Il sesto inverno

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Il vortice dell’uragano sta risucchiando aria estremamente fredda dalla troposfera esterna…

“Ma l’aria non dovrebbe riscaldarsi prima di raggiungere il suolo?”

“Dovrebbe. Ma non è così. L’aria sta scendendo troppo rapidamente”.

“Si tratta di un episodio isolato?”

“Temo di no”.

“Abbiamo individuato due supercelle in aggiunta a quello sopra Scozia”.

“Una nel nord del Canada ….. ed un’altra sulla Siberia”.

“E sappiamo i loro percorsi previsti?”

“Sì. Le nostre stime precedenti di sei a otto settimane non ci sono andate neppure vicino. Questa tempesta sta per cambiare il volto del nostro pianeta”.

“L’aria sarà così fredda, che ti può far assiderare in pochi secondi”

“Quando sarà finita, ghiaccio e neve copriranno l’intero emisfero settentrionale. Il ghiaccio e la neve riflettono la luce del sole. L’atmosfera della Terra si riassesterà ad una temperatura media vicina a quella dell’ultima era glaciale.

“Ebbene, cosa possiamo fare?”

“Spostarsi quanto più a sud sia possibile”.

copione de “L’Alba del giorno dopo

http://www.script-o-rama.com/movie_scripts/d/day-after-tomorrow-script-transcript.html

La produttività biologica del lago esaminato in Irlanda si è azzerata nel giro di pochi mesi, forse un anno. Tale calo nella produttività  è inequivocabilmente legato ad una caduta verticale della temperatura dell’aria. Altri studiosi, interrogati sui risultati di questa ricerca, si dicono convinti che i dati possano rivelarsi coerenti e corretti. Infatti, gli ultimi carotaggi effettuati in Groenlandia indicavano una transizione tra 1 e 3 anni. Quindi apparentemente vi è coerenza con i dati irlandesi.

Claudio Gravina, Climatemonitor

Quando l’atmosfera si raffredda, la corrente a getto diventa più irregolare, oscilla a zig-zag, prima a nord poi a sud, e diventa molto debole e sensibili ai disturbi causati dalla temperatura del mare e dalla presenza di neve e ghiaccio sulla terra e sul mare le recenti avverse condizioni meteorologiche nel Nord America e altrove sono una conseguenza di questo andamento debole e più irregolare delle correnti atmosferiche… Un flusso dominante da nord-ovest a sud-est si stabilisce su tutto il territorio degli Stati Uniti ad est delle Montagne Rocciose, favorendo il flusso verso sud della corrente a getto e il raffreddamento di un vasto tratto di oceano a sud di Terranova.

John Gribbin e Douglas Orgill, “The Sixth Winter”, 1979

L’uomo è responsabile di una parte del riscaldamento globale, ma la maggior parte è naturale.

L’unica cosa di cui preoccuparsi riguardo al riscaldamento globale è il danno causato dalle preoccupazioni stesse. Perché alcuni scienziati si preoccupano? Forse perché sentono che smettere di preoccuparsi può significare smettere di essere pagati. La Terra ha vissuto un ciclo continuo di ere glaciali per milioni di anni. Il freddo, con periodi glaciali che interessano i poli e le medie latitudini, persiste per circa 100.000 anni, fasi scandite da più brevi periodi più caldi, chiamati interglaciali. Tutte le glaciazioni iniziano con un periodo di riscaldamento globale. [Questi riscaldamenti] sono i precursori di nuove ere glaciali. In realtà il riscaldamento è una cosa buona. Le glaciazioni sono mortali e possono anche uccidere milioni di persone. L’umanità non può bloccarle. Proprio come l’umanità non può influire sul clima a lungo termine del pianeta, non può impedire che una glaciazione abbia luogo. Il clima è governato principalmente dal Sole.

Le attività umane possono avere un certo impatto sulla transizione verso condizioni glaciali, aumentando il flusso d’acqua polare e accelerando l’avvento di una glaciazione. Quello che sta accadendo è molto simile al precedente di 115 mila anni fa, quando si è innescata l’ultima glaciazione. È difficile da capire, ma è davvero così: l’ultima glaciazione è stata accompagnata dalla crescita della temperatura media globale, ossia dal riscaldamento globale.

Quel che accadde fu che il Sole riscaldò più i tropici e raffreddò l’Artico e l’Antartico. Poiché i tropici sono molto più grandi dei poli, la temperatura media globale aumentava. Ma in aumento era anche la differenza di temperatura tra oceani e poli, cioè la condizione fondamentale di espansione dei ghiacci polari. Che ci crediate o no, l’ultima glaciazione è cominciata con un riscaldamento globale!

Man mano che più vapore acqueo arriva ai poli l’Antartide produce iceberg e si addensa, mentre il centro del polo nord si libera dai ghiacci e le latitudini più basse subiscono nevicate pesanti che a poco a poco iniziano a migrare verso sud.

Un deterioramento globale del clima, di un ordine di grandezza maggiore di qualunque finora sperimentato dall’umanità civilizzata, è una possibilità molto reale e in effetti può avvenire in tempi rapidi, anche in una dozzina d’anni.

Man mano che il ghiaccio inizia a procedere verso sud dal Mare Artico la produzione di cibo si ridurrà notevolmente ci saranno abbondanti anomalie climatiche alle latitudini settentrionali ma anche meridionali. Potrebbero verificarsi tempeste globali. In alcune regioni potrebbero verificarsi ondate di freddo anomalo, mentre altre arrostirebbero con picchi di temperature mai viste prima dalla nostra civiltà.

Ed è esattamente ciò che sta accadendo ora.

George Kukla, luminare della paleoclimatologia, ex Columbia University, ricercatore presso il Lamont-Doherty Earth Observatory, 2007-2011

Nel 1974 il Dr. George Kukla del Lamont-Doherty Geological Observatory misurò un raddoppio della copertura nevosa artica durante gli anni 1968-1972. Notò che la copertura media della neve era aumentata di quattro milioni di chilometri quadrati durante l’inverno del 1971. Stimò che sette inverni consecutivi di analoga severità sarebbero bastati per far raggiungere ai ghiacci artici l’estensione dell’ultima era glaciale (con analogo effetto albedo)

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Sappiamo che un rimbalzo glaciale si manifesta nel giro di pochi mesi – forse settimane – una volta che saltano certi meccanismi di riequilibrio e il sistema raggiunge un punto di non ritorno, oltrepassato il quale deve trovare un diverso assetto in un contesto caotico.

Lo comprova lo studio forse più meticoloso mai eseguito in questo campo, effettuato sui depositi di fanghiglia del lago irlandese Lough Monreagh. Spiega il geologo William Patterson: “Il tutto sarebbe accaduto repentinamente per chi si fosse trovato a vivere in quell’epoca. E’ l’equivalente di prendere la Gran Bretagna e spostarla nell’Artico nel giro di pochi mesi

thedayafterÈ il ben noto scenario descritto nel film catastrofista “L’Alba del giorno dopo” (2004), a sua volta tratto dal romanzo “The Coming Global Superstorm” di Art Bell and Whitley Strieber (1999). Va detto che il film – molto amato da Al Gore che lo distribuiva gratuitamente ai suoi eventi – e il libro sono di scuola serrista, ossia incolpano l’uomo del cambiamento climatico che innesca la glaciazione.

421_3Prima dell’uscita del suddetto film un rapporto commissionato dal Pentagono illustrava scenari analoghi (sempre di matrice serrista).

Nello scenario considerato il riscaldamento globale raggiunge il suo picco (fortissimo scioglimento dei ghiacci artici nel periodo estivo) intorno al 2010 (è successo nel 2012). L’effetto più grave è che la Corrente del Golfo non riesce più a portare acqua calda e salata verso l’Europa settentrionale mentre le accentuate precipitazioni nel Nord Atlantico aggiungono altra acqua fredda e dolce.

L’impatto è rapido ma si sviluppa nel corso di un decennio, tra il 2010 ed il 2020.

Le temperature precipitano di diversi gradi in Europa e leggermente meno nel Nord America e nell’Asia settentrionale. Siccità in Europa e Nord America. Tempeste di neve diventano più frequenti. Venti più forti.

Siccità prolungata in Cina ed Europa. Altre aree secche diventano umide.

Il raffreddamento dell’area del Nord Atlantico diventa sempre più intenso ed imprevedibile. La neve si accumula e quindi il fresco si prolunga anche in estate. La circolazione atmosferica ne risulta alterata. Dopo il 2015 (per noi sarebbe il 2017, tenuto conto della discrepanza tra scenario e realtà) il freddo comincia a farsi sentire nell’Europa meridionale ed in Nord America. Correnti fredde soffiano attraverso il continente europeo danneggiando l’agricoltura. La siccità ed il vento producono tempeste di sabbia/polvere.

Intorno al 2020 il clima europeo rassomiglia quello siberiano.

L’Europa sarà la più pesantemente colpita dal cambiamento climatico.

Il clima dell’Europea nord-occidentale sarà più freddo, secco e ventoso rendendola molto simile alla Siberia. L’Europa meridionale subirà un cambiamento minore ma verrà colpita da violenti e intermittenti raffreddamenti e da rapidi sbalzi di temperatura. L’Europa meridionale dovrà arginare l’emigrazione dalle nazioni scandinave e dall’Europea settentrionale di popoli in cerca di tepore, così come l’emigrazione dai paesi duramente colpiti in Africa e altrove. Entro il 2030 circa il 10% della popolazione europea si sarà trasferito in un paese diverso da quello di residenza, per ragioni climatiche.

Gli Stati Uniti e la Cina vedranno un deterioramento della produzioni agricola.1910113_755613024501903_9165003354908083397_n

 

Qualche anno prima, nel 1979, quando ormai era in ascesa la propaganda del catastrofismo serrista, uno scienziato e divulgatore dalle credenziali impeccabili, John Gribbin (dottorato in astrofisica a Cambridge, affiliato al dipartimento di astronomia dell’Università del Sussex, pluripremiato divulgatore scientifico per Nature e New Scientist, e per numerose testate giornalistiche, tra cui The Times e The Indipendent), pubblicava “The Sixth Winter” (Il sesto inverno), un romanzo-saggio glacialista estremamente istruttivo, che ricapitolava quelle che erano state le argomentazioni di moltissimi climatologi dell’epoca, i quali ammonivano che la fine dell’interglaciale era prossima.

A distanza di 35 anni il testo ha acquistato un sinistro carattere ammonitorio.

Sembra descrivere quel che sta accadendo in questi mesi.

A pagina 21 e 22 vengono riproposte le tesi del suo articolo “The Climatic Threat”, pubblicato da Analog Annual nel marzo del 1976: Temperature in moderato calo, ghiacci polari che avanzano, ma soprattutto condizioni meteorologiche estreme che perdurano per mesi nell’emisfero settentrionale a causa del raffreddamento del Nord Atlantico e correnti a getto che hanno perso forza e zigzagano. Questo fenomeno causa forti innevamenti che non arrivano a sciogliersi completamente nelle successive estati. Nel romanzo si annuncia che al 6 anno consecutivo di ripetizione di questo evento si arriverebbe al PUNTO DI NON RITORNO (in corsivo nel testo, per enfatizzarlo), con la fine dell’interglaciale e l’incedere di una nuova era glaciale:

Should such a pattern of jet stream zigzag and “blocking high” conditions recur over five or six reasonably closely-spaced winters, with summer sunshine insufficient to melt all the snow from each preceding winter, this may quite rapidly build snow cover over the north-eastern part of North America beyond THE POINT OF NO RETURN. Snow cover may similarly build over northern USSR possibly triggering an Ice Age.

John Gribbin, “The Sixth Winter”, 1979, p. 23

 Alcuni dei passaggi chiave del libro che potrebbero aiutarci ad affrontare ciò che ci attende:

