Violenza, nonviolenza e democrazia nella prossima guerra totale in Medio Oriente

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For a New World Order to live well

Quando Israele sarà al centro del più grande conflitto mediorientale della storia (e succederà, perché è il Likud che lo vuole) la gente prenderà posizione per gli uni e contro gli altri. Io tifo per gli uni e per gli altri o, per meglio dire, per tutti quegli israeliani e palestinesi che guardano oltre i tribalismi, i propri orticelli, le proprie paure e rancori.

I pro-Israele dichiarano: “Israele è l’unica democrazia della regione”.
Però:

1. I media israeliani sono quasi esclusivamente ultranazionalisti e il povero Haaretz è sottoposto a una costante campagna di delegittimazione interna. Può essere realmente democratico un paese neoprussiano in cui non esiste di fatto pluralismo nell’informazione?
2. Hamas ha vinto delle elezioni monitorate e ritenute legittime;
3. Nelson Mandela, nel 1961, divenne il comandante dell’ala armata Umkhonto we Sizwe dell’ANC (“Lancia della nazione”, o MK), della quale fu co-fondatore. Coordinò la campagna di sabotaggio contro l’esercito e gli obiettivi del governo ed elaborò piani di una possibile guerriglia per porre fine all’apartheid. Raccolse anche fondi dall’estero per il MK e dispose addestramenti paramilitari, visitando vari governi africani. Nell’agosto del 1962 fu arrestato dalla polizia sudafricana, in seguito a informazioni fornite dalla CIA (wikipedia);
4. Benché la violenza non sia lecita, quando è opposta per autodifesa, o in difesa degli inermi, è un atto di coraggio assai preferibile alla codarda sottomissione. (Gandhi, Harijan, 27 ottobre 1946)
5.  Il messaggio di “Gandhi” [il film di Richard Attenborough] è che il modo migliore di ottenere la libertà è quello di mettersi in fila, senza armi, e marciare verso gli oppressori, permettendo loro di ridurti inerme al suolo a suon di manganello; se resisti sufficientemente a lungo, li metterai in tale imbarazzo da costringerli ad andar via. Tutto ciò è la peggior sciocchezza mai sentita ed è una sciocchezza pericolosa. La nonviolenza fu una strategia scelta da un popolo specifico nei confronti di un oppressore specifico; generalizzare da tutto ciò costituisce un atto sospetto. Che utilità avrebbe avuto la nonviolenza, ad esempio, contro i nazisti? […]. “Gandhi” ci mostra un santo che vinse un impero, ma non è che frutto di invenzione (Salman Rushdie, 1991).
6. Lasciate anche che essi prendano possesso della vostra bella isola e dei vostri numerosi bei palazzi. Darete loro tutto questo, ma non le vostre anime né i vostri cuori. Se quei gentiluomini decidono di occupare le vostre case, vi trasferirete, e se non vi permetteranno di andarvene liberamente, vi farete massacrare tutti, uomini, donne e bambini, ma rifiuterete di dar loro la vostra lealtà (Messaggio di Gandhi agli inglesi,1940)

A me pare che la questione non sia così scontata
http://www.futurables.com/2014/07/21/israele-un-monito-per-lumanita/

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Io desidero fortemente che Israele e la Palestina sopravvivano a quel che verrà e dimostrino nel corso delle prossime generazioni che l’umanità ha tutto quel che occorre per costruire una civiltà diversa, un mondo migliore.
Ci vorranno moltissimi anni, forse più di un secolo, come nel Sudafrica, che è ben lungi dall’aver risolto i suoi problemi. Ma questi popoli vanno assistiti, una volta che le fazioni guerrafondaie e nazionaliste saranno state scacciate dal potere.
Il loro successo è il nostro successo. Queste persone non devono essere morte invano.

Quando i cavalli cosacchi si abbevereranno nel Nettuno di Trento

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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Lvov, aprile 2014: una “simpatica” commemorazione della 14. Waffen-Grenadier-Division der SS, responsabile di vari massacri di civili polacchi ed ebrei ucraini.

 

Abbiamo nutrito il cuore di fantasie. Con quel cibo il cuore si è fatto brutale.

Yeats

Sta’ a sentire, Ettore, fratello, il fatto è che non si può né prendere per giusto solo ciò, quello solo, che va a finire bene, né andare di colpo giù di morale perché Cassandra è matta. Non c’è sua crisi che possa intaccare la bontà di una lotta che è sacra perché ci impegna fino in fondo nell’onore.

William Shakespeare, “Troilo e Cressida”, (II, 2)

È necessario che prendiamo atto della realtà. Entro il 2019 il cosiddetto “Occidente” rappresenterà il 10-15% della popolazione mondiale e, nella migliore delle ipotesi, il 25% dell’economia mondiale. Le ex colonie – i nuovi “barbari” – hanno imparato le regole del gioco, hanno constatato che la classe dirigente occidentale è, al momento, in gran parte corrotta e decadente e ci stanno facendo fare la fine dei romani, che con quasi 5 secoli di impero non sono riusciti a trasmettere ai posteri nulla di paragonabile al lascito di una singola città (Atene) o di un singolo secolo o poco più (Rinascimento).

Perciò sì, nell’anno XXX dalla nascita di Lady Gaga, se non saranno i cavalli cosacchi ad abbeverarsi alla fontana della piazza del Duomo di Trento, saranno i cinesi a comprarla per aiutarci a saldare i debiti, a meno che…

http://www.futurables.com/2014/04/24/la-grande-trasformazione-del-2015-2016-due-scenari/

 

Chi difenderà l’Impero dai Nuovi Barbari orientali?


Non certo i picchiatori della destra ucraina, che non perdono una singola occasione per seminare il caos a Kiev.

GERMANIA

La Germania NON si è schierata con la NATO in Iraq, in Libia, in Siria e in Ucraina e intrattiene “relazioni pericolose” con la Russia

http://www.futurables.com/2014/04/01/la-mitteleuropa-si-avvicina-a-mosca-implicazioni-per-il-trentino-alto-adige-e-litalia/

Evidentemente non gradisce la prospettiva di una guerra per procura contro i russi, per puntellare un governo “provvisorio” che però non sembra avere intenzione di stabilire una data per le nuove elezioni.

I tedeschi non moriranno per l’Impero.

La Farnesina, a proposito di posizione comune con la Germania sulla questione ucraina, parla di: ”Un’intesa perfetta, un’identità di vedute, una comune lettura delle crisi”.
http://www.asca.it/news-Ucraina__Mogherini__allineati_con_Germania__Nato_non_e__soluzione_giusta-1381935.html

CINA e INDIA

Pechino e Nuova Delhi hanno già fatto capire a chi riservano le proprie simpatie: non è Washington

http://www.theguardian.com/commentisfree/2014/apr/17/vladimir-putin-admirers-india-china-ukraine

Cinesi e indiani non moriranno per Kiev.

GIAPPONE

Non altererà il tono collaborativo delle sue relazioni diplomatiche con Mosca per Kiev

http://thediplomat.com/2014/03/between-a-rock-and-a-hard-place-japans-ukraine-dilemma/

è più interessato a sviluppare un programma spaziale congiunto con Russia, India e Cina (!)

http://www.spacedaily.com/reports/Russia_Set_to_Boost_Space_Cooperation_With_India_China_999.html

I giapponesi non moriranno per l’Impero.

ISRAELE

Israele (per ovvie ragioni) ha votato contro la mozione di condanna per l’annessione russa della Crimea. Il falco Avigdor Lieberman, ministro degli Esteri israeliano, ha dichiarato: “Abbiamo buone relazioni con Stati Uniti e Russia e la nostra esperienza è positiva con entrambi i paesi”

http://www.ilfoglio.it/soloqui/22991

Ufficialmente, nessun israeliano morirà per Kiev

TURCHIA

Ankara non si è mossa per i Tatari di Crimea e, al di là delle frasi di circostanza, non ha alcuna intenzione di compromettere i suoi rapporti con la Russia

http://www.npr.org/2014/03/14/289994144/turkey-lacks-strong-position-in-russia-ukraine-crisis

UCRAINA, GEORGIA

Obama (la cui fazione è contraria alla guerra) è stato esplicito: l’adesione dei due paesi alla NATO non è imminente

http://www.civil.ge/eng/article.php?id=27079

Le forze filo-governative sono solide quanto il burro

http://www.futurables.com/2014/04/21/la-profezia-di-bulgakov-e-le-mille-rese-dei-conti-ucraine/

PAESI LATINI

Spagna, Francia, Italia e Brasile hanno forti legami economici con la Russia: il Pentagono è al corrente della loro contrarietà a qualunque escalation

http://www.nytimes.com/2014/04/24/world/europe/eastern-europe-frets-about-natos-ability-to-curb-russia.html?_r=0

EUROPA

“Anche gli ambasciatori dell’Unione Europea hanno deciso di ampliare le sanzioni contro la Russia: 16 nomi si vanno ad aggiungere ai 21 funzionari russi e crimeani ai quali è stato già applicato il bando del visto e il congelamento dei beni, il 17 marzo scorso”.

http://www.corriere.it/esteri/14_aprile_28/ucraina-sanzioni-piu-aspre-russia-usa-canada-europa-45912234-cef1-11e3-b1ed-761dab5779b9.shtml

uh, sai che paura a Mosca!

STATI UNITI

Poco più della metà dei cittadini americani è favorevole a ulteriori sanzioni. La stragrande maggioranza (62% a 30%) è contraria ad inviare aiuti militari a Kiev. Solo il 31% della popolazione ritiene che la crisi ucraina sia molto importante per gli Stati Uniti

http://www.latimes.com/world/worldnow/la-fg-wn-ukraine-russia-us-poll-20140428,0,1687952.story#ixzz30HQGQIQs

Se poi è vero quel che si dice in merito alla capacità russa di neutralizzare i sistemi di difesa americani Aegis, allora la percentuale di soldati americani disposti a morire per Kiev sarà prossima allo zero.

MONDO

Un sondaggio globale (66.000 persone in 65 nazioni) ha rivelato che gli Stati Uniti sono percepiti come la peggiore minaccia alla pace nel mondo

http://www.salon.com/2014/01/09/the_top_4_threats_to_global_peace_guess_who_is_number_one_partner/

Vietnam, Cuba, Venezuela, Nicaragua, Singapore e le Seychelles non sono le uniche nazioni disposte a consentire ai russi di inaugurare delle basi militari sul loro territorio (nulla in confronto alle centinaia di basi americane)

http://en.ria.ru/military_news/20140226/187917901/Russia-Seeks-Several-Military-Bases-Abroad–Defense-Minister.html

Insomma chi resta a difendere il limes imperiale?

