E, in fondo al tunnel dell’austerità neoliberista, già si scorge la nostra sorte…

a cura di Stefano Fait

 

Kendell Geers and K.O. Lab: T/Error, B/Order and D/Anger, 2003

Bisogna proseguire su questa strada, non c’è possibilità di uscire da questo sentiero più virtuoso e responsabile che abbiamo intrapreso…Ci impegnamo ad avere anche nella Costituzione il pareggio di bilancio. Non possiamo che continuare su questa strada. Le misure che vengono definite di austerità sono state imposte da una situazione molto delicata, come la crisi del debito sovrano in Europa, anche se le cause e le dimensioni della crisi economica sono molteplici. Ci muoviamo in questo orizzonte, sapendo che è il 2012 già è e sarà un anno difficile per le nostre economie.

Giorgio Napolitano, 20 marzo 2012

Quello che certamente si verificherà sarà una recessione dell’Area e il default della Grecia, con la possibilità che Atene arrivi all’abbandono dell’euro. Niente di tutto ciò renderà la vita facile al Portogallo.

Paul Krugman, Nobel per l’Economia, 28 febbraio 2012

Benché l’austerità non dia frutti, la risposta politica è quella di chiederne sempre di più. La crisi vede vacillare paesi come Spagna e Irlanda, che prima della crisi avevano avanzi di bilancio.

Joseph Stiglitz, Nobel per l’Economia, 7 marzo 2012

A me sembra che l’impostazione sindacale di Landini, che parte dai principi (repubblica imperniata sul lavoro, diritto di ogni cittadino al lavoro) piuttosto che dalle leggi naturali (domanda, offerta, libero scambio)…sia una scheggia di quel sindacalismo che prevaleva nell’Italia del dopoguerra, figlio dell’estremismo di sinistra.

Piero Ottone, Repubblica (un quotidiano che si diceva di sinistra), 22 marzo 2012

Notare la perla: ai principi costituzionali Piero Ottone antepone le “leggi naturali” (?), che poi sarebbero quelle del più forte ma detto in modo più algido, dimenticando che è proprio per difendersi da questo che i principi cui fa riferimento Landini sono stati scritti in Costituzione.La gente accetta per auto-evidenti affermazioni che sono tali solo perché appartengono al filone di pensiero prevalente. Mala tempora.

Mauro Poggi, 22 marzo 2012

L’incidenza dell’HIV / AIDS tra i tossicodipendenti per via endovenosa nel centro di Atene è aumentata del 1250% nei primi 10 mesi del 2011 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo il capo di Medici Senza Frontiere Grecia, mentre la malaria sta diventando endemica nel sud del paese per la prima volta dopo il regime dei colonnelli.

Reveka Papadopoulos ha detto che, in conseguenza di tagli selvaggi al bilancio del servizio sanitario nazionale, comprese pesanti perdite di posti di lavoro e una riduzione del 40% dei finanziamenti per gli ospedali, l’assistenza pubblica greca “è stremata, se non a pezzi. Vediamo indicatori molto chiari di un sistema che non regge”. I pesanti e miopi tagli di bilancio sono coincisi lo scorso anno con un aumento del 24% della domanda di servizi ospedalieri perché le persone non possono più permettersi la sanità privata. L’intero sistema si sta deteriorando. L’aumento straordinario dell’HIV/Aids tra i tossicodipendenti, causato soprattutto della sospensione o cancellazione del programma di distribuzione di siringhe, è stato accompagnata da un incremento del 52% nella popolazione generale. “Stiamo inoltre assistendo per la prima volta in Grecia alla trasmissione tra madre e figlio. Qualcosa che siamo abituati a vedere nell’Africa sub-sahariana, non in Europa. Poi c’è la ricomparsa della malaria endemica in varie parti della Grecia, in particolare il sud. “La malaria è curabile, non dovrebbe diffondersi se il sistema funziona”.

http://www.guardian.co.uk/world/blog/2012/mar/15/greece-breadline-hiv-malaria

L’austerità uccide ed infligge il colpo di grazia ad economie stagnanti.

