Casaleggio e Di Bernardo – titanismo 2.0

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Giuliano Di Bernardo, ex gran maestro del Grande oriente d’Italia. L’ex massima autorità della massoneria italiana afferma che la sua visione e quella di Casaleggio «sono molto simili». E poi spiega: «Entrambi riteniamo che nel futuro dell’umanità scompariranno le differenziazioni ideologiche, religiose e politiche. Per me a governare sarà una comunione di illuminati, presieduta dal tiranno illuminato, per Casaleggio a condurre l’umanità sarà la Rete»…a sorpresa, svela di sentirsi vicino al movimento: «Io non votavo da 15 anni, ma sono tornato a farlo e ho dato la mia preferenza al Movimento 5 Stelle. E molte delle persone che conosco e che condividono la mia visione del mondo hanno fatto lo stesso. L’importante è che Casaleggio non si faccia corrompere, che non accetti il compromesso con le altre forze politiche. Il rinnovamento deve essere radicale».

http://www.corriere.it/politica/13_marzo_27/cinquestelle-massoneria-gran-maestro-confessa-ho-votatato-movimento_c6639250-96eb-11e2-b7d6-c608a71e3eb8.shtml

L’11 luglio 2002, a Roma nascono gli Illuminati, un gruppo che si richiama al gruppo degi Illuminati di Baviera fondato nel settecento. Il neogruppo ha come obbiettivo chiave quello di non ripetere gli errori storici degli Illuminati di Baviera, ossia quella di abbandonare l’idea universale originaria per appiattirsi sulla massoneria e altri poteri secolari come gli ordini preposti all’interno di della chiesa cattolica l’Opus Dei, certe organizzazioni ebraiche come B’nai B’rith (un associazione fraterna ebraica fondata negli Stati Uniti nel 1843) e l’Anti-Defamation League (considerato un vero e proprio braccio del B.B.) e altre. questi poteri forti erano spesso in conflitto poiché si contendevano lo stesso oggetto: il controllo della politica, dell’economia e dell’educazione delle nuove generazioni. Questi poteri secolari, presi singolarmente, non sono in grado di fronteggiare sfide ma potrebbero vincerle se si unissero realizzando un potere veramente mondiale. Ed ecco il progetto del Gran Maestro..

Estratto da “Fratelli d’Italia” di Ferruccio Pinotti:

https://www.facebook.com/notes/tania-nichi/gli-illuminati-e-giuliano-di-bernardo/386655298056249

Guardate che nessuno vi inganni; molti verranno nel mio nome, dicendo: Io sono il Cristo, e trarranno molti in inganno.

Matteo 24, 4-5

Giuliano Di Bernardo, La conoscenza umana : dalla fisica alla sociologia alla religione, Venezia : Marsilio, 2010.

p. 24: “resta, in definitiva, un’unica possibilità: l’etica mondiale deve essere imposta. Se la democrazia è incapace di imporla, allora è necessario pensare a un’altra forma di esercizio del potere. Aristotele direbbe che, dopo lo scivolamento della democrazia nell’anarchia, solo il tiranno può riportare ordine nella società e garantire a tutti non solo la sopravvivenza ma anche il benessere e la felicità. Oltre Aristotele, io direi che il tiranno deve essere “illuminato”, espressione più pura della saggezza. Il Tiranno illuminato, però, non nasce dal nulla: il suo avvento deve essere preparato da uomini di qualità, indipendentemente dal sesso, dalla lingua, dal colore della pelle, dalla religione, dalla cultura”.

p. 234: “chi scrive crede nell’etica e nella sua capacità di unire gli uomini intorno a un progetto futuro. Ma tale progetto, per esprimere il bene comune, se necessario, deve essere imposto. Se non può essere imposto da uno stato democratico, allora bisogna guardare a una diversa fonte di potere statale che, a mio modo di vedere, è rappresentata dal Tiranno illuminato. Il tiranno di cui qui si parla non è il tiranno che abbiamo conosciuto nella storia dell’umanità, nelle sue diverse apparizioni, dal tiranno di Siracusa a Hitler. Il Tiranno illuminato è un uomo dotato di grande carisma, di eccezionali doti intellettive e di profonda saggezza. Egli deve saper coniugare la ragione con le emozioni, che sono i pilastri che sorreggono l’uomo integrale. Egli dev’essere in grado di comprendere i bisogni materiali dell’umanità ma deve anche saperli plasmare con i più alti valori spirituali (il vero, il bene, il bello, il giusto). Un uomo con queste qualità governerà non con il terrore ma con il consenso, perché tutti riconosceranno e accetteranno la sua guida illuminata. Un uomo così potente, autorevole e saggio saprebbe in quale direzione orientare i cambiamenti genetici per la creazione dell’uomo nuovo. Sottomettendosi alla sua guida illuminata, l’umanità eviterebbe il rischio dell’autodistruzione. […]. [Gli uomini di qualità] creeranno le condizioni storiche e sociali da cui emergerà, al momento giusto, colui che dovrà assurgere a Guida suprema dell’umanità”.

p. 235: “come potrebbe…un uomo che vive in uno stato democratico, ove esiste la tendenza a livellare verso il basso l’umanità, acquisire il potere e l’autorità per governare il mondo come Tiranno illuminato? In condizioni normali sarebbe impossibile. Ma le condizioni in cui versa oggi l’umanità stanno degenerando gradatamente, per cui è facile prevedere che si arriverà a un punto in cui le regole sociali saranno rotte e si scivolerà inevitabilmente nell’anarchia. A quel punto, come Aristotele ha sostenuto, il superamento dell’anarchia sarà possibile solo con la creazione del tiranno cui si delegheranno tutti i poteri, a condizione che gli riporti l’ordine nella società. È solo in questo stadio dell’umanità che potrebbe fare la sua comparsa il Tiranno illuminato. A differenza di tutti gli altri tiranni, egli, dotato delle qualità già descritte, potrà orientare l’evoluzione della specie umana. Sarà lui, e solo lui, assistito da scienziati, a decidere come creare l’uomo nuovo”.

