Quanto tempo ci vuole per passare ad una fase glaciale?

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Da: Homo Sapiens Hibernus

I sedimenti oceanici e lacustri provenienti dalla California, dal Venezuela e dall’Antartide hanno confermato che questi cambiamenti climatici improvvisi hanno influenzato non solo la Groenlandia, ma il mondo intero. Nel corso degli ultimi 110 mila anni, ci sono stati almeno 20 di tali cambiamenti climatici improvvisi. Il solo periodo di clima stabile nel corso degli ultimi 110 mila anni – è stato l’Olocene, gli 11.000 anni di clima moderno. Lo stato “normale” del clima per la Terra è quello di una serie di balzi improvvisi ed estremi – come un interruttore della luce che si accende e si spegne…L’evidenza empirica mostra che il brusco cambiamento climatico improvviso non è solo possibile – è una condizione naturale. L’attuale clima caldo e stabile è una rara anomalia.

Jeffrey Master, co-fondatore di The Weather Underground

Il tutto sarebbe accaduto repentinamente per chi si fosse trovato a vivere in quell’epoca. E’ l’equivalente di prendere la Gran Bretagna e spostarla nell’Artico nel giro di pochi mesi.

William Patterson

La produttività biologica del lago esaminato in Irlanda si è azzerata nel giro di pochi mesi, forse un anno. Tale calo nella produttività  è inequivocabilmente legato ad una caduta verticale della temperatura dell’aria. Altri studiosi, interrogati sui risultati di questa ricerca, si dicono convinti che i dati possano rivelarsi coerenti e corretti. Infatti, gli ultimi carotaggi effettuati in Groenlandia indicavano una transizione tra 1 e 3 anni. Quindi apparentemente vi è coerenza con i dati irlandesi.

Claudio Gravina, Climatemonitor

 

Artico nel settembre 2012 e nel settembre 2014

Artico nel settembre 2012 e nel settembre 2014

ghiacci artici

ghiacci artici

ghiacci marini antartici

ghiacci marini antartici

ghiacci marini totali

ghiacci marini totali

Per gli anni a venire, è importante tenere sempre bene a mente che l’ortodossia climatologica aveva stabilito che il riscaldamento globale avrebbe rinviato il termine dell’interglaciale a data da destinarsi.

Nessuno si permetta di sostenere che un po’ tutti sospettavano che il riscaldamento globale avrebbe causato una glaciazione.

Tra il 1993 e il 2014 il “consenso” era che una glaciazione sarebbe stata incompatibile con il livello di concentrazione dell’anidride carbonica presente nell’atmosfera (Papers on anthropogenic global warming and next glaciation).

Nessuna futura falsificazione potrà riscrivere il passato. Anche se ci hanno provato più volte, con la precedente Civiltà Glaciale (Homo Sapiens Hibernus non è una novità).

Gli interglaciali – fasi relativamente temperate all’interno di un’era glaciale, come la nostra – terminano con un riscaldamento globale, specialmente a livello oceanico. Questo riscaldamento prosegue anche dopo l’inizio della fase espansiva dei ghiacciai, in quanto una glaciazione necessita di un forte divario tra le temperature artiche e quelle tropicali, una situazione che favorisce un deciso incremento della nevosità nell’emisfero boreale, quello interessato dalle glaciazioni. Senza una massa critica di vapore acqueo caldo che va a cozzare contro la massa di aria fredda in discesa dall’Artico mancherebbe la materia prima per una glaciazione.

Wallace S. Broecker, The End of the Present Interglacial: How and When?, Quaternary Science Reviews, 1998, Vol. 17, pp. 689-694

Tatjana Boettger, Elena Yu. Novenko, Andrej A. Velichko, Olga K. Borisova, Konstantin V. Kremenetski, Stefan Knetsch, Frank W. Junge (2009), Instability of climate and vegetation dynamics in Central and Eastern Europe during the final stage of the Last Interglacial (Eemian, Mikulino) and Early Glaciation, Quarternary International 207, 137-144

María-Fernanda Sánchez-Goñi, Edouard Bard, Amaelle Landais, Linda Rossignol, Francesco d’Errico, Air-sea temperature decoupling in Western Europe during the last interglacial/glacial transitionNature Geoscience, 1 September 2013

La sequenza dovrebbe essere questa: riscaldamento globale > maggiori precipitazioni in aree normalmente secche > aumento della nevosità > effetto albedo + vulcanismo intensificato nei minimi solari / impatti cosmici > glaciazione (piccola o grande).

Con l’ingresso nel Dryas Recente (glaciazione) l’innevamento raddoppiò nel giro di 3 anni (Ice-core evidence of abrupt climate changes).

Quanto tempo impiega il clima a passare da una fase all’altra?

Non molto. Le transizioni tra interglaciali e glaciazioni e vice versa si verificano bruscamente. Le stime variano, ma si parla di variazioni di molti gradi centigradi (da 3 a 15) nel giro di meno di un anno (Era glaciale in pochi mesi; Mini ice age took hold of Europe in months); un anno (Ice Cores show abrupt climate changes); da 1 a 3 anni (Did You Say “Fast”?), da due anni a pochi decenni:

Adams J., Maslin, M. & Thomas, E. Sudden climate transitions during the Quaternary, Progress in Physical Geography, 23: 1 – 36, 1999.

Alley Richard B. Abrupt Climate Change – Inevitable Surprises, Committee on Abrupt Climate Change, National Research Council of the National Academy of Sciences, 2002.

Berger, Jean-François, Jean Guilaine, The 8200calBP abrupt environmental change and the Neolithic transition: A Mediterranean perspective, Quaternary International, 200, 1-2, 2009.

Boettger Tatjana et al., Instability of climate and vegetation dynamics in Central and Eastern Europe during the final stage of the Last Interglacial (Eemian, Mikulino) and Early Glaciation, Quarternary International, 207, 137-144, 2009.

Cox John D., Climate Crash: Abrupt Climate Change and What it Means for our Future, John Henry Press, 2005.

Overpeck Jonathan T. e Julia E. Cole, Abrupt Change in Earth’s Climate System, Annual Review of Environment and Resources, Vol. 31: 1-31, 2006.

Patterson, William, Big freeze plunged Europe into ice age in months. ScienceDaily, 30 novembre 2009.

Petaev MI, Huang S, Jacobsen SB, Zindler A., Large Pt anomaly in the Greenland ice core points to a cataclysm at the onset of Younger Dryas. Proc Natl. Acad. Sci. vol. 110 no. 32, 2013.

Petit J.R., et al., Climate and Atmospheric History of the Past 420,000 years from the Vostok Ice Core, Antarctica, Nature, 399, pp.429-436, 1999.

Rahmstorf Stefan, Timing of abrupt climate change: A precise clock, Geophys. Res. Lett. 30 (10): 1510, 2003.

Rampino Michael R., Mass extinctions of life and catastrophic flood basalt volcanism, Proc. Natl.Acad. Sci. USA. 107(15), 2010.

Peter Schwartz, Doug Randall, An Abrupt Climate Change Scenario and Its Implications for United States National Security, October 2003.

Steffensen J.P. et al, High-Resolution Greenland Ice Core Data Show Abrupt Climate Change Happens in Few Years, Science, Vol. 321 no. 5889 pp. 680-684, 2008.

Stocker Thomas and Marchal Olivier, Abrupt climate change in the computer: is it real? PNAS, vol. 97, no. 4. February 15, pp. 1362–1365, 2000.

Taylor, K. C. et al., The Holocene-Younger Dryas Transition Recorded at Summit, Greenland, Science, 278, 825-827, 1997.

Treble, P. C., et al., 2007, High resolution secondary ionisation Mass Spectrometry (SIMS) δ18O analyses of Hulu Cave speleothem at the time of Heinrich Event 1, Chemical Geology, 238, 197-212.

 

L’ultimo interglaciale è terminato quando la Corrente del Golfo non ha più raggiunto l’Atlantico settentrionale e ha cominciato a piegare verso il Golfo di Biscaglia. Con il collasso della Corrente del Golfo (115mila anni fa) la tundra artica scende fino al 52 parallelo, in Renania (Colonia, Düsseldorf, Dortmund e Essen). Le foreste di conifere arrivano a Lione. La deviazione dell’acqua calda della Corrente del Golfo verso il Golfo di Biscaglia mitiga la Francia atlantica.

Ulrich C. Müller, George J. Kukla, North Atlantic Current and European environments during the declining stage of the last interglacial, 2004

 

L’inizio dell’ultimo periodo glaciale ha richiesto un accumulo di neve a latitudini più alte per formare lo strato di ghiaccio necessario ad avviare la glaciazione. Le catene montuose di Scandinavia, Scozia e del Labrador hanno il potenziale di sviluppare ghiacciai sufficienti ad innescare una glaciazione se il sole estivo non riuscisse a sciogliere la neve invernale. L’effetto albedo, raffreddando queste regioni, causerebbe un’ulteriore espansione dei ghiacci, e così via. Questo modello esplicativo della nascita delle glaciazioni si chiama “snow blitz”.

Un tale processo è già in corso in Scozia (“Glacier-like hazards found on Ben Nevis”, BBC, 21 agosto 2014).

 

A proposito dell’incredibile rapidità dell’ingresso e uscita da una fase glaciale, rimando a “Plasma, Solar Outbursts, and the End of the Last Ice Age” di Robert M. Schoch (Università di Boston)

Temperature globali satellitari di aprile 2014

 

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

 

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In questo momento il mondo ha la stessa temperatura del 1988, 1991 e 1996

http://www.futurables.com/2014/04/16/del-temperamento-di-gaia-ovvero-come-ho-imparato-a-non-preoccuparmi-e-ad-amare-il-mutamento-climatico/

Il calendario Maya e il calendario IPCC

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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10154446_832289280118921_2438742813405521709_nDolomiti, turisti giapponesi, Pasqua 2014

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“Il 13 aprile (2014) è stato presentato a Berlino la terza parte del nuovo e quinto rapporto sul clima dal Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc). Scrivono i quotidiani “Dalla scienza arriva un messaggio chiaro”, infatti La Repubblica titola “Riscaldamento globale, l’Ipcc: Solo 17 anni di tempo per invertire la tendenza”, Il Messagero invece “Effetto serra, Ipcc: «Emissioni record, solo 16 anni per cambiare rotta”  ed il Corriere della Sera “Effetto serra, gli scienziati dell’ONU: Solo 15 anni per evitare il disastro”. Avete letto bene: 15, 16 o 17. Chi offre di più? Certo 16 è più bello perché fa conto paro con il 2030 che è l’obiettivo delle politiche Ue. È da escludere 17 e 6 mesi?

Per chi ha una cattiva memoria i titoli potrebbero metter paura, invece se li confrontate con quelli di solo pochi mesi fa lo stato d’animo cambia. Infatti settembre 2013, solo sette mesi fa, secondo i titoli degli stessi quotidiani, per l’IPCC rimanevano: “Dieci anni per salvare il pianeta. L’allarme degli scienziati dell’Onu“. Lo stesso titolo già utilizzato da La Repubblica nel 1989, 25 anni fa, infatti sul medesimo quotidiano si poteva sorprendentemente leggere: “Dieci anni per salvare la Terra“. Insomma per gli stessi esperti dovevamo già essere morti da 15 anni ed invece scopriamo che ce ne rimangono ancora 15 per guarire. Che direste ad un medico che vi da 6 mesi di vita e quando tornate a visita dopo un anno vi dice che avete altri 6 mesi? Ci credete o cambiate medico?”

