La pace, la vita e la nuova guerra di Crimea

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

Dmytro YaroshDmytro Yarosh, il nuovo responsabile della sicurezza e della difesa ucraina

Nel pieno di una crisi internazionale esplosa sul territorio europeo, la Casa Bianca invita la Georgia a entrare nell’Unione Europea e nella NATO ed esorta Mosca a consegnarle Abkhazia (21% della popolazione di etnia georgiana) e Ossezia del Sud (29%), che la stessa Georgia aveva cercato di conquistare

http://archive.is/jvFGJ

al tempo della presidenza Bush, quando Saakashvili prese per buone le parole di John McCain e David Cameron

http://blogs.spectator.co.uk/coffeehouse/2008/08/mccain-and-cameron-close-for-now/

e attaccò la Russia

http://www.ceiig.ch/pdf/IIFFMCG_Volume_I.pdf

nella convinzione di godere del pieno appoggio anglo-americano.

Perché proprio ora? Perché in un momento così delicato, in cui tutto dovrebbe far propendere per il dialogo con i russi, nel tentativo di risolvere felicemente la crisi ucraina e quella siriana, congiuntamente alle trattative sul programma atomico civile iraniano, si sceglie di accendere gli animi e rinfocolare i sospetti? Perché i media occidentali non si allarmano per questa completa assenza di volontà di pace che può trascinarci oltre il bordo del precipizio?

Esaminiamo quel che abbiamo appreso in questi anni.

Sappiamo (Dilip Hiro, “After Empire: The Birth of a Multipolar World”) che negli anni successivi all’11 settembre i governi/regimi di Libia e Siria avevano autorizzato l’approdo delle navi della marina russa nei porti di Bengasi e di Tartus. Gheddafi aveva dichiarato che questa decisione serviva a garantirlo contro le ambizioni del Pentagono, perché la sua partecipazione alla Guerra al Terrore non gli pareva un’assicurazione sufficiente. Bengasi, Tartus, Sebastopoli (Crimea). Forse una coincidenza, o forse no.

Sappiamo che l’Occidente appoggia fermamente la candidatura a sindaco di Mosca dell’oppositore russo Alexei Navalny, un avvocato che nel 2012 ha invocato la riunificazione di Russia, Ucraina e Bielorussia e che ha paragonato gli indipendentisti del Caucaso a degli scarafaggi. Certamente non un uomo di pace.

In Ucraina la rivolta antigovernativa è stata guidata dall’estrema destra ultranazionalista, antisemita, omofoba e russofoba, che ora è arrivata al governo ed è a capo della sicurezza nazionale (!!!). Una serie di attacchi a sinagoghe ed ebrei ucraini hanno spinto il rabbino Menachem Margolin, direttore generale dell’Associazione delle organizzazioni ebraiche in Europa, a chiedere al governo israeliano di proteggere gli ebrei ucraini da eventuali pogrom ad opera della destra giunta al potere.

In Siria il lassismo (e connivenza?) occidentale hanno fatto sì che la guerra civile ora veda ribelli siriani, militanti kurdi e truppe regolari siriane alle prese con migliaia di mercenari fondamentalisti sunniti giunti da tutto il mondo arabo e retribuiti da Arabia Saudita e Qatar.

La NATO, che aveva promesso che in cambio della riunificazione tedesca avrebbe rinunciato ad incorporare l’Est Europa, ha spostato a est i suoi confini fino alla Russia e ora si prepara ad inglobare Georgia e Ucraina. Il dislocamento delle sue batterie missilistiche in prossimità delle basi russe consente allo scudo antimissile “Guerre Stellari” di intercettare eventuali missili balistici intercontinentali russi prima che raggiungano la velocità di crociera. La questione, però, è che questo sistema di difesa sarebbe utile solo in caso di attacco americano e quindi una sua maggiore efficacia data dalla accresciuta vicinanza aumenta di fatto le probabilità che un’amministrazione statunitense aggressiva possa decidere di tentare la sorte.

Quest’aggressività per nulla dissimulata ha persuaso grandi potenze emergenti come la Cina, la Russia, l’India, il Brasile e il Sudafrica a far fronte comune (Kent Calder, “The New Continentalism: Energy and Twenty-First-Century Eurasian Geopolitics”) e, nel contempo, ha prodotto un avvicinamento tra la Russia e l’Ungheria, la Grecia, Cipro, l’Armenia e perfino la Germania (cf. nomina di Gernot Erler).

Non ci è dato sapere come andrà a finire, ma uno scenario che purtroppo non è da escludere è quello di una nuova guerra di Crimea.

http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_di_Crimea

Francia e Regno Unito sono le stesse nazioni che volevano intervenire militarmente in Siria, anche se questo comportava il rischio di un conflitto con la Russia. Al posto del Piemonte questa volta ci sarebbe l’Italia, ma c’è da augurarsi che Renzi non veda in Tony Blair un modello anche per gli “interventi umanitari”.

Se il fine ultimo è davvero quello di scacciare i russi dal Mediterraneo allora, dopo Bengasi (Libia) e Tartus (Siria), potrebbe essere la volta di Sebastopoli.

http://www.juancole.com/2014/02/reason-crimean-war.html

specialmente dopo l’accordo russo-ucraino del dicembre 2013 per un’ulteriore espansione della presenza russa

http://www.eurasianet.org/node/67882

Ormai da anni siamo sull’orlo di un conflitto mondiale. Ci siamo andati vicini nel 2008, quando Israele aveva chiesto il via libera a Bush per un bombardamento. Poi di nuovo in Siria nel 2013. Ora è il momento dell’Ucraina (e della Georgia?).

Se davvero forze influenti vogliono lo scontro sarà praticamente impossibile evitarlo.

L’unico aspetto positivo di tutta questa faccenda è che per i media occidentali è sempre più difficile prendere per i fondelli l’opinione pubblica: quando uno constata che un governo legittimamente eletto è stato abbattuto per sostituirlo con un altro governo che pullula di neofascisti e neoliberisti è difficile che la retorica “libertaria” e “democratica” faccia presa su chi ancora possiede qualcosa di più di un cervello a mezzo servizio.

PACE E VITA NON SONO MAI STATE COSI’ INDISSOLUBILMENTE INTRECCIATE

L’Ucraina può essere salvata

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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[Per arrestare la violenza] bisogna fermare la polizia, fermare i manifestanti, imporre una DMZ, una zona demilitarizzata e spostare questo conflitto dalle strade al Parlamento. Voglio essere molto franco: il governo non controlla la polizia antisommossa ed è molto difficile per l’opposizione controllare Maidan. E ci sono una serie di forze che sono prive di controllo. Questa è la verità … è il caos, ora. L’Ucraina è in un gran casino

“To stop the riot police, to stop the protesters, to impose a DMZ, like demilitarized zone, and to move this conflict from the streets to the Parliament. I would be very frank that the government does not control the riot police and its very difficult for the opposition to control Maidan. And there are a number of forces who are uncontrolled. This is the truth…is in chaos now. Ukraine is in a big mess”

Arseniy Yatsenyuk, il leader dell’opposizione che fa riferimento alla Casa Bianca

http://www.rte.ie/news/player/2014/0220/20529559-ukraine-is-in-a-big-mess-yatsenyuk/

