Succinto trattatello sull’oligarchia

 

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L’oligarchia si fonda su un rapporto del genere “padrone-servo”.

L’oligarchia è sempre minacciata dalle masse per la semplice ragione che rappresenta una costante minaccia per la popolazione.

Gli oligarchi sono in lotta perpetua con chi sta sopra di loro e vuole depredarli, con chi sta al loro livello e vuole depredarli, con chi sta sotto di loro e vuole depredarli. Hanno sempre molto da perdere e quindi sono sempre sul chi vive.

Per questa ragione tendono a far fronte comune per minimizzare le minacce interne e concentrarsi su quelle esterne (il popolo).

Per sopravvivere, l’oligarchia cerca di dividere la popolazione in fazioni. L’unione fa la forza e le masse organizzate sarebbero invincibili. Per questo gli oligarchi disseminano entusiasticamente miti, arbitrarie divisioni sociali ed –ismi di ogni sorta, e con essi zizzania, rancori, sospetti, sfiducia, apatia.

Pertanto, gli oligarchi sono sempre all’offensiva: la miglior difesa è l’attacco. Sono inestinguibilmente avidi ed insicuri: per questo tendono, auto-distruttivamente, ad aggravare le disparità, fino a quando il sistema collassa. Quanto maggiore è la concentrazione di psicopatici tra i loro ranghi, tanto più rapida e disastrosa sarà la caduta.

L’oligarchia è un arbitrio che non dipende dalla prosperità di una società. Esiste nelle società povere ed in quelle ricche.

Non è interessata allo sviluppo tecnologico e scientifico se non ne può trarre vantaggio e addirittura lo ostacola se può mettere a repentaglio lo status quo.

L’oligarchia favorisce la scarsità (anche di informazione) e la crea laddove non c’è, perché in un regime di abbondanza (es. energia illimitata e virtualmente gratuita) perderebbe la sua rendita di posizione ed il suo semi-monopolio del potere: lo status quo sarebbe sovvertito. Austerità e decrescita sono quindi una panacea per gli oligarchi.

Lo 0,1% degli oligarchi necessita dell’appoggio del 5% dei ricchi non sufficientemente facoltosi da potere essere inclusi nella classe oligarchica. L’alleanza è facilitata dal comune interesse a difendere le proprie risorse e possibilmente accrescerle a spese del resto della società (ci sono comunque ricchi di buona volontà che non sono interessati a questo tipo di cospirazione e che perciò non accederanno mai ai piani alti delle oligarchie). Lo 0,1% difende gli interessi del 5% e il 5% incensa i membri dello 0,1% e li copre.

Due forze possono ostacolare i piani delle oligarchie: il potere esecutivo e l’insubordinazione delle masse. I governi godono di una legittimità che gli oligarchi non possiedono e possono promulgare leggi che riducono il loro arbitrio (es. Washington ed Hamilton, Lincoln, Roosevelt, de Gaulle, Olof Palme, Bruno Kreisky, Willy Brandt, Aldo Moro ed Enrico Berlinguer).

La disobbedienza civile deve perciò sempre venire DOPO un serio tentativo di conquistare il governo di una nazione. Per serio intendo una proposta di governo chiara, con proposte solide, pragmatiche e radicate nella tradizione riformista dei summenzionati statisti, non fumose visioni palingenetiche senza capo né coda che fanno affidamento sulla forza redentrice della democrazia diretta e della rete e glissano sulle questioni del lavoro, dell’economia e dei rapporti internazionali (chi ha orecchie per intendere…).

Jacob Needleman sul nostro rapporto patologico con i soldi e con il tempo

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The Meaning of Money in the 21st Century

An Interview with JACOB NEEDLEMAN 

By Alexander M. Dake

Filosofo in un’università statale, mistico ma anche consulente finanziario. È Jacob Needleman, che ha previsto correttamente l’esplosione della bolla della new technology (il boom finanziario legato ad internet che ha preceduto l’ultima bolla dei subprime e le cui conseguenze sono state neutralizzate dall’11 settembre e dalla Guerra al Terrore – una buona ragione per attendersi qualche altro incidente internazionale nei prossimi mesi).

Intervistato sul significato dei soldi, per un interessante confronto con l’approccio di Giampiero Mughini

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2012-05-14/soldi-sono-poesia-difesa-173456.shtml?uuid=AbKtcacF

AD: Cosa c’è di così attraente e seducente nei soldi?

JN: Il denaro ha il potere di far sentire le persone potenti, felici ed importanti. Ecco dove sta il pericolo, perché si tratta di un falso senso di comfort. Se ti preoccupi di piccole cose quando sei povero, continuerai a preoccuparti di cose più grandi quando sarai ricco. Il denaro non cambierà la vostra interiorità ed è lì che la maggior parte delle persone cade in errore. Pensano che il denaro cambierà la loro vita e questo è vero, ma non nella maniera attesa. Se non sai come ti poni nei confronti del denaro e comprendi questo rapporto, non sai chi sei veramente. Un ansioso rimarrà tale, una persona sicura resterà tale, indipendentemente dal suo benessere.

AD: Lei spiega nei suoi saggi che l’importanza del denaro è aumentata sostanzialmente a causa del protestantesimo. Può chiarire meglio questo punto?

JN: Mi si consenta innanzitutto di spiegare che cosa vuol dire che il denaro è diventato più importante che mai. Prima di tutto il denaro entra in ogni tipo di relazione nella società, molto più che in qualsiasi altra epoca e civiltà. Tutto è stato monetizzato. C’è stato un tempo in cui le questioni che riguardavano le relazioni personali, i medici e la medicina, le relazioni accademiche, la vita artistica erano esentate dalle considerazioni monetarie. Un artista poteva essere apprezzato per quello che faceva senza riscuotere un successo finanziario. Un medico era disposto a curare senza necessariamente essere pagato subito o l’intera somma, se il paziente non se lo poteva permettere. Ora, però, se si parla di malattie, spesso il costo della sanità è una parte importante della discussione. Per esempio, parlando delle morti causate dal tabacco, il fatto che le imprese produttrici di tabacco debbano pagare miliardi di dollari di danni sembra più importante delle morti e malattie causate dal tabacco. Tutto ha un prezzo al giorno d’oggi. Questo non è necessariamente un male, ma mostra come il denaro si sia insinuato in ogni angolo della nostra vita. Parte di questo processo ha a che fare con la polverizzazione dei valori nella nostra cultura. Il denaro ha colmato un vuoto. Di nuovo, questo potrebbe non essere un male: invece di uccidersi a vicenda, ci si fa causa. Il potere del denaro sta nel fatto che ha iniziato a quantificare la vita, cancellando gli aspetti qualitativi della vita. Questo coincide con un altro sviluppo nella nostra cultura: usiamo le nostre menti sempre di più e il nostro cuore sempre di meno quando prendiamo delle decisioni. Comunque, è stato all’inizio del XX secolo che il sociologo Max Weber ha detto che il protestantesimo è stato la causa principale del capitalismo. Il capitalismo esisteva anche in altre culture, ma la cultura protestante è stata l’unica che ha dato un significato religioso ai guadagni.

AD: Come si spiega la differenza tra l’atteggiamento nei confronti del denaro nei paesi protestanti dell’Europa occidentale, come la Svizzera e l’Olanda, e negli Stati Uniti, dove l’importanza del denaro pare endemica?

JN: Quando Weber faceva le sue osservazioni in merito al protestantesimo faceva uno specifico riferimento agli sviluppi negli Stati Uniti, in cui il denaro aveva quasi assunto il ruolo della religione. Ciò era cominciato con l’inizio della storia americana, con leader come Benjamin Franklin, che aveva fatto dei soldi una misura del proprio rapporto con Dio. Questo esiste in misura limitata in Svizzera e anche in Olanda, ma negli Stati Uniti gli americani hanno interpretato lo spirito del protestantesimo a modo loro ed accresciuto l’importanza del denaro ed il suo ruolo religioso.

 

AD: Avendo appena stabilito l’influenza pervasiva del denaro nella nostra società, continua a sostenere che abbiamo bisogno di rendere i soldi più significativi nella nostra vita. Perché?

JN: L’uomo deve dimostrare maggior rispetto per il denaro. Il denaro di per sé non è male, diventa una cattiva influenza solo quando distrugge o sostituisce ciò che è prezioso nella nostra vita. Il denaro è un mezzo attraverso il quale il desiderio umano si esprime in tutto il mondo e il desiderio umano di per sé è una grande cosa, che merita rispetto. Per questo la gente deve prendere più sul serio i soldi, in quanto mezzo (per un fine). Non sul serio nel senso di mettere le mani su quanto più denaro sia possibile, ma sul serio nel senso di riconoscere che il denaro è una parte importante della vita umana. Al fine di comprendere la propria vita è necessario capire il ruolo del denaro nella propria vita.

 

AD: Lei consiglia tante persone diverse su come gestire i soldi nella loro vita. Da dove comincia quando fornisce una consulenza? Esamina la loro vita personale o il modo in cui trattano i soldi nella loro vita?