  • 20000 anni fa la linea dei ghiacci passava da Seattle a Baltimora, poco a nord di Washington. Linea Bristol-Londra-Berlino-Varsavia;
  • La cartina all’inizio del libro però mostra una diversa linea: arriverebbe a lambire Vancouver, Philadelphia, Londra, Colonia, Breslavia, Kiev. Tutto ciò che sta a nord di questa linea sarebbe perso per sempre, sminuzzato e smaltito dai ghiacciai, mentre la Russia asiatica sarebbe libera dai ghiacci, come pure gran parte dell’Alaska;
  • Un decennio per sprofondare in una glaciazione (effetto albedo) e poi qualche secolo per arrivare al miglio di spessore di ghiaccio (125 anni per un’era glaciale a pieno titolo);
  • Impossibile sfamare tutti senza una rivoluzione tecnologica;
  • Le nuove condizioni climatiche risvegliano nei lupi una memoria ancestrale: si riorganizzano in grossi branchi di centinaia di esemplari (normalmente sono meno di una decina e non più di 20 quando è molto freddo). Sono aggressivi, disposti a mangiare carcasse e avanzi (AGGIORNAMENTO: sta già succedendo – un superbranco da 400 esemplari in Russia);
  • Quando il clima si raffredda le correnti a getto (jet stream) diventano instabili, le correnti atmosferiche cominciano a oscillare verso sud e verso nord cambiando il clima. A un certo punto queste stesse correnti non cambiano solo direzione orizzontalmente. Possono anche scendere a terra improvvisamente.
  • Compaiono dei tornado di ghiaccio che causano decine di migliaia di morti e fanno precipitare le temperature a -75 gradi C ai loro margini, a ottobre. Sono magneticamente attirati dall’acqua, dai fiumi. Il tornado scava un cratere al momento dell’atterraggio ma poi, quando si stabilizza e inizia a muoversi, lo fa in superficie. Si muove alla ricerca di calore, di meno freddo. Per questo mammuth congelati istantaneamente. Per questo l’acqua e le città sono più a rischio.
  • Il vortice polare non si ritira in primavera ed estate e il clima che sarebbe normale in Alaska diventa normale in Canada e negli USA;
  • Siccità nel Sahara ma anche in India, carestie in India per assenza di piogge monsoniche. Sempre in India, temperature come a Manchester;
  • Centinaia di migliaia di sfollati senza casa. Baite in legno meglio delle tende. Fiumi cambiano il loro corso e inondano le aree circostanti;
  • Un mese in meno di estate;
  • Oleodotti e gasdotti bloccati;
  • Più iceberg (tabulari) nel Mare del Nord, come se fosse l’Antartico; speronano e abbattono le piattaforme petrolifere;
  • Tonnellate di neve in Alaska, non si sa dove mettere quella rimossa con gli spartineve. Anchorage da evacuare;
  • Porti nordici bloccati dal ghiaccio. Impensabile far arrivare il petrolio del Mare del Nord a nord di Harwich: troppo ghiaccio. Meglio Bristol e le coste occidentali, più protette;
  • Sempre procedere con due mezzi in condizioni invernali, casomai un veicolo si rompesse;
  • Il Sahara comincia a rinverdirsi da nord, mentre a sud si espande;
  • Neve cade per due settimane senza posa attraverso tutto l’emisfero settentrionale;
  • Carri armati usati come trattori per estrarre i veicoli dalla neve;
  • Newcastle tagliata fuori dal resto del paese per 5 giorni (2000 morti);
  • grandi opportunità per chi è interdisciplinare e poliglotta, perché i politici hanno bisogno di prendere delle decisioni e non sanno di chi fidarsi (ehehehe);
  • Nessuno si immaginava che gli eventi potessero raggiungere un punto di non ritorno nel giro di poche settimane. Ci si aspettava che ci mettessero almeno 2-3 anni. Ma la morte in massa dei mammuth lungo la costa settentrionale della Siberia 40mila anni fa era un monito;
  • Animali reagiscono istintivamente alle trasformazioni. Hanno avvertito il cambiamento ma gli esperti che li monitoravano non hanno capito la ragione del loro comportamento. Occasioni sprecate.
  • Probabile uno scenario Wurm/Wisconsin (80mila anni fa), quello della glaciazione terminata 12000 anni fa.
  • Il sud della Francia (ergo:  Toscana e Liguria) avrà un clima scozzese o scandinavo.
  • Africa mantiene il suo equilibrio ecologico e demografico perché deserto si espande a sud ma contrae a nord;
  • Ci si aiuta perché non siamo ratti, lupi o formiche, ma esseri umani. Sorprendente reazione: più cooperazione che legge della giungla (anche perché chi viene ostracizzato muore).
  • La democrazia non è condannata e non serve farsi prendere dal panico. Serve sviluppo tecnologico e cooperazione planetaria. La glaciazione non se ne andrà velocemente per via dell’effetto albedo. Non cambierà nulla per almeno 3mila anni, nella più ottimistica delle ipotesi. Solo una combinazione di allineamenti planetari, irraggiamento solare e attività solare crea gli interglaciali. Durerà più probabilmente per 40mila anni;
  • Interruzione del chinook/föhn che permette al grano di crescere nelle pianure dell’Alberta e del Saskatchewan e si fa sentire fino in Colorado (problemi anche nelle Alpi);
  • Chicago evacuata ma è stato un errore: 200mila morti per colpa dei blizzard (meglio restare chiusi in casa se si hanno risorse). Ad Amburgo 18mila morti per la stessa ragione.
  • Si impara dagli errori. New York non viene evacuata in un colpo solo, nonostante 5 settimane di neve quasi ininterrotta. A Glasgow e Oslo si impara dagli errori altrui: ma 3mila morti a settimana per la fame e il freddo. Profughi dell’Oregon e dello stato del Washington vanno verso Vancouver, profughi canadesi vanno verso gli USA: caos. A Winnipeg si decide di far restare la gente fino a primavera.
  • Non tutto un unico blocco di ghiaccio, per anni e forse secoli ci saranno enclavi prive di ghiaccio (es. Stoccolma);
  • Gli animali migrano stagionalmente: unica chance è nomadismo per almeno una parte della popolazione per diversi anni, finché il ghiaccio non si consolida. Nordici vengono a sud e poi tornano a nord per l’estate. In questo modo più produzione agricola e meno bocche da sfamare;
  • Australia inaridita;
  • Bering torna ad essere un ponte di terra perché il livello degli oceani si abbassa rapidamente, nel giro di un anno (acqua intrappolata nei ghiacci non raggiunge il mare);
  • L’Europa abolisce le frontiere. In tutto il mondo si parla di cooperazione. Profughi climatici in Baviera (inzuppata ma non ghiacciata), in Provenza e nel Sud Italia. Anche Nuovo Messico umido.
  • Grave errore aver ciarlato senza costrutto dopo il primo inverno selvaggio. Il secondo ha trovato il mondo impreparato e il terzo è stato anche peggio (albedo);
  • Intensa attività vulcanica: peso del ghiaccio sulla crosta terrestre fa aumentare attività vulcanica, più polveri nell’aria, meno irraggiamento;
  • Dopo il secondo inverno finiscono i tornado di ghiaccio: fenomeno transitorio, legato al passaggio all’era glaciale;
  • Danimarca e Birmingham al confine dei ghiacci, come British Columbia e Australia (Nuova Zelanda persa);
  • Continuo declino dell’attività solare. Anche se attività solare tornasse a salire, la glaciazione resterà. La condizione naturale del pianeta è quella glaciale. Altri 100mila anni prima che parametri orbitali permettano di uscire dalla glaciazione: facile piombare in una glaciazione, difficile uscirne (anche se l’uscita è comunque rapida);
  • Russi capaci di far funzionare industrie in Siberia, sui ghiacci;
  • Brasile paese perfetto: non cambia praticamente nulla. Civiltà umana diventa tropicale. Africa sub-sahariana nuovo fulcro. Da civiltà interglaciale a civiltà glaciale;
  • Scienziati devono diventare politici e vice versa;
  • Senza l’epoca interglaciale l’evoluzione umana sarebbe stata diversa. Si sarebbero probabilmente sviluppate facoltà telepatiche/extra-sensoriali necessarie alla sopravvivenza, magari anche capacità di comunicare con gli animali. L’Umanità deve adattarsi e diventare Homo sapiens hibernus.

 

Bignamino del mutamento climatico

A cura di Stefano Fait

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Il succo del discorso, senza tanti grafici, immagini, citazioni e orpelli vari, può essere scaricato e letto più comodamente su ISSUU

1454747_554895331252041_1436649716_nSaint-Étienne (Lione), 21 novembre 2013 – 550 m s.l.m.

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C’è poco da fare: si va verso il freddo. E guardate che oscillazioni pazzesche man mano che ci si avvicina al presente! Geomagnetismo?

Ci possono essere inverni molto innevati, come quello di tre anni fa, ma sono eccezioni.

Luca Mercalli, 2011

È scientificamente provato che alla fine di questo secolo resterà circa un 10% dell’area glaciale presente oggi.

Luca Mercalli, 2012

Secondo alcune simulazioni, le Alpi, sotto i 3.800 metri, potrebbero essere prive di ghiacciai in una quarantina d’anni. Il problema non è meno grave di quello che si pensava, lo è di più, e chi sostiene il contrario lo fa sulla base di informazioni prive di fondamento scientifico pilotate ad arte, magari da società operative nel petrolio o nel carbone.

Luca Mercalli, 2013

Le precipitazioni sulle Alpi saranno in forma di pioggia per via delle temperatura più elevate e quindi la copertura nevosa sarà minore. L’industria del turismo invernale non è condannata, ma se fossi in quel ramo mi preoccuperei di alzare la quota a cui si costruiscono nuovi impianti, perché il riscaldamento globale avrà conseguenze anche per l’innevamento artificiale.

Filippo Giorgi, IPCC, 2008 (mia intervista sul Trentino)

Potete verificare da voi stessi com’è andata, invece, dal 2011 in poi
http://www.meteotrentino.it/neve-ghiacci/neve/calendario.aspx?id=216

E la salute dei ghiacciai:

http://www.meteotrentino.it/neve-ghiacci/ghiacciai/Tabellina%20rilievi%20primaverili%202011.pdf
http://www.meteotrentino.it/neve-ghiacci/ghiacciai/Tabellina%20rilievi%20primaverili%202012.pdf
http://www.meteotrentino.it/neve-ghiacci/ghiacciai/Tabellina%20rilievi%20primaverili%202013.pdf

expectedMessi alle strette, i serristi ora dichiarano che erano ben consci del fatto che ci sarebbe stata una “pausa” nell’innalzamento delle temperature. Vediamo cosa s’inventeranno se/quando le temperature caleranno (es. “La coda della cometa ISON ha temporaneamente raffreddato la Terra!”)

Energy_change_in_ocean_versus_Come l’IPCC ripartisce il riscaldamento rilevato: oltre il 90% del calore “in eccesso” riscalda gli oceani. Non sa spiegare come mai le emissioni umane (4-5% di tutta la CO2 prodotta dal pianeta) abbiano un effetto così insignificante in superficie (temperature stabilizzate/in pausa da 17 anni) e così catastrofico in profondità (il buon senso suggerirebbe che il vulcanismo sottomarino – 80% del totale – scalda gli oceani, visto che il calore sale e non scende)

Newsweek-1975http://www.climatemonitor.it/?p=34262#more-34262

the-big-freezeLa differenza rispetto agli allarmismi glacialisti degli anni Settanta è che ora il sole si sta ibernando: “Direi che [questo ciclo solare] è il più debole degli ultimi 200 anni“, spiega David Hathaway, direttore del gruppo di ricerca di fisica solare del NASA Marshall Space Flight Center di Huntsville, Alabama.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/03/03/i-media-globali-e-il-terrorismo-climatico-1895-2013/

Winter_N_Hemisphere_Snow_Extent_1967-2013global_freezing_by_anthony_gImage2younger_dryas_to_present_time_lineRiscaldamento globale = bene – raffreddamento globale =male (per le piante ma anche per noi che ce ne cibiamo).
http://wattsupwiththat.files.wordpress.com/2013/11/younger_dryas_to_present_time_line.pdf

L’uscita dal Dryas recente ha registrato, nel giro di 55 anni, un aumento di ben 7 gradi (rispetto a meno di un grado di riscaldamento globale negli ultimi 163 anni) e un aumento del livello degli oceani di 120 metri (rispetto agli 11,1 millimetri dei nostri giorni e gli ulteriori 32 cm previsti in futuro dall’IPCC, nello scenario peggiore).

Il riscaldamento globale provocato dall’uomo passerà alla storia come il più gigantesco abbaglio scientifico della storia, attribuibile a:
– eccessi di certi ecologismi guidati unicamente da pulsioni emotive ed anti-empiriche;
– stadio infantile della climatologia, una disciplina ancora in fasce che riceverà un salutare scrollone;
– interessi di certe lobby fintamente ravvedute e improvvisamente “ecologiste” interessate soprattutto a imporre artificiose penurie per generare utili colossali  (BP, Shell, Exxon, Chevron e Total non hanno mai generato profitti così ingenti);
– pigrizia mentale, mancanza di coraggio morale e intellettuale e tendenza umana al conformismo:

Quello che io vedo bianco, lo credo nero se lo stabilisce la Chiesa gerarchica.

Ignazio di Loyola, “Esercizi spirituali”

La parola chiave, per codesta facoltà, è nerobianco. Come molte altre in neolingua, anche questa ha due significati contrari. Riferita a un oppositore, definisce, appunto, l’abito di pretendere impunemente che il nero sia bianco o viceversa, in aperta contraddizione con i fatti. Riferita invece a un membro del Partito, sta ad esprimere la volenterosa lealtà di dire che il bianco è in realtà nero tutte le volte che lo richieda la disciplina di Partito. Ma esprime anche la particolare abilità che consiste nel credere che il nero sia bianco o meglio addirittura di sapere che il nero è bianco, e di dimenticare d’aver mai creduto il contrario. Ciò richiede una continua trasformazione e alterazione del passato, resa possibile mediante il sistema filosofico che in realtà comprende tutti gli altri, e che è conosciute in neolingua come bispensiero.

Gorge Orwell, 1984, Parte II, Capitolo IX – “La teoria e la pratica del collettivismo oligarchico” di Emmanuel Goldstein

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più le temperature si stabilizzano (v. sotto), più aumenta la certezza che l’uomo sia la causa del cambiamento climatico = ideologia

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Rosenthal et al con il loro lavoro percorrono la via maestra indicataci anni orsono da Roger Pielke Sr (2003) e  da Nir Shaviv (2008) e cioè quella di utilizzare il contenuto energetico dell’oceano e non la temperatura di superficie del pianeta come indicatore dello stato energetico e dunque come tracciante del riscaldamento globale. Elemento centrale del loro lavoro è costituito dal fatto che, dopo il  Grande Optimum Postglaciale, il pianeta è andato incontro ad un progressivo raffreddamento, interrottosi solo temporaneamente in occasione degli optimum secondari (miceneo, romano, medioevale) nonché in occasione delle fase di “riscaldamento” attuale.

Luigi Mariani

http://www.climatemonitor.it/?p=34191#more-34191

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“No best estimate for equilibrium climate sensitivity can now be given because of a lack of agreement on values across assessed lines of evidence and studies” (IPCC AR5);

“Generally low confidence that there have been discernable changes over the observed record on lack of trends in extremes, exceptions are trends seen in temperature extremes and regional precipitation (but not floods)” (IPCC AR5);

“Unlike in AR4, it is assessed here…there is low confidence of regional changes in the intensity of extreme extratropical cyclones” (IPCC AR5);

“low confidence that any reported long term increases in tropical cyclone activity are robust” (IPCC AR5);

“current datasets indicate no significant observed trends in global tropical cyclone frequency” (IPCC AR5);

“The current assessment does not support the AR4 conclusions regarding global increasing trends in droughts” (IPCC AR5);

“low confidence regarding the sign of trend in the magnitude and/or frequency of floods on a global scale” – “there is currently no clear and widespread evidence for observed changes in flooding” (IPCC AR5);

“no long-term acceleration of sea level has been identified using 20th-century data alone” (IPCC 2007);

“It is likely that GMSL (Global Mean Sea Level) rose between 1920 and 1950 at a rate comparable to that observed between 1993 and 2010” (IPCC AR5);

“Climate change has done more good than harm so far and is likely to continue doing so for most of this century. This is not some barmy, right-wing fantasy; it is the consensus of expert opinion. Yet almost nobody seems to know this” (The Spectator, 19 October 2013);

“A repeat of the Dalton solar minimum which occurred in the early 1800s, which also had its fair share of cold winters and poor summers, is, according to him, ‘more likely than not’ to happen” (“Real risk of a Maunder minimum ‘Little Ice Age’ says leading scientist”, BBC, 28 October 2013)

CLIMATEGATE

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“Le osservazioni non mostrano alcun aumento delle temperature in tutta la troposfera tropicale a meno che non si accetti un singolo studio e si ignorino tutti gli altri. Questo è davvero pericoloso”

“Penso anch’io che la scienza sia manipolata a fini politici, il che potrebbe rivelarsi non particolarmente astuto nel lungo termine”

“sembra che poche persone impongano il loro punto di vista e, indipendentemente dai risultati del dibattito, prendano le grandi decisioni, all’ultimo momento, a nome di tutti”.

“Ci sono state diverse presentazioni ingannevoli dei risultati dei modelli da parte di certi autori e dell’IPCC”

“Il trucco potrebbe essere quello di stabilire quale sia il messaggio centrale e poi usarlo per decidere cosa includere e cosa escludere”

“Bisogna convincere i lettori che c’è stato un effettivo incremento della conoscenza, maggiore evidenza empirica. Qual è?”

“È vitale che nell’IPCC si introducano solo persone che conosciamo e di cui ci fidiamo”

“Ho notato che la questione del raffreddamento globale è diventata un problema di relazioni pubbliche con i media”

“Sono d’accordo che sia meglio usare l’espressione cambiamento climatico rispetto a riscaldamento globale”

“E se vien fuori che il cambiamento climatico è principalmente una fluttuazione naturale su base multi-decennale? Probabilmente ci uccideranno”

“Mi pare che se diamo maggior peso all’irradiazione solare nei modelli, allora gran parte del riscaldamento del diciannovesimo e ventesimo secolo sarebbe spiegato unicamente dal sole”.

“C’è un piccolo problema con il regresso dei ghiacciai tropicali. Sono diminuiti di molti negli ultimi 20 anni, eppure i dati indicano che le temperature non sono cresciute a questi livelli”.

“All’Università dell’East Anglia [importante centro di ricerca climatica legato all’IPCC] non ci dovrebbe essere qualcuno con un diverso punto di vista [sul tema: “le recenti estreme condizioni meteo sono dovute al riscaldamento globale”] – o per lo meno non un climatologo”.

“Non sono persuaso che valga la pena di cercare la verità se ciò danneggia le relazioni personali”.

“Phil, grazie per il tuo contributo – ti garantisco che non laveremo i panni sporchi in pubblico”.

“penso che il riscaldamento dovuto all’urbanizzazione dovrebbe essere più ridotto, ma non riesco a trovare un modo convincente di dirlo”.

“Abbiamo scoperto che l’effetto dell’urbanizzazione è piuttosto considerevole nelle aree che abbiamo analizzato…sfortunatamente i nostri commenti in materia sono stati rifiutati dall’IPCC”.

“Ci sono dei coglioni puntigliosi che hanno criticato i dati di Jones et al.: non li vogliamo qui in giro”.

