Obama NON vuole questa guerra: Libero lo definisce “burattino di Mosca”

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Obama e Cameron, due burattini di Mosca nella crisi siriana

Libero

Israele dovrebbe fare tutto il possibile per abbattere Assad

Meir Dagan, ex direttore del Mossad, Haaretz, 29 aprile 2013

Se gli Stati Uniti proponessero una no-fly zone sulla Siria, noi risponderemmo subito di sì

Recep Tayyip Erdogan, premier turco (membro della NATO), intervistato dalla NBC

La liberazione delle Alture del Golan non è impossibile dal punto di vista militare. Nei prossimi mesi potremmo assistere a mutamenti cruciali e potremmo vedere la nascita di una nuova Siria

Generale Massud Jazayeri, vice capo di Stato maggiore iraniano

I bombardamenti Reyhanlı sono stati uno degli attentati terroristici più mortiferi della storia turca. Credo che il regime di Assad sia il colpevole meno probabile. Infatti, le bombe sono esplose poco prima di una visita a Mosca del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, per discutere con Vladimir Putin circa le presunte vendite russe delle batterie di missili di difesa aerea S-300 alla Siria. Bombardare una città turca in queste circostanze sarebbe una pura follia da parte di Assad. Credo che la colpa vada ascritta all’Esercito Siriano Libero o ad al-Qaeda.

Ali Er, generale di brigata turco in pensione, consulente del partito di opposizione al governo

Gli abitanti di Reyhanlı pensano che i colpevoli siano i militanti dell’esercito siriano libero

Ertugrul Kurkcu, parlamentare turco (twitter)

Il premier britannico David Cameron vuole discutere col presidente Barack Obama su come unire gli sforzi per rendere l’opposizione in Siria più forte e credibile dal punto di vista politico e operativo

Portavoce di Downing Street, sulla visita di Cameron a Washington

Mosca è preoccupata per i segnali che indicano un’attività di preparazione dell’opinione pubblica mondiale alla possibilità di un intervento armato nella guerra civile siriana

Aleksandr Lukashevich, portavoce del ministero degli Esteri, 11 maggio 2013

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http://video.repubblica.it/dossier/rivolta-siria/assad-non-fuggo-difendero-la-siria-dai-terroristi/128824/127322?ref=&ref=HRER2-1

Pare che la stragrande maggioranza dei lettori del Guardian dia ragione ad Assad e si stia ricredendo sul suo conto. Leggo attributi come “brave”, “educated”, “restrained”, “realist”, “sensible”, ecc.

La Russia ”ha inviato avanzati missili da crociera antinave della tipologia Yakhont” alla Siria. Lo scrive il New York Times citando fonti ufficiali statunitensi ”vicine ai rapporti” dell’intelligence Usa. Mosca aveva già ”in precedenza fornito missili Yakhont alla Siria, ma quelli inviati recentemente sono dotati di radar avanzati che li rende più efficaci”. Secondo il Nyt, l’ultima fornitura darebbe a Damasco ‘‘una formidabile arma” contro eventuali embargo navale o no-fly zone”.
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=620424&IDCategoria=2686

Il voto all’ONU rivela una forte spaccatura, con un numero crescente di paesi contrari ad appoggiare gli insorti e condannare Assad (il voto è stato 107 a 71 in favore della condanna di Assad, ad agosto era stato di 133 a 43). Il prossimo voto andrà in pareggio?

http://www.guardian.co.uk/world/middle-east-live/2013/may/16/syria-condemned-by-un-but-doubts-grow

Il direttore della Cia, John Brennan, ha chiesto a Israele di non intervenire nella guerra civile siriana e di non distaccarsi dalla linea americana sul conflitto.

http://www.agi.it/estero/notizie/201305170850-est-rt10024-la_cia_a_israele_non_intervenite_in_siria

BULLISMO SIONISTA DOC:  Israele dichiara che la Siria deve attendersi altri attacchi e se osa replicare dovrà subire la rappresaglia israeliana, che potrebbe includere anche un cambio di regime

http://www.nytimes.com/2013/05/16/world/middleeast/israeli-official-signals-possibility-of-more-syria-strikes.html?ref=world&_r=0

Navi russe con sistemi missilistici anti-embargo navale approdano a Tartus (Siria)

http://www.nytimes.com/2013/05/17/world/middleeast/russia-provides-syria-with-advanced-missiles.html?_r=0

La Turchia, la nazione con il record mondiale di incarcerazione di giornalisti e nota per i bombardamenti dei suoi insorti kurdi (ma è una nazione NATO, quindi va tutto bene), cerca di convincere gli Stati Uniti a metterci più impegno nella liberazione della Siria

http://www.foreignpolicy.com/articles/2013/05/15/turkey_worst_place_to_be_journalist

I turchi non sembrano così felici di entrare in guerra. Massicce proteste, truppe anti-sommossa usano idranti. Ed è solo l’inizio:

http://www.dailymail.co.uk/news/article-2325626/Chaos-Turkey-police-use-tear-gas-water-cannons-rioters-protesting-Syria.html

Jeremy Greenstock, ex ambasciatore inglese alle Nazioni Unite si dichiara contrario all’opzione di fornire armi ai ribelli:

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2013/may/15/syria-civil-war-new-diplomacy

In piena sintonia con Sir Andrew Green, ex ambasciatore britannico in Siria

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/05/11/israele-e-gli-usa-cercavano-rogne-le-hanno-trovate-e-hanno-perso-la-partita-in-siria/

50% della popolazione egiziana è in miseria o prossima a finirci

http://www.guardian.co.uk/world/2013/may/16/egypt-worst-economic-crisis-1930s

Il Qatar ha speso 3 miliardi di dollari in due anni per sostenere i ribelli. In un anno ha inviato in Turchia 70 voli cargo carichi di armi (ma l’Arabia Saudita ha fatto anche meglio).
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2013/05/17/Siria-Qatar-3-mld-dlr-opposizione_8719075.html

Insorti possiedono armi chimiche:

http://brown-moses.blogspot.co.uk/2013/05/jabhat-al-nusra-photographed-with.html

e possono produrle autonomamente

https://www.cia.gov/library/reports/general-reports-1/terrorist_cbrn/terrorist_CBRN.htm

Insorti sparano sui civili pro-Assad

http://news.sky.com/story/1091428/syria-civilians-come-under-fire-from-rebels

Insorti continuano a fare esplodere autobombe tra i civili (generalmente si chiama terrorismo e generalmente è un crimine condannato dall’Occidente e dalle Nazioni Unite)

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2013/05/15/Siria-esplosione-cuore-Damasco_8707378.html

Insorto si dedica entusiasticamente al cannibalismo

http://www.lettera43.it/cronaca/ribelle-mangia-cuore-l-opposizione-condanna_4367595083.htm

http://www.dazebaonews.it/primo-piano/item/18499-siria-video-choc-miliziano-squarcia-e-addenta-il-corpo-del-miliziano-morto

Insorti giustiziano 11 prigionieri in base – sostengono loro – alle norme della sharia (hanno introdotto tribunali islamici in ogni zona “liberata”)

http://uk.news.yahoo.com/islamist-rebels-execute-11-syrian-soldiers-massacres-video-080902244.html

Insorti combattono tra loro e si uccidono
http://www.news.com.au/breaking-news/world/rebel-groups-clash-in-northern-syria/story-e6frfkui-1226646000090

Il Washington Post, il quotidiano più pro-establishment degli Stati Uniti, ammette a denti stretti che l’esercito regolare siriano sta vincendo

http://www.washingtonpost.com/world/assad-forces-gaining-ground-in-syria/2013/05/11/79147c34-b99c-11e2-b568-6917f6ac6d9d_story.html

L’ANSA scrive, finalmente, “l’informazione non può essere verificata in maniera indipendente” a proposito delle asserzioni dei ribelli

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2013/05/15/Siria-attivisti-ancora-massacro-Homs_8710411.html

Tzipi Livni (politica israeliana ed ex agente del Mossad), due comandanti dell’ “Esercito Siriano Libero” e Chuck Hagel (Segretario della Difesa statunitense) si incontrano al Ritz-Carlton, Washington.

http://www.phibetaiota.net/2013/05/eagle-hagel-meets-secretly-with-free-syrian-army-israelaipac-hosting-free-syrian-army-in-washington-dc-on-9-may-new-war-for-usa/

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La Russia ha dimostrato che in Siria non si scherza. Agli Stati Uniti vanno bene le cose come stanno: un equilibrio con la Siria nel caos, Iran sotto pressione e moderate frizioni con la Russia. Qatar, Arabia Saudita, Francia, UK, Turchia ed insorti mordono il freno ma non possono fare altro. L’Unione Europea ha detto no alle forniture di armi ai ribelli.
Israele è imprevedibile e potrebbe mandare tutto all’aria. Alcuni membri dell’intelligence israeliana pensano che Assad al potere è meglio dei fondamentalisti. Altri invece insistono che Assad deve cadere al più presto.
Anche un’imminente vittoria dell’esercito regolare siriano potrebbe mandare tutto all’aria.
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Siamo tra l’incudine della guerra e il martello del disastro finanziario.

Italia, Francia, Grecia, Spagna, Cipro, Portogallo, Belgio, Finlandia e Paesi Bassi sono in recessione. Slovenia, Ungheria e Repubblica Ceca pure (e non sono nell’eurozona).

Regno Unito in stagnazione.

La crescita tedesca è sempre debolissima (+0,1% e magari è un artificio contabile?)

La crescita cinese continua a rallentare (+7,7% ossia teoricamente in area potenziali disordini sociali)

La crescita americana è molto sotto le attese e sarà schiantata dai tagli micidiali alle spese pubbliche voluti dai repubblicani che faranno sentire i loro effetti l’anno prossimo.

Contemporaneamente la liquidità immessa sui mercati dalle banche centrali di USA, UK e Giappone per far ripartire le rispettive economiche gonfia altre bolle speculative (è così difficile capire che ormai i capitali non vengono più investiti nell’economia reale, perché rendono troppo poco?).

http://www.businessinsider.com/the-biggest-asset-bubbles-2013-4?op=1

L’accanimento “terapeutico” renderà tutto molto più doloroso di quel che sarebbe necessario

Sei un terrorista? Sì, tu!

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“Attività criminale” e “terrorismo domestico”: sono questi i termini che l’Fbi avrebbe utilizzato per riferirsi a Occupy Wall Steet, la protesta degli indignati partita da New York nel settembre 2011 e diffusasi nei mesi seguenti per tutto il Paese, da San Francisco, in California, ad Anchorage, in Alaska…. Secondo i documenti, di cui parla l’Huffington Post, nel corso delle indagini l’Fbi avrebbe collaborato strettamente con le banche americane e le società private entrate nel mirino dei protestanti.

http://america24.com/news/fbi-riferimenti-a-occupy-wall-street-come-terrorismo-domestico-

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È emerso che solo grazie all’intervento provvidenziale di un giudice federale che ha interrotto l’interrogatorio dell’FBI Dzhokhar Tsarnaev si è visto leggere i suoi diritti, sebbene Tsarnaev avesse ripetutamente richiesto di poter parlare con un avvocato (cosa che rientra tra i suoi diritti fondamentali di cittadino statunitense)

http://www.latimes.com/news/nationworld/nation/la-na-boston-bombing-20130426,0,5051005.story

Ogni passo lungo la strada che conduce ad uno stato di polizia è piccolo e incrementale. Inizia con casi come questo, in cui la gente è restia a difendere il diritto dell’accusato ad un giusto processo, perché lo considera colpevole. Così non si preoccupa più di tanto se i suoi diritti sono stati violati, in primis quello a ricevere una rappresentanza legale ed essere trattato come una persona che è innocente finché non è stata comprovata la sua colpevolezza.

È precisamente quando è più spiacevole farlo che diventa particolarmente necessario difendere lo stato di diritto, perché non è concepito per consumare vendette o placare gli animi dei famigliari delle vittime, ma per onorare il principio di giustizia. Altrimenti ogni “nonchalance” ed omissione posteriore sarà giustificata da quella, eclatante, che l’ha preceduta: “se lo si è fatto per lui, lo si può fare anche per quest’altra”.

A ciò si aggiunge il fatto che l’opinione pubblica internazionale non ha mai avuto l’opportunità di assistere ad un singolo processo di una persona accusata di complicità in atti terroristici di matrice islamica da parte delle autorità statunitensi. Tutti i sospettati sono morti, oppure sono internati (in sciopero della fame), oppure sono stati sequestrati a nostra insaputa e giacciono in qualche prigione segreta della CIA che Obama aveva promesso di chiudere. L’occultamento non è una prassi democratica, è il classico comportamento di un governo che ha qualcosa da nascondere. o di un’organizzazione terroristica.

Tommy Ray Franks, il generale che guidò le invasioni dell’Afghanistan e dell’Iraq ha descritto molto realisticamente (Time, 21 novembre 2003) quel che succederebbe se dei terroristi si impadronissero di armi di distruzione di massa: “l’Occidente, il mondo libero, perderebbe ciò a cui tiene di più, la libertà che abbiamo ammirato per un paio di secoli in questo grande esperimento che chiamiamo democrazia…significherebbe la possibilità di una massiccia distruzione con moltissime vittime in qualche regione dell’Occidente – potrebbe essere negli Stati Uniti – che indurrebbe la nostra popolazione a mettere in discussione la nostra Costituzione ed iniziare a militarizzare la nostra nazione per poter evitare un altro evento del genere. Una decisione che finirebbe per cancellare la stessa Costituzione”.

Stiamo assistendo ad una svolta nella narrazione: l’islamofobia cederà il primo posto alla paura della minaccia interna. In questo modo l’establishment degli Stati Uniti potrà “fare ordine” all’esterno e contemporaneamente all’interno.

Nella Guerra al Terrore permanente, i due fratelli Tamerlan e Dzhokhar Tsarnaev sono il perfetto trait d’union tra l’islamismo e l’eversione domestica. Il primo era un integralista legalmente residente negli Stati Uniti, il secondo era un cittadino americano di origini cecene, perfettamente integrato (di più: un giovane di condotta esemplare) ed assolutamente insospettabile.

Abbiamo visto funzionari e commentatori volgere ogni notizia o diceria in un vantaggio tattico a breve termine, in vista delle elezioni del 2014. Come se l’unica vera importanza di questo orribile ma modesto attacco terroristico stesse nella sua capacità di comprovare la correttezza della propria visione del mondo. A destra, la gente era sicura che i terroristi di Boston facevano parte di un enorme complotto jihadista. A sinistra abbiamo sentito un sacco di teorie sulla Giornata dei Patrioti e Waco e Oklahoma City, assieme all’argomento che sarebbe stato meglio per la pace globale se gli attentatori fossero stati americani bianchi, piuttosto che musulmani stranieri…[…]. Lo spettacolo mediatico fatto di paura e irrazionalità, l’isteria nazionale che ha fatto di un atto atroce apparentemente perpetrato da due perdenti con zainetti esplosivi una “minaccia esistenziale” (per prendere a prestito un’espressione tratta dalla serie “Homeland”) per la nazione più potente del mondo”.

http://www.salon.com/2013/04/20/how_boston_exposes_americas_dark_post_911_bargain/?ok

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John W. Whitehead, giurista, Rutherford Institute:

Per quelli che, come me, hanno studiato l’emergere degli stati di polizia, la vista di una città posta sotto legge marziale, i suoi cittadini agli arresti domiciliari, elicotteri militareschi dotati di telecamere termiche che ronzano per i cieli, carri armati e veicoli blindati per le strade, cecchini appollaiati sui tetti, mentre migliaia di poliziotti vestiti di nero sciamavano per le strade e le squadre speciali in uniforme paramilitare effettuavano perquisizioni casa per casa alla ricerca di due giovani e apparentemente improbabile sospetti – evoca in noi un crescente disagio.

Intendiamoci, questi non sono più i segni premonitori di un crescente stato di polizia. Lo stato di polizia è già qui.

Altrettanto inquietante è la facilità con cui gli americani hanno accolto con favore il blocco della città, l’invasione routinaria della loro vita privata e lo smantellamento di ogni diritto costituzionale destinato a servire come un baluardo contro gli abusi del governo. Guardando lo svolgersi degli eventi, non ho potuto fare a meno di pensare alle osservazioni del feldmaresciallo nazista Hermann Goering, durante il processo di Norimberga:

Naturalmente, la gente comune non vuole la guerra; né in Russia, né in Inghilterra, né in America, né in Germania. Questo è chiaro. Alla fine, però, è il leader di un Paese a determinare la politica ed è sempre abbastanza semplice costringere la gente a seguirlo, che ci sia una democrazia, una dittatura fascista, un Parlamento o una dittatura comunista. Che abbiano voce o meno, le persone possono sempre essere portate a seguire i propri leader. È semplice. Tutto quello che bisogna fare è dire loro che sono sotto attacco e denunciare i pacifisti per la mancanza di patriottismo, per esporre la nazione al pericolo. Funziona allo stesso modo in ogni Paese.

Come gli eventi di Boston hanno dimostrato, funziona davvero allo stesso modo in ogni paese. Le stesse tattiche di propaganda e di stato di polizia che hanno funzionato per Adolf Hitler 80 anni fa continuano ad essere impiegate con grande successo nell’America post-11 settembre.

Qualunque sia la minaccia alla cosiddetta sicurezza – se si vocifera di armi di distruzione di massa, sparatorie scolastiche o presunti atti di terrorismo -, non ci vuole molto perché il popolo americano si metta in riga rispetto ai dettami del governo, anche se questo significa sottomettersi alla legge marziale, vedere le proprie case perquisite, essere spogliati dei propri diritti costituzionali senza alcun preavviso e dibattito.

[…].

Particolarmente sconfortante è il fatto che gli americani, consumati dal bisogno di vendetta, sembrano ancor meno preoccupati di proteggere i diritti degli altri, soprattutto se questi “altri” hanno un diverso colore della pelle o una diversa nazionalità. La risposta pubblica alla caccia all’uomo, la cattura e il successivo trattamento dei fratelli Tamerlan e Dzhokhar Tsarnaev è solo l’ultimo esempio della mentalità xenofoba dell’America, che è anche stata il motivo trainante del rastrellamento e detenzione di centinaia di arabi, persone provenienti dal subcontinente indiano e musulmani in conseguenza dell’11 settembre; dei campi di internamento che ospitavano più di 18.000 persone di origine giapponese durante la seconda guerra mondiale [in realtà furono decine di migliaia, NdT]; dell’arresto e deportazione di migliaia di residenti “radicali” durante le ondate di panico anticomunista statunitense (cf. Red Scare: http://it.wikipedia.org/wiki/Paura_rossa).

[…].

Come ha notato la giornalista Emily Bazelon (Slate): “Perché dovrei preoccuparmi del fatto che nessuno abbia letto i suoi diritti a Dzhokhar Tsarnaev? Perché quando la legge viene distorta per lui, è più facile farlo anche per il resto di noi”.

[…]

Poco dopo aver preso Tsarnaev in custodia, il dipartimento di polizia di Boston ha twittato “Catturato! La caccia è finita. La ricerca ha avuto successo. Il terrore è finito. La giustizia ha vinto”. Eppure, con Tsarnaev e suo fratello già accusati, processati e condannati dal governo, dai media e dalla polizia, il tutto senza aver mai messo piede in un’aula di tribunale, resta da vedere se la giustizia abbia davvero vinto.

La lezione per il resto di noi è questa: una volta che un popolo libero permette al governo di erodere la sua libertà o baratta quelle stesse libertà per la sicurezza, ci si trova su un piano inclinato verso una tirannia. E non importa che al governo ci sia un democratico o un repubblicano, perché la mentalità burocratica su entrambi i lati sembra ora incarnare la stessa filosofia di governo autoritario. Sempre più spesso quelli di sinistra, che una volta celebravano Barack Obama come un antidoto per il ripristino delle numerose libertà civili che erano state perse o compromesse a seguito delle politiche dell’era Bush, si ritrovano costretti a riconoscere che le minacce alle libertà civili sono anche peggiori sotto Obama.

Chiaramente le prospettive per le libertà civili sotto Obama diventano ogni giorno più tetre, dal suo appoggio alla detenzione a tempo indeterminato per i cittadini degli Stati Uniti, alle liste di bersagli umani per i suoi droni, alla sorveglianza telefonica, postale ed elettronica senza mandato, ai procedimenti contro le gole profonde (funzionari onesti che informano la popolazione di ciò che non va, NdT).

Più di recente, capitalizzando sulla confusione e paura della popolazione, la tragedia della maratona di Boston è stata usata come un mezzo per estendere la portata dello stato di polizia, a cominciare dall’approvazione a larga maggioranza della CISPA.

Questi sviluppi preoccupanti sono le manifestazioni esteriori di un cambiamento del modo in cui il governo vede non solo la Costituzione e la Carta dei Diritti, ma anche “noi il popolo” (“we the people”). Ciò riflette un allontanamento da un governo in cui vige lo stato di diritto a uno che cerca il controllo totale attraverso l’imposizione di leggi che lo favoriscono, a detrimento della popolazione.

Intanto, gli americani rimangono in gran parte ignari delle minacce incombenti sulle loro libertà, desiderosi di essere persuasi che il governo può risolvere i problemi che ci affliggono – che si tratti di terrorismo, di una depressione economica, di un disastro ambientale o anche di un’epidemia di influenza.

Eppure, dopo essersi bevuti la fallace idea che il governo può garantire non solo la nostra sicurezza, ma la nostra felicità e che si prenderà cura di noi dalla culla alla tomba, cioè dagli asili nido alle case di cura, abbiamo in realtà permesso a noi stessi di essere imbrigliati e trasformato in schiavi agli ordini di un governo che se ne infischia delle nostre libertà o della nostra felicità.

http://original.antiwar.com/jwhitehead/2013/04/22/boston-strong-marching-in-lockstep-with-the-police-state/

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Abbiamo già visto che le autorità americane mentono compulsivamente: ci era stato detto che il più giovane dei terroristi di Boston era stato preso dopo una sparatoria e che il suddetto si era ferito gravemente tentando di suicidarsi. Tutto falso.

Qui la foto di lui che esce dalla barca sulle sue gambe:

http://boston.cbslocal.com/2013/04/20/cbs-news-dzhokhar-tsarnaev-may-have-attempted-suicide-before-capture/

Non era armato, non ha mai potuto rispondere al fuoco, dovevano prenderlo vivo, ma hanno crivellato di colpi la barca:

http://www.washingtonpost.com/world/national-security/officials-boston-suspect-had-no-firearm-when-barrage-of-bullets-hit-hiding-place/2013/04/24/376fc8a0-ad18-11e2-a8b9-2a63d75b5459_story.html

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LA PROSSIMA MENZOGNA?

L’FBI e la CIA prepareranno l’opinione pubblica americana al nuovo credo della Guerra al Terrore: “la più grave minaccia per l’America è interna. Ci sono cellule eversive AMERICANE ben armate che pianificano l’abbattimento dello stato federale ed hanno come obiettivo la cattura di una città”. Prima o poi questo scenario si materializzerà magicamente e la santabarbara esploderà.

Il governo federale affermerà che ha il dovere di ristabilire l’ordine, i ribelli si appelleranno a questo tipo di argomentazione:

A tutti quelli che vorrebbero proibire le armi dico solo che se gli ebrei europei avesse avuto il diritto di portare armi prima dell’Olocausto i nazisti e i loro collaboratori avrebbero avuto un bel daffare nell’attuare la “Soluzione Finale”. (Questo tipo di situazione era precisamente il motivo per l’introduzione del 2° emendamento – serviva ad eliminare il monopolio di Stato sulla violenza, armando la popolazione). Questo è il problema fondamentale che riguarda il controllo delle armi in America. Senza un’arma da fuoco si è in balia del linciaggio, la vostra sicurezza dipende dalla buona volontà degli altri cittadini. Se improvvisamente questi se la prendono con te perché sei ebreo, musulmano, nero, gay, o qualsiasi altra cosa, allora tanti saluti. Per questo esiste un’associazione ebraica in favore del secondo emendamento come baluardo contro l’antisemitismo e per la stessa ragione il movimento delle Pantere Nere (Black Panther) lottò strenuamente contro il divieto di portare armi. Un’arma da fuoco dà alle minoranze una serie di diritti che non potrebbero altrimenti essere protetti, in particolare la garanzia di protezione dalla tirannia”.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/23/ora-sono-diventato-la-morte-il-distruttore-dei-mondi-100-1000-waco/

Quanto durerà questo governicchio? – La montagna ha partorito il topolino (e il “terrorista”)

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Sparatemi, sparatemi
Luigi Preiti, un uomo disperato

«La violenza ha padri noti» (Gasparri). «Grillo-griletto» (il Giornale). «Basta con l’antipolitica!» (Binetti). «Troppo odio da troppo tempo» (Gelmini). «E’ ora di smetterla con i terroristi virtuali nascosti dietro a un monitor» (Meloni). «Chi ha sparato ha dato retta a Beppe Grillo» (Storace).
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/tutti-pazzi-per-preiti/2205867

Un disperato o pazzo spara ed è tutta colpa di chi dissente, di chi non si piega all’inciucio… Non sentite puzzetta di regime? (Nichi Vendola, twitter)

Sto per andare a trovare i due Carabinieri feriti stamattina sotto Palazzo Chigi. Le ultime notizie non sono affatto rassicuranti: in particolare per il brigadiere Giuseppe Giangrande si parla del rischio di gravi lesioni alla colonna vertebrale. Provo sgomento: non è giusto che corrano rischi così grandi coloro che lavorano ogni giorno per la sicurezza di tutti noi, rappresentanti delle istituzioni o comuni cittadini. E provo sgomento anche per ciò che nelle ultime ore è emerso dalla biografia dell’uomo che ha sparato. Le prime frammentarie informazioni lo liquidavano come “individuo affetto da problemi psichici”. Ma quella della follia è una scorciatoia troppo facile e troppo comoda. Sta emergendo con sempre maggiore chiarezza quale profondo disagio sociale, quale disperazione avesse devastato la sua vita. Un uomo che ha perso il lavoro, come capita a troppi in questo nostro Paese, e che da questa perdita non è riuscito a riaversi. Si vede quanto pesi la mancanza di quelle reti di solidarietà che un tempo servivano ad attenuare i contraccolpi della crisi economica, e che oggi sono drammaticamente svanite. Certo, non è lecita alcuna confusione tra chi spara e chi viene colpito, tra l’aggressore e le sue vittime. Ma sulla crisi le istituzioni e la politica devono, dobbiamo tornare ad intervenire e dare risposte quanto prima, anche perché in più di un caso – lo stiamo vedendo con frequenza crescente – la crisi trasforma le sue vittime in carnefici.
Laura Boldrini

Fa male toccare con mano lo scollamento, la distanza che separa le istituzioni dai cittadini. Io intravedo una grande incognita in questa contrapposizione tra popolo e politica, grande almeno quanto il pericolo dell’eversione. Non può liquidarsi in modo consolatorio una realtà che ospita uomini disperati e quindi disposti a tutto. Bisogna intervenire per interrompere questa caduta. È compito nostro impedire che la disperazione si impadronisca delle nostre vite, che le situazioni drammatiche esasperino i comportamenti. Lo dico non perché, questa volta, la violenza ha colpito le istituzioni, i carabinieri a cui va tutta la nostra solidarietà. Vale anche per i cittadini che si tolgono la vita perché sopraffatti dalle avversità, dalla mancanza di lavoro, dalla propria decadenza fisica e morale.

