Seconda edizione Mini Expo WazArs – Comunicato stampa

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Sabato 20 settembre, dalle 17 alle 22 presso la Bookique di Trento (in via Torre d’Augusto 29, nel Parco della Predara), si terrà il “Mini-Expo della Creatività WazArs”, un evento che riunisce artisti, creativi e curiosi di ogni età.

Alla sua seconda edizione, questo evento, nato dall’iniziativa di Yayoi Nakanishi e Stefano Fait (ideatori del progetto WazArs), vuole promuovere l’artigianato artistico trentino (e non solo) e dare l’opportunità alle persone di incontrare di persona gli auto-produttori, fare domande, imparare da loro, cimentandosi con nuove tecniche, anche per capire il valore della manualità, della creatività e dell’ingegno che c’è dietro le opere in vendita.

Un’accurata selezione da parte degli organizzatori è garanzia di qualità e varietà delle creazioni, oltre che di disponibilità, competenza e simpatia degli artigiani-artisti provenienti da tutto il Trentino.

handmadescheduleMentre la prima edizione si rivolgeva a mamme e bambini, quest’edizione, che pure offre un laboratorio per bambini (5-10 anni) tenuto da Michela Bruni ecodesign (maggiori informazioni al 348 300 6609 – Facebook), ha un piglio giovanile, da aperitivo brioso, con un cocktail dedicato.

Le porcellane di Giorgia Brunelli (Giovelab) aggiungeranno un sapore internazionale alla kermesse.

Beatrice Lorenzini Girardelli di Mon Pastel è l’altra artigiana di questo trio di professioniste che offrono gratuitamente il laboratorio, SU PRENOTAZIONE al 345 350 8132 oppure con le pre-iscrizioni tramite il SITO dedicato (cliccate sull’artigiana/o che vi interessa).

Gli altri – stampa serigrafica, cuerda seca, gioielli in metallo (Facebook) e tessuto, accessori in camera d’aria – hanno un prezzo che va dai 10 euro in su, a seconda del costo dei materiali utilizzati.

La dimostrazione di legatoria medievale in stile steampunk è gratuita.

 

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L’ingresso è gratuito.

La musica dal vivo è degli Electric Circus (Facebook).

Maggiori informazioni sul sito dell’evento e la pagina FB di WazArs

Mini Expo WazArs dell’artigianato creativo – seconda edizione (20 settembre)

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Il 20 Settembre 2014 dalle 18 alla Bookique di Trento torna il Mini Expo della Creatività (prima edizione, immagini dell’esordio) alla sua seconda edizione!
Con musica, aperitivi, vari workshop, una serata dedicata a tutti i creativi!
Il parco della Predara sarà tutto per noi.
Il tema è “Contrasti”: Sole e Luna, Chiaro e Scuro, Duro e Morbido, Vivacità e Quiete.

Informazioni per chi desidera partecipare:
– la scadenza per avanzare la propria candidatura è il 25 agosto;
– per la selezione ci servono immagini delle creazioni più rappresentative e specialmente di quelle che si desiderano sviluppare in futuro + una descrizione del tipo di laboratorio che si intende offire al Mini Expo;
– il numero di posti disponibili è limitato ma questa manifestazione si ripete stagionalmente: ci saranno altre occasioni;

http://wazars.com/

Preludio alla Fondazione


a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

 

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Sì, lo so, è un viscido trucco per attirare lettori, però è anche un omaggio a un grande visionario ;o)

I prossimi anni saranno dominati da una completa revisione dei modelli di interazione economica e sociale, in parte su iniziativa dei piani alti della società globale, in parte in virtù dell’effervescenza innovativa umana.

Questa crisi deve diventare un’opportunità di evoluzione e non un pretesto per tirare a campare. Il declino non è il nostro futuro.

È una sfida enorme e serve la capacità di pensare l’avvenire, nell’ordine dei 20-30 anni futuri.

Le istituzioni esistenti, frutto dell’elaborazione intellettuale di centinaia di generazioni, non vanno azzerate per costruire qualcosa di radicalmente diverso. Quel che occorre fare è riempirle di contenuti, buone pratiche e persone lucide e di buona volontà.

Tra il gennaio 2003 e l’ottobre 2003 la Provincia di Trento ha chiesto alla prestigiosa Fraunhofer-Gesellschaft di farsi spiegare in che direzione sviluppare la R&S trentina fino al 2013.

Questo studio non ha tenuto conto della tradizione, delle aspirazioni, dei valori e delle convinzioni della popolazione. È stato calato dall’alto e dall’esterno un modello di sviluppo standardizzato, applicabile a Nairobi come a Portland o a Macao.

Il contrario di quel che ha poi raccomandato di fare il rapporto “Regional Foresight – Boosting Regional Potential” dell’ottobre 2006, commissionato dalla Mutual Learning Platform un’iniziativa della Commissione Europea che auspica il coinvolgimento delle regioni nell’edificazione di una società europea basata sulla conoscenza.

Serve un approccio innovativo che combini la prospettiva top-down e quella bottom-up, coinvolgendo gli enti locali, la loro organizzazione, la loro visione del futuro; il tessuto imprenditoriale, la sua storia, la sua organizzazione, le sue caratteristiche; le infrastrutture del sapere (formazione, ricerca, informazione) nel loro rapporto con il territorio; il capitale sociale, cioè a dire le reti associative, di solidarietà e fiducia, di responsabilità condivise; lo stato di avanzamento del dibattito pubblico sulle politiche e sullo sviluppo. In altre parole: i rappresentanti delle amministrazioni locali, università, imprese, camere di commercio, associazioni professionali e culturali, i media locali e, naturalmente, i cittadini.

Il Trentino non deve scimmiottare gli altri. Può adattare alle sue esigenze delle esperienze altrui e magari può anche insegnare qualcosa agli altri.

RISORSE E METODO

Non è vero che mancano le risorse. I depositi sui conti correnti bancari trentini sono saliti a quasi 10 miliardi 730 milioni di euro, un aumento di circa il 4%.

Enormi somme che potrebbero essere utilmente reinvestite a profitto dell’intera comunità attraverso borse di ricerca e di analisi finanziate tramite un sistema di crowd-funding civico trasparente, garantito dalle istituzioni.

In pratica la “società civile” commissionerebbe degli studi di interesse generale; oppure degli studiosi freelance (ricercatori, operatori museali, giornalisti, ecc.) si presenterebbero con un progetto di ricerca che abbia superato un primo vaglio degli esaminatori per ottenere dei fondi civici.

La loro reputazione sarebbe legata alla qualità dei risultati e all’autorevolezza che si sono conquistati in base alle valutazioni di assemblee di cittadini che devono decidere se e quanto sborsare di tasca propria.

In questo modo si sperimenterebbero nuove forme di associazionismo, responsabilizzazione e partecipazione civile.

Le persone comincerebbero a interessarsi all’informazione e alla scienza, ossia alla conoscenza nel suo complesso, che è l’architrave di una democrazia sana, di una società civile vitale.

Nascerebbero nuove questioni, nuove controversie, nuove ricerche.

Politici e cittadini commetterebbero meno errori, risparmiando risorse, grazie a una maggiore attenzione alla realtà, una percezione più obiettiva dei fatti, una maggiore capacità previsionale.

Questo processo è inevitabile. La tendenza globale è verso comunità sempre più autonome, cittadini sempre più sovrani, rapporti tra cittadini e istituzioni sempre più trasparenti e reciproci.

Tutto questo richiederà un grande senso di responsabilità e una costante procedura di due diligence applicata ad ogni livello, a partire dai cittadini.

Per coordinare queste attività servirà una Fondazione per un Futuro Responsabile in grado di facilitare l’emersione di una coscienza civile e di uno spirito di comunità, di un Trentino che attende di essere creato.

Un’agenzia indipendente (non pubblica) che si occupi stabilmente di mobilitare sapientemente le migliori risorse locali (e non solo), allo scopo di determinare assieme alla cittadinanza in che direzioni (innovazione tecnologica, sviluppo economico, riforme istituzionali, diplomazia e relazioni commerciali e culturali, adattabilità/resilienza e sostenibilità) il Trentino Alto Adige debba investire le sue risorse e acquisirne di nuove.

Sarà una fondazione che includerà anche un laboratorio d’idee (think tank) trentino, alpino ed europeo, sul modello di Trentino 33.

TEMATICHE

I dibattiti/colloqui, le attività e le pubblicazioni di questo forum multilingue, intergenerazionale, politicamente non schierato (si rivolge a tutte le forze politiche) ed interdisciplinare si svilupperanno essenzialmente lungo questi assi tematici principali:

Tema 1: Quale ruolo europeo per il Trentino Alto Adige entro il 2034? Sostenibilità flussi commerciali e di trasporto, relazioni diplomatiche con le regioni limitrofe, reti scientifiche, economiche e culturali: intensità degli scambi;

Tema 2: Economia e sviluppo: come intendiamo sviluppare l’economia regionale nel contesto globale entro il 2034? Determinare i punti di forza, resilienza e sostenibilità, le aspirazioni nel contesto globale, rischi e opportunità, fabbisogno di competenze, la formazione, la conoscenza, il potenziale di ricerca e innovazione, i servizi erogabili, la tenuta della rete dello stato sociale;

Tema 3: Ambiente e risorse: che qualità ambientale e gestione delle nostre risorse auspichiamo per il 2034? Come mettere a frutto le competenze locali relative alla resilienza traducendole in un vettore di sviluppo? Che tipo di stile di vita e di sviluppo è compatibile con un contesto ambientale sano?

Tema 4: Stile di vita: che stili di vita e relazioni sociali rendono la società più resiliente e a misura di uomo e donna? Qualità culturale, qualità del lavoro, sviluppo personale, ambiente di vita, apertura sul mondo, creatività, spirito d’iniziativa, organizzazione del tempo, rapporti di lavoro, ecc.

Tema 5: Aree urbane: che urbanizzazionevogliamo di qui al 2034? Migliorare la qualità della vita, la coesione sociale, i rapporti con le aree extra-urbane e con l’ambiente (Trento Green Capital)

Tema 6: Istituzioni, associazioni, coinvolgimento della società civile: quali riforme istituzionali, partenariati pubblico-privato e che tipo di partecipazione civica alle principali decisioni di pianificazione e sviluppo abbiamo in mente?

Tema 7: Trasporti: come soddisfare le esigenze di mobilità e cambiamenti di stili di vita e d’impresa nell’orizzonte temporale di 20 anni?

INTERNAZIONALIZZAZIONE

La Fondazione, inserita in una rete planetaria di hub che collegano organizzazioni con finalità e sensibilità convergenti (Parigi, Alsazia, Gran Bretagna, Giappone, Bologna, Ginevra, ecc.) eserciterà un ruolo di consulenza, sarà una palestra di democrazia partecipata, un ambiente di discussione di questioni strategiche e di progetti di interesse generale, un motore promozionale di best practice.

La sua missione sarà quella di fare del Trentino Alto Adige un laboratorio di trasformazione e miglioramento ispirandosi all’esempio americano e a quello elvetico; fare di Trento e Bolzano (unite da trasporti pubblici di nuova concezione) un polo d’attrazione di risorse e cervelli e una capitale diplomatica alpina in cui si partecipi alla formulazione di una “Dichiarazione di Autonomia, Pace e Prosperità” che integri e aggiorni localmente la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, nell’ottica della stesura del terzo statuto di autonomia e della riforma della Regione Trentino Alto Adige.

DOVE?
La sede sarà nel quartiere-distretto delle Albere.

Tolomeo I fece erigere la Biblioteca di Alessandria – accessibile a tutti i cittadini (di ogni fede, colore della pelle, genere, come la celebre Ipazia) – accanto al Muse(o), il tempio dedicato alle Muse che ospitava poeti, filosofi, filologi, astronomi, geografi, medici, storici, artisti.

Le Albere ospitano una grande biblioteca e il MUSE: ci sarà anche la Fondazione.

