A Nassiriya gli italiani (“brava gente”) torturavano

Il vincitore del Premio Darwin 2013 è…la folle folla di Piazza Tahrir! Un bell’applauso!!!

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Se nei paesi della “primavera araba” vuoi far votare il popolo, preparati a un probabile governo islamista.  Se non vuoi gli islamisti, vai sul sicuro e non far votare il popolo. Se poi il popolo ha votato e rivotato gli  islamisti e tu sei abbastanza certo di non poter mai vincere un’elezione, scatena la piazza, accendi la mischia e chiama i militari a scioglierlaCiò che ai militari interessa è il controllo del vasto apparato produttivo di cui sono i capofila, la gestione in perfetta autonomia del proprio bilancio e la garanzia del supporto finanziario americano: quasi un miliardo di dollari e mezzo all’anno. Ma per intascare questa tangente – il prezzo che gli americani pagano per potersi considerare azionisti di riferimento dei militari egiziani, a tutela della sicurezza di Israele – ad al-Sisi occorre che il governo sia presentabile al peraltro assai geopolitico vaglio di legalità del Congresso Usa. Di qui lo sbarramento semantico del generale, che mentre metteva agli arresti domiciliari il primo presidente democraticamente eletto del suo paese e colpiva d’interdetto la Fratellanza musulmana, lanciava i blindati nelle piazze e censurava i media ostili, curava di comunicare che non era in corso alcun colpo di Stato.
Lucio Caracciolo
http://temi.repubblica.it/limes/egitto-fratelli-musulmani-il-rebus-arabo/49611

IL GOLPE LIBERTARIO

https://twitter.com/stefanofait

Il governo democraticamente eletto viene deposto dalle stesse forze che sostenevano la dittatura e che hanno presto annunciato la prossima nascita di un “governo dei tecnici”, tra l’esultanza dei manifestanti. C’è del genio in queste piazze, ma è arduo intravederlo. Democrazia o demagogia? Cittadini o folla emotiva e imbecille?

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Molti italiani che si ritengono, a torto, democratici, approvano il golpe militare in Egitto. Avrebbero acclamato anche dei golpisti che avessero rimosso Berlusconi?

Anche noi abbiamo avuto la nostra Fratellanza Cristiana al governo, per lungo tempo, e per certi versi è ancora al potere. Ma noi siamo noi, gli egiziani sono gli egiziani e non abbiamo problemi se una minoranza laica e copta (copta come il ramo paterno della famiglia di Magdi Allam – così pare – , copta come molti agenti dell’intelligence britannica ai tempi dell’impero) esautora un governo islamico in un paese preponderatamente islamico, CON L’AIUTO DEI SALAFITI (all’opposizione pure loro – ma li trovate anche in Siria e Libano contro Assad).

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I salafiti consideravano Morsi troppo moderato. Ricorda un po’ la brutta fine della democrazia in Spagna degli anni Trenta, presa in mezzo tra i franchisti e i comunisti.

28-marzo

Ricorda anche l’approccio israeliano alla democrazia in Palestina. Gli elettori di Gaza votano il governo sbagliato? Li invadiamo.

Poi sono venuti per i fratelli musulmani, ma io non ho parlato perché non ero un fratello musulmano”.

Adly Mansour, nuovo presidente ad interim, giudice nominato da Mubarak, che Morsi era legalmente tenuto a designare come presidente della corte costituzionale – la costituzione è un parto delle forze armate, quindi cambiarla era un dovere di un governo che volesse emancipare l’Egitto dal cappio militare -, tende la mano alla fratellanza musulmana, invitandola a partecipare alla costruzione di un nuovo Egitto. Lo dovranno fare dal carcere:

Membri del governo (incluso Morsi) e della maggioranza parlamentare accusati del reato di “insulto alla magistratura” (quella nominata da Mubarak)

https://twitter.com/BreakingNews/status/352777403799584768

Fino a 300 mandati d’arresto per politici e parlamentari della maggioranza, con l’accusa di “incitamento alla violenza” (quale? Questi “terribili” islamisti sembrano essere stati fin troppo disciplinati nel corso del colpo di stato ai loro danni)

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/04/egitto-membri-della-fratellanza-in-arresto-negli-scontri-almeno-14-morti/645623/

 1044627_10151620847817459_82669996_nN.B. non sono berlusconiano: sono gollista in politica e anarchico di sinistra nella sfera morale-spirituale

È chiaramente una presa per il culo: se l’esercito avesse voluto dare una qualunque chance ai fratelli musulmani avrebbe dialogato con Morsi, che aveva fatto numerose aperture all’opposizione.

Bavaglio ai mezzi di informazione filo-governativi. Morsi è agli arresti, Erdogan è al potere.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/06/02/la-primavera-turca-mandera-in-fumo-i-piani-nato/

È alleato dell’Occidente, come lo sono Israele, Bahrein, Qatar, Arabia Saudita, ecc. al cui confronto Morsi e i fratelli musulmani sono la reincarnazione di Martin Luther King.

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Parliamo un po’ dei golpisti. Lo stesso esercito che fino al 2011 torturava e faceva sparire gli oppositori a centinaia, ora gode dei favori di una parte dell’opinione pubblica occidentale ed egiziana:

“Un’inchiesta del Guardian rivela che durante la rivoluzione del 2011 in Egitto i militari dell’esercito hanno torturato e ucciso, e in alcuni casi hanno fatto sparire, gli oppositori dell’ex presidente Hosni Mubarak. Durante i 18 giorni della rivolta cominciata nel gennaio del 2011 che ha portato alla caduta del regime sono sparite più di mille persone, tra cui molti detenuti. Alcuni sono finiti in carcere senza che nessuno ne fosse al corrente e hanno subìto torture e maltrattamenti, altri sono morti, altri semplicemente scomparsi. L’esercito ha sempre negato di aver avuto un ruolo attivo durante la cosiddetta “primavera araba” e di essere stato responsabile di violenze e omicidi. Ma questi documenti dimostrano il contrario. “Molti civili sono morti mentre erano in carcere e sono stati sepolti in fosse comuni come se non avessero identità”, scrive il Guardian….La commissione che ha scritto il rapporto ha chiesto al governo di mettere sotto inchiesta i vertici dell’esercito per le violazioni dei diritti umani, ma il presidente Morsi – che è anche il capo supremo delle forze armate – non ha aperto nessun procedimento”.

http://www.internazionale.it/news/egitto/2013/04/10/la-verita-sui-crimini-dei-militari/chiamiamola-tortura-1

Se gli egiziani non volevano Morsi non serviva fare altro che attendere il voto e scacciarlo. Morsi stesso aveva acconsentito ad un referendum sulla sua presidenza e a formare un governo di transizione con l’opposizione.

Forse l’esercito sapeva che i fratelli musulmani avrebbero vinto? Se perfino al Cairo c’erano massicce manifestazioni pro-Morsi è presumibile che nell’Egitto rurale il suo consenso forse ancora robusto.

Non conta il parere dei contadini? Noi vogliamo la democrazia diretta per noi ma loro non si meritano neanche di valutare l’operato del governo da loro eletto nel corso di una legislatura?

La maggioranza del popolo egiziano ha votato per i fratelli musulmani, ma noi sappiamo cosa è meglio per loro e lo sa anche l’esercito.

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Risultato dell’arroganza occidentale? Milioni di voti potenziali per i salafiti (integralisti islamici), che tanto saranno interdetti dal presentarsi alle prossime elezioni, perché questa è la “democrazia” che esportiamo.

È legittimo solo quello che sta bene a noi, perché noi valiamo. Forse la deriva integralista delle masse è effettivamente quel che vuole l’Occidente? Come in Siria? Un conveniente nemico che può essere utile per giustificare uno stato di polizia permanente a Suez e al confine con Israele?

Una rivoluzione colorata con una spruzzatina di carri armati e uniformi gallonate?

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El Baradei: potrebbe essere un’ottima scelta per una continuità militari > militari resa rispettabile:

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=7962

Dalla dittatura a un governo fantoccio, un governo nato solo grazie al divieto che sarà imposto ad ogni partito di ispirazione islamici di presentarsi alle elezioni, e forse persino di esistere. Sarà un governo debolissimo, odiato al di fuori delle metropoli, alla mercé della volontà delle forze armate, in pieno disastro economico.

Sarà il caos e scorrerà il sangue.

I fatti dimostreranno che ero realista, non pessimista.

La Siria e il golpe anti-Obama (il “momento Monica Lewinsky” di Obama)

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Fighting Eagles

perfetta metafora dello scontro mortale (per gli USA) tra neocon (male maggiore) e obamiani (male minore)

RICAPITOLANDO

- gli insorti (e mercenari) stanno perdendo terreno così rapidamente e rovinosamente che entro la fine dell’estate potrebbero subire la sconfitta definitiva;

- Francia, Regno Unito (incluso il solito Tony Blair), Arabia Saudita, Qatar, Erdogan (Turchia) e Israele vogliono intervenire direttamente in Siria, ossia sono pronti ad entrare in guerra con la Russia e l’Iran (tanto per cominciare);

- Obama e Putin (e tutti i BRICS), in questo momento, sono alleati per evitare uno scontro dalle conseguenze imprevedibili (come USA e Unione Sovietica al tempo della Crisi di Suez). Ogni volta che Fabius o Hague parlano di prove certe che Assad ha usato le armi chimiche, gli americani (e le Nazioni Unite) li smentiscono ribattendo che sono tutt’altro che certe (la dottrina Brzezinski impone di evitare in ogni modo uno scontro militare diretto, considerandolo controproducente per gli interessi americani);

- Francia e Regno Unito sono isolati nell’Unione Europea: gli altri paesi non vogliono un’escalation;

- la BBC è forsennatamente pro-intervento, il Telegraph si è schierato contro: sono i media più filo-establishment e rispecchiano le fratture interne allo stesso governo inglese e al Parlamento;

- Erdogan deve fronteggiare proteste interne che gli impediscono di agire in Siria (sommovimenti spontanei  successivamente “carburati” dalla fazione anti-guerra in Turchia e nella NATO?);

- nelle prossime settimane l’offensiva anti-Obama, cominciata con l’attentato di Bengasi e il “film” anti-islamico (probabilmente entrambi degli inside job dei neocon che speravano di far vincere Romney), continuerà, fino all’impeachment, o peggio. Non a caso si parla già di Verizon-gate, si paragona Obama a Nixon e gli si dà il nomignolo di “Grande Fratello Barack” (anche se la raccolta dei metadati è prassi purtroppo comune in Occidente, ufficialmente o non ufficialmente, ed è certamente legale negli USA). Finché avete una batteria nel cellulare, siete monitorabili e monitorati. Queste sono cose note da tempo e tutto questo improvviso cancan è sospetto. Il New York Times titola: “L’amministrazione ha perso credibilità”, l’Huffington Post: “George W.Obama”, il Washington Post lo accusa di spiare milioni di email ed evoca anche il PRISM-GATE (altra prassi per nulla sorprendente) – i neocon e i sionisti lo odiano per le purghe post-rielezione (Notte dei lunghi coltelli americana) e perché si ostina a sabotare i loro intenti guerrafondai, che invece godono dell’approvazione del Bilderberg fin dal 2012

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/05/19/obama-non-vuole-questa-guerra-libero-lo-definisce-burattino-di-mosca/

- due blockbuster di Hollywood “avvisano” il presidente dei rischi che corre (i neocon preferirebbero uno dei loro alla presidenza):

Unitevi e impegnatevi a non deporre le armi e a non lasciare le vostre trincee fino all’insediamento in Oriente di uno Stato islamico che apra alla restaurazione del califfato

Ayman al Zawahri, leader di al-Qaeda, ai ribelli siriani

La Francia ha fornito degli elementi di prova che ora obbligano la comunità internazionale ad agire. Ma possiamo agire solo nel quadro della legalità internazionale

François Hollande 5 giugno 2013

Elementi armati finanziati e riforniti da Arabia Saudita e Qatar sono stati presenti fin dall’inizio dell’insurrezione. Il loro scopo fondamentale non aveva nulla a che fare con i diritti umani e la tutela delle minoranze. Intendevano destabilizzare e distruggere il presidente Assad, alleato dell’Iran nella regione, e quindi assicurare il dominio saudita. In che misura Gran Bretagna e Stati Uniti ne sono stati complici? È difficile giudicare. Quel che si può dire con certezza è che negli ultimi dieci anni il Medio Oriente, e in qualche misura il mondo islamico, si è scisso in due fazioni armate. Da una parte ci sono l’Arabia Saudita e gli Stati del Golfo, appoggiati dagli Stati Uniti e (tacitamente) da Israele. Nell’imbarazzo generale, al-Qaeda si è posizionato saldamente al loro fianco. Noi non siamo dalla parte della democrazia. Come Sir Peter Tapsell ha accennato nel suo discorso alla Camere dei Comuni, la Gran Bretagna ha sostenuto al 100 per cento la fazione sunnita – Arabia, Stati del Golfo, e al-Qaeda – nella sua lotta sempre più sanguinaria e terrificante contro l’Islam sciita. Ci possono essere alcune valide ragioni per farlo, ma desidero che il primo ministro torni a confrontarsi con il mondo reale, spiegando pubblicamente quali esse siano.

Editoriale killer del quotidiano pro-establishment Telegraph, intitolato “Cameron ci può spiegare perché siamo alleati di Al-Qaeda?

http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/middleeast/syria/10100943/Can-David-Cameron-explain-why-he-has-put-us-on-al-Qaedas-side.html

Gli eventi in Siria stanno favorendo l’Iran. Il regime di Assad sta vincendo, la guerra ha reso l’Iran più confidente nei suoi progetti atomici, e i successi iraniani imbarazzato gli alleati degli Stati Uniti che sostengono la rivolta siriana.

Analisi di Bloomberg dal titolo: “l’Iran ha la meglio sugli USA nella guerra siriana per procura

http://www.bloomberg.com/news/2013-06-04/iran-outmaneuvers-u-s-in-the-syrian-proxy-war.html

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verde: kurdi (stanno con chi vincerà) – viola: ribelli – giallo: lealisti – grigio: aree contestate – bianco: aree desertiche o semi-desertiche di nessun valore strategico

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All’inizio dell’offensiva su Qusayr, centro-ovest, vicino al confine libanese (qui era ancora verde). Ora le truppe siriane si dirigono alla volta di Rastan e si stanno ammassando intorno ad Aleppo.

Solo un quarto degli americani e dei britannici appoggia i ribelli

http://blogs.wsj.com/washwire/2013/06/05/poll-finds-little-support-for-arming-syrian-rebels/

http://www.guardian.co.uk/world/2013/jun/01/syria-hague-arms-intervention-military

donne siriane si arruolano volontariamente dalla parte di Assad per impedire agli jihadisti di vincere ed imporre la Sharia (gli insorti le chiamano “puttane di Assad”) – Reuters

http://news.yahoo.com/assads-syria-women-small-symbolic-part-fighting-force-140459920.html

jihadisti massacrano e saccheggiano le comunità cristiane:

http://www.fides.org/it/news/52904-ASIA_SIRIA_Villaggi_cristiani_nell_area_di_Homs_invasi_e_devastati_da_bande_armate#.UbBjMNh4NQE

e intascano dazi (pizzo) e riscatti “per la rivoluzione contro Assad”

http://www.fides.org/it/news/41528-ASIA_SIRIA_L_Arcivescovo_Hindo_le_tangenti_per_la_rivoluzione_delle_milizie_anti_Assad#.UbBjfNh4NQE

Per due anni certi analisti molto ascoltati dai media occidentali ci hanno assicurato almeno un paio di volte al mese che Assad aveva le settimane contate.

Invece l’offensiva primaverile dell’esercito siriano ha recentemente riconquistato Al-Qusayr, roccaforte dei ribelli e centro di enorme importanza strategico-logistica e ha già avviato l’offensiva finale su Aleppo e Homs, le due grandi città siriane che dall’inizio del conflitto sono diventate un fronte di guerra.

http://www.lastampa.it/2013/06/05/esteri/siria-cade-qusayr-insorti-in-rotta-assad-e-hezbollah-puntano-su-aleppo-Mm2HaYhSONjX6IvsysypyN/pagina.html

Negli ultimi due mesi gli insorti hanno perso ogni singolo scontro significativo

http://www.guardian.co.uk/world/2013/jun/05/syria-president-assad-forces-qusair

Vale la pena notare che ogni città ripresa (liberata?) dall’esercito regolare siriano subisce un trattamento infinitamente migliore di quello riservato dagli americani a Falluja (o al Guatemala, o al Vietnam del Nord, o al Pachistan, ecc.) e dagli israeliani a Gaza o al Libano.