Tener conto che l’Ucraina proprio in quanto terra di “frontiera” tra Europa e Russia, in virtù della sua storia, della forte presenza di minoranze russe non può essere assimilata forzatamente e sic et simpliciter all’Unione Europea. E poi quali sono gli interessi che sono dietro quella manovra. Allora perché non pensare ad una forma “ibrida”,nella quale si tenga conto della diversità culturale ed etnica dell’Ucraina, che non può fare a meno né della Russia né dell’Europa? Ma non della Russia che è rappresentata dalla politica di potenza di Putin o dell’Europa delle lobby economiche. Ci vuole uno sforzo di creatività, quando i conflitti sono così complessi e si intrecciano al pregresso storico, agli interessi geopolitici e geostrategici, alle contraddizioni mai risolte degli stati-nazione. Allora per iniziare si sgombri il campo da estremismi, si chieda subito che le armi tacciano da una parte e dall’altra, si faccia chiarezza su chi c’è dietro le manifestazioni a Maidan (ci vuole poco a capire che ci sono forti infiltrazioni di gruppi paramilitari di destra e nazisti che sparano come sparano le forze di sicurezza governative), si portino ad un tavolo di trattativa le forze politiche “vere”, da una parte e dall’altra. Si ragioni su ipotesi come quella proposta nell’articolo di Pagina99, di una “doppia partnership” che veda l’Ucraina in parte legata alla UE in parte al nascente blocco eurasiatico costruito da Mosca. Le zone di frontiera, i territori “faglia”, nei quali non sono stati mai sopiti gli effetti di guerre devastanti come la Seconda guerra Mondiale, non possono esser governati secondo i criteri propri degli stati-nazione. Perché sono zone culturalmente, etnicamente, religiosamente ibride. Terre cerniera. Ed allora le soluzioni dovranno tenerne conto. E se l’Unione Europa oggi è troppo coinvolta direttamente, (o meglio Berlino) allora perché non affidare al Consiglio d’Europa la proposta di una mediazione?

Francesco Martone, da facebook

http://www.futurables.com/2014/02/20/la-via-del-dialogo-per-la-salvezza-dellucraina-e-delleuropa/

Platone a Maidan (Kiev)

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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Vi era una grande e meravigliosa dinastia regale che dominava tutta l’isola e molte altre isole e parti del continente: inoltre governavano le regioni della Libia che sono al di qua dello stretto sino all’Egitto, e l’Europa sino alla Tirrenia. Tutta questa potenza, radunatasi insieme, tentò allora di colonizzare con un solo assalto la vostra regione, la nostra, e ogni luogo che si trovasse al di qua dell’imboccatura. Fu in quella occasione, Solone, che la potenza della vostra città si distinse nettamente per virtù e per forza dinanzi a tutti gli uomini: superando tutti per coraggio e per le arti che adoperavano in guerra, ora guidando le truppe dei Greci, ora rimanendo di necessità sola per l’abbandono da parte degli altri, sottoposta a rischi estremi, vinti gli invasori, innalzò il trofeo della vittoria, e impedì a coloro che non erano ancora schiavi di diventarlo, mentre liberò generosamente tutti gli altri, quanti siamo che abitiamo entro i confini delle colonne d’Ercole. Dopo che in seguito, però, avvennero terribili terremoti e diluvi, trascorsi un solo giorno e una sola notte tremendi, tutto il vostro esercito sprofondò insieme nella terra e allo stesso modo l’isola di Atlantide scomparve sprofondando nel mare

Platone, “Timeo”, 24e-25d

Un’Europa che potrebbe rivelarsi uno dei pilastri essenziali di un più ampio sistema euroasiatico di sicurezza e cooperazione sponsorizzato dagli americani. Ma, prima di ogni altra cosa, l’Europa è la testa di ponte essenziale dell’America sul continente euroasiatico. Enorme è la posta geostrategica americana in Europa…l’allargamento dell’Europa si traduce automaticamente in un’espansione della sfera d’influenza diretta degli Stati Uniti. In assenza di stretti legami transatlantici, per contro, il primato dell’America in Eurasia svanirebbe in men che non si dica. E ciò comprometterebbe seriamente la possibilità di estendere più in profondo l’influenza americana in Eurasia…Un impegno americano in nome dell’unità europea potrebbe scongiurare il rischio che il processo di unificazione segni una battuta d’arresto per poi essere addirittura gradualmente stemperato.

Zbigniew Brzezinski, “La grande scacchiera”,  Milano : Longanesi, 1998, pp. 83-85

In Ucraina si gioca LA partita decisiva, perfino più importante di quella in Medio Oriente.
Ci vorrà del tempo prima che l’opinione pubblica internazionale si renda conto delle implicazioni degli eventi ucraini, destinati a cambiare la storia mondiale.
Fidatevi: quando vedete neocon e “liberal” americani ed europei schierati dalla stessa parte, per la prima volta dall’11 settembre, è perché questa è la battaglia che conta.

http://www.futurables.com/2014/02/19/lucraina-e-lumanita-alla-prova-del-fuoco/

Note per il Web Caffè su Ucraina e comete (e peste e cambiamento climatico)

A cura di Stefano Fait

Paradiso Riconquistato [blog per riformatori - multilingue]

Web Caffè Bookique [Facebook]

Pomerania

Lago della Pomerania polacca

Mi dispiace di non poter riportare qui le considerazioni di Irina, che ha un figlio militante dell’opposizione e che, ieri, alla serata dibattito, ha esposto molto efficacemente le ragioni degli ucraini filo-europeisti e anti-putiniani, senza minimamente negare la complessità della questione ed essendo interessata a capire le ragioni dei filo-governativi.
Va a suo onore il fatto che riesca a mantenere viva la sua curiosità, la sua voglia di capire i punti di vista altrui, pur essendo parte in causa e madre di un giovane attivista.

Qui di seguito potete visionare le note che mi ero fatto per cercare di presentare la posizione filo-governativa, che in pratica è stata cancellata dal dibattito mediatico italiano.

Viviamo in un mondo orwelliano: il ruolo dei giornalisti oggi è diventato quello di informare la popolazione che la loro nazione è schierata dalla parte del Bene, del Vero, del Giusto e che gli altri sono l’Asse del Male.

Non ci sono più analisi obiettive della situazione, ma montagne di mezze verità, distorsioni semantiche (es. ogni accordo proposto da Putin è “estorto” o è un “patto faustiano”, mentre ogni accordo europeo è la più grande chance dai tempi della manna biblica – il governo ucraino democraticamente eletto e riconosciuto legittimo da tutti gli stati del mondo diventa un “regime”), fantasie, illusioni e relativismo morale: questo è il quadro clinico di una persona affetta da schizofrenia o psicopatia.

NUOVA GUERRA FREDDA

Tra il 2005 e il 2010 l’Ucraina dovrà essere pronta per un confronto serio con la NATO. Dopo il 2010, il principale nucleo della sicurezza in Europa consisterà in Francia, Germania, Polonia e Ucraina.

Zbigniew Brzezinski (geostratega di riferimento del Pentagono e della Casa Bianca), “La Grande Scacchiera”, 1998

Questa non è altro che una rivisitazione dei piani strategici degli Alti Comandi tedeschi della Prima e della Seconda Guerra Mondiale. È un’Operazione Barbarossa senza l’uso di armi.

L’arma impiegata è l’accordo economico che rientrerà nel Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP).

La possibile entrata dell’Ucraina nella NATO equivale a un’esplosione nucleare tra Mosca e i paesi occidentali. I tentativi di tirare Kiev dentro l’Alleanza Atlantica porteranno a una crisi di enormi proporzioni in Europa, in campo sia militare sia politico. E la stessa Ucraina assisterà a una profonda crisi interna visti i diversi orientamenti culturali della sua popolazione. L’Occidente sottovaluta l’importanza della questione ucraina per la Russia e non percepisce a dovere come Kiev possa rappresentare un grave fattore di destabilizzazione nelle sue relazioni con Mosca. Credere che la Russia sarà prima o poi costretta a mandar già l’entrata dell’Ucraina nell’Alleanza Atlantica è pratica pericolosa che può portare a un’evoluzione catastrofica degli eventi. Del resto molti in Occidente non credevano, fino ad agosto 2008, che la Russia osasse condurre un intervento militare in Georgia. 

Ruslan Pukhov, consulente del ministero della Difesa russa, Limes, dicembre, 2013, pp. 87-88

Quasi la metà degli ucraini è di madrelingua russa o è piuttosto legata alla lingua e cultura russa.

