Il prossimo Natale il mondo ci sembrerà molto diverso da come lo conosciamo, eppure…

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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Una mia previsione, sulla base di un’attenta lettura delle dichiarazioni e riflessioni di alcuni tra i più influenti decisori europei ed extraeuropei: entro Natale 2014 il mondo sarà molto diverso da come lo percepiamo ora.

- la crisi ucraina sarà risolta con la vittoria della fazione transnazionale (euro-russo-americana) che desidera un’Ucraina federata ed equidistante in un’Europa a cerchi concentrici di integrazione che coinvolgerà anche la Russia (armonizzazione dei rapporti tra Bruxelles e Mosca);

- la NATO e il petrodollaro (dollaro come riserva mondiale) non sopravvivranno a questa crisi e alla sconfitta dei neocon e del loro sogno di un mondo unipolare dominato da un’iperpotenza;

- il FMI sarà democratizzato e multilateralizzato (se il 99% riuscirà a farsi valere, altrimenti diventerà uno strumento di oppressione peggiore di adesso)

- il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sarà riconfigurato, magari attraverso la formula 7-7-7,  che vedrà un maggiore coinvolgimento di Pachistan, Nigeria, Brasile, Sudafrica, Indonesia, Iran, Cile, Messico, Turchia, Giappone e, ci si deve augurare, anche l’Italia, che tanto e meritoriamente si è spesa per dare più voce alle potenze minori con un progetto di riforma analogo

- certe scomode verità (minori) saranno disoccultate per screditare il vecchio ordine e legittimarne uno nuovo.

- il vecchio ordine non se ne andrà prima di aver sparato l’ultima cartuccia.

L’amministrazione Obama sta già preparando la transizione.

Ha di fatto tolto il suo appoggio ai miliziani anti-assad, permettendo ad Assad di vincere la guerra civile.

Ha scaricato i sauditi e gli israeliani.

Quando un segretario di Stato, nel corso di una riunione della Commissione Trilaterale, fa trapelare un parallelo tra Israele e il Sudafrica dell’apartheid, è chiaro che qualcosa di grosso bolle in pentola.

Ci tengo a precisare che questo NON è l’inizio di un Rinascimento per l’umanità.

Una fazione (realista, potenzialmente sensibile, o comunque meno insensibile, alle esigenze della specie umana) vince, un’altra fazione (integralista, socio-psicopatizzata) perde.

Quel che accade in cima alla piramide è solo una versione macroscopica di quel che accade nelle nostre vite, nei nostri rapporti reciproci. Perciò il nuovo ordine non sarà diverso da quello attuale. Sembrerà più umano all’inizio, per qualche anno, perché garantirà una maggiore redistribuzione delle risorse (ci sono già sufficienti ricchezze per tutti: ogni singolo essere umano, neonati inclusi, avrebbe in teoria a disposizione oltre 50mila dollari di beni; 75mila entro il 2020).

Ci sarà crescita e più prosperità, ma per fare cosa?

Finché non attueremo una rivoluzione interiore, nelle nostre teste e nei nostri cuori – un passaggio dall’infantile modalità “sfruttamento egoistico” (parassitismo entropico, crescita bulimica vs. decrescita anoressica) all’adulta modalità “altruismo solidale” (fare comunità, espansione/evoluzione non materialista) –, ogni rivoluzione esteriore (tecnologica, politica, economica, culturale, ecc.) sarà soggetta alle stesse derive degenerative e sociopatiche, con costanti trasferimenti di ricchezze dal basso verso l’alto, fino alla prossima Crisi, più grave delle precedenti e al prossimo Ordine, più subdolo di quello che l’ha preceduto.

Che speranze hanno le persone di buona volontà e retto intendimento che riescono ad arrivare in alto (es. padri fondatori degli Stati Uniti, i girondini, i padri e madri della nostra costituzione, ecc.: i destinatari dei loro messaggi erano il 2-4% delle rispettive popolazioni, a voler essere generosi), se poi si ritrovano tra l’incudine delle masse ignare ed egoiste e il martello di arrivisti senza scrupoli?

Servirebbe una creativa, autocritica, matura assunzione di responsabilità collettiva che ci emancipi da questi paternalistici cicli di asservimento e ci restituisca alla nostra piena dimensione di Individui Sovrani Cooperativi.

Dovremmo essere capaci di vedere il mondo come è, non come crediamo che sia, ed agire di conseguenza, con discernimento e obiettività, senza credere a certi falsi dogmi in voga in quest’epoca decadente.

Qualcosa per fortuna si sta muovendo e le grandi trasformazioni sono verosimilmente anche un sintomo e un motore di questa presa di coscienza planetaria.

Specialmente a livello locale, si potrebbe fare e si farà moltissimo per cavalcare l’onda del cambiamento.

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Le mie previsioni per il 2014

A cura di Stefano Fait

Paradiso Riconquistato [blog per architetti di mondi nuovi - poliglotta]

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Il prossimo anno sarà un anno più particolare degli altri.

Fin dal 2011 ho sempre terminato nel 2014 le mie analisi previsionali sugli scenari futuri.

La ragione è che non ho la minima idea di cosa accadrà da qui in poi.

Quest’anno siamo stati sfiorati da una guerra potenzialmente globale (Francia e USA pronti a colpire la Siria), l’eurozona ora si ritrova sul groppone un altro micro-stato devastato dall’austerità, con la popolazione tornata ai livelli del 1957 (alla faccia della diaspora)

http://www.forbes.com/sites/markadomanis/2013/01/03/latvia-is-a-success-story-if-by-success-story-you-mean-disaster/

gli Stati Uniti che non sono messi meglio

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/12/23/paradiso-riconquistato-nuovo-blog/

La Francia è messa economicamente MOLTO PEGGIO dell’Italia e la pentola a pressione sociale sta per esplodere  (cf. quenelle). Attenzione alle banlieues: il 1789 potrebbe essere stata una prova generale di quel che succederà in una Francia governata da un totale inetto o delinquente (figlio di un collaborazionista del Terzo Reich e legato a Jacques Attali, il gran complottista di Francia) che vende armi ai sauditi e scodinzola dietro ai capricci dell’establishment israeliano (nel mondo) e tedesco (in Europa).
Se la nonviolenza (quenelle) prevale, allora la rivoluzione sarà del tipo “caduta del muro di Berlino”, ossia la Rivoluzione Perfetta: nessuna giacobinizzazione-stalinizzazione-hitlerizzazione sarà possibile e il movimento trionferà.

http://stefanofait.tumblr.com/archive

In questi anni siamo diventati l’incarnazione di Tantalo e di Sisifo: Tafazzi è un dilettante.

È successo perché abbiamo pensato che bastava la teatralità rituale delle nozze (voto) per far funzionare il matrimonio (democrazia).

Sensazionalizziamo per generare un’apparenza di estasi che funga da surrogato per la vera felicità che non c’è (crediamo di averla solo perché non conosciamo alternative migliori alla nostra condizione – come la donna analfabeta e seviziata che non sa che si può essere donna in mille modi migliori, avendone l’opportunità).

Poi è arrivata la delusione. L’apparenza non ci rende felici. Ora molti non credono più al matrimonio. E cosa fanno? Come i bambini: frignano, schiamazzano, scassano, finché qualcuno non interviene (dall’alto) per sistemare le cose e calmarli.

Ma noi non siamo bambini, siamo genitori e sposi. Siamo noi che ci dobbiamo assumere la responsabilità di cambiare le cose, cambiando noi stessi senza aspettare che siano gli altri a dirci cosa fare, oppure l’intervento di una figura messianica-paternalista (Renzi, Obama, Monti, Putin, gli alieni, ecc.), né pianificando la distruzione delle istituzioni esistenti, che hanno l’unica “colpa” di essere occupate da una leadership globale non semplicemente mediocre – come in passato – ma criminalmente, deliberatamente, malignamente votata a promuovere gli interessi dei pochi a danno dei molti.

Finiamocela di illuderci: le cose non miglioreranno finché non le miglioreremo noi tutti, coralmente.

Per parafrasare l’ultimo grande presidente americano – ucciso da un golpe nel 1963: “Non chiedete che cosa il Grande Evento può fare per voi, ma cosa voi potete fare per il Grande Evento”.

Che Dio ci benedica e che l’insubordinazione di massa all’oppressione neoliberista si diffonda come non mai.

Gesto di ribellione al sistema ( = infilatelo nel culo), immediatamente bollato dal sistema come “neonazi” e “antisemita”, per neutralizzarlo

Paradiso Riconquistato – nuovo blog

A cura di Stefano Fait

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Gli USA sono una nazione-zombie e le politiche monetarie della FED hanno comprato un rinvio della catastrofe in cambio di un suo sicuro aggravamento. Oggi la FED compie 100 anni e può festeggiare l’uccisione del grande progetto chiamato America – corrotto dall’hybris imperialista – , che speriamo risorga dopo la crocifissione.

Dal 2008 almeno il 95% della crescita della ricchezza negli USA si è concentrata nelle mani dello 0,01% della popolazione, vaste porzioni della medesima popolazione sono ridotte alla condizione di schiavi del debito, depredati dei loro beni.

Il 15% della popolazione degli Stati Uniti dipende dai Food Stamps, ecc. ossia dalla carità dello Stato, mancano all’appello (nelle statistiche) 28 milioni di lavoratori che hanno perso ogni speranza di trovare un lavoro e si sono arresi e quindi non vengono più computati tra i disoccupati. A questi dobbiamo aggiungere decine di milioni di precari.
Una buona parte di queste persone è armata.

I tagli al budget per rallentare l’esplosione del debito pubblico (comunque inferiore a quello privato) impediranno una qualunque, pur minima crescita dell’occupazione (le statistiche sono, come detto, false).

Quando la Federal Reserve interromperà la sua iniezione di liquidità (85 miliardi di dollari al mese) scatterà il panico sui mercati e il dollaro – tenuto in vita solo grazie alla benevolenza di Berlino e Francoforte, che hanno devastato l’eurozona – non reggerà.

Gli americani toccheranno con mano la sorte dei greci, ma dieci volte peggio.

