The person who stands up and says, “This is stupid”, either is asked to behave, or worse, is greeted with a cheerful “Yes, we know! Isn’t it terrific!?”
Frank Zappa
Lo scopo della vita non è quello di stare dalla parte della maggioranza, ma di fuggire nel trovarsi tra le file dei pazzi.
Aforisma attribuito a Marco Aurelio
L’Unione Europea ha speso oltre 200 miliardi di euro per ridurre le emissioni di CO2. Nel frattempo le emissioni sono cresciute e il riscaldamento globale si è comunque interrotto. Soldi sprecati che avrebbero potuto aiutare milioni di europei in questi tempi drammatici o almeno servire a sostituire i veri inquinanti.
Premessa: prego chi legge e specialmente chi blogga di prendersi la briga di consultare anche i post precedenti archiviati nella categoria “cambiamento climatico”, per evitare di pubblicare critiche superficiali ed emotive (puerili?) che si ritorceranno contro di loro negli anni a venire (i miei post resteranno qui, i loro saranno forse convenientemente e tempestivamente cancellati?).
Preciso che la mia posizione, almeno dal 2010-2011, pressoché coincide con quella di molti esperti (molti dei quali sono accademici), come ad esempio quel 29% di meterologi americani che, a fine 2011, ritenevano che l’attribuzione del cambiamento climatico alle attività umane non fosse scientifica http://www.ametsoc.org/boardpges/cwce/docs/BEC/CICCC/2012-02-AMS-Member-Survey-Preliminary-Findings.pdf
Cook survey included 10 of my 122 eligible papers. 5/10 were rated incorrectly. 4/5 were rated as endorse rather than neutral. Richard Tol, University of Sussex
Entro qualche anno il consenso scientifico accoglierà la tesi che: il riscaldamento globale è un fatto ma le attività umane incidono marginalmente e questa non è la strada giusta per realizzare uno sviluppo sostenibile – la causa principale è l’interazione tra Terra (vulcanismo sottomarino e non solo) e Sole (minimi e massimi solari, RAGGI COSMICI) – è fisicamente impossibile che le profondità oceaniche al di sotto dei 700 metri si riscaldino di più di quelle tra i 300 e i 700 metri, se i colpevoli siamo noi. Il calore non scende e non sprofonda. Semmai sale: http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/28/vulcani-sottomarini-e-riscaldamento-globale/
Il Pacifico si sta raffreddando, non riscaldando, con buona pace di Al Gore. L’Atlantico, a breve (2-3 anni al massimo), seguirà l’esempio del fratello maggiore.
Dort, wo man Bücher verbrennt, verbrennt man am Ende auch Menschen
“Dove si bruciano libri, prima o poi si bruciano anche persone”
Heinrich Heine, 1820
1 – Per i ricercatori, una volta che un paradigma diventa popolare e dominante, opporvisi è suicida per le proprie prospettiva di carriera.
2 – Se il clima è presentato come un qualcosa che può essere influenzato, affluiranno generosi finanziamenti pubblici per la ricerca e l’attivismo. In caso contrario, non c’è trippa per gatti. La scienza contemporanea è fatta anche di pubbliche relazioni e marketing: lo scienziato deve vendere bene la sua merce e il peer reviewing è troppo spesso mediocre, forse volutamente sciatto.
3 – È bello sapere che il tuo lavoro contribuisce a salvare il mondo.
4 – Gli ambientalisti vedono il controllo delle emissioni di anidride carbonica come una via per arrivare a controllare altri inquinanti.
5 – I neo-luddisti vedono il controllo delle emissioni di anidride carbonica come una via per smantellare le economie industriali e realizzare la loro beneamata e letale “decrescita felice”.
6 – Banche d’affari come Goldman Sachs o JP Morgan Chase vedono nel mercato delle emissioni di CO2 l’opportunità di generare una nuova bolla finanziaria di un bene inesistente (crediti di anidride carbonica), con la quale giustificare enormi profitti e giga-bonus per i loro dirigenti.
7 – Ci sono persone che hanno bisogno di una fede e l’hanno trovata nel salvazionismo climatico.
8 – La climatologia, non diversamente dalla sociologia, opera sulla base di statistiche, modelli ed ipotesi non falsificabili, se non a distanza di decenni.
9 – Ego: è difficile ammettere con se stessi, con gli altri e con i propri avversari dialettici che per anni abbiamo difeso una tesi errata. Meglio aderire ad una visione selettiva della realtà. Intanto è arrivata l’ammissione che “il riscaldamento globale si è preso una pausa” e non è cosa da poco. Vedremo negli anni a venire se ci saranno altre gentili concessioni agli avversari.
10 – Corruzione: ci sono persone che sono disposte a tutto per denaro e questa truffa è una miniera d’oro
Maggio 1978: Leonard Nimoy (Spock) avverte che molti climatologi ritengono che il mondo si stia avviando verso una glaciazione.
Uno dei climatologi consultati era Stephen Schneider, poi divenuto consulente di Al Gore. Gli domandarono cosa si poteva fare per scongiurare la glaciazione e lui rispose che sarebbe stato sconsiderato usare l’energia atomica per rendere meno compatte le calotte polari: “Possiamo fare queste cose? Sì. Ma faranno migliorare le cose? Non ne sono sicuro. Non possiamo prevedere con certezza cosa sta succedendo al nostro futuro climatico. Come possiamo intervenire se siamo così ignoranti? Si potrebbero sciogliere le calotte polari e cosa succederebbe alle città costiere? La cura potrebbe essere peggiore del male. Sarebbe meglio o peggio del rischio di un’era glaciale?”
Col passare degli anni pare abbia perso questo suo equilibrio e rigore, per diventare un iper-interventista, allo scopo inverso (bloccare il riscaldamento globale).
150 anni di sensazionalismo sul riscaldamento globale e raffreddamento globale al New York Times (dal 5 gennaio 1855) http://newsbusters.org/node/11640
********** DAGLI ARCHIVI DELLA STAMPA
Grazie a Maurizio Morabito
22 giugno 1976 (n.145, p.14): “Entro cento anni avremo una era glaciale”
19 ottobre 1976 (n.229, p.21): “Fra pochi anni inverni freddissimi – In Siberia spariranno i cereali?”
14 febbraio 1977 (n.29, p.3): “E’ giunta l’era glaciale”
3 gennaio 1978 (n.1, p.3): “Si torna all’era glaciale?”
14 aprile 1978 – (n.85, p.15): “Aiuto, arriva l’era glaciale”
27 aprile 1978 (n.95, p.9): “Siamo alla soglia dell’era glaciale?”
4 gennaio 1979 (n.3, p.4): “Sta per cominciare un’era glaciale – secondo meteorologi giapponesi”
19 febbraio 1979 (n.48, p.3): “Cambia il nostro clima – Il mondo va verso una nuova era glaciale?”
21 aprile 1982 (n.25, p. 3): “Questo freddo di aprile farà scendere i ghiacciai?”
30 gennaio 1985 (n.155, p. 2): “Dietro l’angolo c’è un’era glaciale?”
40 anni fa i media diffondevano l’idea che, per colpa dell’inquinamento, stavamo per entrare in una glaciazione. La soluzione, ieri come oggi, era una sola: DECRESCITA+TECNOCRAZIA.
I climatologi tropicalisti/serristi si affannano a cercare di spiegare gli inverni più freddi e nevosi degli ultimi anni dando la colpa al costante riscaldamento globale, invece di ammettere che le temperature si sono oramai stabilizzate e che, se l’attuale massimo solare è così debole, figuriamoci cosa succederà al clima terrestre con il minimo solare che, verosimilmente, sarà davvero minimo.
Quel che non possono spiegare è:
1. perché gli inverni erano freddi e nevosi, o anche più freddi e più nevosi, negli anni Sessanta e Settanta, quando gli esperti prevedevano una glaciazione e i ghiacci artici si espandevano;
2. perché gli inverni sono diventati più miti negli anni novanta ed all’inizio del secolo, con temperature globali in crescita e ghiacci artici in contrazione;
3. perché i precedenti modelli che prevedevano inverni più miti si sono dimostrati sbagliati;
In sintesi: le estati calde confermano il riscaldamento globale, gli inverni freddi confermano il riscaldamento globale, il clima piovoso conferma il riscaldamento globale, il clima secco conferma il riscaldamento globale, l’assenza di riscaldamento globale conferma il riscaldamento globale. Ogni anomalia di qualunque tipo non può che confermare il riscaldamento globale, in un modo o nell’altro. Non esiste un evento meteorologico che non sia prova del fatto che il riscaldamento continua ed è colpa dell’uomo. Perciò, stando ai modelli serristi, possiamo dire con una ragionevole certezza che le prossime estati ed i prossimi inverni saranno più caldi, più freddi o identiche alle passate estati ed inverni.
Attendiamo l’immancabile incriminazione delle attività umane per il raffreddamento globale, per una svariata serie di ragioni tutte rigorosamente scientificissime.
Perché il comitato consultivo federale abbia ragione occorre che si verifichino due condizioni:
1. costante aumento dell’anidride carbonica
2. costante aumento delle temperature:
Come si vede:
Per RSS il riscaldamento globale non è stato significativo per più di 23 anni.
Per UAH non è stato significativo per oltre 19 anni.
Per Hadcrut3 non è stato significativo per oltre 19 anni.
Per Hadcrut4 non è stato significativo per oltre 18 anni.
Per GISS non è stato significativo per più di 17 anni.
L’ufficio meteorologico britannico ha appena annunciate che il Regno Unito ha registrato il suo più freddo autunno degli ultimi diciannove anni. Se le cose non cambiano il 2012 sarà il secondo anno più freddo dal 1996.
è degno di nota il fatto che un noto “tropicalista” (David Viner) annunciava tra il 2000 ed il 2006 che gli inglesi non sarebbero più dovuti andare nel Mediterraneo per fare le ferie perché il Mediterraneo sarebbe arrivato da loro. Avvertiva anche che “le nevicate sono ormai un ricordo del passato“.