[…]

I titoli 7 anni fa erano del seguente tipo:

Entro l’estate Polo senza ghiaccio“;

Ambiente, due anni per salvare il mondo”;

La Terra è troppo calda Scenari da film horror”;

Le cure per guarire la Terra «Ci sono solo 8 anni di tempo»”.

Secondo quanto era stato previsto già dovevamo essere con un piede dentro la fossa, quindi i titoli di questi giorni, che allungano ancora la possibilità di salvare il pianeta ai prossimi 15-17 anni, non dovrebbero allarmare più del necessario”.

[…]

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-ricordati-che-devi-morire-di-caldo-ogni-sei-anni-8969.htm

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Prima tiriamo ad indovinare…non ridete, è proprio così che facciamo!…Poi calcoliamo le conseguenze dell’ipotesi, se fosse vera. Dopodiché mettiamo a confronto questi risultati con i dati osservati. Se non sono in accordo con gli esiti dell’esperimento, allora sono sbagliati. Questa è l’essenza del fare scienza. Non importa quanto sia bella la tua ipotesi, quanto sei sveglio, chi ha concepito l’ipotesi, quale sia il suo nome – se l’ipotesi non è in accordo con gli esperimenti, allora è sbagliata. E questo è quanto.

Richard Feynman, Nobel per la Fisica

Ne consegue che…
http://www.futurables.com/2014/04/16/del-temperamento-di-gaia-ovvero-come-ho-imparato-a-non-preoccuparmi-e-ad-amare-il-mutamento-climatico/

Temperature globali (satellitari), ghiacci e innevamento a marzo 2014

Il punto di vista degli astrofisici sul mutamento climatico – Web Caffè Bookique mercoledì 19 febbraio

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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Oltre i luoghi comuni e le scorciatoie mentali, verso una comprensione più realistica del futuro del nostro pianeta – e verso un mondo in cui menti e cuori sciolgano il ghiaccio (dentro e fuori)

“La cultura scioglie il ghiaccio dei cuori e delle menti”.
Mercoledì 19 febbraio 2014 ore 20.45.
Si parlerà di clima nei suoi possibili sviluppi e di un progetto per costruire strumenti musicali a basso costo e inviarli ai bambini di Cuba e del Burundi.
Interverranno: Rocco Scolozzi, ricercatore esperto di ingegneria ambientale; Stefano Fait, antropologo e direttore di FuturAbles; Marco Rosi, boss di Bookique Trento; Lorenzo Frizzera, musicista e promotore dell’Associazione Spagnolli-Bazzoni Onlus; Conduce: Roberto Maestri, counselor etno-filosofico.
https://www.facebook.com/events/1423370171238884/

Se innumerevoli fisici e astrofisici contestano l’ipotesi AGW significa che “la Scienza NON si è pronunciata” circa il cambiamento climatico
http://arxiv.org/ftp/arxiv/papers/1401/1401.8235.pdf

BhJaDIKIMAA4tnUFig1http://www.gfdl.noaa.gov/pix/user_images/tk/Fig1.gif

Riscaldamento globale 1925 > 1944 (basse emissioni di CO2) e 1978 > 1998 (forti emissioni) – riscaldamento complessivo: 0,4 gradi C in un secolo

dec-feb_snow_extmaggiore copertura nevosa dell’emisfero settentrionale dal 1978

EnglandFig5aFonte: http://skepticalscience.com (sito ultraortodosso)

attività geomagneticaattività solare dal 1700calore in profondità oceano atlantico

campi magnetici polariclima e civiltàclima più freddo ed instabileCO2, metano, insolazione, temperature glaciazione solo nell'emisfero nordglobal sea ice area a fine 2013global_sea_ice_extent_zoomed_2014_day_32_1981-2010Iceage_northIceage_southirraggiamento solare dal 1600spessore del ghiaccio temperature atlantico meridionaletemperature atlantico settentrionaletemperature e CO2temperature e macchie solaritemperature oceaniche 1temperature oceaniche 2temperature oceaniche ai tropiciNew-Climate-Model-Graphic

- i venti venusiani hanno subito un’accelerazione (+25% in un decennio):

http://www.esa.int/Our_Activities/Space_Science/Venus_Express/The_fast_winds_of_Venus_are_getting_faster

- le rotazioni di Venere e Saturno (-1%) hanno invece subito un rallentamento:

http://www.nationalgeographic.it/scienza/spazio/2012/02/15/news/la_frenata_di_venere-853454/

http://www.esa.int/Our_Activities/Space_Science/Venus_Express/Could_Venus_be_shifting_gear

http://www.newscientist.com/article/dn9100-saturns-rotation-puts-astronomers-in-a-spin.html#.Uv80_M6ogXQ

- Giove si è ritrovato con un ulteriore occhio rosso, Red Junior, un’altra macchia rossa più piccola di quella gigantesca che rappresenta la più vasta tempesta del Sistema Solare. Potrebbe ritornare:

http://science1.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2006/02mar_redjr/

- in cambio ha perso una delle sue striature:

http://www.corriere.it/scienze/10_maggio_13/giove-perde-una-striscia_0dafed26-5e86-11df-91f2-00144f02aabe.shtml

http://science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2010/20may_loststripe/

- La supertempesta di Saturno che si formava con estrema regolarità ogni 30 anni, in connessione con il suo periodo di rivoluzione (il tempo che ci mette a fare un giro completo intorno al Sole) è arrivata in anticipo di 10 anni è 500 volte più grande e si trova nell’emisfero “sbagliato” (di solito si formano in quello meridionale)

http://science1.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2011/19may_saturnstorm/

http://www.universetoday.com/87269/the-sights-and-sounds-of-saturns-super-storm/

- riscaldamento globale su Marte (incredibilmente intenso rispetto al nostro), Giove, Saturno, Plutone (in allontanamento dal Sole lungo la sua orbita) e sulla più grande luna di Nettuno, Tritone

http://news.nationalgeographic.com/news/2007/02/070228-mars-warming.html

http://daily.wired.it/news/scienza/2012/10/26/super-tempesta-saturno-85247.html

http://it.wikipedia.org/wiki/Riscaldamento_globale

- il polo nord magnetico terrestre sta spostandosi ad una velocità di 64 km all’anno, mentre all’inizio del secolo la sua velocità era di 14 km all’anno

http://generalaviationnews.com/2011/02/24/how-the-shift-in-magnetic-north-affects-your-flying/

- il campo geomagnetico si è indebolito del 15% dal 1831: http://www.scientificamerican.com/article/mission-to-map-earths-magnetic/

- Nel 2008 è stata individuata una gigantesca falla nello “scudo” geomagnetico terrestre:

http://science1.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2008/16dec_giantbreach/

È possibile sia arrivato il momento dell’inversione del magnetismo terrestre (succede in media ogni 450mila anni e l’ultimo si è verificato 780mila anni fa (Ne abbiamo avuto uno temporaneo 41mila anni fa, durante l’ultima era glaciale, quando il campo magnetico terrestre si è ridotto del 95%). 41anni è anche la periodicità delle alterazioni dell’obliquità terrestre (inclinazione dell’asse). In ogni caso è probabile che un campo magnetico terrestre indebolito incrementi la copertura nuvolosa della troposfera, con effetti raffreddanti)

- Il più debole ciclo solare degli ultimi 200 anni (David Hathaway, direttore del dipartimento di fisica solare Marshall Space Flight Center NASA, ad Huntsville, Alabama):

http://online.wsj.com/news/articles/SB10001424052702304672404579183940409194498

Ci sono molte meno macchie solari e queste sono meno attive. I cicli più deboli sono più lunghi. Se un ciclo solare dura di più, la Terra sarà più fredda. La relazione è nell’ordine di -0,7ºC per ogni anno in eccesso prima che prenda il via il ciclo successivo. Il ciclo solare 24 (il più debole degli ultimi 100 anni, appunto) è iniziato nel 2008 e dovrebbe terminare entro il 2019. C’è da capire se ci sarà un ciclo successivo o se il Sole andrà in ibernazione per uno o più cicli: “Se estrapoliamo questa tendenza per il futuro, le macchie solari potrebbero sparire completamente intorno al 2015” (Matt Penn, National Solar Observatory (NSO), a Tucson, Arizona

http://science1.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2009/03sep_sunspots/

“L’attuale periodo di massima attività del Sole è molto ritardato e molto debole, il che ci porta a ipotizzare che il ciclo delle macchie solari potrebbe essere in fase di spegnimento o ingresso in una fase di ibernazione”- Craig DeForest della American Astronomical Society (Irish Times, 12 luglio 2013)

- il più rapido declino dell’attività solare degli ultimi 10mila anni: http://www.bbc.co.uk/news/science-environment-25743806

http://www.youtube.com/watch?v=gIhBEF94YlM

- una contrazione dell’atmosfera terrestre senza precedenti nei 43 anni di raccolta dati: http://news.discovery.com/earth/earth-atmosphere-shrinking.htm

- un Grande Minimo Solare previsto intorno al 2030-2040 e che potrebbe durare fino a fine secolo:

http://www.forbes.com/sites/brucedorminey/2014/01/20/sun-flatlining-into-grand-minimum-says-solar-physicist/

- Il tasso di rallentamento del Grande Nastro Trasportatore Oceanico (Corrente del Golfo) tra 2004 e 2012 è stato del 7% annuo e comunque quasi certamente superiore al 2,5% annuo (University of Southampton e di Miami)

http://www.ocean-sci.net/10/29/2014/os-10-29-2014.html

- l’Oscillazione Pacifica Decadale (PDO) entrata nella sua fase di raffreddamento nel 2008 (durerà fino al 2030-2038)

http://adsabs.harvard.edu/abs/2008AGUFMGC21A0725E

- l’Oscillazione Atlantica Multidecadale (AMO) in fase fredda a partire dal 2020 o giù di lì (durerà fino al 2050)

http://it.wikipedia.org/wiki/Indice_AMO

Questo mutamento climatico, che sarà brusco (avete tra i 3 e i 20 anni di tempo per prepararvi), avrà conseguenze catastrofiche per agricoltori, anziani e malati, abitanti del Nord Europa e Nord America, residenti sopra gli 800 metri d’altezza nelle Alpi, aviazione, infrastrutture e trasporti, commercio globale, turismo, consumi energetici, inflazione.
Anche chi vive nei pressi di un vulcano attivo non dovrebbe stare troppo tranquillo (grandi minimi solari > aumento del vulcanismo).