JN: Parto dal secondo punto. La gente nutre ogni sorta di paura, illusione ed auto-inganno in materia finanziaria. Esiste un’enorme ipocrisia riguardo ai soldi. Il tabù che circonda il sesso ora circonda il denaro. Si deve avere il coraggio e l’onestà di studiare il proprio atteggiamento verso i soldi, senza giudicarsi. Nella mia esperienza questi atteggiamenti sono spesso basati su nozioni molto primitive sepolte nella psiche delle persone: gli esempi più ovvi sono le persone che credono veramente che il denaro sia sporco [lo “sterco del demonio”, lo si chiamava nel Medio Evo, NdT] e poi ci sono persone che credono che il denaro sia la cosa più importante nella vita. Soprattutto quest’ultima è la visione radicata nella cultura americana. E poi ci sono molte persone che credono vere entrambe le cose e diventare ancora più ipocrite sui soldi. Non ci si può sbarazzare in fretta di questi preconcetti.

 

AD: Come spiega la spontanea ammirazione, in particolare negli Stati Uniti ma anche in altri paesi, per le persone facoltose, spesso senza sapere altro su di loro?

JN: Questo è un altro esempio di ipocrisia intorno al denaro. Quando negli Stati Uniti si incontra qualcuno che si rivela essere un miliardario, l’atteggiamento cambia improvvisamente. Non è una risposta razionale, ma profondamente emotiva. Le persone rispettano i ricchi più di chiunque altro. Una volta ho chiesto a un miliardario, che aveva iniziato la sua carriera con niente in mano, qual è stata la cosa più sorprendente che ha scoperto quando è diventato ricco. Ha detto che la gente lo trattava con immenso rispetto e valutava le sue opinioni come se fosse ben informato su tutto. Ha poi aggiunto che l’unica cosa che sapeva fare era far soldi. L’autopercezione della gente è legata a quanti soldi fanno. Questo è molto più forte negli Stati Uniti che in Europa, anche se l’Europa si sta muovendo in questa direzione pure lei. Il rovescio della medaglia è che gli uomini d’affari americani possono essere molto più diretti ed onesti nel loro business, mentre gli uomini d’affari europei sembrano nascondere l’importanza di realizzare un profitto. Ma anche lì le cose stanno cambiando.

 

AD: Come pensa che gli storici del futuro giudicheranno quest’epoca in cui i soldi governare la nostra cultura?

JN: Come uno straordinario periodo di ricchezza, ma anche decisamente barbaro. Non possiamo sopravvivere se diamo importanza solo al denaro ed al potere. Non credo che nessuna società o cultura possa esistere senza dei valori spirituali come suo fondamento. Penso che stiamo raggiungendo una situazione di crisi, se non cambiamo il nostro amore per il denaro [profetico: pochi anni dopo è arrivata la Seconda Depressione NdT].

AD: Qual è la sua esperienza con la nuova ricchezza guadagnata e persa negli ultimi anni da molti manager della Silicon Valley?

JN: Due anni fa sono stato invitato da Microsoft per offrire consigli su come trattenere i loro giovani dirigenti sui 30-35 anni di età, che se ne andavano perché erano diventati ricchi per conto loro. Era chiaro che non sarebbe stato il denaro a trattenerli. Forse solo un lavoro pieno di significato avrebbe potuto farcela. La Silicon Valley è stata descritta come il più grande accumulo legale di ricchezza della storia.

 

[…]

 

AD: Cos’è il successo per questi specialisti della conoscenza [knowledge workers]?

JN: Sorprendentemente, non lo definiscono solo in termini monetari. Pensano di avere successo quando fanno qualcosa di pionieristico, qualcosa di nuovo ed interessante, e possibilmente che sia di beneficio per il genere umano e per la società. Sono prigionieri dell’illusione che, se lavorano ad un computer o modem più veloce, sarà automaticamente un bene per l’umanità. La chiamo l’illusione delle nuove tecnologie. Noi, come società, crediamo che la nuova tecnologia ci abbia assicurato ogni genere di vantaggio, ma ci potremmo chiedere che cosa abbia ottenuto, oltre ad accelerare la vita delle persone. La tecnologia risolve spesso un problema per crearne due di nuovi, che a loro volta richiederanno nuova tecnologia per risolverli. E questo processo continua imperterrito. Invenzioni progettate per risparmiare tempo e fatica, eppure la maggior parte degli americani lavora più a lungo e non ha mai avuto meno tempo libero.

 

AD: Perché la nostra società non sembra valorizzare alcune professioni molto importanti, come l’insegnamento, la sanità e la cura dei bambini, delle arti e della scienza, se monetizzate?

JN: Le persone che toccano i punti più deboli della natura umana sono quelle che fanno di gran lunga più soldi di tutti gli altri messi insieme. Le persone sono disposte a pagare di più per dei servizi che soddisfano il desiderio di eccitazione, l’autoinganno, la vanità, il piacere. Sono quelle le situazioni in cui le persone si sentono più vive, non quando ascoltano un’insegnante premurosa o sono assistite da un infermiere capace in ospedale. Questo potrebbe apparire come ingiusto, ma il denaro non ha a che fare con la giustizia, bensì con le emozioni e con l’apprendere a gestirle.

AD: Il denaro è il modo giusto di valutare il lavoro? Per esempio, un insegnante in una cittadina non sarà mai in grado di estendere i suoi servizi o il suo pubblico e ha quindi un limite massimo al suo reddito, mentre una pop star teoricamente può ampliare il suo pubblico fino ad includere il mondo intero, con un reddito virtualmente senza limiti.

JN: Usare altri mezzi per premiare le persone non cambierà la natura umana alla base di queste grottesche differenze di retribuzione. Non so se apprezzeremo mai il valore di un insegnante in termini paragonabili al valore che diamo ad una pop star. Forse è meglio così. Forse un insegnante insegna meglio se non guadagna due milioni di dollari all’anno. Inoltre la gente potrebbe arrivare a rendersi conto che il punto non è pagare di più gli insegnanti, ma capire che hanno una vita migliore di una pop star. Ci sono esempi di persone che hanno abbandonato posti di lavoro ben retribuiti per fare delle cose che gli piacevano molto, ma con una paga molto inferiore.

AD: Lei si è anche occupato del tempo e dell’esistenza di una povertà di tempo. I problemi associati al tempo sono paragonabili a quelli collegati al denaro?

JN: Sì, tempo e denaro sono al centro di analoghe illusioni. La proliferazione del desiderio è stata la base della nostra economia capitalistica. Non è la soddisfazione del desiderio, ma la creazione di desideri artificiali. Le persone non hanno bisogno del 99% dei prodotti immessi sul mercato. Se i cosiddetti desideri “normali” fossero soddisfatti, allora l’economia crollerebbe. L’economia si basa su illusioni e falsi desideri. Chi ha bisogno di 20 tipi di succo d’arancia al supermercato? È qui che entra in gioco la questione del tempo. A causa di tutti questi desideri dobbiamo lavorare per molte più ore e molto più duramente per poterceli permettere e poi abbiamo troppo poco tempo per acquistare i prodotti o servizi, per non parlare di goderne. Questo, a sua volta, è un riflesso della vita nelle nostre teste che ci mantiene continuamente impegnati con i nostri desideri di futuri possibili. Il tempo sembra quindi scorrere sempre più velocemente. Semplicemente non abbiamo abbastanza tempo per fare tutto quello che pensiamo di dover fare, non abbiamo nemmeno il tempo di fare ciò che realmente dobbiamo fare. Questa è la povertà di tempo. Proprio come nel caso del denaro, con il tempo stiamo assistendo alla perdita di valori e del senso di cosa sia un essere umano.

AD: Sembra una situazione miserevole, all’inizio del 21° secolo.

JN: È una crisi molto grave, e non potrà andare avanti così ancora a lungo.

http://www.paraview.com/features/needleman.htm

Il medico non vi ha prescritto di fare acquisti in certi negozi piuttosto che in altri

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Si racconta che Solone abbia accolto amichevolmente Anacarsi, e che l’abbia ospitato a casa propria per qualche tempo, quando già aveva intrapreso la sua attività pubblica e andava compilando le sue leggi. Quando Anacarsi lo venne a sapere, derise l’impegno di Solone: egli credeva di trattenere le ingiustizie e le violenze dei suoi concittadini tramite degli scritti che non differivano in nulla dalle ragnatele; come le ragnatele, essi avrebbero trattenuto, fra chi vi incappava, i deboli e gli umili, mentre i potenti e i ricchi le avrebbero spezzate. Ma Solone – si racconta – gli rispose che gli uomini rispettano quei patti che a nessuno dei contraenti conviene trasgredire, e che egli rendeva le sue leggi adeguate ai concittadini, in modo da mostrare a tutti che agire rettamente era meglio che andare contro la legge. Tuttavia, i fatti si svolsero come Anacarsi aveva immaginato, più che come aveva sperato Solone.