In caso di collasso dell’Ucraina la Russia si annetterebbe sicuramente la Crimea, perché ha bisogno della base navale di Sebastopoli.

L’Occidente sembra intenzionato ad andare fino in fondo:

  1. il National Endowment for Democracy, emanazione del Congresso, ha creato e sponsorizza generosamente ben 52 organizzazioni non-governative in Ucraina;
  2. 5 ministri degli esteri di paesi NATO sono andati a Kiev ad arringare la folla – Victoria Nuland ha distribuito biscotti e merendine. Se lo facesse un ministro russo o cinese in Occidente che cosa succederebbe? Perché non hanno minacciato sanzioni contro la repressione di Erdogan?
  3. Poi è arrivato anche John McCain, forse il massimo responsabile del disastro georgiano nell’Ossezia del Sud;
  4. George Clooney, tra un caffè e l’altro, si è schierato contro il governo ucraino;
  5. Angela Merkel sembra voler appoggiare ufficialmente la candidatura alla presidenza di Vitali Klitschko, sponsorizzato dall’istituto Konrad Adenauer;
  6. L’altro movimento di opposizione è quello di Yulia Timoshenko (detenuta per abuso d’ufficio) – anche lei targata CDU/CSU di Angela Merkel – che ha fatto i soldi con il gas, come tanti oligarchi post-sovietici. Pavlo Ivanovych Lazarenko, ex primo ministro suo partner d’affari, condannato a 9 anni di prigione in California per riciclaggio del denaro sporco, frode ed estorsione (secondo l’ONU ha sottratto 200 milioni di dollari all’Ucraina post-comunista): lo aspettano circa 50 capi di accusa se dovesse tornare in Ucraina. Assieme all’ex presidente Victor Yushenko è anche responsabile della riabilitazione di Stejpan Bandera (al quale è stata dedicata una statua e molti nomi di piazze o vie) e di altri collaborazionisti con il nazismo o addirittura ufficiali delle SS, come Roman Shukhevych, proclamato “eroe ucraino”;
  7. Poi c’è Svoboda, un partito ultranazionalista che si considera erede del movimento partigiano filo-nazista colpevole di pulizia etnica antirussa, antipolacca e antisemita e parla di “rivoluzione della dignità” (uno slogan coniato da Zbigniew Brzezinski);
  8. Kateryna Kruk, già addetta alle pubbliche relazioni per Svoboda, ha trovato spazio sul Guardian;

QUESTIONE ECONOMICA

La Russia di Putin ha sempre cercato un’integrazione progressiva con l’Unione Europea, attraverso Berlino e Parigi. Questo perché le due economie sono complementari.
[Irina pensa che sia solo per poter controllare l’Europa – va detto però che: (a) la prosperità della Russia dipende dai nostri consumi energetici; (b) il suo peso, in termini di voti, sarebbe probabilmente inferiore a quello di Germania e Francia messe assieme; (c) i climatologi e astrofisici russi sembrano propendere più per l’ipotesi glacialista che per quella serrista e, se hanno ragione loro, Putin sa che la Russia europea è spacciata (quella asiatica potrebbe invece riscaldarsi)  – come il Canada, la Scandinavia, la Nuova Zelanda e le isole britanniche a nord di Bristol; mentre chi se la passerà meglio sarà il Brasile, la superpotenza del futuro. L’Europa deve prepararsi a una diaspora russa]

Con l’arrivo al potere di Sarkozy e Merkel la porta si è chiusa, la Francia è entrata nella NATO e la NATO ha cominciato a piazzare missili in Polonia e Romania.

I partner commerciali dell’Ucraina:

importazioni > RUSSIA 19.4%, Cina 10.2%, Germania 9.6%, Bielorussia 7.8%; esportazioni > RUSSIA 23.7%, Turchia 6%, Cina 4.1%.

Tolte le tariffe doganali che proteggono l’industria nazionale, i consumatori ucraini potranno comprare auto, vestiti e calzature dell’Europa occidentale, di qualità molto migliore, a prezzi ridotti di almeno il 25%.

Una parte del risparmio sarà mangiata dal rialzo dei prezzi su tutti i beni importati dai paesi eurasiatici (in primis il gas russo: +40%), che saranno costretti e introdurre barriere protezionistiche per salvarsi dalla concorrenza europea e soprattutto ucraina (con le industrie ucraine costrette a svendere i loro prodotti ai russi e bielorussi per poter restare in vita).

Poi arriverà l’austerità alla greca (uno dei vincoli dell’accordo), che è il colpo di grazia di ogni economia.

È un accordo suicida, a mio avviso.

L’economia ucraina non può competere con quella europea. Se la Polonia è così vivace è sia perché le è richiesto dal suo essere prima linea della NATO, sia perché sa che i suoi prodotti spazzeranno via quelli ucraini.

Contemporaneamente le merci ucraine non saranno più competitive sul mercato russo.

Un’economia già alla frutta riceverà il colpo di grazia.

Gli europei subiranno un contraccolpo. Le imprese occidentali si trasferiranno in Ucraina, per via del basso costo del lavoro e questo deprimerà ulteriormente i salari occidentali.

I diritti dei lavoratori saranno un ricordo.

Chi se la passa bene se la passerà meglio, in Ucraina come nell’Europa occidentale. Chi non se la passa bene se la passerà peggio.

Per questo gli accordi di questo tipo vanno bene tra economie equiparabili (es. Giappone e Corea del Sud, Canada e Stati Uniti), altrimenti si fa la fine della Grecia, o del Messico. La stessa Polonia, nonostante la massiccia emigrazione e la forte crescita, si trova con un tasso di disoccupazione superiore al 13%. È messa peggio dell’Italia. 

Ogni governo ha il dovere di proteggere le sue industrie finché non sono forti abbastanza da competere sul mercato globale.

CHE FARE?

La cosa migliore che può fare Yanukhovych è guadagnare tempo, aspettare che le proteste si plachino spontaneamente ed evitare che le forze dell’ordine usino la violenza, per non fare il gioco delle potenze occidentali e delle loro organizzazioni non-governative.

Yanukovych si è rifiutato di firmare l’accordo perché, in pratica, non prevedeva nessun cuscinetto (finanziamenti, know-how per modernizzare l’industria, riduzione del debito, ecc.) per attutire l’impatto dell’integrazione commerciale e pretendeva anzi che fosse fatta una scelta secca tra EU e Russia.

Putin ha evitato il default ucraino coprendo i debiti ucraini con le riserve russe.

Ecco, queste, secondo me, sono le argomentazioni più solide e convincenti che possono mettere in campo i critici di un accordo ucraino-europeo.

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“Un pezzo della famosa cometa di Halley probabilmente entrò in collisione con la Terra nel 536 d.C., sollevando una tale quantità di pulviscolo nell’atmosfera che il pianeta si raffreddò notevolmente. Questo drammatico cambiamento climatico sarebbe legato alla siccità e carestia globale [di quel periodo] che può aver reso l’umanità più vulnerabile alla “Peste di Giustiniano” del 541-542 d.C. – la prima apparizione della peste nera in Europa”.

http://www.livescience.com/42048-halleys-comet-linked-to-ancient-famine.html

Ucraina – agitare un popolo prima di (as)servirlo

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

 
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Si comincia in Serbia nell’ottobre del 2000. è ormai documentato dagli storici che alcune ONG statunitensi, in particolare Open Society [Soros], Freedom House e il NED, abbiano sostenuto “Otpor!” e le grandi manifestazioni di piazza a ridosso delle elezioni presidenziali, senza attendere il risultato definitivo delle urne, che vedeva i due candidati andare verso un probabile ballottaggio…Dopo l’assalto della folla alla sede del Parlamento e alla tv di Stato, Slobodan Milosevic è costretto a lasciare il potere. In seguito sarà arrestato e consegnato al Tribunale Penale Internazionale dell’Aja, dove morirà prima di essere giudicato. Sotto il nuovo governo le truppe americane realizzano la gigantesca base militare di Bondsteel, in Kosovo, e rendono l’ex provincia serba uno stato indipendente nel 2008, in un tripudio di bandiere a stelle e strisce.

