Una drastica riforma della Costituzione è una priorità per chi?

Twitter [non in italiano]

Verso un mondo nuovo su Facebook [in italiano]

Web Caffè Bookique [in italiano]

 

o.144549
aiutino

Perché ora? Perché tutta questa fretta? Perché questa “sorprendente” concordanza di vedute tra PD, PDL, Lega?

Al procedere delle riforme io ho legato il mio impegno all’atto di una non ricercata rielezione a presidente. Impegno che porterò avanti finche sarò in grado di reggerlo e a quel fine.

Giorgio Napolitano

 

Ma anche adesso, in un momento di grave crisi finanziaria, era davvero necessario dar vita a comitati e comitatini, più o meno lottizzati, per proporre riforme costituzionali? Non è sufficiente, per un governo di transizione, preoccuparsi di riformare la grottesca legge elettorale e tentare di risolvere i problemi economici e sociali?

Corrado Stajano, Corriere della Sera

 

La prima preoccupazione di chi vuole oggi cambiare fino a 60 e più articoli della Costituzione non dovrebbe essere quella di “consentire” al termine del procedimento, un referendum popolare, ma quello di consentirlo adesso che ci si prepara a violare in maniera gravissima la regola fondamentale della Repubblica.

Nessuno poi ci dica che “le regole sono regole e vanno rispettate”.

Nessuno invochi la “legalità sempre”.

Di retorica e di ipocrisia muore la politica. E una Costituzione imposta dividerà i cittadini, non farà dell’Italia un Paese migliore.

Obbedirà soltanto, e anche questa sarà una storia da scrivere, alle indicazioni (ordini?) di una finanziaria americana che ha deciso di mandare al macero le costituzioni nate nel dopo guerra. Le Costituzioni antifasciste.

Sandra Bonsanti

 

Tra i molti problemi dei quali il governo nazionale ed il nostro Parlamento dovrebbero occuparsi, certo non rappresenta una priorità mettersi a riscrivere intere parti della Costituzione italiana. La nostra Carta gode di ottima salute, semmai è la nostra politica a necessitare di profonde riforme interne…. So che tra voi si sono giustamente levate voci preoccupate di fronte al disegno di legge costituzionale presentato dal governo e finalizzato a proporre la revisione costituzionale della forma di Stato, della forma di governo, del bicameralismo: è necessaria la mobilitazione dei cittadini a tutela della Costituzione e del delicato disegno di democrazia repubblicana in essa contenuto.

Donata Borgonovo Re

http://donataborgonovore.com/2013/09/16/la-nostra-carta-gode-di-ottima-salute/

 

Il sogno dei finanzieri (non di tutti, si spera) è uno Stato che funzioni come un’ azienda, ma un’ azienda di fine ‘ 800. Basta col bilanciamento dei poteri, ci vuole un governo forte. Basta con le protezioni del lavoro. Basta con queste Costituzioni antifasciste contaminate dalle idee socialiste. Basta con la libertà dei cittadini di protestare. E’ un sogno che JP Morgan, la più importante banca d’ affari del mondo insieme a Goldman Sachs, ha messo nero su bianco in un documento sulla crisi in Europa. Il paragrafo più significativo: «I sistemi politici della periferia meridionale (dell’ Europa) sono stati instaurati in seguito alla caduta di dittature, e sono rimasti segnati da quell’ esperienza. Le Costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste, e in ciò riflettono la grande forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo. Questi sistemi politici e costituzionali del sud presentano tipicamente le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti; governi centrali deboli nei confronti delle regioni; tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori; tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo; e la licenza di protestare se vengono proposte sgradite modifiche dello status quo. La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche. I paesi della periferia hanno ottenuto successi solo parziali nel seguire percorsi di riforme economiche e fiscali, e abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle Costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali (Spagna), e dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia)». JP Morgan ci spiega dunque che il buon funzionamento dell’ economia non è un mezzo attraverso cui si cerca di migliorare il benessere collettivo, ma il fine da perseguire a costo di stracciare le garanzie e i diritti che definiscono uno Stato democratico. Naturalmente si presuppone che gli Stati siano guidati da élites. Sorprende, che i nostri finanzieri non abbiano menzionato esplicitamente anche la sospensione del diritto di voto, anche se la adombrano quando si preoccupano della «crescita di partiti populisti».

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/06/21/jp-morgan-shock-basta-costituzioni-antifasciste.html

La nostra Repubblica si è fatta presidenziale, sotto Napolitano, e la metamorfosi non è stata decisa dal popolo sovrano: è avvenuta come se l’avesse dettata, motu proprio, la natura. L’antagonismo politico piano piano è stato bandito, bollato come populista secondo la già collaudata, emergenziale logica degli opposti estremismi. È populista Berlusconi, che entrò in politica per restaurare un’oligarchia corrotta dopo Mani Pulite. Sono definiti specularmente populisti Syriza in Grecia o i movimenti cittadini vicini a Grillo, che dell’era Mani Pulite sono figli.

Ne consegue l’impotenza crescente delle costituzioni nazionali, quasi ovunque in Europa. Il popolo di cittadini non può far valere bisogni e paure, quando è amministrato (non governato) da oligarchie che pretendono regalità che non hanno più. Quando un rapporto della JP Morgan (28 maggio ‘13) definisce infide le costituzioni nate dalla Resistenza, caratterizzate come sono “da esecutivi deboli verso i parlamenti; dai diritti dei lavoratori; dall’eccessiva licenza di protestare contro modifiche sgradite dello status quo”.

Barbara Spinelli

http://temi.repubblica.it/micromega-online/lo-spirito-della-costituzione-e-laltra-europa-possibile/?printpage=undefined

Al Presidente del Senato, ai Capigruppo del Senato e ai Senatori tutti

I firmatari e i sostenitori della Via Maestra chiedono ai senatori della maggioranza che, con un comportamento democratico, responsabile e trasparente evitino che la legge costituzionale 813-B (che consente la deroga all’articolo 138 della Costituzione), venga approvata con la maggioranza dei due terzi. Tale maggioranza preclude infatti la possibilità di ricorrere al referendum. Sarebbe sufficiente che un limitato numero di senatori (più di 23) non partecipasse alla votazione finale prevista per domani 15 ottobre, consentendo così a tutti i cittadini di esprimersi con un referendum su un provvedimento che incide profondamente sul sistema delle garanzie costituzionali e crea un pericoloso precedente per il nostro paese. Allontanando ancora di più la classe politica dai sentimenti di molta parte degli italiani.

I firmatari della Via Maestra

Lorenza Carlassare, Don Luigi Ciotti, Maurizio Landini, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky

http://www.libertaegiustizia.it/2013/10/14/appello-ai-senatori-modifica-art-138-consentite-il-referendum/

La ripresa per i fondelli – Saccomanni: «La recessione è finita»

https://twitter.com/stefanofait

76051_10201764832028897_859481783_n1765885-tutti-ai-posti-di-combattimento-2-saccomanni-e-le-droghepassera-come-monti-vedo-anchio-luscita-dalla--T-_LcUd2Luce+alla+fine+del+tunnel

Non c’è nessuna ripresa in vista. Quel che ci attende è l’Armageddon finanziario. Ormai non c’è nulla che possiamo fare se non attendere che esploda e poi rifiutarsi di rimettere assieme i cocci. Bisogna ripartire su basi nuove, con idee nuove, con un modo completamente diverso di pensare l’economia e i rapporti umani
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/06/14/le-uniche-due-riforme-davvero-necessarie-per-un-mondo-nuovo/

“Le economie di Brasile, Russia, India e Cina stanno rallentando: l’Economist prova a spiegare che cosa significa per il futuro dell’economia mondiale”

http://www.ilpost.it/2013/07/27/editoriale-economist-bric/

Sta per esplodere la terza bolla del secolo, dopo quella della new economy (2000-2001) e quella immobiliare-mutui subprime (2006). È la più grande di tutte e riguarda i derivati, che Warren Buffett ha giustamente definito “armi di distruzione di massa”

http://www.forbes.com/sites/stevedenning/2013/01/08/five-years-after-the-financial-meltdown-the-water-is-still-full-of-big-sharks/

http://www.forbes.com/sites/stevedenning/2013/03/17/three-essential-measures-to-make-banks-safe-again/

http://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2013/07/01/news/derivati_arma_di_distruzione_di_massa_un_fantasma_da_633_trilioni_tra_usa_e_ue-62174735/

“Secondo gli studi di Societe Generale le tre maggiori bolle degli ultimi 30 anni, sono state alimentate dai tassi ultraribassati. Prima la bolla asiatica nei primi anni ’90, quindi le famose dot-com della fine degli anni ’90 e la grande bolla del credito del 2008. Quella che stiamo vivendo, sarebbe appunto la quarta, ancora non identificata e perciò senza nome. Ed è pronta per scoppiare”.

http://www.trend-online.com/prp/previsioni-mercato-2014/

“Fmi taglia previsioni crescita Cinese, Pil 2013 +7,8%, 2014 +7,7% – Nel rapporto sull’economia globale dell’aprile scorso, lo stesso Fmi indicava un più 8 per cento sul Pil 2013 e un più 8,2 per cento nel 2014”.

http://www.internazionale.it/news/cina/2013/07/17/fmi-taglia-previsioni-crescita-pil-2013-78-2014-77/

“Il sistema ‘Help to Buy’ che sottoscrive il deposito dei proprietari immobiliari è finito al centro delle critiche di un consistente numero di economisti e politici. Alcuni l’hanno definito ‘folle’ e hanno accusato il governo di tentare di creare un elemento positivo da giocarsi in vista delle elezioni 2015. Qualche giorno fa persino il Segretario delle Finanze Vince Cable ha epresso le sue preoccupazioni alla Bbc in diretta Tv: “Sono preoccupato del pericolo di creare un’altra bolla immobiliare”.