Plutarco, “Vita di Solone”, 5, 3-6

Non c’è nulla di inevitabile in tutto questo. Il mondo di Solone non è il nostro. Assieme, oggi, le persone possono fare la differenza, se il fatalismo ed il cinismo degli Anacarsi contemporanei non hanno la meglio.

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Commesse, commessi e negozianti sono in rivolta in tutta Italia contro le liberalizzazioni montiane degli orari di apertura dei negozi (articolo 31 della “Salva Italia”), che servono unicamente a favorire la grande distribuzione, danneggiando le aziende commerciali a conduzione familiare e le vite dei dipendenti:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/31/commesse-e-commessi-di-tuttitalia-unitevi/

Piemonte, Veneto, Lombardia, Lazio, Toscana, Sicilia, Sardegna e Friuli Venezia Giulia hanno chiesto alla Corte Costituzionale di porre un freno alle ingerenze statali negli affari di competenza regionale. La Corte ha però stabilito che il provvedimento del governo non riguarda il commercio (!!!) ma la tutela della concorrenza, che non è competenza degli enti locali.

Il comune di Trento dichiara di avere le mani legate: “Si parla di milioni di risarcimento, se dovessero vincere i ricorrenti (PAM, Oviesse, Upim), calcolando il mancato introito delle domeniche in cui avrebbero potuto aprire”.

http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2012/06/25/news/domeniche-aperte-niente-da-fare-oggi-la-giunta-dice-no-1.5319478

Soldi pubblici ed esistenze sacrificate sull’altare dell’egoismo e dell’avidità di chi può imporre la sua volontà solo perché reputa che il danno di immagine sia limitato, temporaneo e comunque non paragonabile ai vantaggi.

Meditate gente, meditate!

Stefano Fait,

nella pienezza dei suoi diritti costituzionalmente riconosciuti [cf. sentenza n. 84 del 17 aprile 1969]

P.S. Ma quali mancati introiti domenicali? La gente non può più spendere!

Cosa si può fare con i guadagni di 1 anno dei 100 uomini più ricchi del mondo?

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Nel 2010 le Forbes Global 2000, assieme, avevano un fatturato di 32mila miliardi di dollari (il PIL mondiale era di 60mila miliardi di dollari).

“Il costo della disuguaglianza: come l’estrema polarizzazione di ricchezze e redditi ci danneggia tutti”, rapporto Oxfam, 18 gennaio 2013

“Negli ultimi 30 anni la disuguaglianza è cresciuta drammaticamente in molti paesi. Negli Stati Uniti la quota di reddito nazionale che va al 1% più ricco è raddoppiata, dal 1980, dal 10 al 20%. Per lo 0,01% è addirittura quadruplicata, a livelli mai visti prima. A livello globale, per l’1% (60 milioni di persone), e in particolare per l’ancora più ristretto 0,01% (600.000 persone – ci sono circa 1200 miliardari in tutto il mondo), gli ultimi trenta anni sono stati un periodo di incredibile abbuffate. Un fenomeno che non si limita agli Stati Uniti, o anche ai paesi ricchi. Nel Regno Unito la disuguaglianza sta rapidamente tornando a livelli che non si vedevano dai tempi di Charles Dickens. In Cina il 10% ora porta a casa quasi il 60% del reddito complessivo. I livelli di disuguaglianza cinesi sono ormai simili a quelli del Sud Africa, che è il paese più iniquo sulla terra, molto più rispetto alla fine dell’apartheid. Anche in molti dei paesi più poveri la disuguaglianza si è rapidamente accresciuta.

Globalmente i redditi dell’1% più ricco sono aumentati del 60% in 20 anni. La crescita del reddito per lo 0,01% è stata ancora più consistente.

A seguito della crisi finanziaria, il processo si è accelerato, con l’1% che ha incrementato ulteriormente la sua quota di reddito. Il mercato dei beni di lusso ha registrato una crescita a due cifre ogni anno, dopo l’inizio della crisi. Che si tratti di una vettura sportiva o un super-yacht, caviale o champagne, non vi è mai stata una tale richiesta dei beni di lusso più costosi.

Il FMI ha dichiarato che la disuguaglianza è pericolosa, produce divisioni e potrebbe portare a rivolte sociali. I sondaggi mostrano che l’opinione pubblica è sempre più sensibile alla crescente disuguaglianza in molti paesi, e ciò riguarda tutti i cittadini, indipendentemente dall’orientamento politico.

[…]

I 100 miliardari più ricchi del mondo hanno aggiunto 240 miliardi di dollari alle loro ricchezze nel 2012 – un quarto di quella cifra sarebbe sufficiente a porre fine alla povertà estrema nel mondo. La crescita nei paesi più egalitari è molto più efficace nel ridurre la povertà. Le ricerche effettuate da Oxfam hanno dimostrato che, per via delle sue gravi disparità, in Sud Africa, anche con una sostenuta crescita economica, un milione di persone in più saranno spinte verso una condizione di miseria entro il 2020, se non si prenderanno delle contromisure.

Le parole del vecchio adagio ‘soldi uguale potere’ indicano che nelle società più disuguali la democrazia è più a rischio. Questo potere può essere esercitato legalmente, con centinaia di milioni spesi ogni anno, in molti paesi, per fare lobbismo politico (corruzione legale), o illegittimamente per corrompere il processo politico e comprarsi il processo decisionale democratico.

[…]

I membri dell’élite hanno più probabilità di ricoprire posizioni politiche prominenti o altri alti uffici, rafforzando le disuguaglianze. I loro figli hanno più possibilità di essere almeno ricchi quanto lo sono i loro genitori, il che significa che le disparità intergenerazionali aumentano. La disuguaglianza è stata ricollegata ad una pluralità di problemi sociali, quali la violenza, la malattia mentale, la criminalità e l’obesità.

Fondamentalmente la disuguaglianza ha dimostrato di essere non solo un male per i poveri nelle società disuguali, ma anche per i ricchi. Le persone più ricche sono più felici e più sane se vivono in società più uguali.

http://www.oxfam.org/sites/www.oxfam.org/files/cost-of-inequality-oxfam-mb180113.pdf

Oscar Giannino c’è o ci fa? – chi lo vota danneggia gli Italiani e l’Italia?

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NOTA PRELIMINARE: Sarebbe sbagliato trattare con sufficienza il fenomeno Giannino, che è un fenomeno degno di nota.

Perché Giannino & co. sono così ansiosi di poter svendere il patrimonio strategico pubblico agli stranieri? C’è un conflitto di interessi in gioco? Chi vota “Fare per fermare il declino” vota contro l’Italia e gli Italiani senza esserne consapevole?

Se lo chiede l’economista Luciano Priori Friggi – con rara eleganza e rispetto, se messo a confronto con il livello del dibattito elettorale in corso – a proposito delle attività di Michele Boldrin, inossidabile partner intellettuale e politico di Oscar Giannino.

http://www.borsaplus.com/index.php/archives/2013/01/28/michele-boldrin-ha-un-conflitto-di-interesse/

L’inadeguatezza e distruttività del programma economico e politico di Giannino per una grande nazione come l’Italia:
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/08/05/il-programma-politico-di-oscar-giannino-alcune-obiezioni-tra-le-tante/

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Il mondo ideale privatizzato di Oscar Giannino è quello in cui tutti si comportano come un idraulico e arrivano quando si LIBERANO (non esiste un settore pubblico al servizio della comunità). E’ quello in cui c’è sempre qualcuno che compra e la crescita è illimitata. E’ quello in cui gli egoismi privati beneficiano la collettività, sempre (es. il suo vecchio sodale Berlusconi?), e quelli collettivi beneficiano il genere umano, sempre (es. Germania e Unione Europea?).

Nel mondo ideale di Oscar Giannino non esiste una comunità, esiste solo una moltitudine di contratti tra individui. Il mondo ideale di Oscar Giannino è un mondo per ricchi psicopatici o sociopatici, il tipo di mondo che scatena le rivoluzioni.

