finanza e magari a riformare le istituzioni in modo da concedere più spazi ai cittadini si potrebbero risolvere moltissimi problemi tra quelli più grossi. Poi bisognerebbe pensare a come ridurre gli squilibri tra ricchi e poveri in tutto il mondo. Ma tutte queste sono cose che si possono fare se c’è la volontà politica e la sensibilità dell’elettorato. Ormai quest’ultima c’è e basta individuare politici “sani”. Se poi non mantengono le promesse, si bloccherà il paese con scioperi generali. L’opinione pubblica non è più inerte, vuole farsi sentire, bisognerebbe sfruttare questo momento per costruire, non per distruggere.
          Naturalmente è più che probabile che la classe dirigente e l’élite attuale non si vogliano far da parte e quindi la rivoluzione sarà inevitabile, ma non la considero una cosa buona. Anzi, sono quasi certo che la rivoluzione è proprio quel che desiderano (v. prossimo post su Lagarde). Quel che però sottovalutano sono le conseguenze impreviste delle ramificazioni di ogni rivoluzione. E’ come una roulette russa: puoi fare un pozzo di soldi, oppure ci puoi lasciare la vita. Stanno rischiando tutto, forse perché sono disperati, e potrebbero commettere terribili (per loro) errori.

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  3. bortocal said,

    29 maggio 2012 a 07:34

    la parola “rivoluzione” ha una grossa ambiguità semantica e, oltre ad indicare un completo rovesciamento di prospettiva in campo politico sociale economico produttivo, indica anche i tumulti che molto spesso la accompagnano.

    spero che non si possa pensare che quando auspico una rivoluzione, cioè un completo cambio di paradigma socio-economico, in realtà asupico semplicemente violenza e saccheggi.

    tuttavia a volte questi sono il prezzo della rivoluzione nel primo senso, quasi sempre per la resistenza al cambiamento di chi ha qualcosa da perderci; rifiutarli del tutto significherebbe peraltro lasciare ai privilegiati il diritto per principio di rifiutare qualunque riduzione dei loro privilegi.

    non credo affatto che i privilegiati auspichino la rivoluzione (se non in casa d’altri, come fecero i tedeschi spedendo Lenin in Russia durante la prima guerra mondiale), perché è una roulette russa (ops 😉 sia per loro sia per chi la fa.

    su questo dunque la pensiamo alla stessa maniera; il dissenso riguarda il fatto se si possa uscire da questa crisi restando dentro questo modello di svuluppo con qualche rinegoziazione attenuazione posticipazione, oppure ponendosi il problema di costruire, come dirlo?, un mondo nuovo,appunto.

    operazione che non mi nascondo quanto sia pericolosa e che bisogna fare soltanto proprio quando non se ne può fare a meno, ma forse oggi è proprio uno di questi momenti storici.

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