Così molti capiranno perché la Casa Bianca abbia instaurato un sistema di sorveglianza totale, perché Obama abbia controfirmato leggi che saranno interpretate come un’autorizzazione a internare cittadini americani senza processo e perché le autorità statunitensi insistano sulla confisca delle armi. La militarizzazione di Boston dopo l’attentato alla maratona era la prova generale di quel che vedremo in tutto il paese.

Sarà anche interessante capire come se la caverà Israele, una volta che non avrà il fratello maggiore a proteggerlo.

USrael se ne andrà senza tentare un colpo di coda contro gli irrefrenabilmente emergenti BRICS? Dubito.

Il prossimo anno questo blog sarà al servizio del progetto Web Caffè Bookique e dell’occasionale approfondimento di certe questioni rimaste ancora in sospeso, come la farsa del riscaldamento globale causato dalle emissioni umane di anidride carbonica – uno dei più infami insulti all’intelligenza umana dai tempi del Protocolli dei Savi di Sion, che si perpetua solo in virtù dell’ignoranza delle masse, della condizione disperata di decine di ricercatori che non si possono permettere di dire quel che pensano e del conformismo di certe redazioni che si rifiutano di comunicare ai propri lettori i dati concreti e non le chiacchiere, come ad esempio quello che, dal 1979 in poi, non si è mai visto così tanto ghiaccio marino su questo pianeta, tranne che nel 1988 e che, sebbene l’anidride carbonica continui ad aumentare costantemente, le temperature globali sono bloccate da anni:

La curva delle temperature è piatta dal settembre 2001, stando ai dati GIIS (Goddard Institute for Space Studies – NASA);

È piatta dal giugno 1997, per Hadcrut3 (Climatic Research Unit – University of East Anglia);

È piatta dal dicembre del 2000 per Hadcrut 4 e Hadsst3;

È piatta dal gennaio 2005 per UAH (University of Alabama Huntsville);

È piatta dal settembre 1996 per RSS (Remote Sensing Systems, Inc. – rilevazioni satellitari);

Il rapporto IPCC del 2013 (AR5, capitolo 2) non segnala una maggiore frequenza di alluvioni, siccità, cicloni extratropicali e tropicali (uragani e tifoni). L’aumento del livello degli oceani è in linea con la media 1920-1950, non avendo subito alcuna accelerazione, ed è pari a 0,9 mm l’anno. Nel 2013 il numero dei tornado si è ridotto drasticamente.

La cronaca degli altri eventi si trasferisce qui.

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Il nuovo Nixon e la seconda rivoluzione americana

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20130710_santellida ZeroHedge

aeqhy6kfbkq9pwerrig-sqFiducia nelle istituzioni tra i cittadini statunitensi: quasi due terzi degli americani hanno perso la fiducia nella Casa Bianca, il 90% l’ha persa nei confronti del Congresso, quasi l’80% nei media, quasi tre quarti nella giustizia. L’istituzione giudicata più affidabile, come in Egitto, è l’esercito!

“…ogniqualvolta una forma di governo diventa distruttiva di queste finalità è diritto del Popolo modificarla o abolirla ed istituire un nuovo governo, posando le sue fondamenta su tali principi ed organizzandone il potere nella forma che pare la migliore per realizzare la propria sicurezza e felicità. La prudenza, in verità, detta che governi in vigore da molto tempo non siano cambiati per motivi futili e passeggeri; e conformemente l’esperienza ha mostrato che il genere umano è più disposto a soffrire, finché i mali siano sopportabili, piuttosto che raddrizzarsi abolendo le forme alle quali si è abituato; ma quando una lunga serie di abusi e di usurpazioni, mirate invariabilmente allo stesso scopo mostra il progetto di ridurlo sotto un dispotismo assoluto, è suo diritto, è suo dovere rovesciare tale governo e procurare nuove salvaguardie per la sua futura sicurezza”.

Dichiarazione d’Indipendenza americana

Le cause principali della seconda rivoluzione americana (che sarà anche la seconda guerra civile americana) sono:
1. La costante crescita delle disparità sociali, del precariato, dell’indebitamento, della miseria;
2. La sfiducia nella buona volontà della Casa Bianca e del Congresso;
3. Il rancore nei confronti degli speculatori, delle multinazionali e dei ricchi in generale;
4. L’idiozia ricattatoria di Netanyahu e della lobby sionista;
5. L’idiozia ricattatoria dei repubblicani-neocon-Tea Party;
6. L’avidità, l’egoismo, la misantropia, la crudeltà di una casta che ha preso il controllo di una grande nazione (che  solo dopo il caos e la reazione immunitaria all’aggressione di questi virus potrà dare il buon esempio al resto del mondo);
7. Un presidente, Obama, nixoniano, che è ostaggio (o più probabilmente complice) dei poteri forti e che contrasta l’estremismo della destra, non l’establishment (come avevano invece fatto Andrew Jackson, Lincoln, F.D. Roosevelt e i Kennedy – tutti quanti bersagli/vittime di attentati) – farà la fine di Nixon?

Le analogie sono davvero numerose:
– riforma sanitaria conservatrice e modellata su quella di Nixon
http://temi.repubblica.it/micromega-online/sanita-usa-una-riforma-che-dice-addio-a-reagan/
– ingerenze strategiche negli affari interni di numerosi Paesi;
– dialogo e distensione con le grandi potenze;
– ritiro delle truppe di occupazione (Vietnam, Iraq) ma “bombardamenti segreti”/droni;
– trattati per la limitazione delle armi strategiche;
– favoritismi nei confronti della grande finanza;
– pseudo-ecologismo pro-interessi di multinazionali;
– uso spregiudicato dell’intelligence e della sorveglianza dei cittadini;

Lettera aperta a Ugo Rossi e a chiunque governerà l’umanità, localmente e globalmente

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Ho partecipato all’incontro dell’associazione Comunità Responsabile con Ugo Rossi, che aspira a governare il Trentino guidando una coalizione di centro-sinistra.

Mi ero ripromesso di non esprimere un giudizio su questo incontro, ma lo spirito civico ha prevalso sulle convenienze personali.

Voglio iniziare dalle cose buone che ho visto, per poi passare ad una critica (ipercostruttiva, almeno ai miei occhi e nelle mie intenzioni).

Rossi non è  di sinistra, è intelligente, ha lavorato con politici di sinistra ed è pragmatico. Questo può essere un enorme vantaggio per lui e per il Trentino. Come gli americani, cerca di guardare avanti, a come risolvere i problemi. Questa è una grande virtù d’oltreoceano. Sembra sinceramente intenzionato a non sprecare quest’opportunità. Cerca di assorbire input da ogni fonte, perché è consapevole della gravità delle sfide che lo/ci attendono. Mi auguro che sappia mettere a frutto gli spunti che gli sono arrivati e che tenga sempre presente che, in caso di difficoltà (ne incontrerà a bizzeffe ed alcune saranno enormi ed angoscianti: “hai voluto la bicicletta?”), esistono persone di buona volontà che saranno pronte a consigliarlo nel segno del bene comune e non della partigianeria politica. Se si porrà al servizio della comunità, il suo successo sarà il successo dell’intera comunità ed entrerà nella nostra piccola, grande storia a testa alta e con tutti gli onori.

Ora passo alle riserve. L’America ha molte virtù ma ha anche dei grandi difetti (succede spesso, no?).

La mia paura è che Rossi rischi di non riconoscerli in tempo e che, nella sua comprensibile smania di dimostrarsi moderno, efficiente, affidabile, capace, brillante, ecc. – con quella superfetazione di anglismi – , sovraimponga al sistema locale un modello straniero che stravolgerebbe tutto quello per cui si batte il suo stesso partito.

Si può trarre ispirazione, si possono trovare spunti di riflessione ma, parliamoci chiaro, proporre un modello angloamericano-tedesco (fortissima competizione, esportazioni, riduzione dei consumi e progressivo dimagrimento dello stato sociale a vantaggio dei privati) è un suicidio elettorale e politico in Trentino (e anche altrove: Germania e Austria sono in stagnazione/recessione come il Giappone del dopo-bolla e la disoccupazione aumenta in entrambi i paesi).

Dico questo perché Rossi, nel suo intervento, ha citato uno dei classici espedienti retorici neoliberisti: l’Occidente produce il 25% del PIL e spende il 50% del welfare, a significare che lo stato sociale deve dimagrire. Un’interpretazione meno faziosa sarebbe che il resto del mondo dovrebbe essere messo nelle condizioni di onorare la dignità umana allo stesso modo in cui lo si fa in Occidente: è folle ed irresponsabile chiedere ai cittadini di fare sempre più sacrifici per dei salari sempre più bassi, con servizi sempre più privatizzati (e quindi più costosi e meno inclusivi: es. ferrovie inglesi e energia californiana) per potersi allineare ai cinesi. Prima o poi la corda si spezzerà.

Il Trentino è una democrazia avanzata e, nelle democrazie avanzate, dove la dignità dei cittadini è centrale, non sono le imprese e men che meno le speculazioni finanziarie a produrre ricchezza e crescita, ma i consumi, e i consumi dipendono massimamente dal welfare. Tagliare il welfare significa stagnazione/recessione e quindi disoccupazione (es. eurozona), a meno che le banche centrali non producano nuove bolle finanziarie (es. USA e UK: i nodi arriveranno al pettine molto presto). Non è una questione di destra o sinistra, è una questione matematica.

La cosa più grave sarebbe che l’assenza di una visione ambiziosa e di una comprensione più obiettiva e profonda delle dinamiche in atto divenissero una zavorra non solo per lui ma per tutti noi quando arriveranno le mareggiate dei prossimi anni.

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Aspirante presidente Ugo Rossi, la storia non è finita, non si è raggiunto il plateau della civiltà umana, non viviamo in un sistema chiuso e finito (cf. Sole, raggi cosmici, ingegno e fantasia).
Il futuro non è una versione più sofisticata e tecnologicamente avanzata del presente. L’America e l’Europa sono figlie di due grandi rivoluzioni e altre sono di là da venire (sta a noi, inclusa la classe politica, dimostrare la maturità necessaria a renderle nonviolente).

L’umanità non è completa, è un lavoro in corso d’opera. C’è un’altra e migliore umanità che non può essere comprata o progettata nei laboratori e che comprenderà quei miliardi di persone che finora sono stati a guardare.