“Dopo le abbondanti precipitazioni e le alluvioni che hanno colpito il nostro paese e dopo l’arrivo delle gelate che hanno accompagnato le ultime due notti, questa mattina le temperature si sono rialzate un pochino, per effetto del cambio dei venti e dell’aumento della copertura nuvolosa. Precipitazioni sparse sono già attive al nord e tra Toscana e Umbria. In giornata un po’ tutta la penisola verrà coinvolta comprese le isole, seguita da forti venti e da un nuovo sensibile calo termico. La Dama bianca sarà protagonista dei prossimi giorni in particolar modo sull’Appennino dove cadrà a quote basse e dall’inizio della settimana prossima le regioni adriatiche la vedranno fin sulle coste. L’inverno meteorologico è cominciato davvero nel migliore dei modi sia in Italia che nei paesi europei, dove la morsa del freddo e della neve hanno fatto rimanere basiti anche i più accaniti sostenitori del global cooling, mentre i sostenitori del “GW” latitano nel silenzio.
Una cosa è certa, il freddo proseguirà ad attanagliare l’Europa e il nostro paese per almeno un paio di settimane a causa di un vortice polare davvero inconsistente e spompato; si è scompattato in due lobi e il ramo euro-asiatico sta facendo il suo lavoro.
L’innevamento formidabile nel compartimento Siberiano ha permesso il consolidamento del grande anticiclone termico (Orso) e una situazione siffatta non può far altro che inibire il mite flusso atlantico. L’espansione dell’”ORSO”, in anticipo sul calendario, fa presupporre un inverno davvero eccezionale sul compartimento europeo, mentre sul nostro paese dovremo come sempre visionare di volta in volta l’evoluzione meteo-climatica. In ogni caso ottime le premesse e l’innevamento delle nostre montagne ormai fungerà da base per le prossime nevicate. Stiano tranquilli gli operatori montani e tutti coloro che amano gli sport invernali.
Tornando a parlare della configurazione barica nel compartimento europeo, vorrei rendervi partecipi del continuo tentativo dell’anticiclone delle Azzorre a risalire verso nord e non potrebbe fare altrimenti vista l’inibizione del flusso atlantico e il rinvigorimento del vortice canadese. Insomma tutti punti a favore per vedere il nostro paese alle prese con più ondate di freddo artico accompagnato da veloci perturbazioni.
Durante la settimana saranno ben tre gli impulsi artici in arrivo sul nostro paese e tra domenica e lunedì aria ancora più fredda giungerà sul nostro paese trasportata da venti continentali e, probabilmente, le adriatiche riusciranno a vedere la neve fin sulla costa”.
Mi piacerebbe che la gente se le ricordasse queste cose ed apprezzasse la tenacia con la quale i “glacialisti” hanno continuato a tener botta nonostante le contumelie, le irrisioni e le pressioni a conformarsi al “consenso”. Mi piacerebbe anche che quelli che saltano sul carro dei vincitori venissero trattati come meritano.
Sondaggio condotto tra i membri dell’Associazione Meteorologica Americana, 22 febbraio 2012 – George Mason University e Yale University
Ritieni che il riscaldamento globale che si è verificato nel corso degli ultimi 150 anni sia stato causato:
In gran parte dalle attività umane: 59%
In misura sostanzialmente uguale da attività umane ed eventi naturali: 11%
In gran parte da eventi naturali: 6%
Non credo che noi (scienziati) abbiamo già accumulato una quantità sufficiente di dati per determinare la misura della causazione umana o naturale, anche solo nelle generiche categorie sopra-elencate: 23%
Open Letter to the Secretary-General of the United Nations
H.E. Ban Ki-Moon, Secretary-General, United Nations
First Avenue and East 44th Street, New York, New York, U.S.A.
November 29, 2012
Mr. Secretary-General:
[...]
La relazione sullo “Stato del Clima nel 2008″ del NOAA ha affermato che 15 anni o più senza un riscaldamento statisticamente significativo indicherebbero una discrepanza tra osservazione e previsione. Sedici anni senza riscaldamento hanno quindi ormai dimostrato che i modelli sono sbagliati, sulla base dei criteri adottati dai loro stessi creatori.
[...]
Habibullo I. Abdussamatov, Dr. Sci., mathematician and astrophysicist, Head of the Selenometria project on the Russian segment of the ISS, Head of Space Research of the Sun Sector at the Pulkovo Observatory of the Russian Academy of Sciences, St. Petersburg, Russia
Syun-Ichi Akasofu, PhD, Professor of Physics, Emeritus and Founding Director, International Arctic Research Center of the University of Alaska, Fairbanks, Alaska, U.S.A.
Bjarne Andresen, Dr. Scient., physicist, published and presents on the impossibility of a “global temperature”, Professor, Niels Bohr Institute (physics (thermodynamics) and chemistry), University of Copenhagen, Copenhagen, Denmark
J. Scott Armstrong, PhD, Professor of Marketing, The Wharton School, University of Pennsylvania, Founder of the International Journal of Forecasting, focus on analyzing climate forecasts, Philadelphia, Pennsylvania, U.S.A.
Timothy F. Ball, PhD, environmental consultant and former climatology professor, University of Winnipeg, Winnipeg, Manitoba, Canada
James R. Barrante, Ph.D. (chemistry, Harvard University), Emeritus Professor of Physical Chemistry, Southern Connecticut State University, focus on studying the greenhouse gas behavior of CO2, Cheshire, Connecticut, U.S.A.
Colin Barton, B.Sc., PhD (Earth Science, Birmingham, U.K.), FInstEng Aus Principal research scientist (ret.), Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (CSIRO), Melbourne, Victoria, Australia
Joe Bastardi, BSc, (Meteorology, Pennsylvania State), meteorologist, State College, Pennsylvania, U.S.A.
Franco Battaglia, PhD (Chemical Physics), Professor of Physics and Environmental Chemistry, University of Modena, Italy
Richard Becherer, BS (Physics, Boston College), MS (Physics, University of Illinois), PhD (Optics, University of Rochester), former Member of the Technical Staff – MIT Lincoln Laboratory, former Adjunct Professor – University of Connecticut, Areas of Specialization: optical radiation physics, coauthor – standard reference book Optical Radiation Measurements: Radiometry, Millis, MA, U.S.A.
Ian Bock, BSc, PhD, DSc, Biological sciences (retired), Ringkobing, Denmark
Ahmed Boucenna, PhD, Professor of Physics (strong climate focus), Physics Department, Faculty of Science, Ferhat Abbas University, Setif, Algéria
Antonio Brambati, PhD, Emeritus Professor (sedimentology), Department of Geological, Environmental and Marine Sciences (DiSGAM), University of Trieste (specialization: climate change as determined by Antarctic marine sediments), Trieste, Italy
Stephen C. Brown, PhD (Environmental Science, State University of New York), District Agriculture Agent, Assistant Professor, University of Alaska Fairbanks, Ground Penetrating Radar Glacier research, Palmer, Alaska, U.S.A.
Mark Lawrence Campbell, PhD (chemical physics; gas-phase kinetic research involving greenhouse gases (nitrous oxide, carbon dioxide)), Professor, United States Naval Academy, Annapolis, Maryland, U.S.A.
Rudy Candler, PhD (Soil Chemistry, University of Alaska Fairbanks (UAF)), former agricultural laboratory manager, School of Agriculture and Land Resources Management, UAF, co-authored papers regarding humic substances and potential CO2 production in the Arctic due to decomposition, Union, Oregon, U.S.A.
Alan Carlin, B.S. (California Institute of Technology), PhD (economics, Massachusetts Institute of Technology), retired senior analyst and manager, U.S. Environmental Protection Agency, Washington, DC, former Chairman of the Angeles Chapter of the Sierra Club (recipient of the Chapter’s Weldon Heald award for conservation work), U.S.A.
Dan Carruthers, M.Sc., Arctic Animal Behavioural Ecologist, wildlife biology consultant specializing in animal ecology in Arctic and Subarctic regions, Turner Valley, Alberta, Canada
Robert M. Carter, PhD, Professor, Marine Geophysical Laboratory, James Cook University, Townsville, Australia
Uberto Crescenti, PhD, Full Professor of Applied Geology, Università G. d’Annunzio, Past President Società Geologica taliana, Chieti, Italy
Arthur Chadwick, PhD (Molecular Biology), Research Professor of Geology, Department of Biology and Geology, Southwestern Adventist University, Climate Specialties: dendrochronology (determination of past climate states by tree ring analysis), palynology (same but using pollen as a climate proxy), paleobotany and botany; Keene, Texas, U.S.A.
George V. Chilingar, PhD, Professor, Department of Civil and Environmental Engineering of Engineering (CO2/temp. focused research), University of Southern California, Los Angeles, California, U.S.A.
Ian D. Clark, PhD, Professor (isotope hydrogeology and paleoclimatology), Dept. of Earth Sciences, University of Ottawa, Ottawa, Ontario, Canada
Cornelia Codreanova, Diploma in Geography, Researcher (Areas of Specialization: formation of glacial lakes) at Liberec University, Czech Republic, Zwenkau, Germany
Michael Coffman, PhD (Ecosystems Analysis and Climate Influences, University of Idaho), CEO of Sovereignty International, President of Environmental Perspectives, Inc., Bangor, Maine, U.S.A.
Piers Corbyn, ARCS, MSc (Physics, Imperial College London)), FRAS, FRMetS, astrophysicist (Queen Mary College, London), consultant, founder WeatherAction long range weather and climate forecasters, American Thinker Climate Forecaster of The Year 2010, London, United Kingdom
Richard S. Courtney, PhD, energy and environmental consultant, IPCC expert reviewer, Falmouth, Cornwall, United Kingdom
Roger W. Cohen, B.S., M.S., PhD Physics, MIT and Rutgers University, Fellow, American Physical Society, initiated and managed for more than twenty years the only industrial basic research program in climate, Washington Crossing, Pennsylvania, U.S.A.
