Sull’uso dei termini “Olocausto”/”Porrajmos” e sull’universalità del nazismo (Odifreddi ecc. parte II)

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Se dipendesse da me, costruirei una camera letale grande quanto il Crystal Palace, con una banda militare, che suona soavemente e un cinematografo che proietta immagini vivaci; quindi andrei fuori nei vicoli e nelle vie principali e li porterei tutti dentro, i malati, gli zoppi e gli storpi; li condurrei gentilmente e loro con un sorriso stanco mi ringrazierebbero; e dalla banda, soavemente, traboccherebbe un coro di Alleluia

D.H. Lawrence, 1908

http://en.wikiquote.org/wiki/D._H._Lawrence

Piena è la terra di superflui, corrotta è la vita a causa dei troppi; si potesse attrarli fuori da questa vita allettandoli con la “vita eterna”

Venisse una tempesta che scrollasse dall’albero tutto questo marciume e pasto di vermi…Venissero predicatori della morte rapida!

A ciò che sta per cadere si deve dare una spinta. A chi non insegnate a volare, insegnate a cadere più in fretta

Alla vita è necessaria anche la plebaglia? Sono necessari pozzi avvelenati e fuochi puzzolenti, e sogni sporcati e vermi nel pane della vita? 

Si è preso il partito di tutto ciò che è debole, malato, malriuscito, sofferente di per se stesso, di tutto ciò che deve perire (zu Grunde gehen soll), si è invertita la legge della selezione

Si devono sopprimere (abschaffen) i mendicanti; perché a dare loro qualcosa ci si arrabbia, e ci si arrabbia nel non dare loro nulla

F. Nietzsche

All’improvviso è lì, l’ospite di un altro mondo. Potrebbe venire tra mille anni, o anche domani. Che cosa faremo allora? Come ci proteggeremo da noi stessi, se assumerà ancora una volta la forma di un essere umano – uno che ovviamente non rassomiglierà per nulla ad Hitler, ma che potrebbe ad esempio essere calvo, con una lunga barba ed una voce paterna? Oppure giovane e in forma, dall’aspetto sveglio ed irresistibile? […]. Sedurrà la gente dalla testa ai piedi, come fece Hitler, e non solo la testa come fa il marxismo, o la pancia come fa il capitalismo. Gli crederanno, come credono in un dio, e saranno disposti a morire per lui, al fianco delle sue vittime, sentendosi finalmente vivi.

Harry Mulisch, “Criminal Case 40/61, the Trial of Adolf Eichmann An Eyewitness Account”, 2005, pp. 149-150.

L’hanno fatto in passato e probabilmente lo rifaranno anche in futuro.

Robert Servatius, avvocato difensore di Adolf Eichmann

Uso volutamente il termine Olocausto (“sacrificio”), in luogo del politicamente corretto Shoah (“catastrofe”), perché sono convinto che il mestiere dell’antropologo e dello storico richieda di tener conto delle persuasioni del proprio oggetto di studio, siano essi gli aztechi, o i nazisti.
Seguo l’esempio del rispettato storico britannico Goodrick-Clarke

http://en.wikipedia.org/wiki/Nicholas_Goodrick-Clarke

I giudici del tribunale di Norimberga non seppero identificare il male universale che operava dietro la facciata pubblica del Nazionalsocialismo. Mancò l’immaginazione morale che poteva aiutare a percepire il carattere apocalittico della civiltà che sorse nella Germania tra le due guerre, una civiltà fondata su una weltanschauung magica, che aveva sostituito la svastica alla croce. Prevalse l’unanime consenso sulla necessità di trattare gli accusati come se costituissero una parte integrale del sistema umanista-cartesiano occidentale. Non si vollero aprire gli occhi della gente sulla vera natura di questa inversione di valori. Si decise di classificare il tutto come aberrazione mentale e perversione sistematica degli istinti. Più facile parlare in asettici termini psicoanalitici che accennare alla possibilità che non si trattasse solo della psicopatia di un gruppo di delinquenti politicizzati.

Hitler e altri gerarchi nazisti erano fervidi credenti, stavano eseguendo un rituale e il movente era l’acquisizione di maggior potere. Gli ebrei erano il loro capro espiatorio e per questo furono sacrificati in un gigantesco esorcismo.

Ignorare la dimensione religioso-esoterica del nazismo – una teologia politica – e convincersi che sia stato un incidente di percorso, un’aberrazione, un corpo estraneo, è irresponsabile e anti-scientifico.

Nelle fasi di crisi, come quella attuale, possono verificarsi psicosi di massa, epidemie psichiche. Lo rimarcava Carl Jung al tempo dell’ascesa del nazismo: “Le antiche religioni, con i loro simboli sublimi e ridicoli, bonari e crudeli, non sono cadute dai cieli ma sono nate in quest’anima umana, la stessa che vive ancora oggi in noi. Tutte quelle cose, le loro forme primordiali, vivono in noi e possono in qualunque momento assalirci con la forza distruttiva, in forma cioè di suggestione di massa, contro la quale il singolo è inerme. I nostri terribili dèi hanno soltanto cambiato nome e rimano tutti in –ismo” (Jung, 1946).

Auschwitz può tornare.

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Adolf Hitler, discorso di Kulmbach, 5 febbraio 1928 – “Siamo diventati ciò che siamo grazie alla volontà della Provvidenza e fino a quando saremo autentici e rispettabili e valorosi nella lotta, fino a quando crederemo nella nostra grande opera e non capitoleremo, continueremo a godere dei favori della Provvidenza” (discorso a Rosenheim, Baviera, 11 agosto 1935). “Seguo i dettami della Provvidenza con la stessa confidenza di un sonnambulo” (discorso a Monaco, 15 marzo 1936). “Credo nella Provvidenza e la considero giusta. Perciò credo che la Provvidenza premia sempre chi è forte, intraprendente e retto” (Discorso a Norimberga, 11 settembre 1936). “Noi veneriamo esclusivamente la cura di ciò che è naturale, e di conseguenza, in quanto naturale, voluto da Dio. La nostra umiltà si afferma nella sottomissione incondizionata alle leggi divine dell’esistenza per come noi uomini riusciamo a comprenderle” (Norimberga, 6 settembre 1938). “Il giudizio sulla virtuosità di un popolo non spetta agli esseri umani ma va riservato a Dio” (Wilhelmshaven, 1 April 1939); “posso non essere un faro della Chiesa, un moralista da pulpito, ma sono un uomo intimamente pio, e credo che chiunque combatta valorosamente in difesa delle leggi naturali decretate da Dio, senza mai capitolare, non sarà mai abbandonato dal Legislatore e, alla fine, riceverà la benedizione della Provvidenza” (5 Luglio 1944); “Dobbiamo porre fine al costante e continuo peccato dell’avvelenamento razziale, per fare all’Onnipotente Creatore esseri quali quelli che Lui Stesso ha creato”.

Heinrich Himmler: “Esiste un solo Grande Spirito e noi individui siamo le sue temporanee manifestazioni. Siamo eterni quando eseguiamo la volontà del Grande Spirito, siamo condannati quando lo contestiamo nel nostro egotismo ed ignoranza. Se obbediamo, viviamo. Lo sfidiamo e siamo gettati nel fuoco inestinguibile. Le nostre esistenze fisiche sono come la guaina dei germogli di bambù. Per la crescita della pianta è necessario che cada una guaina dopo l’altra. Non è che la guaina corporale sia di importanza marginale, è semplicemente che la pianta-spirito è più essenziale e la sua sana crescita è di importanza primaria. Perciò non fissiamoci troppo sull’esistenza fisica ma, quando necessario, sacrifichiamola per un qualcosa di meglio. Perché questa è la maniera in cui la spiritualità del nostro essere si afferma”.

La religione hitlerista è la “Cristianità Positiva” ossia il Cristianesimo tradizionale spogliato di ogni cosa che non gli piacesse. La divinità di Hitler non era un “deus otiosus” ma un dio attivo, chiamato Creatore o Provvidenza che aveva creato l’universo ed un mondo in cui le varie razze dovevano combattersi per la sopravvivenza.

Nel “Politisches Testament: die Bormann-Diktate vom Februar und April 1945”, leggiamo: “Parliamo della razza ebraica per comodità linguistica, perché nel verso senso della parola, e da un punto di vista genetico, non esiste alcuna razza ebrea…La razza ebrea è prima di tutto una comunità di spirito. Antropologicamente l’Ebreo non dimostra quelle caratteristiche comuni che li farebbero identificare come una razza omogenea…Una razza spirituale è più robusta e tenace di una razza naturale”.