Herbert Hoover nell’America della Depressione e Arnold Schwazenegger in California hanno già dato ampia dimostrazione degli effetti dell’austerità neoliberista. Un altro politico che adottò la stessa strategia in un’analoga situazione fu il cancelliere di Weimar Heinrich Brüning: dopo di lui arrivò al potere Hitler, sull’onda del disastro economico prodotto dai suoi tagli alla spesa pubblica. Chi predica il dogma dell’austerità (incluso Napolitano) non può essere in buona fede. Lo ripeto: Napolitano e Monti non possono non sapere che stanno distruggendo l’economia italiana. Il loro è, necessariamente, un piano consapevole (è comunque anche possibile che Napolitano sia semplicemente troppo ignorante o senile per capire cosa sta succedendo). Monti, Cameron, Merkel, Sarkozy, Papademos, ecc. sono i Brüning dei nostri tempi.

È indispensabile fare un buon lavoro di sensibilizzazione perché il deterioramento degli standard di vita spingerà molte persone normalmente apatiche a prendere posizione e protestare contro un sistema sempre più iniquo. Questi milioni di persone, catapultate improvvisamente sul palcoscenico della storia, saranno un boccone prelibato per i demagoghi e potrebbero cadere nella trappola dell’estremismo di destra.

Sono giunto alla conclusione che il piano dell’élite sia appunto questo, perché, lo ripeto, è impossibile che non abbiano appreso neppure i rudimenti della storia economica. La crisi economica e l’attacco israeliano all’Iran saranno impiegati per demolire lo stato di diritto democratico e, se non li fermeremo in tempo, instaurare qualcosa di molto diverso e di molto minaccioso.

A questo proposito, riporto una fantastica analisi di Blicero:

“La parola che definirà il 2012 è principalmente una: austerità. La crisi azzanna le economie, il corpo della società è malato, la recessione incombente: l’unica soluzione è ingurgitare il pesante cocktail di tagli alla spesa pubblica, aumenti di tasse, esuberi, licenziamenti di massa e benzina a prezzi greci. Certo, i sacrifici – assicurano alteri e sobri i nostri politici/governanti – saranno durissimi. Ma alla fine la crescita sboccerà di nuovo, e la prosperità, dopo il carpet-bombing di misure di austerità, tornerà a scoccare e risuonare impetuosa in tutti i cieli d’Europa.

Giusto? Non proprio. Se si guarda alla storia dei programmi di austerità degli ultimi 90 anni si nota esattamente l’inverso: svolte autoritarie, feroci scontri  di piazza, tensione sociale, massacri, colpi di stato, rovesciamenti di governi e l’ascesa di regimi dittatoriali. Il paperAusterity and Anarchy: Budget Cuts and Social Unrest in Europe, 1919-2010” scritto da Jacopo Ponticelli e Hans-Joachim Voth1 rileva in maniera scientifica la correlazione tra austerità e instabilità politica e sociale.

In “Austerity and Anarchy” i due studiosi individuano cinque diversi tipi di instabilità (manifestazioni contro il governo, riots, assassinii, scioperi generali e tentativi di rivoluzione) in Europa nel periodo 1919-2009. Gli indicatori sono assommati e aggregati in una variabile chiamata CHAOS. Nella prima immagine, come si vede, gli anni antecedenti/successivi alla seconda guerra mondiale, gli anni ’70 e la fine anni ’80/inizio anni ’90 sono estremamente turbolenti.

