Cosa succede quando una forza inarrestabile incontra un oggetto inamovibile? (analisi del voto)

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Anche se mi hai bloccato da twitter io TI VOTO Grillo sei un grandeeeeee spaccaaaaaa tuttooorivoluziona il sistemaaaaa vaiiiiiiiiiiii.

Flavia Vento (Twitter)

I partiti sono finiti, e lo sanno. Non hanno tenuto conto che questa è una guerra generazionale e queste sono solo le prove generali.

Grillo

Un chiaro messaggio dall’Italia: no all’austerity.

Titolo del New York Times

Non poteva vincere uno che ha la bocca che fa pensare alla fessura di un bancomat.

Dagoscopia su (mini)Mario Monti

 

Il PD ha PERSO 3.451.119 voti dal 2008 al 2013.

Il PDL ha PERSO 6.296.797 voti dal 2008 al 2013.

Il M5S ha GUADAGNATO 8.689.168 voti.

 
Flavia Vento nuovo movimento - Nonleggerlo

Flavia Vento ha regalato la vittoria a Grillo. Mi pare un dato innegabile.

A Bettola, il paese natale di Bersani, ha vinto Berlusconi. Bersani l’ha presa abbastanza bene:

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Al di là della centrale importanza di questi eventi epocali, non dobbiamo mai dimenticarci della dimensione europea e globale delle elezioni italiane. Questo voto ha siglato la sconfitta definitiva del neoliberismo anglo-tedesco. È finito, è morto, almeno in Italia.
Monti, inelegante come è ormai sua abitudine, si è permesso pure di umiliare Casini e Fini, prendendosi il “merito” di un “risultato soddisfacente” e ignorando i suoi partner di coalizione, che si sono estinti per sostenerlo.

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I neoliberisti montiani, renziani e gianniniani sono verosimilmente sotto il 25-30%. Merkel, Schäuble, Draghi, Barroso, van Rompuy e Lagarde non potranno fingere che non sia successo nulla. L’elettorato della terza potenza economica dell’eurozona ha detto un no categorico all’austerità.
Con il passare del tempo e l’inesorabile peggioramento dei dati economici, quel che l’establishment etichettava come populismo sarà percepito come puro e semplice buon senso.
È chiaro a chi gli elettori abbiano dato ragione, in questo dibattito (e non cambieranno mai più idea):

Servono occupazione, stato sociale, investimenti pubblici, crescita, giustizia sociale. Servono programmi di sinistra, in Italia come in Europa. Il PD non potrà mai più vincere al centro. Non con il M5S così forte, non con un Berlusconi così “resiliente” ed un Monti sconfitto. Il centro è scomparso. L’operato del governo è stato bocciato clamorosamente.

Un voto contro il neoliberismo, di qualunque colore sia (perciò anche quello del M5S), è un voto di libertà anche per gli altri popoli europei e del mondo. Siamo in un mondo globalizzato e dobbiamo capire ed apprezzare l’interdipendenza dei nostri destini.

La protesta contro il sistema di potere dei mercati in Italia, in Europa e nel mondo della finanza è ormai inarrestabile.

Il M5S ha cambiato la storia di questo paese. Si dovrà parlare di prima e dopo l’ingresso del M5S in Parlamento. Sono i nuovi barbari? Sono stati anche i barbari a fare la storia del nostro paese. Non si può fermare il cambiamento. Guardate i nostri vicini: in Spagna maree di persone protestano contro neoliberismo e corruzione, in Grecia gli scioperi generali diventano sempre più frequenti e tenaci (ma sempre civilissimi!) e in Portogallo:

Si fa chiamare «rivoluzione bianca». Si muove in rete e avanza attraverso internet con la sua «disobbedienza civica ironica». È una forma, tanto bizzarra quanto inedita, di opposizione al Governo e alle nuove regole fiscali che sta prendendo forza in Portogallo. Si basa su un’idea semplice e al limite della legalità. Decine e decine di cittadini in tutto il Paese hanno concordato di inserire nelle fatture che vanno a pagare sempre lo stesso numero di identificazione fiscale.Il bacalhau al ristorante, la spesa al supermercato, quando comprano un abito o concludono l’acquisto di una lavatrice. Sempre lo stesso numero di identificazione. E non quello assegnato per legge dal ministero delle Finanze a ogni portoghese. Sempre lo stesso numero e non uno a caso. Ma quello proprio del premier conservatore Pedro Passos Coelho. Trafugato non si sa come e passato di mano in mano, attraverso messaggi sui cellulari, email e ogni possibile network.


http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-02-25/portogallo-rivoluzione-bianca-105150.shtml?uuid=AbZ7c4XH

GOVERNISSIMO? GRANDE COALIZIONE? ALLEANZA CON GRILLO?

Una possibile opzione è quella di un’alleanza temporanea PD+PDL+Monti per fare le riforme e “tenere a bada lo spread”. Se si trattasse di nominare il prossimo presidente della Repubblica (Prodi?), modificare la legge elettorale, ridurre il numero di parlamentari e porre mano al conflitto di interessi, allora tutto bene. Più di questo e Grillo prenderebbe il 40% (potrei votarlo persino io!).

Accordo M5S – PD? Non ufficiale. Vaglieranno e decideranno, di volta in volta. Finora pare che la cosa stia funzionando in Sicilia, dove il M5S sta facendo alcune cose che la sinistra non ha la forza elettorale di fare e, nel caso del PD, la volontà di fare. Potrebbe rappresentare la condanna a morte della sinistra italiana, oppure la sua risurrezione, in altra forma. Si vedrà.

Circolano voci insistenti di una primavera segnata da un tracollo borsistico con relativa implosione dell’euro. Se così fosse, nascerebbe un governo di salvezza nazionale. Credo sia una pessima cosa e che ci sia un forte rischio di rottura del contratto sociale stipulato tra governanti e governati con queste elezioni.

IL FUTURO DEL M5S

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Da oggi i grillini non sono più l’antipolitica, sono politica, a tutti gli effetti.
Ora i parlamentari grillini non potranno essere scacciati da Grillo con un tweet: la loro legittimazione prescinde dalla sua volontà e lui non è in Parlamento. Questa è un’ottima cosa per il MoVimento e per la democrazia e la società italiana.
L’esempio del M5S si diffonderà in tutta Europa. Avrei preferito che fosse una ribellione paneuropea di sinistra, ma se sarà questa la strada scelta dalla “ggente” per farlo, non potrò far altro che prenderne atto e mettermi il cuore in pace.

Io sono complessivamente d’accordo su alcune posizioni del M5S, in particolare sulla democrazia partecipata (molto meno sulla democrazia diretta) e sul reddito di cittadinanza, ma se manca una visione complessiva, che includa la politica estera, l’economia, il lavoro, ecc. che sbocchi ci sono dopo la “rottamazione”?

Tutte le riforme proposte dal MoVimento costano molto, ma non si sa da dove si prenderanno i soldi per coprire quei costi.

Non solo, l’ideologia della decrescita che porta avanti il M5S taglierebbe le gambe all’unica possibilità di recuperare quei soldi, oltre a distruggere le economie del secondo, terzo e quarto mondo, con conseguenze mostruose e migliaia di morti.

C’è qualcosa di molto strano in tutto questo, di troppo illogico. Spero che sarà abbandonato e che prevarranno pragmatismo e buon senso.

Vedo un forte rischio, anche se forse sottile ed impercettibile, che i grillini si dimentichino dell’aforisma attribuito a Goethe: nessuno è più schiavo di chi pensa di essere libero. Se continueranno a credere di essere gli unici liberi in un mondo di servi perché la rete è libertà, perché la piazza è libertà, perché il movimento non è un partito, allora sarà estremamente facile (e forse lo è già) trascinarli in una certa direzione facendo loro credere che la destinazione è quella dei loro desideri. Gli esempi storici sono innumerevoli e tragici.

L’altro rischio è che il tutto si risolva (o sia pensato per risolversi) in una congerie di vuoti slogan, di progetti senza sostanza: l’assenza nel programma di proposte di governo in alcuni ambiti chiave è sospetta e fa pensare che non ci sia una visione complessiva di quel che si vuol fare dopo aver cambiato il sistema. Perché manca? Chi ha interesse a non farla emergere, isterilendo la protesta?

Se Prodi verrà eletto Presidente della Repubblica con i voti dei grillini anti-europeisti mi godrò le contorsioni logiche che partoriranno certe menti confuse ed interdette per giustificare l’ingiustificabile.

IL FUTURO DELLA SINISTRA

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Sandro Pertini, uno dei tanti grandi uomini e donne di questa Repubblica

Cari amici ed amiche, lettrici e lettori di sinistra, aspettavamo Syriza e invece è arrivato il M5S. E’ qui per restare. Come la Lega Nord, che forse governerà le tre maggiori regioni del nord. Il mio amato Syriza ha il 28-30% solo grazie al voto di protesta (prima era al 5-6%, come SEL+RC), perciò non ha senso ed è autolesionistico accusare i grillini di essere inconsistenti ed effimeri. Prima ci mettiamo il cuore in pace, meglio sarà per noi e per la vita democratica di questo paese. Il M5S contiene istanze socialiste ed istanze libertarie, valori di destra (anti-sindacalismo, purtroppo) e valori di sinistra. Chi crede nella sinistra dovrà fare in modo che il PD si risocialdemocratizzi (Renzi&co possono tranquillamente andare con Monti) e che i grillini facciano sempre più cose di sinistra senza neanche accorgersene – tanto, per loro, queste sono etichette e, forse, hanno ragione: la verità non sta da una parte sola e non è importante che una cosa giusta sia riconosciuta come di sinistra. Quel che importa è che sia fatta. Demonizziamo pure gli integralisti della base grillina, perché se lo meritano, ma aiutiamo i parlamentari del M5S a fare le cose giuste, ossia le cose che ci possano rendere tutti più liberi, meno iniqui e più fratelli.

Il PD ha subito una batosta. Solo poco più di 100mila voti lo hanno separato dalla vittoria di un Berlusconi, che ha perso quasi la metà dei voti rispetto al 2008. Nel 2008, con Walter Veltroni perdente, il PD prese 12 milioni di voti, pari al 33,18%. Ha perso 3,4 milioni di voti, e un 7,7% in percentuale. “Il centrosinistra vince”, spiega Vendola. Altre 3 vittorie così e si resta fuori dal Parlamento. Va detto che Vendola non ha certamente perso:

In molti guardando i risultati avranno concluso che la “sinistra è a pezzi“, in realtà dal punto di vista dei numeri i due partiti “di sinistra” hanno conquistato consensi. Alle politiche del 2008 la Sinistra Arcobaleno che raggruppava tutti i “massimalisti” cacciati in malo modo da Veltroni e capitanati da Fausto Bertinotti conquistarono 1 milione e 100 mila voti, un misero 3,08% che li tenne fuori dal parlamento.

Stavolta invece la sola Sinistra e Libertà di Vendola si è portata a casa un numero di voti equivalente (1.089.957) pari al 3,2% grazie alla minore affluenza. Nel contempo Rivoluzione Civile di Ingroia, uno dei grandi flop di queste elezioni, ha conquistato 763 mila elettori pari al 2,24%.


http://www.polisblog.it/post/59485/elezioni-2013-chi-ha-perso-crollano-pd-e-pdl

Il PD poteva vincere dopo la caduta di Berlusconi, quando il Caimano era dato sotto il 10%, ma ha accettato il commissariamento tedesco con il recessionista Mario Monti, ha ripetuto infinite volte che avrebbe collaborato con Monti (e Casini!) anche se avesse vinto, ha cercato di spazzare via la sinistra con il voto utile, ha ribadito la sua volontà di rispettare degli accordi europei che stanno strangolando l’economia e la società italiana (per far contenti i mercati!), ha fatto appello ad una fascia di cittadini garantiti e quindi conservatori (troppo da perdere se si cambia) che vuole aggiustamenti e perciò altri sacrifici, ed è invece ostile alla riforma di un modello di sviluppo chiaramente iniquo ed insostenibile (perché orientato ai consumi ed alla finanza). Il problema è che la crisi economica ha ristretto questa categoria di cittadini, che ora è netta minoranza nel paese. Per questo il PD, se non cambierà rotta, è destinato a perdere, con qualunque leader si presenti. Gli astenuti non voteranno mai questo PD, preferiranno votare Grillo.

Enrico Letta, nella sua analisi del voto, è riuscito nella non facile impresa di non parlare del M5S. Vendola, fin da subito, ha ammesso che Grillo ha trionfato. La differenza di stile è degna di nota.

Giovanni Favia ha fatto una scelta coraggiosa, ha perso, e si dimetterà da consigliere regionale come aveva promesso di fare dopo essere stato espulso da Grillo. La sinistra non dovrebbe farselo sfuggire. Enrico Letta e Antonio Di Pietro potrebbe anche lasciarseli sfuggire. Pancho Villa Ingroia è una persona onesta e di buona volontà, ma è anche l’unico rivoluzionario indolente della storia – passata, presente e futura. L’umanità ha sempre avuto voglia di leader carismatici e bisogna fare i conti con la realtà della natura umana, non con le nostre personali preferenze. Con il carisma tutto gli sarebbe stato perdonato, anche di aver imbarcato vecchi politicanti.

P.S. Non avrei MAI pensato che Panizza avrebbe superato il 40% a Trento. Ha stravinto e chi, come me, era estremamente scettico, ha avuto torto: onore al merito. L’intolleranza – infinitamente giustificata – per il berlusconisme ed il leghismo dei Trentini ha regalato l’en plein al centro-sinistra. Ho però l’impressione che se la crisi avesse morso di più in provincia di Trento (es. tra un anno) il M5S sarebbe il primo partito anche nel quieto, conservatore, obbediente Trentino. Se fossi nei dirigenti del PD non starei troppo tranquillo, in vista delle elezioni provinciali di questo autunno.

Per un voto, Martin perse la cappa

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L’insensatezza di queste elezioni

In passato Blackrock [controlla «ai dati di dicembre, 3.792 miliardi di dollari. Dieci volte più, circa, del valore dell'intera Borsa italiana. Se poi si includono le somme per le quali quegli emissari si limitano a offrire la loro consulenza, fanno 17 mila miliardi di dollari» Corriere della Sera] si è distinta per operazioni non proprio gentili nei confronti dell’Italia. Sono stati loro a cedere, il 28 gennaio scorso, con un tempismo perfetto, il misterioso pacchetto del 2,3% di Saipem, poche ore prima che il titolo crollasse del 34%. Sono stati ancora loro a far crollare il titolo di Unicredit con una comunicazione mirata durante l’aumento di capitale a inizio 2012. E sono ancora loro che adesso si stanno precipitando in Italia per decidere le ultime mosse prima del risultato elettorale. Un risultato che, se fino a qualche settimana fa sembrava più scontato, potrebbe dare esiti inattesi e soprattutto portare a una situazione di totale instabilità. [NON SONO REATI, QUESTI, NON ANDREBBERO ARRESTATI?]


http://www.huffingtonpost.it/2013/02/20/gli-uomini-di-blackrock-a-caccia-di-sondaggi_n_2722109.html?utm_hp_ref=italy20.02.2013

Appare così inevitabile una coalizione Bersani-Monti, magari allargata ad altri partiti minori. In ogni caso questo non porterebbe a un governo forte. Come insegna la storia italiana, più ampia é la coalizione, più debole é la sua efficaciapresto potrebbero essere in vista nuove elezioni.

Analisi di Mediobanca

Dal 1994 in poi si erano confrontate due coalizioni acchiappatutto; adesso i principali contendenti sono almeno quattro (Bersani, Berlusconi, Grillo, Monti). E oltretutto ciascuno s’alleva in seno la vipera che gli morderà il capezzolo. Quanto ci metterà Casini (che ha strappato a Monti una dozzina di posti utili al Senato) a costituire un gruppo autonomo? Quanto reggerà l’asse tra Vendola e Bersani, tra Maroni e Berlusconi? E Grillo, saprà tenere unita la sua truppa in Parlamento? Insomma, troppi galli nel pollaio. E troppi sottogalli disegnati con la carta carbone: c’è una differenza fra i partiti di Vendola e di Ingroia, di La Russa e Storace? Sennonché non sono solo loro, ad avere la zucca confusa. Siamo confusi pure noi. Il vecchio ci fa venire l’orticaria, le novità suonano poco credibili (Monti) o incredibili (Grillo). È il rantolo della seconda Repubblica, che ci ha donato in sorte 15 anni di stagnazione, cinque di recessione. Sicché, alla fine della giostra, il fallimento dei due poli di lotta e di governo ha sbriciolato il bipolarismo.

Michele Ainis (uno dei più lucidi commentatori delle vicende politiche italiane, a parer mio)


http://espresso.repubblica.it/dettaglio/tanto-tra-un-anno-si-rivota/2200483

 

Separatismi padano-tirolesi, demagogia senza sbocchi costruttivi, delega di ogni sovranità alle autorità internazionali, crisi sempre più profonda dell’economia senza alcuna prospettiva di rilancio finché la Merkel dice nein agli investimenti europei e il dogma dell’austerità continua a mietere vittime. L’Italia è a rischio (serio) di destabilizzazione. È la fase più delicata della sua storia repubblicana. La Grecia è messa molto peggio ma sta resistendo. Possiamo e dobbiamo farlo anche noi. Fino a quando? Circa un anno:

Francia


http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-02-22/crisi-francese-allontana-ripresa-063902.shtml?uuid=Abbil3WH

Germania


http://vocidallagermania.blogspot.it/2013/02/chi-di-austerity-ferisce-di-austerity.html

Stati Uniti


http://www.repubblica.it/economia/2013/01/16/news/banca_mondiale-50643831/

Stati Uniti e Cina


http://www.repubblica.it/economia/2013/02/21/news/borsa_21_febbraio-53084568/

Non siamo più soli. Il neoliberismo sta azzannando anche i “potenti” e i “virtuosi”.

 

MOVIMENTO 5 STELLE

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“In parlamento pronti alla rivoluzione”

 “Arrendetevi! Siete circondati dal popolo italiano. Uscite con le mani alzate. Nessuno vi toccherà. Il vostro tempo è finito, non abusate della fortuna che vi ha assistito finora. Di voi, ormai, nelle piazze, tra la gente, si parla al passato, come di persone estinte. Quando apparite in televisione scatta l’insulto che equivale al vilipendio di cadavere. Quello che stupisce è la vostra folle ostinazione a non farvi da parte come se foste investiti da una missione divina. C’è in ciò qualcosa di patologico, che richiede l’intervento di uno psichiatra”.

“Siete terrorizzati, in preda di attacchi d’ansia al pensiero di perdere il potere, di qualcuno che potrà rovistare nei vostri cassetti, capire, scoprire, denunciare. Vi consiglio comunque uno, due, tre, cento passi indietro. Se anche vinceste queste elezioni avrete solo rimandato il cambiamento, durerete un anno, forse meno, ha senso? Fate una pubblica ammissione di colpa e chiedete agli italiani di perdonarvi. Arrendetevi. La vostra stessa presenza è diventata insopportabile. Il vostro tirarvi fuori da ogni responsabilità, lo scuotere le piume e minacciare come dei guappi, lo stalking a cui sottoponete gli italiani sono al di là di ogni sopportazione. Arrendetevi. Non potrete dire che non vi ho avvisato”.

Apriremo il Parlamento come una scatola di tonno”

“Siamo i pasdaran anti casta”

“Siamo i marziani a cinque stelle”

“So perfettamente che nei prossimi giorni ci sarà la fila di pennivendoli, di zoccoli dell’informazione, di specialisti della macchina della merda all’attacco del M5S. Lo so benissimo. Sono l’ultima barriera della Casta prima dell’urna. Ci vediamo in Parlamento e subito dopo in tribunale. Preparate il quinto dello stipendio se ne avete uno”.

“Come si comporterà concretamente? Cercherà anzitutto di non “contaminarsi”, tendendo a far gruppo come capitava alla prima Lega. La distinzione tra “noi” e “loro” è decisiva per il M5s: nel momento esatto in cui rischia di somigliare agli “altri”, la sua forza decade. Il mandato di milioni di elettori è chiaro: si vota M5s perché faccia pulizia, perché “mandi tutti a casa”; perché si concretizzi come virus benefico nel sistema infetto della politica”.

“i parlamentari dovranno rifiutare l’appellativo di ‘onorevole’ e optare per il termine ‘cittadina’ o ‘cittadino’”;

“Un po’ Don Chisciotte e un po’ Savonarola”

“È il mito dell’”uno conta uno”, della mamma casalinga che potrebbe divenire ministro dell’Economia: della “semplicità” da contrapporre alla “complessità”.

“la milizia inter-nauta dei marziani grillini continuerà a cortocircuitare la politica. Sperando di generare, attraverso choc sistematici, un effetto in qualche modo salvifico”.

“Il loro tempo è finito. Ci riprenderemo i nostri soldi”

“Niente onorevole, sarà Cittadino del MoVimento 5 Stelle, il leader sarà il MoVimento”.

“Voi dovete punire non solo i traditori, ma anche gli indifferenti; dovete punire chiunque sia apatico nella Repubblica e non faccia nulla per essa; giacché, dopo che il popolo ha manifestato la sua volontà, tutto ciò che si oppone ad essa si pone fuori del popolo sovrano, e tutto ciò che è fuori del popolo sovrano è nemico”.

Saint-Just, 10 ottobre 1793

Nessuno ha capito (neanche i grillini: chiedete e ve ne renderete conto) come i due sessantenni rivoluzionari Grillo e il guru capellone Casaleggio intendano rilanciare l’economia. Sono ben altri i loro interessi:


http://www.lastampa.it/2012/05/26/italia/politica/grillo-e-l-ombra-di-casaleggioil-guru-con-il-mito-di-re-artu-HTkcdZOw3zpCfJ13VuQXYL/pagina.html

Sono in guerra:


http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/siamo-in-guerra.php

Il MoVimento è contrario a qualunque infrastruttura strategica, è favorevole ad ulteriori tagli alla spesa pubblica, non si è espresso sugli eurobond (“mai finché sarò in vita” – Angela Merkel, giugno 2012), né sulla Tobin Tax. Non si sa neppure come intenda finanziare il reddito di cittadinanza (misura che condivido). Leggete le interviste ai candidati penta-stelle: sanno bene che le riforme che propongono costano e che a quei costi devono aggiungere l’abolizione dell’IMU, però rispondono che bisogna tagliare i costi della politica e dell’amministrazione pubblica e porre fine alle pensioni d’oro.