Canadesi (finché la popolazione non scaccia l’odiatissimo Harper), inglesi, forse gli australiani e i danesi, polacchi e baltici, metà degli ucraini (se va bene).

Tra le armi in dotazione all’Impero: sanzioni tragicomiche che colpiscono anche un conduttore televisivo russo (!). Un’armata NATO incapace di piegare l’inconsistente esercito libico se non dopo diversi mesi.

È passato un secolo da quando i ventenni in trincea obbedivano ai comandi dei loro ufficiali e governanti e si lasciavano falcidiare dalle mitragliatrici.

Oggi l’i-phone è più seducente della patria e la pizza più gustosa della gloria. Saranno davvero pochi i soldati pronti ad immolarsi per Washington, Bruxelles e Kiev nelle pianure slave.

Ma, allora, perché ci preoccupa una guerra mondiale?

Anche se scoppiasse sarebbe piuttosto fulminea perché nessuna oligarchia può fare la guerra se chi la combatte si rifiuta di farlo.
I guerrafondai sono persone malate, che hanno nutrito il cuore e il cervello di fantasie megalomani, che proiettano sugli altri le loro magagne, le loro patologie, per potersi sentire nel giusto, sempre. Il loro talento nell’auto-ingannarsi è la migliore garanzia che non solo hanno sbagliato i loro calcoli, ma che gli errori si moltiplicheranno, la gente aprirà gli occhi e certe catene della mente si sfarineranno.

C’è però un’ulteriore dimensione della questione: gli Stati Uniti si stanno muovendo così scelleratamente sul palcoscenico internazionale da far credere che siano stati “drogati” per spingerli a fare qualche enorme scemenza (da bullo che non capisce che la sua ora è scoccata e le sue vittime sono pronte) che li porterà alla rovina. Come si è chiesto qualcuno: è possibile che una nazione si suicidi senza un tradimento/sabotaggio, interno ed esterno? Chi ci guadagna? Che tipo di alternativa ci proporranno in sostituzione della defunta pax americana?

La Grande Trasformazione del 2015-2016: due scenari

UN SUCCESSIVO ARTICOLO DI AGGIORNAMENTO, REVISIONE ED APPROFONDIMENTO (19 AGOSTO 2014)

 

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I dogmi di un passato tranquillo sono inadeguati al presente tempestoso. La situazione è irta di difficoltà, e noi dobbiamo essere all’altezza della situazione. Poiché il nostro caso è nuovo, dobbiamo pensare in modo nuovo e agire in modo nuovo. Dobbiamo emanciparci.

Abraham Lincoln

I ministri delle finanze dei paesi membri del G20 hanno deciso di dare un ultimatum agli Stati Uniti perché questi, entro fine 2014, applichino la riforma del Fondo monetario internazionale, minacciandolo, in caso contrario, di continuare senza di lui. Questo progetto di riforme, adottato a fine 2010 dal FMI, mira a dare più peso ai paesi emergenti aumentando le risorse del mondo monetario. Tra i paesi del G20 i più determinanti a proseguire anche senza gli americani sono quelli del Brasile, che gioverebbe della riforma insieme a Russia, India, Cina, Africa del Sud. “Secondo me, la fine dell’anno è l’ultimo limite” ha affermato il ministro brasiliano delle finanze “Quattro anni di attesa sono davvero troppi”.

Ultimatum per gli Usa, applicare la riforma del FMI

Entro un paio di anni il mondo sarà irriconoscibile.

La Cina sta per diventare il maggiore importatore del mondo. Il petrodollaro sta per morire e questo spiega probabilmente lo scontro tra le petromonarchie. Il renminbi/yuan è sbarcato in Europa per restarci e scalzare il dollaro. Russia e Iran aggirano sanzioni e dollaro. Le agenzie di rating americane stanno per perdere il loro monopolio, dopo aver perso la credibilità.

Ormai gli Stati Uniti hanno più bisogno del resto del mondo di quanto il resto del mondo abbia bisogno di loro, ed è per questo che il muro di Wall Street e del cosiddetto Washington Consensus cadrà come quello di Berlino.

Il mondo non terminerà con la detronizzazione del dollaro. Decine di milioni di americani soffriranno terribilmente ma il mondo andrà avanti. Bisogna solo augurarsi che questo ridimensionamento sia accettato come lo fu al tempo di Gorbaciov, cioè senza il ricorso a una guerra mondiale.

Obama saprà completare la sua missione di Gorbaciov “nero”, incaricato di portare a termine con successo un atterraggio di fortuna?

Tutti, tranne forse i neocon, sanno che il mondo del futuro sarà multipolare e che il petrodollaro sarà abbandonato su iniziativa di Cina, India e Russia e di numerose ex colonie occidentali (Pachistan, Nigeria, Brasile, Sudafrica, Venezuela, Vietnam, ecc.).

La parte più miope dell’élite angloamericana, pur di espandere i propri profitti e difendere il valore dei propri beni e investimenti, ha: dissanguato le ricchezze dell’Occidente; distrutto il suo sistema creditizio; svenduto le industrie strategiche britanniche e statunitensi ai paesi emergenti e persino segreti militari americani (per il tramite di Israele) a nazioni rivali tanto che ora la supremazia militare americana è in forse; venduto ai cinesi persino i palazzi di Manhattan che glorificavano la sua supremazia; venduto l’oro delle riserve (sempre ai cinesi).

La strategia dei BRICS è, nel medio e lungo termine, vincente perché è incardinata sul controllo e lo sviluppo delle risorse energetiche ed alimentari e sulla produzione di beni manifatturieri, mentre quelle angloamericane (con qualche importante eccezione) assegnano la priorità alla finanza e al controllo dell’informazione.

Una notizia “fantasma” apparsa incidentalmente sul sito della CNN ha svelato un possibile futuro – l’assalto finale dei BRICS all’egemonia americana.

Ci sono due modi in cui gli Stati Uniti possono uscire da questo cul-de-sac, corrispondenti a due scenari: a) la pacifica ricomposizione del conflitto tra “impero” e “barbari”; la guerra mondiale.

Il modo onorevole (quello di Obama): acconsentire alla riforma del FMI e accettare che il dollaro diventi una valuta come le altre. Ossia rinunciare alla sua egemonia e al folle ed economicamente e militarmente inaffrontabile progetto neocon di un “dominio sull’intero spettro”.

E il modo sbagliato (quello dei neocon, che stanno cercando di abbattere Obama almeno dai tempi dell’attentato di Bengasi e degli scandali sulle intercettazioni): l’economia di guerra e lo stato di polizia.

Sia detto, en passant, che né Obama, né i BRICS rappresentano il bene. I necon e i sionisti di destra sono però decisamente peggio.

Ad ogni modo, la via onorevole è spiegata nel dettaglio da Maurice Obstfeld (economista alla UniBerkeley) e dal giornalista ed analista economico olandese Willem Middelkoop

 

Era quella prediletta da J.M. Keynes e E.F. (“Piccolo è Bello”) Schumacher, ma anche dall’economista neosteineriano Christopher Houghton Budd – economisti con diverse sensibilità, ma non sospettabili di operare in vista di una dittatura globale – una valuta paniere che non sopprima la diversità valutaria globale ma dia forma ad un coro di monete (e quindi di economie e culture).

Questa era la soluzione avanzata da Dominique Strauss-Kahn poche settimane prima dello scandalo che lo costrinse a dare le dimissioni dalla direzione del FMI (per delle accuse poi rivelatesi insussistenti). DSK ora collabora con serbi e russi. Possiamo immaginare a chi attribuisca la responsabilità dell’operazione che l’ha screditato.

Anche l’economista antiglobalista Mark Weisbrot ha appoggiato l’ipotesi di un uso intelligente dei Special Drawing Rights da parte di un FMI democratizzato, per sostenere i paesi in crisi

Come pure il Nobel Joseph E. Stiglitz e la commissione di esperti delle Nazioni Unite da lui presieduta.

L’intero G20 è in favore della sostituzione del dollaro come valuta di riserva mondiale con i Diritti Speciali di Prelievo del FMI, da usare per stabilizzare i mercati e ridistribuire equamente le ricchezze globali

Solo il Congresso americano, dominato dai repubblicani, si è messo di traverso.

Il punto è che le restrittive regole di Basilea 3 vanno attuate entro il 2018 e stravolgeranno il sistema finanziario ed economico globale. Volenti o nolenti, le varie nazioni, inclusi gli Stati Uniti, dovranno rinunciare a una parte della loro sovranità per fare in modo che nessun egemone (singola fazione) sfrutti gli squilibri mondiali per ricavarne un profitto. Chi continuerà ad opporsi ne subirà le conseguenze: una vasta alleanza di paesi emergenti è pronta a fare quel che va fatto per sovvertire lo status quo (anche militarmente, se sarà necessario).

Ci sono navi iraniane che si avvicinano alle acque territoriali americane nell’Atlantico e navi cinesi che sfidano il “blocco” americano del Pacifico occidentale. I russi hanno preso in contropiede le forze NATO. Forze navali indiane, cinesi, pachistane, del Bangladesh, di Singapore, dell’Indonesia, della Malesia e del Brunei hanno effettuato esercitazioni congiunte.

Le ex colonie europee pretendono di sedersi al tavolo degli ex imperi ed essere trattate da pari a pari. Inizialmente questo privilegio sarà concesso solamente a Cina, Russia, India, Brasile e forse al Sudafrica (BRICS). Poi sarà il turno di Messico, Indonesia, Nigeria, Turchia e Iran (MINTI). Ogni continente sarà rappresentato nella stanza dei bottoni e si comincerà a sentire la voce del terzo mondo.

L’istigazione di conflitti e l’escalation di caos finanziario e politico fanno verosimilmente parte della strategia di sabotaggio neoconservatrice euro-americana. Ma l’alternativa, per gli USA, è il default e l’iperinflazione conseguente alla “scaricamento” coordinato del dollaro e al rimpatrio forzoso di decenni di inflazione esportata in tutto il pianeta.

