Stanno preparando l’espulsione di Grecia e Portogallo, ovvero la morte dell’eurozona

 

a cura di Stefano Fait

 

“Improvviso e atteso”. Necrologio della moneta unica.

 

Alla Banca Centrale Europea non abbiamo alcun piano B, che significherebbe una sconfitta, e noi non vogliamo essere sconfitti.

Mario Draghi, 8 marzo 2012

Il peggio della crisi è alle spalle, ma i rischi non sono ancora del tutto scomparsi.

Mario Draghi, 22 marzo 2012

 

Intervista a Yanis Varoufakis (direttore del dipartimento di economia politica dell’Università di Atene, già docente in alcuni tra i più prestigiosi dipartimenti di economia inglesi) – in inglese

I potentati hanno già deciso di lasciar fallire la Grecia?

La Grecia è già in bancarotta ed ha già dichiarato il default (inadempienza). Il punto è capire se abbiano già deciso di spingere la Grecia fuori dall’eurozona. Non credo abbiano già deciso di farlo. Dai miei colloqui con alcune persone che contano in Germania, sembra che ci siano forti divergenze di opinione tra almeno tre centri di potere: gli operatori del settore finanziario (Francoforte), i politici  (Berlino) e i rappresentanti degli interessi dell’industria. Per i primi Grecia e Portogallo se ne devono andare subito dopo le elezioni presidenziali francesi, dopo di che 2000 miliardi di euro saranno pompati nel sistema bancario per mantenere Italia e Spagna nell’eurozona. Berlino non è entusiasta all’idea, ma è a corto di opzioni, tenuto conto del disastroso fallimento dei piani di salvataggio greco e portoghese. Angela Merkel è scettica. Sa che comunque le banche centrali greca e portoghese sono indebitate con la Bundesbank e con il resto del sistema delle banche centrali europee; inoltre deve tener conto dei soldi che dovranno essere distribuiti alle banche della Grecia e del Portogallo per tenerle in vita dopo il loro ritorno al vecchio conio o l’introduzione di nuove valute. Contemporaneamente, l’industria tedesca teme che una tale mossa sarebbe il preludio al graduale ripristino del marco tedesco, una prospettiva che vorrebbero evitare, ma alla quale si stanno rassegnando [per l’industria tedesca l’euro è stato un toccasana perché ha levato di torno un marco sopravvalutato che frenava le esportazioni e ha causato la deindustrializzazione degli altri paesi europei, Francia inclusa, incapaci di competere con la Germania su un terreno favorevole a quest’ultima, NdT].

[…].

Come vede il futuro economico della Grecia e dell’UE?

Nel quadro dell’attuale combinazione di politiche, non vedo un futuro per l’UE. L’Europa è nel bel mezzo di un processo di disintegrazione, in virtù di politiche del tutto irrazionali che hanno impresso un forte impulso alle forze centrifughe che stanno frantumando l’Unione. Se questa rottura avrà luogo, allora la Grecia sarà solo una delle tante vittime di questi anni Trenta postmoderni [gli anni della Depressione, NdT].

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