Ci saranno 100 parlamentari che non hanno la più pallida idea di quale sia la linea del movimento su tutte le questioni cruciali del presente e del futuro – si vedrà – o che voteranno indiscriminatamente contro le grandi opere (quelle che hanno salvato l’America dalla Depressione).

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http://www.polisblog.it/post/51397/elezioni-2013-beppe-grillo-e-i-20-punti-per-uscire-dal-buio

Proposte su come rilanciare l’economia e combattere il precariato? Nulla. Posizione del MoVimento sull’Unione Europea e l’eurozona? Vedremo. Democrazia interna? Grillo urla, dissidenti espulsi (specie se emiliani, che hanno una mortalità altissima). Democrazia esterna? Il popolo deve decidere con la democrazia diretta. Le banche? Si vedrà. Competenza degli eletti? Meglio dilettanti che professionisti della politica (= tempi lunghissimi in Parlamento).

Camaleonticamente, il M5S vuole essere qualunque cosa per chiunque, senza scontentare nessuno (un po’ come Obama).

Il vuoto con la fuffa vittimista intorno. Niente di pericoloso. Davvero. È la riedizione digitale del Fronte dell’Uomo Qualunque del commediografo e giornalista Guglielmo Giannini (Grillo è comico e giornalista), che si sciolse spontaneamente quando si avvicinò la prospettiva di dover governare e tutte le sue contraddizioni emersero virulentemente:


http://it.wikipedia.org/wiki/Fronte_dell%27Uomo_Qualunque

PD+ MONTI

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L’entità del crollo del Pil italiano è chiaramente il risultato delle politiche di austerità di Mario Monti, imposte su un’economia già in recessione quando entrò in carica

Wolfgang Munchau, Financial Times, 18 febbraio 2013

È la scelta più gradita all’establishment. L’Hindenburg italiano, Giorgio Napolitano (“il mio comunista preferito”, Henry Kissinger), non potrebbe desiderare di meglio.

L’austerità del nuovo Heinrich Brüning italiano con l’appoggio, come nella Germania di Weimar, dei “socialdemocratici”. L’altra volta non è finita troppo bene. Ha vinto un demagogo sfruttando il rancore popolare nei confronti degli affamatori. Il suo trionfo è costato la vita a quasi il 10% della popolazione tedesca. Ma qui siamo in Italia: ci sono cialtroni assortiti, un comico ed un Buffon che dichiara di essere “un sostenitore accanito di Monti”, per via di “valutazioni personali d’istinto”. Il giacobinismo neopuritano grillista non ha certo l’intransigenza e la radicalità dei rottamatori salvifici del passato.

Il PD, spostandosi sempre più al centro e continuando a perdere voti (ed iscritti) ad ogni tornata elettorale, sta riuscendo nella fantastica impresa di non vincere delle elezioni che aveva già in tasca. A porta vuota, Bersani spara in tribuna.

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La fraudolenta teologia economica anglo-tedesca accolta da Bersani e Monti:
1. Mantenere il tenore di vita dei cittadini tedeschi nel loro complesso in sostanziale e costante declino (i redditi medi reali sono scesi del 4,5% tra il 2000 ed il 2010, mentre l’economia è cresciuta);
2. Far crollare quello delle fasce povere (redditi reali per il 20% più povero in diminuzione del 16% tra il 2000 ed il 2010);
3. Far aumentare la disuguaglianza (record tedesco tra il 1990 ed il 2010, con un aumento di ben 4 punti nel coefficiente di Gini);
4. Avere un boom di precariato (mini-jobs) che offre pochi diritti, nessuna sicurezza e nessun potere contrattuale;
5. Avere un boom del numero di lavoratori la cui sopravvivenza, a causa dei loro bassi redditi, dipende dal welfare finanziato dai contribuenti;
6. Ridurre sensibilmente i consumi interni attraverso queste misure;
7. Aumentare le esportazioni attraverso le suddette misure (costo del lavoro in caduta in conseguenza del fatto i salari non hanno tenuto il passo con la produttività o l’inflazione);
8. Avere una moneta il cui valore non riflette la forza competitiva del paese (dal momento che è svalutata come risultato della depressione economica degli altri membri dell’unione);
9. Insistere sul dimagrimento dello stato, i tagli ai servizi pubblici ed al welfare, la privatizzazione e ‘liberalizzazione’ del mercato del lavoro in altri stati membri. Insistere su tutto questo a prescindere dalle circostanze in cui si trova ad operare il governo sotto pressione (che sia la Grecia in deficit disastroso o l’Irlanda che aveva un bilancio in attivo fino al collasso bancario: pari sono);
10. Cercate di bandire per sempre qualunque politica economica che non sia neoliberista, indipendentemente dalla volontà popolare o degli stessi governi e parlamenti, insistendo sulla verifica ed approvazione dei bilanci da parte delle autorità europee e sull’austerità,a prescindere dalle conseguenze per le popolazioni (es. disoccupazione giovanile sopra il 50%);

PDL+LEGA NORD

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http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/02/03/berlusconi-e-le-tasse/


http://www.aldogiannuli.it/2013/02/il-nodo-lombardo/

SEL+RIVOLUZIONE CIVILE

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In tutta Europa, e anche negli Stati Uniti per certi versi, la gente protesta contro le politiche di austerità, tenta di organizzarsi dal basso per rompere la gabbia dei sacrifici. In Italia, dove pure abbiamo una certa tradizione quanto a movimenti sociali, tantissime delle persone che potrebbero mobilitarsi si limitano ad aspettare il giorno delle elezioni, per poter sostituire quelli della “Casta” con altri eletti, che peraltro non si sa come vengano scelti e messi in lista. Come se questo davvero potesse cambiare la situazione.

Anche a questa contraddizione è legata l’urgenza di scrivere questo libro, che si rivolge a tutti quelli che orientano la loro rabbia verso obiettivi sbagliati e alla ricerca di soluzioni inesistenti. Grillo non è la risposta giusta perché risponde ad una domanda erronea in partenza. Grillo non risponde alla domanda “Come facciamo a costruire altre relazioni di potere e di produzione?”. Oppure, non si chiede: “Come si fa a ottenere una più equa distribuzione della ricchezza?”. La domanda alla quale risponde Grillo è “Come si fa ad andare nei palazzi del potere al posto di quelli là?”.

Giuliano Santoro (intervista)


http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=10421&cpage=1#comment-17232

Il primo supererà la soglia del 10% grazie al PD, il secondo supererà quella del 4%. Prima o poi formeranno un Syriza italiano, dato che i loro programmi sono pressoché indistinguibili. C’è bisogno di più sinistra contro il pensiero unico globale che ci vuole sempre più simili a Singapore


http://bultrini.blogautore.repubblica.it/category/singapore/


http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/07/25/singapore-isola-senza-crisi-dei-pionieri-del.html

FARE PER FERMARE IL DECLINO

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http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/02/21/giannino-e-morto-viva-giannino/

La grande famiglia europea, nella più grande famiglia umana

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Pare dunque che la popolazione europea non stia sottovalutando le conseguenze della frantumazione dell’eurozona, come invece tendono a fare certi maître à penser


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/08/eletto-obama-ora-i-piigs-potrebbero-lasciare-leuro-i-pro-e-i-contro/

Bene così.

Le economie regionali di Cina e Stati Uniti sono molto più eterogenee di quelle europee


http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_U.S._states_by_income


http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2010-09-30/grande-migrazione-cinese-024726_PRN.shtml

eppure non pare che quei due paesi siano in procinto di disgregarsi. I loro governi e banche centrali provvedono a fare in modo che le asimmetrie siano controbilanciate a sufficienza da evitare il collasso delle due nazioni. Lo stesso accade in Russia, Canada, Australia e in tantissimi altri paesi.
Infatti possono fare tutto quel che serve per difendere la propria sovranità e la cittadinanza, se i governi sono al servizio dell’interesse generale. Come come quelle che dovrà fare l’Unione Europea e che un singolo stato europeo, invece, non potrebbe mai fare:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/08/14/gli-economisti-francesi-contro-lausterita-unalternativa-in-12-punti/

L’intrinseca scorrettezza dell’impostazione eurouscitista più dura e pura sta nella falsa scelta secca che impone tra l’Europa merkeliana-francofortese e il ritorno alla lira o ad un’altra valuta post-euro, cancellando tutte le altre opzioni collocate tra questi due estremi.

La seguente analisi di un fautore dell’uscita dall’eurozona è molto più onesta ed apprezzabile, perché presenta almeno a grandi linee il progetto di Syriza, che prospetta un certo tipo di riforma dall’interno (ce ne sono altri), pur restando scettico sulla sua attuabilità (senza comunque spiegare perché non dovrebbe funzionare – se invece di perorare cause disfattiste si desse costruttivamente una chance a Syriza ed altri ora saremmo messi meglio) :


http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=11503

L’unione europea non è certo stata pensata da degli psicopatici ma da statisti che volevano sapientemente porre fine a violenze ed egoismi collettivi. Fin dall’inizio, però, certe forze si sono attivate per salire a bordo clandestinamente e poi prendere il controllo dell’imbarcazione. Ora fanno di tutto per buttare fuori bordo i passeggeri e tenersela per sé e ci sono dei passeggeri che addirittura si offrono volontari per darsi in pasto ai pesci e urlano agli altri di seguire il loro esempio, invece di restare a bordo e scacciare i pirati. Così chi ancora crede in questa imbarcazione si trova a dover combattere contro pirati e aspiranti suicidi, involontariamente coalizzati.
[N.B. Per la verità non è una coalizione propriamente involontaria: è evidente che i pirati hanno tutto l'interesse a farsi passare per onnipotenti e convincere i passeggeri a togliersi di mezzo spontaneamente].

*****

Chi si oppone all’unificazione europea in quanto tale, indipendentemente dal modo in cui sarà realizzata, ossia dando per scontato che il risultato non potrà che essere una tirannia, non ragiona in maniera troppo diversa da chi si opponeva all’unificazione italiana.
L’esito dipende dalla volontà dei cittadini europei: se vorranno che nasca una confederazione europea con una banca centrale al servizio dell’economia e non della finanza ed un governo europeo di nomina democratica incline a pratiche democratiche in un assetto complessivo in cui macroregioni, stati e cittadini europei (tramite l’europarlamento e la democrazia partecipata) abbiano più voce in capitolo, allora sarà quell’idea d’Europa a prevalere e non una tecnocrazia supina di fronte agli interessi delle multinazionali e delle banche. I movimenti di protesta pan-europei dell’anno scorso lasciano intravedere un futuro di cittadinanza europea attiva, partecipe e sovrana che fa ben sperare.
I poteri forti malevoli non sono onnipotenti e non sono gli unici in gioco.

 Al momento la Germania – affetta dalla sindrome della botte piena e della moglie ubriaca – è l’unico, serio ostacolo sulla strada dell’unificazione europea ed alla risoluzione della crisi:


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/04/la-modesta-proposta-per-superare-la-crisi-delleuro-di-yanis-varoufakis/

Accade per via della faziosità dei media tedeschi e del governo, che disorientano la popolazione, la ingannano, la indottrinano:


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/30/il-lavaggio-del-cervello-che-stanno-subendo-i-tedeschi-e-tutti-gli-altri/

E per la persistenza di ridicoli miti etnici al servizio del liberismo neofeudale che rendono l’ammaestramento più efficace:


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/14/lumache-giapponesi-bradipi-tedeschi-ed-altri-miti-etnici/

Questa resistenza tedesca (una vera e propria guerra economica ai danni del resto d’Europa) non durerà ancora a lungo. La loro economia sta cedendo, com’era inevitabile, dato l’alto grado di interdipendenza mondiale:


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/29/quando-i-tedeschi-capiranno-che-la-merkel-li-ha-truffati/

L’idea di un’Unione Europea non è nata come complotto neonazista per prendersi una rivincita dopo la sconfitta del Terzo Reich o come complotto della NATO per estendere la sua egemonia fino ai confini russi. Forze che operano in quelle due direzioni esistono, in Baviera ed al Pentagono,


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/27/lucio-caracciolo-leuropa-e-finita-considerazioni-di-immenso-buon-senso-sulleuropa-sullitalia-e-su-altro-ancora/


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/20/bruno-luvera-tg1-rai-sulla-jugoslavizzazione-dellitalia-e-la-balcanizzazione-delleuropa/


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/23/la-geopolitica-dei-miti-etnici-la-morte-delleurozona-e-lavvento-dellimpero/


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/08/stati-uniti-deuropa-i-dubbi-dei-costituzionalisti-e-delle-persone-di-buon-senso/

ma sono anche le stesse forze che spingono per la balcanizzazione del nostro continente, dato che un’effettiva unione (rispettosa delle autonomie dei popoli), ridimensionerebbe la loro influenza:


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/03/alto-adige-baviera-catalogna-veneto-parco-della-vittoria-viale-dei-giardini-il-vaso-di-pandora-dei-separatismi/

La confederazione europea sarà qualcosa di diverso dagli Stati Uniti d’Europa, sarà qualcosa di nuovo, di mai sperimentato prima, sul modello elvetico, ma con delle sensibili migliorie. Questo era il progetto iniziale (cf. Michael Sutton, “France and the Construction of Europe 1944-2007: The Geopolitical Imperative”) e lo tornerà ad essere. Non solo perché è nell’interesse di mezzo miliardo di europei e del mondo, ma perché le forze che sospingevano Jean Monnet & co. sono più che mai determinate a contrastare l’intolleranza, il fanatismo, l’avidità ed il vizio separatista-etnocentrico-isolazionista che affligge le menti ristrette.

Esistono europeisti e globalisti motivati da cupidigia, tracotanza ed egoismo che realmente progettano distopie sul modello di Singapore (o della Cina “comunista”), o di Nea So Copros


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/21/sonmi-451-e-thomas-sankara-quando-finzione-e-realta-riecheggiano/

da applicare su scala planetaria per poter massimizzare lo sfruttamento delle risorse umane (cf. amazon.de ed il nuovo schiavismo)


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/02/18/abolizionismo-2013-2014-un-aneddoto-personale-ed-un-fatto-di-cronaca/


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/31/commesse-e-commessi-di-tuttitalia-unitevi/


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/18/cloud-atlas-uno-studio-antropologico/

ma esistono anche europeisti e globalisti animati dalle migliore intenzioni: altruismo, condivisione, spirito comunitario, unificazione del genere umano in una famiglia o in un coro in cui ciascuno canti con la sua voce e non sia costretto ad uniformarsi ad un pensiero unico, ad un’unica direzione di “sviluppo”.

Questi ultimi lottano contro settarismi, nazionalismi, la sfrenata competizione e l’iniquità insite nel capitalismo sregolato.

I nomi sono noti: F.D. Roosevelt ed Eleanor Roosevelt, Charles de Gaulle, i fratelli Kennedy, Bruno Kreisky, Willy Brandt, Mario Cuomo, Olof Palme, Aldo Moro, Alcide Degasperi, Robert Schuman, Konrad Adenauer, Martin Luther King, Thomas Sankara, Aung San Suu Kyi, Arundhati Roy, Dominique de Villepin, Nelson Mandela, Benazir Bhutto, Dag Hammarskjöld, Jimmy Carter, Nikita Krusciov, papa Giovanni XXII, Federico Mayor, Irina Bokova, Roberto Assagioli, ecc.


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/09/quei-santuomini-dei-fratelli-kennedy/


http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/arduo-da-vedere-illato-oscuro-e.html

E poi ci sono le nuove leve, come Alexis Tsipras o Beatriz Talegon, che un giorno, se faranno le scelte giuste, saranno forse celebrate come i giganti di cui sopra:


http://www.michelenardelli.it/commenti.php?id=2499

L’unità della famiglia umana, a partire dall’esperimento europeo, è l’unica maniera per stroncare l’ascesa prepotente degli oligopoli finanziari e della tirannia dei mercati e per scongiurare le violenze di massa di un 1848 globale, i cui esiti sarebbero imprevedibili.


http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/e-successo-un-quarantotto-la.html

È il nostro destino, come è stato auspicato dallo stoicismo, dal cristianesimo delle origini, dal buddhismo, dal taoismo, dal sufismo, dall’umanesimo rinascimentale, dall’illuminismo, dallo spirito con cui sono state fondate le Nazioni Unite (che non dovevano certo diventare uno strumento di imperialismo), la Croce Rossa, l’UNESCO, ecc.


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/19/il-rinascimento-umano-la-ricetta-dellunesco-per-ridarci-dignita-e-un-futuro/

Ce lo ingiungono il buon senso e la buona volontà

Tutti per uno, uno per tutti: unità delle coscienze nella molteplicità delle forme, nella fratellanza compassionevole e quindi nella perequazione delle risorse (giacché le disparità che creano stenti e squallore sono la principale causa di conflitto e le risorse del pianeta non appartengono a qualcuno in particolare, essendo per definizione e per loro natura dei beni comuni).

Non certo un Mondo Nuovo huxleyano uniformato, livellato, meccanico, mentalmente intorpidito, psicopatico e materialista: la vita biologica e quella della mente amano la diversità e si estinguono nell’isolamento autarchico.


http://www.raetia.com/it/shop/item/1567-contro-i-miti-etnici.html


http://unesdoc.unesco.org/images/0019/001924/192499m.pdf#page=20

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Siamo dunque arrivati al punto cruciale.

L’unificazione dell’umanità (il “tutti per uno, uno per tutti” e l’”uniti nella diversità”) è un progetto malevolo?

Oppure il complottismo sul Nuovo Ordine Mondiale che osteggia l’unificazione dell’umanità fa comodo proprio a chi desidera una tirannia globale di carattere liberista neofeudale e, a questo scopo, sfrutta il classico divide et impera?

Questa è la radice del problema: chi crede che i potentati finanziari siano invincibili preferirà che le cose rimangano (pessime) come sono; chi invece crede che un’umanità unita avrebbe la forza di scrollarsi di dosso psicopatici & co. dovrebbe essere a favore dell’UE e di Nazioni Unite più forti e libere da influenze di nazioni e lobby finanziarie, per emanciparsi dalla NATO (e poi anche dell’egemonia cinese e di qualunque altra potenza) e dal giogo dei mercati.

Vedete voi, la scelta è vostra. Non mi disturba l’idea di essere liquidato come un “utile idiota” se vi interrogate sulla possibilità che possiate esserlo voi.

Questo libro (e mi auguro anche altri) sarà testimone della mia buona fede e del mio impegno. Saranno i posteri a giudicarmi.

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Riformismo vs Populismo (Barbara Spinelli, la Repubblica)

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Dopo il 25 febbraio si peseranno i voti e Vendola deciderà il suo futuro. Da un lato c’è la possibilità di definirsi come sinistra di governo, nella speranza di non ripetere l’esperienza suicida dell’Ulivo. Dall’altro c’è il vortice del populismo. Vendola peserà, valuterà, ma forse sarà abbastanza abile da evitare un errore fatale.

Stefano Folli, Il Sole 24 Ore, 7 febbraio 2013

[Barbara Spinelli, quando si ricorda che l'europeismo, da solo, non risolverà la crisi, è magnifica]

“Se anche Keynes è un estremista”, la Repubblica, 6 febbraio 2013

“I PRÌNCIPI che ci governano, il Fondo Monetario, i capi europei che domani si riuniranno per discutere le future spese comuni dell’Unione, dovrebbero fermarsi qualche minuto davanti alla scritta apparsa giorni fa sui muri di Atene: “Non salvateci più!“, e meditare sul terribile monito, che suggella un rigetto diffuso e al tempo stesso uno scacco dell’Europa intera. Si fa presto a bollare come populista la rabbia di parte della sinistra, oltre che di certe destre, e a non vedere in essa che arcaismo anti-moderno.

A differenza del Syriza greco le sinistre radicali non si sono unite (sono presenti nel Sel di Vendola, nella lista Ingroia, in parte del Pd, nello stesso Movimento 5 Stelle), ma un presagio pare accomunarle: la questione sociale, sorta nell’800 dall’industrializzazione, rinasce in tempi di disindustrializzazione e non trova stavolta né dighe né ascolto. Berlusconi sfrutta il malessere per offrire il suo orizzonte: più disuguaglianze, più condoni ai ricchi, e in Europa un futile isolamento. Sul Messaggero del 30 gennaio, il matematico Giorgio Israel denuncia l’astrattezza di chi immagina “che un paese possa riprendersi mentre i suoi cittadini vegetano depressi e senza prospettive, affidati passivamente alle cure di chi ne sa“. Non diversa l’accusa di Paul Krugman: i governanti, soprattutto se dottrinari del neoliberismo, hanno dimenticato che “l’economia è un sistema sociale creato dalle persone per le persone“.

Questo dice il graffito greco: se è per impoverirci, per usarci come cavie di politiche ritenute deleterie nello stesso Fmi, di grazia non salvateci. Non è demagogia, non è il comunismo che constata di nuovo il destino di fatale pauperizzazione del capitalismo. È una rivolta contro le incorporee certezze di chi in nome del futuro sacrifica le generazioni presenti, ed è stato accecato dall’esito della guerra fredda.

Da quella guerra il comunismo uscì polverizzato, ma la vittoria delle economie di mercato fu breve, e ingannevole. Specie in Europa, la sfida dell’avversario aveva plasmato e trasformato il capitalismo profondamente: lo Stato sociale, il piano Marshall del dopoguerra, il peso di sindacati e socialdemocrazie potenti, l’Unione infine tra Europei negli anni ’50, furono la risposta escogitata per evitare che i popoli venissero tentati dalle malie comuniste. Dopo la caduta del Muro quella molla s’allentò, fino a svanire, e disinvoltamente si disse che la questione sociale era tramontata, bastava ritoccarla appena un po’.