Anticipare correttamente i cambiamenti in atto consente di mitigarne le ripercussioni e può generare profitti.
L’impatto per le varie categorie e aree geografiche può essere valutato sulla base dei dati paleoclimatici e per mezzo di scenari probabilistici che tengano conto della realtà empirica, non di modelli matematici fallaci.
Queste valutazioni (dossier/report a cura di FuturAbles) non sono e non saranno gratuite:

La curva delle temperature è piatta dal settembre 2001, stando ai dati GIIS (Goddard Institute for Space Studies – NASA);

È piatta dal giugno 1997 per Hadcrut3 (Climatic Research Unit – University of East Anglia);

È piatta dal dicembre del 2000 per Hadcrut 4 e Hadsst3;

È piatta dal gennaio 2005 per UAH (University of Alabama Huntsville);

È piatta dal settembre 1996 per RSS (Remote Sensing Systems, Inc. – rilevazioni satellitari);

L’inatteso (?) arresto del riscaldamento globale sta davvero provocando parecchi grattacapi. Arrivano praticamente ogni giorno suggerimenti sulle origini dello strano comportamento di un clima che non segue più le indicazioni del mainstream scientifico: Aerosol vulcanici in eccesso, dinamiche dell’ENSO, calore rintanato nelle profondità oceaniche, raffreddamento degli oceani, scarsa attività solare, misurazioni della temperatura sbagliate in area artica…Qualche giorno fa ne è arrivata un’altra, l’aumento dell’intensità degli alisei.

http://www.climatemonitor.it/?p=35034

La tendenza nel corso degli ultimi 10 o 15 anni si è ridotta rispetto a prima

Gavin Schmidt, climatologo al Goddard Institute for Space Studies della NASA, gennaio 2014

 

L’andamento delle temperature superficiali globali è stato quasi piatto dalla fine del 1990 nonostante i continui aumenti dell’effetto serra della combinazione di gas dell’atmosfera

Susan Solomon (NOAA), in Solomon, S., et al. (2010) Contributions of Stratospheric Water Vapor to Decadal Changes in the Rate of Global Warming. Science, vol. 327, 1219-1223.

La temperatura globale media è rimasta piatta per un decennio

James Hansen, in Hansen, J. et al., (2013) “Global Temperature Update Through 2012”

http://www.columbia.edu/…/20130115_Temperature2012.pdf
N.B. Nel giugno 1988, James Hansen, climatologo del Goddard Institute for Space Studies, informava il Congresso degli Stati Uniti che l’aumento delle temperature poteva raggiungere i 6 gradi entro la fine del ventunesimo secolo

BBC: Lei è d’accordo che, stando ai dati della temperatura globale utilizzati dall’IPCC, i tassi di riscaldamento globale dei periodi 1860-1880, 1910-1940 e 1975-1998 sono identici?

Phil Jones: i dati per il periodo 1860 – 1880 sono più incerti, a causa della copertura incompleta, rispetto ai periodi successivi del 20° secolo. Il periodo 1860-1880 è anche un intervallo di soli 21 anni. Per quanto riguarda i due periodi 1910-1940 e 1975-1998 i tassi di riscaldamento non sono significativamente differenti, da un punto di vista statistico. Ho incluso anche l’andamento nel periodo 1975-2009, che è molto simile al periodo 1975-1998. Quindi, in risposta alla sua domanda, i tassi di riscaldamento per tutti e 4 i periodi sono simili e statisticamente non significativamente diversi gli uni dagli altri

http://news.bbc.co.uk/2/hi/8511670.stm [poiché la gran parte delle emissioni umane è concentrata nel dopoguerra (un terzo negli ultimi 17 anni), è arduo capire come l’anidride carbonica prodotta dall’uomo possa essere l’unica, o anche solo la principale, causa del riscaldamento globale]

La comunità scientifica se la prenderebbe con me senza mezzi termini se dicessi che il mondo si è raffreddato dal 1998. OK, è successo, ma sono passati solo 7 anni e non è statisticamente significativo

Phil Jones, Climate Research Unit (University of East Anglia), email, 5 luglio 2009

L’assenza di una tendenza al rialzo deve proseguire per 15 anni prima che ci si debba preoccupare

Phil Jones, Climate Research Unit (University of East Anglia), email, 7 maggio 2009

Alcuni lo chiamano un rallentamento, alcuni lo chiamano uno iato, alcuni lo chiamano una pausa. La temperatura media della superficie globale non è aumentata significativamente negli ultimi 10-15 anni.

Rowan Sutton, Direttore della ricerca climatologica alla University of Reading, Independent, 22 luglio 2013

Se le cose continuano così, per non più di cinque anni, dovremo riconoscere che c’è qualcosa di fondamentalmente sbagliato nei nostri modelli climatici. Una pausa di 20 anni nel riscaldamento globale non si verifica in un singolo scenario previsionale. Ma già oggi ci è molto difficile conciliare le tendenze reali delle temperature con le nostre aspettative.

Hans von Storch, climatologo consulente dell’IPCC, Spiegel, 20 giugno 2013

Secondo il professor Lockwood l’ultima parte del 20° secolo è stata un periodo in cui il sole è rimasto insolitamente attivo e un cosiddetto ‘grande massimo’ si è verificato intorno al 1985. Da allora, il sole è diventato sempre più tranquillo…Il professor Lockwood ritiene che l’attività solare stia diminuendo più rapidamente che in una qualunque delle 24 precedenti occasioni, negli ultimi 10.000 anni, in cui si è trovato nelle stesse condizioni. Sulla base delle sue scoperte ha elevato il rischio di un nuovo minimo di Maunder da meno del 10% di solo pochi anni fa, al 25-30%. E una ripetizione del minimo solare di Dalton, che si è verificato nei primi anni del 1800, è ora probabile. A suo parere stiamo già cominciando a vedere un cambiamento nel nostro clima – gli inverni freddi ed estati miserevoli degli ultimi anni – e che nei prossimi decenni ci potrebbe essere una discesa in un nuovo minimo di Maunder. Vale la pena sottolineare che non è che ogni inverno sarebbe rigido, né ogni estate da dimenticare. Ma inverni rigidi ed estati instabili diventerebbero più frequenti Paul Hudson, BBC, 28 ottobre 2013

GISP2 TemperatureSince10700 BP with CO2 from EPICA DomeChttp://en.wikipedia.org/wiki/Greenland_Ice_Sheet_Project

Non è riscontrabile un rapporto tra i cambiamenti climatici e le emissioni di CO2. La situazione nuova è che nonostante le emissioni continuino, dal 2000 si è registrata una diminuzione della temperatura

Carlo Rubbia, Nobel per la fisica, giugno 2012

Lungi dall’essere responsabile del danneggiamento del clima della terra, la nostra civiltà potrebbe non essere in grado di prevenire uno qualunque di questi terribili cambiamenti una volta che la Terra decidesse di attuarli. Se la Terra stabilisse di voler congelare di nuovo il Canada, per esempio, è difficile immaginare di poter fare alcunché di diverso dal vendere gli immobili che uno ha Canada. Se decidesse di sciogliere la Groenlandia, potrebbe essere meglio fare lo stesso in Bangladesh. I dati geologici suggeriscono che non ha molto senso preoccuparci troppo del nostro futuro energetico, non perché non sia importante, ma perché è al di là delle nostre capacità di controllarlo.

Robert B. Laughlin, Nobel per la fisica – The American Scholar, estate 2010

Per sette ottavi della storia del nostro pianeta, non sappiamo praticamente niente di niente relativamente al clima. Lungo un arco di quasi 5 miliardi di anni, abbiamo ottenuto misurazioni strumentali del clima per 150 anni o giù di lì e dati storici per circa 1.000 anni. Il resto sono dati indiretti, dagli anelli degli alberi ai carotaggi artici, ecc. L’anidride carbonica prodotta dall’attività umana copre un lasso di tempo così breve e gioca un ruolo così minuscolo nel clima della Terra da essere quasi trascurabile.

Charles Wax, già presidente dell’American Association of State Climatologists, 2010

Il clima ha una sua variabilità intrinseca che è dovuta a molti fattori come le eruzioni vulcaniche, l’attività solare, ecc. Il vero punto fondamentale da tenere a mente è che senza un modello che tenga conto di tutte le cause possibili il risultato sarà sempre vago e aleatorio. La ragione è che noi non abbiamo a disposizione un sistema chiuso. Anche se il contributo del Sole fosse ben prefissato, anche se la sua radiazione fosse assolutamente costante, anche se non ci fosse alcuna variazione nei gas capaci di assorbirla, gli oceani continuerebbero a comunicare con l’esterno in modo erratico, influendo pesantemente sulla temperatura esterna.

Richard Lindzen, fisico e climatologo, MIT, 1990

Le temperature medie sono aumentate solo di circa 0,6 gradi dall’inizio dell’era industriale e il cambiamento non è stato uniforme – il riscaldamento si è verificato principalmente nel corso dei periodi 1919-1940 e 1976-1998, con un raffreddamento intermedio. I ricercatori non sono stati in grado di spiegare questa discrepanza.

Richard Lindzen, fisico e climatologo, MIT, 2009

Da scienziata, resto scettica. Ho deciso di non pronunciarmi finché non avrò un contributo positivo da dare.

Joanne Simpson (1923-2010), scienziata dell’atmosfera, prima donna a ricevere un dottorato in meteorologia, ricercatrice della NASA, definita “tra i più preminenti gli scienziati degli ultimi 100 anni”

Siamo ipoteticamente più minacciati dal freddo che dal riscaldamento globale.

Yuri Izrael, vice presidente russo del IPCC fino al 2008

Senza dubbio, sono necessari molti più progressi per quanto riguarda la nostra attuale comprensione del clima e le nostre capacità di creare di modellizzarlo…E solo allora dovremmo fare affidamento su quei modelli per informare le politiche. Fino a quel momento, la variabilità del clima rimane controversa e incerta

Oliver W. Frauenfeld, climatologo (University of Texas) co-autore del rapporto IPCC del 2007

Si tratta di una menzogna sfacciata propinata dai media l’idea che ci sia solo una frangia di scienziati che non si beve il riscaldamento globale antropogenico

Stanley B. Goldenberg, scienziato atmosferico, NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration)

In qualche modo sono stato bollato come una persona orribile sbucata fuori da qualche girone dell’inferno. Non c’è proprio alcuna tolleranza in questo momento.

Robert Balling, climatologo all’Arizona State University, ex IPCC

Per la maggior parte della vita negli oceani, riscaldamento significa crescita più rapida, fabbisogno energetico ridotto per conservare la temperatura, mortalità invernali inferiori e più ampie gamme di distribuzione. Nessuno sa se la Terra continuerà a riscaldarsi oppure, dopo aver raggiunto un picco nel 1998, sia all’inizio di un ciclo di raffreddamento che durerà diversi decenni o più

John T. Everett, ex IPCC, ex NOAA, consulente del Congresso americano per gli oceani e la vita marina

Rassegno le dimissioni perché ho constatato che quella parte dell’IPCC che fa riferimento alle mie competenze si è politicizzata

Christopher W. Landsea, ex IPCC, scienziato atmosferico, NOAA

Quando la gente verrà a sapere la verità, si sentirà ingannata dalla scienza e dagli scienziati

Kiminori Itoh, ex IPCC, fisico e chimico alla Yokohama National University

Diffidate dei sensitivi del riscaldamento globale che ci avvertono di cambiamenti di clima senza precedenti. Nella maggior parte dei casi, sono senza precedenti solo a causa della scarsa longevità della maggior parte degli scienziati.

Robert E. Davis, ex IPCC, climatologo all’Università della Virginia, già presidente della Association of American Geographers

Presumere che il [riscaldamento globale] sia un problema significa dare per scontato che lo stato odierno del clima della Terra sia quello ottimale, il clima migliore che potremmo avere o abbiamo mai avuto e che dobbiamo adottare misure per assicurarci che non cambi. Vorrei domandare a chi deve essere accordato il privilegio di decidere che questo particolare clima è il migliore per tutti gli altri esseri umani. Penso che sia una posizione piuttosto arrogante.