“Il coglione a cui ti riferisci si chiama Gooderich e ha scoperto il riscaldamento urbano in tutte le aree californiane”.

“Abbiamo fatto ogni possibile sforzo statistico per usare dati che non tengano conto dell’effetto di urbanizzazione”

“Quel che Zwiers ha fatto porta ad una conclusione diversa rispetto a Caspar e Gene! Possiamo salvarci stando attenti alle parole che usiamo”

“Sono sicuro che anche tu sei d’accordo che l’articolo Mann/Jones era veramente patetico e non sarebbe mai dovuto essere pubblicato. Non voglio essere associato con quella “ricostruzione” di 2000 anni”

“Perché come si può criticare Crowley per aver espunto 40 anni di dati nel mezzo della sua calibrazione, quando noi stessi abbiamo tolto tutti i dati post-1960…”

“Non prendiamo abbastanza seriamente la responsabilità divina di prenderci cura della Terra…Si stima che 500 milioni di persone vedranno “L’Alba del giorno dopo”. Dobbiamo pregare che colgano il messaggio”.

“Il mio lavoro di direttore del centro nazionale di ricerca sul cambiamento climatico, un lavoro che mi richiede di tradurre in termini di ricerca ed azione la mia fede cristiana a proposito della cura (stewardship) del pianeta di Dio”.

“È inconcepibile che i politici siano disposti a prendere decisioni che costeranno miliardi e miliardi per potersi adattare ai cambiamenti climatici regionali sulla base di modelli che non sanno neppure descrivere e simulare i processi che strutturano la variabilità climatica”.

“Ho gettato la spugna con Judith Curry già da un po’. Non so cosa stia pensando di fare, ma non sta aiutando la causa”.

“Una maniera per tutelarvi potrebbe essere quella di cancellare tutte le email ala fine del processo”.

“Ogni lavoro che abbiamo fatto nel passato grazie alle borse di ricerca che otteniamo dev’essere tenuto nascosto. Ne ho discusso in passato con il principale finanziatore (il dipartimento per l’energia degli Stati Uniti) e sono ben lieti di non pubblicare i dati originali della stazione di rilevamento”.
*****
Altre traduzioni:

<1939> Thorne/MetO: Le osservazioni non mostrano alcun aumento delle temperature lungo la troposfera tropicale [il problema dell'hot spot troposferico], a meno che non si prendano in considerazione un singolo studio e un singolo approccio, trascurandone un mucchio di altri. Questo è davvero pericoloso. Dobbiamo comunicare l’incertezza ed essere onesti. Phil [Jones?], magari potremmo trovare il tempo di discuterne ulteriormente se necessario [...]

<3066> Thorne: Penso anche che la scienza sia stata manipolata a fini politici, cosa che potrebbe rivelarsi non troppo intelligente a lungo andare.

Wils: Che si fa se il climate change si rivela essere essenzialmente una oscillazione multidecadale? Probabilmente ci uccideranno [...]

<1485> Mann: La cosa importante è essere sicuri che stiano perdendo la battaglia delle pubbliche relazioni. Questo è lo scopo del sito [Real Climate].

<5111> Pollack: Ma sarà molto difficile far scomparire il Periodo Caldo Medioevale dalla Groenlandia.

<1790> Lorenzoni: Concordo con l’importanza degli eventi estremi come focus per l’opinione pubblica e governativa [...] ‘il climate change’ deve essere presente nella vita di tutti i giorni della gente. Deve essere loro ricordato che è un fenomeno che accade e si evolve in continuazione.

<2428> Ashton/co2.org: Avendone stabilito l’urgenza, la sfida politica è ora di trasfromarla da un argomento che riguarda i costi dei tagli alle emissioni – cattiva politica – a uno concernente il valore di un clima stabile – politica molto migliore [...] la cosa migliore da fare è raccontare la storia delle brusche variazioni in modo più vivido possibile.

<2267> Wilson: Sebbene sia d’accordo che i gas serra siano stati importanti nel 19° e 20° secolo (specialmente dal 1970), se ilpeso del forcing solare fosse stato maggiore nei modelli, certamente avrebbe diminuito la significatività dei gas serra. [...] Mi sembra che assegnando un peso maggiore alla radiazione solare nei modelli, la maggior parte del riscaldamento del 19° e 20° secolo può essere spiegato dal Sole.

Originali in inglese

<3066> Thorne: I also think the science is being manipulated to put a political spin on it which for all our sakes might not be too clever in the long run.

<2884> Wigley: Mike, The Figure you sent is very deceptive [...] there have been a number of dishonest presentations of model results by individual authors and by IPCC [...]

<2009> Briffa: I find myself in the strange position of being very skeptical of the quality of all present reconstructions, yet sounding like a pro greenhouse zealot here!

<2775> Jones: I too don’t see why the schemes should be symmetrical. The temperature ones certainly will not as we’re choosing the periods to show warming.

<1485> Mann: the important thing is to make sure they’re loosing the PR battle. That’s what the site [Real Climate] is about.

<5111> Pollack: But it will be very difficult to make the MWP go away in Greenland.

<1788> Jones: There shouldn’t be someone else at UEA with different views [from "recent extreme weather is due to global warming"] – at least not a climatologist.

<4693> Crowley: I am not convinced that the “truth” is always worth reaching if it is at the cost of damaged personal relationships

<0953> Jones: This will reduce the 1940-1970 cooling in NH temps. Explaining the cooling with sulphates won’t be quite as necessary.

<4944> Haimberger:It is interesting to see the lower tropospheric warming minimum in the tropics in all three plots, which I cannot explain. I believe it is spurious but it is remarkably robust against my adjustment efforts.

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Il nesso tra geomagnetismo, attività solare e mutamento climatico nel Sistema Solare (in inglese)

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CAUSE

Non è riscontrabile un rapporto tra i cambiamenti climatici e le emissioni di CO2. La situazione nuova è che nonostante le emissioni continuino, dal 2000 si è registrata una diminuzione della temperatura

Carlo Rubbia, premio Nobel per la fisica, giugno 2012

Lungi dall’essere responsabile del danneggiamento del clima della terra, la nostra civiltà potrebbe non essere in grado di prevenire uno qualunque di questi terribili cambiamenti una volta che la Terra decidesse di attuarli. Se la Terra stabilisse di voler congelare di nuovo il Canada, per esempio, è difficile immaginare di poter fare alcunché di diverso dal vendere gli immobili che uno ha Canada. Se decidesse di sciogliere la Groenlandia, potrebbe essere meglio fare lo stesso in Bangladesh. I dati geologici suggeriscono che non ha molto senso preoccuparci troppo del nostro futuro energetico, non perché non sia importante, ma perché è al di là delle nostre capacità di controllarlo.

Robert B. Laughlin, fisico a Stanford, premio Nobel 1998 –The American Scholar, estate 2010

La maggior parte delle persone cerca prove a sostegno delle proprie credenze, quando sarebbe più saggio formarsi delle convinzioni dopo aver esaminato gli elementi di prova.

Il riscaldamento planetario è stato osservato anche su Marte, Giove, Plutone e sulla più grande luna di Nettuno, Tritone, per decenni, dopo il picco del “Grande Massimo Solare” e là non ci sono esseri umani. Per di più Plutone si sta allontanando dal Sole, lungo la sua orbita, e quindi si sarebbe dovuto raffreddare, ma invece si sta riscaldando.

Questo è uno degli eventi indizi che ci dovrebbero far capire che il cambiamento climatico sulla Terra è dovuto principalmente alle variazioni dell’attività solare e al contesto interstellare (oltre che alla temporanea “uscita” dalla Piccola Era Glaciale).

Ora il Sole sta passando dal suo Grande Massimo al suo Grande Minimo. La Terra continua a riscaldarsi anche dopo la fine di un Grande Massimo, per via dell’inerzia degli oceani. Le oscillazioni sono quindi ritardate, non c’è una risposta immediata, dopo un picco.

All’orizzonte si intravede già il ciclico raffreddamento globale.

Il riscaldamento globale ha fatto in modo che una quantità maggiore di CO2 fosse rilasciata dagli oceani. Ora gli oceani sono in via di raffreddamento e quindi anche l’aumento di anidride carbonica, dopo quello delle temperature, raggiungerà il suo plateau, per poi declinare.

L’unica cosa buona di tutto questo è che, a parte i miliardi buttati via in finte soluzioni, l’umanità ha cominciato a ri-orientarsi in senso ecologista (es. quando ha bandito i CFCil buco nell’ozono si sta restringendo -, non certo quando ha demonizzato la povera anidride carbonica che è una benedizione per la vita sul pianeta).
Non è cosa da poco e ci tornerà molto utile nel corso di questo secolo.

http://digilander.libero.it/MeteomondoForli/pagine/pagine_secondarie/meteo_mondo/11.htm

IBERNAZIONE SOLARE

La pressione media del vento solare è scesa di oltre il 20% dalla metà degli anni 1990. Questo è il valore più basso da quando abbiamo iniziato a monitorare il vento solare quasi 50 anni fa

Dave McComas del Southwest Research Institute di San Antonio, Texas 2008

Il comunicato stampa della NASA del 23 settembre 2008 prosegue: “Il vento solare è del 13% più freddo e del 20% meno denso”.

“Quello che stiamo vedendo è una tendenza a lungo termine, una diminuzione costante della pressione che ha avuto inizio verso la metà degli anni 1990”, spiega Arik Posner, scienziato dell’Ulysses Program della NASA.

“Il vento solare non gonfia più l’eliosfera come una volta”, spiega McComas. “Ciò significa meno schermatura contro i raggi cosmici”. Oltre all’indebolimento del vento solare, “Ulisse ha scoperto anche che il campo magnetico del sole si è indebolito di oltre il 30% a partire dalla metà degli anni 1990″, afferma Posner. “Questo riduce ulteriormente la schermatura naturale”…”Ci sono studi ancora dibattuti che collegano i flussi di raggi cosmici alla nuvolosità e ai cambiamenti climatici sulla Terra. Tale nesso potrà essere dimostrato negli anni a venire”.

http://science1.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2008/23sep_solarwind/

Dal 2000 in poi l’attività solare ha cominciato il suo ciclico declino (ibernazione). Salvo sorprese dovrebbe durare almeno fino al 2030 (con il 2031 come minimo più basso).

Una ricerca dell’Osservatorio Nazionale Solare di Tucson, Arizona, prevede che nel 2015 spariranno del tutto le macchie solari, indipendentemente dai ben noti cicli della nostra stella. Questo fatto potrebbe avere un’importante ripercussione sulla temperatura del globo.

http://www.palazzosomeda.it/Osservatorio/Macchiesolariaddio.htm

La fase di debole o nulla attività solare potrebbe comunque durare anche fino al 2100.

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/jgra.50210/abstract

Nel 2006 l’astrofisico NASA (scienziato solare al Marshall Institute della NASA) David Hathaway: il Ciclo Solare 25, che avrà il suo picco intorno al 2022, potrebbe essere uno dei più deboli degli ultimi secoli”.

http://science1.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2006/10may_longrange/

http://www.astronomynow.com/news/n1106/15solar/

“Matthew Penn, del National Solar Observatory, sostiene che il ciclo delle macchie solari potrebbe scomparire del tutto nei prossimi 10 anni. Che cosa significherebbe per i prossimi inverni? Studi condotti da diversi scienziati mostrano che la bassa attività solare può effettivamente essere collegata a inverni rigidi negli Stati Uniti e nell’Europa settentrionale”.

http://www.abc2news.com/dpp/weather/weather_blogs/historic-low-sun-activity-to-impact-winter-temperatures

Durante i minimi solari il mondo si raffredda e i ghiacci si espandono. Se sarà un minimo prolungato potrebbe innesare una glaciazione (le estati non saranno abbastanza lunghe da sciogliere le nevi accumulate durante inverni più estesi, rigidi e nevosi della norma).

Se invece il ciclo solare 25 sarà in robusta ripresa (improbabile, secondo una maggioranza di astrofisici), allora le temperature potrebbero ricominciare a salire dopo una decina di anni circa (inerzia termica).

Con un altro ciclo come quello attuale (numero 24), la tendenza sarà quella di un lento raffreddamento per almeno una generazione.

Con un ciclo più debole di quello attuale, con numero di macchie solari prossimo allo zero, il raffreddamento sarà intenso e più rapido, con possibilità di glaciazione.

VULCANISMO

I periodi di profondo minimo solare sono associati all’intensificazione delle attività vulcaniche, che contribuiscono a schermare il Sole.

Cerchiamo di ritornare sul tema dell’effetto del magnetismo solare sulla dinamica terrestre, in particolare sul vulcanismo, e per questo motivo citerò proprio un lavoro scientifico del 1989 di un ricercatore statunitense dell’Institute for Space Studies della  NASA che si trova a New York al Goddard Space Flight Center.

Il suo nome è Richard B. Stothers ed ha preso in considerazione i dati storici delle grandi eruzioni vulcaniche tra il 1500 e il 1980.

Con un’accurata analisi retrospettiva, molto dettagliata, di dati storici ha scoperto due periodicità statisticamente significative nell’andamento delle eruzioni vulcaniche correlabili rispettivamente sia al ciclo solare di 11 anni, sia al più lungo ciclo solare di 80 anni, detto di Wolf-Gleissberg.

In queste periodicità di particolare attività vulcanica ha osservato che vi era una notevole corrispondenza tra aumento dell’attività vulcanica e minimi solari, mentre vi era una cospicua riduzione dell’attività vulcanica durante i massimi solari.

[…]

A parere dell’autore di questo studio (ma eravamo nel 1989) i flares solari presenti nei massimi solari possono cambiare i modelli di circolazione atmosferica, influenzando anche i movimenti di rotazione terrestre. Questa scossa nella dinamica dei movimenti della crosta terrestre, secondo lui, è in grado di provocare dei micro terremoti che limitano il vulcanismo perché diminuiscono la pressione sulle faglie.

[…]

innesterei anche le ricerche di Caspar M. Ammann sull’ulteriore ruolo nei cambiamenti climatici determinatisi durante il Minimo di Maunder,  in conseguenza dell’aumento del vulcanismo esplosivo.

Nel suo studio egli ricombina i risultati ottenuti dai carotaggi nei ghiacci con i dati dell’irraggiamento solare dell’epoca e propone una nuova rilettura dei dati noti.

Secondo questo autore l’abbassamento della temperatura durante il Minimo di Maunder non sarebbe stato determinato solamente dalla ridotta attività solare e lo stesso sottolinea che la maggior parte degli autori avrebbero ignorato nei loro studi gli altri importanti fattori che possono aver drammatizzato la variazione climatica.

Tra questi fattori Amman pone la responsabilità dell’aumentato vulcanismo nel determinare, nel perdurante periodo di freddo, dei picchi di ulteriore raffreddamento climatico, in particolare nell’ultimo periodo del Minimo di Maunder.

L’emissione di aerosol nell’atmosfera avrebbe infatti oscurato la già scarsa irradiazione solare, provocando un andamento altalenante del raffreddamento climatico nell’Emisfero Nord in senso peggiorativo e quindi determinando di conseguenza ulteriori repentini raffreddamenti climatici.

In conclusione, andando a ragionare su queste ricerche, appare evidente il rapporto esistente tra minimo solare ed aumento delle eruzioni vulcaniche, ma la ragione di questo non ci è ancora nota.

http://www.palazzosomeda.it/Osservatorio/Rapportotraminimosolareederuzionivulcaniche.htm

La causa del crollo delle temperature fu principalmente l’attività solare, ma secondariamente contribuì a peggiorare la situazione l’intenso vulcanismo su scala globale i cui solfati immessi nell’atmosfera contribuirono a riflettere e a rallentare ulteriormente l’attività solare.