È la sorte che tocca ai vincitori, in ogni guerra: il successo li rende ebbri, immemori. Facilmente degenera in maledizione. Le forze accumulate nella battaglia scemano: distruggendo il consenso creatosi attorno a esse (in particolare il consenso keynesiano, durato fino agli anni ’70) e riducendo la propensione a inventare il nuovo. Forse questo intendeva Georgij Arbatov, consigliere di politica estera di molti capi sovietici, quando disse alla fine degli anni ’80: “Vi faremo, a voi occidentali, la cosa peggiore che si possa fare a un avversario: vi toglieremo il nemico”. Quando nel 2007-2008 cominciò la grande crisi, e nel 2010 lambì l’Europa, economisti e governanti si ritrovarono del tutto impreparati, sorpassati, non diversamente dal comunismo reale travolto dai movimenti nell’89.

È il dramma che fa da sfondo alle tante invettive che prorompono nella campagna elettorale: gli attacchi dei centristi a Niki Vendola e alla Cgil in primis, ma anche al radicalismo della lista Ingroia, a certe collere sociali del Movimento 5 stelle, non sono una novità nell’Italia dell’ultimo quarto di secolo. Sono la versione meno rozza della retorica anticomunista che favorì l’irresistibile ascesa di Berlusconi, poco dopo la fine dell’Urss, e ancora lo favorisce. Il nemico andava artificiosamente tenuto in vita, o rimodellato, affinché il malaugurio di Arbatov non s’inverasse. Se la crisi economica è una guerra, perché privarsi di avversari così comodi, e provvidenzialmente disuniti? Quando Vendola dice a Monti che occorrerà accordarsi sul programma, nel caso in cui la sinistra governasse col centro, il presidente del Consiglio alza stupefatto gli occhi e replica: “Ma stiamo scherzando?”, quasi un impudente eretico avesse cercato di piazzare il suo Vangelo gnostico nel canone biblico. Anche i difensori di Keynes sono additati al disprezzo: non sanno, costoro, che la guerra l’hanno persa anch’essi, nelle accademie e dappertutto?

In realtà non è affatto vero che l’hanno persa, e che lo spettro combattuto da Keynes sia finito in chiusi cassetti. Quando in Europa riaffiora la questione sociale  -  la povertà, la disoccupazione di massa  -  non puoi liquidarla come fosse una teoria defunta. È una questione terribilmente moderna, purtroppo. La ricetta comunista è fallita, ma il capitalismo sta messo abbastanza male (non quello della guerra fredda: quello decerebrato e svuotato dalla fine della guerra fredda). Non è rovinato come il comunismo sovietico, ma di scacco si tratta pur sempre.

È un fallimento non riuscire ad ascoltare e integrare le sinistre che in tantissime forme (anche limitandosi a combattere illegalità e corruzione politica) segnalano il ritorno non di una dottrina ma di un ben tangibile impoverimento. Prodi aveva visto giusto quando scommise sulla loro responsabilizzazione, e li immise nel governo. Fu abbattuto dalla propaganda televisiva di Berlusconi, ma la sua domanda non perde valore: come fronteggiare le crisi se non si coinvolge il malcontento, compreso quello morale? Ancor più oggi, nella recessione europea che perdura: difficile sormontarla senza il rispetto, e se possibile il consenso, dei nuovi dannati della terra. Forse abbiamo un’idea falsa delle modernità. Moderno non è chi sbandiera un’idea d’avanguardia. È, molto semplicemente, la storia che ci è contemporanea: che succede nei modi del tempo presente. Se la questione sociale ricompare, questa è modernità e moderni tornano a essere il sindacalismo, la socialdemocrazia, che per antico mestiere tentano di drizzare le storture capitaliste  -  con il welfare, la protezione dei più deboli. Sono correzioni, queste sì riformatrici, che non hanno distrutto, ma vivificato e potenziato il capitalismo. È la più moderna delle risposte, oggi come nel dopoguerra quando le democrazie del continente si unirono.

Non a caso viene dal più forte sindacato d’Europa, il Dgb tedesco, una delle più innovative proposte anti-crisi: un piano Marshall per l’Europa, gestito dall’Unione, simile al New Deal di Roosevelt negli anni ’30. Dicono che i vecchi rimedi keynesiani  -  welfare, cura del bene pubblico  -  accrescono l’irresponsabilità individuale e degli Stati, assuefacendoli all’assistenza. Paventato è l’azzardo morale: bestia nera per chi oggi esige duro rigore. L’economista Albert Hirschman ha spiegato come le retoriche reazionarie abbiano tentato, dal ’700-800, di bloccare ogni progresso civile o sociale (Retoriche dell’intransigenza, Il Mulino). Fra gli argomenti prediletti ve ne sono due, che nonostante le smentite restano attualissimi: la tesi della perversità, e della messa a repentaglio. Ogni passo avanti (suffragio universale, welfare, diritti individuali) perfidamente produce regresso, o mette a rischio conquiste precedenti. “Questo ucciderà quello”, così Victor Hugo narra l’avvento del libro stampato che uccise le cattedrali. Oggi si direbbe: welfare o redditi minimi garantiti creano irresponsabilità. Quanto ai matrimoni gay, è la cattedrale dell’unione uomo-donna a soccombere, chissà perché.

Non è scritto da nessuna parte che la storia vada fatalmente in tale direzione. In astratto magari sì, ma se smettiamo di dissertare di “capitale umano” e parliamo di persone, forse l’azzardo morale diventa una scommessa vincente, come vincente dimostrò di essere nei secoli passati”.

Barbara Spinelli, la Repubblica, 06 febbraio 2013


http://www.repubblica.it/politica/2013/02/06/news/spinelli_keynes-52040796/

Nostradamus Revolution (previsioni per il 2013 e 2014)

Matrix - Il cucchiaio non esiste

Questo è l’ultimo capitolo del ciclo di “profezie”, iniziato nel novembre 2011:


http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/le-mie-previsioni-per-il-2012-2013-2014.html

e proseguito a metà 2012:


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/10/nostradamus-reloaded/

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È possibile che il problema non fosse il calendario maya ma la maledizione (azteca) di Montezumolo.

Monti, Marchionne e Montezemolo a Melfi: 4M per un futuro governo di M.

Io comunque la seconda repubblica non l’ho vista (non mi è sembrata troppo diversa dalla prima) e la “terza” mette addosso una certa inquietudine.

MontIzumolo come Romolo Augustolo, ultimo sovrano dell’impero di cui andiamo così fieri, quello in cui ci si massacrava negli stadi, dove si sfruttavano gli schiavi (stranieri), si civilizzavano i popoli primitivi inviando legioni dall’altra parte del mondo, il cristianesimo serviva da collante sociale, si erigevano muri per tener fuori i barbari, gli oligarchi corrompevano i senatori, le tasse erano alle stelle, i separatismi fiorivano, la resa agricola diminuiva, la crisi economica pauperizzava la popolazione, ecc.
Insomma quel vecchio mondo lì, così TOTALMENTE diverso dal nostro.

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Quella che è la fine del mondo per alcuni, è un mondo nuovo per quelli che lo realizzano.
Massimo Gramellini (Stampa, 16 dicembre 2012): “Mi piace pensare che i Maya non avessero del tutto torto. Che il 21.12.12 non finirà il mondo, ma un altro comincerà a prendere forma. Anch’io avrò la possibilità di farne parte, se smetterò di fidarmi ciecamente dei sensi, che intercettano solo una piccola fetta di realtà, e imparerò a rinvigorire il muscolo rattrappito dell’intuizione: «La voce degli dei» come la chiamava Jung, l’unica parte immutabile e immortale di me stesso. Per chi non ha, o non ha più, un lavoro o un affetto, la fine del mondo è già arrivata e questi sembreranno discorsi astratti, brodini caldi per anime intirizzite. Ma non è così. La crisi psicologica e poi – solo poi – economica in cui versiamo è anzitutto una crisi del modello materialista che ha dominato il Novecento. Se non torniamo a chiederci chi siamo, e non solo cosa abbiamo, finiremo per non avere più nulla. Qualunque profezia non va presa alla lettera: è l’indicatore di un cambiamento spirituale. Da qualche settimana ho coinvolto i lettori domenicali di «Cuori allo Specchio» nei preparativi del viaggio. Ho chiesto di regalarmi i ricordi più belli della loro vita e in cambio ho offerto parole da mettere in valigia, tratte dai libri che mi hanno temprato il cuore. Per ultimo ho tenuto il più importante: il Simposio di Platone. Buon viaggio”.


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/20/un-mondo-nuovo-sta-prendendo-forma-canti-da-mat-chants-for-a-nut/

E’ infantile, autolesionistico e vano attendere che qualche evento/intervento esterno sistemi le cose al posto nostro. Gli adulti prendono l’iniziativa ed agiscono (l’essere umano o è riformatore, o non è). La sommatoria delle loro riforme interiori ed esterne è il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo, in quanto il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di padroneggiare nio stessi, non certo sperare che arrivi qualcuno a guidarci. Dovrebbe essere anche quello di discernere le alternative reali e realistiche che possono veramente costituire un ponte verso il futuro, separandole dalle fantasie seducenti ma irrealizzabili.

Tutti formuliamo delle credenze basate sulle esperienze passate. Il problema è che, quando le scambiamo per fatti, non ci servono più come propellente per spingerci avanti, per farci evolvere, ma diventano ostacoli che ci impediscono di diventare qualcosa di più grande di quel che possiamo immaginare oggi. Questa è la principale ragione per cui il mito della rivoluzione cosmica collegata al calendario maya è, a tutti gli effetti, un mito contro-rivoluzionario, reazionario, iperconservatore, disumano:


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/21/mondi-nuovi-mentalita-vecchie-la-profezia-maya-come-specchio-di-unepoca/

Chi l’ha diffuso e sostenuto ha tradito la causa dell’emancipazione umana (molto spesso inconsapevolmente).

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Non c’è ancora stata una rivoluzione, ma c’è stato il primo sciopero paneuropeo.


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/15/yes-we-can-primavera-europea-dalla-b-alla-v-zuclo-non-pervenuto/


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/15/yes-we-can-primavera-mediterranea-e-non-solo/

Altri seguiranno finché il dogma dell’austerità neoliberista e dell’economia centrata sulle esportazioni continuerà a prevalere.

I neoliberisti [una fazione extra-politica, dei veri e propri corsari, nemici comuni di destra e sinistra, dei moderati come dei radicali], così ostili al gigantismo statale, sono quasi sempre riusciti a far crescere lo stato nei seguenti settori:
- difesa;
- forze dell’ordine;
- apparato tecno-burocratico.
Guarda caso proprio quei settori che servono ai pochi per difendere i propri immeritati privilegi dai molti.
Ma stavolta hanno fatto il passo più lungo della gamba e i loro modelli matematici non ossono garantire il loro successo. Le variabili sono incalcolabili.
Grillo, rivelando il suo disprezzo per il profilo morale ed intellettuale del suo elettorato, sostiene di aver scongiurato l’avvento di un eventuale nuovo Duce. Quel che ha più verosimilmente ottenuto – come Syriza in Grecia – è il differimento della rivolta sociale. Anche una buona prova elettorale del Quarto Polo dovrebbe allontanare la prospettiva di una rivoluzione in Italia. È una buona cosa: come continuo a ripetere, la rivoluzione (come la violenza in generale) dovrebbe essere l’extrema ratio di un popolo disperato ed oppresso, senza alcuna prospettiva di riscatto. È un male minore, ma pur sempre un male. Meglio la politica come dev’essere fatta (es. Roosevelt, i Kennedy, De Gaulle, Kreisky, Tsipras)


http://www.soggettopoliticonuovo.it/

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Ciò detto, nel 2013, il mondo (ed in particolare gli Stati Uniti),  dovrà affrontare una crisi di proporzioni colossali dovuta a due fattori principali (ai quali si aggiunge l’eventuale Terza Guerra Mondiale, con epicentro in Siria e nei Territori Occupati).

La prima questione è quella del controllo delle armi negli USA, le cui implicazioni sembrano essere state colte solo da una minoranza di persone:


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/23/ora-sono-diventato-la-morte-il-distruttore-dei-mondi/

Il secondo fattore è dovuto agli effetti del cambiamento climatico. Il meteo è completamente instabile ed imprevedibile. Le riserve mondiali di grano hanno raggiunto una soglia critica. L’inevitabile aumento dei prezzi dei generi alimentari potrà causare catastrofi e disordini (fonte: analisti delle Nazioni Unite)


http://www.guardian.co.uk/global-development/2012/oct/14/un-global-food-crisis-warning


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/28/come-se-non-ci-fossero-abbastanza-problemi-arrivano-le-carestie-globali/

La scarsità alimentare è una bomba ad orologeria che potrebbe mettere una nazione contro l’altra. Mentre le Nazioni Unite e Oxfam mettono in guardia contro i pericoli a venire, l’analista Lester Brown afferma che il tempo per risolvere il problema si sta esaurendo.


http://www.guardian.co.uk/global-development/2012/oct/14/food-climate-change-population-water


http://www.unimondo.org/Notizie/Lester-Brown-prepariamoci-alla-guerra-del-cibo-138216

La trasmissione dei cambiamenti di prezzo lungo la filiera alimentare, dalla produzione primaria alla vendita al dettaglio, richiede parecchi mesi e la maggior parte degli effetti della siccità [statunitense] dovrebbe farsi sentire nel 2013.


http://www.ers.usda.gov/data-products/food-price-outlook/summary-findings.aspx

Se non saranno l’austerità o la guerra a causare le rivolte, ci penserà la fame. E’ quel che succede quando si eleggono politici succubi dei poteri finanziari globalisti e quando l’informazione non è più libera.

AGGIORNAMENTO – previsione confermata:

CINA
http://www.businessinsider.com/historic-cold-snap-in-china-is-causing-dizzying-inflation-in-the-price-of-vegetables-2013-1

CANADA:
http://www.vancouversun.com/ready+higher+food+prices+2013/7773063/story.html

REGNO UNITO:
http://www.dailymail.co.uk/news/article-2257387/Warning-huge-food-price-rise-Awful-weather-hammer-family-budgets-says-Waitrose-boss-Mark-Price.html


http://www.telegraph.co.uk/foodanddrink/foodanddrinknews/9776144/Cost-of-food-not-going-to-stop-rising-warns-UK-chief-scientist.html

STATI UNITI:
http://www.rantfinance.com/2012/12/30/5-discomforting-food-price-hikes-in-2013/

GERMANIA:
http://www.theglobeandmail.com/report-on-business/international-business/european-business/food-prices-push-german-inflation-above-ecb-ceiling/article6842205/

ITALIA:
http://news.supermoney.eu/economia/2012/11/spesa-prezzi-alimentari-in-aumento-005842.html

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Gli accordi sul libero mercato hanno indebolito gli stati e le rispettive popolazioni mentre hanno rafforzato massicciamente le multinazionali dell’industria e della finanza. Questa crisi non è temporanea: la disoccupazione non scenderà più, perché il lavoro è stato esportato (delocalizzazione), così come i capitali. Continuare a restringere i diritti civili per placare il dio Mammona non farà tornare i posti di lavoro e gli investimenti. Finché non avremo ristabilito delle regole serie e sminuzzato i potentati economico-finanziari (BlackRock gestisce un patrimonio pari al PIL tedesco!) non avremo un futuro.

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L’attività solare, che dovrebbe essere al suo massimo ciclico, è invece miserabile.


http://daltonsminima.altervista.org/?p=23976

È assai probabile che il picco solare sia stato raggiunto circa un anno fa. Da qui in poi non c’è modo di sapere quanto “flebile” (sempre in senso relativo) diventerà la nostra stella. Un’anomalia che non è difficile associare all’insorgere di fasi glaciali. Gli effetti si possono constatare in prima persona:


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/09/la-fine-del-riscaldamento-globale-per-chi-ha-occhi-per-vedere/

È facile immaginare che i picchi di mortalità dell’inverno scorso saranno ampiamente superati


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/08/15/dovremo-far-fronte-a-questo-tasso-di-mortalita-nei-prossimi-inverni/

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Bill Gates ed altre persone malate di hybris pensano di controllare il clima artificialmente (geoingegneria).


http://www.focus.it/ambiente/uno-spray-per-controllare-il-clima_230712_22112_C12.aspx

Gli unici risultati che potrebbero ottenere sarebbero a livello locale. L’effetto globale è completamente imprevedibile. I modelli matematici disponibili hanno dimostrato di essere largamente fallaci (es. riscaldamento dell’atmosfera, demografia, crescita economica, ecc.). Non si può controllare quel che si è compreso solo parzialmente. Tutto ciò che otterranno sarà rendere il meteo ancora più variabile e acuire gli estremi climatici, che sono già abbastanza irruenti. Sconvolgeranno i cicli del clima globale, che è una forza irresistibile che si fa un baffo delle nostre megalomanie antropocentriche. Insomma, lo faranno incazzare e ci morderà. Tra parentesi, se dovessimo creare dei danni irreparabili, chi li pagherà e chi vi porrà rimedio e come? Bill Gates e Al Gore?

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Se l’Occidente vuole far leva sulla crisi finanziaria per imporre un nuovo ordine monetario alle sue condizioni, con i BRICS in posizione subordinata, ha bisogno di una guerra.

L’escalation in Medio Oriente prosegue, a piccoli passi, perché l’opinione pubblica internazionale è contraria ad un coinvolgimento militare della NATO in Siria:


http://www.rasmussenreports.com/public_content/politics/general_politics/june_2012/voter_support_for_u_s_involvement_in_syria_remains_low


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/02/lopinione-pubblica-occidentale-rifiuta-di-farsi-coinvolgere-nella-questione-siriana/


http://www.lettera43.it/cronaca/turchia-siria-ankara-non-vogliamo-guerra_4367566771.htm

gli stessi Siriani sono in maggioranza dalla parte di Assad:


http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/jan/17/syrians-support-assad-western-propaganda

e, se così non fosse, non servirebbe il costante afflusso di mercenari pagati dalle petromonarchie


http://article.wn.com/view/2012/08/16/British_mercenaries_fighting_in_Syria/

e di forze speciali NATO


http://uk.reuters.com/article/2012/06/27/uk-syria-escalation-idUKBRE85Q11C20120627

Intanto adesso abbiamo il fondamentalismo islamico a due passi da casa


http://www.tempi.it/al-qaeda-sta-stringendo-i-rapporti-con-le-armate-libiche-parola-della-cia#.UNMfxKyynV0

Hanno continuato a manipolare e sacrificare le proprie pedine, incluse le proprie popolazioni: la strategia globalista occidentale non ha più alcuna chance di prevalere. Saranno altre potenze a dettare le condizioni.

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Israele: non c’è molto da dire. Non accetterà mai la creazione di uno stato palestinese. Subirà le conseguenze delle decisioni del suo governo.


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/22/cosa-spinge-netanyahu-a-fare-quello-che-fa-il-rapporto-con-un-padre-molto-particolare/

L’amministrazione Obama ha probabilmente già cominciato a liquidare gradualmente la lobby filo-israeliana e a sostituire le figure chiave con uomini e donne leali alla linea Brzezinski (la guerra è un’intrapresa demente; corruzione, destabilizzazione e diplomazia sono molto più efficaci):

http://www.voltairenet.org/article176737.html


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/25/altre-notti-dei-lunghi-coltelli-negli-usa-grecia-e-turchia/

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Le anomalie cosmiche e terrestri si intensificano:

Russia, meteoriti in pieno giorno. Danni a 3mila abitazioni e oltre 1000 feriti nella Russia centrale:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/02/16/per-toutatis-il-cielo-ci-cade-in-testa-che-si-fa-alcune-opzioni/


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/20/giove-le-sta-prendendo-di-santa-ragione-glenn-orton-scienziato-nasa/


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/28/scende-la-pioggia-di-meteore-ma-che-fa-crolla-il-mondo-addosso-a-me/


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/30/sono-rimasto-a-bocca-aperta-thorne-lay-geoscienziato-uc-santa-cruz/


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/29/2012-lanno-delle-bizzarrie-naturali-una-sintesi/

L’Alternativa

quarto-polo

“Noi di Rifondazione salutiamo molto positivamente la nascita del Movimento Arancione e lanciamo la proposta di costruire tutti insieme un quarto polo contro le politiche di Monti”
Paolo Ferrero, Rifondazione Comunista

Mia valutazione: per come la vedo io, De Magistris/Ingroia sono solo dei procacciatori di voti. L’importante è che siano quelli di “Alba” e “Cambiare si può” (Gallino, Revelli & co.), assieme a Ferrero ed alla parte più reattiva dei sindacati, a dettare il programma e le strategie del movimento. Il sindaco di Napoli non sarà candidato, come non lo sarà Pisapia. Daranno un appoggio esterno ed assicureranno migliaia di voti. Non sarò certo io a lamentarmi.

Qui un’altra intervista al leader del Fronte della Sinistra francese, Jean-Luc Mélenchon, in inglese e francese

 

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/video/2012/dec/13/jean-luc-melenchon-video

 

“In Francia gli esperti infuriati e gli oppositori definiscono il programma del Fronte di Sinistra un “incubo economico” o una “fantasia delirante”. Non dovrebbero invece utilizzare questa terminologia per descrivere la debacle bancaria o le politiche di austerità in tutta Europa?”


http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2012/4/19/21779-il-radicalismo-di-sinistra-di-jean-luc-melenchon/

ALEXIS TSIPRAS: “È ovvio che il dominio del capitale e dei mercati sulle società sta portando il mondo al disastro. Dobbiamo costruire un mondo in cui le persone valgano più dei profitti. Per farlo è ovviamente necessario inventare nuovi modelli di sviluppo, nuove forme di partecipazione, nuovi modi di prendere le decisioni in politica. Queste idee non nasceranno da menti illuminate o in ristrette avanguardie rivoluzionarie, ma attraverso la pratica e l’esperienza del conflito sociale. Il nostro obiettivo è rovesciare i rapporti di forza. Questo richiede una lotta in tutti i campi: le istituzioni, il Parlamento, la piazza, le idee. Dobbiamo rimuovere il potere e l’autorità dei nostri avversari, che sono i banchieri gli speculatori dei mercati finanziari, i canali televisivi e i giornali che loro controllano e i politici che li servono. Per fare questo dobbiamo superare le nostre paure, la paura della rottura e la paura di essere integrati nel sistema. La grande sfida per noi è convincere la società che può prendere in mano il proprio destino”.