Chi crede che, in certi ambienti, anche tra le alte sfere, odiernamente, “certe cose non accadono”, è un “negazionista” e andrà incontro ad amarissime sorprese negli anni a venire.

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Guenter Lewy, Himmler and the ‘Racially Pure Gypsies’, Journal of Contemporary History, Vol 34(2), 201–214

In sintesi: il 12 dicembre 1938 ufficializza la campagna anti-Rom/Sinti (“combattere la pestilenza zingara”), ma precisa che i sanguemisti (Zigeunermischlinge) sono i veri responsabili del disagio sociale, mentre i purosangue vanno trattati diversamente. Gli uni e gli altri devono essere identificati e separati rigorosamente. I misti sarebbero rientrati nella stessa categoria degli ebrei, dei neri e dei meticci. GLI ZINGARI PURI DOVEVANO INVECE ESSERE PROTETTI.

A quel tempo, in Germania, c’erano oltre mezzo milione di ebrei, mentre gli zingari tedeschi erano circa 26mila.

Himmler era interessato ad esplorare le origini degli zingari e diede incarico alla famigerata organizzazione “scientifica” SS-Ahnenerbe (retaggio degli antenati/ancestrale).
Il 20 aprile 1942, in una conversazione telefonica, Himmler informa Heydrich che gli zingari non vanno sterminati: Keine Vernichtung der Zigeuner.
Il 16 settembre 1942 ordina che si faccia seria etnografia sugli zingari, studiandone la lingua e i costumi e proibisce la loro deportazione dai campi di concentramento ai campi di sterminio.

Il 13 ottobre 1942 si stabilisce che agli zingari autentici (fino a 8mila) non dovrà essere torto un capello. Dovranno godere di una certa, limitata libertà di movimento all’interno di una data area e potranno vivere secondo le proprie usanze, finché non violeranno le leggi tedesche. Persino i sanguemisti che le autorità zingare reputeranno essere “buoni zingari” potranno essere reintegrati come zingari “razzialmente puri”.

Gli altri, quelli giudicati troppo impuri, saranno sterminati in uno speciale settore di Auschwitz.

Biologi ed antropologi potevano circolare per il Reich alla ricerca di popolazioni zingare portando con loro un lasciapassare che li designava come incaricati di una missione di estrema importanza, urgenza e confidenzialità. Questi lasciapassare furono rilasciati fino a poche settimane prima della fine del conflitto.
Martin Bormann e altri criticarono queste decisioni di Himmler e cercarono di ostacolarlo, ma non Hitler.

Circa 15mila zingari non furono deportati nei campi di sterminio per via dell’ostinazione di Himmler e dei suoi collaboratori.

Ne consegue, a mio avviso, che il Porrajmos non è stato un olocausto, non è stato cioè il sacrificio di un popolo come capro espiatorio.

Sempre a mio avviso, Himmler ha mentito. Non ha senso salvare i “purosangue” e sterminare i “mezzosangue” figli di un genitore tedesco, dato che i tedeschi erano ritenuti ariani DOC o comunque poco meno ariani degli Scandinavi. Himmler aveva in mente qualcosa d’altro e quasi certamente orribile per i Rom/Sinti. Lo sapremo mai?

 

Odifreddi, il negazionismo e i due olocausti

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La nostra sola giustificazione, se ne abbiamo una, è di parlare in nome di tutti coloro che non possono farlo.

Albert Camus, da “L’artista e il suo tempo”

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Sottoscrivo ogni singolo punto toccato dal commentatore Metul:

In sintesi, la questione è semplice: è lecito il dubbio in una indagine storica?

A cosa si ridurrebbe la Storia senza il dubbio e la volontà di ricerca?

Il problema non è l’esistenza delle camere a gas, ma imporre per Legge che un fatto sia “certezza storica”.

Lo studio della Shoah è un tema delicato.

La stessa “unicità di questo orrore” che lo rende diverso da tutti gli altri stermini è oggetto di discussione tra gli storici.

Introduce surrettiziamente una classifica delle stragi.

Chi scrive condivide in toto l’opinione – prego notare il sostantivo – di Primo Levi. La Shoah rimane – per ora – un unicum.

La Shoah – e questo dimostra che 70 anni da questo orrore sono un istante – è una ferita che non si rimarginerà più. Ed è stata ferita – attraverso il dolore indicibile degli ebrei – l’umanità intera.

E’ un dato di fatto, però, che chiunque tenti un approccio storiografico non conforme all’ortodossia – che non significa negazionismo – viene immediatamente infangato.

Per quanto riguarda la tesi che le nostre conoscenze storiche siano mediate da film e letteratura, ricordo che in Italia sino al 1979 – anno in cui venne trasmesse la mini serie Tv Olocausto – la maggior parte della popolazione ignorava l’esistenza del dramma o ne aveva una idea vaga. La miniserie ebbe il merito di allargare la platea, prima ristretta all’ambito storiografico. Il risultato è che l’indagine storica sulla Shoah deve per forza essere anche emotiva (comprensibile per i milioni di persone che ne vennero travolte) bandendo il dubbio.

Credo che la Shoah sia ancora magma della nostra cronaca recente che ancora deve cristallizzarsi in Storia.

Spiace che persone come Riotta oppure Augias abbiano frainteso. E mi si permetta: uno con un tweet, l’altro con un sms. Dimostrando con lo strumento usato quanto tempo abbiano deciso di dedicare a un tema enorme.

Se fraintendono loro, non c’è speranza per gli altri.

Da ieri, il Prof. Odifreddi è un negazionista. Punto. Lo abbiamo classificato senza appello con un tweet. Nessun dubbio.

In questo il Dott. Augias ha torto: non ci dovrebbe essere un limite alla decenza, ma all’indecenza.

http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/2013/10/17/che-cose-la-verita/comment-page-1/#comments

Questo è un tema che mi sta particolarmente a cuore, perché ho iniziato a bloggare essenzialmente per due ragioni, alle quali ho dedicato due categorie specifiche, fin dal principio. Una era “cambiamento climatico”, l’altra era “secondo olocausto”. Sono i miei due marchi di fabbrica. Me le sono trascinate dietro dal vecchio al nuovo blog, perché le ritenevo essenziali.
http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/verso-un-secondo-olocausto.html
http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/michael-seifert-e-adolf-eichmann-il.html

La prima categoria serviva per avvertire che in caso di ibernazione solare saremmo andati incontro ad una probabile glaciazione. L’ibernazione si sta verificando e tra pochi anni ne affronteremo le conseguenze (essendo completamente impreparati).

La seconda per avvertire che i tabù che circondavano le politiche di Israele e l’Olocausto (in particolare la Giornata della Memoria) stavano facendo montare una tale ondata di livore contro i sionisti che la corda rischiava di spezzarsi.
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/02/israele-la-destabilizzazione-del-medio-oriente-ed-il-neonazismo/

La questione siriana ha dimostrato che gli Stati Uniti non seguiranno Israele nelle sue “avventure” mediorientali e prima di qualche anno Israele e gli ebrei nel mondo ne affronteranno le conseguenze (essendo completamente impreparati).

I suddetti tabù stanno spingendo Israele sull’orlo del baratro. È un semplice meccanismo psicologico collettivo. La dissonanza cognitiva tra realtà e rappresentazione della realtà produce uno stress emotivo che prima o poi deve trovare uno sfogo e un capro espiatorio.

Io non voglio che gli ebrei (e con loro i palestinesi) accettino passivamente il loro ruolo di capri espiatori, come se fosse un destino biblico ineluttabile, ma è quello che sta succedendo. Non sarò complice di questa mostruosità, neppure indirettamente. Se le città israeliane saranno un giorno vetrificate, io soffrirò moltissimo, ma non voglio essere tra quelli che sono stati zitti per paura dei giudizi e malignità altrui.

Non lo faccio in nome dei miei antenati marrani, lo faccio in nome della mia coscienza.

A differenza di moltissime altre persone, ho cercato di vagliare il dibattito sull’olocausto ( = giudeocidio rituale), tra i negazionisti, i revisionisti e i loro critici.

Quest’analisi ha messo in discussione alcune delle mie più granitiche convinzioni. [Lo stesso è accaduto sulla faccenda del cambiamento climatico: ero un serrista]

Ora ritengo di avere solide ragioni per affermare che:

- ad Auschwitz e negli altri campi sono morti più gentili che ebrei;

- 6 milioni è una cifra inventata di sana pianta (oltre 4 milioni è più verosimile);

- è probabile che la maggior parte dei morti sia stata causata dagli stenti, dalle malattie, dalla consunzione, dalle sperimentazioni di massa, dalle marce della morte e dalle esecuzioni sommarie in giro per l’Europa (Einsatzgruppen).