Michael Griffin, direttore della NASA ed ex capo del Dipartimento spaziale al Laboratorio di Fisica Applicata della Johns Hopkins University

A seconda del periodo geologico terrestre che uno sceglie, il clima sarà in fase di riscaldamento o di raffreddamento. Scegliere se la terra si sta riscaldando o raffreddando è semplicemente una questione di decidere quale intervallo si prende in considerazione

Lee C. Gerhard, ex IPCC, direttore della Kansas, Geological Society, docente emerito della University of Kansas

Mi sono dimesso dalla posizione di climatologo dello stato della Virginia perché mi è stato detto che non potevo parlare in pubblico di questioni relative alla mia area di competenza, il riscaldamento globale, in qualità di climatologo di stato…Era impossibile conservare la mia libertà accademica con questo tipo di restrizioni della libertà d’espressione

Patrick J. Michaels, climatologo alla University of Virginia

Siamo già entrati in una fase di raffreddamento che credo continuerà almeno per i prossimi 15 anni. Non vi è alcun dubbio che il riscaldamento degli anni 1980 e 1990 si è arrestato.

Anastasios Tsonis, climatologo, University of Wisconsin, settembre 2013

Come molti altri, ero personalmente certo che la CO2 fosse responsabile del riscaldamento globale. Ma dopo aver esaminato attentamente le prove, mi sono reso conto che le cose sono molto più complicate della storia che ci hanno rifilato molti climatologi o di quelle rigurgitate dai media… L’attività solare può spiegare gran parte del riscaldamento globale del ventesimo secolo

Nir Shaviv, astrofisico e climatologo, Hebrew University of Jerusalem, 2007

Si dovrebbe spostare l’attenzione della ricerca sul clima dall’anidride carbonica alla natura e alle variazioni naturali, legate all’attività solare e ad altre cause naturali. È più probabile che sia lì che troveremo la causa principale per il presente (e futuro) cambiamento climatico.

Ole Humlum, geoscienziato, University of Oslo, 2012

Dopo una disperata ricerca bibliografica durata quattro anni e che ha coinvolto ben 30 laureati in ingegneria e scienze, dobbiamo ancora incontrare un articolo scientifico che dimostri un nesso causale quantitativo tra l’aumento di anidride carbonica e quello della temperatura globale.

Michael J. Economides, chimico e ingegnere biomolecolare, University of Houston, 2009

Il caldo dei nostri giorni non è significativamente maggiore rispetto al periodo caldo medievale o a quello romano. Perciò com’è che pensiamo di sapere che il caldo di oggi è causato dall’uomo, mentre quello degli ultimi due periodi caldi non poteva essere stato causato dai nostri antenati?

Roy W. Spencer, ex climatologo della NASA e responsabile del Global Hydrology and Climate Center of the National Space Science and Technology Center ad Huntsville, Alabama Luglio 2013

Speriamo che il riscaldamento globale prodotto dall’uomo verrà riconosciuto per la bufala che è

Dirck T. Hartmann, fisico, NASA Apollo Space Program

Il Sole sembra essere il principale fattore nel cambiamento climatico globale

Eigil Friis-Christensen, fisico, direttore del Danish National Space Centre, affiliato alla NASA e all’Agenzia Spaziale Europea

L’anidride carbonica non è responsabile del riscaldamento del clima globale negli ultimi 150 anni. Per oltre il 90 per cento il mutamento dipende da cambiamenti nel rapporto Terra-Sole collegate alle fluttuazioni climatiche. Esaminando la storia del clima del nostro pianeta, è chiaro – e piuttosto rassicurante per quanto riguarda le possibili conseguenze del riscaldamento globale previste dall’IPCC – che ora (più precisamente negli ultimi due, tre milioni di anni) ci troviamo in un periodo di clima molto freddo. Qualsiasi riscaldamento ci darebbe solo il miglior clima a lungo termine degli ultimi 560 milioni anni…Vari studi indicano che le fasi più calde sono generalmente migliori

Klaus P. Heiss, matematico, Princeton University, NASA

Una delle affermazioni più spaventose sul riscaldamento globale che si sente dire in giro, nelle stanze dei bottoni, è che “la scienza ha parlato”. Beh, forse alcuni scienziati lo hanno fatto, ma la presunzione di infallibilità divina è un po’ ardua da digerire

Garth W. Paltridge, scienziato atmosferico e docente emerito all’University of Tasmania

Una cosa è imporre misure drastiche e dure sanzioni economiche quando un problema ambientale è netto e drammatico, ma è sciocco farlo quando il problema è in gran parte ipotetico e non suffragato da osservazioni. Al momento non abbiamo alcuna prova convincente o osservazioni di cambiamenti climatici significativi che chiami in causa qualcosa di diverso da fattori naturali

Frederick Seitz, fisico ed ex presidente della National Academy of Sciences

È molto più facile per uno scienziato sedersi in un edificio climatizzato ed eseguire modelli al computer che indossare abiti invernali e misurare cosa stia realmente accadendo là fuori, nelle paludi e tra le nuvole. Ecco perché gli esperti dei modelli climatici finiscono per credere ai propri modelli

Freeman Dyson, professore emerito di Fisica alla Princeton University

Il vento solare diventa più intenso quando il Sole è attivo. E spazza via dal sistema solare i raggi cosmici come una scopa, con un impatto decisivo sulla formazione di nubi, che raffreddano sia l’atmosfera sia l’intero pianeta

Lev Zeleny, direttore dell’Istituto di Ricerca Spaziale presso l’Accademia Russa delle Scienze

Purtroppo, la scienza climatica è diventata una scienza politica.

Robert Austin, fisico a Princeton

Non c’è più nessun riscaldamento globale

Vincent Courtillot, geofisico, direttore dell’Institut de physique du globe di Paris, luglio 2013

L’uomo è responsabile di una parte del riscaldamento globale, ma la maggior parte è naturale.

L’unica cosa di cui preoccuparsi riguardo al riscaldamento globale è il danno causato dalle preoccupazioni stesse. Perché alcuni scienziati si preoccupano? Forse perché sentono che smettere di preoccuparsi può significare smettere di essere pagati. La Terra ha vissuto un ciclo continuo di ere glaciali per milioni di anni. Il freddo, con periodi glaciali che interessano i poli e le medie latitudini, persiste per circa 100.000 anni, fasi scandite da più brevi periodi più caldi, chiamati interglaciali. Tutte le glaciazioni iniziano con un periodo di riscaldamento globale. [questi riscaldamenti] sono i precursori di nuove ere glaciali. In realtà il riscaldamento è una cosa buona. Le glaciazioni sono mortali e possono anche uccidere milioni di persone. L’umanità non può bloccarle. Proprio come l’umanità non può influire sul clima a lungo termine del pianeta, non può impedire che una glaciazione abbia luogo. Il clima è governato principalmente dal Sole.

Le attività umane possono avere un certo impatto sulla transizione verso condizioni glaciali, aumentando il flusso d’acqua polare e accelerando l’avvento di una glaciazione. Quello che sta accadendo è molto simile al precedente di 115 mila anni fa, quando si è innescata l’ultima glaciazione. È difficile da capire, ma è davvero così: l’ultima glaciazione è stata accompagnata dalla crescita della temperatura media globale, ossia dal riscaldamento globale.

Quel che accadde fu che il Sole riscaldò più i tropici e raffreddò l’Artico e l’Antartico. Poiché i tropici sono molto più grandi dei poli, la temperatura media globale aumentava. Ma in aumento era anche la differenza di temperatura tra oceani e poli, cioè la condizione fondamentale di espansione dei ghiacci polari. Che ci crediate o no, l’ultima glaciazione è cominciata con un riscaldamento globale!

Man mano che più vapore acqueo arriva ai poli l’Antartide produce iceberg e si addensa, mentre centro del polo nord si libera dai ghiacci e le latitudini più basse subiscono nevicate pesanti che a poco a poco iniziano a migrare verso sud.

Un deterioramento globale del clima, di un ordine di grandezza maggiore di qualunque finora sperimentato dall’umanità civilizzata, è una possibilità molto reale e in effetti può avvenire in tempi rapidi, anche in una dozzina d’anni.

Man mano che il ghiaccio inizia a procedere verso sud dal Mare Artico la produzione di cibo si ridurrà notevolmente ci saranno abbondanti anomalie climatiche alle latitudini settentrionali ma anche meridionali. Potrebbero verificarsi tempeste globali. In alcune regioni potrebbero verificarsi ondate di freddo anomalo, mentre altre arrostirebbero con picchi di temperature mai viste prima dalla nostra civiltà.

Ed è esattamente ciò che sta accadendo ora.

George Kukla, luminare della paleoclimatologia, ex Columbia University, ricercatore presso il Lamont-Doherty Earth Observatory, 2007-2011

Forget warming—beware the new Ice Age,” Canada.com

Con qualche annetto di ritardo la BBC si accorge che il nostro futuro sarà glaciale

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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Ice+age+ending

Secondo il professor Lockwood l’ultima parte del 20° secolo è stata un periodo in cui il sole è rimasto insolitamente attivo e un cosiddetto ‘grande massimo’ si è verificato intorno al 1985. Da allora, il sole è diventato sempre più tranquillo…Il professor Lockwood ritiene che l’attività solare stia diminuendo più rapidamente che in una qualunque delle 24 precedenti occasioni, negli ultimi 10.000 anni, in cui si è trovato nelle stesse condizioni. Sulla base delle sue scoperte ha elevato il rischio di un nuovo minimo di Maunder da meno del 10% di solo pochi anni fa, al 25-30%. E una ripetizione del minimo solare di Dalton, che si è verificato nei primi anni del 1800, è ora probabile. A suo parere stiamo già cominciando a vedere un cambiamento nel nostro clima – gli inverni freddi ed estati miserevoli degli ultimi anni – e che nei prossimi decenni ci potrebbe essere una discesa in un nuovo minimo di Maunder. Vale la pena sottolineare che non è che ogni inverno sarebbe rigido, né ogni estate da dimenticare. Ma inverni rigidi ed estati instabili diventerebbero più frequenti
Paul Hudson, BBC, 28 ottobre 2013

“I carotaggi indicano che il calo di attività solare è il più rapido degli ultimi 10.000 anni” [leggi: “siamo alla fine dell’interglaciale, ci aspetta un’era glaciale” (18 gennaio 2014)

http://www.bbc.co.uk/news/science-environment-25743806

“Il passato insegna che fasi di inusuale “quiete solare” coincidono con inverni gelidi”.

http://www.bbc.co.uk/news/science-environment-25771510

“Perché il riscaldamento globale si è fermato?”

http://www.bbc.co.uk/news/science-environment-23409404

Tutte cose che i lettori dei miei blog sanno almeno dal 2011.

Riscaldamento globale > maggiori precipitazioni alle alte latitudini (e in montagna) per via delle temperature più miti > accumulo di neve in primavera > maggior effetto albedo > rafforzamento di questo meccanismo a causa dell’ibernazione solare (atrofizzazione di uno o più cicli di attività solare) e della maggior concentrazione di pulviscolo atmosferico (meteoriti e vulcanismo, che si accentua nelle fase di raffreddamento, neutralizzando l’eventuale ripresa dell’attività solare) e di raggi cosmici (che creano nubi e sono schermati quando il Sole è ai massimi della sua attività).
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2014/01/04/riscaldamento-globale-glaciazione/

image005BBC, meglio tardi che mai.