 

http://alfakappa.blogspot.it/2012/10/intervista-ad-alexis-tsipras-di-syriza.html

 

Il futuro della sinistra italiana dopo la sconfitta di Vendola alle primarie e il collasso del PD

Alba Dorata – Italia ha il piacere di comunicare che in data 25/10/2012 si è costituito il Partito politico “Alba Dorata” ed esso è stato registrato ufficialmente presso l’Agenzia delle Entrate di Trieste.

Alessandro Gardossi, Segretario politico di Alba Dorata Italia

E Vendola che dice “o me o Casini”? D’Alema sorride. Poi: «Io sono molto rispettoso della propaganda, è una parte della politica, ma non può sostituirla».

Simone Collini intervista Massimo D’Alema, l’Unità, 6 novembre 2012

Salvo grosse sorprese (che coi sondaggi sono sempre possibili), alle primarie del PD (“di coalizione”) Nichi Vendola non riuscirà a conquistare neppure i voti di chi ha votato Sinistra e Libertà. Gli volteranno la schiena persino i “suoi”. Di settimana in settimana, invece di aumentare i suoi potenziali consensi, li perde. La gente non ti vota solo perché “sei un bravo ragazzo dalla faccia pulita”. Ci vuole una visione strategica convincente. Quella di Vendola, evidentemente, non lo è.
In Francia, tutti i sondaggi danno Hollande in caduta libera. Stesso discorso anche qui. Ha battuto di poco un presidente odiatissimo come Sarkozy: gli elettori di sinistra francesi sono stati costretti a votare per il meno peggio (un notabile convinto che il sistema vada bene e necessiti solo di alcuni correttivi). Ora lo stanno punendo.

Questi sono politici che non hanno ancora capito che il vento è cambiato: milioni di persone soffrono, hanno capito che i loro sacrifici peggiorano le cose invece di migliorarle e si avviano alla rivoluzione o al colpo di stato (come constatava ieri sera un ufficiale di polizia intervistato su La7). Pensare di poter convertire alla sinistra una parte dell’establishment non è solo velleitario, è irresponsabile, perché serve a rendere ancora più concreta la prospettiva dell’insurrezione. Se non è successo in Grecia è solo perché Syriza tiene ancora accesa la fiammella della speranza in un’alternativa al neoliberismo, con un voto anticipato nel 2013.

Per Hollande e per Vendola vale purtroppo un’analisi sconfortante: o sono degli illusi o sono dei cinici. In condizioni normali, cinismo ed autoinganno non portano necessariamente alla rovina un leader e i suoi seguaci. Nelle condizioni attuali…Vendola sta commettendo un vero e proprio suicidio politico e nessuno è stato capace di fermarlo.

Al momento, la mia impressione è che la sconfitta di Vendola e la vittoria di Bersani o Renzi, che sono leali al montismo, possa rivelarsi salutare per la sinistra, perché servirà a far risuscitare negli italiani la voglia di dire e fare cose di sinistra. A quel punto il PD subirà una scissione di considerevoli proporzioni (ha già perso oltre la metà dei voti in Sicilia e il suo candidato condiviso con Casini ha vinto con 250mila voti in meno rispetto alla Finocchiaro del 2008, che aveva subito una cocente sconfitta, prendendo appena il 30% dei voti contro Lombardo).

Il problema più serio è: siamo ancora in tempo? Se la guerra in Medio Oriente si estenderà e se il tasso di disoccupazione non scenderà (quello reale, non quello ufficiale) allora le proteste oceaniche del 2012 saranno solo un aperitivo, purtroppo.

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Nichi nella trappola delle primarie – Enrico Grazzini (Il Manifesto)

31/10/2012

[…].

Puntando esclusivamente sull’alleanza elettorale con il centro-sinistra per andare al governo, e addirittura presentandosi come futuro premier del prossimo esecutivo, Vendola ottiene certamente un successo mediatico; ma purtroppo contribuisce oggettivamente ad emarginare dalla scena politica nazionale le istanze delle formazioni politiche d’opposizione e soprattutto dei numerosi e molto significativi movimenti che, come quello per l’acqua pubblica e contro il nucleare, hanno sempre fatto le loro battaglie al di fuori, e spesso anche contro, il centro-sinistra e lo stesso Pd. Proprio questi movimenti costituiscono la base per una possibile aggregazione di sinistra che sia veramente in grado di contrastare efficacemente la politica dei governi conservatori e neo-conservatori, a differenza di quanto ha fatto finora il centrosinistra.

Non illudiamoci: considerata la sua cultura e la sua pratica politica, di fronte alla crisi che precipita, il centrosinistra al governo, con o senza Vendola, non potrà – e non vorrà neppure – invertire la rotta rispetto alle politiche classiste di austerità e di recessione impostate dal governo Monti. Su questo credo che esistano pochi dubbi. Anche se il Pd diventasse il primo partito italiano, considerando la sua natura molto moderata, quasi centrista, e considerando che è ormai paralizzato da diverse e contrastanti correnti, come quella ex comunista, quella cattolica, quella cosiddetta liberal-socialista, quella rottamatrice di Renzi, non potrà (ammesso ma non concesso che lo voglia) opporsi alle potenti forze neo-conservatrici nazionali ed europee che sostengono il governo Monti.

Del resto è facile ricordare che anche nei due decenni passati le forze di centro-sinistra in Italia sono state quasi del tutto inefficaci di fronte ai governi berlusconiani che tutte le democrazie occidentali consideravano addirittura ridicoli. Ricordiamoci che Berlusconi è sempre stato forte proprio a causa della inettitudine politica della sinistra tradizionale italiana, che non è riuscita mai a batterlo realmente, neppure sul terreno del palese e clamoroso conflitto d’interessi, anche quando Prodi era al governo. Non a caso Berlusconi ha sempre reputato che il suo vero avversario fosse la magistratura e non la sinistra italiana. E comunque non è stata certamente neppure la magistratura a fare sloggiare Berlusconi e il suo dubbio seguito dal governo, ma le forze politiche e finanziarie europee che, con il precipitare della crisi, non lo hanno più voluto perché rappresentava un cattivo debitore. Berlusconi è stato allora sostituito da Monti, che garantisce invece il pagamento del debito pubblico alle banche europee e americane. Questa è la realtà: il centro-sinistra italiano, a differenza di altre più coerenti e decise formazioni democratiche europee, non ha mai contrastato con un minimo di efficacia la politica conservatrice e rapace berlusconiana. La realtà è che Hollande ha sconfitto Sarkozy ma Bersani, D’Alema e Veltroni (per non parlare di Renzi) non hanno sconfitto Berlusconi. Solo il mite Prodi ha battuto Berlusconi, ma è stato mandato a casa due volte dai suoi stessi coinquilini di governo del centro-sinistra, prima da D’Alema e poi da Mastella.

Il passato ci insegna con evidenza e chiarezza che, nonostante quello che pensa Asor Rosa, purtroppo il centrosinistra non rappresenterà neppure nel futuro un argine di fronte alle forze della destra antidemocratica. Del resto Bersani lo ha ripetuto chiaramente più volte: la sua agenda politica prenderà il “meglio” di quella di Monti. Renzi confermerà anche il peggio. In tutti i casi non ci saranno svolte. Sul piano della politica economica il nuovo governo, anche se sarà di centro-sinistra, cambierà poco o nulla rispetto all’attuale, anzi potrebbe addirittura avviare politiche ancora più austere se le condizioni in Europa dovessero peggiorare, come è possibile. Sul piano dell’architettura costituzionale, che è decisiva per la democrazia, anche il Pd (come il Pdl) è a maggioranza per il presidenzialismo o semi-presidenzialismo, quindi per un esecutivo forte, per un governo poco parlamentare e per un sistema elettorale maggioritario che tagli fuori le minoranze. Non credo allora di essere eccessivamente pessimista affermando che purtroppo servirà a poco se Vendola arriverà terzo alle primarie dopo Bersani e Renzi. È invece molto dannoso che un leader molto seguito e stimato come lui non scelga di contribuire alla creazione di un fronte alternativo delle sinistre e dei movimenti.

Vendola avrà un’indubbia risonanza mediatica partecipando alle primarie; e questa eco – lo riconosciamo senz’altro – è e sarà utile e positiva per promuovere le idee di sinistra presso l’elettorato del Pd. Il problema però è che la sua adesione al centro-sinistra di governo si basa sostanzialmente su una clausola di esclusione verso la sinistra d’opposizione. Il tentativo di Vendola di partecipare al governo di centro-sinistra costituisce allora a mio parere un grave sgambetto alla possibilità, e anzi alla necessità, di costruire un fronte della sinistra alternativa di cui il paese ha bisogno, soprattutto in questa crisi devastante. Perché non fare anche in Italia come in Grecia e in Francia, dove le diverse e variegate formazioni di sinistra sono riuscite a trovare tratti omogenei, ad unirsi e a incidere sul processo elettorale gettando le basi per un’opposizione più forte alle politiche economiche e antidemocratiche della destra conservatrice?

Riflettiamo un attimo: sul piano puramente elettorale una formazione alternativa di sinistra che riuscisse a fare leva sui tratti comuni di forze certamente non così distanti – come i movimenti che difendono i beni comuni, la Fiom e parte della Cgil, Alba, i sindaci per il bene comune, Sel e Rifondazione Comunista, l’Idv di Di Pietro e perfino il Movimento 5 Stelle – che prima o poi diventerà grande e non potrà correre da solo -, una formazione che riuscisse a conquistare buona parte del vasto elettorato di sinistra e del vastissimo elettorato di protesta (il 45% dell’elettorato totale), non solo non sarebbe minoritario nel paese ma potrebbe addirittura nel tempo diventare la prima formazione politica.
A costo di apparire ipercritico, mi sembra che la politica di Vendola, che privilegia sempre il piano delle alleanze a quello della costruzione di una forza unitaria ma plurale della sinistra, porti ad accentuare le fratture, le divisioni e le debolezze della sinistra d’alternativa. Come ricorda giustamente Piero Bevilacqua, non è certo facile mettere d’accordo il dissonante e caotico arcobaleno della sinistra alternativa. Però a mio parere occorre tentare: il progetto è possibile e anche necessario se non vogliamo il tramonto definitivo della sinistra in Italia. Esiste la possibilità di un fronte comune dell’opposizione, anche perché tutti hanno interesse a unirsi per non scomparire. In una situazione di crisi verticale come quella che stiamo vivendo, nella quale perfino il comico Grillo è riuscito a costruire nel giro di pochi anni una nuova forza politica ed elettorale, non è impossibile avere successo nell’aggregare una sinistra alternativa ed ecologista che ha esperienze e bagagli politici e teorici certamente molto più ricchi. E’ indispensabile una bussola sicura nella notte della crisi, e purtroppo questa bussola non c’è e Nichi Vendola non contribuisce a crearla, e questo è tanto più negativo considerando che purtroppo la sinistra è già carente di una leadership all’altezza della situazione.

[...].

Il Pd, debole con il berlusconismo, come ora con il montismo, non modificherà la sua traiettoria centrista.

E Vendola con le primarie non gli farà cambiare idea.

Bersani > Antonveneta, Monte dei Paschi
Renzi > CL, Opus Dei, neocon americani (Ledeen)
Vendola > firmo un impegno con gli elettori che poi ripudierò perché tanto è sbagliato e quindi non vale
Puppato > l’aborto però

OPPURE TABACCI

Il Compagno Bruno indica a Bersani la strada verso il socialismo reale. Si può fare!


https://www.facebook.com/MarxistiPerTabacci

Interviste sobriamente rivoluzionarie – nascita di un movimento resistenziale

a cura di Stefano Fait [e dedicato alla pasionaria Valegian]

“Credere sempre nel futuro, anche quando le cose vanno male”

George Lakoff descrive con efficacia la “cattura cognitiva” dell’area progressista da parte del pensiero neo-liberale nell’ultimo trentennio; il fenomeno per cui i progressisti, o buona parte di loro, hanno iniziato a pensare all’interno dei frame, degli schemi cognitivi, dei conservatori, e a parlare con il loro vocabolario, disattivando le proprie idee, valori e parole.

Paolo Cortigiani, dirigente scolastico

Occorre tenere il treno del cambiamento (della rivoluzione prossima ventura) sui binari costituzionali e del buon senso.
Il mio indirizzo riformista lo sto illustrando nella categoria “programma politico”.

Seguono interviste a gente che mi pare stia andando nella direzione giusta (né monarchica, né giacobina, ossia sobriamente rivoluzionaria). La volta scorsa i “girondini” come loro partirono bene e finirono malissimo. Questa volta partiranno malino e potrebbero finire per vincere. I prossimi due anni saranno decisivi. O ci si libera dalla dittatura dei mercati senza cadere nella brace di un qualche fascismo sobriamente postmoderno e globalizzato, oppure siamo fritti.

A differenza dei coordinatori di ALBA, mi pare evidente che non si possa sfondare elettoralmente senza un leader carismatico che abbia esperienza di partito. Syriza vincerà le prossime elezioni (2013, se ci saranno) perché ha Alexis Tsipras. La gente ha bisogno di persone in carne ed ossa in cui identificarsi, ha bisogno di eroi che si battano per loro: le idee sono fredde se non c’è qualcuno in cui incarnarle. Per questo i francesi non elessero quasi nessun illuminista all’Assemblea: cercavano dei rappresentanti pragmatici, non degli intellettuali. Perciò, se hanno intenzione di scollarsi dal 2-3%, ossia dalla marginalità ed irrilevanza, questi riformatori faranno bene ad individuare un giovane non rottamatore, possibilmente di aspetto gradevole, che sia un buon oratore e trasmetta simpatia, fiducia e desiderio di porsi al servizio della collettività, lealmente. Soprattutto, occorre che abbia fatto la gavetta in un partito o movimento di sinistra. Uso il genere maschile perché un uomo raccoglierebbe più voti, ma sarebbe anche opportuno che fosse associato ad una figura femminile carismatica, una co-leader che non abbia abiurato il suo femminino per prevalere in un mondo patriarcale (perciò non una Merkel o una Thatcher). Sono gli archetipi dell’eroe e della regina che possono catturare milioni di voti ed emancipare dalle prigioni cognitive, quando le condizioni sono favorevoli. Solo così potremo battere il trickster Matteo Renzi.

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“Il punto di partenza è l’appello «Cambiare si può», lanciato il 6 novembre. Un manifesto che conta 70 firme di peso e che ha tra i suoi promotori e organizzatori i sociologi Luciano Gallino e Marco Revelli, l’ex magistrato Livio Pepino e lo storico Paul Ginsborg.

«Il sostegno al nostro movimento sta crescendo», dice a Lettera 43.it proprio Ginsborg, tra le anime della nuova iniziativa politica, «e sono in arrivo nuove adesioni importanti che per adesso preferisco non rivelare».

[…].

DOMANDA. Il vostro progetto, quindi, è una risposta alternativa anche al grillismo?

RISPOSTA. Sì. Non ci convince la forma di opposizione di Grillo, anche se ne condividiamo alcune battaglie come la forte denuncia alla Casta dei partiti.

D. Come pensate di recuperare gli astensionisti?

R. Mostrando loro che esiste un’alternativa dignitosa ai classici partiti. Parlo di una soluzione sobria. E lo posso dire da inglese d’origine, al contrario dello stimato premier Mario Monti.

[…].

D. È un messaggio rivolto anche a Nichi Vendola e alla sua alleanza con Bersani?

R. Sì perché il leader di Sinistra e libertà si è piegato alla linea del Pd che, neanche troppo velatamente, è di fatto quella di Monti.

D. Un dialogo con Renzi che ha dichiarato di voler interloquire solo con i cittadini potrebbe essere più facile per il vostro movimento?
R. Assolutamente no. Da cittadino fiorentino, posso dire che Renzi è una persona dinamica e di grande capacità mediatica, ma anche superficiale sul piano dell’economia politica.

D. Porte chiuse al sindaco di Firenze, insomma?

R. Nutriamo forti dubbi su quanto di Renzi sia solo show e quanto sostanza.

[…].

D. Landini non vuole fare politica, ma il bacino dei voti Fiom è ambitissimo. Pensate di riuscire a intercettarlo?

R. Trovo corretto che un sindacato non si schieri. Che, poi, tra la Fiom e Alba in particolare esista un feeling è risaputo. Ma la nostra sfida è più ampia.

D. Cosa vuol dire?

R. Riuscire a parlare con operai, ceto medio, precari e disoccupati, tutti colpiti dalla crisi. E con loro stringere un’alleanza sociale e politica sui temi del lavoro e dei diritti.

[…].

R. Avremo un coordinamento centrale e, soprattutto, delle regole a cominciare dalla selezione democratica della classe dirigente e fino al limite dei mandati.

D. Sulla scia dell’esperimento di democrazia diretta di Grillo?

R. No perché anch’esso appartiene alla vecchia tradizione personalistica della politica italiana che va da Silvio Berlusconi a Umberto Bossi. Lo stesso comico genovese è un capo carismatico. Non a caso se sta incontrando delle difficoltà non è per eccesso, ma per assenza di democrazia.


http://www.lettera43.it/politica/ginsborg-l-anti-grillo_4367571693.htm

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Cambiare si può! Intervista a Ugo Mattei: “Tutti insieme per sconfiggere la stupidità neoliberista con la fattezza di Monti\Napolitano” – (www.controlacrisi.org) 9/11/2012

Intervistiamo Ugo Mattei,  firmatario della campagna, giurista ma anche tra gli esponenti intellettuali che in questa fase politica stanno portando avanti proposte. Insieme a Paul Ginsborg, Stefano Rodotà, Paolo Cacciari, Luciano Gallino infatti Mattei è tra i fondatori di Alba (Alleanza Lavoro Benicomuni Ambiente).

La sua firma è tra le adesioni alla campagna Cambiare si può! Noi ci siamo. Una campagna che molto probabilmente vivrà dell’adesioni degli stessi presenti in piazza il 27. Perché aderire alla campagna?

Io voglio a tutti i costi un cambiamento che reputo debba essere rivoluzionario per potersi far carico dell’ attuale fase, che non è di crisi ma di trasformazione strutturale del capitalismo (le crisi sono passeggere, questa dura ormai da cinque anni e non lo sarà). Quindi quando i miei compagni e fratelli torinesi Gallino, Pepino e Revelli me ne hanno parlato ho aderito con entusiasmo. Io non voglio lasciare nulla di intentato e voglio aiutare tutti i compagni che si oppongono in modo onesto e sincero al neoliberismo e al regime di Monti, che reputo fascistoide , e a cui occorre rispondere con un grande CLN (quello mi pare fosse embrionalmente in piazza il 27). Poiché coltivo la virtù del dubbio e non penso esista una sola strada giusta per resistere e sovvertire, partecipo a ogni azione. Ho partecipato ad Alba, giro l’Italia a portare amicizia e solidarietà alle occupazioni, sostengo il referendum su art.8 e art.18. In questa fase, contro i poteri più forti del mondo, bisogna tentare ogni strada, far sentire ogni voce, ognuno contribuire con tutte le sue forze nel modo in cui è più adatto. Tutti insieme per sconfiggere la tristezza e la stupidità neoliberista che ha la fattezza di Monti\Napolitano.

Cosa direbbe ai giovani e in generale agli italiani per avvicinarli a questa campagna?

Cambiare si deve!

Quali strade possiamo percorrere in questi mesi per divulgare al massimo la campagna Cambiare si può?

Occupare, resistere, trasformare! Io non sono un pubblicitario ma credo che si debba dire a tutti, anche a quelli come me che non credono affatto che esista una democrazia rappresentativa degna del nome, che votare si deve e si deve anche pretendere che ci sia qualcosa a sinistra da votare con gioia.


http://www.controlacrisi.org/notizia/Conflitti/2012/11/9/28105-cambiare-si-puo-intervista-a-ugo-mattei-tutti-insieme-per/

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“Cambiare si può: una lista per il lavoro”. Intervista a Luciano Gallino – Salvatore Cannavò (Il Fatto Quotidiano)

8/11/2012

Può essere una lista fondata sui temi del lavoro e della crisi, in fondo non ne parla nessuno, nemmeno Grillo”. Il professor Luciano Gallino la presenta così la proposta di una lista della sinistra che è stata lanciata con l’appello “Cambiare si può” firmato da numerosi esponenti della sinistra intellettuale, sociale e anche da artisti e artiste. Accanto al suo nome si trovano quelli di Marco Revelli, Paul Ginsborg oppure Moni OvadiaSabina Guzzanti, operai della Fiom e esponenti No Tav oppure l’esponente del comitato No Dal Molin di Vicenza.

Chi sono i soggetti a cui guardate?

Non i partiti. Ci sono invece tante persone che si interrogano sul significato reale della crisi economica globale e hanno intenzione di scavare un po’ di più, di trovare risposte più concrete. Queste persone sono più numerose di quanto si pensi. La crisi ha morso in profondità e ha contribuito a far nascere numerosi interrogativi sulle bugie che vengono raccontate, su improbabili luci in fondo al tunnel o sul fatto che le responsabilità di tutto sarebbero della Germania.

Non ritiene che si tratti delle stesse persone attratte dal movimento di Grillo?

In quello che dice Grillo ci sono alcune cose interessanti. Quello che a me non va, però, è il tono sopra le righe, l’elemento aggressivo fino all’insulto e al disprezzo dell’avversario. Credo che ci siano molte persone attratte da quei temi ma non dai toni da commedia popolare.

È solo una questione di toni?

Non solo: se si guarda il programma del Movimento Cinque stelle, come giustamente invita a fare Travaglio, cliccando sul sito del movimento, si può osservare, ad esempio, che il M5S non parla di lavoro o di occupazione o di altri temi che figurano nel nostro appello.

Che rapporti avete, invece, con altri soggetti della sinistra?

Tra coloro che hanno condiviso e appoggiato l’appello c’è Paolo Ferrero, da cui si può essere distanti politicamente ma che dice cose di notevole concretezza sulla finanza e le politiche di austerità. Il problema è piuttosto rappresentato dai vari partiti che si alleano, si frantumano, si dividono. Non si sa mai bene con quale soggetto si ha a che fare. Punti di contatto ci sono con la Federazione della Sinistra e anche con Sel. In realtà ci sarebbero anche con gli elettori del Pd che sono cosa diversa dai loro dirigenti.