Oscar Giannino (“Fare per Fermare il Declino”), come Guglielmo Giannini (“Fronte dell’Uomo Qualunque”), è il sintomo di una società confusa, che vuole cambiamento e lo vuole subito, ma non sa bene a che santo votarsi. Non che lo sappia io – le soluzioni si trovano insieme, chi te le “regala” vuole fotterti -, ma penso di sapere almeno cosa non voglio. Il mondo ideale di Oscar Giannino (Sandy Springs) assomiglia troppo a Nea So Copros (cf. Cloud Atlas) per i miei gusti.
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/21/sonmi-451-e-thomas-sankara-quando-finzione-e-realta-riecheggiano/

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Djannino unchained

OSCAR GIANNINO E IL NEOLIBERISMO EUROPEO

“Non c’è solo la Germania, a indicare la via della crescita nel rigore attraverso l’alta produttività della manifattura e dell’export. Il segnale che viene da Londra è di grande speranza”.

http://www.chicago-blog.it/2010/10/26/ultime-da-londra-ciao-ciao-keynes/

REGNO UNITO

Riuscirà finalmente a ripartire l’economia inglese o c’è addirittura il rischio che nel 2013 si registri una terza mini-recessione?

http://marconiada.blog.ilsole24ore.com/2013/01/e-il-2013-si-preannuncia-a-passo-di-lumaca.html

http://www.guardian.co.uk/business/2013/jan/25/britain-triple-dip-recession-manufacturing

GERMANIA

A dispetto di quel che la troika e i media vorrebbero far credere alla gente comune, chi mastica di macroeconomia e sociologia sa che la Germania sta affondando e non c’è alcuna Wunderwaffe (arma segreta miracolosa) che potrà salvarla (ed è il terzo conflitto mondiale che perde a causa dell’egoismo e della superbia della sua classe dirigente, altro che Guinness dei Primati):

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/29/quando-i-tedeschi-capiranno-che-la-merkel-li-ha-truffati/

Per futuri aggiornamenti sugli sviluppi tedeschi, rimando all’eccellente e meritorio http://vocidallagermania.blogspot.it/, che traduce le notizie principali riguardanti l’economia e la politica tedesca dal tedesco all’italiano (e lo fa molto bene).

OSCAR GIANNINO E L’ENERGIA ATOMICA

“Proprio la terribile intensità del fenomeno abbattutosi sul Giappone ci consegna una nuova conferma del fatto che in materia di sicurezza di impianti nucleari, i passi in avanti compiuti negli ultimi decenni sono stati notevolissimi, tali da reggere nella realtà dei fatti senza creare pericoli per ambiente e popolazione proprio l`impatto di eventi terribilmente fuori scala… Una delle ragioni per cui le centrali elettronucleari costano tanto, è proprio la sicurezza: ma come si vede sono soldi ben spesi.”

Oscar Giannino, “Nucleare sicuro. È la prova del nove”, da “IL MESSAGGERO” di sabato 12 marzo 2011

http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=57358426

23 gennaio 2013 – A Fukushima ancora paura radiazioni: gli scienziati che monitorano la vita di mare nella regione hanno scoperto in un pesce catturato nei pressi della centrale, livelli di radiazione più alti di 2.500 volte rispetto al limite stabilito dal governo giapponese.

http://wwww.ansa.it/web/notizie/specializzati/energiaeambiente/2013/01/23/Trovato-Fukushima-pesce-2500-volte-piu-radioattivo-_8124734.html

2012 – l’inquinamento radioattivo arriva in California

http://abcnews.go.com/blogs/health/2012/04/10/radiation-from-japan-disaster-found-along-calif-coast/

OSCAR GIANNINO E L’EVASIONE/ELUSIONE FISCALE

“Ohimè nell’Italia di oggi l’invidia fiscale da tributi esosi si estende ormai da sinistra a destra. Il che rende ancor più necessaria la difesa dell’offshore, vero presidio di libertà che sconfiggerà sempre- non illudetevi, cari statalisti – la lega degli Stati ad alto prelievo e bassa crescita”.

http://www.chicago-blog.it/2010/10/20/viva-loffshore-abbasso-le-tasse/

OSCAR GIANNINO E SANDY SPRINGS

“Leggete qua. Sandy Springs, suburbio di Atlanta, Georgia. Nel 2005, vinte le elezioni dai repubblicani, un fan di Hayek e Reagan, Oliver W. Porter, convince i concittadini a farla finita con la vecchia concezione del potere municipale, la sua pletora di dipendenti, società pubbliche e via cantando.  Perché continuare a dare 190 milioni di dollari l’anno alla Contea di Fulton, per servizi municipali gestiti innanzitutto nell’interesse delle piante organiche dei suoi dipendenti e dirigenti a tempo indeterminato? Da allora, Sandy Springs ha fatto una scelta radicale: come un’impresa privata, il comune si è dato una mera forma societaria, come fosse un fascio di contratti. E’ diventata Priva-Topia. E ha dato tutto in outsorcing, dalla manutenzione delle strade al centralino 911 per le emergenze, dalla gestione delle licenze commerciali a quelle edilizie. Per ciascun settore gare aperte a privati, con le due società prime perdenti legate da un rapporto di immediato subentro se chi vince non offre esattamente ciò a cui si è impegnato, in termini di efficienza e contenimento di costo. Solo per polizia e pompieri i costi comparati delle gare a compagnie private hanno sconsigliato l’offerta pubblica gestita da pubblici dipendenti: ma tutti a tempo determinato, valutati su performance annuali, a cominciare dal città manager scendendo. Come vedete, si può fare eccome. 90 milioni su 190 sono la capienza finanziaria apertasi rispetto alle vecchie imposte, con un comune in forma di società privata.  Sandy Springs prospera assai più delle altre municipalità vicine che sono rimaste pubbliche, e c’è la fila per andarci a vivere rispetto alle distressed areas afroamericane della Georgia. Non è vero che non si può fare, il punto è liberarsi dello Stato tass-e-spendi!”

http://www.chicago-blog.it/2012/06/25/privatopia-esiste-come-prosperare-spellando-lo-stato-tass-e-spendi/

COME STANNO DAVVERO LE COSE A SANDY SPRINGS?

“Questa scelta ha danneggiato finanziariamente il resto della contea di Fulton? Certamente sì, sostiene l’amministratore della contea, Zachary Williams, che calcola che l’”incorporazione” di Sandy Springs, e delle città vicine che l’hanno seguita, è costata alla contea circa 38 milioni di dollari all’anno. Williams ha descritto la cifra come “significativa”, soprattutto in considerazione delle pressioni causate dalla crisi economica”.

http://www.nytimes.com/2012/06/24/business/a-georgia-town-takes-the-peoples-business-private.html?pagewanted=all&_r=0

La prospettiva di altre Sandy Springs preoccupa persone come Evan McKenzie, autore di “Privatopia: le associazioni proprietarie di immobili e la nascita del governo residenziale privato”. Il suo timore è che le enclavi ricche possano decidere di diventare quartieri fortificati (gated communities) su vasta scala, con muri che le separino da aree economicamente in difficoltà. “Si potrebbe realizzare uno scenario del tipo ‘due Americhe'”, dice. “Se permettiamo che le aree più ricche si isolino istituzionalmente, allora cosa resta da fare ai poveri? Tenersi tutta la povertà, tutti i problemi sociali e cavarsela da soli?”

http://www.nytimes.com/2012/06/24/business/a-georgia-town-takes-the-peoples-business-private.html?pagewanted=all&_r=0

I residenti, funzionari e politici di Sandy Springs sono stati in prima linea in un movimento controverso che aveva l’obiettivo di separare Sandy Springs e molti altri distretti periferici a nord di Atlanta dal resto della Contea di Fulton, per creare una nuova contea a maggioranza bianca chiamata Milton [in onore del padre del neoliberismo, Milton Friedman, quello della shock therapy, oggi applicata ai PIIGS ed all’eurozona nel suo complesso, NdR], lasciando che il resto della contea di Fulton si occupasse delle esigenze di una popolazione rimasta povera e con una base imponibile drasticamente ridotta. […].

Ad Atlanta, l’impulso verso la privatizzazione, presentato come una questione di efficienza e di responsabilità fiscale nel 2012, appare molto meno innocente in una prospettiva storica. Kruse ha mostrato molto efficacemente come i bianchi di tutta la regione, prima ad Atlanta e poi in periferia, abbiano smesso di utilizzare i servizi pubblici dopo Brown v. Board of Education [sentenza del 1954 che pone fine alla segregazione razziale negli Stati Uniti, NdR] proprio per evitare l’uso di strutture che la corte aveva ordinato che fosse desegregata.

http://metropolitanhistory.wordpress.com/2012/08/08/the-politics-of-place-and-race-in-americas-privatized-city/

OSCAR GIANNINO E AYN RAND

“Stamane con Alberto Mingardi ci siamo scambiati messaggi di esultanza, per il fondo del Sole 24 ore in cui si esalta Ayn Rand”.

http://www.chicago-blog.it/author/oscar-giannino/page/46/

Può essere a buon diritto definita la peggiore filosofia partorita nel dopoguerra. L’egoismo, si sostiene, è un bene, l’altruismo un male, l’empatia e la compassione sono irrazionali e distruttive. I poveri meritano di morire, i ricchi meritano di esercitare una potenza senza limiti. È già stata testata ed ha fallito clamorosamente e catastroficamente. Eppure la dottrina di Ayn Rand, morta 30 anni fa, non è mai stato più popolare ed influente.

Rand era russa, di famiglia benestante emigrata negli Stati Uniti. Attraverso i suoi romanzi (come “La rivolta di Atlante”) e la sua saggistica (come “La virtù dell’egoismo”), ha illustrato una filosofia chiamata oggettivismo. Questa sostiene che l’unica morale è il puro interesse personale. Non dobbiamo nulla a nessuno, neppure ai membri delle nostre famiglie. Descrive i poveri e i deboli come “rifiuti” e “parassiti” e critica aspramente chiunque cerchi di aiutarli. Oltre polizia, tribunali e forze armate, non ci dovrebbe essere alcun altro ruolo per il governo: nessuna sicurezza sociale, né salute pubblica o istruzione pubblica, infrastrutture pubbliche o trasporti pubblici, nessuna regolamentazione, nessuna imposta sul reddito.