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Ci sono massoni e massoni. Ci sono una mano destra ed una mano sinistra anche all’interno della massoneria. Ci sono forti contrasti. Ci sono persone umili al servizio del bene comune e dell’umanità (es. molti padri fondatori degli Stati Uniti, Simon Bolivar, Salvador Allende, Churchill, Goethe, Mozart, Antonio Meucci, Montesquieu e molti altri) e poi ci sono i seguaci del titanismo, dell’hybris, dell’autovenerazione transumana, cioè la tracotanza di chi è convinto di sapere perfettamente cosa sia meglio per tutti e di essere la persona giusta per indirizzare l’evoluzione umana.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/01/totalitarismo-cosmico-grillo-gaia-casaleggio/

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Personalmente, vorrei dire che questo non è il tipo di mondo che vorrei lasciare alle future generazioni. Ma sono certo che molti altri siano invece troppo spaventati all’idea di essere liberi e perciò responsabili dei propri errori e sofferenze.
Credo che la volontà di queste persone vada rispettata. Non è giusto costringerle a snaturare se stesse.
Allo stesso tempo, però, desidero che sia rispettata anche la mia volontà e quella di chi la pensa come me.
Casaleggio, Di Bernardo e tutte le personalità autoritarie che desiderano approfittare della Crisi per azzerare tutto e creare la loro personale utopia totalitaria e messianica, in cui esiste un solo possibile futuro e corrisponde alla loro visione  – es. Venus Project e Zeitgeist -, lo possono fare in qualche regione del mondo. Qualcuno andrà con loro, altri no. Così tutti saranno contenti. A ciascuno il suo. Non è un accordo equo per tutte le parti?
Patti chiari, amicizia lunga.

L’archetipo di Atlantide e la Sindrome di Faust

Tutte le immagini sono tratte dalle cerimonie di apertura e chiusura dei giochi olimpici di Londra

La Sindrome di Faust è un tipo di mentalità che abbiamo sviluppato con l’agricoltura e che si è irrobustito con la diffusione del radicale dualismo gnostico-cartesiano tra ego e natura. Utili riflessioni su questo tema possono essere trovati nel pensiero di Hans Jonas e Carl G. Jung, in particolare nella loro disamina del modo in cui ci siamo estraniati dal mondo e dalla trascendenza, diventando integralmente alienati, suscettibili di depressione cronica, fuga dalla realtà e megalomania (inflazione di ego), a seconda dei casi.

Filemone e Bauci sono agli antipodi di Faust.

La leggenda di Filemone e Bauci è di origine greca ma appare per la prima volta in forma completa nelle Metamorfosi di Ovidio (43 a.C. – 17 d.C.), un autore pre-cristiano che però conferisce alla narrazione un carattere riconoscibilmente, profeticamente cristiano. Abbiamo la lavanda dei piedi, la mancata ospitalità punita con una distruzione da fine dei tempi, la moltiplicazione del vino e del cibo, l’identità divina e insieme umana degli ospiti. La ospitalità viene descritta come al tempo stesso un obbligo ed un’opportunità di maturazione e compimento, di completamento. Una vita inospitale è una vita insalubre. Il mondo non ci ha chiesto di nascere qui ed ora, però ci ospita. Filemone e Bauci si donano al prossimo, si pongono al servizio del prossimo, ossia dimostrano di essere capaci di amare il prossimo come amano se stessi. Chi si chiude narcisisticamente in se stesso si chiude alla vita e si condanna alla distruzione, come i vicini inospitali della coppia mitica. Gli unisono ospitali, pur essendo poveri, e i loro desideri vengono esauditi: diventano sacerdoti di Apollo e viene concesso loro il privilegio di un reciproco amore eterno. Gli altri, che hanno i mezzi per ospitare e non lo fanno, saranno spazzati via dalla faccia della terra.

Si comportano come i Proci dell’Odissea. Vogliono tutto per se, come il Faust di Goethe.

Nella seconda parte dell’opera, Faust è un imprenditore capitalista che porta avanti un titanico progetto ingegneristico ed urbanistico con l’assistenza di Mefistofele. Ma sulla sua strada incontra un ostacolo, una coppia di anziani di nome Filemone e Bauci che vivono poveramente in una piccola capanna. Sono molto ospitali e generosi, specialmente con i naufraghi (cf. richiamo al Diluvio ovidiano), ma sono anche tenacemente legati al loro angolo di mondo e non lo vogliono veder sparire sotto i colpi del “progresso”.

Faust non sa bene cosa fare, ma desidera con tutte le sue forze gratificare il suo ego e portare a termine il suo progetto. Mefistofele gli ricorda che il diritto sta sempre dalla parte dei forti: “E perché vuoi fare dei complimenti? Non devi forse colonizzare?”. Faust approva: “Allora andate e liberatemi di loro”. Acconsente così ad un doppio omicidio in stile mafioso (un incendio doloso). La volontà di dominio dei forti non tollera interferenze, vuole imporre il suo sigillo sulla storia e sul mondo, sacrificare il presente al Moloch di un futuro in cui i posteri non hanno alcuna voce in capitolo, dovendosi limitare ad accettare il fatto compiuto. Nel Faust non c’è un lieto fine come in Asterix, dove il piccolo villaggio gallico continua a resistere agli invasori romani. Faust costruisce il suo Mondo Nuovo sfruttando il servaggio, i sacrifici, la sofferenza altrui, la rapina, la pirateria, la corruzione, l’inganno, la violenza: come un conquistador, come un emissario coloniale sul libro paga della Compagnia delle Indie. Goethe ci insegna che il demonismo titanico è il demonismo di una certa imprenditoria capitalista priva di coscienza, di lungimiranza, di una pur minima attenzione al bene comune. Faust, prima di redimersi, assomiglia sempre di più alla sua mefistofelica guida ed assistente, che ama il vuoto, è il vuoto, in quanto odia la creazione, è necrofilo, detesta la vita e preferisce l’inerzia – la medesima descrizione che Dostoevskij dava dell’Anticristo. Faust è, junghianamente, l’ombra dell’uomo. I paralleli con il nostro tempo si sprecano. Per esempio, Mefistofele suggerisce al re di emettere obbligazioni e moneta assicurando, truffaldinamente, che il suo regno sta seduto su immense miniere d’oro (che in realtà non esistono). Una preveggenza stupefacente perché anticipa di due secoli certe pratiche finanziarie (derivati) che hanno distrutto l’economia reale nella prima Depressione ed in quella contemporanea.