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 P.S. No, non c’è assolutamente niente che possiamo fare se non introdurre al più  presto impianti di “fusione fredda” a costi accessibili. In bocca al lupo a tutti.

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Riscaldamento globale > glaciazione

A cura di Stefano Fait

Paradiso Riconquistato [blog per architetti di mondi nuovi - poliglotta]

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fgderyyHadCETx_graph_ylybars_uptodatetemperature inglesi in forte calo

temps-2013-kleintemperature tedesche in calo

TWC5crescita graduale dell’innevamento nell’emisfero settentrionale

Il seguente studio conferma le intuizioni di dell’agronomo, ingegnere e glaciologo John D. Hamaker (1914–1994): quando le differenze di temperatura tra i poli e i tropici aumentano, si intensificano anche gli eventi climatici estremi. Più umidità evaporata viene sospinta dalle correnti atmosferiche alle latitudini più elevate, dove si deposita come ghiaccio e neve, causando le glaciazioni e un’altra era glaciale.

Perciò il meccanismo delle ere glaciali dovrebbe essere grosso modo questo: riscaldamento globale > maggiori precipitazioni alle alte latitudini (e in montagna) per via delle temperature più miti > accumulo di neve in primavera > maggior effetto albedo > rafforzamento di questo meccanismo a causa dell’ibernazione solare (atrofizzazione di uno o più cicli di attività solare) e della maggior concentrazione di pulviscolo atmosferico (meteoriti e vulcanismo, che si accentua nelle fase di raffreddamento, neutralizzando l’eventuale ripresa dell’attività solare) e di raggi cosmici (che creano nubi e sono schermati quando il Sole è ai massimi della sua attività).
[si tratta di una semplificazione: andrebbe spiegato come mai Alaska e Siberia divengano più calde, nelle fase glaciali]
Qui altri dettagli:
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/11/21/bignamino-del-mutamento-climatico/

*****

Ecco lo studio in questione  [ma si veda anche Tatjana Boettger, Elena Yu. Novenko, Andrej A. Velichko, Olga K. Borisova, Konstantin V. Kremenetski, Stefan Knetsch, Frank W. Junge (2009): Instability of climate and vegetation dynamics in Central and Eastern Europe during the final stage of the Last Interglacial (Eemian, Mikulino) and Early Glaciation Quarternary International 207, 137-144]

María-Fernanda Sánchez-Goñi, Edouard Bard, Amaelle Landais, Linda Rossignol, Francesco d’Errico, “Air-sea temperature decoupling in Western Europe during the last interglacial/glacial transition”, Nature Geoscience, 1 September 2013

L’inizio dell’ultimo periodo glaciale ha richiesto un accumulo di neve a latitudini più elevate per formare lo strato di ghiaccio che si è espanso dai poli fino a coprire una vasta area dell’emisfero settentrionale. Questo poteva succedere solo con con elevata umidità e temperature moderate – è quando la pioggia incontra l’aria fredda che si trasforma in neve. Quando fa troppo freddo la neve non si forma in quantità sufficiente per alimentare una glaciazione.

Le temperature fredde sono generalmente associate a tempo asciutto e scarse precipitazioni. Per far cadere la neve, il tempo deve essere umido e la temperatura solo moderatamente bassa.

Analizzando campioni di sedimenti risalenti a 80 000-70 000 anni fa (Galizia e Golfo di Biscaglia), i ricercatori hanno dimostrato che durante questo periodo le temperature dell’acqua nel golfo di Biscaglia sono rimaste relativamente alte, mentre le temperature nell’Europa continentale sono progressivamente diminuite. Portata a nord dal vento, l’umidità rilasciata da questo contrasto termico sembra aver causato le nevicate che hanno formato lo strato di ghiaccio polare.

Gli scienziati hanno potuto ricostruire i cambiamenti nella copertura vegetale della costa atlantica e nelle temperature dell’Oceano Atlantico. Essi hanno osservato un sorprendente disaccoppiamento tra la temperatura del Golfo di Biscaglia e quella del continente europeo. Quando le temperature erano molto fredde sulla terraferma, gli oceani sono rimasti caldi, specialmente durante i periodi di raffreddamento intenso che hanno luogo all’inizio di una glaciazione. Questa divergenza corrisponde a periodi in cui la Corrente del Golfo, una forte corrente marina che trasporta le acque calde del Golfo del Messico verso nord, è stata spinta verso il Golfo di Biscaglia dal meccanismo descritto nel film “L’Alba del giorno dopo”. È stato il contrasto di temperatura tra il Golfo di Biscaglia e la terraferma adiacente che ha rilasciato un’elevata umidità che è stata poi trasportata verso il polo nord dai venti, causando, secondo i ricercatori, l’abbondante nevicata che ha formato lo strato di ghiaccio polare.

http://phys.org/print297254823.html

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RICAPITOLANDO

1. Le temperature globali sono stabili da diversi anni, dopo essere aumentate di 0,69 gradi in 100 anni, cioè la differenza di temperatura che ci può essere tra il primo e l’ultimo piano di un condominio;

2. il vero cambiamento climatico percepito è dovuto alle correnti atmosferiche e oceaniche, che sono “impazzite” e zigzagano invece di scorrere omogeneamente. Per questo nevica ad aprile e si può girare con la giacca a gennaio. Per questo in Siberia c’è caldo record in novembre e nel Nord America si è trasferito armi e bagagli l’Artico dalla fine di novembre;

3. le temperature del Nord Europa sono in calo da diversi anni;

4. il mutamento climatico brusco è dovuto principalmente all’interazione elettromagnetica tra Sole, Terra e Sistema Solare (ragione per cui si verifica anche in pianeti lontani dal Sole come Plutone) e che si manifesta come accentuato vulcanismo sottomarino (nei fondali oceanici la crosta terrestre è più sottile);

5. l’anidride carbonica è un gas serra di importanza relativa rispetto al vapore acqueo e comunque le emissioni umane contano per il 4% della produzione terrestre i Co2. Il nostro contributo è davvero minimo e l’idea che le nostre emissioni scateneranno un effetto amplificatore che si autoalimenta ed è incentrato sull’aumento del vapore acqueo è peregrina. Dobbiamo prenderci cura del pianeta, ma per le ragioni giuste, non per questa boiata del riscaldamento globale dovuto all’uomo;

6. il sole sta andando nella sua ciclica ibernazione, che è normalmente associata ad un calo di temperature: il contrasto tra un oceano relativamente caldo e un’atmosfera in raffreddamento (Nord Europa e Nord America) produce maggiori precipitazioni nevose (es. Alpi italiane negli ultimi anni) che non arrivano a sciogliersi in estate e producono un effetto albedo che causa un deficit nel budget energetico del pianeta (perdiamo più energia di quella che generiamo, inclusa quella vulcanica);

7. il deficit energetico produce un circolo vizioso per cui i ghiacci cominciano ad espandersi verso sud e riflettono sempre più luce solare, abbassando le temperature: questo innesca la glaciazione e le ere glaciali;

8. nei prossimi anni lo scioglimento estivo dei ghiacci artici devierà la Corrente del Golfo verso la Francia e darà il colpo di grazia al clima Nord Europeo: a quel punto niente potrà fermare il ghiaccio;

17 anni / 204 mesi che il riscaldamento globale se n’è andato sbattendo la porta (nostalgia canaglia)

 

a cura di Stefano Fait

 

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MSU RSS ArcticAndAntarctic MonthlyTempSince1979 With37monthRunningAveragefiveyearoldseaice1ghiaccio artico più vecchio di 5 anni alla 39esima settimana dell’anno

Dovremo abituarci a vivere con meno
James Cameron, regista di Avatar, proprietario di 3 ville a Malibù con 3 piscine riscaldate, un ranch di 100 acri, un elicottero privato, 3 Harley-Davidson, una Corvette, una Ducati, uno yacht, un Humvee, una Ford GT, una flotta di sottomarini (ne ha donato uno da 10 milioni di dollari alla Woods Hole Oceanographic Institution)

Intendeva dire: “dovrete abituarvi a vivere con meno“.

Il rapporto numero 5 dell’IPCC, dichiara, al capitolo 2, che inondazioni, siccità, cicloni tropicali/extratropicali ed uragani NON si sono intensificati negli ultimi 100 anni. La crescita del livello degli oceani NON ha subito alcuna accelerazione (sono saliti di saliti di 11,1 millimetri tra il 1992 e il 2012).

http://www.climatechange2013.org/images/uploads/WGIAR5_WGI-12Doc2b_FinalDraft_Chapter02.pdf

“No best estimate for equilibrium climate sensitivity can now be given because of a lack of agreement on values across assessed lines of evidence and studies” (IPCC AR5);

“Generally low confidence that there have been discernible changes over the observed record on lack of trends in extremes, exceptions are trends seen in temperature extremes and regional precipitation (but not floods)” (IPCC AR5);

“Unlike in AR4, it is assessed here…there is low confidence of regional changes in the intensity of extreme extratropical cyclones” (IPCC AR5);

“Low confidence that any reported long term increases in tropical cyclone activity are robust” (IPCC AR5);

“Current datasets indicate no significant observed trends in global tropical cyclone frequency” (IPCC AR5);

“The current assessment does not support the AR4 conclusions regarding global increasing trends in droughts” (IPCC AR5);

“Low confidence regarding the sign of trend in the magnitude and/or frequency of floods on a global scale” – “there is currently no clear and widespread evidence for observed changes in flooding” (IPCC AR5);

“No long-term acceleration of sea level has been identified using 20th-century data alone” (IPCC 2007);

“It is likely that GMSL (Global Mean Sea Level) rose between 1920 and 1950 at a rate comparable to that observed between 1993 and 2010” (IPCC AR5);

“Il report dell’IPCC appena pubblicato ha in effetti messo la parola fine al collegamento tra gli eventi estremi e i cambiamenti climatici

http://www.climatemonitor.it/?p=33854#more-33854

Anzi, il riscaldamento globale FAREBBE bene all’umanità ed al pianeta almeno fino al 2080

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/11/03/riscaldamento-globale-bene-raffreddamento-globale-male/

Peccato che sia terminato, o sia comunque in letargo

“…nell’attesissimo report di quest’anno, però, l’Ipcc dedica ai 17 anni di temperatura piatta una semplice nota. A loro non sembra interessare: potrebbe mettere in discussione le teorie che hanno sostenuto per anni. Preferiscono tenere i toni dell’allarmismo elevati, presentare come una grande novità il fatto che la probabilità che i cambiamenti climatici siano prodotti dall’attività umana sia passata dal 90 al 95%. Diamine. E preferiscono fare dichiarazioni roboanti sulle catastrofi possibili mentre essi stessi ridimensionano le previsioni allarmistiche che avevano fatto. Ora, l’Ipcc prevede che la temperatura della Terra aumenterà “probabilmente” più di 1,5 gradi centigradi entro il secolo. Nel 2007 sosteneva che sarebbe cresciuta “probabilmente” più di due gradi: e due gradi è il limite sopra il quale potrebbero esserci catastrofi. Su questa, che è la novità del rapporto, buona parte del pigro sistema dei media globali ha sorvolato.

