ISIS e la rivoluzione globale

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SECONDA PARTE

AGGIORNAMENTO: come previsto, sta avendo luogo una riunificazione del radicalismo islamico anti-saudita (Isis reconciles with al-Qaida group, 28 settembre). Seguiranno abboccamenti con i fratelli musulmani costretti alla clandestinità dalla giunta golpista egiziana. Queste tre entità sono state dichiarate “organizzazioni terroristiche” dall’Arabia Saudita (Saudi Arabia designates Brotherhood, Nusra Front, ISIS terrorist groups, 8 marzo 2014).

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Il tempo della rivoluzione mondiale si avvicina. Qatar, Arabia Saudita, gli Emirati si fanno chiamare stati islamici, ma poi improvvisamente salta fuori uno stato fondamentalista islamico che ce l’ha principalmente con loro. ISIS conta circa 10.000 sauditi tra le sue file – sono fondamentalisti jihadisti provenienti dall’Arabia Saudita. Hanno già detto che il loro obiettivo principale è quello di rovesciare il regime marcio e corrotto dell’Arabia Saudita.

In definitiva, stiamo entrando in un periodo molto interessante. Non saranno i toni geopolitici ed economici a prevalere. Questo è un periodo ideologico. Ancora una volta stiamo entrando in un’epoca di guerre ideologiche. Le guerre religiose sono una delle forme più acute di guerra ideologica e le guerre ideologiche durano sempre fino alla fine.

Shamil Sultanov, ISIS starts new era in the history of mankind, Pravda, 23 settembre 2014

Chiunque abbia studiato la Siria da lontano, per non parlare di quelli che vi si recano, sanno che la finzione dell’”opposizione moderata” – presunti disertori dell’esercito governativo siriano – non esiste. Danneggiati, disillusi, assassinati o semplicemente reclutati da ISIS o qualche altra veste di al-Qaeda, la vecchia “Free Syrian Army” è ormai un mito altrettanto ridicolo e potente per i Kerry di questo mondo quanto la vanteria di Mussolini che l’esercito italiano avrebbe sconfitto gli inglesi in Nord Africa. Ogni soldato siriano vi dirà che è felice di combattere la FSA perché questi guerrieri dell’”opposizione moderata” se la battono sempre. Sono i “terroristi” di al-Qaeda-Nusra-Isis che combattono fino alla morte.

Robert Fisk, John Kerry’s rhetoric on Isis insults our intelligence and conceals the reality of the situation in Syria, the Independent, 21 settembre 2014

Evitiamo di aggiungere un altro fallimento ad una già lunga e smettiamola di giocare all’apprendista stregone…Non si va in guerra per sradicare un nemico, ma per guadagnarsi dei punti d’appoggio per la pace. Che cosa accadrà con questa importante operazione? Si faranno amalgamare per riflesso di solidarietà identitaria delle popolazioni sunnite che sarebbero ambivalenti nei confronti dello stato islamico. Idee semplici alimenteranno la vittimologia sunnita: “Tutti i nostri nemici si sono coalizzati: sciiti, curdi e occidentali! Siamo rimasti gli unici a difendere la popolazione sunnita!

Dominique de Villepin, En Irak, les «Somnambules» sont de retour, Libération, 17 settembre 2014

Il solito copione. Si crea il babau, che simboleggia tutto ciò facciamo finta di non essere, il male incarnato contro cui lottiamo, con tutti i crismi della legittimità. Così possiamo andare alla guerra senza necessitare di una risoluzione ONU che ci potrebbe legare le mani e avvantaggiare i nostri avversari (le potenze emergenti, ossia tutto il resto del mondo, anche noto come comunità internazionale, che fingiamo sia dalla nostra parte, per tenere buona la nostra opinione pubblica).

In realtà il resto del mondo è combattuto tra invidia, odio, paura e disprezzo nei nostri confronti. La stima, il rispetto e l’ammirazione si sono esaurite con la morte di Kennedy e con un Nobel per la Pace che bombarda sette nazioni musulmane in sei anni.

Distruggiamo nazioni (es. Libia, Iraq, Afghanistan, Pakistan, ecc.), usiamo il fondamentalismo per i nostri scopi (Afghanistan, Somalia, Iraq, Siria, i salafiti sponsorizzati dalle petromonarchie del Golfo Persico, nazionalismo israeliano, ecc.), massacriamo centinaia di migliaia di innocenti.

Tra 1977 e 1979 gli americani hanno applicato la dottrina Brzezinski (fomenta l’islamismo in funzione anti-sovietica) in Pakistan, Iran e Afghanistan. In tutti e tre i casi, con il passare del tempo, le pedine si sono ribellate ai padroni. In Iran sono andati al potere gli islamisti sbagliati, in Afghanistan i talebani sono una mafia che rivaleggia con la CIA per il controllo dell’oppio e il Pakistan è una potenza nucleare tendenzialmente ostile.
Isis è nata allo stesso modo, in funzione anti-Assad. Ma poi cos’è successo? A loro di Assad o di Israele non gliene può fregar di meno (es. manco un comunicato su Israele e Gaza).

Sono più interessati ai soldi e alla purezza della loro missione. Si sono fatti il califfato, si sono presi le armi, il petrolio, i soldi e ora non sono più controllabili, perché puoi affittare un uomo ma non lo puoi comprare.

Ora i sauditi sono preoccupati che ISIS prenda il controllo dei wahabiti (integralisti sunniti), strappandolo a loro e abbattendo la loro teocrazia.

L’Iran gode perché, grazie a ISIS, tiene sotto scacco i sauditi e rafforza la sua egemonia sull’Iraq. Questa è la ragione per cui non hanno schiacciato il califfato e si sono limitati ad evitare che arrivasse a Baghdad.

La malcelata Schadenfreude che manifestano nei confronti della guerra occidentale ad ISIS è la prova più chiara del fatto che il califfato ha acquistato una sua dinamica interna, si è emancipato dai servizi segreti occidentali e ha cercato in tutti i modi lo scontro con l’Occidente per potersi conquistare le simpatie di quelle decine di migliaia di giovani arabi ed euro-musulmani disoccupati e alienati, vittime di una modernizzazione iniqua, che si fanno ipnotizzare da prediche messianiche e culti dei leader e dal sogno di riuscire a dare un senso a un’esistenza che finora ne ha avuto molto poco ed è priva di prospettive (è successo qualcosa di analogo nel periodo tra le due guerra mondiali, in Europa e in Giappone).

Sono le conseguenze impreviste delle alchimie geopolitiche: chi semina vento raccoglie tempesta.

ISIS aveva lo scopo di formare uno stato cuscinetto sunnita tra Iraq e Siria, tagliando fuori Hezbollah dal ponte sciita che congiunge l’Iran al Libano. Piaceva agli israeliani, piaceva ai turchi (anti-kurdi), piaceva alle petromonarchie sunnite che volevano indebolire l’Iran distruggendo Assad. Andava bene anche agli americani, che possono puntellare la loro fragile egemonia solo attraverso il caos in un’area energeticamente strategica (Medio Oriente, Ucraina, Mar Rosso, Nigeria, Venezuela, Afghanistan, ecc.).

Ma poiché i rispettivi obiettivi erano distinti e spesso contrastanti, i manovratori si trovano ora ai ferri corti. Il Qatar sta per perdere i mondiali di calcio a causa dell’ostilità di tutte le altre petromonarchie (non certo per ragioni umanitarie!), la Turchia ha usato ISIS contro i curdi, che però sono una pedina israeliana, il golpe egiziano ha certamente fatto confluire molti fratelli islamici seriamente infuriati e disillusi dalla “democrazia” tra le file di ISIS.

Il califfato è stato poi probabilmente infiltrato dall’intelligence siriana e irachena, tanto più che moltissimi ufficiali e soldati iracheni che hanno combattuto per Saddam Hussein, dopo la sconfitta, hanno abbandonato la laicità e si sono votati a tutt’altra causa, unendosi a queste formazioni islamiste contro il governo fantoccio di al-Maliki. Ora possono prendersi la rivincita contro gli anglo-americani e i wahabiti (pedina di Arabia Saudita e Bahrein).

Perciò ora la Casa Bianca si ritrova a dover bombardare (senza alcuna chance di avere successo, come in Afghanistan) delle truppe estremamente ben addestrate, pronte a tutto e con ampie disponibilità finanziarie.

Ogni attacco aereo ed ogni mese di resistenza allo strapotere militare occidentale esalteranno ISIS agli occhi di migliaia di musulmani stufi di essere trattati come delle pezze per i piedi e desiderosi di riprendere il controllo delle proprie vite e delle proprie terre.

È una questione di riscatto, vendetta, orgoglio. Le bombe non potranno nulla. Servirebbero soldati, ma ci sarebbero centinaia/migliaia di morti, e quindi disordini nelle capitali occidentali. Per questo Obama si è dissociato dal Pentagono sull’uso delle truppe di terra in Iraq. Questo è uno dei pochi elementi che lo distinguono da George W. Bush, ormai. Obama vede le elezioni di metà mandato (Congresso + un terzo dei governatori) che si avvicinano, e non può mostrarsi troppo debole, perché perdendo il controllo del Congresso diventerebbe un’anatra zoppa. Tuttavia chi lo manovra gli sta fornendo indicazioni e direttive volutamente contraddittorie, per metterlo in cattiva luce (si prende sempre una pausa golfistica, nei momenti più sbagliati, ammette di non sapere che fare, usa toni e termini che lo fanno sembrare ridicolo, ecc.). Qualcosa bolle in pentola, a Washington.

Se il dopo-Obama fosse all’insegna di un nazionalismo esasperato, anti-russo e anti-arabo, sul modello di Mitt Romney e John McCain, il conflitto globale che sembra particolarmente agognato dai neocon diventerebbe inevitabile. Non credo che sia ciò che desidera Israele, che sta facendo ogni sforzo possibile per conservare rapporti di collaborazione con la Russia. Mi pare anzi che sia l’avverarsi del grande incubo di un secondo olocausto.

Assad (con Netanyahu) è l’unico leader laico rimasto in Medio Oriente. ISIS è l’antitesi della laicità e non sarebbe così forte se non godesse del consenso di centinaia di migliaia di sunniti. Potranno essere sconfitti sul terreno, ma sarà una disfatta solo temporanea, perché incarnano uno spirito messianico che era atteso da secoli, una volontà di risorgimento che anima milioni di musulmani disgustati dall’ipocrisia occidentale e frustrati dalla miseria.

L’ISIS come causa pan-islamica che trova nel califfato (esteso per un terzo del territorio siriano ed iracheno) un simbolo concreto, funzionante, vincente, duraturo di un’alternativa realistica agli automatismi consumistici ed infantili dell’Occidente colonialista potrebbe, involontariamente, rappresentare i prodromi di quella rivoluzione sociale abortita che è stata la primavera araba, o quantomeno il suo innesco.