Pietro Grasso

21303_597418203602647_167848620_nUn governo di basso profilo, un governucolo:
- giovani ministri completamente inadeguati al compito – Nunzia De Girolamo e Beatrice Lorenzin: giusto per far vedere che l’età media si è abbassata, come nella più squallida delle operazioni di marketing politico;
- un banchiere all’economia;
- ALFANO agli Interni;
- un ministro nero all’integrazione tanto per far colore (token negro);
- un governicchio costantemente sotto ricatto;
Probabilmente molti nomi di maggior spessore hanno declinato l’invito a partecipare sapendo che il fallimento era quasi assicurato.

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Proteste in Spagna? Proteste in Grecia? Quando mai? Tutto tranquillo, infatti i nostri giornali e telegiornali non ne parlano. Quindi vuol dire che è tutto a posto, circolare. Ma qualcosa sta succedendo:

E’ il gesto di un disperato. I politici non lo sanno che vuol dire prendere 800 euro al mese, entrare in un negozio e non poter comprare nulla a tuo figlio… Ecco cosa succede se non lo sanno”. Parola di carabiniere. Accento napoletano, occhi quasi in lacrime, è in servizio con la pattuglia intorno ai Palazzi del potere, dove poco prima due suoi colleghi sono stati feriti a colpi di pistola. Si sfoga davanti ai giornalisti appena arrivati qui dal Quirinale, dove il governo Letta ha appena giurato. Si sfoga, di fianco un suo collega annuisce: “E’ una guerra tra poveri…

“Era ferito sull’asfalto e urlava…”, continua il gendarme. “Si capiva che era un gesto di rabbia, ma loro – e indica il Palazzo, Camera e Palazzo Chigi – non lo sanno, vivono in un mondo loro, non capiscono che poi la gente se la prende con noi che facciamo servizio in strada…”

“Si capiva che era un gesto di rabbia, ma loro – e indica il Palazzo, Camera e Palazzo Chigi – non lo sanno, vivono in un mondo loro, non capiscono che poi la gente se la prende con noi che facciamo servizio in strada…”.

http://www.huffingtonpost.it/2013/04/28/davanti-palazzo-chigi-lo-sfogo-di-due-carabinieri_n_3173225.html

In Tunisia iniziò tutto con un gesto disperato di quest’uomo, Mohamed Bouazizi

Mohamed_Bouazizi

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“Fabrizio Saccomanni dà una “valutazione positiva” dell’accordo raggiunto ieri in sede europea sul Fiscal compact”.

http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-1024225/ue-saccomanni-positivo-accordo/

Le misure di austerity più che causare una recessione, spingerebbero la crescita attraverso una riduzione dei tassi di interesse in tutti i settori dell’economia

Farbizio Saccomann, Reuters, novembre 2011

bocconiano doc e giovane repubblicano, è stato uno degli uomini più fidati di Mario Draghi

http://news.panorama.it/politica/saccomanni-ministro-economia

Nell’ottobre 2011, un mese prima del volo dello spread e delle dimissioni di Berlusconi, il direttore di Bankitalia, intervenendo alla Bocconi, dell’ultima manovra finanziaria di Giulio Tremonti diceva: “Mette la finanza pubblica in una linea di riduzione del debito credibile e perseguibile”…. Saccomanni dimostrava sintonia anche con l’ipotesi di reintroduzione dell’Ici per tutti. L’Italia “è l’unico grande paese senza una tassa sulla prima casa”, ragionava.

http://www.giornalettismo.com/archives/845327/la-ricetta-di-saccomanni/

No, questa visione del Ministero dell’Economia, il catenaccio, non paga più. Il modulo Monti ha fallito, subendo tantissime reti, chiamate debito su PIL a livelli record, tre anni di recessione, disoccupazione a livelli record. Ha fallito perché invece di spingere con coraggio la Germania a comprendere i suoi errori le abbiamo dato possibilità di perseverare, diabolicamente.

Il Ministero dell’Economia del Governo Letta doveva essere la punta di diamante dell’attacco, dell’alleanza con i francesi per dire per sempre basta all’austerità, per far ascoltare ai mercati quello che vogliono sentirsi dire, che gli assicureremo la solvibilità del nostro debito con l’unica moneta sonante che apprezzano, la ripresa economica. Avremmo avuto bisogno di far sentire a tutti che la politica economica, di pertinenza del Ministero dell’Economia, è il luogo dove si combatte l’austerità, non dove la si giustifica.

Ma non si può chiedere ad un banchiere centrale di fare altro che giocare sulla difensiva: nato e istruito per proteggerci dall’inflazione, il banchiere centrale fa fatica a capire che ci sono momenti di crisi dove l’inflazione non è il pericolo mortale per la stabilità di un Paese, ma la crisi che attanaglia le famiglie sì, lo è. E che questa crisi non può aspettare le riforme dei sogni tra 10 anni, ma ha bisogno subito di quella medicina chiamata lavoro e produzione che rende degna e decorosa la vita delle persone, siano esse dipendenti o imprenditori. Sennò si muore, sennò si perde.

La realtà è che questo Governo Letta ha una ottima difesa con un pessimo attaccante: le scelte sui Ministeri del Lavoro e dell’Università e dell’Istruzione, dove più forte è il potenziale per arrestare l’emorragia dei giovani, sono state credo ottime. Ma la scelta di quei Ministri, se tutto va bene, aiuterà, speriamo, a guadagnare tempo per arrivare ai supplementari, a fermare il nemico, ma non a sconfiggerlo.

Perché per sconfiggerlo avremmo avuto bisogno di ben altro attaccante.

http://www.gustavopiga.it/2013/quando-litalia-nega-alleuropa-un-attaccante-come-mario-balotelli/

Ancora una volta, l’uomo di Arcore “a un passo da piazzale Loreto” (Giuliano Ferrara), grazie al suicidio del Pd e agli errori di Grillo (non votare Prodi) può giocarsi due carte pesanti. Sfruttare il più a lungo possibile la svolta di Napolitano e approfittare fino all’osso di un governo di cui è azionista di riferimento. Oppure condurre fino in fondo la battaglia per l’abolizione dell’Imu: formidabile calamita di voti nel caso decidesse di staccare la spina e di prendersi tutto il piatto con le elezioni anticipate già nel prossimo autunno. Lo stesso non si può dire dei Democratici, costretti a cantare viva Napolitano e a portare la croce. Il governo Letta è una vera e propria bomba a orologeria per un partito in dissoluzione, con la base in rivolta e che in Parlamento sarà costretto a cogestire i problemi personali dell’ex nemico. Una delegazione di basso profilo completa la tragedia. Il resto, il rinnovamento generazionale, la bella storia di Josefa Idem campione di governo e la novità di un ministro dell’Integrazione di colore, Cécile Kyenge servono solo ad addolcire un piatto avvelenato.

Antonio Padellaro, da Il Fatto Quotidiano del 28/04/2013.

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http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/28/rivolte-spagnole-entro-quanti-mesi/

Barbara Spinelli, Grillo e il mito del volo di Ulisse. di Barbara Spinelli 24 Aprile 2013.

Inciucio è parola brutta, ma ci distingue da altri Paesi. L’accordo con Berlusconi è altro dalle grandi coalizioni tedesche, inglesi. È compromettersi con una destra del tutto anomala in Europa. Se non fosse così ci si accorderebbe alla luce del sole, davanti ai cittadini. Non succede, perché il Pd ne ha avuto vergogna sino a polverizzarsi. E forse è un bene, affinché chiarezza sia fatta: gran parte dei militanti, e l’alleato Sel, e Fabrizio Barca o Pippo Civati, già provano a ricostruire.

Non è antieuropeista Grillo, anche se abitato da scetticismo. Ogni europeista che si rispetti è oggi scettico. In una recente conferenza a Torino, Casaleggio ha ammonito contro l’uscita dall’euro (“Solo un Paese forte e competitivo potrebbe”). Lo stesso ha detto Mauro Gallegati, economista vicino a M5S.

Ma è utile, per i Pangloss dell’Unione, dipingere Grillo come distruttore dell’Europa. È tentante bendarsi gli occhi, e nascondere l’estensione di un disastro che non sfascia solo la democrazia deliberativa di Grillo, ma la stessa democrazia rappresentativa che contro lui si pretende presidiare. Ecco dove sta, caro Presidente, la regressione.

Il Parlamento non ha saputo farsi portavoce dell’Italia che invocava Rodotà o Prodi. Ha ucciso l’idea stessa di rappresentanza, più che la democrazia dal basso. Proprio perché non è Le Pen, Grillo ha bisogno che la democrazia classica funzioni, e la sinistra esista. Se oggi pare sì contratto è perché – un segno già viene dal Friuli Venezia Giulia – anche la sua barca rischia d’infrangersi.

Vince il credo oligarchico di Monti. L’Europa federata non è necessaria (Die Welt, 11-1-12). E i governi non devono lasciarsi “vincolare da decisioni dei propri Parlamenti”, ma “educarli” (Spiegel, 5-8-12). Blue sunday, titola Grillo un suo post. Blue sunday t’assale certe domeniche, dopo weekend insensati. Ti sdrai nel mal-essere, in attesa che una fantasia, o un pensiero, spezzi il malinconico blu.

Cos’è populismo, antipolitica? È la massa che si fa gregge, lupo fiutante sangue e prede. È energia dispotica, sfrenata, irriflessiva, suggestionabile: scrive Gustave Le Bon nella Psicologia delle Folle (1895). Come non riconoscere in essa i mercati e i loro plebisciti? Nessuno li taccia di antipolitica, e come potrebbe. I veri padroni sono loro. Se ne infischiano. Come le folle, non vedono oltre il proprio naso. Democrazia e legalità rovinano? Poco importa. Non è affar loro. Non sanno quello che fanno.

Boston, Toronto: solo un aperitivo?

10i

Le due vicende di Boston e Toronto sono semplicemente grottesche: due fallimenti belli e buoni.
Una strategia della tensione ben fatta necessita di eventi di ben altra scala.
Arriveranno, forse non subito, ma arriveranno.
Tutto è pronto per l’Armageddon nel Medio Oriente: il mastino israeliano sarà sguinzagliato, nel disperato tentativo di ritardare il crac del sistema finanziario globale (quotazioni dell’oro e dell’argento impazzite) e di tenere a bada milioni di persone esasperate, con sempre meno da perdere.

BOSTON

Questa storia è obiettivamente molto confusa e lo diventa ogni giorno di più.

Dzhokhar Tsarnaev era disarmato quando si nascondeva nella barca. La nota di Associated Press osserva che questa rivelazione contraddice le versioni precedenti, in cui si parlava di una sparatoria e del tentato suicidio del diciannovenne cittadino americano di origini cecene che gli avrebbe impedito di parlare, forse per tutta la vita (invece ora parla tranquillamente e le sue condizioni sono già ritenute “soddisfacenti”):

http://www.boston.com/news/local/massachusetts/2013/04/24/officials-suspect-unarmed-when-arrested-boat/15RdBrwnAoMLdWlVun5GXI/story.html

Inizialmente le forze di polizia inseguivano 2 auto. Poi le auto sono diventate un’auto, identica a quella dei fratelli. Il proprietario dell’auto è rimasto circa 30 minuti ostaggio dei fratelli, poi è stato lasciato libero, incolume, ma nessuno ne ha più saputo niente, pur potendo fornire la testimonianza più corposa possibile sui due sospetti terroristi. Il fratellino investe il fratello con l’auto durante uno scontro a fuoco, ma in seguito – ci informano – questo fratello è stato ucciso dalla sparatoria.

Il fratello più giovane ha lasciato tracce di sangue che portano ad una barca; oppure non c’è alcuna traccia di sangue sulla parte esterna della banca e sul telo che la ricopre;  esce di sua iniziativa dalla barca dopo essere stato scoperto da un privato cittadino, al quale non spara; oppure è stato tirato fuori con la forza; oppure ha sparato contro le forze dell’ordine; oppure era disarmato ed è arrivato all’ospedale senza che gli fossero letti i suoi diritti in quanto in condizioni critiche; non può parlare perché ha tentato di suicidarsi e potrebbe essersi lesionato irrimediabilmente le corde vocali; oppure il giorno dopo è in condizioni soddisfacenti e sta parlando senza problemi.

Le bombe erano 5, 3 sono rimaste inesplose (una alla biblioteca JFK), però non ci sono indicazioni che i due fratelli siano stati visti collocare le altre 3. Non solo, sulle altre bombe è sceso il velo dei media: argomento tabù. È già stato deciso che non potevano esserci altri complici. La versione più recente è che hanno fatto tutto da soli, addestrandosi su internet, come se uno come Tamerlan Tsarnaev, che era monitorato dall’FBI, potesse imparare ad usare armi ed esplosivi in giardino – senza farsi male – e poi arrivare al dunque, non trovando alcun ostacolo.

Farsi delle bombe in casa non è un giochetto. Si rischia di restare uccisi. Chi le ha fatte? Dove le hanno testate? In che poligono di tiro hanno imparato a sparare a bersaglio? Dove hanno riposto armi ed esplosivi? Chi ha pagato l’acquisto?

A dire il vero una cosa del genere ha dei precedenti: nel 1993 l’FBI aveva fornito a degli aspiranti terroristi tutto l’occorrente e, prima dell’attentato, poteva ancora far fallire il primo attacco al World Trade Center (nei parcheggi sotterranei). Invece non l’ha fatto.

Un informatore dell’FBI sotto copertura, Emad A. Salem, incredulo nel sentire che non poteva rimpiazzare con polvere innocua l’esplosivo che poi causò la morte di 6 persone, il ferimento di altre 1000 e 500 milioni di dollari di danni, registrò segretamente le sue conversazioni telefoniche con il contatto dell’FBI. I nastri sono stati poi utilizzati come prova in un processo. Come si vede l’FBI non dà priorità alla protezione delle vite dei cittadini degli Stati Uniti:

http://www.nytimes.com/1993/10/28/nyregion/tapes-depict-proposal-to-thwart-bomb-used-in-trade-center-blast.html?pagewanted=all&src=pm

Sappiamo anche che diversi congressisti, membri della commissione 9/11 e agenti dell’FBI sospettano, e l’hanno asserito pubblicamente in più di un’occasione, che l’attacco dell’11 settembre potesse essere scongiurato e sia stato invece facilitato dalla CIA e da elementi deviati del governo, delle forze armate e della monarchia saudita:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/23/reichstag-o-golfo-del-tonchino-tutti-e-due-un-ripassino-sul-futuro-delloccidente/

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Come ha fatto Tamerlan Tsarnaev a morire in una sparatoria della polizia (in teoria schiacciato dall’auto guidata dal fratello minore!!) quando ci sono riprese video che lo mostrano mentre obbedisce ai comandi della polizia e si fa prendere in custodia.

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=kcNAsCynBnU

ed esistono le dichiarazioni di un testimone oculare che lo confermano – la BBC ha successivamente cancellato l’articolo (19 aprile 2013), ma lo potete leggere qui:

http://members5.boardhost.com/medialens/msg/1366476873.html

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Skull-T

Fin dall’inizio è circolata in rete una narrazione alternativa, che incolpava i mercenari di Craft International (il cui fondatore è stato assassinato un paio di mesi fa):

http://aurorasito.wordpress.com/2013/04/18/le-forze-speciali-dietro-le-bombe-di-boston/

È infatti curiosa la coincidenza che il fratello maggiore era vestito nello stesso, identico modo degli uomini della sicurezza di Craft International (incluso lo zainetto). 

Ma possiamo immaginarci dei mercenari così stupidi da compiere un attentato a Boston vestiti con le loro uniformi e loghi in bella vista e facilmente fotografabili e registrabili dalle videocamere?

La cosa è sospetta, perché quelle immagini di sorveglianza sono arrivate quasi immediatamente in rete. Non sono immagini a cui chiunque potrebbe avere accesso e certamente non in così breve tempo. Qualcuno desiderava individuare un diverso capro espiatorio? Oppure è l’opera di una gola profonda che era a conoscenza dei piani e voleva rispettare la volontà del defunto fondatore (se è realmente stato tolto di mezzo)?

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L’esercitazione antiterrorismo che si svolge concomitantemente all’attentato vero e proprio è un classico che ormai conoscono anche i bambini (è successo anche nel caso di Breivik)

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E non dimentichiamoci delle bizzarre missive avvelenate inviate ad Obama e ad un congressista, giusto per aumentare la confusione:

http://www.internazionale.it/news/stati-uniti/2013/04/17/una-lettera-tossica-diretta-a-obama/

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Il tentativo, fallito, di chiamare in causa gli iraniani è chiaramente imputabile alla fazione sionista che deve trovare un pretesto per convincere gli americani ad attaccare l’Iran.

http://www.wnd.com/2013/04/boston-bombers-followers-of-irans-ayatollah/

 

TORONTO

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L’Iran è come il prezzemolo: prima o poi finisce sempre al centro di tutte queste trame.

È stato chiamato in causa anche nel fallito attentato al treno canadese diretto negli Stati Uniti (doveva essere fatto deragliare).

http://www.repubblica.it/esteri/2013/04/22/news/canada_e_usa_annunciano_sventato_grande_attacco_terroristico-57266275/

Ci sarebbe una cellula alqaedista in Iran dietro questo piano terroristico. Peccato che l’Iran (come l’Iraq di Saddam Hussein) sia ai ferri corti con gli al-qaedisti per ammissione degli stessi Stati Uniti (documenti trovati nella casa di Osama Bin Laden). Al Qaeda è sunnita-wahabita e quindi fa riferimento all’Arabia Saudita, nemica giurata dell’Iran. I membri di al Qaeda fuggiti in Iran sono stati fatti prigionieri. Uno dei figli di Bin Laden è stato giustiziato in Iran:

http://www.reuters.com/article/2012/05/03/us-usa-binladen-documents-iran-idUSBRE8421EG20120503?irpc=932

“Questa è la cosa più divertente che abbia mai sentito nei miei 64 anni di vita. Un’al Qaeda iraniana è una invenzione ridicola – ha detto il responsabile delle relazioni estere della Repubblica islamica – Spero che le autorità canadesi riflettano un po’ e tengano conto dell’intelligenza della popolazione e dell’opinione pubblica”.

http://it.euronews.com/2013/04/23/attacco-sventato-al-treno-iran-definisce-ridicole-accuse-canada/

L’attacco è stato sventato proprio lo stesso giorno il cui il primo ministro Harper cercava di far passare nuove misure anti-terrorismo (= anti-diritti civili)

Harper è noto per le sue posizioni filo-sioniste

http://www.thestar.com/news/canada/2012/09/28/stephen_harper_discusses_threats_posed_by_iran.html

SIRIA, IRAN, TERZA GUERRA MONDIALE

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Itai Brun, capo dell’intelligente militare israeliana, ha accusato il governo siriano di aver usato e continuare ad usare armi chimiche

http://www.guardian.co.uk/world/2013/apr/23/syrian-regime-chemical-weapons-israeli

“Le informazioni di cui sono in possesso al momento non mi danno una conferma tale da poter commentare la vicenda” ha detto John Kerry. “Ma ovviamente ogni accusa merita la massima attenzione ed è necessario verificare e capire cosa succede, su questo non c‘è dubbio”.

http://it.euronews.com/2013/04/24/israele-accusa-siria-assad-usa-armi-chimiche-usa-non-confermano/

Tutto questo non significa che Obama non abbia intenzioni bellicose. È solo che si muove cautamente, come un serpente, non come un elefante in una cristalleria (stile Bush). Infatti:

“Dagli Usa arriva un apparente voltafaccia rispetto agli impegni di Barack Obama verso il disarmo nucleare. Il Pentagono si appresta infatti a spendere 11 miliardi di dollari per ammodernare 200 ordigni nucleari tattici B61 allocati in Europa per trasformarli in “bombe atomiche intelligenti (teleguidate)” sganciabili dal controverso caccia di ultima generazione F-35, di cui si doterà anche l’Italia. E’ quanto rivela il britannico Guardian.
Le B61 sono ordigni americani conservati negli arsenali Nato europei. Sono ‘nascosti’ in Belgio, Olanda, Germania, Turchia, ma anche in Italia sul cui territorio sono ancora presenti 90 di questi ordigni (70 secondo le ultimissime stime): 50 ad Aviano in Friuli e 40 (20) a Ghedi, in provincia di Brescia”.

http://www.repubblica.it/esteri/2013/04/21/news/usa_11_miliardi_per_adeguare_le_atomiche_agli_f-35-57197605/?ref=HREC1-6

Reichstag o Golfo del Tonchino? Tutti e due! (un ripassino sul futuro dell’Occidente)

police-state-swat-when-did-this-become-this

Tsarnaev incriminato per uso di armi distruzione di massa [pentole a pressione esplosive! Attenti quando cuocete i cavolfiori: potrebbe esserci un drone sopra caosa vostra]

Adnkronos

La cellula terroristica, secondo le fonti della polizia, “era supportata da Al Qaeda in Iran, ma non ci sono prove di un coinvolgimento di Teheran”. Obiettivo, un convoglio in partenza dal territorio canadese e diretto negli Stati Uniti

Repubblica 22 aprile 2013

[CASUALMENTE, proprio quando il primo ministro neocon canadese Harper cercava di accelerare la promulgazione di una contestatissima nuova legge anti-terrorismo che elimina il fondamentale diritto di rimanere in silenzio per non auto-incriminarsi]

Alti funzionari del governo hanno distorto i fatti e ingannato l’opinione pubblica americana circa gli eventi che hanno portato al pieno coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra del Vietnam.

Quei complottisti picchiatelli dell’Istituto Navale degli Stati Uniti, Accademia Navale di Annapolis

http://www.usni.org/magazines/navalhistory/2008-02/truth-about-tonkin

Pensate alle conseguenze di un altro massiccio attacco (terroristico) negli Stati Uniti – magari la detonazione di una bomba radiologica o sporca, oppure di una mini bomba atomica o un attacco chimico in una metropolitana. Uno qualunque di questi eventi provocherebbe morte, devastazione e panico su una scala tale che al confronto l’11 settembre apparirebbe come un timido preludio. Dopo un attacco del genere, una cappa di lutto, melanconia, rabbia e paura resterebbe sospesa sulle nostre vite per una generazione. Questo tipo di attacco è potenzialmente possibile. Le istruzioni per costruire queste armi finali si trovano su internet ed il materiale necessario per costruirle lo si può ottenere pagando il giusto prezzo. Le democrazie hanno bisogno del libero mercato per sopravvivere, ma un libero mercato in tutto e per tutto – uranio arricchito, ricino, antrace – comporterà la morte della democrazia. L’armageddon è diventato un affare privato e se non riusciamo a bloccare questi mercati, la fine del mondo sarà messa in vendita. L’11 settembre con tutto il suo orrore, rimane un attacco convenzionale. Abbiamo le migliori ragioni per avere paura del fuoco, la prossima volta. Una democrazia può consentire ai suoi governanti un errore fatale – che è quel che molti osservatori considerano sia stato l’11 settembre – ma gli Americani non perdoneranno un altro errore. Una serie di attacchi su vasta scala strapperebbe la trama della fiducia che ci lega a chi ci governa e distruggerebbe quella che abbiamo l’uno nell’altro. Una volta che le aree devastate fossero state isolate ed i corpi sepolti, potremmo trovarci, rapidamente, a vivere in uno stato di polizia in costante allerta, con frontiere sigillate, continue identificazioni e campi di detenzione permanente per dissidenti e stranieri. I nostri diritti costituzionali potrebbero sparire dalle nostre corti, la tortura potrebbe ricomparire nei nostri interrogatori. Il peggio è che il governo non dovrebbe imporre una tirannia su una popolazione intimidita. La domanderemmo per la nostra sicurezza. E se le istituzioni della nostra democrazia fossero incapaci di proteggerci dai nostri nemici, potremmo andare anche oltre e farci giustizia da soli. Abbiamo una tradizione di linciaggi in questa nazione e quando la paura e la paranoia ci saranno entrati nelle ossa, potremmo finire per ripetere i peggiori episodi del nostro passato, uccidendo i nostri vicini, i nostri amici.

Michael Ignatieff, New York Times Magazine, il 2 maggio 2004

Il massacro di Boston è la terza atrocità di massa in meno di 12 mesi (Colorado e Newtown sono state le prime due). Non sembrano esserci precedenti per una serie del genere, neppure negli Stati Uniti. Il cinico/scettico/pensatore non-ovino potrebbe avere il sospetto che ci si trovi di fronte ad un qualche tipo di condizionamento, sul modello della storicamente documentata “strategia della tensione”. Lo schieramento di quasi 10mila agenti paramilitari in un’area metropolitana (sebbene il sospetto si trovasse a oltre 10 km di distanza dal centro di Boston), in uno stato di legge marziale di fatto, è sicuramente senza precedenti.

Il caso più recente: un diciannovenne – se è veramente il colpevole – fa esplodere delle bombe in un luogo pubblico intensamente videosorvegliato, manda un tweet in cui dice a tutti di mettersi al sicuro, poi va in giro per la città, la sera va a una festa e gli amici lo vedono rilassato; non si procura soldi, non si preoccupa di avere una macchina pronta per la fuga,  non pensa minimamente al suicidio e non comunica alcun messaggio politico di alcun genere in nessuna forma. È incosciente di ciò che ha fatto.

Uno psicopatico non si comporterebbe così. Un fanatico non si comporterebbe così.

Lo schema è pressoché identico in tutti e tre gli episodi: tutti incensurati, non esiste una storia pregressa di violenza, non c’è indottrinamento ideologico che spinga alla violenza (persino nel caso di Tamerlan, non è provato che gli account fossero i suoi – ce ne sono tanti a suo nome, ma ad ogni modo il fratellino era un giovane amato da tutti che assisteva volontariamente i disabili), sono ragazzi di successo, molto stimati da amici ed insegnanti, sono impegnati nel volontariato, non hanno mostrato di aver accumulato risentimento verso la società o qualcuno in particolare. Il più “problematico” – Adam Lanza – era geniale, timido e introverso, ma non era infelice e né i genitori, né i parenti, né gli amici, né gli insegnanti avevano mai pensato che avesse bisogno di psicoterapia, anche perché non aveva mai creato alcun inconveniente.

Poi, ad un tratto, senza alcuna spiegazione, questi tre ragazzi si sono trasformati in zombie assassini con eccellenti capacità operative.

Questo è piuttosto il comportamento di qualcuno la cui mente è stata sdoppiata (personalità multiple) in un Dr. Jekyll ed in un Mr. Hyde con tecniche sviluppate a partire dalle pratiche e sperimentazioni illegali effettuate dalla CIA (dagli anni Cinquanta in poi) e documentate dalla stampa americana:

http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2005/06/15/AR2005061502685.html

http://www.time.com/time/specials/packages/article/0,28804,2008962_2008964_2008992,00.html

http://www.examiner.com/article/secret-mind-control-program-project-mkultra

È probabilmente significativo che Dzhokar Tsarnaev fosse inquieto perché recentemente aveva avuto ben tre incubi in cui vedeva la popolazione americana “zombificarsi”, quasi che il suo inconscio lo stesse mettendo in guardia.

La programmazione sta funzionando a meraviglia: la popolazione è terrorizzata ed accoglie a braccia aperte, festante, la deriva autoritaria. Qualche altro eccidio e non resterà nessuno disposto ad opporsi a misure eccezionali:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/22/stati-uniti-di-polizia-la-fase-finale-della-guerra-al-terrore-e-cominciata/

Intanto l’FBI continuerà a collaborare con tutti i potenziali terroristi, come fa almeno dal primo attentato al World Trade Center, nel 1993 – ufficialmente per sventare i complotti ma, occasionalmente, se l’opinione pubblica necessita di una spintarella:

http://www.nytimes.com/2012/04/29/opinion/sunday/terrorist-plots-helped-along-by-the-fbi.html?pagewanted=all&_r=3&

http://www.nytimes.com/1993/10/31/nyregion/bomb-informer-s-tapes-give-rare-glimpse-of-fbi-dealings.html?pagewanted=all&src=pm

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/21/lfbi-organizza-e-sventa-la-maggior-parte-degli-attentati-terroristici-islamici-sul-suolo-americano-ricerca-della-ucla/

Tutti si aspettano che questo attentato darà il via ad una nuova ondata di misure di “sicurezza” (= liberticide).