Danilo Taino, ‘Sette’, Corriere della Sera

http://www.corriere.it/sette/editoriali/taino-danilo/2013-41-effetto-serra_37532134-30f6-11e3-a950-4142d5c00dc6.shtml

Com’è stato possibile che per molti anni una maggioranza di persone abbia continuato a credere a questa sciocchezza del catastrofico riscaldamento globale prodotto dall’uomo?

Si chiama propaganda e funziona così:

semplificazione e nemico unico: è necessario adottare una sola idea, un unico simbolo. E, soprattutto, identificare l’ avversario in un nemico, nell’ unico responsabile di tutti i mali.

contagio: riunire diversi avversari in una sola categoria o in un solo individuo.

trasposizione: caricare sull’ avversario i propri errori e difetti, rispondendo all’ attacco con l’ attacco. Se non puoi negare le cattive notizie, inventane di nuove per distrarre.

esagerazione e travisamento: trasformare qualunque aneddoto, per piccolo che sia, in minaccia grave.

volgarizzazione: tutta la propaganda deve essere popolare, adattando il suo livello al meno intelligente degli individui ai quali va diretta. Quanto più è grande la massa da convincere, più piccolo deve essere lo sforzo mentale da realizzare. La capacità ricettiva delle masse è limitata e la loro comprensione media scarsa, così come la loro memoria.

orchestrazione: la propaganda deve limitarsi a un piccolo numero di idee e ripeterle instancabilmente, presentarle sempre sotto diverse prospettive, ma convergendo sempre sullo stesso concetto. Senza dubbi o incertezze. Da qui proviene anche la frase: “Una menzogna ripetuta all’infinito diventa la verità”.

continuo rinnovamento: occorre emettere costantemente informazioni e argomenti nuovi (anche non strettamente pertinenti) a un tale ritmo che, quando l’avversario risponda, il pubblico sia già interessato ad altre cose. Le risposte dell’ avversario non devono mai avere la possibilità di fermare il livello crescente delle accuse.

verosimiglianza: costruire argomenti fittizi a partire da fonti diverse, attraverso i cosiddetti palloni sonda, o attraverso informazioni frammentarie.

silenziamento: passare sotto silenzio le domande sulle quali non ci sono argomenti e dissimulare le notizie che favoriscono l’ avversario.

trasfusione: come regola generale, la propaganda opera sempre a partire da un substrato precedente, si tratti di una mitologia nazionale o un complesso di odi e pregiudizi tradizionali. Si tratta di diffondere argomenti che possano mettere le radici in atteggiamenti primitivi.

unanimità: portare la gente a credere che le opinioni espresse siano condivise da tutti, creando una falsa impressione di unanimità.

Riscaldamento globale = bene, raffreddamento globale = male

Twitter [non in italiano]

Verso un mondo nuovo su Facebook [in italiano]

Web Caffè Bookique [in italiano]

global-cooling-global-warmingBYG4fefCMAAJZdSNiente male, cara NASA: previsioni ragionevolmente a bersaglio. Da qui in poi si scende e chissà quando il Sole tornerà a farci l’occhiolino

oxford-average-november-sunspot-number-and-march-minimum-temperature-1865-2012Macchie solari contate all’Osservatorio di Greenwich Observatory. Temperature registrate ad Oxford

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Il cambiamento climatico ha fatto più bene che male, finora, ed è probabile che continuerà così per la maggior parte di questo secolo. Questo è il consenso degli esperti. Eppure quasi nessuno sembra saperlo. […]. Ci sono molti probabili effetti del cambiamento climatico: positivi e negativi, economici ed ecologici, umanitari e finanziari. E, se sommati, l’effetto complessivo è positivo e rischia di rimanere tale fino a circa il 2080.

Questa è la conclusione del professor Richard Tol della Sussex University, che ha messo a confronto 14 diversi studi sugli effetti delle future tendenze climatiche.

Per la precisione, il professor Tol ha calcolato che il cambiamento climatico è benefico fino a 2,2˚C di temperatura in più di oggi. Ciò significa circa 3˚C in più rispetto ai livelli pre-industriali, dato che, approssimativamente, si è registrato un aumento dello 0,8˚ C di riscaldamento negli ultimi 150 anni. Le ultime stime di sensibilità climatica suggeriscono che tali temperature non possono essere raggiunte prima della fine del secolo – se ciò mai accadrà. Anche stando alle stime più allarmistiche del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC), i cui rapporti determinano quale sia il consenso scientifico, si ricaverebbero vantaggi netti fino a circa il 2080. In entrambi i casi, si parla di un futuro remoto.

[…]

Potete decidere di non credere agli studi analizzati da Tol. Oppure contestare che il vantaggio è limitato (il che è vero), o che ricade specialmente sui paesi più ricchi (idem), oppure potreste sottolineare che dopo il 2080 il cambiamento climatico cagionerebbe probabilmente un danno netto al mondo (il che può anche essere vero). Si può anche diffidare dei modelli in questione (anche se si sono dimostrati più affidabili rispetto ai modelli di previsione delle temperature).

Ma ciò che non si può fare è negare che questo sia l’attuale consenso. Se si desidera accettare il consenso sui modelli relativi alle temperature globali, allora si dovrebbe accettare il consenso sul beneficio economico.

Nel complesso, il prof Tol stima che il cambiamento climatico nel secolo scorso abbia migliorato le condizioni del genere umano. Di quanto? Si calcola del 1,4 per cento della produzione economica globale, che salgono all’1,5 per cento entro il 2025. Per alcune persone equivale alla differenza tra la sopravvivenza e la fame.

Il bilancio resterà ancora positivo dell’1,2 per cento fino al 2050 e non passerà in area negativa fino a circa il 2080. In breve, i miei figli saranno molto vecchi prima del riscaldamento globale smetta di beneficiare il mondo. Si noti che se il mondo continua a crescere al 3 per cento l’anno…nel 2080 Bangladesh dovrebbe potersi permettere di difendersi dalle inondazioni, come fanno gli olandesi.

I principali vantaggi del riscaldamento globale sono: minor numero di decessi invernali, costi energetici più bassi, migliore resa agricola; una probabile riduzione della siccità (maggiore umidità > maggiori precipitazioni); biodiversità probabilmente accresciuta. È un fatto poco noto che i decessi invernali superano le morti estive non solo in paesi come la Gran Bretagna, ma anche in quelli con estati molto calde, come la Grecia.

Gran Bretagna e Grecia hanno tassi di mortalità che aumentano del 18 per cento ogni inverno. Inverni particolarmente freddi causano un aumento delle insufficienze cardiache di gran lunga superiore rispetto alla crescita dei decessi durante le ondate di calore.

Il freddo, non il caldo, è il più grande assassino. Negli ultimi dieci anni gli inglesi hanno registrato un tasso medio di 29.000 morti in eccesso ogni inverno. La canicola di dieci anni fa ha causato 15.000 morti in Francia e appena 2.000 in Gran Bretagna. Nei dieci anni successivi non vi è stato alcun picco di decessi estivi. Il surplus di decessi invernali colpisce i poveri più dei ricchi per l’ovvia ragione che i primi non possono permettersi il riscaldamento…Il riscaldamento globale ha finora tagliato le bollette del riscaldamento più di quanto abbia fatto salire quelle per il raffreddamento.

Se le temperature riprendessero a salire dopo l’attuale pausa di 17 anni e se l’efficienza energetica delle nostre abitazioni migliorasse, a un certo punto il costo del raffreddamento probabilmente eccederebbe quello del riscaldamento, intorno al 2035.

Il più grande vantaggio dal cambiamento climatico non deriva però dal cambiamento di temperatura, ma dall’anidride carbonica. Il biossido di carbonio non è un inquinante ma la materia prima a partire dalla quale le piante producono carboidrati e, susseguentemente, proteine ​​e grassi . Poiché si tratta di un gas estremamente raro nell’atmosfera – meno dello 0,04 per cento, in media – le piante devono lottare per assorbirne abbastanza. In una giornata assolata e senza vento un campo di mais può succhiare la metà del biossido di carbonio dall’aria. Per questo si pompa anidride carbonica nelle serre per aumentare i tassi di crescita delle piante.

L’aumento dei livelli medi di biossido di carbonio nel secolo scorso, dallo 0,03 per cento allo 0,04 per cento, ha avuto un impatto misurabile sui tassi di crescita delle piante. È responsabile di un cambiamento sorprendente nella quantità di vegetazione sul pianeta. Come ha documentato il dottor Ranga Myneni della Boston University sulla base di tre decenni di dati satellitari, il 31 per cento della superficie vegetazionale globale del pianeta è diventato più verde e solo il 3 per cento è diventato meno verde. Questo si traduce in un 14 per cento di aumento della produttività degli ecosistemi e riguarda tutti i tipi di vegetazione.

Anche il dottor Randall Donohue e i suoi colleghi del dipartimento idrogeologico del Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation australiano hanno analizzato i dati dei satelliti e scoperto che il rinverdimento può essere chiaramente attribuibile in parte all’effetto fertilizzante dell’anidride carbonica. Esso è particolarmente pronunciato in zone aride come la regione africana del Sahel, dove i satelliti mostrano un notevole aumento nel verde a partire dal 1970.

Si sostiene spesso che il riscaldamento globale danneggerà i più poveri del mondo. Ciò che si sente dire raramente è che il declino delle carestie nel Sahel degli ultimi anni è in parte dovuto all’aumento delle precipitazioni causate dal moderato riscaldamento e in parte alla crescita dell’anidride carbonica: più verde c’è, più le capre possono mangiare senza affamare le gazzelle, cosicché interi ecosistemi ci hanno guadagnato.

Anche gli orsi polari se la stanno cavando molto bene, anche se questo è soprattutto a causa della cessazione della caccia. Tuttavia vale la pena notare che i tre anni con il più basso numero di cuccioli sopravvissuti nella Baia di Hudson occidentale (1974, 1984 e 1992) sono stati anni in cui il ghiaccio del mare era troppo spesso perché le foche potessero apparire in buon numero in primavera. Gli orsi hanno bisogno di ghiaccio rotto per potersi cibare.

Va bene, ma allora che dire di tutte le calamità atmosferiche causate dal cambiamento climatico? Fantomatiche, finora. L’ultimo rapporto IPCC è ammirevole per la franchezza con cui lo ammette…[si veda in fondo, NdT]

La questione è che saremo in grado di trarre benefici e anche di mitigare i danni, grazie all’adattamento. Per esempio gli esperti oggi concordano sul fatto che la malaria continuerà il suo rapido declino in tutto il mondo qualunque sia il clima degli anni a venire.

[…].

Ma perché la cosa dovrebbe essere importante se tra 70 anni le cose prenderanno comunque una brutta piega [se le temperature dovessero riprendere a salire dopo lo iato di 17 anni, NdT]?

La ragione è semplice: perché le politiche climatiche sono già molto nocive.

Costruire turbine eoliche, far crescere biocarburanti e bruciare legna al posto del carbone nelle centrali elettriche – tutte politiche volte esplicitamente alla lotta al cambiamento climatico – hanno avuto effetti trascurabili sulle emissioni di anidride carbonica. Ma hanno avuto un impatto sulle tasche di milioni di cittadini, hanno reso meno competitive le industrie, fatto salire i prezzi degli alimentari, accelerato la distruzione delle foreste, ucciso rari rapaci e diviso le comunità, per citare solo alcuni degli effetti.