Susan Crockford, PhD (Zoology/Evolutionary Biology/Archaeozoology), Adjunct Professor (Anthropology/Faculty of Graduate Studies), University of Victoria, Victoria, British Colombia, Canada
Walter Cunningham, B.S., M.S. (Physics – Institute of Geophysics And Planetary Sciences, UCLA), AMP – Harvard Graduate School of Business, Colonel (retired) U.S. Marine Corps, Apollo 7 Astronaut., Fellow – AAS, AIAA; Member AGU, Houston, Texas, U.S.A.
Joseph D’Aleo, BS, MS (Meteorology, University of Wisconsin), Doctoral Studies (NYU), CMM, AMS Fellow, Executive Director – ICECAP (International Climate and Environmental Change Assessment Project), College Professor Climatology/Meteorology, First Director of Meteorology The Weather Channel, Hudson, New Hampshire, U.S.A.
David Deming, PhD (Geophysics), Professor of Arts and Sciences, University of Oklahoma, Norman, Oklahoma, U.S.A.
James E. Dent; B.Sc., FCIWEM, C.Met, FRMetS, C.Env., Independent Consultant (hydrology & meteorology), Member of WMO OPACHE Group on Flood Warning, Hadleigh, Suffolk, England, United Kingdom
Willem de Lange, MSc (Hons), DPhil (Computer and Earth Sciences), Senior Lecturer in Earth and Ocean Sciences, The University of Waikato, Hamilton, New Zealand
Silvia Duhau, Ph.D. (physics), Solar Terrestrial Physics, Buenos Aires University, Buenos Aires, Argentina
Geoff Duffy, DEng (Dr of Engineering), PhD (Chemical Engineering), BSc, ASTCDip. (first chemical engineer to be a Fellow of the Royal Society in NZ), FIChemE, wide experience in radiant heat transfer and drying, chemical equilibria, etc. Has reviewed, analysed, and written brief reports and papers on climate change, Auckland, New Zealand
Don J. Easterbrook, PhD, Emeritus Professor of Geology, Western Washington, University, Bellingham, Washington, U.S.A.
Ole Henrik Ellestad, former Research Director, applied chemistry SINTEF, Professor in physical chemistry, University of Oslo, Managing director Norsk Regnesentral and Director for Science and Technology, Norwegian Research Council, widely published in infrared spectroscopy, Oslo, Norway
Per Engene, MSc, Biologist, Co-author – The Climate, Science and Politics (2009), Bø i Telemark, Norway
Gordon Fulks, B.S., M.S., PhD (Physics, University of Chicago), cosmic radiation, solar wind, electromagnetic and geophysical phenomena, Portland, Oregon, U.S.A.
Katya Georgieva, MSc (meteorology), PhD (solar-terrestrial climate physics), Professor, Space Research and Technologies Institute, Bulgarian Academy of Sciences, Sofia, Bulgaria
Lee C. Gerhard, PhD, Senior Scientist Emeritus, University of Kansas, past director and state geologist, Kansas Geological Survey, U.S.A.
Ivar Giaever PhD, Nobel Laureate in Physics 1973, professor emeritus at the Rensselaer Polytechnic Institute, a professor-at-large at the University of Oslo, Applied BioPhysics, Troy, New York, U.S.A.
Albrecht Glatzle, PhD, ScAgr, Agro-Biologist and Gerente ejecutivo, Tropical pasture research and land use management, Director científico de INTTAS, Loma Plata, Paraguay
Fred Goldberg, PhD, Adj Professor, Royal Institute of Technology (Mech, Eng.), Secretary General KTH International Climate Seminar 2006 and Climate analyst (NIPCC), Lidingö, Sweden
Laurence I. Gould, PhD, Professor of Physics, University of Hartford, Past Chair (2004), New England Section of the American Physical Society, West Hartford, Connecticut, U.S.A.
Vincent Gray, PhD, New Zealand Climate Coalition, expert reviewer for the IPCC, author of The Greenhouse Delusion: A Critique of Climate Change 2001, Wellington, New Zealand
William M. Gray, PhD, Professor Emeritus, Dept. of Atmospheric Science, Colorado State University, Head of the Tropical Meteorology Project, Fort Collins, Colorado, U.S.A.
Charles B. Hammons, PhD (Applied Mathematics), climate-related specialties: applied mathematics, modeling & simulation, software & systems engineering, Associate Professor, Graduate School of Management, University of Dallas; Assistant Professor, North Texas State University (Dr. Hammons found many serious flaws during a detailed study of the software, associated control files plus related email traffic of the Climate Research Unit temperature and other records and “adjustments” carried out in support of IPCC conclusions), Coyle, OK, U.S.A.
William Happer, PhD, Professor, Department of Physics, Princeton University, Princeton, NJ, U.S.A.
Hermann Harde, PhD, Professur f. Lasertechnik & Werkstoffkunde (specialized in molecular spectroscopy, development of gas sensors and CO2-climate sensitivity), Helmut-Schmidt-Universität, Universität der Bundeswehr Fakultät für Elektrotechnik, Hamburg, Germany
Howard Hayden, PhD, Emeritus Professor (Physics), University of Connecticut, The Energy Advocate, Pueblo West, Colorado, U.S.A.
Ross Hays, Meteorologist, atmospheric scientist, NASA Columbia Scientific Balloon Facility (currently working at McMurdo Station, Antarctica), Palestine, Texas, U.S.A.
Martin Hovland, M.Sc. (meteorology, University of Bergen), PhD (Dr Philos, University of Tromsø), FGS, Emeritus Professor, Geophysics, Centre for Geobiology, University of Bergen, member of the expert panel: Environmental Protection and Safety Panel (EPSP) for the Ocean Drilling Program (ODP) and the Integrated ODP, Stavanger, Norway
Ole Humlum, PhD, Professor of Physical Geography, Department of Physical Geography, Institute of Geosciences, University of Oslo, Oslo, Norway
Craig D. Idso, PhD, Chairman of the Board of Directors of the Center for the Study of Carbon Dioxide and Global Change, Tempe, Arizona, U.S.A.
Sherwood B. Idso, PhD, President, Center for the Study of Carbon Dioxide and Global Change, Tempe, Arizona, U.S.A.
Larry Irons, BS (Geology), MS (Geology), Sr. Geophysicist at Fairfield Nodal (specialization: paleoclimate), Lakewood, Colorado, U.S.A.
Terri Jackson, MSc (plasma physics), MPhil (energy economics), Director, Independent Climate Research Group, Northern Ireland and London (Founder of the energy/climate group at the Institute of Physics, London), United Kingdom
Albert F. Jacobs, Geol.Drs., P. Geol., Calgary, Alberta, Canada
Hans Jelbring, PhD Climatology, Stockholm University, MSc Electronic engineering, Royal Institute of Technology, BSc Meteorology, Stockholm University, Sweden
Bill Kappel, B.S. (Physical Science-Geology), B.S. (Meteorology), Storm Analysis, Climatology, Operation Forecasting, Vice President/Senior Meteorologist, Applied Weather Associates, LLC, University of Colorado, Colorado Springs, U.S.A.
Olavi Kärner, Ph.D., Extraordinary Research Associate; Dept. of Atmospheric Physics, Tartu Observatory, Toravere, Estonia
Leonid F. Khilyuk, PhD, Science Secretary, Russian Academy of Natural Sciences, Professor of Engineering (CO2/temp. focused research), University of Southern California, Los Angeles, California, U.S.A.
William Kininmonth MSc, MAdmin, former head of Australia’s National Climate Centre and a consultant to the World Meteorological organization’s Commission for Climatology, Kew, Victoria, Australia
Gerhard Kramm, Dr. rer. nat. (Theoretical Meteorology), Research Associate Professor, Geophysical Institute, Associate Faculty, College of Natural Science and Mathematics, University of Alaska Fairbanks, (climate specialties: Atmospheric energetics, physics of the atmospheric boundary layer, physical climatology – see interesting paper by Kramm et al), Fairbanks, Alaska, U.S.A.
Leif Kullman, PhD (Physical geography, plant ecology, landscape ecology), Professor, Physical geography, Department of Ecology and Environmental science, Umeå University, Areas of Specialization: Paleoclimate (Holocene to the present), glaciology, vegetation history, impact of modern climate on the living landscape, Umeå, Sweden
Rune Berg-Edland Larsen, PhD (Geology, Geochemistry), Professor, Dep. Geology and Geoengineering, Norwegian University of Science and Technology (NTNU), Trondheim, Norway
C. (Kees) le Pair, PhD (Physics Leiden, Low Temperature Physics), former director of the Netherlands Research Organization FOM (fundamental physics) and subsequently founder and director of The Netherlands Technology Foundation STW. Served the Dutch Government many years as member of its General Energy Council and of the National Defense Research Council. Royal Academy of Arts and Sciences Honorary Medal and honorary doctorate in all technical sciences of the Delft University of technology, Nieuwegein, The Netherlands
Douglas Leahey, PhD, meteorologist and air-quality consultant, past President – Friends of Science, Calgary, Alberta, Canada
Jay Lehr, B.Eng. (Princeton), PhD (environmental science and ground water hydrology), Science Director, The Heartland Institute, Chicago, Illinois, U.S.A.
Bryan Leyland, M.Sc., FIEE, FIMechE, FIPENZ, MRSNZ, consulting engineer (power), Energy Issues Advisor – International Climate Science Coalition, Auckland, New Zealand
Edward Liebsch, B.A. (Earth Science, St. Cloud State University); M.S. (Meteorology, The Pennsylvania State University), former Associate Scientist, Oak Ridge National Laboratory; former Adjunct Professor of Meteorology, St. Cloud State University, Environmental Consultant/Air Quality Scientist (Areas of Specialization: micrometeorology, greenhouse gas emissions), Maple Grove, Minnesota, U.S.A.
William Lindqvist, PhD (Applied Geology), Independent Geologic Consultant, Areas of Specialization: Climate Variation in the recent geologic past, Tiburon, California, U.S.A.
Horst-Joachim Lüdecke, Prof. Dr. , PhD (Physics), retired from university of appl. sciences HTW, Saarbrücken (Germany), atmospheric temperature research, speaker of the European Institute for Climate and Energy (EIKE), Heidelberg, Germany
Anthony R. Lupo, Ph.D., Professor of Atmospheric Science, Department of Soil, Environmental, and Atmospheric Science, University of Missouri, Columbia, Missouri, U.S.A.