http://www.wallstreetitalia.com/article/1611318/mattone/regno-unito-si-teme-bolla-immobiliare.aspx

http://keynesblog.com/2013/04/10/la-prossima-bolla-immobiliare-made-in-uk/

Nei prossimi mesi decine di migliaia di irlandesi rischiano di perdere la propria casa. Nel Paese ci sono infatti oltre 140 mila mutui non pagati a carico di altrettanti contraenti senza protezione dal pignoramento. Senza pagare gli arretrati da qui a fine anno questi mutuatari dovranno presentarsi in tribunale.

http://mutui.blogosfere.it/2013/06/mutui-casa-in-irlanda-rischio-valanga-espropri.html

”La solidità del sistema bancario e’ migliorata ma restano debolezze”, si legge ancora nel rapporto. Soprattutto il Prodotto interno lordo, che è previsto crescere solo dello 0,3% nel corso dell’anno, dimezzato a fronte di una precedente previsione che lo dava allo 0,6%. L’incertezza legata alle prospettive dell’Eurozona “ha portato a un calo dell’export tedesco nella regione oltre che a un forte rallentamento degli investimenti”.

http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/1254969/Economia-tedesca-dimezzata–Allarme-del-Fondo-monetario—Rischia-di-finire-come-Italia-.html

“La voragine nei conti di Deutsche Bank. Nel mirino di Stati Uniti e della Consob tedesca. Perquisita dalla polizia e invischiata nel buco Mps. E ora anche in profondo rosso”.

http://www.lettera43.it/economia/finanza/la-voragine-nei-conti-di-deutsche-bank_4367582062.htm

Siemens & Bosch nella tempesta

http://www.ilpost.it/2013/08/05/problemi-siemens/

http://www.repubblica.it/economia/2013/04/15/news/siemens_processo_tangenti_in_grecia-56685924/

http://www.trn-news.it/portale/index.php/mondo/item/277-fotovoltaico-bosch-e-siemens-perdono-miliardi-ma-se-atene-piange

Uno dei problemi principali che pesano sulla congiuntura americana sono gli effetti del “sequester”, cioè i tagli automatici alla spesa entrati in vigore quando il Congresso, pur evitando il fiscal cliff, non è riuscito a trovare un accordo per l’innalzamento del tetto del debito pubblico.

http://www.repubblica.it/economia/2013/07/26/news/fmi_usa_crisi-63768057/

Giappone: brusca frenata dell’economia il prossimo anno, secondo il governo

http://it.ibtimes.com/articles/53917/20130802/giappone-crescita-pil-aumento-tasse-consumi.htm

“I Paesi Bassi affondano poco a poco”

http://www.presseurop.eu/it/content/news-brief/4029671-i-paesi-bassi-affondano-poco-poco

India, crescita +5%: mai così bassa da 10 anni

http://www.lettera43.it/economia/macro/india-crescita–5-mai-cosi-bassa-da-10-anni_4367597225.htm

Le uniche due riforme davvero necessarie per un Mondo Nuovo

liberte-egalite-fraternite

Ci sono solo due misure che porteranno all’abolizione dei monopoli e ad una società capace di dare un senso concreto a principi di libertà (autonomia), uguaglianza (dignità) e fratellanza (unità nella diversità).
Marxismo, Merkelismo, Friedmanismo, Keynesismo sono solo perdite di tempo e distrazioni [Keynes è comunque utile sulla governance mondiale per scongiurare il governo mondiale, che sarebbe/sarà, per sua natura, tirannico ed oligarchico e Marx è ottimo per l'analisi dei problemi, anche se le sue soluzioni sono degne di un entomologo, non certo di un umanista].
Un movimento politico rivoluzionario nonviolento ha solo bisogno di spiegare queste due riforme ai cittadini e pretenderle dai politici, oppure farsi eleggere ed attuarle.
Il resto andrà da sé (se le studiate, insieme, mi darete ragione).
Il M5S deve concentrarsi unicamente su queste due cose, non disperdere le sue energie in quisquilie mentre la disoccupazione e l’astensionismo aumentano.
Grillo SVEGLIA!!!!!!

Le elezioni europee dovranno essere l’occasione per far capire ai cittadini cosa è meglio per loro. Se ci sarà una guerra in corso, tanto meglio, saranno infuriati e vorranno cambiamenti radicali. L’importante è che ci sia qualcuno a proporre cambiamenti democratici.

L’importante è che ci sia la comprensione del fatto che il sistema di tassazione e quello bancario sono due espedienti che permettono ai veri parassiti (quelli su in alto) di spennare i polli giù in basso fingendo che sia in atto una redistribuzione delle risorse, quando tutti gli studi confermano che la disuguaglianza è in costante e spaventoso aumento, ossia che pochi [meno di 10mila oligarchi, secondo le stime più accreditate] stanno facendo incetta delle ricchezze prodotte dal 99,9 ecc. % della popolazione mondiale. 

REDDITO DI BASE INCONDIZIONATO

Non c’è alcun bisogno di passare per la teoria marxista per poter giustificare un reddito minimo garantito. Il rivoluzionario anglo-americano Thomas Paine, uno dei primi promotore dell’idea del reddito di base, nel suo La Giustizia agraria del 1796 vedeva in esso un giusto indennizzo per l’appropriazione della terra da parte di pochi individui, terra che dovrebbe appartenere a tutti…

Mona Chollet, “Le Monde Diplomatique”, Maggio 2013.

La produttività è aumentata in misura tale da creare un enorme esubero di manodopera. Il nostro sistema economico non è più in grado di offrire un posto di lavoro per tutti. Ma ogni uomo su questo mondo ha il diritto di vivere una vita dignitosa. Il sole, l’acqua, l’aria e la terra e con ciò i frutti di questo pianeta fondamentalmente sono di tutti. Una distribuzione equa e giusta garantirebbe la sussistenza per tutti. Ci vuole un reddito di base per tutti per combattere la povertà.

Sepp Kusstatscher

La fratellanza, alla base del costituzionalismo tanto quanto la libertà e l’uguaglianza, è rimasta sulla carta, un principio anonimo, astratto, una parola vuota, uno slogan.

La stabile, inesorabile crescita del tasso di disoccupazione “strutturale”, dovuta soprattutto alla delocalizzazione ed all’automazione dei sistemi di produzione, gestione e distribuzione, può solo aggravare queste circostanze sfavorevoli.

Inoltre, ormai quasi da un secolo, la crescita economica dipende massicciamente dai consumi, non dagli investimenti. Mentre i ricchi consumano solo una minima parte dei loro introiti, sottraendo i loro crescenti redditi al flusso globale del benessere, i meno benestanti consumano quasi tutte le loro risorse.

Il reddito di base incondizionato per ogni cittadino consentirebbe di eliminare il problema della disoccupazione, sarebbe speso interamente, rilanciando i consumi ed assicurando una costante ridistribuzione delle risorse mondiali e permetterebbe di passare da una società della sfiducia ad una società della fiducia, oltre a garantire i lavoratori contro i ricatti salariali e a consentire agli studenti di dedicarsi allo studio a tempo pieno, con esiti che sono generalmente migliori.

Chi lo vorrà percepire, non potrà restare in panciolle, ma dovrà dedicarsi a servizi di utilità pubblica. Almeno tre ore al giorno di assistenza ai bisognosi, come fanno quotidianamente molti volontari, farebbero la differenza sia per chi fruisce di questo servizio sia per chi lo presta. Chi non fosse disposto a farlo potrà rimanere nel regime fiscale-contributivo “tradizionale”. In ogni caso una somma che, almeno all’inizio, difficilmente potrebbe eccedere gli 800-1000 euro sarebbe appena sufficiente per vivere e non potrebbe in alcun caso incentivare l’ozio. È il minimo vitale per preservare la dignità umana e ridurre l’incidenza dei reati di microcriminalità.

Considerevoli porzioni dei redditi tedeschi e francesi dipendono ormai da allocazioni sociali e non dal lavoro. Se ci fosse la volontà politica non sarebbe difficile completare l’opera e si risparmierebbe sulla spesa legata a incentivi, bonus, sussidi, esoneri, defiscalizzazioni, verifiche fiscali, farraginosità burocratica, ecc.

Il reddito di base incondizionato, o reddito minimo garantito, o reddito di cittadinanza (l’importante è intendersi) – già sostenuto dai Nobel per l’Economia James Tobin e Paul Samuelson, da John Kenneth Galbraith e da altri 1200 economisti che appoggiavano la campagna presidenziale di George McGovern, poi sconfitto da Nixon – significa che una persona può decidere di non lavorare e vivere modestamente, oppure prendersi un anno sabbatico per capire cosa fare della sua vita, lasciare un lavoro insoddisfacente per specializzarsi in un altro campo, chiedere diverse annualità anticipate per formare un capitale d’impresa assieme ad altri soci.
In breve, è un meccanismo che, sgravando ogni cittadino dai ceppi dell’occupazione a ogni costo, gli permette di emanciparsi, sperimentare, di cercare la maniera migliore di realizzarsi, di esprimere i propri talenti e passioni inclusa quella di dedicarsi ad attività socialmente utili, senza essere condannato alla frustrazione, al cinismo, al carrierismo, al precariato, alla disoccupazione, alle nevrosi, alla pressione, all’ansia, al senso di inadeguatezza, mediocrità, vergogna, colpa, fallimento esistenziale. Sarebbe una rivoluzione nonviolenta dei rapporti umani che consentirebbe ai ricchi di restare tali, ma abolirebbe la miseria e le condizioni di lavoro e remunerazione umilianti e semi-schiavistiche.