ISIS è una sorta di fascismo islamista o rivoluzione puritana interna all’Islam, che se ne infischia della Sharia (e quindi dell’autorità religiosa saudita, che considerano – giustamente – irrimediabilmente corrotta ed anti-islamica) e privilegia la Umma. Come il fascismo emerso in Occidente e in Giappone a causa degli squilibri collegati alla nostra fase di transizione verso la modernità, questo fascismo islamista, in combinazione con una postura sempre più aggressiva da parte della NATO, ha tutte le carte in regola per scatenare un inferno che si tramuterà in una rivoluzione globale.

Ankara, Riad, Doha, Manama, Amman, Kuwait City, il Cairo e forse anche Tel Aviv saranno il teatro di una delle più grandi sommosse della storia umana: annienterà l’establishment locale e lo stesso califfato integralista. Sarà solo l’inizio della Grande Trasformazione.

For a New World Order to live well

Il disastro aereo ucraino: cosa ci sfugge?

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Come sempre, i media di entrambe le parti stanno creando notizie (es. il volo di Putin in quell’area poco prima dell’abbattimento del volo malese: sconfessato dalle autorità moscovite) e fungendo da megafoni per i vari potentati, invece di descrivere quel che accade.

Continua a succedere e ogni volta si rischia (o avviene) un’escalation bellica.

I lettori più frettolosi possono saltare a piè pari tutto quel che segue e atterrare sani e salvi all’ultima sezione, intitolata “voci fuori dal coro”

IL MIT SUL SARIN IN SIRIA

Anche il Mas­sa­chus­setts Insti­tute of Tech­no­logy mette in dubbio la versione dell’amministrazione Obama sull’attacco chimico di Ghouta, in Siria, il 21 agosto scorso…Per i due studiosi infatti la git­tata del mis­sile rudi­men­tale tro­vato dagli ispet­tori Onu non poteva essere supe­riore ai due chilometri e considerando la mappa delle forze in campo sul territorio siriano in possesso di Washington il 30 agosto, il punto da cui era partito il missile si trovava nelle aree controllate dai ribelli jihadisti che stanno combattendo Assad.

Un risultato che conferma, secondo Lloyd e Postol, la possibilità che parte dell’amministrazione americana volesse utilizzare delle informazioni ‘sbagliate’ per convincere il Congresso ad autorizzare un intervento militare contro il governo di Damasco. A settembre infatti si era arrivati ad un passo dai bombardamenti ma poi la proposta russa sulla consegna alla comunità internazionale dell’arsenale chimico di Assad aveva fermato Obama e lasciato spazio alla diplomazia

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Siria-MIT-smentisce-Obama-Ghouta-attacco-chimico-ribelli-db40d6ec-4e2e-4323-bb06-7b4fd2406cc2.html

PAOLO RUMIZ SULLE FOSSE COMUNI LIBICHE E SUL MASSACRO RUMENO

Negli stessi giorni, un «filmato del 22 febbraio» di One World mostra le «fosse comuni»: morti fatti dai governativi inumati su una spiaggia dopo i massacri ordinati da Gheddafi. Il 24 si dimostra che il video era stato girato nell’agosto 2010 nel cimitero Ashat ed era una normale operazione di rinnovamento del suolo e spostamento dei resti, abituale ogni 10-20 anni:

Paolo Rumiz: Anche in Libia la situazione per i media occidentali sembra difficile da interpretare. Un esempio che rischia di ricordare il finto massacro di Timisoara è il video circolato nei giorni scorsi dove si vedono degli uomini scavare delle fosse. I media hanno parlato in un primo momento di fosse comuni. Salvo avanzare qualche dubbio subito dopo

Sì, in Libia potrebbero aver agito come in Romania. E come avviene sempre durante le guerre, che ormai si combattono anche con l’uso dell’informazione. Ovviamente, non possiamo nemmeno escludere che chi ha girato quelle immagini lo abbia fatto in buona fede. Ma che non fossero delle fosse comuni mi sembrava chiaro sin dall’inizio. Dal video si capisce che non c’è un’unica fossa ma tante fosse, una cosa che assomiglia molto di più a un cimitero.

Però i media, almeno all’inizio, hanno parlato di fosse comuni in Libia

E’ l’indiscutibilità della morte che ti frega. Davanti a dei cadaveri uno non può fare a meno che prenderli per tali. Quando c’è una guerra, la confusione, la concitazione e la fretta giocano sempre a favore di chi vuole mettere in giro notizie false. Tutte queste cose chi manipola l’informazione le sa. Durante le guerre, i servizi segreti o chi vuole condizionare l’opinione pubblica usa i cadaveri per raccontare cose non vere. E’ un trucco antico. Non scopriamo niente di nuovo.

http://tg24.sky.it/tg24/mondo/2011/02/27/paolo_rumiz_intervista_morti_libia_romania_1989_ceausescu.html

PIETRO FOLENA SULLE ARMI CHIMICHE DI SADDAM HUSSEIN

E’ chiaro oramai che le armi di distruzione di massa non sono tra queste: in due mesi ogni tentativo di ritrovamento è fallito miseramente. Il presidente Bush ha persino ipotizzato, oltrepassando la soglia del ridicolo, che Saddam abbia fatto distruggere le armi poco prima della guerra, come se sbarazzarsi di testate chimiche e nucleari fosse un lavoro di pochi giorni. Ancora più gravi sono le rivelazioni sulle “prove” prodotte (nel senso proprio di “fabbricate”) da Bush e Blair per giustificare la guerra. Già sapevamo del dossier rivelatosi una tesi di laurea di uno studente di origini irakene risalente a 10 anni fa. Già sapevamo dell’inattendibilità del Rapporto Powell al Consiglio di sicurezza che suscitò le perplessità di Blix e di El-Baradei e l’ilarità di tutti i media indipendenti del mondo. Oggi sappiamo anche che il governo britannico ha letteralmente costretto i servizi segreti a fornire prove false e a ingigantire fatti che altrimenti sarebbero passati inosservati. Sappiamo che la Cia aveva dimostrato l’inesistenza di prove concrete contro il regime di Saddam. Bush e Blair hanno mentito. Hanno detto grossolane e incredibili bugie ai loro parlamenti, all’opinione pubblica dei loro paesi e del mondo intero, ai governi alleati. Hanno ostacolato e ancora ostacolano il lavoro degli ispettori dell’ONU che, come ci ha raccontato El-Baradei in una conferenza organizzata dalla Fondazione Di Vittorio, non possono ancora riprendere appieno il loro lavoro a causa dell’ostilità delle forze occupanti. Hanno cercato di gettare fango su un onesto funzionario qual è Hans Blix….Berlusconi, Aznar e gli altri capi di governo della coalizione dei volenterosi sono anch’essi complici di questa colossale menzogna.

Pietro Folena, l’Unità

http://cerca.unita.it/ARCHIVE/xml/90000/89589.xml?key=Pietro+Folena&first=41&orderby=1&f=fir

RW JOHNSON (OXFORD) SULL’ABBATTIMENTO DI UN AEREO COREANO PER MANO DEI SOVIETICI (1983)

RW Johnson era una delle poche persone su entrambe le sponde dell’Atlantico a resistere [alle pressioni a conformarsi alla versione ufficiale sull’abbattimento del volo KAL 007]. I suoi articoli sul Guardian sollecitarono un messaggio da un parlamentare Tory (generosamente lasciato anonimo in questo libro) al capo del Magdalen College di Oxford suggerendo che il signor Johnson era ‘inadatto’ al suo incarico. Johnson difese la sua visione scettica, tuttavia e la arricchì con una ricerca meticolosa. Il risultato non è solo una storia terribile – molto più terrificante di qualsiasi opera di narrativa potrebbe mai essere – ma una denuncia politica di primissimo ordine….Il velivolo era stato dotato delle più sofisticate tecnologie computerizzate di assistenza alla navigazione. Il percorso da Anchorage a Seoul passava così vicino alla Russia che era costellata di punti di segnalazione per la guida alla navigazione, tutti ugualmente ben attrezzati. Se l’apparecchiatura funziona, un aereo di linea non può deviare fuori rotta. Se non funziona, i meccanismi di allarme sull’apparecchio e a terra si incaricano di avvisare il pilota in pochi secondi. Eppure, quasi dal momento in cui lasciò Anchorage, il KAL 007 deviò verso nord allontanandosi dal suo percorso corretto. Era 365 miglia fuori rotta quando fu abbattuto: nessuno altro aereo si era mai allontanato così tanto dalla rotta programmata nella storia dell’aviazione civile. Prima di partire da Anchorage, il capitano del velivolo aveva segnato un percorso molto simile a quella che poi seguì. Aveva caricato carburante in eccesso senza registrarlo. In qualche modo, quando i caccia russi sciamavano attorno a lui sparando proiettili traccianti, cercava di schivarli con cambiamenti di rotta e altitudine, regolarmente notificati al controllo a terra.

London Review of Books

http://www.lrb.co.uk/v08/n13/paul-foot/the-scandal-that-never-was

Il pilota dello 007, considerato il migliore della compagnia (un vero e proprio “robot umano”:

- mentì sulla quantità di carburante che caricava;

- abbandonò ad Anchorage un carico pagato che era tenuto a trasportare;

- aveva pianificato su delle note il percorso che poi avrebbe seguito (365 miglia fuori rotta: che non sono bruscolini);

- fece 3 manovre che non potevano essere compiute inconsciamente;

- riportò falsamente la sua posizione ad ogni waypoint in cui poteva correggere la rotta;

- modificò la velocità ben al di fuori dei parametri previsti;

- usò misteriosamente il codice transponder sbagliato;

- non poteva non sapere che era su territorio sovietico per via delle mappature meteo che aveva a disposizione;

- non si è curato di rispondere alle comunicazioni e poi agli avvertimenti radio sovietici, o ai traccianti di avvertimento che sono stati sparati proprio di fronte a lui;

- quando un caccia sovietico lo ha affrontato, ha falsamente informato il suo controllo a terra che stava effettuando una salita, mentre in realtà stava scendendo rapidamente;

- nei 56 secondi in cui rimase in onda dopo che l’aereo era stato colpito da un missile si astenne dal lanciare l’obbligatorio segnale di richiesta di soccorso.

http://www.lrb.co.uk/v08/n13/paul-foot/the-scandal-that-never-was

L’OPERAZIONE NORTHWOODS

L’operazione Northwoods (Operation Northwoods)[1] fu un piano concepito nel 1962 da alti dirigenti del Ministero della Difesa statunitense, (firmato dal generale Lyman Lemnitzer, capo degli stati maggiori riuniti e futuro responsabile di GLADIO) allo scopo di indurre l’opinione pubblica statunitense a sostenere un eventuale attacco militare contro il regime cubano di Fidel Castro[2]. Il piano, che non fu mai messo in atto, prevedeva l’esecuzione di una serie di azioni organizzate da entità governative USA operanti sotto le mentite spoglie di nazionalisti cubani; il piano prevedeva anche attacchi terroristici contro obiettivi all’interno del territorio nazionale degli Stati Uniti.

http://it.wikipedia.org/wiki/Operazione_Northwoods

http://www2.gwu.edu/~nsarchiv/

esiste un establishment più russofobo di quello britannico?

esiste un establishment più russofobo di quello britannico?