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NUOVA BRETTON WOODS

Si va dunque verso una nuova Bretton Woods e la fine dell’egemonia planetaria statunitense. Questo non perché la Cina e gli altri BRICS stiano complottando contro gli USA (la Cina ha continuato a comprare quel debito americano che ha alimentato la macchina bellica statunitense).

È l’America che si sta economicamente e finanziariamente suicidando e il problema è che le nazioni in via di sviluppo sono troppo dipendenti dal dollaro per qualunque tipo di transazione e ogni volta che l’America ha un raffreddore il resto del mondo si prende l’influenza.

Poiché la prossima volta non sarà un semplice raffreddore, dato che il sistema immunitario statunitense è gravemente compromesso, le altre nazioni hanno preso delle contromisure, per non essere trascinate in fondo. Non c’è nulla di male in questo, è quel che miliardi di cittadini si aspettano dai loro rispettivi governi.

Resta il sospetto che si tratti dell’ennesimo gioco delle parti (poliziotto buono, poliziotto cattivo) per far accettare alle masse delle scelte che sono troppo ignoranti per capire, o che potrebbero non essere nel loro interesse.

Questo nuovo ordine comporterà una ristrutturazione (consolidamento) dell’immane debito “sovrano” globale causato dalla continua immissione di liquidità, specialmente da parte degli USA e degli altri paesi occidentali. La stabilizzazione del sistema sarà garantita da una valuta paniere [dollaro, yen, sterlina, euro e valute dei BRICS] di riserva mondiale per mezzo di titoli obbligazionari (SDR) emessi dal Fondo Monetario Internazionale.

In questo modo non ci sarà più una costante espansione della massa monetaria (M1 – mutui facili, carte di credito per chiunque) e non ci saranno più bolle e inflazione che incrementano l’indebitamento delle famiglie e delle nazioni: infatti più moneta si stampa oltre il valore della ricchezza prodotta dall’economia che la usa, più una valuta si svaluta, più aumenta l’inflazione e quindi si crea debito.

Il consolidamento presuppone un riequilibrio. Il dollaro è sopravvalutato e gli americani, potendolo usare come valuta di riserva mondiale, hanno di fatto esportato all’estero l’inflazione che hanno creato stampando dollari (nel 1913, nel 1971, nel 1973 e negli ultimi anni). Ora l’inflazione tornerà alla sorgente, assieme a una massa di dollari superflui (i nuovi accordi commerciali tra le potenze emergenti bypassano il dollaro in favore del baratto o delle rispettive valute). Tutto questo mentre i metalli preziosi si spostano da Londra all’Estremo Oriente, passando per la Svizzera.

La riforma del FMI prevederà l’ingresso dei BRICS nel nucleo dei primi 10 azionisti.

La Grande Trasformazione sta avvenendo in piena trasparenza. Sul sito del Fondo Monetario Internazionale è possibile informarsi su ogni passaggio previsto, sugli ostacoli incontrati, sugli obiettivi dichiarati. Nessuno potrà dire: hanno fatto tutto di nascosto come sempre.

Il passaggio al nuovo sistema non sarà indolore.

È da presumere che una parte dei conti bancari sarà sottoposta a un trattamento cipriota (10% di prelievo forzoso?) e i fondi di investimento (= pensioni) subiranno un’importante rasoiata.

In cambio di questo ulteriore sacrificio (bastone) saranno offerte delle carote (regolamentazione del sistema bancario, i tanto auspicati processi per frode, ripresa reale con un’effettiva contrazione della disoccupazione, reddito di cittadinanza, giganteschi investimenti in infrastrutture in America ed in Europa grazie all’improvvisa abbondanza resa possibile dalle obbligazioni targate FMI. Una vera e propria età dell’oro.

Le rivolte (Ucraina, Bosnia, ecc.), i default e i minacciati default serviranno solo a spingere il pianeta verso la soluzione offerta (problema > reazione > soluzione).

Non si vede come questo processo possa essere arrestato o invertito, né è chiaro se sia auspicabile farlo.

Il sistema attuale è fondato sul debito (ossia una forma di neoschiavismo), quello che verrà – almeno in linea di principio (!) – sulla produzione e l’interdipendenza (ogni crisi locale di una certa gravità si riflette globalmente e la prosperità degli uni si deve estendere anche agli altri). Dovrebbe insomma essere uno strumento per stabilizzare la mondializzazione e porre fine alla deregulation, che danneggia le economie emergenti.

Dunque bene così, andiamo avanti?

Non proprio. Sarà, per forza di cose, la famigerata Banca dei Regolamenti Internazionali a gestire la transizione.

Il che significa che, come nel dopoguerra, la pacchia potrebbe durare per non più di una generazione, finché i vecchi vizi, le pulsioni psicopatiche e l’avidità compulsiva non torneranno a prendere il sopravvento, più virulentemente che mai.

Cosa dobbiamo pensare di queste decisioni? Sono il frutto di egoismo illuminato? Forse una parte della classe dirigente del pianeta ha capito che la bramosia psicopatica può condurre alla rovina tutti quanti – visto che ogni nuova crisi è più destabilizzante di quelle precedenti (1987, 1994, 1998, 2000, 2007) – e che ci deve essere un limite al livello di sfruttamento delle masse?

Non saprei dire quanto influente sia questa fazione, che certamente esiste. Occorre superare la mentalità del noi contro di loro. La credenza che i piani alti della civiltà umana siano popolati unicamente da psicopatici o corrotti è tanto falsa quanto quella che chi sta in basso è tendenzialmente buono. Sopra e sotto c’è un po’ di tutto e chi, in alto, lavora per il bene comune, va aiutato. La sfida è capire chi sia in buona fede.

final

COSA POSSONO FARE I POPOLI?

Ogni Grande Trasformazione offre delle solide opportunità. L’importante è esserne consapevoli, coglierle ed esercitare la massima influenza possibile per fare in modo di trarre dei vantaggi e assicurare alle generazioni future la possibilità di riconquistare i dirittidoveri persi e conquistarne di nuovi.

L’unica maniera per fare in modo che questa riforma non diventi, nel giro di meno di una generazione, una gabbia ancora più opprimente della pax americana, è che si inauguri un’era di coesione tra i popoli, che devono mettere da parte divisioni di classe, fede, razza, etnia, genere, ecc. e lavorare insieme per prevenire ogni eccesso parassitario e quindi totalitario: l’unione fa la forza e un’umanità unita nelle rivendicazioni (poche, chiare, concrete, determinanti: come libertà, uguaglianza e fratellanza) e capace di mobilitarsi in scioperi solidali planetari, da Lima a Pechino e da Nairobi a Reykjavik, coordinandosi attraverso internet e le altre tecnologie che verranno, sarebbe una potenza inarrestabile, un oggetto inamovibile.

Oltre a libertà, uguaglianza e fratellanza, le nostre nuove parole d’ordine dovranno essere: decentramento/autonomia, delega, federalismo.

La spinta verso l’accentramento è anche una spinta all’omologazione, all’addensamento ed appesantimento delle relazioni umane e delle coscienze e deve essere controbilanciata dalla leggerezza e varietà della creatività umana e da una controspinta verso le autonomie. L’obiettivo dev’essere un costante riequilibrio tra forze centripete e forze centrifughe, alto e basso, macro e micro, egoismo e altruismo.

Tutto questo è già successo e succederà nuovamente, ciclicamente, perché fa parte della natura umana e il ripresentarsi di analoghe circostanze non è farsesco: è il prodotto di un incessante tiro alla fune (spiraliforme) tra consolidamento ed espansione, conservazione e cambiamento, centralizzazione e decentramento. Sono forze la cui contrapposizione nell’animo umano è virtuosa quando è bilanciata ed evita che un estremo si faccia monopolio (entropia). Ciò che noi percepiamo come il mondo esterno è una manifestazione di questa dicotomia interiore.

La pace, la giustizia, la fratellanza non possono essere raggiunte finché il genere umano non ragionerà in termini di famiglia umana e di villaggio globale in cui le sventure degli uni danneggiano tutti quanti e la serenità collettiva garantisce quella dei singoli e dei popoli.

La centralizzazione finanziaria, che certamente piace agli apologeti del controllo elitista, è anche un’opportunità per tutti gli altri perché si inserisce nella naturale progressione ed estensione della coscienza umana al di là dei familismi, tribalismi, nazionalismi e di ogni sorta di egoismo personale e collettivo.

La coscienza dei singoli e della specie si sta espandendo, è un processo inarrestabile e la classe dirigente ne prende atto e adatta il sistema alle esigenze della popolazione, per poter restare in sella e possibilmente rafforzare il suo monopolio decisionale.

Stiamo per assistere ad una trasformazione fondamentale dell’architettura mondiale esistente, verso qualcosa di completamente diverso, che potrebbe essere molto peggiore o molto migliore.

Dipende da noi, da quel che sapremo fare adesso per evitare il peggio e da come sapremo trasformarci nel corso del tempo per impedire che certi equilibri vengano compromessi e ci facciano piombare nell’ennesimo abisso di abominio (torture, prigioni segrete, sorveglianza capillare, leggi emergenziali, campi di internamento, guerre “umanitarie”, destabilizzazioni di nazioni sovrane, aggressioni finanziarie, ecc.).

Link all’articolo originale, successivamente aggiornato


Israele trascinerà con sé nell’abisso gli Stati Uniti?

 

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sembra determinato ad aggravare l’isolamento internazionale di Israele continuando a trattare con sprezzo il diritto internazionale, le Nazioni Unite, la Casa Bianca e l’Unione Europea.

La sua autorizzazione alla costruzione di migliaia di nuovi insediamenti in Cisgiordania serve a silurare i colloqui di pace ma, più di tutto, ribadisce l’intransigenza con la quale la leadership israeliana si prepara alla guerra in Medio Oriente per porre fine una volta per tutte alla questione palestinese (pulizia etnica)

http://www.futurables.com/2014/03/22/gli-investimenti-trentini-e-italiani-in-medio-oriente-sono-a-rischio-armageddon/

Una guerra che, inevitabilmente, causerà la distruzione di Israele e Palestina (opzione Sansone).