“Recenti lavori hanno suggerito che un aumento in vulcanismo era in gran parte responsabile del trend di raffreddamento”

In realtà l’aumento del vulcanismo è stato innescato dal basso numero di macchie solari.

Con questo dovremmo aspettarci in vista di questo nuovo Minimo Solare un’ulteriore accrescersi dell’attività vulcanica che unite all’attività solare influenzeranno a sua volta il clima.

Il periodo del Minimo di Dalton fu contrassegnato da importanti fenomeni eruttivi che posero il loro marchio sul clima già di per sè freddo della Piccola Era Glaciale.

L’eruzione del Tambora non fu l’unica, in quel periodo: nel 1812 esplose con violenza il vulcano Soufrière, nei Caraibi, mentre l’anno prima fu il vulcano Mayon, nelle Filippine, ad entrare in attività. Tutte queste eruzioni vomitarono enormi quantitativi di cenere e polvere nell’atmosfera, producendo un denso “velo” di polvere vulcanica nella stratosfera. Questo velo schermò una discreta parte dei raggi solari negli anni successivi, provocando uno dei periodi dal clima più freddo della (già di per sé fredda) piccola era glaciale.

La polvere restò per molti anni nell’atmosfera diminuendo la quantità di radiazione solare che abitualmente colpisce il suolo della terra. Il pianeta conobbe un’epoca di estati mancate ed inverni freddissimi, che ebbero come conseguenza scarsissimi raccolti e un impoverimento importante di vaste aree del pianeta. Il 1816, l’anno successivo all’eruzione, fu poi ricordato come l’anno senza estate.

Le inusuali aberrazioni climatiche del 1816 ebbero l’effetto peggiore nell’America del nordest, nelle province canadesi del Maritimes e di Terranova e nel nord dell’Europa. Tipicamente la tarda primavera e l’estate in quelle regioni americane sono sì relativamente instabili, ma mai fredde, con minime che raramente scendono sotto i 5 °C (praticamente mai in Europa).

La neve d’estate su quelle zone del Nord America è estremamente rara sebbene a maggio talvolta sia presente del nevischio.

Nel maggio 1816, invece, il ghiaccio distrusse la maggior parte dei raccolti, e a giugno due grandi tempeste di neve nel Canada orientale e nel New England provocarono molti morti. Quasi trenta centimetri di neve ricoprirono Québec all’inizio di giugno. A luglio ed agosto i laghi e i fiumi ghiacciarono in Pennsylvania e altre tre gelate colpirono il New England che distrussero tutti gli ortaggi tranne quelli poco sensibili al freddo.

Rapide e improvvise variazioni di temperatura erano comuni, così come fu comune l’incremento dei prezzi dei cereali.

Molti storici citano l’anno senza estate come il principale motivo per la “conquista” nell’Ovest americano e il rapido crescere di stanziamenti umani nel Midwest. In generale le popolazioni furono colpite da una grande miseria, i coltivatori furono ridotti in grande difficoltà e molti capi di bestiame morirono. L’eruzione del Tambora fu anche la causa, in Ungheria, della caduta di neve sporca. Qualcosa di simile accadde anche in Italia, che per un anno circa vide cadere della neve rossa, si crede a causa delle ceneri nell’atmosfera.

L’Europa, che stava ancora riprendendosi dalle guerre napoleoniche, soffrì per la mancanza di cibo. Ci furono rivolte per il cibo in Gran Bretagna e in Francia e i magazzini di grano vennero saccheggiati. La violenza fu peggiore in uno stato senza sbocchi sul mare come la Svizzera, il cui governo fu costretto a dichiarare un’emergenza nazionale. Grandi tempeste, piogge anomale e inondazioni dei maggiori fiumi europei (incluso il Reno) sono attribuite all’eruzione, così come la presenza di ghiaccio nell’agosto del 1816.

http://fetonte.blogspot.it/2012/10/lanno-senza-estate-durante-il-minimo-di.html

INERZIA TERMICA (FEEDBACK)

Lentamente, inesorabilmente, la Terra perde più calore di quello che riceve.

Maggiori temperature oceaniche e al suolo causano una maggiore evaporazione, più vapore acqueo e quindi maggiori precipitazioni, anche ai poli, dove i ghiacci tornano ad espandersi. Nuvole più basse riflettono meglio i raggi solari, attenuando l’insolazione e rafforzando il meccanismo di raffreddamento, ossia il feedback negativo del grande termostato naturale che regola il clima terrestre, in un meraviglioso equilibrio dinamico.

Il clima è un sistema inerziale, quindi reagisce con una certa lentezza alle variazioni di attività solare (specialmente per via della presenza di masse oceaniche).

Abdussamatov non ha tenuto conto dell’inerzia termica causata dagli oceani, che ritarda l’impatto dei cambiamenti climatici. Per questo è improbabile che si arrivi a un vero e proprio collasso delle temperature globali prima del 2017.

Per la stessa ragione, se il minimo più basso si verificasse nel 2031, non ci sarebbe alcuna risalita delle temperature fino al 2045.

MINIMO DI DALTON, MINIMO DI MAUNDER, ERA GLACIALE

Ci sono già stati 4 periodi di forte raffreddamento nell’ultimo millennio, distanziati di circa 200 anni: Wolf (XIII secolo), Sporer (XV), Maunder (XVII), Dalton (XIX).

Ma potrebbe anche profilarsi come più estrema, ricalcando l’evento glaciale di 8200 anni fa (con temperature medie che potrebbero diminuire fino a 18-20 gradi rispetto al presente)

http://freeforumzone.leonardo.it/lofi/Effetto-serra-Europa-a-rischio-glaciazione/D6022703.html

“Gli esperti del National Astronomical Observatory del Giappone e della Riken Research Foundation, hanno dichiarato che l’attività delle macchie solari sembra somigliare ad un periodo del XVII secolo noto come Minimo di Maunder, durante il quale le temperature globali erano inferiori di 2.5°C – 3°C rispetto ai valori della seconda metà del XX secolo. In quegli anni gelò sei volte il Tamigi, tanto che sul fiume cominciò la tradizione della ‘fiera del ghiaccio’, con spettacoli, divertimenti e commerci sul fiume gelato. Gli inverni particolarmente rigidi del Belgio furono descritti dai pittori fiamminghi, e da tutto il mondo giunsero testimonianze di anni particolarmente difficili. Il minimo di Maunder rappresenta un periodo di 70 anni caratterizzato da assenza di qualsiasi attività sulla superficie del Sole, ed è ricordato come la parte centrale e più fredda della piccola era glaciale. Lo studio giapponese ha scoperto che l’andamento della corrente dell’attività delle macchie solari è simile ai record di quel periodo”.

http://www.tecnologiaericerca.com/2012/04/23/asimmetria-nei-poli-magnetici-del-sole-minimo-di-maunder-in-arrivo/

Il minimo di attività solare di Maunder (1645-1715) portò inverni estremamente freddi in Europa e Nord America (e con tutta probabilità anche nel resto del mondo) nonché un aumento dell’attività vulcanica.

-7 gradi di raffreddamento in Germania se sarà un Minimo di Maunder (= 2-3 gradi C in meno a livello globale, ossia molto vicino all’innesco di una glaciazione);

-5 nel Nord Italia (es. Helsinki di oggi);

-3 nel Sud Italia (che non è minimamente preparato a quel tipo di clima).

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GLACIAZIONE DI LANDSCHEIDT – INTERGLACIALE AL TERMINE

Statisticamente, dovremmo già essere nella fase finale dell’interglaciale.

Theodor Landscheidt (1927 – 2004) è stato il climatologo che ha saputo predire meglio di chiunque altro quel che sarebbe accaduto tra il 2001 e il 2012. Concordo con chi vuole battezzare la prossima glaciazione con il suo nome.

Le ciclicità rilevate in uno studio dendrocronologico cinese sull’altopiano tibetano indicano che le temperaturae globali potrebbero scendere fino ad un minimo intorno al 2068, per poi risalire, fino al 2088. In un diverso studio, sempre cinese, il minimo lo si raggiungerebbe già nel 2035. Entrambe le ricerche condividono la premessa che sia già in corso un raffreddamento globale.

[Fonte : Liu Y, Cai Q F, Song H M, et al. Amplitudes, rates, periodicities and causes of temperature variations in the past 2485 years and future trends over the central-eastern Tibetan Plateau. Chinese Sci Bull, 2011, 56: 2986-2994

http://agbjarn.blog.is/users/fa/agbjarn/files/tibet-2485_years.pdf ]

Il problema è che più si allungano i tempi della risalita, più diventa probabile la prossima fine dell’interglaciale (il periodo caldo in cui viviamo).

Ora siamo in un interglaciale e, statisticamente, la sua fine dovrebbe arrivare tra qualche secolo. Ma chi può dirlo con certezza? Su intervalli di tempo di migliaia di anni, le nostre datazioni hanno margini di errore considerevole.

12000 anni di durata di un periodo interglaciale è solo una media. Non significa che abbiamo ancora 500 anni di margine (oltre al fatto che non è certo che le nostre datazioni siano corrette

http://it.wikipedia.org/wiki/Dryas_recente

Non è da escludere che noi ci si trovi nel punto in cui l’Olocene (caldo), lascerà il posto alla prossima era glaciale.

TRANSIZIONE DA RISCALDAMENTO A RAFFREDDAMENTO

Le transizioni sono rapidissime. Di norma, il cambiamento climatico più a lungo termine si verifica per balzi improvvisi, piuttosto che per cambiamenti incrementali.

http://www.esd.ornl.gov/projects/qen/transit.html

Patterson e il suo gruppo di collaboratori si sono recati in Irlanda ed hanno estratto una carota di fango dal fondale del lago Lough Monreagh….I ricercatori si sono soffermati su un periodo risalente a circa 12800 anni fa, momento in cui l’Emisfero Nord del nostro pianeta affrontava uno sconvolgimento climatico davvero affascinante: lo Younger Dryas (Y-D). Lo Y-D è stato caratterizzato da temperature molto rigide, una vera e propria era glaciale, singolarmente durata circa 1300 anni.

La produttività  biologica del lago esaminato in Irlanda si è azzerata nel giro di pochi mesi, forse un anno. Tale calo nella produttività  è inequivocabilmente legato ad una caduta verticale della temperatura dell’aria.

Altri studiosi, interrogati sui risultati di questa ricerca, si dicono convinti che i dati possano rivelarsi coerenti e corretti. Infatti, gli ultimi carotaggi effettuati in Groenlandia indicavano una transizione tra 1 e 3 anni. Quindi apparentemente vi è coerenza con i dati irlandesi.

A partire dal termine dello Y-D, la produttività  di Lough Monreagh ha impiegato ulteriori due secoli per tornare ai livelli iniziali.

Questo ultimo studio ci parla di mutazioni climatiche sconvolgenti nel giro di pochi mesi”.

http://www.climatemonitor.it/?p=5249

In precedenza, la fine dei periodi interglaciali aveva registrato una caduta delle temperature di 4-8 gradi C nel giro di 50-150 anni e un susseguente graduale declino, dovuto probabilmente all’effetto albedo.

“Tanto per avere un’idea del raffreddamento climatico che si ebbe durante il Minimo di Dalton, basti pensare che la stazione meteorologica di Oberlach, in Germania, vide diminuire la sua temperatura media annuale di 2°C in 20 anni”.

http://www.meteogiuliacci.it/attivita-solare-in-difficolta-verso-un-nuovo-minimo-di-dalton_sn_1826.html

Dopo un inverno 2013-2014 preoccupante (specialmente a nord delle Alpi – nel bacino del Mediterraneo l’afflusso d’aria africana potrebbe essere considerevole) e un inverno 2014-2015 ancora più ringhioso, si arriverà alla coppia inverno 2016-2017 e 2017-2018 che sarà devastante per tutto il Nord Europa, con inverni che si aggraveranno in maniera marcatissima fino almeno al 2030 e milioni di profughi climatici.

Poi tutto dipenderà dal Sole e da altre variabili.

Quello che stiamo esperendo in questo momento è la fase iniziale del periodo di raffreddamento globale che ha avuto inizio a ottobre del 2005, si è consolidato nel 2012 e accelererà notevolmente nei prossimi anni, specialmente dopo il 2017. Il lungo inverno del ciclo glaciale potrebbe cominciare con il 2018-2019.

IMPATTO AMBIENTALE

CORRENTE DEL GOLFO

Questo scioglimento [dei ghiacci artici] fa sì che una enorme mole d’acqua fredda e dolce si riversi nel nord Atlantico, andando a disturbare il flusso della corrente del Golfo. Infatti una modifica significativa della salinità dell’acqua e della temperatura potrebbe far saltare il meccanismo della corrente raffreddandola molto prima che raggiunga le coste europee e costringendola a fare ritorno in dietro addirittura a disperderla e annullarla. In tutti e due i casi l’Europa si troverebbe alle prese con un terribile e repentino cambiamento climatico. Un ritorno dei ghiacci interesserebbe tutta la Scandinavia, l’Islanda e parte della Gran Bretagna, l’Oceano sopra il 60° parallelo si trasformerebbe in una immensa distesa si ghiaccio. In conseguenza di ciò aumenterebbe tantissimo l’albedo totale e il fronte polare si abbasserebbe notevolmente, generando un raffreddamento sensibilissimo su tutta l’Europa, Italia inclusa.

http://www.sqtradiometeo.it/images/La%20corrente%20del%20golfo/La%20corrente%20del%20golfo.htm

Questa è la ricostruzione di quel che potrebbe accadere a causa dello scioglimento troppo rapido di ghiacci artici sempre più abbondanti (nevicate generose in inverno > estensione estiva in netta crescita nonostante il potente scioglimento):

Il ghiaccio si scioglie, inonda gli oceani del nord con acqua fresca. Ciò causa un aumento più rapido della temperatura dell’acqua in estate. La differenza di temperatura tra l’Artico e gli oceani meridionali diventa troppo ridotta. Le correnti si bloccano e improvvisamente abbiamo un rimbalzo glaciale:

http://www.livescience.com/7981-big-freeze-earth-plunge-sudden-ice-age.html

http://it.wikipedia.org/wiki/The_Day_After_Tomorrow_-_L%27alba_del_giorno_dopo

Art Bell e Whitley Streiber, gli autori del libro “The coming global superstorm”, da cui è tratto il film sopracitato, descrivono quel che dovrebbe accadere perché si possa dire che lo scenario di una glaciazione improvvisa (abrupt climate change) si sta effettivamente verificando:

“Diciamo che vivete a Dallas, o Madrid, o Roma. Il primo indizio che la supertempesta sta prendendo forma potrebbe essere delle previsioni del tempo secondo cui una serie di fronti freddi si muovono verso sud dal Mar Artico, uno dopo l’altro. Questo potrebbe accadere in qualsiasi momento dell’anno.

Potrebbe capitare di sentire che luoghi più settentrionali – Toronto, Stoccolma, Pechino – sono stati colpiti da condizioni meteo estremamente dure – piovosità straordinaria in estate, bufere di neve senza precedenti in inverno. Fenomeni che si protraggono per una settimana o più, intensificandosi.

Attraverso le pianure del nord del mondo – le pianure nordamericane, le steppe dell’Asia centrale – si comincerebbero a registrare raffiche di vento che possono superare le 100 miglia all’ora (c. 160 km/h).

Luoghi come Edmonton e Semipalatinsk, poi Minneapolis e Mosca, cesserebbero di comunicare con il mondo esterno. Alaska e Siberia settentrionale sarebbero mute già da molto prima.

Dall’Europa, all’Asia, all’America, intere popolazioni cercherebbero disperatamente di spostarsi verso sud.