In Georgia, nel 2003, si ripete lo stesso schema. L’opposizione guidata dal movimento “Kmara!” denuncia brogli elettorali nelle elezioni legislative. A migliaia scendono in piazza sostenendo che i risultati del voto sono quelli indicati dal ISFED, una società di sondaggi e monitoraggio elettorale vicina a Open Society Georgian Foundation, NED, IRI e NDI. È la cosiddetta “rivoluzione delle rose”, con la quale i manifestanti costringono il presidente Edward Shevarnadze a dimettersi. Il suo successore, Mikhail Saakashvili, apre il paese agli interessi economici americani e si muove in direzione dell’entrata della Georgia nella NATO e nell’UE, mentre raffredda i rapporti con il vicino russo. Cinque anni più tardi, nell’agosto del 2008, Sakashvili bombarda la popolazione dell’Ossezia del Sud. Mosca risponde all’offensiva militare georgiana con l’invio delle forze speciali, arrivando a un passo da un possibile conflitto diretto con Washington.

Nel 2004 è la volta dell’Ucraina e della rinomata “rivoluzione arancione”. I due sfidanti alle elezioni presidenziali sono Viktor Yanoukovitch (filorusso) e Viktor Iouchenko (con il sostegno degli Stati Uniti e della comunità internazionale). Alla chiusura dei seggi e ai primi risultati sfavorevoli, migliaia di giovani, guidati dal movimento “Pora!”, si raggruppano nella piazza centrale di Kiev indossando indumenti color arancione, per sostenere Viktor Iouchenko. Dopo due settimane di manifestazioni, sotto una forte pressione mediatica e internazionale esercitata da OCSE, NATO, Consiglio d’Europa e Parlamento europeo, il risultato delle elezioni viene annullato e si torna alle urne. Nella nuova votazione vince Iouchenko..Una volta alla guida del paese, il nuovo leader stringe forti rapporti con la Georgia e stipula accordi sulle forniture di gas favorevoli agli Stati Uniti. Nel 2010 viene però clamorosamente eliminato al primo turno delle elezioni da Viktor Yanoukovitch che si prende la rivincita.

Alfredo Macchi, “Rivoluzioni S.p.A.: chi c’è dietro la Primavera Araba”, Alpine studio, 2012 pp. 78-80.

Alfredo Macchi, pluripremiato inviato di Mediaset

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/11/rivoluzioni-colorate-e-primavere-arabe-preludio-alla-terza-guerra-mondiale/

Tutto suffragato da Ian Traynor, “US campaign behind the turmoil in Kiev”, the Guardian, 26 novembre 2004

http://www.theguardian.com/world/2004/nov/26/ukraine.usa

brzezinski21010Zbig in Afghanistan

http://www.youtube.com/watch?v=jnXaFMFU3v4

GEOPOLITICA

Gli Stati che meritano il più forte sostegno geopolitico americano sono l’Azerbaijan, l’Uzbekistan e l’Ucraina, in quanto tutti e tre sono pilastri geopolitici. Anzi è l’Ucraina lo stato essenziale, in quanto influirà sull’evoluzione futura della Russia. […]. Tra il 2005 e il 2010 l’Ucraina dovrà essere pronta per un confronto serio con la NATO. Dopo il 2010, il principale nucleo della sicurezza in Europa consisterà in Francia, Germania, Polonia e Ucraina.

Zbigniew Brzezinski, “La Grande Scacchiera”

L’obiettivo principale della politica europea brzezinskiana – e quindi obamiana, se i neocon non lo fanno deragliare di nuovo come sulla Siria – è unificare il continente, ma sotto l’egida americana (un’Unione Europea a sovranità limitata, appendice della NATO), sfruttando le rivalità tra le varie potenze europee e i lobbismi a Bruxelles (es. accordo di libero scambio transatlantico).

I principali avversari sono la Francia (per la sua pretesa di voler continuare a essere una nazione guida a livello globale) e la Russia (potenza egemone dell’Eurasia). Queste due nazioni non devono perciò allearsi. Peggio ancora se si forma un asse Parigi-Berlino-Mosca. Germania e Italia sono comunque sotto occupazione militare. L’Italia è la seconda nazione europea per numero di installazioni militari delle forze americane. Siamo al quinto posto del mondo dopo Germania (179 siti militari US), Giappone (103), Afghanistan (100), Corea del Sud (89). Ne abbiamo 59.

Il profilo internazionale della Russia è ormai secondo solo a quello americano, anche grazie agli exploit con Siria e Iran, dove Putin si è guadagnato il rispetto di Romano Prodi, tra gli altri. È parte dei BRICS, la sua economia è solida, è militarmente temibile. Ha una base navale di importanza fondamentale in Crimea (Ucraina), con la quale può dire la sua nel Mediterraneo.

 

POLITICA UCRAINA

Yanukovych non può permettersi di perdere le prossime elezioni, nel febbraio del 2015. Ha senza dubbio tanti scheletri nell’armadio quanti ne aveva e ne ha la Tymoshenko, che ora è giustamente in cella. Sono entrambi dei delinquenti e chi è al potere cercherà di incarcerare l’altro. L’alternativa sono gli ultranazionalisti con simpatie neonazifasciste. Si vocifera da tempo della possibilità di separare l’Ucraina in due tronconi, uno per la NATO (L’viv, vicino a Polonia e Slovacchia) e uno per la Russia (Kiev)

Insomma, gli ucraini sono messi peggio di noi.

Yanukovych sa che l’accordo con l’Europa (e il famigerato FMI) significa austerità – aumento del prezzo del gas del 40%, tagli al welfare, congelamento dei salari – per un’economia già in sofferenza e la fine dei sussidi russi per il gas, che avrebbe un notevole impatto sulla popolazione. Vuol dire perdere le prossime elezioni; vuol dire, in pratica, l’esilio. Il rifiuto delle avances europee e americane significa invece un’altra “rivoluzione colorata” e maggiori interferenze russe nelle questioni interne ucraine.

Ha scelto di non scegliere o, per meglio dire, di prorogare la decisione a data da destinarsi, per poter mungere entrambe le mucche finché gli è possibile farlo. Non c’è nulla di tirannico in questo, anzi, in un certo senso sta servendo gli interessi del suo paese. Non è però detto che le mucche saranno consenzienti a lungo.

Le proteste sono un segnale: qualcuno ha pagato i trasporti fino alla capitale dei manifestanti ed è intuibile come mai così tanti tra gli intervistati dalle TV straniere parlino americano e non ucraino, pur trovandosi di fronte un intervistatore che parla la loro madrelingua.

Intanto si sprecano i paralleli con Hitler (l’Occidente hitlerizza tutti i suoi avversari)

Viktor Yanukovych protests

IL NEONAZISMO

Io li odio i nazisti dell’Illinois.

Jake Blues

Stupratore ed assassino di donne incinte, torturatore, sadico seviziatore. Un vero e proprio mostro che trovò nel nazismo il suo habitat naturale. La difesa della democrazia da ogni arbitrio totalitario è un baluardo contro questi mostri, è un dovere morale ma anche una forma di autodifesa. L’alternativa alla democrazia è una giungla di mostri in libertà, assoldati per fare il lavoro sporco, in virtù di un loro terribile handicap – l’assenza di empatia – che si dimostra particolarmente utile in un sistema che vede nella naturale empatia della maggior parte degli esseri umani un ostacolo e non la promessa di un futuro migliore. Questo è quel che succede quando la democrazia si estingue.