Quale sarà il rapporto con il centrosinistra?

La nostra lista è sicuramente a sinistra del Pd. Noi siamo disposti a confrontarci sui programmi ma le premesse non sono allettanti. Non c’è molto da attendersi dal Pd.

Nella lista ci sarà anche De Magistris?

Francamente non so risponderle. Vedremo nelle prossime riunioni, il 18 novembre e poi il 1 dicembre.


http://www.soggettopoliticonuovo.it/2012/11/08/cambiare-si-puo-una-lista-per-il-lavoro-intervista-a-luciano-gallino-salvatore-cannavo-il-fatto-quotidiano/

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Arancione, l’alleanza «ragionevole», intervista a Luciano Gallino – Daniela Preziosi (Il Manifesto)

8/11/2012

C’è uno spazio elettorale fra le primarie, Grillo e il non voto?

Penso di sì. Girano umori e idee che non hanno punti di consenso se non nella protesta, nel dire «mandiamoli a casa tutti». Ma negli incontri, nelle conferenze, parlando con militanti anche del Pd ho l’impressione che gli elettori siano meglio di quelli che li rappresentano. Ma bisogna offrir loro un’idea di paese diverso. Certo, senza farsi l’illusione di richiamare fiumi di elettori.

Fiumi che si dirigono verso le liste di Grillo. Che però ha un know how mediatico furbo, dalle traversate a nuoto al divieto di andare in tv. Come pensate di fargli concorrenza?

Il nostro manifesto contiene idee, andranno in giro con la forza delle loro gambe. Nessuno di noi pensa di fare nuotate, neanche in un fiume. Avvieremo una discussione con altri mezzi. È un processo già partito. Si tratta di capire fino a che punto i decibel e i pixel abbiano la meglio sui ragionamenti. È la nostra scommessa. C’è ancora in giro gente che guarda alla sostanza.

Il grillismo è solo decibel e effetti speciali?

No, un po’ di sostanza c’è. La polemica contro i partiti, l’insistenza su questioni locali, il no alle grandi opere, l’attenzione all’economia al di là dei titoli dei giornali. Se questi temi fossero proposti con voce normale capiremmo se la presa sugli elettori è per il tono o per quello che dicono.

[…].

Lei è lo studioso che ha parlato della «cattura cognitiva» della politica da parte dell’ideologia dei mercati e della finanza. Come farete a combattere la battaglia per la liberazione da questa «cattura»?

C’è un grosso impegno culturale da assumere, ed è quello che faremo. Faccio un esempio: l’articolo 8 della legge Sacconi è una bomba nucleare sul diritto del lavoro. Permette di derogare a tutta la legislazione sul lavoro, e come altre leggi, è passato quasi senza opposizione. Ma paradossalmente permette di derogare anche alla legge Fornero: innescando una circuito dantesco. C’è un fatto culturale da ribadire contro gli infiniti peana per Marchionne e contro la «solitudine dei lavoratori» di cui ha scritto Giorgio Airaudo (responsabile auto Fiom, ndr): la centralità del lavoro nella Costituzione. L’articolo 4 dice che ogni cittadino ha diritto «al» lavoro. In quella preposizione c’è un dato sconvolgente: non parla del diritto del lavoro che si ha, ma il diritto «a» avere un lavoro. Invece in Italia da vent’anni si fabbrica precariato. Non si fa conversione, non si fanno progetti che possano creare nuovo lavoro. Sarebbe bello vedere messo in pratica qualche articolo della Costituzione.

Crede che il centrosinistra Pd-Sel sia «cognitivamente» catturato?

Se prima lo era al 90%, può darsi che adesso lo sia all’86. È possibile che ora sia scesa la percentuale.


http://www.soggettopoliticonuovo.it/2012/11/08/arancione-lalleanza-ragionevole-intervista-a-luciano-gallino-daniela-preziosi-il-manifesto/

Uscita dall’eurozona = rivoluzione + guerra civile

Bruno Tabacci (economista ed esperto di politiche industriali, oltre che politico) ha ragione e mi spiace che l’abbiano tagliato per dare spazio solo a Bagnai.

Bagnai dovrebbe leggere quel che cita, cosa che io ho fatto e dovrebbe rendersi conto che gli hedge fund stanno attaccando l’eurozona per distruggere l’Unione Europea e l’élite europea li sta aiutando.

Il responsabile principale della crisi dell’eurozona non è l’euro ma sono il sistema finanziario globale e la classe dirigente europea. Tsipras ha ragione da vendere a voler restare nell’euro creando una coalizione di paesi PIIGS (e non solo) che spingano con determinazione per delle riforme strutturali radicali, salvando l’Unione Europea. Chi preme per la sua frantumazione sta facendo il gioco di oligarchie interessate unicamente ad addivenire ad una separazione tra Europa di serie A (teutonica) e quella di serie B (le merdacce private di pressoché ogni margine di sovranità), che per di più provocherebbe la disgregazione di Italia e Spagna (Padania e Alto Adige chiederebbero di andarsene al più presto, la cosa non avverrebbe pacificamente ed il Trentino, una provincia complessivamente lealista, si troverebbe presa in mezzo)

E’ scandaloso che Messora e Bagnai, pur di restare fedeli alle loro posizioni, siano disposti a non investigare su chi siano i loro compagni di viaggio.
Ecco chi sono.

A luglio del 2012 l’equipe di analisi diretta da Roger Bootle, economista neoliberista (ex HSBC), ha vinto le 250,000 sterline del Premio Wolfson per l’Economia con uno studio su come spezzare l’eurozona conservando un euronucleo forte e riesumando le vecchie valute di Irlanda, Portogallo, Spagna, Italia e Grecia.

Secondo l’analisi la riconfigurazione economicamente ottimale della zona euro vedrebbe il mantenimento di un nucleo nordico (neo-carolingio, NdR) che incorpori Germania, Austria, Paesi Bassi, Finlandia e Belgio, paesi che hanno strutture economiche compatibili e possono formare un’area valutaria ottimale. La Vallonia potrebbe però essere sacrificata e la Francia verrebbe accettata solo per ragioni di opportunità politica. Non ci sarebbe un’eurozona di serie B perché i paesi esclusi non avrebbero interesse a coordinarsi e non hanno rapporti economici tali da giustificare una qualche sorta di unione. In alternativa, il nucleo neocarolingio potrebbe abbandonare l’attuale eurozona, dotandosi di un proprio euromarco.

Sempre secondo il parere di questi analisti finanziari neoliberisti, i divari sono tali che è altamente improbabile che il nuovo assetto possa essere provvisorio. Nessun escluso potrà rientrare dal retro, neppure dopo le più drastiche “terapie” di austerità.

L’evento, che viene definito paragonabile al collasso dell’Impero Austro-Ungarico o dell’Unione Sovietica, avverrebbe all’insaputa dei cittadini dei suddetti paesi (!!!) per “evitare il caos” (fuga di capitali, corse agli sportelli bancari) e non è prevista la consultazione referendaria dei cittadini. Cittadini che non sarebbero troppo felici di vedere un crollo del PIL del 10-20%, un analogo balzo dell’inflazione (con il costo dell’energia alle stelle), la massiccia riduzione dei salari e del potere d’acquisto, l’evaporazione dei propri risparmi (con il blocco dei bancomat per evitare che possano tirar fuori quanti più euro sia possibile finché sono in tempo) e l’umiliazione di essere trattati come dei paria dalle altre nazioni europee.

Questi sono piani che sembrano ideati da “intelligenze artificiali” prive di compassione, umanità e radicalmente utilitaristiche.
In questo scenario, entro non più di un anno, io e milioni di altri cittadini dei paesi PIIGS saremmo costretti a rubare per vivere o a sfasciare tutto (= rivoluzione).


http://www.policyexchange.org.uk/images/WolfsonPrize/wep%20shortlist%20essay%20-%20roger%20bootle.pdf

Questo è lo studio che, criminalmente, Bagnai cita a sostegno della sua tesi che i PIIGS dovrebbero abbandonare l’euro! Bagnai ha riserve d’argento e oro nascoste da qualche parte? Lo sa che sono metalli non  commestibili?

Il premio Wolfson, dell’ammontare di 250mila euro, assegnato a chi avesse trovato il modo di smantellare l’eurozona nel modo meno doloroso possibile, è stato indetto da un barone e finanziere inglese neoliberista che l’ha intitolato a se stesso, per il tramite del più influente think tank di destra in Gran Bretagna (Policy Exchange)! Tra i 5 valutatori: FRANCESCO GIAVAZZI (iperliberista consulente del FMI), un ex consulente della Banca d’Inghilterra, un ex consulente della Bundesbank e del governo tedesco, un ex consigliere di Tony Blair, il criminale di guerra.

A Bagnai va bene tutto questo? E’ in sintonia con GIAVAZZI e la Bundesbank? Ha letto quello studio prima di citarlo favorevolmente? Con che coscienza propone agli Italiani di prendere decisioni drammatiche, potenzialmente catastrofiche, contestando i suoi critici con questo tipo di supporti teorici, non a caso divulgati ampiamente dal Financial Times e dall’Economist, che fin dall’inizio si sono schierati dalla parte degli avvoltoi degli hedge fund? Non gli è squillato un campanello d’allarme in testa?

Il premio Wolfson è assegnato dall’élite a chiunque compiaccia le aspettative dell’élite. Era davvero così difficile dedicare 5 minuti del proprio tempo sulla rete per capire chi lo assegna e a chi è stato assegnato? Perché proprio i politici bavaresi e Wolfgang Schäuble, che sono i più accesi fautori dell’euromarco, non hanno fatto altro che perorare la causa dell’espulsione della Grecia? Vogliono il bene dei Greci?

Oppure poteva informarsi sulle ragioni per cui Tsipras, invece di guadagnare migliaia di voti facili, ha insistentemente rifiutato di inserire nel suo programma l’uscita della Grecia dall’eurozona. Gli economisti greci che hanno formulato il programma economico di Syriza sono dei fessi o dei mostri che se ne infischiano delle sofferenze dei loro concittadini e delle loro famiglie? Come mai Syriza e Tsipras sono detestati da tutti i maggiori quotidiani finanziari internazionali e demonizzati dalla troika se in effetti sono i massimi responsabili della continua presenza della Grecia nell’eurozona, che in teoria dovrebbe incontrare i loro favori?

Bagnai (e Messora e gli altri) avrebbe anche potuto chiedersi come mai oltre tre quarti dei Greci, nonostante tutto quel che stanno patendo da anni, siano ancora intenzionati a restare nell’eurozona. Tutti fessi? E perché allora sostenere che hanno impedito ai Greci di votare per l’uscita dall’eurozona? Il referendum avrebbe visto il trionfo del no all’uscita. Perché queste cose Bagnai non le dice? Dov’è l’onestà intellettuale? A che gioco sta giocando il Fatto Quotidiano?

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Ettore Livini, “Grecia, il ritorno della dracma costerebbe 11mila euro all’anno per ogni europeo”

Il ritorno della dracma, se mai succederà, “non sarà indolore né per la Grecia né per la Ue”, ha garantito Per Jansson, numero due della Banca di Svezia (che non è parte in causa, NdR).

IL PRIMO ATTO

Il primo atto del possibile Calvario è già scritto: un fine settimana, a mercati chiusi, Atene formalizzerà a Bruxelles la sua uscita dalla moneta unica. Poi sarà il caos. La Banca di Grecia convertirà dalla sera alla mattina depositi, crediti e debiti in dracme, agganciandoli al vecchio tasso di cambio con cui il Paese è entrato nell’euro nel 2002: 340,75 dracme per un euro. Si tratta di un valore virtuale: alla riapertura dei listini, prevedono gli analisti, la nuova moneta ellenica si svaluterà del 40-70 per cento. Per evitare corse agli sportelli (i conti correnti domestici sono già calati da 240 a 165 miliardi in due anni), Atene sarà costretta a sigillare i bancomat, limitare i prelievi fisici allo sportello e imporre rigidi controlli ai movimenti di capitali oltrefrontiera.

IL PIL GIU’ DEL 20%

L’addio all’euro costerà carissimo ai greci: il Prodotto interno lordo, calcolano alcune proiezioni informali del Tesoro, potrebbe crollare del 20 per cento in un anno. I redditi andrebbero a picco, l’inflazione rischia di balzare del 20 per cento. Il vantaggio di competitività garantito dal “tombolone” della dracma sarà bruciato subito. La Grecia – che a quel punto non avrebbe più accesso ai mercati – sarà costretta a finanziare le sue uscite (stipendi e pensioni) solo con le entrate (tasse) senza potersi indebitare. E non potrà più contare né sui 130 miliardi di aiuti promessi dalla Trojka, nei sui 20,4 miliardi di fondi per lo sviluppo stanziati da Bruxelles. Di più: i costi delle importazioni (43 miliardi tra petrolio e altri beni di prima necessità nel 2011) schizzerebbero alle stelle mettendo altra pressione sui conti pubblici. Un Armageddon che rischia di far passare il memorandum della Trojka per una passeggiata. Il colpo di grazia per una nazione in ginocchio, reduce da cinque anni di recessione che hanno bruciato un quinto della sua ricchezza nazionale e con la disoccupazione al 21,7 per cento.

TORNANO I DAZI

In questa tragedia greca, l’Europa non avrà solo il ruolo di spettatore. Il pedaggio a carico del Vecchio continente – che un minuto dopo il ritorno della dracma potrebbe imporre dazi alle merci elleniche – è salatissimo. L’effetto contagio, tanto per cominciare, si tradurrà in una Caporetto per i mercati e una via crucis per Italia e Spagna. Gli spread, calcolano gli algoritmi di Sungard, potrebbero salire del 20 per cento, le borse scendere del 15 per cento. Ma è solo l’antipasto. La Grecia – dove le banche saranno nazionalizzate – smetterà di pagare i debiti anche ai privati e così lo tsunami della dracma travolgerà diversi istituti di credito e molte imprese continentali. Una matassa inestricabile (anche legalmente), molto peggio di quella della Lehman che nel 2008 ha mandato in tilt il mondo.

I CALCOLI DI UBS

Italiani e spagnoli, ha calcolato Ubs un anno fa, pagherebbero tra i 9.500 e gli 11.500 euro a testa all’anno per l’addio all’euro di Atene. I tedeschi poco meno. Le cifre vanno aggiornate al rialzo: il debito di Atene a fine 2009 (301 miliardi) era tutto controllato da privati. Ora, grazie alla ristrutturazione, è sceso a 266 miliardi. E ben 194 sono in mano a paesi Ue, Bce e al Fondo Monetario. Se la Grecia non onorerà i suoi impegni come ha fatto l’Argentina, l’Apocalisse europea è belle e servita.


http://www.repubblica.it/economia/2012/05/15/news/grecia_il_ritorno_della_dracma_costerebbe_11mila_euro_all_anno_per_ogni_europeo-35060321/

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PREVISIONI DI NOMURA


http://www.forexinfo.it/Grecia-fuori-dall-euro-Nomura-fa

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“La mancanza di un processo costituzionale (o permesso da un trattato) per uscire dalla zona euro ha una solida logica solida alle spalle. Il punto di creare la moneta comune era quello di convincere i mercati che si trattava di un’unione permanente che avrebbe assicurato perdite enormi per chiunque avesse osato scommettere contro la sua solidità. Una singola uscita basta ad abbattere questa solidità percepita. Come una piccola crepa in una possente diga, un’uscita greca porterà inevitabilmente al collasso l’edificio…Nel momento in cui la Grecia viene spinta fuori accadranno due cose: una massiccia fuga di capitali da Dublino, Lisbona, Madrid, ecc, seguita dalla riluttanza della BCE e di Berlino ad autorizzare liquidità illimitata alle banche e stati. Questo comporta il fallimento immediato di interi sistemi bancari, nonché dell’Italia e della Spagna. A quel punto, la Germania dovrà affrontare una terribile dilemma: mettere a repentaglio la solvibilità dello stato tedesco (devolvendo alcune migliaia di miliardi di euro per salvare ciò che resta della zona euro) o salvare se stessa, abbandonando la zona euro. Non ho alcun dubbio che sceglierà la seconda. E poiché questo significa strappare una serie di trattati e carte dell’UE e della BCE, l’Unione Europea, di fatto, cesserà di esistere”.


http://yanisvaroufakis.eu/2012/05/31/interviewed-by-fxstreet-com-on-grexit/

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L’uscita dall’eurozona sarebbe una catastrofe pazzesca e, soprattutto, è esattamente quel che vogliono gli hedge fund, che puntano proprio a quell’esito per spolpare le carcasse degli stati lasciati dietro. Non per altro hanno cominciato attaccando proprio quelli. È quel che fanno i predatori: separano le prede più deboli dal branco e poi le aggrediscono assieme.

Bagnai & co sbagliano e se la gente li prenderà sul serio ci porteranno alla catastrofe.

La troika va combattuta dall’interno dell’eurozona e le riforme strutturali si dovranno fare assieme, con i PIIGS che finalmente fanno fronte comune, dopo essersi liberati delle attuali classi dirigenti corrotte ed incompetenti, e pretendono i cambiamenti necessari.

Yanis Varoufakis: “Questo significa che la Grecia dovrebbe sorridere e sopportare la misantropa idiozia del pacchetto di salvataggio-austerità imposto dalla troika (UE-BCE-FMI)? Certo che no. Dovremmo certamente fare il default. Ma all’interno della zona euro. (Vedi qui  per questo argomento.) E utilizzare la nostra disponibilità al default come una strategia di contrattazione con la quale realizzare un New Deal per l’Europa (nel modo che ho descritto qui )”.


http://vocidallestero.blogspot.it/2012/05/per-varoufakis-la-grecia-non-puo.html

Qui la sua proposta di soluzione (eminentemente ragionevole)

IN ITALIANO (ACCENNI):
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/04/la-modesta-proposta-per-superare-la-crisi-delleuro-di-yanis-varoufakis/

IN INGLESE (TESTO COMPLETO):


http://yanisvaroufakis.eu/2012/05/15/the-modest-proposal-for-overcoming-the-eurozone-crisis-version-3-0/

Se seguiremo i consigli di Bagnai ci sarà una rivoluzione (con relativa contro-rivoluzione) entro pochi anni e tutte le peggiori tipologie umane si sfideranno per arrivare al potere.

http://fanuessays.blogspot.it/2012/01/se-incontrate-questo-tipo-di.html

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UNA POSTILLA

Qualcuno che conosce Alberto Bagnai (goofynomics) può spiegargli che trattare come sterco tutto quello che non è in linea con il suo pensiero e come degli imbecilli quelli che non la pensano come lui diminuisce il potere persuasivo dei suoi articoli?

Mi rendo conto che, in una certa misura, sia un rischio che corriamo (e una trappola in cui caschiamo) tutti noi che ci troviamo a combattere contro un paradigma dominante palesemente errato e criminale ma tenuto in vita dai media; tuttavia su goofynomics si esagera e c’è davvero pochissimissimo spazio e rispetto per visioni alternative.

Quando gli amici FB mi chiedono di leggerlo mi domandano un vero e proprio sacrificio, perché davvero faccio fatica ad esaminarlo obiettivamente, mi mette subito a disagio e mi irrita. Sono sicuro di non essere il solo. Non saprei dire se Bagnai sia peggiorato o sia io ad essere diventato sempre più sensibile, ma sta diventando un problema.

Questo sfogo nasce dalla lettura del seguente articolo:


http://goofynomics.blogspot.ch/2012/11/piccoli-prodi-friniscono.html

Anch’io, come lui, ho poca pazienza per diversi aspetti del grillismo, però qui mi pare ci sia cattiveria gratuita (anche nel dibattito che segue), un livore che eccede i limiti della disputa e che comincia davvero a mostrare dinamiche da cultismo, da inquisizione puritana. La cosa non mi piace per niente perché lo vedo succedere sempre più spesso in diverse sedi e mi spaventa l’idea di finire così.

 

La resistibilissima ascesa di Alba Dorata e dell’estrema destra

Per Antonis Samaras la società «nel suo insieme» è minacciata dai populisti dell’estrema sinistra e «da qualcosa che non si era mai visto prima nel nostro Paese: la crescita di un partito dell’estrema destra, si potrebbe dire fascista, neonazista»


http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-10-05/grecia-appello-samaras-senza-093428.shtml?uuid=Ab9g5moG

Il vero bersaglio non è l’estrema destra, che rimarrà marginale ed è inchiodata da mesi al 10% nonostante le sue distribuzioni di cibo gratuito.
Il premier Samaras vorrebbe far credere a Greci ed Europei che la Grecia è messa come Weimar e che l’alternativa a chi governa è il “populismo di sinistra” o un nuovo Hitler.

Tuttavia in Grecia, quando i partiti responsabili del disastro saranno finalmente rispediti a casa, andrà al potere Tsipras, che è l’esatto opposto di Hitler e non è più populista di un Roosevelt o di un De Gaulle.

Sinistramente rassomigliante a quella nazista è invece la spietatezza adoperata dalla troika ai danni di milioni di Greci, con la connivenza dei partiti di governo.


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/07/arbeit-macht-frei-cari-greci-quando-lo-capirete/

È la classica strategia neoliberista. Pur essendo un’ideologia assolutamente radicale ed incompatibile con la democrazia, si propaganda come forza moderata che protegge la popolazione dagli estremismi di destra e di sinistra.