Il reddito minimo garantito, cumulabile con quello lavorativo, corrisposto alle persone fisiche, dev’essere sufficiente per emancipare ogni cittadino e quindi abolire le nuove forme di servaggio. Per questo serve, propriamente, un reddito di base incondizionato. Diversamente è carità e la carità crea dipendenza, ossia asservimento.

La dignità dei cittadini può essere garantita solo da un alloggio dignitoso per tutti e da un reddito di cittadinanza vincolato ad un periodo di servizio civile e magari all’obbligo di voto, come segni tangibili del proprio esercizio della cittadinanza.
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/06/12/il-reddito-di-base-incondizionato-e-il-nostro-futuro-che-vi-piaccia-o-meno/

Si finanzia con

IMPOSTA UNICA SUL VALORE FONDIARIO

Il mio convincimento è che oggi in Italia l’area della rendita si sia estesa in modo patologico. E poiché il salario non è comprimibile in una società democratica, quello che ne fa tutte le spese è il profitto d’impresa. Questo è il male del quale soffriamo e contro il quale dobbiamo assolutamente reagire [...] Oggi pertanto è necessaria una svolta netta. Non abbiamo che due sole prospettive: o uno scontro frontale per abbassare i salari o una serie di iniziative coraggiose e di rottura per eliminare i fenomeni più intollerabili di spreco e di inefficienza.

Gianni Agnelli, intervista a l’Espresso, 1972

L’accumulazione del capitalismo nasce infatti nel momento in cui si recintano i terreni liberi formando così la rendita assoluta; in seguito si afferma il mercato che cerca di far dimenticare nell’equilibrio concorrenziale quella prepotenza iniziale. Oggi, con il dominio della rendita finanziaria il capitalismo torna al primato del possesso sulla produzione. Le transazioni finanziarie sono molto più eteree e sofisticate dell’atto di recintare un terreno, ma l’atteggiamento di fondo è il medesimo.

Walter Tocci, Democrazia e diritto, 1/2009

L’attuale tassazione è iniqua ed inefficiente. Alcuni propongono un’unica imposta cittadina sui redditi e patrimoni. Altri un’IVA progressiva o legata alla sostenibilità ecologica e sociale, che vada quindi ad incidere pesantemente in special modo sulle importazioni da paesi che non rispettano certi standard ambientali e civili/morali.

Ritengo immorale la tassazione sul lavoro e sul consumo, che sono due servizi resi alla comunità. Tassare lo spirito di iniziativa? Tassare un flusso di risorse che beneficia tutti? E’ sommamente stupido. Non serve neppure la Tobin Tax.

Serve altro e l’IMU potrebbe essere l’embrione di questo qualcos’altro, se non si aggiungesse ad altri balzelli iniqui. La misura più rivoluzionaria e promettente è l’imposta sul valore fondiario, formulata già ai tempi della rivoluzione francese, sufficiente a sostenere in gran parte l’ingente e onerosissimo sforzo di modernizzazione del Giappone del periodo Meiji (1868-1912) e la cui introduzione è stata proposta in Italia nel 1962 dal ministro dei lavori pubblici Fiorentino Sullo e affondata dalle lobby dei proprietari fondiari e da una spietata campagna mediatica. Una lettera aperta a Gorbaciov di alcuni tra i più celebri economisti del tempo, tra i quali i premi Nobel Vickrey, Solow, Tobin e Modigliani, la perorava per il bene della Russia post-comunista, nel tentativo di evitarle le distorsioni oligarchiche del modello occidentale e conservare almeno il principio dell’equa ridistribuzione delle risorse naturali tra i cittadini. La tassa sarebbe stata riscossa e gestita localmente.

In una qualche forma, l’imposta sul valore fondiario esiste in tutto il mondo ed è considerata la più equa, perché attiene ad uno dei beni comuni per eccellenza, la terra, il cui valore deriva dalle attività collettive (es. ordine pubblico, servizi efficienti, igiene, bellezza, integrità, commercio, ecc.) ma viene messa a profitto da privati, che in molti casi ne ricavano guadagni largamente maggiori di quelli dovuti al loro ingegno e intraprendenza. È in pratica un canone d’affitto di un appezzamento di terra, in proporzione al valore di mercato e quindi alla sua destinazione d’uso (se si trova al centro di Londra e vi sorge una banca il valore sarà diverso rispetto ad un frutteto in una valle alpina).

Idealmente dovrebbe sburocratizzare e semplificare il sistema fiscale sostituendo tutte le altre imposte che disincentivano le attività produttive ed imprenditoriali e penalizzano proprio le aree periferiche (es. IVA e accise). Una tale imposta attirerebbe attività economiche in distretti secondari (bassa tassazione) e graverebbero specialmente sulle rendite, sui latifondi e sulle sedi delle attività finanziarie, contrastando l’elusione/evasione fiscale (un terreno non può essere nascosto o trasportato in un paradiso fiscale) e scoraggiando le speculazioni fondiarie ed edilizie.

Hong Kong, Singapore e il New Hampshire hanno sperimentato questa via e funziona, perché è l’unica imposta che allinea l’interesse pubblico agli incentivi finanziari dello Stato. Non c’è davvero alcuna ragione per non prenderla in seria considerazione anche in Trentino Alto Adige dove il valore fondiario generato dalla comunità è estremamente elevato e potrebbe servire a finanziare il nostro stato sociale.
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/09/come-mungere-i-grandi-parassiti-rendite-beni-comuni-e-imposta-unica-sul-valore-fondiario/

http://www.guardian.co.uk/money/2007/jan/08/tax.business

*****

15 - Le riforme dei Gracchi 2
Finché gli oligarchi e questa classe dirigente resterà saldamente al potere non c’è alcuna possibilità che ciò si realizzi.
Ma le cose stanno cambiando davvero in fretta. Lotte intestine senza quartiere stanno indebolendo l’establishment, cambiamenti climatici e catastrofi naturali complicano la vita dei potenti, milioni di persone chiedono di vivere in un mondo migliore. Bisogna avere pazienza e dedicarsi a campagne di sensibilizzazione che facciano aprire gli occhi alle masse, altrimenti si fa la fine di Tiberio e Caio Gracco. Quando le menti di milioni di persone si saranno aperte, non si potranno più chiudere: avranno visto la realtà com’è e non come qualcuno voleva che la percepissero. Avranno imparato la lezione e non si faranno più fregare. L’importante è che le generazioni successive non si facciano strappare le nostre future conquiste. Mai più.

Quanto durerà questo governicchio? – La montagna ha partorito il topolino (e il “terrorista”)

enrico-letta-berlusconi-233360_tn

936835_10151436656529426_288121341_n

Sparatemi, sparatemi
Luigi Preiti, un uomo disperato

«La violenza ha padri noti» (Gasparri). «Grillo-griletto» (il Giornale). «Basta con l’antipolitica!» (Binetti). «Troppo odio da troppo tempo» (Gelmini). «E’ ora di smetterla con i terroristi virtuali nascosti dietro a un monitor» (Meloni). «Chi ha sparato ha dato retta a Beppe Grillo» (Storace).
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/tutti-pazzi-per-preiti/2205867

Un disperato o pazzo spara ed è tutta colpa di chi dissente, di chi non si piega all’inciucio… Non sentite puzzetta di regime? (Nichi Vendola, twitter)

Sto per andare a trovare i due Carabinieri feriti stamattina sotto Palazzo Chigi. Le ultime notizie non sono affatto rassicuranti: in particolare per il brigadiere Giuseppe Giangrande si parla del rischio di gravi lesioni alla colonna vertebrale. Provo sgomento: non è giusto che corrano rischi così grandi coloro che lavorano ogni giorno per la sicurezza di tutti noi, rappresentanti delle istituzioni o comuni cittadini. E provo sgomento anche per ciò che nelle ultime ore è emerso dalla biografia dell’uomo che ha sparato. Le prime frammentarie informazioni lo liquidavano come “individuo affetto da problemi psichici”. Ma quella della follia è una scorciatoia troppo facile e troppo comoda. Sta emergendo con sempre maggiore chiarezza quale profondo disagio sociale, quale disperazione avesse devastato la sua vita. Un uomo che ha perso il lavoro, come capita a troppi in questo nostro Paese, e che da questa perdita non è riuscito a riaversi. Si vede quanto pesi la mancanza di quelle reti di solidarietà che un tempo servivano ad attenuare i contraccolpi della crisi economica, e che oggi sono drammaticamente svanite. Certo, non è lecita alcuna confusione tra chi spara e chi viene colpito, tra l’aggressore e le sue vittime. Ma sulla crisi le istituzioni e la politica devono, dobbiamo tornare ad intervenire e dare risposte quanto prima, anche perché in più di un caso – lo stiamo vedendo con frequenza crescente – la crisi trasforma le sue vittime in carnefici.
Laura Boldrini

Fa male toccare con mano lo scollamento, la distanza che separa le istituzioni dai cittadini. Io intravedo una grande incognita in questa contrapposizione tra popolo e politica, grande almeno quanto il pericolo dell’eversione. Non può liquidarsi in modo consolatorio una realtà che ospita uomini disperati e quindi disposti a tutto. Bisogna intervenire per interrompere questa caduta. È compito nostro impedire che la disperazione si impadronisca delle nostre vite, che le situazioni drammatiche esasperino i comportamenti. Lo dico non perché, questa volta, la violenza ha colpito le istituzioni, i carabinieri a cui va tutta la nostra solidarietà. Vale anche per i cittadini che si tolgono la vita perché sopraffatti dalle avversità, dalla mancanza di lavoro, dalla propria decadenza fisica e morale.