I neocon all’interno dell’amministrazione Obama stanno intralciando ogni tentativo americano di far capire a Israele quale sarà l’esito più probabile del fallimento dei colloqui di pace: la fine di Israele e un terribile colpo alle ambizioni statunitensi per questo secolo.
Di conseguenza, a dispetto di quel che si può immaginare, il teatro principale della crisi tra Washington e Mosca non è l’Europa. La Germania e quindi gran parte della Mitteleuropa saboterebbero qualunque tentativo di far scoppiare una guerra nel nostro continente

http://www.futurables.com/2014/04/01/la-mitteleuropa-si-avvicina-a-mosca-implicazioni-per-il-trentino-alto-adige-e-litalia/

L’epicentro è, come di consueto, il Medio Oriente e, più precisamente, i Territori Occupati.

Obama (i trilateralisti) si limitano a proseguire nell’esecuzione del progetto di accerchiamento della Russia: Ucraina, Azerbaijan, Corea del Sud, Turchia, Iran sono i paesi che devono restare filo-americani o diventarlo nei prossimi anni  – cf. Brzezinski

http://www.difesa.it/Pubblicistica/info-difesa/Infodifesa140/Documents/Il_grande_gioco_geopolitico_in__64Centrale.pdf

Ai neocon-likudisti questo però non basta: la Palestina sta cercando il riconoscimento internazionale come stato sovrano. Più si avvicina quel momento, più prossima sarà la guerra. Questo è il punto di vista di Israele e non ci saranno compromessi:

http://www.israele.net/90-ragioni-per-diffidare-del-futuro-stato-palestinese

http://www.israele.net/perche-i-palestinesi-rifiutano-caparbiamente-di-riconoscere-israele-come-stato-ebraico

Non vanno sottovalutate neppure le megalomanie saudite

http://blogs.ft.com/nick-butler/2014/04/07/the-risks-of-a-nuclear-saudi-arabia/

In pratica l’Ucraina serve solo a tenere impegnata la Russia.

La cosa potrebbe andar bene ai trilateralisti, se non rendesse più probabile una guerra con ripercussioni che sarebbero spiacevoli per loro (si fidano dei loro scenari computerizzati).

Di qui l’ansia di Brzezinski & co., che hanno perfettamente chiaro che le azioni di Israele porteranno alla rovina gli Stati Uniti, e che esortano Kerry a farsi valere

http://www.politico.com/magazine/story/2014/04/stand-firm-john-kerry-105483_Page2.html#.U0kOiKJHIXQ

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http://www.futurables.com/2014/04/11/love-has-always-been-the-answer/

La pace, la vita e la nuova guerra di Crimea

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

Dmytro YaroshDmytro Yarosh, il nuovo responsabile della sicurezza e della difesa ucraina

Nel pieno di una crisi internazionale esplosa sul territorio europeo, la Casa Bianca invita la Georgia a entrare nell’Unione Europea e nella NATO ed esorta Mosca a consegnarle Abkhazia (21% della popolazione di etnia georgiana) e Ossezia del Sud (29%), che la stessa Georgia aveva cercato di conquistare

http://archive.is/jvFGJ

al tempo della presidenza Bush, quando Saakashvili prese per buone le parole di John McCain e David Cameron

http://blogs.spectator.co.uk/coffeehouse/2008/08/mccain-and-cameron-close-for-now/

e attaccò la Russia

http://www.ceiig.ch/pdf/IIFFMCG_Volume_I.pdf

nella convinzione di godere del pieno appoggio anglo-americano.

Perché proprio ora? Perché in un momento così delicato, in cui tutto dovrebbe far propendere per il dialogo con i russi, nel tentativo di risolvere felicemente la crisi ucraina e quella siriana, congiuntamente alle trattative sul programma atomico civile iraniano, si sceglie di accendere gli animi e rinfocolare i sospetti? Perché i media occidentali non si allarmano per questa completa assenza di volontà di pace che può trascinarci oltre il bordo del precipizio?

Esaminiamo quel che abbiamo appreso in questi anni.

Sappiamo (Dilip Hiro, “After Empire: The Birth of a Multipolar World”) che negli anni successivi all’11 settembre i governi/regimi di Libia e Siria avevano autorizzato l’approdo delle navi della marina russa nei porti di Bengasi e di Tartus. Gheddafi aveva dichiarato che questa decisione serviva a garantirlo contro le ambizioni del Pentagono, perché la sua partecipazione alla Guerra al Terrore non gli pareva un’assicurazione sufficiente. Bengasi, Tartus, Sebastopoli (Crimea). Forse una coincidenza, o forse no.

Sappiamo che l’Occidente appoggia fermamente la candidatura a sindaco di Mosca dell’oppositore russo Alexei Navalny, un avvocato che nel 2012 ha invocato la riunificazione di Russia, Ucraina e Bielorussia e che ha paragonato gli indipendentisti del Caucaso a degli scarafaggi. Certamente non un uomo di pace.

In Ucraina la rivolta antigovernativa è stata guidata dall’estrema destra ultranazionalista, antisemita, omofoba e russofoba, che ora è arrivata al governo ed è a capo della sicurezza nazionale (!!!). Una serie di attacchi a sinagoghe ed ebrei ucraini hanno spinto il rabbino Menachem Margolin, direttore generale dell’Associazione delle organizzazioni ebraiche in Europa, a chiedere al governo israeliano di proteggere gli ebrei ucraini da eventuali pogrom ad opera della destra giunta al potere.

In Siria il lassismo (e connivenza?) occidentale hanno fatto sì che la guerra civile ora veda ribelli siriani, militanti kurdi e truppe regolari siriane alle prese con migliaia di mercenari fondamentalisti sunniti giunti da tutto il mondo arabo e retribuiti da Arabia Saudita e Qatar.

La NATO, che aveva promesso che in cambio della riunificazione tedesca avrebbe rinunciato ad incorporare l’Est Europa, ha spostato a est i suoi confini fino alla Russia e ora si prepara ad inglobare Georgia e Ucraina. Il dislocamento delle sue batterie missilistiche in prossimità delle basi russe consente allo scudo antimissile “Guerre Stellari” di intercettare eventuali missili balistici intercontinentali russi prima che raggiungano la velocità di crociera. La questione, però, è che questo sistema di difesa sarebbe utile solo in caso di attacco americano e quindi una sua maggiore efficacia data dalla accresciuta vicinanza aumenta di fatto le probabilità che un’amministrazione statunitense aggressiva possa decidere di tentare la sorte.

Quest’aggressività per nulla dissimulata ha persuaso grandi potenze emergenti come la Cina, la Russia, l’India, il Brasile e il Sudafrica a far fronte comune (Kent Calder, “The New Continentalism: Energy and Twenty-First-Century Eurasian Geopolitics”) e, nel contempo, ha prodotto un avvicinamento tra la Russia e l’Ungheria, la Grecia, Cipro, l’Armenia e perfino la Germania (cf. nomina di Gernot Erler).

Non ci è dato sapere come andrà a finire, ma uno scenario che purtroppo non è da escludere è quello di una nuova guerra di Crimea.

http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_di_Crimea

Francia e Regno Unito sono le stesse nazioni che volevano intervenire militarmente in Siria, anche se questo comportava il rischio di un conflitto con la Russia. Al posto del Piemonte questa volta ci sarebbe l’Italia, ma c’è da augurarsi che Renzi non veda in Tony Blair un modello anche per gli “interventi umanitari”.

Se il fine ultimo è davvero quello di scacciare i russi dal Mediterraneo allora, dopo Bengasi (Libia) e Tartus (Siria), potrebbe essere la volta di Sebastopoli.

http://www.juancole.com/2014/02/reason-crimean-war.html

specialmente dopo l’accordo russo-ucraino del dicembre 2013 per un’ulteriore espansione della presenza russa

http://www.eurasianet.org/node/67882

Ormai da anni siamo sull’orlo di un conflitto mondiale. Ci siamo andati vicini nel 2008, quando Israele aveva chiesto il via libera a Bush per un bombardamento. Poi di nuovo in Siria nel 2013. Ora è il momento dell’Ucraina (e della Georgia?).

Se davvero forze influenti vogliono lo scontro sarà praticamente impossibile evitarlo.

L’unico aspetto positivo di tutta questa faccenda è che per i media occidentali è sempre più difficile prendere per i fondelli l’opinione pubblica: quando uno constata che un governo legittimamente eletto è stato abbattuto per sostituirlo con un altro governo che pullula di neofascisti e neoliberisti è difficile che la retorica “libertaria” e “democratica” faccia presa su chi ancora possiede qualcosa di più di un cervello a mezzo servizio.

PACE E VITA NON SONO MAI STATE COSI’ INDISSOLUBILMENTE INTRECCIATE

Ucraina, Iran e gli affanni del colonialismo atlantista (neoatlantideo)

A cura di Stefano Fait

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The Eurasian Landmass (M.D. Nazemroaya)

Sappiamo che la Russia ha mantenuto il controllo della Siria e non ha alcuna intenzione di permettere agli americani di piazzare armi ostili ai suoi confini (Polonia e Romania) con la risibile scusa di voler difendere l’Europa dai missili iraniani.

Sappiamo che la strategia americana – quella di Brzezinski – prevede di strappare l’Ucraina e l’Iran alla sfera egemonica russa e che Israele e Arabia Saudita rischiano di mandare tutto in fumo.

L’accordo sul nucleare iraniano non piace a Israele e ai neocon, ma rispecchia questa volontà della Casa Bianca, che ha come unico obiettivo quello di accerchiare la Russia (visceralmente odiata dal polacco Brzezinski), mentre Australia, Corea del Sud, Giappone, Taiwan e il Vietnam (!!!) assistono gli Stati Uniti nell’accerchiamento della Cina (Tibet e Xinjiang tengono alta la tensione all’interno, un ruolo svolto da Cecenia, Dagestan e Georgia nei confronti della Russia).

Forse il fallimento della trattativa con l’Ucraina indica che gli americani hanno pensato di fare un baratto: ti lascio l’Ucraina e la Siria, tiro il guinzaglio a Israele e Arabia Saudita, ma in cambio tu molli l’Iran?

Peggio per l’Europa neocoloniale, e in particolare per la Germania, che molto probabilmente aveva già messo gli occhi sul Messico europeo, l’Ucraina, una terra ideale per piazzarci maquiladoras e per fare man bassa delle risorse locali, inclusa la manodopera, attraverso le classiche politiche austeriste e privatizzatrici del FMI (= togli ai poveri per dare ai ricchi e spiega che lo fai per il bene dei poveri).