Vale anche la pena notare che ogni volta che l’esercito siriano registra un successo militare, i francesi o gli inglesi ritirano fuori l’accusa di uso di armi chimiche, per giustificare l’intervento della NATO, senza scomodarsi di spiegare perché l’Occidente dovrebbe appoggiare insorti e mercenari incapaci di accordarsi su alcunché (si accusano a vicenda di tradire la rivoluzione) e contrari a qualunque serio negoziato (chiedere come precondizione che Assad se ne vada significa rendere completamente futile ogni trattativa ginevrina):

http://www.iljournal.it/?p=473650

le Nazioni Unite accusano gli insorti di crimini di guerra e crimini contro l’umanità fin dal 2012 (e ancora oggi nessuno sa che fine facciano i soldati siriani prigionieri!!!):

http://www.lettera43.it/cronaca/onu-in-siria-commessi-crimini-contro-l-umanita_4367561309.htm

gli insorti si producono il loro sarin in Iraq:

http://www.aljazeera.com/news/middleeast/2013/06/20136117362322130.html

e cercano di usarlo in Turchia per coinvolgere un paese NATO (e quindi tutta la NATO) nella guerra in Siria:

http://qn.quotidiano.net/esteri/2013/05/30/896917-siria-opposizione-minaccia-non-partecipare-conferenza-pace-turchia-ribelli-gas-nervino.shtml

e in Siria per le stesse ragioni:

http://www.repubblica.it/ultimora/esteri/siria-carla-del-ponte-i-ribelli-hanno-usato-gas-sarin/news-dettaglio/4340112

che sono incapaci o non hanno alcuna intenzione di stabilire l’ordine nelle aree che occupano, abbandonate all’anarchia ed all’arbitrio (rapporto ONU documenta stupri, giustizia sommaria, tortura, saccheggi, contrabbando, rapimenti a scopo di estorsione, ecc.)

http://www.aljazeera.com/news/middleeast/2013/06/20136483110675340.html

Insorti possiedono armi chimiche:

http://brown-moses.blogspot.co.uk/2013/05/jabhat-al-nusra-photographed-with.html

Insorti sparano sui civili pro-Assad

http://news.sky.com/story/1091428/syria-civilians-come-under-fire-from-rebels

Insorti continuano a fare esplodere autobombe tra i civili (generalmente si chiama terrorismo e generalmente è un crimine condannato dall’Occidente e dalle Nazioni Unite)

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2013/05/15/Siria-esplosione-cuore-Damasco_8707378.html

Insorto si dedica entusiasticamente al cannibalismo

http://www.lettera43.it/cronaca/ribelle-mangia-cuore-l-opposizione-condanna_4367595083.htm

http://www.dazebaonews.it/primo-piano/item/18499-siria-video-choc-miliziano-squarcia-e-addenta-il-corpo-del-miliziano-morto

Insorti introducono tribunali islamici in ogni zona “liberata”

http://uk.news.yahoo.com/islamist-rebels-execute-11-syrian-soldiers-massacres-video-080902244.html

Insorti combattono tra loro e si uccidono

http://www.news.com.au/breaking-news/world/rebel-groups-clash-in-northern-syria/story-e6frfkui-1226646000090

Il fatto indisputabile è che, come in ogni guerra civile, entrambe le parti sono colpevoli di atrocità. La differenza, in Siria, è che se vincessero i ribelli prenderebbero il potere gli jihadisti di al-Nusra, che sono la fazione di gran lunga più potente (numericamente e militarmente) e più determinata e che sono affiliati ad Al-Qaeda.

In effetti si potrebbe dire che in due anni Assad ha causato più danni ad Al-Qaeda della Guerra al Terrore degli ultimi 12 anni.

Perché gli anglo-francesi sono così ansiosi di entrare in guerra al punto da rischiare che il governo di Cameron cada per l’opposizione di alcuni suoi ministri e parlamentari della maggioranza? (quando persino la destra si oppone a una guerra c’è da riflettere)

http://www.independent.co.uk/news/uk/politics/david-cameron-faces-serious-cabinet-split-over-over-arming-syrian-rebels-8646433.html

Perché hanno capito che armare gli insorti non basta. La loro intelligence possiede le stesse informazioni dei servizi segreti tedeschi, che hanno riferito al loro paese che Assad è più forte che mai, la ribellione è sfilacciata ed isolata, sta perdendo terreno in tutti i settori chiavi, l’esercito regolare sta tagliando le sue linee di approvvigionamento

http://www.spiegel.de/politik/ausland/syrien-bnd-rechnet-mit-offensive-der-assad-truppen-im-buergerkrieg-a-901132.html

e questo può succedere solo perché una maggioranza di siriani appoggia il regime (governo?) con ancora maggior convinzione che nel 2012:

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/jan/17/syrians-support-assad-western-propaganda

Ci hanno provato per 2 anni e occorre riconoscere che alcuni giornalisti del Guardian hanno fatto un lavoro superbo nel rivelare la natura delle iniziative di certi gruppi di interesse occidentali sponsor degli insorti siriani:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/11/il-bilderberg-2012-decide-le-sorti-della-siria-e-del-mondo-articolo-del-guardian/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/27/uninchiesta-del-guardian-ci-spiega-chi-ci-vuole-portare-in-guerra-e-perche/

come pure la stampa alternativa:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/01/sapete-chi-e-il-nuovo-leader-dei-ribelli-siriani-un-ex-lobbista-della-shell/

Chi è capace di aprire gli occhi ha capito, gli altri continuino pure a recitare la parte degli utili idioti (non saprei che altro termine usare di fronte a gente troppo pigra e intontita per informarsi adeguatamente)

Armare e finanziare gli insorti non basta, dicevamo:

http://www.lettera43.it/cronaca/siria-ft-dal-qatar-aiuti-per-3-miliardi-ai-ribelli_4367595482.htm

Senza una zona d’interdizione al volo (ZIV, no-fly zone) non hanno più alcuna chance. Ma i BRICS e gran parte dell’Unione Europea si opporranno e l’hanno già fatto sapere nei voti alle Nazioni Unite e nelle dichiarazioni pubbliche dei loro leader. Russia e Cina sono tutt’altro che isolate su questa questione:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/05/28/siamo-tutti-rossobruni-nazioni-unite-unione-europea-brasile-e-india-tutti-alleati-di-assad/

impeach-2

turarsi il naso e difendere Obama, il male minore

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/03/se-romney-vince-siamo-tutti-nel-guano/

https://twitter.com/stefanofait

Ritornello atlantideo (2013-2015) – i protocolli di un savio fautore della Pax Americana

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Questo non è un parto della mia fantasia. Sono le analisi di un membro dell’élite statunitense che preferisce mantenere l’anonimato ma non riesce a trattenersi dall’esporre le sue opinioni in un forum internazionale online (classico ganassa).
Per comodità possiamo chiamarlo Mustafà Mond. La sua visione del mondo rivela la tensione hybristica che condurrà alla rovina l’impero americano (così lo definisce lui stesso). È la mentalità di un bullo e sapete cosa succede ai bulli? Le sue vittime, alla fine, si coalizzano contro di lui e gli insegnano come si sta al mondo.

Sarà verosimilmente la Siria a scatenare l’inferno, perché l’esercito sta battendo i ribelli, e questo è chiaro già da aprile (però non ai media italiani):

http://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/they-may-be-fighting-for-syria-not-assad-they-may-also-be-winning-robert-fisk-reports-from-inside-syria-8590636.html

http://articles.washingtonpost.com/2013-05-11/world/39297570_1_urban-warfare-government-forces-rebels

http://www.theatlantic.com/international/archive/2013/05/why-assad-is-winning/276229/

http://www.usatoday.com/story/news/2013/05/23/syria-rebel-city/2351423/

http://www.tribunodelpopolo.it/servizi-segreti-tedeschi-damasco-sta-vincendo-ribelli-alle-corde/

È l’ennesima sconfitta americana e con buona pace del nostro Mustafà Mond, i bulli non si possono permettere di perdere l’aura di invincibilità.

23 nazioni europee e, in un diverso voto, 71 nazioni ONU, hanno preso le distanze dalla NATO. Le stesse Nazioni Unite, al di là della facciata, mostrano una notevole indipendenza di giudizio e d’azione:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/05/28/siamo-tutti-rossobruni-nazioni-unite-unione-europea-brasile-e-india-tutti-alleati-di-assad/

Il Nobel per la Pace non può permettersi di perdere la Siria, è in gioco la credibilità della NATO/Nuova Atlantide.
Andranno fino in fondo e ci ritroveremo in guerra.

Per un utile confronto, segnalo le posizioni pubbliche dello stratega Zbigniew Brzezinski sugli stessi temi:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/10/brzezinski-atlantide-e-la-supernova/

MORALITÀ E CINISMO

Non è tortura finché un tribunale americano non decide che lo è.

Per quanto riguarda l’influenza morale, è un concetto privo di senso nella geopolitica. Di che influenza morale possiamo parlare quando usavamo l’Agente Arancio, o demolivamo il Vietnam del Nord con i B-52, orchestravamo colpi di stato in America Latina, dividevamo la popolazione negli anni ’60 e costringevamo un presidente a dimettersi, facevamo a pezzi la Jugoslavia per conto dei nostri alleati tedeschi negli anni Novanta? Quando abbiamo promesso alla Russia che non avremmo esteso la NATO verso est e poi abbiamo fatto l’esatto contrario?

La geopolitica è fatta di strategia ed interesse egoistico. Non importa se ci piace o no o come la gente ci percepisce. Con il passare del tempo gli Stati Uniti continueranno ad agire per perseguire i propri interessi in tutto il mondo e l’odio non potrà che aumentare. È necessario che gli americani crescano e smettano di coltivare questa idea che sia imperativo che gli altri popoli ci amino.

ARABI

La maggior parte delle masse medio-orientali non è allo stesso livello evolutivo di quelle occidentali o di gran parte del mondo. L’unica cosa che l’Occidente e il resto del mondo possono fare fino a quando esse non evolveranno è utilizzare gli scismi interni al mondo arabo per proteggere i propri interessi … oppure schiacciarli con una guerra totale per poi ricostruire tutto, come in occasione della seconda guerra mondiale (ma non è un’opzione fattibile né è morale). Sarebbe bello se potessimo isolarli con dei muri ed ignorarli, ma le forniture di petrolio sono di vitale importanza per l’Europa e l’Asia (solo il 10% delle forniture statunitensi viene dal Medio Oriente ed è un dato in calo).

Carthago delenda est: è applicabile al Medio Oriente.

PAX AMERICANA

Gli europei si sono combattuti per secoli fino a quando gli Stati Uniti hanno pacificato il continente. Le nazioni asiatiche dell’Estremo Oriente sono state anch’esse in lotta per secoli, fino a quando gli Stati Uniti hanno portato stabilità. Gli americani si sono uccisi a vicenda nella più sanguinosa guerra civile della storia dell’umanità. E così via. Alla fine, matureranno ed avranno la loro illuminazione. Speriamo.

Dopo un eventuale ritiro dei legionari (sic!) americani, gli europei ricomincerebbero ad ammazzarsi. I cinesi non si fiderebbero mai dei giapponesi e viceversa. Si riaccenderebbe la corsa agli armamenti. Piccole nazioni come Paesi Bassi, Filippine, Singapore, ecc. sarebbero inghiottite dai loro vicini più potenti o diventerebbero delle marionette [mentre adesso cosa sono? NdT].

GLI OBIETTIVI GEOPOLITICI

Ci sono un sacco di minacce che terranno occupata l’Alleanza Americana (sic!).

Sovvertire delle aspiranti potenze egemoni regionali è una priorità strategica per gli Stati Uniti. Il contenimento della Cina è stato accelerato, come potete aver constato da voi stessi se avete prestato attenzione alle iniziative degli Stati Uniti nel Pacifico nel corso degli ultimi due anni. Poi ci sono i russi e la loro Unione Eurasiatica e l’influenza iraniana, un altro punto critico che sarà affrontato attraverso l’alleanza tra Turchia ed Arabia Saudita.

Qualunque nuovo presidente continuerà a gestire il mondo nel segno della dottrina della Pax Americana: (1) controllo degli oceani e protezione delle linee commerciali, che dà agli Stati Uniti il controllo del sistema del commercio internazionale e assicura che tutte le principali economie mondiali traggano vantaggio dal collaborare con gli Stati Uniti; (2) il sovvertimento di tutte le possibili potenze egemoni regionali che possono presentare una sfida per il sistema statunitense (nel prossimo decennio: Cina, Russia, Iran).

A meno che il popolo americano non decida di accettare un drammatico declino del suo tenore di vita e ricchezza, tutti i presidenti continueranno a gestire l’impero secondo gli interessi geopolitici di cui sopra, dal momento che è nel migliore interesse degli Stati Uniti il mantenimento della loro egemonia globale. Gli standard di vita e ricchezza di Europa, Giappone, Corea del Sud, Australia, Cina, India, Russia, ecc. scenderebbero drammaticamente se il sistema statunitense dovesse andare in pezzi e la competizione senza quartiere dovesse prevalere.

Tutte queste sciocchezze senza senso sul mondo multipolare lasciano il tempo che trovano. Il futuro appartiene agli Stati Uniti e ad alcuni blocchi regionali.

Siamo in grado di rimuovere qualsiasi nazione dal sistema del commercio internazionale (vedi Cuba, Iran, Corea del Nord, ecc.). Questa è la sorgente della potenza americana sul resto del mondo. Europa, Cina, Giappone, India, Brasile, Corea del Sud, ecc. beneficiano di questo sistema.

Il diritto internazionale esiste solo perché gli Stati Uniti sono disposti ad applicarlo. Se decidessimo di modificarlo a nostro vantaggio, lo faremmo.

Gli Stati Uniti continueranno con il multilateralismo finché gli interessi americani possono essere assicurati in questa maniera; diversamente, non si sentiranno vincolati da istituzioni che avevano un significato in un’altra epoca.

Abbiamo guadagnato questo diritto con il sangue e il denaro che abbiamo speso per costruire la Pax Americana. Gli attacchi dei droni vanno a vantaggio dei non-barbari di oggi. Non c’è motivo per cui gli Stati Uniti dovrebbero tornare allo status quo degli anni 90, quando un paio di missili erano l’unica risposta alla minaccia terroristica. Gli USA puniscono chiunque si metta sulla loro strada e quella dei loro alleati. Nessuno è in grado di sfidare l’egemonia globale americana.

Quale nazione ha oltre 700 basi in tutto il mondo e delle forze navali più potenti della somma delle marine del resto del mondo? Che nazione impiega i droni come giudice, giuria e boia contro i nostri nemici? Quale nazione ha la valuta di riserva mondiale assieme al controllo del sistema monetario internazionale? Che nazione ha un’economia più grande della somma della seconda e terza economia mondiale? Che nazione ha a malapena il 5% della popolazione mondiale ma consuma il 25% delle risorse del mondo? Quale nazione è accusata di imperialismo culturale? Che nazione ha pacificato Europa dopo secoli di incapacità di essere in grado di farlo da soli, portato stabilità nell’Estremo Oriente e garantisce risorse per le economie mondiali?

Come nel caso dell’impero romano e britannico, molti americani respingono l’idea di impero e non la riconoscono. Però è un dato di fatto. Molti inseguono infantilmente il desiderio di essere amati dal resto del mondo. Roma non era amata.

Questo sarà lo status quo per la maggior parte di questo secolo, per cui sarà meglio che vi abituiate.

Tra Russia e Stati Uniti la Cina sceglierà gli USA e l’India non si alleerà mai con Pachistan e Cina contro gli Stati Uniti. Non c’è un nuovo ordine mondiale alternativo a questo, che è agli albori. Il resto è retorica.

Quella che potrebbe essere un’esperienza traumatica per i popoli dell’Iraq, Panama, Serbia, Pakistan, Somalia, Grenada, ecc. non è altro che un evento transitorio per il popolo americano. Noi non subiamo le conseguenze dei nostri interventi in tutto il mondo e questo provoca ancora maggior risentimento. Non diversamente dagli inglesi e dai romani al tempo dell’impero e da qualunque grande potenza nel corso della storia umana.

Gli Stati Uniti hanno appreso dall’Impero Britannico: divide et impera, intervenendo solo quando l’equilibrio di potere in una regione è diventato svantaggioso, prevenendo ogni coalizione regionale / blocco che possa sfidare l’egemonia americana [Europa confederata, ma tanto gli euroscettici questo non lo vogliono capire: gli basta aver trovato un capro espiatorio NdT].

FINANZA AMERICANA

Il tetto del debito non ha alcuna importanza. Gli Stati Uniti non potranno mai volontariamente fare default. Il tetto del debito è solo una reliquia procedurale. Così funziona l’attuale sistema monetario. Gli Stati Uniti rimarranno la superpotenza economica, per l’abbondanza di risorse e perché sono ancora uno dei maggiori esportatori del mondo. Il mercato interno è di gran lunga il più ricco del mondo. Inoltre la Cina è una tigre di carta poiché non esercita alcuna influenza sugli Stati Uniti ed è zavorrata da 800 milioni di persone che vivono con un dollaro al giorno.

IRAN

Se l’Iran chiude lo Stretto di Hormuz anche solo per un secondo, ciò sarà usato come pretesto (sic!) per distruggere le sue forze armate e infrastrutture attraverso continui e massicci attacchi aerei.

La guerra con l’Iran non è affatto imminente. È solo diplomazia e manipolazione dell’opinione pubblica internazionale. Le uniche operazioni contro l’Iran in Iran saranno clandestine, per una miriade di ragioni. L’obiettivo è abbattere Assad, alleato dell’Iran. Un importante vantaggio per l’Arabia Saudita e la Turchia.

Roma se l’è cavata piuttosto bene dopo aver spazzato via Cartagine dalla carta geografica. Lo stesso è successo agli Stati Uniti dopo aver aiutato a distruggere l’impero tedesco, quello giapponese e quello sovietico. Mi aspetto che la Repubblica Islamica subirà la stessa sorte se l’Iran continuerà ad operare aggressivamente contro gli interessi americani nella regione.

SIRIA

Il regime siriano, alleato dell’Iran, dev’essere rimosso con qualsiasi mezzo necessario, dato che questo metterà i bastoni tra le ruote delle strategie egemoniche iraniane nella regione.

L’opzione militare in Siria è complicata, con conseguenze impreviste per i partner alleati americani nella regione (Israele, Turchia, Arabia Saudita). La Siria non è la Libia. Gli iraniani sono già in Siria e renderanno la vita difficile a qualsiasi intervento militare (vedi Iraq) e potrebbero portare ad un’escalation della guerra. L’isolamento internazionale e un golpe, approfittando della guerra civile, è la migliore opportunità per azzoppare l’egemonia iraniana senza un intervento militare diretto. Alcuni regimi ci mettono un po’ a cadere [N.B. lo scriveva due anni fa, ora persino Al Jazeera e Washington Post ammettono che Assad sta avendo la meglio, NdT].

Gli Stati Uniti possono pubblicamente asserire di prendere le distanze dai ribelli, mentre li aiutano attraverso Turchia, Arabia Saudita e Qatar. È una buona occasione per sconfiggere l’Iran e volgere al peggio le sue sorti nei territori palestinesi e in Libano.