Dunque teniamo presente che:

  • Alba Dorata non gode dell’appoggio dell’establishment, a differenza di Hitler;
  • Hitler ha perso di brutto le ultime elezioni prima dell’incendio del Reichstag (-2.000.000 di voti), ma è arrivato al potere per gentil concessione di industria e finanza tedesche;
  • Tsipras, diversamente dai socialdemocratici di Weimar, è percepito come il nuovo che avanza e, diversamente dai comunisti di Weimar, non è percepito come eversivo;
  • Ogni volta che rischiano di perdere, i partiti dell’establishment tirano in ballo la minaccia dell’estrema destra per ricompattare l’elettorato moderato (cf. Sarkozy, Cameron);
  • Le elezioni comprese tra il 2008 ed il 2012 non hanno visto nessuna inesorabile avanzata dell’estrema destra ed è semmai stata la sinistra – in termini di voti e di orientamento al voto – a giovarsi elettoralmente delle folli politiche di austerità imposte all’eurozona;
  • Adesso c’è internet che permette di informare la gente ed ostacolare le manipolazioni: così un altro “incendio del Reichstag”/11 settembre sarebbe immediatamente inteso da milioni di persone come un false flag (un auto-attentato)

Certo, se invece ci convinciamo che nel nostro futuro ci possono essere solo dittature orwelliane à la 1984 e che le forze dell’ordine sono congenitamente fasciste ed irrimediabilmente schierate dalla parte del potere allora non c’è dubbio che riusciremo a far avverare le profezie più cupe.
Ma le cose non stanno così:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/28/le-rivoluzioni-si-fanno-con-lappoggio-delle-forze-dellordine-la-lezione-spagnola/

Servono meno allarmismi (Samaras dimostra che sono utili allo status quo) e più costruzione di alternative politiche

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/25/un-progetto-politico-per-un-mondo-nuovo/

e morali

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/05/la-democrazia-nella-via-lattea-dirittidoveri-di-un-mondo-nuovo/

perché le avanzate si contrastano con le idee, non ingigantendo i successi di formazioni destinate comunque a restare marginali.

Un progetto politico per un Mondo Nuovo

La risposta non è la guerra tra i poveri, ma la regolamentazione dei mercati, la tassazione delle rendite finanziarie, la soppressione dei paradisi fiscali e l’abolizione del gigantismo bancario ed industriale.

E se ciò mi guadagnerà l’epiteto di comunista, allora me ne farò una ragione.

Stefano Fait, antropologo e blogger

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Se uno o più politici intendono attuare il programma che delineo in questo post, metterò la mia persona ed il mio blog (da 5.000+ visualizzazioni settimanali ed una certa misura di autorevolezza) al loro servizio.

Trovo disarmante che i politici di sinistra non si siano ancora resi conto che la nostra situazione è realmente drammatica, che vari sondaggi (e l’Eurobarometro estende i risultati al resto d’Europa) confermano che almeno un terzo della popolazione italiana sarebbe pronta a partecipare ad una rivoluzione, che se i suddetti politici non cominciano a dare risposte politiche a questioni squisitamente politiche saranno co-responsabili dei disastri che seguiranno.

È possibile che siano così disconnessi dalla realtà? È possibile che non sappiano tirar fuori un leader come Tsipras, mettendo da parte i loro personali narcisismi e settarismi? Non erano entrati in politica per il bene comune? Per cosa sono ancora in politica? Per legalizzare i matrimoni gay? Per ripetere che con più Europa tutto magicamente si risolverà? Per conservare la loro purezza ideologica? Per lasciar trionfare la destra?

O forse ci sono cose un filino più importanti, utili, costruttive e dignitose di cui occuparsi e da proporre?

Tipo (cito liberamente da un articolo di Piero Bevilacqua, “Perché Monti ha fallito”, da “Il Manifesto” del 23 luglio 2012, dalle idee di alcuni economisti francesi di sinistra e da altre fonti):

  • L’interruzione delle politiche di austerità neoliberiste che stanno smantellando lo stato sociale e deprimendo i consumi;
  • la creazione di banche pubbliche dedicate allo sviluppo sostenibile (sotto ogni punto di vista) ed alla tutela dei risparmi delle famiglie;
  • una tassazione stabile sulle transazioni finanziarie (Tobin Tax e dovrebbe essere all’1%);
  • il 3% del Pil destinato alla formazione e alla ricerca;
  • la creazione di un sistema fiscale progressivo;
  • una tassa stabile sui patrimoni;
  • una grande legge urbanistica che protegga il nostro territorio e faccia vivere civilmente le nostre città;
  • la separazione delle banche di credito dalle banche d’affari;
  • leggi anti-trust per impedire che le banche diventino troppo grandi per fallire;
  • l’abolizione di prodotti finanziari ad alto rischio;
  • la riforma delle agenzie di rating;
  • la regolamentazione dei movimenti di capitale;
  • il divieto per banche ed imprese di aprire attività e filiali nei paradisi fiscali e la lotta per la soppressione degli oltre 100 paradisi fiscali che sottraggono alla tassazione 32mila miliardi di dollari, pari alla somma del PIL di Stati Uniti e Unione Europea;
  • il rilancio degli investimenti pubblici visto che quelli privati, in fase recessiva, latitano;
  • la ristrutturazione del debito pubblico insostenibile ed il ripudio del debito illegittimo (es. assunzione dei debiti bancari da parte degli stati) e perciò inesigibile;
  • l’attuazione di una seria transizione ecologica e sostenibile ad ogni livello, con l’obiettivo di promuovere il pieno rispetto della dignità degli esseri umani e degli esseri viventi;
  • il coordinamento delle politiche economiche europee per la piena occupazione e la riduzione degli squilibri commerciali tra i paesi europei. Da che mondo è mondo i ricchi, che partono avvantaggiati, hanno il dovere di ridistribuire le risorse e questo vale anche per le nazioni;
  • la lotta alla militarizzazione della Sicilia ed alla sua progressiva sottrazione alla sfera di sovranità italiana;

Il fallimento degli indignati

Anche se molti continuano a credere che la via maestra per sfruttare la crisi allo scopo di realizzare una trasformazione positiva della civiltà che abbiamo permesso che andasse alla deriva sia quella dell’indignazione, i fatti dimostrano il contrario.

Gli indignati/occupanti sono stati scacciati da Madrid (giugno 2011), New York (novembre 2011), Parigi (dicembre 2011), Londra (febbraio 2012), Francoforte (agosto 2012). Ormai sono una presenza evanescente.

Il movimento della destra radicale “Tea Party” si è assicurato ingenti finanziamenti, ha selezionato dei rappresentanti, ha occupato il partito repubblicano ed ora si gode ben 63 congressisti e la possibilità di arrivare alla presidenza degli Stati Uniti con Paul Ryan come vicepresidente.

Gli indignati si sono ben guardati dal trasformare l’indignazione in una piattaforma politica. Negli Stati Uniti non hanno organizzato marce imponenti, non hanno nessun leader carismatico e direttivo che sappia prendere delle decisioni vincolanti, non si sono coordinati con le uniche forze organizzate in grado di mobilitare i lavoratori e i cittadini, ossia i sindacati, non hanno occupato il partito democratico, non hanno formulato un programma di governo, non hanno nessun candidato al Congresso, non hanno una singola legge o normativa al loro attivo. Non hanno combinato nulla, pur sostenendo di rappresentare il 99% della popolazione mondiale. Ma sono contenti di poter dire: “tutti sanno che siamo indignati!”.

In Europa, se possibile, le cose sono andate anche peggio e ormai l’immagine nell’opinione pubblica non si discosta troppo da quella di gruppetti di disoccupati che scimmiottano i figli dei fiori.

Il Partito Pirata in Germania, con la sua enfasi sulla trasparenza e partecipazione in democrazia e null’altro di rilevante da dire, è riuscito a conquistare quasi il 9% dei voti a Berlino. La sua inconsistenza e vacuità hanno causato la sua sconfitta in Olanda.

Se persino una proposta politica così impresentabile è riuscita a smuovere l’elettorato tedesco, cosa avrebbe potuto ottenere un fronte unito e pan-europeo contro l’austerità che avesse fatto suoi i punti sopra-elencati?

Nessun leader del movimento per i diritti civili e contro la guerra degli anni Sessanta ha mai pensato di poter realizzare i suoi obiettivi magicamente, senza “sporcarsi le mani” in politica. Nelle democrazie parlamentari le cose si cambiano nei parlamenti, cercando di prendere il potere, persuadendo l’elettorato, tutto l’elettorato, non auto-marginalizzandosi con narcisistico compiacimento e crogiolandosi nel vittimismo. La strategia anarchica per cui la natura umana dovrebbe miracolosamente ed istantaneamente trasformarsi per venire incontro alle esigente di pochi militanti di belle speranze è stata foriera di ogni genere di intralci ed autolesionismi (e lo dice uno che è convinto che l’anarchismo sia la dottrina politica potenzialmente migliore in assoluto). Il sistema si cambia dall’interno, cercando di controllarlo, non dall’esterno per non rischiare di inzaccherarsi la coscienza. Per farlo, occorre capire che le coscienze sporche sono quelle di chi non è abbastanza umile da porsi al servizio della collettività.

È questo l’insegnamento di Martin Luther King, Nelson Mandela, Thomas Sankara, Ahmad Shāh Massoūd (il leone del Panjshir),Ernesto Che Guevara, Sun Yat-sen, Robert F. Kennedy, Aung San Suu Kyi, ecc.: senza organizzazione, senza spirito di sacrificio, senza coraggio civile, senza l’umiltà di rivolgersi a tutti e non solo ad un’élite, non si cambiano le cose. Forse è vero che certe idee sono immortali, ma l’inettitudine, l’irresponsabilità ed il narcisismo le mandano in letargo per molte generazioni. E, in una fase storica in cui la gente è disperata, si suicida e, non solo in Grecia, sopravvive solo grazie alla carità delle agenzie umanitarie, questo è un crimine contro l’umanità.

Non serve far circolare altra informazione, servono concetti chiari, proposte precise, la volontà di costruire un fronte unito di varie organizzazioni. Alexis Tsipras ha unito 12 partiti frazionati in un’unica forza che va oltre pretese particolaristiche e protagonismi narcisistici.

Non è più tempo per le proteste, serve un movimento “rivoluzionario” che cerchi di prendere il potere in modo legittimo, democratico. Altrimenti arriverà davvero la Rivoluzione, quella che uccide, quella che non sai mai se alla fine ti ritroverai in una “dittatura per il bene comune” che sospende la costituzione appellandosi allo stato di eccezione ed alla situazione di emergenza.

Abbiamo il dovere di esercitare il nostro diritto alla nonviolenza.
La violenza dev’essere l’extrema ratio, come nella filosofia dell’aikido.

Qualcuno vuole uccidere Beppe Grillo? (di Aldo Giannuli)

La premessa è che a me non piace Beppe Grillo e sospetto che il suo movimento stia dirottando forze importanti per il cambiamento in direzioni che non porteranno ad un reale cambiamento, almeno non al cambiamento auspicabile. Ma la colpa è della sinistra, che non ha saputo creare un Alexis Tsipras, unendosi in un Syriza italiano. Se in Italia ci saranno rivolte sanguinose nei prossimi mesi la sinistra non sarà esente da responsabilità, per aver scelto la strada delle beghe interne (sinistra-sinistra) e dell’inciucio neoliberista (PD). Naturalmente si darà tutta la colpa a Grillo & co. (e Monti-Napolitano non perderanno occasione per farlo, nella speranza che la gente continui a non capire una fava di quel che sta succedendo in Italia e nell’Occidente).
Detto questo, auguro a lui di vivere a lungo ed al suo movimento di evolvere fino a scegliere la strada dell’unità con le forze di sinistra che vogliano costruire una reale alternativa al sistema mostruoso in cui viviamo.

Ecco il pezzo dell’ottimo Aldo Giannuli.
“Qualche giorno fa, Beppe Grillo, lamentando la violenza degli attacchi rivoltigli sia on line che sulla stampa, ha scritto: “E dopo cosa verrà? Dal tiro al bersaglio metaforico, si passerà a quello reale? L’informazione sta sconfinando in molti casi in istigazione a delinquere come avvenne negli anni di piombo. Li diffami,  li isoli e poi qualcuno li elimina”. Una frase buttata là senza troppo peso, ma che ha scatenato una buriana di reazioni: “Grillo piagnone, vittimista, lo fa solo per farsi pubblicità…” Fra i più scatenati i Pd (in prima linea il sen. Dario Ginefra che ricordo da quando aveva 20 anni ed era il leader dei giovani del Pds a Bari, nel movimento della “Pantera”: uomo di partito già da allora) ma anche Rifondazione nel suo sito ha scritto cose analoghe. Grillo, in verità, non ha detto che vogliono accopparlo, ma ha solo lanciato l’ipotesi che la campagna contro di lui possa spingere qualcuno a passare ai fatti. Nulla di preciso, non una denuncia o un sospetto circostanziato e, diciamolo, non fosse stato per le reazioni, nessuno se ne sarebbe accorto e la cosa sarebbe finita là. Dunque, un’ uscita sopra le righe del comico in cerca di spazio mediatico? Non sembra che in questo periodo Grillo abbia bisogno di particolari espedienti per avere spazio stampa: gli basta fare uno sberleffo a Bersani o andare ad una manifestazione del M5s a Verona per avere tutta l’eco mediatica che può desiderare. Eccesso di vittimismo? Ci sta e non sarebbe l’unico esponente politico a farvi ricorso, ma qualche ragione la avrebbe anche in questo caso, a giudicare dalla reazione di Bersani che lo ha tacciato di fascismo per una battuta, forse poco simpatica, ma tutto sommato innocua, come quella sullo zombie. Per non dire dell’incredibile affermazione del sindacalista Cisl che lo ha accusato di aver preso 10 milioni in nero dalla sua organizzazione per una festa, dichiarazione poi prontamente rimangiata, dopo che lo stesso segretario della Cisl lo ha smentito esibendo copia della fattura firmata da Grillo. Dunque, calunnie e diffamazioni non ne mancano.

Grillo i suoi difettacci li ha ed a volte ha uscite ignobili che non gli perdoniamo, come quelle su immigrati ed omosessuali, ha anche una gestione discutibilissima del movimento, ma non c’è dubbio che nei suoi confronti ci sia una campagna isterica che va molto al di là delle sue pecche. Pertanto quella frase può essere letta anche come la reazione avvelenata di chi si sente al centro di una aggressione mediatica, punto e basta.

Ma potrebbe anche voler significare qualche altra cosa e qualche considerazione in più non guasta.

Non so perché, ma leggendo gli articoli sulla questione, mi è ritornato alla mente un nome: Colouche. Forse ai lettori più giovani questo nome non dice molto: era un comico francese di origine italiana (il vero cognome era Colucci) famoso per i suoi attacchi di sapore anarchico alla classe politica ed alla sua corruzione (memorabili le battute contro l’ “Eliseo- Folie Bergère” dei tempi di Pompidou). Colouche nel 1980 annunciò, nell’incredulità generale, che si sarebbe candidato nelle elezioni presidenziali dell’anno dopo. Tutti pensarono ad una boutade del comico, ma dovettero ricredersi quando i sondaggi segnalarono una escalation di consensi che, partita da circa il 5% giunse alla vetta del 16% di voti pronosticati per la sua candidatura. Si scatenò un attacco mediatico senza precedenti da parte di tutti, gollisti, socialisti, giscardiani, comunisti ecc. Il 27 novembre 1980, il suo segretario, Renè Gorlin, venne trovato cadavere con due colpi alla nuca. Ed a Colouche iniziarono ad arrivare messaggi –ovviamente anonimi- che prevedevano una fine simile. Ad aprile, l’uomo di spettacolo annunciò il ritiro della sua candidatura. L’uomo, però, era sfortunato e non sopravvisse tantissimo: cinque anni dopo, il 19 giugno 1986, morì in un incidente stradale.

E qui un dubbio, per quanto remoto, affiora: per caso, non è che Grillo ha ricevuto qualche avvisaglia di quel tipo e cerchi così di cautelarsi? Magari anche contro i rischi della strada. Anche perché, esaminando con freddezza la questione, una morte improvvisa del comico risolverebbe un sacco di problemi: il M5s senza di lui non sopravvivrebbe, una parte degli elettori confluirebbero presumibilmente sull’Idv, qualche altro sulla Lega, pochi tornerebbero al Pd, ma il grosso finirebbe nell’astensione e tutto ( o quasi) tornerebbe alla tranquilla normalità del bipolarismo Pd-Pdl. Forse.

E questo dimostra la grande fragilità di questo movimento che oggi è il punto di confluenza dell’ opposizione, ma che in breve può esplodere come una bolla di sapone (e non solo per una eventuale scomparsa del suo fondatore).

Come già ho scritto un anno fa, ho cessato di occuparmi di strategia della tensione, ma qualcosa ne so e mi permetto di dare un consiglio a Grillo: si sbrighi a strutturare il suo movimento ed a formalizzare un vero e proprio gruppo dirigente (possibilmente eletto con metodo democratico) perché questa sovraesposizione non gli giova. Questa storia del partito-proprietà privata, oltre che avere uno sgradevole sapore berlusconiano, è una sciocchezza molto pericolosa per uno che non ha i soldi della Fininvest, le scorte pubbliche e private e l’amicizia di uno come Putin. Magari non c’è nulla di serio e nessuno pensa realmente di  fare un nuovo caso Colouche, ma non si sa mai, mi stia a sentire…”

Aldo Giannuli

http://www.aldogiannuli.it/2012/09/qualcuno-vuole-uccidere-grillo/

Potrebbe risparmiarci una sanguinosa rivoluzione, se prendesse a modello Syriza

Wolfgang Schäuble, Mario Monti, Mario Draghi, Angela Merkel, Christine Lagarde, Jean-Claude Juncker, Jean-Claude Trichet, Lucas Papademos, Josè Manuel Barroso.

A cosa vi fanno pensare?

Calore, entusiasmo, passione, vitalità, simpatia, altruismo, umanità, dedizione al bene comune, sincerità, lungimiranza, compassione, equità, concordia, giustizia, affidabilità?

Se non sono queste le virtù associabili a questa gente allora non dovrebbero restare al potere. Sono troppo simili a degli psicopatici per affidare loro i nostri destini.

Il professor Carroll Quigley (Princeton, Harvard, Georgetown, Smithsonian, mentore di Bill Clinton), con il suo “Tragedy and Hope, A History of the World in Our Time” (1964), ci ha spiegato cos’è il capitalismo: i padroni del capitale mirano a creare un sistema mondiale di controllo finanziario in mani private capace di dominare la politica di ciascuna nazione e l’economia del mondo. Un sistema neo-feudale che ha i suoi centri di potere nelle banche centrali che operano di concerto, ma segretamente. Il progetto prevede speculazioni massicce, dirigismo dell’economia nazionale a vantaggio degli oligopoli, cooptazione di politici ambiziosi, crisi generate che rimettano in linea le masse.

Uno dei massimi storici dell’economia americana che sintetizza le tesi dei “complottisti”. Non male no?

Serve un’alternativa.

Ne stanno nascendo molte – come quella di cui potete leggere qui di seguito, ma se non si uniranno per fare massa critica e presentare un programma di governo in pochi, chiari punti, non servirà a nulla. Tanto vale continuare ad occupare le piazze con le chitarre.

Altro che Cosa Bianca: facciamo la Cosa Seria

“Un movimento aperto a quel 99 per cento di cittadini che non vive di rendite e di finanza: che siano giovani o anziani, deboli o forti – perché anche i forti possono prendere con onore la responsabilità di essere garanzia degli altri.

Un movimento laico di quella laicità che è la più intelligente garanzia della solidarietà senza esegesi politica.

Nella Cosa Seria le porte sono aperte a tutti coloro che si riconoscono nelle priorità di programma che sono poche e chiare. Nella Cosa Seria ci si impegna ad essere includenti nel senso più pieno: quello che combatte le oligarchie, le iniquità, le rendite di posizione e le corporazioni.

Nella Cosa Seria la memoria è un punto di programma: la memoria della Storia di questo Paese (la migliore come stimolo e la peggiore come vaccino) e la memoria delle scelte politiche delle persone che vogliono starci. I liberisti smodati sono liberisti smodati, perché ne abbiamo memoria. I sostenitori prostituiti ai berlusconismi in tutte le sue salse sono incompatibili con noi, perché ne abbiamo memoria. I fiancheggiatori politici di persone condannate per mafia sono avversari politici senza mediazioni, perché ne abbiamo memoria.

Chi ha votato in Parlamento la sistematica distruzione della scuola, della magistratura, dei diritti dei lavoratori, delle emergenze per sfamare gli appalti, del suolo trasformato in appetitoso margine di monetizzazione, delle infrastrutture utili dimenticate, della sicurezza idrogeologica in nome del profitto, della sanità pubblica e di tutto ciò che è stato confiscato ai diritti, nella Cosa Seria non ha posto perché la memoria è il primo ingrediente della democrazia e i ravveduti dell’ultimo minuto sono alchimisti che ormai sappiamo riconoscere.

Nella Cosa Seria anche la verità è un punto di programma: la verità giudiziaria, la verità storica e la verità politica. Non si parteggia per questo o quel potere: si pretende l’emersione totale dei fatti e si difende chi lavora per questo. Senza calcoli elettorali e posizionamenti da patetico risiko politico.

Nella Cosa Seria si dialoga con il cuore dei partiti: i militanti, gli amministratori, le tante persone serie e per bene che fanno politica con impegno e passione in giro per l’Italia. Perché il sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, era un politico, Pio La Torre era un politico, Peppino Impastato era un attivista politico: la politica in Italia per molti è stata ed è una Cosa terribilmente e meravigliosamente Seria.

Nella Cosa Seria l’equità non è un spot europeista di macroeconomia ma passa attraverso un ridistribuzione dei diritti e dei doveri, dei costi e dei benefici e soprattutto delle opportunità. Opportunità garantite a tutti: la meritocrazia passa per forza da qui.

Nella Cosa Seria vincere le elezioni è un mezzo e non un fine. E anche governare dopo averle vinte è un mezzo e non un fine.

Nella Cosa Seria i diritti civili non sono più negoziabili con nessuno, né rinviabili, né assoggettabili a compromessi al ribasso o a diktat provenienti da chi fa della propria fede un elemento di divisione e non di fratellanza. E per questo, anche per questo, non sono alternativi ma al contrario strettamente connessi con i diritti sociali.

Nella Cosa Seria si pensa che i cinque miliardi di euro spesi finora per bombardare l’Afghanistan siano stati rubati al welfare, agli ospedali, agli asili nido, alla scuola pubblica. E che le spese in aerei da guerra o in supercannoni tecnologici siano solo un furto ignobile ai danni dei pensionati come dei precari.

Nella Cosa Seria si sta insieme, perché un’alleanza politica non è un matrimonio e quindi non divorzi se il tuo alleato urla troppo quando parla o è maleducato. Nella cosa seria conta la politica vera, il programma da realizzare, non le simpatie.