Poiché le stesse alterazioni che modificano le correnti del Nord Atlantico influirebbero anche sul movimento delle correnti nel sud del mondo, l’Australia e la Nuova Zelanda sarebbero anch’esse colpite. Lì, l’estate si convertirebbe in inverno, o un inverno normale diventerebbe estremamente freddo. Maremoti devasterebbero le coste meridionali del continente. Tifoni improvvisi investirebbero le Filippine, il Giappone e le isole del Pacifico.

[Se tutto ciò si verificasse], quanto più a nord ci si trova, tanto più estreme saranno le condizioni.

Giorno dopo giorno, le tempeste continueranno, diventando più complesse ed organizzate, più grandi, assumendo forme mai osservate prima.

In tutto l’emisfero settentrionale avranno luogo spostamenti massicci di popolazione. Il caos regnerà e molte, molte persone periranno a causa della supertempesta.

Quando la supertempesta si sarà esaurita, diventerà subito evidente che è stata una catastrofe di proporzioni mozzafiato.

Si salveranno solo Portogallo, Italia meridionale e il sud della Spagna. L’intero Midwest americano si troverà sotto una lastra di ghiaccio che si estende attraverso la Siberia e il nord Europa. Questo ghiaccio rifletterà una grande quantità di luce solare e calore verso lo spazio.

Se la tempesta – come pare possa essere accaduto l’ultima volta – colpirà in estate, il ghiaccio probabilmente si scioglierà.

È possibile che questo sia proprio quel che è successo l’ultima volta e, come vedremo, è stato registrato nei miti di tutto il mondo.

Se la tempesta avrà luogo in autunno o in inverno, allora il ghiaccio potrebbe teoricamente compattarsi così tanto nei mesi successivi e riflettere così tanto calore e luce che l’estate successiva semplicemente non sarà abbastanza calda da farlo sciogliere. L’inverno che seguirà sarà il più freddo della storia.

L’effetto finale e ironico del riscaldamento globale diventerebbe subito chiaro ai superstiti: l’inizio di una nuova era glaciale”.

http://www.bibliotecapleyades.net/ciencia/esp_ciencia_tsunami17a.htm

RAFFREDDAMENTO NEL NORD EUROPA ED EURASIA

Il governo dovrebbe cominciare a considerare la possibilità che siamo agli inizi di una piccola era glaciale dovuta al calo di attività solare…evento che avrà grandi implicazioni per l’agricoltura, il turismo, i trasporti, la gestione del traffico aereo e l’economia nel suo complesso.

Boris Johnson, sindaco di Londra, gennaio 2013

http://www.telegraph.co.uk/comment/columnists/borisjohnson/9814618/Its-snowing-and-it-really-feels-like-the-start-of-a-mini-ice-age.html

Per quanto riguarda l’Europa, ogni raffreddamento continentale è stato preceduto da un raffreddamento delle isole britanniche, con un decennio di anticipo circa.

HadCET

Nel Regno Unito le temperature invernali sono scese, in media, di quasi 1,5 gradi C (notare che il riscaldamento globale ammonta, stando ai valori riportati dall’IPCC, a 0,85 gradi C tra il 1880 e il 2012)

Sull’intero corso dell’anno i dati CET (Central England Temperature) del Met Office britannico: Le temperature annuali complessive mostrano una diminuzione di quasi un grado Celsius negli ultimi 13 anni.”

http://www.meteoweb.eu/2013/09/cambiamenti-climatici-gli-ultimi-dati-sono-inequivocabili-il-pianeta-si-sta-raffreddando/226261/

l’IPCC mette le mani avanti: il clima britannico potrebbe raffreddarsi nei prossimi decenni a causa del rallentamento della Corrente del Golfo [= ogni successivo inverno sarà sempre più traumatizzante per gli anglo-irlandesi e non possono più nasconderlo]
http://www.telegraph.co.uk/earth/environment/climatechange/10337064/IPCC-report-Britain-could-cool-if-Gulf-Stream-slows.html

In Gran Bretagna sembra che il clima si stia trasformando con una velocità impressionante…L’inverno 2009-2010 nel Regno Unito è stato il terzo più freddo da oltre 50 anni, più di quello del 1985, mentre si è rivelato essere in assoluto il più nevoso degli ultimi 30 anni. Poi è venuto dicembre 2010, che è stato il più freddo del secolo, anche se il resto di quella stagione invernale è andato in controtendenza. Periodi invernali importanti non sono certo mancati nemmeno nel 2011/2012 e tanto meno in quest’inverno, che nelle ultime settimane ha visto fasi fredde e nevose di durata piuttosto insolita rispetto al normale clima britannico. Per ritrovare inverni più gelidi di quello 2009-2010, bisogna tornare indietro all’inverno 1978-1979”

http://www.meteogiornale.it/notizia/26242-1-inverni-sempre-piu-rigidi-e-nevosi-regno-unito

I prossimi inverni saranno estremi soprattutto localmente: Nord Europa, Siberia, Cina e Giappone settentrionali, Nord America, versante settentrionale delle Alpi.

L’Europa Centrale ha vissuto ben cinque inverni più freddi rispetto alla norma, un record, e le previsioni per l’inverno alle porte lo qualificano già come il sesto di fila.

In caso di minimo solare prolungato come quello previsto dalla NASA e da altri centri di ricerca è verosimile che avremo un calo di 1,5 C verso i 60 gradi di latitudine (Oslo, Helsinki, Stoccolma, San Pietroburgo, Anchorage), che diventeranno 2,5 C entro al massimo una ventina di anni.

Nel corso dell’ultima glaciazione la Groenlandia era 15 gradi più fredda di adesso. Il Regno Unito 5 gradi più freddo (con ghiacciai nelle aree montuose).

RAFFREDDAMENTO IN ITALIA

È in atto un’inversione di tendenza della temperatura mondiale e questo sarà probabilmente un anno relativamente freddo anche per noi. Recenti nostri fanno pensare che qualcosa di rilevante si stia già manifestando. Per esempio, nel calcolare sulla penisola italiana la temperatura media annua fra il 1997 e il 2012 e la sua relativa linea di tendenza abbiamo notato che quest’ultima tende a scendere”. La temperatura media sull’Italia “ha smesso di salire dalla fine del secolo scorso e da allora, anno dopo anno e in maniera quasi impercettibile, sta scendendo. È in atto un’inversione di tendenza che sarà palpabile anche nello scorrere di questo anno. Con il passar del tempo, farà sempre più freddo”. Perché? “Gli ultimi tre cicli solari, con lunghezza temporale media di 11 anni, si stanno affievolendo: il sole sta perdendo potenza e di conseguenza anche la temperatura della Terra tornerebbe di nuovo a scendere”. Si darebbe così “il via all’inversione di tendenza cui seguirebbe una instabilità planetaria associata non solo a fenomeni iniziali estremi quali forti piogge alternate a periodi poco piovosi, freddo intenso seguito da periodi di caldo, tempeste violente; ma porterebbe la temperatura verso valori via via sempre più bassi, fino a generare decennio dopo decennio un’altra piccola era glaciale, tra il 2035 e il 2045”. Se tutto ciò si avverasse, “si potrebbero ripetere su gran parte dell’Europa temperature abbastanza fredde ed espansione dei ghiacciai di diversi gradi di latitudine più a sud, nell’emisfero nord, rispetto alle posizioni attuali”.

il meteorologo dell’Aeronautica Militare col. Paolo Ernani

http://www.meteoweb.eu/2013/06/meteo-esperto-shock-fara-sempre-piu-freddo-stiamo-andando-verso-una-nuova-era-glaciale/207695/

Una forte riduzione delle radiazioni solari causò un improvviso raffreddamento del clima in Europa circa 2.800 anni fa. Accadde in coincidenza con la fase minima dell’attività del Sole e quando forti venti abbassarono le temperature dell’intero continente.

A sostenerlo è lo studio pubblicato sulla rivista Nature Geoscience e coordinato da Celia Martin-Puertas del Centro Helmholtz di Potsdam, in Germania.

Una conferma dello studio tedesco, almeno riguardo alle temperature più basse, viene dalla lettura di diversi storici dell’antica Roma. Si legge di nevicate abbondanti (anche oltre i 2 metri), del Tevere più volte ghiacciato, e del limite della crescita dell’uva a latitudini poco più a nord di Roma. Solo verso la fine dell’epoca fredda, Roma divenne grande e l’impero si espanse.

http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/terrapoli/2012/05/07/Sole-minimo-raffreddo-Europa-2-800-anni-fa_6827010.html

GHIACCIAI ALPINI

Ghiacciai svizzeri: rallentamento della contrazione o addirittura espansione

http://www.sonntagonline.ch/ressort/aktuell/3241/

Ci troviamo nel periodo caldo di un’era glaciale…se paragoniamo lo stato attuale dei ghiacciai con le loro dimensioni durante la Piccola Era Glaciale (Peg) ovviamente diciamo: “che disastro!”…ma se gli stessi ghiacciai attuali li paragonassimo con i ghiacciai dell’Optimum climatico medievale o con quello romano…beh ecco ci sembrerebbe di essere in una nuova Peg…così come se paragoniamo i ghiacciai della Peg con i ghiacciai di 5000 anni fa..ecco il confronto risulterebbe disastroso ai danni della Piccola età glaciale…

André Roveyaz, Comitato glaciologico italiano per il Monte bianco
http://daltonsminima.altervista.org/?p=20465&cpage=2#comments

OCEANI E COSTE

Nell’ultimo decennio il livello degli oceani è aumentato di 1,6 mm l’anno. A questa velocità, il terribile metro di aumento di livello si verificherebbe nel 2643, tra 631 anni. Anche se fosse stato confermata la proiezione di una crescita di 3,1 mm all’anno ci sarebbero voluti 300 anni, non gli 88 anni paventati.

In caso di espansione dei ghiacci, il livello comincerebbe a scendere. I terreni agricoli persi per il raffreddamento potrebbero essere riguadagnati lungo le coste, specialmente quelle adriatiche.

MIGRAZIONI ANIMALI

Per migliaia di anni i nostri avi hanno osservato il comportamento degli animali e delle piante, consapevoli del fatto che erano molto più sensibili e reattivi di loro. Adesso ci fidiamo di più delle nostre tecnologie; e sbagliamo, perché ogni macchina è lo specchio della forma mentis di chi l’ha costruita ed è usata con certe aspettative in testa. I modelli climatici si sono dimostrati spettacolarmente errati.

Meglio studiare anatre, scoiattoli, cicogne, rondoni, api…o le capre.

L’anno scorso i sentieri di un parco nazionale nei pressi di Seattle sono stati chiusi per precauzione dopo che diversi gruppi di escursionisti avevano incontrato delle capre bianche di montagna molto aggressive. Queste capre sono state introdotte dall’Alaska a scopi venatorio e ora, a causa dell’eccessivo innevamento delle montagne, si spingono più in basso del consueto.

Nel 2010 c’è scappato il morto:

http://www.csmonitor.com/USA/Latest-News-Wires/2010/1018/Mountain-goat-attack-in-Washington-kills-hiker

2011: lupi ritornano in Moldavia dopo 40 anni di assenza

http://en.ria.ru/Environment/20110119/162204540.html

2011: branco di 400 lupi attaccano cavalli in Russia: costretti a farlo perché le loro prede consuete sono diminuite di numero a causa della scarsità di cibo (inverno troppo rigido e lungo)

2012: stesso problema in Carelia, dove hanno attaccato un uomo

http://rt.com/news/siberian-wolf-pack-400/

Dal 2001 i lupi se la spassano in Germania – la popolazione cresce

http://www.thelocal.de/society/20111028-38505.html

esperti avvertono che prima o poi ci sarà un incidente ed è inutile negarlo: la popolazione va preparata psicologicamente per evitare rappresaglie sui lupi

http://www.thelocal.de/sci-tech/20130301-48267.html

un branco vive a 25 chilometri da Berlino

http://www.thelocal.de/sci-tech/20121119-46255.html

raggiunto il Reno nel 2010, dopo 120 anni di assenza

http://www.thelocal.de/national/20120423-42117.html

governo francese intende educare i lupi (i primi sono stati reintrodotti nel 1992, dall’Italia: ora sono oltre 250) per contenere il numero di attacchi alle pecore, che sono saliti da 2680 (2008) a 5848 (2012) – lo si è fatto con successo anche negli Stati Uniti

http://www.thelocal.fr/20130207/france-plans-to-teach-wolves-a-hard-lesson

“È solo una questione di tempo prima che i lupi si diffondano in tutta la Germania nel loro spostamento verso ovest” spiega il biologo Josef Reichholf dell’Università di Monaco di Baviera. L’accademico tedesco prevede che la ricomparsa di volpi, lupi e alci europee nell’Europa centrale e occidentale sia solo l’inizio di un ritorno della fauna selvatica come non si era vista dal Medio Evo: “aiuteranno a ridurre l’eccessivo numero di ratti, topi e conigli selvatici”; “i lupi sono timidi e non attaccano l’uomo se non sono messi alle strette”

http://www.thehindu.com/sci-tech/energy-and-environment/wolves-on-the-prowl-again-in-western-europe/article267529.ece

2008: minatori russi assaliti e assediati da almeno 30 orsi

http://www.foxnews.com/story/2008/07/24/russian-miners-too-terrified-to-work-after-bears-eat-2-colleagues/

gli orsi delle caverne non si sono estinti per colpa dei cacciatori ma a causa della glaciazione: erano vegetariani e il freddo ha spazzato via le loro fonti di sostentamento

http://www.reuters.com/article/2008/11/26/us-bears-idUSTRE4AP06K20081126

la popolazione mondiale di orsi polari è in consistente aumento

http://www.nationalpost.com/news/story.html?id=1ea8233f-14da-4a44-b839-b71a9e5df868

http://polarbearscience.com/2013/07/15/global-population-of-polar-bears-has-increased-by-2650-5700-since-2001/

http://online.wsj.com/article/SB10001424127887323452204578288343627282034.html

https://www.cfact.org/2013/07/12/canadas-polar-bear-population-booming/

Nello stretto di Davis, tra la Groenlandia e l’Isola di Baffin, la popolazione di orsi polari è cresciuta da 900 esemplari alla fine del 1970 a circa 2.100 oggi. Nel Foxe Basin – una porzione della Baia di Hudson – una popolazione che è stata stimata in 2.300 esemplari nei primi anni 2000 è attualmente pari a 2.570. E in specifiche aree della Baia di Hudson occidentale, la più studiata, il più fotografato gruppo di orsi della Terra sembra essere stato in lento ma costante aumento dal 1970.

http://www.canadiangeographic.ca/magazine/dec12/polar_bears.asp

http://www.ibtimes.com/polar-bear-population-higher-20th-century-something-fishy-about-extinction-fears-821075

Anche nell’emisfero australe le balene sono migrate con un mese d’anticipo, alla ricerca di acque più calde

http://video.milanofinanza.it/classmeteo/focus/Australia–migrazione-balene-anticipata/

Problematiche migrazioni per i volatili

http://www.ilcacciatore.com/2013/05/03/un-passo-primaverile-a-tappe/

mentre tra 2005 e 2011 le migrazioni erano rimandate o complicate per via del caldo

http://www.ilcacciatore.com/2011/11/22/natura-che-cambia-uccelli-rimandano-le-migrazioni/

http://www.komonews.com/news/national/7485507.html

già nel 2012 annunciavano un inverno anticipato e nevoso

http://blog.sfgate.com/ski/2012/09/13/bird-migration-forecasts-early-winter/

http://www.bbc.co.uk/news/uk-wales-south-west-wales-18779775

http://www.belfasttelegraph.co.uk/news/environment/we-werent-expecting-you-5000-geese-arrive-in-northern-ireland-early-28789599.html

e nel 2013 l’inverno prolungato ha creato dei problemi

http://www.rcinet.ca/en/2013/06/05/migratory-birds-affected-by-climate-change/

http://10000birds.com/spring-has-sprung-where-are-the-migrants.htm

http://www.earthweek.com/2013/ew130419/ew130419c.html

specie che hanno l’habitat in climi artici si sono spostate verso sud, fino al New Jersey e alla Scozia

http://www.floridatoday.com/article/20121226/NEWS01/121226011/Biologists-baffled-by-discovery-penguin-like-bird-Brevard?gcheck=1

http://www.bbc.co.uk/news/uk-scotland-highlands-islands-21589828

IMPATTO SOCIALE

L’OCCIDENTE NEL RAPPORTO DEL PENTAGONO SULL’ABRUPT CLIMATE CHANGE

Il rapporto “An Abrupt Climate Change Scenario and Its Implications for United States National Security”, curato da Peter Schwartz e Doug Randall, risultato di una serie di interviste di scienziati, di analisi e di nuovi riscontri e pubblicato dal Pentagono nell’ottobre del 2003, prendeva in esame l’eventualità che il futuro ci riservasse una glaciazione di medio-grave intensità, come quella verificatasi 8200 anni fa, che fu preceduta da un forte riscaldamento globale e durò circa un secolo.