L’archetipo atlantideo, che attraversa i secoli, è quello di una civiltà intossicata dalla propria bramosia di potere, che alla fine si autodistrugge. Il messaggio morale è che il progresso tecnologico dissociato da quello morale ed un progresso materiale inseguito ossessivamente per compensare la perdita dei poteri spirituali delle origini è satanico o comunque autolesionistico. Quanto più l’umanità si allontana dalla sua sorgente spirituale, tanto più si solidifica ed oggettifica, si fa meschina, stolida, nociva per tutto ciò che la circonda. Le più attente e rigorose disamine dell’immensa letteratura dedicata al simbolismo ed al mito atlantideo (Vidal-Naquet, 2006; Godwin, 2011; Ciardi, 2011) sembrano indicare che nel corso dei secoli decine di letterati, pensatori più o meno seri e più o meno pittoreschi, si sono trovati d’accordo almeno su un punto: la nemesi dell’ipotetica/simbolica civiltà di Atlantide giunse quando gli abitanti del misterioso impero abusarono delle loro conoscenze avanzate per dominare le forze naturali. Quel che più veneravano li distrusse. La loro tecnoscienza produsse la loro caduta, perché fu posta al servizio di finalità meschine, cieche, egoistiche, crudeli, vili, da superuomo nietzscheano:

“L’essenziale di una buona e sana aristocrazia è che essa…accolga con tranquilla coscienza il sacrificio di innumerevoli esseri umani che per amor suo devono essere spinti in basso e diminuiti fino a diventare uomini incompleti, schiavi, strumenti” (F. Nietzsche, “Al di là del bene e del male”).

Una mentalità che ritroviamo, pari pari, in un’intervista alla escort Terry de Nicolò del 16 settembre 2011:

“Qui vale la legge del più forte e se sei onesto non riesci a fare un grande business. Se vuoi i grandi numeri devi rischiare il culo. Più in alto devi andare e più devi passare sui cadaveri ed è giusto che sia così. Però qui non viene capito, perché c’è un’idea cattolica, c’è un’idea morale. Quello che mi fa incazzare è l’idea moralista della sinistra che tutti devono guadagnare duemila euro al mese, che tutti devono avere diritti. No, no. Qui è la legge di chi è più forte, di chi è il leone. Se tu sei pecora rimani a casa con duemila euro al mese. Se invece vuoi ventimila euro al mese devi entrare in campo e ti devi vendere la madre, mi dispiace ma è così”.

L’archetipo atlantideo in politica modella società in cui gli individui non possono crescere intellettualmente e psicologicamente e sono istruiti a credere che la realtà può essere rimodellata e negoziata a piacimento, che non esistono principi morali che non dipendano dalle circostanze e che quindi l’utile giustifica ogni cosa mentre solo chi è eccellente, superiore, sa istintivamente cosa è meglio e cosa è peggio per tutti.

“Atlantide” è una società in cui si accetta la volontà altrui e ci si adatta finché la controparte è più forte. È la forza a stabilire cosa sia giusto e sbagliato, cosa sia lecito e cosa precluso. L’istruzione è nozionistica e serve unicamente a fabbricare uomini-robotici ben disciplinati. Il rituale prevale sulla discussione ragionata. Il potere che discende dall’alto, non risiede nella sovranità popolare ed il governo è, sostanzialmente, una banda di criminali che si accorda sulle regole di condotta e criteri di spartizione del bottino, con l’obiettivo comune di espandere l’accessibilità a potere e risorse. Per il resto tra loro regna una rivalità spietata.  Un potere che non è apertamente violento, ma più simile a quello immaginato da Tocqueville e da Dostoevskij. Il marcio (torture, sparizioni, ricatti, corruzione, minacce, eugenetica, darwinismo-sociale, ecc.) resta dietro le quinte o viene mimetizzato dietro slogan, proclami ed eufemismi, mentre i cittadini sono indottrinati a credere di essere perennemente indebitati nei confronti delle autorità, ad essere mansueti, obbedienti in cambio dell’illusione della benevolenza. Ignorano la nozione che possa esistere una legittima resistenza al potere dato che presumono che il potere sia per sua natura nel giusto. Nel dominio del sacro, la critica è sacrilegio. Nessuno insegna alla gente a dire no ed a pensare che la società non è un capriccio della natura ma il prodotto dell’inventiva umana e quindi può essere modificata, riformata anche in maniera sostanziale.

Così il diritto non esiste per proteggere i cittadini ma per conservare i privilegi di chi comanda. I pochi diritti che non rimangono sulla carta sono concessi (non essendo concepiti come naturali ed inalienabili) dall’alto per servire meglio i fini del sistema, non certo per intralciarlo nelle sue funzioni. Quest’ideologia riduce la conoscenza e la consapevolezza, occulta le relazioni di potere, le reali motivazioni delle autorità e persino l’intrinseca ingiustizia ed innaturalità di una data situazione. Perciò chi funge da propagandista dell’establishment neppure si rende conto di farlo e trasmette una visione distorta della realtà in completa buona fede.

Atlantide è l’estremo distopico dal quale dobbiamo tenerci sempre alla larga. Quanto più ci avvicineremo a quel modello, tanto peggio vivranno le future generazioni.

Lucio Caracciolo, “L’Europa è finita?” (considerazioni di immenso buon senso sull’Europa, sull’Italia e su altro ancora)

Estratti da “L’Europa è finita?”, di Enrico Letta, Lucio Caracciolo. Torino : Add, 2010.