VALUTAZIONE DEL SUO OPERATO

Il successo delle campagne di crowdfunding fornirà un immediato, democratico e trasparente criterio di valutazione per la performatività dell’agenzia che dovrà essere percepita come uno strumento al servizio della comunità, non di interessi privati.

http://www.futurables.com/fondazione-per-un-futuro-responsabile/

Le 72 ore senza compromessi di Gesù – Web Caffè Bookique 19 marzo

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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http://www.futurables.com/2014/03/15/72-ore-spese-bene/

Le persone che fanno leva sui punti più deboli della natura umana sono quelle che fanno di gran lunga più soldi di tutti gli altri messi insieme. Le persone sono disposte a pagare di più per dei servizi che soddisfano il desiderio di eccitazione, l’autoinganno, la vanità, il piacere. Sono quelle le situazioni in cui le persone si sentono più vive, non quando ascoltano un’insegnante premurosa o sono assistite da un infermiere capace in ospedale. Questo potrebbe apparire come ingiusto, ma il denaro non ha a che fare con la giustizia, bensì con le emozioni e con l’apprendere a gestirle… Tempo e denaro sono al centro di analoghe illusioni. La proliferazione del desiderio è stata la base della nostra economia capitalistica. Non è la soddisfazione del desiderio, ma la creazione di desideri artificiali. Le persone non hanno bisogno del 99% dei prodotti immessi sul mercato. Se i cosiddetti desideri “normali” fossero soddisfatti, allora l’economia crollerebbe. L’economia si basa su illusioni e falsi desideri. Chi ha bisogno di 20 tipi di succo d’arancia al supermercato? È qui che entra in gioco la questione del tempo. A causa di tutti questi desideri dobbiamo lavorare per molte più ore e molto più duramente per poterceli permettere e poi abbiamo troppo poco tempo per acquistare i prodotti o servizi, per non parlare di goderne. Questo, a sua volta, è un riflesso della vita nelle nostre teste che ci mantiene continuamente impegnati con i nostri desideri di futuri possibili. Il tempo sembra quindi scorrere sempre più velocemente. Semplicemente non abbiamo abbastanza tempo per fare tutto quello che pensiamo di dover fare, non abbiamo nemmeno il tempo di fare ciò che realmente dobbiamo fare. Questa è la povertà di tempo. Proprio come nel caso del denaro, con il tempo stiamo assistendo alla perdita di valori e del senso di cosa sia un essere umano. È una crisi molto grave, e non potrà andare avanti così ancora a lungo.

 Jacob Needleman, intervista

Interrogato dai farisei: «Quando verrà il regno di Dio?», rispose: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: Eccolo qui, o: eccolo là. Perché il regno di Dio è in mezzo a voi!»

Luca 17: 20-21.

Perché il regno di Dio non consiste in vivanda né in bevanda, ma è giustizia, pace ed allegrezza nello Spirito Santo. Poiché chi serve in questo a Cristo, è gradito a Dio e approvato dagli uomini. Cerchiamo dunque le cose che contribuiscono alla pace e alla mutua edificazione.

Paolo, Romani 14:17-20.

Perché il regno di Dio non consiste in parole, ma in potenza/energia. Che volete? Debbo venire a voi con il bastone, o con amore e con spirito di dolcezza?

Paolo, 1 Corinzi 4: 20-21

Gesù non era un rivoluzionario politico.

Per lui l’Apocalisse era la rivelazione che il Regno di Dio è già tra noi e in noi, è un regno sociale e spirituale, in cui la Coscienza guida le nostre azioni e quindi le trasformazioni sociali e politiche (non in maniera casuale e controproducente).

Secondo Gesù l’azione umana non illuminata dallo Spirito causa solo divisioni e diatribe. Il diavolo è precisamente colui che divide.

Malkutha è la parola aramaica per regno e la radice mlkh è anche quella per consiglio. Quando preghiamo “venga il tuo Regno” stiamo invocando la guida di forze spirituali e divine già presenti dentro di noi. Il regno è la presenza divina, la sovranità divina, non è un dominio terreno o ultraterreno come ce lo potremmo immaginare.

Nessun potere terreno può raddrizzare il legno storto dell’umanità, senza essere guidato da una coscienza illuminata.

Con il passare del tempo il numero di miracoli compiuti da Gesù si riduce a zero. Eppure non chiede nulla a nessuno, se non ospitalità in cambio dei suoi insegnamenti. Il minimo indispensabile. Dio vede e provvede.

Gesù è moralmente e spiritualmente esigente, non lo è materialmente. Gesù non acquista nulla. Dà e riceve in un costante flusso di scambi che non priva nessuno di niente, perché nessuno accumula più di quanto sia necessario. Non c’è un senso di inappagamento nel suo mondo, non c’è noia, non c’è frustrazione e quindi non c’è shopping compulsivo, c’è consumo ma non c’è consumismo.

C’è beatitudine, il piacere di un lavoro ben fatto e di un’interazione umana rispettosa, umana, onorevole.

Questo è il Regno.

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https://www.facebook.com/events/235607089896405/

CasaPound, Alba Dorata, Breivik – Combattiamo le idee, non le persone

 a cura di Stefano Fait

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Casa Pound arriva a Trento, forte dei suoi 50mila voti scarsi

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alcune reazioni

Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale…I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi...I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale. Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.

Costituzione della Repubblica italiana (articoli 16, 17, 18)

“Uccidere i fascisti non è un reato” stava scritto sulla mia scuola, anni fa. Ho sempre odiato quello slogan. E detesto i fascisti.

Paolo Ghezzi

Un mondo fondato sulle quattro libertà umane: la libertà di parola e di espressione, la libertà per ogni persona di pregare Dio nel modo che preferisce, il diritto di vivere al riparo dall’indigenza e il diritto di vivere al riparo dalla paura.

Franklin D. Roosevelt, 6 gennaio 1941

In realtà, la libertà è aristocratica, non democratica. Dobbiamo riconoscere, sconfortati, che la libertà è cara solo a chi pensa creativamente. Non è necessaria per chi non dà valore al pensiero. Nelle cosiddette democrazie, che si fondano sul principio della sovranità popolare, una proporzione considerevole della cittadinanza non possiede ancora la consapevolezza di essere libera, di recare con sé la dignità della libertà

Nikolaj Aleksandrovič Berdjaev, “Regno dello Spirito e Regno di Cesare”, 1951

La libertà di espressione si afferma e si difende anche con l’ascolto di chi non la pensa come noi e magari utilizza metodi che non condividiamo. Questo non significa accettare acriticamente tutto ma penso sia necessario portare eventualmente chi professa idee contrarie alle nostre sul terreno del confronto, anche aspro ma sempre entro i limiti della tolleranza. La cultura della pace si coltiva anche in questo modo, smascherando quella che si definisce la banalità del male.

Roberto Maestri

CasaPound non è Alba Dorata. Ezra Pound non è Breivik.

Si definiscono “fascisti del terzo millennio”. Fascisti anti-xenofobi (“Nel Dna di Casapound non è contemplata la xenofobia” – homepage, 2011) e favorevoli al riconoscimento delle unioni di fatto tra cittadini dello stesso sesso. Come tutti i rosso-bruni, ammirano Mussolini (specialmente quello “sociale” di Salò, burattino nelle mani di Hitler e volonteroso complice dell’Olocausto) e, non sporadicamente, Hitler stesso, ma anche Che Guevara e Pier Paolo Pasolini.

Pound, poeta esoterista antisemita rosacrociano, l’uomo che, dopo la morte di Hitler, definì quest’ultimo “una Giovanna d’Arco, un santo. Un martire. Come molti martiri, porta con sé visioni estreme”, era anche ammiratore di Lenin e Stalin (così tipico di tutte le personalità autoritarie: rosso o nero, basta che sia granitico-fallico).

Per tre anni dimorò a Tirolo, capitale del Tirolo storico, dove gli è stato dedicato un centro studi.
Nei “Canti Pisani” interloquisce con Marinetti:

“Vai! Vai! Da Macalè sul lembo estremo del gobi, bianco nella sabbia, un teschio CANTA e non par stanco, ma canta, canta: -Alamein! Alamein! Noi torneremo! NOI TORNEREMO!-” “Lo credo”, diss’io, e mi pare che di codesta risposta ebbe pace” (72).

E fa una dedica ai volontari della Repubblica di Salò:

“Gloria della patria!…Nel settentrion rinasce la patria, / Ma che ragazza! / che ragazze, / che ragazzi, / portan’ il nero!” (73)

C‘è poco da aggiungere: “fascisti del terzo millennio”.

Eppure Ezra Pound godette della stima di Dag Hammarskjöld, segretario generale della Nazioni Unite, una delle figure che più ammiro in assoluto.

Ora arrivano a Trento: “Città blindata e alta tensione per l’inaugurazione di Casa Pound a Trento, oggi. In occasione dello sbarco in città del movimento neofascista, le associazioni di sinistra hanno organizzato una serie di manifestazioni di protesta. La festa per l’apertura di casa Pound è prevista per le 13, ma fin dalla mattina ci saranno manifestazioni di protesta. Alle 10, in piazza Pasi, il neonato Coordinamento unitario antifascista del Trentino ha organizzato un sit-in democratico in piazza Pasi. Ma il clou delle manifestazioni di protesta sarà alle 14 in piazza Dante dove il Centro Sociale Bruno ha promosso un’assemblea antifascista dal titolo più che eloquente: «No nazi in my town». Sono attese almeno 700 persone anche da fuori città”.

http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2013/11/09/news/casa-pound-oggi-la-citta-sara-blindata-1.8077255

Che si fa?

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L’ESTREMA DESTRA IN EUROPA E NEGLI STATI UNITI

Gli eccidi perpetrati negli Stati Uniti e nel Nord Europa da giovani neonazisti super-armati, da integralisti islamici, da neocrociati norvegesi islamofobi, hanno prodotto un sottofondo di costante tensione che autorizza implicitamente i governi a restringere le libertà civili di tutti i cittadini in nome della sicurezza. Nel corso del suo processo, Breivik in persona ha dichiarato che il suo obiettivo, nel breve e medio periodo, era quello di provocare una caccia alle streghe contro gli estremisti cristiano-nazionalisti come lui, perché solo così si sarebbe prodotta quella polarizzazione che innesca processi di radicalizzazione, “man mano che sempre più persone perdono fiducia e fede nella democrazia”. I nuovi radicali sarebbero poi stati reclutati [ma da chi?] per proteggere i popoli europei autoctoni e le loro culture dalla minaccia islamica, con l’uso della forza.

Una vera e propria strategia della tensione finalizzata alla sistematica destabilizzazione dello stato diritto, quasi certamente condivisa da altri attivisti con i quali si teneva in contatto, e che è sostanzialmente identica a quella descritta da Osama Bin Laden nei suoi farneticanti videomessaggi.

Possiamo escludere che quest’odio verso lo stato non si tradurrà, prima o poi, in azioni apertamente eversive, di stampo brigatista?

Negli anni bui del dopoguerra, le forze a difesa della democrazia e dello stato di diritto hanno trionfato, in Italia e in Germania. Lo si è fatto allora, lo si può rifare.

La Norvegia ci ha indicato la strada giusta, quella della dignità (verdighet). Le autorità e la popolazione norvegese si sono comportate con dignità, decoro, civiltà, umanità. Il rispetto che hanno dimostrato per l’imputato che si è comportato come un mostro, ma resta pur sempre un essere umano, onora la Norvegia e la democrazia. È certamente vero che gli è stata data la possibilità di avere un’audience mondiale a cui rivolgersi per comunicare il suo pensiero, ma è un prezzo che è stato ampiamente ripagato dall’effetto di questa sua performance. Molti dei sopravvissuti, dopo averlo visto al processo, si sono sentiti sollevati nel vedere un piccolo uomo con una vocina sottile. Tutt’altra cosa rispetto al carnefice di Utoya. Il mostro è stato esorcizzato, ed è tornato a essere un ometto viziato con la vocetta immatura.