Pietro Grasso

21303_597418203602647_167848620_nUn governo di basso profilo, un governucolo:
– giovani ministri completamente inadeguati al compito – Nunzia De Girolamo e Beatrice Lorenzin: giusto per far vedere che l’età media si è abbassata, come nella più squallida delle operazioni di marketing politico;
– un banchiere all’economia;
ALFANO agli Interni;
– un ministro nero all’integrazione tanto per far colore (token negro);
– un governicchio costantemente sotto ricatto;
Probabilmente molti nomi di maggior spessore hanno declinato l’invito a partecipare sapendo che il fallimento era quasi assicurato.

65599_10200537876201069_985959688_n

lattentato

Proteste in Spagna? Proteste in Grecia? Quando mai? Tutto tranquillo, infatti i nostri giornali e telegiornali non ne parlano. Quindi vuol dire che è tutto a posto, circolare. Ma qualcosa sta succedendo:

E’ il gesto di un disperato. I politici non lo sanno che vuol dire prendere 800 euro al mese, entrare in un negozio e non poter comprare nulla a tuo figlio… Ecco cosa succede se non lo sanno”. Parola di carabiniere. Accento napoletano, occhi quasi in lacrime, è in servizio con la pattuglia intorno ai Palazzi del potere, dove poco prima due suoi colleghi sono stati feriti a colpi di pistola. Si sfoga davanti ai giornalisti appena arrivati qui dal Quirinale, dove il governo Letta ha appena giurato. Si sfoga, di fianco un suo collega annuisce: “E’ una guerra tra poveri…

“Era ferito sull’asfalto e urlava…”, continua il gendarme. “Si capiva che era un gesto di rabbia, ma loro – e indica il Palazzo, Camera e Palazzo Chigi – non lo sanno, vivono in un mondo loro, non capiscono che poi la gente se la prende con noi che facciamo servizio in strada…”

“Si capiva che era un gesto di rabbia, ma loro – e indica il Palazzo, Camera e Palazzo Chigi – non lo sanno, vivono in un mondo loro, non capiscono che poi la gente se la prende con noi che facciamo servizio in strada…”.

http://www.huffingtonpost.it/2013/04/28/davanti-palazzo-chigi-lo-sfogo-di-due-carabinieri_n_3173225.html

In Tunisia iniziò tutto con un gesto disperato di quest’uomo, Mohamed Bouazizi

Mohamed_Bouazizi

**********

“Fabrizio Saccomanni dà una “valutazione positiva” dell’accordo raggiunto ieri in sede europea sul Fiscal compact”.

http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-1024225/ue-saccomanni-positivo-accordo/

Le misure di austerity più che causare una recessione, spingerebbero la crescita attraverso una riduzione dei tassi di interesse in tutti i settori dell’economia

Farbizio Saccomann, Reuters, novembre 2011

bocconiano doc e giovane repubblicano, è stato uno degli uomini più fidati di Mario Draghi

http://news.panorama.it/politica/saccomanni-ministro-economia

Nell’ottobre 2011, un mese prima del volo dello spread e delle dimissioni di Berlusconi, il direttore di Bankitalia, intervenendo alla Bocconi, dell’ultima manovra finanziaria di Giulio Tremonti diceva: “Mette la finanza pubblica in una linea di riduzione del debito credibile e perseguibile”…. Saccomanni dimostrava sintonia anche con l’ipotesi di reintroduzione dell’Ici per tutti. L’Italia “è l’unico grande paese senza una tassa sulla prima casa”, ragionava.

http://www.giornalettismo.com/archives/845327/la-ricetta-di-saccomanni/

No, questa visione del Ministero dell’Economia, il catenaccio, non paga più. Il modulo Monti ha fallito, subendo tantissime reti, chiamate debito su PIL a livelli record, tre anni di recessione, disoccupazione a livelli record. Ha fallito perché invece di spingere con coraggio la Germania a comprendere i suoi errori le abbiamo dato possibilità di perseverare, diabolicamente.

Il Ministero dell’Economia del Governo Letta doveva essere la punta di diamante dell’attacco, dell’alleanza con i francesi per dire per sempre basta all’austerità, per far ascoltare ai mercati quello che vogliono sentirsi dire, che gli assicureremo la solvibilità del nostro debito con l’unica moneta sonante che apprezzano, la ripresa economica. Avremmo avuto bisogno di far sentire a tutti che la politica economica, di pertinenza del Ministero dell’Economia, è il luogo dove si combatte l’austerità, non dove la si giustifica.

Ma non si può chiedere ad un banchiere centrale di fare altro che giocare sulla difensiva: nato e istruito per proteggerci dall’inflazione, il banchiere centrale fa fatica a capire che ci sono momenti di crisi dove l’inflazione non è il pericolo mortale per la stabilità di un Paese, ma la crisi che attanaglia le famiglie sì, lo è. E che questa crisi non può aspettare le riforme dei sogni tra 10 anni, ma ha bisogno subito di quella medicina chiamata lavoro e produzione che rende degna e decorosa la vita delle persone, siano esse dipendenti o imprenditori. Sennò si muore, sennò si perde.

La realtà è che questo Governo Letta ha una ottima difesa con un pessimo attaccante: le scelte sui Ministeri del Lavoro e dell’Università e dell’Istruzione, dove più forte è il potenziale per arrestare l’emorragia dei giovani, sono state credo ottime. Ma la scelta di quei Ministri, se tutto va bene, aiuterà, speriamo, a guadagnare tempo per arrivare ai supplementari, a fermare il nemico, ma non a sconfiggerlo.

Perché per sconfiggerlo avremmo avuto bisogno di ben altro attaccante.

http://www.gustavopiga.it/2013/quando-litalia-nega-alleuropa-un-attaccante-come-mario-balotelli/

Ancora una volta, l’uomo di Arcore “a un passo da piazzale Loreto” (Giuliano Ferrara), grazie al suicidio del Pd e agli errori di Grillo (non votare Prodi) può giocarsi due carte pesanti. Sfruttare il più a lungo possibile la svolta di Napolitano e approfittare fino all’osso di un governo di cui è azionista di riferimento. Oppure condurre fino in fondo la battaglia per l’abolizione dell’Imu: formidabile calamita di voti nel caso decidesse di staccare la spina e di prendersi tutto il piatto con le elezioni anticipate già nel prossimo autunno. Lo stesso non si può dire dei Democratici, costretti a cantare viva Napolitano e a portare la croce. Il governo Letta è una vera e propria bomba a orologeria per un partito in dissoluzione, con la base in rivolta e che in Parlamento sarà costretto a cogestire i problemi personali dell’ex nemico. Una delegazione di basso profilo completa la tragedia. Il resto, il rinnovamento generazionale, la bella storia di Josefa Idem campione di governo e la novità di un ministro dell’Integrazione di colore, Cécile Kyenge servono solo ad addolcire un piatto avvelenato.

Antonio Padellaro, da Il Fatto Quotidiano del 28/04/2013.

*****

20130301_eu2

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/28/rivolte-spagnole-entro-quanti-mesi/

Barbara Spinelli, Grillo e il mito del volo di Ulisse. di Barbara Spinelli 24 Aprile 2013.

Inciucio è parola brutta, ma ci distingue da altri Paesi. L’accordo con Berlusconi è altro dalle grandi coalizioni tedesche, inglesi. È compromettersi con una destra del tutto anomala in Europa. Se non fosse così ci si accorderebbe alla luce del sole, davanti ai cittadini. Non succede, perché il Pd ne ha avuto vergogna sino a polverizzarsi. E forse è un bene, affinché chiarezza sia fatta: gran parte dei militanti, e l’alleato Sel, e Fabrizio Barca o Pippo Civati, già provano a ricostruire.

Non è antieuropeista Grillo, anche se abitato da scetticismo. Ogni europeista che si rispetti è oggi scettico. In una recente conferenza a Torino, Casaleggio ha ammonito contro l’uscita dall’euro (“Solo un Paese forte e competitivo potrebbe”). Lo stesso ha detto Mauro Gallegati, economista vicino a M5S.

Ma è utile, per i Pangloss dell’Unione, dipingere Grillo come distruttore dell’Europa. È tentante bendarsi gli occhi, e nascondere l’estensione di un disastro che non sfascia solo la democrazia deliberativa di Grillo, ma la stessa democrazia rappresentativa che contro lui si pretende presidiare. Ecco dove sta, caro Presidente, la regressione.

Il Parlamento non ha saputo farsi portavoce dell’Italia che invocava Rodotà o Prodi. Ha ucciso l’idea stessa di rappresentanza, più che la democrazia dal basso. Proprio perché non è Le Pen, Grillo ha bisogno che la democrazia classica funzioni, e la sinistra esista. Se oggi pare sì contratto è perché – un segno già viene dal Friuli Venezia Giulia – anche la sua barca rischia d’infrangersi.

Vince il credo oligarchico di Monti. L’Europa federata non è necessaria (Die Welt, 11-1-12). E i governi non devono lasciarsi “vincolare da decisioni dei propri Parlamenti”, ma “educarli” (Spiegel, 5-8-12). Blue sunday, titola Grillo un suo post. Blue sunday t’assale certe domeniche, dopo weekend insensati. Ti sdrai nel mal-essere, in attesa che una fantasia, o un pensiero, spezzi il malinconico blu.

Cos’è populismo, antipolitica? È la massa che si fa gregge, lupo fiutante sangue e prede. È energia dispotica, sfrenata, irriflessiva, suggestionabile: scrive Gustave Le Bon nella Psicologia delle Folle (1895). Come non riconoscere in essa i mercati e i loro plebisciti? Nessuno li taccia di antipolitica, e come potrebbe. I veri padroni sono loro. Se ne infischiano. Come le folle, non vedono oltre il proprio naso. Democrazia e legalità rovinano? Poco importa. Non è affar loro. Non sanno quello che fanno.