Lucio Caracciolo scrive:

18-19: L’Europa che vorrei dovrebbe essere anzitutto un grande spazio di democrazia, di libertà e di protezioni sociali nei limiti in cui demografia ed economia ce lo permetteranno. Sotto il profilo istituzionale, non penso a un’Ue-Stato. Vedo semmai diversi sottogruppi europei, alcuni più, altri meno integrati. I primi potrebbero sviluppare delle confederazioni europee, cioè degli Stati con diversi livelli di sovranità concordata, gli altri svilupperebbero l’integrazione attuale, approfondendone gli aspetti economici (per esempio riguardo alla mobilità della forza lavoro), a istituzioni politiche più o meno costanti.

20-21: Penso a una Confederazione europea nell’Unione europea, che comprenda i sei Paesi fondatori (Italia, Francia, Germania, Olanda, Lussemburgo e Belgio) più Spagna, Portogallo, Austria. Aggiungerei la Svizzera, se mai gli elvetici dovessero cambiare idea sull’Europa, cosa di cui dubito fortemente. Escludo quindi le isole britanniche, la cui storia si fonda sull’idea di impedire l’unità europea. Ed escludo anche nuovi o risorti Stati dell’Europa centrale e orientale, la cui priorità attuale non è l’integrazione comunitaria ma il consolidamento della recuperata sovranità nazionale. In termini diacronici, sono nazioni risorgimentali. Alcune delle quali ancora in cerca di confini stabili.

21-22: Alcuni popoli europei – penso ai catalani piuttosto che ai fiamminghi o agli scozzesi – usano l’Europa come grimaldello per emanciparsi, in prospettiva, dai rispettivi Stati (multi)nazionali, o almeno per conquistare autonomie sempre più accentuate.

L’attuale crisi economica, che è sempre più una crisi sociale, rischia poi di mettere in questione il senso concreto degli Stati nazionali, a cominciare dal nostro. Quando i tedeschi riscoprono l’Euronucleo come insieme riservato ai Paesi connessi all’economia e alla cultura monetaria germanica, constatiamo che ne risulta rafforzata la tesi «padana» per cui il Nord Italia pertiene a questo spazio, il Sud niente affatto.

22: Non so fino a dove si spingeranno fra vent’anni i confini dell’Unione europea, se ancora esisterà. In ogni caso mi pare difficile che possa recuperare una funzione integrativa, mentre probabilmente si acccentuerà la tendenza opposta. Ne risulterà una geopolitica più complessa, quindi di più ardua gestione.

25: Il mio timore è che l’Ue finisca per delegittimare le democrazie nazionali – le uniche di cui disponiamo – senza produrre una democrazia europea.

26: Se per fare l’Europa dobbiamo negare il cittadino, tengo il cittadino e butto l’Europa.

31: Infatti la Germania non pensava a un euro per tutta l’Europa – roba da europeismo ingenuo – quanto a una moneta dell’ area del marco: un vestito europeo per la moneta tedesca.

33: Se riprendiamo in mano i giornali tedeschi o olandesi della seconda metà degli anni Novanta, quando si dibatteva del diritto di questo o quello Stato di entrare nell’euro, vi troviamo gli stessi stereotipi che corrono di nuovo oggi, sull’onda della crisi partita dalla Grecia: PIGS (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna = maiali), Club Med e altre simpatiche definizioni di stampo antropologico. Categorie irrazionali ma potentemente radicate nelle opinioni pubbliche e nelle élite, che illustrano il presunto carattere dei vari popoli, echeggiando le teorie di Schumpeter sulla cultura monetaria come espressione della cultura nazionale. Quindici anni dopo, senza dracma né peseta né lira ma con l’euro in mano, siamo ancora a questo genere di polemica etnomonetaria. Un razzismo soft. Alla faccia dell’affratellamento europeo che l’euro avrebbe inevitabilmente generato.

42-43: Un’Europa per non con gli europei, elaborata da un club di ottimati nei loro inaccessibili laboratori. Quell’ europeismo si considerava figlio di una filosofia della storia che avrebbe prodotto l’Europa per surrogazione tecnocratica, non per effetto di una scelta politica discussa e condivisa, ritenuta impossibile. Un tentativo titanico, che meriterebbe un’ analisi aperta e approfondita, invece dei mascheramenti che tuttora lo occultano. Un orizzonte talmente astratto dalle dinamiche storiche da contenere in nuce le premesse della sua irrealizzabilità.

45-46: Trovo…straordinariamente affascinante e originale il ragionamento dell’ europeismo «alto». Quello che nonostante tutto continua a crederci davvero. O almeno non sa rinunciare a credere. Questi, più che rispettabili politici e pensatori, mi ricordano Tertulliano: credo quia absurdum. È una fede. Una fede, per me paradossale, nelle virtù salvifiche delle crisi. La tesi: dobbiamo stare molto male per diventare buoni. Più costruiamo meccanismi imperfetti – l’euro senza Europa -, più ci costringiamo a perfezionarli. A questo può portare la sfiducia degli eletti nei cittadini europei, o futuri tali. Soffrire fa bene all’Europa? Non condivido. Confesso di non essere obiettivo nella mia analisi, perché il cilicio continua a sembrarmi una forma di perversione anziché un veicolo di perfezionamento. Dunque non mi convince la teoria dell’ europeismo classico, fondata sulla speranza nell’effetto maieutico delle crisi. Tu stesso hai citato l’esempio della seconda guerra mondiale o dell’ attuale crisi economica. La crescente consapevolezza del deficit politico dell’Europa prodotta dalla crisi dell’ euro sarebbe destinata a produrre più Europa. Mi pare un’idea catastrofica. In senso tecnico. Per me le catastrofi sono catastrofi, le crisi crisi. Punto. E non sono affatto certo che mi o ci migliorino. Tanto meno che facciano l’Europa. È semmai durante le crisi che emergono i nostri lati peggiori: nefandezze collettive talvolta riscattate dall’ eroismo di pochi. Egoismi, diffidenze, chiusure, tentazione di scaricare sui più deboli i problemi dei forti (e viceversa). In ogni caso, anche se la teoria delle catastrofi potesse un giorno molto futuro rivelarsi corretta e dunque produrre davvero l’Europa, preferirei non rischiare l’esperimento. Invoco il principio di precauzione.