Oggi oltre 40mila persone si sono trovate nel centro di Oslo per cantare insieme “Bambini dell’arcobaleno” (“Barn av regnbuen”), un adattamento in norvegese della canzone “Rainbow Race” di Pete Seeger del 1973. Lo hanno fatto come atto dimostrativo contro Anders Behring Breivik, l’autore degli attentati a Oslo e della strage di Utøya del luglio dello scorso anno, che nel corso del proprio processo ha detto di odiare la canzone di Seeger. Secondo Breivik la canzone ha contenuti chiaramente di stampo marxista e verrebbe utilizzata per fare il lavaggio del cervello ai bambini… Il testo della versione norvegese parla di un cielo pieno di stelle, del mare azzurro e di terre piene di fiori, dove vivono i bambini dell’arcobaleno. È una canzone di speranza, che invita a cercare il bene e a convivere in pace insieme, evitando la violenza”.

http://www.ilpost.it/2012/04/26/la-canzone-odiata-da-anders-breivik/

I norvegesi hanno ascoltato Breivik e gli hanno chiesto di ascoltare. Hanno sorpreso il mondo. Alcuni sono rimasti sbigottiti e negativamente impressionati. In realtà non è che non ci sia rabbia e desiderio di vendetta, in Norvegia, è che la cultura locale è una sorta di viatico a quell’ideale di disciplinamento delle emozioni che può essere riscontrato anche in Giappone e che avrebbe piacevolmente sorpreso Spock, o gli stoici, o i buddhisti, o i taoisti.

Questa umiltà, semplicità, padronanza di sé, rispetto per la dignità delle persone e per la diversità (“infinita diversità in infinite combinazioni”, direbbe Spock), ragionevolezza, sollecitudine, pacatamente ma senza fatalismo, l’espressione del dolore che non diventa esibizione, può sembrare quasi disumana, inquietante. È probabile che in diversi casi lo sia, o quantomeno sia una maschera per l’ipocrisia, il cinismo e un malcelato impulso autoritario (es. film “Festen” e tirannia umanitaria).

Ma, in questo caso, i norvegesi, con il loro atteggiamento, hanno comunicato a Breivik e a quelli come lui che i loro valori sono agli antipodi dei suoi e sono prevalenti, vale a dire che la sua crociata era persa in partenza. Si aspettava di essere ucciso dalle forze dell’ordine, oppure torturato. Non è successo nulla di tutto questo. Il principio guida è stato: non ci farà diventare come lui, altrimenti avrà vinto.

Re Haakon VII, che ha regnato tra il 1905 e il 1957, dichiarava di essere anche “il re dei comunisti”. Re Harald V ha annunciato alla popolazione che è anche “il re dei musulmani, sikh, ebrei e indù norvegesi”.

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LIBERTÀ D’ESPRESSIONE

Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Art. 19 della Dichiarazione universale dei diritti umani

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Art. 21 della Costituzione della Repubblica italiana

Viviamo in un mondo spaventato dalla libertà. Il politicamente corretto soffoca preventivamente il pensiero critico, chiamando in causa il dovere di rispettare le sensibilità altrui (!!!). Certe idee non solo non possono essere espresse, ma non devono essere neppure concepite. Si cerca di proibire per legge persino a degli accademici di fare storiografia. Certe figure istituzionali sono poste automaticamente al di là del diritto di critica. I media impediscono a certi comici o a certi intellettuali di venire a contatto con lettori e spettatori. Intanto le comunicazioni dei nostri politici sono registrate sistematicamente per poterli ricattare o manipolare.

Chi è veramente libero di dire ciò che pensa all’alba del terzo millennio?

Com’è possibile che la popolazione occidentale abbia accettato passivamente tutto questo?

Non si dovrebbe avere paura di questa libertà, che include anche la libertà di non rispettare le idee altrui (pur rispettando l’interlocutore), di canzonare e di rappresentare un inconveniente per le opinioni altrui.

Un principio cardine della costituzione come la libertà d’espressione non può essere fatto valere in certi casi ed ignorato in altri, anche perché una parola è una parola e non serve dare alle parole più peso di quel che meritano. Non siamo automi che rispondono meccanicamente a sollecitazioni verbali e le nostre personali credenze non sono tutelate da alcun diritto inviolabile a non essere messe in discussione, con tutto il tatto ed il senso di responsabilità necessari. Sono le parole o gli atti che distruggono le persone e le cose? Un effetto indiretto è moralmente equivalente a un effetto diretto? Le parole esercitano un’influenza sulle persone solo se queste decidono che così dev’essere, perché attribuiscono credibilità ed autorevolezza a chi le pronuncia e perché vogliono o temono che il messaggio sia vero. Le parole hanno potere solo se chi le ascolta o legge glielo conferisce. Altrimenti sono solo vibrazioni nell’aria. Dunque attribuire uno speciale potere alle parole è una semplice credenza che ciascuno può respingere coscientemente. Se certe parole ci irritano la responsabilità è nostra, perché lasciamo che ciò avvenga. Possiamo forse plasmare il prossimo in modo da costringerlo ad essere più sensibile? Sarebbe giusto? È sbagliato cercare di controllare gli altri, è una forma di manipolazione tanto deprecabile quanto l’uso di parole al fine di ferire la sensibilità altrui. E siccome non è giusto controllare gli altri, non è nemmeno giusto censurare gli altri.

Senza la libertà di dire qualcosa di sconveniente non c’è libertà. Se le mie azioni sono giudicate in base alla sconvenienza, potrò fare solo quello che gli altri mi consentono graziosamente di fare e, poiché moltissimi sono suscettibili e permalosi, ciò decreterebbe la morte della libertà

Le società democratiche sono conflittuali perché sono formate da esseri umani con punti di vista anche molto diversi riguardo alla realtà, ciascuno convinto che il suo sia più fedele al vero. Nessuno di noi è consapevole dell’intera estensione delle sue credenze e convinzioni e ancor meno di quanto unica e peculiare sia la sua percezione della realtà. 

La libertà di espressione consente a superstizioni, preconcetti e pregiudizi di essere vagliati, separati e respinti dal maggior numero possibile di persone, che potranno invece avvalersi delle idee originali e promettenti. È quindi nel nostro stesso interesse rispettare la libertà del nostro prossimo di dire la sua, anche quando ci infastidisce, ci sciocca, c’indigna, ci oltraggia, ci disgusta, ci ferisce. Solo difendendo la libertà altrui posso continuare a difendere la mia, anche se questa libertà sarà da loro impiegata per ridursi in un angolo, per scegliere di condurre una vita convenzionale, di rinunciare a esercitare i propri diritti, di consegnarsi a rapporti vincolanti, affiliazioni soffocanti, appartenenze totalizzanti.

Se la ricerca della verità e dell’autenticità li conduce in quei paraggi, allora hanno la prerogativa di comportarsi di conseguenza senza che una tutela paternalistica li inibisca, senza trattarli come degli infanti plagiabili, plasmabili, eternamente sprovveduti, inculcando in loro il sospetto di esserlo veramente anche quando si tratta di una mera divergenza d’opinioni. Soprattutto, nessuno osi censurare il prossimo per il mero fatto di essersi permesso di esprimere un punto di vista differente. 

La casa comune dell’umanità che verrà, nel Mondo Nuovo dovrà essere tollerante. Se noi stessi decretiamo che un diritto universale non è più universale, ma vale solo quando pare a noi, la nostra credibilità ed autorevolezza saranno compromesse, la forza di quel principio sarà compromessa, la possibilità di tutelare le persone vulnerabili in nome di quello stesso principio sarà compromessa.

Se la nostra casa comune avrà timore di idee diverse, allora non avrà un futuro. Un soffio e il castello di carte cadrà: “Far apparire come necessario ciò che è assurdo – che si debba difendere il “mondo libero” rendendolo meno libero, salvare la civiltà occidentale minacciando i principi della sua identità –, e dall’altro cerca di rendere credibile ciò che è incredibile, ovvero che si possa diffondere nel mondo la libertà con l’occupazione militare, instaurare la democrazia con la coazione, istituire l’autonomia con l’eteronomia” (Bovero, 2004, p. X).

La libertà che conta è quella da forze e circostanze che trasformano l’uomo in una cosa e la sua vita interiore in un processo meccanico, automatico, prevedibile, inerziale, come la materia stessa. Se la libertà è come un volo, allora più si mozzano le ali per circoscriverla, più basso ed incerto sarà il volo stesso, a discapito dell’intera comunità. Non si può essere sicuri, nel volo, la libertà non è rassicurante, non dà garanzie, ma è l’unico modo che ci è dato di essere autentici (di non limitarci ad essere ciò che gli altri hanno stabilito per noi) e di diventare più vivi (gioia di vivere) e consapevoli, come il prigioniero rilasciato nella parabola della caverna di Platone. A quel punto la sicurezza che si acquista sarà più stabile, più affidabile, ma mai completa.

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CASA POUND A TRENTO

Trento può fungere da modello? Può incarnare il cambiamento che vuole vedere nel mondo? Può vedere una sfida laddove altri vedono unicamente una minaccia? Può odiare il fascismo ma vedere nei membri di CasaPound prima di tutto degli esseri umani con dei diritti fondamentali, poi dei cittadini con dei diritti civili, poi degli avversari da sfidare sul terreno delle idee e dei valori e infine dei fascisti?

Non vorrei che la formula della “banalità del male” diventasse una scusa per trovare demoni anche dove non ce ne sono e inscenare crociate, cacce alle streghe, “sante” inquisizioni, che servono solamente a estremizzare chi le subisce e chi le compie.

L’importante è che il Trentino divenga un territorio esente da fascismo per scelta, perché si dimostra un terreno infecondo per il fascismo, perché la sensibilità della popolazione l’ha immunizzata. Non per bullismo. Il bullismo lasciamolo ai fascisti.

È peraltro giusto e necessario che una comunità si mobiliti pacificamente e costruttivamente per testimoniare il suo pensiero, come hanno fatto meravigliosamente bene i norvegesi con Breivik, cantando la canzone che lui più odiava.

E poi rimane sempre la satira – la satira intelligente, che fa pensare, non quella pecoreccia, che spegne il senso critico –, che funziona eccellentemente quando dall’altra parte non c’è volontà di dialogo (e questo non va imposto).

Candidati trentini, dite la verità agli elettori: il loro mondo sta per cambiare e non possiamo tirare a campare

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Esiste una lotta di classe, è vero, ma è la mia classe, la classe ricca, che sta facendo la guerra, e la stiamo vincendo

Warren Buffett, miliardario

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I nostri candidati parlano di sacrifici e di cambiamento nella continuità, ma questa è un’impossibilità. Non prendiamoci in giro.
Non ci può essere alcuna continuità, perché chi dirige il sistema economico globale è passato ad un’altra fase, che noi subiremo, che sarà dolorosissima e che, proprio per questo, genererà una reazione, un risveglio e, ci auguriamo, degli anticorpi.

http://www.newstatesman.com/politics/2013/10/russell-brand-on-revolution

I nostri candidati possono tirare a campare, oppure possono preparare, senza esporsi troppo, ciò che verrà dopo. Quel che verrà dopo sarà comunque radicalmente diverso da ciò che c’è adesso.
Dunque, in questa fase, “stabilità”, “unità”, “continuità”, “coesione” sono termini vuoti o ingannevoli e chi li usa deve capire che daranno il tono alla loro reputazione di domani.

Mi permetto di ricapitolare gli eventi di questi anni, affinché i lettori/elettori possano capire cosa ci attende e affinché gli eletti si rendano conto che saranno in prima linea ed è meglio che si preparino.

“Quella dei derivati «è una bolla che mette a rischio l’economia mondiale». Lo ha detto il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, intervenendo ad un convegno al Vicariato. «I derivati hanno prodotto un debito potenzialmente immenso, pari a dieci volte il Pil mondiale e di entità tale che nessuno sarebbe più in grado di pagare anche a causa di pratiche che sono diventate azzardo morale», ha detto criticando il comportamento degli operatori: «il profitto a breve termine non può essere l’unico obiettivo»”.