 

(Grafico #1: Numero di incidenti in Europa, 1919-2009. Fonte: Ponticelli, Voth, “Austerity and Anarchy: Budget Cuts and Social Unrest in Europe, 1919-2010″)

Nella seconda immagine le barre indicano il numero di incidenti per anno e Paese. Più la barra diventa scura, più i tagli alla spesa pubblica sono massicci. Una volta che i tagli raggiungono il 2% del PIL, l’instabilità aumenta esponenzialmente. Quando i tagli arrivano al 5% del PIL vuol dire una cosa soltanto: Grecia odierna – e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

(Grafico #2: Disordini e tagli al budget. Fonte: Ponticelli, Voth, “Austerity and Anarchy: Budget Cuts and Social Unrest in Europe, 1919-2010″)

Il programma di austerità più catastrofico della Storia è sicuramente quello della Repubblica di Weimar, portato avanti nel pieno della Grande Depressione (tra il 1930 e il 1932) dal “cancelliere della fame” Heinrich Brüning. Dopo aver appreso i fondamenti dell’austerity durante il dottorato alla London School of Economics, il cancelliere era fortemente supportato nel suo piano dai big dell’industria tedesca. Ma dopo due anni di austerità la situazione era degenerata: Brüning sospese di fatto la democrazia parlamentare e governò a colpi di decreti emergenziali; la disoccupazione raddoppiò dal 15% del 1930 al 30% del 1932; la miseria dilagò; le proteste si fecero sempre più violente; e le milizie paramilitari e i nazisti acquisirono un potere sconfinato. Brüning fu infine costretto a dimettersi, e nel 1933 salì al potere un certo Adolf Hitler.

Un altro interessante caso di studio sull’efficacia dei programmi di austerità è la Lituania dei primi anni ’90. L’URSS era appena collassata e la piccola repubblica sovietica cercava di sganciarsi definitivamente dall’orbita del Cremlino, anche e soprattutto sul versante economico. Per fare ciò, il governo lituano si rivolse all’economista Larry Summers (ex Segretario del Tesoro sotto Clinton ed ex presidente del National Economic Council sotto Obama), che prescrisse la solita medicina dell’austerità per la transizione dall’economia pianificata al libero mercato. I risultati? Disoccupazione alle stelle, corruzione galoppante, una popolazione che addirittura rimette al potere i comunisti (nel 1992, appena due anni dopo la dichiarazione di indipendenza dalla Russia) ed il più alto tasso di suicidi del mondo. Nel 1990, infatti, in Lituania il tasso era fermo a 26.1 persone su 100.000; dopo appena cinque anni era schizzato a 45.6 su 100.0002.

(Grafico #3: Suicidi in Lituania, 1986-1996. Fonte: Haghighat, “Psychiatry in Lithuania: the highest rate of suicide in the world” in “The Psychiatrist”)

[…].

I programmi di austerità non sono stati sperimentati solo in Europa. Nel paperTightening Tensions: Fiscal Policy and Civil Unrest in Eleven South American Countries, 1937-1995”, Hans-Joachim Voth analizza la corrispondenza tra le misure di austerità e l’instabilità politico-sociale in undici stati sudamericani nel periodo 1937-1995. Il risultato della ricerca, scrive Voth, “mostra una chiara e positiva correlazione tra austerità e instabilità”.

Il caso più eclatante del fallimento dell’austerity è quello venezuelano. Nel febbraio 1989 Carlos Andres Perez venne eletto presidente del Venezuela promettendo di combattere il piano di austerità che il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale volevano somministrare al suo paese. Ad appena tre settimane dall’elezione, però, Perez tradì le promesse e impose quegli stessi programmi a cui si era pubblicamente opposto. Le proteste furono massicce, la repressione cruenta: dopo aver dichiarato la legge marziale e sospeso la Costituzione, i reparti speciali della polizia trucidarono a Caracas circa tremila persone (i venezuelani chiamano il massacro “Caracazo”). In definitiva, il programma di austerity venezuelano aumentò esponenzialmente la povertà, fece esplodere la corruzione, rese incredibilmente ricco il solito ristretto club di oligarchi e nel 1992 portò ad un fallito tentativo di golpe da parte di Hugo Chavez. Perez, accusato di peculato e malversazione, venne destituito nel 1993 dalla Corte Suprema del Venezuela e fuggì a Miami, dove è morto il 25 dicembre del 2010.