Cosa succede quando una forza inarrestabile incontra un oggetto inamovibile? (analisi del voto)

Augusto_a_Porta_a_Porta

Anche se mi hai bloccato da twitter io TI VOTO Grillo sei un grandeeeeee spaccaaaaaa tuttooorivoluziona il sistemaaaaa vaiiiiiiiiiiii.

Flavia Vento (Twitter)

I partiti sono finiti, e lo sanno. Non hanno tenuto conto che questa è una guerra generazionale e queste sono solo le prove generali.

Grillo

Un chiaro messaggio dall’Italia: no all’austerity.

Titolo del New York Times

Non poteva vincere uno che ha la bocca che fa pensare alla fessura di un bancomat.

Dagoscopia su (mini)Mario Monti

 

Il PD ha PERSO 3.451.119 voti dal 2008 al 2013.

Il PDL ha PERSO 6.296.797 voti dal 2008 al 2013.

Il M5S ha GUADAGNATO 8.689.168 voti.

 
Flavia Vento nuovo movimento - Nonleggerlo

Flavia Vento ha regalato la vittoria a Grillo. Mi pare un dato innegabile.

A Bettola, il paese natale di Bersani, ha vinto Berlusconi. Bersani l’ha presa abbastanza bene:

phpThumb

Al di là della centrale importanza di questi eventi epocali, non dobbiamo mai dimenticarci della dimensione europea e globale delle elezioni italiane. Questo voto ha siglato la sconfitta definitiva del neoliberismo anglo-tedesco. È finito, è morto, almeno in Italia.
Monti, inelegante come è ormai sua abitudine, si è permesso pure di umiliare Casini e Fini, prendendosi il “merito” di un “risultato soddisfacente” e ignorando i suoi partner di coalizione, che si sono estinti per sostenerlo.

563410_331256513661620_881630533_n
I neoliberisti montiani, renziani e gianniniani sono verosimilmente sotto il 25-30%. Merkel, Schäuble, Draghi, Barroso, van Rompuy e Lagarde non potranno fingere che non sia successo nulla. L’elettorato della terza potenza economica dell’eurozona ha detto un no categorico all’austerità.
Con il passare del tempo e l’inesorabile peggioramento dei dati economici, quel che l’establishment etichettava come populismo sarà percepito come puro e semplice buon senso.
È chiaro a chi gli elettori abbiano dato ragione, in questo dibattito (e non cambieranno mai più idea):

Servono occupazione, stato sociale, investimenti pubblici, crescita, giustizia sociale. Servono programmi di sinistra, in Italia come in Europa. Il PD non potrà mai più vincere al centro. Non con il M5S così forte, non con un Berlusconi così “resiliente” ed un Monti sconfitto. Il centro è scomparso. L’operato del governo è stato bocciato clamorosamente.

Un voto contro il neoliberismo, di qualunque colore sia (perciò anche quello del M5S), è un voto di libertà anche per gli altri popoli europei e del mondo. Siamo in un mondo globalizzato e dobbiamo capire ed apprezzare l’interdipendenza dei nostri destini.

La protesta contro il sistema di potere dei mercati in Italia, in Europa e nel mondo della finanza è ormai inarrestabile.

Il M5S ha cambiato la storia di questo paese. Si dovrà parlare di prima e dopo l’ingresso del M5S in Parlamento. Sono i nuovi barbari? Sono stati anche i barbari a fare la storia del nostro paese. Non si può fermare il cambiamento. Guardate i nostri vicini: in Spagna maree di persone protestano contro neoliberismo e corruzione, in Grecia gli scioperi generali diventano sempre più frequenti e tenaci (ma sempre civilissimi!) e in Portogallo:

Si fa chiamare «rivoluzione bianca». Si muove in rete e avanza attraverso internet con la sua «disobbedienza civica ironica». È una forma, tanto bizzarra quanto inedita, di opposizione al Governo e alle nuove regole fiscali che sta prendendo forza in Portogallo. Si basa su un’idea semplice e al limite della legalità. Decine e decine di cittadini in tutto il Paese hanno concordato di inserire nelle fatture che vanno a pagare sempre lo stesso numero di identificazione fiscale.Il bacalhau al ristorante, la spesa al supermercato, quando comprano un abito o concludono l’acquisto di una lavatrice. Sempre lo stesso numero di identificazione. E non quello assegnato per legge dal ministero delle Finanze a ogni portoghese. Sempre lo stesso numero e non uno a caso. Ma quello proprio del premier conservatore Pedro Passos Coelho. Trafugato non si sa come e passato di mano in mano, attraverso messaggi sui cellulari, email e ogni possibile network.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-02-25/portogallo-rivoluzione-bianca-105150.shtml?uuid=AbZ7c4XH

GOVERNISSIMO? GRANDE COALIZIONE? ALLEANZA CON GRILLO?

Una possibile opzione è quella di un’alleanza temporanea PD+PDL+Monti per fare le riforme e “tenere a bada lo spread”. Se si trattasse di nominare il prossimo presidente della Repubblica (Prodi?), modificare la legge elettorale, ridurre il numero di parlamentari e porre mano al conflitto di interessi, allora tutto bene. Più di questo e Grillo prenderebbe il 40% (potrei votarlo persino io!).

Accordo M5S – PD? Non ufficiale. Vaglieranno e decideranno, di volta in volta. Finora pare che la cosa stia funzionando in Sicilia, dove il M5S sta facendo alcune cose che la sinistra non ha la forza elettorale di fare e, nel caso del PD, la volontà di fare. Potrebbe rappresentare la condanna a morte della sinistra italiana, oppure la sua risurrezione, in altra forma. Si vedrà.

Circolano voci insistenti di una primavera segnata da un tracollo borsistico con relativa implosione dell’euro. Se così fosse, nascerebbe un governo di salvezza nazionale. Credo sia una pessima cosa e che ci sia un forte rischio di rottura del contratto sociale stipulato tra governanti e governati con queste elezioni.

IL FUTURO DEL M5S

295532_433212863421226_1820882781_n

Da oggi i grillini non sono più l’antipolitica, sono politica, a tutti gli effetti.
Ora i parlamentari grillini non potranno essere scacciati da Grillo con un tweet: la loro legittimazione prescinde dalla sua volontà e lui non è in Parlamento. Questa è un’ottima cosa per il MoVimento e per la democrazia e la società italiana.
L’esempio del M5S si diffonderà in tutta Europa. Avrei preferito che fosse una ribellione paneuropea di sinistra, ma se sarà questa la strada scelta dalla “ggente” per farlo, non potrò far altro che prenderne atto e mettermi il cuore in pace.

Io sono complessivamente d’accordo su alcune posizioni del M5S, in particolare sulla democrazia partecipata (molto meno sulla democrazia diretta) e sul reddito di cittadinanza, ma se manca una visione complessiva, che includa la politica estera, l’economia, il lavoro, ecc. che sbocchi ci sono dopo la “rottamazione”?

Tutte le riforme proposte dal MoVimento costano molto, ma non si sa da dove si prenderanno i soldi per coprire quei costi.

Non solo, l’ideologia della decrescita che porta avanti il M5S taglierebbe le gambe all’unica possibilità di recuperare quei soldi, oltre a distruggere le economie del secondo, terzo e quarto mondo, con conseguenze mostruose e migliaia di morti.

C’è qualcosa di molto strano in tutto questo, di troppo illogico. Spero che sarà abbandonato e che prevarranno pragmatismo e buon senso.

Vedo un forte rischio, anche se forse sottile ed impercettibile, che i grillini si dimentichino dell’aforisma attribuito a Goethe: nessuno è più schiavo di chi pensa di essere libero. Se continueranno a credere di essere gli unici liberi in un mondo di servi perché la rete è libertà, perché la piazza è libertà, perché il movimento non è un partito, allora sarà estremamente facile (e forse lo è già) trascinarli in una certa direzione facendo loro credere che la destinazione è quella dei loro desideri. Gli esempi storici sono innumerevoli e tragici.

L’altro rischio è che il tutto si risolva (o sia pensato per risolversi) in una congerie di vuoti slogan, di progetti senza sostanza: l’assenza nel programma di proposte di governo in alcuni ambiti chiave è sospetta e fa pensare che non ci sia una visione complessiva di quel che si vuol fare dopo aver cambiato il sistema. Perché manca? Chi ha interesse a non farla emergere, isterilendo la protesta?

Se Prodi verrà eletto Presidente della Repubblica con i voti dei grillini anti-europeisti mi godrò le contorsioni logiche che partoriranno certe menti confuse ed interdette per giustificare l’ingiustificabile.

IL FUTURO DELLA SINISTRA

46993_303571849769966_120955584_n

Sandro Pertini, uno dei tanti grandi uomini e donne di questa Repubblica

Cari amici ed amiche, lettrici e lettori di sinistra, aspettavamo Syriza e invece è arrivato il M5S. E’ qui per restare. Come la Lega Nord, che forse governerà le tre maggiori regioni del nord. Il mio amato Syriza ha il 28-30% solo grazie al voto di protesta (prima era al 5-6%, come SEL+RC), perciò non ha senso ed è autolesionistico accusare i grillini di essere inconsistenti ed effimeri. Prima ci mettiamo il cuore in pace, meglio sarà per noi e per la vita democratica di questo paese. Il M5S contiene istanze socialiste ed istanze libertarie, valori di destra (anti-sindacalismo, purtroppo) e valori di sinistra. Chi crede nella sinistra dovrà fare in modo che il PD si risocialdemocratizzi (Renzi&co possono tranquillamente andare con Monti) e che i grillini facciano sempre più cose di sinistra senza neanche accorgersene – tanto, per loro, queste sono etichette e, forse, hanno ragione: la verità non sta da una parte sola e non è importante che una cosa giusta sia riconosciuta come di sinistra. Quel che importa è che sia fatta. Demonizziamo pure gli integralisti della base grillina, perché se lo meritano, ma aiutiamo i parlamentari del M5S a fare le cose giuste, ossia le cose che ci possano rendere tutti più liberi, meno iniqui e più fratelli.