Oliver Manuel, BS, MS, PhD, Post-Doc (Space Physics), Associate - Climate & Solar Science Institute, Emeritus Professor, College of Arts & Sciences University of Missouri-Rolla, previously Research Scientist (US Geological Survey) and NASA Principal Investigator for Apollo, Cape Girardeau, Missouri, U.S.A.
Francis Massen, professeur-docteur en physique (PhD equivalent, Universities of Nancy (France) and Liège (Belgium), Manager of the Meteorological Station of the Lycée Classique de Diekirch, specialising in the measurement of solar radiation and atmospheric gases. Collaborator to the WOUDC (World Ozone and UV Radiation Data Center), Diekirch, Luxembourg
Henri Masson, Prof. dr. ir., Emeritus Professor University of Antwerp (Energy & Environment Technology Management), Visiting professor Maastricht School of Management, specialist in dynamical (chaotic) complex system analysis, Antwerp, Belgium.
Ferenc Mark Miskolczi, PhD, atmospheric physicist, formerly of NASA’s Langley Research Center, Hampton, Virginia, U.S.A.
Viscount Monckton of Brenchley, Expert reviewer, IPCC Fifth Assessment Report, Quantification of Climate Sensitivity, Carie, Rannoch, Scotland
Nils-Axel Mörner, PhD (Sea Level Changes and Climate), Emeritus Professor of Paleogeophysics & Geodynamics, Stockholm University, Stockholm, Sweden
John Nicol, PhD (Physics, James Cook University), Chairman – Australian climate Science Coalition, Brisbane, Australia
Ingemar Nordin, PhD, professor in philosophy of science (including a focus on “Climate research, philosophical and sociological aspects of a politicised research area”), Linköpings University, Sweden.
David Nowell, M.Sc., Fellow of the Royal Meteorological Society, former chairman of the NATO Meteorological Group, Ottawa, Ontario, Canada
Cliff Ollier, D.Sc., Professor Emeritus (School of Earth and Environment – see his Copenhagen Climate Challenge sea level article here), Research Fellow, University of Western Australia, Nedlands, W.A., Australia
Oleg M. Pokrovsky, BS, MS, PhD (mathematics and atmospheric physics – St. Petersburg State University, 1970), Dr. in Phys. and Math Sciences (1985), Professor in Geophysics (1995), principal scientist, Main Geophysical Observatory (RosHydroMet), Note: Dr. Pokrovsky analyzed long climates and concludes that anthropogenic CO2 impact is not the main contributor in climate change,St. Petersburg, Russia.
Daniel Joseph Pounder, BS (Meteorology, University of Oklahoma), MS (Atmospheric Sciences, University of Illinois, Urbana-Champaign); Meteorological/Oceanographic Data Analyst for the National Data Buoy Center, formerly Meteorologist, WILL AM/FM/TV, Urbana, U.S.A.
Brian Pratt, PhD, Professor of Geology (Sedimentology), University of Saskatchewan (see Professor Pratt’s article for a summary of his views), Saskatoon, Saskatchewan, Canada
Harry N.A. Priem, PhD, Professore-emeritus isotope-geophysics and planetary geology, Utrecht University, past director ZWO/NOW Institute of Isotope Geophysical Research, Past-President Royal Netherlands Society of Geology and Mining, Amsterdam, The Netherlands
Oleg Raspopov, Doctor of Science and Honored Scientist of the Russian Federation, Professor – Geophysics, Senior Scientist, St. Petersburg Filial (Branch) of N.V.Pushkov Institute of Terrestrial Magnetism, Ionosphere and Radiowaves Propagation of RAS (climate specialty: climate in the past, particularly the influence of solar variability), Editor-in-Chief of journal “Geomagnetism and Aeronomy” (published by Russian Academy of Sciences), St. Petersburg, Russia
Curt G. Rose, BA, MA (University of Western Ontario), MA, PhD (Clark University), Professor Emeritus, Department of Environmental Studies and Geography, Bishop’s University, Sherbrooke, Quebec, Canada
S. Jeevananda Reddy, M.Sc. (Geophysics), Post Graduate Diploma (Applied Statistics, Andhra University), PhD (Agricultural Meteorology, Australian University, Canberra), Formerly Chief Technical Advisor—United Nations World Meteorological Organization (WMO) & Expert-Food and Agriculture Organization (UN), Convener - Forum for a Sustainable Environment, author of 500 scientific articles and several books – here is one: “Climate Change – Myths & Realities“, Hyderabad, India
Arthur Rorsch, PhD, Emeritus Professor, Molecular Genetics, Leiden University, former member of the board of management of the Netherlands Organization Applied Research TNO, Leiden, The Netherlands
Rob Scagel, MSc (forest microclimate specialist), Principal Consultant – Pacific Phytometric Consultants, Surrey, British Columbia, Canada
Chris Schoneveld, MSc (Structural Geology), PhD (Geology), retired exploration geologist and geophysicist, Australia and France
Tom V. Segalstad, PhD (Geology/Geochemistry), Associate Professor of Resource and Environmental Geology, University of Oslo, former IPCC expert reviewer, former Head of the Geological Museum, and former head of the Natural History Museum and Botanical Garden (UO), Oslo, Norway
John Shade, BS (Physics), MS (Atmospheric Physics), MS (Applied Statistics), Industrial Statistics Consultant, GDP, Dunfermline, Scotland, United Kingdom
Thomas P. Sheahen, B.S., PhD (Physics, Massachusetts Institute of Technology), specialist in renewable energy, research and publication (applied optics) in modeling and measurement of absorption of infrared radiation by atmospheric CO2, National Renewable Energy Laboratory (2005-2009); Argonne National Laboratory (1988-1992); Bell Telephone labs (1966-73), National Bureau of Standards (1975-83), Oakland, Maryland, U.S.A.
S. Fred Singer, PhD, Professor Emeritus (Environmental Sciences), University of Virginia, former director, U.S. Weather Satellite Service, Science and Environmental Policy Project, Charlottesville, Virginia, U.S.A.
Frans W. Sluijter, Prof. dr ir, Emeritus Professor of theoretical physics, Technical University Eindhoven, Chairman—Skepsis Foundation, former vice-president of the International Union of Pure and Applied Physics, former President of the Division on Plasma Physics of the European Physical Society and former bureau member of the Scientific Committee on Sun-Terrestrial Physics, Euvelwegen, the Netherlands
Jan-Erik Solheim, MSc (Astrophysics), Professor, Institute of Physics, University of Tromsø, Norway (1971-2002), Professor (emeritus), Institute of Theoretical Astrophysics, University of Oslo, Norway (1965-1970, 2002- present), climate specialties: sun and periodic climate variations, scientific paper by Professor Solheim “Solen varsler et kaldere tiår“, Baerum, Norway
H. Leighton Steward, Master of Science (Geology), Areas of Specialization: paleoclimates and empirical evidence that indicates CO2 is not a significant driver of climate change, Chairman, PlantsNeedCO2.org and CO2IsGreen.org, Chairman of the Institute for the Study of Earth and Man (geology, archeology & anthropology) at SMU in Dallas, Texas, Boerne, TX, U.S.A.
Arlin B. Super, PhD (Meteorology – University of Wisconsin at Madison), former Professor of Meteorology at Montana State University, retired Research Meteorologist, U.S. Bureau of Reclamation, Saint Cloud, Minnesota, U.S.A.
Edward (Ted) R. Swart, D.Sc. (physical chemistry, University of Pretoria), M.Sc. and Ph.D. (math/computer science, University of Witwatersrand). Formerly Director of the Gulbenkian Centre, Dean of the Faculty of Science, Professor and Head of the Department of Computer Science, University of Rhodesia and past President of the Rhodesia Scientific Association. Set up the first radiocarbon dating laboratory in Africa. Most recently, Professor in the Department of Combinatorics and Optimization at the University of Waterloo and Chair of Computing and Information Science and Acting Dean at the University of Guelph, Ontario, Canada, now retired in Kelowna British Columbia, Canada
George H. Taylor, B.A. (Mathematics, U.C. Santa Barbara), M.S. (Meteorology, University of Utah), Certified Consulting Meteorologist, Applied Climate Services, LLC, Former State Climatologist (Oregon), President, American Association of State Climatologists (1998-2000), Corvallis, Oregon, U.S.A.
J. E. Tilsley, P.Eng., BA Geol, Acadia University, 53 years of climate and paleoclimate studies related to development of economic mineral deposits, Aurora, Ontario, Canada
Göran Tullberg, Civilingenjör i Kemi (equivalent to Masters of Chemical Engineering), Co-author – The Climate, Science and Politics (2009) (see here for a review), formerly instructor of Organic Chemistry (specialization in “Climate chemistry”), Environmental Control and Environmental Protection Engineering at University in Växjö; Falsterbo, Sweden
Brian Gregory Valentine, PhD, Adjunct professor of engineering (aero and fluid dynamics specialization) at the University of Maryland, Technical manager at US Department of Energy, for large-scale modeling of atmospheric pollution, Technical referee for the US Department of Energy’s Office of Science programs in climate and atmospheric modeling conducted at American Universities and National Labs, Washington, DC, U.S.A.