Goklany stima che globalmente circa 200.000 persone muoiono ogni anno perché stiamo convertendo il 5 per cento del raccolto mondiale di grano in carburante invece di sfamare la gente. Nel Regno Unito 65 persone al giorno muoiono perché non possono permettersi di riscaldare le loro case adeguatamente, secondo Christine Liddell, dell’Università di Ulster, ma il governo sta progettando di raddoppiare il costo dell’energia elettrica per i consumatori entro il 2030.

Come ha fatto notare Bjorn Lomborg, l’Unione Europea dovrà pagare ogni anno 200 miliardi di euro per le sue politiche climatiche dei prossimi 87 anni. La Gran Bretagna dovrà sborsare 2125 miliardi di euro nel corso di questo secolo. E tutto questo nella speranza di arrivare ad abbassare la temperatura dell’aria di circa 0,005˚C.

Quindi stiamo causando danni reali nel presente per impedire un cambiamento che produrrà benefici netti per altri 70 anni. È come farsi una radioterapia perché ci si sente troppo bene.

Io non condivido la certezza di tanti ambientalisti che il gioco valga la candela. Forse sì, ma forse anche no.

http://www.spectator.co.uk/features/9057151/carry-on-warming/

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Il rapporto numero 5 dell’IPCC, dichiara, al capitolo 2, che inondazioni, siccità, cicloni tropicali ed extratropicali ed uragani NON si sono intensificati negli ultimi 100 anni. La crescita del livello degli oceani NON ha subito alcuna accelerazione (11,1 millimetri tra il 1992 e il 2012).

http://www.climatechange2013.org/images/uploads/WGIAR5_WGI-12Doc2b_FinalDraft_Chapter02.pdf

“No best estimate for equilibrium climate sensitivity can now be given because of a lack of agreement on values across assessed lines of evidence and studies” (IPCC AR5);

“Generally low confidence that there have been discernible changes over the observed record on lack of trends in extremes, exceptions are trends seen in temperature extremes and regional precipitation (but not floods)” (IPCC AR5);

“Unlike in AR4, it is assessed here…there is low confidence of regional changes in the intensity of extreme extratropical cyclones” (IPCC AR5);

“Low confidence that any reported long term increases in tropical cyclone activity are robust” (IPCC AR5);

“Current datasets indicate no significant observed trends in global tropical cyclone frequency” (IPCC AR5);

“The current assessment does not support the AR4 conclusions regarding global increasing trends in droughts” (IPCC AR5);

“Low confidence regarding the sign of trend in the magnitude and/or frequency of floods on a global scale” – “there is currently no clear and widespread evidence for observed changes in flooding” (IPCC AR5);

“No long-term acceleration of sea level has been identified using 20th-century data alone” (IPCC 2007);

“It is likely that GMSL (Global Mean Sea Level) rose between 1920 and 1950 at a rate comparable to that observed between 1993 and 2010” (IPCC AR5);

 “il report dell’IPCC appena pubblicato ha in effetti messo la parola fine al collegamento tra gli eventi estremi e i cambiamenti climatici

http://www.climatemonitor.it/?p=33854#more-33854

Il cambiamento climatico spiegato ai fan di Bob Geldof (che ci dà per spacciati entro il 2030)

Twitter [non in italiano]

Facebook [in italiano]

 

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Bob, non mi sei mai stato particolarmente simpatico, specialmente da quando scondinzoli dietro a Bush, Blair, Gore & co. Adesso ti sei reinventato/riciclato nel ramo propaganda, con indubbio successo. Vorrei però spiegare ai tuoi fan che o non hai capito una mazza, oppure sei un ruffiano (eufemismo).

Quel che sta succedendo al clima è che la causa determinante del clima terrestre è il Sole, tramite le sue emissioni (non le nostre emissioni di anidride carbonica, che sono invece particolarmente benefiche per la flora e quindi per il sostentamento di tutti gli esseri viventi di questo pianeta) che colpiscono la nostra atmosfera (strati più esterni):

http://www.nmdb.eu/?q=node/419

Tante macchie solari > molti raggi ultravioletti > correnti a getto zonali (est-ovest) > calore resta sulla Terra

Poche macchie solari > molti raggi infrarossi > correnti a getto meridiane (sud-nord) > la Terra disperde calore attraverso i poli

Le correnti a getto “sono venti zonali che fluiscono da ovest verso est sia nell’emisfero boreale che australe; questo è dovuto alla forza di Coriolis causata dalla rotazione della Terra. I percorsi dei flussi d’aria mostrano delle tipiche forme a meandro, e queste forme stesse si propagano verso est, a velocità minore dell’effettivo vento al loro interno”.

http://it.wikipedia.org/wiki/Corrente_a_getto

Ora hanno alterato la direzione di flusso e sono diventate meridiane (nord-sud). Questo spiega perché ci becchiamo botte di gelo artico nella stagione fredda e perché l’Artico (e noi d’estate) si becca un mucchio di caldo.

“Nelle configurazioni di flusso, infatti, si alternano stadi di indice alto, in cui le correnti a getto sono zonali, ovvero seguono quasi i paralleli e stadi di indice basso, in cui le correnti diventano meridiane e prevalgono saccature e promontori di grande estensione, che permettono il trasporto verso nord di momento occidentale”

http://www.meteorologia.it/…/circolazione%20generale.htm

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Da sempre la comunità scientifica ha riconosciuto nel Sole l’elemento che fornisce la quasi totalità dell’energia che muove le dinamiche climatiche terrestri (venti, piogge, correnti oceaniche, movimenti delle nuvole e delle masse d’aria…)…Approfonditi studi portati a termine nel 2009 da scienziati statunitensi e tedeschi del National Center for Atmospheric Research (NCAR) a Boulder, Colorado, avvalendosi di più di un secolo di osservazioni meteorologiche e delle tecnologie più avanzate attualmente disponibili, sono riusciti a dimostrare come avviene tale legame tra attività solare e fluttuazione del clima terrestre, spiegando in dettaglio la complessa interazione tra la radiazione solare, l’atmosfera e l’oceano.

I risultati degli studi, pubblicati sul Journal of Climate e su Science, dimostrano come anche un piccolo aumento di attività solare influenza in maniera determinante l’area tropicale e le precipitazioni di tutto il globo terrestre. In particolare gli effetti di una maggiore attività solare si fanno sentire in maniera forte nel riscaldamento della troposfera tropicale (dove aumenta la quantità di ozono prodotta dai raggi ultravioletti), nell’aumento della forza dei venti alisei, nell’aumento dell’evaporazione nella zona equatoriale e nell’aumento dell’annuvolamento e delle precipitazioni. Lo studio rileva come ci sia una indubbia associazione fra il periodico picco dell’attività solare e lo schema delle precipitazioni e della temperatura superficiale delle acque del Pacifico. Il modello messo a punto dai ricercatori mostra anche le influenze che i picchi solari hanno con due importanti fenomeni collegati al clima: La Niña e El Niño che sono originati da eventi associati ai cambiamenti nella temperatura delle acque superficiali del Pacifico orientale. In particolare l’attività solare risulta influire su La Niña e El Niño, rafforzandoli o contrastandoli[1].

Molti climatologi ritengono che, al fine di comprendere meglio i meccanismi legati ai cambiamenti climatici e per rendere più affidabili gli scenari climatici futuri, tali studi sono importanti per capire la base naturale della variabilità climatica e per comprendere come la variabilità climatica naturale, in tempi diversi, sia significativamente influenzata dal sole[2]….

…le nubi basse hanno la proprietà di raffreddare la Terra. Quindi quando l’attività solare è più intensa l’atmosfera ha meno copertura nuvolosa perché i raggi cosmici saranno maggiormente deviati dal vento solare così che maggiore energia giunge fino alla superficie terrestre (contribuendo così al riscaldamento climatico). Invece quando l’attività solare è più debole sarà maggiore la copertura nuvolosa dell’atmosfera terrestre per cui diminuisce l’energia che arriva sino alla superficie, energia che viene respinta dalle nuvole. In quest’ultimo caso diminuisce il riscaldamento climatico [leggi: c’è raffreddamento globale]…

Analizzando la situazione attuale vediamo come l’attività solare sia aumentata nel corso degli ultimi 300 anni e in particolare negli ultimi 50 anni. Negli ultimi 30 anni l’aumento dell’attività solare ha tenuto lontano dalla Terra gran parte dei raggi cosmici e quindi vi è stata una minore formazione di nubi in prossimità del suolo e questo spiegherebbe, insieme ad altri fattori, il forte riscaldamento della Terra degli ultimi decenni. Ma nell’ultimo decennio l’attività solare sembra aver subito un lento declino.

http://it.wikipedia.org/wiki/Ciclo_undecennale_dell%27attivit%C3%A0_solare

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Dal 1998 ad oggi, l’uomo ha rilasciato circa un terzo di tutte le emissioni di anidride carbonica di origine antropica dall’inizio della rivoluzione industriale. Tuttavia, proprio durante questo periodo, le temperature globali si sono stabilizzate.

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Ci hanno detto che questo è accaduto perché gli oceani hanno assorbito il calore in eccesso, senza spiegare perché all’improvviso sono diventati degli aspirapolvere di calore (calore risucchiato verso il basso?) mentre prima non era mai successo, perché la cosa va avanti da così tanto tempo e perché dovrebbe finire.
Non spiegano neppure come quest’eventualità sia significativa, tenuto conto del fatto che il tasso di riscaldamento oceanico si è dimezzato negli ultimi 50 anni ["the magnitude of the temperature change since the 1870s is twice that observed over the past 50 years", Dean Roemmich, oceanografo, UC San Diego]. Dunque il riscaldamento oceanico RALLENTA a misura che AUMENTANO le emissioni umane. Straordinario. E poi non dovremmo credere che AGW sia la truffa del secolo?
Tanto più che anche il riscaldamento degli oceani si è stabilizzato

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Ciò nonostante il rapporto numero 5 dell’IPCC insiste che le temperature torneranno ad aumentare per forza di cose. Di quanto? Nel 2007 fornivano una forchetta di aumento delle temperature comprese tra 2 e 4,5° C, adesso la forchetta si è allargata a 1,5 < x < 4,5°. Non è chiaro come una maggior incertezza (forchetta più grande) possa giustificare l’affermazione dell’IPCC che essa dimostra una migliore comprensione del fenomeno.

QUALI CATASTROFI CI ATTENDONO SECONDO L’ULTIMO RAPPORTO DELL’IPCC? NESSUNA (!)

Il rapporto dell’IPCC, a dispetto dei toni allarmistici dei media, dichiara, al capitolo 2, che inondazioni, siccità, cicloni tropicali ed extratropicali ed uragani NON si sono intensificati negli ultimi 100 anni.

http://www.climatechange2013.org/images/uploads/WGIAR5_WGI-12Doc2b_FinalDraft_Chapter02.pdf

in italiano: “il report dell’IPCC appena pubblicato ha in effetti messo la parola fine sul collegamento tra gli eventi estremi e i cambiamenti climatici
http://www.climatemonitor.it/?p=33854#more-33854

L’ultima trovata è la progressiva acidificazione degli oceani. Ma gli oceani sono alcalini, quindi semmai – se quest’ipotesi fosse mai dimostrata  – si tratterebbe di un’infinitesimale de-alcalinizzazione, come ce ne sono state tante in passato.

Dunque l’unico eventuale serio problema rimarrebbe l’innalzamento degli oceani che, ci viene detto, sono saliti di 11,1 millimetri (!) tra il 1992 e il 2012.