 

(Grafico #4: Rivolte e Assassinii in Sud America, 1937-1995. Fonte: Voth, “Tightening Tensions: Fiscal Policy and Civil Unrest in Eleven South American Countries, 1937-1995″)

 

(Grafico #5: Rivoluzioni e Manifestazioni in Sud America, 1937-1995. Fonte: Voth, “Tightening Tensions: Fiscal Policy and Civil Unrest in Eleven South American Countries, 1937-1995″)

L’idea della “naturalizzazione de-politicizzata”3 della crisi sembra essere irrimediabilmente passata. Se vogliamo tornare a crescere, in parole povere, dobbiamo ingoiare l’amara pillola, rinunciare alle nostre pensioni, accettare di buon grado i tagli agli stipendi, accogliere con spirito di sacrificio lo smantellamento dello Stato sociale, chiudere un occhio sulle chiusure delle fabbriche, delle aziende e credere ciecamente nei vari pacchetti Salva-Qualcosa e Cresci-Qualcosa.

Il punto è che le misure di austerità non sono, come propugnano certi economisti e policy makers, l’unica & imprescindibile soluzione per imboccare nuovamente la retta via fiscale. La storia recente è lì a dimostrarlo: l’austerità non ha fatto altro che deprimere l’economia dei paesi che l’hanno adottata e ha risucchiato le società in una spirale di caos e disordine. “Ad eccezione della Germania, tutti i governi europei si stanno facendo in quattro per dimostrare ai mercati che non esiteranno a fare quello che è necessario – ha dichiarato tre giorni fa al New York Times Charles Wyplosz (professore di economia al Graduate Institute di Ginevra), riferendosi ai pacchetti di austerity approvati in questi ultimi mesi – Con questo tipo di politica stiamo andando dritti contro un muro. È follia pura”.

Quando si dice che l’alternativa all’austerità semplicemente non esiste, è una menzogna. Le misure di austerity sono una precisa scelta politica. Non è qualcosa che piove dall’alto. E non è nemmeno una catastrofe inevitabile come un terremoto, uno tsunami o un libro di Fabio Volo. Piuttosto, è la consapevole decisione di sfracellarsi contro un muro con una macchina senza l’airbag di serie”.