LA SCIAGURA DELL’AEREO MALESE IN UCRAINA

Mi rifiuto di prendere in considerazione i vari tuit/tweet, dell’una e dell’altra parte, perché non ritengo credibile lo scenario in cui gente che si trova sotto attacco o che potrebbe essere un bersaglio, userebbe twitter per comunicare al mondo i suoi stati d’animo, imprese, congetture. Un tweet non è una prova.

Non è chiaro perché, in un conflitto contro ribelli privi di aviazione, l’esercito regolare ucraino abbia deciso di collocare dei sofisticati sistemi antiaerei in un’area in cui potevano essere catturati.

Finora i separatisti non avevano mai usato un sistema di lancio di missili terra-aria Buk in dotazione all’esercito ucraino (e russo) per abbattere gli aerei lealisti (volano a quote molto più basse), ma esclusivamente i MANPAD (un sistema missilistico antiaereo a corto raggio trasportabile a spalla, con una gittata di 4 km)

http://www.newscientist.com/article/dn25917-what-was-the-malaysian-jet-doing-over-a-war-zone.html?utm_source=NSNS&utm_medium=SOC&utm_campaign=facebookgoogletwitter&cmpid=SOC|NSNS|2012-GLOBAL-facebookgoogletwitter#.U8orEkDNwnE

Il sistema Buk è in grado di identificare un aereo civile (radar > transponder sull’aereo: l’eventuale comunicazione dovrebbe essere stata registrata nella scatola nera) perciò è da escludere un incidente (un solo tiro, con 60% di probabilità di colpire un bersaglio mobile se si è perfettamente addestrati al suo uso: come si può parlare di miliziani ubriachi che non si rendono conto di quel che fanno, come nella “versione ufficiale”?).
Se quella è stata l’arma impiegata (il tempo dirà se hanno ragione coloro i quali sospettano che la pista del Buk sia fuorviante e che si sia trattato di un missile aria-aria o di una bomba programmata per attivarsi al cambio di quota imposto da terra al momento dell’ingresso nello spazio aereo ucraino), chi ha sparato sapeva cosa stava facendo e sapeva che a quell’altezza volavano solo aerei civili.

Non esiste alcuna spiegazione razionale del perché i separatisti pro-russi e gli specialisti russi che li avrebbero dovuto assistere, avrebbero deliberatamente effettuato un attacco del genere, che non avrebbe potuto fornir loro alcun beneficio tangibile e, al contrario, poteva solo produrre una massiccia e forse fatale reazione internazionale contro la loro causa.

Perché un aereo che, in genere, vista la sua destinazione, passerebbe sopra il mare di Azov, si è ritrovato 2-300 miglia fuori rotta, in un’area ad alto rischio e ad un’altezza di 33mila piedi, ossia al limite della zona rischio? La Malaysia Airlines contesta ai controllori dello spazio aereo ucraino di aver chiesto al loro pilota di abbassare la quota da 35mila piedi a 33mila piedi

http://www.themalaymailonline.com/malaysia/article/ukraine-traffic-controllers-instructed-mh17-to-fly-lower-mas-says

ma non sapremo mai cosa si sono detti i controllori di volo e l’equipaggio, dato che i servizi di sicurezza ucraini hanno confiscato le registrazioni della suddetta conversazione

http://www.bbc.com/news/world-us-canada-28360784

Chi ha fatto circolare le supposte prove del coinvolgimento russo, una comunicazione tra separatisti e russi in cui si afferma di aver abbattuto l’aereo sbagliato, un video che, in realtà, è stato creato alle 19 e 10 del giorno prima, il 16 luglio 2014? Chi sapeva con largo anticipo che il 17 ci sarebbe stato un incidente aereo addebitato alle ingerenze russe?

http://rghost.net/private/56950510/78d787acfabcaf840cfa213e7221a060

http://www.mmnews.de/index.php/etc/19144-mh17-angebliche-youtube

http://www.zerohedge.com/news/2014-07-17/ukraine-releases-youtube-clip-proving-rebels-shot-down-malaysian-flight-mh-17

LA REAZIONE RUSSA

È abbastanza sorprendente, se si presume che siano in qualche modo responsabili. Non hanno nulla da obiettare all’acquisizione e analisi da parte di Kiev delle scatole nere

http://italian.ruvr.ru/news/2014_07_18/Mosca-non-portera-via-le-scatole-nere-del-Boeing-0147/

È possibile che reputino di avere già sufficiente materiale per screditare qualunque tentativo di false flag?

Un aspetto estremamente gustoso della situazione è che se si dimostrasse che la colpa è dei ribelli filorussi e l’Occidente riuscisse a convincere la “comunità internazionale” che Putin è responsabile per i crimini dei ribelli ucraini ai quali garantisce il suo supporto (peraltro non certo assoluto, come si è già visto in varie occasioni, inclusi i referendum), automaticamente Bush, Blair, Cameron, Sarkozy, Merkel, ecc. sarebbero da considerare responsabili per i crimini commessi dai loro soldati (torture, eccidi di civili con o senza droni) e dalle varie formazioni di insorti che godono del loro sostegno (es. la pulizia etnica dei libici di colore a Tawergha, realizzata grazie alla copertura aerea della NATO, le decine di violazioni di risoluzioni ONU e l’uso del fosforo bianco da parte di Israele; Guantanamo, Abu Ghraib, ecc.)

nazismo

VOCI FUORI DAL CORO

Su vari forum si è fatta avanti una lettura dell’evento che si distingue da quelle dell’una e dell’altra fazione. La ripropongo in sintesi; ciascuno ne faccia ciò che vuole.

Chi ne tra vantaggio? Qual è il vero obiettivo di questo attacco? Al di là della funzione propagandistica, non sembra essere un evento cataclismico e certamente non servirà a scatenare una guerra internazionale. L’opinione pubblica internazionale darà in gran parte la colpa ai separatisti per un incidente disastroso e continuerà a chiedersi chi abbia permesso a dei voli civili di transitare in un’area di guerra. I leader europei non sono intenzionati a cambiare la propria posizione di dialogo diplomatico con Mosca. Obama ha escluso che l’Ucraina possa diventare un campo di battaglia per soldati americani.

Non è abbastanza, ci dev’essere dell’altro. Queste voci fuori dal coro suggeriscono che si tratti di una distrazione che svia l’attenzione da ciò che sta accadendo sul campo, in Ucraina, ma anche nel mondo. Mentre tutti si concentrano su questo evento, perdono di vista sviluppi più importanti. La stessa guerra civile ucraina potrebbe avere questo fine, in un contesto più ampio.

Ipotizziamo che questa interpretazione sia corretta.

Che cosa ci sfugge? L’intervento terrestre israeliano avvenuto in pratica sincronicamente rispetto all’incidente in Ucraina?

Segnalo l’ipotesi delineata dal giornalista giapponese Yoichi Shimatsu, che già aveva individuato una pista israeliana grazie ad un’inchiesta sui retroscena di un precedente incidente aereo collegato all’aeroporto di Amsterdam, dove la sicurezza è gestita da una ditta israeliana (ICTS) fondata da un ex ufficiale dello Shin Bet.

Forse proprio la coincidenza dei tempi è un segnale che esiste un qualche tipo di coordinamento?

Non ci resta che attendere e osservare.

http://www.futurables.com/2014/07/21/israele-un-monito-per-lumanita/

Le 3+1 cause della nuova crisi irachena

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

 

Mosul

La premiata ditta Isis, che ufficialmente si compone di militanti islamisti, si occupa di:
narcotraffico;
traffico d’armi;
schiavismo (!);
contrabbando;
rapimenti;
riscossione del pizzo;
distruzione di moschee;
uccisione in massa di musulmani;
stupri di massa di musulmane;

Il Profeta ha detto:
“Dio non ha pietà per coloro che non hanno pietà per gli altri”.
“Nessuno di voi è un vero credente finché non desideri per i suoi fratelli ciò che desidera per sé”.
“Colui che mangia a sazietà mentre il suo vicino è senza cibo non è un credente”.
“L’uomo di affari onesto e affidabile è paragonabile ai profeti, ai santi, ai martiri”.
“Potente non è colui che getta a terra l’avversario, bensì è potente colui che controlla se stesso in un attacco di ira”.
“Dio non giudica basandosi sulle vostre apparenze o sul vostro fisico, ma scandaglia il vostro cuore e osserva il vostro operato”.
“Un uomo che percorreva un sentiero fu assalito dalla sete. Raggiunto un pozzo vi si calò dentro, bevve a sazietà e ne uscì. Poi vide un cane con la lingua penzolante, che cercava nel fango qualche goccia per placare la sua sete. L’uomo, accortosi che il cane era assetato come lo era stato lui poco prima, discese di nuovo nel pozzo, riempì la sua scarpa d’acqua e fece bere il cane. Dio perdonò i suoi peccati per questa azione”.
Fu chiesto al Profeta: “Messaggero di Dio, siamo ricompensati per la gentilezza verso gli animali?” Egli disse: “C’è una ricompensa per la gentilezza verso ogni essere vivente.”

SONO PIU’ MUSULMANO IO DI LORO.
Chi li ha creati? Chi li finanzia? Chi li organizza? A quale scopo? Come può pensare di poterli controllare?

E’ l’ennesima operazione occidentale camuffata da “fondamentalismo islamico”

Sono poche migliaia di militanti circondati da 6 milioni di musulmani e cristiani che li considerano blasfemi o comunque nemici: quanto potrebbero resistere, senza assistenza?

Più importante ancora:

  • Chi li ha addestrati a usare e fare la manutenzione di armi sofisticate lasciate molto opportunamente dagli americani nei depositi che hanno assalito?
  • Chi ha preparato i loro espertissimi comandanti, che sembrano così versati nelle strategie e tecniche di combattimento di quarta generazione?
  • Quali sono le loro linee di rifornimento e perché dovrebbe essere così arduo reciderle?
  • Da dove partono?
  • Chi compra il petrolio da loro e perché lo fa?
  • Quali sono gli oleodotti che trasportano il petrolio venduto e perché non si possono sigillare?
  • Chi eroga servizi finanziari a questa gente e chi ha educato alcuni di loro a muoversi su un terreno così delicato e complicato come quello dei mercati internazionali? (la stessa domanda vale per i guerriglieri libici di Bengasi, diventati improvvisamente degli specialisti della finanza in grado di inaugurare dopo poche settimane dall’inizio della rivolta una loro propria banca centrale e una borsa del petrolio).

Stato Islamico dell’Iraq e della Siria (SIIS – ISIS in inglese): Organizzazione islamista sunnita che al momento infesta un’area che si estende da Aleppo fino al Kurdistan iracheno.

