L’Autonomia, con i suoi valori e principi, è l’identità stessa del Trentino. Ciò deve includere il senso di responsabilità verso sé e verso gli altri: le altre regioni e la Nazione italiana, così come le regioni e le nazioni che compongono l’Unione Europea. Solo questo riconoscimento di un legame di condivisione e solidarietà reciproca può tradursi nell’appartenenza a un’identità più ampia, fatta di relazioni sociali, economiche, culturali. Frutto di storia, valori e principi comuni che possono costituire elemento fondante di una vera Cittadinanza europea.
Trentino 33
Il Trentino si colloca nel suo insieme sotto la media nazionale in quanto ad apertura verso il resto del mondo ma, soprattutto, privilegia gli sbocchi tradizionali, privi di rischio. Nell’ordine si collocano infatti la Germania seguita dall’Austria (ovviamente), dagli Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Spagna, Svizzera e Paesi Bassi. La Cina si colloca solo dopo questa lunga serie di paesi “non a rischio” e non vi è traccia significativa di presenza trentina negli altri BRICS o nei paesi emergenti, ben più difficili da comprendere e affrontare.
Trentino 33
Va data priorità alla formazione e specializzazione degli immigrati (sia lavoratori che studenti), che in Trentino hanno trovato uno degli ambienti più attrattivi, tanto da collocare la Provincia al primo posto in Italia per quanto riguarda gli aspetti di “internazionalizzazione sociale”; oltre a combinarsi con l’obiettivo della solidarietà il loro collegamento con i paesi d’origine può dare vita a quel fenomeno di “portage” tipico degli emigrati.
Trentino 33
Cloud Atlas – le cose cambiano
Il gruppo «Trentino 33» ha presentato al Grand Hotel Trento, sabato 11 maggio, il suo programma di riforme istituzionali.
GRUPPO DI RIFLESSIONE PER TRENTINO “2013-2033” – 20 punti d’interesse mio personale (c’è molto altro e lo trovate qui):
- rigorose priorità di contenuto e di costi.
- nuovo patto con il governo sui rapporti finanziari stato-province, fondato sulla piena assunzione di responsabilità delle entrate e delle spese di tutte le istituzioni operanti sul territorio nonché di partecipazione alla perequazione e agli obiettivi generali di finanza pubblica nazionale.
- la complessità degli organismi di governo ai diversi livelli e la macchinosità burocratica bloccano lo sviluppo economico e sociale.
- mettere al centro i comuni (istituzioni di rilievo costituzionale)
- accrescere la nostra capacità competitiva sia economica che istituzionale
- definire una politica di alleanze con i territori per aumentare il nostro potere negoziale interno e internazionale.
- un nuovo gruppo dirigente, per affrontare le nuove sfide.
- no fortino, no rifugiarsi in un atteggiamento autarchico.
- rifondazione dell’Autonomia nell’ottica di lungo periodo: programma ventennale. Serie scelte strategiche e riforme strutturali.
- due concetti guida: competitività (individualità) e solidarietà (comunità): una solidarietà rivolta sia all’interno che all’esterno dei nostri confini.
- programmazione strategica per il recupero e la promozione delle vocazioni del territorio;
- la banda larga;
- la formazione, l’educazione e la ricerca.
- creare in Trentino la burocrazia più efficiente ed efficace d’Europa per attirare investitori.
- inglese (e il tedesco) e l’uso di strumenti informatici a partire dalla scuola materna.
- la formazione deve essere permanente: aggiornamento continuo.
- tecnologie ambientali, il risparmio energetico, la domotica: intervenire sull’imponente stock di strutture edilizie, da riqualificare;
- incrementare l’agricoltura biologica in tutte le produzioni agricole, dalla vitivinicoltura alla frutticoltura.
- il mondo cooperativo come infrastruttura di servizio e supporto allo sviluppo e come rete d’inclusione.