 […]

Quella di Rand è la filosofia degli psicopatici, una fantasia misantropica di crudeltà, vendetta ed avidità. Eppure, come Gary Weiss mostra nel suo nuovo libro, “Ayn Rand Nation”, è diventata per la nuova destra ciò che Karl Marx una volta era a sinistra: un semidio a capo di un culto millenaristico. Quasi un terzo degli americani, secondo un recente sondaggio, ha letto “La rivolta di Atlante”, che ora vende centinaia di migliaia di copie ogni anno.

[…].

Non è difficile capire perché Rand piaccia ai miliardari. Offre loro qualcosa che è fondamentale per ogni movimento politico di successo: un senso di vittimismo. Dice loro che sono vampirizzati dai poveri ingrati ed oppressi da governi invadenti.

E invece più difficile capire che cosa ci guadagnino i militanti ordinari del Tea Party, che avrebbero molto da perdere se lo stato si ritraesse. Ma tale è il grado di disinformazione che satura questo movimento e così diffusa, negli Stati Uniti, è la sindrome di Willy Loman (il divario tra realtà e aspettative) che milioni, allegramente, si offrono volontari per fungere da zerbini ai miliardari. Mi chiedo quanti avrebbero continuato a venerare Ayn Rand se avessero saputo che, in età più avanzata, si iscrisse ai programmi di sanità e previdenza pubblica. Si era scagliata furiosamente contro entrambe, in quanto rappresentavano tutto quello che disprezzava dello stato invadente, ma il suo sistema di credenze non poteva competere con la realtà del’invecchiamento e della salute cagionevole.

[…].

Impregnata della sua filosofia, la nuova destra su entrambi i lati dell’Atlantico continua a chiedere il rimpicciolimento dello Stato, anche se i resti del naufragio di quella politica ci circondano. I poveri sprofondano, gli ultra-ricchi prosperano. Ayn Rand approverebbe”.

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/mar/05/new-right-ayn-rand-marx

OSCAR GIANNINO E LA SVEZIA

Al governo Monti farebbe molto bene adottare un modello che per decenni sinistra e keynesiani italiani additavano fino alla noia: quello della Svezia. E’ un Paese che ha effettivamente molto da insegnarci, sugli effetti dell’incauto connubio tra alta spesa pubblica e alte tasse. [...] Perché è dalla dura crisi che la colpì negli anni Novanta, che la Svezia ha dovuto drasticamente cambiare strada, modificando in profondità il proprio welfare troppo generoso. Ed è dal 2006, da quando è al governo il conservatore Fredrik Reinfeldt, nel frattempo rieletto per la prima volta in un secolo per i suoi successi, che la Svezia ha imboccato con energia raddoppiata la via del menospesa-menotasse, col risultato di essere l’unico Paese europeo a rivelarsi immune o quasi dall’eurocrisi.

http://www.chicago-blog.it/2012/04/17/viva-la-svezia-monti-ci-ripensi/

9 gennaio 2013 – 2013, fuga dalla Svezia. Nonostante un tasso di disoccupazione al 7,7 per cento la Svezia si riscopre terra di emigrazione, soprattutto per i giovani. Il risultato è che ora gli svedesi che lavorano in Norvegia sono 75 mila: se prima dello scoppio della crisi a cercare occupazione oltre confine erano 4 mila ogni anno, nel 2011 sono stati quasi 10 mila.

http://news.panorama.it/esteri/I-giovani-fuggono-dal-modello-svedese

Furore 1932-2012

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Il titolo italiano ‘Furore’ cita uno dei passi più intensi del testo: “Le donne osservavano i mariti, per vedere se questa volta era proprio la fine. Le donne stavano zitte e osservavano. E se scoprivano l’ira sostituire la paura nei volti dei mariti, allora sospiravano di sollievo. Non poteva ancora essere la fine. Non sarebbe mai venuta la fine finché la paura si fosse trasformata in furore.”

La descrizione delle conseguenze della crisi economica, presente nell’opera di Steinbeck, fa riferimento alla Grande Crisi del 1929, ossia a quel periodo della storia del Novecento (fatto iniziare convenzionalmente con il crollo della Borsa di Wall Street il 24 ottobre 1929, il cosiddetto “giovedì nero”) a partire dal quale i livelli di produzione, occupazione, redditi, salari, consumi, investimenti, risparmi si ridussero in modo rapido e radicale a partire dagli Usa per poi raggiungere un autentico impatto mondiale. Il governo statunitense del presidente Franklin Delano Roosevelt (che ottenne quattro mandati consecutivi, dal 1932 al 1944 – unica eccezione nella storia del Paese) lanciò, tra il 1933 e il 1937, un corposo piano di riforme economiche e sociali definito “New Deal” (Nuovo Patto) per affrontare e superare la fase di grave recessione. Gli storici hanno sottolineato chiaramente come gli effetti della grande depressione del 1929 abbiano favorito l’ascesa al potere di Hitler e il deterioramento delle relazioni internazionali (a partire dall’introduzione di misure protezionistiche all’indomani della diffusione globale della crisi economica), tanto da considerare l’evento come un fattore non secondario tra quelli che portarono allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Nel 1998 l’American Film Institute ha inserito Furore al ventunesimo posto della classifica dei cento migliori film americani di tutti i tempi. Dieci anni dopo, in seguito ad un aggiornamento della lista, è sceso al ventitreesimo posto.

Il film vinse due premi Oscar (1941) nelle categorie “Miglior regista” (John Ford) e “Miglior attrice non protagonista” (Jane Darwell, nel ruolo di Ma’ Joad).

Citazioni

Siamo vivi. Siamo il popolo, la gente, che sopravvive a tutto. Nessuno può distruggerci. Nessuno può fermarci. Noi andiamo sempre avanti.

Non ci vuole coraggio a far qualcosa che si deve fare per forza.

Io non saprò più niente di te, Tommy: tu potresti morire e io non lo saprei. E se ti arrestano, chi me lo verrà a dire? – Mah, forse è come diceva Casy. Uno non ha un’anima per sé solo, ma un pezzetto d’una grande anima, che è la grande anima di tutta l’umanità. Quindi… – Che cosa, Tommy? – Quindi non importa, perché io non potrò mai morire. Io sarò dovunque, dovunque ci sia un uomo. Dovunque ci sia un uomo che soffre e combatte per la vita, io sarò là. Dovunque ci sia un uomo che lavora per i suoi figli, io sarò là. Dovunque il genere umano si sforzi di elevarsi, coi ricchi e coi poveri, in questa comune aspirazione di continuo miglioramento, e dove una famiglia mangerà la frutta d’un nuovo frutteto, o andrò a occupare la casa nuova, là mi troverai.

Quando c’è il raccolto sei un lavoratore stagionale, e dopo sei un vagabondo.

Tom, io sono una povera donna ignorante, ma se te ne vai sarà anche peggio. Una volta avevamo una casa, qualcosa che ci teneva insieme. I vecchi morivano, nascevano i bambini, ed eravamo sempre una cosa. Eravamo la famiglia, che era sacra e forte. Ma adesso non è più lo stesso. Niente più ci tiene uniti.

State bene a sentire: non cominciate a dare fastidio, lavorate, fatevi i fatti vostri, e starete bene.

E’ difficile dire quello che è giusto, Tom. Anch’io non lo so, e sto cercando di scoprirlo.

Noi non vogliamo altri vagabondi qui in paese. Non c’è lavoro nemmeno per quelli che ci sono già. – E dove dobbiamo andare? Tornatevene da dove siete venuti.

Perché la sorte si deve accanire contro di noi senza ragione? La resistenza di un uomo ha un limite. Viene il momento che se ne ha abbastanza, che un uomo non ne può più. – Devi farti forza. – Lo so, e ti giuro che faccio di tutto, mamma. – Tu devi resistere, sennò la famiglia si sfascerà, tu devi resistere!

Va’ dentro la tenda e mangia. – Eh, tanto è inutile. Li vedrò anche dentro la tenda.

State a sentire, voi altri. Andate tutti a prendere un bel recipiente adesso, e se avanza ve ne darò, eh? Su andate!… Non lo so nemmeno io, se faccio bene o male.

C’è del lavoro. Se volete farlo, sta bene. Sennò, state qui a morir di fame. – Badate, ci sono cascato già due volte io. Ha bisogno di mille uomini? Ne fa venire cinquemila, li paga quindici centesimi l’ora, e quando ci siete restate perché avete fame. Se vuole ingaggiare della gente deve dire quant’è la paga, e farci vedere la licenza. Non può ingaggiare nessuno se non ha la licenza. – Ehi Joe…agitatore.

Ma tu cosa avevi fatto? – Gli ho risposto.