Sia come sia, il governo ucraino ha detto “ni” e ora gli statisti europei protestano invocando la comune matrice europea: “l’Ucraina è Europa”. Come se la Russia non fosse Europa e come se invece lo fosse la Turchia. Come se una proposta che dà via libera alle locuste occidentali possa essere seriamente intesa come una dimostrazione di affetto fraterno paneuropeista. Affetto e fratellanza come quelli che hanno potuto toccare con mano i greci e tutti i PIIGS? PIIGS con due “I” perché, a dispetto dei proclami, l’Irlanda è ancora prigioniera del debito e la “sua” crescita è unicamente quella delle multinazionali che si sono trasferite lì per non pagare tasse (parassiti si nasce, grandi parassiti si diventa)

 Chessboard SIno-Soviet Bloc and 3 Strategic Frontshttp://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/12/atlantide-contro-eurasia-la-principale-causa-della-terza-guerra-mondiale/

Per non parlare della follia di un’istituzione come l’Unione Europea che, invece di fare tutto il possibile per dare un futuro ai suoi giovani, si lascia adoperare dalla Casa Bianca e dal Pentagono per espandere la NATO nel cortile di Putin (far incazzare una potenza nucleare che ci fornisce l’energia per scaldarci d’inverno è furbo quanto mandare migliaia di soldati in mezzo all’Asia, tra Cina, Russia, Iran e Pachistan).

I partner commerciali dell’Ucraina (che pare sia più sveglia dell’UE): importazioni > RUSSIA 19.4%, Cina 10.2%, Germania 9.6%, Bielorussia 7.8%; esportazioni > RUSSIA 23.7%, Turchia 6%, Cina 4.1%.

Si ribatte: gli ucraini non hanno avuto alcuna possibilità di dire la loro. È vero, ma non sembra che la cosa possa essere così problematica. I sondaggi ci dicono che per metà degli ucraini cambiava poco tra Russia o UE: “Con Franza o Spagna purché se magna

http://www.dw.de/ukrainian-support-for-eu…/a-17189085

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Quanto alla pasionaria Timoshenko, cerchiamo di capire chi è veramente.

2005: Rivoluzione arancione. Yulia Timoshenko (frequentatrice di grandi corrotti e sfrenata privatizzatrice di ricchezze ucraine dopo la caduta dell’Unione Sovietica – “durante questo periodo, fu soprannominata la “principessa del gas” per le accuse di aver stoccato enormi quantità di metano, facendo aumentare le tasse sulla risorsa”) e Victor Yushenko sono anche responsabili della riabilitazione di Stejpan Bandera, terrorista, collaborazionista nazista, poi espatriato a Monaco di Baviera per restare vicino ai suoi “amiconi” nel dopoguerra: “Durante la presidenza Yushenko, il leader arancione per intenderci, Stepan Bandera fu dichiarato eroe nazionale e lo stesso Yushenko ne esaltò l’operato per la lotta all’indipendenza. Bandera era il leader dell’Upa-Oun, responsabile della pulizia etnica ai danni della popolazione polacca”.

http://eastjournal.net/2010/09/07/dossier-storia-1-la-doppia-e-reciproca-pulizia-etnica-in-galizia-e-volinia/

Mario Mauro muro di gommarabica. Ammiraglia mira a mirabolanti mercimoni con emiri e mori. Merda! (1914-2014)

a cura di Stefano Fait

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Le nostre ‘eccellenze militari’ faranno bella mostra di sé in paesi dove sono in vigore regimi autoritari, e in alcuni di questi sono in corso conflitti armati. L’impegno dell’Italia dovrebbe invece andare nella direzione della pace e della diplomazia, e non privilegiare l’industria militare come strumento di politica estera. Le parole del Ministro Mauro non hanno convinto nessuno. Né noi né il Parlamento. Sulla portaerei Cavour (il ministro, ndr) ha rimandato a risposte future e ha aggiunto che l’Italia non farà il tour dell’Africa per vendere armi. Certo, non direttamente. Ma, la pubblicità dei prodotti militari cosa produce?

Arturo Scotto, capogruppo SEL in Commissione Esteri

Si stanziano milioni di euro per commemorare (celebrare?) un olocausto militare (1914-1918) che ci ha trascinati fino alle due guerre mondiali successive (1939-1945: Europa e Pacifico / 1947-1989: ex colonie) e, in prospettiva, a una possibile quarta guerra mondiale (2014-???). Il tutto nel giro di un secolo.

Ci si chiede di ricordare coloro che sono morti nelle grandi guerre anche se le nostre commemorazioni saranno cooptate dai politici per giustificare guerre al terrore o contro gli “stati canaglia” che diventano un pretesto per spogliarci dei nostri diritti civili (sì, qualcuno se né accorto) e fare affari.

Siamo tenuti a commemorare soldati che non sono morti per la patria o per degli ideali, che erano in gran parte contadini, artigiani e operai che non avevano mai assaggiato il sapore della libertà, dell’uguaglianza, della fratellanza, della dignità, della democrazia, che non avevano altra scelta che essere gettati in un gigantesco tritacarne a beneficio delle ambizioni di una ristrettissima élite.

Dovremo sorbirci un’altra orgia nazionalistica dopo quella del 2011 per i 150 anni d’Italia, un’ubriacatura di simboli e valori come sacrificio, patria, dovere onore, naturalmente declinati umanitaristicamente – com’è d’uopo nel terzo millennio –, ma non per questo meno dozzinali e offensivi per l’intelligenza di una popolazione non più rintronata e analfabeta come un tempo, che convoglieranno i nostri pensieri ed emozioni nella direzione desiderata dall’establishment (o una sua parte?): la direzione dello scontro armato con – tanto per non sbagliare – il resto del mondo.

Perché, come ci assicura il mai sorprendente e ormai totemistico Napolitano, in un mondo “sempre più complesso” ed esposto a “rischi e minacce”, “non possiamo indulgere a semplicismi e propagandismi che circolano in materia di spesa militare e di dotazioni indispensabili per le nostre forze armate” (e abbiamo soldi da buttare nei catorci che ci rifilano i nostri soci di maggioranza: Lockheed Martin).

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A settembre il nostro ministro della “difesa” (leggi: guerra), Mario Mauro, per nulla semplicisticamente e per nulla propagandisticamente, mentre digiunava con il papa contro la guerra, inviava alla chetichella unità navali nel Mediterraneo orientale, dove i nostri soldati e quelli francesi attendono di trovarsi nel bel mezzo dello scontro finale tra Israele ed Hezbollah, non diversamente da quelli accerchiati in Afghanistan (perché noi, strategicamente, abbiamo fatto passi da gigante dai tempi di Stalingrado…e poi gli americani, come i tedeschi del 1942, sanno quel che fanno: una passeggiata)

http://www.analisidifesa.it/2013/09/siria-mauro-manda-le-navi-non-lo-dice-a-nessuno/

Questo è il modo in cui onoriamo i nostri caduti, preparando un altro sacrificio di massa di giovani volonterosi e seriamente convinti di essere in missione per conto del Bene: dulce et decorum est pro patria mori (e per un “mondo migliore”).

Quel Bene che appoggia apertamente il Trucidatore di massa al-Sisi in Egitto, gli alqaedisti in Siria, le tirannie del Golfo, i torturatori del popolo greco e tutti i fautori del neoliberista Washington Consensus.
Il Bene che costruisce gigantesche basi aeronavali a poche centinaia di chilometri da Shanghai – a Jeju, l’Isola della Pace (!!!) sudcoreana –, giusto per far capire ai cinesi che si possono fidare di noi e agli isolani sudcoreani che “business is business” e “war is a business”.

Mai così vicini alla pace, mai così vicini alla guerra

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*L’Iran rilascia detenuti politici, esclude la transizione da nucleare civile a nucleare militare, chiede dialogo costruttivo con l’Occidente ad ogni livello.

http://qn.quotidiano.net/esteri/2013/09/20/952999-siria-iran-mediazione-assad-ribelli-kerry-onu-armi-chimiche-fare-presto.shtml

*Assad chiede ancora una volta – in precedenza l’opposizione si è sempre opposta – un cessate il fuoco, la fine di interventi esterni e un processo politico pacifico e democratico di soluzione del conflitto che coinvolga una forza di interposizione delle Nazioni Unite.

http://www.haaretz.com/news/middle-east/1.547923

Ossia quel che i politici europei più lucidi e in buona fede avevano proposto qualche settimana fa

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/09/01/la-via-maestra-e-sempre-quella-diplomatica-miliband-uk-e-villepin-francia/

*La Russia ha fatto tutte le aperture possibili. Già da tempo (prima di Ginevra I) ha proposto un governo di transizione che porti ad elezioni monitorate internazionalmente e ha salvato la faccia ad Obama rilanciando sul controllo delle armi chimiche e su Ginevra II. Possedeva tutte le informazioni che servivano per smerdare i paesi interventisti (come le hanno questi ultimi), ma ha scelto di non farlo, perché è assolutamente contraria alla guerra e vuole la pace. In questo frangente, Putin merita un grande plauso e un grande grazie.

pace

La situazione in Siria è gravissima. Il massiccio afflusso di jihadisti-alqaedisti (provenienti da carceri pachistane, irachene, libiche e saudite)

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2013/08/03/Interpol-Qaida-dietro-evasioni_9115198.html

http://www.imolaoggi.it/2013/09/13/siria-arabia-saudita-invia-1-300-condannati-a-morte-a-combattere-per-i-ribelli/

che ora costituiscono fino al 50% dei combattenti anti-Assad (studio di una società di consulenza della Difesa statunitense) – con meno di un terzo animato da sentimenti democratici

http://voxnews.info/2013/09/16/siria-maggioranza-ribelli-sono-estremisti-islamici-indottrinamento-nelle-zone-liberate/

http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/middleeast/syria/10311007/Syria-nearly-half-rebel-fighters-are-jihadists-or-hardline-Islamists-says-IHS-Janes-report.html

ha ricompattato i siriani dietro Assad

http://www.worldtribune.com/2013/05/31/nato-data-assad-winning-the-war-for-syrians-hearts-and-minds/

http://www.vietatoparlare.it/worldtribune-secondo-fonti-nato-70-dei-siriani-e-con-assad-il-20-e-neutrale-e-solo-il-10-supporta-i-ribelli/

e ora ci sono scontri tra insorti anti-Assad e jihadisti stranieri per il possesso di città che saranno susseguentemente stalingradizzate (rase al suolo dagli scontri)

http://www.lapresse.it/mondo/asia/siria-jihadisti-prendono-citta-vicino-turchia-dopo-scontri-con-ribelli-1.395935

gli jihadisti rapiscono e massacrano civili alawiti e curdi

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2013/07/31/Siria-200-curdi-rapiti-jihadisti_9102891.html

e sono in guerra con i curdi (che per questo si sono schierati con Assad) in tutta l’area

http://mondo.panorama.it/Siria-opposizione-ad-Assad-perde-i-curdi-e-si-indebolisce

http://www.ilgiornale.it/news/esteri/siria-scontri-i-ribelli-jihadisti-e-curdi-sconfinano-iraq-942509.html

e naturalmente con i cristiani

http://www.internazionale.it/news/siria/2013/09/11/ribelli-jihadisti-minacciano-cristiani-a-maalula/

http://www.oasiscenter.eu/it/articoli/cristiani-nel-mondo-musulmano/2013/09/05/siria-i-timori-del-patriarca-latino-twal-guerra-darebbe-pi%C3%B9-forza-a-mercenari-jihadisti

Solo un’alleanza pan-siriana potrebbe spazzare via questi fanatici-psicopatici e mettere in salvo i civili, che hanno già sofferto abbastanza.