Quello che molti giovani si attendono da lei, dottor Rossi, è spirito di indipendenza, la volontà di trascendere la quotidianità per fissare un obiettivo, un’ambizione di grande respiro. Ne abbiamo abbastanza di cortigiani, della venerazione del potere per il potere, dell’appiattimento, della mancanza di grandi visioni, dell’incapacità o consapevole rifiuto di restituire alla popolazione un’ambizione collettiva. Ci aspettiamo da lei la capacità di effettuare una rivoluzione culturale nelle menti e coscienze delle persone, prendere dei rischi, innovare. Ma non “innovare” come lo intende un amministratore. Innovare come lo dovrebbe intendere un politico. Anzi, un Politico.

E questo significa che lei dovrà tener conto delle aspirazioni della sinistra, perché marginalizzarle significa darsi la zappa sui piedi. Lei ironizzava sul fatto che anche il solo evocare qualcosa di sinistra porta sfiga. È senz’altro vero al momento presente, dove c’è un unico paradigma trionfante, ma non creda che la gente comune sia felice e credo lo dimostri il crescente ricorso agli psicofarmaci e alla violenza. La gente infelice può agire irrazionalmente, può diventare folla.

Che cosa serve per renderla felice?

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Glielo spiega Curzio Maltese, sul Venerdì di Repubblica (incredibile a dirsi!)

La triste fine della sinistra che parla solo di Pil e non cerca più la felicità

Quando si discute di destra e di sinistra si usano categorie ormai ottocentesche che non significano molto per le ultime generazioni. Chi è nato negli ultimi trentanni non ha neppure conosciuto una vera sinistra, al massimo una versione compassionevole e correttiva della trionfante destra liberista. La domanda oggi non è più «che cos’è la destra, cos’è la sinistra», su cui peraltro Giorgio Gaber faceva ironia già qualche anno fa. La domanda da cui ripartire per costruire una nuova politica è un’altra: che cos’è il progresso?
La sinistra storica se l’è posta per quasi due secoli e ora non se la pone più. Nella misera convinzione che per apparire moderni si debba semplicemente approvare quel che accade. Faccio qualche esempio semplice. Trent’anni fa, in Italia, un ragazzo di famiglia modesta, com’era chi scrive, poteva trovare dopo il liceo un lavoro ben pagato e garantito, mantenersi agli studi, andare a vivere da solo e restituire qualcosa alla famiglia. Una prospettiva che per le nuove generazioni è un sogno. Qual è stato il progresso per i giovani? Potersi scambiare irrilevanti messaggi su Twitter tutto il giorno?

Secondo esempio. Oggi una casalinga italiana impiega lo stesso tempo a governare la casa di una donna degli anni Quaranta. Nonostante tutte le scoperte scientifiche e la tecnologia di massa. Dov’è il progresso? Terzo esempio. Un manager degli anni Cinquanta guadagnava in media venti o trenta volte il salario di un operaio. Ora guadagna trecento o quattrocento volte lo stipendio medio di un dipendente. La ricchezza si è concentrata in pochi decenni più che in ogni altro periodo della storia umana. È progresso?

Si potrebbe continuare a lungo. Il comunismo sognava di riportare gli uomini a lavorare per vivere e non a vivere per lavorare. Il socialismo reale si è incaricato di trasformare il sogno in un incubo terrificante. Ma una sinistra vera dovrebbe comunque porsi la questione del continuo aumento dei tempi di lavoro per gli uomini. Che società è quella dove più nessuno ha tempo di levare lo sguardo oltre la scrivania, gli impegni stabiliti, ì turni di fabbrica?

Esiste poi l’immensa questione del rapporto con la storia e l’ambiente, tanto più importante in un Paese come il nostro, dove stiamo procedendo da decenni alla sistematica distruzione di un patrimonio culturale e paesaggistico costruito nel corso di secoli.
Queste sono le domande che la sinistra dovrebbe porsi oggi, invece di interrogarsi ogni giorno sul Pil, lo spread e il livello del debito pubblico. Tornare a guardare l’essenza, ai diritti umani e a quello più importante, scritto nella Costituzione americana: la ricerca della felicità. 

Curzio Maltese, Venerdi di Repubblica, 18 agosto 2013

Ecco, aspirante presidente Ugo Rossi, sia AMERICANO in questo senso qui e ci farà felici (e sarà felice pure lei, glielo assicuro).

Fedro, il crollo della Torre e l’alleanza (tattica) Obama-Putin – una storia semplice

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legendes-mythes-initiation-origine-yi-jing-tarot-maison-dieuhttp://it.wikipedia.org/wiki/La_Torre_%28tarocchi%29

[a dire il vero la Torre di Babele, odiata da Geova, era probabilmente un'ottima iniziativa umana]
http://www.harmonia-mundi.it/arcani/la_torre.php

Signore e signori, la parola “segretezza” è ripugnante in una società libera e aperta e noi, come popolo, ci siamo opposti, intrinsecamente e storicamente, alle società segrete, ai giuramenti segreti e alle riunioni segrete. Siamo di fronte, in tutto il mondo, ad una cospirazione monolitica e spietata, basata soprattutto su mezzi segreti per espandere la sua sfera d’influenza, sull’infiltrazione anziché sull’invasione, sulla sovversione anziché sulle elezioni, sull’intimidazione anziché sulla libera scelta. È un sistema che ha reclutato ampie risorse umane e materiali nella costruzione di una macchina affiatata, altamente efficiente, che combina operazioni militari, diplomatiche, di intelligence, economiche, scientifiche e politiche. Le sue azioni non vengono diffuse, ma tenute segrete. I suoi errori non vengono messi in evidenza, ma vengono nascosti. I suoi dissidenti non sono elogiati, ma ridotti al silenzio. Nessuna spesa viene contestata. Nessun segreto viene rivelato. Ecco perché il legislatore ateniese Solone decretò che evitare le controversie fosse un crimine per ogni cittadino. Sto chiedendo il vostro aiuto nel difficilissimo compito di informare e allertare il popolo americano. Sono convinto che con il vostro aiuto l’uomo diventerà ciò che per cui è nato: un essere libero e indipendente.

John F. Kennedy, hotel Waldorf-Astoria di New York, il 27 aprile 1961
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/27/presidenti-americani-schiettamente-complottisti/

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John Forbes Kerry, membro della società segreta Skull & Bones

Se Barack Obama deciderà di attaccare il regime siriano, questa sarà la prima volta nella storia che gli Stati Uniti combatteranno dalla stessa parte di al-Qa’ida.
Robert Fisk, the Independent – più che altro “ufficializza” l’alleanza, già testata in Libia, al tempo dei mujaheddin anti-sovietici [Operation Cyclone] e l’11 settembre

I paesi occidentali si stanno comportando nel mondo islamico come una scimmia che gioca con le granate

Dmitry Rogozin

Ai più pericolosi regimi al mondo non deve essere permesso di possedere le armi più pericolose del mondo. Il nostro dito deve essere pronto a scattare. È un dito responsabile e, se necessario, sarà anche sul grilletto.

Benjamin Netanyahu (in un classico caso di proiezione)

Niente guerra, solo interventi mirati.

David Cameron

Puniremo gli autori delle stragi.

Fraçois Hollande

Offesa l’umanità.

John Forbes Kerry

È possibile aggirare il veto di Russia e Cina.

Laurent Fabius

Non hanno dato il loro consenso all’attacco o lo condannano: Germania, Austria, Italia, Spagna, Giordania, l’America Latina, Ban Ki Moon, il 74% dell’opinione pubblica britannica, il 63% di quella tedesca, il 59% di quella francese, il 60% di quella statunitense, fino a 70 parlamentari conservatori inglesi, ecc.

Come potete notare, in questa cartina interattiva non c’è l’opzione “nazioni favorevoli all’attacco”, perché si contano sulle dita di un mano
http://www.theguardian.com/news/datablog/interactive/2013/aug/28/syria-interactive-map-stances

locandina

La rassegna stampa del mattino è disarmante. I quotidiani italiani, in genere, presentano la vicenda siriana come se fosse il copione di un film hollywoodiano, oppure la trama di “una storia semplice”

“Questo è un caso semplice, sottolinea sbrigativamente il Questore, invitando il brigadiere a fare subito rapporto sull’accaduto”

http://it.wikipedia.org/wiki/Una_storia_semplice_%28film%29

Altrove le cose non vanno molto meglio.
Nel Regno Unito sono i comici (comici estremamente colti ed eloquenti come Russell Brand) ad avanzare i loro dubbi e proporre della alternativa:

http://www.youtube.com/watch?v=PzHpzhm5lsU

Una storia semplice, come tutte le storie che ci hanno raccontato finora: c’è un dittatore, un popolo oppresso che si ribella, la cavalleria occidentale che arriva in soccorso degli innocenti, il lieto fine. Migliaia di blockbuster sono serviti a farci credere che il mondo sia puerilmente semplice. E tanta gente ci crede, forse ci crede persino il giornalista di RAINEWS24 che confonde l’ONU con il Consiglio di Sicurezza dell’ONU e si sforza di convincere se stesso e il suo pubblico che le cose stanno davvero così: male > bene > violenza giustificata > prezzo da pagare/fine giustifica i mezzi > lieto fine.

Una storia semplice, appunto.

O forse no.

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Un attacco alla Siria, anche “semplicemente” e “chirurgicamente” missilistico, corre il rischio di comportare la perdita di diverse navi, ossia di centinaia di marinai (centinaia di bare che rientrano in patria), e una grave escalation, specialmente perché qualcuno (Israele) la desidera fortemente. La suddetta escalation comprometterebbe la logistica in Afghanistan e in Libano – leggi: contingenti italiani assediati in Asia -, causerebbe la morte di migliaia di civili, il caos in Libano e probabilmente anche in Giordania e in Egitto (il golpe serviva forse a neutralizzare preventivamente questo scenario?). Come mai i giornalisti italiani non spiegano ai miei concittadini cosa significherebbe l’interruzione del traffico nel Canale di Suez (o quella delle forniture energetiche russe in un inverno che sarà lungo e freddo anche più del precedente).