Speriamo che il regime tirannico di Assad venga deposto entro un paio di anni [lo scriveva nell’agosto del 2012].

I russi non faranno nulla per la Siria quando la situazione si farà delicata [agosto 2012 / smentito nel maggio 2013: russi direttamente impegnati con una flotta, armi antinavali ed antiaeree – è così che si arriva alla propria Stalingrado, senza rendersene conto].

Gli Stati Uniti possono agire a propria discrezione perché Russia e Cina non sono abbastanza potenti per sfidarli su una questione come la Siria. La scelta di non intervenire militarmente dipende dal fatto che non è l’opzione migliore. Finché c’è caos, a Washington va bene così.

Come ho già detto nel novembre del 2011, la pressione e l’isolamento continueranno per tutto il 2012 e il 2013. Ci vorrà del tempo per rovesciare un regime come quello di Assad senza intervento militare. Se i siriani sono così stupidi da coinvolgere la Turchia, allora gli Stati Uniti avranno il pretesto per  passare dall’intervento clandestino a quello alla luce del sole [Lo scriveva nell’ottobre del 2012, NdT].

Chiunque emergerà sarà preferibile rispetto ad Assad e dipenderà dai regimi sunniti della regione. Sarà un regime debole che governerà su un paese destabilizzato. Gli Stati Uniti saranno in grado di esercitare la loro influenza con un governo islamista sunnita attraverso i classici incentivi finanziari (Banca Mondiale, FMI, ecc.). Questo non era possibile con Assad.

RUSSIA E CINA IN SIRIA

I cinesi e i russi sono degli utili idioti. L’inazione pubblica da parte delle potenze mondiali per fermare la violenza può essere facilmente imputata a loro mentre in privato la destabilizzazione permanente del regime di Assad sta procedendo a pieno ritmo.

I russi e cinesi stanno giocando a dama, mentre l’Alleanza Americana sta giocando a scacchi. Pubblicamente, l’Alleanza continuerà a lamentarsi che il loro veto impedisce di fare qualunque cosa, mentre segretamente lavorerà con sauditi e turchi per continuare il processo di destabilizzazione della Siria e limitare l’influenza iraniana.

La Siria guardava dall’altra parte mentre gli insorti affluivano in Iraq. Ora stiamo restituendole il favore.

DOLLARO CONTRO EURO

Il mondo non ha alcuna intenzione di smettere di usare il dollaro come valuta di riserva mondiale. Quello era un miraggio degli eurocrati privi di una prospettiva finanziaria. Gli investitori e la comunità finanziaria mondiale capiscono che l’Europa ha raggiunto l’apice della sua crescita e avrà maggiori problemi a causa del suo profilo demografico. Inoltre gli europei non hanno alcun potere politico o militare per sostenere la loro valuta né sono capaci di parlare con un’unica voce. L’élite politica ha fallito e ha perso la fiducia della comunità mondiale.

“L’Europa” è formata da 27 (o 17) economie diverse e relativamente piccole, con solo un paio in grado di avere un impatto significativo sul mondo. Gli Stati Uniti sono il paese più sviluppato del mondo con un profilo demografico positivo. Gli Stati Uniti hanno un impero militare, finanziario e politico che non ha paralleli sulla scena mondiale.
Vedremo chi ha ragione:
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/03/30/dollaro-contro-euro-e-come-carta-contro-forbice/

OBAMA

La gente che si aspetta che Obama si distingua da Bush deve capire la forza dei vincoli di politica interna ed estera. I presidenti americani sono deboli sul fronte interno e sono costretti ad essere realisti nella sfera internazionale: guerra di droni, graduale disimpegno dall’Afghanistan, contenimento ed accerchiamento di Iran, Russia e Cina, mantenere delle relazioni cordiali con il Brasile, l’unica nazione che potrebbe essere una potenza egemone a livello di emisferico, in futuro.

In politica estera, Obama ha continuato la dottrina della Pax Americana e l’ha resa ancora più potente e unilaterale, pur creando una parvenza di multilateralismo (!!!). Ha elegantemente tenuto conto del fatto che la questione israelo-palestinese era intrattabile e non era importante per gli interessi strategici americani. Sta mettendo i cinesi sulla difensiva. Sta ricalibrando e riequilibrando la politica estera americana dalla priorità al terrorismo e mondo islamico verso un’assunzione di responsabilità più eterogenea (Cina, Europa centrale, Medio Oriente, ecc.). Ha contribuito a sviluppare l’impero appena nato dopo un decennio in cui non si era compresa la potenza raggiunta (’90), seguito da un decennio di enfasi su un unico tema (il terrorismo). Sulla politica estera, non si può che encomiarlo.

DRONI

La CIA è responsabile di una gestione pasticciata dei detenuti della guerra al terrore. Almeno abbiamo adottato misure correttive. Droni, omicidi mirati e una morte rapida. Molto più pulito e molto meno chiassoso.

Potremmo sempre tornare a bombardare a tappeto le città: gli attacchi di droni sono un segno della misericordia americana nei confronti dei selvaggi (uncivilized) [cf. John il Selvaggio vs Mustafà Mond (A. Huxley, Brave New World), NdT]

 

GUERRE UMANITARIE

L’invasione dell’Iraq serviva più che altro a far rigare dritti i sauditi dopo che ci avevano chiesto di lasciare il loro paese in seguito all’11 settembre, ad inviare un messaggio all’Iran e alla Siria, ed era un messaggio rivolto a tutto il mondo, in risposta alla percepita debolezza americana negli ambienti geopolitici degli ultimi due decenni (Beirut, Somalia, innumerevoli attacchi terroristici contro gli interessi statunitensi e alleati durante gli anni 90, e così via).

L’Arabia Saudita si stava smarcando, il Pakistan esitava. L’Afghanistan non era bastato a dimostrare la nostra risolutezza.

Alla fine il messaggio ha avuto successo. L’Arabia Saudita è saldamente nell’alleanza e non ci sarà un riavvicinamento tra sunniti e sciiti. Inoltre, fino a quando il mondo islamico sarà in fiamme e frammentato, l’interesse strategico di prevenire l’emergenza di una potenza regionale che sfidi gli Stati Uniti resta intatto. Entro qualche decennio l’impero dovrà fare di una nazione un nuovo esempio. Qualcuno s’indignerà, ma va fatto.

Il fallimento dell’occupazione è stato un grande errore strategico, ma si possono perdere delle piccole guerre se non si perde quella grande. Gli inglesi hanno perso le colonie americane, ma il loro impero ha raggiunto l’apogeo solo un secolo dopo. Finché il petrolio fluisce del Medio Oriente, i nostri interessi sono al sicuro.

AMERICA LATINA

Gli Stati Uniti non hanno alcun un interesse strategico in America Latina a meno che non intervenga una forza esterna in grado di interferire nel nostro emisfero. Non vi è alcuna Unione Sovietica di cui preoccuparsi. Chavez, Morales, ALBA e gli altri pagliacci sarebbero già svaniti se ce ne curassimo davvero.

L’unica vera potenza in formazione è il Brasile, ma hanno ancora una lunga strada da percorrere prima di poter rivaleggiare con la potenza americana.

SECONDA GUERRA CIVILE AMERICANA?

L’esercito degli Stati Uniti non sarebbe in grado di controllare il popolo americano! Questa è un’idea assurda. Guardate quanto è stato difficile lottare contro le insurrezioni in Iraq o Vietnam. Gli USA sono vastissimi ed hanno una popolazione di 320 milioni di abitanti. Nessuna rivolta sarebbe controllabile. Inoltre l’esercito statunitense è composta da americani e distruggere o opprimere il proprio paese non sarebbe tollerato a lungo.

IL SEGRETO DEL SUCCESSO DI UNA CIVILTÀ

Noi siamo il mondo civile, noi facciamo la storia, al momento.

L’”Occidente” è arrivato a dominare il pianeta grazie alla geografia e le cose non cambieranno tanto presto. L’Europa ha la pianura nord-europea, fiumi navigabili che permettono al capitale di fluire liberamente, ecc. Questo ha permesso all’Europa settentrionale di svilupparsi più velocemente e costruire flotte per espandere le loro economie in tutto il mondo.

Gli Stati Uniti hanno il fiume Mississippi che collega il Midwest ai bacini commerciali del Golfo del Messico, Pacifico e Atlantico ed altri canali che arrivano alle coste. Sono stati benedetti da una delle geografie più ideali del mondo per costruire una società. Chiunque controlli le suddette zone è destinato ad essere una potenza mondiale. Una volta che gli Stati Uniti catturarono New Orleans e controllarono il fiume Mississippi, era inevitabile che gli Stati Uniti si sarebbero trasformati in una potenza mondiale. C’è una ragione per cui l’Europa del Nord è più ricca di quella del sud, ed è la geografia.

Cina e India sono sfavorite dalla loro geografia e non saranno mai in grado di costruire società ricche come gli Stati Uniti o l’Europa. Non c’è abbastanza terra coltivabile in Cina e le precipitazioni sono troppo scarse. L’India è messa anche peggio in una regione che predispone alla sovrappopolazione ed alla mancanza di centralizzazione.

UNIONE EUROPEA

Qualcuno potrebbe dire (e io non sarei d’accordo) che è l’Europa che sta ricominciando a somigliare alla Germania nazista. L’Europa comincia a regionalizzarsi. Avete leggi che prendono di mira i musulmani con il pretesto della laicità, nei Paesi Bassi, Francia, Italia. Dalla Svizzera, al Regno Unito, alla Francia, all’Italia, ecc. ci sono partiti eletti sulla base di programmi estremisti che farebbero sembrare moderato il Tea Party [dubito, NdT]. Deportate i Rom, trasformate gli “indesiderabili” in capri espiatori. Avete flash mob neonazisti in aumento in Germania. L’unica cosa che vi salva è che questo non è un mondo multipolare e ci sono centinaia di migliaia di legionari americani in Europa e intorno all’Europa che assicurano che l’Europa resti circoscritta ed impotente (!!!). [siamo vassalli, le loro sono truppe di occupazione, NdT]

Chi se ne frega di quello che gli europei o pakistani pensano del nostro presidente? È irrilevante e non ha alcuna incidenza sulla geopolitica. Dovrebbero essere molto più preoccupati di quello che pensiamo noi di loro (se lo facciamo).

CRISI DELL’EUROZONA

Le banche di investimento americane avevano scommesso che il mercato immobiliare non sarebbe mai crollato tutto d’un colpo. Si sono ritrovate insolventi a causa del crollo immobiliare. Possiamo parlare di derivati, CDS, modello di cartolarizzazione imperfetta, la mancanza di una regolamentazione efficace, le ripercussioni a lungo termine delle scelte della Fed dopo la recessione del 2001, l’abbassamento degli standard di prestito e molti altri fattori; tuttavia, nulla  di tutto questo assolve l’Europa per le proprie decisioni.

Sì, gli Stati Uniti sono stati il catalizzatore primario della crisi finanziaria del 2008 (così come della crescita economica che l’ha preceduta), ma allo stesso tempo gli Stati Uniti hanno salvato il sistema finanziario mondiale nel 2008 per impedire una catastrofe maggiore. Nel frattempo gli europei hanno esitato ad intervenire fin dall’inizio della crisi del debito sovrano, anche se era preventivabile. L’élite europea avrebbe potuto evitare un sacco di dolore all’Europa se avesse agito all’inizio del 2010.

Inoltre, gli Stati Uniti non hanno creato il corrotto stato greco [il regime dei colonnelli l’hanno sponsorizzato loro, fino a metà degli anni Settanta, NdT]. Non sono stati gli USA a costringere le banche europee a prestare denaro all’edilizia spagnola o irlandese, o per speculare sulle valute dell’Europa orientale, a sviluppare una relazione incestuosa con lo Stato [come se tutte queste cose non fossero accadute anche negli USA! NdT], ecc.

Gli Stati Uniti non hanno creato un’eurozona difettosa, che è il vero problema. L’Unione Europea non ha futuro. Solo l’Unione Sovietica la teneva unita. Nei prossimi anni si regionalizzerà, frantumandosi [Non sembra considerare la possibilità che possa unirsi contro gli Stati Uniti, una volta che le attuali classi dirigenti corrotte ed incapaci saranno rimosse, NdT]

GOLFO PERSICO

Il Qatar fa parte della alleanza sunnita che gli Stati Uniti hanno costruito per riequilibrare la potenza iraniana dopo il crollo del precedente contrappeso (Iraq). La Turchia dovrà sostituire l’Iraq, ma ci vorrà del tempo.

DEMOCRAZIA E GIUSTIZIA SOCIALE

La nostra è una Repubblica Costituzionale. La democrazia era vista con sospetto dai padri fondatori e oggi si capisce che avevano ragione. La democrazia odierna è poco più che la tirannia della folla e le elezioni si rivolgono unicamente al denominatore comune più popolare, non certamente alla classe colta e professionale, che ne prende le distanze per il degrado delle discussioni e l’utilizzo di slogan semplicistici e di luoghi comuni [non posso che dargli ragione, ma il compito dell’élite dovrebbe essere quella di educare la popolazione, non quella di accentuarne e sfruttarne l’inebetimento per promuovere i propri interessi egoistici a discapito di quelli collettivi, NdT].

Le sole persone che non riescono a vivere il sogno americano sono quelle che non ce l’hanno messa tutta, che hanno preferito il divertimento all’impegno e ora danno la colpa agli altri.

MESSICO

Se il Messico perde il controllo della guerra al narcotraffico estenderemo l’uso dei droni in Messico e se il governo protesta ci annetteremo la Baja California (!).

 

RUSSIA

Gli Stati Uniti possono creare problemi in Russia attraverso le ONG e cose del genere

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/12/la-spontaneita-dellopposizione-russa-a-putin/

e gli Stati Uniti hanno sparato un altro colpo di avvertimento utilizzando le Pussy Riot come scusa per stigmatizzare pubblicamente la Russia,

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/31/vagine-in-rivolta-i-nuovi-idoli-dei-media-occidentali/

avvertendo che possiamo causare disordini civili (come abbiamo fatto altrove). È un continuo botta e risposta. La Russia minaccia gli Stati Uniti di chiudere il corridoio nord

http://aurorasito.wordpress.com/2012/04/03/il-corridoio-nord-sud-le-prospettive-del-commercio-multilaterale-in-eurasia/

dopo che gli Stati Uniti hanno approvato una BMD riveduta

http://www.geopolitica.info/nord_america/ballistic_missile_defence.htm

che è a sua volta una risposta all’invasione della Georgia [veramente era la Georgia, partner di USA e Israele, l’aggressore, NdT] dopo le “rivoluzioni” in Ucraina [rivoluzioni colorate, dottrina Brzezinski

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/11/rivoluzioni-colorate-e-primavere-arabe-preludio-alla-terza-guerra-mondiale/]

e l’espansione della NATO verso est, ecc.

ISRAELE

La difesa degli interessi dei palestinesi è priva di valore strategico e danneggerebbe i nostri rapporti con un leale ed utile alleato.

Israele ha cercato di ottenere l’assenso delle ultime due amministrazioni alla partecipazione nell’attacco all’Iran, ma con scarso successo, perché a noi vanno bene le cose come stanno.

L’attacco all’Iran è stato pianificato per anni. Ma Israele vuole far credere che è sul punto di attaccare l’Iran, senza mai poterlo fare perché gli Stati Uniti glielo impediscono. Sa che un attacco fallimentare sarebbe estremamente controproducente. Quanto più si parla di un attacco pubblicamente, meno possibilità ci sono che Israele passi all’offensiva.

L’Iran vuol far credere che è sul punto di sviluppare armi atomiche. Gli Stati Uniti vogliono far credere che trattengono Israele, mentre stanno utilizzando il pretesto del programma atomico per imporre sanzioni e indebolire la potenza iraniana nella regione. Questo balletto va avanti ormai da anni.

Sono stati gli Stati Uniti / Turchia / Arabia Saudita a guidare la destabilizzazione della Siria. Israele era inizialmente contrario e preferiva Assad, perché lo conosceva ed aveva delle relazioni di collaborazione con lui. Tuttavia, con il ritiro dall’Iraq e l’Iraq diventato un alleato dell’Iran, gli Stati Uniti avevano bisogno di fare qualcosa per contenere l’Iran nel Levante e la Siria rappresentava un’opportunità strategica. Israele ha accettato suo malgrado, perché non aveva altra scelta e non gli dispiace nuocere all’Iran, anche se un governo sunnita potrebbe andare al potere a Damasco.

L’ossessione per Israele è insensata. Non controlla gli Stati Uniti, altrimenti Bush non avrebbe detto di no quando Israele voleva attaccare il programma nucleare iraniano. Si tratta di un piccolo paese con una proiezione di potenza limitata il cui principale interesse strategico è avere una frontiera stabile [Cazzate! Vuole annettersi la Palestina e sarà questo a fregare la Pax Americana, oltre all’avidità incontrollabile della finanza anglo-americana, NdT]. È una delle numerose nazioni che compongono l’Alleanza Americana.

Gli Stati Uniti e Israele hanno interessi comuni relativi al contenimento della potenza iraniana.

INFORMAZIONE E MEDIA

Usiamo i social media per creare disordini sociali se la cosa si allinea con i nostri interessi. Usiamo i mezzi di comunicazione per inviare messaggi politici ed influenzare l’opinione pubblica. La stragrande maggioranza degli articoli sul NY Times, WSJ, Guardian, Telegraph, ecc non rientrano in questa politica ma, di tanto in tanto, “fonti anonime” aiutano ad inoltrare certi messaggi geopolitici.