Generosamente finanziata da sauditi e kuwaitiani

http://www.independent.co.uk/voices/iraq-crisis-sunni-caliphate-has-been-bankrolled-by-saudi-arabia-9533396.html

Non dai qatarioti, che sono in rotta con le altre petromonarchie del Golfo e rischiano di essere invasi dai sauditi

http://www.futurables.com/2014/03/17/mauro-ottobre-gli-imprenditori-trentini-e-lo-scontro-tra-le-petromonarchie-del-golfo/

In lotta contro governo siriano, governo iracheno e gli sciiti (Iran e Hezbollah).

CHI SPONSORIZZA QUESTA PARTICOLARE OFFENSIVA DI ISIS?

Si dà per scontato che i sauditi siano gli sponsor di questo attacco all’Iraq (che è un attacco all’Iran)

http://www.foreignpolicy.com/articles/2014/06/12/iraq_mosul_isis_sunni_shiite_divide_iran_saudi_arabia_syria

Anche se ISIS sembra operare anche contro il regime saudita

http://www.al-monitor.com/pulse/originals/2014/05/isis-saudi-arabia-qaeda-terrorism-syria.html

L’Iran accusa invece Israele e Stati Uniti

http://www.jpost.com/Iranian-Threat/News/Iran-intelligence-minister-blames-Israel-US-for-Iraq-crisis-359296

In effetti sappiamo dalla documentazione ufficiale che la spartizione dell’Iraq (e la balcanizzazione del Medio Oriente in nazioni deboli e instabili) è un tassello fondamentale della politica estera israeliana:

“La dissoluzione della Siria e dell’Iraq in aree distinte su base etnica o religiosa, come già avviene in Libano, è l’obiettivo primario di Israele sul fronte orientale. L’Iraq, ricco di petrolio da una parte, e dall’altra lacerato internamente, è certamente  candidato ad essere preso di mira da Israele. La sua dissoluzione è per noi addirittura più importante di quella della Siria. L’Iraq è più forte della Siria. A breve termine, è proprio la potenza irachena che rappresenta la più grande minaccia per Israele. Una guerra tra Iran e Iraq frazionerà l’Iraq e causerà la caduta del suo regime interno. Addirittura prima che esso sia in grado di organizzare una lotta su un ampio fronte contro di noi. Ogni tipo di scontro inter-arabo sarà a nostro favore nel breve periodo e accelererà il nostro scopo più importante che è quello di frantumare l’Iraq in vari staterelli come in Siria e in Libano. In Iraq è possibile realizzare una divisione in province su base etnica o religiosa come avveniva in Siria durante l’impero ottomano. Così tre (o più stati) si formeranno intorno alle tre principali città: Bassora, Baghdad e Mosul, e così le regioni sciite del sud si staccheranno dal nord sunnita e curdo.”

Oded Yinon, funzionario del ministero israeliano degli Affari Esteri

http://www.tlaxcala.es/imp.asp?lg=it&reference=227

http://www.amazon.com/Zionist-Plan-Middle-Special-Document/product-reviews/0937694568/ref=dpx_acr_txt?showViewpoints=1

https://archive.org/details/TheZionistPlanForTheMiddleEast

In questo documento ["A clean break"] potremmo trovare le ragioni di fondo del singolare sviluppo della politica statunitense in Iraq, il cui fallimento nel pacificare il paese è parso a tutti incredibile: se la logica è quella di giocare le une contro le altre le fazioni islamiche (sunnisti e shiiti) e shiiti irakeni, legati alla monarchia Ashemita, con shiiti iraniani – allora l’incomprensibilità del quadro trova una spiegazione, così come la suddivisione di fatto dell’Irak in tre aree geografiche, di cui, non a caso dunque, gli Stati Uniti cercano di controllare quella centrale pro Israele….Solo comprendendo il profondo lavoro compiuto da questi gruppi dirigenti misti israelo-statunitensi, si comprende allora anche il fatto che gli USA abbiano assunto in Medio Oriente posizioni sempre meno comprensibili, rispetto ad una normale logica di puro interesse statunitense.

http://www.clarissa.it/editoriale_int.php?id=173&tema=Divulgazione

http://en.wikipedia.org/wiki/A_Clean_Break:_A_New_Strategy_for_Securing_the_Realm

Neocon americani sulla stessa linea, dai tempi dell’invasione in poi:

http://www.nytimes.com/2003/11/25/opinion/the-three-state-solution.html

Al Maliki (Iraq) aveva chiesto agli USA di aiutarli contro ISIS, prima che la cosa degenerasse. Non è arrivato nessun soccorso

http://www.nytimes.com/2014/06/12/world/middleeast/iraq-asked-us-for-airstrikes-on-militants-officials-say.html?_r=1

In cambio ISIS ha razziato le armi americane in depositi dove giacevano inutilizzate (perché?)

http://www.ilgiornale.it/news/esteri/rapida-avanzata-delle-milizie-islamiche-costringe-casa-1027311.html

È falso che la Casa Bianca non sapesse che ISIS stava tornando ad est, dopo aver gettato nel caos il nord della Siria e, prima ancora, il nord dell’Iraq. Era una notizia già apparsa sulla stampa libanese

http://www.dailystar.com.lb/News/Middle-East/2014/Mar-14/250272-al-qaeda-splinter-group-in-syria-leaves-two-provinces-activists.ashx#axzz34Pm6wbRZ

In alternativa significa che Obama è stato tenuto all’oscuro di tutto dalla CIA e dal Pentagono e questa nuova invasione dell’Iraq è un’operazione targata neocon e destra sionista (altamente probabile).

McCain è già passato all’offensiva, accusando Obama di inettitudine

http://www.politico.com/story/2014/06/john-mccain-iraq-obama-us-heavy-price-107825.html

Obama è anche accusato di aver liberato il leader di ISIS

http://www.dailymail.co.uk/news/article-2657231/Revealed-Obama-RELEASED-warlord-head-ISIS-extremist-army-five-years-ago.html

La crisi irachena sta rinviando la morte del petrodollaro (la detronizzazione del dollaro)

http://uk.reuters.com/article/2014/06/13/uk-markets-global-idUKKBN0EO0S120140613

The Project for the New Middle East

IL FATTORE CURDO

I miliziani di ISIS hanno occupato l’Iraq del nord, lasciando in pace i kurdi che hanno anzi colto l’occasione per impadronirsi di una città irachena, Kirkuk, che considerano la futura capitale di uno stato indipendente curdo che ancora non esiste.

Uno stato curdo alimenterebbe il separatismo curdo in Iran, in Siria e in Turchia.

Israele è schierato coi curdi dal 1964

http://www.meforum.org/3838/israel-kurds

e, ancora più strettamente, dai tempi della guerra in Iraq

http://www.newyorker.com/archive/2004/06/28/040628fa_fact

http://www.timesofisrael.com/is-a-free-kurdistan-and-a-new-israeli-ally-upon-us/

Gli Stati Uniti (amministrazione Obama) sono l’unico ostacolo all’indipendenza del Kurdistan, auspicata invece da Israele, che la considera imminente, dopo il completamento di una conduttura petrolifera che consente al Kurdistan iracheno di esportare il suo greggio in maniera del tutto indipendente, aggirando Bagdad: Tel Aviv potrebbe essere la prima capitale a riconoscere l’indipendenza del Kurdistan, come già fece con il Sudan del Sud

http://www.jpost.com/Middle-East/Iraqi-Kurds-close-to-declaring-independence-355717

Ora i curdi si sono ripresi Kirkuk praticamente senza dover sparare un colpo, grazie al collasso dell’esercito iracheno (generali corrotti?): il loro sogno si è avverato con una facilità che ha dell’incredibile e hanno risolto in un colpo solo le dispute territoriali: ogni area “arabizzata” ora tornerà sotto la sovranità kurda

http://www.haaretz.com/news/middle-east/1.598650

Potrebbe essere una pericolosa illusione. Se la minoranza sunnita in un eventuale Kurdistan indipendente chiedesse aiuto a ISIS, quest’organizzazione non potrebbe rifiutarsi di combattere anche i kurdi, oltre agli sciiti.

Sarebbe il caos assicurato per tutte le nazioni con forti minoranze curde: Turchia, Iran, Siria, Iraq. Forse è proprio questo l’obiettivo.

Ci sono comunque forze e interessi curdi, visibili anche sui principali media mondiali, contrari alla balcanizzazione di quell’area del Medio Oriente, in quanto perfettamente consapevoli del fatto che i curdi sarebbero le principali vittime dell’anarchia

http://www.theguardian.com/commentisfree/2014/jun/13/iraq-separate-sunni-shia-regions-kurds-autonomy

Questi interessi preferirebbero sfruttare le proprie risorse petrolifere senza scatenare il caos separatista.

Uno scenario (sponsor saudita) non esclude l’altro (sponsor destra sionista), dato che sauditi e israeliani sono in buoni rapporti (per ora)

http://www.richardsilverstein.com/2014/03/08/saudi-arabia-finances-most-of-israels-weapons-build-up-against-iran/

IRAN

Le azioni di ISIS rendono più probabile la virtuale annessione dell’Iraq sciita all’Iran (già ora Baghdad è completamente allineata alla politica estera iraniana)

http://www.huffingtonpost.com/raghida-dergham/isis-achievements-in-iraq_b_5490381.html?utm_hp_ref=world&ir=WorldPost

Il collasso dell’esercito iracheno può essere spiegato con la corruzione dei generali e la salvezza dell’Iraq potrà venire solo dagli sciiti, dai pasdaran iraniani, dai miliziani di Hezbollah e dall’assistenza siriana, ora che Assad sta riprendendo il controllo della nazione.

BRICS

La Russia è stata premiata dal governo siriano per la sua lealtà: giga-contratto petrolifero

http://rt.com/op-edge/syria-russia-war-oil-528/

“Nonostante una serie di attacchi a grandi impianti e terminal petroliferi, a marzo la produzione di oro nero è arrivata a oltre 3 milioni e mezzo di barili al giorno (tornando ai livelli del 1989). A marzo, la russa Lukoil ha cominciato a pompare petrolio dal mega giacimento West Qurna-2 (uno dei più grandi del mondo, con riserve stimate in 14 miliardi di barili), nella zona di Bassora. Il governo di Baghdad spera che entro la fine dell’anno la produzione possa raggiungere i quattro milioni di barili al giorno.  “Sarebbe un traguardo straordinario, perché permetterebbe al governo di aumentare le entrate e attuare il suo programma di sviluppo”, ha detto il ministro del Petrolio, Abdul Kareem Luaybi. Nonostante queste buone notizie il nuovo Parlamento iracheno dovrà tentare di risolvere una delle questioni più importanti per il futuro del Paese: il rapporto con la regione del Kurdistan. I curdi hanno avviato lo sfruttamento e l’esportazione di petrolio verso la Turchia aggirando il controllo di Baghdad così da non versare denaro nella casse statali”.

http://www.formiche.net/2014/04/28/elezioni-iraq-il-futuro-passa-dal-petrolio/

L’Iraq guarda(va) a est (Iran, Russia, Cina, India)

http://www.al-monitor.com/pulse/originals/2014/02/baghdad-gradual-return-east-china-russia-iran.html

http://www.ndtv.com/article/india/iraq-s-prime-minister-nouri-al-maliki-to-begin-four-day-visit-to-india-today-408755

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POSTA IN GIOCO

A mio avviso ci sono 4 obiettivi principali.