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2013-01-31/vegas-consob-rischio-bolla-215748.shtml

In questa fase, invece di creare ricchezza il settore finanziario, come un tumore in un corpo sano (cleptocrazia, circa il 3-5% della popolazione mondiale), si limita a creare credito, usandolo per spingere in alto i prezzi degli immobili e far aumentare il costo della vita, e di conseguenza anche il fardello del debito privato e pubblico (le persone e gli stati si indebitano sempre più per ottenere gli stessi beni di un tempo), stroncando qualunque prospettiva di crescita reale, tangibile:

http://www.telegraph.co.uk/finance/newsbysector/constructionandproperty/10301510/Barclays-chief-warns-of-housing-bubble.html

http://www.theguardian.com/business/2013/sep/11/record-number-estate-agents-housing-bubble

http://www.bloomberg.com/news/2013-09-15/no-confidence-in-china-markets-inflates-housing-bubble.html

http://www.teleborsa.it/News/2013/06/11/nel-regno-unito-si-torna-a-parlare-di-bolla-immobiliare-644.html

http://keynesblog.com/2013/04/10/la-prossima-bolla-immobiliare-made-in-uk/

http://www.nytimes.com/2013/09/29/business/housing-market-is-heating-up-if-not-yet-bubbling.html

http://finance.townhall.com/columnists/politicalcalculations/2013/10/06/is-the-second-us-housing-bubble-beginning-to-peak-n1717919/page/full

Per gli aggiornamenti: Jesse Colombo, “uno dei dieci esperti che hanno previsto il collasso finanziario” (London Times)

http://www.thebubblebubble.com/home/about/

NOTA BENE: la Provincia di Trento (come quella di Bolzano), con i suoi contributi per gli alloggi delle giovani coppie, non fa altro che gonfiare una bolla immobiliare locale che fa molto comodo agli speculatori che così si liberano di titoli tossici. Renderà insostenibile la vita in città, in assenza di un corrispondente e utopico rialzo dei salari e di una costante crescita dell’occupazione
Per capire questo meccanismo, minuto 12

Così cittadini e nazioni lavorano per pagare i debiti, non per acquistare beni e servizi che producono impiego. la vera riserva valutaria mondiale non è certo il dollaro, ma il debito. Le banche e le nazioni si stanno scambiando debiti (= schiavi per debiti) e il debito è prodotto dalle banche e con esso le crisi del debito, che servono a sminuzzare la sovranità delle nazioni e dei cittadini e fare man bassa dei beni comuni, Le banche centrali non stanno lavorando per i governi e i cittadini. Sono le nazioni che lavorano per le banche centrali (inclusa la Germania di Angela Merkel o gli Stati Uniti di Obama, o il Giappone di Abe).

Il risultato è che, invece di pagare le tasse al governo, stiamo pagando un pizzo alle banche.
Dev’essere chiaro che nessun paese è in grado di ripagare i suoi debiti: l’attuale sistema richiede che le economie crescano del 3% per riassorbire la disoccupazione e il debito. In altre parole, il Pil dovrebbe raddoppiare ogni 17 anni. Nessuno può crederlo possibile, non finché la crescita sarà a base di bolle destinate ad esplodere. In cambio, senza crescita, l’esito finale sarà il trasferimento del debito dal pubblico al privato, la fine del welfare e l’avvento di uno stato corporativo-tecnocratico-poliziesco di oligarchie monopolistiche (es. Cina, Singapore, oppure Nea So Copros, in “Cloud Atlas”). Un nuovo ordine che può sussistere solamente finché la classe media non sarà ridotta alla sussistenza.

Tutto questo potrebbe essere scongiurato se i politici riconducessero il settore bancario nei suoi binari, quelli del servizio alla comunità

http://www.forbes.com/sites/stevedenning/2013/03/17/three-essential-measures-to-make-banks-safe-again/

proprio come intendono fare Syriza in Grecia e il partito ecologista inglese
http://www.positivemoney.org/2013/09/green-party-passed-a-motion-to-place-money-creation-into-public-hands-and-end-fractional-reserve-banking/

Purtroppo i nostri rappresentanti politici tacciono e acconsentono (o collaborano):

Constatiamo il declino della politica, fino alla pantomima dei suoi riti: personaggi inconsistenti, che talora si presentano come “tecnici”, rivelandosi così esecutori di volontà altrui; “posti” come posta d’una lotta che, usurpando la parola, continua a chiamarsi politica; nessun progetto dotato d’autonomia; parole d’ordine tanto astratte quanto imperiose: lo chiedono “i mercati”, la “Europa”, lo “sviluppo”, la “concorrenza”. Questo degrado, che si manifesta macroscopicamente come immobilismo e consociativismo, è la conseguenza di quello che è oggi il vero “nucleo del potere”. Per poter essere contrastato con i mezzi della democrazia, deve essere innanzitutto compreso, senza fermarsi solo a deplorarne le conseguenze, scambiandole con le cause…Il nostro compito, nel piccolissimo che è alla nostra portata, è di questa natura. Il che significa innanzitutto rifiutare il ruolo di consulenti che con tanta abbondanza questo sistema di sterilizzazione della politica offre a chi ci sta. Sarebbe già una bella rivoluzione.

Gustavo Zagrebelsky, Repubblica, 6 luglio 2013

Monti lo annunciò, il 16 ottobre 2011 sul Corriere, un mese prima di divenire Premier: “Siamo già oggetto di “protettorato”: tedesco-francese e della Banca centrale europea”. Il protettorato ha assunto fattezze più civili, ma protettorato resta. Inutile continuare a dire che siamo sull’orlo del commissariamento. Ci siamo dentro, come Atene, Lisbona, Dublino, Madrid. A forza di fissare l’abisso, l’abisso guarda dentro di noi e ci inghiotte. Se le cose non stessero così, non ci allarmeremmo: “Chi sarà capace di parlare con Draghi, dopo Monti e Letta?” In altre parole: chi amministrerà, conscio di non essere che un reggente?…Ne consegue l’impotenza crescente delle costituzioni nazionali, quasi ovunque in Europa. Il popolo di cittadini non può far valere bisogni e paure, quando è amministrato (non governato) da oligarchie che pretendono regalità che non hanno più. Quando un rapporto della JP Morgan (28 maggio ’13) definisce infide le costituzioni nate dalla Resistenza, caratterizzate come sono “da esecutivi deboli verso i parlamenti; dai diritti dei lavoratori; dall’eccessiva licenza di protestare contro modifiche sgradite dello status quo”.

Barbara Spinelli, Repubblica, 2 ottobre 2013

Viviamo in un mondo in cui gli architetti della crisi finanziaria vanno regolarmente a cena alla Casa Bianca

Glenn Greenwald, the Guardian, 23 gennaio 2013

http://www.theguardian.com/commentisfree/2013/jan/23/untouchables-wall-street-prosecutions-obama

Negli Stati Uniti, le forze di polizia e gli agenti del dipartimento per la sicurezza interna (Department of Homeland Security, DHS) hanno collaborato e, verosimilmente, continuano a collaborare con i servizi di sicurezza delle banche per sorvegliare, arrestare e neutralizzare quei cittadini americani “colpevoli” di protestare pacificamente contro il sistema (Occupy Wall Street). Le strategie preparate congiuntamente contemplavano (contemplano?) anche l’uccisione da parte di cecchini di alcuni leader del movimento di protesta, in quanto classificati come “minaccia terroristica”. Poiché precedenti richieste di accesso a queste informazioni erano state rifiutate, il sospetto è che questa improvvisa generosità sia motivata da ragioni di deterrenza: nessun leader di un movimento di protesta si sentirà più al sicuro

Naomi Wolf, The Guardian, 29 dicembre 2012

http://www.theguardian.com/commentisfree/2012/dec/29/fbi-coordinated-crackdown-occupy

Paul Krugman (Nobel per l’Economia): Come si spiega questa opposizione a qualunque tentativo di mitigare il disastro economico? Mi vengono in mente una serie di cause, ma Kuttner ha un ottimo argomento: tutto questo ha un senso se si comprende che la destra difende gli interessi di chi possiede rendite, dei creditori con i loro pacchetti di obbligazioni, prestiti, contanti, diversamente da chi effettivamente cerca di guadagnarsi da vivere producendo cose. La deflazione è un inferno per i lavoratori e gli imprenditori, ma è il paradiso per i creditori.

http://krugman.blogs.nytimes.com/2011/06/06/the-rentier-regime/

http://krugman.blogs.nytimes.com/2011/06/07/who-are-the-rentiers/?_r=0

Funziona così: sono uno speculatore, mi guadagno da vivere a spese degli altri. So di godere di una completa impunità e possiedo un mucchio di soldi da investire (non mi basta mai: perché accontentarsi di un milione di dollari/euro se posso averne 2?). Corrompo i politici e faccio in modo che una potente lobby faccia affondare l’economia del mio paese così, grazie al deprezzamento e al contemporaneo apprezzamento del potere d’acquisto del mio denaro e del mio oro, faccio incetta di terreni, imprese, immobili.

Ero uscito dal mercato quando era ai massimi e ora, da buon insider, mi ci butto quando è ai minimi e faccio il pieno.

Unico problema: come reagirà la gente? Devo essere circondato da guardie armate (facile, quando ci sono così tanti disoccupati da comprare) e accertarmi che le forze di polizia difendano gli interessi della mia casta, non quelli della collettività.

Un enorme potere, senza paragoni è concentrato nelle mani di un gruppo di persone, perfettamente coordinato e con la tendenza a perpetuare se stesso. Diversamente dal potere nelle aziende, non è controllato dagli azionisti; diversamente dal potere del governo, non è sottoposto al controllo popolare; diversamente dal potere nelle chiese, non è controllato da alcun canone consolidato di valori.

Conclusioni di un’indagine conoscitiva sulle fondazioni statunitensi effettuata da un comitato del Congresso americano nel 1952

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/16/la-perniciosa-influenza-planetaria-delle-fondazioni-e-think-tank-degli-stati-uniti/

Perché da questa civiltà moderna gli aristocratici dell’economia hanno ricavato per sé nuove dinastie. Nuovi regni sono stati edificati sulla concentrazione del controllo dei beni materiali. Attraverso nuovi utilizzi di aziende, banche e titoli, nuovi macchinari industriali ed agricoli, nuovi usi del lavoro e dei capitali – il tutto inimmaginabile per i nostri avi – l’intera struttura della vita moderna è stata posta al servizio di questa nuova sovranità.

Non c’era posto in mezzo a questa regalità per le nostre molte migliaia di piccoli imprenditori e commercianti che hanno cercato di fare un uso degno e dignitoso del sistema americano di iniziativa e profitto. Non erano più liberi di quanto lo fossero operai e contadini. Anche i ricchi onesti e di vedute progressiste, consapevoli di quanto il loro successo fosse dovuto ad una miriade di fattori, non avrebbero mai potuto sapere dove inserirsi in questo schema dinastico.

È stato naturale e forse umano che i principi privilegiati di queste nuove dinastie economiche, assetati di potere, allungassero le mani per il controllo del governo stesso. Hanno creato un nuovo dispotismo e lo hanno avvolto nelle vesti delle beneplaciti giuridici. Al servizio di questo sistema, nuovi mercenari hanno cercato di irreggimentare la popolazione, il loro lavoro, le loro proprietà. E come risultato l’uomo comune si trova ancora una volta ad affrontare gli stessi problemi dei Minute Man (patrioti che dovevano essere pronti a combattere gli inglesi nel giro di un minuto, NdT).

Le ore di lavoro, i salari ricevuti, le condizioni di lavoro, tutto questo era passato al di là del controllo delle persone e veniva imposto da questa nuova dittatura industriale. I risparmi della famiglia media, il capitale del piccolo uomo d’affari, gli investimenti messi da parte per la vecchiaia – insomma il denaro altrui – sono stati lo strumento che la nuova regalità economica ha impiegato per trincerarsi.

Coloro che lavoravano la terra non raccoglievano più i frutti che spettavano loro di diritto. I loro modici guadagni erano decretati da uomini che vivevano in città lontane.

In tutta la nazione, le opportunità erano limitate dai monopoli. L’iniziativa personale è stata schiacciata dagli ingranaggi di questa grande macchina. Lo spazio per la libera intrapresa era sempre più ristretto. L’impresa privata, infatti, è diventata troppo privata. È diventata un’impresa privilegiata, non libera.

Un venerando giudice inglese una volta ha detto: “Gli uomini bisognosi non sono uomini liberi”. La libertà richiede la possibilità di farsi una vita decente in accordo con gli standard del proprio tempo, una vita che dia all’uomo non solo quanto basta per vivere, ma qualcosa per cui vivere.

Per troppi di noi l’uguaglianza politica che avevamo conquistato era priva di significato di fronte alla disuguaglianza economica. Un piccolo gruppo aveva concentrato nelle proprie mani il controllo pressoché completo sulle proprietà altrui, il denaro altri, il lavoro altrui, le altrui vite. Per troppi di noi la vita non era più libera, la libertà non era più reale, gli uomini non potevano più perseguire la ricerca della felicità.

Franklin D.  Roosevelt, nel suo discorso di accettazione della ricandidatura (Philadelphia, 27 giugno 1936)

Nei concili di governo, dobbiamo guardarci le spalle contro l’acquisizione di influenze che non danno garanzie, sia palesi che occulte, esercitate dal complesso militare-industriale. Il potenziale per l’ascesa disastrosa di poteri che scavalcano la loro sede e le loro prerogative esiste ora e persisterà in futuro. Non dobbiamo mai permettere che il peso di questa combinazione di poteri metta in pericolo le nostre libertà o processi democratici. Non dobbiamo presumere che nessun diritto sia dato per garantito. Soltanto un popolo di cittadini allerta e consapevole può esercitare un adeguato compromesso tra l’enorme macchina industriale e militare di difesa ed i nostri metodi pacifici ed obiettivi a lungo termine in modo che sia la sicurezza che la libertà possano prosperare assieme.

Dwight D. Eisenhower, nel suo discorso di addio alla nazione, il 17 gennaio 1961

Signore e signori, la parola “segretezza” è ripugnante in una società libera e aperta e noi, come popolo, ci siamo opposti, intrinsecamente e storicamente, alle società segrete, ai giuramenti segreti e alle riunioni segrete. Siamo di fronte, in tutto il mondo, ad una cospirazione monolitica e spietata, basata soprattutto su mezzi segreti per espandere la sua sfera d’influenza, sull’infiltrazione anziché sull’invasione, sulla sovversione anziché sulle elezioni, sull’intimidazione anziché sulla libera scelta. È un sistema che ha reclutato ampie risorse umane e materiali nella costruzione di una macchina affiatata, altamente efficiente, che combina operazioni militari, diplomatiche, di intelligence, economiche, scientifiche e politiche. Le sue azioni non vengono diffuse, ma tenute segrete. I suoi errori non vengono messi in evidenza, ma vengono nascosti. I suoi dissidenti non sono elogiati, ma ridotti al silenzio. Nessuna spesa viene contestata. Nessun segreto viene rivelato. Ecco perché il legislatore ateniese Solone decretò che evitare le controversie fosse un crimine per ogni cittadino. Sto chiedendo il vostro aiuto nel difficilissimo compito di informare e allertare il popolo americano. Sono convinto che con il vostro aiuto l’uomo diventerà ciò che per cui è nato: un essere libero e indipendente.

John F. Kennedy, Waldorf-Astoria di New York, 27 aprile 1961

I poteri del capitalismo finanziario avevano un obiettivo più ampio, niente meno che la creazione di un sistema globale di controllo finanziario in mani private in grado di dominare il sistema politico di ciascuna nazione e l’economia mondiale nel suo complesso. Questo sistema andava controllato in stile feudale dalle banche centrali di tutto il mondo, agendo di concerto, per mezzo di accordi segreti raggiunti in frequenti incontri privati e conferenze. Al culmine della piramide ci doveva essere l’elvetica Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) di Basilea, una banca privata posseduta e controllata dalle banche centrali mondiali che a loro volta erano imprese private…non bisogna immaginare che questi dirigenti della principali banche centrali del mondo fossero loro stessi dei ragguardevoli potenti nel mondo della finanza. Non lo erano. Erano piuttosto dei tecnici e gli agenti dei massimi banchieri commerciali delle loro rispettive nazioni, che li avevano allevati ed erano perfettamente capaci di liberarsene…e che rimanevano in gran parte dietro le quinte…Questi costituivano un sistema di cooperazione internazionale e di egemonia nazionale più privato, più potente e più segreto di quello dei loro agenti nelle banche centrali. Il dominio dei banchieri commerciali era fondato sul controllo dei flussi di credito e dei fondi di investimento nelle loro nazioni e nel mondo….potevano dominare i governi attraverso il controllo dei debiti nazionali e dei cambi. Quasi tutto questo potere era esercitato dall’influenza personale e dal prestigio di uomini che in passato avevano dimostrato la capacità di portare a compimento con successo dei golpe finanziari, di mantenere la parola data, di mantenere la mente fredda nelle crisi e di condividere le loro opportunità più vantaggiose con i loro associati.

Carroll Quigley, docente di storia, scienze politiche e geopolitica a Princeton, Harvard e Georgetown e mentore del giovane Bill Clinton, da “Tragedy and Hope: A History of the World in Our Time” (New York: Macmillan, 1966).

Sebbene i manifestanti sciamino per le strade di Atene, opponendosi alle misure draconiane imposte dall’Unione europea e dal Fondo monetario internazionale, i leader greci si piegano, accettano i “salvataggi”. È evidente che i salvataggi nella nostra crisi americana hanno beneficiato solo la corporaziocrazia, con gli amministratori delegati che si conferiscono bonus veramente scandalosi. Questo metodo di indebitamento contrario all’interesse dei cittadini non fa altro che aumentare il potere delle banche centrali, del FMI, degli amministratori delegati aziendali. Nei miei libri scrivo di come economia e politica mondiale oggi siano controllati da poche persone: la Corporaziocrazia. Ciò è chiaramente dimostrato dal fatto che ogni volta che ci si accorda per una “ristrutturazione del debito” o per un “condono del debito”, i termini dell’accordo includono  sono colpiti privatizzazioni di parti dell’economia che in precedenza erano considerate pubbliche. Servizi significativi, persino del settore militare, sono venduti alle multinazionali. Coloro che chiedono governi più piccoli sono, consapevolmente o no, complici di un nuovo genere di imperialismo aziendale… Quello a cui assistiamo è il fallimento dell’economia globale. Non credo che la depressione o recessione siano temporanei. Riflettono un problema strutturale che abbiamo in tutto il mondo con l’attuale forma di capitalismo, il capitalismo predatorio. Penso che sia una forma virale e mutante di capitalismo che ha realmente prese piede nel 1970 e che, come espresso dal famoso economista Milton Friedman, si basa su un unico presupposto, un unico obiettivo, quello di massimizzare i profitti, senza tener conto dei costi sociali e ambientali. Le grandi aziende di tutto il mondo, le multinazionali, assumono lobbisti ben pagati per assicurarsi che le leggi siano scritte in modo tale da sostenere l’obiettivo di massimizzare i profitti indipendentemente dai costi sociali e ambientali. Sono stati in grado di controllare i politici e le leggi che promulgano, legalmente, e hanno raggiunto questo obiettivo attraverso il finanziamento delle campagne elettorali. Le persone che gestiscono le società che io chiamo corporaziocrazia controllano i media. Hanno usato il loro enorme potere per creare un sistema economico globale che è instabile, ingiusto e folle. Si tratta di un sistema del tutto inefficiente in quanto non funziona per nessuno tranne che per i molto ricchi, nel qual caso il sistema funziona perfettamente. Anche in tempi di recessione, a causa del potere che essi esercitano, tutte i membri della corporaziocrazia sono in grado di salvarsi dai loro passi falsi.… la nuova forma di imperialismo è il debito, ed è realizzato attraverso la finanza. La forza militare è il piano B, una soluzione di ripiego, ma lo strumento più utilizzato è l’imperialismo economico l’economia….Questa è forse la rivoluzione più importante nella storia dell’umanità. Siamo in un momento che è paragonabile o più importante della rivoluzione agricola e la rivoluzione industriale e la rivoluzione tecnologica. Questa è una rivoluzione nella coscienza globale, non solo un cambiamento che è necessario per il sistema economico. La gente di tutto il mondo, così come la natura, si trova ad affrontare le stesse crisi. Stiamo cominciando a vedere come ci relazioniamo con tutto il resto e che ruolo importante noi umani giochiamo nel proteggere questo pianeta. Quindi si tratta di destarsi. Ci stiamo tutti rendendo conto dell’incredibile potenziale che hanno gli esseri umani.

John Perkins

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/10/09/islanda-grecia-egitto-italia-cavie-sovrane/

 

Nel famoso libro L’élite del potere, del 1956, C. Wright Mills sostiene che negli Stati Uniti la politica è dominata da una ristretta e potente élite formata dalle persone che presiedono le maggiori organizzazioni: la burocrazia pubblica, le grandi corporations e le forze armate. Il capitalismo avanzato esige che si prendano decisioni fortemente coordinate e di ampia portata, quindi i dirigenti delle grandi organizzazioni sono costantemente in contatto e spesso assumono in modo informale decisioni di rilievo politico e sociale. Come hanno confermato anche recenti e accurate ricerche, questa élite del potere è composta da persone con un’estrazione sociale molto simile: sono nati in America da genitori americani, provengono da aree urbane, sono in prevalenza protestanti, hanno frequentato gli stessi college, provengono in maggioranza dagli stati dell’Est, si conoscono personalmente e hanno atteggiamenti, valori e interessi molto simili. Con i loro rapporti costituiscono un “direttorio intrecciato” che coordina iniziative e attività. Direttamente sotto questa élite, che opera in modo informale e invisibile, esiste un livello intermedio di gestione del potere, costituito dal settore legislativo, dai gruppi d’interesse e di pressione e dagli opinion leader locali. A un terzo e più basso livello si colloca la massa dei cittadini non organizzati”.

http://www.sapere.it/sapere/strumenti/studiafacile/sociologia/Lo-Stato-e-il-sistema-politico/Il-controllo-del-potere/Le-teorie-delle—lite-.html

Amistad 1839 – Lampedusa 2013: Caffè dibattito con Roberto Maestri e Stefano Fait

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Sull’isola era in funzione un filtro. I custodi della Terra Promessa interrogavano e classificavano gli immigranti… Per definire il loro quoziente intellettuale, le donne dovevano rispondere, fra le altre domande, a come si spazzava una scala: si spazzava verso l’alto, verso il basso o verso i bordi? Una ragazza polacca rispose: Io non sono venuta in questo paese per spazzare le scale

Eduardo Galeano

Voglio dirvi, camerati, come sarà l’ordine sociale del futuro: ci sarà un ceto di dominatori, composto degli elementi più diversi selezionati attraverso la lotta, un ceto che è frutto della storia. Ci sarà un numeroso gruppo di membri del partito strutturato in modo gerarchico; essi costituiranno il nuovo ceto medio. E ci sarà una gran massa di anonimi, la collettività dei servitori, degli eterni minorenni, non importa se provenienti dalle file della vecchia borghesia e dei grandi proprietari terrieri, od operai e artigiani. La posizione economica e il ruolo sociale ricoperti nel passato non avranno più il minimo significato. Queste differenze ridicole verranno sciolte e annullate in un processo rivoluzionario mai visto prima. Inoltre ci sarà altresì il ceto dei sottomessi di origine straniera, che possiamo tranquillamente definire gli schiavi dell’età contemporanea. […]. Ci sarà una specifica educazione per ogni ceto e all’interno di ciascuno di essi per ogni specifico gradino. La completa libertà d’istruzione è privilegio dell’élite e di quanti essa decide in via straordinaria di promuovere […]. E noi dovremo essere coerenti fino in fondo e lasciare alla grande massa del ceto inferiore il beneficio dell’analfabetismo.

Adolf Hitler, cf. H. Rauschning, “Hitler mi ha detto”, 1945

In effetti…

- il mondo non è mai stato così ricco: circolano beni per un valore di 241mila miliardi di dollari – ogni singolo adulto dovrebbe possedere oltre 50mila dollari (fonte: Credit Suisse)

- Il 41% della ricchezza mondiale è controllato dallo 0,7% della popolazione mondiale;

- Oltre l’83% della ricchezza mondiale è controllato dall’8% della popolazione mondiale;

- Il 70% della popolazione mondiale controlla il 3% della ricchezza mondiale;

In pratica, in questo momento, su questo pianeta, se ci sono 12 persone che devono dividersi 12 dollari, 1 se ne prende 10, le altre 11 se ne prendono 2

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/10/11/come-dovrebbe-essere-come-si-crede-sia-come-e-realmente-disuguaglianza/

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Un caffè dibattito che unisce la rete e la discussione di gruppo.

Il confronto online servirà a segnalare gli argomenti più stimolanti, che verranno poi appunto dibattuti di persona da tutti gli interessati mercoledì 16 ottobre alle 20.45 presso la Bookique.

A cura di Stefano Fait (giornalista – antropologo – politologo) e Roberto Maestri (facilitatore – filosofo).

Dibattete e … non mancate!
Questa è la pagina dei dibattiti e degli aggiornamenti
https://www.facebook.com/pages/Webcaffe-Bookique/1375204686053328#

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Bookique – Caffè Letterario Predara
Via Torre D’Augusto, 29 – Quartiere San Martino – Trento

Oggi, con negli occhi ancora le immagini della drammatica tragedia di Lampedusa, non posso che sottoscrivere l’appello per abolire la Bossi-Fini. Un provvedimento del genere avrebbe l’immediato effetto di impoverire le organizzazioni criminali che spesso creano un vero e proprio ‘bisogno indottò di emigrare verso l’Italia. Un accesso ben regolato e alla luce del sole provocherebbe una caduta della domanda di immigrazione, almeno per quanto riguarda la componente indotta, ma non solo. Gli stranieri che lavorano in Italia rappresentano una vera e propria ricchezza economica, contribuendo pe r oltre il 12% alla formazione del Pil del nostro Paese, con importanti ricadute economiche anche sul versante contributivo e previdenziale grazie ai quasi 11 miliardi di euro di contributi previdenziali e fiscali versati ogni anno nelle casse dello Stato dai lavoratori stranieri.

Gian Maria Fara, presidente di Eurispes

LA NUOVA SCHIAVITU’

3 esseri umani su 1000 sono schiavi. Sono poco meno di un milione solo in Europa (60% sono cittadini europei). A questi vanno aggiunti i servi di fatto. Se un’azienda fosse autorizzata a detenere degli schiavi dovrebbe fornire un tetto, vestiti, cibo, cure mediche e sorveglianza/sicurezza, per un costo che supererebbe tranquillamente i 100 euro al giorno, molto più del “salario” di un lavoratore immigrato sotto ricatto o di un precario disperato. Per questo i servi contemporanei sono decisamente più convenienti degli schiavi del passato. Al loro mantenimento ci pensa in gran parte lo stato sociale.
Credo (temo) sia legittimo suggerire che mentre prima gli schiavi venivano rapiti, comprati, trasportati e venduti, ora tutto è molto più semplice ed efficiente: sono gli schiavi (di fatto) che si trasferiscono a spese loro, a costo della vita, e che accettano una condizione di servaggio volontario, poiché l’alternativa è miseria, caos, pericolosità, arbitrio e assenza di prospettive del paese di provenienza.

Arrivano migliaia di immigrati, molti finiscono nella rete della criminalità internazionale. In Grecia, come in Italia, le carceri sono sovraffollate, si interviene con amnistie/indulti. Lasciati liberi, alcuni delinquenti greci si uniscono ad Alba Dorata, alcuni extracomunitari gonfiano la microcriminalità, il che accresce i consensi per l’estrema destra e trasforma la stragrande maggioranza di immigrati onesti in capri espiatori, vittime di veri e propri pogrom o comunque “sparizioni” che non vengono mai investigate dalle forze dell’ordine.
Si moltiplicano i centri di transito/accoglienza che diventano campi di internamento/detenzione.

children-of-men-arizonahttp://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/28/children-of-men-i-figli-degli-uomini-un-film-preveggente/

Greci ed europei vengono accusati di barbarie, ma gli stessi immigrati ora sono prigionieri della Grecia, o delle isole del Mediterraneo, o del continente europeo: senza lavoro, senza una casa verso cui tornare.
Tutto questo non è colpa di Alba Dorata e delle destre radicali, ma del modello economico basato sul profitto, sulla competizione sfrenata, sulla divisione e conflitto, sullo sfruttamento, sulla diffidenza reciproca. In breve, sul motto mors tua vita mea.
A chi fa comodo? A chi trae profitto dal neoschiavismo e a chi trae vantaggio da una popolazione spaventata, divisa e confusa.

Questi fenomeni – e il bombardamento di immagini brutali che li accompagna – inculcano un diffuso senso di impotenza e fatalismo, ma anche desensibilizzazione alla violenza, al sopruso, alla barbarie, che corrodono lo spirito democratico delle nostre società e propagano nichilismo. Finiamo per accettare l’ineluttabilità del mors tua vita mea, del degrado, dell’illegalità, delle migrazioni di massa, del sacrificio delle libertà civili e dei diritti universali in genere in nome della sicurezza e della conservazioni di margini di benessere sempre più ristretti. Estenuati, amareggiati, apatici, paralizzati, inebetiti, finiamo per credere all’irrisolvibilità di questi problemi. Gettiamo la spugna e rinunciamo all’idea di organizzarci per porre fine alle infamie. Non crediamo più al cambiamento, alla possibilità di riformare noi stessi e il mondo. Ci chiudiamo nel nostro orticello. Bolliamo come altruisti le anime belle. Erigiamo muri. Installiamo sistemi di sorveglianza. Rinchiudiamo gli “altri” in campi di internamento (es. l’operazione greca “Xenios Zeus” (Giove straniero, il patrono dell’ospitalità!), con rastrellamenti di tutte le persone di aspetto “straniero”, inclusi i turisti coreani, per poi deportarli – “rimpatriarli”). Accettiamo di vivere in condizioni che assomigliano sempre più a quelle di una prigione a cielo aperto.

Eppure i Lampedusani, che sono in prima linea, sembrano “antropologicamente” diversi da noi. Ci impressionano. Lanciamo campagne per insignirli del Nobel per la Pace.

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Penso più ai bambini di una scuola in un piccolo villaggio in Niger … Che devono condividere una sedia in tre. Perché penso che abbiano più bisogno di aiuto loro dei figli degli evasori greci.

Christine Lagarde, direttrice del Fondo monetario internazionale, Guardian, 25 maggio 2012

Quante madri del Niger sarebbero contente di sapere che delle madri greche e i loro figli soffrono un po’ meno di loro e sono giudicate meno meritevoli di solidarietà?

Se invece di farmi sfruttare tutta la vita nel mio paese posso farmi sfruttare per 20 anni in Europa e poi tornare a casa e vivere bene o comunque far studiare i miei figli e garantire loro quel che io potevo solo sognarmi, perché non dovrei farlo?

Quali sono le proposte di chi raccomanda di affrontare il problema prima dell’imbarco?

Ha senso militarizzare la sponda meridionale (e orientale) del Mediterraneo?

Che alternative vengono proposte, a parte l’impiego di altri mezzi di sorveglianza e l’apertura di nuovi campi (come in Grecia)?

Pagheremo i signori della guerra del post-Gheddafi per fare quel che faceva Gheddafi, ossia tenerli fuori dai piedi?

L’UE è in recessione, aumenta la disoccupazione: come possiamo accogliere un massiccio afflusso di rifugiati?

I lampedusani meritano il Nobel per la Pace?

È legittimo insinuare che mentre prima gli schiavi venivano rapiti, comprati, trasportati e venduti, ora tutto è molto più semplice ed efficiente: sono gli schiavi (di fatto) che si trasferiscono a spese loro?
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/18/cloud-atlas-uno-studio-antropologico/

La cooperazione  e l’ospitalità sono attività pietistiche, per anime belle?
http://fanuessays.blogspot.it/2011/12/ospitalita-e-beni-comuni-il-mondo-nuovo.html

Ne discutiamo online e poi alla Bookique

Omaggio a Pino Scaglione

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https://twitter.com/stefanofait

Una persona davvero amabile, appassionata, briosa e colta.
Lieto di averlo intervistato.
Questo mio pezzo gli è piaciuto e allora lo condivido.

“Sinora si è agito all’insegna del motto olimpico citius, altius, fortius – più veloce, più alto, più forte – che meglio di ogni altra sintesi rappresenta la quintessenza dello spirito della nostra civiltà, dove l’agonismo e la competizione non sono la mobilitazione sportiva di occasioni di festa, bensì la norma quotidiana ed onnipervadente. Se non si radica una concezione alternativa, che potremmo forse sintetizzare, al contrario, in lentius, profundius, suavius – più lento, più profondo, più dolce -, e se non si cerca in quella prospettiva il nuovo benessere, nessun singolo provvedimento, per quanto razionale, sarà al riparo dall’essere ostinatamente osteggiato, eluso o semplicemente disatteso”.

Questa saggia esortazione di Alexander Langer è sempre più attuale e vale per ogni contesto, anche per il nostro rapporto con il territorio, al centro della rassegna intitolata “Paesaggio in Movimento”, che è il tema dell’edizione di quest’anno del laboratorio permanente “Futuro Presente”. Intellettuali, filosofi, architetti, scrittori, fotografi dialogheranno con il pubblico approfondendo quattro filoni: architettura e urbanistica, letteratura e reportage, cinema e documentari e, infine, fotografia.

La chiave di lettura di questi incontri è la ricerca di un futuro possibile che scaturisca da una soluzione ai mali del presente che sia assennata. Una via di mezzo tra il regresso nel passato del neotradizionalismo e la fuga in avanti di quello sperimentalismo sensazionalistico che produce quelle che al profano sembrano stanze per bimbi giganti sospese nel cielo, mostruose creature cristalline che sbucano da una dimensione parallela per divorare edifici storici, fortezze crepuscolari insofferenti alla luce, astronavi in attesa di decollare. Un architetto-star, Daniel Libeskind, arriva a descrivere l’architettura come “la macchina che produce l’universo che a sua volta produce gli dèi”.

L’alternativa, più mite e sensibile, che non rinuncia alla modernità e non ricorre a furbi mimetismi, prende il nome di landscape sensitive design (un design sensibile e attento al contesto paesaggistico) e ce l’ha spiegata in un’intervista Pino Scaglione, architetto e urbanista che insegna alla facoltà di ingegneria di Trento. Calabrese di nascita e trentino di adozione, sarà protagonista dell’incontro dal titolo “Architettura e arti nella costruzione del paesaggio della modernità in Trentino”, che si terrà OGGI a Rovereto, nella Sala conferenze del Mart, alle 18.00 e si soffermerà sul periodo fascista; non per fare del revisionismo apologetico, ma per far capire ai contemporanei che, per un accidente del caso, all’Italia toccò in sorte di provare a creare un paesaggio moderno, compatibile con la natura e la cultura, proprio durante il fascismo ed è un peccato che ciò abbia gettato un’ombra su una sperimentazione che andrebbe recuperata e aggiornata.

“L’errore che si è commesso nel dopoguerra”, afferma Scaglione, “è stato quello di fagocitare il paesaggio nella convinzione che fosse sovrabbondante. Poi, dopo averlo martoriato, siamo corsi ai ripari. La questione è di enorme importanza, perché occuparsi di paesaggio vuol dire occuparsi del futuro, in un ciclo economico che si chiude per l’insostenibilità del consumismo a tutti i livelli, incluso quello del paesaggio”.

Per Scaglione “il paesaggio è il nostro contesto di vita, l’insieme di tutto ciò che ci circonda e quindi anche le opere umane come le boscaglie, i vigneti, i prati, che richiedono un uso intelligente del territorio per trovare un equilibro con la natura, equilibrio che è esiziale, ma che si è perso”.

Né museificazione della natura, né abuso dissennato: una via di mezzo che ci faccia ritrovare la bussola.

Cita “Pensiero meridiano” di Franco Cassano, che deve molto alle riflessioni di Albert Camus sul giusto mezzo, l’equilibrio delle forze, il disciplinamento delle proprie pulsioni. Rileva che la recente traduzione inglese sta avendo un successo strepitoso proprio nei “celerissimi” Stati Uniti. Parla di lentezza come valore, di un uso della tecnologia che non deve per forza accelerare le nostre vite e farci mettere da parte il senso estetico e l’attenzione al mondo. Menziona Mosè Ricci, autore di “Nuovi paradigmi”, che illustra la transizione da un sistema incentrato sulla quantità ad uno pregno di valori che emergono dal basso, da una sensibilità popolare sempre più orientata al rispetto, alla cura, all’attenzione a ciò che si mangia, ciò che si consuma, ciò che si butta, alla sostenibilità del luogo in cui si risiede e quindi al paesaggio, che è insieme di valori nei quali ci identifichiamo.

“Non si fanno più piani urbanistici guidati dall’idea che il territorio è infinitamente disponibile, ma si comincia a capire che il paesaggio va re-introdotto nel contesto. Le arti disvelano le diverse forme del paesaggio e delle sensibilità e, come nel caso dei trentini Armani, Perini e Salvotti, lottano, magari donchisciottescamente, contro un sistema che quantifica e sacrifica la qualità.

Fortunatamente, constata Scaglione, “il contesto alpino, gelosamente possessivo nei confronti del territorio, ha retto meglio di altre realtà e questo è particolarmente vero in Svizzera, come potrà capire chi, il 16 giugno, andrà ad ascoltare Michael Jakob, sempre al Mart, in un incontro dal titolo “Costruire nuovi paesaggi: architettura contemporanea nelle Alpi”.

Il medico non vi ha prescritto di fare acquisti in certi negozi piuttosto che in altri

born to buy

Si racconta che Solone abbia accolto amichevolmente Anacarsi, e che l’abbia ospitato a casa propria per qualche tempo, quando già aveva intrapreso la sua attività pubblica e andava compilando le sue leggi. Quando Anacarsi lo venne a sapere, derise l’impegno di Solone: egli credeva di trattenere le ingiustizie e le violenze dei suoi concittadini tramite degli scritti che non differivano in nulla dalle ragnatele; come le ragnatele, essi avrebbero trattenuto, fra chi vi incappava, i deboli e gli umili, mentre i potenti e i ricchi le avrebbero spezzate. Ma Solone – si racconta – gli rispose che gli uomini rispettano quei patti che a nessuno dei contraenti conviene trasgredire, e che egli rendeva le sue leggi adeguate ai concittadini, in modo da mostrare a tutti che agire rettamente era meglio che andare contro la legge. Tuttavia, i fatti si svolsero come Anacarsi aveva immaginato, più che come aveva sperato Solone.

Plutarco, “Vita di Solone”, 5, 3-6

Non c’è nulla di inevitabile in tutto questo. Il mondo di Solone non è il nostro. Assieme, oggi, le persone possono fare la differenza, se il fatalismo ed il cinismo degli Anacarsi contemporanei non hanno la meglio.

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Commesse, commessi e negozianti sono in rivolta in tutta Italia contro le liberalizzazioni montiane degli orari di apertura dei negozi (articolo 31 della “Salva Italia”), che servono unicamente a favorire la grande distribuzione, danneggiando le aziende commerciali a conduzione familiare e le vite dei dipendenti:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/31/commesse-e-commessi-di-tuttitalia-unitevi/

Piemonte, Veneto, Lombardia, Lazio, Toscana, Sicilia, Sardegna e Friuli Venezia Giulia hanno chiesto alla Corte Costituzionale di porre un freno alle ingerenze statali negli affari di competenza regionale. La Corte ha però stabilito che il provvedimento del governo non riguarda il commercio (!!!) ma la tutela della concorrenza, che non è competenza degli enti locali.

Il comune di Trento dichiara di avere le mani legate: “Si parla di milioni di risarcimento, se dovessero vincere i ricorrenti (PAM, Oviesse, Upim), calcolando il mancato introito delle domeniche in cui avrebbero potuto aprire”.

http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2012/06/25/news/domeniche-aperte-niente-da-fare-oggi-la-giunta-dice-no-1.5319478

Soldi pubblici ed esistenze sacrificate sull’altare dell’egoismo e dell’avidità di chi può imporre la sua volontà solo perché reputa che il danno di immagine sia limitato, temporaneo e comunque non paragonabile ai vantaggi.

Meditate gente, meditate!

Stefano Fait,

nella pienezza dei suoi diritti costituzionalmente riconosciuti [cf. sentenza n. 84 del 17 aprile 1969]

P.S. Ma quali mancati introiti domenicali? La gente non può più spendere!

L’harakiri del PD trentino – anche i Trentini nel loro piccolo s’incazzano

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Bersani: “Che sinistra è quella che fa vincere la destra?”

Ingroia: “La tua”

scambio su twitter – 21 gennaio 2013

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C’è un elemento di rottura innegabile: una cesura nettissima non solo tra società civile e politici, ma specialmente tra politici (detentori del potere politico) e politica, la politica alta, quella che scalda i cuori dei cittadini, quella fatta da leader con una prospettiva ampia, lungimirante e responsabile.

Nulla a che vedere con:

(1) un paladino dei localismi;

(2) un adepto del montismo proprio quando: il debito pubblico esplode a causa della recessione e del dazio europeo per salvare le banche francesi, spagnole, tedesche e greche (oltre al MPS); Monti viene scaricato persino dal Financial Times; i sondaggi danno la sua lista al 10% (solo 3 punti percentuali sopra la Lega Nord!)

(3) ?

Questa è la strategia “vincente” per portare a Roma sei senatori (!).

Nessuna difesa d’ufficio di questo suicidio politico è credibile. Il PD trentino (come quello nazionale) ha scelto la strada della vocazione minoritaria (decrescita infelice), forse nella speranza che l’aumento del numero di astensioni lo premierà percentualmente, nonostante la costante emorragia di voti.
Quando avrà il 51% dei voti su 2milioni di votanti avrà coronato la sua strategia trionfale. La democrazia, nel frattempo, sarà morta, ma quello è un dettaglio.

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Commenti apparsi sui forum dei quotidiani locali online – erano al 95% negativi: ne ho scelti solo alcuni

Finché il Pd provinciale non troverà la forza di mandare al diavolo una volta per tutte Dellai, andrà sempre così: finora il Magnifico si è impicciato pesantemente del Pd in qualità di governatore della Provincia, ma il sospetto è che continui a farlo “usando” l’amico Enrico Letta, vice segretario nazionale del Pd e organizzatore di VeDrò (mmmmm, ma Fravezzi, ex segretario di Dellai, non è sindaco di Dro?), a mo’ di potente digestivo per candidati pesantissimi da mandar giù

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Dai tranquilli, con questa mossa il PD si è assicurato il candidato presidente alle prossime provinciali per la coalizione di centro sx. Non vedo nessun’altra giustificazione.

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Mi spiace ma io Panizza non lo voto, a questo punto voterò cinque stelle tappandomi il naso.

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Mi spiace, ma se il candidato a Trento è Panizza, la mia coscienza mi impone di non votare per il Senato.

Vi assicuro che ci sono moltissime altre persone che la pensano così.

Ma come facciamo a mandare in Senato Panizza?????????

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Il Panizza porterà lauti contributi alle bande, nuove tiracche e cappelli piumati. Ogni trentino avrà, una volta lui senatore, un bel completo da valligiano su misura, con calzini firmati dal Franco. Trento svenduta a suon di fisarmonica! Il PD che fa? Sta a guardare dalla finestra…con la Borgonovo Re che è forse partita troppo in anticipo.

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Se qualcuno credeva ancora nella trasparenza del PD, la lettera di oggi sull’Adige della signora che ha svelato come i vertici se la sbrighino “in farmacia” senza alcun ritegno, dovrebbe aprire loro gli occhi.

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Alchimie politiche. Un secolo fa, il collegio elettorale di Trento andava sempre ai socialisti di Cesare Battisti, mentre i cattolici di Degasperi vincevano in Valsugana. Adesso, che sono associati, fanno il contrario. Proprio il modo per scontentare i loro elettori, e perdere a favore delle Destre, che solo un mese fa parevano allo sbando.

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io mi chiedo ma un lavoratore del pd con 38 anni di contributi secondo le menti eccelse che fanno accordi senza interpellare la base con cavolo vota pd. Il perche ?? questo signore troverà Monti alleato al suo partito e le leggi di sinistra di questo signore non oso pensarle

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Il principio nobile del sistema uninominale sarebbe quello che i territori esprimessero i loro uomini migliori.

Ma se i partiti ci mettono lì scartini non si può pretendere che noi li facciamo diventare degli assi.

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Gli autonomisti della Valsugana non voteranno né Divina né Tonini, state tranquilli. Personalmente, da autonomista, non voterò né SVP né Tonini, né Divina.
Pensate a quelli dell’UPT invece. E’ più facile che siano loro a votare Divina.

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nella città di Cesare e gigino Battisti ….! Il pd dovrebbe nascondersi ma visto che il suo segretario ha votato malossini Mario presidente della commissione dei 12, perché stupirsi….!

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Volevo far presente a tutti gli elettori che il Patt prima di Dellai è sempre stato all’opposizione con coalizioni di centro destra.

Ricordo inoltre la grande fama del Patt ai tempi di Tretter, mamma mia !!!!

La natura della base del Patt è di centro destra, ora pur di avere una carega e potere rinnegate anche questo.

Non si fa politica con teste piumate e divise, quello è folklore.

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Mio Dio, il pd trentino si è auto-sciolto nell’acido.

Il portaborse di Dellai non andrà a Roma a nome mio.

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votare chi ?? panizza ? il piu’ grande elargitore di contributi finalizzati a crearsi consenso , oppure il veneziano fravezzi ??, mai e poi mai , c’è sempre l’opportunità di votare un candidato di sinistra per il senato …

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Il tonfo del pd sarà epocale.

Ma se lo sono cercato.

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Gli elettori delle primarie ripetutamente traditi ! Grande occasione persa. Mi dispiace, ma è proprio così. Credo che i vari Nicoletti, Pinter, Lorandi e compagnia bella, oggettivamente responsabili, dovrebbero serenamente dimettersi. In compenso, l’Alto Adige ci ha dato un’ulteriore lezione…
Ad maiora…

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C’è un certo malumore tra i votanti del P.D. trentino, ma anche tra l’elettorato autonomista, indicare Tonini non e’ per niente facile, visto la differenza ideologica.In questi casi ,per non favorire avversari ,facciamo come le tre scimmiette che non vedono ,sentono o parlano

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Non vedo perché disperarsi…C’è il candidato di Rivoluzione Civile, più che ottimo in città. Ed espressione di una vera sinistra a differenza anche di Tonini.

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Questo NON sarebbe un accordo basato sulla spartizione delle poltrone?!?!?

Ma ci avete preso per dei cretini?!

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Io ho la mia dignità e non posso permettermi di mandare a Roma una caricatura!!!

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sinceramente come donna non credo che mi sarà possibile votare i candidati del centro sinistra autonomista .Panizza è una caricatura di un filoaustriacante ,che non sa nemmeno il tedesco,e che si è contraddistinto per lo sperpero di denaro pubblico nel finanziare l’acquisto di discutibili costumi tradizionali a bande e cori.Ha trasformato la cultura in folklore.Per quanto riguarda Fravezzi,non ha un lavoro ed è il classico portaborse.Auguri al PD

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A mio parere, con questa decisione frutto di compromessi(ritengo), si offre largo spazio a chi contesta a fondo la classe politica e il porcellum. Vediamo quanti elettori del Trentino voteranno la macedonia di partiti del centro centro e quasi sinistra. L’unico sbandierato slogan è quello di andare a Roma per difendere l’autonomia. I senatori a Roma dovrebbero andarci per proporre una visione complessiva del bene per l’Italia e, di riflesso, anche quella della propria terra.Alcuni o molti cittadini sono costretti a votare persone e simboli a cui non credono: si ribellino.

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Ma non siamo andati a votare alle primarie per scegliere chi volevamo noi PD ? Che “schifo” ancora le stesse persone per quanto ancora le dobbiamo mantenere sapendo che ben poco hanno fatto? Mi associo alla persona che sopra ha scritto PD ti stai svendendo!?!?!

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La domanda semmai è: cosa c’entra Tonini con il Trentino?!

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fravezzi ahahahahahahahahahahah , siamo al carnevale ….

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Fravezzi in Vallagarina: ridenDro e scherzanDro ce lo hanno affibbiato!!!

Ma lo saprà dov’è la Vallagarina? Ora per andare a Trento non farà più la Valle dei Laghi, ma passerà per la Vallagarina e forse avremo modo d’incontrarlo su Corso Rosmini ….

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Cos’è ‘sto coso extra terrestre che dovrei votare ? Un frate o un fratel di Dellai ?

E come si vota ? Mettendoci una croce sopra ancora prima del voto ? In Val Lagarina stiamo chiedendo lumi a “Chi l’ha mai visto”.

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Questo PD manca assolutamente di intelligenza politica e di palla anche. Ha ipotizzato delle candidature farlocche, insensate, risibili come la Ruffini. E poi neanche le ha sapute difendere, calando le braghe appena qualcuno ha fatto BUH ! Invotabili tutti, e un regalo ai berlusconini ingrillati ed ai grillini fascistizzati.

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Dorigatti al telefono diceva….ma chi se ne frega mettiamo Panizza al posto di Tonini tanto i voti li abbiamo. Leggere la lettera oggi sull’Adige di una signora che lo ascoltava in un bar. ALLA FACCIA DELLE PRIMARIE E DELLA DEMOCRAZIA.

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Panizza?! Ommadonna… Forse c’è di buono che se se ne va a Roma smetteranno di regalare soldi alle bande… E poi, Fravezzi?! Che fuori dalla zona di Riva e Arco nessuno conosce?

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Ancora una volta ci vien chiesto di turarci il naso. Obbligati a votare uno di destra per avere un governo di sinistra!!! Penso che tutto ciò farà felice Ingroia

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Con questa decisione pasticciata, frutto di compromessi(ritengo), si offre largo spazio a chi contesta a fondo la classe politica e il porcellum. Vediamo quanti elettori del Trentino voteranno la macedonia di partiti del cenro sinistra. L’unico sbandierato slogan è quello di andare a Roma per difendere l’autonomia. I senatori hanno il compito di pensare al bene della nazione e, di riflesso, anche della propria terra. I cittadini sono costretti a votare cose in cui non credono: si ribellino.

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Dunque dicevamo Ezio Casagranda o fermare il declino? Certo che fra ex portaborse e moloc imposti dal PD nazionale mi pare proprio un bel quadretto edificante per l’Autonomia in trasferta!

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scuseme: ma cossa c’entrelo la valsugana con tonini…..

forse par via de la cava del marter????

come se ciamela en talian: discarica?

:-/

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Una volta si votavano i segretari di partito! Oggi i segretari! Panizza già segretario di tretter, Tonini ex segretario di grandi e fravezzi ex segretario di dellai!

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Tonini va in Valsugana,se non verrà eletto cosa alquanto probabile,sarà candidato a novembre alle provinciali.

SCOMETTIAMOOOOOOOOOOOOOOO?

E perderemo il senatore nel collegio di Trento

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Quella di Panizza a Trento non mi sembra una candidatura forte.

Temo che ce lo troveremo ancora a comprare piume e braghe de coram…quindi fregati due volte.

Se doveva essere del Patt, quello dell’assessore Rossi sarebbe stato senz’altro un nome più spendibile.

Non mi sarebbe però spiaciuto vedere tre facce nuove, a cominciare da quella di Tonini.

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ma come: se il pd andava da solo faceva di sicuro un senatore e se va con tonini sulla valsugana e con patt e upt rischia di farne 0? strana la politica …. ed i loro interpreti

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Per un Bressa amico di BZ c’è un Letta amico di TN,più di Dellai.L’UPT si salva a scapito di un PD trentino disarmato da Roma.Il Patt (Svp)ride e sbanca il banco.Sarebbe il colmo se al Senato sia Tonini che Fravezzi…

*****

Fravezzi non ti vogliamo, come elettore dell’upt andrò di sicuro su altri lidi. Spero che facciano lo stesso anche gli elettori del pd della Vallagarina.
Sono una vera porcata questi nomi imposti dai vertici alti dei partiti, la base vi castigherà.

*****

La scelta è politicamente suicida!

Tonini e Panizza perderanno di sicuro.

Non escludo vittorie di grillini e di Ingroia a Trento e Pergine

Vedrete!

*****

Che un partito che rappresenta il 4% dei cittadini a livello regionale (8%in Trentino) detti le condizioni a un PD che ne rappresenta 5 volte di più fa semplicemente ridere..

E per fortuna che l’Upt é alla disperazione con Monti, altrimenti avrebbe chiesto 2 senatori lasciando il PD a 0 :)

*****

Hanno dimenticato i proletari, hanno venduto lo Stelvio a Durnwalder, lo stato sociale e i diritti dei lavoratori a Monti.
Non mi aspetto nulla di buono dal PD.

*****

Se il Patt fosse veramente per il territorio difendendo imprese e lavoro toglierebbe il sostegno a bersani che in tv non ha la minima idea di quali siano i suoi programmi (vedi italiadomanda) e di un Monti che ricordo pensa ancora che il lavoro indeterminato è noioso,il lavoro non è un diritto e il suo anno di governo abbia migliorato il paese. Speriamo in un’altra italia anche se sarà difficile visti i sondaggi.

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Marxisti per Panizza

PANIZZA

“Trento: costumi e divise, tutti i contributi provinciali degli ultimi tre anni

Nel 2009 sono stati erogati i seguenti finanziamenti provinciali per confezionare costumi e divise alle varie bande del Trentino e alle compagnie Schützen: assegnazione di contributi a gruppi folcloristici associati alla Federazione dei circoli culturali e ricreativi del Trentino (Fe.c.c.ri.t.) per la dotazione di costumi e divise – euro 44.409,21; assegnazione di contributi a cori associati alla Federazione dei cori del Trentino per la dotazione di costumi e divise – euro 274.586,66; assegnazione di contributi a corpi bandistici associati alla Federazione dei corpi bandistici della provincia di Trento per la dotazione di costumi e divise – euro 368.630,36; assegnazione di contributi a compagnie Schützen associate alla Federazione delle compagnie Schützen del Tirolo meridionale per la dotazione di costumi e divise – euro 117.289,35.

Nel 2010 sono stati erogati i seguenti finanziamenti: assegnazione di contributi a gruppi folcloristici associati alla Federazione dei circoli culturali e ricreativi del Trentino (Fe.c.c.ri.t.) per la dotazione di costumi e divise – euro 91.326,70; assegnazione di contributi a cori associati alla Federazione dei cori del Trentino per la dotazione di costumi e divise – euro 203.998,77; assegnazione di contributi a corpi bandistici associati alla Federazione dei corpi bandistici della provincia di Trento per la dotazione di costumi e divise – euro 322.534,15; assegnazione di contributi a compagnie Schützen associate alla Federazione delle compagnie Schützen del Tirolo meridionale per la dotazione di costumi e divise – euro 82.027,07.

Nel 2011 l’Assessorato alla cultura ha destinato ben 282.329,05 euro ad alcune bande del Trentino per rifare le divise sociali; per citare qualche esempio: 80.000,00 euro alla banda sociale Deflorian di Tesero; 55.000,00 euro alla Valletta Liberiu falchi di Riva del Garda; 39.000,00 euro alla banda San Valentino di Faver; 33.000,00 euro alla banda di Lavis; 15.384,00 euro alla banda di Vigo di Fassa; 13.784,00 euro alla fanfara alpina di Riva del Garda; 11.872,00 euro per il corpo bandistico di Revò; 10.476,00 euro per la banda di Caldonazzo; 783,00 euro per la banda di Pergine; 967,00 euro per il corpo musicale di San Giorgio”.

http://www.trentotoday.it/politica/contributi-costumi-divise-provincia.html

TONINI

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/15/svariate-ragioni-per-non-votare-giorgio-tonini/

FRAVEZZI

Sa bene infatti, il sindaco di Dro, che dovrà convincere la base roveretana del Pd, che nel collegio avrebbe voluto vedere un proprio candidato (Aida Ruffini o Roberto Pallanch): “Una certa loro delusione può essere fisiologica – afferma Fravezzi – le richieste dei territori sono sempre legittime. Ma era importante salvaguardare la logica della coalizione, per oggi e per il futuro”.

http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2013/01/20/news/fravezzi-lusingato-della-scelta-convincero-i-roveretani-con-l-esperienza-del-sindaco-1.6387489

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Climatologists Are No Einsteins (PS It's the Sun!!!)

philosophyofmetrics

A measure of cultural performance and production.

il diritto c'è, ma non si vede

il blog di informazione e approfondimento giuridico sul Giappone - a cura di Andrea Ortolani

Scritture Nomadi

Il cammino della narrazione

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appuntamenti, notizie e opinioni dalla piazza virtuale dei comitati Trentini a supporto della lista "l'Altra Europa con Tsipras" per le elezioni europee di maggio 2014

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contro analisi

il blog di Francesco Erspamer

Notes from North Britain

Confessions of a Justified Unionist

Civiltà Scomparse

Tra realtà e immaginazione

Trentino 33

GRUPPO DI RIFLESSIONE PER TRENTINO “2013-2033”

PoetaMatusèl's Poetry Pages

* POESIA LIRICA, D'AMORE E DELLA NATURA * LOVE, LYRIC AND NATURE POETRY *

Donata Borgonovo Re

Durante un incendio nella foresta, mentre tutti gli animali fuggivano, un colibrì volava in senso contrario, con una goccia d’acqua nel becco. “Cosa credi di fare?” gli chiese il leone. “Vado a spegnere l’incendio!” rispose il colibrì. “Con una goccia d’acqua?” disse il leone, con un sogghigno ironico. E il colibrì, proseguendo il volo, rispose: “Io faccio la mia parte”. (Favola africana)

pensiero meridiano

La lotta di classe non è soltanto il conflitto tra classi proprietarie e lavoro dipendente. È anche «sfruttamento di una nazione da parte di un’altra», come denunciava Marx Il punto di vista del pensiero meridiano è il punto di vista dei Sud del mondo, dall'America Latina al nostro Mezzogiorno, quella parte della società schiava di squilibri ancor prima di classe che territoriali.

giapponeapiedi

idea di viaggio prevalentemente a piedi nel Giappone tradizionale

Dionidream

Sei sveglio?

The Next Grand Minimum

To examine the social and economic impacts of the next Grand Solar Minimum - See About

Imbuteria's Blog

Just another site

quel che resta del mondo

psiche, 'nuda vita' e questione migrante

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~ gabriella giudici

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Notecellulari

Il Blog di Maria Serena Peterlin

10sigarette

Carpe Diem

Cineddoche 2.0

Il cinema è la vita, con le parti noiose tagliate (A.Hitchcock)

Club UNESCO di Trento

2014: L'Anno Internazionale dei Piccoli Stati Insulari in via di Sviluppo

The Passionate Attachment

America's unrequited love for Israel

GilGuySparks

The guy was nothing but a pain in the ass

Insorgenze

Non lasciare che la scintilla venga del tutto spenta dalle legge - Paul Klee -

L'impero cadente

come crolla l'impero degli angli, dei sassoni e dei loro lacchè con rovina e strepito

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