REGNO UNITO

Noi sovvenzioniamo il vostro sistema sanitario finanziando l’economia britannica. Se decidessimo di tagliar fuori la vostra piccola isola dalle risorse del Medio Oriente e l’accesso al bacino commerciale dell’Atlantico settentrionale, il Regno Unito dovrebbe costruire una marina abbastanza forte da proteggere le proprie linee commerciali e basi militari, sottraendo risorse al welfare. Siamo in grado di trasformare la Gran Bretagna in una Cuba, Iran, Corea del Nord, con un semplice ordine presidenziale e togliere agli inglesi o a chiunque altro l’accesso all’economia globale. Ma il Regno Unito non è la nostra “puttana”. Le nostre richieste non sono irragionevoli. Blair scelse liberamente di partecipare all’invasione irachena. Ogni popolo deve assumersi le sue responsabilità, senza scaricarle sempre sugli americani.

https://twitter.com/stefanofait

Stati Uniti di Polizia – la fase finale della Guerra al Terrore è cominciata

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Si dovevano attaccare i civili, la gente, donne, bambini, persone innocenti, gente sconosciuta molto lontana da ogni disegno politico. La ragione era alquanto semplice: costringere … l’opinione pubblica a rivolgersi allo stato per chiedere maggiore sicurezza.

Vincenzo Vinciguerra, ex agente Gladio, deposizione

War-2

La vera notizia è come è bastato un decennio per addomesticare i cittadini americani e far loro accettare detenzione permanente, tortura, esecuzione sommaria di cittadini americani, in patria o all’estero, una massiccia presenza di paramilitari nelle loro strade e nelle loro case. Ogni richiesta fatta dalle autorità era a titolo volontario, ma quasi nessuno si è rifiutato di ottemperare. E’ vero che Boston è un caso particolare: una città particolarmente rispettosa della legge e con forti simpatie per il presidente Obama. Tuttavia resta il dato davvero inquietante di una popolazione fin troppo facilmente malleabile e disposta a credere, obbedire, combattere la “Guerra al Terrore”. La buona notizia è che le voci di dissenso stanno facendosi sentire in rete e nei forum dei quotidiani, in modo articolato e fermo. Boston è servita da monito.

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Allo stato attuale, non vi è nulla di sostanziale che colleghi i due indagati al delitto. Ci sono voci, 32 secondi di video per nulla incriminante (così tante telecamere a circuito chiuso ma nessuna registrazione utile?), alcune fotografie non troppo chiare, i loro zaini sembrano diversi da quelli incriminati. Non c’è un movente, non c’è una  prova visiva che mostri i sospetti che dispongono la bomba sulla scena del crimine e non c’è alcun filmato dei sospetti in fuga da una qualunque scena del crimine. L’automobilista rapito che, ci viene detto, ha riferito che i due, prima di lasciarlo andare senza torcergli un capello, si sono autoaccusati dell’attentato (!!!??? per farsi prendere più facilmente?), non è stato intervistato da nessuno, si è letteralmente volatilizzato. Ci sono ben 6 versioni discordanti di come è avvenuta la cattura.
Al momento nessun giudice li condannerebbe.

Obama, in quanto presidente, non deve permettersi di emettere sentenze, come ha implicitamente fatto e come esplicitamente fa con le sue liste di persone da uccidere con i droni.
Il ragazzo è un cittadino americano, non un “nemico combattente” come John McCain vorrebbe che fosse considerato, in modo da farlo internare e processare da un tribunale militare, a porte chiuse .

Non deve essere interrogato dall’FBI e giudicato a livello federale. La giurisdizione è quella del Massachussetts: si sta forse cercando di sfruttare il caso per degli scopi che hanno poco a che vedere con la sicurezza dei cittadini e molto a che vedere con ulteriori restrizioni dei loro diritti (se possono fare a pezzi la costituzione per un cittadino americano, lo possono fare per tutti)? Oppure si sta cercando di evitare che qualcuno capisca in che rapporti erano stati il fratello maggiore e l’FBI nel corso degli ultimi 3 anni?

L’FBI organizza complotti terroristici, agevolando gli estremisti, fornendo loro idee, logistica, contatti ed armi per arrestarli preventivamente, senza che i cittadini si chiedano se non sia istigazione a delinquere, se queste persone avrebbero realmente compiuto certe azioni se non fossero stati inseriti in un certo tipo di dinamica:

http://www.nytimes.com/2012/04/29/opinion/sunday/terrorist-plots-helped-along-by-the-fbi.html?pagewanted=all&_r=3&

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/21/lfbi-organizza-e-sventa-la-maggior-parte-degli-attentati-terroristici-islamici-sul-suolo-americano-ricerca-della-ucla/

L’FBI ha addirittura consentito che il primo attentato alle Torri Gemelle, quello del 1993, andasse in porto
http://www.nytimes.com/1993/10/31/nyregion/bomb-informer-s-tapes-give-rare-glimpse-of-fbi-dealings.html?pagewanted=all&src=pm

L’FBI sorvegliava Tamerlan, il fratello maggiore, da 3 anni e lui lo sapeva, perchè avevano informato i suoi genitori (!). Allora perché quell’appello ai cittadini affinché aiutino ad identificare dei sospetti che già conoscono? 

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Il giovane Dzhokar Tsarnaev era un giovane cittadino Americano modello. Era un calciatore e si allenava tre volte in settimana con i suoi compagni di squadra e, non contento, era anche il capitano della squadra di wrestling del suo istituto: i suo compagni di wrestling lo ricordano come una persona sempre disponibile pronta ad elargire consigli. Aveva ottenuto una borsa di studio in medicina, voleva diventare un infermiere, era stato un bagnino perché “voleva salvare la gente”, nel tempo libero assisteva come volontario ragazzini affetti dalla sindrome di Down. Nessuno dei suoi amici più stretti l’ha mai considerato una persona religiosa. I suoi insegnanti lo hanno descritto come uno studente ideale. I suoi vicini come un ragazzo adorabile. Era l’incarnazione del sogno Americano ma, da un giorno all’altro, ci viene detto che è diventato uno jihadista che uccide civili ad una competizione sportiva (lui che adora lo sport) e la sera stessa va ad una festa (mentre il fratello va tranquillamente in palestra ad allenarsi), poi a dormire nella sua stanza. Il giorno dopo si rende conto che è in corso una caccia all’uomo, scappa con suo fratello maggiore, ruba un’auto ma rilascia il proprietario dopo avergli detto che è l’autore dell’attentato (!!! – questo sostengono le autorità investigative: nessuno ha visto e intervistato questo tizio), sfugge alla cattura anche se dopo la prima sparatoria è circondato da poliziotti.
Per qualche ragione le sue radici cecene non lo spingono ad attaccare la Russia ma gli Stati Uniti che gli hanno dato tutto quel che poteva desiderare, inclusa la cittadinanza (qualche mese fa). È uno jihadista ma non si immola e non si comporta come tale; è come se avesse due personalità e nessuno avesse mai visto quella islamista.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/20/informazioni-sui-presunti-bombaroli-di-boston-che-non-troverete-sul-corriere-della-sera/

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Ancora più drammatica è la criminalizzazione dei giovani: secondo la stessa versione ufficiale in cui cambiano i nomi e i connotati ma gli altri dettagli si ripetono, gli autori di attentati e stragi sono immancabilmente giovani immaturi, inquieti e, soprattutto, indignati con il governo. Questi escono di testa per ragioni che non sono mai chiare, agiscono da soli e sfruttano insospettabili abilità militari per uccidere degli innocenti e/o sfuggire alla cattura: fino alla loro uccisione o suicidio, come in ogni film americano che si rispetti.

Il copione è ripetitivo e meccanico, ma le serie TV (24, Homeland) ed i blockbuster lo hanno reso plausibile per un pubblico ovinizzato che delega ad altri le attività cerebrali non necessarie alla sopravvivenza fisica.

Le autorità ci assicurano che il fratello maggiore era un integralista, a dispetto delle apparenze (era appassionato di hip-hop, skateboard e droghe leggere)

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e, stando al racconto della madre, Zubeidat K. Tsarnaeva, negli ultimi anni l’FBI l’aveva avvertita del fatto che il figlio Tamerlan era su una brutta strada e che lo stavano sorvegliando [NB, l'FBI ha ammesso che le cose stavano così solo DOPO l'intervista della madre ad una TV russa]. Questo significa che dovevano sapere che aveva consultato dei siti per costruire bombe fatte in casa (se è vero) e che dovevano sapere che si era comprato un arsenale di armi…però…boh?
Nel 2011 l’intelligence russa aveva chiesto all’FBI di indagare su di lui, per capire se era “a rischio”. L’FBI fece delle scrupolose investigazioni (internet, telefonate, conoscenze, biografia, movimenti, domande a parenti e conoscenti, ecc.) senza trovare alcuna attività sospetta o legame con associazioni terroristiche, ma riferì di un’evidente tendenza integralista:

http://www.guardian.co.uk/world/2013/apr/20/fbi-quiz-dzhokhar-tsarnaev-suspect-capture

Dopo l’attentato Tamerlan non si è suicidato: è tornato a casa dalla bella moglie americana – Katherine Russell – e dalla figlia.

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Le autorità, a partire dal presidente, stanno trattando dei sospetti alla stregua di colpevoli già condannati.
Questo normalmente succede in un sistema giuridico primitivo come quello giapponese, dove l’imputato deve dimostrare di essere innocente. In un sistema giuridico civile l’accusa deve dimostrare la colpevolezza. Dal Patriot Act in poi gli Stati Uniti non sono più un paese civile e, anche grazie a certe leggi controfirmate da Obama, il nostro presunto terrorista rischia di scomparire per anni in un labirinto giudiziario, come se fosse a tutti gli effetti morto (morte civile):
http://www.informarexresistere.fr/2012/01/07/ndaa-torneranno-i-campi-di-concentramento-in-america/#axzz2QwmMcGkz

Nessuno si curerà della sorte di Tsarnaev, preventivamente condannato dall’opinione pubblica, allo stesso modo in cui praticamente nessuno si preoccupa dei diritti degli internati nei campi di prigionia antiterroristi americani. Però è così che i diritti di tutti vengono amputati: prima si colpiscono le figure marginali, detestate o appena tollerate (zingari, ebrei, comunisti, gay, ecc.) e poi, nel constatare che la popolazione non reagisce, l’abolizione della tutela giuridica si istituzionalizza, si espande e diventa sempre più arduo contestarla. Per abolirla non resta altro da fare che combattere e sacrificare la propria vita. E’ quel che succederà negli Stati Uniti nei prossimi anni, con buona pace degli obamofili.
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/28/children-of-men-i-figli-degli-uomini-un-film-preveggente/

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Boston, una città di oltre 600mila abitanti è stata, virtualmente, messa agli arresti domiciliari (chiunque si fosse trovato in strada era passibile di fermo e perquisizione corporale – in un caso un tizio è stato denudato e dei poliziotti hanno inveito contro i giornalisti) e sotto legge marziale (con migliaia di paramilitari che entravano nelle case per setacciarle, senza alcuna autorizzazione) per la durata della caccia allo studente diciannovenne modello-assistente di ragazzini down-terrorista jihadista a tempo perso.

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La militarizzazione della metropoli ora costituisce un precedente. Invece di usare i cani per rintracciare rapidamente il ricercato, che perdeva sangue ed aveva abbandonato l’auto, 9mila agenti militarmente equipaggiati hanno trascorso la notte perlustrando le abitazioni di una vasta sezione della città (senza un permesso, in piena violazione del quarto emendamento), come se fosse la cosa più naturale del mondo. Nessuno ha protestato, la folla alla fine festeggiava per le strade, senza rendersi conto dell’implicita carta bianca che hanno fornito al governo.
In nessun paese europeo, dopo la sconfitta di Hitler, la minaccia terroristica è mai stata gestita in questo modo. Queste sono “cose da Hollywood”:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/07/batman-leroe-della-controrivoluzione/

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Ora qualunque cellula terroristica (e presidente) sa che basta davvero poco per mettere in stand-by gli Stati Uniti e che la popolazione accetterà con entusiasmo che la sua libertà sia sacrificata in nome della sicurezza. Il sogno di Bush è realtà, ma con Bush tutto questo non sarebbe stato possibile. Obama il Buono, invece, può, perché è “animato dalle migliori intenzioni”, nonostante tutto:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/14/amerikarma-obamamania/

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Perciò non è un problema se il confino domestico dei cittadini elimina possibili testimoni delle azioni delle forze dell’ordine paramilitari (stavano cercando indizi o disseminando “prove”? Chi può dirlo?), se il ragazzo è stato scovato da un privato cittadino che aveva violato il coprifuoco perché non ne poteva più, se l’atmosfera diventa ancora più agghiacciante, amplificando gli effetti dell’atto terroristico.

Chiunque contesti questo genere di prassi poliziesca viene bollato come complottista (yawn/sbadiglio) o apologeta di terrorismo (!!!).

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Molti di quelli che hanno seguito Obama durante la crisi hanno osservato che il suo atteggiamento era freddo, distante, privo di emozioni, meccanico nel pronunciare parole di pura circostanza.

Il mio timore è che si stia chiudendo nel suo guscio, come accade agli schizoidi quando la situazione si fa seria. A quel punto è difficile distinguerli dagli psicopatici. A quel punto, tutto diventa possibile:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/03/10/obama-e-psichicamente-sano-oppure-e-schizoide/

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La questione, allora, è la seguente: gli americani sono stati ammaestrati come i tedeschi negli anni Trenta, oppure saranno capaci di ridestarsi dall’ipnosi collettiva?

Se vivessi negli USA sarei seriamente preoccupato e traumatizzato, perché saranno anni di lacrime, piombo e sangue:
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/02/15/la-storia-dello-zombie-che-fu-bruciato-vivo-dalla-polizia-stati-uniti-2013/

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Se Obama ti uccide, sicuramente te lo meritavi

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La luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno amato le tenebre più che la luce, perché le loro opere erano malvagie.

Giovanni 3, 19

Ecco, tutti costoro sono niente; nulla sono le opere loro, vento e vuoto i loro idoli.

Isaia 41, 29

Obama si autorizza ad uccidere cittadini americani dopo averli classificati come terroristi e senza dover rispondere a nessuno delle sue decisioni. Un’esecuzione preventiva legalizzata. Tenuto conto del fatto che centinaia di prigionieri a Guantanamo sono stati liberati, molto ma molto tardivamente, dopo che era stata riconosciuta la loro innocenza, è così difficile immaginare che il boia robotico volante (drone) ucciderà decine, forse centinaia di innocenti (danni collaterali)? Ancora una volta: chi è il terrorista? chi è lo stato-canaglia?

Neppure la premiata ditta Bush-Cheney aveva osato tanto. Invece non ha troppe remore Israele, quando fa saltare in aria gli ingegneri iraniani e le loro famiglie.
Obama ricorre alle stesse infami argomentazioni dell’amministrazione Bush sul diritto del presidente di far incarcerare (e torturare) senza alcun processo chiunque sia accusato di complicità in piani terroristici:

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2013/feb/05/obama-kill-list-doj-memo

Naomi Wolf si chiede in che senso gli agenti/militari statunitensi coinvolti in operazioni clandestine di “omicidi mirati” tutelati da disposizioni segrete e finanziati da budget segreti, siano diversi dagli squadroni della morte dei regimi militari:

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2013/feb/03/jsoc-obama-secret-assassins

Finalmente qualche politico comincia a chiedere ragione delle scelte di Obama (11 senatori scrivono al presidente domandando di vedere il memorandum che giustifica il conferimento di questi poteri straordinari di vita e di morte, annullando l’habeas corpus):

http://www.washingtonpost.com/world/national-security/senators-demand-secret-memos-on-targeted-killing/2013/02/04/be3d1652-6f16-11e2-8b8d-e0b59a1b8e2a_story.html?hpid=z3

Se un “alto funzionario” (anonimo) decide che un cittadino americano rappresenta una “minaccia” (generica, a sua discrezione) per gli Stati Uniti, una minaccia “imminente” e ha intrapreso “azioni ostili agli Stati Uniti” e se un “alto funzionario” (può anche essere lo stesso di cui sopra) pensa che potrebbe essere più problematico o rischioso cercare di catturarlo (e quando non lo è?) allora in questo caso diventa legale ucciderlo preventivamente, senza un processo e senza alcun vaglio delle prove incriminanti.

Non c’è nulla in questa rivendicazione del potere esecutivo che possa impedire ad Obama o ad un futuro presidente di determinare che migliaia di cittadini sono “nemici pubblici” da eliminare. Ma ci penserà già Obama, che non ha mantenuto una singola promessa riguardo alla discontinuità rispetto a Bush: Guantanamo, le torture, le prigioni segrete, le uccisioni mirate, la sorveglianza di massa, la guerra alle gole profonde – tutto è rimasto immutato.

http://www.linkiesta.it/nessun-presidente-ha-usato-l-omicidio-segreto-quanto-obama

http://www.osservatorioiraq.it/guantanamo-e-le-promesse-tradite-di-obama

http://www.slate.com/articles/news_and_politics/propublica/2012/07/extraordinary_rendition_proxy_detention_and_gitmo_during_the_obama_administration.html

http://www.thenation.com/article/161936/cias-secret-sites-somalia

http://tntnews.altervista.org/quasi-tutti-i-cittadini-americani-sotto-sorveglianza-governativa-ex-nsa-analisti/

http://www.washingtonsblog.com/2012/04/obama-has-prosecuted-more-whistleblowers-than-all-other-presidents-combined.html

L’unica differenza è che quel che Bush faceva alla luce del sole, Obama cerca di farlo di nascosto.