Bas van Geel, PhD, paleo-climatologist, Institute for Biodiversity and Ecosystem Dynamics, Research Group Paleoecology and Landscape Ecology, Faculty of Science, Universiteit van Amsterdam, Amsterdam, The Netherlands
Gerrit J. van der Lingen, PhD (Utrecht University), geologist and paleoclimatologist, climate change consultant, Geoscience Research and Investigations, Nelson, New Zealand
A.J. (Tom) van Loon, PhD, Professor of Geology (Quaternary Geologyspecialism: Glacial Geology), Adam Mickiewicz University, former President of the European Association of Science Editors Poznan, Poland
Fritz Vahrenholt, B.S. (chemistry), PhD (chemistry), Prof. Dr., Professor of Chemistry, University of Hamburg, Former Senator for environmental affairs of the State of Hamburg, former CEO of REpower Systems AG (wind turbines), Author of the book Die kalte Sonne: warum die Klimakatastrophe nicht stattfindet (The Cold Sun: Why the Climate Crisis Isn’t Happening”, Hamburg, Germany
Michael G. Vershovsky, Ph.D. in meteorology (macrometeorology, long-term forecasts, climatology), Senior Researcher, Russian State Hydrometeorological University, works with, as he writes, “Atmospheric Centers of Action (cyclones and anticyclones, such as Icelandic depression, the South Pacific subtropical anticyclone, etc.). Changes in key parameters of these centers strongly indicate that the global temperature is influenced by these natural factors (not exclusively but nevertheless)”, St. Petersburg, Russia
Gösta Walin, PhD and Docent (theoretical Physics, University of Stockholm), Professor Emeritus in oceanografi, Earth Science Center, Göteborg University, Göteborg, Sweden
Carl Otto Weiss, Direktor und Professor at Physikalisch-Technische Bundesanstalt, Visiting Professor at University of Copenhagen, Tokyo Institute of Technology, Coauthor of ”Multiperiodic Climate Dynamics: Spectral Analysis of…“, Braunschweig, Germany
Forese-Carlo Wezel, PhD, Emeritus Professor of Stratigraphy (global and Mediterranean geology, mass biotic extinctions and paleoclimatology), University of Urbino, Urbino, Italy
Boris Winterhalter, PhD, senior marine researcher (retired), Geological Survey of Finland, former professor in marine geology, University of Helsinki, Helsinki, Finland
David E. Wojick, PhD, PE, energy and environmental consultant, Technical Advisory Board member – Climate Science Coalition of America, Star Tannery, Virginia, U.S.A.
George T. Wolff, Ph.D., Principal Atmospheric Scientist, Air Improvement Resource, Inc., Novi, Michigan, U.S.A.
Bob Zybach, PhD (Environmental Sciences, Oregon State University), climate-related carbon sequestration research, MAIS, B.S., Director, Environmental Sciences Institute Peer review Institute, Cottage Grove, Oregon, U.S.A.
Milap Chand Sharma, PhD, Associate Professor of Glacial Geomorphology, Centre fort the Study of Regional Development, Jawaharlal Nehru University, New Delhi, India
Valentin A. Dergachev, PhD, Professor and Head of the Cosmic Ray Laboratory at Ioffe Physical-Technical Institute of Russian Academy of Sciences, St. Petersburg, Russia
Vijay Kumar Raina, Ex-Deputy Director General, Geological Survey of India, Ex-Chairman Project Advisory and Monitoring Committee on Himalayan glacier, DST, Govt. of India and currently Member Expert Committee on Climate Change Programme, Dept. of Science & Technology, Govt. of India, author of 2010 MoEF Discussion Paper, “Himalayan Glaciers – State-of-Art Review of Glacial Studies, Glacial Retreat and Climate Change”, the first comprehensive study on the region. Winner of the Indian Antarctica Award, Chandigarh, India
Scott Chesner, B.S. (Meteorology, Penn State University), KETK Chief Meteorologist, KETK TV, previously Meteorologist with Accu Weather, Tyler, Texas, U.S.A
Richard A. Keen, PhD (climatology, University of Colorado), Emeritus Instructor of Atmospheric Science, University of Colorado; former President, Boulder-Denver branch of the American Meteorological Society; Expert Reviewer, IPCC AR5; author of reports and books on the regional weather and climate of Alaska, the Arctic, and North America; NWS co-op observer, Coal Creek Canyon, Golden, Colorado, U.S.A.
“Il mondo ha smesso di riscaldarsi quasi 16 anni fa, secondo i nuovi dati rilasciati la scorsa settimana.
I dati, che hanno innescato un dibattito tra gli scienziati del clima, rivelano che a partire dall’inizio del 1997 fino ad agosto 2012, non vi è stato alcun visibile aumento nelle temperature globali aggregate.
Ciò significa che il ‘plateau’ o ‘intervallo’ nel riscaldamento globale dura ormai da un lasso di tempo che coincide con quello del periodo precedente, quando le temperature si innalzarono, dal 1980 al 1996. Prima di allora, le temperature si erano mantenute stabili o in diminuzione per circa 40 anni.
I nuovi dati, raccolti da oltre 3.000 punti di misurazione terrestri e marini, sono stati pubblicati online senza alcun clamore mediatico [il che la dice lunga sul dilettantismo e faziosità del giornalismo controllato da pochi grandi gruppi editoriali globali NOTA MIA].
Ciò è in netto contrasto rispetto alla pubblicazione dei dati precedenti, sei mesi fa, che arrivavano solo fino alla fine del 2010 – un anno molto caldo.
Interrompere la documentazione delle misurazioni in quell’anno significava mostrare una leggera tendenza al riscaldamento dal 1997, ma il 2011 e i primi otto mesi del 2012 sono stati molto più freschi, e quindi questa tendenza è stata cancellata.
[…].
La regolare raccolta di dati climatici sulla temperatura globale si chiama Hadcrut 4 e viene eseguita e pubblicata congiuntamente dall’Hadley Centre dell’Ufficio Meteorologico britannico e dalla Climatic Research Unit del professor Jones, all’Università di East Anglia.
[…].
Cerchiamo di essere chiari. Sì: il riscaldamento globale è reale, e almeno una sua parte è stata causata dall’anidride carbonica emessa dai combustibili fossili. Ma le prove cominciano a suggerire che può accadere molto più lentamente di quanto sostenuto dai catastrofisti – una conclusione con implicazioni politiche enormi”.
NOTA BENE: in realtà l’inversione di tendenza a partire dal 2011 è quella che avevano previsto in tanti e che ho documentato io nel vecchio e nuovo blog ed è in linea con quel che ci si aspetterebbe se fosse in arrivo una glaciazione (piccola o grande è impossibile dirlo).
I “ribelli” si sono organizzati ed hanno creato un sito in cui pubblicano i rapporti che mettono a confronto tesi e dati degli uni e degli altri nell’interesse di un’opinione pubblica che, molto giustamente, vorrebbe capire se le ingenti spese incorse nel tentativo di invertire il processo di riscaldamento sono sensate oppure no.
Questa è la loro dichiarazione di intenti:
“Ci sono differenti punti di vista sulle cause dei cambiamenti climatici nel nostro ambiente attuale. Un gruppo è giunto alla conclusione che le attività umane collegate al consumo di combustibili fossili hanno aumentato la quantità di CO2 nell’atmosfera causando un’accelerazione di una tendenza al riscaldamento globale che perdura da 300 anni. Questo punto di vista è di solito chiamato “Riscaldamento Globale Antropogenico (artificiale)” (RGA/AGW.) Il più diffuso punto di vista alternativo è che le variazioni naturali danno conto della maggior parte, se non tutti, i cambiamenti del clima.
La disputa professionale tra i sostenitori di queste due ipotesi si riduce generalmente ad un dibattito tra i sostenitori del RGA che tentano di prevedere i futuri cambiamenti climatici attraverso modelli di computer che non possono essere testati empiricamente e gli scettici che si affidano ai dati osservati ed effetti dell’anidride carbonica (CO2) sulle variazioni di temperatura presenti e passate. Inoltre, vi è spesso disaccordo su come i dati climatici esistenti vadano interpretati e sulle conclusioni che possono essere tratte da queste interpretazioni.
Stiamo raccogliendo un gruppo di scienziati ed ingegneri altamente qualificati provenienti da varie discipline per accettare la sfida di vagliare i racconti di entrambi i sostenitori dell’RGA e gli scettici. Ci sforzeremo di capire e conciliare nel modo più obiettivo possibile le divergenze dibattendo sugli elementi conflittuali nelle diverse narrazioni. Stiamo riuscendo ad includere membri di entrambi i gruppi…
Poiché gli Stati Uniti ed altre nazioni hanno prematuramente accettato il punto di vista e le conclusioni dei sostenitori di RGA come quelle corrette, si stanno investendo enormi risorse per mitigare l’asserito aumento della temperatura globale. E, anche per l’impatto colossale sulle economie nazionali che è richiesto per ottenere un cambiamento climatico significativo (se ciò è possibile), riteniamo che sia fondamentale avere delle certezze riguardo alle conclusioni raggiunte su questo argomento. Nel corso dello studio, forniremo dei rapporti da sottoporre all’analisi degli specialisti ed all’attenzione del pubblico.
[…]. Questo studio è reso molto difficile dalla natura estremamente complessa delle interazioni fisiche e chimiche tra il sole e la terra che influenzano il nostro clima. Tuttavia, troviamo incoraggiante che un certo numero di membri del gruppo di studio abbiano trionfato nella risoluzione metodica delle problematiche inconsuete incontrate nel Progetto Apollo”.
Jim Peacock, Webmaster, ingegnere aerospaziale NASA in pensione, R&S USAF, Apollo, Sky Lab, e Space Shuttle
Le temperature medie estive (giugno, luglio e agosto) del 2012 conquistano il 9° posto su 90 anni di dati a disposizione presso la stazione di Trento Laste. Più calde sono state l’estate del 2001 e quella del 2003. Un po’ meno calda quella del 2000: http://www.meteotrentino.it/analisiMM/Analisi_meteo_estate_2012.pdf
Anche la massa dei ghiacci che formano la calotta antartica sta aumentando e proprio per le ragioni addotte (riscaldamento globale = evaporazione = maggiori precipitazioni nevose):
Questo però Luca Mercalli non ve lo dirà nel corso delle sue attività di divulgazione e sensibilizzazione perché, comprensibilmente, a nessuno piace ammettere di aver puntato sul cavallo perdente.
In risposta ai rischi sistemici mondiali, si vedrà in particolare crescere un’ideologia ecologica planetaria che raccomanda la riduzione della produzione per diminuire il consumo di energia ed attenuare i rischi d’inquinamento, imponendo restrizioni in tutti i settori in nome della frugalità e dei vantaggi a lungo termine. Dall’altra parte, un’ideologia religiosa – o più d’una – tenterà anch’essa di imporre regole conformi alle esigenze di un aldilà dove risiederà, secondo quanto sostiene, l’unica speranza di salvezza. Queste due ideologia fondamentaliste, ecologica e religiosa, convergeranno: l’una e l’altra affermeranno che il destino degli uomini è già scritto e che il vero padrone del mondo – la Natura o Dio – è altrove. L’una e l’altra, alla ricerca della purezza, denunceranno l’Occidente. L’una e l’altra sosterranno di pensare alla felicità degli uomini in termini di prospettiva. Potrebbe anche emergere un giorno un’ideologia che metta insieme le due dottrine: un fondamentalismo allo stesso tempo religioso ed ecologico. Un ossimoro, come lo fu il nazionalsocialismo. Già ha fatto la sua comparsa in Brasile, dove si sta sviluppando un fondamentalismo evangelico eminentemente interessato alla tutela dell’ambiente. Inoltre, nel 2002, Osama Bin Laden, nella sua “Lettera all’America”, accusò gli Stati Uniti di distruggere la natura più di qualsiasi altra nazione, con l’emissione di gas a effetto serra e la produzione di rifiuti industriali. Nel gennaio del 2010, sosteneva che “tutte le nazioni occidentali” sono colpevoli del cambiamento climatico. Nell’ottobre dello stesso anno, ribadiva che le vittime del cambiamento climatico sono più numerose di quelle delle guerre.
Jacques Attali, “Domani chi governerà il mondo?”, 2012, p. 289
L’ecologista misantropico vede le evidenti e terribili offese perpetrate dagli umani all’ecosistema e conclude che il pianeta starebbe messo meglio se non ci fossero gli umani.
Io la vedo diversamente.
In parte per la simpatia con cui guardo a questa corrosiva demolizione dell’ecologismo new-age:
Per un panenteista il mondo senza l’umanità sarebbe incredibilmente triste, incapace di contemplarsi, creativamente impoverito. Un panenteista si augura che l’umanità capisca come disciplinare il proprio peggio ed esaltare il proprio meglio, ossia che apprenda come gestire il potere ed i rapporti di potere.
Per un panenteista un mondo senza Mozart, Heisenberg, Aung San Suu Kyi, Michelangelo, i Beatles, Truffaut, Kandinsky, Dostoevskij, Omero, Calvino, Socrate, Gesù, il Buddha, Goethe, senza le danze, canti e musiche tradizionali, senza i piatti tradizionali, i giardini zen, gli orti, l’artigianato, le chiesette di montagna, senza la moda al suo meglio, senza la fede, senza l’altruismo disinteressato, senza la capacità di tradurre i sogni in realtà, ecc. sarebbe triste e povero in senso assoluto, non solo per gli umani. Questo perché il panenteista considera l’umano come una data espressione di un “tutto” che è nella natura ma anche la trascende, simultaneamente; e da ciò consegue che la musica di Mozart, il messaggio di Gesù, il principio di dignità e la democrazia, tra le altre cose, hanno un significato universale che va ben oltre i confini di questo pianeta o di questo universo.
Quale animale potrebbe esperire e comunicare l’estasi poetica e spirituale di un Whitman nell’entrare in contatto con la natura? Tutti gli animali sono speciali, ma gli umani sono più speciali nella loro specialità:
E questa peculiare specialità è probabilmente risibile se messa a confronto con altri esseri viventi che popolano il cosmo in tutti i suoi piani di realtà. La differenza sta nel grado di profondità con cui si percepisce e si comprende la realtà: la consapevolezza di una formica è meno profonda di quella di un gatto. Un gatto ha una comprensione di universali come la matematica e la musica più estesa e complessa di quella di una formica. Come noi rispetto agli scimpanzé. Come qualcun altro rispetto a noi.
Per tutte queste ragioni il panenteismo non è antropocentrico. È, semmai, teocentrico, di un teocentrismo che non ha nulla a che vedere con il vecchio barbuto e capriccioso dei monoteisti, essendo piuttosto in sintonia con la concezione tradizionale del “Grande Spirito” o di “Sofia”/“Anima Mundi”. Antropocentrico è, al contrario, il panteismo naturalista. Infatti pensare che la natura starebbe meglio senza di noi è antropocentrico, ed è il sintomo di un notevole narcisismo. Dobbiamo essere sempre noi, nel bene e nel male, al centro. Dobbiamo essere sempre noi i principali responsabili di ogni catastrofe naturale, dell’estinzione delle api, del riscaldamento globale e un giorno immagino persino degli impatti cosmici. Sempre noi al centro di tutto.
L’anno scorso, Stoccolma ha avuto 28 giorni di clima estivo, giorni con una temperatura minima di 25 gradi. Quest’anno, solo sei giorni hanno soddisfatto il requisito – 4 giorni nel mese di luglio e due nel mese di agosto. Alla luce di analoghe condizioni nelle isole britanniche, che hanno esperito la peggior primavera e peggiore estate da decenni, è lecito ipotizzare che si sia raggiunto il punto di non ritorno, per le dinamiche esposte qui (evaporazione = maggiore piovosità, che in inverno si trasforma in maggiore nevosità. L’effetto albedo fa il resto).
In altre parole il riscaldamento globale ha già cominciato ad innescare un “rimbalzo glaciale” E NON C’E’ NULLA CHE POSSIAMO FARE. O meglio, qualcuno ha già preso provvedimenti, ma senza fare troppa pubblicità alla cosa.
Lo stesso Al Gore lo andava dicendo qualche hanno fa, quando spacciava copie del film “L’alba del giorno dopo” durante le sue presentazioni.
La CO2 prodotta dall’uomo c’entra poco o nulla con queste trasformazioni epocali (fine dell’interglaciale). E’ tempo di finirla con il nostro antropocentrismo, la principale causa delle nostre sventure (non siamo il centro dell’universo, non siamo protagonisti di tutto, nel bene e nel male):
Progressivamente, il nord eurasiatico scivolerà verso la glaciazione, come sta già succededendo in Antartide (93% del ghiaccio mondiale: 867000 mila kmq sopra la media, stessa estensione del 2010, seconda maggiore estensione di sempre dopo il 2007). Lo scioglimento record dei ghiacci artici di quest’estate e della prossima estate darà il colpo di grazia alla Corrente del Golfo. L’evaporazione si trasformerà in neve durante i prossimi inverni.
La mia previsione, fatta a fine 2011, era che il processo in corso sarebbe stato evidente a tutti nell’inverno 2013-2014.
Ma già l’inverno 2012-2013 sarà verosimilmente più terribile di quello scorso, con correnti artiche che imperversano fino al Sud Italia ed alla Grecia ed altissimi tassi di mortalità. A quel punto la retorica del rigore fiscale e l’ethos neopuritano e neoliberista imposto dalla troika perderanno qualunque credibilità.
“L’Istituto provinciale di statistica ASTAT informa che al 31.03.2012 risiedevano in provincia di Bolzano 512.446 persone, 696 in più rispetto al trimestre precedente. A fronte di un saldo migratorio positivo di 589 unità si registra un saldo naturale tendenzialmente in diminuzione. Il numero dei decessi, rispetto al 1° trimestre dell’anno precedente, è aumentato del 20,0%. Il tasso di natalità si attesta su 10,4 nati vivi per 1.000 abitanti, il tasso di mortalità sull’9,6‰”.
Come si evince dai dati inseriti nel documento, la curva è rimasta pressoché stabile tra il 2006 ed il 2011, per poi subire un’impennata clamorosa (+20% di mortalità è, normalmente, associabile ad una catastrofe naturale).
Alla richiesta di delucidazioni, l’ASTAT ha risposto come segue:
“In Provincia di Bolzano nel 1. trimestre 2012 (gennaio-marzo)sono stati registrati 1.216 decessi, ca. 200 (+20%) in più in confronto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo fatto può avere cause multiple. Una è da ricercarsi sicuramente nell’invecchiamento costante della nostra società. Attualmente circa il 5% della popolazione (26.500 persone) ha 80 anni o più. Numerosi decessi, soprattutto quelli che si registrano durante i mesi invernali, riguardano proprio questa fascia di età.
L’ASTAT raccoglie l’andamento demografico ed analizza le cause di morte. Uno studio longitudinale vertente su questo argomento è attualmente in fase di elaborazione. I dati verranno interpretati in un contesto annuale ed anche storico, ma non si terrà conto delle variazioni stagionali”.
Sebbene molte persone si rifiutino di accettare l’idea che il riscaldamento globale possa causare una glaciazione, nonostante fosse uno scenario reputato come realistico da uno studio commissionato dal Pentagono un decennio fa, e confondano la drastica alterazione del comportamento dei venti d’alta quota con il riscaldamento globale stesso (che ormai sta tirando gli ultimi e al massimo ha in serbo qualche colpo di coda), la mortalità record registrata in tutta Europa lo scorso inverno potrebbe essere solo l’avvisaglia di quel che succederà i prossimi inverni. Chi continua a credere che saranno miti, nonostante siano stati sempre più rigidi e, nel Nord Europa, sempre più umidi (ossia nevosi: cf. effetto albedo), andrà incontro a sgradevoli sorprese.
Una nuova analisi delle temperature superficiali delle stazioni degli Stati Uniti è stata eseguita utilizzando il Sistema di Posizionamento WMO, recentemente approvato ed ideato dalla Météo-France di Michel Leroy. Una classificazione delle nuove ubicazioni più accurate, caratterizzate dalla qualità della posizione in termini di monitoraggio nel lungo termine, rappresentative spazialmente, l’andamento della temperatura superficiale. La nuova analisi dimostra che le tendenze delle temperature statunitensi sono state erroneamente riportate tra il 1979-2008 come raddoppiate, con il 92% di quella sovrastima derivante da errate regolazioni del NOAA
Ma è sul cambiamento climatico che il fanatismo degli uni e degli altri raggiunge vertici eclatanti o abissi insondabili, a seconda dei punti di vista.
Esistono i complottisti del riscaldamento globale causato dall’uomo che sono convinti che i cattivi industriali vogliano nascondere la verità per continuare a trarre profitto dalle loro attività (salvo omettere di osservare che diverse multinazionali, incluse alcune del petrolio, finanziano campagne di sensibilizzazione sul riscaldamento globale causato dall’uomo, v. MITO NUMERO 4).
Chiunque contesti la loro interpretazione della realtà viene assalito.
Io mi sono beccato un “negazionista” ed un “ma quando ve ne andrete affanculo, bastardi?!”
Tanto per gradire.
La cosa sorprendente è che si pregiano del loro scetticismo riguardo alle affermazioni dei potenti e dei media ma su questo tema non si stupiscono del completo allineamento con i loro “nemici” e i media.
Li considerano faziosi su tutto il resto, ma obiettivi su questo tema.
Per continuare a difendere la loro visione della realtà, tra un insulto e l’altro rivolto ai propri critici, scelgono di ignorare i fatti che contraddicono i loro desideri, magari negando la credibilità di certi studiosi a prescindere dal merito delle questioni che sollevano:
e che il pubblico più scientificamente informato sia anche il più scettico riguardo alla tesi che il riscaldamento globale sia causato dalle attività umane:
La componente naturale (solare) del cambiamento climatico pare sia 4 volte maggiore di quella umana ed al tempo dei Romani e nel Medioevo faceva più caldo di oggi:
Le autorità preposte alla soluzione della crisi hanno dimostrato in questi mesi di essere imbecilli o corrotte o, più probabilmente, entrambe le cose. L’economia globale si sta avvitando ed un nuovo tsunami dei derivati sta per colpirla. Tutto questo grazie all’austerità, alla deregolamentazione ed all’impunità degli squali della finanza.
“Lo scenario dell’economia mondiale “sta peggiorando”. Lo ha detto il direttore generale del Fmi, Cristine Lagarde, spiegando, nel corso di un convegno a Tokyo, che il fenomeno interessa non solo l’Europa, ma anche gli Usa fino “ai mercati emergenti, come Brasile, Cina e India, che stanno rallentando” in modo più o meno marcato”.
“La super bolla derivati preoccupa i mercati: valgono 14 volte le Borse – le ultimissime statistiche della Bri, aggiornate a dicembre 2011, calcolano che l’intero mercato di questi strumenti ammonti a 647 mila miliardi di dollari di valore nominale. Ancora più dei 466mila miliardi dell’ultima rilevazione (più vecchia) realizzata dall’Isda. Si tratta di un numero 14 volte più grande della capitalizzazione di tutte le Borse del globo. E nove volte più grande del Pil del mondo intero”
Molta gente non crede che possa scoppiare una rivoluzione nei prossimi anni, figuriamoci nei prossimi mesi. Io invece reputo che la rivoluzione ci sarà e scoppierà entro la fine dell’anno. Nouriel Roubini la situa nel 2013. La goccia che farà traboccare il vaso non sarà l’ennesimo crollo di Wall Street o l’ennesimo tentativo di edificare bruscamente ed autoritariamente gli Stati Uniti d’Europa in contrasto con la volontà di una maggioranza di Europei e del semplice buon senso.
La causa sarà invece l’assurdo, suicida attacco di Israele all’Iran e/o della NATO alla Siria (e quindi alla Russia e alla Cina).
Questa guerra è inevitabile perché l’Occidente vuole a Damasco un governo filo-occidentale e la Russia ne vuole uno filo-russo, perché l’Iran non accetterà mai di interrompere il suo programma (legale) di arricchimento dell’uranio e perché Israele non accetterà mai di perdere le sue colonie con la nascita dello stato palestinese. In cambio gli Americani non accetteranno mai la coscrizione obbligatoria e gli Europei non accetteranno altre tasse. Ciò causerà una rivoluzione con una forza analoga a quella del 1789 ed una capacità di contagio paragonabile a quella del 1848, il tutto su scala mondiale.
Gli Stati Uniti, data la concentrazione di armi, saranno un vulcano. Il crollo (implosione esplosiva/esplosione implosiva) del fronte interno provocherà la loro sconfitta nella terza guerra mondiale.
Un altro luogo da evitare è Israele. Come scrivevo a novembre, il bombardamento (anche nucleare?) dell’Iran produrrà in ogni caso nubi radioattive che inquineranno l’intero pianeta. Le conseguenze potrebbero essere terribili per i milioni di Ebrei che non hanno alcuna responsabilità diretta nelle politiche dissennate dei recenti governi israeliani e che, anzi, in molti casi hanno cercato di fermarlo in tutti i modi. Consiglierei di allontanarsi da Gerusalemme, Tel Aviv, Haifa e Ashdod.
Non lo so. Ci sono troppe variabili in gioco e troppi miliardi di persone che potrebbero far pendere la bilancia da una parte o dall’altra. Consiglio comunque di non preoccuparsi troppo, perché tanto la vita è solo un sogno (cf. Calderón de la Barca).
In un’intervista con la rete televisiva americana NBC, alla fine di aprile, l’inglese ambientalista James Lovelock, all’età di 92 anni, ancora lucido, ha detto che era stato troppo allarmista riguardo ai cambiamenti climatici. “E’ stato sciocco da parte mia”, ripete Lovelock “L’essere umano non è più colpevole degli alberi in relazione alle temperature in aumento.” Neanche lo scandalo Climagate sulla manipolazione dei dati nei rapporti dell’IPCC fu un colpo così duro per i difensori dell’idea che l’umanità sta vivendo un’emergenza planetaria imminente a seguito di emissione eccessiva di CO2 nell’atmosfera. Lovelock è l’autore della teoria di Gaia, secondo cui la Terra è un superorganismo che si autoregola e, prima o poi reagisce agli attacchi devastanti dell’uomo alla natura, è un decano del moderno attivismo ambientale. Votato come uno degli eroi dell’ambiente dalla rivista Time nel 2007, è diventato negli ultimi dieci anni, insieme con l’ex vice presidente Al Gore, uno dei profeti più ispirati della fine dell’umanità causata dai cambiamenti climatici.
Il revisionismo di Lovelock fa ancora più rumore perché ora contraddice il senso comune della fine del mondo legata al riscaldamento. Nell’evento Green Nations Fest, tenutosi dal 31 maggio al 7 giugno a Rio de Janeiro, i visitatori sono stati condotti a sperimentare la sensazione di abitare un pianeta colpito dalla fusione, dagli incendi e inondazioni. Come un parco di divertimenti dentro e fuori, la simulazione ha avuto molto successo. Eppure, la realtà è un’altra, meno orrendamente spettacolare.
Lovelock non é stato l’unico rinomato scienziato che ha cambiato idea recentemente sul pericolo imminente del riscaldamento globale causato dalle emissione umane. Nel settembre dello scorso anno, il fisico norvegese Ivar Giaever, premio Nobel nel 1973, lasciò l’American Physical Society (APS) per disaccordo con la posizione dell ‘istituzione in materia di riscaldamento globale. Giaever disse allora: “L’APS accetta di discutere se si verificano cambiamenti nella massa di un protone o discutere se esistono più universi, ma l’evidenza del riscaldamento globale è indiscutibile? Questo problema sta diventando una religione. E io non sono un credente».
Questi dissidenti, vale la pena ricordare, non negano il fatto che il pianeta è più caldo – quasi tutti gli scienziati oggi concordano sul fatto che la temperatura media della Terra è aumentata di 0,8 gradi nel secolo scorso, il disaccordo è sulle cause di questa oscillazione.
Per gli scettici, i cambiamenti non sono dovuti a eccessiva combustione di carbone e petrolio, ma a un ciclo naturale di riscaldamento e raffreddamento della Terra. Il pianeta é passato per almeno altri quattro periodi simili di riscaldamento negli ultimi 650.000 anni, molto prima della rivoluzione industriale nel XIX secolo. ” Ci sono forze molto più potenti che l’attività umana per influenzare il clima, come la radiazione solare e l’oscillazione della temperatura dell’oceano,” dice il geografo Gustavo Baptista, dell’Istituto di Geoscienze dell´Università di Brasília. ”E’ presuntuoso pensare che gli uomini hanno più influenza sul clima rispetto alle attività naturali che riescono a muovere le placche tettoniche.”
Roberto Vacca – Perché sono e scrivo fuori dal coro?
di Roberto Vacca – 8/3/2012
“I messaggi improbabili trasmettono più informazione di quelli che hanno alta probabilità”.
È un’affermazione che si può trarre in modo immaginoso dagli insegnamenti della teoria dell’informazione. La teoria, però, non ci dice quanto certi messaggi siano davvero rilevanti per noi. Per deciderlo dobbiamo ragionare. In casi estremi il giudizio è ovvio. Sono irrilevanti i testi che ripetono più volte ogni concetto o una stessa frase. Lo sono gli articoli che rimasticano questioni e parole che abbiamo già letto spesso in varianti uniformi tra loro. Troviamo stucchevoli le discussioni di temi troppo facili. In inglese curiosamente si commentano i testi ripetitivi che non dicono niente di nuovo con il commento: “Old hat! [Cappello vecchio!]”
Molti periodici pubblicano troppe pagine dedicate ad argomenti banali e minimalistici: cibo, vestiti, divertimenti, paure ingiustificate. Io tendo a cercare cose nuove e metto in pratica l’unico insegnamento che do(da guru):
“Impara ogni giorno almeno una cosa nuova [meglio se più di una]”
Studio ogni giorno questioni di tecnologia e di scienza, di comunicazione, di management, di morale, di politica internazionale. Quando ne trovo di interessanti, ci scrivo qualche pagina e mi piace farla leggere agli altri. Così da anni oltre a fare l’ingegnere e lo scrittore ho cominciato a fare il giornalista. Per la storia – il primo che mi propose di collaborare a un quotidiano, nel 1971, fu Alberto Ronchey, direttore della STAMPA.
In 40 anni ho pubblicato più di mille articoli su quotidiani e mensili. Parecchi lettori li hanno trovati decenti. Recentemente, però, direttori e redattori di testate più o meno importanti, non li vogliono quasi più.
Dopo il disastro di Fukushima, taluno disse: “Nucleare? NO. Quell’incidente è successo perfino ai giapponesi – tecnicamente tanto più perfetti di noi: figuriamoci che accadrebbe in Italia!” Io avevo scoperto che dal punto di vista sistemico, la rete dell’energia giapponese era un disastro – altro che perfezione!. Il paese è diviso in due metà alimentate da energia a frequenza di 50 Hertz a Oriente e a 60 Hertz a Occidente. Non comunicano fra loro altro che per una connessione di potenza minima. Da qui i disagi che subisce ora la regione orientale, ove sono venuti a mancare reattori di Fukushima. Sono ostacolati anche i lavori per mettere in sicurezza le centrali inutilizzate – e radioattive. Lo dissi ai miei tanti amici ingegneri e se ne stupirono: non conoscevano i fatti. Scrissi un articolo su questa storia e fu rifiutato da una mezza dozzina di quotidiani. Nell’aprile 2011 lo pubblicò LA STAMPA, senza particolare rilievo, ma mi dissero di non essere interessati a miei ulteriori contributi.
Negli ultimi mesi ho trovato parecchi altri argomenti importanti e insoliti, ma non li hanno trovati rilevanti i direttori dei quotidiani ai quali mi ero rivolto. Così ho deciso di mandare i miei pezzi solo a voi – amici che avete gradito di avere la vostra e-mail nella mia mailing list.
Come vi scrissi due giorni fa, continuo a mandarvi i miei scritti. Potete trasmetterne copia a chi volete, duplicarli e inserirli in blog, altre mailing list, bacheche, bollettini. Credo che sia importante che girino notizie e nozioni non evanescenti e che generino altre idee e opinioni. Come dicevo nell’ultimo messaggio, anticipo qui gli argomenti che tratterò nei prossimi invii.
1. Ho trovato i diari del funzionario giapponese addetto ai robot, necessari per indagare l’accaduto entro le centrali radioattive in cui non potevano entrare esseri umani. È una storia di ritardi e inefficienze.
2. Si discute se esistano neutrini appena appena più veloci della luce. È più interessante che intere galassie distanti si allontanano da noi al doppio della velocità della luce – o sembra solo che lo facciano?
3. Eliminare in Italia prefetti e prefetture consentirebbe risparmi maggiori dell’abolizione delle provincie – e sarebbe una svolta democratica. Proposta già fatta da Luigi Einaudi nel 1944
4. L’alimentazione cerimoniale e compulsiva conduce all’obesità – grave rischio per la salute in vari paesi (USA, Irlanda, etc) . Ratti alimentati con dieta minima hanno allungato la loro vita media del 40%. Campagna di rieducazione dietologica e culturale.
5. Nei processi tecnologici complessi entrano in gioco migliaia di fattori Non c’è modo di analizzarli tutti. Sono sistemi energetici, di trasporto, telecomunicazioni etc. e comprendono computer dedicati con il loro software. Si chiamano CPS, Cyber Physical Systems (= sistemi ciber.fisici). Vengono gestiti da super-computer che integrano anche i segnali prodotti dai processi fisici.
6. L’arsenale nucleare cinese – organizzato con immagazzinamento in grande sistema di tunnel da cui treni portano missili intercontinentali a piattaforme di lancio multiple non neutralizzabili. Il numero di testate nucleari cinesi sarebbe molto maggiore di quanto valutato finora.
7. A Fukushima si lavorava anche per produrre bombe atomiche?
8. Gli tsunami di Fukushima avrebbero dovute essere ben previsti dai progettisti. In un archivio pubblico giapponese ci sono dati sugli tsunami degli ultimi 8 secoli: alcuni più forti di quello del 2011.
Su questi argomenti e su tanti altri si ripetono anche pareri improvvisati o distorti. Soffocano il senso critico e il senso comune. Ignorano l’esperienza e la logica. Fanno male specialmente ai giovani che vengono indotti a considerarli come insegnamenti profondi. Per questo sento il dovere civico di stare fuori dai cori che mi paiono sbagliati. Spero di sortire qualche buon effetto. Talora ne dubito – perché ricevo messaggi di approvazione e solidarietà soprattutto da chi già tende all’approccio logico-sperimentale. Invece i pensatori fumosi, gli imbroglioni e i creduloni non mi rispondono e non si risentono. Fanno una loro la congiura del silenzio. Combattiamoli. Additiamo ai giovani e ai meno giovani la via della ragione.
Magari partendo dal riscaldamento globale: http://www.robertovacca.com/serra.html
Il 69% degli Americani (agosto 2011) crede che i climatologi abbiano falsificato i loro dati, un valore in crescita del 10% rispetto al 2009. Meno di un terzo crede che ci si debba preparare per un terribile riscaldamento globale ed un 4% si prepara invece ad una glaciazione. Gli altri pensano che non succederà nulla o non hanno preso posizione
Questi sondaggi creano un grosso problema ai corifei del riscaldamento globale causato dall’uomo, perché significano una sola cosa: FALLIMENTO!
L’indifferenza dell’opinione pubblica riguardo al cambiamento climatico viene spesso attribuita a un deficit nella comprensione della questione. Si sostiene che la gente è scientificamente troppo poco alfabetizzata per capire le prove o evitare di essere indotti in errore.
Ora, invece, uno studio finanziato dal governo degli Stati Uniti ha dimostrato l’esatto contrario.
Gli Americani con più alti livelli di competenza scientifica e matematica sono più scettici riguardo ai pericoli del cambiamento climatico rispetto ai loro compatrioti meno preparati.
Ma, siccome gli autori dello studio sono convinti che lo scetticismo sia infondato ed inaccettabile, hanno ipotizzato che questo sia dovuto all’egocentrismo intellettuale. Più uno è preparato e di destra, più se ne infischia degli altri e dell’evidenza empirica che, prevedendo grandi catastrofi, mette in discussione il suo status.
Francamente questa interpretazione è talmente tirata per i capelli e politicamente faziosa da creare imbarazzo in chi, come me, crede ancora nella possibilità di fare ricerca scientifica solida e seria.
D’altronde una rivista scientifica che si chiama “Nature Climate Change”, per quanto sottoposta a valutazione esperta (peer reviewing), non è forse degna di menzione.
“Un comunicato stampa emesso dalla Syracuse University segnala un nuovo studio che ha trovato prove del fatto che il periodo di riscaldamento medioevale e piccola era glaciale ha coinvolto anche l’Antartide.
Gli scienziati usano raro minerale per correlare gli eventi climatici del passato in Europa ed Antartide
Il primo giorno di primavera ha portato record di alte temperature in tutta la parte settentrionale degli Stati Uniti, mentre gran parte del sud-ovest stava sotto una tempesta record di neve primaverile. Il tempo, a quanto pare, è andato sottosopra. I fenomeni sono legati? Sono cambiamenti climatici in una parte del mondo e dall’altra niente?
Per capire il presente, gli scienziati cercano il modo di sbloccare le informazioni sul clima passato nascosto nella documentazione fossile. Un team di scienziati guidati dal geochimico del Syracuse University Zunli Lu, ha trovato una nuova chiave sotto forma di ikaite, un raro minerale che si forma in acque fredde. Composti da carbonato di calcio e acqua, i cristalli di ikaite possono essere trovati al largo delle coste dell’Antartide e della Groenlandia.
“L’Ikaite è una versione gelida di calcare”, dice Lu, ” e i cristalli sono stabili solo in condizioni di freddo e realtà che si fondono a temperatura ambiente.”
L’acqua che contiene la struttura cristallina dell’insieme (chiamate acque di idratazione) ha fornito informazioni per le temperature presenti quando i cristalli si sono formati. Questa scoperta dal team di ricerca Lu stabilisce, per la prima volta, che l’ikaite è una misura affidabile per lo studio delle condizioni climatiche del passato. La ricerca è stata recentemente pubblicata online nella rivista Earth and Planetary Science Letters il 1 ° Aprile 2012. Lu ha condotto la maggior parte del lavoro sperimentale per lo studio, mentre un ricercatore post-dottorato all’Università di Oxford ha dato un aiuto nell’interpretazioni dei dati.
Gli scienziati hanno studiato i cristalli di ikaite da sedimenti perforati al largo delle coste dell’Antartide. Gli strati di sedimenti sono stati depositati in più di 2.000 anni. Gli scienziati erano particolarmente interessati ai cristalli che si trovano in strati depositati durante la “Piccola Era Glaciale”, circa da 300 a 500 anni fa, e durante il “Periodo Caldo Medievale”, da circa 500 a 1.000 anni fa, ma gli studi sono stati inconcludenti se le condizioni in Nord Europa erano estese all’Antartide.
I cristalli di Ikaite incorporano l’acqua del fondo dell’oceano nella loro struttura mentre si formano. Durante i periodi di raffreddamento, quando le lastre di ghiaccio sono in espansione, l’acqua si accumula dal fondo dell’oceano in isotopi di ossigeno pesanti (ossigeno 18). Quando ghiacciai si sciolgono, l’acqua dolce, arricchita da isotopi di ossigeno leggeri (ossigeno 16), si mescola con l’acqua del fondo. Gli scienziati hanno analizzato il rapporto degli isotopi di ossigeno nell’acqua di idratazione e il carbonato di calcio. Hanno confrontato i risultati con condizioni climatiche stabilite nel Nord Europa attraverso 2000 anni. Hanno trovato una correlazione diretta tra l’ascesa e la caduta di ossigeno 18 nei cristalli e periodi di raffreddamento e riscaldamento documentati.
“Abbiamo dimostrato che gli eventi climatici del Nord Europa influenzano le condizioni climatiche in Antartide,” afferma Lu. “E ancora più importante, siamo estremamente felici di capire del come si possa ottenere un segnale del clima passato, da questo minerale particolare. Una nuovo proxy è sempre il benvenuto, quando si studiano i cambiamenti climatici del passato. “
PS: Naturalmente il ricercatore si è poi affannato a dire che le conclusioni sulle sue ricerche sono state usate in maniera univoca dai media, e che lui non smentisce il fattore antropogenico nel cambiamento climatico…Ma siamo abituati, a questo tipo di situazioni…”