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Forse questa volta Assad sa di trovarsi in una posizione di forza – strategica e politica – e sa anche che gli insorti sono più preoccupati degli jihadisti che dell’esercito regolare. Quindi si aspetta una risposta più costruttiva di: “non sarà con te che negozieremo un cessate il fuoco”.

Non ci possono essere precondizioni per partecipare a dei colloqui di pace. Parlare non ha mai fatto male a nessuno. Si possono mettere paletti e premettere che certe questioni non sono negoziabili, ma non c’è niente di più infame, in questi frangenti, che rifiutare un confronto finché l’altra parte non ha rimosso il suo leader e finché l’Iran pretende di sedersi al tavolo internazionale delle trattative. È un alibi per protrarre la guerra, oppure per continuare a nascondere il fatto che l’opposizione ad Assad non ha una leadership definita e quindi non potrà governare il paese. Non è certo una prova di serietà.

L’opposizione Siriana e gli Stati Uniti devono smettere di porre delle precondizioni per il negoziato. Deve essere la popolazione siriana a decidere le sue sorti, con delle elezioni ed è impensabile che ai negoziati partecipi l’Arabia Saudita, ma non l’Iran.

Non credo che Russia, Iran e Siria farebbero queste mosse se non pensassero che Obama continua ad opporsi a una guerra voluta da Netanyahu.

Obama è in grado di riprendere il controllo della Casa Bianca evitando anche un conflitto “incredibilmente piccolo”, come l’ha comicamente  definito Kerry, per rimarcare come fosse un modo per cavarsi fuori da una trappola e non una vera volontà di belligeranza?

Forse questi sforzi non serviranno a evitare la guerra, o quantomeno il bombardamento missilistico della Siria (e dell’Iran), ma se c’è una cosa che possono ottenere è far pensare il mondo e persuadere miliardi di persone che la guerra non è inevitabile e può essere fermata, perché anche molti potenti – quali che siano le loro intenzioni – sono contrari alla terza guerra mondiale.

Questo è fondamentale: non è solo la gente comune a non volere questa guerra. Su questo possiamo trovare, provvisoriamente, alleati insperati che sanno che la guerra non è nel loro interesse.

QUESTA VOLTA CE LA POSSIAMO FARE, LA PACE PUÒ VINCERE PERCHÉ HA SPONSOR IMPORTANTI

L’Irlanda del Nord sembrava una causa persa, ora è in pace. Le squadre di basket della ex Jugoslavia sono tornate a giocare nella stessa lega dal 2001.

http://it.wikipedia.org/wiki/ABA_Liga

In futuro anche le due Coree saranno in pace: Operai sudcoreani si sono recati oggi in Corea del Nord in concomitanza con la ripresa delle attività nella zona industriale di Kaesong, co-gestita da Seoul e Pyongyang

http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE98F01R20130916

Soldati israeliani ballano con palestinesi sulle note del Gangnam style che, imprevedibilmente, sta diventando un ballo di pace universale

Puniti dai vertici militari, festeggiati da moltissimi israeliani e palestinesi

http://www.huffingtonpost.it/2013/08/30/video-soldati-israeliani-ballano-gagnam-style_n_3842287.html

muslims-protecting-churchesresizeEgitto: musulmani pregano formando catena umane a protezione di chiesa copte

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Chi le guerre le combatte, odia la guerra

http://it.wikipedia.org/wiki/Tregua_di_Natale

LA GENTE COMUNE NON VUOLE MAI LA GUERRA: «È ovvio che la gente non vuole la guerra. Perché mai un povero contadino dovrebbe voler rischiare la pelle in guerra, quando il vantaggio maggiore che può trarne è quello di tornare a casa tutto intero? Certo, la gente comune non vuole la guerra: né in Russia, né in Inghilterra e neanche in Germania. È scontato. Ma, dopo tutto, sono i capi che decidono la politica dei vari Stati e, sia che si tratti di democrazie, di dittature fasciste, di parlamenti o di dittature comuniste, è sempre facile trascinarsi dietro il popolo. Che abbia voce o no, il popolo può essere sempre assoggettato al volere dei potenti. È facile. Basta dirgli che sta per essere attaccato e accusare i pacifisti di essere privi di spirito patriottico e di voler esporre il proprio paese al pericolo. Funziona sempre, in qualsiasi paese.»

Hermann Göring

Chi si è adoperato in Irlanda, in Palestina, in Rwanda e in Siria per la pace è un eroe del genere umano. Chi ostacola la pace merita solo disprezzo.

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Ora gli occhi del mondo sono puntati su Israele, la mina vagante, la reale minaccia per la pace su questo pianeta:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/09/05/siria-pressioni-dei-gruppi-pro-israele-su-obama-per-attaccare-damasco/702367/

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/israele_libano_razzi_tensione/notizie/318048.shtml

http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2013/9/4/SIRIA-Herzog-i-missili-di-israele-sono-per-l-Iran/424212/

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/siria_russia_lancio_oggetti_balistici_mediterraneo/notizie/321547.shtml

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=86778&typeb=0&Anche-l-Egitto-soffoca-Gaza

http://www.lindro.it/politica/2013-09-20/100417-sabra-e-shatila-la-ferita-sanguina-ancora

Ha già fatto sapere per bocca del suo ambasciatore a Washington che loro volevano la rimozione di Assad anche prima dello scoppio della guerra civile (quelli che hanno giurato e spergiurato che non erano coinvolti nella questioni siriane, coi soliti imbecilli che li prendevano in parola).

http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/1.547538

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/09/13/israele-fortissimamente-vuole-la-guerra-e-anche-la-repubblica/

Tanto per far capire che non intendono tollerare meno che una Siria non soggiogata e non allineata. Le loro preferenze vanno per un’altra Somalia ai loro confini

http://www.counterpunch.org/2012/07/30/israels-plan-for-syria/

La fazione bellicista (neoconservatori angloamericani e sionisti euroamericani e israeliani) non è mai stata così vicina alla sconfitta e dovrà reagire con un terribile colpo di coda: si gioca tutto e cercherà di trascinare tutti nell’abisso assieme a lei: dopo di me il Diluvio, muoia Sansone e tutti i filistei.

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Sentiamo cosa ha da dire a proposito il senatore repubblicano L. Graham:

“Credo che se gestiamo male la Siria, entro sei mesi – e mi può citare su questo”, ha aggiunto Graham, facendo una pausa per ottenere un effetto drammatico – “Ci sarà una guerra tra Iran e Israele sul loro programma nucleare. Ma la cosa non si risolverebbe lì. Senza dubbio”, ha spiegato minacciosamente, “gli iraniani condividerebbero la propria tecnologia nucleare con i nemici degli Stati Uniti. Il mio timore è che essa non arriverà in America sulla testata di un missile, ma nel ventre di una nave a Charleston o nel porto di New York”.

http://www.usnews.com/news/articles/2013/09/05/grahams-hawkish-posture-confronts-war-weary-voters-in-south-carolina

Abbastanza incredibile, no? Sembra di essere in un episodio dei Soprano. Eppure non è fiction.

SopranoHIT

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L’Italia dovrebbe porsi come interlocutore super partes, e spingere per una soluzione politico-diplomatica. L’Italia ha sempre avuto la vocazione di mediatore tra Terzo Mondo e Primo Mondo, tra Mediterraneo e Nord Europea, tra Est e Ovest: non può continuare a negare la sua natura, la sua missione.
La NATO non ha il diritto di stabilire quale sia l’interesse e il futuro del nostro paese e del mondo e l’Italia non può suicidarsi per far contenta la Prussia mediorientale e i suoi sponsor d’oltreoceano.

Israele fortissimamente vuole la guerra – e anche la Repubblica

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Israele voleva la rimozione di Assad ancor prima dello scoppio della guerra civile siriana.

Michael Oren, ambasciatore israeliano negli Stati Uniti

http://www.jpost.com/Syria-Crisis/Oren-Jerusalem-has-wanted-Assad-ousted-since-the-outbreak-of-the-Syrian-civil-war-326328

http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/1.547538

Milioni di persone, anche non psicopatiche/sociopatiche, hanno una personalità autoritaria (nel gergo tecnico si chiama “orientamento alla dominanza sociale”). Significa che alcuni di noi, se incontrano una persona in difficoltà la soccorrono, alcuni la prendono a calci. Alcuni si alleano per difendersi dai potenti, altri si alleano ai potenti per dominare tutti gli altri. Alcuni costruiscono, inventano e sono curiosi, altri hanno una visione del mondo ristretta, diffidente, timorosa degli altri, parassitaria e convenzionale.

Questi milioni di persone autoritarie – forti coi deboli, deboli coi forti – sono attratti, di norma, da quelle professioni in cui possono esercitare il potere (la politica, l’esercito, le forze dell’ordine, ma anche l’assistenza ai malati, agli anziani, l’insegnamento).

Se creano una cricca, o se prendono il controllo di un paese (es. Israele), non hanno bisogno di molti pretesti per diventare isterici e definire minacce esistenziali le pretese altrui, se ciò può servire ad accrescere il loro potere sugli altri.