Nella Cosa Seria quando dici «ce lo chiede l’Europa» pensi alla legge anticorruzione mai fatta, al salario minimo garantito in Francia, al congedo parentale obbligatorio per i papà della Svezia, al reddito minimo di cittadinanza garantito da tutti gli stati europei tranne che da noi, in Spagna, Portogallo e in Grecia. Pensi a un modello di previdenza sociale che tuteli anche i lavoratori precari e le donne che devono lasciare il posto di lavoro in gravidanza, pensi a una legge sulla procreazione assistita che non ti costringa ad andare all’estero per fare un figlio, pensi al pluralismo dell’informazione e alla diffusione della rete.
Nella Cosa Seria siamo europeisti convinti, per questo pensiamo che l’Europa unita non sia quella delle banche ma quella dei cittadini, e che i mercati finanziari debbano essere controllati e le speculazioni scoraggiate con misure come la Tobin Tax per privilegiare gli investimenti sul lavoro e l’impresa.

Nella Cosa Seria ci si batte per un’Europa matura e solidale con un indirizzo comune, un esercito comune, liste comuni al parlamento europeo e una banca centrale in grado di mettere al riparo i singoli stati dall’attacco della speculazione finanziaria.

Nella Cosa Seria pensiamo che ciascuno sia cittadino del Paese in cui nasce, che l’immigrazione sia una risorsa e non una minaccia.

Nella Cosa Seria vogliamo che il carcere serva a rieducare e non a umiliare e che la detenzione sia l’ultima opzione dopo il ricorso a pene alternative.

Nella Cosa Seria siamo convinti che la lotta all’evasione si combatta abbassando la soglia del pagamento in contanti e tracciando i pagamenti. E che sia ingiusto aumentare il prelievo fiscale ricorrendo all’aumento dell’Iva e non alla patrimoniale.

Nella Cosa Seria immaginiamo città liberate dal traffico e dall’inquinamento grazie alle piste ciclabili, al car sharing, con un trasporto pubblico più efficiente e meno macchine.

Nella Cosa Seria crediamo che l’Italia meriti una politica industriale che punta a un modello di sviluppo sostenibile; nella Cosa Seria pensiamo che si cresca riconvertendo e non cementificando, puntando sulle energie alternative e non sulle grandi opere.

Nella Cosa Seria si fanno le primarie, si scelgono i parlamentari, non si decide mai soli, né in due o in tre.

Nella Cosa Seria sappiamo che la parola “sinistra” nel Paese ha ancora un senso diffuso che non appartiene a ceti politici né a gruppi dirigenti. È un sentimento, un modo di stare al mondo, un’appartenenza ideale e concreta che richiede coerenza e che non può ridursi in piccoli e particolari interessi di bottega, antiche inimicizie e gelosie d’appartenenza.

Per questo chiediamo che Sinistra Ecologia e Libertà e una parte consistente del Partito Democratico siano il motore di una coalizione che sia una Cosa Seria. Che guardi a Italia dei Valori, Federazione della Sinistra, ALBA, Verdi e tutti coloro che si riconoscono in un manifesto di posizioni chiare e realmente governabili, oltre che di governo. Perché non ci piace la strategia dell’inerzia per capitalizzare il consenso trascinandosi alle prossime elezioni, ma preferiamo la semplicità e la chiarezza delle idee da valorizzare insieme. Soluzioni collettive per risolvere i problemi, insieme: politica presa come una Cosa Seria”.

Questo documento è stato scritto a molte mani (da Giulio Cavalli, Francesca Fornario, Alessandro Gilioli, Matteo Pucciarelli, Luca Sappino e Pasquale Videtta) ma non ci interessano i padri o i primi firmatari; ci interessa farsene carico e condividerlo. Sul serio.

Programma di governo di Syriza – Se Tsipras perde, l’eurozona è spacciata e noi con lei

["Der deutsche Steuerzahler solle sich über die radikale Linke in Griechenland freuen, sagt der Ökonom Yanis Varoufakis im Interview. Das Land sei nicht reformunwillig"].

Se la Spagna, Italia, Portogallo, Irlanda, Francia, Grecia, Germania ecc (ossia paesi con un debito ben superiore al 60% del PIL) fossero costretti a ridurre il loro debito del 5% annuo – come prescritto dal fiscal compact –, ciò significherebbe che tutte queste nazioni dovrebbero passare da una media del 2,8% di deficit primario ad un 6% di avanzo primario. Supponiamo di poterlo fare (cosa che, ovviamente, è impossibile). Se riuscissimo in questo sforzo, il risultato sarebbe una recessione molto profonda, in media almeno pari a -4,5%. In un periodo in cui una crisi bancaria è in pieno svolgimento, la periferia è in caduta libera, la crescita degli Stati Uniti scricchiola, la Cina sta rallentando, ecc. È l’equivalente macroeconomico di un suicidio.

Si deve fare qualcosa per bloccare questa pazzia. Poteva farlo l’Irlanda votando no all’idiozia del Fiscal Compact, ma non l’ha fatto, perché ricattata con la minaccia dell’interruzione dei finanziamenti. La Grecia è la prossima speranza per la causa della razionalità. Se il 17 giugno i Greci voteranno come hanno votato gli Irlandesi, decreteranno la morte dell’eurozona.

L’Europa, al momento, è governata da persone che non solo stanno dirigendo la nave verso gli scogli ma, nel farlo, stanno forando i salvagente. Considerate ciò che stanno dicendo il popolo greco: la Grecia, per rimanere nell’eurozona, deve,

(a) continuare a chiedere prestiti al 4% (aggravando il suo indebitamento) per pagare la BCE (che ricaverà profitti del 20% da questi pagamenti dato che in precedenza aveva comprato obbligazioni greche scontate dal 20 al 30%);

(b) ridurre la spesa sociale di altri 12 miliardi di euro.

Se il diavolo avesse voluto assicurarsi che la Grecia fosse spinta fuori dall’eurozona, non avrebbe potuto inventarsi nulla di meglio.

Intanto, lo stesso accade alla Spagna, dove il governo è costretto ad indebitarsi ad un tasso del 7% per sostenere banche alle quali la BCE applica un tasso dell’1% per concedere prestiti al governo al 7%. Nemmeno la mente più malata potrebbe venirsene fuori con un’idea del genere [Varoufakis sbaglia: degli psicopatici potrebbero inventarsi un trucco del genere].

Per concludere, i popoli europei stanno marciando verso la catastrofe. Tutti possono vedere che giù in fondo c’è il dirupo, ma hanno troppa paura per cambiare direzione, paura delle bastonate che riceveranno se sbandano, paura di perdersi nei boschi: le classiche paure delle pecore.

Tuttavia, l’unico modo per porre fine a questa orribile marcia è trovare il coraggio di uscirne, mostrando agli altri che ci si può fermare – a beneficio di tutti. Chi lo potrebbe fare? Gli irlandesi hanno avuto la possibilità di farlo ma non se la sono sentita. In due settimane i Greci avranno la loro chance. Votare per Syriza ci offre (e con “ci” intendo tutti gli europei) una possibilità di far fermare tutto questo. Un’occasione per dire: Basta! È ora di cambiare rotta per salvare l’Eurozona, in modo da evitare la Grande Depressione postmoderna.

Dovremmo avere paura dell’estremismo di Syriza? La mia risposta è un enfatico: No!

Vi consiglio di non leggere il loro manifesto. Non vale la carta su cui è scritto. Anche se pieno di buone intenzioni, non entra nei dettagli e fa promesse che non può mantenere (come che l’austerità sarà annullata), un guazzabuglio di politiche che non hanno né capo né coda. Ignoratelo. Syriza è un partito che ha dovuto progredire, in poche settimane, da un agglomerato di frange politiche che lottavano per entrare in Parlamento (superando la soglia del 4%) ad un grande partito che può trovarsi a formare un governo entro poche settimane. Si tratta di un ‘work in progress’, e così il suo Manifesto è poco appetitoso. No, il motivo per cui Syriza è una scommessa vincente è triplice:

In primo luogo, perché è probabilmente l’unico partito che ha capito cosa sta succedendo e cosa bisogna fare, ossia (a) restare nell’eurozona (nonostante gli evidenti difetti di quest’ultima), e (b) che l’Eurozona non sopravvivrà se non si blocca la marcia della morte dell’austerità competitiva. In secondo luogo, perché il piccolo team di economisti politici che negoziano a nome Syriza sono validi. Moderati, con un’adeguata comprensione della dura realtà che la Grecia e l’eurozona si trovano ad affrontare (e, no, io non faccio parte di quella squadra – ma li conosco). In terzo luogo, perché, in ogni caso, un voto per Syriza non significa un governo Syriza. Nessun partito potrà creare un governo monocolore. Quindi, la domanda è se per l’Europa è meglio un governo di Atene che comprende Syriza come perno o uno che è supportato da screditati partiti pro-salvataggio, con Syriza che guida i banchi dell’opposizione. Non ho alcun dubbio che gli interessi europei sono meglio serviti dalla prima opzione.


http://yanisvaroufakis.eu/2012/06/03/why-europe-should-fear-fina-gail-like-reasonableness-much-much-more-than-it-fears-syriza/

Io comunque una sintesi del programma elettorale di Syriza, tratto dal sito web del partito, la riproduco qui di seguito.
C’è gente che è stata uccisa per molto meno di uno dei punti che ho evidenziato. Ma mi fido di Varoufakis e delle sue entrature.

1. Realizzare un audit del debito pubblico. Rinegoziare gli interessi e sospendere i pagamenti fino a quando l’economia si sarà ripresa e tornino la crescita e l’occupazione.

2. Esigere dalla Ue un cambiamento nel ruolo della Bce perché finanzi direttamente gli Stati e i programmi di investimento pubblico.

3. Alzare l’imposta sul reddito al 75% per tutti i redditi al di sopra di mezzo milione di euro l’anno.

4. Cambiare la legge elettorale perché la rappresentanza parlamentare sia veramente proporzionale.

5. Aumento delle imposte sulle società per le grandi imprese, almeno fino alla media europea.

6. Adottare una tassa sulle transazioni finanziarie e anche una tassa speciale per i beni di lusso.

7. Proibire i derivati finanziari speculativi quali Swap e Cds.

8. Abolire i privilegi fiscali di cui beneficiano la Chiesa e gli armatori navali.

9. Combattere il segreto bancario e la fuga di capitali all’estero.

10. Tagliare drasticamente la spesa militare.

11. Alzare il salario minimo al livello che aveva prima dei tagli (751 euro lordi al mese).

12. Utilizzare edifici del governo, delle banche e della chiesa per ospitare i senzatetto.

13. Aprire mense nelle scuole pubbliche per offrire gratuitamente la colazione e il pranzo ai bambini.

14. Fornire gratuitamente la sanità pubblica a disoccupati, senza tetto o a chi è senza reddito adeguato.

15. Sovvenzioni fino al 30% del loro reddito per le famiglie che non possono sostenere i mutui.

16. Aumentare i sussidi per i disoccupati. Aumentare la protezione sociale per le famiglie monoparentali, anziani, disabili e famiglie senza reddito.

17. Sgravi fiscali per i beni di prima necessità.

18. Nazionalizzazione delle banche.

19. Nazionalizzare le imprese ex-pubbliche in settori strategici per la crescita del paese (ferrovie, aeroporti, poste, acqua …).

20. Scommettere sulle energie rinnovabili e la tutela ambientale.

21. Parità salariale tra uomini e donne.

22. Limitare il susseguirsi di contratti precari e spingere per contratti a tempo indeterminato.

23. Estendere la protezione del lavoro e dei salari per i lavoratori a tempo parziale.

24. Recuperare i contratti collettivi.

25. Aumentare le ispezioni del lavoro e i requisiti per le imprese che accedano a gare pubbliche.

26. Riformare la costituzione per garantire la separazione tra Chiesa e Stato e la protezione del diritto alla istruzione, alla sanità e all’ambiente.

27. Sottoporre a referendum vincolanti i trattati e altri accordi rilevanti europei.

28. Abolizione di tutti i privilegi dei deputati. Rimuovere la speciale protezione giuridica dei ministri e permettere ai tribunali di perseguire i membri del governo.

29. Smilitarizzare la guardia costiera e sciogliere le forze speciali anti-sommossa. Proibire la presenza di poliziotti con il volto coperti o con armi da fuoco nelle manifestazioni. Cambiare i corsi per poliziotti in modo da mettere in primo piano i temi sociali come l’immigrazione, le droghe o l’inclusione sociale.

30. Garantire i diritti umani nei centri di detenzione per migranti.

31. Facilitare la ricomposizione familiare dei migranti. Permettere che essi, inclusi gli irregolari, abbiano pieno accesso alla sanità e all’educazione.

32. Depenalizzare il consumo di droghe, combattendo solo il traffico. Aumentare i fondi per i centri di disintossicazione.

33. Regolare il diritto all’obiezione di coscienza nel servizio di leva.

34. Aumentare i fondi della sanità pubblica fino ai livelli del resto della Ue (la media europea è del 6% del Pil e la Grecia spende solo il 3).

35. Eliminare i ticket a carico dei cittadini nel servizio sanitario.

36. Nazionalizzare gli ospedali privati. Eliminare ogni partecipazione privata nel sistema pubblico sanitario.

37. Ritiro delle truppe greche dall’Afghanistan e dai Balcani: nessun soldato fuori dalle frontiere della Grecia.

38. Abolire gli accordi di cooperazione militare con Israele. Appoggiare la creazione di uno Stato palestinese nelle frontiere del 1967.

39. Negoziare un accordo stabile con la Turchia.

40. Chiudere tutte le basi straniere in Grecia e uscire dalla Nato.


http://www.gadlerner.it/2012/05/24/il-programma-di-syriza.html

Christine Lagarde e l’FMI desiderano una rivoluzione?

Già da tempo mi è sorto il sospetto che l’estrema crudeltà dimostrata dalle autorità internazionali, ormai esplicitamente guidate da criteri esclusivamente neoliberisti, nei confronti di Greci prima e Portoghesi, Spagnoli, Irlandesi, ecc. poi, non sia unicamente dettata dalla volontà di sfruttare la crisi, aggravandola, per varare riforme strutturali che annullino buona parte dei diritti che lavoratori e cittadini in genere hanno conquistato nel dopoguerra.

Sono sempre più convinto che il piano sia molto più subdolo e nocivo e vada ben al di là dell’obiettivo di creare gli Stati Uniti d’Europa molto prima del tempo, quando ancora non esiste una società civile europea, un linguaggio comune europeo, media europei, un parlamento europeo sovrano, ecc. (oltre all’élite, l’unica cosa autenticamente paneuropea che c’è è la rete degli indignati).

Ho, insomma, il terribile sospetto che chi detiene il potere non possa desiderare di meglio che il verificarsi di mali estremi che giustifichino estremi rimedi.

Un sospetto che si rafforza leggendo l’intervista di Christine Lagarde al Guardian, che contiene asserzioni a dir poco incendiarie, a poche settimane dal voto greco, quasi che Lagarde tifasse per Syriza e non per i due partiti dell’establishment pro-austerità. Perché la Lagarde dovrebbe voler favorire i suoi oppositori invece di usare toni più accomodanti che invoglierebbero gli elettori greci a tornare nell’ovile neoliberista di conservatori e “socialisti”?

E perché farle su uno dei maggiori quotidiani britannici, ossia rivolgendosi ad un’opinione pubblica già ferocemente ostile al FMI ed al rigore a senso unico (anti-settore pubblico, anti-disabili, anti-pensionati, pro-imprese e ricchi, ecc.) del governo conservatore?


http://www.guardian.co.uk/world/2012/may/25/payback-time-lagarde-greeks?INTCMP=SRCH

Le reazioni inglesi sono state rabbiose quasi quanto quelle greche, come si evince dal numero di “mi piace” assegnato ai commenti più esasperati.

Segnalo il primo commento, che è anche il più apprezzato ed è, a mio avviso, molto condivisibile: “parole degne di una vera e propria sociopatica

[cf.
http://www.informarexresistere.fr/2012/01/16/golpe-psicopatico/
]

Purtroppo non conosco il greco e quindi posso solo affidarmi alle citazioni altrui per documentare le reazioni greche (più educate):


http://it.euronews.com/2012/05/27/i-greci-arrabbiati-con-lagarde-per-la-frase-sui-bambini-e-sulle-tasse/

Infine, perché mostrare sfacciatamente la sua costosissima borsa griffata come se fosse un sacco per raccogliere le offerte?

A parole, tanta sensibilità nei confronti dei bambini del Niger, ma non abbastanza da condividere un po’ della sua ricchezza coi meno “fortunati”:

“Per vestirsi, per gli accessori, per i gioielli spende certo più di Angela (ho notato che sfoggia 3 diverse borse di Hermes, in particolare una Kelly grigia, una Birkin color cuoio naturale ed una rossa non ben identificata con le proprie iniziali, che costano oggi messe insieme certamente più di 12.000 euro) ma ottiene l’effetto di apparire sempre elegantissima, luminosa e mai sopra le righe…La classe, il dispendio di denaro, le giacche e gli abiti perfetti contestualmente griffati e sobri, ma soprattutto il ciuffo argento la rendono praticamente uguale a Miranda/Meryl Streep de Il diavolo veste Prada. Non sbaglia mai una calzatura, una borsa. Sciorina foulard di Hermes come se non costassero almeno 310 euro l’uno”.


http://www.lundici.it/2012/01/ci-sono-una-tedesca-una-francese-e-un%E2%80%99inglese%E2%80%A6/

Pochi sanno che Lagarde guadagna oltre 380mila euro all’anno e non paga un euro di imposte in quanto funzionaria di un’istituzione internazionale:


http://www.toutsurlesimpots.com/exoneration-d-impots-pour-le-salaire-annuel-de-380-989-euros-de-christine-lagarde-au-fmi.html

Lungi dall’aiutare l’Africa, l’FMI la sta distruggendo:

http://www.africaw.com/how-the-world-bank-and-the-imf-destroy-africa

Christine Lagarde è sotto inchiesta nell’affare Tapie:

Sempre più persone si stanno accorgendo che questi non sono esseri umani come gli altri. Per nascita o per ragioni biografiche – quindi non per loro colpa –, sono privi di empatia, di scrupoli, di coscienza, di ritegno, di rimorsi, di sensibilità, di altruismo. Ce ne sono diverse centinaia di milioni nel mondo. Si chiamano psicopatici (o sociopatici) e, quando non sono disfunzionali e quindi non vengono emarginati nelle patrie galere o uccisi, si integrano molto bene in una società ipercompetitiva e spietata e si specializzano nello scalare la piramide sociale (agognano il potere sugli altri, non possono farne a meno e sono diretti solo da considerazioni utilitaristiche).

In futuro il fatto che i leader non siano mai sottoposti a qualche verifica che ne accerti le qualità umane e morali sembrerà altrettanto grottesco di quanto oggi ci apparirebbe mettere un portatore di difterite a dirigere il reparto lattanti di un ospedale”.

Erich Neumann, “Psicologia del profondo e nuova etica”, p. 82

Sospetto che il nostro tempo non sia semplicemente o principalmente un’età di follia ma un’età di psicopatia. Più precisamente: penso che una nota chiave della nostra epoca sia la manipolazione psicopatica di ansie psicotiche. Si fa leva sull’annichilimento apocalittico e su altri terrori catastrofici, approfittandosene.

Michael Eigen, “Età di psicopatia”, Milano: Angeli, 2007, p. 15.

Non deve dunque meravigliarci il fatto che molti psicopatici occupino delle posizioni di comando; ci meraviglia il fatto che in tali posizioni non ce ne siano in numero ancora maggiore…uno dei grandi problemi di ogni società, di ogni istituzione politica o di altre grandi istituzioni, consiste nell’impedire che, con il tempo, degli psicopatici privi di scrupoli, compensati e socialmente integrati, prendano in mano il potere…sono convinto che una democrazia nella quale i cittadini non siano in grado di smascherare gli psicopatici sia destinata a essere distrutta da demagoghi assetati di potere. In Svizzera, la “resistenza” contro le grandi personalità, la preferenza in politica per le figure mediocri sono connesse alla naturale tendenza a impedire, in ogni caso, che gli psicopatici prendano il potere…Questi “grandi criminali” (Alessandro Magno, Gengis Khan, Napoleone, Guglielmo II, Hitler, Stalin….) distruggono la vita di milioni di persone…Soltanto attraverso il dominio distruttivo e la seduzione dei popoli essi riescono a illudersi di non essere più degli emarginati.

Adolf Guggenbühl-Craig, “Deserti dell’anima: riflessioni sull’eros e sulla psicopatia”, Bergamo: Moretti & Vitali, 2001, pp. 177-179.

L’avidità, non trovo una parola migliore, è valida, l’avidità è giusta, l’avidità funziona, l’avidità chiarifica, penetra e cattura l’essenza dello spirito evolutivo. L’avidità in tutte le sue forme: l’avidità di vita, di amore, di sapere, di denaro, ha improntato lo slancio in avanti di tutta l’umanità Io non creo niente, io posseggo. E noi facciamo le regole: le notizie, le guerre, la pace, le carestie, le sommosse, il prezzo di uno spillo. Tiriamo fuori conigli dal cilindro mentre gli altri, seduti, si domandano come accidenti abbiamo fatto. Non sarai tanto ingenuo da credere che noi viviamo in una democrazia: vero, Buddy? È il libero mercato, e tu ne fai parte: sì, hai quell’istinto del killer…

Gordon Gekko, “Wall Street” (1987)

Io sono un operatore finanziario, non mi preoccupa la crisi, se vedo un’opportunità di fare denaro, la seguo. Noi non ci preoccupiamo di come sistemare l’economia o di come si supererà questa situazione. Il nostro lavoro e fare soldi e io personalmente ho sognato questo momento negli ultimi tre anni. Devo confessarlo, ogni notte vado a dormire sognando un’altra recessione, un altro momento come questo. Perché c’è molta gente che non lo ricorda, però la depressione degli anni 30 non è stata solo il crollo dei mercati. C’era gente preparata a fare soldi con quel crollo.