Quale sarà la reazione dell’opinione pubblica statunitense alla notizia della prima uccisione di un cittadino americano sul suolo americano? Aprirà gli occhi finalmente sul quel che sta succedendo? Prima sarà la volta di un mitomane implicato in qualche complotto ordito dall’FBI per arrestare preventivamente degli estremisti

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/21/lfbi-organizza-e-sventa-la-maggior-parte-degli-attentati-terroristici-islamici-sul-suolo-americano-ricerca-della-ucla/

Poi toccherà a qualche corriere della droga accusato di far parte di una rete terroristica latinoamericana legata all’Iran

http://fanuessays.blogspot.it/2011/12/cuba-venezuela-brasile-messico-e-il.html

A quel punto la lista potrà includere chiunque, dai clandestini che uccidono guardie di frontiera, alla gang afroamericana che si è appropriata di un lanciarazzi, alle milizie di nazionalisti bianchi che si rifiutano di farsi requisire le armi automatiche, a chiunque si opponga al volere della presidenza degli Stati Uniti; chiunque, insomma, SOSPETTATO (non è previsto alcun giusto processo) di essere “attivamente impegnato nella pianificazione di operazioni finalizzate all’uccisione di cittadini americani”, incluso il sedicenne ucciso (assieme ad un suo amico sempre minorenne) perché figlio di un cittadino americano – al-Awlaki – sospettato di far parte di Al-Qaeda per aver caricato dei video jihadisti su youtube.

Essere in qualche modo associabili a Anonymous o Wikileaks rientrerà nella categoria “forza associata” (ostile agli Stati Uniti)? La pubblicazione su youtube di video a sostegno di proteste contro il governo federale diventerà “supporto materiale”? Marce e dimostrazioni saranno  considerate “minacce di violenza imminente”? In caso di guerriglia urbana come quella del 2011 nelle città inglesi sarà lecito sparare sulla folla? Interi quartieri potrebbero essere messi a ferro e fuoco come deterrente?

Pare sia questa la terrificante svolta che hanno preso gli eventi. Bush si limitava a catturare, deportare e torturare. Obama uccide, risolvendo il problema alla radice. Il quinto emendamento sul giusto processo è ora carta straccia. Un gruppo di giornalisti osserva che se fosse stato Bush a farlo, una violenta polemica l’avrebbe bloccato, mentre Obama ottiene il via libera su tutto:

http://www.mediaite.com/tv/scarborough-tears-into-drone-program-if-george-bush-had-done-this-it-would-have-been-stopped/

Ora sappiamo che la vaghezza delle formulazioni delle leggi sulla sicurezza nazionale controfirmate da Obama era chiaramente intenzionale e che la sua promessa di interpretarle restrittivamente era una menzogna. L’idea era quella di tastare il terreno, di vedere fin dove si potevano spingere nello smantellamento dello stato di diritto prima di incontrare delle serie resistenze. E l’evidenza dei fatti indica che, per il momento, non vi è alcun decreto presidenziale o decisione dell’esecutivo che non sarà accettata, pur controvoglia, purché sia Obama il Buono a farlo.  Se Obama ti uccide, è sicuramente perché hai fatto qualcosa di male. Da morto, ti sarà difficile dimostrare la tua innocenza, ma Obama sa quello che fa (è un Nobel per la Pace!). Obama è un uomo buono e sexy e siamo tutti innamorati di lui e non possiamo sbagliarci quando diciamo che certe cose lui non le farebbe mai (il nostro amore è sempre ben indirizzato):

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/14/amerikarma-obamamania/

Grazie ad Obama, ogni presidente americano potrà legalmente uccidere tutti coloro che riterrà siano nemici, in qualsiasi momento, in qualunque modo e ovunque – dato che il campo di battaglia nell’infinita Guerra al Terrore è il pianeta terra.

D’altra parte “gli Stati Uniti sono la più straordinaria forza di pace e di progresso che il mondo abbia mai conosciuto” (Hillary Clinton, 23 gennaio 2013)

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/02/02/lamerica-e-il-bene/

Prima vennero per i comunisti,
e io non dissi nulla
perché non ero comunista.

Poi vennero per i socialdemocratici
e io non dissi nulla
perché non ero socialdemocratico

Poi vennero per i sindacalisti,
e io non dissi nulla
perché non ero sindacalista.

Poi vennero per gli ebrei,
e io non dissi nulla
perché non ero ebreo.

Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa.

Martin Niemöller

 

Che gente era quella? Di che cosa parlavano? Da quale autorità dipendevano? Eppure K. viveva in uno stato di diritto, dappertutto regnava la pace, tutte le leggi erano in vigore, chi osava aggredirlo in casa sua? Era sempre propenso a prendere ogni cosa con disinvoltura, a credere al peggio solo quando il peggio era arrivato, a non farsi preoccupazioni per il futuro, neanche quando si presentava minaccioso. Ma ora questo non gli sembrava giusto, si poteva considerare il tutto uno scherzo, uno scherzo pesante, montato dai colleghi della banca per motivi a lui sconosciuti.

http://www.rodoni.ch/KAFKA/processo.html

**********
48% di Americani contrari, 24% a favore: non si sono bevuti completamente il cervello. C’è speranza anche per gli Stati Uniti.

Commento ironico (ma molto azzeccato) del periodico satirico “the Onion”

“A seguito della pubblicazione di una nota confidenziale del dipartimento di giustizia che delinea la giustificazione legale dell’amministrazione Obama per l’uccisione di cittadini degli Stati Uniti, un nuovo sondaggio del Pew Research Center ha rivelato che la maggioranza degli americani è divisa sul diritto del governo di ucciderli ovunque, in qualsiasi momento e senza un giusto processo. “Da una parte, e questo l’ho capito – è importante che il governo sia in grado di uccidere me e tutti i miei amici o familiari ogni volta che la cosa torni utile per ragioni di sicurezza nazionale. Ma, d’altra parte, sarebbe anche bello rimanere in vita e avere, diciamo, una prova, un processo e cose del genere“, ha detto visibilmente in conflitto, la trentanovenne Rebecca Sawyer che, come milioni di altri americani, è indecisa sul fatto che agli agenti segreti federali sia consentito individuarla e assassinarla ovunque sul suolo americano. “Non mi dispiacerebbe se i funzionari federali facessero saltare in aria altri cittadini, affermando che è per la mia sicurezza. È solo che quando si tratta di me, credo che preferirei non essere abbattuta dai miei rappresentanti eletti con accuse che non devono essere confermate da una qualsiasi autorità che debba rispondere delle sue decisioni. Questa è una scelta difficile”. Mentre la maggior parte degli americani ha espresso sentimenti contrastanti per quanto riguarda la nota, il sondaggio ha anche rilevato che il 28 per cento dei cittadini è inequivocabilmente a favore dell’essere cancellato dalla faccia della terra, in qualsiasi momento, per qualsiasi motivo, in un massiccio attacco aereo“.

AmeriKarma / Obamamania

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Il fatto che un certo comportamento sia comune non lo rende meno corrotto. In effetti…chi è al potere conta sulla volontà dei cittadini di assuefarsi alla corruzione, diventando insensibili, indifferenti alla sua illiceità. Una volta che un tale comportamento è percepito come la norma, si trasforma nella mente delle persone da qualcosa di sgradevole in qualcosa di accettabile. Molte persone credono di comprovare la loro sofisticatezza nell’esprimere una cinica indifferenza verso le malefatte dei potenti, in quanto sono così diffuse. Questo cinismo – “oh, non essere ingenuo: lo fanno tutti, sempre” – è proprio ciò che permette ad un comportamento distruttivo di prosperare incontrastato.

Glen Greenwald, 8 settembre 2012

Martedì notte la PBS ha mandato in onda il suo programma Frontline con un nuovo report di un’ora su uno dei più grandi e vergognosi fallimenti dell’amministrazione Obama: la totale mancanza anche di un singolo arresto o procedimento contro i maggiori banchieri di Wall Street per le frodi sistemiche che hanno accelerato la crisi finanziaria del 2008, una crisi che affligge milioni di persone nel mondo. Quello che il programma ha mostrato è che il dipartimento della giustizia di Obama, in particolare Lanny Breuer, capo della Criminal Division, non ha nemmeno provato a considerare responsabili i criminali d’ alto livello.

Quello che hanno fatto i funzionari della giustizia di Obama è esattamente quello che fecero di fronte ai crimini di torture e intercettazioni senza mandato dell’ era Bush: ovvero, hanno agito proteggendo le fazioni più potenti della società di fronte ad evidenti prove di gravi crimini. Infatti, le elite finanziarie non solo hanno ricevuto l’ immunità per le loro frodi, ma ci hanno guadagnato, mentre gli americani comuni continuano a soffrire degli effetti di questa crisi.

Ancora peggio, i funzionari della giustizia di Obama hanno sia protetto che onorato questi oligarchi di Wall Street (i quali hanno largamente supportato la campagna presidenziale di Obama del 2008) mentre allo stesso tempo perseguivano ed arrestavano gli impotenti americani per trasgressioni minori. Come ha suggerito due settimane fa Larry Lessing, insegnante di legge ad Harvard, esprimendo rabbia per la persecuzione del Dipartimento di Giustizia contro Aaron Swartz: “viviamo in un mondo dove gli architetti della crisi finanziaria vanno regolarmente a cena alla Casa Bianca.” (Infatti, come ne “Gli Intoccabili”, nessun grande dirigente di Wall Street è stato perseguito, al contrario di “molti piccoli broker, stimatori di prestiti e compratori di case”)

Glenn Greenwald

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2013/jan/23/untouchables-wall-street-prosecutions-obama

Gli Stati Uniti, paladini dei diritti umani nel mondo, salvo che nel Bahrein, nello Yemen o in Arabia Saudita dove la popolazione può essere uccisa, torturata e imprigionata dai rispettivi regimi senza che l’amministrazione Obama alzi un dito (al contrario, li arma): “Questo tiranno è OK, sta con noi!”

Nella lunga, squallida storia della CIA, figura anche la distruzione di videoregistrazioni di prigionieri interrogati per eliminare le prove del suo impiego di tecniche di tortura (Robert Fisk, “Torture doesn’t work, as history shows”, The Independent, 2 febbraio 2008).

A dicembre del 2012 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha finalmente reso giustizia a un cittadino tedesco, Khaled el-Masri, rapito nel 2004 dalla CIA ed inserito nel labirinto di prigioni segrete americane, per poi essere torturato in Macedonia da agenti della CIA, con la connivenza dello stato macedone, a causa del suo nome, simile a quello di un militante jihadista, Khalid al-Masri. Ci sono voluti mesi di tortura prima che la CIA capisse che era la persona sbagliata e lo abbandonasse in Albania, sul ciglio di una strada. Né la Germania né gli Stati Uniti hanno mai inteso quantomeno compensare quest’uomo per l’orrore subito.

Kathryn Bigelow, la Leni Riefenstahl dei nostri tempi, viene celebrata per la sua spettacolarizzazione propagandistica – esteticamente superba – delle guerre (“The Hurt Locker”) e della tortura come mali necessari e minori e perciò accettabili (Zero Dark Thirty”)

Altre apologie della tortura, come le serie tv “24” e “Homeland” hanno massaggiato le coscienze del pubblico statunitense e anche degli stessi soldati all’estero. Torin Nelson, un interrogatore con 16 anni di esperienza ha riferito di essere stato testimone dell’influenza che “24” ha avuto ad Abu Ghraib e Guantanamo.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/20/linconcepibile-samuel-l-jackson-jack-bauer-e-la-tortura-ragionevole/

Così, mentre il pubblico italiano si scandalizza con “Diaz” ed il Parlamento italiano cerca finalmente di far conformare le normative italiane a quelle europee ed internazionali, introducendo uno specifico reato di tortura, Obama può permettersi di nominare come nuovo direttore della CIA John Brennan, un incarico che aveva già ricoperto al tempo dell’amministrazione Bush. Brennan è favorevole alla tortura, alla cattura, deportazione e detenzione clandestina di persone sospettate di essere affiliate ad organizzazioni terroristiche (extraordinary renditions), alle strategie di uccisione mirata (con droni o sicari) di sospettati e al programma di sorveglianza dei cittadini americani tramite intercettazioni da parte dell’Agenzia per la Sicurezza Nazionale. Brennan è lo stesso funzionario che ha dichiarato che i droni americani non avevano ucciso civili pachistani e che Osama Bin Laden aveva usato sua moglie come scudo: due affermazioni poi appalesate come menzogne (Glenn Greenwald, “John Brennan’s extremism and dishonesty rewarded with CIA Director nomination”, The  Guardian, 7 gennaio 2013).

**********

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Come se ciò non bastasse, grazie alle leggi che “costringono” l’amministrazione pubblica americana (per la verità a sua ampia discrezione) a rendere disponibili certe documentazioni riservate ed agli sforzi di varie organizzazioni per i diritti civili, siamo venuti a sapere che, negli Stati Uniti, le forze di polizia e gli agenti del dipartimento per la sicurezza interna (Department of Homeland Security, DHS) hanno collaborato e, verosimilmente, continuano a collaborare con i servizi di sicurezza delle banche per sorvegliare, arrestare e neutralizzare quei cittadini americani “colpevoli” di protestare pacificamente contro il sistema (Occupy Wall Street). Le strategie preparate congiuntamente contemplavano (contemplano?) anche l’uccisione da parte di cecchini di alcuni leader del movimento di protesta, in quanto classificati come “minaccia terroristica”. Poiché precedenti richieste di accesso a queste informazioni erano state rifiutate, il sospetto è che questa improvvisa generosità sia motivata da ragioni di deterrenza: nessun leader di un movimento di protesta si sentirà più al sicuro (Naomi Wolf, The Guardian, 29 dicembre 2012).

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/dec/29/fbi-coordinated-crackdown-occupy

L’FBI non è mai stato migliore della CIA
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/21/lfbi-organizza-e-sventa-la-maggior-parte-degli-attentati-terroristici-islamici-sul-suolo-americano-ricerca-della-ucla/

Non mi risulta che Obama si sia espresso in merito.

Se la gente pensa che è più o meno ‘normale’ che l’FBI (e le banche) sia coinvolto in un complotto che prevede anche la possibile soppressione di leader di un movimento popolare – (i fratelli Kennedy? Martin Luther King?) –  e sceglie di starsene zitta, proteggendo quindi questi potenziali assassini, non c’è davvero più alcun limite invalicabile per le autorità: tutto diventa possibile, con la tacita connivenza di milioni di americani.

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Il governo americano sta cancellando i confini della legalità, all’estero e in patria, ad un ritmo che ha subito una forte accelerazione dal 2001 (ricordo ai lettori che Osama Bin Laden era ricercato dall’FBI per l’attentato del 1998 alle ambasciate americane di Tanzania e Kenya, non per l’attacco dell’11 settembre). Ora si spiano le comunicazioni dei cittadini senza dover ottenere alcuna autorizzazione, la detenzione a tempo indeterminato di cittadini senza alcuna incriminazione e senza che l’arrestato possa rivolgersi ad un avvocato è stata codificata in legge (NDAA). È persino legale uccidere cittadini americani (Anwar al-Awlaki, colpevole di avere un blog e di pubblicare video jihadisti su youtube; suo figlio sedicenne, colpevole di essere suo figlio), senza prove di un loro coinvolgimento in attività terroristiche (Scott Shane, U.S. Approves Targeted Killing of American Cleric, New York Times, 6 aprile 2010; Glen Greenwald, “The due process-free assassinations of U.S. citizens is now reality, Salon, 30 settembre 2011). Si prevede che i cieli statunitensi saranno solcati da 30mila droni, entro il 2015, per una spesa di 5 miliardi di dollari nel solo 2012: soldi dei contribuenti che serviranno a spiare i contribuenti. Si discutono leggi per bloccare internet in maniera selettiva e ormai il dominio semantico del termine terrorista si è esteso al punto da identificare come terroristi chiunque parteciperà ad eventuali rivolte urbane come quelle inglesi dell’estate del 2011.

Da maggio del 2010, Bradley Manning è in stato di arresto e ha subito un trattamento che un relatore dell’ONU ha definito crudele, disumano e degradante. 900 giorni di detenzione senza che si stabilisse la data del processo. Persino un giudice militare ha dato ragione ai suoi avvocati difensori (contestati invece da Obama in persona, che aveva dichiarato il trattamento di Manning “interamente appropriato”): lui ha subito gravi violazioni dei suoi diritti e della sua integrità psico-fisica per aver denunciato crimini di guerra americani, invece una delle figure maggiormente coinvolte in quei crimini, Brennan appunto, riceve in premio la nomina a direttore della CIA: questa è l’America di Obama, cari obamofili!

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Stando ai parametri a cui gli Stati Uniti dichiarano di attenersi, il loro atteggiamento e le loro azioni verso l’Iran sarebbero considerate sufficientemente aggressive da giustificare una ritorsione. Hanno ucciso (o collaborato alla loro uccisione) i suoi ingegneri, invaso il suo spazio aereo con robot killer, parcheggiato in pianta stabile navi da guerra davanti alle sue coste, cercato di demolire il suo programma atomico (legittimo e legale!) con dei virus che tra l’altro rischiano di diffondersi nella rete internet planetaria con conseguenze catastrofiche, circondato il paese con basi militari, finanziato gruppi terroristici e movimenti secessionistici atti a destabilizzare il paese, organizzato almeno un colpo di stato contro un loro governo democraticamente eletto (gettando le basi per la successiva rivoluzione khomeinista).

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Non sono chiari gli obiettivi della guerra di droni nell’Asia Centrale: uccidere tutti i maschi in età da combattimento? Domandiamoci una buona volta se esista una differenza morale di qualche rilievo tra giustiziare i “nemici pubblici” gettandoli in mare da un elicottero o un aereo (Pinochet/Videla) e farli saltare in aria a terra con un robot volante (Obama).

Come possiamo sapere se quelli che vengono massacrati siano “terroristi armati”? Di cosa sono accusati dato che non sono stati identificati? In base a quali prove sono stati riconosciuti colpevoli? Solo perché lo dice il governo? I cittadini che prendono per buono tutto quel che dice il governo in casi di vita o di morte non sono più adulti responsabili, ma seguaci, robotoidi inebetiti dal tribalismo (“mi fido del mio capo-tribù, diffido degli altrui capi-tribù”), intossicati dalla credenza nella intrinseca superiorità della loro civiltà quanto i nazisti lo erano rispetto alla loro razza. Finché resteranno immobili non si accorgeranno di avere delle catene.

Chi difenderà questi uomini-pecora se diventeranno i prossimi bersagli? Chi può sentirsi davvero al sicuro? Il programma di omicidi mirati arriverà anche nelle nostre città?

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/28/children-of-men-i-figli-degli-uomini-un-film-preveggente/

Gli iracheni morti direttamente ed indirettamente a causa dell’invasione occidentale [Guerra al Terrore] sono alcune centinaia di migliaia, senza contare quelli morti per il precedente embargo (non diversamente da quel che rischia di succedere in Iran) e i quasi 2 milioni di rifugiati.

Chi sono i veri terroristi? Una Guerra al Terrore senza soluzione di continuità, senza la certezza che le vittime siano colpevoli di alcunché, portata avanti anche con la tortura, con l’invasione ed occupazione di nazioni sovrane, il rogo degli altrui testi sacri, l’urina sparsa sui cadaveri dei nemici, la morte che piove dal cielo indiscriminatamente su chiunque si trovi al posto sbagliato nel momento sbagliato (applicando il principio giuridico medievale germanico della colpa collettiva, Sippenhaftung, già recuperato dai nazisti) non è forse un colossale atto di terrorismo ai danni dell’umanità? È un gigantesco crimine contro l’umanità. Miliardi di dollari spesi per dimostrare la nostra bontà, superiorità e moralità alle vittime, siano esse musulmani all’altro capo del mondo o indignati nelle nostre città.

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Dopo 12 anni, la Guerra al Terrore deve, ad un certo punto, giungere al termine: la “guerra” è un evento circoscritto, uno stato di cose straordinario, innaturale, non permanente e normalizzato. La pace deve essere considerata la norma verso cui il genere umano si sforza continuamente di tendere.

E se non ha una fine – l’amministrazione Obama parla di un altro decennio di operazioni, ha programmato fin dal 2009 l’inaugurazione di una Guantanamo in territorio americano, nell’Illinois, ha esteso ed aggravato le norme liberticide post-2001 –, è difficile continuare a chiamarla guerra. È una cosa diversa, una sovversione del diritto internazionale che, perpetuandosi, “legittima” uccisioni e detenzioni illegali: una condotta che, per mille ragioni, non sarà perdonata dai posteri e che continua a corrompere lo stato di diritto e le coscienze delle democrazia occidentali, rendendole sempre meno facilmente distinguibili dai loro avversari, quasi che la Guerra al Terrore fosse diventato un pretesto per giustificare straordinari poteri di detenzione, sorveglianza, uccisione e segretezza su base permanente.

Che cosa raccoglieremo dopo questa semina? In Afghanistan gli attacchi ai liberatori occidentali si moltiplicano e molti di questi attentati ed imboscate non sono ad opera di miliziani talebani, ma di reclute delle forze armate o forze dell’ordine afgane. Più a lungo restiamo in quella regione, più siamo odiati. Ormai la popolazione si sente presa tra due fuochi i liberatori e gli oppressori: la speranza si è trasformata in odio ed ora i talebani sempre più spesso sono identificati come dei partigiani che lottano contro l’occupazione nemica. La battaglia per le coscienze afgane è stata persa e la Guerra al Terrore partorisce un numero crescente di terroristi, in Aghanistan ma anche nello Yemen e in Pakistan, a causa degli attacchi dei droni statunitensi, supportati dall’aviazione saudita, cioè di un regime già diffusamente malvisto o aborrito nel Medio Oriente.

Non è chiaro se tutto questo sia frutto di un calcolo deliberato – la guerra avvantaggia pur sempre certe lobby e disciplina “naturalmente” gli umori della cittadinanza – o di un errore di valutazione, ma rischia di produrre proprio quello “scontro di civiltà” che, a parole, persino i neocon affermavano di voler evitare. Possiamo permetterci di renderci ostili centinaia di milioni di musulmani, infiammati dal risentimento, dal senso di vittimizzazione, dalla volontà di riscattarsi non assieme a noi, ma in contrapposizione a noi?

Se il fanatismo islamico è un nemico irriducibile che occorre continuare a combattere, allora presto dovremmo assistere all’espansione della guerra, con l’inclusione dei miliziani formidabilmente armati dell’estrema destra antigovernativa americana, che ha già mostrato di poter compiere attentati terroristici su grande scala negli Stati Uniti (Alfred P. Murrah Federal Building ad Oklahoma City: 168 morti, 800 feriti).

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/23/ora-sono-diventato-la-morte-il-distruttore-dei-mondi-100-1000-waco/

Dove tracciamo quel solco invalicabile che possa scongiurare un’escalation autodistruttiva per l’intero Occidente?

Allo stesso modo in cui Bersani è responsabile di aver creato un consenso bipartisan sulle politiche neoliberiste antitetiche alla social-democrazia ed agli stessi diritti civili dei cittadini (es. Grecia, Russia, Thailandia, Malawi, ecc.), Obama ha reso digeribili le politiche di G.W. Bush: in precedenza i media americani arrivavano a definirle crimini di guerra o derive autoritarie. Ora il dissenso, almeno sui media ufficiali, è francamente insignificante.

Che cosa è preferibile? Un cane rabbioso con la bava alla bocca o un cane rabbioso che riesce a dissimulare la sua condizione?

Femminicidio

angelofuoriputtanadentro

La forma estrema di violenza di genere contro le donne, prodotto della violazione dei suoi diritti umani in ambito pubblico e privato, attraverso varie condotte misogine – maltrattamenti, violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa, sul lavoro, economica, patrimoniale, familiare, comunitaria o anche istituzionale – che comportano l’impunità delle condotte poste in essere tanto a livello sociale quanto dallo Stato e che, ponendo la donna in una posizione indifesa e di rischio, possono culminare con l’uccisione o il tentativo di uccisione della donna stessa, o in altre forme di morte violenta di donne e bambine: suicidi, incidenti, morti o sofferenze fisiche e psichiche comunque evitabili, dovute all’insicurezza, al disinteresse delle Istituzioni e alla esclusione dallo sviluppo e dalla democrazia

Marcela Lagarde, antropologa

“Il termine sembra astratto ma se si legge ognuna di queste vite si capisce come siano diverse e come siano simili i loro assassini”

http://temi.repubblica.it/micromega-online/femminicidio-la-spoon-river-delle-donne/

“Ricordo che ero ragazzina quando mia madre mi spiegò che quel giorno veniva abolito il delitto d’onore, ed era solo il 1981. Ed era ancora come fosse ieri, che mia nonna materna si infilò guanti e cappello, guardò il marito in poltrona e gli comunicò: “Io vado a votare”. Era il 1946 ed era la prima volta che era autorizzata a farlo. Da poco, veramente da pochi anni, noi donne stiamo faticosamente cercando di autodeterminare la nostra vita, sia nel lavoro sia nel privato e questo cambiamento epocale ha alterato in modo irreversibile la relazione tra uomini e donne, portando un comprensibile disorientamento tra chi per anni aveva goduto di un potere di scelta totale all’interno della coppia”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/21/siamo-persone-non-beni-di-proprieta/388866/

Massimo Gramellini, La Stampa del 15/11/2012: Savita è una giovane dentista indiana che abita in Irlanda con il marito Praveen, ingegnere. Aspetta un bambino da quattro mesi quando si presenta in ospedale. Ha dolori atroci alla schiena e la possibilità concreta di perdere, insieme col figlio, la vita. Al termine di una notte di scelte non facili, chiede ai medici di interrompere la gravidanza. Le rispondono che l’Irlanda è un Paese cattolico dove, finché si sente battere il cuore del feto, non è possibile interrompere niente. Savita non è irlandese e non è cattolica, ma deve stare alle regole. Soffrire. Aspettare. Il 23 ottobre il cuore del feto si ferma e i medici lo asportano, ma è troppo tardi. Il 28, a una settimana esatta dal ricovero, Savita muore di setticemia nell’ospedale universitario di Galway: in piena Irlanda, in piena Europa, in pieno ventunesimo secolo.  

Mi ostino a sperare che questa storia sia falsa o almeno incompleta. Che fra il comportamento dei medici cattolici e il decesso della dentista indiana non ci sia il nesso che traspare dalla denuncia dell’Irish Times, confermata dal marito della vittima e ripresa dai principali network del mondo. Ma l’idea che le religioni – associazioni di uomini mosse dal più nobile degli afflati, quello spirituale – possano ispirare comportamenti fanatici, superstiziosi e sostanzialmente ottusi non ha purtroppo bisogno di conferme: è sotto i nostri occhi ogni istante, in ogni angolo del mondo. Mai come oggi abbiamo bisogno di spiritualità. Mai come oggi non abbiamo bisogno di fanatici, questi esseri sfocati che vivono di testa e di viscere, avendo dimenticato che in mezzo c’è un cuore.

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È morta la giovane 23enne vittima di uno stupro di gruppo, che ha suscitato un’ondata di reazioni in tutta l’India: ricoverata in un ospedale di Singapore, le sue condizioni erano disperate. Era stata violentata, picchiata e torturata su un autobus di New Delhi lo scorso 16 dicembre. A causa della violenza subita, aveva riportato un arresto cardiaco, infezioni ai polmoni e all’addome, oltre a un grave trauma cranico. Ieri una ragazza di 17 anni si è tolta la vita, dopo aver subito uno stupro di gruppo il 13 novembre scorsoi genitori sperano che la morte della figlia porterà un futuro migliore per le donne a New Delhi e in tutta l’India

http://www.repubblica.it/esteri/2012/12/28/news/india_in_fin_di_vita_ragazza_stuprata_da_branco-49555220/

Questa povera ragazza non solo è stata brutalmente violentata da 6 uomini. È stata picchiata in testa con una sbarra di ferro e le hanno danneggiato irreparabilmente gli organi interni con la suddetta sbarra. Un abominio, un abominio non ignoto nel “civile” Occidente, dove si sono usate anche bottiglie di vetro rotte.

[In India] è la vittima che deve subire l’onta e l’ostracismo sociale”, ha dichiarato Ranjana Kumari, direttore del Centro di Delhi per la Ricerca Sociale e membro della commissione nazionale per i diritti delle donne. “Non può sposarsi, per esempio. Questo farà in modo che lo stupratore si vergogni [sic!]. Non gli sarà possibile ottenere un posto di lavoro, o un posto dove vivere e sarà tagliato fuori dalla società. Si tratta di un potente deterrente”.

[…].

All’inizio di questa settimana, Abhijit Mukherjee, un parlamentare figlio del presidente, è stato costretto a chiedere scusa dopo aver definito le manifestanti “donne dipinte” che “hanno pochi legami con la realtà concreta” e non “hanno niente di meglio da fare”. L’incidente ha messo in luce spaccature profonde all’interno della società indiana. Descritte come “provocazioni femminili”, le molestie sessuali è endemico e la colpa dello stupro ricade sistematicamente sulle donne, considerate irresponsabili e inclini ad un comportamento “non-indiano”.

http://www.guardian.co.uk/world/2012/dec/28/india-name-shame-sex-offenders#comment-20281341

Questa è anche la ragione per cui molte donne indiane vittime di stupro “scelgono” di suicidarsi piuttosto che continuare a vivere con lo stigma dell’ “impurità”, dell’essere state “contaminate”, che è parte integrante della mentalità patriarcale che incolpa la vittima in luogo dell’aggressore. È questa mentalità, la mentalità fascista che divide le donne in angeli o puttane, ma comunque sempre strumenti, giocattoli e proprietà dell’uomo. Una mentalità che non sarebbe mai dovuta essere tollerabile, e non solo in India.

Quante prostitute in Italia subiscono violenze perché sono considerate Untermenschen; e non possono difendersi e ben pochi sono pronti a credere che siano state violentate, visto il mestiere che fanno?

Perché la notizia che un noto conduttore televisivo inglese ha violentato 400 bambine e bambini non ha scatenato una furiosa autoanalisi nella società inglese e in tutto l’Occidente?

http://versounmondonuovo.wordpress.com/category/pedofilia-2/

Come si inserisce in questa problematica il noto bestseller “Cinquanta sfumature di grigio” che rende “appetibile” la relazione morbosa tra un “vampiro” sociopatico ed una “crocerossina”?

http://www.diariodipensieripersi.com/2012/07/cinquanta-sfumature-di-nero-quando-la.html

Il marito dell’autrice pubblicherà un’opera analoga, ma per adolescenti (i consumatori vanno allevati)

http://www.joplinglobe.com/enjoy/x1483812486/Lee-Duran-Erotic-literature-fuels-publishing-world

Mi sembra sempre più chiaro che questa società, che si crede così avanzata, emancipata, progressista, illuminata, sia tragicamente retrograda. Non volendo però affrontare il suo degrado, cerca dei comodi capri espiatori. Come il famigerato prete misogino, molto probabilmente una persona che necessita di cure specialistiche, tali sono le ossessioni che affliggono i suoi discorsi, i suoi pensieri, persino le sue interviste giornalistiche.

C’è un problema più vasto: noi uomini facciamo fatica ad accettare la diversità femminile quando non ci torna comoda. Troviamo spiacevole dipendere da una donna, essere considerati inferiori rispetto ad una donna.

Se una donna si candida per una carica importante, non è quasi mai presa davvero sul serio

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/14/donata-borgonovo-re-presidente-del-trentino-nel-2013-la-mia-scelta-per-un-mondo-nuovo/

A meno che non abbia dato prova di essere inflessibile (lady di ferro) come la Thatcher, o una spietata valchiria come la Merkel, o una figura semi-angelica come Aung San Suu Kyi. Il modo in cui l’establishment indiano tratta Arundhati Roy è particolarmente emblematico, ma anche la trasformazione subita da Hillary Clinton, che con gli anni è diventata un superfalco ed ha perso la sua umanità, fino ad arrivare alla salacità psicopatica con cui ha commentato il linciaggio di Gheddafi.

Il fatto è che non c’è un luogo del mondo in cui donne e uomini sono uguali o sono percepiti come tali (figuriamoci i bambini!). Eppure l’umanità, la nostra civiltà, se vuole sopravvivere, ha bisogno di società eque, dove le risorse, le energie, la dignità siano riconosciute equamente a uomini e donne. Più di tutto, dobbiamo costruire società in cui la violenza – psicologica e fisica e non solo verso le donne – sia tenuta sotto controllo, società in cui l’aggressività possa trovare sbocchi costruttivi e creativi (come succede nell’arte o nella ricerca tecnologica e scientifica, se non è pensata per applicazioni belliche) in ogni ambito della vita.

Iside cerca Osiride, come lo yin cerca lo yang. Dovrebbero trovarsi, in equilibrio.

Scrive il sociologo Marco Deriu, sul Manifesto (“La tv e l’uomo che non c’è“, 7 marzo 2012): “Insistere sulla vittima, lasciando sullo sfondo l’autore, permette infatti di “demonizzare” o “disumanizzare” l’uomo violento. “Chi picchia una donna non è un uomo”, taglia corto una pubblicità sociale. Sospetto che per molti sia meno problematico mantenere un’immagine disumana o bestiale di questi individui piuttosto che prendere atto della profonda ambivalenza presente in molti uomini, compagni o padri nei quali possono convivere e alternarsi affetto e risentimento, protezione e minaccia, fragilità e violenza, bisogno e negazione dell’alterità.

Nei pochi casi in cui nella comunicazione sociale sul problema della violenza ci si rivolge apparentemente (anche) agli uomini, spesso lo si fa riattivando stereotipi e contribuendo a rendere più difficili le cose. “Gli uomini picchiano le donne” sentenziava senza tanti distinguo un manifesto politico qualche tempo fa. Un’altra pubblicità mostrava “Mario e Anna” un bambino e una bambina di pochi anni, nudi, con ai piedi la didascalia “Carnefice” e “Vittima”, come se fossero già predestinati a diventare persecutori e prede. Si tratta di generalizzazioni che rischiano paradossalmente di “naturalizzare” la violenza maschile e di impedire invece di domandarsi in profondità perché alcuni (molti) uomini sono violenti e (molti) altri no. D’altra parte affermare, come fanno molte campagne, “I veri uomini non stuprano”, “I veri uomini non picchiano” ecc… non rischia di riconfermare l’idea di virilità unica e assiomatica anziché aiutare gli uomini a rivendicare la loro soggettività e la loro responsabilità aprendo un confronto tra forme di maschilità differenti?

E ancora, molte campagne insistono sulla violenza compiuta, sugli effetti fisici e psicologici più evidenti, mettendo in primo piano lividi, tumefazioni, ossa rotte, umiliazioni. Che effetto dovrebbero avere simili campagne sugli uomini? Siamo sicuri di riuscire a stabilire una comunicazione in questo modo? O non creiamo l’effetto inverso di presa di distanza e di allontanamento?

Occorre immaginare una forma di comunicazione che abbia il coraggio di assumere gli uomini come interlocutori reali, nel bene e nel male. Perché senza un loro impegno non è possibile affrontare il problema della violenza maschile sulle donne”.

http://maschileplurale.it/cms/index.php?option=com_content&view=article&id=533:mar-2012-qla-tv-e-luomo-che-non-ceq-di-mderiu&catid=16:25-novembre&Itemid=18

“Ora sono diventato la morte, il distruttore dei mondi” – 100, 1000 Waco

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A tutti quelli che vorrebbero proibire le armi dico solo che se gli ebrei europei avesse avuto il diritto di portare armi prima dell’Olocausto i nazisti e i loro collaboratori avrebbero avuto un bel daffare nell’attuare la “Soluzione Finale”. (Questo tipo di situazione era precisamente il motivo per l’introduzione del 2° emendamento – serviva ad eliminare il monopolio di Stato sulla violenza, armando la popolazione). Questo è il problema fondamentale che riguarda il controllo delle armi in America. Senza un’arma da fuoco si è in balia del linciaggio, la vostra sicurezza dipende dalla buona volontà degli altri cittadini. Se improvvisamente questi se la prendono con te perché sei ebreo, musulmano, nero, gay, o qualsiasi altra cosa, allora tanti saluti. Per questo esiste un’associazione ebraica in favore del secondo emendamento come baluardo contro l’antisemitismo e per la stessa ragione il movimento delle Pantere Nere (Black Panther) lottò strenuamente contro il divieto di portare armi. Un’arma da fuoco dà alle minoranze una serie di diritti che non potrebbero altrimenti essere protetti, in particolare la garanzia di protezione dalla tirannia”.

Anonimo

Questo è il punto di vista di molti difensori del secondo emendamento negli Stati Uniti. Non lo condivido – come ho già scritto qui – ma chiunque può capire che ci può essere molta gente pronta a morire per questo ideale. Molta gente che non può essere dichiarata malvagia o fanatica. Ha le sue ragioni, magari non condivisibili, ma la vicenda dell’assedio di Waco e di quel che vari governi americani hanno fatto ai cittadini nativi americani, giapponesi, musulmani e neri (uccisi, internati, torturati, incarcerati a milioni) e ai civili non-americani nel mondo (ora si usano i droni) – oltre all’esame di quel che le recenti leggi autorizzano il governo a fare – non può essere trascurata nel nostro giudizio complessivo.

Com’era prevedibile, l’annuncio che si sta pensando di vietare la vendita di un certo tipo di armi e caricatori ha fatto impennare gli acquisti. In tre giorni si sono vendute armi e munizioni per una quantità che normalmente equivale a 3 anni e mezzo di commercializzazione e l’industria degli armamenti americana non è in grado di soddisfare le richieste: ci vorranno mesi prima che le consegne siano completate.
Il che significa che prima che la legge sia approvata il numero di armi d’assalto in circolazione sarà aumentato a dismisura (come quello di armi non registrate).

È evidente che l’America sarebbe un posto molto più sicuro se ci fossero meno armi in circolazione, ma questo lo sanno anche i cittadini americani che vogliono tenersi le loro armi.

È l’individualismo che li spinge a concepire l’idea che un certo numero di morti innocenti sia tollerabile per potersi sentire meno passivi e meno vulnerabili, per poter (pensare di) avere un certo livello di controllo personale sulla propria sicurezza. Il loro interesse principale non è la sicurezza della società ma la sicurezza della propria famiglia. Una logica della corsa agli armamenti devastante per la società perché più sono le armi in circolazione, meno ha senso essere tra quelli che si faranno trovare disarmati nell’affrontare dei loro potenziali aggressori. È come essere in piena Guerra Fredda.

È possibile che la popolazione possa essere disposta a disfarsi delle armi semiautomatiche, ma solo a patto che il governo federale sia considerato in grado di bandirle totalmente. Ma i cittadini che si sono armati l’hanno fatto proprio perché non si fidano né dell’efficienza né della buona fede del governo federale.

Negli Stati Uniti si è superato il punto di non ritorno, ma la maggior parte dei cittadini americani non vuole affrontare la tragica realtà dei fatti.

Ad un’escalation proibizionista corrisponderà un’escalation del risentimento, della paura, dell’aggressività.

Questa è la ragione per cui, nel futuro dell’America, ci sono centinaia, forse migliaia di Ruby Ridge e Waco.

E migliaia di Timothy McVeigh si stanno preparando alla guerra contro il governo federale

http://it.wikipedia.org/wiki/Timothy_McVeigh

Se consideriamo l’incapacità dimostrata dall’esercito americano di sconfiggere ribelli muniti di armi leggere in diversi paesi asiatici, non è chiaro come l’amministrazione Obama possa pensare di far applicare una legge che vieta le armi d’assalto senza far piombare la nazione nel caos per diversi anni, con migliaia di morti. Quanti soldati americani diserteranno e si schiereranno con i loro concittadini? Non svegliare il can (la guerriglia) che dorme, si dice.
Sarà interessante osservare l’arrampicata sugli specchi di chi proverà a dimostrare le “evidenti” differenze tra le azioni di Gheddafi/Assad/Netanyahu e quelle del Nobel per la Pace B.H. Obama.

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Scrive George Monbiot sul Guardian: “Le mere parole non sono all’altezza della profondità del vostro dolore, né possono guarire i vostri cuori feriti … Queste tragedie devono finire. E per porvi fine, dobbiamo cambiare”. Ogni genitore può identificarsi con il discorso del presidente Barack Obama sulla morte di 20 bambini a Newtown, Connecticut. Non ci può quasi essere una persona sulla terra con accesso ai mezzi di comunicazione che non sia toccata dal dolore della gente di quella città.

Ne consegue necessariamente che ciò che vale per i bambini uccisi da un giovane squilibrato vale anche per i bambini uccisi in Pakistan da un fosco presidente americano. Questi bambini sono altrettanto importanti, altrettanto reali, altrettanto degni della sollecitudine del mondo. Eppure non ci sono discorsi presidenziali o lacrime presidenziali per loro, nessuna foto sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo, non ci sono interviste con i parenti in lutto, non c’è alcuna analisi minuto per minuto di quello che è successo e del perché sia successo.

Se le vittime degli attacchi dei droni di Obama sono citati dallo Stato è per discuterne in termini che suggeriscono la loro sub-umanità. Le persone che operano i droni, ci informa la rivista Rolling Stone, descrivono le loro vittime come “insetti spiaccicati”, “poiché la visualizzazione dei corpi attraverso uno schermo video verde-granulato dà il senso dello schiacciamento di un insetto”. Oppure sono ridotti alla categoria di vegetazione: per giustificare la guerra dei droni, il consigliere sull’antiterrorismo di Obama, Bruce Riedel, ha spiegato che “si deve continuare a rasare il prato. Se smetti di tagliarla, l’erba ricresce”.

Come il governo di George Bush in Iraq, l’amministrazione Obama non documenta né riconosce le vittime civili degli attacchi di droni della CIA nel Pakistan nord-occidentale. […]. Obama non uccide i bambini deliberatamente. Ma le loro morti sono una conseguenza inevitabile del modo in cui sono impiegati i suoi droni.

[…].

La maggior parte dei media di tutto il mondo, che ha giustamente commemorato i figli di Newtown, ignora gli omicidi di Obama o accetta la versione ufficiale che tutte le persone uccise sono “militanti”. I figli del nord-ovest del Pakistan, a quanto pare, non sono come i nostri figli. Non hanno nomi, nessuna foto, nessun memoriale di candele e fiori e orsacchiotti. Appartengono agli altri: al mondo non-umano di insetti, di erba e di tessuti organici.

Obama ha chiesto, domenica, “siamo pronti a dire che la violenza che colpisce i nostri bambini anno dopo anno è in qualche modo il prezzo da pagare per la nostra libertà?”. È una buona domanda. Potrebbe porsela anche riguardo ai bambini del Pakistan”.

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/dec/17/us-killings-tragedies-pakistan-bug-splats#start-of-comments

Cose di sinistra che il PD ha perso per strada – programma politico del Quarto Polo

Come sempre nei momenti di crisi, una parte della società sta a guardare, cercando di difendere posizioni e privilegi, per poi, eventualmente, schierarsi col vincitore. All’opposto, par di vedere atteggiamenti – alimentati da parte della stampa – schiettamente nichilistici: distruggiamo tutto, poi si vedrà. Infine ci sono coloro che comprendono e vivono le difficoltà del momento e non aspettano altro che potersi identificare in qualcosa di nuovo, per muovere in una direzione costruttiva. Tra questi, ci sono, oggi, molti passivi, solo perché non si mostra loro come e perché possano rendersi attivi.

Gustavo Zagrebelsky

1. Un’altra Europa è possibile.

Rinegoziazione delle normative europee che impongono politiche economiche recessive e distruttive dello stato sociale. Costruiamo un fronte comune con i paesi del Sud d’Europa. Noi pensiamo ci sia un’altra Europa possibile: politica e democratica, cioè fondata sulla partecipazione delle cittadine e dei cittadini. E un’altra possibilità di uscita dalla crisi economica, basata su diritti e uguaglianza, beni comuni e lavoro, creatività e nuovo rapporto con la natura – non proprietario, non di consumo distruttivo.

Il prossimo governo deve riunire tutti i paesi Ue in crisi e proporre a Bruxelles un piano di ristrutturazione del debito come condizione indispensabile per la sopravvivenza dell’Euro. Deve inoltre proporre la revisioni dei trattati e ripensare il progetto europeo in modo policentrico, recuperando appieno lo spirito originario di pace e cooperazione in una forma istituzionale confederale. L’attuale unione valutaria, priva di una base democratica e di istituzioni politiche, ha prodotto una frattura profonda e squilibri pesantissimi tra i Paesi dell’Europa nord occidentale e quelli dell’Europa centrale mediterranea, risolvibili solo attraverso una profonda rigenerazione del progetto. L’azione congiunta dei governi in crisi fiscale deve essere sostenuta dai movimenti, sindacati, intellettuali di tutti i paesi interessati.

2. La crisi è della finanza, non dello stato sociale.

Vogliamo rinegoziare il debito. Creare un regime fiscale equo ed efficace, esteso ai patrimoni e alle rendite finanziarie, nonché alle proprietà ecclesiastiche, attraverso la lotta all’evasione fiscale, la tassazione delle transazioni finanziarie e l’attivazione di tutte le misure necessarie a “disarmare la finanza”.

Riteniamo del tutto errata l’interpretazione della crisi iniziata nel 2007, che vede le sue cause nell’eccesso di spesa dello Stato, soprattutto della spesa sociale. Le cause della crisi sono da ricercarsi nel sistema finanziario. Solo che, grazie a una grande operazione di inganno collettivo, la crisi nata dalle banche è stata mascherata da crisi del debito pubblico.

Rivendicare una rinegoziazione congiunta del debito è l’unico modo per contrastare il dogma del «non c’è alternativa», che è il cuore delle politiche del governo Monti, dei partiti che lo sostengono, degli altri governi europei avviati verso il disastro. Misure di ordine finanziario a cui si fa spesso riferimento, come la separazione tra banca commerciale e banca d’affari, la nazionalizzazione dei principali istituti di credito, l’istituzione degli euro-bond, l’introduzione di monete a circolazione locale e altro ancora, sono tutte subordinate a una rinegoziazione del debito pubblico.

3. Salviamo il modello sociale europeo.

Rifiutiamo il fiscal compact, che impone scelte di politica economica obbligate per qualunque parlamento o governo vinca le elezioni. Intendiamo cancellare la norma sul pareggio di bilancio in Costituzione e rifiutiamo le norme della spending review che tagliano risorse allo stato sociale, alla scuola e alla sanità.

L’Europa si è caratterizzata nella storia per il modello sociale europeo che ha mirato a garantire libertà e uguaglianza, diritti sociali e soggettivi: il welfare non è un lusso dei periodi di prosperità che non ci possiamo più permettere, ma la strada che ha portato alla soluzione delle grandi crisi economiche del secolo scorso.

4. Politica industriale e riconversione produttiva.

In Italia manca ormai da tempo una qualunque politica industriale. La vicenda recente della Fiat – nella quale il governo e la politica istituzionale non hanno saputo svolgere alcun ruolo, se non quello di mettersi al servizio dell’azienda – lo dimostra con tutta evidenza.

Non è sostenibile continuare a produrre automobili come se non ci fosse una sovrapproduzione di oltre il 30% in Europa, ma questo non significa che non servano mezzi di trasporto pubblici e anche privati innovati nei vettori e nel loro utilizzo sociale.

Allo stesso tempo è necessario che la produzione industriale sia attraversata da una riconversione ecologica, conviva con l’ambiente, con la tutela della salute di chi lavora e delle popolazioni circostanti. Questo è possibile solo a condizione di non lasciare la politica industriale in mano alla ricerca del profitto privato. E’ necessario un rilancio dell’intervento pubblico diretto in economia, puntando su settori strategici innovatori di produzioni materiali e immateriali, ai quali connettere un piano del lavoro che punti alla piena occupazione. L’individuazione dei settori su cui puntare deve essere fatta attraverso un processo di programmazione economica democratica, che valorizzi idee e contributi dei territori e degli attori sociali e produttivi.

5. Nuove forme di credito e micro-credito per nuove forme di impresa.

Forme creative di attività imprenditoriale, legate in particolare alla condizione femminile e giovanile, vanno sostenute con nuove forme di credito e micro-credito. Le fondazioni bancarie incentivino, con le loro attività, la valorizzazione dei beni sociali, culturali e ambientali. Esperienze come quella della Banca Etica vanno valorizzate e potenziate. La privatizzazione del sistema bancario non ha certo privilegiato la circolazione del credito. Le banche italiane si sono avvantaggiate del denaro a basso costo messo a disposizione dalla Bce, ma non c’è stata affatto una ripresa del credito alle imprese e alle famiglie, perché quei soldi sono serviti solo al rafforzamento del capitale delle banche.

Va separata la funzione di banca di investimento da quella commerciale, misura utile anche per frenare la speculazione.

 

6. Più diritti per il lavoro e reddito di cittadinanza.

Abolizione delle norme che hanno modificato l’art.18 dello Statuto dei lavoratori e dell’art.8 del decreto legge 13 agosto 2011 n.138,che distruggono, oltre ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, il diritto del lavoro. Abolizione della riforma Fornero delle pensioni che porta l’età pensionabile, anche per chi ha svolto tutta la vita attività massacranti, a livelli sconosciuti in Europa e priva allo stesso tempo di lavoro i più giovani. Vogliamo definire norme che garantiscano la democrazia e la rappresentanza nei luoghi di lavoro, che riducano drasticamente il ricorso a forme di lavoro precario. Intendiamo introdurre un reddito di cittadinanza che sia garanzia sociale nella crisi, sottrazione al ricatto sul mercato del lavoro, riconoscimento di tutte le attività che concorrono alla produzione di benessere collettivo, tessuto sociale, cura delle relazioni. Insieme al reddito di cittadinanza, la riduzione dell’orario di lavoro a parità di retribuzione è essenziale a ridefinire il rapporto fra lavoro e vita, tempi della produzione e della riproduzione, ruoli e relazioni fra i generi, appartenenza al tessuto sociale e prestazioni lavorative.

7. Creare lavoro.

Occorre elaborare un piano per la creazione diretta di lavoro nella salvaguardia dell’ambiente naturale e antropico, nell’ottica di una riconversione della struttura produttiva e della filiera energetica nazionale. Solo un processo radicale di riconversione può garantire il “new deal” necessario ad uscire da una crisi che non è solo di economia e finanza, ma di cultura e modelli di vita.

È urgente la messa in sicurezza, la manutenzione e il recupero del patrimonio artistico e culturale, delle scuole e delle biblioteche, delle ferrovie regionali e in generale del territorio in funzione di prevenzione dagli eventi estremi (terremoti, alluvioni, piogge intense, ecc.) con investimenti sia nelle strutture urbane che nelle aree agricole collinari e montane, con incentivi tesi al recupero delle terre abbandonate.

Adottiamo una politica urbanistica  zero metri quadrati” puntando al recupero del patrimonio edilizio esistente e disincentivando le nuove costruzioni.

Attiviamo di politiche virtuose di turismo culturale.

8. Lotta per i beni comuni contro le privatizzazioni.

Difendiamo i principi di tutela dei beni comuni affermati dai referendum del 2011. Vogliamo l’approvazione della riforma elaborata dalla Commissione presieduta da Stefano Rodotà riguardo la modifica del codice civile in materia di beni pubblici.

La definizione della categoria giuridica di bene comune sposta l’attenzione dal soggetto proprietario alla funzione che un bene svolge nella società. Sono beni comuni quelli funzionali all’esercizio di diritti fondamentali e al libero sviluppo della personalità, quindi anche e soprattutto i servizi pubblici, specie quelli locali; non possono essere regolati dalle leggi del massimo rendimento e devono essere salvaguardati per le generazioni presenti e future. La dimensione collettiva di questi beni, che sono costitutivi di una comunità politica e fondamentali per la giustizia ambientale, sociale ed ecologica, scardina la dicotomia pubblico-privato. Non si tratta di un’altra forma di proprietà, ma dell’opposto della proprietà.

9. Politiche infrastrutturali rispondenti alle esigenze del territorio e alla mobilità equo-sostenibile.

Ci opponiamo alle Grandi Opere inutili, dannose, fonte di corruzione politica – a cominciare dal Ponte sullo Stretto di Messina e dalla linea Tav Torino-Lione, divenuta ormai il simbolo di una cultura distruttiva della natura, di una società consumistica, di uno stato autoritario, che rifiutiamo radicalmente.

Quelle opere sono il frutto del mito del produttivismo, di una concezione dell’economia fondata sulla proliferazione quantitativa delle merci e sulla riduzione di tutto a merce. Sono utili solo alla borghesia mafiosa che costruisce intorno ad esse le sue relazioni d’affari e di politica. In più sottraggono risorse a politiche utili e necessarie, in particolare al rilancio delle reti e dei servizi regionali e interregionali, per la mobilità dolce (pedonale, ciclistica, a basso impatto ambientale), per lo sviluppo di un sistema portuale nazionale, per il rilancio delle industrie produttrici di mezzi di trasporto pubblici e la riduzione del consumo di suoli agricoli.

10. Energia efficiente e rinnovabile, rifiuti zero.

La Strategia Energetica Nazionale va ridefinita radicalmente, finalizzata al dimezzamento del ricorso ai combustibili fossili entro il 2030 e al suo azzeramento entro il 2050. Rimodulazione degli incentivi a sostegno dell’efficienza energetica, e della generazione  energetica da fonti rinnovabili, delle reti di distribuzione, che devono essere indirizzati esclusivamente – salvo poche eccezioni – a impianti di taglia piccola o media, differenziati sulla base dei fabbisogni e delle risorse disponibili sui diversi territori, interconnessi ma dimensionati in via prioritaria sui carichi direttamente collegati alla fonte, partecipati dalle comunità locali, cioè decisi sulla base di una valutazione condivisa dei fabbisogni e delle potenzialità di ogni territorio. A tal fine è necessario promuovere e finanziare una grande leva di tecnici che in squadre polivalenti siano in grado di fornire assistenza tecnica alle comunità locali nella valutazione dei fabbisogni e delle soluzioni  ottimali, nella progettazione e nella realizzazione degli interventi, nella loro gestione e manutenzione sia in campo energetico che in quello dell’edilizia: soprattutto nella ristrutturazione degli edifici esistenti. Definizione di un piano nazionale di prevenzione, recupero e valorizzazione dei rifiuti e degli scarti della produzione e del consumo con l’obiettivo “rifiuti zero”.