- sulle camere a gas non mi sono mai espresso perché esistono delle incongruenze relative a questa questione che non so spiegare. Non posso dare ragione ai negazionisti, perché il caso non è chiuso, anche se loro sono convinti che lo sia. Ma al tempo stesso non posso, in tutta onestà, dire che il problema non esiste. Sull’uso del gas nell'”eutanasia” (es. Hartheim) accetto la posizione ufficiale, perché la ritengo assodata. Su altri aspetti della questione sono costretto a sospendere il giudizio, pur provando ribrezzo per le motivazioni retrostanti a certi revisionismi storici (ma non per quelle di ebrei, comunisti ed antifascisti che esprimono dubbi su certi elementi chiave della faccenda). Ad ogni buon conto, se anche un giorno si scoprisse che le incongruenze sono reali e siamo stati tutti vittime di un gigantesco abbaglio, come è già successo in passato (o nel presente: si pensi a tutte le persone straconvinte che sia sempre più caldo, anche se le temperature globali sono stabili da 15-17 anni a seconda delle misurazioni, e pronte ad attaccare chiunque faccia loro notare che si sbagliano), sarebbe ridicolo accusare gli ebrei anche di questo. Non è mai esistito un complotto ebraico di alcun genere. Se di mistificazione si deve parlare, allora questa è nata già negli ambienti nazisti e polacchi non ebraici e tendenzialmente antisemiti intorno al 1942, ed è stata poi sfruttata da certi ambienti sionisti e sovietici (per minimizzare gli orrori di Katyn), ai danni degli ebrei.

Se, e ribadisco SE, il revisionismo dovesse un giorno trionfare, gli ebrei non dovranno diventare nuovamente un capro espiatorio. Loro, come tutti, sono stati manipolati da ingegni psicopatici intenti a perseguire il proprio interesse ad ogni costo, senza alcuno scrupolo.

sherlock_cover“Eleva marcatamente il livello qualitativo delle tesi negazioniste” (Robert Jan van Pelt, accademico di riferimento tra i critici dei revisionismi/negazionismi dell’Olocausto)

Prefazione e intervista a Simon Crowell, accademico, strenuamente anti-nazista e anti-razzista, revisionista:

http://www.ninebandedbooks.com/pdf/sherlock_presskit.pdf

L’ossessione per il gas è comunque morbosa e inquietante e riaffiora nella disputa sull’uso del sarin in Siria, da parte del regime o dei ribelli, come una maledizione, come se fosse il discrimine finale in una guerra civile tra 4 o 5 fazioni che si massacrano a vicenda.

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La potenza simbolico-evocativa del gas, in una società in cui i bambini vengono allevati nella paura dell’annientamento e in uno stato di assedio permanente

Il culto dell’Olocausto e la fissazione per le camere a gas – degli uni e degli altri – è un culto di morte e può solo condannare a morte chi lo officia ritualmente, senza discernimento.
All’umanità serve il culto dei giusti tra le nazioni, il culto della vita e di chi la preserva:
http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/i-giusti-tra-le-nazioni-salvare.html

A me comunque basta difendere il diritto di Odifreddi di prendere quella posizione scomoda, nella speranza che i dibattiti possano non essere censurati in partenza.
Non è in ogni caso ammissibile che queste affermazioni possano configurarsi come un reato!
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/04/ciascuno-di-noi-non-ha-forse-il-sacrosanto-diritto-di-negare-i-crimini-israeliani-e-della-nato/

Ai miei occhi, non c’è che differenza tra ammazzare la gente nelle camere a gas o farla morire di stenti. Che siano 3-4-6-9 milioni gli ebrei ammazzati, non dovrebbe fare alcuna differenza sul giudizio di condanna assoluta. La Shoah/Olocausto è stata un evento unico nella storia.

A differenza della storiografia mainstream, io sono persuaso che il progetto occulto del nazismo fosse quello di sterminare tutti gli ebrei e la guerra dovesse servire appunto a quello (oltre che a satollare le oligarchie mondiali).
http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/la-famiglia-bush-e-il-terzo-reich.html
Non è detto che questo progetto fosse realmente noto all’infuori di certi circoli “esclusivi”
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/10/19/sulluso-del-termine-olocausto-e-sulluniversalita-del-nazismo-odifreddi-ecc-parte-ii/

Se i nazisti avessero vinto la guerra l’Olocausto sarebbe stato completato. Il fatto che intendessero sopprimere anche 20-30 milioni di slavi non ebrei a guerra conclusa non toglie nulla alla validità del criterio di genocidio applicato all’Olocausto e all’unicità dell’evento.

C’è ancora molto da capire di quell’evento, ma per qualche ragione si vuole occultare invece di disvelare, si accusa di negazionismo chiunque cerchi di andare più a fondo. Qualcuno [non solo sionista] preferisce che la verità resti celata.
Perciò trovo intollerabile che si voglia introdurre un reato che può solo far nascere sospetti che si stia cercando di nascondere qualcosa e che questo qualcuno che censura sia l’Eterno Ebreo, animatore ultimo della congiura plutocratica giudaico-massonica.

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Netanyahu, le sue manie demografico-razziali e il suo profilo psicologico
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/22/cosa-spinge-netanyahu-a-fare-quello-che-fa-il-rapporto-con-un-padre-molto-particolare/
causeranno verosimilmente un olocausto di ebrei, arabi, persiani (ecc.)
e non riesco a darmi pace di questo: è come vedere un tuo amico (non certo Netanyahu) che si sta autodistruggendo e non sai come fermarlo, lo avvisi, litighi e alla fine ti senti impotente e sai che comunque proverai un forte senso di colpa, anche se le hai tentate tutte.

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Un fenomeno analogo sta accadendo in Germania, dove Angela Merkel sta usando la Shoah/Olocausto per ammaestrare/addomesticare milioni di tedeschi che non possono essere ritenuti colpevoli per le infamie commesse da altri tedeschi diverse generazioni fa (la teutonofobia non è un razzismo più ammissibile degli altri)
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/02/05/no-angela-hai-torto-come-sempre/

*****

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P.S. Mi rivolgo a chi può aver sospettato che “non ho le palle di dire quel che penso riguardo alle camere a gas” (è successo).

Se fosse così non avrei sollevato la questione. Non esprimo un giudizio “definitivo” sulla questione perché sono incerto e sono incerto perché ho studiato questa questione abbastanza da dover concludere che sono ignorante in materia (so di non sapere), ma non a sufficienza da poter dire “hanno ragione questi”, oppure “hanno ragione quelli”.

Davvero non lo so e proprio per questo vorrei che certi nodi venissero affrontati.

Ripeto, non per pignoleria e non per sminuire la gravità dell’evento, ma perché il nostro futuro (non solo quello di Israele, della Palestina e degli ebrei nel loro complesso) dipende dalla nostra corretta comprensione del passato e dal nostro coraggio di affrontarne lo studio senza porre dei tabù.

No, Angela, hai torto (come sempre)

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La Germania ha una responsabilità permanente per i crimini del nazionalsocialismo

Angela Merkel, 27 gennaio 2013

La Merkel ha detto una boiata, come peraltro le capita di sovente. Ma le future generazioni tedesche non saranno colpevoli delle sue idiozie e dei suoi fanatismi neoliberisti (a meno che non l’abbiano votata e si siano fatti rimbambire dalla propaganda nazionalista di questi anni).

I tedeschi non sono in libertà su cauzione o in libertà vigilata, come non lo è l’umanità. Dobbiamo studiare il passato per comportarci meglio, non tenere in ostaggio un popolo per dei crimini commessi da altre persone, in un’altra epoca. Quelle sono precisamente le cose che facevano i nazisti. Noi siamo migliori dei nazisti.

E siamo migliori di loro perché sappiamo che nessuna persona può essere ritenuta responsabile di ciò che è successo prima della sua nascita. Questo è un principio non solo banalmente ovvio, ma essenziale per l’etica e la giurisprudenza democratica. Senza questo presupposto, non ci può essere alcuna democrazia.

Persino un testo sacro dell’età del bronzo proclamava che le colpe dei padri non ricadono sui figli.

Responsabile è chi commette un delitto o un errore, non certo chi nasce nel mondo che risulta da quel delitto o da quell’errore, o chi lo subisce.