Alfredo Poggi (Giorgio Mezzalira e Carlo Romeo, 2002, p. 65).

Ho trascorso un anno della mia vita a Vancouver e in almeno un paio di occasioni mi sono recato nel quartiere dove risiedeva Michael “Mischa” Seifert, il boia del lager di Bolzano, senza esserne consapevole. A dire il vero, a quel tempo ero convinto che quasi tutti i nazisti in fuga si fossero rifugiati in Sudamerica e negli Stati Uniti. Che uno di loro (forse più di uno?) potesse risiedere anche a Vancouver, a circa sei chilometri da casa mia, non mi aveva mai attraversato l’anticamera del cervello. Seifert è morto nel carcere militare casertano di Santa Maria Capua Vetere, nel 2010, mentre scontava una condanna all’ergastolo per l’uccisione di 11 internati nel campo di transito di Bolzano (Polizeilisches Durchgangslager Bozen), tra il dicembre del 1944 e l’aprile del 1945 quando lui, ucraino, serviva il Reich con la divisa delle SS, prima di rifugiarsi in Canada, dopo la sconfitta.

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è che ste cose gli piacciono

I tre partiti dell’opposizione (neoliberisti e nazionalisti) hanno tutti legami con la Germania. Il Partito della Patria di Julia Tymoshenko è vicino alla CDU/CSU di Angela Merkel e alla galassia delle sue fondazioni e think tank. L’Alleanza per la Riforma Democratica dell’Ucraina del campione mondiale di pugilato Vitali Klitschko (che ha terminato la sua carriera in Germania e ricevuto un’onorificenza per aver migliorato le relazioni tra Ucraina e Germania) è anch’essa sponsorizzata dall’istituto Konrad Adenauer ed è esplicitamente pro-NATO.

http://www.theguardian.com/world/shortcuts/2013/dec/02/vitali-klitschko-next-president-ukraine-boxer

http://www.german-foreign-policy.com/en/fulltext/58302/print?PHPSESSID=urcvm6aogdfn53hkg0bc4g27i3

Svoboda (Libertà) è il partito “social-nazionale” (sic!) degli ultranazionalisti antisemiti e russofobi, guidati da Oleh Tyahnybok (“lottiamo contro la mafia ebreo-moscovita che governa l’Ucraina”), affiliati all’estrema destra europea e con nostalgie naziste (tra gli Ucraini occidentali molti simpatizzavano per gli occupanti tedeschi). A L’viv hanno preso il 38% dei voti nelle politiche del 2012 e sono arrivati secondi a Kiev: i 37 parlamentari eletti si sono subito distinti per la loro inciviltà, violenza, volgarità.

http://www.bbc.co.uk/news/magazine-20824693

Si sono viste moltissime bandiere del partito alle dimostrazioni. Sarebbe interessante capire quanta influenza abbiano sul movimento di protesta.

http://www.youtube.com/watch?v=yEjuE6HeG_g

LE FEMEN

Hanno urinato su una foto di Yanukovych a Parigi, davanti all’ambasciata ucraina

http://www.tmnews.it/web/sezioni/video/parigi-femen-scatenate-urinano-sulle-foto-di-yanukovich-20131201_video_13534276.shtml

Sofisticate intelligenti, persuasive e dignitose come sempre.

 287274_240216956001651_100000400452160_800832_5332071_o-bigil giovane Sikorski tra i mujaheddin anti-sovietici in Afghanistan

LA POLONIA

I politici polacchi (Brzezinski è polacco-americano) sono in prima linea negli attacchi al governo ucraino.

Vale la pena di notare il background del ministro degli esteri polacco Radek Sikorski: “Studiò filosofia, politica ed economia presso il Pembroke College dell’Università di Oxford, entrando poi nel Bullingdon Club, l’associazione goliardica degli studenti universitari oxoniense nella quale fece conoscenza con molti futuri esponenti della vita politica britannica, tra cui l’attuale capo del partito conservatore e allora studente universitario David Cameron”.

[L’attuale governo ultraliberista britannico è espressione dell’esclusivo Bullingdon Club].

Nel 1990, dopo la caduta del Muro di Berlino, divenne consigliere di Rupert Murdoch per i suoi investimenti in Polonia.

Dal 2002 al 2005 fu membro del American Enterprise Institute a Washington e direttore della New Atlantic Initiative, un’organizzazione creata per rafforzare i legami fra americani ed europei dopo la fine della Guerra fredda. [rafforzare i legami: consolidare i pilastri dell’impero]

http://en.wikipedia.org/wiki/Rados%C5%82aw_Sikorski

“Un altro polacco, il ministro degli esteri Radek Sikorski, potrebbe invece ritentare l’assalto al vertice della Nato, già fallito nel 2009”.

http://radioeuropaunita.wordpress.com/2012/11/15/tusk-e-sikorski-la-polonia-prova-a-prendersi-bruxelles/

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Il Messico d’Europa

UNIONE EUROPEA

I cittadini europei avranno finalmente la possibilità di votare direttamente per il presidente della Commissione Europea (es. Tsipras, se non fa la fine di JFK). Devono pretendere anche di poter votare su ogni espansione, in qualunque direzione. Finora l’allargamento dell’UE l’ha resa sempre meno democratica e sempre più tecnocratica e sottoposta alle pressioni lobbistiche. Le vergognose vicende dell’eurozona e dell’accordo sul libero scambio transatlantico sono solo alcuni esempi tra i mille possibili.

Washington e Berlino non vogliono un’Ucraina nell’UE, ma un Messico europeo. Gli ucraini e i cittadini dei 28 paesi membri dell’Unione dovrebbero poter votare per decidere se questa cosa abbia senso e sia nell’interesse dei popoli di questo continente.

Ucraina, Iran e gli affanni del colonialismo atlantista (neoatlantideo)

A cura di Stefano Fait

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The Eurasian Landmass (M.D. Nazemroaya)

Sappiamo che la Russia ha mantenuto il controllo della Siria e non ha alcuna intenzione di permettere agli americani di piazzare armi ostili ai suoi confini (Polonia e Romania) con la risibile scusa di voler difendere l’Europa dai missili iraniani.

Sappiamo che la strategia americana – quella di Brzezinski – prevede di strappare l’Ucraina e l’Iran alla sfera egemonica russa e che Israele e Arabia Saudita rischiano di mandare tutto in fumo.

L’accordo sul nucleare iraniano non piace a Israele e ai neocon, ma rispecchia questa volontà della Casa Bianca, che ha come unico obiettivo quello di accerchiare la Russia (visceralmente odiata dal polacco Brzezinski), mentre Australia, Corea del Sud, Giappone, Taiwan e il Vietnam (!!!) assistono gli Stati Uniti nell’accerchiamento della Cina (Tibet e Xinjiang tengono alta la tensione all’interno, un ruolo svolto da Cecenia, Dagestan e Georgia nei confronti della Russia).

Forse il fallimento della trattativa con l’Ucraina indica che gli americani hanno pensato di fare un baratto: ti lascio l’Ucraina e la Siria, tiro il guinzaglio a Israele e Arabia Saudita, ma in cambio tu molli l’Iran?

Peggio per l’Europa neocoloniale, e in particolare per la Germania, che molto probabilmente aveva già messo gli occhi sul Messico europeo, l’Ucraina, una terra ideale per piazzarci maquiladoras e per fare man bassa delle risorse locali, inclusa la manodopera, attraverso le classiche politiche austeriste e privatizzatrici del FMI (= togli ai poveri per dare ai ricchi e spiega che lo fai per il bene dei poveri).