L’analisi partiva dalla premessa che il riscaldamento globale avrebbe causato il rallentamento della Corrente del Golfo, il rafforzamento della ventosità, climi più secchi laddove ora sono più umidi e vice versa, con pesanti effetti sulla produzione agricola, la stabilità sociale e la pace.

La dinamica sarebbe la seguente: il ghiaccio si scioglie, inonda gli oceani settentrionali con acqua fresca. Ciò causa un aumento più rapido della temperatura dell’acqua in estate. La differenza di temperatura tra l’Artico e gli oceani meridionali diventa troppo ridotta. Le correnti si bloccano e improvvisamente abbiamo un rimbalzo glaciale.

Lo scenario prediceva il raggiungimento del picco di scioglimento dei ghiacci estivi intorno al 2010 (è avvenuto nel 2012), con la Corrente del Golfo che non ha più la forza di trasportare acqua calda e salata verso l’Europa settentrionale. Poi, nel corso di un decennio, tra il 2010 ed il 2020, le temperature sarebbero scese di diversi gradi in Europa e leggermente meno nel Nord America e nell’Asia settentrionale, la neve si sarebbe accumulata e la circolazione atmosferica ne sarebbe risulta drammaticamente alterata (cf. correnti a getto. Dopo il 2015 il freddo si sarebbe fatto sentire anche nell’Europa meridionale e nel Messico, danneggiando l’agricoltura.

Intorno al 2020 il clima nord-europeo rassomiglia quello siberiano. L’Europa meridionale ha subito un cambiamento minore ma sarà comunque colpita da violenti e intermittenti raffreddamenti e da rapidi sbalzi di temperatura. L’Europa dovrà affrontare l’emigrazione dalle nazioni scandinave e dall’Europea settentrionale di popoli in cerca di temperature più miti. Entro il 2030 circa il 10% della popolazione europea si sarà trasferito in un paese diverso da quello di residenza, per ragioni climatiche.

Gli Stati Uniti e la Cina vedranno un deterioramento della produzioni agricola.

In sintesi: a partire dal prossimo inverno sempre più climatologi e scienziati nordici contesteranno l’interpretazione ufficiale del cambiamento climatico. Dal 2015-2016 in poi sarà dura vivere in Scandinavia.

La precedente piccola glaciazione – 1560 e il 1680 – provocò guerre, rivolte popolari, inflazione, malnutrizione e carestie, calo demografico e sensibile diminuzione della statura media (circa 2 cm), e inferse il colpo di grazia al feudalesimo, spianando la strada al capitalismo. Esercitò un drammatico impatto in tutto il mondo, inclusa l’Africa sub-sahariana e il Giappone.

Ora siamo molto meglio organizzati, ma siamo anche molto più numerosi e la rete della nostra interdipendenza è vulnerabile.

MORTALITÀ

“L’Istituto provinciale di statistica ASTAT informa che al 31.03.2012 risiedevano in provincia di Bolzano 512.446 persone, 696 in più rispetto al trimestre precedente. A fronte di un saldo migratorio positivo di 589 unità si registra un saldo naturale tendenzialmente in diminuzione. Il numero dei decessi, rispetto al 1° trimestre dell’anno precedente, è aumentato del 20,0%. Il tasso di natalità si attesta su 10,4 nati vivi per 1.000 abitanti, il tasso di mortalità sull’9,6‰”.

http://www.provinz.bz.it/astat/it/popolazione/458.asp?News_action=4&News_article_id=395478

Come si evince dai dati inseriti nel documento, la curva è rimasta pressoché stabile tra il 2006 ed il 2011, per poi subire un’impennata clamorosa (+20% di mortalità è, normalmente, associabile ad una catastrofe naturale).

Alla richiesta di delucidazioni, l’ASTAT ha risposto come segue:

“In Provincia di Bolzano nel 1. trimestre 2012 (gennaio-marzo) sono stati registrati 1.216 decessi, ca. 200 (+20%) in più in confronto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo fatto può avere cause multiple. Una è da ricercarsi sicuramente nell’invecchiamento costante della nostra società. Attualmente circa il 5% della popolazione (26.500 persone) ha 80 anni o più. Numerosi decessi, soprattutto quelli che si registrano durante i mesi invernali, riguardano proprio questa fascia di età”.

L’Istat ha osservato un elevato numero di decessi nei primi mesi del 2012, per la forte ondata di gelo che ha colpito tutto il Paese, in particolare il Centro e il Nord, dove infatti si è riscontrato il maggior incremento della mortalità.

DIASPORA CLIMATICA

Chi vive in montagna dovrà spostarsi a valle o prendere esempio dai groenlandesi.

Canada, Russia e Nord Europa dovranno essere abbandonati. Il Nord Africa diventerà molto ospitale.

Sarà interessante vedere come saranno accolti i barconi che partiranno dall’Europa per approdare sulle coste africane.

Penso che l’umanità reagirà costruttivamente alla minaccia comune. Il cambiamento climatico e le conseguenti diaspore costringeranno la popolazione umana a fondersi, mescolarsi, unirsi, capirsi e sostenersi a vicenda. Ci sarà violenza e prevaricazione, ma comprensione e solidarietà saranno prevalenti.

“Catastrofe” viene dal greco kata streiphen, la sovversione delle consuetudini. Krisis è il culmine, la separazione, il cambiamento imminente. Ogni crisi è anche un’opportunità, per chi è animato da buone intenzioni ed anche per chi intende approfittare della situazione.

Sembra incredibile ma Primo Levi considerava i suoi anni di deportazione, prigionia e ritorno da Auschwitz come l’unico periodo in technicolor in un’esistenza non particolarmente sgargiante. Abbiamo appreso in questi anni da studi accademici, dai commenti sui social network e dalle interviste dei soccorritori che, durante i cataclismi, è il meglio dell’umanità che prevale di gran lunga sul peggio.

L’uragano Katrina è stata anche l’occasione in cui migliaia di volontari provenienti da tutti gli Stati Uniti hanno preso le loro barche e sono andati a  soccorrere gli abitanti di New Orleans, molti dei quali stavano morendo sui tetti delle case e sulle sopraelevate, mentre vigilantes, mercenari e poliziotti impedivano loro di abbandonare la città, ritenendoli troppo pericolosi per l’ordine pubblico.

Il comportamento durante una catastrofe dipende da come uno percepisce la realtà che lo circonda. Sarai spietato se penserai che i sopravvissuti siano una minaccia peggiore della catastrofe e che le loro vite valgono meno dei beni materiali. Mentre nella vita normale l’atteggiamento dominante è quello del farsi gli affari propri, le catastrofi tirano fuori il peggio in una minoranza e il meglio in una maggioranza di persone. È successo dopo lo tsunami giapponese, è successo in occasione dei sismi neozelandesi e prima ancora a Città del Messico ed in mille altri luoghi di ogni tempo e ad ogni latitudine. Accade regolarmente, con l’eccezione di Haiti, che invece è stata quasi immediatamente occupata militarmente.

Un numero sorprendente di sopravvissuti si ricorda quei momenti come i più pieni e belli della sua vita. Perfino in mezzo ai ruderi, ai cadaveri, alla distruzione, queste persone scoprono un aspetto della natura umana che avevano solo intravisto a sprazzi. Mentre molti si aspetterebbero che la legge della giungla prenda il sopravvento, questa credenza è contraddetta dalle testimonianze che descrivono una realtà che per molti è quella di una redenzione in mezzo alla distruzione, di gregariato e fratellanza umana, di autonomia, auto-organizzazione, con persone che si improvvisano vigili per regolare il traffico, che organizzano alla bell’e meglio cucine da campo nei parchi, riparano le cose in officine d’emergenza. I testimoni parlano di un senso di fusione interpersonale che non è rovinato dalla dispersione dell’individualità che c’è nella folla. Parlano di comunità umana al suo meglio, non di folle in preda a traumi e psicosi, parlano di arricchimento, non di impoverimento emotivo. L’inessenziale svanisce e ciò che davvero conta viene a galla.

Emerge il desiderio di partecipare alla vita pubblica, di costruire una società civile davvero civile, di diffondere l’inclusione, di trovare finalmente un senso alla propria esistenza, degli obiettivi significativi, di spendersi al servizio del prossimo senza sfruttarlo per gratificare il proprio ego o per un tornaconto personale di qualche altro genere, ma per autentica benevolenza, spontaneamente. Scaturisce l’amore. L’amore che coopera consapevolmente, si pone al servizio del prossimo volontariamente, non si sottomette mai ciecamente ad un potere superiore. Ne “Il Paradiso Perduto” miltoniano, l’arcangelo Raffaele spiega: “serviamo liberamente, perché amiamo liberamente”. L’amore cerca la comprensione, anzi amore è comprensione che rende superflua l’obbedienza e il comando.

Le catastrofi non sono ovviamente mai benvenute, ma le loro conseguenze non devono essere unicamente mostruose. Le persone sprigionano energie, talenti, virtù, capacità e sentimenti che nella vita di ogni giorno rimangono in sordina o, addirittura, vengono soppressi dal sistema, troppo impegnato a gestire gli ingranaggi per ricordarsi che sono esseri umani, troppo mistificante per essere trasparente, troppo gerarchico per essere equanime, troppo congenitamente violento, aggressivo, competitivo, prevaricatore per tollerare la pace, l’empatia e la cooperazione altruistica.

Le emergenze possono far emergere le persone, elevarle, oppure possono sommergerle. Dipende dalla loro forma mentis. Nella maggior parte dei casi, però, sorgono società fondate sul baratto e sulla circolazione dei doni, dove le persone si soccorrono a vicenda, fanno comunità, dove gli estranei diventano compagni di sventura ma anche di viaggio, dove il potere è ridistribuito più equamente, dove le differenze di censo, somatiche, religiose, di genere vengono meno o sono comunque molto attenuate, dove le persone si sentono utili, importanti, significative, ecc. Sono solo parentesi e certamente nessuno vorrebbe vivere costantemente in uno stato emergenziale. Eppure è un bagliore fortissimo nell’oscurità, una supernova dell’umano, l’evidenza della possibilità di un Mondo Nuovo, di un’umanità possibile, una rivoluzione che, pur non ottenendo gli obiettivi che si prefigge, realizza comunque qualcosa, avvicina agli  ideali di libertà, giustizia, speranza e serenità.

Viktor Frankl, Primo Levi e molti altri superstiti ci insegnano che, persino nelle situazioni più estreme come Auschwitz, aveva più chance di sopravvivere chi si prendeva cura del prossimo, mentre chi pensava solo alla sua sopravvivenza era tra i primi a lasciarci la pelle. Non per una qualche manifestazione di giustizia divina, ma perché i primi “facevano comunità” e trovavano una ragione per continuare a lottare, i secondi restavano soli, circondati dalla sfiducia, dal sospetto o dall’indifferenza.

Lo psicologo statunitense Charles E. Fritz (1961) ha osservato che gli abitanti delle aree metropolitane tedesche più pesantemente bombardate erano i più solidali, vigorosi, ottimisti ed erano sorprendentemente resistenti ai traumi. Fritz è giunto alla conclusione, paradossale, che la vita quotidiana è disastrosa e i disastri ci liberano da questa condizione di degrado, proiettando i marginali ed emarginati al centro della comunità e svelando a tutti che, quando si esce dalla sfera delle astrazioni e si arriva al dunque, esistono dei principi universali che quasi tutti danno per scontati.

Nelle catastrofi i minuti problemi di ogni giorno svaniscono, perché ci sono esigenze e finalità di ordine molto superiore che prendono il sopravvento. Depressione, stress, ansie, anomia, nichilismo, istinti autodistruttivi, patologie psichiche, rancori, risentimenti, pregiudizi, preconcetti, egoismi, possessività: tutto passa in secondo piano.

Perciò, anche in caso di glaciazione, io credo che le popolazioni locali non ostracizzeranno o attaccheranno i profughi, perché avranno capito che le trasformazioni sono globali e che siamo tutti sulla stessa barca.

SOSTENIBILITÀ AGRICOLA-ALIMENTARE

Se c’è una cosa terribile per l’umanità è una glaciazione. Il riscaldamento globale è una benedizione per la flora, la glaciazione è mortale per la vita.

Le piante (= cibo) crescono  più rigogliose quando c’è più anidride carbonica nell’atmosfera. Ma in caso di glaciazione i livelli di CO2 precipitano e una grossa porzione della flora si estingue, com’è già successo varie volte in passato:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15642948

Sotto le 200 parti per milione (ora è a 400ppm) di CO2 le piante non possono più crescere perché non riescono a completare la fotosintesi. Sopra le 2000 ppm la concentrazione diventa tossica (il livello ottimale sarebbe tra le 1200ppm e le 1400ppm: il ciclo di crescita sarebbe raddoppiato). Di qui l’utilità delle serre.

http://www.hydrofarm.com/resources/articles/co2_enrichment.php

Nel corso dell’ultima glaciazione si è scesi a 170-180 ppm.

Sotto le 150 ppm tutta la flora sopra il livello del mare si estingue e con essa la fauna che se ne nutre, e quindi anche noi.

In caso di raffreddamento sostenuto la produzione agricola del Canada e della Russia sarà compromessa e il mondo potrebbe fronteggiare una carestia.

A metà del secolo scorso eravamo circa 3 miliardi, mentre nei prossimi anni arriveremo a 7,5 miliardi di bocche da sfamare, senza i raccolti cerealicoli canadesi, che saranno annullati nel giro di 7-10 anni (-80% in 5 anni? -20% per gli USA), e senza una parte dei raccolti russi e ucraini.

Occorrerà una istantanea conversione delle colture di biocombustibili in cereali per consumo animale/umano: una riconversione produttiva globale.

1) Dobbiamo sviluppare e incoraggiare l’agricoltura a latitudini più basse, in Africa come in Sud America. Queste sono le aree dove sarà più caldo e umido nella fase fredda (come minimo diversi decenni);

2) Occorre dire agli agricoltori che vivono alle latitudini più elevate (> 40 – da Napoli in su) e che hanno già subito i primi impatti del raffreddamento globale e/o della siccità che le cose andranno di male in peggio nei prossimi decenni. Quel che si coltiva in Scandinavia sarà quel che potrà crescere nell’area alpina;

3) Servono migliori difese contro l’eccesso di precipitazioni a latitudini più basse;

Fortunatamente il Sahara tornerà a rinverdirsi.