Un conto è riesaminare il passato, un altro conto è definire “nostro passato” degli eventi che si vorrebbero usare per incriminare i posteri, personalizzando l’analisi e coinvolgendo persone che non furono direttamente coinvolte (es. chi non ha mai votato Hitler e non l’ha mai lodato spontaneamente) oppure chi non ha mai potuto influenzare gli eventi, in quanto non era ancora nato.

Questi festival del mea culpa serviranno forse a far sentire più innocenti e puri chi li promuove, ma non certo ad illuminare le questioni più spinose e complicate. Non sarebbe sorprendente scoprire che questi paladini dell’autoimputazione fossero gli stessi che invocano leggi per l’introduzione del reato di revisionismo storico, abolendo di fatto, la possibilità di fare una qualunque seria ricerca storiografica sulle pagine più nere del “nostro” passato. La Merkel è uno degli esempi più emblematici di questa “relazione pericolosa”.

Perciò se la cancelliera tedesca vuol chiedere scusa per le pagine più atroci del passato tedesco lo può fare a titolo personale – è nel suo pieno diritto farlo –, ma non deve permettersi di parlare a nome di tutti i tedeschi, coinvolgendoli nella sua auto-vittimizzazione narcisistica e sconfinatamente presuntuosa.

Analogamente, nessun comunista di oggi può essere considerato responsabile dei mostruosi crimini di Mao o di Stalin o dei Khmer Rouge. Non è solo un fatto giuridico, è un’evidenza morale.

Gesù avrebbe condannato una visione così disumana, degna dell’infame dottrina del peccato originale: la colpa non si trasmette geneticamente da una generazione all’altra.

Il Mandela presidente della riconciliazione nazionale dopo aver scontato una lunga pena detentiva è moralmente responsabile per le azioni terroristiche del giovane Mandela che lottava contro l’oppressione bianca o si tratta di due persone sostanzialmente diverse?

L’Abraham Lincoln del Discorso di Gettysburg è moralmente responsabile del Lincoln degli anni cinquanta, che era razzista e segregazionista, oppure ciò che conta è ciò che uno è diventato, mentre le ombre del passato servono a far rifulgere ancora di più un luminoso presente?

Aung San Suu Kyi è moralmente responsabile dell’uso della violenza da parte del padre o di una parte dell’opposizione alla dittatura birmana? Francesco Palermo e Hans Heiss sono moralmente responsabili per il passato rispettivamente fascista e nazista del Tirolo del Sud? Gli inglesi sono più moralmente responsabili degli scozzesi, dei gallesi e degli irlandesi per le malefatte del colonialismo britannico?

È un’idea piuttosto bizzarra quella secondo cui gli italiani (un’entità monolitica che marcia a ranghi serrati attraverso i secoli) dovrebbero essere responsabili dell’imperialismo fascista anche nel terzo millennio, o che il discendente di immigrati italiani in Germania si debba sentire colpevole sia per i crimini fascisti sia per quelli nazisti, in quanto cittadino tedesco di origini italiane. Il grande storico Eric Hobsbawm, nato in Egitto, arrivò in Inghilterra solo a 16 anni, dopo aver trascorso l’infanzia in Austria e Germania: dovrebbe sentirsi colpevole al 10-15% per i crimini nazisti e all’85-90% per quelli inglesi? Oppure il fatto che fosse un ebreo marxista lo dispensa da ogni colpa, salvo un modesto 5% di sionismo ed un più rilevante 25% di comunismo? Io o i miei discendenti saremo ritenuti responsabili per il disastro afgano, iracheno, libico, greco, dell’eurozona, per le arene romane e per la distruzione di Cartagine e Corinto, ecc.? I milioni di persone che hanno marciato contro la guerra in Iraq o l’hanno denunciata pubblicamente sono colpevoli di cosa, esattamente? Tutti gli inglesi sono criminali di guerra alla stregua di Tony Blair? Oppure ha ragione Desmond Tutu a condannare Blair e non il Regno Unito nel suo complesso?

È molto comodo e conveniente per le classi dirigenti scaricare le loro responsabilità sulle spalle di un intero popolo, o magari di tutto l’Occidente, indiscriminatamente. Tra l’altro, e forse non per caso, è il classico espediente dello psicopatico, un vero specialista nel far sentire in colpa le sue vittime (una strategia che avvince sempre di più le prede al predatore)

In ogni epoca la popolazione è stata soprattutto vittima delle istituzioni dominanti e della propaganda con la quale queste conservavano il potere e giustificavano le loro azioni. Accusare i contemporanei di indifferenza per una colpa collettiva che non sentono ma dovrebbero sentire significa anche accusare i loro figli e nipoti degli olocausti che si verificano periodicamente nel Terzo e Quarto Mondo a causa di un sistema economico mostruoso.

Questi spettri di colpa collettiva che si impossessano ciclicamente di certe persone che sentono il dovere di assolversi dei peccati dei loro avi a nome di tutti, pubblicamente, sono gli stessi che rinvigoriscono i miti etnici – l’Ebreo Usuraio, il Tedesco Nazista, l’Italiano Mafioso, l’Americano Imperialista, il Musulmano Fondamentalista, il Giapponese Razzista, la Razza Bianca Schiavista e Genocida, ecc.

Perché ammirare gli orgogliosi islandesi, visto che la loro civiltà era, originariamente, una colonia schiavista?

Oggigiorno chi, tra gli israeliani, non ha votato per Netanyahu o per dei partiti nazionalisti, è innocente di quel che potrà accadere in Medio Oriente, perché non sono le collettività che vanno giudicate, ma le singole persone. E  saranno innocenti anche tutti gli ebrei che non vivono in Israele e hanno cercato di far prevalere la ragionevolezza e gli strumenti della diplomazia. La gran parte degli ebrei mondiali non potrà e non dovrà essere condannata per le decisioni di un particolare governo israeliano. 

Il nostro compito è UNICAMENTE quello di capire il passato per evitare di ripetere gli stessi errori, non certo quello di sentirci in colpa per procura.

NOTE BENE: [Una spiegazione alternativa è che la Merkel stia deliberatamente usando il senso di colpa per controllare i tedeschi ed i PIIGS. Un po’ come ha fatto Al Gore con il riscaldamento globale imputato unicamente all’umanità (giochetto che non funziona più: CO2 in continuo aumento, temperature stabilizzate). Chi controlla la Merkel? Chi controlla Al Gore?]

Ciascuno di noi non ha forse il sacrosanto diritto di negare i crimini israeliani e della NATO?

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Twitter [non in italiano]

Verso un mondo nuovo su Facebook [in italiano]

Web Caffè Bookique [in italiano]

Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Art. 19 della “Dichiarazione universale dei diritti umani”

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Art. 21 della Costituzione

Per essere veramente liberi bisogna dubitare, bisogna essere scettici. La credenza è meccanica, la richiesta di prove è organica. Un animale selvatico è circospetto, una pecora si fa condurre al macello.

L’Italia, dimostrando una sensibilità ed una virtuosità degne di enorme considerazione, era finora riuscita a resistere alla marea di leggi liberticide europee sul negazionismo. Un atteggiamento sagace e lungimirante che dovrebbe farci sentire orgogliosi del nostro paese. Purtroppo l’attuale classe politica è quella che è e stiamo rischiando seriamente di ritrovarci con una legge persino PEGGIORE della media europea.

Le ragioni addotte da Anna Finocchiaro:

“Di fronte al negazionismo, e ai molti aspetti che esso continua ad assumere, come italiana non ebrea non posso fare a meno di provare un senso di colpa, e credo che sia un senso di colpa collettivo, perché significa che non abbiamo fatto tutto ciò che era in nostro potere per evitare che qualcuno potesse negare la shoah”. “Gli storici negazionisti – ha proseguito – hanno spesso invocato a propria giustificazione la libertà di ricerca e di espressione, ma negare fatti accertati non è libertà. Io credo che sia giusto introdurre nel nostro ordinamento, come è già avvenuto in altri paesi europei, il reato di negazionismo. È  per questo che ho sottoscritto il disegno di legge Amati ed è per questo che il gruppo del Pd si impegnerà per una sua rapida approvazione, auspichiamo in sede deliberante”.

http://www.huffingtonpost.it/2012/10/16/si-al-reato-di-negazionismo_n_1969992.html

Va chiarito da subito che oggi, come ieri (disegno di legge Mastella, 23 gennaio 2007), i più importanti storici italiani ebrei sono CONTRARI alla criminalizzazione del revisionismo storico:

http://www.sissco.it/index.php?id=1291&tx_wfqbe_pi1[idrassegna]=7218

http://www.sissco.it/fileadmin/user_upload/Dossiers/negazionismo/rassegna_stampa/unita.pdf

In questo articolo vorrei anche mostrare come gli ebrei italiani siano a rischio di trasformarsi nel bersaglio di questa legge che, teoricamente, dovrebbe proteggerne le sensibilità.

DISEGNO DI LEGGE N. 3511

Art. 1.

1. All’articolo 3, comma 1, della legge 13 ottobre 1975, n. 654, e successive modificazioni, dopo la lettera b) è aggiunta la seguente:

«b-bis) con la reclusione fino a tre anni chiunque, con comportamenti idonei a turbare l’ordine pubblico o che costituiscano minaccia, offesa o ingiuria, fa apologia dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto istitutivo della Corte penale internazionale, ratificato ai sensi della legge 12 luglio 1999, n. 232, e dei crimini definiti dall’articolo 6 dello statuto del Tribunale militare internazionale, allegato all’Accordo di Londra dell’8 agosto 1945, ovvero nega la realtà, la dimensione o il carattere genocida degli stessi».

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/16/DDLPRES/680793/index.html

Il presente disegno di legge modifica il citato articolo 3 della legge n. 654 del 1975, come modificato dall’articolo 1 del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205 (cosiddetta «legge Mancino»), prevedendo la reclusione fino a tre anni per chiunque, con comportamenti idonei a turbare l’ordine pubblico o che costituiscano minaccia, offesa o ingiuria, fa apologia, nega o minimizza la realtà dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale, ratificato ai sensi della legge 12 luglio 1999, n. 232, e dei crimini definiti dall’articolo 6 dello Statuto del tribunale militare internazionale, allegato all’accordo di Londra dell’8 agosto 1945 (tribunale di Norimberga).

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/16/DDLPRES/680793/index.html

Il suo iter:

http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede_v3/Ddliter/38913.htm

Il 10 dicembre la discussione degli emendamenti:

http://www.senato.it/documenti/repository/commissioni/comm02/calendario/convocazioni.pdf

Le ragioni per cui questa iniziativa parlamentare è un obbrobrio giuridico e morale:

* Nessun cittadino democratico dovrebbe augurarsi di vivere in uno Stato Etico che decide in modo del tutto arbitrario quale negazione o apologia debba essere meritevole di sanzione e che svolge un’opera pedagogica e moralizzatrice della cittadinanza;

* Sono le dittature, non le democrazie, che aboliscono un’idea e considerano reato un’interpretazione della storia;

* È in ogni caso controproducente perché suscita il sospetto che si voglia difendere un interesse particolare ed occultare una verità sconveniente e perché conferisce lo status di vittime di persecuzione politica a persone di dubbia integrità morale;

* Priva l’opinione pubblica della possibilità di ascoltare una pluralità di voci, impedisce la circolazione di idee;

* Introduce dogmi e tabù all’interno della storiografia;

* Rende concepibile il proposito di stabilire per legge la verità dei fatti;

* Nega il dato di fatto che la storiografia, per poter esistere, dev’essere revisionista. Lo storico cerca nuove prove, formula nuove ipotesi, accantona teorie superate, non sottosta ad un’unica verità imposta dall’alto;

* Nega la possibilità che si possano commettere degli errori, nega il diritto di essere intellettualmente disonesti (il che si potrebbe ritorcere contro i politici);

* Come si fa a stabilire un confine tra opinione e falsità?

* Una democrazia che teme idee diverse non ha futuro;

* Una società che tratta i suoi cittadini come degli infanti che vanno protetti dalle “cattive influenze” e decide per loro a quali idee possano essere esposti o meno non è democratica, è autoritaria;

Naturalmente queste leggi vergognose che stanno prendendo piede in Europa non saranno mai applicate a chiunque abbia ordinato le “guerre umanitarie” o le “guerre al terrore” e che, invece di sedere sul banco degli imputati, continua a perorarle.

vaurofalluja

Qual è l’utilità di introdurre un nuovo reato per contrastare i pochi negazionisti esistenti punendo anche i revisionisti storici, “colpevoli” di ferire i sentimenti di qualcuno?

La censura potrebbe veramente ostacolare la circolazione di certe interpretazioni storiografiche?

Qual è il prezzo che paghiamo tutti noi quando si avalla la censura di Stato e si introducono nuovi reati di opinione o si inaspriscono quelli già esistenti?

Data la complessità interpretativa della fattispecie, chi si può dirsi certo di non poter ricadere nella categoria “o che costituiscano minaccia, offesa o ingiuria”?

Cosa potrà succede a quei politici, giornalisti e cittadini comuni che, giustamente, negano che in Libia o Siria si possa parlare di genocidio? E a quelli che negano i crimini perpetrati dall’esercito israeliano nei Territori Occupati? Non hanno il diritto pure loro di farlo? Siamo veramente disposti ad incarcerare i sionisti italiani?

 fosforobiancoonugaza

Far passare in giudicato la storia, significa contribuire alla creazione di una verità unica, immutabile, fabbricata – peraltro – con i rigidi strumenti del diritto. Ma la storia non passa, tanto meno in giudicato (ricordiamo il vecchio adagio: non è possibile “fare storia” senza anche “fare la storia”). E quando passa, specie tra mani disattente, può produrre memorie divise (perché anche la memoria degli sconfitti si tramanda, come quella dei vincitori – e sono le frange più estreme a custodire il ricordo)… Se è vero che la negazione di un crimine come il genocidio può rappresentare un attentato ai valori fondativi di una comunità democratica, è altresì vero che tra i medesimi valori rientra il pluralismo… l’impressione generale è che il progetto di legge italiano si riferisca ad una figura decisamente troppo estesa, e quindi aperta al rischio di un utilizzo strumentalebasta una sola sentenza per distruggere tutte le biblioteche del mondo, ma occorrono tutte le biblioteche del mondo per produrre una sola sentenza.

Gabriele Della Morte, esperto di diritto internazionale

http://www.huffingtonpost.it/gabriele-della-morte/contro-il-reato-di-negazi_b_2092908.html

http://www.storiainrete.com/7411/in-primo-piano/contro-il-reato-di-negazionismo-o-almeno-contro-questo-reato/

Il famigerato Bernard-Henry Lévy è stato uno dei massimi sponsor della corrispondente legge francese

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/28/limpostore/

L’elenco dei 96 co-firmatari di questa vergognosa proposta di legge:

Marilena ADAMO (Partito Democratico)
Mauro AGOSTINI (Partito Democratico)
Maria Elisabetta ALBERTI CASELLATI (Popolo della Libertà)
Paolo AMATO (Popolo della Libertà)
Maria ANTEZZA (Partito Democratico)
Teresa ARMATO (Partito Democratico)
Franco ASCIUTTI (Popolo della Libertà)
Mario BALDASSARRI (Gruppo Misto)
Giuliano BARBOLINI (Partito Democratico)
Fiorenza BASSOLI (Partito Democratico)
Mariangela BASTICO (Partito Democratico)
Maria Teresa BERTUZZI (Partito Democratico)
Laura BIANCONI (Popolo della Libertà)
Franca Maria Grazia BIONDELLI (Partito Democratico)
Tamara BLAZINA (Partito Democratico)
Anna Cinzia BONFRISCO (Popolo della Libertà)
Daniele BOSONE (Partito Democratico)
Filippo BUBBICO (Partito Democratico)
Alessio BUTTI (Popolo della Libertà)
Giuseppe CAFORIO (Italia dei valori)
Giuliana CARLINO (Italia dei valori)
Anna Maria CARLONI (Partito Democratico)
Felice CASSON (Partito Democratico)
Stefano CECCANTI (Partito Democratico)
Mauro CERUTI (Partito Democratico)
Franca CHIAROMONTE (Partito Democratico)
Vannino CHITI (Partito Democratico)
Carlo CHIURAZZI (Partito Democratico)
Luigi COMPAGNA (Popolo della Libertà)
Barbara CONTINI (Gruppo Misto)
Lionello COSENTINO (Partito Democratico)
Gianpiero D’ALIA (UDC, SVP e Autonomie)
Gerardo D’AMBROSIO (Partito Democratico)
Vincenzo DE LUCA (Partito Democratico)
Cristina DE LUCA (Per il Terzo Polo (ApI-FLI))
Luigi DE SENA (Partito Democratico)
Mauro DEL VECCHIO (Partito Democratico)
Roberto DI GIOVAN PAOLO (Partito Democratico)
Franca DONAGGIO (Partito Democratico)
Francesco FERRANTE (Partito Democratico)
Anna FINOCCHIARO (Partito Democratico)
Anna Rita FIORONI (Partito Democratico)
Andrea FLUTTERO (Popolo della Libertà)
Cinzia Maria FONTANA (Partito Democratico)
Vittoria FRANCO (Partito Democratico)
Guido GALPERTI (Partito Democratico)
Mariapia GARAVAGLIA (Partito Democratico)
Maurizio GASPARRI (Popolo della Libertà)
Manuela GRANAIOLA (Partito Democratico)
Maria Fortuna INCOSTANTE (Partito Democratico)
Cosimo IZZO (Popolo della Libertà)
Giovanni LEGNINI (Partito Democratico)
Vanni LENNA (Popolo della Libertà)
Rita LEVI-MONTALCINI (Gruppo Misto)
Luigi LI GOTTI (Italia dei valori)
Marina MAGISTRELLI (Partito Democratico)
Lucio MALAN (Popolo della Libertà)
Pietro MARCENARO (Partito Democratico)
Francesca Maria MARINARO (Partito Democratico)
Franco MARINI (Partito Democratico)
Daniela MAZZUCONI (Partito Democratico)
Vidmer MERCATALI (Partito Democratico)
Claudio MICHELONI (Partito Democratico)
Francesco MONACO (Partito Democratico)
Colomba MONGIELLO (Partito Democratico)
Carmelo MORRA (Popolo della Libertà)
Fabrizio MORRI (Partito Democratico)
Paolo NEROZZI (Partito Democratico)
Antonio PARAVIA (Popolo della Libertà)
Achille PASSONI (Partito Democratico)
Carlo PEGORER (Partito Democratico)
Flavio PERTOLDI (Partito Democratico)
Oskar PETERLINI (UDC, SVP e Autonomie)
Gilberto PICHETTO FRATIN (Popolo della Libertà)
Leana PIGNEDOLI (Partito Democratico)
Roberta PINOTTI (Partito Democratico)
Raffaele RANUCCI (Partito Democratico)
Michele SACCOMANNO (Popolo della Libertà)
Francesco SANNA (Partito Democratico)
Luciana SBARBATI (Partito Democratico)
Anna Maria SERAFINI (Partito Democratico)
Giancarlo SERAFINI (Popolo della Libertà)
Silvio Emilio SIRCANA (Partito Democratico)
Albertina SOLIANI (Partito Democratico)
Ada SPADONI URBANI (Popolo della Libertà)
Marco STRADIOTTO (Partito Democratico)
Salvatore TOMASELLI (Partito Democratico)
Antonio TOMASSINI (Popolo della Libertà)
Giorgio TONINI (Partito Democratico)
Simona VICARI (Popolo della Libertà)
Pasquale VIESPOLI (Futuro e Libertà)
Luigi VIMERCATI (Partito Democratico)
Vincenzo Maria VITA (Partito Democratico)
Walter VITALI (Partito Democratico)
Tomaso ZANOLETTI (Popolo della Libertà)
Sergio ZAVOLI (Partito Democratico)

Alla ricerca di un Israele diverso (la cittadinanza euromediterranea)

Questa è una mia lettura della questione, la lettura di un cosiddetto “gentile”. Non esiste una versione condivisa, ufficiale, incontestabile.

L’America e Israele hanno una cosa in comune: sono nati già formati come stati, come Atena dalla testa di Zeus. Sono entità giuridiche “artificiali”, sorte prima che al loro interno si affermasse l’idea di nazione (contestata fin dall’inizio e a lungo), ispirate ad ideali laici e mai omogenee (gli ebrei sono geneticamente e culturalmente molto più eterogenei di qualunque altro popolo europeo). L’Unione Europea è nata allo stesso modo: sta assumendo una forma statuale senza che ancora esista una coscienza nazionale europea. [Sarebbe bello saltare un po’ di passagi problematici ed arrivare subito ad una coscienza planetaria umana]

A questo proposito, rimando al fecondo rapporto immaginato da Buber tra sionismo ed europeismo, un progetto estremamente promettente, che andava nella direzione di un’unione euromediterranea che non prese mai forma ma che, a mio avviso, è uno degli sbocchi ineludibili dei migliori piani di superamento della crisi dell’eurozona e dell’era post-sionista.

Purtroppo, l’incubo della Shoah e il prevalere delle forze più “sbrigative” (benevole nei confronti del terrorismo sionista) hanno sconfitto la visione di Martin Buber e di tanti altri ebrei diasporici: “Buber si è sempre battuto affinché il giovane Stato ebraico riuscisse a realizzare al suo interno la coabitazione armoniosa tra arabi e israeliani: uno Stato «binazionale», federalista, laico, non etnico, in cui ebrei e palestinesi fossero «semiti fra i semiti», due soggetti distinti ma capaci di conoscersi e cooperare”.

http://www.holylandreview.net/tsx/articolo.jsp?wi_number=1292&wi_codseq=

Chi sostiene che fosse inevitabile è in mala fede o malato di cinismo. C’erano (e ci sono ancora) interessi forti, ostili alla decolonizzazione del Medio Oriente, che già pensavano alla trasformazione di Israele in una ferita che non doveva mai rimarginarsi e che poteva essere impiegata come veicolo di destabilizzazione e di egemonia in un’area ricca di risorse e geostrategicamente cruciale (Mediterraneo, Suez, Oceano Indiano). [si veda anche la condanna da parte di Buber dell’alleanza con l’imperialismo britannico]

Incolpare gli istinti peggiori dell’umanità di essere all’origine della situazione attuale è come ignorare le responsabilità dei grandi attori internazionali nella dissoluzione della Jugoslavia. È semplicemente sciocco (cf. Paolo Rumiz, Maschere per un Massacro). Un confronto con chi nega che la storia del mondo sia prima di tutto una partita a scacchi tra lobby e potenze è una perdita di tempo (il complotto non è altro che un altro nome per una pianificazione inespressa o furtiva: affermare che sia un’eventualità rara è svilire la propria intelligenza e quella dell’interlocutore). Preferisco dialogare con interlocutori con un po’ di sale in zucca e un po’ di consapevolezza:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/27/presidenti-americani-schiettamente-complottisti/

Tornando al merito della questione, il popolo ebraico ha sempre pensato di poter fare a meno di uno stato, fino all’Olocausto, quando si è reso conto che gli stati laici o cristiani non li avrebbero tutelati e che solo un potere sovrano nelle loro mani poteva difendere gli ebrei, anche con la forza delle armi. Israele è stato pensato per essere uno stato laico, secolarizzato, multietnico (sebbene a maggioranza ebraica, ma gli arabi israeliani costituiscono oltre il 20% della popolazione e l’arabo è una delle due lingue ufficiali).

È stata la cattura cognitiva della sinistra israeliana da parte di una destra nazionalista e amica degli ortodossi che ha gradualmente sovrimpresso la nazione Israele – un idolo da venerare – all’idea di uno stato laico che si voleva dotare di una costituzione laica che riconoscesse pari diritti ai cittadini arabi (musulmani e non) e cristiani – progetto osteggiato da David Ben Gurion che non voleva inimicarsi gli ortodossi. Negli ultimi anni le cose sono peggiorate; per i musulmani, per i cristiani e per gli israeliani non-ebrei ortodossi:

“I recenti scontri fra la polizia e le componenti estreme dell’ebraismo ultraortodosso, con tanto di emblemi dell’Olocausto branditi a fini politici, hanno riaperto antiche ferite fra l’anima laica e quella religiosa d’Israele. Gli ortodossi stanno suonando gli shoffar, i corni degli arieti, con quel suono desertico che ha cinque millenni di storia, e dichiarano di fronte alle telecamere che mai si sono sentiti così forti: lo stato laico dovrà fare i conti con loro. A sinistra, come ha fatto la colomba Yossi Beilin sul giornale Israel Hayom, c’è già chi propone di dividere le città contese, come Beit Shemesh, fra la zona laica e quella iper religiosa. Una sorta di apartheid territoriale ben vista anche dal premier di destra, Benjamin Netanyahu. Israele è oggi scisso fra due popoli, quello religioso e quello laico, la cui reciproca insofferenza, la mutua denigrazione quotidiana, la rabbia, prima produssero l’assassinio di Yitzhak Rabin e poi innumerevoli episodi fra cui quello di oggi è il punto d’arrivo. Negli ultraortodossi prevale un sentimento di frustrazione e addirittura di oppressione, come se abitassero in un paese straniero e fossero esuli in patria. Nelle loro strade, dove si vive come nello shtetl ucraino del medioevo, è fisicamente palpabile la sensazione di assedio da parte di un mondo che loro ritengono blasfemo e immorale: “Se vivessimo in America sarebbe logico”, vanno ripetendo, “ma nello stato ebraico la sofferenza è atroce”. Il loro motto è: “Prima la Torah, poi lo stato”.

La loro ipoteca demografica sul destino del paese è tale che anche il premier Netanyahu, pur condannando le proteste, ha invitato a “non generalizzare sugli ultraortodossi”. Sul Jerusalem Post l’ex rabbino capo dell’esercito, Avichai Rontzky, ha così spiegato la guerra in corso: “La cosiddetta élite – ashkenaziti non religiosi che vivono nel mezzo del paese in quello che è noto come lo ‘stato di Tel Aviv’ – percepisce la propria posizione minacciata dalla comunità nazionale religiosa”. Lo stato ebraico sta diventando sempre più religioso. Lo dicono i numeri e il peso politico dei partiti di ispirazione religiosa. Persino la città simbolo della laicità israeliana, la soleggiata e meridionale Eilat, sta vivendo un boom di sinagoghe senza uguali…Recentemente l’Università di Haifa ha rilasciato un rapporto choc: “Israele 2010-2030, verso lo stato religioso”. Arnon Sofer, autore dello studio, ha detto che la vera guerra demografica non è fra arabi ed ebrei, ma fra la nuova minoranza ebraica laica e la maggioranza ebraica religiosa. Alla Knesset Sofer ha detto: “Il paese avrà una leadership religiosa nel 2030. Oggi ci sono 700 mila nazionalisti religiosi e 700 mila ultraortodossi. Entro pochi anni, le comunità avranno due milioni e mezzo di membri. Gli unici figli delle famiglie laiche sono i ‘puppies’”. Tradotto: due genitori, un figlio e un cane. Otto sono i figli in media per ogni famiglia ultraortodossa”.

http://www.ilfoglio.it/soloqui/11838

Arbeit macht frei, cari Greci! Quando lo capirete?

 

Persino sul Sole 24 Ore cominciano ad interrogarsi sulla salute mentale dei grandi decisori europei.

Un popolo letteralmente calpestato, trattato come un paria, come dei parassiti subumani, per soddisfare le brame un’élite europea pronta a sacrificare le speranze e i sogni di milioni di persone sull’altare dell’integrazione europea e della protezione delle banche del nord Europa.

Solo dei pazzi o delle menti criminali potrebbero aspettarsi che una società intenda tollerare una  svalutazione interna di tale portata senza l’effetto cuscinetto di un tasso di cambio.

Come può, tutto questo, non concludersi con la rottura definitiva dell’eurozona? E, se è questo il piano, come si può credibilmente pensare che sarà una rottura ordinata e non una catastrofe che libererà forze represse troppo a lungo, che si rivolteranno contro le istituzioni europee, le banche, i centri di potere nazioni e continentali?

Come possono, questi grandi decisori, essere così privi di giudizio, di senno, di buon senso da rischiare di scatenare forze che troveranno impossibili da controllare. Pensano davvero di poterlo fare? Sono davvero convinti di non fare la fine dell’apprendista stregone?

Dove sono finiti gli statisti assennati, responsabili e anche solo minimamente interessati al bene comune ed al mantenimento della pace sociale in questo continente popolato da mezzo miliardo di esseri umani, non droni?

Viene da pensare che milioni di persone chiudano volontariamente gli occhi e le orecchie e le bocche per non vedere, per non sentire, per non protestare, per non capire. Come se fosse possibile sacrificare i Greci per salvarchi le chiappe. Si faceva lo stesso con gli Ebrei nell’Europa di qualche decennio fa. La storia ha condannato gli aguzzini di allora e condannerà quelli di oggi che impongono ad un popolo i lavori forzati: “Arbeit macht frei!” spiegano ai Greci mentre milioni di loro vivono sotto la soglia di povertà (439mila bambini ellenici soffrono la fame, ossia circa un quarto dell’intera popolazione infantile greca si trova catapultata nel Terzo Mondo) e le organizzazioni mediche internazionali lanciano allarmi sempre più insistenti sulle condizioni in cui “vivono” i nostri cugini ellenici.
Chi non ha denunciato queste iniquità, chi ha fatto il gioco delle tre scimmiette, è complice di tutto questo. Se ha una coscienza, non gli/le sarà facile placarla quando il velo della propaganda sarà stracciato e sociologi, storici, economisti, antropologi, medici e politici potranno dire quel che andava detto e queste diventeranno pagine nerissime del passato della “civiltà” europea.

Non siamo migliori dei nostri progenitori. Come loro, ci stiamo facendo condurre mansuetamente al macello tra un belato e l’altro nella certezza che: “non farebbero mai cose del genere”, “siamo civili in Europa, ormai certe cose qui non possono più succedere“, “abbiamo imparato le lezioni della storia”, “queste sono tutte persone rispettabili, non sono mica dei barbari in giacca e cravatta”, “gli psicopatici e sociopatici sono quei pazzi maniaci dei film dei serial killer, non assomigliano per niente a quelli che parlano in TV”.

Beppe Grillo può salvare Israele?

 

Daniele Scalea, segretario scientifico dell’IsAG e condirettore di “Geopolitica”, è stato intervistato da Radio Italia dell’IRIB a proposito delle polemiche recentemente scatenate dall’intervista di Beppe Grillo a un quotidiano israeliano.

Le polemiche scatenate dall’intervista rilasciata a un giornale israeliano dal signor Beppe Grillo appaiono alquanto sorprendenti: esprimere un diverso pensiero su USA e Israele è qualcosa di così strano in Italia?

Questa polemica ha in fondo due dimensioni. La prima è quella politica spicciola. Le cose che Grillo avrebbe dichiarato al quotidiano israeliano sono già state affermate da lui in passato, nei suoi spettacoli (in particolare il discorso sul MEMRI, la società israeliana che egemonizza le traduzioni di notizie dall’arabo per il pubblico occidentale). Il fatto che solo oggi abbiano creato tante polemiche va dunque messo in relazione con la forza elettorale che il suo movimento sta acquisendo. Una polemica creata ad uso e consumo della politica interna, dei giochi di potere tra i partiti italiani.
Entrando nel merito dei contenuti scopriamo la seconda dimensione della questione. Qui in Italia l’informazione, più che in altri paesi occidentali, ama le versioni semplificate, quasi sempre provenienti da Oltreoceano. Ciò dipende da un lato dalla fortissima influenza politico-culturale-informativa degli USA sull’Italia, dall’altro a specifiche carenze dell’informazione, della cultura e dell’accademia italiane, che tende sempre più a proporre modelli semplici per un pubblico che sta perdendo senso critico. Quella varietà di posizioni e di visioni che si poteva ravvisare nell’opinione pubblica italiana fino a qualche decennio fa si sta perdendo. Su moltissimi argomenti – dalla questione palestinese alla politica estera italiana alle strategie degli USA nel Vicino Oriente – si tende a ridurre tutto a un discorso dominante. Anche sull’Iran diventa sempre più difficile trovare delle posizioni equilibrate, che cerchino di porre le questioni in maniera più problematica rispetto al denunciare la “malvagità” intrinseca delle istituzioni persiane. In fondo Grillo non ha fatto un peana per l’Iran: ha semplicemente posto in maniera problematica la condizione femminile (da raffrontarsi non agli standard occidentali, ma a quelli degli altri paesi musulmani) o le dichiarazioni più controverse di Ahmadinejad. Perché questa problematizzazione è vista come inaccettabile e filo-iraniana? Si tratta di una conseguenza della suddetta semplificazione del discorso: quello, diciamo così, “anti-iraniano” è divenuto il discorso dominante, e ciò che vi si discosta è percepito come discorso “estremista” anche se di fatto è più equilibrato.

 

Sembra che criticare Israele sia quasi impossibile in Occidente. Ma il signor Grillo ha anche parlato di “occupazione statunitense dell’Italia”. Quali reazioni ha suscitato questa frase?

Questa frase ha provocato meno sdegno perché non carica della medesima pressione “morale” presente in tutto ciò che riguarda Israele; e l’Iran in questo momento, nel discorso dominante, è solo qualcosa che riguarda Israele e la sua sicurezza. In Occidente quando si parla d’Israele si parla del popolo ebraico, e quando si parla del popolo ebraico si parla della Shoah. Si è così creata una connessione automatica tra Israele e la Shoah. O meglio: è stata creata, e secondo me anche in maniera un po’ artificiale, tramite uno sforzo di soft power condotto da Israele soprattutto negli ultimi decenni, e che si è rivelato molto efficace. Pone infatti una grossa pregiudiziale – potremmo quasi dire un “ricatto morale” – quando si parla di Israele: diventa per molti naturale assumere un atteggiamento “giustificazionista” dell’operato di Tel Aviv e, di converso, esagerare qualsiasi critica o ostilità a Israele come una minaccia vitale alla sua sicurezza, un tentativo di ripetere lo sterminio.

Per gli USA non è presente questa dimensione “morale”. Ciò non toglie però che Washington abbia una fortissima influenza sull’Italia. Un discorso come quello di Grillo incontra molti ostacoli, soprattutto se qualcuno volesse cercare di tradurlo in realtà. Mi spiego: i discorsi di critica verso Israele creano ostilità in se stessi, mentre quelli verso gli USA vedono insorgere i problemi soprattutto quando si passa alla pratica. Un tentativo, magari da parte d’un Movimento V Stelle che acquisisse grosso peso nella politica italiana, di ridurre l’influenza degli USA scatenerebbe una reazione molto forte, che potrebbe assumere varie forme: una campagna stampa internazionale, attacchi speculativi sui mercati, pressioni diplomatiche ecc. Per certi versi queste cose si sono già sperimentate in passato. Le istituzioni italiane sono già state attaccate in passato quando si è provato a ridurre l’influenza degli USA o, in misura minore, della Gran Bretagna (si veda a tal proposito Il golpe inglese di Fasanella e Cereghino, che utilizza documenti d’archivio britannici).

http://italian.irib.ir/analisi/interviste/item/109427-daniele-scalea-all-irib-polemiche-contro-grillo-dovute-a-forza-elettorale-che-sta-acquisendo-il-suo-movimento-audio

*****

Ribadisco il mio punto di vista. Gli unici veri amici di Israele e degli Ebrei sono quelli che criticano Israele. Gli apologeti sono complici della trasformazione di una nazione democratica in un bullo psicopatico internazionale, che opera clandestinamente oppure con sprezzante improntitudine,  dando comunque sempre l’impressione di essere pronto a tutto per ottenere ciò che vuole – più controllo, più terra, la pulizia etnica dei Palestinesi e la”rimozione” di chiunque si metta sulla sua strada (cf. Arafat). In realtà, come tutti i bulli, è estremamente vulnerabile ed è perennemente sull’orlo di un panico irrefrenabile, al quale risponde cercando un controllo sempre maggiore (e sempre più irragionevole) sulle sue circostanze. Il suo sistema di potere, basato su questa patologica mania di controllo, è un castello di carte che cresce a misura che i vari governi israeliani compromettono ulteriormente la coscienza degli Israeliani destabilizzando, corrompendo, minacciando, ricattando, ecc. Più imponente il castello, più spettacolare sarà il collasso. Ormai nessuno può fermare questa sindrome alla coazione a ripetere gli stessi errori senza imparare mai. Neppure Beppe Grillo, col suo suocero iraniano, che gli consente di sentire entrambe le campane.

Ora, se la cosa riguardasse solo gli Israeliani, si potrebbe anche dire: amen, non è la prima nazione a scavarsi la fossa e non sarà l’ultima (prossima fermata: Stati Uniti). Ma, come ho già scritto altrove, io non sono sicuro che questo processo sia unicamente interno ad Israele e credo invece che ci siano forze visceralmente antisemite in grado di manovrare certi movimenti politici che non avranno troppe remore a perpetrare dei pogrom antisemiti.

Il piano, per quel che mi pare di capire, è quello, classico, di trasformare gli Ebrei in un capro espiatorio incolpandoli di tutto quel che non va nel mondo (es. come se tutti i banchieri fossero ebrei), per poterlo purificare. Siccome Israele ha creato una strettissima identificazione tra se stesso e gli Ebrei, ogni sua colpa ricadrà su tutti gli Ebrei nel mondo, che per di più potrebbero essere imputabili di connivenza con gli interessi finanziari (es. Savi di Sion, plutocrazia israelita ed altre calunnie antisemite).

Che questo sia un risvolto plausibile è dimostrato dal fatto che nei gruppi dove si discute apertamente dei crimini sionisti si finisce troppo spesso per condannare senza appello tutti gli Ebrei e tutti gli Israeliani ed Israele in quanto tale. Non è possibile che questa generalizzazione possa essere spiegata nei termini di un antisemitismo latente che viene rinfocolato incessantemente da abili spin doctor che sfruttano la pressione psicologica generata dalla dissonanza cognitiva citata da Daniele Scalea? Mi riferisco a quel giustificazionismo dovuto alla Shoah che fa sentire la gente sempre più in colpa, sempre più in conflitto con se stessa, sempre più desiderosa di liberarsi della questione sionista che li incomoda?

Allora la domanda che possiamo porci è: l’umanità è davvero così stupida da credere un’altra volta alla stessa menzogna, prendendosela con gli Ebrei e con gli Israeliani per i crimini di certi governanti sionisti e soprattutto per quelli di un’élite post-etnica e post-nazionale che si comporta sempre più psicopaticamente?

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/29/christine-lagarde-e-lfmi-desiderano-una-rivoluzione/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/25/il-criptofascismo-dei-liberalizzatori-e-dei-privatizzatori/

Il passo non è lungo: più Ebrei si trasferiscono in Israele, più sarà facile distruggerli usando Israele come bersaglio e senza rievocare spettri hitleriani, che pure incombono, occultati, sugli Ebrei come su tutti noi.

Cosa succede in Vaticano? Intrighi e “fumo di Satana”

a cura di Stefano Fait

Attraverso qualche fessura il fumo di Satana è entrato nella Chiesa

Paolo VI – 29 giugno del 1972

Caro Augias,

la Chiesa che dovrebbe essere trasparenza, semplicità e innocenza è diventata il luogo dei misteri. L’enigmatico annuncio cardinalizio della prossima morte del Papa, il trasferimento di monsignor Viganò “colpevole” di voler contrastare corruzione e torbide operazioni finanziarie. Del resto, Pio IX morì proprio la notte precedente la promulgazione dell’enciclica con la quale condannava le persecuzioni razziali di fascismo e nazismo. Rimane oscura la morte di papa Luciani che voleva riportare la Chiesa all’autenticità delle origini, facendo luce sulle attività dello Ior di Marcinkus. Borsellino, e non solo lui, sollevò dubbi sulla sua morte, dopo aver sentito il pentito Vincenzo Calcara. Noti sono gli eventi, lastricati di morti eccellenti, di cui furono protagonisti Marcinkus, Sindona e la P2. Inspiegata la scomparsa di Manuela Orlandi, cittadina vaticana, mentre dà scandalo la sepoltura in una basilica, fra santi e beati, del sanguinario boss della Magliana. Inspiegato il triplice omicidio delle due guardie svizzere e di una donna. C’è davvero un rapporto tra i vangeli delle beatitudini e questo covo di astuzie?

Ezio Pelino, lettera a Repubblica, 17 febbraio 2012

Risponde Augias:

…Il “fumo di Satana” di cui parlava Paolo VI sembra diventato invadente. Anche quando ci fu lo scandalo dei preti pedofili una diplomazia nota per la sua esperienza si lasciò andare a dichiarazioni discordanti e scomposte. Altrettanto sconcertanti i documenti che escono oggi. Lettere anonime contro il primo ministro Bertone, il trasferimento-allontanamento di un prelato che aveva denunciato scandali e ruberie, la diceria di un attentato al Papa. Padre Lombardi, portavoce, si ostina a dire che quest’ultima è solo una sciocchezza. Credo anch’io che lo sia. Il punto però non è nella credibilità della voce ma nel fatto in sé che la voce circoli, e che esca dalle “sacre mura”. Lì è il segno dello sconquasso. Una volta non era così. Quando si seppellì in una veneranda basilica il gangster De Pedis nessuno seppe, e ancora oggi nessuno sa, perché. Quando si consumò (4 maggio 1998) il triplice omicidio del comandante delle guardie svizzere, di sua moglie e del povero caporale Cédric Tornay, la versione data a caldo, chiaramente falsa, non ebbe smentita tanto che ancora oggi è la sola versione ufficiale di un crimine rimasto irrisolto e impunito. Quando si hanno precedenti di tale gravità non ci si può stupire se, degradandosi ulteriormente il tono generale, succeda quello che sta accadendo in questi giorni.

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