Già ora la Bill of Rights (incluso il fondamentale habeas corpus) è interpretabile, non vale per cittadini americani all’estero e Obama ha solamente assicurato che la garantirà sul suolo americano (a sua discrezione). Non sappiamo se sia questa la sua intenzione e non sappiamo se chi verrà dopo di lui sarà così “auto-disciplinato”. Sappiamo che il ministro della Giustizia americano (Attorney General) rivendica con nonchalance il diritto di assassinare cittadini americani con i droni sul suolo americano (!!!)

http://www.huffingtonpost.com/2013/03/05/us-drone-strike_n_2813857.html

È antiamericano affermare che una tale rivendicazione è offensiva e preoccupante e rimanda la memoria all’arbitrio sulla vita e la morte dei cittadini caratteristico delle dittature anticomuniste e comuniste?

È antiamericano indignarsi (e preoccuparsi) alla notizia che tutte le comunicazioni saranno monitorate ed archiviate (Operazione Vento Stellare)

http://en.wikipedia.org/wiki/Stellar_Wind_%28code_name%29

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/21/utah-2013-dal-grande-fratello-allimmenso-fratello/

ed alla notizia che si applica la legge marziale a Boston e la gente festeggia nelle strade, senza capire le sue implicazioni?

La constatazione che l’America sta diventato uno stato di polizia orwelliano può essere rassicurante solo per gli stolti e gli ignoranti. Chiunque abbia anche solo un minimo senso della storia non può che sentirsi inquieto e minacciato, specialmente se vive in quella che è, a tutti gli effetti, una colonia degli Stati Uniti:

http://www.repubblica.it/esteri/2013/04/21/news/usa_11_miliardi_per_adeguare_le_atomiche_agli_f-35-57197605/?ref=HREC1-6

Molti sanno qual è la destinazione finale di tutto questo, ma troppi non hanno il coraggio di dire quello che pensano, purtroppo.

campi-di-concentramento-congresso-stati-uniti

Allegate potrete trovare le informazioni che avete richiesto riguardo alla politica ed alle linee guida dell’esercito in merito all’istituzione di un programma di lavoro carcerario per civili e di campi di prigionia civili in installazioni militari. Queste informazioni non sono ancora state pubblicate (sono in corso di stampa), comunque, questi programmi sono stati finanziati, hanno ottenuto l’assegnazione del relativo personale e riflettono l’attuale politica dell’esercito. Spero che troverete queste informazioni utili,

Cordiali saluti,

Sinceramente vostro

BILL HEFNER

Membro del Congresso

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/10/amerika/

DISOCCUPAZIONE IN AMERICA

La disoccupazione americana è molto più elevata delle statistiche ufficiali. Prova ne sia il fatto che la popolazione aumenta (+ 10 milioni tra il 2009 ed il 2013) mentre il numero di occupati resta pressoché invariato (147 milioni nel 2007 – 142 milioni nel 2009 – 142 milioni nel 2012 – 143 milioni nel 2013 e moltissimi sono precari ma vengono conteggiati come occupati):

http://www.bls.gov/home.htm

Il dato dei disoccupati e dei sotto-occupati si aggira verosimilmente intorno al 22%:

http://www.nypost.com/p/news/business/how_nation_true_jobless_rate_is_N4E6MjtfhnMcCi537pucaJ

http://www.shadowstats.com/alternate_data/unemployment-charts

http://www.usnews.com/opinion/mzuckerman/articles/2013/02/01/mort-zuckerman-how-we-can-end-our-modern-day-depression

il prossimo anno, grazie ai terribili tagli concordati con i repubblicani (75mila miliardi di dollari sottratti all’economia ed ai consumatori), le cose peggioreranno ulteriormente, i sussidi si esauriranno e ci saranno indubbiamente le prime rivolte. Ora sappiamo che aspetto avranno le città americane in cui i primi “scalmanati” protesteranno violentemente contro il disastro socio-economico causato dalle oligarchie finanziarie e da politici fin troppo accondiscendenti. Gli indignati nonviolenti del movimento Occupy Wall Street hanno già subito innumerevoli vessazioni. Ma questo è nulla rispetto a quel che attende i giovani americani (ed europei?) se sceglieranno la strada della violenza e non della politica attiva e del coinvolgimento dell’intera popolazione in proteste pacifiche e scioperi nazionali (insubordinazione di massa). 

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http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/garden-plot-e-rex-84-le-origini-del.html

POLITICA ESTERA

La strategia del “taglio netto” deve contemporaneamente “rendere sicuro il confine settentrionale” di Israele e “indirizzarsi ad una strategia classica di equilibrio di potenza”, ovviamente a vantaggio del Paese: per fare questo, Israele deve essere pronta non solo a colpire le infrastrutture siriane in Libano, ma affermare il concetto che il territorio siriano non è inviolabile e, ove le azioni dirette in Libano non bastino, “colpire obiettivi selezionati nella Siria stessa”. Per quanto riguarda il perseguimento di un equilibrio fondato sulla potenza, il documento ipotizza la creazione di un “asse naturale” strategico fra Turchia, Israele, Giordania e Iraq centrale, che ridisegni la mappa del Medio Oriente a scapito della Siria. Per fare ciò, fra le varie cose da fare, si legge che sarà utile “distogliere l’attenzione della Siria usando elementi dell’opposizione libanese per destabilizzare il controllo siriano del Libano”.

http://www.clarissa.it/editoriale_int.php?id=173&tema=Divulgazione

«La Siria sfida Israele sul suolo libanese. Un approccio efficace, con cui gli americani potrebbero simpatizzare, prevede che Israele acquisisca l’iniziativa strategica lungo i suoi confini settentrionali impegnando Hezbollah, Siria e Iran»

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/24/il-principe-delle-tenebre-spiega-gaza-e-solo-laperitivo/

Quel che Israele fa nel Medio Oriente, gli Stati Uniti+NATO lo stanno facendo su scala mondiale. L’unico problema è che gli obiettivi della piccola potenza non coincidono più con quelli della grande potenza e le divergenze tra bulli difficilmente si risolvono a vantaggio del bullo più piccolo.

 

POLITICI AMERICANI CHE NON CREDONO PIÙ ALLA VERSIONE UFFICIALE DELL’11 SETTEMBRE

Sono i presidenti della Commissione 911, un ex capo dell’antiterrorismo statunitense, il consigliere-capo della commissione 911, il presidente dell’inchiesta ufficiale del Congresso sull’11 settembre, nonché una pletora di agenti, non solo dell’FBI, citati da Richard Clarke.

Richard Clarke, l’ex zar dell’antiterrorismo americano, ha ammesso che i terroristi dell’11 settembre sono stati aiutati da elementi deviati del governo americano e da alcune figure dell’establishment saudita e ha fatto i nomi:

http://www.youtube.com/watch?v=bl6w1YaZdf8&lr=1

Qui una sintesi dell’evidenza raccolta dalle inchieste del Congresso americano che rafforzano la versione dei fatti di Clarke (sono tutti atti ufficiali riportati dalla stampa)

http://www.historycommons.org/timeline.jsp?timeline=complete_911_timeline&investigations:_a_detailed_look=911CongressionalInquiry

Il senatore Bob Graham pretende che si riapra l’inchiesta per stabilire il livello di complicità saudita e del governo americano:

http://www.huffingtonpost.com/bob-graham/911-saudi-arabia_b_1868863.html

Membri della Commissione sull’11-9 hanno notato che, “ il sospetto di cattivo comportamento [del Pentagono] divenne così profondo tra i 10 membri della Commissione che, in un incontro segreto alla fine del suo mandato nell’estate 2004, si discusse se riferire della questione al Dipartimento di Giustizia per un’indagine criminale” [17]. Il senatore Mark Dayton ha affermato che gli ufficiali del NORAD “ hanno mentito al popolo americano, hanno mentito al Congresso e hanno mentito alla vostra Commissione sull’11-9 in modo da creare una falsa impressione di competenza, comunicazione e protezione del popolo americano” [18].

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=print&sid=4139

Per chi ha veramente voglia di informarsi:

http://www.amazon.com/Intelligence-Matters-Arabia-Failure-Americas/dp/0700616268

http://www.amazon.com/Disconnecting-Dots-How-Allowed-Happen/dp/0984185852

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New Orleans

LA TRAGICA FINE DEGLI INTELLETTUALI PROGRESSISTI

Quando il capitalismo entra nella sua fase degenerativa (neoliberista), comincia a cannibalizzare (letteralmente) la popolazione intraprendendo iniziative militari sempre più spericolate e sconsiderate. Il budget viene affondato da un eccesso di spese militari, sprechi clientelari (incluso l’acquisto di titoli privi di valore per salvare banche zombie) e da entrate in continuo calo, a causa di un’economia che opera molto al di sotto del suo potenziale. Per allineare i bilanci, i governi tagliano il welfare invece di cercare di recuperare i soldi sottratti all’economia dal sistema finanziario (Tobin Tax + abolizione dei paradisi fiscali, anche con la forza se necessario). Si innesca un circolo vizioso che comporta un vero e proprio omicidio di massa (suicidi, malnutrizione, incidenti dovuti a stress ed indebolimento, aumento del tasso di violenza). Queste sono politiche economiche smaccatamente fasciste e sono il preludio al fascismo vero e proprio, che non tarderà a manifestarsi in tutta la sua virulenza. Manca solo un incendio del Reichstag. Arriverà. Come i socialdemocratici tedeschi dell’epoca di Weimar, i progressisti americani stanno adottando misure repressive che torneranno molto utili al prossimo governo autoritario, democraticamente eletto. Non ci sarà da sorprendersi se molti intellettuali progressisti che hanno celebrato le due amministrazioni Obama faranno una brutta fine, come spesso accade agli utili idioti (es. socialdemocratici dopo l’avvento di Hitler).

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http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/12/heliofant-i-pet-goat-ii-il-nostro-futuro/

Stati Uniti di Polizia – la fase finale della Guerra al Terrore è cominciata

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Si dovevano attaccare i civili, la gente, donne, bambini, persone innocenti, gente sconosciuta molto lontana da ogni disegno politico. La ragione era alquanto semplice: costringere … l’opinione pubblica a rivolgersi allo stato per chiedere maggiore sicurezza.

Vincenzo Vinciguerra, ex agente Gladio, deposizione

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La vera notizia è come è bastato un decennio per addomesticare i cittadini americani e far loro accettare detenzione permanente, tortura, esecuzione sommaria di cittadini americani, in patria o all’estero, una massiccia presenza di paramilitari nelle loro strade e nelle loro case. Ogni richiesta fatta dalle autorità era a titolo volontario, ma quasi nessuno si è rifiutato di ottemperare. E’ vero che Boston è un caso particolare: una città particolarmente rispettosa della legge e con forti simpatie per il presidente Obama. Tuttavia resta il dato davvero inquietante di una popolazione fin troppo facilmente malleabile e disposta a credere, obbedire, combattere la “Guerra al Terrore”. La buona notizia è che le voci di dissenso stanno facendosi sentire in rete e nei forum dei quotidiani, in modo articolato e fermo. Boston è servita da monito.

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Allo stato attuale, non vi è nulla di sostanziale che colleghi i due indagati al delitto. Ci sono voci, 32 secondi di video per nulla incriminante (così tante telecamere a circuito chiuso ma nessuna registrazione utile?), alcune fotografie non troppo chiare, i loro zaini sembrano diversi da quelli incriminati. Non c’è un movente, non c’è una  prova visiva che mostri i sospetti che dispongono la bomba sulla scena del crimine e non c’è alcun filmato dei sospetti in fuga da una qualunque scena del crimine. L’automobilista rapito che, ci viene detto, ha riferito che i due, prima di lasciarlo andare senza torcergli un capello, si sono autoaccusati dell’attentato (!!!??? per farsi prendere più facilmente?), non è stato intervistato da nessuno, si è letteralmente volatilizzato. Ci sono ben 6 versioni discordanti di come è avvenuta la cattura.
Al momento nessun giudice li condannerebbe.

Obama, in quanto presidente, non deve permettersi di emettere sentenze, come ha implicitamente fatto e come esplicitamente fa con le sue liste di persone da uccidere con i droni.
Il ragazzo è un cittadino americano, non un “nemico combattente” come John McCain vorrebbe che fosse considerato, in modo da farlo internare e processare da un tribunale militare, a porte chiuse .

Non deve essere interrogato dall’FBI e giudicato a livello federale. La giurisdizione è quella del Massachussetts: si sta forse cercando di sfruttare il caso per degli scopi che hanno poco a che vedere con la sicurezza dei cittadini e molto a che vedere con ulteriori restrizioni dei loro diritti (se possono fare a pezzi la costituzione per un cittadino americano, lo possono fare per tutti)? Oppure si sta cercando di evitare che qualcuno capisca in che rapporti erano stati il fratello maggiore e l’FBI nel corso degli ultimi 3 anni?

L’FBI organizza complotti terroristici, agevolando gli estremisti, fornendo loro idee, logistica, contatti ed armi per arrestarli preventivamente, senza che i cittadini si chiedano se non sia istigazione a delinquere, se queste persone avrebbero realmente compiuto certe azioni se non fossero stati inseriti in un certo tipo di dinamica:

http://www.nytimes.com/2012/04/29/opinion/sunday/terrorist-plots-helped-along-by-the-fbi.html?pagewanted=all&_r=3&

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/21/lfbi-organizza-e-sventa-la-maggior-parte-degli-attentati-terroristici-islamici-sul-suolo-americano-ricerca-della-ucla/

L’FBI ha addirittura consentito che il primo attentato alle Torri Gemelle, quello del 1993, andasse in porto
http://www.nytimes.com/1993/10/31/nyregion/bomb-informer-s-tapes-give-rare-glimpse-of-fbi-dealings.html?pagewanted=all&src=pm

L’FBI sorvegliava Tamerlan, il fratello maggiore, da 3 anni e lui lo sapeva, perchè avevano informato i suoi genitori (!). Allora perché quell’appello ai cittadini affinché aiutino ad identificare dei sospetti che già conoscono? 

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Il giovane Dzhokar Tsarnaev era un giovane cittadino Americano modello. Era un calciatore e si allenava tre volte in settimana con i suoi compagni di squadra e, non contento, era anche il capitano della squadra di wrestling del suo istituto: i suo compagni di wrestling lo ricordano come una persona sempre disponibile pronta ad elargire consigli. Aveva ottenuto una borsa di studio in medicina, voleva diventare un infermiere, era stato un bagnino perché “voleva salvare la gente”, nel tempo libero assisteva come volontario ragazzini affetti dalla sindrome di Down. Nessuno dei suoi amici più stretti l’ha mai considerato una persona religiosa. I suoi insegnanti lo hanno descritto come uno studente ideale. I suoi vicini come un ragazzo adorabile. Era l’incarnazione del sogno Americano ma, da un giorno all’altro, ci viene detto che è diventato uno jihadista che uccide civili ad una competizione sportiva (lui che adora lo sport) e la sera stessa va ad una festa (mentre il fratello va tranquillamente in palestra ad allenarsi), poi a dormire nella sua stanza. Il giorno dopo si rende conto che è in corso una caccia all’uomo, scappa con suo fratello maggiore, ruba un’auto ma rilascia il proprietario dopo avergli detto che è l’autore dell’attentato (!!! – questo sostengono le autorità investigative: nessuno ha visto e intervistato questo tizio), sfugge alla cattura anche se dopo la prima sparatoria è circondato da poliziotti.
Per qualche ragione le sue radici cecene non lo spingono ad attaccare la Russia ma gli Stati Uniti che gli hanno dato tutto quel che poteva desiderare, inclusa la cittadinanza (qualche mese fa). È uno jihadista ma non si immola e non si comporta come tale; è come se avesse due personalità e nessuno avesse mai visto quella islamista.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/20/informazioni-sui-presunti-bombaroli-di-boston-che-non-troverete-sul-corriere-della-sera/

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Ancora più drammatica è la criminalizzazione dei giovani: secondo la stessa versione ufficiale in cui cambiano i nomi e i connotati ma gli altri dettagli si ripetono, gli autori di attentati e stragi sono immancabilmente giovani immaturi, inquieti e, soprattutto, indignati con il governo. Questi escono di testa per ragioni che non sono mai chiare, agiscono da soli e sfruttano insospettabili abilità militari per uccidere degli innocenti e/o sfuggire alla cattura: fino alla loro uccisione o suicidio, come in ogni film americano che si rispetti.

Il copione è ripetitivo e meccanico, ma le serie TV (24, Homeland) ed i blockbuster lo hanno reso plausibile per un pubblico ovinizzato che delega ad altri le attività cerebrali non necessarie alla sopravvivenza fisica.

Le autorità ci assicurano che il fratello maggiore era un integralista, a dispetto delle apparenze (era appassionato di hip-hop, skateboard e droghe leggere)

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e, stando al racconto della madre, Zubeidat K. Tsarnaeva, negli ultimi anni l’FBI l’aveva avvertita del fatto che il figlio Tamerlan era su una brutta strada e che lo stavano sorvegliando [NB, l'FBI ha ammesso che le cose stavano così solo DOPO l'intervista della madre ad una TV russa]. Questo significa che dovevano sapere che aveva consultato dei siti per costruire bombe fatte in casa (se è vero) e che dovevano sapere che si era comprato un arsenale di armi…però…boh?
Nel 2011 l’intelligence russa aveva chiesto all’FBI di indagare su di lui, per capire se era “a rischio”. L’FBI fece delle scrupolose investigazioni (internet, telefonate, conoscenze, biografia, movimenti, domande a parenti e conoscenti, ecc.) senza trovare alcuna attività sospetta o legame con associazioni terroristiche, ma riferì di un’evidente tendenza integralista:

http://www.guardian.co.uk/world/2013/apr/20/fbi-quiz-dzhokhar-tsarnaev-suspect-capture

Dopo l’attentato Tamerlan non si è suicidato: è tornato a casa dalla bella moglie americana – Katherine Russell – e dalla figlia.

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Le autorità, a partire dal presidente, stanno trattando dei sospetti alla stregua di colpevoli già condannati.
Questo normalmente succede in un sistema giuridico primitivo come quello giapponese, dove l’imputato deve dimostrare di essere innocente. In un sistema giuridico civile l’accusa deve dimostrare la colpevolezza. Dal Patriot Act in poi gli Stati Uniti non sono più un paese civile e, anche grazie a certe leggi controfirmate da Obama, il nostro presunto terrorista rischia di scomparire per anni in un labirinto giudiziario, come se fosse a tutti gli effetti morto (morte civile):
http://www.informarexresistere.fr/2012/01/07/ndaa-torneranno-i-campi-di-concentramento-in-america/#axzz2QwmMcGkz

Nessuno si curerà della sorte di Tsarnaev, preventivamente condannato dall’opinione pubblica, allo stesso modo in cui praticamente nessuno si preoccupa dei diritti degli internati nei campi di prigionia antiterroristi americani. Però è così che i diritti di tutti vengono amputati: prima si colpiscono le figure marginali, detestate o appena tollerate (zingari, ebrei, comunisti, gay, ecc.) e poi, nel constatare che la popolazione non reagisce, l’abolizione della tutela giuridica si istituzionalizza, si espande e diventa sempre più arduo contestarla. Per abolirla non resta altro da fare che combattere e sacrificare la propria vita. E’ quel che succederà negli Stati Uniti nei prossimi anni, con buona pace degli obamofili.
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/28/children-of-men-i-figli-degli-uomini-un-film-preveggente/

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Boston, una città di oltre 600mila abitanti è stata, virtualmente, messa agli arresti domiciliari (chiunque si fosse trovato in strada era passibile di fermo e perquisizione corporale – in un caso un tizio è stato denudato e dei poliziotti hanno inveito contro i giornalisti) e sotto legge marziale (con migliaia di paramilitari che entravano nelle case per setacciarle, senza alcuna autorizzazione) per la durata della caccia allo studente diciannovenne modello-assistente di ragazzini down-terrorista jihadista a tempo perso.

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La militarizzazione della metropoli ora costituisce un precedente. Invece di usare i cani per rintracciare rapidamente il ricercato, che perdeva sangue ed aveva abbandonato l’auto, 9mila agenti militarmente equipaggiati hanno trascorso la notte perlustrando le abitazioni di una vasta sezione della città (senza un permesso, in piena violazione del quarto emendamento), come se fosse la cosa più naturale del mondo. Nessuno ha protestato, la folla alla fine festeggiava per le strade, senza rendersi conto dell’implicita carta bianca che hanno fornito al governo.
In nessun paese europeo, dopo la sconfitta di Hitler, la minaccia terroristica è mai stata gestita in questo modo. Queste sono “cose da Hollywood”:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/07/batman-leroe-della-controrivoluzione/

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Ora qualunque cellula terroristica (e presidente) sa che basta davvero poco per mettere in stand-by gli Stati Uniti e che la popolazione accetterà con entusiasmo che la sua libertà sia sacrificata in nome della sicurezza. Il sogno di Bush è realtà, ma con Bush tutto questo non sarebbe stato possibile. Obama il Buono, invece, può, perché è “animato dalle migliori intenzioni”, nonostante tutto:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/14/amerikarma-obamamania/

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Perciò non è un problema se il confino domestico dei cittadini elimina possibili testimoni delle azioni delle forze dell’ordine paramilitari (stavano cercando indizi o disseminando “prove”? Chi può dirlo?), se il ragazzo è stato scovato da un privato cittadino che aveva violato il coprifuoco perché non ne poteva più, se l’atmosfera diventa ancora più agghiacciante, amplificando gli effetti dell’atto terroristico.

Chiunque contesti questo genere di prassi poliziesca viene bollato come complottista (yawn/sbadiglio) o apologeta di terrorismo (!!!).

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Molti di quelli che hanno seguito Obama durante la crisi hanno osservato che il suo atteggiamento era freddo, distante, privo di emozioni, meccanico nel pronunciare parole di pura circostanza.

Il mio timore è che si stia chiudendo nel suo guscio, come accade agli schizoidi quando la situazione si fa seria. A quel punto è difficile distinguerli dagli psicopatici. A quel punto, tutto diventa possibile:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/03/10/obama-e-psichicamente-sano-oppure-e-schizoide/

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La questione, allora, è la seguente: gli americani sono stati ammaestrati come i tedeschi negli anni Trenta, oppure saranno capaci di ridestarsi dall’ipnosi collettiva?

Se vivessi negli USA sarei seriamente preoccupato e traumatizzato, perché saranno anni di lacrime, piombo e sangue:
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/02/15/la-storia-dello-zombie-che-fu-bruciato-vivo-dalla-polizia-stati-uniti-2013/

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Informazioni sui presunti bombaroli di Boston che non troverete sul Corriere della Sera

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Primi tentativi di stabilire un legame con l’Iran (l’Occidente appoggia ufficialmente gli jihadisti ceceni e quelli “siriani”, ma questi “jihadisti” ceceni sono mandati dall’Iran!)

http://www.wnd.com/2013/04/boston-bombers-followers-of-irans-ayatollah/

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I due fratelli, di nazionalità turca, ottengono un permesso di residenza negli Stati Uniti e vi risiedono dal 2002. Il più grande si allena con successo come pugile e sogna di battersi alle Olimpiadi con i colori americani. L’altro, che ha trascorso la maggior parte della sua vita negli USA, ottiene una borsa di studio per un istituto esclusivo ultraliberale già frequentato da Matt Damon, vuole diventare un infermiere (!) e intanto fa il bagnino per “salvare vite umane, perché è questo che mi rende felice”. L’11 settembre 2012 diventa cittadino americano. Perché diamo per scontato che si mettano ad uccidere altri americani a casaccio, senza alcuna ragione?

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Il mero fatto che uno dei due sia musulmano (senza alcuna affiliazione) è diventato il loro movente.

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Il più giovane è convinto che la versione ufficiale dell’11 settembre sia falsa. L’11 settembre è quella suggestiva favoletta per cui dei pivelli dediti all’alcool, alle droghe, alle spogliarelliste ed al gioco d’azzardo decidono di unirsi ai fondamentalisti islamici di Al-Qaeda e, pur essendo incapaci di far volare decentemente un Cessna, riescono a colpire con precisione chirurgica 3 obiettivi su 4 nello spazio aereo meglio difeso del mondo pilotando dei giganteschi Boeing senza commettere il minimo errore. Fortunatamente per il genere umano la maggior parte degli abitanti di questo pianeta è scettica:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/22/perche-una-maggioranza-di-persone-nel-mondo-non-crede-alla-versione-ufficiale-dell11-settembre/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/11/ferdinando-imposimato-sull11-settembre-e-sul-rischio-di-un-altro-11-settembre-in-inglese/

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Sempre il più giovane – descritto da amici e compagni di scuola come un “angelo ambulante” (walking angel) spiegava su twitter che in due settimane aveva avuto 3 incubi in cui gli Stati Uniti erano invasi dagli zombie, cominciava a sospettare che stesse per accadere qualcosa di grosso (infatti: l’hanno quasi ucciso e lo condanneranno a morte) e aggiungeva che se avesse potuto si sarebbe trasferito altrove. Il giorno dell’attentato avvertiva i suoi conoscenti: “Non c’è amore nel cuore di questa città. Restate al sicuro”. Il suo allenatore lo ricorda come un ragazzo adorabile, gioviale, atleta formidabile e gran studioso, grato di aver potuto intraprendere gli studi

http://www.dailymail.co.uk/news/article-2311580/Boston-bombing-suspects-brothers-Dzhokhar-A-Tsarnaev-Tamerlan-Tzarnaev-links-Chechnya.html

Però i media riportano ossessivamente solo una frase: “mi interessano solo i soldi e la carriera” pubblicata su un account del facebook russo.

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Non sapremo mai la loro versione dei fatti. Ci dovremo fidare della versione ufficiale. Come nel caso di Osama Bin Laden.

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Questi due ragazzi portavano due pentole a pressione negli zainetti, ma dalle immagini non sembra che gli zainetti fossero pieni e pesanti. Compiono un attentato terroristico a viso scoperto, come se volessero farsi identificare facilmente. Poi rimangono diversi giorni nei paraggi dedicandosi ai piccoli furti (perché? Non sono poveri). Non hanno pensato ad un piano di fuga? Non si preoccupano della caccia all’uomo? Non immaginano di poter essere abbattuti da poliziotti dal grilletto facile? Non cercano neppure di nascondersi? Non cambiano vestiti, aspetto? Rubano un’auto giusto per farsi individuare? È un film hollywoodiano?