 

11. Cibo locale, filiere corte e nuova vita alle aree interne.

Chiediamo un Piano Agroalimentare Nazionale finalizzato alla sovranità alimentare. Sostegno a filiere corte, a produzione biologiche e a produzioni nelle aree interne. Incentivi per la creazione di filiere di cooperazione nord-sud Italia e con il resto del mondo improntate ai principi del commercio equo e solidale. Tutto il settore dell’altra economia è allo stesso tempo una risorsa fondamentale nella crisi e la prefigurazione di un altro stile di vita, di altre relazioni fra produttori e consumatori, di rapporti non mercificati, impersonali e anonimi all’interno di una dimensione comunitaria aperta. Nell’immediato bisogna rimettere al centro dell’impegno pubblico gli interventi per la rivitalizzazione delle cosiddette aree interne d’Italia, quella parte vasta del Paese non pianeggiante, fortemente policentrica, con diffuso declino della superficie coltivata affetta da un costante, ormai emorragico, calo demografico e da invecchiamento. Un intervento massiccio pubblico, comunitario, privato, darebbe il segno di un mutamento di paradigma nella tutela e promozione della diversità naturale e culturale, del rilancio di una stagione di inclusione sociale, di accoglienza solidale e rispettosa dei diritti e della dignità dei migranti, il cui flusso è ormai una costante.

Rilancio della cooperazione Euro-Mediterranea nei campi decisivi dell’energia, dell’agroalimentare, dell’ambiente, delle reti e servizi di comunicazione, della ricerca scientifica. L’Italia deve avere un suo ruolo chiave in quest’area, rafforzando i legami culturali, economici e le iniziative tese al disarmo ed alla pace. Avvio di un Erasmus Euro-Med che coinvolga tutte le Università dei paesi della sponda sud-est del Mediterraneo.

12. Lotta alle Mafie e alla borghesia criminale.

Le indicazioni e gli indirizzi sopra delineati rappresentano la cornice necessaria per una lotta realmente efficace alle Mafie e alle borghesie criminali, ormai parte strutturale dell’economia finanziaria della globalizzazione. Solo una scelta radicale in tal senso, può portare a un contrasto efficace verso una criminalità che si è trasformata in un segmento di classe dirigente, ormai parte integrante dell’attuale sistema economico-finanziario, con gravi e crescenti inserimenti negli stessi sistemi istituzionali e di governo ad ogni livello.

13. La pace non si costruisce con le armi.

Vogliamo l’attuazione dell’art. 11 della Costituzione e il ritiro da tutte le operazioni di guerra in cui è impegnata l’Italia; la riduzione drastica delle spese militari, a partire dalla cancellazione dell’acquisto degli F35; la riconversione dell’industria degli armamenti; l’impegno nelle iniziative di cooperazione internazionale, di pacificazione e assistenza sanitaria. Il grande risparmio di risorse finanziarie deve andare, in parte significativa, a ripristinare i fondi per scuola, università e ricerca, sanità e servizi sociali. Il ripudio della guerra per la risoluzione dei conflitti internazionali non è solo l’affermazione del valore della pace; non ribadisce con forza solo il desiderio e l’impegno di mettere “la guerra fuori della storia”. Afferma che il contrario della guerra è la politica: l’apertura di spazi di confronto, luoghi pubblici in cui è possibile l’espressione del conflitto in forma vitale, creativa, non distruttiva. La non violenza non è rassegnazione ma pratica politica conflittuale, che si sposta dal terreno aggressivo e militare, in cui vince sempre chi detiene il potere o chi si organizza a sua immagine e somiglianza, per disegnare un altro mondo sul tessuto discorsivo della democrazia.

14. Centralità del sapere.

Affermiamo in ogni ambito la centralità del sapere, della scuola e dell’università pubbliche, in un’ottica di liberazione personale, creatività e innovazione collettiva, di un nuovo rapporto fra società e natura. Nella formazione si incontrano generi e generazioni diverse, storie personali, culture ed etnie: è la radice prima della polis, costruzione di un mondo comune a partire da punti di vista diversi, lo spazio pubblico in cui la società incontra se stessa in un processo di autoeducazione. Il luogo in cui riconoscere e valorizzare l’intreccio delle culture nella costruzione di una società finalmente post-coloniale e multiculturale.

Sono da rifiutare processi invasivi di tecnicizzazione delle conoscenze, logiche aziendalistiche, familistiche o confessionali. La conoscenza si costruisce in un campo di relazioni delicate che si alimentano di domande, dubbi, desideri che danno senso al sapere. Di queste relazioni occorre avere cura e rispetto.

 

15. Un paese per donne.

Vogliamo contrastare sul terreno politico, giuridico e culturale, tutte le pratiche materiali e simboliche di discriminazione e violenza sulle donne. Difendiamo con intransigenza la legge 194 sull’interruzione volontaria della gravidanza. Questa politica si attua con l’estensione e il finanziamento dei centri anti-violenza, a partire dalle esperienze delle reti femministe estese e radicate in tutto il territorio nazionale; con pratiche di prevenzione della violenza sulle donne,con lo sviluppo dei consultori familiari, degli asili nido, dell’esperienza dei bilanci di genere e dei piani di tempi e orari. Esperienze che non devono rappresentare un capitolo a parte, aggiunto, riservato alle donne, ma essere espressione di uno sguardo femminile prezioso per tutti e tutte sulle città, sui luoghi e sui tempi della vita quotidiana.

La violenza sulle donne è maschile e dunque interroga in primo luogo gli uomini. Occorre costruire spazi di dialogo e confronto che permettano di stabilire relazioni di libertà, creatività, invenzioni di sé e della propria vita, riconoscimento e rispetto reciproco fra uomini e donne; in cui in particolare sia possibile immaginare e praticare una nuova modalità di essere uomini capace di affrontare la crisi dell’identità maschile, di combattere quella violenza che nasce da una mentalità “proprietaria”, dall’incapacità di rinunciare al potere, di misurarsi con la libertà femminile per farne l’occasione di una scoperta della propria parzialità. E di una liberazione comune.

16. Partecipazione come antidoto a clientelismo, centralismo, maschilismo.

Costruiamo un’alternativa radicale ai sistemi clientelari che hanno determinato corruzione e inquinamento mafioso a tutti i livelli della pubblica amministrazione, in modo da produrre una riforma dello stato che lo renda finalmente trasparente, decentrato ed efficiente, valorizzando le autonomie locali e il livello comunale, la democrazia partecipativa e di prossimità. Sono da sostenere e garantire le pratiche della democrazia, della rappresentanza e della partecipazione. In particolare occorre garantire la possibilità per le donne di essere rappresentanti, e non per una questione meramente “quantitativa”, di quote da rispettare, all’interno di una forma della politica che resta tradizionale e maschile, ma per produrre un cambiamento di paradigma e l’apertura di un altro orizzonte.

Prevediamo un tetto massimo per i compensi pubblici e privati e l’azzeramento delle indennità aggiuntive della retribuzione per ogni titolare di funzioni pubbliche; la drastica riduzione di tutti gli emolumenti a parlamentari, consiglieri regionali e ministri.  Si possono immaginare sostegni alla stampa indipendente, accessi liberi ai media e a ogni strumento di diffusione delle idee e delle proposte. Ma occorre tagliare drasticamente i costi degli apparati dei partiti, garantire la loro democratizzazione interna, porre un tetto massimo a quanto è possibile spendere nelle campagne elettorali, riportare la pratica politica alla sua natura di servizio reso alla collettività per un periodo limitato, in modo che non diventi una professione e uno strumento per conseguire vantaggi personali.

17. Laicità dello stato.

Non ci stanchiamo di affermare la laicità dello stato. Lottiamo per la garanzia dei diritti civili individuali di ogni cittadina e di ogni cittadino, per una legge contro l’omofobia per il rispetto di tutte  le scelte, orientamenti e identità  sessuali, per il riconoscimento delle unioni di fatto, dei diritti di cittadinanza per tutte/i coloro che nascono, crescono e vivono in Italia, per contrastare le leggi ad personam (che sanciscono la disuguaglianza anche formale tra i cittadini).

Il principio costituzionale della laicità è per noi un prerequisito della democrazia, la rinuncia a una pretesa di possesso di verità indiscutibili, alla normazione autoritaria dei comportamenti, delle propensioni etiche, delle decisioni riguardo nascita e fine della vita, delle relazioni sessuali; è l’apertura a un confronto e a una ricerca comune di donne e uomini libere e liberi, che riconosce il senso ecologico del limite ma rifiuta autorità superiori o trascendenti cui dovere obbedienza.

Occorre rifiutare radicalmente ogni ingerenza delle istituzioni ecclesiastiche all’interno delle questioni che riguardano lo stato e le leggi italiane. La cultura cattolica è certo importante, come altre culture religiose e non religiose, per le relazioni e le pratiche che costruiscono una comunità solidale, una polis inclusiva, ma i privilegi istituzionali, i vantaggi economici, le pretese gerarchiche, fanno male anche a quella cultura e a quelle pratiche, che sono preziose se vivono nel tessuto profondo della società, lontano dai privilegi e dalle burocrazie del potere.

18. Accoglienti con gli immigrati.

Cancelliamo subito le norme della Bossi-Fini maggiormente penalizzanti per le/i migranti: da un lato il contratto di soggiorno, che collega il permesso al contratto di lavoro, dall’altro le norme che di fatto stabiliscono un diritto speciale per le immigrate e gli immigrati, con la reclusione nei CIE per irregolarità amministrative, quindi senza aver commesso reati.

Vogliamo l’approvazione delle leggi per il diritto di voto alle cittadine e ai cittadini migranti alle elezioni amministrative e per il conseguimento della cittadinanza italiana (jus soli). Proponiamo l’elaborazione partecipata di una nuova legge sull’immigrazione che permetta di abrogare la Bossi-Fini. La legge sul diritto di asilo e lo sviluppo di un programma di accoglienza per i richiedenti asilo ed i profughi.

Anche per quanto riguarda l’immigrazione anni di governo berlusconiano-bossiano hanno profondamente inciso sulla società e sulla legislazione. Senza dimenticare che le scelte di politica securitaria erano cominciate con il Governo di centro-sinistra, quando la legge Turco-Napolitano aveva istituito i CPT (Centri di Permanenza Temporanea), trasformati poi in CIE (Centri di Identificazione e di Espulsione), con un cambiamento di nome ma non di ruolo, in quanto sono rimasti centri di detenzione per immigrate/i privi di regolare permesso di soggiorno. Occorre, quindi, una decisa inversione di rotta rispetto ai precedenti venti anni (con particolare riferimento all’ultima legislatura, dominata dagli spiriti razzisti e xenofobi).

A tutto questo vanno accompagnati un più incisivo intervento contro le discriminazioni ed una più decisa azione, anche sul piano culturale, contro il razzismo, intrecciato spesso con i fascismi risorgenti.

19. Non tolleriamo la tortura.

Vogliamo introdurre nell’ordinamento italiano il reato di tortura, che – malgrado l’impegno preso a livello internazionale – non è contemplato nel codice penale italiano. Si tratta di una questione non solo politica ma di civiltà che riguarda il rapporto dei cittadini con le istituzioni, lo spirito democratico e la lealtà di chi lavora per lo stato. Ha a che fare profondamente con la qualità di una democrazia. Lo si è visto a Genova nel luglio del 2001, quando è stato sospeso lo stato di diritto e la protesta di un’intera generazione è stata ridotta a problema di ordine pubblico, schiacciata sul terreno militare. Lo si vede con l’infinita serie di episodi di violenza, avvenuti in caserme e carceri a danno dei soggetti più deboli quando erano affidati alla custodia dello stato. Vicende che hanno distrutto la credibilità delle forze dell’ordine.

Occorre anche prevedere la non prescrittibilità del reato e un fondo per la tutela delle vittime (che spesso restano segnate per tutta la vita), in modo che risulti assolutamente chiara sul piano simbolico la gravità della tortura e il valore che lo stato democratico attribuisce alla tutela dei diritti delle cittadine e dei cittadini.

20. Riportare le carceri alla civiltà.

Le condizioni dei carcerati in Italia non hanno nulla a che vedere con lo spirito della Costituzione italiana, che afferma il carattere educativo della pena, teso al recupero di chi ha commesso il reato. Nelle carceri ci sono quasi settantamila detenuti in strutture pensate per 45 mila persone, e un quarto dei prigionieri sono in carcere senza essere stati condannati, visto che sono in attesa di giudizio. Il sistema penitenziario italiano presenta scandalose disfunzioni che sono altrettante violazioni ai diritti fondamentali delle persone private della libertà. Occorre garantire la tutela dei diritti fondamentali delle persone detenute, in particolare per quanto riguarda la promozione di opportunità di formazione e reinserimento sociale. Occorre ripristinare lo stanziamento di risorse consistenti per le attività promosse da associazioni e cooperative all’interno delle carceri.

21. Libertà di dissenso, diritto alla sicurezza, polizia democratica.

Chiediamo forze di polizia democratiche. Oggi è del tutto evidente che la politica istituzionale, espressione del neoliberismo dominante, non tollera più la presenza di cittadine e cittadini che protestano nelle piazze. Non lo vuole il governo “tecnico” che vuole rispondere solo ai mercati, e non lo vogliono neanche i partiti che lo sostengono. La democrazia è pericolosa. Questo clima si manifesta sempre più apertamente nei comportamenti della polizia, che sembra ormai espressione di quella cultura autoritaria che considera la protesta di per sé illegittima. A quasi trent’anni dalla riforma del corpo, con la sua smilitarizzazione e la sindacalizzazione degli agenti, il processo di democratizzazione è in crisi. Riaffiorano abitudini e prassi reazionarie. Scompare la pratica del negoziato cancellata dalla violenza dello scontro. Dall’idea che in piazza ci sia l’Altro, un Nemico da sconfiggere sul campo. Non solo è cresciuta una nuova tipologia repressiva, ma anche nuovi reati vengono utilizzati per colpire la protesta e si applicano di leggi che in passato non erano state quasi mai usate: ad esempio il reato di devastazione e saccheggio per danneggiamenti minori che una volta erano perseguiti in quanto tali. E questo non coinvolge solo la polizia ma anche la magistratura.

Il diritto alla sicurezza è innanzitutto sicurezza dei diritti per tutte e tutti. Occorrono interventi che riaprano il percorso verso una polizia per la cittadinanza e della cittadinanza; occorre avere attenzione alla formazione democratica dei poliziotti.Sono necessarie riforme profonde anche dal punto di vista dell’organizzazione, della struttura e della cultura della polizia.

22. La salute è un bene comune.

Noi consideriamo la salute un bene comune che riguarda e coinvolge l’intera società: è un fatto di cultura ed educazione, di economia e stili di vita, di ambiente e relazioni collettive. Di rapporto equilibrato con la natura. Il diritto alla salute deve essere garantito per tutte e tutti coloro che vivono sul nostro suolo, non deve essere oggetto di tagli indiscriminati ma sostenuto efficacemente in termini di estensione del servizio e della qualità, in modo da non ridurlo al calcolo triste costi-benefici, a una tecnicizzazione che cancella la qualità pubblica, la relazione umana fra medico e paziente, la dimensione olistica della cura; non deve ridursi alla misurazione quantitativa della prestazione o alla distribuzione consumistica di farmaci, al servizio di un’industria farmaceutica che si nutre di brevetti e di profitti. La cura della salute è cura di relazioni umane e naturali.

23. Internet e software liberi, copy-left.

Il sapere è uno di quei beni che non vengono distrutti, non si consumano quando vengono consumati. Anzi la produzione di sapere e la sua diffusione aumentano il livello di conoscenza e cultura collettiva, che è un fatto di cooperazione sociale, di scambio e circolazione di materiale e immaginario. Scuola, università, e tutti i luoghi pubblici di produzione della conoscenza hanno bisogno di relazioni aperte e cooperative, non competitive o proprietarie. Il modello è Linux, non Microsoft. Occorre sostenere la diffusione del software libero, dei sistemi opensource. Occorre liberare la comunicazione e il sapere da quelle nuove enclosures che sono rappresentate dalla privatizzazione delle conoscenze e delle istituzioni culturali, dal sistema dei brevetti e del copyright.

24. Liberalizzare le droghe leggere.

Liberalizzazione immediata delle droghe leggere e relativa tassazione (dalla quale si possono prevedere entrate per 5 miliardi annui), da destinare al reddito minimo di cittadinanza. Con l’obiettivo anche di ridurre il cash flow della borghesia criminale che sta conquistando spazi enormi di mercato nel nostro paese. Scarcerazione di tutti coloro che sono in carcere per reati di spaccio di droga con pene inferiori ai quattro anni, con utilizzo degli “arresti domiciliari” e dei lavori socialmente utili.

25. Stampa libera dai poteri forti e dall’immaginario volgare.

Vogliamo un’effettiva riforma del sistema dell’informazione e del conflitto di interessi, per garantire la democrazia costituzionale dall’invasione colonizzante dei media e dei poteri forti, che mirano a ridurre lo spazio del libero confronto politico, per costruire sulla “solitudine globale” prodotta dalla disgregazione economica e culturale della società, posizioni di potere libere da ogni controllo, modelli volgari di immaginario iperconsumistico, rassegnazione e affidamento a leader “carismatici” prodotti sul mercato politico secondo strategie commerciali.

DOCUMENTO approvato dal Comitato operativo di ALBA- 26 novembre 2012-11-26

http://www.soggettopoliticonuovo.it/contributi-essenziali-di-programma-alba-soggetto-politico-nuovo/

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