Sia come sia, il governo ucraino ha detto “ni” e ora gli statisti europei protestano invocando la comune matrice europea: “l’Ucraina è Europa”. Come se la Russia non fosse Europa e come se invece lo fosse la Turchia. Come se una proposta che dà via libera alle locuste occidentali possa essere seriamente intesa come una dimostrazione di affetto fraterno paneuropeista. Affetto e fratellanza come quelli che hanno potuto toccare con mano i greci e tutti i PIIGS? PIIGS con due “I” perché, a dispetto dei proclami, l’Irlanda è ancora prigioniera del debito e la “sua” crescita è unicamente quella delle multinazionali che si sono trasferite lì per non pagare tasse (parassiti si nasce, grandi parassiti si diventa)

 Chessboard SIno-Soviet Bloc and 3 Strategic Frontshttp://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/12/atlantide-contro-eurasia-la-principale-causa-della-terza-guerra-mondiale/

Per non parlare della follia di un’istituzione come l’Unione Europea che, invece di fare tutto il possibile per dare un futuro ai suoi giovani, si lascia adoperare dalla Casa Bianca e dal Pentagono per espandere la NATO nel cortile di Putin (far incazzare una potenza nucleare che ci fornisce l’energia per scaldarci d’inverno è furbo quanto mandare migliaia di soldati in mezzo all’Asia, tra Cina, Russia, Iran e Pachistan).

I partner commerciali dell’Ucraina (che pare sia più sveglia dell’UE): importazioni > RUSSIA 19.4%, Cina 10.2%, Germania 9.6%, Bielorussia 7.8%; esportazioni > RUSSIA 23.7%, Turchia 6%, Cina 4.1%.

Si ribatte: gli ucraini non hanno avuto alcuna possibilità di dire la loro. È vero, ma non sembra che la cosa possa essere così problematica. I sondaggi ci dicono che per metà degli ucraini cambiava poco tra Russia o UE: “Con Franza o Spagna purché se magna

http://www.dw.de/ukrainian-support-for-eu…/a-17189085

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Quanto alla pasionaria Timoshenko, cerchiamo di capire chi è veramente.

2005: Rivoluzione arancione. Yulia Timoshenko (frequentatrice di grandi corrotti e sfrenata privatizzatrice di ricchezze ucraine dopo la caduta dell’Unione Sovietica – “durante questo periodo, fu soprannominata la “principessa del gas” per le accuse di aver stoccato enormi quantità di metano, facendo aumentare le tasse sulla risorsa”) e Victor Yushenko sono anche responsabili della riabilitazione di Stejpan Bandera, terrorista, collaborazionista nazista, poi espatriato a Monaco di Baviera per restare vicino ai suoi “amiconi” nel dopoguerra: “Durante la presidenza Yushenko, il leader arancione per intenderci, Stepan Bandera fu dichiarato eroe nazionale e lo stesso Yushenko ne esaltò l’operato per la lotta all’indipendenza. Bandera era il leader dell’Upa-Oun, responsabile della pulizia etnica ai danni della popolazione polacca”.

http://eastjournal.net/2010/09/07/dossier-storia-1-la-doppia-e-reciproca-pulizia-etnica-in-galizia-e-volinia/

Retorica di guerra…di nuovo…pervicacemente

a cura di Stefano Fait

 

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Oggi la Francia ha posto il veto alla pace…Nessun accordo in questo round di colloqui a Ginevra. Possiamo ringraziare i francesi per aver ammazzato le trattative e informato il mondo del loro lavoretto da sicari…Nonostante l’intransigenza francese, è importante restare concentrati sugli importanti progressi compiuti a Ginevra. La diplomazia sta lavorando e riprenderà i colloqui in 7-10 giorni… Chi era scettico riguardo al ruolo della diplomazia non può appigliarsi a nulla. È stato smentito ancora una volta… Stare qui a Ginevra ha rafforzato la mia fiducia nel potere della diplomazia…Se siete iraniani o americani dovreste essere orgogliosi dei vostri diplomatici. Hanno lavorato duramente per la pace e riprenderanno i colloqui in vista di un imminente accordo. Non importa come sarà riportata la notizia, avevamo un accordo fino a quando i francesi hanno fatto un’entrata a gamba tesa. Il resto della giornata è stata trascorsa cercando di contenere i danni.

http://inagist.com/all/399300659063037952/

Siamo pronti a contrastare ogni possibile forma di  pressione da parte dei nostri alleati? Pressioni economiche, condite da velate minacce di influire negativamente sul nostro spread; pressioni diplomatiche; pressioni politiche, magari in veste di un aperto sostegno a partiti d’opposizione nel tentativo di favorire governi più inclini all’intervento; pressioni morali, con incessanti richiami alla solidarietà atlantica. Pensiamoci bene prima di rispondere al quesito. Soprattutto, non lasciamoci forzare la mano”.

Giuseppe Cucchi, Generale di Corpo d’Armata dell’Esercito Italiano, consigliere del Ministro della Difesa – Limes, settembre 2013, pp. 189-192

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/10/01/litalia-non-cada-nella-trappola-mediorientale-g-cucchi-generale-e-consigliere-della-difesa/

“La Casa Bianca domanda ai leader ebraici di non fare lobbismo per altre sanzioni contro l’Iran”.

Un titolo surreale, ma reale. E abbiamo anche appreso che Fabius è stato informato che, se la Francia non avesse sabotato le trattative, Israele avrebbe attaccato l’Iran (un bluff?)

http://www.timesofisrael.com/?p=744462

Questa faccenda non ha però NULLA a che vedere con gli EBREI. Ci sono importanti esponenti della comunità ebraica americana all’interno dell’amministrazione Obama che si oppongono alle politiche di Netanyahu. Il problema è il sionismo e il modo in cui viene usato da certi interessi forti transnazionali per ricavarne lauti profitti a spese del genere umano.

A differenza delle potenze occidentali, l’Iran ha rispettato integralmente i protocolli contro la proliferazione nucleare (anche se poteva legalmente abbandonare il Trattato di non-proliferazione nucleare), l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, la CIA e il Mossad (!!!) hanno ribadito che non esiste alcuna evidenza di un programma atomico militare iraniano, un programma atomico civile è perfettamente legale e le aperture iraniane erano state prese sul serio dalla Casa Bianca, da Bruxelles e da Berlino.

Anche perché il ministro degli esteri iraniano aveva lealmente contribuito a salvare la faccia di Obama nell’affare della linea rossa in Siria, prima del voto del Congresso.

Washington e Mosca non vogliono assolutamente farsi coinvolgere nell’ennesimo conflitto medio – orientale voluto da Israele e dalle petromonarchie, ma Parigi ha detto “non”. Si badi bene, la volta precedente è toccato a Londra e così sarà la prossima volta. Stanno equamente dividendosi il fardello del disprezzo del mondo.

La Francia, la potenza nucleare che ha fornito ad Israele il know-how per creare il suo arsenale atomico, non ha più una politica estera indipendente e obbedisce servilmente alla volontà di Israele e dei munifici emiri del Golfo – sì, sto insinuando: Hollande ha in programma una visita in Israele tra qualche giorno e “il principe Bandar avrebbe espresso loro l’intenzione di ridurre la cooperazione con gli Stati Uniti nelle operazioni volte a sostenere i ribelli siriani, rafforzandola invece con altri paesi, tra cui Giordania e Francia”.

http://www.ilmondo.it/esteri/2013-10-23/wsj-riad-pronta-ad-abbandonare-usa-protesta-siria-iran_347336.shtml

http://www.emptywheel.net/2013/11/09/after-reportedly-being-offered-saudi-weapons-sales-france-blows-up-iran-deal/

Sembra di essere tornati ai tempi di Pierre Laval.

Fabius avrebbe fatto naufragare qualunque accordo e continuerà a cercare di silurare le trattative. Il governo “socialista” francese, vigorosamente detestato dall’opinione pubblica francese come nessun altro prima, è un’onta per la storia del socialismo e una minaccia per la stabilità mondiale e per gli interessi italiani ed europei. Poiché, a parte gli inglesi, gli altri paesi europei si sono dissociati dalle posizioni francesi, la prossima mossa, se avessimo dei leader con la spina dorsale e non corrotti o ricattati con le intercettazioni, sarebbe quella di isolare la Francia all’interno dell’Unione Europea. Non succederà, perché questa è la classe dirigente peggiore del dopoguerra.