Una storia semplice.

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Quel che è più disarmante è che non è pensabile che un così gran numero di giornalisti, intellettuali e accademici sia corrotto. Uno dei problemi più gravi del nostro tempo è il tradimento degli esperti, la loro pigrizia, codardia, incapacità di mettere in discussione i paradigmi dominanti, la loro infantilizzazione. Queste persone, che hanno avuto il privilegio di ricevere un’educazione superiore alla norma, ne fanno un pessimo uso, per amore del quieto vivere. Così facendo, perpetuano miti che incatenano le persone comuni e le guidano verso la catastrofe collettiva. Hanno chiuso la mente alla sapienza, hanno abbracciato l’ignoranza, il dogmatismo e la servitù volontaria, Hanno cessato di essere una fonte di ispirazione, di cambiamento, di miglioramento, di rigenerazione, di riscatto. Hanno tradito le loro coscienze prima ancora di tradire noi e la democrazia. 

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Le due precedenti guerre mondiali sono scoppiate in estate. In entrambi i casi chi le ha iniziate pensava che la cosa si sarebbe risolta in fretta.

I neocon/sionisti vogliono l’impeachment di Obama, Obama ["no, non ho nessuna intenzione di attaccare l'Iran, meglio la diplomazia"] cerca di infinocchiarli, credo con l’aiuto di Putin ["La Russia è il nemico numero uno dell'America", parola di neocon Mitt Romney], dato che entrambi hanno mille valide ragioni per evitare una scontro diretto. Le esitazioni di Obama molto probabilmente dipendono dal fatto che deve trovare il modo per compiacere Israele senza far precipitare la situazione. Debka (servizio di informazioni dell’intelligence israeliana, lo accusa proprio di questo, e credo abbia ragione – naturalmente questo significa anche che gli Israeliani non si faranno menare per il naso: altro false flag in arrivo)
Necon e neodem finiranno come queste due aquile americane (precipitate dopo essere rimaste impigliate l’una all’altra nel loro duello):


Fighting Eagles

[Pd e Pdl?]

http://www.youtube.com/watch?v=bhITpTtG888

ennesimo monito – aquila simbolo dell’America si schianta contro una vetrata mentre la gente celebra gli Stati Uniti gridando USA, USA, USA!

I poveri mentecatti neoconsionisti si comportano come il lupo con l’agnello (un agnello feroce, peraltro) nella favola di Fedro.

Hanno cercato in tutti i modi di far cadere Assad e istituire un governo fantoccio, ma i ribelli e i mercenari salafiti (gli stessi che uccidono gli oppositori comunisti in Tunisia e che sono schierati contro Morsi in Egitto) sono riusciti solo ad alienarsi i favori della popolazione siriana e gli analisti hanno previsto la loro sconfitta entro la fine dell’anno: l’investimento occidentale e saudita-qatarino sta andando in fumo. Come quello di Israele, la cui intelligence è stata cruciale per creare il casus belli contro la Siria

http://www.timesofisrael.com/israeli-intelligence-seen-as-central-to-us-case-against-syria/

Syriana-p

Ora Israele e Arabia Saudita hanno perso la pazienza: «Hai sparlato di me, sei mesi fa». L’agnello rispose: «In verità non ero nato». «Tuo padre in verità, quello aveva sparlato di me». E così afferra l’agnello e lo sbrana

http://spazioinwind.libero.it/labandadeisei/fedro/fedrofav.htm

USA, Francia e UK non vogliono certo essere coinvolti in una guerra con la Russia. Si limiteranno a qualche “attacco chirurgico”, della durata di poche ore, giusto per inviare un messaggio a Netanyahu e ad Assad, e ammorbidire quest’ultimo in vista dei “colloqui di pace” di Ginevra. Pensano di poter negoziare da una posizione di forza, mentre ora i ribelli sono talmente sulla difensiva che qualunque loro pretesa scatenerebbe l’ilarità generale.

La misura della scempiaggine neocon (es. Lee Kaplan, nel dibattito contro Webster G. Tarpley) è testimoniata dal fatto che partono dalla premessa che queste loro azioni siano “contenibili”, che la risposta sarà insignificante, che non c’è alcuna possibilità di un’escalation, che la Russia non interverrà mai (pensavano lo stesso al tempo del conflitto georgiano – non riescono a capire che una superpotenza umiliata è poco propensa ai giochetti e non può permettersi altre mortificazioni). Ma se le azioni belliche dureranno più di 48 ore non c’è alcuna certezza che Iran e Hezbollah resteranno a guardare e forse è proprio quello che si augura Israele. Inoltre non è da escludere che un missile Yakhont colpisca una nave occidentale: cosa succederà, in quel caso?

“Intervento limitato”…Lo dovevano essere TUTTI gli interventi americani del passato, incluso il blitz di Panama 1989 (migliaia di morti). Le guerre “umanitarie” degli USA e della NATO hanno causato centinaia di migliaia di morti e gettato nel caos decine di paesi.

Tutti sanno che NON sarà un conflitto rapido e a bassa intensità e non lo nascondono:

http://rampini.blogautore.repubblica.it/2013/08/27/liran-e-la-vera-chiave-dellintervento-usa-in-siria/

Da metà ottobre in poi gli Stati Uniti potrebbero non riuscire a pagare neppure gli stipendi dei soldati e francesi ed inglesi non sono messi molto meglio. Chi pagherà i costi di una missione che farà impallidire quelli dell’Iraq (quasi 12 miliardi di dollari al mese)?

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Quando si parla dell’11 settembre, è importante tenere a mente che non ci sono stati “terroristi”, né “dirottatori”. Non c’è stato nessun vero e proprio attacco. È stato un golpe, né più né meno di quello egiziano, ma senza i tank nelle strade:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/22/perche-una-maggioranza-di-persone-nel-mondo-non-crede-alla-versione-ufficiale-dell11-settembre/

La parte sana e autenticamente patriottica (quella che ragiona con la sua testa, pensa al bene comune e non si fa fregare dalla propaganda) di quella grande nazione che sono gli Stati Uniti – che personalmente mi auguro riescano a estirpare il cancro al loro interno prima che li uccida – ci ha messo un po’ a rendersene conto e a capire cosa sia avvenuto in America tra l’operazione Paperclip (et similia), l’assassinio dei due Kennedy e l’11 settembre. Ci ha anche messo un po’ a capire la profondità, pervasività e pericolosità delle trame neocon-sioniste, la penetrazione nei gangli dello stato americano dell’intelligence israeliana. Israele non è più uno stato degli e per gli ebrei: è stato infiltrato ed è ora una lobby (per certi/molti versi neonazista) che sfrutta l’Olocausto, il giudaismo e il sionismo per perseguire fini che saranno fatali per centinaia di milioni di ebrei e arabi (e non solo). L’ultima tappa della guerra al terrore e agli stati canaglia sarà un secondo olocausto, molto probabilmente inevitabile:

http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/verso-un-secondo-olocausto.html

Dico inevitabile perché anche se la grossolanità dei recenti false flag che devono portare alla guerra con l’Iran [come illustrato nei piani generali] indica che gli ingranaggi non sono più ben oliati e che ci sono forze, in America, che hanno capito che la zavorra li sta portando a fondo, Israele resta solo una pedina di un gioco più grande.

Il suo fato sarà segnato dal risveglio globale delle coscienze, ad ogni livello, che è già in corso da tempo, come testimoniato dai sondaggi e dai risultati delle elezioni, abbondantemente contrari alle ingerenze in Siria, alle schermaglie con l’Iran, al neoliberismo, all’austerità, alle riforme costituzionali in senso autoritario, alla sorveglianza capillare dei cittadini, al patetico baraccone circense del cambiamento climatico causato dall’uomo (Anthropogenic Global Warming), ecc.

A misura che le masse si avvedono che la realtà in cui hanno creduto era fittizia, le oligarchie globali si sentono sempre più minacciate e cercano disperatamente di tappare ogni falla e prevenire ogni crepa, con sempre minor successo. Il che ci fa capire che:

a. ci troviamo nelle fasi iniziali di una rivoluzione mondiale (che sarebbe davvero tanto bello se potesse essere nonviolenta – la violenza dovrebbe essere solo una misura difensiva);

b. nel prossimo futuro le costituzioni saranno, speriamo solo temporaneamente, sospese dalle forze controrivoluzionarie (es. Egitto);

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/08/21/la-tragedia-egiziana-quella-europea-quella-globale-confessioni-di-un-sicario-della-democrazia-e-delleconomia/

Il vincitore del Premio Darwin 2013 è…la folle folla di Piazza Tahrir! Un bell’applauso!!!

darwin_awards

Se nei paesi della “primavera araba” vuoi far votare il popolo, preparati a un probabile governo islamista.  Se non vuoi gli islamisti, vai sul sicuro e non far votare il popolo. Se poi il popolo ha votato e rivotato gli  islamisti e tu sei abbastanza certo di non poter mai vincere un’elezione, scatena la piazza, accendi la mischia e chiama i militari a scioglierlaCiò che ai militari interessa è il controllo del vasto apparato produttivo di cui sono i capofila, la gestione in perfetta autonomia del proprio bilancio e la garanzia del supporto finanziario americano: quasi un miliardo di dollari e mezzo all’anno. Ma per intascare questa tangente – il prezzo che gli americani pagano per potersi considerare azionisti di riferimento dei militari egiziani, a tutela della sicurezza di Israele – ad al-Sisi occorre che il governo sia presentabile al peraltro assai geopolitico vaglio di legalità del Congresso Usa. Di qui lo sbarramento semantico del generale, che mentre metteva agli arresti domiciliari il primo presidente democraticamente eletto del suo paese e colpiva d’interdetto la Fratellanza musulmana, lanciava i blindati nelle piazze e censurava i media ostili, curava di comunicare che non era in corso alcun colpo di Stato.
Lucio Caracciolo
http://temi.repubblica.it/limes/egitto-fratelli-musulmani-il-rebus-arabo/49611

IL GOLPE LIBERTARIO

https://twitter.com/stefanofait

Il governo democraticamente eletto viene deposto dalle stesse forze che sostenevano la dittatura e che hanno presto annunciato la prossima nascita di un “governo dei tecnici”, tra l’esultanza dei manifestanti. C’è del genio in queste piazze, ma è arduo intravederlo. Democrazia o demagogia? Cittadini o folla emotiva e imbecille?

 monti-tecnici

Molti italiani che si ritengono, a torto, democratici, approvano il golpe militare in Egitto. Avrebbero acclamato anche dei golpisti che avessero rimosso Berlusconi?