- anche per la cooperazione la dimensione internazionale deve diventare obiettivo strategico attraverso il varo di alleanze con i sistemi cooperativi di altri territori al fine di ottenere una sempre maggiore penetrazione nei mercati esteri.
Mie riflessioni in margine alla presentazione ufficiale del progetto (sabato 11, Grand Hotel Trento), probabile viatico per una candidatura a guidare la Provincia di Trento (e non solo).
PASSAGGI CHE SOTTOSCRIVO
- rassegnarsi al declino è sciocco, è un vicolo cieco;
- involuzione delle democrazia occidentali incapaci di darsi una visione di lungo periodo: ogni comunità ha bisogno di sognare per non implodere – i piccoli interessi, piccoli progetti, piccole idee non portano da nessuna parte;
- manca la capacità, la lucidità, la volontà di aggregare i cittadini in uno sforzo corale, un’unità d’intenti (De Gaulle parlava di rassemblement – Kennedy esortava a non chiedersi cosa il paese potesse fare per noi, ma piuttosto cosa noi potessimo fare per il paese/comunità);
- sembra che l’attuale classe politica si perda in querelle e abbia smarrito la via: dove va il Trentino? Come sarà il Trentino del futuro? A ottobre si vota e i potenziali candidati a governare la provincia traccheggiano;
- serve una svolta strutturale che permetta al Trentino di fare di più con meno, ma la politica e la società sembrano assopite;
- la burocrazia va snellita e abbiamo tutto quel che serve per diventare un modello per l’Europa;
- l’Europa è in crisi, anche quella per mancanza di una visione: il Trentino farà la sua parte;
- il mondo futuro sarà unito e multipolare (unità nella diversità);
- la strategia del fortino di fronte ai cambiamenti è suicida ed immorale (individualismo, egoismo, isolamento menefreghista);
- l’unica alternativa realistica è l’apertura, la partecipazione alle vicende globali e la competizione a viso aperto;
- per farcela occorre fare sistema e raggiungere una massa critica che il Trentino da solo non ha: il partenariato con l’Alto Adige è essenziale;
- la missione del Trentino è quella di diventare un grande snodo per la ricerca, la cooperazione e il turismo;
- occorre valorizzare le risorse e competenze del territorio, perché se non si produce ricchezza, sarà impossibile ridistribuirla e sarebbe un tradimento della vocazione solidaristica trentina;
- lo sviluppo dev’essere sostenibile e la rincorsa continua tra produzione e consumo è un circolo vizioso e insostenibile;
- il ciclo dei rifiuti va chiuso: è immorale lasciare in eredità ai posteri montagne di rifiuti;
- le infrastrutture sono fondamentali e migliorano la qualità della vita ma est modus in rebus;
- piccolo non è bello in un mondo di giganti;
- la regione come struttura leggera di raccordo per rapporti tra province e con l’esterno;
- ci siamo fissati troppo sul mondo germanico ed abbiamo perso di vista il resto del pianeta: non possiamo essere solo un raccordo tra Italia e Germania;
- l’autonomia ben gestita ha un senso e un futuro solo se i suoi benefici sono condivisi con i vicini: mettersi in rete, partenariato anche con Veneto e Lombardia;
- dobbiamo essere trentini, italiani ed europei come lo erano Battisti e Degasperi: basta incrostazioni ideologiche trentiniste (miti etnici);
o si cambia o resta un vuoto e i vuoti vengono presto riempiti da qualcos’altro (non necessariamente positivo);
CRITICA MOSSA AL PROGETTO
Trentino 33 è un progetto ambizioso e molto bello, ma i problemi sono già drammatici ora e non c’è più tempo. Ci saremo ancora nel 2033?
Ilaria Vescovi, presidente di Confindustria Trento, riferendosi alla gravissima crisi delle imprese.
Perfettamente comprensibile.
Meno comprensibile è l’elogio che Vescovi e Giorgio Tonini hanno riservato alla Germania.