Alessio Rastani, operatore finanziario indipendente, intervista alla BBC, 2011

Se è la rivoluzione che vogliono, si può resistere senza farla. E’ sufficiente rifiutarsi di cooperare con il proprio asservimento e “puff”, l’incantesimo svanisce, il potere evapora e i “potenti” restano nudi come il re nudo, impotenti come il Mago di Oz:


http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/etienne-de-la-boetie-un-uomo.html

Alexis Tsipras: l’uomo giusto

Un recente sondaggio dà Syriza al 30%: un consenso che è quasi raddoppiato in un mese. Questa è una grande notizia: significa che la gente, in Grecia, riesce a protestare in modo ragionato, resistendo alle derive estremiste. Se Tsipras vincerà, se riuscirà a formare un governo e riuscirà a realizzare il suo programma politico darà l’esempio a tutta l’Europa e non ci sarà nessuna rivoluzione (cosa da augurarsi). Vai Tsipras, facci sognare!

“La vicenda europea è arrivata ad un punto di svolta e la vera partita si gioca in Grecia. Questo perché in Grecia può vincere le elezioni un partito chiaramente antiliberista come Syriza. Il contesto europeo in cui la destra ha perso in Francia e nelle regionali tedesche a favore dei socialdemocratici, può dare una mano, ma la vera questione la sta ponendo la Grecia, cioè l’anello più debole della catena. Ed il punto è semplice: visto il palese fallimento delle politiche recessive basate sulla distruzione del welfare e dei diritti dei lavoratori, è sufficiente oggi per uscire dalla crisi affiancare a queste politiche un po’ di investimenti come chiedono i socialisti? È del tutto evidente che la risposta è no, mille volte no.

Non solo perché il Fiscal Compact condannerebbe l’Europa ad una recessione senza fine, ma perché la crisi – innescata dalla speculazione – ha le sue radici in una ingiusta distribuzione del reddito e nei meccanismi di fondo di funzionamento della globalizzazione e dell’Unione Europea. Se non si mette mano alle questione di fondo, semplicemente dalla crisi non si esce.

Per questo la Grecia è importante, perché Syriza (che fa parte del Partito della Sinistra Europea come Rifondazione Comunista, il Front de Gauche, Izquierda Unida, la Linke ) ha posto i nodi di fondo che l’Europa deve affrontare. Dicendosi indisponibile ad accettare il memorandum che sta demolendo l’economia greca, ha posto la questione centrale per il nostro futuro.

Se Syriza vince si riapre tutto perché la folle politica europea sta in piedi su un solo presupposto: la complicità trasversale tra popolari, liberali e socialisti e le classi dirigenti di tutti i paesi. Il fatto che i governanti tedeschi in questi giorni alternino le minacce alle promesse, cioè il bastone e la carota, ci dice solo della paura che hanno, perché loro sanno benissimo di essere i primi a guadagnarci con l’Euro.

Molti dicono che Syriza sia irresponsabile e che se vince rischia di portare la Grecia fuori dall’Euro. È vero il contrario: Se la Grecia accetta di proseguire sulla strada del memorandum la sua economia e la sua società vengono semplicemente distrutti e fuori dall’Euro ci finiranno quando farà comodo alle banche. Basti pensare che grazie alle azioni di “salvataggio” praticate dall’Europa la Grecia è da 5 anni in recessione e il debito pubblico è quasi raddoppiato.

Siamo arrivati quindi all’ora delle scelte. Di fronte alla vittoria di Syriza, che auspico con tutte le mie forze, tutti i paesi europei dovranno decidere: si contratta con il nuovo governo Greco o li si butta fuori dall’Euro? Se si sceglie la prima strada e si abbandonano le politiche liberiste l’Europa ha un futuro. Se si sceglie la seconda, comincerà un processo di dissoluzione che porterà alla fine dell’Euro, dell’Unione Europea e ad una crisi sociale di dimensioni bibliche non solo nei paesi del Sud Europa ma anche al centro dell’impero.

A questo punto il re è nudo, perché Syriza propone una modifica della politica economica a partire dall’azzeramento del memorandum. Tutti, ma proprio tutti, a partire dai partiti socialisti, dovranno scegliere se essere complici della catastrofe o mettersi dalla parte della soluzione.

Noi sappiamo da che parte stare, da quella di Syriza e di Alexis Tsipras”.

Paolo Ferrero, 17 maggio 2012


http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/17/dalla-parte-syriza-alexis-tsipras/232871/

Se Ferrero lasciasse il posto ad un giovane carismatico e di bell’aspetto…

Programma comune della sinistra tedesca (Die Linke) e di quella greca (in tedesco)


http://www.linksfraktion.de/positionspapiere/alternativen-austeritaetspolitik-bankenrettung/

PROGRAMMA DI GOVERNO DI SYRIZA (in inglese)

Nationalization of banks, halting the privatization of state-run enterprises, partial or complete debt cancellation for indebted households, wealth confiscation for those making false tax declarations: Leader of left-wing SYRIZA and main challenger of conservative Nea Dimocratia at the June elections, Alexis Tsipras revealed the party’s programme.

” We introduce our programme, a  programme that does not request the Troika approval but the approval of the Greek people,” Tsipras said on Friday afternoon adding that “The memorandum [of Understanding] is the auto pilot to complete destruction.”

He declared as top priority of his [future] government ”the cancellation of the Memorandum and its applicable laws” while he summarized  the dilemma of June 17 elections in the phrase “SYRIZA or Memorandum”. The Memorandum “can either be applied or cancelled” he said.

He rejected the prolongation of fiscal consolidation as a solution to economic problems the country and said SYRIZA will pursue “new debt rescheduling in order to drastically reduce it, or a moratorium on debt and suspending interest payments until conditions for stabilization and recovery are there.”

Some points of  SYRIZA economic programme are:

1) Replacement of MoU with National Recovery Plan

2) Unemployment benefit to be restored to 461 euro and to be prolonged for two years. Unemployment benefit also for self-employed.

3) Cancellation of MoU-imposed flexible work contracts.

4) Suspending payment of interest rates until stable conditions apply.

5) Cancellation of “emergency taxes” first of all for jobless

6) Rich to pay more 4% for the next 4 years.

7) Gradual decrease of V.A.T. and VAT minimization for food

8) Immediate decrease of VAT in tourism and catering

9) Freezing of privatizations of public organizations like telephone company OTE, railways TRAINOSE, water company EYTHAP, electric company PPC (DEI), the post office.

10) Immediate ‘freezing’ of cuts in social benefits, salaries and pensions

11) Nationalization of banks under ‘public and transparent control’.

To raise revenue to pay for such measures Tsipras plans to confiscate property from those who fail to pay taxes; sign a bilateral agreement with Switzerland on the taxation of savings of Greek citizens there; a radical reform of the tax system to redistribute wealth; and the introduction of a National Programmatic Agreement to raise taxes from ship owners and the maritime industry

Further he announced change of the elections law and cancellation of 50-seats bonus, change in the law protecting ministers, mutual agreements with neighboring countries for the markation of EEZ.

He stated that he will propose to Turkey to stop the armament race and to Skopje a FYROM- solution for the name issue.

MI SEMBRA FANTASTICO! VOGLIO SYRIZA IN ITALIA!

BlackRock: i suoi tentacoli sulla Grecia e sui fondi-pensione del Trentino-Alto Adige

Cos’è BlackRock?

http://www.clarissa.it/editoriale_int.php?id=301

Leggiamo i cinque punti del programma di SYRIZA, il partito greco di sinistra guidato dal giovane Alexis Tsipras, un politico che spero venga clonato ed importato in Italia:
1. immediata cancellazione delle incombenti misure che impoveriranno ulteriormente i greci, come i tagli alle pensioni ed ai salari;
2. cancellazione immediata delle misure tese a indebolire i diritti fondamentali dei lavoratori, come l’abolizione di CCN;
3. abolizione dell’immunità parlamentare; riforma elettorale e generale ristrutturazione del sistema politico;
4. indagine sulle banche greche, e pubblicazione immediata dei risultati dell’audit eseguito da BlackRock sul settore bancario greco;
5. istituzione di un comitato internazionale di revisione dei conti, che indaghi sulle cause del deficit pubblico greco, in aggiunta ad una moratoria sulla riparazione del debito fino a che i risultati dell’indagine non siano resi pubblici.

BlackRock ha in mano i fondi-pensione della regione Trentino-Alto Adige (i politici tagliano le pensioni, gli squali della finanza si pappano i fondi integrazione):
“I gestori finanziari vengono ridotti da 6 a2. Ci sarà un gestore passivo e un gestore attivo. Il gestore passivo Eurizon Capital (gruppo Intesa) amministrerà il 60% del capitale e avrà lo scopo di replicare il benchmark. Vale a dire dovrà impegnarsi a conseguire i rendimenti medi di mercato. Il gestore attivo-tattico, BlackRock, amministrerà invece il 40% del patrimonio da investire e il suo obiettivo sarà addirittura di battere i rendimenti del benchmark nella linea bilanciata e dinamica, la quale ultima gli sarà consegnata in esclusiva. Altro scopo di BlackRock, in netto contrasto con il primo, sarà di proteggere il patrimonio nei momenti difficili. Insomma alla multinazionale americana si chiede nello stesso tempo di rischiare e proteggere il capitale. Non occorre essere esperti finanziari per capire che questo modello innovativo non sta in piedi. Da una parte la drastica diminuzione dei gestori, se porterà ad un risparmio minimo delle commissioni, sarà controbilanciata da un aumento del rischio di gestione per il principio della diversificazione e dalla mancanza di concorrenzialità fra gestori.
Ma soprattutto la scelta del gestore aggressivo americano è altamente rischiosa e poco affidabile per un’analista non legato agli interessi di mercato come Mauro Bottarelli, scrittore e giornalista (Il Riformista) che nel suo Blog (ilsussidiario.net) scrive: “Lo stato dell’arte, al netto dell’ottimismo per il piano Geithner e i rimbalzi da gatto morto delle Borse, è il seguente: l’amministrazione Obama sta arricchendo a dismisura banche e fondi a spese dei contribuenti senza intervenire realmente verso quegli istituti i cui default potrebbero pregiudicare pesantemente l’intera economia mondiale. Un esempio è quello di BlackRock, uno dei primi due enti privati che hanno aderito al piano di riacquisto degli assets tossici. Sapete qual è il motto di Blackrock? Aderire al piano Geithner per il bene dell’America e contemporaneamente scommettere contro la sua ripresa. Certo non lo troverete stampato sulla brochure informativa, ma è proprio questa la filosofia, tipica del fondo hedge, con cui Blackrock ha approcciato all’ultima mossa del Tesoro Usa per cercare di eliminare dai bilanci di banche e assicurazione gli assets (titoli) tossici che continuano a regalare perdite e svalutazioni a ogni trimestre, con conseguente necessità di intervento della Fed.

Il pericolo del gestore unico l’ho constatato di persona come consulente di parte davanti al tribunale di Milano, dove rappresentavo un consumatore truffato da una SIM. Il gestore finanziario giornalmente esegue un grande numero di operazioni speculative in tutte le direzioni, cercando di sfruttare le tendenze del momento, in continua competizione con gli altri operatori. Alla fine della giornata fa il bilancio delle perdite e degli utili. Se il bilancio è positivo passa alla ripartizione, trattenendo la “parte del leone” come meritato compenso per sé e la società finanziaria dalla quale dipende. La fetta più grande dunque viene fatta vincere al fondo favorito (l’Alpha Fund per BlackRock – hedge fund che nel2008 ha guadagnato il 41%). Il resto va nei fondi dei clienti in ordine d’importanza. le perdite vengono ripartite fra i clienti in ordine inverso.

Laborfonds per BlackRock è un piccolo cliente e niente più. Gli toccheranno le briciole degli utili. E per le perdite? Se si dovranno socializzare perdite speculative per salvare l’economia americana e rieleggere Obama, la cosa più logica è che finiscano a carico dei piccoli fondi. Come Laborfonds.

Queste sono le dure leggi della finanza. E l’esperienza ci dice che alla lunga distanza i fondi tendono a perdere non solo l’inflazione, ma anche parte del capitale. È la storia dei primi fondi lussemburghesi e quella recente dei fondi pensione americani finiti a zero. Basta un evento o un gestore truffaldino (sul mercato ce ne sono parecchi). BlackRock, a parer mio, è uno dei più pericolosi e rischiosi”.


http://www.questotrentino.it/qt/?aid=12208


http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/bolzano/2011/10/fondi-pensione-e-speculazione-finanziaria-lesempio-laborfonds-2.html

Black Rock è anche il nome del brigantino schiavista di Lost

L’uscita della Grecia dall’eurozona può distruggere l’Unione Europea?

Marco Brunazzo scrive: “la stessa sopravvivenza dell’UE non può essere data per certa”.

Proprio così, e proprio per questo è semplicemente indecente che le massime autorità monetarie stiano spalancando la porta a questa eventualità.

Christine Lagarde ha ventilato l’ipotesi di una “uscita ordinata” della Grecia dall’eurozona.

Per Patrick Honohan (direttivo della BCE), l’uscita della Grecia dall’area euro non sarebbe un evento ”necessariamente disastroso” e, pur rappresentando un ”colpo alla fiducia” nell’Eurozona, sarebbe ”tecnicamente” gestibile.

Sono esternazioni gravemente irresponsabili.

“Alla fine ci ha pensato il presidente dell’Eurogruppo e primo ministro lussemburghese, Jean-Claude Juncker, a fare un po’ di chiarezza rispetto alle voci, diffuse nei mercati e avallate dalle uscite infelici di qualche ministro Ue (in particolare l’austriaca Maria Fekter e il tedesco Wolfgang Schaeuble) e dell’ambiguità dello stesso presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, su una possibile uscita della Grecia dall’Eurozona. Il nostro fermo desiderio – ha detto ieri sera a Bruxelles durante la conferenza stampa conclusiva dell’Eurogruppo – è di mantenere la Grecia nell’Eurozona, e faremo di tutto perché sia così. Di uscita di Atene dall’euro non si è assolutamente parlato e nessuno, assolutamente nessuno, ha avanzato quest’idea”.


http://www.tmnews.it/web/sezioni/top10/20120515_072558.shtml

Chi e perché sta mentendo sulla pelle di centinaia di milioni di cittadini europei ed investitori europei ed extraeuropei?

Se una maggioranza di Greci (70%) vuole restare nell’Unione Europea (pur rifiutando le disposizioni draconiane e letteralmente omicide degli eurarchi) è perché hanno capito che la loro uscita li condannerebbe ad un disastro ancora peggiore di quello attuale.

L’espulsione (ordinata o meno) dall’eurozona di uno stato membro non è prevista da nessun trattato ed in ogni caso comporta l’uscita della Grecia anche dall’Unione Europea. Diversamente nessuna sostituzione dell’euro con la dracma sarebbe giuridicamente contemplabile e senza frontiere nazionali il governo greco, già in difficoltà nel contenere la conseguente iperinflazione, non riuscirebbe a bloccare la fuga di euro:

“Solo ieri, ha detto il presidente Papoulias, i correntisti hanno ritirato dalle banche depositi per 700 milioni di euro”.


http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-05-15/caos-atene-allarmeeuro-221805.shtml?uuid=AbYUaDdF

Scrive l’economista Varoufakis, celebre nel resto d’Europa e negli Stati Uniti e finalmente molto citato anche sulla stampa italiana:

“Anche mettendo da parte le ramificazioni nazionali per la perdita dei sussidi all’agricoltura, fondi strutturali e forse interscambi commerciali (in seguito alla possibile introduzione di barriere commerciali tra la Grecia e l’UE), gli effetti sul resto della zona euro sarebbero catastrofici. La Spagna, già in un buco nero, vedrà il suo Pil ridursi di un valore superiore a quello dell’attuale tasso record di deflazione della Grecia, gli spread dei tassi di interesse tenderanno al 20% in Irlanda e in Italia e, in breve tempo, la Germania deciderà di darci un taglio e salverà se stessa assieme agli altri paesi con un surplus commerciale. Questa catena di eventi causerà una terribile recessione nei paesi in surplus raggruppati attorno alla Germania, la cui moneta si apprezzerebbe astronomicamente, mentre il resto d’Europa affonderebbe nella melma della stagflazione. Un habitat ideale per la Grecia? Assolutamente no!”

Varoufakis ribadisce in conclusione che la Grecia deve fare default, ma all’interno dell’eurozona:


http://yanisvaroufakis.eu/2012/05/16/weisbrot-and-krugman-are-wrong-greece-cannot-pull-off-an-argentina/#more-2171

Ne consegue che i cinque punti del programma di governo di SYRIZA, guidato da Alexis Tsipras, Solone redivivo contro le infamie di Dracone, sono ben congegnati e potrebbero salvare la Grecia, l’eurozona e l’Unione Europea:

  1. immediata cancellazione delle incombenti misure che impoveriranno ulteriormente i greci, come i tagli alle pensioni ed ai salari;
  2. cancellazione immediata delle misure tese a indebolire i diritti fondamentali dei lavoratori, come l’abolizione di CCN;
  3. abolizione dell’immunità parlamentare; riforma elettorale e generale ristrutturazione del sistema politico;
  4. indagine sulle banche greche, e pubblicazione immediata dei risultati dell’audit eseguito da BlackRock sul settore bancario greco;
  5. istituzione di un comitato internazionale di revisione dei conti, che indaghi sulle cause del deficit pubblico greco, in aggiunta ad una moratoria sulla riparazione del debito fino a che i risultati dell’indagine non siano resi pubblici.

L’opinione dell’economista greco Panos Evangelopoulos:

“Mi prendo qui la libertà di fare una previsione: queste misure di austerità faranno la stessa fine delle famigerate Leggi di Dracone nell’antica Atene. La loro durezza era simboleggiata dall’essere scritte col sangue e non con l’inchiostro. Riportarono l’ordine nell’antica Atene, ma furono in seguito emendate da Solone. Lo spirito delle Leggi di Solone era di portare armonia senza austerità e senza coercizione, e diedero avvio all’Età Aurea dell’antica Atene. Sembra proprio il destino della moderna Grecia quello di rivivere le asprezze di Dracone prima di poter sperare in una liberazione simile a quella che portò Solone”.

Le considerazioni di Barbara Spinelli (“La preghiera di Aiace”, la Repubblica, 16 maggio 2012):

“Può darsi che la secessione greca sia inevitabile, come recita l’articolo di fede, ma che almeno sia fatta luce sui motivi reali: se c’è ineluttabilità non è perché il salvataggio sia troppo costoso, ma perché la democrazia è entrata in conflitto con le strategie che hanno preteso di salvare il paese. Nel voto del 6 maggio, la maggioranza ha rigettato la medicina dell’austerità che il Paese sta ingerendo da due anni, senza alcun successo ma anzi precipitando in una recessione funesta per la democrazia: una recessione che ricorda Weimar, con golpe militari all’orizzonte. Costretti a rivotare in mancanza di accordo fra partiti, gli elettori dilateranno il rifiuto e daranno ancora più voti alla sinistra radicale, il Syriza di Alexis Tsipras. Anche qui, i luoghi comuni proliferano: Syriza è forza maligna, contraria all’austerità e all’Unione, e Tsipras è dipinto come l’antieuropeista per eccellenza. La realtà è ben diversa, per chi voglia vederla alla luce. Tsipras non vuole uscire dall’Euro, né dall’Unione. Chiede un’altra Europa, esattamente come Hollande”.

Infine, ultimo punto ma non meno importante degli altri [cf. Marco Brunazzo/Michele Nardelli: “L’Unione europea, diceva uno dei padri fondatori, si farà attraverso le crisi e sarà il risultato di queste crisi”].

Richard Jeffrey, direttore della divisione investimenti del Cazenove Capital Management, ha confidato, in uno speciale della BBC, i suoi sospetti che le autorità europee avessero ben chiaro in mente che la configurazione dell’eurozona era afflitta da difetti strutturali fatali, perché erano talmente evidenti che non potevano essere ignorati. Tuttavia, a suo dire, avrebbero deciso di procedere nella convinzione che una di quelle crisi sistemiche che caratterizzano il capitalismo avrebbe permesso di realizzare una piena integrazione politica che, altrimenti, tenuto conto dello scetticismo dell’opinione pubblica europea, avrebbe dovuto attendere per molti altri decenni. Ha precisato meglio il suo punto di vista in un’intervista al Wall Street Journal: “Il punto è che, a rigor di logica, una moneta comune sarebbe l’ultima cosa da introdurre (dopo una politica fiscale comune, sistemi giuridici comuni, una comune regolamentazione dei mercati, ecc.), se l’idea è quella di costruire una federazione politica, poiché sarebbero proprio una moneta ed una politica monetaria comune ad evidenziare tutte le tensioni tra le economie. Ma i politici hanno rovesciato questo argomento e hanno visto nell’unione monetaria un primo passo forzato che, se avesse avuto successo, avrebbe portato ad un approccio più federale in altri settori, come la politica fiscale

A riprova della plausibilità di questa sua ricostruzione, Jeffrey ha citato il pensiero di Romano Prodi quando era presidente della Commissione Europea, in una lettera scritta al Financial Times, nel dicembre del 2001: “Sono sicuro che l’euro ci obbligherà a introdurre nuovi strumenti di politica economica. Attualmente è politicamente impossibile farlo. Ma un giorno ci sarà una crisi e nuovi strumenti saranno creati”.


http://blogs.wsj.com/source/2011/10/31/did-the-euros-architects-expect-it-to-fail/

Personalmente trovo che queste astuzie, se fossero vere, sarebbero in completa antitesi rispetto alla prassi democratica. Sarebbe il comportamento di persone senza scrupoli, così ossessionate dal fine da restare completamente indifferenti alla questione della moralità dei mezzi, dell’impatto umano dei suoi effetti (la terzo-mondializzazione dei paesi più deboli, ma anche l’aggravamento della crisi globale e quindi l’immiserimento di milioni di persone in tutto il mondo), per non parlare della volontà sovrana dei cittadini europei. Questo mio giudizio di condanna è anche quello dell’economista Paolo Savona (ex Banca d’Italia) che ha severamente criticato la tendenza a nascondere al pubblico il dibattito sulle scelte che è possibile fare, nella convinzione che i cittadini siano troppo ignoranti e superficiali per prendervi parte. Anche per Paolo Savona così si tradisce l’ethos democratico.

Non è così che si costruisce l’Europa.

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