Anche noi abbiamo avuto la nostra Fratellanza Cristiana al governo, per lungo tempo, e per certi versi è ancora al potere. Ma noi siamo noi, gli egiziani sono gli egiziani e non abbiamo problemi se una minoranza laica e copta (copta come il ramo paterno della famiglia di Magdi Allam – così pare – , copta come molti agenti dell’intelligence britannica ai tempi dell’impero) esautora un governo islamico in un paese preponderatamente islamico, CON L’AIUTO DEI SALAFITI (all’opposizione pure loro – ma li trovate anche in Siria e Libano contro Assad).

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I salafiti consideravano Morsi troppo moderato. Ricorda un po’ la brutta fine della democrazia in Spagna degli anni Trenta, presa in mezzo tra i franchisti e i comunisti.

28-marzo

Ricorda anche l’approccio israeliano alla democrazia in Palestina. Gli elettori di Gaza votano il governo sbagliato? Li invadiamo.

Poi sono venuti per i fratelli musulmani, ma io non ho parlato perché non ero un fratello musulmano”.

Adly Mansour, nuovo presidente ad interim, giudice nominato da Mubarak, che Morsi era legalmente tenuto a designare come presidente della corte costituzionale – la costituzione è un parto delle forze armate, quindi cambiarla era un dovere di un governo che volesse emancipare l’Egitto dal cappio militare -, tende la mano alla fratellanza musulmana, invitandola a partecipare alla costruzione di un nuovo Egitto. Lo dovranno fare dal carcere:

Membri del governo (incluso Morsi) e della maggioranza parlamentare accusati del reato di “insulto alla magistratura” (quella nominata da Mubarak)

https://twitter.com/BreakingNews/status/352777403799584768

Fino a 300 mandati d’arresto per politici e parlamentari della maggioranza, con l’accusa di “incitamento alla violenza” (quale? Questi “terribili” islamisti sembrano essere stati fin troppo disciplinati nel corso del colpo di stato ai loro danni)

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/04/egitto-membri-della-fratellanza-in-arresto-negli-scontri-almeno-14-morti/645623/

 1044627_10151620847817459_82669996_nN.B. non sono berlusconiano: sono gollista in politica e anarchico di sinistra nella sfera morale-spirituale

È chiaramente una presa per il culo: se l’esercito avesse voluto dare una qualunque chance ai fratelli musulmani avrebbe dialogato con Morsi, che aveva fatto numerose aperture all’opposizione.

Bavaglio ai mezzi di informazione filo-governativi. Morsi è agli arresti, Erdogan è al potere.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/06/02/la-primavera-turca-mandera-in-fumo-i-piani-nato/

È alleato dell’Occidente, come lo sono Israele, Bahrein, Qatar, Arabia Saudita, ecc. al cui confronto Morsi e i fratelli musulmani sono la reincarnazione di Martin Luther King.

 fosforoGaza

Parliamo un po’ dei golpisti. Lo stesso esercito che fino al 2011 torturava e faceva sparire gli oppositori a centinaia, ora gode dei favori di una parte dell’opinione pubblica occidentale ed egiziana:

“Un’inchiesta del Guardian rivela che durante la rivoluzione del 2011 in Egitto i militari dell’esercito hanno torturato e ucciso, e in alcuni casi hanno fatto sparire, gli oppositori dell’ex presidente Hosni Mubarak. Durante i 18 giorni della rivolta cominciata nel gennaio del 2011 che ha portato alla caduta del regime sono sparite più di mille persone, tra cui molti detenuti. Alcuni sono finiti in carcere senza che nessuno ne fosse al corrente e hanno subìto torture e maltrattamenti, altri sono morti, altri semplicemente scomparsi. L’esercito ha sempre negato di aver avuto un ruolo attivo durante la cosiddetta “primavera araba” e di essere stato responsabile di violenze e omicidi. Ma questi documenti dimostrano il contrario. “Molti civili sono morti mentre erano in carcere e sono stati sepolti in fosse comuni come se non avessero identità”, scrive il Guardian….La commissione che ha scritto il rapporto ha chiesto al governo di mettere sotto inchiesta i vertici dell’esercito per le violazioni dei diritti umani, ma il presidente Morsi – che è anche il capo supremo delle forze armate – non ha aperto nessun procedimento”.

http://www.internazionale.it/news/egitto/2013/04/10/la-verita-sui-crimini-dei-militari/chiamiamola-tortura-1

Se gli egiziani non volevano Morsi non serviva fare altro che attendere il voto e scacciarlo. Morsi stesso aveva acconsentito ad un referendum sulla sua presidenza e a formare un governo di transizione con l’opposizione.

Forse l’esercito sapeva che i fratelli musulmani avrebbero vinto? Se perfino al Cairo c’erano massicce manifestazioni pro-Morsi è presumibile che nell’Egitto rurale il suo consenso forse ancora robusto.

Non conta il parere dei contadini? Noi vogliamo la democrazia diretta per noi ma loro non si meritano neanche di valutare l’operato del governo da loro eletto nel corso di una legislatura?

La maggioranza del popolo egiziano ha votato per i fratelli musulmani, ma noi sappiamo cosa è meglio per loro e lo sa anche l’esercito.

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Risultato dell’arroganza occidentale? Milioni di voti potenziali per i salafiti (integralisti islamici), che tanto saranno interdetti dal presentarsi alle prossime elezioni, perché questa è la “democrazia” che esportiamo.

È legittimo solo quello che sta bene a noi, perché noi valiamo. Forse la deriva integralista delle masse è effettivamente quel che vuole l’Occidente? Come in Siria? Un conveniente nemico che può essere utile per giustificare uno stato di polizia permanente a Suez e al confine con Israele?

Una rivoluzione colorata con una spruzzatina di carri armati e uniformi gallonate?

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El Baradei: potrebbe essere un’ottima scelta per una continuità militari > militari resa rispettabile:

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=7962

Dalla dittatura a un governo fantoccio, un governo nato solo grazie al divieto che sarà imposto ad ogni partito di ispirazione islamici di presentarsi alle elezioni, e forse persino di esistere. Sarà un governo debolissimo, odiato al di fuori delle metropoli, alla mercé della volontà delle forze armate, in pieno disastro economico.

Sarà il caos e scorrerà il sangue.

I fatti dimostreranno che ero realista, non pessimista.

Egitto all’inferno e oltre – Corriere della Sera, Gad Lerner travolti da un bisogno di degrado morale filo-golpista

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https://twitter.com/stefanofait

Questo è il destino di chiunque nel mondo provi a usare la religione per interessi politici o di parte. L’esperienza di governo dei Fratelli musulmani è fallita prima ancora di cominciare, perché va contro la natura del popolo.

Assad si prende la sua puerile vendetta su Morsi e, nel farlo, delegittima le elezioni siriane dell’anno prossimo

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Il Corriere della Sera, che parla di “golpe dolce“, istruisce i suoi lettori su chi siano i buoni e chi siano i cattivi e che cosa sia veramente importante, cioè a dire non la democrazia, ma il controllo di Suez e la sicurezza di Israele: “Morsi, presuntuosamente, ha pensato soltanto a sopravvivere, affidandosi ad un pigro provincialismo. Senza comprendere di essere al timone del primo Paese arabo, che è proprietario dei diritti su quel cordone ombelicale che collega due mondi – il canale di Suez -, che confina con Israele, che è la patria di una cultura millenaria a cui tutti noi dobbiamo qualcosa.

http://www.corriere.it/editoriali/13_luglio_04/Golpe-popolare-egitto-morsi-ferrari_8431ef42-e468-11e2-8ffb-29023a5ee012.shtml

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Gad Lerner: Guardo in tv piazza Tahir che ribolle, una massa di popolo impressionante.  Lo so che dietro ci sono anche i generali, lo so che Morsi può rivendicare la legittimità derivante da una vittoria elettorale [ecco Gad, fermati qui e rifletti prima di proseguire oltre...]. Ma non c’è dubbio che sta manifestandosi in Egitto una spinta di libertà che l’islamismo politico invano ha vervato di reprimere.  Ormai anche le nazioni della sponda sud del Mediterraneo vivono la dialettica di società plurali e complesse, irriducibili all’omogeneità della norma religiosa così come alla militarizzazione del rapporto tra Stato e cittadinanza. È un’energia giovanile prorompente quella che si manifesta in una regione che non possiamo permetterci di considerare estranea alla nostra. Con questa energia vitale, che oggi destabilizza l’Egitto ma domani potrebbe favorirne la crescita economica, saremo chiamati a fare i conti non solo in Israele, dove ancora mi trovo, ma anche in Italia.
http://www.gadlerner.it/2013/07/03/egitto-morsi-e-travolto-da-un-bisogno-di-liberta

Commento di un lettore di Gad: “che triste fine lerner. Dalla parte dei colonnelli golpisti. A quando la rivalutazione di stefano delle chiaie e junio valerio borghese???????

Commento di un altro lettore di Gad: “Lerner fa torto alla nostra intelligenza. Credere che una rivoluzione appoggiata dai militari pagati da chissachì, sia foriera di benessere, progresso e libertà, e persino meno verosimile del fatto che Ruby era nipote di Mubarak!

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Commento di Michele Serra (dall’Amaca): “Che legittimità ha un potere non eletto dal popolo che contraddice e annulla un potere eletto dal popolo? L’esercito ha prestigio, spiegano gli analisti, e rappresenta l’unità del Paese. Ma della democrazia, quando è d’impiccio, che ne facciamo? Facciamo finta di niente?