1. Il petrolio curdo;

2. L’egemonia israeliana e saudita sul Medio Oriente (finché Israele non deciderà di averne abbastanza dei sauditi);

3. Il controllo iraniano del petrolio medio – orientale (Golfo Persico);

4. La difesa del dollaro e quindi dell’egemonia americana sul pianeta;

http://www.futurables.com/2014/06/22/the-isis-crisis-a-regime-change-too-far/

http://www.futurables.com/2014/05/29/festival-delleconomia-2014-elefanti-ignorati-scheletri-occultati-tabu-intatti/ 

Se ISIS dovesse essere sconfitta rapidamente, prima che gli indipendentisti curdi prendano il sopravvento sugli autonomisti, l’Iran si ritroverebbe con uno stato vassallo e i piani di balcanizzazione del Medio Oriente fallirebbero, con grave smacco per gli ultranazionalisti israeliani e neocon.

Il Grande Riaggiustamento Finanziario andrà in porto?

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

memo

L’insolvenza privata si è trasferita sui conti pubblici (locali e nazionali) passando per le banche (banche zombie). Ora nessuno può più far fronte all’esplosione della prossima bolla. Nessuno tranne il FMI, che è solvente e può stampare denaro (Diritti Speciali di Prelievo) per il prossimo giga-bailout planetario e ristrutturazione del debito mondiale (l’alternativa sarebbe un caos incontrollabile e non sarebbe gradita a chi governa le sorti del mondo).

Questa è la relazione ciclica (30-40 anni: l’ultimo evento è del 1971) tra caos finanziario, guerre e ristrutturazioni sistemiche globali

http://www.econ-pol.unisi.it/~bosco/int/mat/SMI.pdf

Il petrolio sarà presto pagato in Diritti Speciali di Prelievo del Fondo Monetario Internazionale (DSP; Special Drawing Rights, SDR) e non più in dollari.

Questa opzione era già stata valutata alla fine degli anni Settanta in una nota confidenziale per il presidente Carter: il prezzo del petrolio non sarebbe cambiato, ma il dollaro si sarebbe deprezzato. Perciò conveniva evitare un tale scenario. L’OPEC aveva precedentemente rinunciato a questa mossa per via della forza del dollaro. Avrebbe cambiato idea solo nell’eventualità di un forte indebolimento del dollaro (ci siamo). Da notare comunque che la nota accenna anche a dei “pro” in caso dell’abbandono del dollaro come valuta di riserva globale. Perciò la posizione implicitamente possibilista di Obama non è sorprendente.

Odiernamente il mondo sta abbandonando il dollaro e quindi è pressoché inevitabile che il petrolio sarà sganciato dal dollaro.

In una prima fase si useranno valute regionali, come il rublo e lo yuan. Poi si richiederà ufficialmente uno stabilizzatore dei mercati, ossia i DSP, appunto, con un paniere che verosimilmente includerà anche i dollari canadesi e australiani, perché il nuovo ordine sarà più produttivo (economia reale) che parassitario (rendite finanziarie) e avrà bisogno di risorse energetiche e minerarie.
[NOTA BENE: di per sé, questa soluzione non è male: andava bene a Roosevelt, De Gaulle e Keynes. Come sempre, però, dipende dall'uso che uno ne fa: con una corda posso aiutarti a uscire da un fosso, oppure posso impiccarti].

Se Ucraina, Siria, Libia, Egitto, Nigeria e, più recentemente, il Vietnam sono al centro di dispute interne ed internazionali è perché – per via della loro produzione energetica o della loro posizione geostrategica in relazione al commercio energetico – sono dei tasselli cruciali per la costruzione di questo nuovo ordine incentrato sul FMI.

Quando la transizione sarà completata assisteremo a un boom del mercato energetico e delle risorse estrattive.

Questa priorità annulla qualunque altra contesa, reale o fittizia che sia (es. sanzioni contro la Russia, respinte da Canada, Giappone e Germania perché danneggerebbero le loro imprese).

Il mondo va avanti anche se il Congresso americano si rifiuta di ratificare la riforma del FMI che ridurrebbe il peso americano e aumenterebbe quello dei BRICS. Il G20 aveva avvertito: dovremo ricorrere a misure aggressive casomai non ci fosse la collaborazione del Congresso ed è precisamente quel che sta accadendo

http://www.reuters.com/article/2014/04/11/us-g20-economy-idUSBREA3A1FC20140411

Nei prossimi mesi il FMI sopprimerà il diritto di veto statunitense e ristrutturerà il suo consiglio di amministrazione per diventare una banca centrale mondiale, in vista di una conciliazione degli interessi euro-atlantici con quelli euro-asiatici (tesi > antitesi > sintesi), sotto l’egida della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI)

http://www.bancaditalia.it/studiricerche/coop_intern/partecipa_org_int/bri

Le aree di crisi sono quelle in cui il dollaro e i vari interessi in competizione per accaparrarsi la fetta più grossa della torta stanno lottando per conservare o migliorare le loro posizioni prima del Grande Riaggiustamento (leggi: Grande Accentramento post-nazionale)

http://www.futurables.com/2014/04/24/la-grande-trasformazione-del-2015-2016-due-scenari/

Da notare che Russia e FMI erano/sono favorevoli a concedere prestiti all’Ucraina in DSP, invece che in dollari

http://www.reuters.com/article/2013/12/27/us-ukraine-bailout-idUSBRE9BQ09F20131227

Ucraina, 2014: prima volta che i DSP di un prestito FMI non sono convertiti in dollari o euro ma direttamente in oro e poi nella valuta nazionale

https://www.imf.org/external/np/sec/pr/2014/pr14189.htm

Attendiamo la dichiarazione congiunta sino-russa della prossima settimana (alla presenza di Ban Ki-moon)

http://thediplomat.com/2014/05/iranian-russian-presidents-to-visit-china/

Come andrà a finire?

Resto pessimista. Anche se numerosi grandi manovratori avessero davvero a cuore il nostro migliore interesse (da “ciò che va a mio vantaggio beneficia tutti” /trickle down –  a “ciò che va a vantaggio di tutti beneficia anche me”/ama il prossimo tuo…) non credo che abbiano il pieno controllo della situazione.

Mutamento climatico; Cintura di Fuoco in subbuglio; umanità sempre più sospettosa delle intenzioni dell’1%; incapacità di valutare oggettivamente certe variabili (tipica di personalità sociopatiche); la maggior parte dei politici che non ha la più vaga idea di quel che sta succedendo oppure non può permettersi di dire quel che pensa; i media che distorcono la realtà invece di descriverla…Qualunque sia il piano, non credo che dobbiamo attendere alcuna soluzione dall’alto. O ci diamo da fare noi, oppure affonderemo assieme ai capitani del bastimento.

FONTI:

http://philosophyofmetrics.com/2014/05/16/oil-sdrs-and-the-new-currency-basket/

http://philosophyofmetrics.com/2014/05/16/the-america-dollar-is-dumping-vietnam/

http://blogs.reuters.com/breakingviews/2014/03/21/review-a-world-of-reasons-for-the-dollar-to-crash/

http://www.financialsense.com/contributors/jim-rickards/death-of-money-china-gold-financial-warfare

http://www.financialsense.com/contributors/jim-rickards/death-of-money-interview-part-2

Il prossimo Natale il mondo ci sembrerà molto diverso da come lo conosciamo, eppure…

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

auguri-natale-felice-2014

 

Una mia previsione, sulla base di un’attenta lettura delle dichiarazioni e riflessioni di alcuni tra i più influenti decisori europei ed extraeuropei: entro Natale 2014 il mondo sarà molto diverso da come lo percepiamo ora.

- la crisi ucraina sarà risolta con la vittoria della fazione transnazionale (euro-russo-americana) che desidera un’Ucraina federata ed equidistante in un’Europa a cerchi concentrici di integrazione che coinvolgerà anche la Russia (armonizzazione dei rapporti tra Bruxelles e Mosca);

- la NATO e il petrodollaro (dollaro come riserva mondiale) non sopravvivranno a questa crisi e alla sconfitta dei neocon e del loro sogno di un mondo unipolare dominato da un’iperpotenza;

- il FMI sarà democratizzato e multilateralizzato (se il 99% riuscirà a farsi valere, altrimenti diventerà uno strumento di oppressione peggiore di adesso)

- il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sarà riconfigurato, magari attraverso la formula 7-7-7,  che vedrà un maggiore coinvolgimento di Pachistan, Nigeria, Brasile, Sudafrica, Indonesia, Iran, Cile, Messico, Turchia, Giappone e, ci si deve augurare, anche l’Italia, che tanto e meritoriamente si è spesa per dare più voce alle potenze minori con un progetto di riforma analogo

- certe scomode verità (minori) saranno disoccultate per screditare il vecchio ordine e legittimarne uno nuovo.

- il vecchio ordine non se ne andrà prima di aver sparato l’ultima cartuccia.

L’amministrazione Obama sta già preparando la transizione.

Ha di fatto tolto il suo appoggio ai miliziani anti-assad, permettendo ad Assad di vincere la guerra civile.

Ha scaricato i sauditi e gli israeliani.

Quando un segretario di Stato, nel corso di una riunione della Commissione Trilaterale, fa trapelare un parallelo tra Israele e il Sudafrica dell’apartheid, è chiaro che qualcosa di grosso bolle in pentola.

Ci tengo a precisare che questo NON è l’inizio di un Rinascimento per l’umanità.

Una fazione (realista, potenzialmente sensibile, o comunque meno insensibile, alle esigenze della specie umana) vince, un’altra fazione (integralista, socio-psicopatizzata) perde.

Quel che accade in cima alla piramide è solo una versione macroscopica di quel che accade nelle nostre vite, nei nostri rapporti reciproci. Perciò il nuovo ordine non sarà diverso da quello attuale. Sembrerà più umano all’inizio, per qualche anno, perché garantirà una maggiore redistribuzione delle risorse (ci sono già sufficienti ricchezze per tutti: ogni singolo essere umano, neonati inclusi, avrebbe in teoria a disposizione oltre 50mila dollari di beni; 75mila entro il 2020).

Ci sarà crescita e più prosperità, ma per fare cosa?

Finché non attueremo una rivoluzione interiore, nelle nostre teste e nei nostri cuori – un passaggio dall’infantile modalità “sfruttamento egoistico” (parassitismo entropico, crescita bulimica vs. decrescita anoressica) all’adulta modalità “altruismo solidale” (fare comunità, espansione/evoluzione non materialista) –, ogni rivoluzione esteriore (tecnologica, politica, economica, culturale, ecc.) sarà soggetta alle stesse derive degenerative e sociopatiche, con costanti trasferimenti di ricchezze dal basso verso l’alto, fino alla prossima Crisi, più grave delle precedenti e al prossimo Ordine, più subdolo di quello che l’ha preceduto.

Che speranze hanno le persone di buona volontà e retto intendimento che riescono ad arrivare in alto (es. padri fondatori degli Stati Uniti, i girondini, i padri e madri della nostra costituzione, ecc.: i destinatari dei loro messaggi erano il 2-4% delle rispettive popolazioni, a voler essere generosi), se poi si ritrovano tra l’incudine delle masse ignare ed egoiste e il martello di arrivisti senza scrupoli?

Servirebbe una creativa, autocritica, matura assunzione di responsabilità collettiva che ci emancipi da questi paternalistici cicli di asservimento e ci restituisca alla nostra piena dimensione di Individui Sovrani Cooperativi.

Dovremmo essere capaci di vedere il mondo come è, non come crediamo che sia, ed agire di conseguenza, con discernimento e obiettività, senza credere a certi falsi dogmi in voga in quest’epoca decadente.

Qualcosa per fortuna si sta muovendo e le grandi trasformazioni sono verosimilmente anche un sintomo e un motore di questa presa di coscienza planetaria.

Specialmente a livello locale, si potrebbe fare e si farà moltissimo per cavalcare l’onda del cambiamento.

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La pace, la vita e la nuova guerra di Crimea

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

Dmytro YaroshDmytro Yarosh, il nuovo responsabile della sicurezza e della difesa ucraina

Nel pieno di una crisi internazionale esplosa sul territorio europeo, la Casa Bianca invita la Georgia a entrare nell’Unione Europea e nella NATO ed esorta Mosca a consegnarle Abkhazia (21% della popolazione di etnia georgiana) e Ossezia del Sud (29%), che la stessa Georgia aveva cercato di conquistare

http://archive.is/jvFGJ

al tempo della presidenza Bush, quando Saakashvili prese per buone le parole di John McCain e David Cameron

http://blogs.spectator.co.uk/coffeehouse/2008/08/mccain-and-cameron-close-for-now/

e attaccò la Russia

http://www.ceiig.ch/pdf/IIFFMCG_Volume_I.pdf

nella convinzione di godere del pieno appoggio anglo-americano.

Perché proprio ora? Perché in un momento così delicato, in cui tutto dovrebbe far propendere per il dialogo con i russi, nel tentativo di risolvere felicemente la crisi ucraina e quella siriana, congiuntamente alle trattative sul programma atomico civile iraniano, si sceglie di accendere gli animi e rinfocolare i sospetti? Perché i media occidentali non si allarmano per questa completa assenza di volontà di pace che può trascinarci oltre il bordo del precipizio?

Esaminiamo quel che abbiamo appreso in questi anni.

Sappiamo (Dilip Hiro, “After Empire: The Birth of a Multipolar World”) che negli anni successivi all’11 settembre i governi/regimi di Libia e Siria avevano autorizzato l’approdo delle navi della marina russa nei porti di Bengasi e di Tartus. Gheddafi aveva dichiarato che questa decisione serviva a garantirlo contro le ambizioni del Pentagono, perché la sua partecipazione alla Guerra al Terrore non gli pareva un’assicurazione sufficiente. Bengasi, Tartus, Sebastopoli (Crimea). Forse una coincidenza, o forse no.

Sappiamo che l’Occidente appoggia fermamente la candidatura a sindaco di Mosca dell’oppositore russo Alexei Navalny, un avvocato che nel 2012 ha invocato la riunificazione di Russia, Ucraina e Bielorussia e che ha paragonato gli indipendentisti del Caucaso a degli scarafaggi. Certamente non un uomo di pace.

In Ucraina la rivolta antigovernativa è stata guidata dall’estrema destra ultranazionalista, antisemita, omofoba e russofoba, che ora è arrivata al governo ed è a capo della sicurezza nazionale (!!!). Una serie di attacchi a sinagoghe ed ebrei ucraini hanno spinto il rabbino Menachem Margolin, direttore generale dell’Associazione delle organizzazioni ebraiche in Europa, a chiedere al governo israeliano di proteggere gli ebrei ucraini da eventuali pogrom ad opera della destra giunta al potere.

In Siria il lassismo (e connivenza?) occidentale hanno fatto sì che la guerra civile ora veda ribelli siriani, militanti kurdi e truppe regolari siriane alle prese con migliaia di mercenari fondamentalisti sunniti giunti da tutto il mondo arabo e retribuiti da Arabia Saudita e Qatar.

La NATO, che aveva promesso che in cambio della riunificazione tedesca avrebbe rinunciato ad incorporare l’Est Europa, ha spostato a est i suoi confini fino alla Russia e ora si prepara ad inglobare Georgia e Ucraina. Il dislocamento delle sue batterie missilistiche in prossimità delle basi russe consente allo scudo antimissile “Guerre Stellari” di intercettare eventuali missili balistici intercontinentali russi prima che raggiungano la velocità di crociera. La questione, però, è che questo sistema di difesa sarebbe utile solo in caso di attacco americano e quindi una sua maggiore efficacia data dalla accresciuta vicinanza aumenta di fatto le probabilità che un’amministrazione statunitense aggressiva possa decidere di tentare la sorte.

Quest’aggressività per nulla dissimulata ha persuaso grandi potenze emergenti come la Cina, la Russia, l’India, il Brasile e il Sudafrica a far fronte comune (Kent Calder, “The New Continentalism: Energy and Twenty-First-Century Eurasian Geopolitics”) e, nel contempo, ha prodotto un avvicinamento tra la Russia e l’Ungheria, la Grecia, Cipro, l’Armenia e perfino la Germania (cf. nomina di Gernot Erler).

Non ci è dato sapere come andrà a finire, ma uno scenario che purtroppo non è da escludere è quello di una nuova guerra di Crimea.

http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_di_Crimea

Francia e Regno Unito sono le stesse nazioni che volevano intervenire militarmente in Siria, anche se questo comportava il rischio di un conflitto con la Russia. Al posto del Piemonte questa volta ci sarebbe l’Italia, ma c’è da augurarsi che Renzi non veda in Tony Blair un modello anche per gli “interventi umanitari”.

Se il fine ultimo è davvero quello di scacciare i russi dal Mediterraneo allora, dopo Bengasi (Libia) e Tartus (Siria), potrebbe essere la volta di Sebastopoli.

http://www.juancole.com/2014/02/reason-crimean-war.html

specialmente dopo l’accordo russo-ucraino del dicembre 2013 per un’ulteriore espansione della presenza russa

http://www.eurasianet.org/node/67882

Ormai da anni siamo sull’orlo di un conflitto mondiale. Ci siamo andati vicini nel 2008, quando Israele aveva chiesto il via libera a Bush per un bombardamento. Poi di nuovo in Siria nel 2013. Ora è il momento dell’Ucraina (e della Georgia?).

Se davvero forze influenti vogliono lo scontro sarà praticamente impossibile evitarlo.

L’unico aspetto positivo di tutta questa faccenda è che per i media occidentali è sempre più difficile prendere per i fondelli l’opinione pubblica: quando uno constata che un governo legittimamente eletto è stato abbattuto per sostituirlo con un altro governo che pullula di neofascisti e neoliberisti è difficile che la retorica “libertaria” e “democratica” faccia presa su chi ancora possiede qualcosa di più di un cervello a mezzo servizio.

PACE E VITA NON SONO MAI STATE COSI’ INDISSOLUBILMENTE INTRECCIATE

L’Ucraina può essere salvata

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

ab-1.si

[Per arrestare la violenza] bisogna fermare la polizia, fermare i manifestanti, imporre una DMZ, una zona demilitarizzata e spostare questo conflitto dalle strade al Parlamento. Voglio essere molto franco: il governo non controlla la polizia antisommossa ed è molto difficile per l’opposizione controllare Maidan. E ci sono una serie di forze che sono prive di controllo. Questa è la verità … è il caos, ora. L’Ucraina è in un gran casino

“To stop the riot police, to stop the protesters, to impose a DMZ, like demilitarized zone, and to move this conflict from the streets to the Parliament. I would be very frank that the government does not control the riot police and its very difficult for the opposition to control Maidan. And there are a number of forces who are uncontrolled. This is the truth…is in chaos now. Ukraine is in a big mess”

Arseniy Yatsenyuk, il leader dell’opposizione che fa riferimento alla Casa Bianca

http://www.rte.ie/news/player/2014/0220/20529559-ukraine-is-in-a-big-mess-yatsenyuk/

Tener conto che l’Ucraina proprio in quanto terra di “frontiera” tra Europa e Russia, in virtù della sua storia, della forte presenza di minoranze russe non può essere assimilata forzatamente e sic et simpliciter all’Unione Europea. E poi quali sono gli interessi che sono dietro quella manovra. Allora perché non pensare ad una forma “ibrida”,nella quale si tenga conto della diversità culturale ed etnica dell’Ucraina, che non può fare a meno né della Russia né dell’Europa? Ma non della Russia che è rappresentata dalla politica di potenza di Putin o dell’Europa delle lobby economiche. Ci vuole uno sforzo di creatività, quando i conflitti sono così complessi e si intrecciano al pregresso storico, agli interessi geopolitici e geostrategici, alle contraddizioni mai risolte degli stati-nazione. Allora per iniziare si sgombri il campo da estremismi, si chieda subito che le armi tacciano da una parte e dall’altra, si faccia chiarezza su chi c’è dietro le manifestazioni a Maidan (ci vuole poco a capire che ci sono forti infiltrazioni di gruppi paramilitari di destra e nazisti che sparano come sparano le forze di sicurezza governative), si portino ad un tavolo di trattativa le forze politiche “vere”, da una parte e dall’altra. Si ragioni su ipotesi come quella proposta nell’articolo di Pagina99, di una “doppia partnership” che veda l’Ucraina in parte legata alla UE in parte al nascente blocco eurasiatico costruito da Mosca. Le zone di frontiera, i territori “faglia”, nei quali non sono stati mai sopiti gli effetti di guerre devastanti come la Seconda guerra Mondiale, non possono esser governati secondo i criteri propri degli stati-nazione. Perché sono zone culturalmente, etnicamente, religiosamente ibride. Terre cerniera. Ed allora le soluzioni dovranno tenerne conto. E se l’Unione Europa oggi è troppo coinvolta direttamente, (o meglio Berlino) allora perché non affidare al Consiglio d’Europa la proposta di una mediazione?

Francesco Martone, da facebook

http://www.futurables.com/2014/02/20/la-via-del-dialogo-per-la-salvezza-dellucraina-e-delleuropa/

Retorica di guerra…di nuovo…pervicacemente

a cura di Stefano Fait

 

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Oggi la Francia ha posto il veto alla pace…Nessun accordo in questo round di colloqui a Ginevra. Possiamo ringraziare i francesi per aver ammazzato le trattative e informato il mondo del loro lavoretto da sicari…Nonostante l’intransigenza francese, è importante restare concentrati sugli importanti progressi compiuti a Ginevra. La diplomazia sta lavorando e riprenderà i colloqui in 7-10 giorni… Chi era scettico riguardo al ruolo della diplomazia non può appigliarsi a nulla. È stato smentito ancora una volta… Stare qui a Ginevra ha rafforzato la mia fiducia nel potere della diplomazia…Se siete iraniani o americani dovreste essere orgogliosi dei vostri diplomatici. Hanno lavorato duramente per la pace e riprenderanno i colloqui in vista di un imminente accordo. Non importa come sarà riportata la notizia, avevamo un accordo fino a quando i francesi hanno fatto un’entrata a gamba tesa. Il resto della giornata è stata trascorsa cercando di contenere i danni.

http://inagist.com/all/399300659063037952/

Siamo pronti a contrastare ogni possibile forma di  pressione da parte dei nostri alleati? Pressioni economiche, condite da velate minacce di influire negativamente sul nostro spread; pressioni diplomatiche; pressioni politiche, magari in veste di un aperto sostegno a partiti d’opposizione nel tentativo di favorire governi più inclini all’intervento; pressioni morali, con incessanti richiami alla solidarietà atlantica. Pensiamoci bene prima di rispondere al quesito. Soprattutto, non lasciamoci forzare la mano”.

Giuseppe Cucchi, Generale di Corpo d’Armata dell’Esercito Italiano, consigliere del Ministro della Difesa – Limes, settembre 2013, pp. 189-192

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/10/01/litalia-non-cada-nella-trappola-mediorientale-g-cucchi-generale-e-consigliere-della-difesa/

“La Casa Bianca domanda ai leader ebraici di non fare lobbismo per altre sanzioni contro l’Iran”.

Un titolo surreale, ma reale. E abbiamo anche appreso che Fabius è stato informato che, se la Francia non avesse sabotato le trattative, Israele avrebbe attaccato l’Iran (un bluff?)

http://www.timesofisrael.com/?p=744462

Questa faccenda non ha però NULLA a che vedere con gli EBREI. Ci sono importanti esponenti della comunità ebraica americana all’interno dell’amministrazione Obama che si oppongono alle politiche di Netanyahu. Il problema è il sionismo e il modo in cui viene usato da certi interessi forti transnazionali per ricavarne lauti profitti a spese del genere umano.

A differenza delle potenze occidentali, l’Iran ha rispettato integralmente i protocolli contro la proliferazione nucleare (anche se poteva legalmente abbandonare il Trattato di non-proliferazione nucleare), l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, la CIA e il Mossad (!!!) hanno ribadito che non esiste alcuna evidenza di un programma atomico militare iraniano, un programma atomico civile è perfettamente legale e le aperture iraniane erano state prese sul serio dalla Casa Bianca, da Bruxelles e da Berlino.

Anche perché il ministro degli esteri iraniano aveva lealmente contribuito a salvare la faccia di Obama nell’affare della linea rossa in Siria, prima del voto del Congresso.

Washington e Mosca non vogliono assolutamente farsi coinvolgere nell’ennesimo conflitto medio – orientale voluto da Israele e dalle petromonarchie, ma Parigi ha detto “non”. Si badi bene, la volta precedente è toccato a Londra e così sarà la prossima volta. Stanno equamente dividendosi il fardello del disprezzo del mondo.

La Francia, la potenza nucleare che ha fornito ad Israele il know-how per creare il suo arsenale atomico, non ha più una politica estera indipendente e obbedisce servilmente alla volontà di Israele e dei munifici emiri del Golfo – sì, sto insinuando: Hollande ha in programma una visita in Israele tra qualche giorno e “il principe Bandar avrebbe espresso loro l’intenzione di ridurre la cooperazione con gli Stati Uniti nelle operazioni volte a sostenere i ribelli siriani, rafforzandola invece con altri paesi, tra cui Giordania e Francia”.

http://www.ilmondo.it/esteri/2013-10-23/wsj-riad-pronta-ad-abbandonare-usa-protesta-siria-iran_347336.shtml

http://www.emptywheel.net/2013/11/09/after-reportedly-being-offered-saudi-weapons-sales-france-blows-up-iran-deal/

Sembra di essere tornati ai tempi di Pierre Laval.

Fabius avrebbe fatto naufragare qualunque accordo e continuerà a cercare di silurare le trattative. Il governo “socialista” francese, vigorosamente detestato dall’opinione pubblica francese come nessun altro prima, è un’onta per la storia del socialismo e una minaccia per la stabilità mondiale e per gli interessi italiani ed europei. Poiché, a parte gli inglesi, gli altri paesi europei si sono dissociati dalle posizioni francesi, la prossima mossa, se avessimo dei leader con la spina dorsale e non corrotti o ricattati con le intercettazioni, sarebbe quella di isolare la Francia all’interno dell’Unione Europea. Non succederà, perché questa è la classe dirigente peggiore del dopoguerra.

Nel frattempo il Consiglio Nazionale Siriano ammette di non avere più alcun controllo sui combattenti in Siria. Anche se volesse perseguire delle trattative con Assad la sua volontà sarebbe ignorata – la Siria sta diventando l’ennesimo Afghanistan

http://disquietreservations.blogspot.it/2013/11/update-on-syria-syrian-national.html

I sauditi non sono interessati a un semplice cambio di regime in Siria, ma allo smantellamento di una società eterogenea, laica e tollerante per istituire al suo posto un qualcosa di reazionario, particolarista, integralista, balcanizzato e settario che è arduo chiamare società.

Se Israele e i sauditi avversano le politiche mediorientali di Obama e Kerry significa che queste ultime sono essenzialmente positive per tutti. Forse è uno di quei casi in cui gli interessi statunitensi possono vagamente coincidere con quelli del mondo (magari anche solo come “meno peggio” e “male minore”).

Odifreddi, il negazionismo e i due olocausti

Twitter [non in italiano]

Facebook [in italiano]

La nostra sola giustificazione, se ne abbiamo una, è di parlare in nome di tutti coloro che non possono farlo.

Albert Camus, da “L’artista e il suo tempo”

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Sottoscrivo ogni singolo punto toccato dal commentatore Metul:

In sintesi, la questione è semplice: è lecito il dubbio in una indagine storica?

A cosa si ridurrebbe la Storia senza il dubbio e la volontà di ricerca?

Il problema non è l’esistenza delle camere a gas, ma imporre per Legge che un fatto sia “certezza storica”.

Lo studio della Shoah è un tema delicato.

La stessa “unicità di questo orrore” che lo rende diverso da tutti gli altri stermini è oggetto di discussione tra gli storici.

Introduce surrettiziamente una classifica delle stragi.

Chi scrive condivide in toto l’opinione – prego notare il sostantivo – di Primo Levi. La Shoah rimane – per ora – un unicum.

La Shoah – e questo dimostra che 70 anni da questo orrore sono un istante – è una ferita che non si rimarginerà più. Ed è stata ferita – attraverso il dolore indicibile degli ebrei – l’umanità intera.

E’ un dato di fatto, però, che chiunque tenti un approccio storiografico non conforme all’ortodossia – che non significa negazionismo – viene immediatamente infangato.

Per quanto riguarda la tesi che le nostre conoscenze storiche siano mediate da film e letteratura, ricordo che in Italia sino al 1979 – anno in cui venne trasmesse la mini serie Tv Olocausto – la maggior parte della popolazione ignorava l’esistenza del dramma o ne aveva una idea vaga. La miniserie ebbe il merito di allargare la platea, prima ristretta all’ambito storiografico. Il risultato è che l’indagine storica sulla Shoah deve per forza essere anche emotiva (comprensibile per i milioni di persone che ne vennero travolte) bandendo il dubbio.

Credo che la Shoah sia ancora magma della nostra cronaca recente che ancora deve cristallizzarsi in Storia.

Spiace che persone come Riotta oppure Augias abbiano frainteso. E mi si permetta: uno con un tweet, l’altro con un sms. Dimostrando con lo strumento usato quanto tempo abbiano deciso di dedicare a un tema enorme.

Se fraintendono loro, non c’è speranza per gli altri.

Da ieri, il Prof. Odifreddi è un negazionista. Punto. Lo abbiamo classificato senza appello con un tweet. Nessun dubbio.

In questo il Dott. Augias ha torto: non ci dovrebbe essere un limite alla decenza, ma all’indecenza.

http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/2013/10/17/che-cose-la-verita/comment-page-1/#comments

Questo è un tema che mi sta particolarmente a cuore, perché ho iniziato a bloggare essenzialmente per due ragioni, alle quali ho dedicato due categorie specifiche, fin dal principio. Una era “cambiamento climatico”, l’altra era “secondo olocausto”. Sono i miei due marchi di fabbrica. Me le sono trascinate dietro dal vecchio al nuovo blog, perché le ritenevo essenziali.
http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/verso-un-secondo-olocausto.html
http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/michael-seifert-e-adolf-eichmann-il.html

La prima categoria serviva per avvertire che in caso di ibernazione solare saremmo andati incontro ad una probabile glaciazione. L’ibernazione si sta verificando e tra pochi anni ne affronteremo le conseguenze (essendo completamente impreparati).

La seconda per avvertire che i tabù che circondavano le politiche di Israele e l’Olocausto (in particolare la Giornata della Memoria) stavano facendo montare una tale ondata di livore contro i sionisti che la corda rischiava di spezzarsi.
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/02/israele-la-destabilizzazione-del-medio-oriente-ed-il-neonazismo/

La questione siriana ha dimostrato che gli Stati Uniti non seguiranno Israele nelle sue “avventure” mediorientali e prima di qualche anno Israele e gli ebrei nel mondo ne affronteranno le conseguenze (essendo completamente impreparati).

I suddetti tabù stanno spingendo Israele sull’orlo del baratro. È un semplice meccanismo psicologico collettivo. La dissonanza cognitiva tra realtà e rappresentazione della realtà produce uno stress emotivo che prima o poi deve trovare uno sfogo e un capro espiatorio.

Io non voglio che gli ebrei (e con loro i palestinesi) accettino passivamente il loro ruolo di capri espiatori, come se fosse un destino biblico ineluttabile, ma è quello che sta succedendo. Non sarò complice di questa mostruosità, neppure indirettamente. Se le città israeliane saranno un giorno vetrificate, io soffrirò moltissimo, ma non voglio essere tra quelli che sono stati zitti per paura dei giudizi e malignità altrui.

Non lo faccio in nome dei miei antenati marrani, lo faccio in nome della mia coscienza.

A differenza di moltissime altre persone, ho cercato di vagliare il dibattito sull’olocausto ( = giudeocidio rituale), tra i negazionisti, i revisionisti e i loro critici.

Quest’analisi ha messo in discussione alcune delle mie più granitiche convinzioni. [Lo stesso è accaduto sulla faccenda del cambiamento climatico: ero un serrista]

Ora ritengo di avere solide ragioni per affermare che:

- ad Auschwitz e negli altri campi sono morti più gentili che ebrei;

- 6 milioni è una cifra inventata di sana pianta (oltre 4 milioni è più verosimile);

- è probabile che la maggior parte dei morti sia stata causata dagli stenti, dalle malattie, dalla consunzione, dalle sperimentazioni di massa, dalle marce della morte e dalle esecuzioni sommarie in giro per l’Europa (Einsatzgruppen).

- sulle camere a gas non mi sono mai espresso perché esistono delle incongruenze relative a questa questione che non so spiegare. Non posso dare ragione ai negazionisti, perché il caso non è chiuso, anche se loro sono convinti che lo sia. Ma al tempo stesso non posso, in tutta onestà, dire che il problema non esiste. Sull’uso del gas nell'”eutanasia” (es. Hartheim) accetto la posizione ufficiale, perché la ritengo assodata. Su altri aspetti della questione sono costretto a sospendere il giudizio, pur provando ribrezzo per le motivazioni retrostanti a certi revisionismi storici (ma non per quelle di ebrei, comunisti ed antifascisti che esprimono dubbi su certi elementi chiave della faccenda). Ad ogni buon conto, se anche un giorno si scoprisse che le incongruenze sono reali e siamo stati tutti vittime di un gigantesco abbaglio, come è già successo in passato (o nel presente: si pensi a tutte le persone straconvinte che sia sempre più caldo, anche se le temperature globali sono stabili da 15-17 anni a seconda delle misurazioni, e pronte ad attaccare chiunque faccia loro notare che si sbagliano), sarebbe ridicolo accusare gli ebrei anche di questo. Non è mai esistito un complotto ebraico di alcun genere. Se di mistificazione si deve parlare, allora questa è nata già negli ambienti nazisti e polacchi non ebraici e tendenzialmente antisemiti intorno al 1942, ed è stata poi sfruttata da certi ambienti sionisti e sovietici (per minimizzare gli orrori di Katyn), ai danni degli ebrei.

Se, e ribadisco SE, il revisionismo dovesse un giorno trionfare, gli ebrei non dovranno diventare nuovamente un capro espiatorio. Loro, come tutti, sono stati manipolati da ingegni psicopatici intenti a perseguire il proprio interesse ad ogni costo, senza alcuno scrupolo.

sherlock_cover“Eleva marcatamente il livello qualitativo delle tesi negazioniste” (Robert Jan van Pelt, accademico di riferimento tra i critici dei revisionismi/negazionismi dell’Olocausto)

Prefazione e intervista a Simon Crowell, accademico, strenuamente anti-nazista e anti-razzista, revisionista:

http://www.ninebandedbooks.com/pdf/sherlock_presskit.pdf

L’ossessione per il gas è comunque morbosa e inquietante e riaffiora nella disputa sull’uso del sarin in Siria, da parte del regime o dei ribelli, come una maledizione, come se fosse il discrimine finale in una guerra civile tra 4 o 5 fazioni che si massacrano a vicenda.

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La potenza simbolico-evocativa del gas, in una società in cui i bambini vengono allevati nella paura dell’annientamento e in uno stato di assedio permanente

Il culto dell’Olocausto e la fissazione per le camere a gas – degli uni e degli altri – è un culto di morte e può solo condannare a morte chi lo officia ritualmente, senza discernimento.
All’umanità serve il culto dei giusti tra le nazioni, il culto della vita e di chi la preserva:
http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/i-giusti-tra-le-nazioni-salvare.html

A me comunque basta difendere il diritto di Odifreddi di prendere quella posizione scomoda, nella speranza che i dibattiti possano non essere censurati in partenza.
Non è in ogni caso ammissibile che queste affermazioni possano configurarsi come un reato!
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/04/ciascuno-di-noi-non-ha-forse-il-sacrosanto-diritto-di-negare-i-crimini-israeliani-e-della-nato/

Ai miei occhi, non c’è che differenza tra ammazzare la gente nelle camere a gas o farla morire di stenti. Che siano 3-4-6-9 milioni gli ebrei ammazzati, non dovrebbe fare alcuna differenza sul giudizio di condanna assoluta. La Shoah/Olocausto è stata un evento unico nella storia.

A differenza della storiografia mainstream, io sono persuaso che il progetto occulto del nazismo fosse quello di sterminare tutti gli ebrei e la guerra dovesse servire appunto a quello (oltre che a satollare le oligarchie mondiali).
http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/la-famiglia-bush-e-il-terzo-reich.html
Non è detto che questo progetto fosse realmente noto all’infuori di certi circoli “esclusivi”
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/10/19/sulluso-del-termine-olocausto-e-sulluniversalita-del-nazismo-odifreddi-ecc-parte-ii/

Se i nazisti avessero vinto la guerra l’Olocausto sarebbe stato completato. Il fatto che intendessero sopprimere anche 20-30 milioni di slavi non ebrei a guerra conclusa non toglie nulla alla validità del criterio di genocidio applicato all’Olocausto e all’unicità dell’evento.

C’è ancora molto da capire di quell’evento, ma per qualche ragione si vuole occultare invece di disvelare, si accusa di negazionismo chiunque cerchi di andare più a fondo. Qualcuno [non solo sionista] preferisce che la verità resti celata.
Perciò trovo intollerabile che si voglia introdurre un reato che può solo far nascere sospetti che si stia cercando di nascondere qualcosa e che questo qualcuno che censura sia l’Eterno Ebreo, animatore ultimo della congiura plutocratica giudaico-massonica.

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Netanyahu, le sue manie demografico-razziali e il suo profilo psicologico
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/22/cosa-spinge-netanyahu-a-fare-quello-che-fa-il-rapporto-con-un-padre-molto-particolare/
causeranno verosimilmente un olocausto di ebrei, arabi, persiani (ecc.)
e non riesco a darmi pace di questo: è come vedere un tuo amico (non certo Netanyahu) che si sta autodistruggendo e non sai come fermarlo, lo avvisi, litighi e alla fine ti senti impotente e sai che comunque proverai un forte senso di colpa, anche se le hai tentate tutte.

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Un fenomeno analogo sta accadendo in Germania, dove Angela Merkel sta usando la Shoah/Olocausto per ammaestrare/addomesticare milioni di tedeschi che non possono essere ritenuti colpevoli per le infamie commesse da altri tedeschi diverse generazioni fa (la teutonofobia non è un razzismo più ammissibile degli altri)
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/02/05/no-angela-hai-torto-come-sempre/

*****

Finkelstein-industria-dell-olocausto

P.S. Mi rivolgo a chi può aver sospettato che “non ho le palle di dire quel che penso riguardo alle camere a gas” (è successo).

Se fosse così non avrei sollevato la questione. Non esprimo un giudizio “definitivo” sulla questione perché sono incerto e sono incerto perché ho studiato questa questione abbastanza da dover concludere che sono ignorante in materia (so di non sapere), ma non a sufficienza da poter dire “hanno ragione questi”, oppure “hanno ragione quelli”.

Davvero non lo so e proprio per questo vorrei che certi nodi venissero affrontati.

Ripeto, non per pignoleria e non per sminuire la gravità dell’evento, ma perché il nostro futuro (non solo quello di Israele, della Palestina e degli ebrei nel loro complesso) dipende dalla nostra corretta comprensione del passato e dal nostro coraggio di affrontarne lo studio senza porre dei tabù.

“L’Italia non cada nella trappola mediorientale” – G. Cucchi, generale e consigliere della Difesa

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Tutta la storia recente dei nostri rapporti con il mondo arabo abbonda di bugie, mistificazioni e (nel migliore dei casi) di errori che sarebbe stato bene trasformare in esperienza. Quando si parlò di guerra all’Iraq, Stati Uniti e Gran Bretagna esibirono presunte “prove certe” della presenza di armi di distruzione di massa nel paese: tutti credemmo al segretario di Stato Colin Powell – che brandì un incriminante provetta durante uno dei suoi discorsi – e al premier britannico Tony Blair, che lo sosteneva a gran voce. L’invasione dimostrò poi come di tali armi non vi fosse traccia.
Successivamente, quando si parò di guerra in Bosnia, il casus belli per l’intervento occidentale fu il fuoco dei mortai – ufficialmente serbi – contro la popolazione civile nel mercato musulmano di Sarajevo. Al quartier generale NATO di Bruxelles si mormorava però di come i tracciati di alcuni radar inglesi mostrassero chiaramente che i colpi erano partiti da un’area sotto il controllo di unità bosniache musulmane, non di truppe serbe. Una mistificazione quindi, tecnicamente ben creata e ancor meglio gestita mediaticamente, che ci spinse a intervenire. In questo caso forse fu un bene, visto che il successivo episodio di Srebenica dimostrò come atrocità ben peggiori fossero in ogni caso possibili.

Anche nel caso del Kosovo accadde qualcosa di molto simile, ovvero il tentativo di attribuire a forze serbe un eccidio di massa di popolazione kosovara. In questo caso il tentativo fu più maldestro e la sua risonanza mediatica si attenuò rapidamente, sebbene da parte occidentale e sotto la spinta americana si tentasse di far passare quasi senza discussione le ipotesi peggiori.

Tutto questo per segnalare che sarebbe stata necessaria una certa cautela prima di attribuire ad al-Asad e alle sue truppe l’eccidio. Innanzitutto perché l’attuale caos siriano rende possibile che una parte dell’arsenale chimico di Damasco sia caduto in mano dei ribelli. Poi perché nelle file di questi militano, specie nel Nord e nell’Est, elementi di estremismo tali da rendere possibile ogni ipotesi. Infine perché, di fronte all’eterna domanda “cui prodest?”, un atto del genere ha una sola possibile risposta razionale, che esclude la responsabilità del regime.

[…].

In Iraq gli attentati si succedono al ritmo di mille morti al mese…il Libano si sta destabilizzando…nella Libia del dopo Gheddafi regna una completa anarchia, resa sanguinosa dal continuo scontro di circa 35 fazioni armate che neanche la vecchia struttura tribale (un tempo solida) riesce più a contenere..
[…].

In queste condizioni, il momento peggiore in Siria per noi verrà quando Washington cercherà di passare la palla alla NATO, evitando d’impegnare i propri soldati in azioni di terra e per questo patrocinando una nuova “coalizione dei volonterosi” disposti a morire per Damasco (peggio, per una Damasco sunnita).
Siamo disposti a sopportare perdite simili a quelle di Nassiriyya o dell’Afghanistan? In caso contrario, siamo pronti a contrastare ogni possibile forma di  pressione da parte dei nostri alleati? Pressioni economiche, condite da velate minacce di influire negativamente sul nostro spread; pressioni diplomatiche; pressioni politiche, magari in veste di un aperto sostegno a partiti d’opposizione nel tentativo di favorire governi più inclini all’intervento; pressioni morali, con incessanti richiami alla solidarietà atlantica. Pensiamoci bene prima di rispondere al quesito. Soprattutto, non lasciamoci forzare la mano”.

Giuseppe Cucchi, Generale di Corpo d’Armata dell’Esercito Italiano, consigliere del Ministro della Difesa – Limes, settembre 2013, pp. 189-192

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