Non passate la notte in città. Alla periferia c’è un campo. Se vi trovo in città dopo le otto, vi metto dentro.

A me hanno ordinato di dirvi di andarvene da questo podere ed io ve lo sto dicendo. – E io dovrei andarmene dalla mia terra? – Ma non te la prendere con me, non è colpa mia. – E di chi allora? – Lo sapete di chi è la terra, della società agricola di Shione. – E chi è la società agricola di Shione? – Ma non è nessuno, è una società. – Avrà un presidente no?! E lo saprà che così ci condanna a morire di fame! – Ma non è colpa sua, è la banca che gli dice che cosa deve fare. – E va bene, dov’è la banca? – A Tulsa. Ma con chi te la prendi, lì c’è soltanto il direttore, che sta impazzendo per fare quello che gli impongono da New York. – Insomma, chi è allora? – Aah io proprio non lo so. Eh sennò te lo direi, ma proprio non lo so di chi è la colpa. – E io dico che ancora non è nato l’uomo che mi caccerà via dalla mia terra. L’ha dissodata mio nonno, più di 75 anni fa. Mio padre c’è nato qui, siamo tutti nati qui, e qualcuno c’è stato anche ammazzato!

Come mai i miei si sono rassegnati? La mamma, lei che ha sempre tenuto a quello che era suo. Una volta ha pescato uno che le aveva rubato una gallina, gliel’ha strappata dalle mani e con quella l’ha picchiato finché non le sono restate che le zampe.

Ti hanno maltrattato? Ti hanno fatto diventare cattivo? – Perché, mamma? – Dicono che succede… – No mamma, sono rimasto come ero prima. – Perché ne ho sentito raccontare tante. Che quando ti maltrattano si comincia ad odiare tutti. E più ti maltrattano e più diventi cattivo, finché uno non è più neanche un uomo ma una specie di pazzo che parla da solo. Sei ridotto così, figlio mio? – No mamma, non temere. – Perché…io non lo voglio un figlio cattivo.

Lo avevo detto, lo avevo detto che Tommy sarebbe scappato dalla galera come un torello da un recinto di canne! Non ce lo tieni un Joad in galera, nossignore! – Ma io non sono scappato. – Anch’io ero così da giovane!

Domani veniamo coi trattori, d’accordo? – Sì d’accordo, ce ne andiamo, ce ne andiamo all’alba.

Dici che regge? – Se regge bisognerà prenderne nota nelle sacre scritture.

Questa è la mia terra, e io non me ne vado!

La polizia si interessa sempre dei morti più di quanto si interessi dei vivi.

Questo povero vecchio ha vissuto la sua vita e adesso ha finito. Io non so se fosse buono o cattivo, e poi non importa. Una volta ho letto una poesia che diceva: tutto ciò che vive, è sacro. Ma io non compiango questo povero vecchio che è morto, perché lui sta bene. Se dovessi pregare, pregherei per voi che siete vivi e non sapete dove andare.

L’avviso è uguale per tutti. Ottocento raccoglitori vuole? Va bene, lo sapete cosa fa allora? Ti fa stampare sei o settemila avvisi, e forse in ventimila lo vedono, e magari due o tremila se ne vanno in California per colpa di quell’avviso. Due o tremila persone che già non sanno come vivere, mentre ce n’è soltanto bisogno di ottocento. Vi sembra giusto, questo? – Tu cerchi di seminare zizzania. Ci scommetto che tu sei un agitatore.

Poi viene il dottore: i bambini sono morti di polmonite, dice. E scrive sul registro: polmonite. Sono morti di fame, altro che polmonite!

Sono un centesimo quei dolci? – Quali dice? – Questi, questi qui davanti. – Ah questi?… No… due, per un centesimo. – Allora me ne dia due ,signora… avanti, avanti prendete… Grazie, signora. –Quelli non erano da mezzo centesimo. –Pensa ai fatti tuoi! –Sono da dieci centesimi l’uno.

Quella gente non ha né cervello né anima. Sono bestie. Un uomo non potrebbe vivere come loro. Un essere umano non sopporta tanta miseria. –Ormai ci sono abituati.

http://www.silenzio-in-sala.com/curiosita-citazioni-furore.html

La secessione dal genere umano

Padania

La vita è essenzialmente appropriazione, offesa, sopraffazione di tutto quanto è estraneo e più debole, oppressione, durezza, imposizione di forme proprie, un incorporare o per lo meno, nel più temperato dei casi, uno sfruttare. […]. Lo “sfruttamento” non compete a una società guasta oppure imperfetta e primitiva: esso concerne l’essenza del vivente, in quanto fondamentale funzione organica, è una conseguenza di quella caratteristica volontà di potenza, che è appunto la volontà della vita

F. Nietzsche, “Al di là del bene e del male”

Non potete servire a Dio e a Mammona

Matteo 6, 24; Luca 16, 13

“Divided We Stand: Why Inequality Keeps Rising” (OECD, 2010) indica che le disuguaglianze stanno accrescendosi rapidamente e drammaticamente. Mentre nei paesi BRICS è stabile o diminuisce grazie all’impetuosa crescita economica, in Occidente la tendenza è inversa, con aumenti registrati in 17 paesi OECD su 22, per almeno un 4% nel giro di una generazione in Finlandia, Germania, Israele, Lussemburgo, Nuova Zelanda, Svezia e Stati Uniti. Uno studio di ricercatori delle università di Warwick, Belfast ed Exeter (“British Economic Growth, 1270-1870”, 2010) ha mostrato che gli abitanti delle isole britanniche nell’epoca medievale se la passavano molto meglio dei cittadini dello Zaire, Burundi, Niger, Togo, Guinea e Guinea Bissau, Haiti, Sierra Leone, Ciad, Zimbabwe, Afghanistan. Un’altra ricerca (Santos et al. 2007) rivela che nell’Ungheria medievale c’erano minori disparità sociali che nel Regno Unito pre-crisi (figuriamoci ora!). Oggi i super-ricchi hanno a disposizione i paradisi fiscali per evitare di condividere la loro abbondanza e, stando alle statistiche fiscali statunitensi, meno del 4% dei super-ricchi americani è un imprenditore, ossia contribuisce in modo sostanziale all’economia reale. Quel che sta avvenendo è la progressiva secessione di una minuscola porzione del genere umano dal resto della specie: in luogo dei castelli di un tempo gli “eletti” risiedono in quartieri residenziali fortificati e video sorvegliati da vigilanti armati, oppure persino su isole di loro proprietà.

Con una fulminante intuizione, Gustavo Zagrebelsky (Zagrebelsky, Mauro 2011) domanda al direttore della Repubblica:

“Non ti pare che si stia creando una distanza persino nella conformazione fisica esteriore tra una super e una infra-umanità? Non è razzismo, perché attraversa tutte le popolazioni d’ogni colore. Ha invece qualcosa di nietzscheano. La ricchezza e la povertà, con l’accesso o l’esclusione a cure, trapianti, trattamenti d’ogni genere, mai forse come ora – o comunque mai visibilmente come ora – si trasformano in differenze di corpi e di prospettive di vita- […]. Possiamo parlare ancora di “umanità”, al singolare? Un orrore che non ha nemmeno lontanamente a che vedere con la differenza di vita esistente un tempo tra un proletario e un borghese nelle nostre società. La stirpe umana si sta dividendo tra un sopra e un sotto biologico, come conseguenza d’un sopra-sotto sociale, e questa divisione è a tutti evidente. […]. E vuoi che prima o poi questa tensione, una volta che l’ideologia si congiunga con la tecnologia della violenza in una dimensione mondiale, non possa raggiungere un punto di rottura in grado di provocare la catastrofe?” (p. 42)

Contemporaneamente i social network e i forum dei quotidiani cominciano ad essere frequentati da persone che invece di usare la lingua come un ponte verso il mondo, la usano come un muro, con un portoncino blindato che si apre solo per i loro “simili”. Così ci sono veneti che nei forum italiani scrivono esclusivamente in veneto quando si parla di questioni venete, specialmente se sono legate alle spinte separatiste. Certi sudtirolesi usano il loro dialetto anche se alla discussione partecipano persone che capiscono solo il tedesco. I separatisti catalani usano la loro lingua sui forum dei quotidiani inglesi (mentre i loro critici spagnoli si sforzano di scrivere in inglese). Trovo tutto questo desolante e la ritengo una condotta di una piccineria spaventosa. Pare che sia sommamente difficile per alcuni capire che bisogna stare uniti per resistere ad un sistema che sta usando l’indebitamento per privatizzare i beni comuni e minare alle fondamenta le tutele dei diritti civili e fondamentali, avvalendosi della classica strategia del divide et impera. Questa stolidità ed ignoranza rischia di portarci a fondo.