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Jonathan Steele, Guardian:

“Rifiutare i risultati di elezioni che sono state ampiamente ritenute libere e legittime e mettere da parte il diritto fondamentale di un paese è un passo che nessun esercito dovrebbe mai prendere. Il fatto che la mossa dell’esercito sia stata accolta da molti dei rivoluzionari che per primi hanno avuto il coraggio di andare in piazza contro Mubarak nel 2011 è un drammatico sintomo della loro ingenuità e miopia politica…. Imputare a Morsi tutte le delusioni degli ultimi due anni è assurdo. Non è stato lui, ma la Corte suprema amministrativa ad aver sciolto l’assemblea del popolo, la camera bassa del parlamento. Non è stato lui, ma i leader dei partiti di opposizione che hanno prodotto un governo in gran parte dominato dai Fratelli Musulmani. Morsi li ha invitati a partecipare al gabinetto ma loro hanno rifiutato…. Certamente non è il presidente che deve essere incolpato per l’incapacità dell’economia egiziana di fornire sufficienti posti di lavoro per decine di migliaia di giovani che si laureano ogni anno, per non parlare di una generazione più vecchia che è senza lavoro.

Morsi ha seguito i piani del Fondo monetario internazionale per porre fine ai sussidi sui prodotti alimentari e le bollette che hanno creato ancora più austerità, ma così avrebbe fatto la maggior parte dei leader dell’opposizione che ora chiede a gran voce il potere…. Si è parlato molto e giustamente della minaccia alla democrazia egiziana che viene dal cosiddetto “stato profondo”: la burocrazia ancora radicata, fatta di funzionari del partito di Mubarak, imprenditori suoi sodali e una gerarchia dell’esercito che sfrutta i beni dello Stato o trae profitto dalle industrie e aziende di recente privatizzazione.

Alcuni hanno accusato Morsi di essersi unito a questa élite autoritaria. Ma la vera accusa era di aver fatto troppo poco per contrastarla e per tenere sotto controllo i loro tirapiedi, una forza di polizia corrotta e brutale. L’ironia degli eventi degli ultimi giorni è che coloro che hanno così energicamente denunciato il presidente in piazza Tahrir e nelle strade di altre città stanno cadendo nella trappola tesa dalla stessa elite che vorrebbero riportare sotto il loro controllo.

È vero che i Fratelli Musulmani e i loro sostenitori sono conservatori e possono costituire una minaccia per certi diritti civili degli egiziani. Ma il pericolo maggiore e più immediato per il paese è quello dei diritti politici che tutti gli egiziani hanno conquistato con il rovesciamento di Mubarak. L’abolizione della norma del partito unico, il diritto di tutti i tipi di gruppi politici di organizzarsi liberamente, l’abolizione della censura dei media e l’alleggerimento della reclusione per chi dissente sono vantaggi che non dovrebbe essere abbandonati alla leggera.

Coloro che credono che l’obiettivo principale dei militari sia quello di preservare le nuove libertà saranno presto delusi. Dal Cile nel 1973 al Pakistan nel 1999 (e i numerosi precedenti), lunga è la storia di golpe militari che sono stati accolti positivamente nelle loro prime ore e giorni, ma deplorati negli anni di disperazione che seguirono. Per l’Egitto sarebbe un disastro seguire questa tradizione”.
http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2013/jul/03/egypt-coup-ruinous-army

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QUESTO E’ IL NODO DELLA QUESTIONE: chi approva un golpe militare contro un governo democraticamente eletto non può contestualizzare.
I fratelli musulmani venivano torturati e fatti sparire sotto la precedente dittatura militare: tutto bene tanto sono islamici e quindi chissenefrega? Salvador Allende in fondo era un comunista, no? Lo diceva anche Kissinger che i comunisti sono incompatibili con la democrazia. Meglio un sano golpe.

Presto scopriremo se l’esercito egiziano permetterà ai partiti di ispirazione islamica di presentarsi alle prossime elezioni “democratiche” o se li bandirà, come al tempo di Mubarak.

Stiamo attraversando un campo minato, la democrazia è in crisi, ci vengono imposti tecnocrati e quisling, Grillo&Casaleggio dimostrano tutto il loro dispotismo e non è dato di sapere che altro (di peggio?) ci riserva il futuro. Non è tollerabile questa nonchalance nei confronti di un colpo di stato dell’esercito.

L’islamofobia è una pessima ragione per appoggiare un golpe.

I manifestanti di piazza Tahrir che esultano per i carri armati nelle strade con i fuochi d’artificio si renderanno conto molto presto di cosa è successo e di quali siano le implicazioni.

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Pochi mesi e siamo di nuovo alla casella di partenza, con l’esercito di nuovo al potere, i media dei fratelli musulmani interdetti, il presidente democraticamente eletto agli arresti domiciliari, il potere giudiziario filo-Mubarak e anti-islamico che gongola, la dirigenza dei Fratelli Musulmani arrestata in blocco e la costituzione sospesa. Se ci saranno le elezioni vincerà un burattino dell’esercito. Bel risultato! Complimenti fighetti di piazza Tahrir: avete chiuso il cerchio!

L’esercito egiziano, il secondo più generosamente foraggiato da Washington nel mondo dopo quello israeliano, per qualche ragione ha deciso di essere più democratico e costituzionale di un governo eletto democraticamente; che non aveva imposto la sharia (c’era già); che fin dall’inizio aveva dovuto accettare le umilianti e devastanti condizioni imposte dal FMI (austerità!), in pratica suicidandosi (aggravamento crisi economica = rivolte); che aveva dovuto esortare gli egiziani ad andare a combattere in Siria per non subire ritorsioni da Qatar e Arabia Saudita. Un governo non particolarmente efficace – ma chi lo sarebbe in un paese complesso, arretrato e in crisi economica sparata come l’Egitto? Si possono pretendere miracoli in pochi mesi? – non educato alla democrazia, ma non certo una dittatura e nulla che meritasse di essere esautorato con la forza. Se in una singola occasione aveva cercato di conferirsi maggiori poteri costituzionali era solo per poter controllare un establishment fedele a Mubarak che non aveva alcuna intenzione di mollare l’osso: certi magistrati egiziani, nominati da Mubarak, avevano il potere di sciogliere il parlamento, un’autorità che non ha nulla a che vedere con una democratica divisione dei poteri. In ogni caso aveva subito interrotto il tentativo di fronte alle pressioni della folla. Troppo moderato per piacere ai salafiti (estremisti islamici), negli ultimi giorni aveva anche manifestato la sua disponibilità a formare un governo di unità nazionale con l’opposizione ed ad anticipare le elezioni pur di scongiurare uno scontro. Che cos’altro si pretendeva da lui?

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Cosa succederebbe in Europa? Gli europei approverebbero un colpo di stato militare per liberarsi dei governi austeristi che distruggono le loro economie e il loro tessuto sociale? Ci sarebbero fuochi artificiali come a Tahrir? Se un governo è impopolare è giusto che intervengano populisticamente le forze armate? Come si può esultare nel democratico Occidente per una cosa del genere? Sdoganiamo i colpi di stato militari?

Se Obama avesse cercato veramente di ridimensionare il complesso militare-industriale sarebbe stato deposto? Potrebbe succedere in futuro? Sta rischiando grosso già adesso? In futuro vedremo manifestazioni di massa del Tea Party, guidate da Rand Paul, al grido di “impeachment, impeachment”? Come si comporteranno le forze armate americane?

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/06/10/la-siria-e-il-golpe-anti-obama-il-momento-monica-lewinsky-di-obama/

È solo l’Egitto ad essere governato da dietro le quinte dagli uomini in uniforme? Oppure le dirigenze civili sono molto più effimere di quanto si pensi in diverse nazioni “civili”?

Qualche giorno fa l’esperta ambasciatrice americana Anne Patterson aveva garantito il sostegno a Morsi

http://www.ilfoglio.it/soloqui/18900

Ma subito dopo Hagel aveva incontrato il generale golpista Sisi

http://www.guardian.co.uk/world/middle-east-live/2013/jul/03/egypt-countdown-army-deadline-live

Per tenerlo calmo o per spronarlo? Chi controlla l’esercito egiziano? Obama o i neocon-sionisti? Obama ha pugnalato alle spalle Morsi oppure ha perso un’altra pedina importante nell’area? Chi controlla il Pentagono?

Che senso hanno altre elezioni se chi vince ha questa spada di Damocle che pende sul suo capo? Come potrà governare? Come potrà non obbedire allo stato maggiore dell’esercito?

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I soldati e ufficiali egiziani che hanno votato per Morsi si ammutineranno?

Dopo la rimozione della fratellanza musulmana dal governo del paese, cosa farà la maggioranza di egiziani che non si riconosce in un governo laico appoggiato dai militari o in una giunta militare? Si rivolgerà ai salafiti, gli stessi che seminano il caos dalla Libia alla Siria?

I cristiani copti si sono schierati con l’esercito – ricordo che c’erano i copti e i neocon americani dietro l’atroce filmetto su Maometto che scatenò la furia islamica in Egitto e in Libia (uccisione dell’ambasciatore americano).

Le manifestazioni pro-Morsi urlano “abbasso la giunta militare”. Morsi si considera ancora il presidente.

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È assai probabile che entro la fine dell’anno gli egiziani saranno di nuovo in piazza a manifestare contro la giunta militare che non garantisce delle elezioni veramente democratiche e sembra intenzionata a restare al potere quanto più a lungo possibile (abituata com’è a gestirlo – con Mubarak era il generale Tantawi a reggere la barra cleptocratica – l’esercito lucra attraverso un enorme business fatto di latifondi, alberghi, imprese edili, industrie, ecc.).

Oltre 80 milioni di persone impoverite dalla crisi e sottoposte ad austerità (FMI colpisce anche in Egitto) sono una massa incredibile ed ingovernabile. Scopriremo molto presto cosa ciò significhi in un’area cruciale come quella intorno al Canale di Suez, che tiene in vita le nostre economie.

Si rischia una guerra civile infinitamente peggiore di quella siriana, con Israele pronto a riprendersi il Sinai con una qualche operazione anti-terrorismo e di pacificazione.

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Adesso gli jihadisti che combattono in Siria si trasferiranno in Egitto per combattere l’esercito egiziano e i copti?

Sarebbe interessante capire fin dove si spingerebbe la ginnastica mentale e dialettica dei filo-golpisti nello sforzo di negare che si tratti di un colpo di stato ["è un recall un po' brusco ma legittimo"], se fosse Obama o un presidente/premier europeo e subirlo. Magari finiremo per scoprirlo.