3 commenti

  1. 23 marzo 2012 a 11:17

    Ci sono delle possibilità di risolvere il problema della stabilizzazione dei mcati andando alla radice delle cause che l’hanno innescata. Infatti nei paesi dove ancora c’è un’attività politica, ovvero dove nei governi ci siano dei politici che bene o male organizzano l’attività economica, come in Cina, il problema dell’instabilità economica non si pone. Infatti, per questi, il governo ha il controllo della massa monetaria tramite la regolazione della riserva obbligatoria delle banche che così non possono creare moneta senza controllo e in contrasto con gli interessi dei cittadini. In Europa con il trattato di Maastricht il potere politico è stato ceduto alla BCE (banca privata) e quindi assistiamo alla ridistribuzione del reddito secondo gli interessi dei banchieri anche se altre strade per uscire dalla crisi esistono e sono meno dannose. Infatti se il governo potesse definire la riserva obbligatoria necessaria allo stato attuale con una moneta bancaria del 98% contro quella statale dell’8% occorrerebbe porla dal 2% al 21%. La conseguenza sarebbe il fallimento del sistema bancario che è sottocapitalizzato ed illiquido. La BCE attualmente, con le operazioni sciagurate di rifinanziamento delle banche a M/T per 1000 miliardi di euro, ha una liquidità totale intorno a 1,5 e quella secca intorno a 0,4. Questi valori imporrebbero ad una banca ordinaria di portare i libri in tribunale per insolvenza da illiquidità.
    La manovra Monti serve solo a spostare dalle tasche dei lavoratori e delle imprese i capitali necessari per impedire il collasso del sistema bancario che è già fallito già nel 2008.
    Il risultato di queste manovre di austerità saranno un approfondimento della crisi per mancanza di capitali e per collasso degli stati perché, anche se per ultimi, si troveranno senza risorse per funzionare.
    Bertrand Russel nel 1952 scrisse che l’errore più grave che i politici potessero fare era di cedere il potere alle banche. Ma voglio fare un esempio per assurdo. Se Andreotti De Michelis e Carli avessero firmato un trattato per concedere il potere politico ad un gruppo di potere all’associazione dei salumieri si sarebbe assistito a delle storture, diverse, ma sempre non nell’interesse dei cittadini. Infatti si sarebbe fatta propaganda sulla salubrità di salami, prosciutti, culatelli, lardo di Colonnata ecc. ecc. facendo credere che la dieta ottimale fosse quella che riempiva le tasche dei salumieri. Naturalmente sarebbero aumentate le malattie cardiovascolari, l’ipertensione ed i tumori del colon-retto. A questo punto la stampa avrebbe stabilito che per evitare questi inconvenienti occorreva comprare i prodotti più costosi dei salumieri e specificamente quelli non importati ed aumentarne i consumi. Si sarebbe visto che le fondazioni universitarie avrebbero pubblicato delle dotte relazioni (cfr le relazioni della Fornero) con delle funzioni ottenute da regressioni di variabili “sperimentali” con cui si sarebbe dimostrata l’indipendenza delle crescita di queste patologie dai salumi.
    E naturalmente si sarebbero fatte tutte le manovre economiche per promuovere l’aumento dei consumi di questi prodotti anche nei lattanti, nei diabetici, nei vecchi, negli ipertesi ecc. ecc.
    In sostanza quello che voglio dire è che se i politici hanno ceduto ad un sistema privato di interessi particolari le proprie prerogative non dobbiamo stupirci neppure della corruzione dilagante dei “politici” perché questi sono solo amministratori del denaro messo a loro disposizione dalla BCE e si organizzano in congreghe conventicole per prenderne per loro ed i loro amici la maggior parte possibile. I cittadini vengono costretti a votare listoni come al tempo del fascismo. Per cui non ritengo che sia da attendersi una deriva reazionaria: c’è già, incarnata dai partiti che appoggiano Monti; PD incluso, anche se fa finta di essere un partito di sinistra. Infatti è uno dei convitati al banchetto che si tiene alla faccia nostra.er

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  2. Salvatore Pennisi said,

    24 marzo 2012 a 12:42

    Uno e uno solo è il presupposto del tutto indimostrabile da cui parte Monti nella sua azione di governo: la libertà dei decisori economici (libera impresa + liberi mercati + liberi banchieri) è l’unica strada percorribile per rimettere sui giusti binari e ritornare a far crescere l’economia reale. Questo presupposto è stato abbondantemente falsificato, a più riprese e ciclicamente, nel corso della storia degli ultimi duecento anni. Esso trova la sua sistematizzazione nelle teorie neoliberiste e il suo sbocco in un’azione politica di stampo neoconservatore per non dire reazionario.Ostinarsi a riproporre la tesi “liberista” come panacea dei nostri mali significa non tanto essere in malafede quanto essere schiavi di un’ideologia travisata e introiettata come “dato naturale”. Mi dispiace per i “progressisti” di tutte le parti, ma non riesco ad abbandonbare la vecchia tesi di Marx, secondo la quale l’ideologia dominante è espressione della classe dominante. Non voglio dire che Monti voglia difendere scientemente e coscientemente interessi di parte, ma semplicemente che le “riforme” che epropone e impone sono oggettivmente tutte nella direzione della difesa di interessi di una particolare categoria di dittadini (la parola “classe” purtroppo non va più di moda). I professori neoliberisti si cullano ancora, magari addirittura in buona fede, nella magica illusione della “mano invisibile” di Adam Smith. Hanno la cieca fiducia nelle virù taumaturgiche del libero mercato e soprattutto nel fatto che dal conflitto degli interessi e dalla competizione sregolata scaturirà alla fine un’armonia universale, in virtù, appunto, di una mano invisibile che ha la stessa funzione che potrebbe avere l’intervento dello spirito santo nei momenti difficili. Si tratta, come si vede, di una posizione fideistica, del tutto sorda agli esempi e agli insegnamenti della storia. Non è bastata la grande crisi dell’ultimo quarto di secolo dell’ottocento, non è bastata, soprattutto, la grande crisi del ’29, non sono bastate le crisi cicliche degli anni ottanta e novanta, la risposta è sempre la stessa anche se cozza contro l’evidenza: più libero mercato produrrà più ricchezza. Il problema è che il mercato è tanto libero quanto lo è il tacchino di non farsi ammazzare alla vigila di natale. Ci si prende in giro e ci si vuol pure convincere che se non lo accettiamo faremo una brutta fine. Governanti, economisti, finanzieri & Co. fingono di vivere nel paese di Alice e per loro non esistono trust, cartelli, gruppi di potere che determinano l’effettivo corso dell’economia, in barba a tutt le “libertà” di questo mondo. Per non parlare dell’esistenza di un’economia sommersa che si sottrae a ogni controllo, ha dimensioni smisurate e ha una contiguità preoccupante con la criminalità organizzata. Il meccanismo, nella sua assurda complessità, è fin troppo semplice da capire. Da una parte ci sono i potentati economici internazionali, gli imperi sovranazionali che con un semplice clic determinano la rovina di uno Stato. Dall’altra c’è la plebaglia a cui si deve insegnare che cosa chiedere e come comportarsi. Teoricamente gli apparati politici, espressione della cosiddetta “democrazia”, sono i mediatori degli interessi fra le parti, ma nella pratica si vede come la vera natura degli apparati politici assomigli sempre di più a quella di esecutori di ordini esterni, esecutori volenterosi e solerti nella maggior parte dei casi. Il fatto è che le maggioranze politiche che dovrebbero rappresentare gli interessi popolari sono composte da individui in carne ed ossa che hanno ottimi motivi per assecondare la più forte delle due parti, da cui si aspettano un premio alla fine del mandato loro affidato. Banalizzo molto, ma il meccansmo è questo. Per tornare ai modi del buon vecchio Marx, si potrebbe rispolverare quella stravagante idea secondo la quale il potere dello stato coincide col potere della classe dominante. Oggi come oggi, rispetto ai tempi di Marx, la differenza è questa, che non c’è più una classe dominante nazionale, e il dominio ha assunto forme oltremodo impersonali e sovranazionali, perciò tanto più difficili da individuare e da combattere. Buona fortuna a tutti noi!

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    • Stefano Fait said,

      24 marzo 2012 a 13:15

      La situazione è quella e io mi domando come possano credere di farla franca.
      In soli 100 giorni Monti, che è osannato dai media, è sceso al 52% di giudizi positivi. I giudizi negativi sono saliti dal 27% al 45%! E questo prima dell’insensata iniziativa dell’articolo 18. PD e PDL insieme fanno un misero 46%.
      In Grecia il PASOK (Socialisti), dal 43% del 2009 è crollato all’8% (!!!). La Sinistra (“Radicale”) potrebbe superare il 40% dei consensi. Nonostante l’attentato islamista di Tolosa, Sarkozy è dato al 30%.
      La Merkel fa un po’ meglio, al 36%, ma è in calo anche lei.
      Meno di un terzo dell’elettorato britannico approva l’ultima manovra di Cameron e il 48% è critico.

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