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La madre afferma che il figlio maggiore era in contatto con l’FBI per almeno 3 anni

Salvo tre eccezioni, tutti i complotti terroristici sul suolo americano dopo l’11 settembre 2001 sono stati organizzati grazie ad infiltrati FBI che hanno istigato, informato ed equipaggiato degli estremisti per poi sventare gli attentati (ricerca dell’Università di Los Angeles):

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/21/lfbi-organizza-e-sventa-la-maggior-parte-degli-attentati-terroristici-islamici-sul-suolo-americano-ricerca-della-ucla/

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Una delle maggiori città americane viene militarizzata (inclusa una no-fly zone e mezzi blindati nelle strade). Nulla del genere era successo a Washington per il cecchino di qualche anno fa:

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/03/10/usa-condannato-morte-il-cecchino-di-washington.html

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Effetti di questo attentato terroristico sull’immaginario americano:

  • anche degli studenti modello possono essere radicalizzati;
  • questo può accadere anche senza che entrino in contatto con una rete di fanatici;
  • l’islam è un virus terribile che, in pochi mesi (pochi giorni o forse ore nel caso del più giovane), trasforma due ragazzi normali che non hanno mai dato problemi a nessuno in macchine di morte;
  • è sufficiente avere accesso ad internet;
  • su internet puoi anche imparare come farti in casa delle bombe e come maneggiare armi ed esplosivi senza farsi del male;
  • su internet puoi imparare come sfuggire per ore a migliaia di poliziotti con la migliore assistenza tecnica disponibile e “sopravvivere” a due sparatorie;
  • nessuno può sentirsi al sicuro, tutti possono essere dei potenziali terroristi, anche persone che conosci da tempo e che si comportavano così amabilmente e premurosamente;
  • se c’è una caccia all’uomo non è un problema se i poliziotti uccidono i fuggitivi, se sono ACCUSATI di essere terroristi (= il linciaggio è una buona pratica);
  • la gente può partecipare alla caccia all’uomo segnalando e pubblicando su internet foto di decine di persone completamente innocenti che saranno costrette a rivolgersi alla polizia per farsi scagionare e, se possibile, non essere linciate, ma non potranno togliere dalla rete le loro immagini;
  • la serie “Homeland” descrive la realtà, o la preannuncia, o la plasma, o comunque prepara psicologicamente la cittadinanza americana ad un certo tipo di scenario che prevede poteri virtualmente illimitati conferiti al governo federale ed alle forze dell’ordine/forze armate;
  • la legge marziale è dietro l’angolo ed è una misura ragionevole;

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Questa storia è anche più assurda di quella del terrorista di Tolosa

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/23/cose-successo-a-tolosa/

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La strategia della tensione è una tattica che mira a dividere, manipolare e controllare la pubblica opinione usando paura, propaganda, disinformazione, guerra psicologica, agenti provocatori ed azioni terroristiche di tipo false flag. L’espressione è stata ripresa dalla traduzione letterale dell’inglese strategy of tension, utilizzata dal settimanale The Observer in un articolo del dicembre 1969, per definire la politica degli Stati Uniti, con il fattivo appoggio del regime militare greco, tesa a destabilizzare i governi democratici delle nazioni con particolare valenza strategica nell’area mediterranea, nella fattispecie Italia e Turchia, attraverso una serie di atti terroristici, allo scopo di favorire l’instaurazione di dittature militari. Alla strategia della tensione sono inoltre riconducibili tentativi di colpo di stato, organizzazioni segrete eversive, e infiltrazioni di provocatori in movimenti avversi alla destra.

http://it.wikipedia.org/wiki/Strategia_della_tensione

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Meglio non essere negli USA intorno alla metà di aprile:
19 Aprile 1993: massacro di Wako.
19 April 1995: bomba alla sede dell’FBI di Oklahoma City.
20 aprile 1999: Columbine.
16 aprile 2007: Virginia Tech
15 aprile 2013: Maratona di Boston

Lo sfaldamento del PD, il rischio di cattura cognitiva del M5S e il recupero della Concordia

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Inizia la fase decisiva per il recupero della nave da crociera: alla fine sarà raddrizzata e fatta galleggiare.

RomagnaNoi, 17 aprile 2013

L’Italia può essere raddrizzata a fatta galleggiare, se ci sarà concordia, rispetto e fiducia tra un PD rinnovato e il M5S.
Ci sono forze non-democratiche che avrebbero tutto da guadagnare da una giacobinizzazione del M5S e dalla formazione di un fossato invalicabile che separasse queste due espressioni della politica italiana:

Provo un certo godimento, degli orgasmi, a vedere Grillo sfasciare tutto. Il nostro sistema politico è talmente marcio che spero che dal grande caos rinasca tutto. Oggi voterei per lui.

Vittorio Feltri a La Zanzara, 6 novembre 2012

Dobbiamo riuscire a costruire, innovare, democratizzare e unire ciò che viene separato dai seminatori di zizzania.
Ho già spiegato che Fabrizio Barca-Mirabeau può essere la persona giusta (N.B. Non è l’unico! Non ci servono salvatori, ci si salva assieme o si affonda insieme):
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/15/a-roma-serve-un-barca-non-un-alcibiade-la-terza-repubblica-in-33-comode-rate/

A questo proposito, mi trovo, come sempre più spesso mi capita, in sintonia con Barbara Spinelli:

L’accordo fra sinistra e 5 Stelle sul nome del Presidente è infecondo solo se teniamo il naso schiacciato sull’oggi, anzi sull’ieri (le larghe intese erano solo con la destra). Se guardiamo lontano, se vediamo lo sfaldarsi del Pd non come una sciagura ma come un’opportunità, l’accordo con Cinque Stelle può essere reinvenzione democratica. Tra le righe è quel che dice Fabrizio Barca, nel programma presentato il 12 aprile in favore di un Pd disfatto e rifatto a nuovo.

I militanti di 5 Stelle preconizzano ad esempio l’immissione nella democrazia rappresentativa di esperienze sempre più estese di democrazia deliberativa, diretta. Non siamo lontani dallo sperimentalismo democratico che secondo Barca deve innervare il futuro Pd

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/15/a-roma-serve-un-barca-non-un-alcibiade-la-terza-repubblica-in-33-comode-rate/

[…].

Chi adotta il metodo minimalista non crede che lo Stato possa molto, per curare la democrazia malata o attenuare la povertà sociale. Quel che gli importa, è preservare una chiusa élite (di esperti politici, di tecnici) che prenderà decisioni senza curarsi se funzionino, convinta com’è che i piani di austerità daranno ineluttabilmente frutti anche se immiseriscono popoli interi.

Il candidato al Colle preferito da simili élite non deve essere popolare, non deve nemmeno rappresentare un emblema ideale per i cittadini: deve essere abile, e soprattutto omogeneo alle oligarchie che lo faranno re. Meno popolare sarà, più sarà scongiurato il pericolo, temuto dai benpensanti del vecchio ordine, del populismo. A parole, i minimalisti si augurano uno Stato leggero, non invadente. Nei fatti, le oligarchie partitocratiche vivono in osmosi con lo Stato e rendono quest’ultimo più che pervasivo, indifferente alla voce di chi (localmente, nelle Azioni Popolari, nei voti online) reclama cambiamenti.

Tutt’altra l’idea degli sperimentatori, o della democrazia deliberativa: è il metodo sfociato nel voto, da parte degli attivisti di M5S, dei candidati al Colle. L’esperimento è difficile, ma innovativo e molto più onesto di quel che era stato pronosticato. Non tutti i candidati vincenti erano graditi ai vertici del Movimento: tuttavia il verdetto è stato accolto democraticamente e con responsabilità istituzionale.

[…].

Stupidità fanfaronesche s’incrociano spesso sul web. Ma ancor più funeste dilagano nei non meno virtuali palazzi del potere. Le cerchie partitiche, o tecniche, mostrano una conoscenza del pubblico interesse infinitamente meno vigile. Sono le cerchie contro cui si scaglia Barca, quando denuncia i “partiti di occupazione dello Stato, dove si vende e si compra di tutto: prebende, ruoli, pensioni, appalti, concessioni, ma anche regole, visioni, idee”. Berlinguer usò parole quasi eguali, quando ruppe col compromesso storico e denunciò la degenerazione dei partiti, Pci compreso (“I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo”, disse a Eugenio Scalfari su Repubblica, il 28-7-81).

[…].

Non sappiamo ancora se le strade di Barca e di Grillo si incontreranno. Se dall’eventuale incontro la democrazia uscirà più forte. Se il M5S intirizzirà, a forza di rifiutare alleanze. Resta che l’Italia ha bisogno di sperimentatori, non di minimalisti. Che solo i primi sono in grado di guardare in faccia la crisi, e di mutare anche l’Europa. Di ripensare l’austerità come aveva provato Berlinguer nel 1977, quando il capitalismo aveva appena cominciato a vacillare.

http://www.repubblica.it/speciali/politica/elezioni-presidente-repubblica-edizione2013/2013/04/17/news/coraggio_solitudine-56800260/?rss

L’alternativa è la giacobinizzazione…

Io ho amore per la ragione, ma non ne ho per il fanatismo. La ragione ci guida e ci illumina, ma quando ne avrete fatto una divinità, essa vi accecherà e vi indurrà al delitto.

Brotteaux (da Anatole France, “Gli dèi hanno sete”).

GIACOBINISMO

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I popoli non giudicano come le corti giudiziarie, non emettono sentenze: lanciano la loro folgore; non condannano i re: li piombano nel nulla… quale altra legge può seguire il popolo se non quella della giustizia e della ragione sostenute dalla sua onnipotenza?

Maximilien Robespierre, “Discorso per la condanna a morte di Luigi Capeto”, 3 dicembre 1792.

Io ho sostenuto, tra persecuzioni incredibili e senza appoggi, che il popolo non ha mai torto, io ho osato proclamare questa verità in un tempo in cui non era ancora riconosciuta; il corso della rivoluzione l’ha dimostrato.

Maximilien Robespierre, 25 febbraio 1793

Il fine della rivoluzione è il trionfo dell’Innocenza.

Robespierre

Questa nostra Rivoluzione è una religione e Robespierre è il capo della setta. È un prete che governa i devoti…Robespierre predica, Robespierre censura, è furioso, solenne, melanconico, esaltato – ma tutto freddamente; i suoi pensiero fluiscono con regolarità, le sue abitudini sono regolari; tuona contro i ricchi e i grandi; vive con molto poco; non ha bisogni. Ha una sola missione – parlare, e parla incessantemente; crea discepoli…parla di Dio e della Provvidenza; si definisce amico degli umili e dei deboli…riceve la loro venerazione…è un prete e non sarà mai altro che un prete.

Condorcet (1743 –1794) su Robespierre, articolo apparso su Chronique de Paris

Voi dovete punire non solo i traditori, ma anche gli indifferenti; dovete punire chiunque sia apatico nella Repubblica e non faccia nulla per essa; giacché, dopo che il popolo ha manifestato la sua volontà, tutto ciò che si oppone ad essa si pone fuori del popolo sovrano, e tutto ciò che è fuori del popolo sovrano è nemico.

Saint-Just, “Sulla necessità di dichiarare il governo rivoluzionario fino alla pace”, 10 ottobre 1793

La rivoluzione deve fermarsi quando abbia raggiunto la perfezione della felicità e della libertà pubblica per mezzo delle leggi. I suoi slanci non hanno altro scopo, e devono spazzar via tutto ciò che vi si oppone.

Saint-Just, “Frammenti sulle istituzioni repubblicane”, 1794

Quello che costituisce una Repubblica è la distruzione di tutto ciò che la contraria.

Saint-Just

Molti dei Francesi che ci avevano appoggiato ci guardavano come dei pazzi, come degli energumeni, spesso persino come degli scellerati.

René Levasseur de la Sarthe, giacobino, 1795.

La rivoluzione francese mi ha influenzato molto e in special modo Robespierre…Robespierre è il mio eroe. Robespierre e Pol Pot: entrambi hanno la medesima qualità di determinazione ed integrità.

Suong Sikoeun, uno dei leader dei Khmer Rossi (1975-1979)

Il problema non è il terrore in quanto tale, il nostro compito è precisamente quello di reinventare il terrore emancipatore.

Slavoj Zizek, “In difesa delle cause perse: materiali per la rivoluzione globale”, 2009.

**********

Saint-Just, orfano di padre e di origine contadina, giunto squattrinato a Parigi e col vizio del gioco d’azzardo, si iscrive ad una loggia massonica che gli finanzierà le pubblicazioni sovversive e libertine e l’acquisto di 8 ettari di terreno.

“Intanto l’abilissimo Jean de Batz, che sembra avere innato il genio dell’intrigo e della corruzione, sta preparando il suo piano: suscitare di continuo tali dissensi e sospetti in seno alla Convenzione da spingerla a disfarsi, in fasi successive, di tutti i suoi uomini più rappresentativi. […]. De Batz ordina ai suoi agenti, che ostentano di proposito un esacerbato giacobinismo (tutti o quasi, si noti, ricchi banchieri e uomini d’affari come Dufourny, Proly, Desfieux, pereyra, Gusman, d’Espagnac e i due fratelli Frey), di spingere sempre più gli estremisti a favorire, con ogni mezzo, un’insurrezione popolare che faccia sparire i deputati della Gironda, tutti irrequieti partigiani della monarchia costituzionale”.

[Da: “Saint-Just”, di Mario Mazzucchelli. Milano : Dall'Oglio, 1980, p. 109].

GRILLISMO

direttorio

“Siamo la rivoluzione francese senza la ghigliottina” (Grillo 29 marzo 2013)

“Il Movimento 5 Stelle è il cambiamento che non si può arrestare, è il segno dei tempi. È l’avvento di una democrazia popolare che pretende di decidere, di controllare il destino del suo Paese, del suo Comune, della sua vita”

“In parlamento pronti alla rivoluzione”

 “Arrendetevi! Siete circondati dal popolo italiano. Uscite con le mani alzate. Nessuno vi toccherà. Il vostro tempo è finito, non abusate della fortuna che vi ha assistito finora. Di voi, ormai, nelle piazze, tra la gente, si parla al passato, come di persone estinte. Quando apparite in televisione scatta l’insulto che equivale al vilipendio di cadavere. Quello che stupisce è la vostra folle ostinazione a non farvi da parte come se foste investiti da una missione divina. C’è in ciò qualcosa di patologico, che richiede l’intervento di uno psichiatra”.

“Siete terrorizzati, in preda di attacchi d’ansia al pensiero di perdere il potere, di qualcuno che potrà rovistare nei vostri cassetti, capire, scoprire, denunciare. Vi consiglio comunque uno, due, tre, cento passi indietro. Se anche vinceste queste elezioni avrete solo rimandato il cambiamento, durerete un anno, forse meno, ha senso? Fate una pubblica ammissione di colpa e chiedete agli italiani di perdonarvi. Arrendetevi. La vostra stessa presenza è diventata insopportabile. Il vostro tirarvi fuori da ogni responsabilità, lo scuotere le piume e minacciare come dei guappi, lo stalking a cui sottoponete gli italiani sono al di là di ogni sopportazione. Arrendetevi. Non potrete dire che non vi ho avvisato”.

Apriremo il Parlamento come una scatola di tonno”

“Siamo i pasdaran anti casta”

“Siamo i marziani a cinque stelle”

“So perfettamente che nei prossimi giorni ci sarà la fila di pennivendoli, di zoccoli dell’informazione, di specialisti della macchina della merda all’attacco del M5S. Lo so benissimo. Sono l’ultima barriera della Casta prima dell’urna. Ci vediamo in Parlamento e subito dopo in tribunale. Preparate il quinto dello stipendio se ne avete uno”.

“Un po’ Don Chisciotte e un po’ Savonarola”

“Il loro tempo è finito. Ci riprenderemo i nostri soldi”

“Niente onorevole, sarà Cittadino del MoVimento 5 Stelle, il leader sarà il MoVimento”.

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Ci sono numerose analogie tra giacobinismo e grillismo più radicale: fede rivoluzionaria, esigenza di sovversione totale, epurazioni, “dispotismo della libertà”, magistero di ortodossia, implacabilità, radicalismo, assolutismo, egualitarismo radicale, messianismo, antiliberalismo, antiparlamentarismo, meccanismi di produzione dell’unanimità, centralismo decisionale, cinismo (e nichilismo rottamatore), sospensione della realtà e trionfo del principio sul fatto, virtù indivisibile del MoVimento che perciò deve restare unito, fanatismo, violenza verbale, terrorismo psicologico.

I leader rivoluzionari più estremisti sono più spesso ventenni-trentenni, con poca esperienza di vita, che impongono la loro rozza, inesperta visione del mondo a tutti gli altri. Coltivano orgoglio, a volte crudeltà, quasi sempre un appetito di dominazione. Sono tigri erudite che non hanno ancora avuto tempo di diventare adulte.

Un fanatico austero, dal cuore freddo come la sua morale, Saint-Just si paragona a Tarquinio e Muzio Scevola. Lui e Robespierre usano spessissimo i termini “cuore”, “sensibilità” e “virtù”, come se dovessero supplire verbalmente alla loro mancanza di cuore, sensibilità e virtuosità. Saint-Just si attribuisce una ragguardevole dose di virtù, ma è un pessimo giudice di se stesso – come tutti gli esseri umani.

Sfortunatamente le rivoluzioni spesso nutrono mostri in forma umana e da esse sono fatte degenerare. La rivoluzione è anche l’habitat per gli psicopatici integrati, quelli che s’irrigidiscono nei moralismi e si fissano intransigentemente sulle virtù etiche perché non hanno empatia e quindi non possono sapere cosa sia un comportamento spontaneamente morale.

I pifferai di Hamelin sono responsabili della conversione della rivoluzione in una crociata teocratica, in un moloch che divora gli esseri umani. In nome della loro certezza che siccome c’è una sola verità e loro sono riusciti a comprenderla, ad impadronirsene definitivamente, chiunque sia in disaccordo è motivato da propositi maligni.

Robespierre si considera e dichiara vittima di persecuzione tutte le volte che qualcuno lo contraddice, si sente investito di una sacra missione, e patisce un’immensa frustrazione quando il mondo si rifiuta di sottomettersi al suo volere.

Lo stesso discorso vale per Saint-Just. Sono entrambi sicuri che la cosa giusta da fare sia ridurre la diversità del mondo al proprio denominatore individuale. Il loro ego ipertrofico proietta sul gruppo la loro esigenza di uniformità, di una singola volontà, di un carattere unitario: la premessa di ogni politica genocidaria.

Sono l’Alfa e l’Omega, l’inizio e la fine.

Notiamo la stessa logica in molti dittatori ma anche in Karl Rove. Nel 2002, un consigliere di George W. Bush, presumibilmente Karl Rove, spiegò a Ron Suskind: “Ora noi siamo un impero e quando agiamo, creiamo la nostra realtà. E mentre voi state giudiziosamente analizzando quella realtà, noi agiremo di nuovo e ne creeremo un’altra e poi un’altra ancora che potrete studiare. È così che andranno le cose. Noi facciamo la storia e a voi, a tutti voi, non resterà altro da fare che studiare ciò che facciamo”.

O tutto o niente, o con noi o contro di noi, ora o mai più.

Non c’è rivolta senza una filosofia del limite. Sono gli psicopatici che rifiutano i limiti e non sanno distinguere tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Il M5S va salvato dalla giacobinizzazione, prima che intossichi la vita del paese ed apra la strada a soluzioni autoritarie di giovani leader “salvifici”.

Pentagono letale (Cipro, Israele, Siria, Turchia, Iran)

www.cyprusnewsreport.com

Sembra il titolo di un film di serie B e forse siamo in un’epoca storica di serie B. Oppure siamo arrivati ad una svolta di serie A

L’uso delle armi chimiche sarebbe ”un tragico errore”, segnerebbe il superamento della ”linea rossa” e gli Stati Uniti vogliono vederci chiaro, andando a ”fondo” sulla vicenda con ”un’indagine esatta”. E’ lo stesso presidente americano Barack Obama ad annunciarlo da Gerusalemme, prima tappa del suo viaggio in Medio Oriente. Dicendosi comunque ”scettico che sia stata l’opposizione” ad usarle mentre – ha sottolineato – il ”governo siriano ha la capacità e per certi versi la determinazione” per farlo. Dell’uso delle armi chimiche in Siria, intanto, Israele si dice ”certo” mentre opposizione siriana e Damasco – che si accusano reciprocamente – lanciano la stessa richiesta, da opposte posizioni e opposte accuse: un’inchiesta internazionale.

http://ansamed.ansa.it/ansamed/it/notizie/rubriche/cronaca/2013/03/20/Siria-Obama-indagine-Usa-Se-armi-chimiche-grave-errore_8434526.html

Siria, Damasco richiama i riservisti. “Stato di allerta generale” per tutti i militari e i soldati riservisti fino a 35 anni.

http://www.corriere.it/esteri/13_marzo_12/siria-richiamo-riservisti_19f64510-8b21-11e2-b7df-bc394f2fb2ae.shtml

Se ci dovesse essere una richiesta di intervento da parte dell’Onu, l’Alleanza Atlantica sarebbe pronta a fare la sua parte anche in Siria, sul modello di quanto fatto in Libia nel 2011.
L’ammiraglio americano James Stavridis, comandante supremo delle forze Nato

http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/articoli/1086816/siria-nato-pronti-a-intervenire.shtml

Se Israele ci attacca, raderemo al suolo Tel Aviv e Haifa. Lo ha minacciato la guida suprema iraniana l’ayatollah Ali Khamenei in occasione del capodanno iraniano mentre il presidente Usa Barack Obama e’ in visita in Israele e nei Territori.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2013/03/21/Iran-Israele-attacca-Bombe-Tel-Aviv_8437302.html

Da cittadino americano, Hitto – capo del governo ad interim per l’opposizione siriana – sarà inevitabilmente bersaglio della propaganda del regime di Assad, che punta a dipingere i ribelli come un’entità manovrata dagli Usa.

http://www.corriere.it/esteri/13_marzo_19/siria-hitto-premier-opposizione_a6f93c74-902b-11e2-a149-c4a425fe1e94.shtml

Un altro cavallo di battaglia del presidente Anastasiades è l’adesione di Cipro alla Nato entro la fine dell’anno.

http://www.polisblog.it/post/67705/cipro-nikos-anastasiades-ecco-chi-e

Tutta questa immotivata urgenza da parte tedesca potrebbe aver a che fare con un possibile attacco alla Siria.

I Russi usavano Cipro come paradiso fiscale allo stesso modo in cui tedeschi, inglesi ed americani usano altre isole o staterelli europei (es. Lussemburgo o Svizzera o Isole del Canale). Cipro non fa parte della NATO ma è sollecitata a rafforzare i legami con gli Stati Uniti, cosa che incontra i favori del nuovo presidente cipriota, Nicos Anastasiades:

http://www.cyprus-mail.com/alexander-downer/us-welcomes-stronger-ties-nato/20130313

Quello precedente era filo-russo:

Cipro è una specie di Giano bifronte, in bilico tra Occidente ed Oriente, un microcosmo in cui circa 50.000 persone di origine russa hanno scelto di crogiolarsi, al sole del Mediterraneo.

A decidere il destino cipriota, provincia germanica o vassallo del Cremlino – gli spettri alimentati dai rispettivi critici – c’è lui, Demetris Christofias, l’ultimo presidente comunista del Vecchio Continente. L’uomo autodefinitosi “la pecora rossa d’Europa” ha studiato all’università di Mosca e parla un russo fluente. Non hai negato le proprie simpatie per Putin, difendendone le ragioni anche in occasione del conflitto georgiano, nel 2008. Sostenitore assai “tiepido” della Nato – come emerso da un cablo dell’ambasciatore americano a Nicosia, datato 2009 e rivelato da Wikileaks – si è schierato con Mosca sulla questione dello scudo spaziale, che l’Alleanza intendeva (e intende tuttora) costruire nell’Europa orientale.

I russi hanno trasformato l’isola in una seconda patria. Ci sono scuole in lingua e addirittura una radio che trasmette nell’idioma di Puskin. Ad attirare i magnati non sono solo le comune radici culturali – la religione ortodossa, per esempio – ma soprattutto un regime fiscale favorevole, con un’aliquota societaria ferma al dieci per cento. Il personaggio più noto di questa oligarchia finanziaria è Dmitry Rybolovlev, il miliardario diventato celebre per l’acquisto dell’appartamento più caro di Manhattan, 88 milioni di dollari per un attico al numero 15 di Central Park West. Dopo avere costruito un impero economico nel mercato dei fertilizzanti, Rybolovlev ha costituito un fondo offshore che ha acquisito una partecipazione nella Bank of Cyprus.

Il sostegno di Mosca, secondo il viceministro cipriota per gli Affari Europei, Andreas D. Mavroyannis, è tanto economico quanto politico, in opposizione alle rivendicazioni turche sulla parte orientale dell’isola, dopo l’invasione di Ankara del 1974. Malgrado l’emergere di sentimenti anti-russi, soprattutto per via dell’inflazione immobiliare provocata dall’afflusso dei magnati, la mano tesa dal governo in direzione di Putin riscuote un certo consenso. Molti sottolineano come l’eventuale preferenza per Mosca sarebbe dettata unicamente dall’analisi dei numeri. L’ex presidente George V. Vassiliou taccia le critiche di pura e semplice russofobia: «E’ un residuo della guerra fredda. Se Citibank ci avesse proposto un prestito, nessuno ci avrebbe accusato di essere vassalli degli Stati Uniti».

Gli analisti si chiedono che cosa chieda Mosca, in cambio dei fondi. Cipro non è solo il destinatario di ingenti investimenti diretti, un ruolo prima svolto da alcuni Paesi arabi, ma soprattutto un avamposto di straordinaria importanza all’interno del Mediterraneo, a maggior ragione in una fase come questa, in cui il Cremlino rischia di perdere l’unico vero alleato sul Mare Nostrum, la Siria. Lo scorso gennaio un cargo russo diretto a Damasco, con 20 tonnellate di armamenti, fu autorizzato a sbarcare nell’isola, anche se alla fine fu costretto a cambiare la propria rotta, per via dell’embargo europeo sulle armi ad Assad. Alcuni sottolineano anche che Cipro, per via della sua posizione, sia tuttora la base operativa di molte spie, in servizio tra Occidente e Oriente.

http://www.linkiesta.it/cipro-russia-putin#ixzz2OB4JCKkc

L’isola ospita già due basi aeronavali inglesi ed 80mila residenti britannici.

La parte settentrionale dell’isola è turca e la Turchia è un membro della NATO. Ma, evidentemente, negli ultimi tempi la Turchia ha capito che stava per cadere in una trappola: l’avrebbero aizzata contro la Siria e contemporaneamente stavano preparando la creazione di un Kurdistan indipendente, che farebbe precipitare la Turchia in una guerra civile e servirebbe a destabilizzare Siria ed Iran (che hanno forti minoranze kurde).

Così Erdogan ha verosimilmente fatto capire che la Turchia, anche per la fortissima opposizione dei suoi cittadini, non avrebbe preso parte ad un attacco alla Siria. Ha poi preso delle contromisure pro-kurde per evitare che le acque si agitino troppo:

http://www.repubblica.it/esteri/2013/03/21/news/turkia-pkk_ocalan_annuncia_cessate_il_fuoco-55041388/?ref=HREC1-5

La Siria concede l’uso di un suo porto, Tartus, ai Russi. Tartus si trova di fronte a Cipro:

Cipro, per la sua posizione strategica nel Mediterraneo, e per la sua amicizia con la Russia (Putin, l’anno scorso, ha erogato al Governo cipriota un prestito di 2,5 miliardi di euro al tasso favorevole del 4,5%, proprio per evitare che Cipro passasse sotto la graticola comunitaria) è un luogo strategico. Il legame fra Cipro e Russia consente alla cerchia di oligarchi vicini a Putin di esportare i propri capitali a condizioni molto favorevoli, contribuendo a cementare un potere da sempre inviso, specie agli USA, perché è il perno di un blocco geopolitico ostile agli interessi statunitensi (ed europei), che appoggia Assad in Siria o il regime iraniano. Tale legame crea anche preoccupazioni relative alla possibilità, per la Marina militare russa, di godere finalmente di un appoggio logistico nel Mediterraneo (problema già affrontato ai tempi in cui il leader maltese Mintoff amoreggiava con un Gheddafi filo-sovietico).Ed infine, l’area di influenza russa su Cipro crea inquietudini su chi sarà  il fruitore dei cospicui giacimenti di gas naturale scoperti nel sottosuolo e nelle acque territoriali cipriote. Non a caso è proprio Putin a strepitare contro il prelievo forzoso imposto a Cipro.