46-47: il vincolo esterno. Tu ne hai fatto le lodi. lo non ci riesco proprio…Un riflesso pericoloso perché fondato sulla radicale sfiducia in noi stessi. Nell’Italia e negli italiani. Ma se non siamo capaci di governarci da soli, in che senso saremmo una repubblica e una democrazia? Se non ci fidiamo di noi stessi, dobbiamo per forza cercare qualche soggetto esterno che abbia tempo da perdere con l’Italia, per eterodirigerla.

47: Ci poniamo volutamente in una condizione di inferiorità che non ci permette di essere percepiti come pari da chi si considera al cuore del progetto europeo. Ciò rende paradossale il nostro europeismo, perché è tanto più spinto quanto più grave è la sfiducia in noi stessi. È l’esatto contrario dell’idea di Europa dei Paesi più forti: l’Europa come moltiplicatore della propria potenza, non come compensazione della propria impotenza. Il vincolo esterno è la dichiarazione di non-europeità dell’Italia.

48: Se l’Italia vorrà avere un ruolo di rilievo in Europa nei prossimi anni, dovrà prima di tutto occuparsi di se stessa, recuperando un’idea sufficientemente forte di unità nazionale.

49: In un Paese dove efficienza e legittimazione dello Stato non solo sono storicamente deficitarie ma decrescenti, parlare di federalismo significa lavorare per lo smantellamento di quel poco di istituzioni comuni di cui ancora disponiamo. Significa produrre un patchwork di regioni semi-indipendenti molto dissimili tra loro sotto ogni profilo, che dovrebbero essere tenute assieme miracolosamente da un centro sempre più delegittimato. E come per l’europeismo, il federalismo all’italiana non esprime un progetto.

49: Il paradosso è che invece di utilizzare lo slancio europeo per costruire un’Italia che si tenga in piedi con le proprie gambe e dia, in quanto tale, un proprio contributo alla costruzione dell’Europa, con il mito del vincolo esterno abbiamo contribuito a decostruire quel poco che rimane del nostro Stato democratico.

56: SULLE PECCHE DELA GRECIA: Il pericolo è fare di questa giusta critica un argomento etnico. Un razzismo appena mascherato. Questa forse è la peggiore delle derive della tecnocrazia, che tendendo a esautorare la politica riporta in auge gli stereotipi culturali. Come se vi fossero Paesi geneticamente dediti a spendere e spandere, e altri Paesi costitutivamente dediti alla virtù. In ogni stereotipo, come in ogni leggenda, c’è una base di verità. Farne però la regola immutabile, il destino di un popolo, è la fine della politica. Nel caso dell’ euro, concepire come hanno fatto e tendono di nuovo a fare i tedeschi, un Euronucleo di Paesi automaticamente virtuosi, è un modo di ragionare antipolitico. Una sorta di etnomonetarismo. Trascurando, come tu ricordavi, che la stessa Germania, oltre naturalmente alla Francia, ha allegramente deviato dalle presunte virtù e dalle regole scritte in più di un’ occasione. E dimenticando che gli altri europei hanno pagato un prezzo molto alto per l’unificazione tedesca, contribuendo allo sforzo di Berlino volto a riempire il buco nero della Rdt con enormi trasferimenti finanziari, dai risultati peraltro discutibili. E purtroppo questo etnomonetarismo si sposa con analoghe tendenze interne agli Stati membri. Penso anzitutto al Belgio, ma anche all’Italia, alla propaganda leghista sull’inconciliabilità fra Nord e Sud.

74: Noi tendiamo purtroppo a rimuovere il nostro passato recente. E a immaginarci come un continente spontaneamente democratico. Noi pensiamo di essere più democratici degli altri. Come se la democrazia fosse nel nostro Dna.

75: Che tale vincolo sia eterno, ne dubito. Continuando a minare la logica della politica democratica, potremmo risvegliare le bestie intolleranti che animarono i nostri avi.

79: Contesto che esista un’opinione pubblica europea. Niente affatto. Esistono diverse opinioni pubbliche nazionali in Europa. La prova? Ogni volta che si tenta di varare un medium europeo, non funziona. Non si riesce a vendere lo stesso giornale a Cipro e a Dublino, a Roma e a Riga, a Londra e a Lubiana, a Parigi e a Berlino (nemmeno a Berlino e a Francoforte). Le culture e i gusti di queste popolazioni, tutte orgogliosamente rivendicanti la loro radice europea, sono troppo diverse.

84: L’altro protagonista ad avere le idee chiare sull’ allargamento a est era la Gran Bretagna. In parte perché condivideva la russofobia di quei Paesi; in parte perché vedeva l’ex Est come un’ area da non lasciare al predominio esclusivo della Germania; e in parte perché, come gli americani, voleva collegare gli ex satelliti di Mosca al mondo atlantico più che al mondo europeo. Londra non voleva «europeizzare» l’ex Est, voleva «atlantizzarlo» anche attraverso Unione europea. Con ciò rendendo complessivamente l’Ue meno europea e più atlantica. E ha vinto. L’allargamento battezzato da Bruxelles è stato un grande successo di Londra e Washington.

107-108: Il tuo ragionamento mi sembra uno sviluppo radical-utopistico del funzionalismo, per cui istituzioni e funzioni che si scoprono imperfette devono essere surrogate da autorità non-statuali e non legittimate da meccanismi democratici condivisi. Sicché le attuali istituzioni democratiche nazionali dovrebbero finire per autocommissariarsi per il bene della nostra moneta. Mi sembra politicamente difficile. Con tutto quello di buono che l’esperimento della moneta «unica» (nell’Ue ne circolano altre undici, ma continuiamo a chiamarla così, misteri dell’ eurogergo) può aver prodotto sotto il profilo economico, dobbiamo prendere atto che abbiamo raggiunto e superato il limite entro il quale il funzionalismo aveva un effetto integrativo. Adesso ha una funzione disintegrativa.