L’errore che si commette è quello di considerare l’autodeterminazione di un gruppo umano come un valore assoluto e positivo. Ma l’autodeterminazione delle oligarchie finanziarie (deregulation – la chiamano “semplificazione” ma tra i ricchi e i poveri, tra i forti e i deboli la legge dovrebbe proteggere i secondi, l’anarchia avvantaggia sempre i primi) non è certo un passo in avanti per la civiltà umana, l’autodeterminazione dei ricchi che optano per i paradisi fiscali e le cosiddette “gated communities” (quartieri fortificati) perché non vogliono contribuire ad una vita decorosa per i meno abbienti né vogliono subire le conseguenze del loro egoismo non è una cosa buona. L’autodeterminazione della Germania e del Nord Europa dal resto del continente, come se la distruzione del potere d’acquisto degli altri europei non comportasse devastanti conseguenze per le loro economie è suicida, come lo è l’autodeterminazione di una regione del nord dalle altre perché si ritiene depauperata, non rendendosi conto che il sistema economico vigente la trasformerà nel giro di una generazione nel sud sfruttato di qualcun altro. La chiamano autodeterminazione ma è egoismo individualista e collettivista. Non siamo monadi autarchiche, ma esseri viventi interdipendenti, interconnessi che viaggiano sulla stessa barca: gettare fuori bordo la “zavorra” rende la scialuppa stessa indegna di restare a galla.

L’autodeterminazione delle persone che si continuano a considerare interdipendenti (autonomia, individualità democratica) è invece un approccio più saggio. È l’individuazione come salutare processo di maturazione spirituale e civile.

Thomas Sankara e il Terzo Mondo europeo (= PIIGS)

Utili spunti su come resistere alla terzomondizzazione di Irlanda, Grecia, Spagna, Italia, Portogallo, Cipro, Belgio, Francia, ecc.

Thomas Sankara, presidente del Burkina Faso. Discorso all’Organizzazione per l’Unità Africana, il 27 luglio del 1987, a 3 mesi dal suo assassinio:

“Noi pensiamo che il debito si analizza prima di tutto dalla sua origine. Le origini del debito risalgono alle origini del colonialismo. Quelli che ci hanno prestato denaro, sono gli stessi che ci avevano colonizzato. Sono gli stessi che gestivano i nostri stati e le nostre economie. Sono i colonizzatori che indebitavano l’Africa con i finanziatori internazionali che erano i loro fratelli e cugini. Noi non c’entravamo niente con questo debito. Quindi non possiamo pagarlo. Il debito è ancora il neocolonialismo, con i colonizzatori trasformati in assistenti tecnici anzi dovremmo invece dire “assassini tecnici”. Sono loro che ci hanno proposto dei canali di finanziamento, dei “finanziatori”.

(…)

Questi finanziatori ci sono stati consigliati, raccomandati. Ci hanno presentato dei dossier e dei movimenti finanziari allettanti. Noi ci siamo indebitati per 50, 60 anni e più. Cioè siamo stati portati a compromettere i nostri popoli per 50 anni e più. Il debito nella sua forma attuale, controllata e dominata dall’imperialismo, è una riconquista dell’Africa sapientemente organizzata, in modo che la sua crescita e il suo sviluppo obbediscano a delle norme che ci sono completamente estranee. In modo che ognuno di noi diventi schiavo finanziario, cioè schiavo tout court, di quelli che hanno avuto l’opportunità, l’intelligenza, la furbizia, di investire da noi con l’obbligo di rimborso. Ci dicono di rimborsare il debito. Non è un problema morale. Rimborsare o non rimborsare non è un problema di onore.

(…)

Quelli che ci hanno condotti all’indebitamento hanno giocato come al casinò. Finché guadagnavano non c’era nessun dibattito; ora che perdono al gioco esigono il rimborso. E si parla di crisi. No, Signor presidente. Hanno giocato, hanno perduto, è la regola del gioco. E la vita continua. Non possiamo rimborsare il debito perché non abbiamo di che pagare. Non possiamo rimborsare il debito perché non siamo responsabili del debito. Non possiamo pagare il debito perché, al contrario, gli altri ci devono ciò che le più grandi ricchezze non potranno mai ripagare: il debito del sangue. E’ il nostro sangue che è stato versato. Si parla del Piano Marshall che ha rifatto l’Europa economica. Ma non si parla mai del Piano africano che ha permesso all’Europa di far fronte alle orde hitleriane quando la sua economia e la sua stabilità erano minacciate. Chi ha salvato l’Europa? E’ stata l’Africa. Se ne parla molto poco. Così poco che noi non possiamo essere complici di questo silenzio ingrato. Se gli altri non possono cantare le nostre lodi, noi abbiamo almeno il dovere di dire che i nostri padri furono coraggiosi e che i nostri combattenti hanno salvato l’Europa e alla fine hanno permesso al mondo di sbarazzarsi del nazismo.

Il debito è anche conseguenza degli scontri. Quando ci parlano di crisi economica, dimenticano di dirci che la crisi non è venuta all’improvviso. La crisi è sempre esistita e si aggraverà ogni volta che le masse popolari diventeranno più coscienti dei loro diritti di fronte allo sfruttatore. Oggi c’è crisi perché le masse rifiutano che le ricchezze siano concentrate nelle mani di qualche individuo. C’è crisi perché qualche individuo deposita nelle banche estere delle somme colossali che basterebbero a sviluppare l’Africa. C’è crisi perché di fronte a queste ricchezze individuali che si possono nominare, le masse popolari si rifiutano di vivere nei ghetti e nei bassi fondi. C’è crisi perché i popoli rifiutano dappertutto di essere dentro Soweto di fronte a Johannesburg. C’è quindi lotta, e l’esacerbazione di questa lotta preoccupa chi ha il potere finanziario. Ci si chiede oggi di essere complici della ricerca di un equilibrio. Equilibrio a favore di chi ha il potere finanziario. Equilibrio a scapito delle nostre masse popolari.

No! Non possiamo essere complici. No! Non possiamo accompagnare quelli che succhiano il sangue dei nostri popoli e vivono del sudore dei nostri popoli nelle loro azioni assassine. Signor presidente: sentiamo parlare di club – club di Roma, club di Parigi, club di dappertutto. Sentiamo parlare del Gruppo dei cinque, dei sette, del Gruppo dei dieci, forse del Gruppo dei cento o che so io. E’ normale che anche noi creiamo il nostro club e il nostro gruppo. Facciamo in modo che a partire da oggi anche Addis Abeba diventi la sede, il centro da cui partirà il vento nuovo del Club di Addis Abeba.

Abbiamo il dovere di creare oggi il fronte unito di Addis Abeba contro il debito. E’ solo così che potremo dire oggi che rifiutando di pagare non abbiamo intenzioni bellicose ma al contrario intenzioni fraterne. Del resto le masse popolari in Europa non sono contro le masse popolari in Africa. Ma quelli che vogliono sfruttare l’Africa sono gli stessi che sfruttano l’Europa. Abbiamo un nemico comune. Quindi il club di Addis Abeba dovrà dire agli uni e agli altri che il debito non sarà pagato. Quando diciamo che il debito non sarà pagato non vuol dire che siamo contro la morale, la dignità, il rispetto della parola. Noi pensiamo di non avere la stessa morale degli altri. Tra il ricco e il povero non c’è la stessa morale. La Bibbia, il Corano, non possono servire nello stesso modo chi sfrutta il popolo e chi è sfruttato. C’è bisogno che ci siano due edizioni della Bibbia e due edizioni del Corano. Non possiamo accettare che ci parlino di dignità. Non possiamo accettare che ci parlino di merito per quelli che pagano e perdita di fiducia per quelli che non pagano. Noi dobbiamo dire al contrario che è normale oggi che si preferisca riconoscere che i più grandi ladri sono i più ricchi. Un povero, quando ruba, non commette che un peccatucolo per sopravvivere e per necessità. I ricchi, sono loro che rubano al fisco, alle dogane. Sono loro che sfruttano il popolo.

Signor presidente: non è quindi provocazione o spettacolo. Dico solo ciò che ognuno di noi pensa e vorrebbe. Chi non vorrebbe qui che il debito fosse semplicemente cancellato? Quelli che non lo vogliono possono subito uscire, prendere il loro aereo e andare subito alla Banca Mondiale a pagare! Lo vogliamo tutti! Non vorrei poi che si prendesse la proposta del Burkina Faso come fatta da “giovani”, senza maturità e esperienza. Non vorrei neanche che si pensasse che solo i rivoluzionari parlano in questo modo. Vorrei semplicemente che si ammettesse che è una cosa oggettiva, un obbligo. E posso citare tra quelli che dicono di non pagare il debito dei rivoluzionari e non, dei giovani e degli anziani. Per esempio Fidel Castro ha già detto di non pagare. Non ha la mia età, anche se è un rivoluzionario. Ma posso citare anche François Mitterrand che ha detto che i Paesi africani non possono pagare, i paesi poveri non possono pagare. Posso citare la signora Primo Ministro (di Norvegia). Non conosco la sua età e mi dispiacerebbe chiederglielo È solo un esempio. Vorrei anche citare il presidente Félix Houphouët Boigny. Non ha la mia età, eppure ha dichiarato pubblicamente che almeno il suo Paese, la Costa d’Avorio, non può pagare. Ma la Costa d’Avorio è tra i paesi che stanno meglio in Africa, almeno nell’Africa francofona. (E’ per questo d’altronde che è normale che paghi un contributo maggiore qui…).