POLITICHE ENERGETICHE

Nel Regno Unito il costo dell’energia è aumentato del triplo rispetto al tasso di inflazione.

Il consumatore tedesco ha già oggi le tariffe di elettricità più care d’Europa…Ogni anno più di 300mila famiglie sono private dell’elettricità a causa di bollette non pagate. La Caritas e altre associazioni hanno inventato un termine per definire questo fenomeno, la “precarietà energetica”.

l’anno scorso i produttori tedeschi di energia hanno immesso nell’atmosfera più anidride carbonica dell’anno precedente…oggi i più grandi inquinatori – le vecchie e obsolete centrali a lignite – sono diventate le più redditizie…

http://www.presseurop.eu/it/content/article/4141161-la-bolletta-pesa-sulle-elezioni

Servono centrali al torio e soprattutto serve la cosiddetta “fusione fredda“, entro una generazione, altrimenti molti non se la caveranno.

LGM
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Voci autorevoli che non la pensano come Bersani sulla guerra nel Mali

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8 indizi (per una volta debitamente riportati dalla stampa internazionale) che fanno supporre che la questione sia un po’ più complicata di come la descrive Pierluigi Bersani:
1. La base di droni americana che sarà costruita nel Niger, vicino al confine con il Mali;
2. I numerosi testimoni che hanno segnalato la presenza di un canadese e di due francesi alla testa della banda di jihadisti che ha sconfinato in Algeria per prendere degli ostaggi (Tigantourine);
3. La presenza sul terreno di forze speciali americane per operazioni clandestine qualche mese prima dell’intervento francese;
4. Il fatto che nell’area tra Mali e Niger vi siano alcune tra le più importanti riserve mondiali di uranio (terzo posto nel mondo), oltre a petrolio e gas;
5. I recenti accordi commerciali e di sfruttamento delle risorse siglati da Mali, Niger e Cina;
6. Il fatto che gli jihadisti siano finanziati quasi certamente dal Qatar e probabilmente anche dall’Arabia Saudita, entrambi alleati della NATO;
7. L’opposizione algerina alle politiche NATO nel Nord-Africa (ma potrebbero anche cambiare casacca);
8. Il coinvolgimento dei presunti fondamentalisti islamici nel narcotraffico e nel traffico d’armi e il loro precedente servizio reso alla coalizione anti-Gheddafi (= il fattore religioso è secondario ma ai governi occidentali fa comodo continuare a sfruttare l’infinita Guerra al Terrore);

**********

Senza alcun dibattito parlamentare, il governo inglese ha già deciso che invierà un corpo di spedizione nel Mali.
Solo due settimane fa Cameron l’aveva escluso categoricamente.
Giusto perché sia chiaro che la guerra è appena agli inizi.
Dovremo partecipare anche noi? Ce lo chiederà l’Europa? Qualche caduto italiano per poterci sedere al tavolo delle trattative e delle spartizioni?

Anche tralasciando la parte in cui Al-Qaeda viene creata a tavolino dagli americani (cf. Brzezinski) per combattere i russi in Afghanistan, la parte in cui l’amministrazione Bush ignora sistematicamente ogni avvertimento dell’intelligence statunitense pre-11 settembre 2001 e la parte in cui Al-Qaeda viene incolpata di tutto, dal riscaldamento globale, alle fantasmatiche armi di distruzione di massa irachene, al tasso di obesità americano, la Guerra al Terrore rimane una criminale bestialità.

Serve solo ad ingigantire lo status dei terroristi: “l’America contro i terroristi yemeniti”, “Israele contro Gaza”, “la Francia contro i terroristi maliani”, “gli Stati Uniti e la Francia contro i terroristi somali”: i terroristi si spostano, riaffiorano carsicamente in un altro paese, godono di un’aura di invincibilità e di persecuzione da parte dei poteri forti che li rende “cool” e l’immagine dell’occidente finisce per deteriorarsi fino a rassomigliare a quella del patetico Wile E. Coyote alle prese con l’imprendibile ed invincibile “struzzo” Beep Beep.

In questo modo gli jihadisti sono consacrati agli occhi di migliaia di giovani musulmani che vedono i droni e i missili occidentali che causano eccidi di civili e che decidono a loro discrezione quali siano i tiranni da abbattere e quali invece quelli da sostenere anche contro la volontà dei loro sudditi.

In particolare, nel Mali, l’intervento francese in appoggio al Sud del Mali servirà solo a rinsaldare un’alleanza tra tuareg e jihadisti che era in crisi e che ora troverà nuovo vigore, con migliaia di combattenti che conoscono molto bene la regione e le tecniche di guerriglia.

Invece di isolare i terroristi dalla popolazione, quest’ultima si rassegnerà all’idea che sono l’unica autorità che possa tenere insieme il nord del Mali e proteggerli dalla pulizia etnica dei maliani del sud.

Contemporaneamente, il Sud del Mali diventerà uno stato fantoccio della Francia, tenuto in vita a forza per evitare l’anarchia, non diversamente dal Vietnam del Sud degli anni Sessanta e Settanta. L’unico risultato sarà quello classico (es. Iraq, Libia, Siria, Somalia, Yemen, Afghanistan): frammentazione e partizione dello stato, islamizzazione e terrorismo.

Poiché queste cose ormai non possono non saperle, ne consegue che lo fanno apposta: ordo ab chao.

L’obiettivo primario è la destabilizzazione dell’Algeria

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/23/fallimento-in-siria-ci-si-gioca-lalgeria/

e il controllo del Niger

http://www.lettera43.it/cronaca/africa-occidentale-forse-una-base-per-droni-usa_4367581683.htm
il Mali consente di prendere due piccioni con una fava.

Non tengono però conto del fatto che il boccone è troppo grosso persino per la NATO – evidentemente danno per persa la Siria, ma poi dovranno spiegare la cosa a milioni di persone che per mesi hanno ascoltato una singola versione dei fatti (“mancano pochi giorni alla caduta di Assad”, “la popolazione siriana non lo tollera più”, ecc.). Hanno commesso un enorme errore strategico.

LE VOCI DEL DISSENSO

“Un intervento armato internazionale è destinato ad aumentare l’entità delle violazioni dei diritti umani a cui stiamo già assistendo in questo conflitto… All’inizio del conflitto, le forze di sicurezza del Mali hanno risposto alla rivolta bombardando civili tuareg, arrestando, torturando e uccidendo la gente tuareg apparentemente solo per motivi etnici. L’intervento militare rischia di innescare nuovi conflitti etnici in un paese già lacerato da attacchi contro i Tuareg e altre persone di pelle più chiara”.

http://www.amnesty.org/en/news/armed-intervention-mali-risks-worsening-crisis-2012-12-21

“Il Mali, un paese amico, crolla. Gli jihadisti avanzano verso sud, e c’è una certa urgenza.

Ma non facciamoci prendere dal riflesso condizionato della guerra per la guerra. Quest’unanimità per l’andare in guerra, questa evidente precipitazione, argomenti già sentiti sulla “guerra al terrore”, mi preoccupano. Questa non è la Francia. Dovremmo aver tratto delle lezioni dal decennio di guerre perse in Afghanistan, Iraq, Libia. Queste guerre non hanno mai costruito uno Stato forte e democratico. Al contrario, hanno rinfocolato il separatismo, il fallimento degli Stati, la ferrea legge delle milizie armate.

Non hanno permesso di sconfiggere i terroristi che sciamano nella regione. Al contrario, ne hanno legittimate di ancora più radicali.

Nessuna di queste guerre ha assicurato la pace in una data regione. Al contrario, l’intervento occidentale ha consentito a tutti di scaricare le proprie responsabilità.
Peggio ancora, queste guerre sono un ingranaggio. Ciascuna crea le precondizioni per la prossima. Sono le battaglie di una singola guerra che si sta espandendo dall’Iraq verso la Libia e la Siria, dalla Libia verso il Mali inondando il Sahara con il traffico di armi di contrabbando. Tutto questo deve finire.

Nel Mali, non esiste una sola premessa per un successo finale. Combatteremo al buio, privi di un obiettivo bellico. Arrestare la progressione jihadista verso sud, riconquistare il nord, sradicare le basi AQIM: ciascuna di queste è una guerra a parte.

Noi ci dovremo battere da soli, senza un solido partenariato maliano. La rimozione del presidente a marzo e del primo ministro a dicembre, il collasso di un esercito del Mali segnato dalle divisioni, il generale fallimento dello Stato, a cosa ci appoggeremo?

Combatteremo nel vuoto per mancanza di un forte sostegno regionale. La Comunità degli Stati dell’Africa Occidentale si muove al rallentatore e l’Algeria ha espresso la sua contrarietà.

Solo un processo politico è in grado di portare la pace nel Mali.

Ci vuole una dinamica nazionale per la ricostruzione dello stato del Mali. Puntiamo sull’unità nazionale, sulle pressioni sulla giunta militare, sul processo di garanzie democratiche e dello Stato di diritto attraverso politiche di cooperazione forti.

Occorre anche una dinamica regionale, coinvolgendo l’Algeria, che ha un ruolo centrale in quell’area, e la Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale, per promuovere un piano di stabilizzazione del Sahel.

Serve infine una dinamica politica per negoziare, isolando gli islamisti ed accordandosi con i tuareg su una soluzione ragionevole.

Come è possibile che il virus neoconservatore abbia potuto conquistare tutte le menti? No, la guerra non è la Francia. È tempo di porre fine ad un decennio di sconfitte. Dieci anni fa, in questi giorni, eravamo riuniti alle Nazioni Unite per intensificare la lotta contro il terrorismo. Due mesi dopo è iniziato l’intervento in Iraq. Da allora in poi non ho mai smesso di impegnarmi per risolvere le crisi politiche e per uscire dal circolo vizioso della forza. Oggi il nostro paese può fare da battistrada per abbandonare questo stallo bellico, se si inventa un nuovo modello di impegno, fondato sulle realtà della storia, sulle aspirazioni dei popoli e sul rispetto per la diversità. Questa è la responsabilità della Francia di fronte alla storia”.

Dominique de Villepin, ex primo ministro francese

http://www.lejdd.fr/International/Afrique/Actualite/Villepin-Non-la-guerre-ce-n-est-pas-la-France-585627

Autore del celebre ed “eroico” discorso contro la guerra in Iraq, che non gli è mai stato perdonato dai neocon

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/25/la-nostra-capacita-di-costruire-un-mondo-migliore-buon-natale/

“La questione della guerra è entrata prepotentemente dentro la campagna elettorale. Si è aperta un’interessante dialettica fra Sel e il Pd, quest’ultimo immediatamente pronto a sostenere Hollande e a rendersi disponibile per un’avventura italiana. In effetti che non si tratterà di una marcia trionfale se ne è accorto anche Il Sole 24 Ore che dedica al tema l’editoriale di oggi firmato da Vittorio Emanuele Parsi (docente alla Cattolica di Milano, se non ricordo male): “Le guerre inutili dell’Occidente“, un articolo e un titolo sorprendenti per il luogo dove sono collocati. Come giustamente scrive Parsi: “più diventavamo consapevoli della insufficiente efficacia dello strumento militare e più ci abbiamo fatto ricorso: in parte perchè le circostanze lo consentivano in virtù della nostra straordinaria superiorità logistica e tecnologica; in parte perchè non sapevamo che altro fare in assenza di un altrettanto rampante superiorità politica”. Eh già, proprio così: l’Europa come soggetto politico non esiste”.

Alfonso Gianni, 18 gennaio 2013

“Sono deluso dalle potenze occidentali. Adesso, ad esempio, c’è la Francia che si è impegnata in Mali. Vorrei chiedere: qual è lo scopo reale del coinvolgimento militare, adesso, della Francia? È ancora una ri-colonizzazione? … Quando vedo interventi di altri Paesi europei, quando si decide – ad esempio – che non si daranno più aiuti finanziari a questo Paese, non si concederà più questo o quell’intervento, io mi domando: è proprio per fare fronte a quella crisi, oppure per creare una situazione molto più difficile, di dipendenza sempre maggiore dall’Europa?”

Charles Palmer-Buckle, arcivescovo di Accra, capitale del Ghana

http://vaticaninsider.lastampa.it/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/mali-mali-mali-21477/

“L’intervento francese sa molto di un’ennesima ingerenza di tipo neo-colonialista. Personalmente non lo vedo molto di buon occhio. E penso che non riusciranno a sconfiggere i terroristi.  Forse, però, anche noi, come Chiesa del Mali, avremmo dovuto fare molto di più in questi anni per mettere in guardia le autorità, far pressione sulle forze più moderate, denunciare le violazioni dei diritti umani e i molti traffici di cui tutti sapevano, ma pochi parlavano”.

padre Alberto Rovelli, per vent’anni missionario dei Padri Bianchi in Mali

http://vaticaninsider.lastampa.it/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/mali-mali-mali-21477/

“Quando si entra in un conflitto, si accendono dei fuochi che poi non si possono spegnere. E se la cura fosse peggiore del male? Il Burkina Faso e l’Algeria sono particolarmente restii all’idea di un intervento militare e sono due paesi estremamente importanti in quell’area. Senza un loro coinvolgimento le difficoltà si moltiplicheranno. Non sarà un intervento militare a risolvere la questione dell’unità del Mali, soprattutto quando si vede che il Mali è uno stato al collasso. Prendere il controllo del Nord senza che vi sia alcun fattore di disciplinamento equivale a fondare l’intera impresa sul vuoto”.

Rony Brauman, già presidente di Medici Senza Frontiere – Francia, attuale direttore di ricerca presso la Fondazione Medici Senza Frontiere

http://www.journaldumali.com/article.php?aid=5513

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In Mali per ragioni umanitarie

“È la Françafrique, termine divenuto peggiorativo per la penna di François-Xavier Verschave, che la denunciò nel 1998 come organizzazione criminale segreta incistata nelle alte sfere della politica e dell’economia transalpina. Basata sulla corruzione, sui rapporti personali con questo o quel dittatore/padrone (franco)africano, sugli interessi dei “campioni nazionali” dell’industria transalpina, specie nel settore energetico e minerario. Una macchina da soldi, infatti ribattezzata France-à-fric da giornalisti malevoli.

Sarkozy prima e Hollande poi hanno preso le distanze dalla Françafrique, ma chiunque voglia vederle ne trova ancora forti tracce nei territori africani già inglobati nell’impero tricolore. Vi restano anzitutto i privilegi della grande industria, che incarna interessi strategici irrinunciabili (per esempio, lo sfruttamento dell’uranio nigerino da parte di Areva, vitale per la produzione energetica nazionale).

Parigi non rinuncia al ruolo di gendarme nella “sua” Africa – anche oltre, come dimostra il caso libico. Nel Continente nero restano schierati in permanenza circa 7.500 soldati francesi. Nel solo teatro maliano, il ministero della Difesa prevede di impegnarne a breve 2.500, e forse non basteranno per evitare l’insabbiamento della missione antiterrorismo. Certo, l’epoca dell’“unilateralismo” è passata, oggi Parigi cerca (e talvolta non trova) il sostegno degli alleati occidentali e dei paesi africani più vicini alle zone di crisi.

Più che una scelta, il “multilateralismo” – ossia l’impiego di risorse altrui per fini propri, o almeno il tentativo di farlo – è una necessità. Alla fine, quel che conta è proteggere il rango dell’Esagono nel mondo, la grandezza della Francia. Anche per questo, nelle carte mentali dei decisori francesi la memoria dell’ex (?) impero campeggia vivissima”.