109-110: Stiamo chiedendo in nome dell’Europa sacrifici che i cittadini europei non sono disposti a concedere. Diamo così alimento alle teorie cospirative degli estremisti, che vedono un solo grande complotto mondiale di speculatori, banchieri e loro tirapiedi politici [Beh, è così: 1% contro 99%, ma l'1% non è compatto, per fortuna - NdR]. Con l’Europa pallido vampiro che affonda i denti nei nostri corpi infiacchiti dalla recessione. Temo che presto potremo trovarci di fronte a rivolte di piazza, a ondate di violenza, quanto meno a una protesta diffusa e rabbiosa che metterà sotto pressione le nostre istituzioni democratiche. Credo che il «rigore» così astrattamente concepito sia una risposta sbagliata, che avrebbe un effetto deprimente sulla stessa idea di Europa, per quel che ne resta. Non penso solo alla Grecia, ma anche all’Italia, una volta che alcuni ammortizzatori sociali avranno terminato o ridotto il loro effetto.

Se Europa non vorrà più dire pace e benessere, ma violenza e deflazione, chi oserà più difenderla?

121-122:   Un incendio è un incendio; molti incendi sono molti incendi. E la crisi che stiamo vivendo a mio avviso non ha nulla di positivo. Anzi, nasce proprio dall’ assenza di una prospettiva comune tra i principali Paesi europei sul da farsi. Insomma, se vogliamo parlare di unione politica dobbiamo parlare di politica.

Ascoltandoti, e conoscendo il tuo carattere moderato, mi colpisce l’impronta rivoluzionaria del tuo ragionamento. Quando parli di Europa mi sembri un bolscevico, che si augura che la crisi finaale del capitalismo diffonda nelle masse la consapevolezza dell’ oppressione di classe, spingendole ad affidarsi al Partito per conquistare il socialismo. Perché questo è il destino dell’umanità scoperto da Marx. Sostituisci Europa a socialismo e hai il ritratto dell’ideologia europeista.

lo non credo che la crisi che stiamo vivendo renda gli europei più consapevoli della necessità dell’Europa. Però il tuo ragionamento è interessante, perché lo sento ripetere ormai da molto tempo e da persone di diverso orientamento politico, che si riconoscono in tale presunta necessità della storia. Ora, non vedo alcuna necessità della storia, né nel caso europeo né in alcun altro caso. Sarò troppo ottimista, ma resto convinto che la storia non sia data ma sia anche frutto delle nostre azioni, spesso involontarie, nei brevi limiti della nostra esistenza e scontando l’inerzia formidabile del passato.

121-122: L’Europa che sogno è uno Stato confederale, dotato quindi di vari livelli di sovranità, dall’Europa al comune. I suoi confini saranno quelli dell’Europa centro-occidentale che ho sopra evocato. Questa Confederazione europea sarà una potenza attiva su scala globale. E sarà parte della molto più vasta e lasca Unione europea, da estendere a sud-est, verso la Turchia e il Nord Africa, che chiamerei quindi Unione euromediterranea.

Come si avvicina questo sogno? Non certo a partire dalle istituzioni comunitarie, perché non hanno la legittimità né l’autorità per farlo. Qualsiasi proposta per l’Europa futura non può che partire dalle autorità nazionali, le sole titolate a organizzare il consenso dei cittadini.

123-124: Se davvero si costituisse un Euronucleo paracarolingio, forse ne saremmo esclusi. In tal caso metteremmo a rischio l’unità nazionale. Perché se il criterio di quel nucleo è l’appartenenza alla sfera economica tedesca, Fino a Verona ci siamo, più a sud molto meno. Bossi avrebbe buon gioco a rispolverare i suoi argomenti secessionisti. Per la Lega l’Euronucleo torneerebbe a rivelarsi la leva per dividere l’Italia, non per unire l’Europa. E l’unica reazione possibile è quella di metterci definitivamente insieme come europei.

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http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/22/contro-i-miti-etnici-alla-ricerca-di-un-alto-adige-diverso-un-libro-preveggente/

Lionel “Leo” Messi, Maradona e la brutalità del mondo in cui viviamo

 

di Stefano Fait

 

 

 

Ad un certo punto infierire dà pure fastidio, lo spettacolo del calcio va al di là del risultato.
Un tifoso

La parola greca hybris esprime meglio di qualunque altra la natura di questo atteggiamnto. Per i greci indicava l’arroganza dell’eccesso, l’orgogliosa tracotanza, la sconfinata presunzione dell’uomo che cerca di acquistare gli attributi di Dio. Certamente gli Stati Uniti vivono sempre più in un regime di hybris e in pochi si rendono conto che con questo atteggiamento si stanno guadagnando un’ostilità crescente da parte del resto del mondo e in particolare da parte delle vittime della loro arroganza. […] raggiungeremo un senso del limite quando riusciremo a percepire questa ricerca dell’eccesso, della crescita illimitata, del dominio sulle alterità come un tentativo di rimozione della propria mortalità.

Marco Deriu, “Dizionario critico delle nuove guerre”, p. 256

Un enorme buco nero che, nella sua foga di incrementare la propria potenza, inghiotte tutto ciò che gli sta intorno, senza esserne mai sazio. Inghiotte soprattutto, per rimanere sul piano filosofico, le anime degli uomini, le loro risonanze emotive ed affettive, i loro slanci ideali.

Luca Grecchi, “La filosofia politica di Eschilo: l’eterna attualità del pensiero filosofico”, p. 81.

Eichmann era stato complice di un crimine contro la creazione stessa. Lui e i suoi colleghi avvano cercato di prendere il posto del creatore nel mondo e guidare la natura secondo le proprie regole: quella dello sterminio e della superiorità volte a creare un mondo entor la sfera della crudeltà e del male e del trionfo belligerante. La cultura umana si è in fondo – e spero lo sia ancora – racchiusa nell’idea di sottrarre l’uomo alle leggi animali e a un comportamento darwinista, secondo cui a dominare è il più forte. Per tutta la mia vita ho lottato in questo senso, mettendo all’apice dei valori da difendere i principi della responsabilità morale, della sensibilità e gli strumenti del discorso, il pensiero, la possibilità di agire. All’opposto c’è il nazismo, cioè l’universo di Eichmann, fautore di un ritorno ad un’umanità di natura, un’umanità monolitica, quasi divina, che tratta il diverso come un ratto appestatore.

Avraham Burg, “Sconfiggere Hitler”, p. 204

Devi imparare, ragazzo, che ciò che sarebbe sbagliato per te o per una qualunque persona comune non è sbagliato per una grande regina come me. Il peso del mondo si regge sulle nostre spalle e dobbiamo essere liberi da ogni regola.

C.S. Lewis, “Le Cronache di Narnia”

Beppe di Corrado, sul Foglio, ha pubblicato la sua difesa del comportamento dei calciatori del Barcellona che hanno imperversato contro il Bayer Leverkusen quando questa squadra si era già arresa, per manifesta inferiorità. È finita 7 a 1.

Per di Corrado, “I cinque gioielli di Leo [Lionel Messi] sono una lezione contro il calcio buonista”.

Continua, poi: “La parabola della perfezione pallonara, della squadra bella e vincente, del campione più forte della storia inserito nella formazione più forte della storia, non può prescindere dalla cattiveria. Al Barcellona in pochi rinfacceranno di aver umiliato eccessivamente i tedeschi…Sette, otto, nove, dieci: si fanno tutti i gol possibili fregandosene delle critiche e anche degli avversari. Messi che irride, col settimo gol e il suo quinto personale, un’intera squadra è il trionfo della potenza barcelonista nel mondo. Il trionfo della più grande qualità che ha questa squadra e questo campione: è quella risposta. Perché sono i più forti di sempre? Perché Leo è il più grande della storia? Cinismo. Sono più bravi e più cattivi. Sono quelli che non ti perdonano mai…Pensavano, i poveri tedeschi, di dare il messaggio che solitamente arriva in questi casi: ci arrendiamo, basta che non ci fate troppo male… Il Barcellona e Messi hanno risposto a questo segnale schiacciandoli. Cinque gol di Lionel lo portano nella storia due volte: perché nessuno in Champions aveva fatto una quintipletta e perché ha svelato al mondo quello che molti non volevano vedere. E cioè che dietro i sorrisi, dietro l’allegria, dietro la benedetta poesia sua e del Barcellona c’è una cattiveria mai vista. La differenza tra Maradona e lui è che Diego a un certo punto avrebbe detto a se stesso: basta. Limite, questo. Messi sembra buono, ma non si ferma. Cattivo, egoista, assetato di vittoria. Avido, sì avido. Quindi il migliore. Perché mai dovrebbe dire basta? Non è un problema suo o dei suoi compagni. C’è una dignità anche nella sconfitta e quelli che si arrendono sanno a che cosa vanno incontro. Il buonismo è la sconfitta dello sport non il contrario…Il Barcellona e Messi avrebbero potuto anche farne di più: lo schiaffo all’avversario l’hanno dato facendogli fare il gol della bandiera. Quello è umiliante, non il resto”.

http://www.ilfoglio.it/singole/139

Questo è il pensiero del Foglio, che notoriamente non è un faro di cultura e di coscienza.

Me ne potrei infischiare, ma è pur sempre un segno dei tempi e quindi va analizzato.

Se, come dicono loro, Maradona non avrebbe infierito, allora io dico “viva Maradona!”, che si dimostrerebbe il più grande calciatore della storia.

Il rispetto per il prossimo dovrebbe venire sempre prima della gratificazione del proprio ego. Bisogna saper vincere, non solo saper perdere.

Quel che di Corrado chiama buonismo, per me è rispetto ed umanità, quel che chiama moralismo, per me è senso dell’onore e fair play. Quella che lui definisce la squadra più grande della storia, per me, IN QUELL’OCCASIONE, si è comportata come un’accozzaglia di bulletti in preda al loro ego.

La loro celebrazione dell’avidità, della spietatezza (cattiveria mai vista), dell’egoismo, della tracotanza non è dissimile da quella di quel simbolico 1% che imperversa sul 99% degli altri esseri umani.

La lezione di fondo di questo articolo e di tanti altri che celebrano il darwinismo sociale è che l’egoismo è buono, l’altruismo è cattivo, l’empatia e la compassione sono irrazionali, nocive ed autodistruttive. Chi è povero, debole e vulnerabile se lo merita – è uno scarto del sistema, scorie del mondo, un parassita che zavorra i vincenti (povere vittime, questi plutocrati!) –, chi è ricco e potente non deve contenersi, non è tenuto a trattenere l’espressione del suo potere.

Questa è l’essenza della filosofia sottostante al capitalismo monopolitistico, il neoliberismo della deregulation ed alla filosofia editoriale del Foglio. Una filosofia fatta di crudeltà, meschinità, cinismo, misantropia, avidità, degna del peggior Nietzsche:

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/24/morbido-e-bello-perche-amo-il-femminino-e-detesto-nietzsche-pur-ammirandolo/#axzz1od3sL7a5

La legge della giungla è l’unica morale che può essere approvata, perché “realistica” (N.B. in natura la cooperazione è tanto diffusa quanto la competizione: un dettaglio sconveniente che viene trascurato).

Tanto perniciosa è questa visione del mondo, responsabile di aver riclassificato i peggiori vizi umani come le più nobili virtù, che sta distruggendo e corrompendo l’umanità e la vita su questo pianeta.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/02/24/pertini-berlinguer-e-don-milani-si-rivoltano-nella-tomba-il-pd-non-ancora/

È vitale (sic!) combatterla a livello intellettuale (blog) e politico (indignati).

Non ci potrà mai essere un Mondo Nuovo, più gentile, più compassionevole, più sereno, più pacifico, più prospero, più equo, se perderemo questa battaglia.

È facile dimostrarlo; la letteratura scientifica ci fornisce tutta l’evidenza empirica che occorre:

1. Più elevato è lo status sociale di una persona, più tendenzialmente immorale sarà il suo comportamento;

2. più modesto è lo status sociale di una persona, più tendenzialmente compassionevole sarà la reazione rispetto alla sofferenza altrui;

3. i potenti sono più abili ad ignorare le sofferenze altrui;

http://campaignstops.blogs.nytimes.com/2012/03/04/other-peoples-suffering/

http://www.pnas.org/content/early/2012/02/21/1118373109.abstract?sid=373ec9de-6417-48ab-acdd-27d0c685b98a

http://www.apa.org/pubs/journals/releases/EMO-class-and-compassion.pdf

http://socrates.berkeley.edu/~keltner/publications/vankleef.2008.pdf

In pratica, all’interno di una gamma psicologica e morale che va dal santo allo psicopatico, i poveri sono più vicini al santo e i ricchi sono più vicini allo psicopatico. Questo per una semplice ragione: la nostra società è ordinata in modo tale da favorire la scalata al potere degli psicopatici:

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/16/golpe-psicopatico/#axzz1od3sL7a5

http://www.informarexresistere.fr/2011/11/18/psicopatici-in-giacca-e-cravatta/

http://www.informarexresistere.fr/2011/12/19/300-milioni-di-psicopatici-se-ne-fregano-della-nonviolenza-e-dei-diritti-ci-si-difende-informandosi/#axzz1jQ55HOzR

Viviamo in un mondo dominato dall’idea che è bene ciò che è utile e cattivo ciò che è inutile e che prendersi cura dei meno fortunati sia encomiabile, ma non un vero lavoro. Un vero lavoro è quello di chi gabba i piccoli investitori. Una vita vera è quella in cui certi scrupoli e rimorsi non ci toccano:

http://fanuessays.blogspot.com/2011/10/eterno-nazismo.html

Viviamo in un mondo in cui una minoranza di esseri umani psichicamente e moralmente pervertiti impone ad una maggioranza di persone egoiste ed avide entro dei limiti tollerabili una visione del mondo narcisistica, solipsistica e terribilmente infantile: “l’uomo che non deve chiedere mai”, “il lusso è un diritto”, “perché io valgo”, “tutto intorno a te”, “i moralisti sono solo degli invidiosi”, “il Barcellona ha fatto quel che avrebbero desiderato fare tutti”, ecc.

Si chiama hybris ed è l’indisponibilità a riconoscere che abbiamo dei limiti e che questi limiti non sono ostacoli che dobbiamo cercare freneticamene ed ossessivamente di superare, ma rappresentano i diritti di cui sono titolari gli altri esseri viventi che popolano questo pianeta, che non sono nostre appendici, estensioni di noi stessi, non sono terre di conquista su cui allungare le mani, non sono alterità da cancellare perché scomode, sconvenienti, irritanti:

Il narcisismo endemico della nostra società ci rende più crudeli, perché siamo particolarmente preoccupati che s’infranga la nostra immagine riflessa nello specchio del mondo:

http://www.informarexresistere.fr/2011/12/21/la-sindrome-dellanticristo/#axzz1od3sL7a5

Lo riconosciamo nei “padroni dell’universo” dell’alta finanza così bravi a mentire alla gente, spiegando che le regole intralciano la crescita economica e rimandano l’avvento della prosperità, da persuadere se stessi che è vero e che il loro interesse egoistico equivale al bene comune. Va ricercata qui la radice della condizione disastrosa in cui versano le economie e società “occidentali”. Come gli Stati Uniti, dove il principale sfidante di Obama, Mitt Romney, durante le ferie trasportava per ore il cane di famiglia in una gabbia sul tetto dell’auto, traumatizzandolo, e che durante la campagna elettorale ha dichiarato che le persone ridotte in miseria non sono un suo problema [“I’m not concerned about the very poor”] e che licenziare per lui è un piacere [“I like being able to fire people who provide services to me”], esibendo i suoi privilegi in una fase storica disastrosa per decine di milioni di Americani: “mia moglie guida un paio di Cadillac”.

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/18/la-sindrome-del-feto-egoista-come-vivono-e-cosa-pensano-gli-angeli-caduti/

Gli squali in forma umana che tanto piacciono alla redazione del Foglio sono afflitti da un handicap cognitivo: sono sicuri che il mondo è intrinsecamente giusto, che le regole umane sono ingiuste in quanto violano quest’ordine cosmico ideale che stabilisce meritevoli ed immeritevoli e che quindi le loro vittime si meritano, appunto, tutto quel che accade loro. Se possiedono una coscienza, non morde.

Il problema, con queste persone, è che con loro è sempre una lotta senza quartiere. Si deve mirare alla giugulare (rivoluzione), altrimenti sono in grado di distruggerci (sterminarci) e sono determinati a farlo.

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/26/la-pedagogia-nera-del-nuovo-ordine-mondiale/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/02/20/prontuario-per-difendersi-e-difendere-gli-altri-dal-bullismo-in-rete/

La buona notizia è che il “male”, il titanismo, è destinato a sconfiggere se stesso, suo malgrado, a causa della sua hybris, della sua sconfinata cupidigia, della sua assenza di misura, della sua propensione ad arrecare un danno o un’umiliazione ad un altro per puro piacere personale. Arroganti, tracotanti, violenti, prepotenti, smodati, privi di contegno e limiti, sono così centripeti, così ossessionati da se stessi e dalla loro esigenza di strumentalizzare tutto e tutti, da perdere di vista le cose come sono e confondere dogmaticamente i propri desideri per la realtà. È questo vizio insanabile che li rovina. Possono vincere delle battaglie, ma le loro guerre sono sempre perse in partenza, come quelle dei nazisti.

 

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