Nel frattempo il Consiglio Nazionale Siriano ammette di non avere più alcun controllo sui combattenti in Siria. Anche se volesse perseguire delle trattative con Assad la sua volontà sarebbe ignorata – la Siria sta diventando l’ennesimo Afghanistan

http://disquietreservations.blogspot.it/2013/11/update-on-syria-syrian-national.html

I sauditi non sono interessati a un semplice cambio di regime in Siria, ma allo smantellamento di una società eterogenea, laica e tollerante per istituire al suo posto un qualcosa di reazionario, particolarista, integralista, balcanizzato e settario che è arduo chiamare società.

Se Israele e i sauditi avversano le politiche mediorientali di Obama e Kerry significa che queste ultime sono essenzialmente positive per tutti. Forse è uno di quei casi in cui gli interessi statunitensi possono vagamente coincidere con quelli del mondo (magari anche solo come “meno peggio” e “male minore”).

La guerra di secessione delle élite e l’accordo di libero scambio transatlantico (Monbiot, dal Guardian)

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George Monbiot, uno dei giornalisti più quotati del mondo, spiega come le élite abbiano dichiarato guerra al resto dell’umanità, nel tentativo di effettuare una secessione definitiva dalle masse, scindendo l’umanità in caste.

George Monbiot, “La vera minaccia per l’interesse nazionale proviene dai ricchi e potenti”, Guardian, 15 ottobre 2013

La sovversione non è più quella di una volta. Oggi non rappresenta una forza significativa. Gli stati nazione sono minacciati da qualcosa d’altro: l’eversione dall’alto, la supereversione.

Questa assume forme diverse. Una è familiare, ma la tecnologia l’ha notevolmente migliorata: è la tendenza di agenti occulti e politici ad utilizzare lo Stato per ampliare poteri non democratici…[cita il caso della sorveglianza di massa]

In aggiunta a questi vecchi abusi troviamo ora i tentativi dei miliardari e dei loro luogotenenti di distruggere le funzioni dello Stato [cita il caso dello shutdown del governo federale americano, che ha costretto all’astensione dal lavoro centinaia di migliaia di impiegati pubblici].

Ciò avviene in nome di una classe che ha, di fatto, realizzato la sua secessione dal resto dell’umanità. Svincolata dalla tassazione e dalla cittadinanza, vola da una giurisdizione all’altra in cerca dei paradisi più favorevoli per la sua ricchezza. Si è rimossa così completamente dalla vita della nazione che utilizza sporadicamente persino le sue strade. Eppure, attraverso la privatizzazione e l’esternalizzazione, ha catturato i servizi pubblici da cui tutti noi dipendiamo.

Tramite l’utilizzo di un sistema di finanziamento politico non riformato [quello auspicato da Matteo Renzi, NdT], con effetti devastanti, questa classe sovversiva (supereversiva) esige che lo Stato smetta di regolare la vita pubblica, di proteggere, di intervenire. Quando questo abbandono produce crisi finanziaria, il resto dei contribuenti è costretto a tirare fuori dai guai gli autori del disastro, che poi depositano i loro bonus nei paradisi fiscali.

L’accordo sullo scambio transatlantico…il suo scopo è quello di creare un mercato transatlantico unico, in cui tutte le differenze normative tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea saranno gradualmente eliminate.

È stato negoziato in gran parte in segreto. Questa volta, non stanno solo cercando di abbattere le barriere del commercio internazionale, ma anche le “regolamentazioni tecniche, norme e procedure di approvazione”, in altre parole le nostre leggi, che riguardano la vita di tutti noi.

Un documento pubblicato lo scorso anno da due grandi gruppi di pressione industriali – la Camera di Commercio statunitense e BusinessEurope – spiega gli obiettivi del partenariato. Avrà un “requisito proattivo”, quello di guidare i governi nella riforma delle loro leggi. Il partenariato dovrebbe “riunire le parti interessate e i regolatori per riscrivere assieme le nuove regole”. Parti interessate è un eufemismo per multinazionali (e banche).

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/10/16/una-drastica-riforma-della-costituzione-e-una-priorita-per-chi/

Lo hanno voluto e lo stanno ottenendo. Le nuove leggi sulla proprietà intellettuale che hanno a lungo richiesteo, ma che i governi sovrani non avevano finora concesso – non da ultimo a causa della mobilitazione di massa – sono di nuovo sul tavolo, ma questa volta in gran parte inaccessibili alla protesta pubblica. Così come la protezione dei dati, degli appalti pubblici e dei servizi finanziari. Se qualcuno pensa che convincere il proprio governo a regolare i banchieri sia già abbastanza difficile, provi a immaginare cosa significhi appellarsi ad un accordo transnazionale mediato dalle multinazionali e “legittimato” dal consenso presunto di cittadini che non sono stati né informati né consultati.

Quest’accordo è un assalto diretto alla sovranità e alla democrazia.

http://www.monbiot.com/2013/10/14/elite-insurgency/

 

Senza risposte politiche, c’è solo la rivolta – elezioni europee 2014 contro il Grande Centro

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Nel 2013 stiamo discutendo di contrastare chi vuole restringere il nostro diritto ad informarci e cambiare idea. E’ angosciante che nessuna nuova conferma del livello di dispotismo camuffato che hanno raggiunto le cosiddette “democrazie occidentali” (sorveglianza capillare, tassazione sfrenata, proliferazione di norme che, se applicate in contemporanea, annullerebbero lo stato di diritto, guerre orwelliane, precariato cronico, insolvenza artificiosa e schiavitù del debito pubblico e privato, media totalmente compromessi con il potere, ecc.) sia sufficiente e farci capire che siamo come pecore tra lupi travestiti da pastori.

Tonino Perna, Alfonso Gianni – da il Manifesto

Il governo delle larghe intese, rafforzato dagli ultimi “comici” avvenimenti, non è un’anomalia italiana, ma ormai il modello che tende a prevalere in diversi paesi europei. Il grande centro, non è punto di equilibrio virtuoso tra forze contrapposte, ma lo stallo, il disperato tentativo delle classi dominanti di mantenere lo status quo, il segno di una politica diventata “amorfa”, incapace di trovare una forma ed un contenuto diversi dal neoliberismo e dall’austerity, per uscire dalla Grande Depressione che sta impoverendo, economicamente e socialmente, la grande parte della popolazione europea.
Per questo le prossimi elezioni europee sono una grande occasione per far sentire che esiste un’altra visione dell’Europa, una vera via d’uscita dalla crisi. Con una parola-chiave: riequilibrio. Riequilibrare per trasformare la società europea nel senso della democrazia, della giustizia e dell’equità. Questa crisi è il frutto di uno squilibrio: tra finanza ed economia reale; tra la cessione di sovranità di singoli stati e l’assenza di democrazia negli organi di governo della Ue; tra i redditi dei ceti medio-alti ed il resto della popolazione; tra produzione e un ambiente sempre più disarmato verso l’urto del consumo di territorio e sostanze inquinanti; tra classi dirigenti e il resto dei cittadini con un inedito deficit democratico; tra Nord e Sud Europa, con l’iniziale divario ormai diventato un abisso.

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La crisi è globale, ma in Europa le conseguenze sono più gravi perché più che vittima della crisi l’Europa lo è delle politiche delle classi dirigenti. Pertanto, per salvare l’Europa, per non affossarla – come faranno le forze centriste e dell’estrema destra nazionalista lasciate operare – dobbiamo imprimere una svolta radicale basata su alcuni elementi essenziali:
1) Un riequilibrio dei redditi, colpendo la rendita finanziaria, premiando il lavoro e l’occupazione, garantendo al contempo a tutte/i un reddito di base, allargando in senso universalistico il welfare europeo. Così da permettere un effettivo riequilibrio nella bilancia dei pagamenti tra i paesi esportatori del Nord e quelli importatori del Sud. Diversamente si accentuerà la distanza fra debito e credito nell’eurozona.
2) Un riequilibrio nel rapporto economia/ambiente, riconvertendo le produzioni inquinanti e favorendo le produzioni ecologicamente sostenibili, in luogo delle “grandi opere”, inutili ed inquinanti, programmando un capillare intervento di salvaguardia del territorio, oggi più che mai nudo ed indifeso di fronte ai cambiamenti climatici. Un vero programma di investimenti pubblici e privati a livello europeo.
3) Un riequilibrio nei rapporti democratici fra cittadini e organi di potere. Il peso delle decisioni va spostato sul parlamento, organo elettivo, non sugli organismi designati dai governi, in un’ottica di un’Europa federale.
4) Un riequilibrio fra i poteri della politica e quelli della finanza, oggi solo a vantaggio di quest’ultima. Con una revisione del ruolo della Bce e la piena occupazione tra i suoi obiettivi, il potere di prestare direttamente ai singoli paesi in difficoltà, diventare uno strumento di una politica sociale e non il dominus dell’economia. Significa tagliare le unghie alla finanza con la Tobin tax, l’eliminazione dei paradisi fiscali, la separazione delle banche commerciali da quelle di rischio, la drastica limitazione dell’uso dei derivati.
5) Un riequilibrio nel rapporto Nord/Sud spostando l’asse della Ue verso il Mediterraneo, attraverso una forte alleanza tra i paesi del Sud-Europa, a partire dalla ristrutturazione del debito pubblico. Esigerne la restituzione a tappe forzate come vuole il fiscal compact significa uccidere le economie più deboli e accrescere il debito stesso. Vogliamo salvare le popolazioni del sud, i profughi, i migranti dalle stragi a cui questa Europa neoliberista e tecnocratica li ha condannati, riducendo il mare nostrum a un immenso cimitero del migrante ignoto.

Tutto questo comporta una revisione dei trattati fondativi e la cancellazione di quelli successivi che strangolano le economie (fiscal compact). Questa è l’unica, realistica, strada per salvare l’unità europea, per evitare che l’euro sia un cappio insopportabile e funzioni solo a vantaggio delle economie più forti. Molti, in campo intellettuale e politico la pensano come noi, ma ancora manca una forza dotata di autorevolezza e consistenza che esprima questa visione e persegua con coerenza questi obiettivi. Questo problema si presenta in Italia in termini drammatici e urgenti.
Il “grande centro” ha definitivamente spazzato via le differenze tra centro-destra e centro-sinistra, ed il malcontento che sale in Europa può diventare appannaggio di forze di estrema destra e dell’astensionismo. Dobbiamo avere il coraggio di progettare un percorso unitario, sfruttando anche l’esempio positivo che ci viene da alcuni paesi europei, con forze e movimenti che si richiamino a questi valori e obiettivi essenziali, puntando sulla concretezza più che non sulle sigle o i richiami ideologici. Dobbiamo guardare a una grande alleanza euromediterranea, che sappia parlare anche ai popoli del Nord dell’Europa, un’alleanza di lavoratori, precari, disoccupati, di donne e di giovani, protagonisti di una nuova cooperazione Sud-Nord nella Ue e nel Mediterraneo.
Su queste basi pensiamo sia possibile costruire un nuovo schieramento politico, in grado eventualmente anche di partecipare alle prossime elezioni europee, in sintonia con le esperienze di sinistra d’alternativa di altri paesi europei, che si proponga di salvare l’unità europea trasformandola. Una forza radicale e di sinistra, sul piano dei valori, degli obiettivi e delle pratiche.
Vogliamo un’Europa di nuova generazione, perché ha bisogno di essere rifondata e nei giovani ha proprio futuro. Ci piacerebbe aprire una pubblica discussione.

TONINO PERNA
ALFONSO GIANNI

da il manifesto

Come dovrebbe essere, come si crede sia, come è realmente (disuguaglianza)

http://www.youtube.com/watch?v=D2blFO_0s80

If-us-land-mass-were-distributed-like-us-wealthheres-what-americans-think-wealth-distribution-looks-likebut-of-course-wealth-distribution-in-america-is-not-ideal-and-everyone-knows-thatwealth-inequality

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- il mondo non è mai stato così ricco: circolano beni per un valore di 241mila miliardi di dollari – ogni singolo adulto dovrebbe possedere oltre 50mila dollari (fonte: Credit Suisse)

- Il 41% della ricchezza mondiale è controllato dallo 0,7% della popolazione mondiale;

- Oltre l’83% della ricchezza mondiale è controllato dall’8% della popolazione mondiale;

- Il 70% della popolazione mondiale controlla il 3% della ricchezza mondiale;

In pratica, in questo momento, su questo pianeta, se ci sono 12 persone che devono dividersi 12 dollari, 1 se ne prende 10, le altre 11 se ne prendono 2.

FONTE: Credit Suisse

850 milioni di persone nel mondo soffrono la fame, un valore in aumento, essenzialmente a causa delle speculazioni sui prezzi delle derrate alimentari

UNIONE EUROPEA: L’austerità ha portato a questi risultati nell’Unione Europea: disoccupazione al 24%, 120 milioni di poveri o basso reddito (146 milioni negli Stati Uniti, ossia quasi metà della popolazione)

STATI UNITI: Nel 2012 17 milioni di americani hanno constatato di non poter arrivare a fine mese senza saltare dei pasti. 46,5 milioni di americani, pari al 15% della popolazione, vive sotto il livello di povertà. Un bambino su 7 vive in povertà.

Meno di un americano su quattro ha abbastanza soldi per coprire sei mesi di spese.

Meno del 20% della popolazione non ha preoccupazioni economiche.

Negli anni ‘70, un americano ogni 50 chiedeva dei buoni pasto. Oggi, circa un americano su 6,5

L’1% in cima alla scala sociale si è accaparrato il 95% della ricchezza prodotta nei quattro anni compresi tra il 2009 e il 2013.

il debito privato della “virtuosa” Danimarca è pari al 322% del reddito delle famiglie, ed è il più alto del mondo.

In Germania, il 25% degli occupati ha un lavoro precario, la stessa percentuale è pagata meno di 9,54 euro lordi l’ora. I corrieri dei pizza-express guadagnano attorno agli 1,59 euro l’ora per 40 ore di lavoro a settimana.

il tasso di povertà è arrivato al 16%, non lontano dalla media europea (24%), tenuta altissima dalla periferia europea. Il 10% della popolazione possiede il 53% della ricchezza, mentre metà della popolazione si deve accontentare dell’1% della ricchezza.

FONTE: “Rapporto del governo federale sulla ricchezza e la povertà in Germania”

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Durante un incendio nella foresta, mentre tutti gli animali fuggivano, un colibrì volava in senso contrario, con una goccia d’acqua nel becco. “Cosa credi di fare?” gli chiese il leone. “Vado a spegnere l’incendio!” rispose il colibrì. “Con una goccia d’acqua?” disse il leone, con un sogghigno ironico. E il colibrì, proseguendo il volo, rispose: “Io faccio la mia parte”. (Favola africana)

pensiero meridiano

La lotta di classe non è soltanto il conflitto tra classi proprietarie e lavoro dipendente. È anche «sfruttamento di una nazione da parte di un’altra», come denunciava Marx Il punto di vista del pensiero meridiano è il punto di vista dei Sud del mondo, dall'America Latina al nostro Mezzogiorno, quella parte della società schiava di squilibri ancor prima di classe che territoriali.

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