Per via dei loro bias (preconcetti, pregiudizi), sono straconvinti di compiere il bene, che le loro azioni sono nell’interesse generale che, guarda un po’, coincide con la loro autopromozione. Per questo sono dannatamente pericolosi. Se i tedeschi e giapponesi hanno combattuto fino all’ultimo minuto di guerra è perché l’educazione che avevano ricevuto li aveva resi autoritari e disposti a seguire questo tipo di criminali dalla coscienza pulita e che, come Hitler e Himmler, non avevano neanche gli attributi per guardare gli esiti delle loro azioni (Himmler non guardava gli internati nei campi, Hitler tirava le tendine quando il suo treno attraversava le città tedesche distrutte dai bombardamenti: codardi e illusi determinati a continuare ad ingannare se stessi).

Quanti veterani sono a favore della guerra?

Bisognerebbe ascoltarli.

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Israele vuole la guerra. La soluzione non-bellica della crisi siriana è valutata negativamente dall’establishment, perché non rimuove la minaccia iraniana, ossia la volontà dell’elettorato iraniano che si ostina a votare per dei leader che non sono disposti a piegarsi alle pretese israeliane.
Il Jerusalem Post arriva ad affermare che il vero pericolo per Israele non sono Al-Qaeda e gli jihadisti di al-Nusra che combattono contro Assad, ma l’asse sciita: “Per quanto orribile possa sembrare, anche una Siria controllata dai Fratelli Musulmani o da al-Qaeda sarebbe un male minore per Israele” (Obama la pensa diversamente, l’Unione Europea la pensa diversamente, l’ONU la pensa diversamente, persino la Lega Araba la pensa diversamente):

http://www.jpost.com/Middle-East/Analysis-The-Syrian-deal-More-bad-than-good-for-Israel-325808

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Gli insorti-mercenari jihadisti vogliono la guerra:

http://it.notizie.yahoo.com/siria-ribelli-respingono-proposta-russa-su-controllo-armi-073831049.html

e chiedono a Israele di intervenire per convincere la comunità internazionale ad attaccare la Siria. Il portavoce dei ribelli afferma: “Ho ragione di credere che i preparativi per la guerra siano iniziati e che l’attacco sia prossimo”

http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-4422162,00.html

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Repubblica vuole la guerra. Mentre, in generale, i media anglo-americani parlano di colloqui di pace, uno dei due principali quotidiani italiani spara come prima notizia informazioni provenienti dai servizi segreti israeliani e riportati dal Wall Street Journal di Murdoch (l’Henry Luce dei nostri tempi).
L’ironia è che nel 2010 proprio la Repubblica scriveva a proposito di Luce: “Quello che egli definiva «giornalismo d’ informazione con uno scopo» spesso era difficilmente distinguibile, se vogliamo, dalla propaganda tout court”.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/04/29/il-secolo-americano-henry-luce-uomo.html

Repubblica non fa menzione dell’ennesimo tentativo dei ribelli di inscenare un attacco chimico a Damasco da imputare ad Assad

http://www.albawaba.com/news/chemical-weapons-damascus-jobar-520084

Una messinscena così ridicola da essere ripresa solo dal Times of Israel e pochi altri

http://www.timesofisrael.com/?p=672308

Perché questo inganno non viene denunciato dai nostri media? I giornalisti nazionali si rendono conto che la loro scarsa responsabilità professionale sta riavvicinandoci alla terza guerra mondiale, proprio ora che si organizzavano dei colloqui di pace?

Perché Repubblica mette in risalto solo le notizie che giustificano un intervento e mette al sesto o addirittura al quindicesimo posto tutte quelle che fanno sperare in una soluzione politico-diplomatica?

Da dove proviene questo impulso suicida della redazione di Repubblica. Li leggono i loro forum? Si sono accorti del disprezzo e della rabbia dei loro lettori? Non temono che la loro testata perda ogni residua credibilità e fallisca? Non temono il precariato? Se ne infischiano della deontologia?

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Cosa succederà dopo il no del Congresso? Stiamo vincendo la pace? La guerra ci sarà ugualmente?

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Mentre il segretario di Stato John Kerry asseriva lunedì che l’attacco chimico era «innegabile» come lo erano i responsabili, i militari siriani, diversi funzionari dei servizi segreti degli Stati Uniti non erano così certi che l’attacco chimico fosse stato effettuato su ordine di Assad. Alcuni hanno anche riferito della possibilità che i ribelli avessero perpetrato l’attacco in un tentativo cinico e calcolato di attirare l’Occidente in guerra. Questo sospetto non è stato incluso nella relazione ufficiale dell’intelligence.

Associated Press

In Siria dopo due anni di lotta cruenta Assad stava vincendo la guerra civile…ed è quindi perfettamente logico che ad un passo dalla vittoria si metta ad usare armi chimiche contro la propria popolazione allo scopo di farsi attaccare dal più potente esercito del mondo che non aspettava altro. E questo, proprio mentre accoglie una squadra di ispettori ONU che ha invitato ad indagare esattamente sull’uso di gas. Solo per uno stupido questo ragionamento assurdo riesce ad apparire paradossalmente logico. Per fare un esempio comprensibile a tutti immaginiamo una finale calcistica di Coppa dei Campioni – i giocatori della squadra che sta vincendo 5 a zero a 10 minuti dalla fine senza alcun motivo si scagliano sul portiere avversario e mentre un paio lo tengono fermo, tutto il resto della squadra a turno lo sodomizza, dopo che il capitano ha invitato l’arbitro ad avvicinarsi per vedere bene e non avere dubbi circa la doverosissima squalifica. Stessa cosa, con la differenza che a comportarsi così in una guerra non solo finisci per perdere una partita già vinta, ma ti squalificano non solo dal campo, ma anche dal mondo, cioè vai pure a lasciarci la pelle. In effetti, per credere ad una tale completamente inverosimile versione dei fatti una normale quantità di stupidità non basta – è necessario avventurarsi verso le frontiere inumane dell’encefalogramma piatto. Tuttavia, in molti riescono in questa missione impossibile.

Roberto Quaglia

Noi siamo gli Stati Uniti d’America. Non possiamo chiudere gli occhi davanti ad immagini come quelle siriane.

Obama

Avete tranquillamente chiuso gli occhi per Pinochet, Videla, Suharto, Saddam Hussein, Mubarak, Islom Karimov, le truppe saudite che uccidono i manifestanti in Bahrain e quelle egiziane che massacrano un migliaio di manifestanti in Egitto, l’uso del fosforo bianco a Falluja e a Gaza, la distruzione dell’economia e della società greca, ecc., ecc.

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Le cose si stanno mettendo troppo bene. Tutto fila troppo liscio. La guerra sembra allontanarsi. Dovrei essere ottimista, ma ci sono tanti, troppi interrogativi e punti oscuri:

1. Perché l’Arabia Saudita ha promesso PUBBLICAMENTE agli Stati Uniti che avrebbe coperto i costi dell’attacco (come se l’esercito americano fosse una prostituta, o una banda di mercenari, come se i cittadini americani non reagissero con sdegno e ira)?

2. Perché Israele ha bombardato ripetutamente Siria e Libano, rivelando al mondo quanto sia coinvolto nella guerra civile siriana?

3. Perché Kerry ha affermato che Al-Qaeda – la ragione per cui, ufficialmente, hanno “dovuto” istituire una sistema di sorveglianza mondiale – non combatte contro Assad, quando sta scritto su tutti i giornali e, così facendo, ha permesso a Putin di smentirlo all’istante?

4. Perché il Washington Post e il New York Times hanno prima chiesto una no-fly zone e ora stanno invece spiegando ai lettori che Obama non può in alcun modo giustificare un attacco missilistico limitato, un’azione molto ma molto più blanda?

5. Non ho capito perché per attaccare la Siria abbiano aspettato una fase in cui le difese aeree e navali di quest’ultima sono al top (forse non volevano vincere – preferivano un caos permanente –, ma ora hanno capito che stanno per perdere e, in tal caso, il caos avrebbe fine?)

6. Se Obama fosse davvero contro questa guerra, perché si sarebbe circondato di falchi? Per mantenere la facciata con chi cerca di manovrarlo e spingerlo alla guerra?

7. Russia e Cina hanno spiegato in ogni modo che per loro la Siria è come la Polonia per Francia e Regno Unito nel 1939. Assad non sarebbe ancora in sella se non ci fossero milioni di siriani – alawiti, cristiani, kurdi, ossia almeno il 40% della popolazione – che lo vedono come un protettore contro migliaia di jihadisti che torturano, squartano, saccheggiano, massacrano i civili. Questi siriani interpretano la lotta come una questione esistenziale: mors tua, vita mea. Dunque perché insistere, avendo la certezza che sarà una guerra regionale totale con il coinvolgimento praticamente certo di tre superpotenze nucleari?

8. Perché Kerry pensa di poter ottenere una risoluzione ONU favorevole all’attacco sebbene abbiano già dovuto modificare la versione ufficiale e ora accusino certe unità dell’esercito siriano che hanno operato all’insaputa del governo (il che, anche se fosse vero, non giustificherebbe un attacco alla Siria)?

9. Perché Netanyahu pensa di potersi permettere di fare l’arrogante con Putin mantenendo un contegno che, stando ai presenti, non si era mai visto prima?

10. Perché gli Stati Uniti sono pronti ad imbarcarsi in una guerra che ovviamente si espanderà, dato che gli iraniani sanno che se la Siria cade saranno il prossimo bersaglio, pur non avendo i soldi per pagarla e l’appoggio della popolazione?

11. Tutto questo finirebbe all’istante se la popolazione smettesse di pagare le tasse, obbedire agli ordini e lavorare indefessamente nei settori industriali che producono armi e forniscono la logistica per le guerre: perché le masse sono così scioccamente mansuete e incapaci di rendersi conto del loro immenso ed irresistibile potere?

12. Perché Obama ha seguito il ridicolo esempio di Netanyahu con le sue linee rosse che non significano nulla?

13. Davvero Obama non aveva previsto che il Congresso sarebbe stato massicciamente contrario all’attacco? Oppure ci contava?