Signor Presidente la mia non è quindi una provocazione. Vorrei che molto saggiamente lei ci offrisse delle soluzioni. Vorrei che la nostra conferenza adotti la necessità di dire chiaramente che noi non possiamo pagare il debito. Non in uno spirito bellicoso, bellico. Questo per evitare che ci facciamo assassinare individualmente. Se il Burkina Faso da solo rifiuta di pagare il debito, non sarò qui alla prossima conferenza!

Invece, col sostegno di tutti, di cui ho molto bisogno, potremo evitare di pagare, consacrando le nostre magre risorse al nostro sviluppo”.

La Democrazia Bianca è la nostra prigione

La “democrazia bianca” (cf. Joel Olson, “Whiteness and the 99%”, 2011 – accessibile online per molte vie) è quell’accordo di compromesso (patto faustiano) siglato tra i ricchi ed il resto della popolazione bianca che assicura un certo numero di diritti e di privilegi ai bianchi (o ritenuti tali), a spese della popolazione non-bianca. È una sorta di secessione interna al genere umano che assegna un trattamento preferenziale ad una sua parte, creando la categoria “razza bianca” e condannando gran parte dell’umanità (inclusi i bianchi poveri: infatti è una truffa) ad un variabile grado di sfruttamento. Non sarebbe stato possibile se il modello di sviluppo del capitalismo oligopolistico (multinazionali e cartelli di banche d’affari) non fosse diventato il pensiero unico del nostro tempo.

È una truffa perché è ormai evidente che ci sono bianchi e bianchi (gli slavi, i greci e i napoletani sono considerati meno bianchi degli altri bianchi; i bianchi sotto la soglia di povertà sono grigi) e diversi colorati sono “meno colorati” degli altri e fanno di tutto per mostrarlo, diventando più bianchi dei bianchi (più realisti del re).

Moltissimi bianchi sono relegati ai margini e, negli Stati Uniti, vengono chiamati “white trash” (pattume bianco). Non esiste un analogo epiteto per neri, latini e musulmani, in quanto sarebbe superfluo, una ridondanza. Anche le donne bianche sono chiaramente subordinate.

Per molti il fatto di trovarsi comunque un gradino al di sopra dei colorati pare sia sufficientemente consolante: una sorta di contentino simbolico di qualche efficacia psicologica. In questo modo è stato possibile chiamare democrazia una società piramidale, fortemente oligarchica, che opera come una tirannia nei confronti di chi si trova alla sua base: una democrazia bianca, appunto.

L’elettore americano di colore può trarre conforto dal fatto che un meticcio di ottima famiglia sia arrivato a diventare presidente e quello tedesco di origini asiatiche può felicitarsi con se stesso che il ministro dell’economia e vice-cancelliere federale sia nato a Khanh Hoa, in Vietnam; ma il suo nome è Philipp Rösler ed è stato adottato da una famiglia tedesca all’età di nove mesi. È figlio di un ufficiale dell’esercito tedesco e di asiatico ha solo i tratti somatici.

Le presunte eccezioni confermano la regola: l’immigrato è pagato meno e licenziato prima. Se è donna le cose possono andare anche peggio. I suoi figli difficilmente riceveranno un’educazione pari a quella dei loro coetanei bianchi.

La legittimazione di queste forme di discriminazioni ha impedito che le classi disagiate (bianche e colorate) facessero fronte comune, presentassero delle precise rivendicazioni e riuscissero gradualmente a costruire una società meno iniqua e meno feroce verso i deboli, che si sostiene a spese dei molti. Il paradosso – che rivela una coscienza distorta, una falsa coscienza – è quello di vedere universali glorificazioni della libertà, ma non una libertà universale, bensì la libertà del più forte di imporre il suo arbitrio su chi si trova sotto di lui: licenziosità per pochi, prigionia per molti (colorati o meno). Se i leghisti si prendessero un po’ di tempo per ragionare lo capirebbero.

Per di più, questa stessa falsa coscienza induce i bianchi (specialmente se maschi ed eterosessuali) a credere che le loro istanze siano di carattere universale, mentre quelle degli altri sono particolari. Ci è voluta l’austerità neoliberista per far assaggiare a milioni di bianchi (ma non ancora abbastanza, apparentemente) il trattamento riservato a miliardi di colorati per tutta la loro storia. Si può sperare che, un giorno, sarà chiaro che quando parliamo di extracomunitari stiamo parlando di noi stessi, della comune sorte della specie umana e che battersi per un mondo migliore significa battersi per la pari dignità di tutti gli esseri umani, dato che solo così sarà possibile spianare un po’ la piramide sociale che ci accompagna e vessa dai tempi dei faraoni.

La democrazia bianca è l’espediente che fa sì che una maggioranza di bianchi trascorra esistenze insoddisfacenti (meccaniche) ed una stragrande maggioranza di colorati possa solo ambire a quelle esistenze insoddisfacenti, mentre una minoranza di bianchi e pochi colorati può continuare a comportarsi come se fosse parte di un élite di amministratori coloniali del pianeta.

Per sfidare la democrazia bianca con un nuovo movimento per i diritti civili occorre capire che battersi per chi è diverso da noi significa battersi per noi stessi: un mondo in cui le donne, gli omosessuali, i musulmani, i colorati, gli animali (notare che gli animali vengono appena dopo i colorati, in particolare se sono musulmani) e l’ambiente nel suo complesso sono tutelati è un mondo migliore per tutti e peggiore per quelle poche decine di milioni di persone che amano le piramidi, trovandosi alla loro sommità.

Al contrario, finché quel simbolico 99% resterà diviso, la civiltà umana e l’ecosfera non saranno mai al sicuro dal collasso.

Massimo Gramellini sul darwinismo sociale del governo Monti

“Il governo non trova soldi per i malati di Sla, che rischiano di morire d’inedia istituzionale. E se la tecnica Fornero ricomincia a piangere, la politica tace o parla d’altro: di quanto sia brutta e cattiva l’antipolitica. Mentre proprio di questo dovrebbe occuparsi: degli ultimi, dei deboli, di chi non ce la fa. Purtroppo non tutti i cittadini sono ricchi, ambiziosi e intelligenti. Non tutti nascono e rimangono sani. Però tutti fanno parte della stessa comunità e la politica è la mamma che facilita la vita al figlio più in gamba, ma poi si curva protettiva su quello più sfortunato. Ed è a lui che dedica le sue energie migliori, è con lui che sperimenta quanto infinite siano le capacità del cuore umano di amare.  

Forse le regole del gioco sono cambiate senza che ci avvertissero. Forse la politica ha deciso di dedicare le sue attenzioni soltanto ai potenti di cui è serva e ai servi con cui è prepotente. Lo Stato Sociale europeo – malgrado le sue magagne, le sue burocrazie, le sue ruberie – ha rappresentato la creazione più nobile della politica. Oggi se ne parla come di un rudere di cattivo gusto, un lusso anomalo del passato, un ostacolo al libero manifestarsi del Nuovo. A me un Nuovo dove i mercanti ingrassano e i malati di Sla muoiono sembra nascere già molto vecchio. Se lo Stato non ha più soldi per tutti, tocca alla politica indirizzare quelli che rimangono verso le tasche giuste (possibilmente non le proprie). E chiedere aiuto al mondo delle associazioni, così come una mamma in difficoltà lo chiederebbe a una sorella o a un’amica. Non a una sguattera”.

Da La Stampa del 03/11/2012.

«Questo governo è una totale vergogna, trova 2 miliardi di euro per la banca dei Monti dei Paschi di Siena e niente per le persone che vivono una condizione di vita tra le più difficili in assoluto», dice Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista. Rincara la dose Stefano Pedica, capo della Segreteria Politica dell’Italia dei Valori. «È incivile dice abbandonare al proprio destino chi vive in un letto e può comunicare solo con il movimento degli occhi attraverso un computer. Ed è assurdo che questi malati debbano ricorrere allo sciopero della fame per sollecitare l’attenzione del governo».

http://www.ilmessaggero.it/economia/legge_stabilit_tagli_malati_sla/notizie/229393.shtml

Umanamente, sono molto più spregevoli di Berlusconi.

Aldo Giannuli: “L’aristo-borghesia è umanamente più spregevole del parvenu cafone ed arraffatore”.
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/02/24/pertini-berlinguer-e-don-milani-si-rivoltano-nella-tomba-il-pd-non-ancora/

L’atteggiamento del governo inglese nei confronti dei suoi cittadini disabili e poveri dovrebbe far suonare un campanello d’allarme. Che diavolo sta succedendo? Chi sono queste persone che esercitano il potere? È giusto continuare a fidarsi di loro?

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/18/la-soluzione-finale-alla-questione-dei-disabili-secondo-il-governo-inglese-cazzi-loro/

 

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