Il PD ha subito una batosta. Solo poco più di 100mila voti lo hanno separato dalla vittoria di un Berlusconi, che ha perso quasi la metà dei voti rispetto al 2008. Nel 2008, con Walter Veltroni perdente, il PD prese 12 milioni di voti, pari al 33,18%. Ha perso 3,4 milioni di voti, e un 7,7% in percentuale. “Il centrosinistra vince”, spiega Vendola. Altre 3 vittorie così e si resta fuori dal Parlamento. Va detto che Vendola non ha certamente perso:

In molti guardando i risultati avranno concluso che la “sinistra è a pezzi“, in realtà dal punto di vista dei numeri i due partiti “di sinistra” hanno conquistato consensi. Alle politiche del 2008 la Sinistra Arcobaleno che raggruppava tutti i “massimalisti” cacciati in malo modo da Veltroni e capitanati da Fausto Bertinotti conquistarono 1 milione e 100 mila voti, un misero 3,08% che li tenne fuori dal parlamento.

Stavolta invece la sola Sinistra e Libertà di Vendola si è portata a casa un numero di voti equivalente (1.089.957) pari al 3,2% grazie alla minore affluenza. Nel contempo Rivoluzione Civile di Ingroia, uno dei grandi flop di queste elezioni, ha conquistato 763 mila elettori pari al 2,24%.

http://www.polisblog.it/post/59485/elezioni-2013-chi-ha-perso-crollano-pd-e-pdl

Il PD poteva vincere dopo la caduta di Berlusconi, quando il Caimano era dato sotto il 10%, ma ha accettato il commissariamento tedesco con il recessionista Mario Monti, ha ripetuto infinite volte che avrebbe collaborato con Monti (e Casini!) anche se avesse vinto, ha cercato di spazzare via la sinistra con il voto utile, ha ribadito la sua volontà di rispettare degli accordi europei che stanno strangolando l’economia e la società italiana (per far contenti i mercati!), ha fatto appello ad una fascia di cittadini garantiti e quindi conservatori (troppo da perdere se si cambia) che vuole aggiustamenti e perciò altri sacrifici, ed è invece ostile alla riforma di un modello di sviluppo chiaramente iniquo ed insostenibile (perché orientato ai consumi ed alla finanza). Il problema è che la crisi economica ha ristretto questa categoria di cittadini, che ora è netta minoranza nel paese. Per questo il PD, se non cambierà rotta, è destinato a perdere, con qualunque leader si presenti. Gli astenuti non voteranno mai questo PD, preferiranno votare Grillo.

Enrico Letta, nella sua analisi del voto, è riuscito nella non facile impresa di non parlare del M5S. Vendola, fin da subito, ha ammesso che Grillo ha trionfato. La differenza di stile è degna di nota.

Giovanni Favia ha fatto una scelta coraggiosa, ha perso, e si dimetterà da consigliere regionale come aveva promesso di fare dopo essere stato espulso da Grillo. La sinistra non dovrebbe farselo sfuggire. Enrico Letta e Antonio Di Pietro potrebbe anche lasciarseli sfuggire. Pancho Villa Ingroia è una persona onesta e di buona volontà, ma è anche l’unico rivoluzionario indolente della storia – passata, presente e futura. L’umanità ha sempre avuto voglia di leader carismatici e bisogna fare i conti con la realtà della natura umana, non con le nostre personali preferenze. Con il carisma tutto gli sarebbe stato perdonato, anche di aver imbarcato vecchi politicanti.

P.S. Non avrei MAI pensato che Panizza avrebbe superato il 40% a Trento. Ha stravinto e chi, come me, era estremamente scettico, ha avuto torto: onore al merito. L’intolleranza – infinitamente giustificata – per il berlusconisme ed il leghismo dei Trentini ha regalato l’en plein al centro-sinistra. Ho però l’impressione che se la crisi avesse morso di più in provincia di Trento (es. tra un anno) il M5S sarebbe il primo partito anche nel quieto, conservatore, obbediente Trentino. Se fossi nei dirigenti del PD non starei troppo tranquillo, in vista delle elezioni provinciali di questo autunno.

Quando i tedeschi capiranno che la Merkel li ha truffati…

produzione-industriale-pil-germania

A dispetto di quel che la troika e i media vorrebbero far credere alla gente comune, chi possiede una formazione macroeconomica e sociologica sa che la Germania sta affondando e non c’è alcuna Wunderwaffe (arma segreta miracolosa) che potrà salvarla (N.B. è il terzo conflitto mondiale che perde a causa dell’egoismo e della superbia della sua classe dirigente, oltre che della cieca fiducia della popolazione nei confronti dei loro leader – altro che Guinness dei Primati). Forse l’unico che aveva qualche possibilità di trarla d’impaccio era Frank-Walter Steinmeier, ma sarà Peer Steinbrück a cercare di rispedire a casa la nefasta Angela Merkel (uno sfidante che neppure in caso di vittoria riuscirà ad essere sufficientemente audace – i banchieri tedeschi non approverebbero).

La produzione industriale tedesca nel mese di dicembre 2012 ha evidenziato un calo congiunturale pari allo 0,3%.

http://www.borse.it/articolo/ultime/Germania_produzione_industriale_inferiore_alle_attese_degli_analisti_387840

Ci sarà una nuova frenata del prodotto interno lordo tedesco nel 2013.

http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Economia/Germania-taglia-stime-Pil-2013-2014/16-01-2013/1-A_004458030.shtml

**********

Euro, sette balle sui tedeschi

  1. L’euro ha privato la Germania del marco e la convivenza con valute più deboli è stata un handicap.
  2. La maggiore competitività della Germania è dovuta al fatto che i tedeschi lavorano più degli altri.
  3. La Germania ha i conti in ordine.
  4. La Germania ha pratiche fiscali trasparenti.
  5. Anche la Germania sta pagando la crisi del debito, per questo vuole mettere ordine.
  6. Per la Germania è inaccettabile che l’Unione europea diventi un’Unione di trasferimenti (Transferunion).
  7. In Germania l’argomento che Hitler abbia preso il potere dopo l’iperinflazione degli anni Venti impedisce di accettare l’idea di una Bce libera di muoversi, per timore che crei inflazione.

Qui una migliore approssimazione alla verità: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/27/piazza-grande-euro-sette-balle-sui-tedeschi/180063/

**********

Nel mese di dicembre, c’erano 2,8 milioni di persone registrate come disoccupate, 88.000 in più rispetto a novembre.

“Nel settembre 2010 7.300.000 tedeschi, cioè a dire un dipendente su cinque, erano relegati nel girone dei “mini-job” – un aumento di 1,6 milioni rispetto al 2003. Il numero di lavoratori che accettavano “mini-jobs” in aggiunta all’impiego principale per far quadrare i conti è quasi raddoppiato da 1,3 milioni nel 2003 a 2,4 milioni nel 2010. Circa due terzi di questi “mini-cottimisti” sono donne.

[…].

Dei 41 milioni impiegati nel 2011, poco più di 29.000.000 avevano un lavoro regolare, mentre il resto era costituito da lavoratori autonomi o in “mini-jobs”. I salari reali sono rimasti stazionari dal 1990 e diminuiti del 2,9% tra il 2004 e il 2011. Il numero di lavoratori poveri è in crescita e la disuguaglianza nei redditi sta crescendo più rapidamente in Germania che in qualsiasi altra economia occidentale.

[...].
Né la crescita del PIL tedesco nel primo decennio del secolo conferma la convinzione che la deregolamentazione del mercato del lavoro è la chiave per la crescita. Con il secondo tasso di crescita più basso (di circa il 1,7%) nella zona euro tra il 1999 e il 2008, non c’è davvero molto da dire di positivo sul famoso modello economico tedesco”.

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/aug/21/mini-jobs-germany-britain

**********

Nel 2000 l’economia tedesca è stata salvata da un gigantesco bail-out da parte della Banca Centrale Europea, in seguito all’esplosione della bolla speculativa precedente, quella della cosiddetta “New Economy” (cf. Richard Koo, capo-economista dell’Istituto di Ricerca Nomura, la più grande agenzia di consulenza giapponese nel settore IT, intervistato da Joe Weisenthal, Business Insider, 19 giugno 2012).

**********

La Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) ha certificato che la Germania e la Grecia hanno ricevuto lo stesso sostegno finanziario nel corso della crisi, almeno fino al 2012:

Nei milioni di parole scritte sulla crisi del debito in Europa, la Germania è in genere presentata come l’adulto responsabile e la Grecia come il figliol prodigo. La prudente Germania, dice la storia, è riluttante a salvare la Grecia scroccona, che ha preso in prestito più di quanto poteva permettersi e ora deve subire le conseguenze. Vi sorprenderebbe sapere che in Europa i contribuenti hanno fornito alla Germania lo stesso sostegno finanziario offerto alla Grecia? Lo suggerisce un esame dei flussi monetari Europei e dei bilanci delle banche centrali

Bloomberg, Hey, Germany: You Got a Bailout, Too”, 24 maggio 2012).

**********

Nessuno ha raccontato ai tedeschi che molte delle misure adottate sinora non servivano per salvare i “fannulloni” greci o spagnoli ma per salvare i sistemi bancari tedesco e francese (che detenevano molti titoli di questi paesi, ndr). Molti dei finanziamenti alla Grecia non sono mai arrivati ad Atene, hanno semplicemente fatto un giro da Francoforte a Francoforte.