14. Come si spiega questa dichiarazione del ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, in una conferenza stampa congiunta con il suo omologo iracheno, Hoshyar Zebari, a Baghdad? “Sappiamo che il Presidente degli Stati Uniti è caduto in una trappola che gli hanno teso altri [leggi: neocon e sionisti] e speriamo possa uscire da questa trappola con saggezza

http://www.presstv.ir/detail/2013/09/08/322766/iran-seeks-to-quiet-syria-war-drums-fm/

15. Gli stessi americani hanno ammesso che non hanno prove che sia stato Assad. Come mai questa volta la montatura è così grossolana e per nulla credibile, buona solo per dei boccaloni?

16. Perché gli inglesi hanno un Ed Miliband – una specie di F.D. Roosevelt reincarnato – che dice le cose come stanno e, in pratica, sabota forse irrimediabilmente i piani americani-israeliani, mentre noi abbiamo un Letta che scodinzola dietro Obama e arriva a contraddire la Bonino (umiliandola internazionalmente)?

17. Perché tutto il mondo sa che gli Stati Uniti hanno un sistema di sorveglianza mondiale, combattono un conflitto ogni 40 mesi, hanno la popolazione carceraria di gran lunga più vasta del mondo, usano le loro banche e agenzie di rating per destabilizzare le economie altrui, hanno seguito piuttosto puntualmente la serie di invasioni rivelate dal generale Wesley Clark (Libia, Siria, Iraq, Libano, Somalia, Sudan, Iran) eppure c’è ancora in giro tanta gente che li considera una forza di pace, bene e prosperità? Quanto tonti si può essere? Come si fa a costruire un mondo nuovo con tutti questi tonti tra i piedi?

18. Perché l’amministrazione Obama si è comportata in maniera così contraddittoria da rendere sempre più scettici e cauti i congressisti?

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* Obama doveva ricorrere al voto del Congresso perché non ha credibilità. Una maggioranza di americani ha capito che è un talentuoso e affascinante bugiardo. Ha aggredito ogni singola istanza autenticamente progressista, umanitaria, civile dell’ultimo secolo, fingendo nel contempo di volerle difendere.

Si è circondato di banchieri, mercanti di armi, petrolieri (giocava a golf con il capo della BP mentre dichiarava che le sue trivellazioni erano sicure, una settimana prima dell’ecocidio BP del Golfo del Messico, e ha poi riautorizzato le trivellazioni dello stesso tipo, nello stesso luogo); ha eliminato l’habeas corpus firmando il NDAA che gli permette di arrestare e far scomparire chiunque e ovunque; stila liste di persone da uccidere senza processo (con o senza i droni); affida la copertura sanitaria “rivoluzionaria” da lui introdotta alle cure degli assicuratori privati; pianifica la privatizzazione della previdenza sociale; reprime spietatamente il movimento Occupy; perseguita le gole profonde (whistle blowers); spia tutto il mondo; non ha chiuso Guantanamo né le prigioni segrete della CIA; ordina “fughe” di notizie false per i media e minaccia i reporter seri; dice di non volere guerre e poi le combatte tutte; viola le risoluzioni ONU (es. Libia); cerca di rivitalizzare la menzogna del cambiamento climatico causato dalla Co2 proprio quando i dati ufficiali la screditano e si cercano altre cause. Contemporaneamente sostiene candidamente che non fa nulla di tutto questo. Non c’è mai stato un rinnegato peggiore di lui, mai un impostore, doppiogiochista, corrotto servo del potere peggiore di lui dal 1945 in poi, a capo degli Stati Uniti. Obama e gli Stati Uniti sono una minaccia per il mondo e siamo solo agli inizi. Chi non l’ha ancora capito lo capirà nei prossimi mesi.

L’America è stata catturata da maniaci criminali che hanno istituito centri di tortura in tutto il mondo, bombardano almeno due-tre paesi contemporaneamente se non si sentono insoddisfatti, fanno esplodere l’indebitamento (18mila miliardi di dollari!!!), truccano le statistiche sull’impiego escludendo i milioni di americani che hanno smesso di cercare un lavoro dopo anni di tentativi frustrati. La bancarotta di Detroit è solo uno dei tanti esempi delle politiche fallimentari e suicide imposte dal loro “Washington Consensus”.

In Occidente la democrazia è stata abbandonata in nome del profitto. Quasi tutti gli esseri umani preferirebbero vivere in pace, ma l’avidità di multinazionali e azionisti non se ne curano. Le guerre si susseguono senza soluzione di continuità proprio perché non c’è più democrazia e la volontà dei cittadini viene ignorata. Anzi si fa quasi sempre il contrario di quel che vorrebbe il popolo “sovrano”. La guerra con la Siria farà esplodere il Medio Oriente e incendiare il mondo, ma se poche migliaia di persone ci realizzano un guadagno, allora va tutto bene. L’America è in ostaggio, viene usata come un ariete, come un terminator, come una clava. Bisogna fare qualcosa per fermare questa macchina di distruzione. Bisogna rifare l’America da cima a fondo, e restituirle la sua dignità e la sua vocazione.

 putin-vs-obama

* Putin ha capito che la NATO, lo strumento dei plutocrati occidentali, utilizzando ogni mezzo, sta cercando pretesti per completare l’accerchiamento di Russia e Cina. Ha capito che se lascia andare la Siria e consente che il Medio Oriente sia saccheggiato e spartito tra americani, sauditi e israeliani, sarà la fine del suo paese. I cinesi sono giunti alla stessa conclusione. Per questo difenderanno Siria e Iran dai petrolieri occidentali. È una guerra per le risorse del pianeta (inclusi i soldi nelle nostre tasche), che porterà alla rovina l’umanità e il pianeta, se non la faremo fallire. Finché più persone non superano il loro blocco mentale e accettano che gli psicopatici sono una realtà con la quale dobbiamo fare i conti, ci continueranno ad essere colpi di stato, sovversioni, rivoluzioni colorate, destabilizzazioni finanziarie, embarghi illegali, continue violazioni del diritto internazionale, guerre “umanitarie”, ecc.

* È chiaro che Assad non ha usato armi chimiche contro la sua gente. Non è mai stato un despota sanguinario e ha cominciato a usare la violenza solo dopo lo scoppio dell’insurrezione. In ogni intervista l’impressione è quella di una persona colta, lucida, posata, per nulla aggressiva nei confronti degli intervistatori, disposta a rispondere anche alle domande più delicate, senza svicolare. Non ha nulla in comune con nessuno dei classici “nuovi Hitler” che abbiamo abbattuto in passato. In ogni caso ora anche gli americani ammettono che non hanno prove contro di lui.

* È altrettanto chiaro che Israele fa comodo agli Stati Uniti, altrimenti l’avrebbero già mollato, o tradito (con una qualche montatura o una campagna mediatica). Questa è una cosa che, anche per colpa dei troppi antisemiti in circolazione – che martellano le teste di tutti con le loro ossessioni sugli ebrei che controllano gli USA e quindi il mondo –, ci ho messo un sacco a capire: Israele continua a esistere solo perché il suo bullismo:

1. arricchisce gli oligarchi (crisi petrolifere, vendite di armi);

2. spaventa le masse e le tiene buone;

3. indebita le popolazioni, asservendole;

4. distoglie l’attenzione dell’opinione pubblica dalle giuste rivendicazioni di giustizia sociale;

5. “rimedia” ai guasti di un modello finanziario predatorio e completamente insostenibile;

6. prospetta scenari di decimazione di una popolazione mondiale che, ridotta in miseria e gonfia di risentimento, potrebbe diventare ingestibile;

Queste sono le ragioni principali; le altre sono marginali o irrilevanti. Non serve perdere tempo chiamando in causa riserve energetiche (la Sicilia probabilmente ha più giacimenti della Siria), gasdotti, balcanizzazioni, programmi nucleari, o altro.

Pensateci bene: è possibile che ogni guerra umanitaria sfoci nel caos permanente, indebolendo preventivamente le ragioni per il successivo intervento? O è più probabile che il caos sia voluto, perché la psicopatia è entropica e sguazza nel caos, detesta l’ordine, le regole, gli stati, vuole la libertà del forte di schiacciare il debole e trarne lauti profitti (neoliberismo)?

Egoismo, stragi, spudoratezza e corruzione (Yan Fu)

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Questo è anche un trionfo della democrazia partecipata in rete. Milioni di persone in tutto il mondo si sono attivate per contrastare la propaganda belligerante e i sondaggi hanno registrato una crescente e massiccia opposizione all’intervento armato in tutto l’Occidente.

Questa potrebbe essere una fase storica ancora più importante della scoperta dell’America. Ragioniamo criticamente, dibattiamo, non subiamo passivamente gli eventi. Finalmente, la Storia siamo anche noi.

I commentatori dei forum dei quotidiani citano le loro fonti, argomentano, contestano e mostrano che non sono più disposti ad accettare acriticamente la linea dell’establishment, che ormai è assolutamente screditato.

Chiamatela RIVOLUZIONE, perché lo è. La Rivoluzione è già qui, anche se è diversa dal solito e non la riconosciamo come tale.

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E L’ITALIA, IN TUTTO QUESTO? E L’EUROPA?
La Ashton (affari esteri europei) ha pensato bene di contraddire Barroso e van Rompuy e quindi la linea dell’Unione Europea, che è fortemente critica rispetto alla prospettiva di un attacco alla Siria, come se rappresentasse il governo Cameron e non l’UE. Un governo federale le avrebbe chiesto di rassegnare le dimissioni, ma purtroppo l’Unione Europea è dominata dagli interessi di alcuni stati egemoni
Letta ha perso un’altra occasione per stare zitto

Ci sono in gioco le vite di 1800 nostri giovani in missione in Libano e noi siamo un paese almeno formalmente sovrano, dottor Letta (che tra l’altro mi dovrebbe spiegare perché prima firma una dichiarazione estremamente aggressiva contro la Siria e poi va a fare il digiuno contro la guerra con il ponetefice).

Questo il parere del vicepresidente del Parlamento europeo, Gianni Pittella:

Le affermazioni di Catherine Ashton sulla Siria sono equivoche: ”Non si capisce a nome di chi parla e cosa intende per risposta forte e chiara. La baronessa interpreta malissimo il suo ruolo.” Quanto al documento firmato da Letta al G20 per Pittella “il premier è stato incauto, queste decisioni richiedono la legittimazione popolare, vanno discusse in Parlamento”.

http://video.repubblica.it/dossier/rivolta-siria/parlamento-europeo-pittella-ashton-parla-a-sproposito/139405/137946?ref=HRER1-1

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