Lucio Caracciolo

http://temi.repubblica.it/limes/quel-che-resta-del-colonialismo/41614

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“Mali, la guerra per l’uranio. Nell’area vi sono le più importanti riserve mondiali di uranio, oltre a petrolio e gas”.

http://www.peacelink.it/conflitti/a/37528.html

“I movimenti tuareg laici e progressisti sono stati marginalizzati, in particolare a causa dell’ascesa del gruppo salafita Ansar Dine. Potente e abbondantemente armato, quest’ultimo si è alleato con il gruppo islamico di Al Qaida nel Magreb (Aqmi), presentando un rischio sempre più evidente per le attività francesi di estrazione dell’uranio nel Nord del Niger. La Francia ha sostenuto con grande costanza i governi corrotti che si sono succeduti in Mali, portando a un indebolimento dello stato. È probabilmente questo crollo che ha condotto i gruppi islamisti a incalzare e ad avanzare verso Bamako.

Similmente, la Francia ha mantenuto da 40 anni il potere in Niger, in uno stato debole e dipendente dall’antica potenza coloniale e dalla sua compagnia di estrazione dell’uranio, la Cogéma, ora Areva. Mentre i dirigenti nigerini cercano di controllare in qualche modo ciò che Areva fa, la Francia riprende il controllo con il suo intervento militare.

I recenti movimenti di gruppi islamisti non hanno fatto altro che precipitare l’intervento militare francese che era in corso di preparazione. Si tratta indubbiamente di un colpo di forza neo-coloniale, anche se le forme sono state rispettate con un opportuno appello di aiuto del Presidente ad interim del Mali, la cui legittimità è nulla visto che lui è in funzione in seguito al colpo di stato che ha avuto luogo il 22 marzo 2012″.

http://www.peacelink.it/conflitti/a/37532.html

“Per il momento, non vogliono testimoni nè giornalisti pullulando nella zona del conflitto. Non vi chiedete per caso perchè non avete ancora visto nessuna immagine di quello che sta succedendo sul terreno? Dove sono le vittime? I feriti? Gli edifici bombardati? Le truppe in combattimento?

Le ragioni possono essere molteplici e sicuramente si può pensare che si stia cercando di evitare che si producano nuovi sequestri o di garantire la nostra sicurezza. Ma il risultato è solo uno: si sta occultando la possibilità di informare, e pertanto, si sta attaccando la libertà di stampa, e la verità. Ricordo una frase che ho imparato all’università (credo che non sia stato al bar, ma non ne sono sicuro), e diceva che “nelle guerre la prima vittima è la verità”. E in questa, come in altre, si corre lo stesso rischio se non arrivano presto i giornalisti al fronte.

E se il problema è la nostra sicurezza, solo aggiungo che ognuno dei giornalisti presenti in Mali è cosciente dei pericoli che può o che vuole assumere, e ognuno arriverà fino a dove gli sembri ragionevole nel suo desiderio di informare nella maniera più veridica e adeguata. Quello che voglio dire è che siamo persone adulte. Quello che voglio dire è che non mi piace che mi si limiti nel mio dovere di informare. E che i miei rischi sono miei, e solo miei. Non so come voi la vedete”.

http://www.peacelink.it/conflitti/a/37538.html

“E poiché hanno seminato vento, raccoglieranno tempesta” (la guerra in Africa)

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“Ciò che ci ha veramente colpito è quanto avanzato sia il loro equipaggiamento e il modo in cui sono stati addestrati ad usarlo …” ha dichiarato un funzionario francese. “All’inizio pensavamo che sarebbe stato solo un gruppo di tizi armati di pistola che circolavano coi loro pick-up, ma la realtà è che sono ben addestrati, ben attrezzati e ben armati. Si sono armati in Libia di un sacco di apparecchiature sofisticate, molto più robusto ed efficace di quanto avremmo potuto immaginare”

http://www.bbc.co.uk/news/world-europe-21002918

Il presidente egiziano Morsi ha saggiamente avvertito l’Unione Europea che l’intervento francese in Mali rischia di trasferire il conflitto di altre parti all’Africa, con un effetto contagio. Una previsione realistica, dato che è esattamente quel che è successo in questo caso, con armi e guerriglieri trasferitisi nel Mali, dopo aver sconfitto Gheddafi, ivi raggiunti da altri mercenari fondamentalisti provenienti da tutto il mondo.

È solo il Qatar a sovvenzionare questi bucanieri del deserto?

Sappiamo che Al-Qaeda era un progetto statunitense (architettato tra gli altri dal solito Brzezinski e dalla CIA) per combattere l’invasione sovietica dell’Afghanistan. Il fondamentalismo centroasiatico è una creazione americana: l’hanno generosamente finanziato ed addestrato. Hanno creato loro leader dei mujaheddin come Gulbuddin Hekmatyar, guerriero, bandito razziatore, sterminatore di civili inermi e narcotrafficante in Afghanistan [NB. anche gli jihadisti nel Mali sono narcotrafficanti]:

Peter Bergen: “secondo stime assai prudenti, 600 milioni di dollari USA” di aiuti statunitensi, per il tramite pakistano, “giunsero al partito ezb-i Islāmī … il partito di Hekmatyār ebbe la dubbia caratteristica di non vincere mai alcuna battaglia significativa durante la guerra [contro le truppe sovietiche], addestrando una varietà di militanti islamisti in tutto il mondo, uccidendo un numero significativo di membri dei movimenti dei mujāhidīn di altri partiti e assumendo una linea violentemente anti-occidentale. Oltre a centinaia di milioni di dollari di aiuti, Hekmatyār fece anche la parte del leone nell’incassare sovvenzioni da parte saudita…Alfred McCoy, autore di The Politics of Heroin in Southeast Asia, accusò la CIA di aver appoggiato il traffico di droga di Hekmatyār, garantendogli fondamentalmente immunità in cambio del suo impegno nella lotta contro l’URSS… il gruppo di Hekmatyār fu responsabile della maggior parte delle distruzioni, per la sua pratica di colpire deliberatamente aree civili… Una volta egli stesso disse a un giornalista del The New York Times che l’Afghanistan “aveva già un milione e mezzo di martiri. Siamo pronti a offrirne un numero anche maggiore pur di istituire un’autentica repubblica islamica”.

http://it.wikipedia.org/wiki/Gulbuddin_Hekmatyar

L’Occidente si è specializzato nella produzione di massa di nemici. Le assurde e devastanti sanzioni contro l’esportazione di medicinali nell’Iraq prima e l’Iran poi hanno messo a dura prova qualunque residua simpatia per la NATO in queste due nazioni. La rivoluzione khomeinista è giunta sulla scia di continui tentativi angloamericani di imporre un’autocrazia filo-occidentale in un paese che aveva già intrapreso una percorso di democratizzazione: giusto per ribadire che non stiamo esportando alcuna democrazia ma sopprimendo qualunque margine di politica non-allineata con i nostri interessi.

Saddam Hussein è un altro parto dell’Occidente. È stata Margaret Thatcher ad assisterlo nel suo programma chimico, quello poi impiegato contro gli Iraniani e i Kurdi (a proposito: come mai i difensori della causa indipendentista kurda non accennano alla massiccia partecipazione kurda nella famigerata pulizia etnica degli Armeni che ha ispirato Hitler?). D’altronde sono stati gli inglesi i primi ad usare le armi chimiche nel Medio Oriente, e più precisamente nel Sinai, nel 1917 (generale Allenby)

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=44674

Allo stesso modo la Siria ha segretamente approntato un programma di armi chimiche con l’aiuto di Unione Sovietica, Germania dell’Ovest e la tacita assistenza di Germania, Olanda, Svizzera, Francia, Gran Bretagna e Austria (politica delle tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo).

Si stima che gli Stati Uniti abbiano fornito 1.500.000.000.000 dollari di “aiuti” in gran parte militari all’Egitto di Mubarak nel corso degli anni.

Tony Blair ha autorizzato l’addestramento delle forze libiche di Gheddafi nella “Guerra al Terrore” e le ha rifornite di armi: ora molti di loro sono nel Mali a combattere contro i francesi e gli altri soldati delle ex colonie francesi dell’Africa occidentale. Sempre gli inglesi hanno elargito due milioni e mezzo di sterline a Sudan (!) e Repubblica Democratica del Congo per la formazione del personale militare.

Tutti soldi dei contribuenti. Come quelli spesi dalla Francia nel Mali.

I francesi si stupiscono della perizia e dell’equipaggiamento di questi guerriglieri. Sarkozy non ha informato Hollande delle migliaia di missili terra aria razziati negli arsenali di Gheddafi?

http://usatoday30.usatoday.com/news/world/story/2012-02-07/gadhafi-missiles-unaccounted-for/53002584/1

È legittimo esprimere delle perplessità sulla retorica che distingue così nettamente i bombardamenti aerei degli jihadisti da parte di Gheddafi e Assad da quelli di Hollande, specialmente tenuto conto del fatto che il governo maliano è tutt’altro che un bastione di democrazia.

Intanto 3 bambini sono morti mentre degli sfollati cercavano di guadare un fiume per sfuggire agli scontri. 11 i civili morti finora, stando alle stime di Human Rights Watch. Sono sicuramente di più.

L’area in cui sono attivi questi jihadisti è molto ampia – circa due volte l’Italia – e il deserto non conosce confini. Possono sconfinare a loro piacimento nei paesi adiacenti e disperdersi per poi riunirsi. Perciò i bombardamenti serviranno a bloccare la loro avanzata, che non poteva essere efficacemente ostacolata da un esercito maliano completamente imbelle e sull’orlo del collasso. Le truppe anti-jihadiste saranno anche in grado di riprendere il controllo delle città del nord, ma senza un accordo con i tuareg non hanno alcuna chance di pacificare l’area, ancor meno di controllare quei vasti spazi.

L’esito più probabile dell’intervento armato francese sarà quello di condannare a morte migliaia, forse decine di migliaia di abitanti dell’area, distruggere le infrastrutture nel nord, costringere gli jihadisti ad azioni di guerriglia e rappresaglia con cattura di ostaggi, ondate di rifugiati e distruzione di monumenti storici (sono fatti di terra battuta e vengono comunque ricostruiti ogni cinque anni). È anche probabile la destabilizzazione delle ex colonie francesi dell’Africa occidentale, il che sarebbe un trionfo per le pubbliche relazioni degli islamisti.

L’ipocrisia occidentale diventa ancora più evidente se pensiamo che Francia e Stati Uniti hanno non solo tollerato ma addirittura aiutato il Marocco ad impadronirsi del Sahara Occidentale a partire dal 1976. L’Italia arma gli oppressori marocchini di un popolo invaso, occupato e colonizzato che lotta per la sua libertà:

http://www.peacelink.it/disarmo/a/33680.html

Abbiamo chiuso gli occhi davanti alle malefatte dei nostri governanti. Li abbiamo persuasi che sono autorizzati a compiere qualunque azione illegale, prima all’estero e presto in patria: i nodi verranno al pettine e raccoglieremo quel che abbiamo seminato.

**********

I medesimi errori…ancora…e ancora…e ancora…e ancora…e ancora…
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/22/la-verita-sulla-nostra-conquista-di-caprica/

Corrente del Golfo ormai incapace di attraversare l’Atlantico

Nell’ottobre del 2011 la Corrente del Golfo ha deviato verso nord rispetto al suo normale percorso, generando temperature oceaniche maggiori del normale lungo le coste del New England: è quanto risulta da uno studio del Woods Hole Oceanographic Institution.

http://lastampa.it/2012/10/15/scienza/ambiente/clima-corrente-del-golfo-ha-cambiato-rotta-nel-IHtDOAJDiaAFH3sUhTHSNM/pagina.html

Gli scienziati non hanno ancora saputo (voluto?) dare una spiegazione ma hanno dichiarato che è un evento epocale con conseguenze estremamente significative:

http://www.sciencedaily.com/releases/2012/10/121012122648.htm

http://www.whoi.edu/main/news-releases?tid=3622&cid=152829

Una possibile spiegazione è che la crescente potenza della corrente del Labrador abbia deviato la corrente del Golfo e questo potrebbe produrre effetti anche catastrofici nel Nord Europa, già da quest’inverno.

Riporto l’interpretazione di Bernardo Mattiucci:

“La Corrente del Golfo sta rallentando da parecchi anni e dal 2010 circa è praticamente ferma. Nel senso che la sua “forza” non le consente di attraversare l’Atlantico in diagonale come faceva fino a qualche anno fa… (direzione Nord-Est) e così ripiega “naturalmente” verso Nord.

Per capire meglio… bisogna considerare il fatto che la CDG non viene “spinta” verso l’artico dal calore presente nella zona equatoriale… ma viene “attratta” dal freddo delle acque artiche del polo nord… zona a nord dell’Europa dove fino ad una decina di anni fa si contavano 5 “camini”, ovvero delle zone entro le quali l’acqua salata della Corrente del Golfo si inabissava. Nel 2006 circa se ne contava uno solo…

Tornando al periodo attuale… la deviazione verso Nord-Ovest (canale del Labrador) della CDG provoca il riscaldamento del Canada (dove si è avuta pochissima neve nello scorso anno) e della Groenlandia (dove a luglio in 2 settimane si e’ sciolto il 95% della neve precipitata durante l’inverno), ma al contempo provoca il raffreddamento dell’Europa (dove si hanno inverni sempre più freddi dal 2007 in poi).

Nel medio-lungo termine il raffreddamento continuerà… ma sarebbe più logico parlare di meridianizzazione delle correnti… ovvero salite di aria calda durante le estati (sempre più brevi) e discese artiche durante l’inverno (sempre più lunghi).

http://daltonsminima.altervista.org/?p=23207#comments

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NEL FRATTEMPO: Incremento dell’estensione del 43,8% dei ghiacci artici, rispetto al minimo. 31 giorni dopo il minimo, questo è il più veloce ricongelamento dal 1979.

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Un amico FB si domanda: “Che la Groenlandia torni ad essere un territorio dalla temperatura mite e dal suolo verde?”

Mia considerazione: è vero che questo processo favorisce lo scioglimento dei ghiacci artici (infatti quest’estate c’è stato il minimo, anche se le temperature artiche erano stazionarie, un dettaglio che i giornali non comunicano), però non credo che sarà sufficiente. Una parte di quel calore, se ho inteso bene, si trasformerà verosimilmente in correnti a getto (jet stream) dirette a sud, che porteranno un mucchio di neve sull’Europa. È questo, sostanzialmente, il meccanismo che potrebbe provocare – secondo alcuni l’ha già fatto quest’anno – la crescita dei ghiacciai in Scandinavia e, in un secondo momento, nelle Alpi.

E quindi più probabile che sia il Sahara a rinverdirsi, nel corso di diversi secoli o millenni. A quel punto sarà l’Africa a ricevere ondate di immigrati. Speriamo che siano più tolleranti con i profughi climatici di quanto lo siamo stati noi con le vittime del capitalismo finanziario globalizzato.

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Donata Borgonovo Re

Durante un incendio nella foresta, mentre tutti gli animali fuggivano, un colibrì volava in senso contrario, con una goccia d’acqua nel becco. “Cosa credi di fare?” gli chiese il leone. “Vado a spegnere l’incendio!” rispose il colibrì. “Con una goccia d’acqua?” disse il leone, con un sogghigno ironico. E il colibrì, proseguendo il volo, rispose: “Io faccio la mia parte”. (Favola africana)

pensiero meridiano

La lotta di classe non è soltanto il conflitto tra classi proprietarie e lavoro dipendente. È anche «sfruttamento di una nazione da parte di un’altra», come denunciava Marx Il punto di vista del pensiero meridiano è il punto di vista dei Sud del mondo, dall'America Latina al nostro Mezzogiorno, quella parte della società schiava di squilibri ancor prima di classe che territoriali.

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idea di viaggio prevalentemente a piedi nel Giappone tradizionale

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To examine the social and economic impacts of the next Grand Solar Minimum - See About

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