Il primo grande problema è che siamo nei guai e non c’è verso di uscirne precisamente perché il governo tedesco si oppone al processo di integrazione europea ed agli eurobond, l’unico possibile strumento per alimentare una ripresa quantomeno dignitosa
http://vocidallagermania.blogspot.it/2013/05/am-deutschen-wesen-soll-die-welt-genesen.html
con un’ottusa ostinazione che sta dividendo l’Europa invece di unirla
http://vocidallagermania.blogspot.it/2013/04/kein-wettbewerb-bitte.html
portando alla rovina la stessa Germania:
“E se la Germania fosse il paese con le diseguaglianze più grandi di tutta l’Europa occidentale? Dopo la pubblicazione dei dati BCE sui patrimoni privati europei, continua il dibattito sulla ricchezza e la povertà in Germania. Dal blog jjahnke.net con dati BCE, OCSE, Destatis.de, Ministero Federale del Lavoro”:
http://vocidallagermania.blogspot.it/2013/04/povera-germania.html
Nella competizione globale, la Germania ha saggiamente puntato sulla qualità, perché non è possibile competere con i costi e quindi i prezzi dei paesi emergenti. Ma è altrettanto insensato provare a deprimere i salari occidentali per diventare competitivi, compromettendo il mercato interno, come ha appunto fatto il governo tedesco, che ha stabilito arbitrariamente che quella neoliberista (social-darwinista) è la formula universale e necessaria e che chi non la pensa così è un peccatore indegno di condividere i frutti della virtuosità della Grande Germania.
La stoltezza, tracotanza e meschinità dell’attuale classe dirigente tedesca ha dei disastrosi precedenti. E’ un archetipico furor teutonicus che, almeno dai tempi di Bismarck, costringe l’Europa a subire la buriana, finché la nazione “eletta” ridiscende tra i mortali e si rende conto di non potercela fare senza gli altri popoli; non prima di aver preso l’immancabile smusata che placa la sua hybris. Questa volta è possibile che i tedeschi imparino la lezione e comincino seriamente a diffidare di chi solletica i loro narcisismi tribali, li costringe ad immensi sacrifici, per poi portarli alla rovina.
Per qualche oscura ragione (ignoranza? superficialità? invidia? complesso d’inferiorità?) il modello tedesco è popolare in certi ambienti politici locali e nazionali (la mente vacilla! – cf. Bristow).
Il secondo grande problema è l’assenza di una comprensione più ampia della natura di questa crisi, che non è come quella del 1973 (austerità che ha portato al trionfo il neoliberismo sulla socialdemocrazia) o del 1929-1938 (interrotta dalla seconda guerra mondiale).
Questa è una crisi strutturale-epocale. È la Crisi. La morte di un’epoca, di una civiltà. Nulla sarà più come prima:
Preoccupazioni sulla reale entità ed integrità delle riserve auree, bolle speculative, sistemi bancari moribondi tenuti in vita con la contabilità creativa e a spese dei contribuenti, guerre valutarie, instabilità mediorientale, cambiamento climatico inarrestabile, politiche internazionali aggressive, austerità fine a se stessa, tassi di disoccupazione ingestibili, collasso della credibilità delle forze politiche tradizionali, progressiva sostituzione della forza lavoro umana con quella robotica (supermercati, biblioteche, call center, caselli, industria, mezzi di trasporto, ecc.), disuguaglianze alle stelle e completa indisponibilità dei governi ad intervenire in maniera drastica in favore della giustizia sociale, ascesa dei BRICS, derive autoritarie in tutte le democrazie occidentali, tribalismi nazionalistici e localistici, populismi, ecc.
Queste sono solo alcune delle sfide del presente e dell’immediato futuro. E’ importante capire che le oligarchie globali hanno perso o stanno perdendo il controllo della situazione. Non sanno che pesci pigliare. I continui contrasti, le innumerevole contraddizioni sono un sintomo della confusione in cui annaspano e della estrema gravità della crisi. Nessuno ha ormai la più vaga idea di quali siano le dimensioni della nuova bolla speculativa, né quando esploderà. L’unica certezza è che le circostanze sono analoghe a quelle di Fukushima: la prossima grossa scossa sarebbe fatale.
Graficamente
La Deutsche Bank, la banca più esposta del mondo in prodotti derivati, è insalvabile.
A destra il livello della sua esposizione (€ 55.605.039.000.000 di euro), a sinistra il PIL tedesco
“Berlino ha inventato la bisca perfetta: se vince la sua banca, perdono i clienti; se la sua banca perde, pagano i paesi europei, in particolare quelli del Sud Europa e le loro famiglie. Adusbef e Federconsumatori chiedono al nuovo governo un particolare impegno a livello internazionale perché, con normative specifiche e severe, a potentati finanziari e bancari siano impedite politiche industriali tanto azzardate da mettere per la seconda volta a rischio le economie dei paesi occidentali e le finanze delle loro famiglie“.
Adusbef e Federconsumatori Roma, 30-4-2013
http://www.adusbef.it/consultazione.asp?Id=8766&T=P
crollo del potere d’acquisto del dollaro

Nella storia non si è probabilmente mai verificata una dissociazione così colossale tra mercati (alle stelle) ed economia reale (nelle stalle).
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In seguito all’affermarsi, nella seconda metà degli anni Settanta, del paradigma neoliberista, si sono verificate crisi globali nel 1982, 1987, 1993, 2001, 2008, 2012 (in corso). Ogni volta la brutalità della caduta rispecchia la repentinità dell’ascesa. Di bolla in bolla, siamo passati dalla bolla immobiliare giapponese del 1997 alla bolla della new economy del 2001, quella dei mutui subprime del 2007 e quella immobiliare spagnola del 2008. Decine di migliaia di dollari vaporizzati in pochi mesi, dopo essere stati creati in pochi anni. Milioni di disoccupati che non saranno più riassorbiti dal mercato del lavoro, a causa della delocalizzazione e dell’automazione, che rende obsoleti i lavoratori umani anche nei paesi in via di sviluppo.
Questa crisi è più disastrosa delle altre perché in precedenza non esisteva un tale grado di interdipendenza e soprattutto di istantaneità nelle pratiche finanziarie. Alcune aree del pianeta erano semi-autarchiche. È una crisi che determinerà il fato dell’umanità e genererà ancora molta sofferenza. È una crisi causata dal fallimento di un modello di sviluppo caratterizzato dall’avidità insaziabile ed aggravata dal trasferimento del potere economico verso l’Asia e dalla crisi strutturale dell’eurozona.
È la fine delle illusioni yuppies: progresso, prosperità, pace e felicità non sopravvivono alla crescita delle disparità economiche e delle brame speculative.
È il crepuscolo della volontà di potenza dei conquistadores dei mercati, della credenza messianica in un destino manifesto, nella violazione impunita di ogni limite di buon senso e nell’autoregolazione dei mercati, la “mano invisibile” di una novella Provvidenza che premia i giusti predestinandoli calvinisticamente al successo e punisce i reprobi, condannandoli alla rovina.
Possiamo rispondere a questa sfida solo con maggiore coesione, visione, forza di volontà e capacità d’azione. La prima cosa da capire è che non possiamo accettare il sacrificio di una generazione che è la prima vittima della recessione. La seconda cosa da capire è che non ci sono rimedi miracolosi. Saremo il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo. E questo è quanto.

Il progetto di Trentino 33 va nella direzione giusta e lo sottoscriverei anche subito.
Se non osa di più è perché non ci si può aspettare che costruisca qualcosa di nuovo su un terreno sabbioso: “Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande” (Matteo 7, 27).
Prima di tutto il resto, dobbiamo tirar fuori la testa dalla sabbia: il mondo come l’abbiamo conosciuto sta tirando le cuoia. Sayonara e good riddance!



