Come si vede, dunque, la possibilità di destrutturare l’economia “bancarizzata” cipriota, ed i suoi rapporti preferenziali con la Russia, riveste un carattere strategico, nello scacchiere imperialistico, che va ben al di là delle questioni di un “bail out” finanziario, e per il quale Cipro può bene essere sacrificata. Insieme al suo popolo.

http://bentornatabandierarossa.blogspot.it/2013/03/cipro-ed-il-prelievo-forzosoquestioni.html

E poi ci sono le riserve di gas cipriota, che si estendono fino alle acque siriane e che gli Israeliani vorrebbero sfruttare e il governo di Cipro è pronto a privatizzare (svendere) in ossequio all’austerità:

“Ankara richiede principalmente che vi sia un’equa spartizione delle risorse energetiche dell’isola tra la comunità greca e quella turca ma, secondo l’entourage di Erdoğan, dietro al mancato raggiungimento di un’intesa con Cipro Nord si nasconderebbe l’ennesima sfida di Tel Aviv nei confronti degli interessi della crescente potenza regionale turca. Infatti, gli accordi di fornitura tra Cipro e Israele rischierebbero di tagliare fuori dai rifornimenti energetici la parte superiore dell’isola e, dunque, anche la Turchia”.

http://www.equilibri.net/nuovo/articolo/israele-la-partnership-con-cipro-riaccende-le-tensioni-nel-bacino-del-levante

http://www.haaretz.com/business/turkey-warns-against-israel-cyprus-gas-deal.premium-1.496633


SARAJEVO 2013?

Il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, ha denunciato il “terrorismo iraniano” dopo l’arresto della polizia cipriota di un libanese sospettato di preparare un attacco contro gli interessi israeliani a Cipro.

http://www.tmnews.it/web/sezioni/esteri/PN_20120714_00190.shtml

Un libanese sotto processo a Cipro per spionaggio e pianificazione di attentati contro obiettivi israeliani ha affermato di essere un membro del movimento sciita libanese Hezbollah, nemico giurato di Israele. Lo ha riportato un quotidiano cipriota. Otto capi di imputazione sono stati contestati a Hossam Taleb Yaacoub, arrestato in un albergo di Limassol nel luglio 2012 e il cui processo si è aperto il 5 ottobre di fronte a un tribunale penale di questa città del sud di Cipro. E’ in particolare accusato di cospirazione per commettere un crimine e partecipazione a un’organizzazione criminale. Nella sua testimonianza in tribunale, ha negato di aver pianificato attacchi ma ha ammesso di far parte da quattro anni di Hezbollah, insistendo di far parte unicamente del ramo politico di questo movimento armato. Yaacoub, che ha anche la nazionalità svedese, ha detto di aver ricevuto ordini da Aymane che gli ha chiesto di monitorare gli alberghi frequentati da israeliani, in particolare a Limassol e Ayia Napa.

http://www.wallstreetitalia.com/article/1506677/libano-cipro-libanese-a-processo-ammette-legami-con-hezbollah.aspx

*****

Quel che accadrà nel Medio Oriente se Hollande e Cameron procedono con la loro idiotissima idea di fornire ufficialmente armi ai ribelli siriani.
La cosa sarà rapidamente seguita da un massiccio contratto russo-cinese con il governo di Assad. Allo stesso tempo i russi saranno implicitamente autorizzati a finalizzare i loro contratti con gli iraniani per la fornitura di sofisticati missili terra-aria.
Le armi usate contro Assad si sposteranno poi in Iraq [es. Libia > Mali], destabilizzandolo.
I russi e i cinesi, per evitare la perdita di un alleato chiave in Medio Oriente, saranno costretti dalle leggi della Realpolitik ad aumentare enormemente la quantità e qualità armi vendute all’Iran. L’Iran stesso si sentirà ancora di più sotto pressione e paranoide circa aggressioni esterne e conflitti interni fomentati dall’Occidente. Cercherà con rinnovato vigore di sviluppare una bomba nucleare e serviranno attacchi aerei su vasta scala (non certo mirati) per impedirglielo. Inoltre, avranno un nuovo incentivo per riaccendere i conflitti in Iraq e Afghanistan per inchiodare le forze NATO o anche per trasformare l’Iraq in un esplicito alleato di Teheran.
Tuttavia, questa non è ancora la questione cruciale, quella bellamente ignorata dai media occidentali: il Kurdistan.
Dato che i ribelli siriani sembrano incapaci di vincere senza imponenti aiuti stranieri e anche in quel caso avrebbero bisogno della neutralità o dell’appoggio curdo per sperare di farcela, che cosa vorranno in cambio i curdi? In Iraq hanno in pratica uno stato tutto per loro e vorranno la stessa cosa in Siria.
Assad può FORSE vincere senza di loro, ma i ribelli non possono.
I curdi appoggeranno chi farà la migliore offerta.
Nasceranno due repubbliche curde autonome ben fornite di petrolio. In breve cominceranno a chiedere di poter dar vita ad uno stato curdo, coinvolgendo i curdi iraniani e soprattutto quelli turchi, che fanno parte di uno stato NATO.
Quel che succederà in seguito non sarà piacevole.

Torio per un Mondo Nuovo

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La meravigliosa energia atomica è stata usata per distruggere, oppure senza garantire dei ragionevoli margini di sicurezza (es. centrali costruite su faglie sismiche attive, come ad Oi, in Giappone).

Ora è tempo di passare dallo stadio embrionale alla maturità e questo non potrà avvenire finché il paradigma dell’uranio impedirà l’affermarsi dell’era del torio che comporta un rischio molto minore, se non nullo, di proliferazione nucleare, annulla la possibilità di una fusione del nocciolo (meltdown), smaltisce le scorie radioattive che non sappiamo ancora dove sistemare generando energia nel farlo (!), decade in poche centinaia di anni invece delle decine di migliaia del materiale usato oggi, è più abbondante dell’uranio ed ha un’altissima resa.

Rubbia spiega il torio

Questo metallo leggermente radioattivo, scoperto nel 1828 dal chimico svedese Jons Jakob Berzelius e che prende il nome dal dio Thor, ha il potenziale di rivoluzionare completamente l’evoluzione della civiltà umana, da un punto di vista economico, sociale e culturale, emancipando la nostra specie dal materialismo, dalla lotta per le risorse, dal soggiogamento a mestieri spiacevoli o umilianti, dalla miseria e dall’austerità indotta da scaltre strategie di profitto basate su una falsa scarsità di risorse.

Lo sfruttamento del torio, sviluppato negli anni Sessanta e Settanta, è stato ostacolato da tutti quegli interessi legati allo sfruttamento dei combustibili fossili e che ora cercano di rifarsi un nome “verde”, pur sapendo che per molte generazioni le energie rinnovabili, senza dubbio fondamentali, saranno insufficienti per i nostri bisogni e soprattutto per riscattare dalla miseria milioni di esseri umani del terzo e quarto mondo.

I cittadini tedeschi stanno ora facendo i conti, dolorosamente, con le scelte populistiche e scellerate dei loro governanti:

http://qualenergia.it/articoli/20120904-la-germania-tra-carbone-e-caro-bolletta-da-rinnovabili

Energie rinnovabili e reattori al torio [LFTR - Liquid Fluoride Thorium Reactor] possono e devono procedere mano nella mano, fino all’avvento della fusione nucleare. Si possono amare allo stesso tempo l’energia “verde” e l’energia nucleare senza dover scegliere tra “mamma” e “papà” e senza che i tifosi dell’una insultino quelli dell’altra, quando invece dovrebbero essere alleati, nel nome di una verità inoppugnabile: E = mc2

Mentre l’infame Nixon tagliava le gambe alla ricerca sul torio negli Stati Uniti, Francia, Canada, Cina ed India hanno continuato su questa strada promettente e siamo vicini alla sua applicazione:

http://www.newscientist.com/article/mg21628905.600-indias-thoriumbased-nuclear-dream-inches-closer.html

L’Italia dovrebbero fare la sua parte, seguendo l’esempio del Nobel Carlo Rubbia, uno dei suoi massimi promotori e di tanti ecologisti pro-torio:

http://www.greenme.it/informarsi/ambiente/4476-centrali-nucleari-le-5-ragioni-di-rubbia-per-sostituire-luranio-con-il-torio

http://www.greenstyle.it/centrali-nucleari-al-torio-vantaggi-e-svantaggi-2528.html#ixzz2NQHh0oat

http://www.ecoblog.it/post/13583/lindia-progetta-un-nucleare-piu-sicuro-con-il-torio

 

Perfino tra i grillini ci sono dei sostenitori

http://www.beppegrillo.it/listeciviche/forum/2013/02/nucleare-sicuro-col-torio-parola-di-carlo-rubbia.html

Il successo dello sfruttamento del ciclo del torio metterebbe fuori gioco Chevron, BP, ExxonMobil, ecc. che hanno lucrato sulla menzogna del picco del petrolio (scarsità artificiale = estorsione):

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/12/la-colossale-menzogna-delle-guerre-per-il-petrolio/

Le loro azioni crollerebbero, il loro dominio sull’economia e la geopolitica mondiale terminerebbe. Le centrali a carbone sarebbero un ricordo del passato, così come il fracking con i suoi rischi sismici

http://it.wikipedia.org/wiki/Fratturazione_idraulica

Il prezzo del gas naturale declinerebbe stabilmente.

Addirittura, le navi da trasporto, che consumano il 20-30% del petrolio impiegato nel mondo, potrebbero essere equipaggiate con dei mini reattori LFTR.

Il dollaro, agganciato al petrolio, collasserebbe, e con lui l’egemonia della NATO e dell’OPEC sul mondo.

La Cina non sarebbe più costretta a dipendere dalle importazioni americane per poter acquistare il petrolio saudita (teocrazia militarista alleata con gli USA e con Israele).
Le guerre in Iraq, Afghanistan e Libia, infatti, non erano per controllare il petrolio (gli USA saranno presto il maggior produttore mondiale di petrolio), ma per impedire alla Cina di accedere alle riserve medio-orientali ed africane e possibilmente spingerla a cercare miglior fortuna in aree strategiche per la Russia (divide et impera). Cosa penserebbero gli Americani se scoprissero che le ingentissime spese militari del Pentagono che li hanno indebitati fino al collo non servono a tener basso il prezzo dell’energia e della benzina negli Stati Uniti, ma unicamente a sabotare la Cina, inimicandosela sempre di più?

Occorre capire che il paradigma della scarsità delle risorse è l’architrave del sistema oligarchico mondiale. Quelle poche migliaia di individui (la stima era di 8000 circa persone e 147 imprese/banche) che controllano la finanza e la politica, non avrebbero alcuna chance in un regime di abbondanza energetica

 

PROLIFERAZIONE NUCLEARE (LA GUERRA AL TERRORE FA UN’ALTRA VITTIMA: LA SCIENZA)

Già nel 2005 i massimi specialisti mondiali di proliferazione nucleare (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) avevano mostrato che il rischio è molto inferiore rispetto ai reattori ad uranio:

http://www-pub.iaea.org/mtcd/publications/pdf/te_1450_web.pdf

Robert Hargraves e Ralph Moir “Liquid Fluoride Thorium Reactors” (American Scientist July–August 2010) hanno ribadito che il rischio è inferiore per le seguenti ragioni:

Un reattore commerciale produrrà uranio quel tanto che basta per alimentare la produzione di energia. Qualunque sottrazione fermerebbe il reattore, avvisando le autorità di una violazione, con blocco immediato delle uscite.

Certamente dei terroristi non potrebbero rubare dall’interno di un reattore sigillato U-233 disciolto in una soluzione di sale fuso [i reattori a sale fuso che utilizzano torio liquido come combustibile sono la soluzione tecnica ideale per lo sfruttamento del torio, NdT] con prodotti di fissione letalmente radioattivi.

Il protocollo di sicurezza dell’agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) richiederebbe rigidi controlli, la contabilizzazione di tutto il materiale nucleare, la sorveglianza ed ispezioni meticolose.

È concepibile che una nazione o gruppo rivoluzionario possano espellere gli osservatori dell’AIEA, fermare il reattore torio e tentare di rimuovere l’U-233. Ma servirebbero ingegneri particolarmente capaci per alterare le apparecchiature di fluorurazione e separare l’uranio dal sale.

In ogni caso, l’U-233 è una pessima scelta per chi vuole creare un’arma nucleare perché gli stessi neutroni che lo producono, generano anche l’U-232, altamente contaminante e facilmente individuabile per la sua fortissima radioattività, migliaia di volte maggiore di quella del “normale” plutonio.

L’esposizione all’U-232 renderebbe probabile la morte dell’eventuale terrorista o malintenzionato entro 72 ore. Questo isotopo di uranio non può essere rimosso chimicamente ed una separazione tramite centrifuga contaminerebbe irreparabilmente il dispositivo.

Inoltre l’uso del torio porterebbe allo smantellamento degli impianti di arricchimento dell’U-235, dal quale si può effettivamente ricavare materiale radioattivo impiegabile per azioni terroristiche.

I due scienziati concludono: “Questa fonte di energia è più conveniente del carbone, può aumentare la prosperità e può ridurre il rischio di guerre per le risorse.

http://www.americanscientist.org/issues/pub/2010/5/a-thorium-future

FONTI

http://www.amazon.com/SuperFuel-Thorium-Energy-Source-Future/dp/0230116477

http://www.amazon.com/THORIUM-energy-cheaper-than-coal/dp/1478161299/ref=pd_bxgy_b_text_y

Is there a safer future for nuclear? Dr Geoff Parks, Cambridge University, June 2012

Safer nuclear – let the thorium debate begin, SmartPlanet, May 2012

New Life for Forgotten Fuel, FT Magazine, September 2011

The Nuclear Renaissance?, BBC Business Daily, September 2011

Thor Forges Safer Nuclear Power, The Sunday Times (PDF 1.6 Mb)

Thorium: the Element that Could Power our Future, Wired.co.uk, September 2011

Safer nuclear does exist, The Telegraph, August 2011

Why thorium nuclear power shouldn’t be written off, Bryony Worthington, The Guardian, July 2011

Uranium is so last century – enter thorium, the green nuke, Wired, December 2009

Voci autorevoli che non la pensano come Bersani sulla guerra nel Mali

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8 indizi (per una volta debitamente riportati dalla stampa internazionale) che fanno supporre che la questione sia un po’ più complicata di come la descrive Pierluigi Bersani:
1. La base di droni americana che sarà costruita nel Niger, vicino al confine con il Mali;
2. I numerosi testimoni che hanno segnalato la presenza di un canadese e di due francesi alla testa della banda di jihadisti che ha sconfinato in Algeria per prendere degli ostaggi (Tigantourine);
3. La presenza sul terreno di forze speciali americane per operazioni clandestine qualche mese prima dell’intervento francese;
4. Il fatto che nell’area tra Mali e Niger vi siano alcune tra le più importanti riserve mondiali di uranio (terzo posto nel mondo), oltre a petrolio e gas;
5. I recenti accordi commerciali e di sfruttamento delle risorse siglati da Mali, Niger e Cina;
6. Il fatto che gli jihadisti siano finanziati quasi certamente dal Qatar e probabilmente anche dall’Arabia Saudita, entrambi alleati della NATO;
7. L’opposizione algerina alle politiche NATO nel Nord-Africa (ma potrebbero anche cambiare casacca);
8. Il coinvolgimento dei presunti fondamentalisti islamici nel narcotraffico e nel traffico d’armi e il loro precedente servizio reso alla coalizione anti-Gheddafi (= il fattore religioso è secondario ma ai governi occidentali fa comodo continuare a sfruttare l’infinita Guerra al Terrore);

**********

Senza alcun dibattito parlamentare, il governo inglese ha già deciso che invierà un corpo di spedizione nel Mali.
Solo due settimane fa Cameron l’aveva escluso categoricamente.
Giusto perché sia chiaro che la guerra è appena agli inizi.
Dovremo partecipare anche noi? Ce lo chiederà l’Europa? Qualche caduto italiano per poterci sedere al tavolo delle trattative e delle spartizioni?

Anche tralasciando la parte in cui Al-Qaeda viene creata a tavolino dagli americani (cf. Brzezinski) per combattere i russi in Afghanistan, la parte in cui l’amministrazione Bush ignora sistematicamente ogni avvertimento dell’intelligence statunitense pre-11 settembre 2001 e la parte in cui Al-Qaeda viene incolpata di tutto, dal riscaldamento globale, alle fantasmatiche armi di distruzione di massa irachene, al tasso di obesità americano, la Guerra al Terrore rimane una criminale bestialità.

Serve solo ad ingigantire lo status dei terroristi: “l’America contro i terroristi yemeniti”, “Israele contro Gaza”, “la Francia contro i terroristi maliani”, “gli Stati Uniti e la Francia contro i terroristi somali”: i terroristi si spostano, riaffiorano carsicamente in un altro paese, godono di un’aura di invincibilità e di persecuzione da parte dei poteri forti che li rende “cool” e l’immagine dell’occidente finisce per deteriorarsi fino a rassomigliare a quella del patetico Wile E. Coyote alle prese con l’imprendibile ed invincibile “struzzo” Beep Beep.

In questo modo gli jihadisti sono consacrati agli occhi di migliaia di giovani musulmani che vedono i droni e i missili occidentali che causano eccidi di civili e che decidono a loro discrezione quali siano i tiranni da abbattere e quali invece quelli da sostenere anche contro la volontà dei loro sudditi.

In particolare, nel Mali, l’intervento francese in appoggio al Sud del Mali servirà solo a rinsaldare un’alleanza tra tuareg e jihadisti che era in crisi e che ora troverà nuovo vigore, con migliaia di combattenti che conoscono molto bene la regione e le tecniche di guerriglia.

Invece di isolare i terroristi dalla popolazione, quest’ultima si rassegnerà all’idea che sono l’unica autorità che possa tenere insieme il nord del Mali e proteggerli dalla pulizia etnica dei maliani del sud.

Contemporaneamente, il Sud del Mali diventerà uno stato fantoccio della Francia, tenuto in vita a forza per evitare l’anarchia, non diversamente dal Vietnam del Sud degli anni Sessanta e Settanta. L’unico risultato sarà quello classico (es. Iraq, Libia, Siria, Somalia, Yemen, Afghanistan): frammentazione e partizione dello stato, islamizzazione e terrorismo.

Poiché queste cose ormai non possono non saperle, ne consegue che lo fanno apposta: ordo ab chao.

L’obiettivo primario è la destabilizzazione dell’Algeria

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/23/fallimento-in-siria-ci-si-gioca-lalgeria/

e il controllo del Niger

http://www.lettera43.it/cronaca/africa-occidentale-forse-una-base-per-droni-usa_4367581683.htm
il Mali consente di prendere due piccioni con una fava.

Non tengono però conto del fatto che il boccone è troppo grosso persino per la NATO – evidentemente danno per persa la Siria, ma poi dovranno spiegare la cosa a milioni di persone che per mesi hanno ascoltato una singola versione dei fatti (“mancano pochi giorni alla caduta di Assad”, “la popolazione siriana non lo tollera più”, ecc.). Hanno commesso un enorme errore strategico.

LE VOCI DEL DISSENSO

“Un intervento armato internazionale è destinato ad aumentare l’entità delle violazioni dei diritti umani a cui stiamo già assistendo in questo conflitto… All’inizio del conflitto, le forze di sicurezza del Mali hanno risposto alla rivolta bombardando civili tuareg, arrestando, torturando e uccidendo la gente tuareg apparentemente solo per motivi etnici. L’intervento militare rischia di innescare nuovi conflitti etnici in un paese già lacerato da attacchi contro i Tuareg e altre persone di pelle più chiara”.

http://www.amnesty.org/en/news/armed-intervention-mali-risks-worsening-crisis-2012-12-21

“Il Mali, un paese amico, crolla. Gli jihadisti avanzano verso sud, e c’è una certa urgenza.

Ma non facciamoci prendere dal riflesso condizionato della guerra per la guerra. Quest’unanimità per l’andare in guerra, questa evidente precipitazione, argomenti già sentiti sulla “guerra al terrore”, mi preoccupano. Questa non è la Francia. Dovremmo aver tratto delle lezioni dal decennio di guerre perse in Afghanistan, Iraq, Libia. Queste guerre non hanno mai costruito uno Stato forte e democratico. Al contrario, hanno rinfocolato il separatismo, il fallimento degli Stati, la ferrea legge delle milizie armate.

Non hanno permesso di sconfiggere i terroristi che sciamano nella regione. Al contrario, ne hanno legittimate di ancora più radicali.

Nessuna di queste guerre ha assicurato la pace in una data regione. Al contrario, l’intervento occidentale ha consentito a tutti di scaricare le proprie responsabilità.
Peggio ancora, queste guerre sono un ingranaggio. Ciascuna crea le precondizioni per la prossima. Sono le battaglie di una singola guerra che si sta espandendo dall’Iraq verso la Libia e la Siria, dalla Libia verso il Mali inondando il Sahara con il traffico di armi di contrabbando. Tutto questo deve finire.

Nel Mali, non esiste una sola premessa per un successo finale. Combatteremo al buio, privi di un obiettivo bellico. Arrestare la progressione jihadista verso sud, riconquistare il nord, sradicare le basi AQIM: ciascuna di queste è una guerra a parte.

Noi ci dovremo battere da soli, senza un solido partenariato maliano. La rimozione del presidente a marzo e del primo ministro a dicembre, il collasso di un esercito del Mali segnato dalle divisioni, il generale fallimento dello Stato, a cosa ci appoggeremo?

Combatteremo nel vuoto per mancanza di un forte sostegno regionale. La Comunità degli Stati dell’Africa Occidentale si muove al rallentatore e l’Algeria ha espresso la sua contrarietà.

Solo un processo politico è in grado di portare la pace nel Mali.

Ci vuole una dinamica nazionale per la ricostruzione dello stato del Mali. Puntiamo sull’unità nazionale, sulle pressioni sulla giunta militare, sul processo di garanzie democratiche e dello Stato di diritto attraverso politiche di cooperazione forti.

Occorre anche una dinamica regionale, coinvolgendo l’Algeria, che ha un ruolo centrale in quell’area, e la Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale, per promuovere un piano di stabilizzazione del Sahel.

Serve infine una dinamica politica per negoziare, isolando gli islamisti ed accordandosi con i tuareg su una soluzione ragionevole.

Come è possibile che il virus neoconservatore abbia potuto conquistare tutte le menti? No, la guerra non è la Francia. È tempo di porre fine ad un decennio di sconfitte. Dieci anni fa, in questi giorni, eravamo riuniti alle Nazioni Unite per intensificare la lotta contro il terrorismo. Due mesi dopo è iniziato l’intervento in Iraq. Da allora in poi non ho mai smesso di impegnarmi per risolvere le crisi politiche e per uscire dal circolo vizioso della forza. Oggi il nostro paese può fare da battistrada per abbandonare questo stallo bellico, se si inventa un nuovo modello di impegno, fondato sulle realtà della storia, sulle aspirazioni dei popoli e sul rispetto per la diversità. Questa è la responsabilità della Francia di fronte alla storia”.

Dominique de Villepin, ex primo ministro francese

http://www.lejdd.fr/International/Afrique/Actualite/Villepin-Non-la-guerre-ce-n-est-pas-la-France-585627

Autore del celebre ed “eroico” discorso contro la guerra in Iraq, che non gli è mai stato perdonato dai neocon

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/25/la-nostra-capacita-di-costruire-un-mondo-migliore-buon-natale/

“La questione della guerra è entrata prepotentemente dentro la campagna elettorale. Si è aperta un’interessante dialettica fra Sel e il Pd, quest’ultimo immediatamente pronto a sostenere Hollande e a rendersi disponibile per un’avventura italiana. In effetti che non si tratterà di una marcia trionfale se ne è accorto anche Il Sole 24 Ore che dedica al tema l’editoriale di oggi firmato da Vittorio Emanuele Parsi (docente alla Cattolica di Milano, se non ricordo male): “Le guerre inutili dell’Occidente“, un articolo e un titolo sorprendenti per il luogo dove sono collocati. Come giustamente scrive Parsi: “più diventavamo consapevoli della insufficiente efficacia dello strumento militare e più ci abbiamo fatto ricorso: in parte perchè le circostanze lo consentivano in virtù della nostra straordinaria superiorità logistica e tecnologica; in parte perchè non sapevamo che altro fare in assenza di un altrettanto rampante superiorità politica”. Eh già, proprio così: l’Europa come soggetto politico non esiste”.

Alfonso Gianni, 18 gennaio 2013

“Sono deluso dalle potenze occidentali. Adesso, ad esempio, c’è la Francia che si è impegnata in Mali. Vorrei chiedere: qual è lo scopo reale del coinvolgimento militare, adesso, della Francia? È ancora una ri-colonizzazione? … Quando vedo interventi di altri Paesi europei, quando si decide – ad esempio – che non si daranno più aiuti finanziari a questo Paese, non si concederà più questo o quell’intervento, io mi domando: è proprio per fare fronte a quella crisi, oppure per creare una situazione molto più difficile, di dipendenza sempre maggiore dall’Europa?”

Charles Palmer-Buckle, arcivescovo di Accra, capitale del Ghana

http://vaticaninsider.lastampa.it/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/mali-mali-mali-21477/

“L’intervento francese sa molto di un’ennesima ingerenza di tipo neo-colonialista. Personalmente non lo vedo molto di buon occhio. E penso che non riusciranno a sconfiggere i terroristi.  Forse, però, anche noi, come Chiesa del Mali, avremmo dovuto fare molto di più in questi anni per mettere in guardia le autorità, far pressione sulle forze più moderate, denunciare le violazioni dei diritti umani e i molti traffici di cui tutti sapevano, ma pochi parlavano”.

padre Alberto Rovelli, per vent’anni missionario dei Padri Bianchi in Mali

http://vaticaninsider.lastampa.it/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/mali-mali-mali-21477/

“Quando si entra in un conflitto, si accendono dei fuochi che poi non si possono spegnere. E se la cura fosse peggiore del male? Il Burkina Faso e l’Algeria sono particolarmente restii all’idea di un intervento militare e sono due paesi estremamente importanti in quell’area. Senza un loro coinvolgimento le difficoltà si moltiplicheranno. Non sarà un intervento militare a risolvere la questione dell’unità del Mali, soprattutto quando si vede che il Mali è uno stato al collasso. Prendere il controllo del Nord senza che vi sia alcun fattore di disciplinamento equivale a fondare l’intera impresa sul vuoto”.

Rony Brauman, già presidente di Medici Senza Frontiere – Francia, attuale direttore di ricerca presso la Fondazione Medici Senza Frontiere

http://www.journaldumali.com/article.php?aid=5513

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In Mali per ragioni umanitarie

“È la Françafrique, termine divenuto peggiorativo per la penna di François-Xavier Verschave, che la denunciò nel 1998 come organizzazione criminale segreta incistata nelle alte sfere della politica e dell’economia transalpina. Basata sulla corruzione, sui rapporti personali con questo o quel dittatore/padrone (franco)africano, sugli interessi dei “campioni nazionali” dell’industria transalpina, specie nel settore energetico e minerario. Una macchina da soldi, infatti ribattezzata France-à-fric da giornalisti malevoli.

Sarkozy prima e Hollande poi hanno preso le distanze dalla Françafrique, ma chiunque voglia vederle ne trova ancora forti tracce nei territori africani già inglobati nell’impero tricolore. Vi restano anzitutto i privilegi della grande industria, che incarna interessi strategici irrinunciabili (per esempio, lo sfruttamento dell’uranio nigerino da parte di Areva, vitale per la produzione energetica nazionale).

Parigi non rinuncia al ruolo di gendarme nella “sua” Africa – anche oltre, come dimostra il caso libico. Nel Continente nero restano schierati in permanenza circa 7.500 soldati francesi. Nel solo teatro maliano, il ministero della Difesa prevede di impegnarne a breve 2.500, e forse non basteranno per evitare l’insabbiamento della missione antiterrorismo. Certo, l’epoca dell’“unilateralismo” è passata, oggi Parigi cerca (e talvolta non trova) il sostegno degli alleati occidentali e dei paesi africani più vicini alle zone di crisi.

Più che una scelta, il “multilateralismo” – ossia l’impiego di risorse altrui per fini propri, o almeno il tentativo di farlo – è una necessità. Alla fine, quel che conta è proteggere il rango dell’Esagono nel mondo, la grandezza della Francia. Anche per questo, nelle carte mentali dei decisori francesi la memoria dell’ex (?) impero campeggia vivissima”.

Lucio Caracciolo

http://temi.repubblica.it/limes/quel-che-resta-del-colonialismo/41614

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“Mali, la guerra per l’uranio. Nell’area vi sono le più importanti riserve mondiali di uranio, oltre a petrolio e gas”.

http://www.peacelink.it/conflitti/a/37528.html

“I movimenti tuareg laici e progressisti sono stati marginalizzati, in particolare a causa dell’ascesa del gruppo salafita Ansar Dine. Potente e abbondantemente armato, quest’ultimo si è alleato con il gruppo islamico di Al Qaida nel Magreb (Aqmi), presentando un rischio sempre più evidente per le attività francesi di estrazione dell’uranio nel Nord del Niger. La Francia ha sostenuto con grande costanza i governi corrotti che si sono succeduti in Mali, portando a un indebolimento dello stato. È probabilmente questo crollo che ha condotto i gruppi islamisti a incalzare e ad avanzare verso Bamako.

Similmente, la Francia ha mantenuto da 40 anni il potere in Niger, in uno stato debole e dipendente dall’antica potenza coloniale e dalla sua compagnia di estrazione dell’uranio, la Cogéma, ora Areva. Mentre i dirigenti nigerini cercano di controllare in qualche modo ciò che Areva fa, la Francia riprende il controllo con il suo intervento militare.

I recenti movimenti di gruppi islamisti non hanno fatto altro che precipitare l’intervento militare francese che era in corso di preparazione. Si tratta indubbiamente di un colpo di forza neo-coloniale, anche se le forme sono state rispettate con un opportuno appello di aiuto del Presidente ad interim del Mali, la cui legittimità è nulla visto che lui è in funzione in seguito al colpo di stato che ha avuto luogo il 22 marzo 2012″.

http://www.peacelink.it/conflitti/a/37532.html

“Per il momento, non vogliono testimoni nè giornalisti pullulando nella zona del conflitto. Non vi chiedete per caso perchè non avete ancora visto nessuna immagine di quello che sta succedendo sul terreno? Dove sono le vittime? I feriti? Gli edifici bombardati? Le truppe in combattimento?

Le ragioni possono essere molteplici e sicuramente si può pensare che si stia cercando di evitare che si producano nuovi sequestri o di garantire la nostra sicurezza. Ma il risultato è solo uno: si sta occultando la possibilità di informare, e pertanto, si sta attaccando la libertà di stampa, e la verità. Ricordo una frase che ho imparato all’università (credo che non sia stato al bar, ma non ne sono sicuro), e diceva che “nelle guerre la prima vittima è la verità”. E in questa, come in altre, si corre lo stesso rischio se non arrivano presto i giornalisti al fronte.

E se il problema è la nostra sicurezza, solo aggiungo che ognuno dei giornalisti presenti in Mali è cosciente dei pericoli che può o che vuole assumere, e ognuno arriverà fino a dove gli sembri ragionevole nel suo desiderio di informare nella maniera più veridica e adeguata. Quello che voglio dire è che siamo persone adulte. Quello che voglio dire è che non mi piace che mi si limiti nel mio dovere di informare. E che i miei rischi sono miei, e solo miei. Non so come voi la vedete”.

http://www.peacelink.it/conflitti/a/37538.html

Cuscinetto o scherzetto? Una delle guerre più annunciate ed odiate della storia

effetti degli attacchi con autobombe nel centro di Aleppo

La guerra ci permise di risolvere delle questioni che in condizioni di pace sarebbero rimaste insolute

Joseph Goebbels

È ovvio che la gente non vuole la guerra. Perché mai un povero contadino dovrebbe voler rischiare la pelle in guerra, quando il vantaggio maggiore che può trarne è quello di tornare a casa tutto intero? Ma sono i capi che decidono la politica dei vari stati ed è sempre facile trascinarsi dietro il popolo. Basta dirgli che sta per essere attaccato e accusare i pacifisti di essere privi di spirito patriottico e di voler esporre il proprio paese al pericolo. Funziona sempre, in qualsiasi paese.

Hermann Göring (Goering)

Ricevo l’ambasciatrice tedesca in Spagna, Baronessa von Stohrer. È molto pessimista sulla situazione interna della Germania. Crede che lo scoppio di una guerra generale possa molto rapidamente condurre al bolscevismo. Dice che il popolo tedesco, “che è il più ingrato del mondo”, è agitato in questo momento da fortissime correnti antinaziste.

Galeazzo Ciano, Diario

Come quello dei generali, anche l’animo della nazione è lungi dallo stato di esaltazione: in questo agosto del 1939, non vi è nulla che si sia avvicinato al torrente di entusiasmo, al frenetico precipitarsi verso l’olocausto (sic!) del luglio 1914, e Hitler lo sa benissimo. L’anno precedente, prima di Monaco, aveva fatto un esperimento che quest’anno non ha più osato tentare: la sfilata a Berlino di una divisione corazzata. Egli si attendeva un uragano di patriottismo e ha avuto come risultato uno spettacolo di costernazione generale! Per tre ore i carri armati hanno percorso in lungo e in largo la capitale in mezzo a un silenzioso stupore, come un esercito nemico in una città occupata, mentre Hitler, al balcone della Cancelleria, attendeva invano che, al passaggio dei suoi mostri d’acciaio, si levasse quel bellicoso clamore che egli intendeva suscitare. Alla fine egli era rientrato nel suo studio, si era gettato in poltrona e aveva cominciato a ingiuriare il popolo tedesco.

Raymond Cartier

Non c’era nessun entusiasmo per la guerra.

Richard von Weizsäcker

Alberto Negri, “Al via un conflitto a bassa intensità”, Il Sole 24 Ore, 5 ottobre

“Dall’inizio della rivolta contro Assad nella primavera del 2011 si sapeva che la Turchia, membro di primo piano della Nato, poteva essere coinvolta in un conflitto con una proiezione che oltre alla Siria interessa direttamente l’Iraq e l’Iran, due vicini con i quali Ankara ha relazioni politiche ed economiche rilevanti ma anche problemi cronici soprattutto per la storica rivalità tra Ankara e Teheran, riflesso di un’altra contrapposizione secolare tra la sfera di influenza del mondo sunnita, turco e arabo, e quello sciita.

Già da tempo quella siriana è una pericolosa guerra per procura tra potenze regionali concorrenti. Le tensioni, da decenni, riguardano la guerriglia curda del Pkk che ha i suoi santuari nel Kurdistan iracheno, conta appoggi tra i curdi siriani e viene manovrata, quando fa comodo, anche da Teheran, alleato di Damasco e del Governo sciita di Baghdad. Per altro i rapporti nel triangolo Ankara-Baghdad-Teheran sono fondamentali pure per l’Europa perché secondo il piano energetico dell’Unione dalla Turchia passano e passeranno le pipeline più importanti per le importazioni di gas e petrolio dall’Oriente.

Niente di quanto avviene da queste parti quindi ci può essere indifferente. Lungo i quasi mille chilometri di confine tra Siria e Turchia si gioca una partita strategica per gli equilibri del Levante del Medio Oriente: il conflitto tra il regime di Assad e la guerriglia è alimentato dal mondo arabo sunnita e dalle monarchie del Golfo che vogliono controbilanciare la potenza dell’Iran e prendersi una rivincita sull’ascesa degli sciiti in Iraq dopo la caduta di Saddam. Un obiettivo non semplice ma in linea con l’agenda occidentale e anche israeliana.

La primavera araba ha innescato la miccia di tensioni che esistevano da tempo e non erano neppure troppo latenti. Il 23 novembre 2011 “Zaman”, quotidiano vicino alle posizioni dell’Akp del premier Erdogan, scriveva che Ankara rischiava di essere trascinata nella guerra civile ospitando nei campi profughi il Free Syrian Army. I vertici militari turchi hanno ripetutamente avanzato l’ipotesi di penetrare in Siria per insediare una “zona cuscinetto” e la Turchia, insieme alle petro-monarchie, ha chiesto più volte di dichiarare una “no-fly zone”.

Con l’approvazione del Parlamento di Ankara a intervenire oltre confine inizia un altro conflitto a bassa intensità, anche se forse non con effetti immediati: Erdogan, capo di un governo islamico moderato, ci penserà due volte prima di infilarsi in un’escalation, mostra i muscoli per ragioni di prestigio internazionale e proteggere i confini nazionali ma deve anche fronteggiare l’ostilità dell’opinione pubblica che secondo i sondaggi non vuole una guerra contro Damasco.

Il problema è quale sarà l’atteggiamento futuro della Nato se ci saranno altri scontri tra turchi e siriani, dando per scontato che al Consiglio di sicurezza ogni votazione contro il regime di Damasco viene regolarmente bloccata dal veto della Russia e dalla Cina, in una riedizione della guerra fredda che rende lo scenario più complicato.

L’Occidente non vuole fare la guerra [La NATO è sempre pronta alla guerra, ma stavolta ha paura della Russia, NdR] ma neppure può ignorare il coinvolgimento della Turchia. I guai non sono soltanto di Erdogan ma anche nostri.

La verità è che gli Stati Uniti e l’Europa, all’inizio di questa crisi si sono affidati alla Turchia e a una valutazione sbagliata di Ankara condivisa dagli alleati della Nato: che bastasse poco tempo per abbattere Bashar Assad, un regime al capolinea ma non ancora finito. La Turchia ha quindi abbracciato il compito di dare una retrovia alla guerriglia. In un primo tempo era formata da oppositori e disertori siriani, poi i turchi hanno accolto, con l’appoggio finanziario delle monarchie del Golfo e di varie organizzazioni islamiche, formazioni di combattenti libici e di altri Paesi arabi, di reduci dall’Afghanistan o dall’Iraq, ben sapendo che cosa potesse significare il loro intervento.

Il risultato è che oggi i turchi combattono su due fronti, quello siriano e quello del Kurdistan iracheno, mentre la Nato non ha ancora ben chiaro quali siano le forze della guerriglia affidabili e neppure quale potrebbe essere il dopo Assad: l’opposizione è disunita e gli occidentali annaspano tra le sigle dei gruppi ribelli senza trovare gente credibile. Non è un caso che Kofi Annan abbia lasciato il suo incarico a Lakhdar Brahimi: sapeva che la via diplomatica, per l’ostinata resistenza di Assad [precisazione: se non ci fosse una maggioranza di Siriani che sostiene Assad, magari anche a malincuore, quest’ultimo sarebbe caduto, NdR] e gli interessi in gioco, era quasi impossibile, come ha ribadito anche il suo successore. In Siria ogni soluzione politica, giorno dopo giorno, sembra svanire, inghiottita da un turbine di violenza fuori controllo”.

*****

48 morti ed edifici sventrati in una piazza del centro di Aleppo (Saadallah al-Jabiri). Se i partigiani avessero combattuto in questo modo – con attacchi suicidi, autobombe e violenze indiscriminate – tutto il Nord si sarebbe schierato con Mussolini.

I Turchi ci avevano già provato con l’aereo

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/25/labbattimento-dellaereo-turco-non-e-un-semplice-incidente-e-i-cittadini-turchi-non-vogliono-la-guerra/

ma la cosa non aveva funzionato

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/28/laereo-turco-il-precedente-libico-ed-un-intervento-nato-che-si-complica/

E i neocon americani si interrogano pubblicamente su come INVENTARE un pretesto per attaccare l’Iran

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/01/con-favoloso-candore-gli-apprendisti-stregoni-ci-dicono-come-intendono-far-scoppiare-la-guerra/

Solo il 18% dei Turchi approva le interferenze turche in Siria

http://www.voanews.com/content/turkish_polls_show_waning_support_for_ankaras_policy/1510503.html

Guardian e New York Times  riportano che “Non si sa se i proiettili di mortaio siano stati sparati dalle forze governative siriane o dai ribelli che combattono per rovesciare il governo del presidente Bashar al-Assad”.

La Russia ha costretto la Siria a scusarsi per bloccare l’escalation ma la Siria sta conducendo un’inchiesta per verificare chi abbia sparato i colpi di mortaio ed ha consigliato alla Turchia di mantenere la calma, tenuto conto del fatto che l’area è percorsa da bande di ribelli di varia nazionalità e con varie finalità.

La Turchia dopo aver armato e fornito supporto logistico ai ribelli siriani e mercenari internazionali che cercano di abbattere il governo siriano, non si è mai sentita in dovere di scusarsi per i suoi raid e bombardamenti in Siria (questo è l’ultimo in ordine di tempo)

http://www.google.com/hostednews/afp/article/ALeqM5iKxnodFAJ1tOLa6CkcK52soa7eZg?docId=CNG.8b2b456bdc514b0dd075381637648f70.2e1

è l’atteggiamento dei bulli. La NATO è un gruppo di bulli che decide a sua discrezione e convenienza chi ha ragione e chi ha torto e punisce chi sgarra. Arriva il momento in cui i bulli ricevono la lezione che meritano, una volta che le vittime si coalizzano per porre fine ad una condizione di perenne soggezione e ricatto.

Il parlamento turco ha autorizzato l’esercito turco ad invadere ed occupare parti della Siria per mettere in sicurezza il territorio.

Ciò potrebbe portare alla creazione di zone franche e corridoi umanitari che dovrebbero essere sostenuti da un limitato potere militare. Ciò, naturalmente, non raggiunge gli obiettivi degli Stati Uniti per la Siria, in cui Assad potrebbe conservare il potere. Da questo punto di partenza, però, è possibile che una vasta coalizione con un mandato internazionale possa aggiungere ulteriori azioni coercitive ai suoi sforzi“.

Pagina 4, ‘Valutazione delle opzioni per il cambiamento di regime’, Middle East Memo, Brookings Institution.

I turchi l’avevano già proposto ad agosto

http://italian.ruvr.ru/2012_08_21/85674329/

Aviv Kochavi, capo dell’intelligence militare israeliana ha preannunciato che Israele farà la stessa cosa nel sud della Siria perché, sostiene, il governo di Assad non riesce a controllare gli jihadisti che costituiscono una minaccia per Israele (gli stessi pagati da sauditi e qatari, alleati di Israele contro l’Iran e la Siria, quelli che usano le stesse tecniche che hanno portato all’uccisione di 25 nostri soldati a Nassiriya)

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/08/01/al-qaeda-alleata-della-nato-in-siria/

“Inoltre, i servizi di intelligence d’Israele hanno una forte conoscenza della Siria, così come delle attività nel regime siriano, che potrebbero essere utilizzate per sovvertire la base di potere del regime e avviare la rimozione di Assad. Israele potrebbe inviare truppe su o vicino le alture del Golan e, in tal modo, potrebbe distogliere le forze del regime dal reprimere l’opposizione. Questa posizione può evocare la paura nel regime di Assad di una guerra su vari fronti, in particolare se la Turchia è disposta a fare lo stesso sul suo confine, e se l’opposizione siriana è alimentata continuamente con armi e addestramento. Una tale mobilitazione potrebbe, forse, convincere la leadership militare della Siria a cacciare Assad al fine di preservare se stessa. I sostenitori argomentano che questa pressione supplementare potrebbe far pendere la bilancia contro Assad in Siria, se altre forze vi si allineano correttamente”.

Pagina 6, ‘Valutazione delle opzioni per il cambiamento di regime’, Brookings Institution.

http://www.oltrelacoltre.com/?p=13731&preview=true

La Russia ha messo in guardia la NATO: non tollererà nessun tentativo di creare zone cuscinetto

http://italian.irib.ir/featured/item/114206-russia-respinge-idea-di-zone-cuscinetto-in-siria

La Sicurezza Paesi Nato indivisibile. Per il ministro degli Esteri Giulio Terzi la richiesta del governo Erdogan al Parlamento è legittima. E “la sicurezza dei Paesi Nato è indivisibile”. Principio, riaffermato nel Consiglio atlantico della scorsa notte, “al quale i membri dell’Alleanza atlantica tengono molto”,

Bravo Terzi, rendici complici di altre infamie e coinvolgici in una guerra con la Russia.

Non voglio più amici,

Non voglio più amici,

Voglio solo nemici!

E basta alle vostre bugie, bugie!

E allora tu cavalca, cavalca mio cowboy

che la terra tanto ce la fotti a noi…

Ah, che cazzo dici?

La vostra libertà?!?!

Uoh, ma cosa dici?

Noi ce l’avevamo già…

Litfiba, “Tex”

Batman, l’eroe della controrivoluzione

Il nuovo Frank Miller è diverso. Il nuovo Frank Miller è uno che, ad esempio, se la prende con il movimento Occupiamo Wall Street. Ora, qualsiasi persona sana di mente può magari discutere dei modi della protesta, ma sa che alla base gli Indignati d’America hanno ragione da vendere su una cosa: è una fottuta vergogna che l’economia reale, la vita di tutti i giorni di miliardi di persone, sia tenuta per gli zebedei da speculatori finanziari in maniche di camicia con la cravatta Zegna annodata male. Qualsiasi persona sana di mente tranne il nostro Frank, visto che SUL SUO SITO PERSONALE scriveva settimana scorsa di come il movimento Occupy non sia un’espressione del Primo Emendamento (la libertà di parola), ma solo, occhio che si quota, “UN BRANCO DI ZOTICI, LADRI E STUPRATORI, una massa indisciplinata spinta solo dalla nostalgia per i tempi di Woodstock e da un senso della giustizia schifosamente falso”. Rileggete un attimo, per piacere. Soprattutto la parte dei LADRI e degli STUPRATORI. Chi proprio se la sente, chi stamattina si fosse svegliato con il collo intorpidito e volesse scioglierselo un po’ agitando la testa da destra a sinistra in preda allo stupore e al disgusto, può anche andarsi a leggere il resto, tutto il “pensate piuttosto alla guerra in corso con al-Qaeda e l’Islamismo, perdenti pippaiuoli!”.
http://docmanhattan.blogspot.it/2011/11/perche-frank-miller-e-uno-stronzo.html

Recensione di The Dark Knight rises a cura di Duanne Ribeiro, São Paulo (Brasile), 14 agosto 2012

“Christopher Nolan completa la sua trilogia. Se Batman Begins era buono e Batman: The Dark Knight grande, Batman: The Dark Knight Rises è intermedio. È un film diverso, con meno attenzione per le scene d’azione e di più sullo sviluppo psicologico del protagonista. Il film si svolge otto anni dopo la fine del precedente, con Bruce Wayne stufo di agire come Batman, e il suo alter-ego è visto come un criminale dalla polizia locale. La città, molto violenta in precedenza, è quasi pacifica e un vendicatore non sembra necessario. Si manifesta però una nuova minaccia – Bane, il capo di una sorta di esercito-setta – e Wayne si sente spinto a tornare in azione. […].

L’opera ha delle virtù. La maggiore è la preoccupazione di Nolan per il realismo: oltre il lato personale di Batman, prendiamo visione dei problemi connessi alla dimensione di vendicatore della sua vita e le esigenze di esercizio costante. Anche gli altri personaggi possiedono delle caratterizzazioni plausibili. Il personaggio Bane è forte in virtù dell’incontro di una mancanza di espressione facciale (la maschera), un pensiero calcolatore e pianificazione ed una presenza fisica che intimidisce. […] Ci sono anche dei problemi: cadute di plausibilità ed ingegnosità della trama (un esempio è la battaglia finale Batman / Bane) e, soprattutto, un intenso contenuto ideologico, che ha condizionato il mio coinvolgimento nella narrazione.

Critico questa ideologia non per la sua tesi di fondo, ma per il modo insidioso in cui viene presentata: trasforma il film in un esempio di fallacia dell’uomo di paglia, distorcendo la posizione dei suoi avversari per renderli più facili da confutare.

[…].

È una lettura politico-culturale di “terrorismo”, “rivoluzione” e “liberismo”.

[…].

“Alcuni uomini vogliono solo vedere bruciare il mondo.” Ho commentato con un amico quella frase del secondo film della trilogia, affascinante per il suo elogio del disordine…Il mio amico ha replicato in modo penetrante: la tesi, proveniente dalla bocca del maggiordomo Alfred inglese, è sintomatica del pensiero del colonialismo britannico del passato (nel dialogo, Butler cita un’incursione in Birmania, ora Myanmar) e dipinge “il terrorismo” come un atteggiamento disconnesso dalla razionalità: non c’è bisogno di capire, basta combatterlo… The Dark Knight Rises è costruito su una visione altrettanto distorta e caricaturale dei problemi sociali, ed è quello che ho intenzione di dimostrare.

In un paese che ha visto nel 2011 l’espansione del movimento Occupy e dello slogan “Noi siamo il 99%” da Wall Street a circa 600 comunità del Nord America e 95 città di 82 paesi, Nolan fa una macchietta della critica della ricchezza e dello status quo. Catwoman dice: “C’è una tempesta in arrivo, signor Wayne, tu e i tuoi amici vi dovrete chiedere come abbiano potuto vivere con così tanto, lasciando così poco per il resto di noi”… alla fine Catwoman, come ci si poteva aspettare, si pentirà delle sue parole.

C’è anche il disprezzo per la borsa valori: quando Bane la invade qualcuno dice che non ci sono soldi lì, lui risponde: “Davvero? E allora cosa fate tutti qui?”…Bane, per un momento, è il risentimento per tutto questo. Un risentimento che è presentato come inappropriato, in due diverse maniere.

La prima è la visione liberista del mondo che vi è implicata. A un certo punto, Bruce Wayne – Batman – chiede al manager che gestisce la sua azienda, perché hanno smesso di finanziare un orfanotrofio. La risposta è che senza scopo di lucro non può farne a meno. Il miglioramento sociale qui è direttamente collegato alla crescita delle imprese private, che rientra nella cornice del finanziamento ai bambini bisognosi. Si noti l’assenza dello Stato, che d’altronde è sempre indicato come potenza inefficiente o corrotta, sul piano legislativo come su quello esecutivo…è l’industria e il suo modello amministrativo ideale (la Wayne Corporation sviluppa una fonte di energia più pulita di ogni altra, e un arsenale poderoso, ma con la saggezza di consegnare i prodotti solo nelle “mani giuste”).

[…].

La seconda è l’idea conservatrice di “rivoluzione”. Dopo vari attacchi terroristici a Gotham, Bane parla all’interno di uno stadio raso al suolo: “Non siamo venuti come conquistatori, ma come liberatori, per restituire il controllo di questa città al suo popolo”. Di seguito, libera i prigionieri da un carcere, chiamandoli “oppressi”. Il cattivo si arroga il diritto di iniziare una rivoluzione nel nome della libertà, della gente, degli oppressi. Queste parole, nel film, sono senza contenuto, come il negativo di qualcos’altro stabilito in precedenza…sono termini ideologicamente carichi, associati in genere alla sinistra, in particolare al comunismo….Di più, lo scienziato nucleare che modifica un reattore trasformandolo in un’arma atomica per Bane è di origine russa.

[…].
La rivoluzione di Bane è quasi vuota di forma e di contenuto. In primo luogo, lo spettatore non può prenderla sul serio nemmeno per un istante…ciò che instaurerà è solo barbarie. Come nella visione hobbesiana…il film ci mostra persone disorganizzate, passive, senza spirito di iniziativa, alla mercé delle bande; l’unica istituzione ancora in piedi è una parodia del potere giudiziario. Apolitica, la rivoluzione di Bane è un omaggio allo status quo precedente, l’opzione più solida di fronte a cambiamenti che sono irrazionali attacchi alla democrazia. Coniugando le due idee presentate, abbiamo una proposta sociale chiara, coronata dalla difesa della legge con mezzi coercitivi che vanno al di là della legge: “A volte, le regole diventano catene”, dice Gordon …

Come dice Mark Fisher, sul Guardian

“The Dark Knight Rises disegna linee nitide: i commenti anticapitalisti sono accettabili, ma qualsiasi azione diretta contro i ricchi, o azioni rivoluzionari per la redistribuzione delle risorse, condurranno ad un incubo distopico…[N.B. da qui passo direttamente all’articolo di Fisher citandolo più ampiamente rispetto alla recensione di Duanne Ribeiro]…Ci può essere la tentazione di leggere The Dark Knight Rises come un’allegoria dei tentativi da parte dell’élite di ricostruire il loro status dopo la crisi finanziaria – o almeno di difendere l’idea che ci siano ricchi buoni che, se opportunamente mortificati, potranno salvare il capitalismo dai suoi peggiori eccessi. La fantasia che attraversa i film di Batman di Nolan – che si armonizza con l’atteggiamento di Romney – è che gli eccessi del capitale finanziario possono essere moderati da una combinazione di filantropia, violenza non ammessa ufficialmente e simbolismi. Il cavaliere oscuro ha almeno esposto la doppiezza e la violenza necessaria a preservare le finzioni alle quali i conservatori vogliono farci credere. Ma il nuovo film demonizza l’azione collettiva contro il capitale, mentre ci chiede di confidare in un ricco reso umile dalla vita”.

Perché molti terroristi islamici sono ingegneri? – tecnocrazia, se la conosci la eviti ;op

La varietà e complessità tra i terroristi sono molto spiccate, come in qualsiasi altro gruppo umano. In genere, sono poche le notizie certe sulle origini dei terroristi e sul loro profilo psicologico. Tranne che molti di loro sono ingegneri.

È questa la sorprendente conclusione di un articolo pubblicato di recente dall’European Journal of Sociology, intitolato «Perché ci sono tanti ingegneri tra gli islamici radicali». Diego Gambetta e Steffen Hertog sottolineano che «tra gli islamici radicali violenti, gli ingegneri sono ampiamente rappresentati, tra le tre e quattro volte di più rispetto ad altri professionisti». Gli autori hanno studiato i precedenti di oltre 400 membri di gruppi violenti di radicali islamici in più di trenta paesi del vicino Oriente e dell’Africa. Gli studiosi confermano i risultati di ricerche precedenti in cui si affermava che i terroristi possiedono generalmente entrate più sostanziose e un’istruzione superiore rispetto alla media degli abitanti del paese, oltre al fatto che il 44% dei violenti era ingegnere o studente d’ingegneria.

Nei paesi di origine degli individui considerati, gli ingegneri scarseggiano: rappresentano appena il 3,5% della popolazione. Tuttavia, nei gruppi terroristici islamici costituiscono quasi la metà del totale. Nel campione analizzato, la seconda area universitaria più diffusa è quella degli studi islamici, seguita da medicina, scienze ed educazione, e ognuna di queste raggiunge tassi molto inferiori rispetto al 44% dell’area “ingegneria”. Inoltre, il 60% dei terroristi islamici nati e cresciuti nei paesi occidentali ha effettuato studi di ingegneria.

Come si spiega questo fenomeno? Gambetta e Hertog analizzano e respingono varie ipotesi, tra cui la possibilità che l’abilità degli ingegneri li porti a essere un bersaglio attraente per chi recluta terroristi, oppure che tutto ciò sia semplicemente un’anomalia della storia. I ricercatori sono giunti alla conclusione che le cause della presenza spropositata di questi professionisti siano dovute alla relazione della cosiddetta “mentalità” degli ingegneri con determinate condizioni socio-economiche prevalenti nei paesi islamici. Secondo questo studio, l’ingegneria attrae individui che preferiscono risposte chiare e modelli mentali che minimizzano l’ambiguità. Nelle università statunitensi, per esempio, la probabilità di essere allo stesso tempo religioso e conservatore è sette volte maggiore nelle scuole di ingegneria che in quelle di scienze sociali.

Gambetta e Hertog dimostrano che vi è una forte affinità tra la struttura mentale degli ingegneri e l’ideologia che promuove le azioni dei terroristi radicali islamici. Questa tendenza interagisce ed è potenziata dal fatto che gli ingegneri – intelligenti e ambiziosi in campo professionale – si scontrano e si radicalizzano nell’affrontare la stagnazione economica, la mancanza di opportunità per i giovani e la repressione politica abituale nei paesi islamici.
Le spiegazioni del fenomeno degli ingegneri terroristi sono controverse. Ciò che non è controverso è il fatto che tra i terroristi islamici vi siano molti ingegneri.

Moisés Naím, “Il terrorista parte per la tangente”, Il Sole 24 Ore, 14 febbraio 2010

Testo dello studio:

http://eprints.lse.ac.uk/29836/1/Why_are_there_so_many_Engineers_among_Islamic_radicals_%28publisher%29.pdf

Cuba 1962 – Siria/Iran 2012 – Operazione Northwoods (false flag per invadere Cuba)

PREMESSA

Gli Stati Uniti hanno già sponsorizzato un colpo di stato in Siria nel 1949:

http://www.us-foreign-policy-perspective.org/index.php?id=323

e pianificato un altro colpo di stato ai danni del governo siriano alla fine degli anni Cinquanta:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/31/loccidente-e-la-destabilizzazione-della-siria-1957-2011-articolo-del-guardian/

Ora è la volta della Siria.

Il seguente piano fu respinto dal presidente J.F. Kennedy che, com’è noto, morì prematuramente l’anno successivo, mentre Il grande sponsor di questo piano, il generale Lyman Lemnitzer, fu nominato comandante in capo della NATO e fu in quella veste che ordinò di istituire Gladio e tutta la rete di eversori di estrema destra all’origine della strategia della tensione.

Cuba – Operazione Northwoods

Operazione Northwood – Pag. 1

Capi di Stato maggiore
Washington 25 D.C.
13 Marzo 1962

Memorandum per il segretario della difesa
Oggetto: Giustificazione per l’intervento militare degli Stati Uniti a Cuba (TS)

I Capi di Stato maggiore hanno preso in considerazione il Memorandum allegato per il capo delle Operazioni “Progetto Cuba” che risponde alla richiesta del suddetto ufficio per una breve, ma precisa descrizione dei pretesti che dovrebbero giustificare l’intervento militare Statunitense a Cuba.

  1. I Capi di Stato maggiore raccomandano che il Memorandum proposto sia inoltrato come condizione preliminare da seguire in vista di un futuro sviluppo di ulteriori progetti. È supposto che ci saranno presentazioni analoghe da altre agenzie e che saranno utilizzate come basi per sviluppare un unico piano organizzato. I progetti individuali possono in tal caso essere considerati come base per i singoli casi.
  2. Inoltre, si presume che sarà attribuito ad una singola agenzia la primaria responsabilità dello sviluppo degli aspetti militari e paramilitari del piano di base. È raccomandato che questa responsabilità riguardante le operazioni coperte e non, sia assegnata ai Capi di Stato maggiore.

Per i Capi di Stato maggiore:
L.L.Lemnitzer – Presidente dei Capi di Stato maggiore

1 Allegato
Memorandum per i Capi di Stato maggiore, “Progetto Cuba”.

Operazione Northwood – Pag. 2

Nota dei Segretari per i Capi di Stato maggiore su Northwoods (S)

Un resoconto* dell’oggetto sovrastante è presentato per una presa di visione da parte dei Capi di Stato maggiore.
F. J. Blouin
M. J. Tingeldo – Segretariato dei Capi di Stato maggiore

* Non riprodotto qui; disponibile su un altro documento di segreteria.

Operazione Northwood – Pag. 3

Capi di Stato maggiore
Decisione dei capi di Stato maggiore 1969/321
Nota dei Segretari su Northwoods (S)

Nota dei Segretari
Al loro incontro del 13 marzo 1962, i Capi di Stato maggiore hanno approvato le raccomandazioni del paragrafo 8 dei Capi di Stato maggiore 1969/321.

  1. Nel suddetto documento il Comandante ha espresso la sua considerevole preoccupazione per quanto riguarda il Corpo della Marina in questo ambito e i provvedimenti del Titolo 10, Codice USA 141 (b), applicati ed eseguiti.
  2. Questa decisione dovrà essere allegata come prima pagina al documento principale dei Capi di Stato maggiore 1969/321 di cui diventa ora parte.

F. J. Blouin
M. J. Tingeldo – Segretariato dei Capi di Stato maggiore

Operazione Northwood – Pag. 4

9 Marzo 1962
RESOCONTO DEL DIPARTIMENTO DELLA DIFESA E DEI CAPI DI STATO MAGGIORE RAPPRESENTANTE IL GRUPPO DI SONDAGGIO CARAIBICO per i Capi di Stato maggiore su “Progetto Cuba” (TS)

Il Capo delle Operazioni, Progetto Cuba, ha richiesto che siano fornite le opinioni dei Capi di Stato maggiore a proposito del progetto entro il 13 Marzo 1962.

Operazione Northwood – Pag. 5

GIUSTIFICAZIONE PER L’INTERVENTO MILITARE USA A CUBA – IL PROBLEMA

  1. Come richiesto* dal Capo delle Operazioni “Progetto Cuba”, i Capi di Stato Maggiore hanno il dovere di indicare una breve, ma precisa descrizione dei pretesti che a loro parere forniranno una giustificazione per l’intervento degli USA a Cuba.

FATTI RIGUARDANTI IL PROBLEMA

  1. E’ riconosciuto che ogni azione che diventa un pretesto per l’intervento Statunitense a Cuba, condurrà ad una decisione politica che a sua volta porterà all’azione militare.
  2. E’ stata presa visione del piano d’azione suggerito** dalla Marina Statunitense e riguardante il caso dell’area Guantanamo.
  3. Per ulteriori episodi a cui fare riferimento si veda il Documento B.

DISCUSSIONE

  1. Il piano d’azione suggerito, collegato al Documento A, è basato sulla premessa che l’intervento militare degli Stati Uniti sarà la conseguenza di un periodo di intensificate tensioni tra USA e Cuba che porranno gli Stati Uniti nella condizione di poter giustificare le proprie lamentele. L’opinione mondiale e le Nazioni Unite dovrebbero mostrarsi favorevoli, influenzate dal progresso dell’immagine internazionale di un governo Cubano impulsivo ed irresponsabile, rappresentante un’allarmante e imprevedibile minaccia alla pace dell’Emisfero Occidentale.
  2. Malgrado la precedente premessa possa momentaneamente essere utilizzata, continuerà ad essere efficace solo fino a che sarà certo che l’intervento miliare Statunitense a Cuba non coinvolgerà direttamente l’Unione Sovietica. Non c’è ancora un mutuo accordo bilaterale che leghi l’URSS alla difesa di Cuba e Cuba non è ancora diventata un membro del Patto di Varsavia, né i Sovietici hanno situato alcuna base a Cuba, paragonabile alle basi Statunitensi collocate in Europa Occidentale. Quindi, dal momento che sembra esserci un fattore tempo importante nella risoluzione del problema Cuba, ogni progetto sarà approvato nell’arco dei prossimi mesi.

CONCLUSIONE

  1. Il piano d’azione illustrato nel Documento A risponde in maniera soddisfacente all’attuale descrizione del problema. Tuttavia, questi suggerimenti dovrebbero rappresentare le condizioni preliminari del problema, in vista di un futuro sviluppo di ulteriori progetti con il contributo di documentazioni analoghe provenienti da altre agenzie, e provvedere a formare una base per lo sviluppo di un piano unico, integrato ed organizzato in fasi che focalizzi tutti gli sforzi concernenti l’obbiettivo di giustificazione dell’intervento militare Statunitense a Cuba.

RACCOMANDAZIONI

  1. Si raccomanda che:
  1. Il Documento A e i suoi allegati devono essere mandati al Segretario della difesa per l’approvazione e la trasmissione al Capo delle Operazioni, “Progetto Cuba”.
  2. Questo documento NON deve essere mandato ai comandanti di comandi specifici o unificati.
  3. Questo documento NON deve essere mandato agli ufficiali USA addetti alle attività della NATO.
  4. Questo documento NON deve essere mandato al Capo della Delegazione USA del Comitato dello Staff dell’Esercito delle Nazioni Unite.

* Memorandum per il Generale Craig dal Capo delle Operazioni “Progetto Cuba”, con oggetto: “Operazione MONGOOSE”, datato 5 Marzo 1962, da un documento dell’ufficio del Generale Craig.

** Memorandum per il responsabile dei Capi di Stato Maggiore, dal Capo delle Operazioni Navali, con oggetto: “Istanze per provocare le Operazioni Militari a Cuba”, datato 8 Marzo 1962, da un documento nell’ufficio del Generale Craig.

Operazione Northwood – Pag. 6

MEMORANDUM PER IL SEGRETARIO DELLA DIFESA

Soggetto: Giustificazione per l’intervento militare USA a Cuba (TS).

•  I Capi di Stato maggiore hanno preso in considerazione il Memorandum allegato per il capo delle Operazioni “Progetto Cuba” che risponde alla richiesta del suddetto ufficio per una breve, ma precisa descrizione dei pretesti che dovrebbero giustificare l’intervento militare Statunitense a Cuba.

•  I Capi di Stato maggiore raccomandano che il Memorandum proposto sia inoltrato come condizione preliminare da seguire in vista di un futuro sviluppo di ulteriori progetti. È supposto che ci saranno presentazioni analoghe da altre agenzie e che saranno utilizzate come basi per sviluppare un unico piano organizzato. I progetti individuali possono in tal caso essere considerati come base per i singoli casi.

•  Inoltre, si presume che sarà attribuito ad una singola agenzia la primaria responsabilità dello sviluppo degli aspetti militari e paramilitari del piano di base. È raccomandato che questa responsabilità riguardante le operazioni coperte e non, sia assegnata ai Capi di Stato maggiore.

* Memorandum per Gen Craig dal Capo delle operazioni, “Progetto Cuba”, soggetto, “Operazione MONGOOSE”, datato 5 marzo 1962, documento disponibile nell’ufficio di Gen Craig.

Operazione Northwood – Pag. 7

APPENDICE ALL’ ALLEGATO A

COPIA

MEMORANDUM PER I CAPI DELL’OPERAZIONE, PROGETTO CUBA

Soggetto: Giustificazione per l’intervento dei Militari US a Cuba

  • Viene qui di seguito fatto riferimento al Memorandum del Capo delle Operazioni, “Progetto Cuba”, per il Generale Craig, soggetto: “Operazione MONGOOSE”, datato 5 Marzo 1962, che aveva richiesto una breve, ma precisa descrizione dei pretesti che i Capi di Stato Maggiore dovrebbero fornire per una giustificazione dell’intervento militare USA a Cuba.
  • I progetti indicati negli allegati sono inoltrati unicamente come proposta iniziale idonea agli scopi del piano. Si suppone che ci saranno presentazioni analoghe da altre agenzie e che saranno utilizzate come basi per sviluppare un unico piano organizzato. I progetti individuali possono in tal caso essere considerati come base per i singoli casi.
  • Questo piano, che comprende progetti selezionati da suggerimenti allegati, o da altre fonti, dovrebbe essere sviluppato per concentrare tutti gli sforzi su di uno specifico, ultimo obiettivo che apporterebbe giustificazioni adeguate ad un intervento militare statunitense a Cuba. Questo piano comporterebbe una logica messa in scena di incidenti, combinata ad altri eventi non correlati, per camuffare l’obiettivo ultimo e creare quella necessaria impressione di imprudenza e irresponsabilità cubana nei confronti degli Stati Uniti e di altre nazioni, su vasta scala.
    Il piano vorrebbe integrare e dividere in fasi il corso delle azioni da svolgersi.
    Il risultato che deriverebbe dall’esecuzione di questo piano sarebbe un’apparente carenza difensiva statunitense nei confronti dell’avventato e irresponsabile governo cubano che produrrebbe un’immagine di Cuba come minaccia internazionale, capace di intaccare la pace di tutto l’emisfero occidentale.
  • Il tempo è un fattore importante per la risoluzione del problema cubano. Tuttavia il piano è talmente suddiviso in fasi da rendere operabili i progetti sopra menzionati già a partire dai prossimi mesi.
  • Poiché l’obiettivo ultimo è chiaramente l’intervento militare, è necessario che la responsabilità primaria dello sviluppo militare e paramilitare sugli aspetti del piano, per quanto riguarda le operazioni militari ufficiali e non, venga assegnato ai Capi di Stato Maggiore.

Operazione Northwood – Pag. 8

POSTILLA ALL’APPENDICE DA INSERIRE NEL TESTO CHE GIUSTIFICA L’INTERVENTO MILITARE STATUNITENSE A CUBA
(Nota: il corso delle azioni che seguono sono solo una teoria preliminare per futuri scopi strategici. Esse non sono né in ordine cronologico né in ordine ascendente. Insieme a simili incentivi di altre agenzie, esse intendono procurare un punto di partenza per lo sviluppo di un piano singolo, integrato e ben strutturato in fasi. Un piano del genere permetterebbe la valutazione di progetti individuali nel contesto di azioni cumulative e correlate, volte a legarsi inesorabilmente con l’obiettivo finale di un’adeguata giustificazione dell’intervento militare statunitense a Cuba).

  • Dal momento che sembrerebbe desiderabile usare provocazioni legittime come base di interventi militari americania Cuba, una copertura e un piano di raggiro che comprenda azioni preliminari essenziali (come sviluppato nel “Task 33 C”) potrebbero venire eseguiti come sforzo iniziale per provocare reazioni cubane. Molestie e azioni di disturbo verranno enfatizzate per convincere i cubani di un’imminente invasione. Durante l’esecuzione del piano il nostro assetto militare consentirà un cambiamento rapido da esercitazione a intervento pratico, sempre se Cuba ci procurerà le opportune giustificazioni.
  • Una serie di ben coordinati incidenti saranno programmati di modo da aver luogo all’interno e nel comprensorio di Guantanamo per diffondere la genuina convinzione che tali azioni vengano compiute da forze cubane ostili.

a) Incidenti per provare e fondare un attacco credibile (non in ordine cronologico):
1) Iniziare a spargere le voci (molte). Usare radio clandestine.
2) Infiltrare cubani amici in uniforme “al di là delle barricate” per inscenare un attacco alla base.
3) Catturare sabotatori cubani (amici) all’interno della base.
4) Iniziare piccole sommosse vicino al cancello principale della base (cubani amici).
5) Far esplodere depositi di munizioni nella base; appiccare incendi.
6) Bruciare aeroplani nella base aerea (sabotaggi).
7) Sparare colpi di mortaio dall’esterno della base fino al suo interno. Qualche danno alle installazioni.
8) Catturare squadre d’assalto che si avvicinano dal mare o nelle vicinanze della città di Guantanamo.
9) Catturare gruppi della milizia che assaltano la base.
10) Sabotare navi nel porto; grandi incendi – Naftaline.
11) Affondare navi vicino all’entrata del porto. Celebrare funerali per le false-vittime (potrebbe essere in luogo del (10)).

b) Gli Stati Uniti risponderebbero eseguendo operazioni offensive per assicurare acqua ed energia elettrica, distruggendo l’artiglieria e le piazzole adibite per i mortai che minacciano la base.

c) Cominciare operazioni militari americane su larga scala.

3) Un incidente “ricordando il Maine” potrebbe essere organizzato in diverse forme:
a) Potremmo far esplodere un nave americana nella baia di Guantanamo e incolpare poi Cuba.
b) Potremmo far esplodere una nave telecomandata (senza equipaggio) ovunque nelle acque cubane. Potremmo pianificare di causare tale incidente nelle vicinanze di Havana o Santiago come risultato spettacolare di un attacco cubano via mare o via cielo. Anche semplicemente la presenza di aerei o navi cubani, chiamate ad investigare circa le intenzioni della nave, potrebbero essere la prova che la nave sia stata effettivamente attaccata. La vicinanza ad Havana o Santiago aggiungerebbe credibilità specialmente in quelle persone che avessero sentito l’esplosione o che avessero visto l’incendio. Gli Stati Uniti potrebbero far seguire un’operazione di salvataggio aereo/navale coperta dai soldati americani volta ad “evacuare” i rimanenti membri dell’inesistente equipaggio. Articoli sull’incidente nei quotidiani causerebbero poi una positiva ondata di indignazione nazionale.
4) Potremmo sviluppare una campagna di terrore contro i Comunisti cubani nell’area di Miami, in altre città della Florida o addirittura a Washington.

Aggiungere all’appendice dell’allegato A

La campagna al terrore potrebbe puntare all’asilo dei rifugiati cubani negli Stati Uniti. Potremmo affondare il contenuto di una barca in viaggio verso la Florida (realmente o attraverso una simulazione). Potremmo tutelare la vita dei rifugiati negli Stati Uniti fino ad essere largamente pubblicizzati. Potremmo fare esplodere qualche bomba al plastico in punti strategici accuratamente scelti, facendo arrestare qualche agente cubano, rilasciando documenti precedentemente stesi per provare il coinvolgimento di Cuba stessa, il che potrebbe essere molto utile a dare l’idea di un governo irresponsabile.

5) Un ostruzionista cubano, politicamente schierato al fianco di Castro potrebbe essere spedito contro la vicina nazione caraibica (nello stile dell’invasione della Repubblica Dominicana del 14 giugno). Sappiamo che Castro sta sostenendo movimenti clandestini contro Haiti, Repubblica Dominicana, Guatemala e Nicaragua e molte altre nazioni probabilmente. A questi movimenti potremmo aggiungerne altri per poi renderli pubblici dando un’alta risonanza alla cosa. Per esempio potremmo trarre vantaggio dal fastidio che proverebbe l’aviazione della Repubblica Dominicana nel vedere il proprio traffico aereo disturbato da varie intrusioni. Aerei B-26 cubani o C- 46 potrebbero provocare incendi in raid notturni. E bombe incendiarie di provenienza sovietica potrebbero essere trovati sul luogo. Questo verrebbe subito preso per un messaggio criptato ai Comunisti nascosti nella Repubblica Domenicana e permetterebbe di intercettare i traffici di armi che passerebbero dalla spiaggia.

6) L’uso di aerei MIG dai piloti statunitensi potrebbe essere un ulteriore motivo di provocazione. Il bombardamento di aerei civili, l’attacco via terra e la distruzione degli aerei MIG “americani” sarebbero tutte azioni complementari utili allo scopo provocatorio.
Un F- 86 propriamente cammuffato potrebbe convincere i passeggeri che si tratti di un MIG cubano e non USA, specialmente se fosse il pilota stesso a farlo notare. L’inconveniente principale di questa procedura sarebbe il rischio inerente la sicurezza in cui si incapperebbe nel’ottenere e modificare un aereo. Tuttavia alcune discrete copie dei MIG potrebbero essere prodotte dagli Stati Uniti in circa tre mesi.

7) Tentativi di rapina in cielo e terra civili potrebbero essere effettuati per poi venire fintamente perdonati dal governo di Cuba. Nel contempo andrebbero incoraggiate misure di difesa (da parte dei militari americani) proprio contro questi atti.

8) E’ possibile creare un incidente che dimostri in maniera convincente che un velivolo cubano ha attaccato e abbattuto un volo di linea partito dagli Stati Uniti e diretto in Jamaica, Guatemala, Panama o Venezuela. La destinazione sarebbe scelta solo per fare in modo che la rotta del volo passi sopra Cuba. I passeggeri potrebbero essere un gruppo di studenti in vacanza oppure un qualsiasi gruppo di persone che hanno interessi comuni nello scegliere un volo a basso costo non programmato.

•  Un velivolo a Eglin AFB verrebbe riverniciato e numerato come un duplicato esatto di un volo registrato di proprietà di una organizzazione della CIA nell’area di Miami. Nel tempo predestinato, il duplicato sarebbe sostituto all’attuale velivolo civile e a bordo verrebbero fatti imbarcare i passeggeri selezionati, tutti prima preparati con accurate identità false. L’attuale volo di linea registrato diventerebbe poi un volo-bersaglio.

•  Al momento del decollo del volo-bersaglio, il velivolo sostitutivo verrebbe registrato come autorizzato a fare un volo di turismo nel sud della Florida. In un punto di rendezvous prestabilito, i passeggeri del volo di linea scenderebbero ad un’altitudine minima per dirigersi verso un campo d’atterraggio alternativo in cui evacuare l’aereo e farlo ritornare al suo stato originale. Nel frattempo il volo-bersaglio continuerebbe a volare rispettando le rotte archiviate. Quindi sopra Cuba il volo-bersaglio trasmetterebbe un segnale internazionale di “may-day” dicendo che si trova sotto attacco di un MIG cubano. La trasmissione verrebbe poi interrotta dalla distruzione del velivolo che sarebbe innescata da un segnale radio. Questo permetterebbe alle radio dell’emisfero occidentale di dire a tutto il mondo cosa è successo, quello che loro hanno sentito e non che gli Stati Uniti stanno cercando di “vendere” un incidente.

9) E’ possibile creare un incidente che faccia sembrare che un MIG comunista cubano abbia distrutto un aereo-scafo statunitense sopra acque internazionali senza essere stato provocato in alcun modo.

a. Circa 4 o 5 F 101 saranno inviati in viaggio da Homestead AFB, Florida verso le vicinanze di Cuba. La loro missione sarà di compiere voli segreti e simulare attacchi come per un esercizio di difesa aerea nel sud della Florida. Questi aerei dovranno compiere variazioni alla loro rotta a frequenti soste. Gli equipaggi avranno ordine di rimanere al massimo a 12 miglia dalla costa cubana; comunque sarà loro richiesto di portare munizioni reali nel caso in cui MIG cubani compiano azioni ostili.

b. Su uno di questi aerei, un pilota precedentemente informato dovrà compiere un Charley in coda a consistenti intervalli fra gli aerei. Una volta in prossimità dell’isola cubana questo pilota dovrà segnalare via radio che è stato colpito da un MIG e che sta precipitando. Nessun altra chiamata dovrà essere effettuata. Il pilota dovrà, quindi, volare verso ovest ad un’altezza minima e dovrà atterrare in una base sicura, verso un Eglin ausiliare. L’aereo sarà accolto da membri della base, velocemente riposto e rinumerato con un nuovo telaio. Il pilota che avrà effettuato la missione in quanto alias, si riapproprierà della sua identità e ritornerà al suo solito lavoro. Il pilota e l’aereo dovranno, quindi, sparire.

c. Esattamente nello stesso momento in cui l’ aereo-scafo verrà presumibilmente abbattuto, un sottomarino o una piccola imbarcazione distribuirà parti di F-101 , paracaduti, etc.., ad una distanza dalle 15 alle 20 miglia dalla costa cubana e ripartirà. I piloti tornando a Homestead dovranno avere una storia credibile per quanto sappiano. Navi e aerei di ricerca saranno inviati e parti di aereo ritrovate.

Allegato B

Fatti rapportati al problema

1. I Capi di Stato Maggiore hanno preventivamente deciso che un intervento unilaterale americano a Cuba potrà essere effettuato nel caso in cui il regime cubano compia un attacco ostile nei confronti di proprietà o forze militari statunitensi. Ciò servirà come incidente sul quale basare un intervento esplicito.

2. Il bisogno di azioni effettive, nel caso che gli attuali sforzi sotto copertura per fomentare una ribellione interna a Cuba non trovino esito, era stato indicato dai Capi di Stato Maggiore il 7 Marzo 1962, come qui di seguito indicato :

“…la convinzione che una rivolta spontanea interna sia impossibile da attuare nei prossimi 9/10 mesi richiede una decisione degli USA volta a sviluppare una “provocazione” come giustificazione alle azioni militari statunitensi a Cuba.”

3. E’ chiaro che il Dipartimento di Stato sta preparando anche modi di agire volti alla stesura di giustificazioni riguardo un intervento militare statunitense a Cuba.

FONTEhttp://www.didasfera.it/storia?unita=1346

USA e Israele – Due nazioni alla deriva che subiranno la stessa sorte

A scuola dai coloni per imparare a ‘sparare a un terrorista’: le nuove vacanze educative

Evidenza – 19/6/2012


Ynet. Turisti di tutte le età, esaltati, visitano la Cisgiordania per imparare dai coloni israeliani come sparare a un “terrorista”.

Campi estivi in stile ‘giochiamo a fare la guerra’. Un gruppo di turisti americani a bordo di un furgoncino dotato di aria condizionata scende nel clima torrido della Cisgiordania. Sorrisi smaglianti per tutti, e tutti pronti a impugnare una calibro 3, tipo di arma locale.

“Avanti maneggiatela!”, urla una guida israeliana, e ordina loro: “annientate quel terrorista”. Allora i turisti caricano l’arma puntandola verso obiettivi di cartone.

Negli ultimi mesi, il blocco coloniale di Gush Etzion è diventato una destinazione molto calda per i turisti che intendono fare un’esperienza senza pari in Israele: l’opportunità di simulare un’operazione armata contro il terrore. Gli abitanti degli insediamenti vicini corrono sul posto e si offrono ai turisti per raccontare loro storie dal campo di battaglia, per inscenare simulazioni di assassinii di terroristi da parte delle guardie delle colonie, e per esibirsi nell’uso di armi.

Il fatto che quest’attrazione turistica sia ubicata oltre la Linea Verde non può che esaltare ulteriormente i visitatori, i quali, spesso, si sono detti delusi per essersi sentiti dire dalle guide di essere al sicuro.

‘Mamma non ti può proteggere’.  Shay, una guida dai capelli brizzolati con voce rauca, fa vedere il suo metodo migliore per bloccare un aggressore, e spara. Una varietà di fucili e cinture esplosive finti sono disposti sui banchi di fronte ai presenti, mentre in fila lungo le pareti ci sono ritratti di “terroristi” sorridenti.

“Bloccami”, ordina Shay al 19enne Micheal che, in pochi attimi, si ritrova per terra. Secondo la stampa internazionale, Shay ha fatto parte delle truppe di combattimento nell’Operazione Entebbe, la missione che nel 1976 mise in salvo i passeggeri di un volo dirottato di Air France. Quando i turisti lo vengono a sapere, i loro occhi si illuminano.

“Immaginate di fronte a me un terrorista con un’arma automatica”, dice Shay agli spettatori rapiti dalle sue parole.

“In meno di 3 secondi il terrorista può sparare un’intera cartuccia, vuol dire che io avrò meno di 3 secondi per stenderlo. Ma questo è ciò che farò”.
Shay spara una pallottola contro ogni target, e ogni volta esulta.

Ma i turisti non vengono a Gush Etzion per assistere soltanto. I turisti vogliono sparare.