Una crescita insignificante. Talmente insignificante che sembra una presa in giro, non scienza. L’IPCC si dichiara “quasi totalmente certo” che c’è stata un’accelerazione nell’innalzamento oceanico. Al di là del fatto che questa quasi totale certezza è messa in discussione da un gran numero di studi che chiamano in causa anche le alterazioni dei fondali oceanici

http://journals.ametsoc.org/doi/abs/10.1175/JCLI-D-12-00319.1

http://www.clivar.org/sites/default/files/WGOMD/activities/sealevel/talks/gregory_hobart.pdf

Le variazioni sono nell’ordine di pochi millimetri e le imprecisioni delle strumentazioni di rilevazione possono raggiungere l’ordine dei centimetri (satelliti) e delle decine di centimetri. L’imprecisione è molto più grande della misurazione, perché la stima dei livelli oceanici è di una complessità inaudita. Anche in questo caso sarebbe richiesta della prudenza, ma il terrorismo psicologico sembra essere l’unico reale obiettivo dell’IPCC.

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Tra l’altro, se i governi fossero realmente allarmati come dichiarano di essere, perché commissionerebbero ingenti interventi edilizi lungo delle coste che dovrebbero essere sommerse? Forse sanno benissimo che anche la previsione dell’innalzamento degli oceani sarà smentita?

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IL CASO STOCKER

Che l’IPCC sia un’istituzione parodistica della scienza è dimostrata dal fatto che è presieduta da un ingegnere-economista – e non da un fisico o climatologo – e dal fatto che il vicepresidente del working group 1, il più importante di tutti, è Thomas F. Stocker

http://www.climate.unibe.ch/~stocker/

Stocker fa parte di un team di scienziati dell’università di Berna che ha dimostrato che l’attività solare è stata decisiva per l’innesco della piccola era glaciale, smentendo l’IPCC

http://www.oeschger.unibe.ch/about/news/news_en.html

Lehner, Flavio, Andreas Born, Christoph C. Raible, Thomas F. Stocker, 2013: Amplified Inception of European Little Ice Age by Sea Ice–Ocean–Atmosphere Feedbacks.  J. Climate26, 7586–7602.

doi: http://dx.doi.org/10.1175/JCLI-D-12-00690.1

“Secondo i ricercatori Flavio Lehner, Christoph Raible e Thomas Stocker la piccola era glaciale si sarebbe originata in seguito a forti eruzioni vulcaniche, combinate con una bassa attività solare: il tutto avrebbe rapidamente favorito un incremento delle formazioni di ghiaccio indipendentemente dalla circolazione atmosferica che si era andata instaurando in quel periodo. Si tratta di una delle tante voci fuori dal coro, che dissentono da posizioni che vorrebbero essere nette ed inattaccabili e che invece, proprio perché si pongono come assolutiste, in una disciplina che assolutista non sarà mai, vengono sempre più bersagliate da ipotesi opposte”.

http://meteolive.leonardo.it/news/In-primo-piano/2/Team-scienziati-svizzeri–il-sole-debole-ha-determinato-la-piccola-era-glaciale-/43302/

Quindi il suddetto Stocker nel 2013 pubblica uno studio che smentisce le conclusioni del rapporto dell’IPCC del 2013 da lui presieduto, conclusioni da lui stesso sintetizzate alla conferenza stampa ufficiale.

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ghiacci antartici da record assoluto (da quando si fanno le misurazioni, 1978)

ARRIVA IL GELO

Dal 2000 in poi l’attività solare ha cominciato il suo ciclico declino (ibernazione). Durerà come minimo fino al 2030. il clima è un sistema inerziale, quindi reagisce con una certa lentezza alle variazioni di attività solare (specialmente per via della presenza di masse oceaniche). Il presente ciclo solare è il più debole dal 1906, quando si parlava di glaciazione in arrivo:
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/03/03/i-media-globali-e-il-terrorismo-climatico-1895-2013/

Sunspot-cycle-comparisons-erdling11confronto tra ciclo 24, ciclo 5 (1798-1810, quello del Minimo di Dalton) e media dei cicli

La differenza, ora, è che il ciclo 25 sarà probabilmente quasi privo di macchie solari ed è per questo che si parla di piccola era glaciale
http://www.universetoday.com/103803/solar-cycle-24-on-track-to-be-the-weakest-in-100-years/
http://www.spacedaily.com/reports/Looming_weak_solar_max_may_herald_frosty_times_999.html
http://news.nationalgeographic.com/news/2011/06/110614-sun-hibernation-solar-cycle-sunspots-space-science/
in italiano
http://www.meteoportaleitalia.it/monitoraggio-a-analisi-modelli/monitoraggio-a-analisi-modelli/monitoraggio-solare/11033-ciclo-solare-24-piu-debole-in-quasi-200-anni-mostra-i-segni-di-un-ancora-piu-debole-prossimo-ciclo-25.html

http://www.climatemonitor.it/?p=33737

http://daltonsminima.altervista.org/?p=26909#more-26909

Durante i minimi solari il mondo si raffredda e i ghiacci si espandono. Se sarà un minimo prolungato innescherà una glaciazione (le estati non saranno abbastanza lunghe da sciogliere le nevi accumulate durante inverni più estesi, rigidi e nevosi della norma).

Il minimo di attività solare di Maunder (1645-1715) portò inverni estremamente freddi in Europa e Nord America (e con tutta probabilità anche nel resto del mondo) nonché un aumento dell’attività vulcanica

 http://www.wired.co.uk/news/archive/2011-06/15/sun-heading-for-hibernation

è quindi di notevole interesse che il rapporto 5 dell’IPCC dia la colpa della stabilizzazione delle temperature globali degli ultimi 15 anni all’attività vulcanica e all’attività solare in calo (zampino di Stocker?).

Il ciclo 19 (massimo nel 1958) è stato il più potente mai registrato,
Da un articolo del 2008: “l’attività solare non è mai stata così elevata, nell’ultimo Millennio, come negli ultimi 60 anni, il che sarebbe compatibile con il sensibile incremento delle temperature terrestri misurato negli ultimi decenni…
In questo momento, stiamo attraversando una fase si minimo solare molto lunga, la più lunga almeno dal 1954, con scarsi segni di ripresa verso il massimo previsto per il 2012, che, a questo punto, potrebbe anche slittare in avanti di alcuni anni. Alcuni studiosi stanno supponendo la probabilità che si possa verificare una nuova fase solare simile al ciclo del minimo di Dalton [1790-1830], con un probabile calo delle temperature globali. Esse potrebbero calare fino a provocare l’arrivo di una nuova “Piccola Età Glaciale” nei prossimi decenni“.
http://www.meteogiornale.it/notizia/13795-1-il-minimo-di-dalton-e-le-sue-pesanti-conseguenze-climatiche-ci-stiamo-avviando-ad-un-ciclo-simile
A distanza di 5 anni sappiamo che Marco Rossi, l’autore dell’articolo di meteogiornale, aveva visto giusto.
Il ciclo attuale (24) è debole quanto il 5 di fine Settecento, chiamato Minimo di Dalton e associato a temperature in forte calo e ghiacciai alpini in massima espansione. Il 25 potrebbe non verificarsi neppure.
Lo sostengono, indipendentemente, lo US National Solar Observatory e l’Air Force Research Laboratory

http://www.wired.co.uk/news/archive/2011-06/15/sun-heading-for-hibernation

Ma già ora i ghiacci antartici hanno raggiunto estensioni e spessori da record

http://nsidc.org/data/seaice_index/images/daily_images/S_stddev_timeseries.png

e quelli artici stanno recuperando il terreno perduto

http://ocean.dmi.dk/arctic/old_icecover.uk.php

Gli inverni prolungati hanno già creato problemi in Scandinavia e nel Regno Unito, dove le temperature invernali sono scese, in media, di quasi 1,5 gradi C (notare che il riscaldamento globale ammonta, stando ai valori riportati dall’IPCC, a 0,85 gradi C tra il 1880 e il 2012)

http://www.metoffice.gov.uk/hadobs/hadcet/

http://www.norwaypost.no/index.php/news/latest-news/29011-poorest-grain-harvest-in-37-years

http://www.bbc.co.uk/news/uk-22719709

e anche quest’autunno-inverno si preannuncia molto precoce e tosto

http://www.meteoweb.eu/2013/10/prime-gelate-notturne-sulle-pianure-di-ungheria-e-romania-budapest-e-bucarest-scendono-a-1c/229768/

http://www.meteoweb.eu/2013/10/prime-significative-gelate-fra-russia-finlandia-e-nord-della-svezia-fino-a-7c-a-bassa-quota/229496/

http://www.meteoweb.eu/2013/09/piombano-i-primi-freddi-fra-russia-scandinavia-ed-ucraina-nevica-sulle-aree-a-nord-di-mosca/228824/

http://www.meteogiornale.it/notizia/29476-1-ancora-super-gelo-in-est-europa-prima-neve-in-ucraina

http://www.meteogiornale.it/notizia/29474-1-stati-uniti-gran-tempesta-di-neve-nel-mid-west

http://www.meteogiornale.it/notizia/29473-1-siberia-il-gran-gelo-avanza

L’EROICA BBC

La BBC ha dedicato spazio agli scienziati che contestano la versione ufficiale dell’IPCC e alle loro tesi

http://www.bbc.co.uk/news/science-environment-24233643

Il Guardian, forse il quotidiano più schierato con i serristi, si è permesso di invocare la censura preventiva e di condannare la BBC per faziosità, irresponsabilità e tradimento dei suoi valori – nel 2013 ascoltare il parere di accademici che hanno pubblicato articoli in riviste scientifiche peer-reviewed è diventato un tradimento della deontologia giornalistica!

Il maccartismo non avrebbe saputo fare di meglio

http://www.theguardian.com/commentisfree/2013/oct/01/bbc-betrayed-values-carter-scorn-ipcc

Da notare che la BBC è finita sotto accusa anche nel corso della serie di scandali sulla pedofilia nelle alte sfere britanniche

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/12/la-bbc-investiga-il-piu-grande-scandalo-pedofilo-del-dopoguerra-i-politici-la-ristrutturano/

Non posso che applaudire la BBC (o almeno una sua parte) per la sua spina dorsale e la sua perseveranza. Che sia di esempio ai giornalisti di tutto il mondo.

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PIU’ CO2 PER TUTTI!

L’unico vero problema delle emissioni di CO2 è che è insufficiente. Le piante (= cibo) crescono  più rigogliose quando c’è più anidride carbonica nell’atmosfera. Ma in caso di glaciazione i livelli di CO2 precipitano e una grossa porzione della flora si estingue, com’è già successo varie volte in passato:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15642948

Sotto le 200 parti per milione (ora è a 400ppm) di CO2 le piante non possono più crescere perché non riescono a completare la fotosintesi. Sopra le 2000 ppm la concentrazione diventa tossica (il livello ottimale sarebbe tra le 1200ppm e le 1400ppm: il ciclo di crescita sarebbe raddoppiato). Di qui l’utilità delle serre.

http://www.hydrofarm.com/resources/articles/co2_enrichment.php

Nel corso dell’ultima glaciazione si è scesi a 170-180 ppm.

Sotto le 150 ppm tutta la flora sopra il livello del mare si estingue e con essa la fauna che se ne nutre, e quindi anche noi.

 

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