Le uniche due riforme davvero necessarie per un Mondo Nuovo

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Ci sono solo due misure che porteranno all’abolizione dei monopoli e ad una società capace di dare un senso concreto a principi di libertà (autonomia), uguaglianza (dignità) e fratellanza (unità nella diversità).
Marxismo, Merkelismo, Friedmanismo, Keynesismo sono solo perdite di tempo e distrazioni [Keynes è comunque utile sulla governance mondiale per scongiurare il governo mondiale, che sarebbe/sarà, per sua natura, tirannico ed oligarchico e Marx è ottimo per l'analisi dei problemi, anche se le sue soluzioni sono degne di un entomologo, non certo di un umanista].
Un movimento politico rivoluzionario nonviolento ha solo bisogno di spiegare queste due riforme ai cittadini e pretenderle dai politici, oppure farsi eleggere ed attuarle.
Il resto andrà da sé (se le studiate, insieme, mi darete ragione).
Il M5S deve concentrarsi unicamente su queste due cose, non disperdere le sue energie in quisquilie mentre la disoccupazione e l’astensionismo aumentano.
Grillo SVEGLIA!!!!!!

Le elezioni europee dovranno essere l’occasione per far capire ai cittadini cosa è meglio per loro. Se ci sarà una guerra in corso, tanto meglio, saranno infuriati e vorranno cambiamenti radicali. L’importante è che ci sia qualcuno a proporre cambiamenti democratici.

L’importante è che ci sia la comprensione del fatto che il sistema di tassazione e quello bancario sono due espedienti che permettono ai veri parassiti (quelli su in alto) di spennare i polli giù in basso fingendo che sia in atto una redistribuzione delle risorse, quando tutti gli studi confermano che la disuguaglianza è in costante e spaventoso aumento, ossia che pochi [meno di 10mila oligarchi, secondo le stime più accreditate] stanno facendo incetta delle ricchezze prodotte dal 99,9 ecc. % della popolazione mondiale. 

REDDITO DI BASE INCONDIZIONATO

Non c’è alcun bisogno di passare per la teoria marxista per poter giustificare un reddito minimo garantito. Il rivoluzionario anglo-americano Thomas Paine, uno dei primi promotore dell’idea del reddito di base, nel suo La Giustizia agraria del 1796 vedeva in esso un giusto indennizzo per l’appropriazione della terra da parte di pochi individui, terra che dovrebbe appartenere a tutti…

Mona Chollet, “Le Monde Diplomatique”, Maggio 2013.

La produttività è aumentata in misura tale da creare un enorme esubero di manodopera. Il nostro sistema economico non è più in grado di offrire un posto di lavoro per tutti. Ma ogni uomo su questo mondo ha il diritto di vivere una vita dignitosa. Il sole, l’acqua, l’aria e la terra e con ciò i frutti di questo pianeta fondamentalmente sono di tutti. Una distribuzione equa e giusta garantirebbe la sussistenza per tutti. Ci vuole un reddito di base per tutti per combattere la povertà.

Sepp Kusstatscher

La fratellanza, alla base del costituzionalismo tanto quanto la libertà e l’uguaglianza, è rimasta sulla carta, un principio anonimo, astratto, una parola vuota, uno slogan.

La stabile, inesorabile crescita del tasso di disoccupazione “strutturale”, dovuta soprattutto alla delocalizzazione ed all’automazione dei sistemi di produzione, gestione e distribuzione, può solo aggravare queste circostanze sfavorevoli.

Inoltre, ormai quasi da un secolo, la crescita economica dipende massicciamente dai consumi, non dagli investimenti. Mentre i ricchi consumano solo una minima parte dei loro introiti, sottraendo i loro crescenti redditi al flusso globale del benessere, i meno benestanti consumano quasi tutte le loro risorse.

Il reddito di base incondizionato per ogni cittadino consentirebbe di eliminare il problema della disoccupazione, sarebbe speso interamente, rilanciando i consumi ed assicurando una costante ridistribuzione delle risorse mondiali e permetterebbe di passare da una società della sfiducia ad una società della fiducia, oltre a garantire i lavoratori contro i ricatti salariali e a consentire agli studenti di dedicarsi allo studio a tempo pieno, con esiti che sono generalmente migliori.

Chi lo vorrà percepire, non potrà restare in panciolle, ma dovrà dedicarsi a servizi di utilità pubblica. Almeno tre ore al giorno di assistenza ai bisognosi, come fanno quotidianamente molti volontari, farebbero la differenza sia per chi fruisce di questo servizio sia per chi lo presta. Chi non fosse disposto a farlo potrà rimanere nel regime fiscale-contributivo “tradizionale”. In ogni caso una somma che, almeno all’inizio, difficilmente potrebbe eccedere gli 800-1000 euro sarebbe appena sufficiente per vivere e non potrebbe in alcun caso incentivare l’ozio. È il minimo vitale per preservare la dignità umana e ridurre l’incidenza dei reati di microcriminalità.

Considerevoli porzioni dei redditi tedeschi e francesi dipendono ormai da allocazioni sociali e non dal lavoro. Se ci fosse la volontà politica non sarebbe difficile completare l’opera e si risparmierebbe sulla spesa legata a incentivi, bonus, sussidi, esoneri, defiscalizzazioni, verifiche fiscali, farraginosità burocratica, ecc.

Il reddito di base incondizionato, o reddito minimo garantito, o reddito di cittadinanza (l’importante è intendersi) – già sostenuto dai Nobel per l’Economia James Tobin e Paul Samuelson, da John Kenneth Galbraith e da altri 1200 economisti che appoggiavano la campagna presidenziale di George McGovern, poi sconfitto da Nixon – significa che una persona può decidere di non lavorare e vivere modestamente, oppure prendersi un anno sabbatico per capire cosa fare della sua vita, lasciare un lavoro insoddisfacente per specializzarsi in un altro campo, chiedere diverse annualità anticipate per formare un capitale d’impresa assieme ad altri soci.
In breve, è un meccanismo che, sgravando ogni cittadino dai ceppi dell’occupazione a ogni costo, gli permette di emanciparsi, sperimentare, di cercare la maniera migliore di realizzarsi, di esprimere i propri talenti e passioni inclusa quella di dedicarsi ad attività socialmente utili, senza essere condannato alla frustrazione, al cinismo, al carrierismo, al precariato, alla disoccupazione, alle nevrosi, alla pressione, all’ansia, al senso di inadeguatezza, mediocrità, vergogna, colpa, fallimento esistenziale. Sarebbe una rivoluzione nonviolenta dei rapporti umani che consentirebbe ai ricchi di restare tali, ma abolirebbe la miseria e le condizioni di lavoro e remunerazione umilianti e semi-schiavistiche.

Il reddito minimo garantito, cumulabile con quello lavorativo, corrisposto alle persone fisiche, dev’essere sufficiente per emancipare ogni cittadino e quindi abolire le nuove forme di servaggio. Per questo serve, propriamente, un reddito di base incondizionato. Diversamente è carità e la carità crea dipendenza, ossia asservimento.

La dignità dei cittadini può essere garantita solo da un alloggio dignitoso per tutti e da un reddito di cittadinanza vincolato ad un periodo di servizio civile e magari all’obbligo di voto, come segni tangibili del proprio esercizio della cittadinanza.
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/06/12/il-reddito-di-base-incondizionato-e-il-nostro-futuro-che-vi-piaccia-o-meno/

Si finanzia con

IMPOSTA UNICA SUL VALORE FONDIARIO

Il mio convincimento è che oggi in Italia l’area della rendita si sia estesa in modo patologico. E poiché il salario non è comprimibile in una società democratica, quello che ne fa tutte le spese è il profitto d’impresa. Questo è il male del quale soffriamo e contro il quale dobbiamo assolutamente reagire [...] Oggi pertanto è necessaria una svolta netta. Non abbiamo che due sole prospettive: o uno scontro frontale per abbassare i salari o una serie di iniziative coraggiose e di rottura per eliminare i fenomeni più intollerabili di spreco e di inefficienza.

Gianni Agnelli, intervista a l’Espresso, 1972

L’accumulazione del capitalismo nasce infatti nel momento in cui si recintano i terreni liberi formando così la rendita assoluta; in seguito si afferma il mercato che cerca di far dimenticare nell’equilibrio concorrenziale quella prepotenza iniziale. Oggi, con il dominio della rendita finanziaria il capitalismo torna al primato del possesso sulla produzione. Le transazioni finanziarie sono molto più eteree e sofisticate dell’atto di recintare un terreno, ma l’atteggiamento di fondo è il medesimo.

Walter Tocci, Democrazia e diritto, 1/2009

L’attuale tassazione è iniqua ed inefficiente. Alcuni propongono un’unica imposta cittadina sui redditi e patrimoni. Altri un’IVA progressiva o legata alla sostenibilità ecologica e sociale, che vada quindi ad incidere pesantemente in special modo sulle importazioni da paesi che non rispettano certi standard ambientali e civili/morali.

Ritengo immorale la tassazione sul lavoro e sul consumo, che sono due servizi resi alla comunità. Tassare lo spirito di iniziativa? Tassare un flusso di risorse che beneficia tutti? E’ sommamente stupido. Non serve neppure la Tobin Tax.

Serve altro e l’IMU potrebbe essere l’embrione di questo qualcos’altro, se non si aggiungesse ad altri balzelli iniqui. La misura più rivoluzionaria e promettente è l’imposta sul valore fondiario, formulata già ai tempi della rivoluzione francese, sufficiente a sostenere in gran parte l’ingente e onerosissimo sforzo di modernizzazione del Giappone del periodo Meiji (1868-1912) e la cui introduzione è stata proposta in Italia nel 1962 dal ministro dei lavori pubblici Fiorentino Sullo e affondata dalle lobby dei proprietari fondiari e da una spietata campagna mediatica. Una lettera aperta a Gorbaciov di alcuni tra i più celebri economisti del tempo, tra i quali i premi Nobel Vickrey, Solow, Tobin e Modigliani, la perorava per il bene della Russia post-comunista, nel tentativo di evitarle le distorsioni oligarchiche del modello occidentale e conservare almeno il principio dell’equa ridistribuzione delle risorse naturali tra i cittadini. La tassa sarebbe stata riscossa e gestita localmente.