Shay consegna un’arma finta al 14enne Brian, che eccitato dice “Oh Gesù!”

“Tua madre non ci sarà a proteggerti, quindi comportati da uomo. Pronto per eliminare un terrorista?”, dice Shay. “Pronto”, risponde Brian.
Uno ad uno, i combattenti, per un giorno, mentre indossano occhiali protettivi, maneggiano i loro fucili Tavor o M16.

Cecchina a 5 anni. Michel Brown, banchiere di 40 anni, è venuto da Miami, e ha portato moglie e i tre bambini con l’intenzione di “insegnare loro dei valori”, come dirà.

Non appena entrata, la piccola di 5 anni scoppia in lacrime. Ma mezz’ora dopo, Tamara sta impugnando una pistola e già spara pallottole di creta come una professionista.

“Questo fa parte della loro educazione – dice con fierezza Micheal, mentre guarda sua figlia -, devono sapere da dove vengono e devono sapere agire”.

Sharon Gat, il manager del sito, dice che tutti gli istruttori presenti hanno svolto ruoli di leadership dell’esercito israeliano: “Questo è un programma speciale creato su richiesta della gente. Turisti provenienti da tutto il mondo vengono appositamente per incontrare ex combattenti e per ascoltare le loro storie. E’ un‘esperienza che si fa una volta nella vita”.

“Siamo venuti a sapere di quest’opportunità in Cisgiordania e abbiamo deciso di venire a vedere di persona”, aggiunge la madre Olga.
Suo figlio, Jacob, 24 anni, posa sul tavolo il fucile ed esclama: “E’ un’esperienza fantastica. Ho imparato come bloccare un terrorista e come soccorrere gli ostaggi. Ora, quando mi troverò in difficoltà, saprò come comportarmi”.

Davidi Pearl, alla guida del Consiglio regionale di Gush Etzion, osserva come quest’esperienza abbia fatto del suo distretto una “gioiello del turismo” famoso nel mondo.

A conclusione dell’eccitante giornata, viene loro consegnato un diploma: “Corso di uso di arma da fuoco frequentato in Israele”, si legge sull’attestato.

“Boom, boom”, grida il 13enne Riley mentre esce dal sito. “Boom, boom!”, risponde Jacob.

 

 

Il ministro degli Esteri italiano auspica una missione più muscolare – Israele pronto all’intervento

L’immagine è tratta da qui

“Vorremmo missione più muscolare”. Il ministro degli Esteri italiano auspica una presenza internazionale “che abbia la possibilità di difendersi”.

Un altro tentativo di accordo di pace, un altro “massacro di Assad” il giorno dopo, che manda in fumo l’ennesimo sforzo. Sembra che Assad sia l’uomo più stupido del mondo: se può cerca di uccidere civili in massa, per poter farsi odiare dal mondo. Come mai una donna così eccezionalmente intelligente ha scelto di tornare in Siria dall’Inghilterra per sposare un uomo così fenomenalmente idiota?

Un’alternativa più plausibile è che, come è già successo, i ribelli e al Arabiya (= Arabia Saudita, stato che finanzia i ribelli anti-Assad) non raccontano la verità. Il semplice fatto che i ribelli non contino mai i loro caduti ma siano così pignoli nel contare i caduti tra i civili dovrebbe far riflettere dei cervelli pensanti, specialmente se teniamo conto della falsa contabilità libica, con quei 3000/10mila civili massacrati da Gheddafi nei primi giorni di scontri, cifre rivelatesi poi inventate.

Infatti: “Attivisti hanno detto all’agenzia di stampa AFP che i combattenti ribelli hanno attaccato un convoglio dell’esercito, ma sono stati respinti e molti sono stati uccisi in un contrattacco. “A questo punto, anche se non abbiamo ancora il conteggio finale, il numero di civili uccisi dai bombardamenti, non è più di sette”, ha detto Jaafar, un attivista della rete anti-regime Sham Network News. “Il resto erano membri dell’esercito siriano libero.”

http://www.bbc.co.uk/news/world-middle-east-18829052

Per fortuna, a differenza dell’Italia, sui media stranieri qualche rivelazione riesce a trapelare.

Ecco le immagini di tre miliziani spacciati per civili

Quanto fumo, quante falsificazioni sulla Siria. A partire da Tom MacMaster, un americano che, improvvisamente, dopo aver vinto una borsa di studi alla Emory University per studiare la storia e la cultura degli Ostrogoti, aveva cambiato indirizzo, scegliendo studi arabi e diventando “attivista per la pace in Medio Oriente”. Ha sposato Britta Froelicher, una donna incontrata su un sito per cuori solitari che stava completando un dottorato sullo “sviluppo economico della Siria” alla “mia” università (University of St. Andrews, Scozia). Così MacMaster si è trasferito ad Edinburgo e lì si è finto una blogger chiamata Amina, un’attivista lesbica siriana che denunciava le efferatezze del regime di Assad

http://mondo.panorama.it/La-blogger-lesbica-siriana-Amina-e-Tom-quarantenne-americano

Ci si potrebbe anche domandare come due studenti possano permettersi di comprare casa e viaggiare ripetutamente in giro per il mondo: stipendiati da qualcuno per il loro “attivismo pacifista”? 

Ma questi, agli occhi delle “menti lucide”, sono domande da complottisti e i complottisti non sono in grado di usare correttamente il loro cervello. O forse è vero il contrario?

Il complottista incapace di usare il cervello osserva alcune cose: l’invasione irachena è stata un costosissimo fiasco, come quella afgana. Quella libica sta finendo anche peggio, con Gheddafi in procinto di riprendere Bengasi, e così la NATO è dovuta intervenire per salvare dei ribelli che non erano riusciti a far sollevare la popolazione libica. Ora è il turno della Siria e le cose non stanno andando molto meglio, nonostante la Turchia (membro NATO) fornisca basi sicure e logistica impeccabile ed Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi forniscano finanziamenti ed armi, come le granate svizzere

[La Svizzera sospende le esportazioni di armi verso quella petromonarchia assoluta http://www.cdt.ch/confederazione/politica/66021/stop-all-esportazione-d-armi.html

Interrogazione/interpellanza parlamentare sull’esportazioni di armi elvetiche usate per sopprimere le proteste nella penisola arabica:

http://www.parlament.ch/i/suche/pagine/geschaefte.aspx?gesch_id=20114069]

E così i mercenari salafiti morti vengono dichiarati “civili” per poter servire la “causa” della libertà e della democrazia anche dopo la loro morte.

Sono riflessioni da complottista. L’anticomplottista invece si fa un punto d’onore nel non investigare quali possano essere le fonti di finanziamento e di informazioni degli esiliati siriani che fin dall’inizio hanno intrapreso la via della violenza, estromettendo quegli oppositori siriani in patria che chiedevano di poter negoziare con il governo. L’anticomplottista preferisce l’ignoranza così, se sbaglia, potrà giustificarsi: “nessuno poteva saperlo!” Nessuno poteva immaginare che una nazione potesse inventarsi un casus belli: quando mai è successo nella storia? Le nazioni sono l’emblema dell’integrità morale (mortale?) e della trasparenza (impalpabilità della coscienza?). Eppure molti sembrano aver mangiato la foglia e i sondaggi preoccupano la NATO.

Se la richiesta di cessate il fuoco da entrambe le parti promossa da Annan è stata rifiutata dall’Occidente non è forse perché l’Occidente ha tutto da perdere da un vero cessate il fuoco? Non è forse perché l’Occidente (come Israele) è ormai una macchina da guerra in preda a se stessa e solo una devastante sconfitta può fermarla?

In verità lo è da tempo: Pinochet vs. Allende, Boris Yeltsin vs. democrazia, Suharto vs. Sukarno, giunta militare argentina vs. democrazia, lo Scià di Persia vs. Mossadegh (trionfatore delle elezioni iraniane), Bahrein, Yemen, Marocco, Egitto, ecc.

Eppure molti continuano a fare finta di niente e a credere ai media controllati da quello stesso establishment che ha reso possibile la sconfitta della democrazia in così tante nazioni e che sostiene teocrazie e dispotismi assortiti nei paesi alleati. L’Occidente sacrifica democrazia e libertà in nome della stabilità di un sistema iniquo e poi pontifica e moralizza!

Ora qualcuno sospetta che i ribelli daranno la colpa al governo siriano per un prossimo attacco con armi chimiche che dovrebbe servire a giustificare l’intervento NATO e/o israeliano:

http://www.rt.com/news/syria-chemical-weapons-plot-532/

Il che, alla luce di quanto detto, non è per nulla inconcepibile, anzi.

Ricordo che Yair Naveh, vicecomandante in capo dell’esercito israeliano, aveva già annunciato che Israele sarebbe intervenuto in Siria se avesse constatato che Assad stava consegnando armi chimiche ai suoi nemici.

A questo proposito, Richard Silverstein osserva come sia sempre utile sventolare la minaccia che Al-Qaeda si appropri delle armi chimiche siriane (false-flag in arrivo per mettere in sicurezza le armi chimiche?) ed aggiunge che quando l’ex capo del Mossad, Danny Yatom, spiega che Israele rischia di dover prendere l’iniziativa con grande “riluttanza”, è probabile che intenda mandare un messaggio agli Stati Uniti: o intervenite voi o lo faremo noi e la cosa potrebbe non piacervi:

http://www.richardsilverstein.com/tikun_olam/2012/07/13/israel-invents-syrian-chemical-warfare-threat-rattles-sabers-regarding-possible-intervention/

La Rivoluzione Finale di Aldous Huxley – ovvero, “rivoluzione” non è sinonimo di “emancipazione”

In un certo senso, siamo nello stesso dilemma etico e morale in cui si trovarono i fisici nei giorni precedenti al Progetto Manhattan. Quelli di noi che lavorano in questo campo vedono il potenziale di sviluppo per un controllo quasi totale delle emozioni umane.

Dr. Wayne Evans, U.S. Army Institute of Environmental Medicine, 1978

http://www.raven1.net/mcf/mindnet/mn116a.htm

Aldous Huxley, The Ultimate Revolution,  intervento al Berkeley Language Center del 20 marzo 1962.

[...] Possiamo dire che nel passato tutte le rivoluzioni hanno avuto come obiettivo essenziale quello di modificare l’ambiente allo scopo di modificare l’individuo. Ci sono state rivoluzioni politiche, rivoluzioni economiche e – all’epoca della riforma protestante – una rivoluzione religiosa. Tutte queste rivoluzioni non miravano direttamente all’essere umano, ma a ciò che gli stava intorno. Attraverso una modifica dell’ambiente circostante si poteva ottenere – o eliminare – un effetto sull’essere umano. Oggi credo che ci troviamo di fronte a ciò che potrebbe essere definita la rivoluzione definitiva, l’ultima rivoluzione, quella in cui l’uomo può agire in modo diretto sulla mente e sul corpo dei suoi simili. Inutile dire che la possibilità di esercitare un certo tipo di azione diretta sulla mente e sul corpo degli esseri umani è esistita fin dall’alba dei tempi. Ma era generalmente di natura violenta. Le tecniche del terrorismo sono note da tempo immemorabile e i popoli le hanno sempre impiegate con maggiore o minore raffinatezza, a volte con la più terribile crudeltà, altre con una certa dose di abilità acquisita attraverso una serie di prove ed errori, per scoprire quali fossero i modi migliori di sfruttare la tortura, la carcerazione e le costrizioni di ogni genere.

Ma come diceva, credo, Metternich molti anni fa, con le baionette si può fare di tutto tranne che sedercisi sopra. Se si vuole controllare una popolazione per un lungo periodo di tempo occorre che vi sia una certa misura di consenso, essendo difficile che il terrorismo puro e semplice possa funzionare a tempo indefinito. Esso può anche funzionare per molto tempo, ma io credo che prima o poi sia necessario introdurre un elemento di persuasione, un elemento che spinga le persone ad essere consenzienti a ciò che gli viene fatto.

Io penso che la natura della rivoluzione definitiva che abbiamo di fronte sia precisamente questa: siamo sul punto di sviluppare una serie di tecniche che consentiranno all’oligarchia al potere – che è sempre esistita e probabilmente sempre esisterà – di spingere le persone ad amare la propria schiavitù. Questa è, io credo, una rivoluzione di malvagità definitiva, ed è un problema al quale mi sono interessato per molti anni e su cui ho scritto 30 anni fa un romanzo, Mondo Nuovo, che descrive una società in cui vengono utilizzati tutti gli strumenti disponibili – e alcuni degli strumenti che allora immaginavo sarebbero stati disponibili nel futuro – prima di tutto per standardizzare la popolazione, appiattendo le fastidiose diversità tra gli esseri umani, per creare, diciamo così, modelli di esseri umani prodotti in serie e organizzati in un sistema di classi basato sulla conoscenza scientifica. Da allora mi sono interessato sempre di più a questo problema e ho notato con crescente raccapriccio che un gran numero delle previsioni che sembravano pura fantasia quando le feci 30 anni fa, si sono poi realizzate o sono sul punto di realizzarsi.

Un gran numero delle tecniche di cui parlavo sembrano essere già utilizzate. E sembra che vi sia una corsa generale verso questa rivoluzione definitiva, un sistema di controllo attraverso il quale è possibile far piacere alla gente una situazione che, secondo i normali standard, non dovrebbe piacergli affatto. Questo “apprezzamento della schiavitù”… questo sistema, come dicevo, è in evoluzione da anni e io sono sempre più interessato in ciò che sta avvenendo.

Vorrei brevemente paragonare la parabola descritta in Mondo Nuovo con un’altra parabola più recente, quella descritta da George Orwell nel suo libro 1984. Orwell scrisse il suo libro tra il 1945 e il 1948, nel momento in cui il regime di terrore stalinista era al suo apice e subito dopo il crollo del regime hitleriano. Il suo libro, per il quale ho una grande ammirazione – è un libro che rivela un grande talento e un’inventiva straordinaria – mostra una proiezione nel futuro del passato recente – di ciò che per lui era il passato recente – e dell’immediato presente; una proiezione nel futuro di una società in cui il controllo è interamente esercitato con il terrore e con continui attacchi alla mente e al corpo degli individui.

Il mio libro, invece, fu scritto nel 1932, quando esisteva solo una forma di dittatura moderata, quella di Mussolini, quindi non era neppure sfiorato dall’idea del terrorismo; io ero perciò libero, in modi in cui Orwell non poteva esserlo, di immaginare altri metodi di controllo, metodi non violenti. Sono incline a pensare che le dittature scientifiche del futuro – e io credo che ci saranno dittature scientifiche in molte parti del mondo – saranno più vicine allo schema di Mondo Nuovo che a quello di 1984. Non certo perché i dittatori scientifici abbiano velleità umanitarie ma semplicemente perché lo schema di MN è molto più efficiente dell’altro.

[…].

Dobbiamo pensare ai problemi dell’automazione e – in modo più approfondito – a quelli che potrebbero sorgere grazie a queste tecniche, che potrebbero davvero contribuire a questa rivoluzione definitiva. Il nostro compito è di essere consapevoli di ciò che sta accadendo e di usare la nostra immaginazione per capire cosa potrebbe succedere, in che modo si potrebbe approfittarne e infine, se possibile, di provvedere affinché gli immensi poteri che oggi possediamo grazie a queste scoperte scientifiche e tecnologiche vengano usati a beneficio dell’umanità e non per la sua degradazione.

Traduzione di Gianluca Freda

http://blogghete.altervista.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=633:gianluca-freda&catid=40:varie&Itemid=44

Oltre all’abolizione dei contanti, adesso arriva anche il codice a barre umano (perché non c’è limite all’indecenza)

Mentre il mondo procede verso una società dove i contanti sono stati aboliti:

http://www.cbsnews.com/8301-202_162-57399610/sweden-moving-towards-cashless-economy/

http://www.slate.com/articles/business/cashless_society.html

http://www.bloomberg.com/news/2012-03-29/visions-of-a-cashless-society-echoes.html

http://www.cbc.ca/news/yourcommunity/2012/04/is-it-time-for-a-cashless-society.html

http://www.moneysense.ca/2012/06/13/cashless-society/

…un’altro terribile scenario si dischiude.

Il “Codice a barre per esseri umani” potrebbe rendere la società più organizzata, ma invade la privacy e viola i diritti civili
By Meghan Neal / NEW YORK DAILY NEWS

Vorresti un codice a barre per il tuo bambino?

L’impianto di microchip sta diventando una pratica ordinaria per i nostri animali domestici, ma piacciono meno quando si propone di applicarli alle persone.
In un’intervista in un programma radiofonico della BBC la scrittrice di fantascienza Elizabeth Moon ha riacceso il dibattito affermando che mettere il “codice a barre” ai neonati al momento della nascita è una buona idea: “Ciascuno dovrebbe avere un sistema di identificazione permanentemente collegato – un codice a barre se si vuole – un chip impiantato che assicuri un modo semplice, rapido ed economico per identificare gli individui“, ha detto a Forum, uno show settimanale…Moon ritiene che gli strumenti più comunemente utilizzati per la sorveglianza e l’identificazione – come videocamere e test DNA – sono lenti, costosi e spesso inefficaci.

A suo parere, dei codici a barre per umani permetterebbe di risparmiare un sacco di tempo e denaro.

La proposta non è troppo inverosimile – è già tecnicamente possibile mettere un codice a barre ad un uomo – ma non si viola il nostro diritto alla privacy?
Gli oppositori sostengono che rinunciare a coltivare l’anonimato ci porterebbe ad una società “orwelliana” in cui tutti i cittadini possono essere rintracciati.
Ci sono già, e sono sempre più numerosi, molti modi per monitorare elettronicamente la gente. Dal 2006, i nuovi passaporti statunitensi includono radio tag di identificazione di frequenza (RFID), che memorizzano tutte le informazioni sul passaporto, oltre ad una foto digitale del proprietario.
Nel 2002, un chip impiantabile chiamato ID VeriChip è stato approvato dalla US Food and Drug Administration. Il chip potrebbe essere impiantato nel braccio di una persona.

Il progetto è stato sospeso nel 2010 a causa delle polemiche riguardanti la privacy e la sicurezza.

Eppure gli scienziati e gli ingegneri non hanno rinunciato all’idea.

Altre aziende si sono inserite nel vuoto lasciato da VeriChip e stanno sviluppando modi per integrare la tecnologia e l’uomo.

La società biotech MicroCHIPS ha sviluppato un chip impiantabile per somministrare periodicamente le medicine ai malati senza iniezione. E BIOPTid ha brevettato un metodo non invasivo di identificazione chiamato “il codice a barre umano”.

I sostenitori dicono che la verifica elettronica potrebbe aiutare i genitori o badanti a non perdere di vista bambini ed anziani. I chip potrebbero essere utilizzati per accedere facilmente alle informazioni mediche ed agevolerebbero il passaggio ai posti di sorveglianza.

Ma ci sono anche preoccupazioni circa le violazioni della sicurezza da parte di hacker. Se i computer e le reti sociali sono già vulnerabili alla pirateria informatica ed al furto di identità, immaginate cosa succederebbe se qualcuno potrebbe ottenere l’accesso al vostro chip ID personale.

Ma un tale Stanley, analista dell’American Civil Liberties Union (!!!!), spiega al Daily News:

Possiamo avere la sicurezza, possiamo avere la convenienza, e possiamo avere privacy”, ha detto. “Possiamo avere la botte piena e la moglie ubriaca”
[e pensare che il suo compito dovrebbe essere quello di tutelare i diritti civili dei suoi concittadini!]

http://www.nydailynews.com/news/national/human-barcode-society-organized-invades-privacy-civil-liberties-article-1.1088129#ixzz1wjSXsjCF

COMMENTI DI LETTORI

“Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei” (Apocalisse 13,16-18)

“È come essere marchiati come bestie! Davvero un’idea folle!”

“Assolutamente geniale! Non ci sono segreti, l’obbedienza è garantita! Beh, almeno avremo ancora la possibilità di liberarci dalla tirannia con l’auto-distruzione”.

“Proprio comei tatuaggidi Auschwitz”.

Stanno già testando i chip nelle tessere di identificazione di 6290 studenti del distretto di San Antonio:

http://www.theverge.com/2012/5/28/3047003/san-antonio-school-district-to-trial-student-rfid-attendance-system

Nel 2004 primo esperimento con un chip sottocutaneo in una discoteca di Barcellona:

http://news.bbc.co.uk/2/hi/technology/3697940.stm

COME SI SCIVOLA IN UNA TIRANNIA

In un futuro non troppo lontano alcune nazioni cominceranno a richiedere ai propri cittadini di farsi impiantare dei dispositivi di localizzazione miniaturizzati, come quelli già disponibili per gli animali domestici. Sebbene sia arduo crederlo, la popolazione ottempererà a tale richiesta, in parte entusiasticamente, in parte di malavoglia. Ma alla fine tutti si atterranno alle nuove disposizioni, anche perché chi non lo farà non potrà esistere in società.

Ecco le ragioni che saranno addotte dalle autorità. Ce ne sarà per tutti:

- lo Stato è prossimo alla bancarotta, anche gli altri stati non sono messi meglio. Serve un nuovo sistema monetario in cui tutte le transazioni siano controllate da un’istituzione finanziaria centrale. I contanti saranno aboliti. N.B. Già se ne discute:

http://www.informarexresistere.fr/2011/12/16/labolizione-dei-contanti/#axzz1nNrT1Utx

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/20/milena-gabanelli-chiede-labolizione-del-contante/

- ci saranno sforbiciate alle tassazioni di chi adempie. Chi disobbedisce pagherà più tasse;

- i servizi sanitari saranno garantiti solo a chi adempie: in questo modo si ridurranno i casi di malasanità;

- il crimine ed il terrorismo svaniranno, dato che le forze dell’ordine potranno rintracciare tutti in ogni momento;

- i soccorritori sapranno immediatamente dove intervenire, i bambini saranno ritrovati in men che non si dica;

- non si faranno più file negli aeroporti;

- i passaporti saranno aboliti;

- casse self-service in ogni negozio, nessuna fila perché ognuno pagherà con il suo impianto identificativo che fungerà anche da carta di credito (es. film “in time”);

- nessun rischio di frode: nessuno potrà clonare una carta di credito o sottrarre un documento di identificazione;

- i diritti civili saranno garantiti;

- saremo tutti una grande famiglia;

- i generi di prima necessità costeranno di meno, risparmi per tutti, debito pubblico sotto controllo;

- evasione fiscale eliminata, non ci saranno più furbi: ogni transazione sarà registrata;

- dite addio ai commercialisti: saranno inutili;

- l’impianto è semplice, rapido ed indolore. Non vi accorgerete neppure che c’è;

- la Chiesa non è contraria;

- non ci saranno più disservizi, tutto funzionerà meglio;

- chi è onesto non ha nulla da temere;

- se il sistema non funziona lo abbandoneremo e tutto tornerà come prima;

- è un vostro dovere di cittadini fare quanto è necessario per aiutare gli altri e la nazione: siamo tutti sulla stessa barca.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/02/27/cose-il-grande-fratello/

 

Quello che non capiscono quelli del “se non hai nulla da nascondere non hai niente da temere” è che certe disposizioni e certe tecnologie non sono democraticamente reversibili, una volta introdotte e che se loro sono così insicuri, pavidi e desiderosi di essere trattati come pecore e non come esseri umani, non è una buona ragione per costringere tutti gli altri a subire lo stesso degrado:

Molta gente che pensava di saperne più di quelli che chiamava “complottisti” un giorno si sveglierà in un incubo di rimpianti e rimorsi.

Serve una grande formattazione globale, senza back-up.

Il futuro visto da un think tank della Rockefeller Foundation

Vari scenari esaminati nel Rapporto del Rockefeller Foundation and Global Business Network, 2010

Nel 2012 arriva la famigerata pandemia attesa da anni. A differenza l’H1N1 del 2009, questo ceppo influenzale – che ha origine dalle oche selvatiche (!!) – è estremamente virulento e mortale. Infetta quasi il 20 per cento della popolazione mondiale e uccide 8 milioni di persone in soli sette mesi, la maggior parte dei quali sono giovani adulti in buona salute. La pandemia ha anche effetti mortali sulle economie: turismo, mobilità, commercio, tutto si blocca (p. 18).

Il think tank osserva che la Cina se la cava molto meglio delle democrazie occidentali perché vieta immediatamente ai suoi cittadini di spostarsi, mentre le democrazie sono troppo lassiste (p. 18).

Ma alla fine anche i leader democratici capiscono che non si può andare avanti così: dopo la fine della pandemia, le misure di controllo e sorveglianza più autoritarie che erano state introdotte non solo non vengono tolte, ma vengono irrigidite, per proteggersi dalla diffusione istantanea di problemi globali come le malattie, il terrorismo, la crisi ecologica e la miseria in aumento (p. 19).

All’inizio i cittadini delle nazioni sviluppate approvano la svolta paternalista che ristabilisce l’ordine e rilancia l’economia. È nelle nazioni in via di sviluppo che le cose non vanno lisce, perché sono spesso governate da leader irresponsabili ed autocratici che approfittano della legittimazione globale di questi nuovi poteri.

Fino al 2026, la gente tende ad accettare il nuovo status quo (p. 21).

A dispetto delle attese, la recessione del 2008-2010 si risolve abbastanza presto: ritorna una forte crescita globale (p. 26)

Purtroppo il clima diventa sempre più instabile a causa delle attività umane. L’oceano inonda New York e la gente deve usare barche a motore per spostarsi a Manhattan. Si prendono misure emergenziali per bloccare l’aumento dell’anidride carbonica prodotta dall’uomo. Nel 2022 si cominciano a vedere i primi risultati, con un rallentamento della crescita della CO2 (p. 28) [A quel punto Manhattan è sott’acqua da un lustro: naturalmente tutto questo è assurdo, visto che il riscaldamento globale è causato solo in minima parte dalle attività umane e, per quella data, avrà prodotto una glaciazione e le glaciazioni fanno abbassare i livelli degli oceani di decine se non centinaia di metri: Venezia città prealpina!].

Per fortuna le multinazionali sviluppano vaccini, farmaci e nuove tecnologie verdi e le organizzazioni non-governative li distribuiscono, aiutando il Terzo Mondo a svilupparsi più velocemente e sostenibilmente (giuro! Controllate: pagina 29).

Però la costante crescita dei consumi genera nuovi problemi.

Per non parlare della decade apocalittica 2010-2020, all’insegna del terrorismo (bombe olimpiche del 2012 causano 13mila morti), dei disastri naturali , della carestia cinese causata dal cambiamento climatico, delle guerre regionali per il controllo delle risorse, della bancarotta di diverse nazioni precedentemente benestanti, dell’hackeraggio selvaggio, dell’uso di falsi vaccini da parte delle mafie internazionali che producono isterie tra i genitori che rinunciano a vaccinare i figli causando una forte crescita della mortalità infantile (!!! p. 35).

Ancora una volta, però, l’eroismo (!!! Usano questo vocabolo) delle multinazionali e delle organizzazioni non-governative salva capra e cavoli (p. 37).

Il che non impedisce che il divario nel tenore di vita costringa i ricchi di tutto il mondo a costruire muri intorno ai loro quartieri per difendersi dai poveri (p. 37). Il collasso degli stati nazionali conduce all’anarchia neofeudale. La gente si affida a chiunque garantisca protezione e sicurezza.

Diverso scenario: la crisi economica prosegue per vari anni. Conseguenze: xenofobia, fine dell’egemonia americana ma Cina non può approfittarne, riflusso degli immigrati verso i loro paesi d’origine: li aiutano a progredire (p. 45).

Vediamo chi ci va più vicino ;o)

http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/le-mie-previsioni-per-il-2012-2013-2014.html

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