Giovanni Dosi, economista della Scuola Superiore Sant’Anna e collaboratore del premio Nobel Joseph Stiglitz alla Columbia University, 28 luglio 2012

**********

Il capitale di Deutsche Bank ammonta a poco meno del 2,5% rispetto agli assets della banca. Che è come dire che perdite del 3% sul totale del portafoglio della banca sarebbero più che sufficienti ad azzerare il capitale della banca. Ossia a farla fallire. Né più né meno di quanto è successo a Lehman Brothers, la banca d’affari americana fallita nel 2008.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/09/la-morte-delle-cicale-che-si-spacciavano-per-formiche-deutsche-bank-agonizzante/

**********

“Sfruttando gli alti livelli di disoccupazione (8%-10%) e la minaccia di licenziamenti e delocalizzazione delle imprese, il governo mette a punto un piano di liberalizzazione sfrenata dei contratti di lavoro e riduzione delle tutele sindacali: dal 2003 al 2009 i salari reali dei lavoratori tedeschi corretti all’andamento dell’inflazione e al costo medio della vita scendono del -6% (guarda grafico sotto, dove i salari italiani rimangano stabili mentre quelli tedeschi scendono proprio in concomitanza con l’introduzione dell’euro nel 2002).

[…].

un’altra stupidaggine che viene spesso ripetuta da politici ed economisti di regime (ribadiamo sia di destra che di sinistra che di centro, per par conditio) è che la Germania ha potuto creare questi enormi surplus delle esportazioni perché è riuscita a penetrare nei mercati dei paesi emergenti BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) e in Cina in particolare. Ma se esaminiamo la tabella sotto vediamo che la situazione è ben diversa da ciò che ci raccontano: dal 1999 al 2007 il maggiore incremento delle esportazioni di beni è avvenuto verso i paesi europei (66%, di cui il 32% solo nei paesi PIIGS), mentre il saldo fra esportazioni e importazioni nei paesi BRICS è diminuito del -2% (di cui il -8% per la Cina, che esporta in Germania più di quello che importa).

[…]

A differenza invece della Cina, che è una vera locomotiva per la sua area perché risulta quasi sempre in deficit commerciale con i paesi limitrofi e accumula i suoi enormi surplus con il resto del mondo, facendo da volano per un intero continente: quindi paragonare la Germania alla Cina è fuorviante e sbagliato, perchè la Cina consente lo sviluppo delle economie dei paesi confinanti e non li soffoca o li indebita come ha fatto la Germania in tutti questi anni con i paesi della periferia europea”.

http://vocidallestero.blogspot.it/2012/02/la-germania-non-e-mai-stata-la.html

**********

“La Germania ha un indice di Gini (misura la distribuzione del reddito in una scala da 0 -massima distribuzione- a 1 -massima concentrazione-, ndr) tra i più alti del mondo: 0,8. Un Paese sull’orlo dell’esplosione sociale, dove a 5 milioni di persone sono corrisposti 500 euro al mese per 15 ore di lavoro la settimana, e il 22% dei lavoratori dipendenti, soprattutto operai, riceve meno della metà del salario mediano…Il fatto straordinario è che le banche oggi hanno convinto i governi che andavano salvate per la seconda volta. In meno di tre anni il debito pubblico europeo è aumentato del 20%. A partire dal 2008 si sono dissanguati i bilanci pubblici per salvare le banche. I tedeschi si sono trovati con miliardi di debiti. L’istituto Hypo Re è costata ai tedeschi 142 miliardi di euro: troppo grande per fallire, avrebbe trascinato con sé milioni di piccoli risparmiatori”.

http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_stampa.php?intId=3667

**********

“…a fine novembre la stampa tedesca ha svelato che il Governo aveva grossolanamente truccato la versione definitiva dello «Studio sulla ricchezza e la povertà», una pubblicazione ricorrente del ministero del Lavoro. La prima bozza del documento denunciava senza mezzi termini i «rischi sociali» di una «ricchezza privata ripartita in modo iniquo», all’interno di una situazione in cui i salari alti continuano a crescere mentre quelli bassi si abbassano. Tutti questi dettagli sono scomparsi nella versione definitiva, secondo una procedura definita come «prassi» dal portavoce della cancelliera Ángela Merkel. Stando ai dati contenuti nel documento, il 10% della popolazione tedesca possedeva nel 2008 il 53% del ricchezza nazionale netta, mentre dieci anni prima la percentuale era solo del 45 per cento. La metà dei tedeschi possiede invece appena l’1% del patrimonio nazionale. La ricerca evidenzia che tra il 2007 e il 2012 il patrimonio complessivo dei tedeschi è cresciuto di 1.400 miliardi di euro, ma dietro questa cifra si nasconde «una ripartizione molto disuguale». Particolarmente sbilanciata risulta essere l’evoluzione dei salari: mentre per quelli più alti si è riscontrata «una tendenza positiva di crescita», per il 40% dei tedeschi al netto dell’inflazione si è constatato un arretramento. «Una tendenza del genere dei redditi è contraria al senso di giustizia sociale della popolazione», secondo quanto denunciava la bozza originale dello studio”.

http://www.linkiesta.it/germania-poverta#ixzz2HyWFcPml

**********

Mentre tutti gli occhi erano puntati sulla periferia dell’eurozona, i paesi centrali hanno subito un tracollo? La Bundesbank ha ridotto le sue previsioni per la crescita del PIL tedesco nel 2013 allo 0,4%, mentre la Banca Centrale dei Paesi Bassi prevede per quest’anno una contrazione del PIL olandese pari allo 0,5% e un’ulteriore contrazione nel 2014.  Sembra quindi che la crisi dell’eurozona stia entrando nel terzo stadio (Ashoka Mody, già capo missione del FMI in Germania e Irlanda).

http://keynesblog.com/2013/01/18/il-terzo-stadio-della-crisi-europea-ora-tocca-anche-alla-germania/#more-3004

**********

Un tedesco su cinque si trova in una situazione di povertà o esclusione sociale; il ceto medio è in continua contrazione (verso il basso); scarsa mobilità sociale verso l’alto; boom immobiliare da panico finanziario che si risolverà inevitabilmente in un bolla devastante (come negli USA, in Spagna o in Cina); dumping salariale con minijobs e midjobs pagati una miseria che deprimono i consumi interni (la Germania, con il 22,2 % ha la quota più alta di lavoratori con un basso salario di tutta l’Europa occidentale); disoccupazione prevista in crescita; pensionati che emigrano in massa verso i paesi PIIGS (colmo dell’ironia!!!) perché non si possono permettere di vivere decentemente in patria; un sistema bancario estremamente esposto con un governo che cerca in tutti i modi di evitare che si scoperchi il marcio nascosto nelle Sparkassen, Landesbanken e Volksbanken; una politica europea arrogante e spietata che si sta ritorcendo contro le sue esportazioni.

FONTE: http://vocidallagermania.blogspot.it/

**********

La crisi Euro per la Cancelliera rappresenta una possibilità, limitata nel tempo, durante la quale i nostri vicini di casa saranno disponibili a fare le riforme. C’è da meravigliarsi se Merkel si è opposta ai tentativi di disinnescare l’Eurocrisi attraverso una politica attiva della BCE? No, la strategia di Merkel è quella che Naomi Klein chiamerebbe Shock Doctrine – l’uso di una crisi per far passare riforme che non sono volute né dai parlamenti né dal popolo. A Davos su questo punto si è espressa in maniera ancora piu’ chiara:

“L’esperienza politica ci dice che spesso per ottenere riforme strutturali è necessario esercitare pressione. Ad esempio anche in Germania i disoccupati sono dovuti arrivare fino a 5 milioni, prima di ottenere la disponibilità all’attuazione delle riforme strutturali. La mia conclusione è questa: se l’Europa oggi è in una situazione difficile, è necessario introdurre riforme strutturali, affinché domani si possa vivere meglio”.

Se Angela Merkel e il suo pubblico a Davos potranno vivere meglio con le loro “riforme strutturali”, resta una questione aperta. Milioni di tedeschi, che vivono di Hartz IV oppure sono occupati con un basso salario (Niedriglohnsektor),  vedono la questione in maniera diversa. Se si considera l’effetto negativo del settore a basso salario sulla struttura salariale complessiva, si puo’ dire che le riforme hanno avuto un solo risultato: a pochissimi oggi va molto meglio, e a tantissimi oggi va molto peggio. I rappresentanti di questa grande maggioranza purtroppo non erano presenti a Davos. Quale ironia della storia, il predecessore di Merkel,  Schröder, aveva candidamente presentato 8 anni prima le motivazioni delle sue riforme strutturali esattamente nello stesso luogo:

“Dobbiamo e abbiamo già liberalizzato il nostro mercato del lavoro. Abbiamo dato vita ad uno dei migliori settori a bassa salario in Europa”. Gerhard Schröder durante il suo discorso del 28.01.2005 al World Economic Forum di Davos.

Schröder puo’ essere orgoglioso del suo successore e della sua sorella nello spirito. Quello che Schröder ha applicato in Germania, sarà applicato da Merkel in tutta Europa:

“Come possiamo essere sicuri di poter raggiungere nei prossimi anni una coerenza in termini di competitività anche all’interno dell’Unione monetaria? E a tale proposito non considero un livello di competitività medio, piuttosto una competitività misurata dal fatto che avremo accesso ai mercati mondiali (…) Io immagino – e di questo stiamo parlando nell’Unione Europea – che sottoscriveremo un patto analogo al Fiskalpakt, con il quale gli stati membri si impegneranno ad aumentare il proprio livello di competitività su determinati punti che in questi paesi non raggiungono un livello sufficiente. Si tratterà di temi come il cuneo fiscale, il costo del lavoro per unità di prodotto, le spese per la ricerca, le infrastrutture e l’efficienza amministrativa”.