In una qualche forma, l’imposta sul valore fondiario esiste in tutto il mondo ed è considerata la più equa, perché attiene ad uno dei beni comuni per eccellenza, la terra, il cui valore deriva dalle attività collettive (es. ordine pubblico, servizi efficienti, igiene, bellezza, integrità, commercio, ecc.) ma viene messa a profitto da privati, che in molti casi ne ricavano guadagni largamente maggiori di quelli dovuti al loro ingegno e intraprendenza. È in pratica un canone d’affitto di un appezzamento di terra, in proporzione al valore di mercato e quindi alla sua destinazione d’uso (se si trova al centro di Londra e vi sorge una banca il valore sarà diverso rispetto ad un frutteto in una valle alpina).

Idealmente dovrebbe sburocratizzare e semplificare il sistema fiscale sostituendo tutte le altre imposte che disincentivano le attività produttive ed imprenditoriali e penalizzano proprio le aree periferiche (es. IVA e accise). Una tale imposta attirerebbe attività economiche in distretti secondari (bassa tassazione) e graverebbero specialmente sulle rendite, sui latifondi e sulle sedi delle attività finanziarie, contrastando l’elusione/evasione fiscale (un terreno non può essere nascosto o trasportato in un paradiso fiscale) e scoraggiando le speculazioni fondiarie ed edilizie.

Hong Kong, Singapore e il New Hampshire hanno sperimentato questa via e funziona, perché è l’unica imposta che allinea l’interesse pubblico agli incentivi finanziari dello Stato. Non c’è davvero alcuna ragione per non prenderla in seria considerazione anche in Trentino Alto Adige dove il valore fondiario generato dalla comunità è estremamente elevato e potrebbe servire a finanziare il nostro stato sociale.
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/09/come-mungere-i-grandi-parassiti-rendite-beni-comuni-e-imposta-unica-sul-valore-fondiario/

http://www.guardian.co.uk/money/2007/jan/08/tax.business

*****

15 - Le riforme dei Gracchi 2
Finché gli oligarchi e questa classe dirigente resterà saldamente al potere non c’è alcuna possibilità che ciò si realizzi.
Ma le cose stanno cambiando davvero in fretta. Lotte intestine senza quartiere stanno indebolendo l’establishment, cambiamenti climatici e catastrofi naturali complicano la vita dei potenti, milioni di persone chiedono di vivere in un mondo migliore. Bisogna avere pazienza e dedicarsi a campagne di sensibilizzazione che facciano aprire gli occhi alle masse, altrimenti si fa la fine di Tiberio e Caio Gracco. Quando le menti di milioni di persone si saranno aperte, non si potranno più chiudere: avranno visto la realtà com’è e non come qualcuno voleva che la percepissero. Avranno imparato la lezione e non si faranno più fregare. L’importante è che le generazioni successive non si facciano strappare le nostre future conquiste. Mai più.

NATO il 4 luglio – gli schuetzen americani del 2013 e il fallito golpe del 1934

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Questo sarà un evento non-violento, a meno che il governo non scelga di renderlo violento…C’è una remota possibilità che ci possano essere atti di violenza da parte del governo, come è già successo e penso che dovrebbe essere chiaro che se un qualche partecipante sarà avvicinato con rispetto dagli agenti, si sottometterà all’arresto senza opporre resistenza. Stiamo veramente dicendo nel modo più sottile possibile che preferiamo morire in piedi che vivere in ginocchio.
Adam Kokesh, 2013

La commissione ha raccolto prove che dimostrano che alcune persone hanno effettuato un tentativo di dar vita ad una organizzazione fascista in questo paese…Non vi è alcun dubbio che questi tentativi sono stati discussi, sono stati pianificati, e potevano essere attuati, se e quando i finanziatori lo avessero ritenuto opportuno.

Relazione finale della commissione d’inchiesta del Congresso sulle accuse del generale Smedley D. Butler

James E. Van Zandt, comandante nazionale dei veterani di guerra era stato contattato da Butler subito dopo la riunione del 22 agosto con MacGuire ed avvertito che … stava per essere avvicinato dai golpisti…Confermò che, proprio come gli era stato anticipato da Butler, era stato avvicinato “da agenti di Wall Street”, che avevano cercato di arruolarlo nella loro trama.

New York Times, 23 novembre 1934

Il colpo di stato mirava a rovesciare il presidente Franklin D. Roosevelt con l’aiuto di mezzo milione di veterani di guerra. I congiurati, che sono stati accusati di coinvolgere alcune delle più famose famiglie in America (proprietari di Heinz, Birds Eye, Goodtea, Maxwell Hse e il nonno di George Bush, Prescott Bush) credevano che il loro paese avrebbe dovuto adottare le politiche di Hitler e Mussolini per battere la grande depressione. Mike Thomson indaga le ragioni per cui si sa così poco sulla più grande minaccia della storia alla democrazia americana in tempo di pace

http://www.bbc.co.uk/radio4/history/document/document_20070723.shtml

http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/la-famiglia-bush-e-il-terzo-reich.html

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Gli eventi del 4 luglio potrebbero essere sanguinosi, a causa della stupidità o doppiezza di Adam Kokesh, ex marine dissidente fondatore dell’associazione veterani per Ron Paul (candidato alle presidenziali e pro-secessionismo), conduttore radiofonico, libertario in stile Tea Party (anarco-capitalista), con un largo seguito tra i feticisti delle armi, che qui discute con Webster G. Tarpley, rooseveltiano-gollista (come me)

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“L’attivista libertario e conduttore radiofonico, Adam Kokesh vuole organizzare una marcia armata su Washington, DC per il giorno dell’Indipendenza. Lanciato come un gruppo su Facebook,  lo “Open Carry March on Washington“ spera di portare 1.000 sostenitori a marciare nella capitale della nazione con fucili carichi. Il gruppo prevede di incontrarsi al cimitero nazionale di Arlington in Virginia. Da lì, marciare attraverso il ponte di Memorial a Washington, DC e proseguire lungo Viale Indipendenza. Mentre la Virginia permette di portare armi cariche, Washington, DC non rilascia alcun permesso / licenze o porto d’armi”.
http://voxnews.info/2013/05/06/la-marcia-su-washington-armi-in-pugno/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/10/tea-party-il-totalitarismo-anarchico-alla-conquista-degli-stati-uniti/

Finora gli iscritti alla marcia sono circa 5mila (ma quanti verranno veramente?).

*****

This-Asshole

Ecco il recente appello di Kokesh dopo il suo arresto per un presunto assalto ai danni di un agente:

“Quando un governo ha ripetutamente e deliberatamente omesso di rispettare le proprie leggi, violato i diritti umani fondamentali dei suoi cittadini,  minacciato la santità di una stampa libera, creato istituzioni per la soppressione della privacy, intrapreso guerre per venire incontro ad interessi particolari che minacciano la sicurezza pubblica, ucciso centinaia di bambini con attacchi di droni, imprigionato e distrutto la vite di innumerevoli individui per crimini senza vittime, soffocato opportunità economiche per mantenere il dominio delle élite finanziarie, rubato al popolo attraverso un assurdo sistema di tassazione e attraverso l’inflazione, svenduto le future generazioni in una condizione di servitù del debito, abusato del suo potere per reprimere l’opposizione politica, non è degno di continuare ad esistere – e fin qui nulla da eccepire [NdT] – e il dovere del popolo è quello di cambiare o abolire quel governo con qualsiasi mezzo necessario per garantire la libertà e garantire la pace.

Una nuova rivoluzione americana è attesa da tempo. L’idea di questa rivoluzione è maturata nei cuori e nelle menti delle persone nel corso di molti anni, ma questo Independence Day, essa prende una nuova forma, quando l’Esercito Rivoluzionario Americano marcerà su ogni capitale dello stato per chiedere che i governatori di questi 50 membri avviino immediatamente il processo di ordinata dissoluzione del governo federale attraverso la secessione e la ridistribuzione delle proprietà federali.

Qualora trascorresse un anno intero da questo 4 luglio senza che i crimini di questo governo fossero interrotti, si potrebbe superato il punto in cui la rivoluzione non violenta diventa impossibile.

Il tempo di stare a guardare è passato. Restare neutrali è essere complici, limitarsi a fare il proprio lavoro non è una scusa: il dado è tratto.

Mentre alcuni animi miti diranno che è troppo presto, che siamo in grado di risolvere questo problema attraverso mezzi democratici forniti dal governo, che gli attuali livelli di tassazione sono ragionevoli per i servizi forniti, e che i crimini di questo governo sono solo un fastidio tollerabile, potrebbe essere già troppo tardi.

È vero che un’azione drastica comporta dei rischi, ma il maggiore pericolo sta nel permettere a questo governo di proseguire il suo operato in modo incontrastato.

Quindi, se siete soddisfatti dello status quo, rimanete a casa, ingrassate, guardate i fuochi d’artificio a distanza di sicurezza, e permettete che questo Independence Day sia come tutti quelli che l’hanno preceduto. Ma se anche tu vedi quel che vediamo e senti quel che sentiamo, ci incontreremo sul fronte della libertà il 4 luglio 2013 per la definitiva Rivoluzione Americana

Adam Kokesh, 23 maggio 2013, da una cella di una prigione federale di Philadelphia.

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Ora io vi chiedo: come può qualcuno che è rinchiuso in una prigione federale rilasciare qualsiasi tipo di dichiarazione, e specialmente un appello alla guerra civile e alla dissoluzione degli Stati Uniti in un’anarchica congerie di staterelli?

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L’establishment finanziario sta fomentando una violenta risposta popolare per giustificare misure da stato di polizia? È un trabocchetto? Manifestazione armata > rivolte > rivoluzione > guerra civile > dittatura?
Obama ha una vaga idea di quello che sta facendo e di quel che potrebbe succedere? E’ un burattino? E’ un idiota all’oscuro di tutto quel che conta? E’ un complice?

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/05/04/under-the-dome-linvoluzione-degli-stati-uniti-verso-un-quarto-reich/

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