L’Europa dovrà quindi seguire il modello tedesco, tagliare lo stato sociale e comprimere il costo del lavoro. L’Europa perde quindi credibilità in quanto mercato e sceglie invece di impegnarsi in una competizione sui salari con i paesi in via di sviluppo [FOLLIA!, NdR]. La cancelliera ha inoltre chiarito che cosa intende per armonizzazione a livello europeo dei costi del lavoro per unità di prodotto.  La Germania, secondo il messaggio di Merkel, avrebbe fatto tutto bene. Cosi la Cancelleria di Berlino ha pubblicato in rete il discorso di Merkel con il titolo provocatorio: “I migliori come esempio”. Quindi siamo i migliori, eh sì.

[…].

Per raggiungere i suoi obiettivi, procede mano nella mano con la Commissione Europea. Qualcuno si meraviglia che gli europei siano stanchi di questa Europa? Un Europa che serva solo a limitare la democrazia, la sovranità e la partecipazione degli europei non ha futuro e nessuna ragione di esistere. Se gli europei vogliono salvare l’Europa e il pensiero europeo, devono liberarsi da questo abuso.  Devono sfidare Merkel. E’ arrivato il momento, nonostante tutto!

http://vocidallagermania.blogspot.it/2013/01/i-migliori-come-esempio-angelina-davos.html

“La Grecia è salva” – Le ultime parole famose di Massimo Giannini

Le potete leggere su Affari & Finanza di oggi, 12 marzo 2012.
Un editoriale che si rivelerà imbarazzante per il direttore del supplemento di Repubblica del lunedì che, inspiegabilmente, è stato affidato ad un laureato in giurisprudenza. E si vede!

Tre analisi che vanno oltre la retorica ufficiale che ha imbambolato Giannini.

“Stiamo tenendo il fiato per l’esito di un programma complesso e incerto, che a tutto servirà tranne che a risolvere il problema dell’economia greca e neppure di quella europea. Già circolano stime secondo cui non solo la Grecia, ma anche il Portogallo avranno presto bisogno di un altro ciclo di interventi, sempre spacciati per “aiuti” perché è bello far leva su sentimenti nobili.  Perchè allora montare un meccanismo così complesso? Semplicemente, per consentire alla Grecia di coprire il suo fabbisogno finanziario fino al 2014, senza ricorrere al mercato. Come ha documentato il Sole 24 Ore, con 176 miliardi (cioè con i 130 attuali e il completamento dei fondi stanziati nel 2011), la Grecia sarebbe in grado di fronteggiare tutti i suoi impegni del triennio, compresa una ricapitalizzazione delle banche per 50 miliardi. E dopo? È difficile pensare che ci si aspetti che a quel punto la Grecia sia risanata e i sottoscrittori privati di titoli accorrano nuovamente festanti.

Lo stesso Financial Times ha scritto che il governo greco sta tagliando il ramo su cui è seduto. È più probabile che ci si attenda che a quel punto l’economia europea e il suo sistema bancario siano più robusti e in grado di assorbire meglio l’impatto di un evento traumatico collegato alla Grecia o a qualche altro piccolo paese periferico. Dimenticando però di avviare le riforme necessarie per mettere sotto controllo i settori del credito (come i derivati e in particolare quelli sul rischio di credito) che oggi fanno tanto paura proprio perché totalmente sconosciuti e incontrollati. Perché fra tre anni dovrebbero fare meno paura, se continueranno a operare come oggi? Poiché la politica europea non è in grado di prendere decisioni se non quelle del rigore fiscale e poiché di regolamentare più rigidamente le banche non si parla più, va quindi bene a tutti di spostare un po’ in là nel tempo il problema del debito greco e lasciare che la Bce con interventi eccezionali inondi di liquidità il mercato per favorire le banche nell’immediato e attendere che queste sostengano una ripresa economica ancora di là da venire. Qui non è questione di essere ottimisti o pessimisti, è proprio il gioco del dare e dell’avere che non torna”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/grecia-chiamateli-aiuti/196311/

*****

“Insomma, la Grecia ha fatto default sul 105 miliardi di euro, ma ha aggiunto nuovo debito per 172 miliardi – nuovi prestiti di Ue e Fmi – oltre ai 107 di debito garantito e debitamente “nascosto” finora: dopo lo swap, quindi, Atene si è caricata di 279 miliardi tra nuovo debito e debito non contabilizzato! E sapete perché non era contabilizzato? Perché non era “in nome della Repubblica di Grecia”, ma “garantito dalla Repubblica di Grecia”! Ah beh, gran bella differenza! Quattro domandine quattro, per concludere. La Grecia, al netto dei prestiti di Fmi e Ue, ha un debito maggiore o minore dopo lo swap e il default selettivo? Come pagherà la Grecia quei 107 miliardi di dollari di debito garantito (scattando i cds, non ci sono storie, né dispute nominalistiche da fare)? Se la ragione dell’intero pacchetto di misure per la Grecia era riportare la ratio debito/Pil al 120%, creare maggiore debito è la strada giusta e fiscalmente possibile? Non sarà che l’unica ragione dell’intero programma, invece, era soltanto quella di proteggere le banche europee esposte alla Grecia? Provate a darvi una risposta e vedrete con occhi diversi la pantomima che si terrà oggi e domani, ovvero l’Eurogruppo e l’Ecofin che si riuniranno per decidere lo sblocco dei 130 miliardi di nuovi aiuti”.

http://www.rischiocalcolato.it/2012/03/e-ora-spunta-un-debito-nascosto-della-grecia.html

*****

“So, Greece defaulted. In the beginning, May 2010 to be precise, Europe and the IMF put up the largest loan in history supposedly to avert any kind of debt restructuring.  Then, when by the summer of 2011 it had become clear that debt restructuring was unavoidable, Europe embarked on ten months of navel gazing and a series of odd negotiations in order to effect the type of debt restructuring that would not, we were told, trigger CDS contracts. This week the default occurred and the CDS contracts were triggered. In terms of the troika’s own criteria, this was a spectacular failure to meet both targets”.

http://yanisvaroufakis.eu/2012/03/12/what-was-it-all-for-the-latest-greek-bailout-psi-in-the-morning-afters-cold-light/

FuturAbles

Non subire il futuro, ma crealo, immaginandolo

sunshine hours

Climatologists Are No Einsteins (PS It's the Sun!!!)

philosophyofmetrics

A measure of cultural performance and production.

il diritto c'è, ma non si vede

il blog di informazione e approfondimento giuridico sul Giappone - a cura di Andrea Ortolani

Scritture Nomadi

Il cammino della narrazione

tsiprastn

appuntamenti, notizie e opinioni dalla piazza virtuale dei comitati Trentini a supporto della lista "l'Altra Europa con Tsipras" per le elezioni europee di maggio 2014

PICCOLA ERA GLACIALE

PiccolaeraglacialeWordPress.com

contro analisi

il blog di Francesco Erspamer

Notes from North Britain

Confessions of a Justified Unionist

Civiltà Scomparse

Tra realtà e immaginazione

Trentino 33

GRUPPO DI RIFLESSIONE PER TRENTINO “2013-2033”

PoetaMatusèl's Poetry Pages

* POESIA LIRICA, D'AMORE E DELLA NATURA * LOVE, LYRIC AND NATURE POETRY *

Donata Borgonovo Re

Durante un incendio nella foresta, mentre tutti gli animali fuggivano, un colibrì volava in senso contrario, con una goccia d’acqua nel becco. “Cosa credi di fare?” gli chiese il leone. “Vado a spegnere l’incendio!” rispose il colibrì. “Con una goccia d’acqua?” disse il leone, con un sogghigno ironico. E il colibrì, proseguendo il volo, rispose: “Io faccio la mia parte”. (Favola africana)

pensiero meridiano

La lotta di classe non è soltanto il conflitto tra classi proprietarie e lavoro dipendente. È anche «sfruttamento di una nazione da parte di un’altra», come denunciava Marx Il punto di vista del pensiero meridiano è il punto di vista dei Sud del mondo, dall'America Latina al nostro Mezzogiorno, quella parte della società schiava di squilibri ancor prima di classe che territoriali.

giapponeapiedi

idea di viaggio prevalentemente a piedi nel Giappone tradizionale

Dionidream

Sei sveglio?

The Next Grand Minimum

To examine the social and economic impacts of the next Grand Solar Minimum - See About

Imbuteria's Blog

Just another site

quel che resta del mondo

psiche, 'nuda vita' e questione migrante

SupremeBoundlessWay

For the Sake of All Beings

~ gabriella giudici

blog trasferito su gabriellagiudici.it

Notecellulari

Il Blog di Maria Serena Peterlin

10sigarette

Carpe Diem

Cineddoche 2.0

Il cinema è la vita, con le parti noiose tagliate (A.Hitchcock)

Club UNESCO di Trento

2014: L'Anno Internazionale dei Piccoli Stati Insulari in via di Sviluppo

The Passionate Attachment

America's unrequited love for Israel

GilGuySparks

The guy was nothing but a pain in the ass

Insorgenze

Non lasciare che la scintilla venga del tutto spenta dalle legge - Paul Klee -

L'impero cadente

come crolla l'impero degli angli, dei sassoni e dei loro lacchè con rovina e strepito

"Because every dark cloud has a silver IODIDE lining..."

Sentieri Interrotti / Holzwege

Il blog di Gabriele Di Luca

Mauro Poggi

Fotografie e quant'altro

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 142 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: