Libano > Siria > Iran > Grande Israele – “Un popolo dovrebbe capire quando è sconfitto”

https://twitter.com/stefanofait

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Se l’avessero capito, gli israeliani parlerebbero di pace senza lingua biforcuta. Ma così non è.

Per capire il livello di coinvolgimento di Israele nella partita siriana

Nel giugno 2012 viene diffusa la notizia che Thwaiba Kanafani, una siriana-canadese, aveva lasciato il Canada e i suoi due figli per combattere contro Assad (bella stronza ad abbandonare i figli, tra parentesi). Intervistata, spiegava che gli insorti avevano bisogno di più armi e migliori. Già allora si sospettava che fosse una spia israeliana

http://english.alarabiya.net/articles/2012/07/28/228922.html

Ecco la conferma. Le forze di sicurezza egiziane recuperano foto che dimostrano come fosse un’agente del Mossad e una soldatessa dell’esercito israeliano

http://www.liveleak.com/view?i=084_1374324648

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Tenendo presente che tutto questo lavorio clandestino di Israele ha un unico obiettivo: sanare il deficit demografico israeliano preparando la cacciata dei palestinesi/arabi verso la Giordania/l’Egitto, esaminiamo gli ultimi sviluppi

GASDOTTO DELL’ASSE DEL MALE

È stato siglato un accordo per la costruzione di un gasdotto che dall’Iran arriva ai porti siriani, attraversando l’Iraq. Dovrebbe essere operativo nel 2018, salvo imprevisti (ci saranno)

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=12116

Ciò impedirà ad Israele di essere l’hub energetico per l’Europa, ma aggirerà anche Turchia e Qatar che, assieme ad Israele e all’Arabia Saudita, sono  gli attori più coinvolti nella guerra civile in Siria, dalla parte degli insorti e degli alqaedisti.

http://www.clarissa.it/editoriale_n1881/Al-Qaeda-sul-confine-fra-Siria-Israele-e-Giordania

http://feluche.blogautore.repubblica.it/2013/02/24/se-la-turchia-gioca-con-al-qaeda/

Siccome Siria e Iran hanno le loro banche centrali e queste funzionano come delle vere banche centrali, non come la BCE, non avranno problemi a finanziare l’opera. Un altro paese che finanziava immense opere ingegneristiche con la sua banca centrale sovrana era la Libia.

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INSORTI IN SIRIA

Siccome butta male in Siria per gli insorti e bisogna rimpolparne le file, si organizza un’evasione di massa di jihadisti in Iraq:

http://it.radiovaticana.va/news/2013/07/22/iraq:_500_detenuti_appartenenti_ad_al_qaeda_in_fuga_dalle_carceri/it1-712781

e in Libia

http://www.guardian.co.uk/world/2013/jul/28/1000-inmates-escape-libyan-prison

e in Afghanistan

http://www.theguardian.com/world/2013/jul/30/pakistan-taliban-prison-frees-inmates

La cosa buona è che stanno morendo come mosche in Siria: un bel po’ di fanatici e sociopatici in meno.

Il vice direttore della DIA (Defense Intelligence Agency) David Shedd ci informa che ci sono almeno 1200 fazioni “ribelli” in Siria, molte delle quali del tutto irrilevanti.

Il generale Martin Dempsey, Presidente del Consiglio dello Stato Maggiore, avverte che “armare ed addestrare i ribelli “buoni” (presumendo che la CIA sia in grado di individuarli sul serio) comporterebbe inizialmente una spesa di 500 milioni di dollari l’anno”, richiederebbe “da centinaia a migliaia di soldati” e rischierebbe di armare anche gli jihadis stile al-Qaeda, facendo “sprofondare” Washington in un’ “incauta connivenza con criminali di guerra”

In caso di no-fly zone, gli attacchi aerei “limitati” richiederanno “centinaia di aerei, navi, sottomarini ed altre attrezzature”, per un costo vicino al miliardo di dollari al mese.

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=12116

Chi paga? I contribuenti americani?

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HEZBOQUA, HEZBOLLAH

Intanto l’Unione Europea ha classificato come organizzazione terroristica gli uomini del braccio armato di Hezbollah, quelli che immagini recenti ritraggono imbracciando armi americane per combattere in Siria contro gli jihadisti anti-Assad legati ad Al-Qaeda (!!!). Della serie: sappiamo noi come non far arrivare le armi nelle “mani sbagliate”.

Da notare che Israele ha accusato Hezbollah di distribuire armi in Nigeria e persino in Messico, oltre che di aver ricevuto armi chimiche da Assad. Assad è stato accusato dai media israeliani di aver usato armi chimiche contro i campi di rifugiati palestinesi in Siria (a quale scopo?)

http://www.haaretz.com/news/middle-east/1.537244

Ha anche accusato Hezbollah di essere responsabile di un attentato in Bulgaria contro turisti israeliani.

Fino a fine giugno il governo bulgaro era scettico riguardo alla colpevolezza di Hezbollah

http://bulgaria.rsspump.com/?topic=bulgaria-raises-doubts-about-hezbollah-s-culpability-in-burgas-terrorist-attack&key=20130622180549_4a5875ccd727459b395111a6abf8d3b7

7 giorni fa ha cambiato idea, giusto in tempo per la decisione europea

http://www.jpost.com/Defense/Bulgaria-cites-clear-signs-Hezbollah-behind-Burgas-bombing-320240

Israele ha bisogno che la Siria sia frantumata.

Farà tutto quel che è in suo potere di fare. Ma se Assad prevale oggi contro gli jihadisti usando armi convenzionali – in contesti di guerriglia urbana e rurale in cui gli americani, i loro alleati e gli israeliani sono stati regolarmente sconfitti – cosa potrà fare domani contro Israele e la Turchia, con armi sviluppate in Russia e Iran che causeranno perdite da lasciare storditi l’Occidente e i suoi vassalli?

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/06/27/il-golpe-anti-obama-e-il-secondo-olocausto-intervista-a-zbigniew-brzezinski/

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OBIETTIVO: LIBANO > SIRIA > IRAN > GRANDE ISRAELE (= PULIZIA ETNICA DELLA PALESTINA)

“Nelle ultime settimane, infine, un numero imprecisato ma sicuramente consistente di batterie Iron Dome sono stati poi posizionate nel nord dello Stato ebraico, nel corso di un’esercitazione congiunta delle forze armate israeliane, un’evidente presa di posizione politico-militare rispetto al progressivo estendersi della crisi siriana al vicino Libano.

Iron Dome, quindi, disegna la mappa del rafforzamento militare israeliano, nel momento in cui lo Stato ebraico gode già di un rapporto di forze sempre più favorevole rispetto ai paesi vicini, Egitto, Siria e Libano, che stanno sempre più subendo gli effetti di una crisi sistemica da cui Israele non può trarre che vantaggi in termini di egemonia nella regione mediorientale”.

http://www.clarissa.it/editoriale_n1898/Batterie-antimissili-israeliane-e-crisi-nel-Vicino-Oriente

Israele aveva bisogno che Hezbollah fosse dichiarata un’organizzazione terroristica anche dagli europei. Gli serviva per poter attaccare il Libano. L’ultima volta gli è andata piuttosto male e se n’è tornato a casa con un pugno di mosche e la reputazione guerriera macchiata. Perciò avrà bisogno dell’aiuto degli USA, che hanno una base in Israele. Obama potrebbe acconsentire, visto che la Russia lascerebbe presumibilmente correre (per lasciare che si invischino nell’ennesima guerra che non possono vincere) e visto che in Siria la rivoluzione colorata sta fallendo, per la determinazione russa a non mollare sull’intervento militare NATO. Perciò era importante anche per Obama che Hezbollah fosse vista come un’organizzazione terroristica dai cittadini americani rimbambiti dalla propaganda.

ERGO: nelle prossime settimane succederà qualcosa al confine tra Israele e Libano

DEBKA (sito dell’intelligence israeliana) ha già preparato il terreno: ci saranno attacchi nel Golan, in Libano e nel Sinai. Il caso vuole che siano proprio le aree che Israele vorrebbe invadere

http://www.debka.com/article/23141/IDF-faces-oncoming-Al-Qaeda-tide-on-three-Israeli-borders-Golan-Lebanon-Sinai

Quello che possono tecnicamente fare, se li lasciamo fare

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Ecco, tutti costoro sono niente; nulla sono le opere loro, vento e vuoto i loro idoli.

Isaia 41, 29

“Alvin Toeffler ne ha parlato in riferimento a certi scienziati che nei loro laboratori cercano di creare alcuni tipi di agenti patogeni che colpirebbero solo certi gruppi etnici in modo da poter eliminare determinate etnie e razze; e altri che stanno progettando una sorta di ingegneria, un tipo di insetti capaci di distruggere selettivamente certe colture. Altri sono impegnati anche nel ramo dell’ecoterrorismo e possono alterare il clima, provocare terremoti ed eruzioni vulcaniche a distanza attraverso l’uso di onde elettromagnetiche”.

William S. Cohen, Segretario della Difesa, conferenza sul terrorismo e sulle armi di distruzione di massa, Georgia Center, Mahler Auditorium, University of Georgia, 28 aprile 1997

http://www.defense.gov/transcripts/transcript.aspx?transcriptid=674

*****

Tra molte generazioni, le nostre macchine saranno guidate da un’energia ricavabile in qualsiasi punto dell’universo. Questa idea non è una novità…la troviamo nel piacevole mito di Anteo, che ricava energia dalla terra; la troviamo nelle speculazioni di uno dei nostri favolosi matematici… l’energia si trova in tutto lo spazio… Questa energia è statica o cinetica? se è statica, le nostre sono vane speranze; se è cinetica – e sappiamo per certo che è così – allora si tratta solo di sapere quando l’uomo riuscirà ad attaccare le proprie macchine agli ingranaggi della natura.

Nikola Tesla, discorso all’Istituto Americano degli Ingegneri Elettrici, 1891

[cf. John Ratzlaff, “Tesla Said”, 1984].

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http://toscanincina.blogautore.repubblica.it/2013/01/25/dragone-e-serpente/

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In un mondo in via di rapida globalizzazione, il riferimento ad un’Autorità mondiale diviene l’unico orizzonte compatibile con le nuove realtà del nostro tempo e con i bisogni della specie umana. Non va, però, dimenticato che questo passaggio, data la natura ferita degli uomini, non avviene senza angosce e senza sofferenze [Il Vaticano: «Liberismo causa della crisi, serve un governo mondiale»]

http://www.corriere.it/economia/11_ottobre_24/vaticano-documento-crisi-liberismo_ddda6984-fe28-11e0-bb8b-fd7e32debc75.shtml

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Proposta 3, abolizione del contante, suggerita dall'”elettore” Antonio Cibotti.
Chi è Antonio Cibotti?

30 anni, sposato, ingegnere gestionale, ha vissuto in Inghilterra e lavorato per rinomate società nel campo del business advisory e dell’ investment e private banking. Attualmente lavora nel marketing di un’importante gruppo industriale faentino ed è segretario di Italia Futura Romagna

http://www.italiafutura.it/gw/producer/producer.aspx?t=/documenti/author.htm&auth=684

“Anche se Montezemolo continua a sostenere che la classe dirigente va creata con il merito e l’etica, Bucci nella sua sfida con Italia Futura ha deciso di coinvolgere anche la famiglia, portando con sè anche il fratello Stefano e il cognato Antonio Cibotti. Quest’ultimo è il segretario di Italia Futura Romagna, mentre Stefano Bucci è il vicepresidente”.
http://www.linkiesta.it/italia-futura-bologna-coop-massoneria

Sulle implicazioni dell’abolizione del contante e di altre proposte:
http://fanuessays.blogspot.it/2011/12/labolizione-del-contante.html

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/20/milena-gabanelli-chiede-labolizione-del-contante/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/23/arriva-anche-il-codice-a-barre-umano-perche-non-ce-limite-allindecenza/

* il denaro digitale è una finzione.

* il denaro non ancorato al sistema aureo è una finzione.

* il valore dell’oro è una pura convenzione.

Sono atti di fede. Si parla infatti di “moneta fiduciaria”. Ora, è realistico attendersi che la gente, ormai ampiamente sfiduciata, accetti di buon grado l’abolizione del contante?

Il contante è una finzione consolidata, la sua soppressione in una fase storica di giustificata paranoia nei confronti di chi lo vorrebbe abolire difficilmente porterà pace e prosperità, io penso.

“E poiché hanno seminato vento, raccoglieranno tempesta” (la guerra in Africa)

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“Ciò che ci ha veramente colpito è quanto avanzato sia il loro equipaggiamento e il modo in cui sono stati addestrati ad usarlo …” ha dichiarato un funzionario francese. “All’inizio pensavamo che sarebbe stato solo un gruppo di tizi armati di pistola che circolavano coi loro pick-up, ma la realtà è che sono ben addestrati, ben attrezzati e ben armati. Si sono armati in Libia di un sacco di apparecchiature sofisticate, molto più robusto ed efficace di quanto avremmo potuto immaginare”

http://www.bbc.co.uk/news/world-europe-21002918

Il presidente egiziano Morsi ha saggiamente avvertito l’Unione Europea che l’intervento francese in Mali rischia di trasferire il conflitto di altre parti all’Africa, con un effetto contagio. Una previsione realistica, dato che è esattamente quel che è successo in questo caso, con armi e guerriglieri trasferitisi nel Mali, dopo aver sconfitto Gheddafi, ivi raggiunti da altri mercenari fondamentalisti provenienti da tutto il mondo.

È solo il Qatar a sovvenzionare questi bucanieri del deserto?

Sappiamo che Al-Qaeda era un progetto statunitense (architettato tra gli altri dal solito Brzezinski e dalla CIA) per combattere l’invasione sovietica dell’Afghanistan. Il fondamentalismo centroasiatico è una creazione americana: l’hanno generosamente finanziato ed addestrato. Hanno creato loro leader dei mujaheddin come Gulbuddin Hekmatyar, guerriero, bandito razziatore, sterminatore di civili inermi e narcotrafficante in Afghanistan [NB. anche gli jihadisti nel Mali sono narcotrafficanti]:

Peter Bergen: “secondo stime assai prudenti, 600 milioni di dollari USA” di aiuti statunitensi, per il tramite pakistano, “giunsero al partito ezb-i Islāmī … il partito di Hekmatyār ebbe la dubbia caratteristica di non vincere mai alcuna battaglia significativa durante la guerra [contro le truppe sovietiche], addestrando una varietà di militanti islamisti in tutto il mondo, uccidendo un numero significativo di membri dei movimenti dei mujāhidīn di altri partiti e assumendo una linea violentemente anti-occidentale. Oltre a centinaia di milioni di dollari di aiuti, Hekmatyār fece anche la parte del leone nell’incassare sovvenzioni da parte saudita…Alfred McCoy, autore di The Politics of Heroin in Southeast Asia, accusò la CIA di aver appoggiato il traffico di droga di Hekmatyār, garantendogli fondamentalmente immunità in cambio del suo impegno nella lotta contro l’URSS… il gruppo di Hekmatyār fu responsabile della maggior parte delle distruzioni, per la sua pratica di colpire deliberatamente aree civili… Una volta egli stesso disse a un giornalista del The New York Times che l’Afghanistan “aveva già un milione e mezzo di martiri. Siamo pronti a offrirne un numero anche maggiore pur di istituire un’autentica repubblica islamica”.

http://it.wikipedia.org/wiki/Gulbuddin_Hekmatyar

L’Occidente si è specializzato nella produzione di massa di nemici. Le assurde e devastanti sanzioni contro l’esportazione di medicinali nell’Iraq prima e l’Iran poi hanno messo a dura prova qualunque residua simpatia per la NATO in queste due nazioni. La rivoluzione khomeinista è giunta sulla scia di continui tentativi angloamericani di imporre un’autocrazia filo-occidentale in un paese che aveva già intrapreso una percorso di democratizzazione: giusto per ribadire che non stiamo esportando alcuna democrazia ma sopprimendo qualunque margine di politica non-allineata con i nostri interessi.

Saddam Hussein è un altro parto dell’Occidente. È stata Margaret Thatcher ad assisterlo nel suo programma chimico, quello poi impiegato contro gli Iraniani e i Kurdi (a proposito: come mai i difensori della causa indipendentista kurda non accennano alla massiccia partecipazione kurda nella famigerata pulizia etnica degli Armeni che ha ispirato Hitler?). D’altronde sono stati gli inglesi i primi ad usare le armi chimiche nel Medio Oriente, e più precisamente nel Sinai, nel 1917 (generale Allenby)

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=44674

Allo stesso modo la Siria ha segretamente approntato un programma di armi chimiche con l’aiuto di Unione Sovietica, Germania dell’Ovest e la tacita assistenza di Germania, Olanda, Svizzera, Francia, Gran Bretagna e Austria (politica delle tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo).

Si stima che gli Stati Uniti abbiano fornito 1.500.000.000.000 dollari di “aiuti” in gran parte militari all’Egitto di Mubarak nel corso degli anni.

Tony Blair ha autorizzato l’addestramento delle forze libiche di Gheddafi nella “Guerra al Terrore” e le ha rifornite di armi: ora molti di loro sono nel Mali a combattere contro i francesi e gli altri soldati delle ex colonie francesi dell’Africa occidentale. Sempre gli inglesi hanno elargito due milioni e mezzo di sterline a Sudan (!) e Repubblica Democratica del Congo per la formazione del personale militare.

Tutti soldi dei contribuenti. Come quelli spesi dalla Francia nel Mali.

I francesi si stupiscono della perizia e dell’equipaggiamento di questi guerriglieri. Sarkozy non ha informato Hollande delle migliaia di missili terra aria razziati negli arsenali di Gheddafi?

http://usatoday30.usatoday.com/news/world/story/2012-02-07/gadhafi-missiles-unaccounted-for/53002584/1

È legittimo esprimere delle perplessità sulla retorica che distingue così nettamente i bombardamenti aerei degli jihadisti da parte di Gheddafi e Assad da quelli di Hollande, specialmente tenuto conto del fatto che il governo maliano è tutt’altro che un bastione di democrazia.

Intanto 3 bambini sono morti mentre degli sfollati cercavano di guadare un fiume per sfuggire agli scontri. 11 i civili morti finora, stando alle stime di Human Rights Watch. Sono sicuramente di più.

L’area in cui sono attivi questi jihadisti è molto ampia – circa due volte l’Italia – e il deserto non conosce confini. Possono sconfinare a loro piacimento nei paesi adiacenti e disperdersi per poi riunirsi. Perciò i bombardamenti serviranno a bloccare la loro avanzata, che non poteva essere efficacemente ostacolata da un esercito maliano completamente imbelle e sull’orlo del collasso. Le truppe anti-jihadiste saranno anche in grado di riprendere il controllo delle città del nord, ma senza un accordo con i tuareg non hanno alcuna chance di pacificare l’area, ancor meno di controllare quei vasti spazi.

L’esito più probabile dell’intervento armato francese sarà quello di condannare a morte migliaia, forse decine di migliaia di abitanti dell’area, distruggere le infrastrutture nel nord, costringere gli jihadisti ad azioni di guerriglia e rappresaglia con cattura di ostaggi, ondate di rifugiati e distruzione di monumenti storici (sono fatti di terra battuta e vengono comunque ricostruiti ogni cinque anni). È anche probabile la destabilizzazione delle ex colonie francesi dell’Africa occidentale, il che sarebbe un trionfo per le pubbliche relazioni degli islamisti.

L’ipocrisia occidentale diventa ancora più evidente se pensiamo che Francia e Stati Uniti hanno non solo tollerato ma addirittura aiutato il Marocco ad impadronirsi del Sahara Occidentale a partire dal 1976. L’Italia arma gli oppressori marocchini di un popolo invaso, occupato e colonizzato che lotta per la sua libertà:

http://www.peacelink.it/disarmo/a/33680.html

Abbiamo chiuso gli occhi davanti alle malefatte dei nostri governanti. Li abbiamo persuasi che sono autorizzati a compiere qualunque azione illegale, prima all’estero e presto in patria: i nodi verranno al pettine e raccoglieremo quel che abbiamo seminato.

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I medesimi errori…ancora…e ancora…e ancora…e ancora…e ancora…
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/22/la-verita-sulla-nostra-conquista-di-caprica/

Cosa spinge Netanyahu verso il baratro? (il rapporto con un padre molto particolare)

Israele NON è la Germania nazista – come qualunque persona assennata può capire da sé -, ma certe logiche che guidano le sue azioni non se ne discostano abbastanza e il rischio è che il circolo vizioso in cui si è cacciato lo porti a diventare quel che non avrebbe mai desiderato essere: un paria internazionale abbandonato da tutti ed assediato da una coalizione di interventisti umanitari (come la Germania nazista, appunto).

Intanto i sionisti continuano a scavarsi una gigantesca fossa comune e a porre le premesse per dei pogrom:

http://www.ilgiornale.it/news/figlio-sharon-bisogna-radere-suolo-gaza-857323.html

http://tv.ilfattoquotidiano.it/2012/11/18/video-choc-dopo-scontri-di-roma-aggrediti-attivisti-del-teatro-valle-nel-ghetto/211409/

Ahmed Al-Jabari è stato assassinato dagli attacchi Israeliani a Gaza. Uno dei leader di Hamas, Al-Jabari era responsabile del rapimento del soldato israeliano Shalit, ma ha avuto il merito di tenerlo in vita (altri lo volevano morto) e di restituirlo in buone condizioni. Inoltre era uno dei massimi promotori di un accordo che potesse portare alla cessazione del lancio di razzi da Gaza su Israele. Era diventato un uomo di pace ed è stato ucciso.

http://www.nytimes.com/2012/11/17/opinion/israels-shortsighted-assassination.html?smid=re-share&_r=1&

Una per me convincente analisi del suo ruolo e delle negoziazioni che erano (sono?) in corso (dietro le quinte) per arrivare ad una pace mediorientale:
http://www.laboratoriolapsus.it/contributi/gaza-trattativa/

Tutto indica che Netanyahu non sia minimamente interessato alla pace ma solo a procedere con la soluzione finale del problema palestinese: la pulizia etnica. L’attacco a Gaza è servito ad Israele per testare il suo sistema di difesa antimissile e misurare le reazioni occidentali, arabe ed israeliane, credo in vista di operazioni su più vasta scala, in Libano/Siria e contro l’Iran.

In questa partita a scacchi con l’Egitto, Netanyahu ha dimostrato che, se mai lo è stato, non è più un leader in grado di prendere decisioni razionali e sensate. La sua strategia non tiene conto del fatto che:

* i carri armati e gli aeroporti militari israeliani sono estremamente vulnerabili alle armi in dotazione ad Hamas ed Hezbollah (vedi sconfitta in Libano): http://www.paginedidifesa.it/2006/baschiera_060823.html

* c’è stata la primavera araba e il mondo arabo non assisterà passivamente a carneficine di civili arabi: l’escalation è certa;

Cosa farà Netanyahu quando si accorgerà che i suoi sforzi producono una miriade di effetti boomerang? Userà ordigni nucleari che contamineranno gran parte di Israele?

Chi fermerà questo folle? Solo la caduta del suo governo o la minaccia di Obama di tagliare gli aiuti economici americani ad Israele. Il cessate il fuoco è una vittoria per Morsi (che, in breve tempo, grazie al completo sostegno di Obama, si è affermato ormai come un leader mondiale e uomo di pace e stabilizzazione del Medio Oriente) e per Hamas, ma non è una sconfitta sufficiente a far cadere Netanyahu. In cambio, l’avvicinamento tra Stati Uniti ed Egitto e le aperture di Obama all’Iran aumenteranno il risentimento del governo israeliano e potrebbero spingerlo a commettere altri errori ancora più gravi.

Ma, più di tutto, perché Netanyahu si comporta così?

Karl Vick, “Received Wisdom? How the Ideology of Netanyahu’s Late Father Influenced the Son”, Time, 2 maggio 2012

D. quanto pensa di aver influenzato il suo punto di vista?

R. [Benzion Netanyahu] mi sono fatto l’idea che Bibi possa avere i miei stessi obiettivi ma che tenga per sé le modalità con cui intende raggiungerli, perché se li rendesse pubblici, espliciterebbe anche gli obiettivi.

D. è quel che lei vuole credere?

R. No, penso solo che le cose possano stare così, perché è uno sveglio, perché è molto accorto, perché ha un suo modo di porsi. Sto parlando di tattiche riguardanti teorie che la gente che segue ideologie differenti potrebbe non accettare. È per quello che non le divulga: per via delle reazioni dei suoi nemici e di quelle persone di cui cerca l’appoggio. È una congettura, ma potrebbe essere vero.

Benzion Netanyahu, nel prosieguo dell’intervista dichiara:

* “nella Bibbia non si trova una figura peggiore del beduino. E perché? Perché non ha alcun rispetto per la legge. Perché nel deserto può fare quel che gli pare”;

* “la tendenza al conflitto è intrinseca all’arabo. È un nemico nella sua essenza. La sua personalità non gli permetterà mai di raggiungere un compromesso o un accordo. Poco importa che genere di resistenza incontrerà, che prezzo dovrà pagare. La sua esistenza sarà quella di una guerra perpetua”;

* “la soluzione dei due stati non esiste. Non ci sono due popoli. C’è un popolo ebraico ed una popolazione araba…non c’è alcun popolo palestinese, perciò uno non crea uno stato per una nazione immaginaria…si definiscono popolo solo per poter combattere gli ebrei”;

* “l’unica soluzione è la forza. Una forte autorità militare. Ogni sommossa arrecherà agli arabi enormi patimenti. Non si deve aspettare che cominci un grande ammutinamento, bisogna invece agire immediatamente, con grande forza, per impedire che continuino”;

* “penso che dovremmo parlare agli arabi israeliani nell’unica lingua che capiscono ed ammirano, quella della forza. Se agiamo con forza contro ogni crimine che commettono, capiranno che non mostriamo alcuna clemenza. Se avessimo usato questa lingua fin dall’inizio sarebbero stati più attenti”;

* [sull’uso ottomano delle forche] Gli arabi furono così maltrattati da non rivoltarsi. Naturalmente non è che sto raccomandando impiccagioni dimostrative come facevano i turchi, voglio solo mostrare che l’unica cosa che possa smuovere gli arabi dalla loro posizione di rigetto è la forza”;

http://world.time.com/2012/05/02/received-wisdom-how-the-ideology-of-netanyahus-late-father-influenced-the-son/

“Il Signore marciava alla loro testa di giorno con una colonna di nube e di notte con una colonna di fuoco”

“Colonna di nube” è il nome dell’operazione militare israeliana contro Gaza. Un nome tratto dalla Bibbia, da un passo dell’Esodo: “Il Signore marciava alla loro testa di giorno con una colonna di nube, per guidarli sulla via da percorrere, e di notte con una colonna di fuoco per far loro luce, così che potessero viaggiare giorno e notte. Di giorno la colonna di nube non si ritirava mai dalla vista del popolo, né la colonna di fuoco durante la notte” (Esodo 13: 21-22).

Gott mit uns.

Netanyahu, un megalomane disperato e messianico, si è reso conto che:

* la società israeliana sta protestando in maniera sempre più veemente;

* alle prossime elezioni rischia seriamente di perdere;

* la sua ultima speranza (Romney) si è volatilizzata;

* gli alti ufficiali americani che avrebbero potuto assisterlo sono stati rimossi o sono sotto inchiesta (Petraeus, Allen, Gaouette e Sinclair);

* Obama ha dichiarato in una recente conferenza stampa che vuole cercare una soluzione diplomatica con l’Iran (linea Brzezinski).

Questi leader disperati, di regola, causano la  rovina dei propri paesi.

Israele, ormai isolato, ha richiamato 75mila riservisti e ha già mostrato che intende coinvolgere la Siria (e quindi il Libano). L’Iran ha messo a pieno regime il sito di Fordo(w), dove arricchisce l’uranio e che può essere colpito solo da ordigni atomici tascabili, il che significa che in Israele potrebbe attaccare anche senza l’appoggio degli Stati Uniti. Con conseguenze devastanti per la sua aviazione e per l’Asia meridionale (inquinamento radioattivo). L’Egitto non resterà a guardare, perché Morsi non si può permettere di fare come Mubarak: milioni di egiziani sarebbero pronti ad insorgere e fare una rivoluzione vera, non semplici manifestazioni di protesta di massa. Migliaia di giordani stanno protestando da giorni per cacciare re Abdullah. L’attacco a Gaza e la connivenza del re non faranno altro che peggiorare la sua posizione. Il tentativo della Palestina di farsi riconoscere dall’ONU come stato sovrano, programmato per il 29 novembre, è probabilmente la causa scatenante, assieme alle elezioni parlamentari israeliane. Il presidente Abbas ha detto che procederà comunque. Israele non tollererà mai uno stato palestinese, perciò andrà fino in fondo per impedirne la nascita (muoia Sansone e tutti i filistei):

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/07/le-prossime-mosse-suicide-di-israele/

Quel che si può intuire è che Netanyahu, quel famoso 5 marzo

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/03/lunedi-5-marzo-2012-si-decidono-le-sorti-del-mondo-nellindifferenza-della-gente/

abbia lasciato perdere l’opzione guerra primaverile (che gli avrebbe permesso di colpire il sito iraniano di Fordo con armi convenzionali, mentre ora saranno necessari ordigni atomici

http://fanuessays.blogspot.it/2012/01/guardatevi-dalle-idi-di-marzo-come.html

lo ha fatto perché contava sulla vittoria di Romney.

Romney ha perso e il governo israeliano ha deciso di agire comunque.

Lo scudo difensivo anti-missile israeliano non funziona e questo ha costretto Israele a richiamare migliaia di riservisti, per un intervento risolutivo, a terra. Questo creerà immense complicazioni, perché il mondo arabo non tollererà più quello che è successo l’ultima volta e perché Obama non sarà più così flessibile.

Negli scorsi giorni la NATO ha dichiarato che difenderà la Turchia dalla Siria

http://english.alarabiya.net/articles/2012/11/12/249124.html
Si è deciso l’invio di truppe inglesi presso il confine con la Siria (ci sono già soldati americani in Giordania)

http://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/uk-troops-may-be-sent-to-syrian-borders-8305055.html
Gli israeliani hanno “risposto al fuoco” bombardando una base siriana

http://www.jpost.com/Defense/Article.aspx?id=291470
Si sono tenute le più grande manovre aeree difensive iraniane della storia

http://tehrantimes.com/politics/103243-major-air-defense-exercise-begins-in-eastern-iran

Perciò è assai verosimile che, nel corso delle prossime settimane, Libano, Siria, Iran ed Egitto saranno coinvolti nel conflitto, una vera e propria guerra totale come non si vedeva da tempo:

“E’ la prima volta dal 1991 che un razzo colpisce Tel Aviv. Da Gaza la Jihad islamica ha affermato da parte sua di aver sparato verso Tel Aviv un razzo di tipo Fajar 5: si tratta di un razzo in dotazione alle forze armate IRANIANE. Il Fajr-5 e’ un razzo di ultima generazione, lanciato da postazioni mobili, e ha una gittata stimata tra i 75 e gli 80 km”.

http://notizie.it.msn.com/approfondimento/razzo-colpisce-tel-aviv-israele-la-pagheranno

Cina e Russia non staranno a guardare. Le popolazioni arabe, islamiche, turche e kurde si solleveranno contro i loro governi se combatteranno dalla parte di Israele e della NATO (i Kurdi siriani non vogliono che a Damasco s’insedi un governo musulmano). Obama non muoverà un dito per fermare Netanyahu: Washington e Londra hanno già assegnato l’intera colpa di quel che sta succedendo ad Hamas ed Obama stesso non fa nulla di diverso – e non è meno moralmente abominevole – quando stila ed approva le sue liste di omicidi “mirati” (disposition matrix = scheda degli smaltimenti) per i droni americani in Afghanistan ed Pachistan.

Il “nostro” (non certo mio) Terzi ha anche lui dato la colpa ai palestinesi ma, come la Francia, ha chiesto maggiore cautela da parte di Israele.

http://www.esteri.it/MAE/IT/Sala_Stampa/ArchivioNotizie/Approfondimenti/2012/11/20121115_Gaza_Terzi.htm?LANG=IT

Netanyahu non si tratterrà. Lui e chi la pensa come lui (una minoranza egemone nelle stanze dei bottoni israeliane) è convinto che la superiorità tecnologica israeliana sia indiscutibile e decisiva. Non si rende conto che già nel 1973 Israele ha rischiato grosso e in Libano gli Hezbollah hanno sconfitto Israele nella sua ultima operazione. Il mondo è cambiato dal 1967 e Israele imparerà il significato del proverbio “chi di spada ferisce, di spada perisce”:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/24/e-se-liran-avesse-gia-latomica-osservazioni-sconvenienti-sullarmageddon-che-verra/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/02/israele-la-destabilizzazione-del-medio-oriente-ed-il-neonazismo/

Gli Israeliani hanno già commesso l’errore decisivo iniziando questa guerra, allo scopo di completare la pulizia etnica dei Territori Occupati, ma scopriranno l’impatto dell’eterogenesi dei fini (= la sommatoria delle conseguenze inattese) quando sarà troppo tardi e l’incendio che hanno appiccato si ritorcerà contro di loro, in un nuovo Olocausto

http://fanuessays.blogspot.it/2012/01/auschwitz-in-israele-il-secondo.html

Come detto, in precedenza, Israele si è infilato nella trappola e non ne uscirà vivo. La pedina sta per essere sacrificata: come gli Israeliani hanno imparato a considerare i Palestinesi come “quella gente” (non esseri umani come gli altri), così la stessa scorciatoia logica che si conclude con l’eccidio di massa sarà applicata a loro (e forse a molti altri ebrei nel mondo).

E l’Italia?

Abbiamo vinto la prima guerra mondiale per il rotto della cuffia, contro un esercito (austriaco) che non ha mai vinto una battaglia importante senza l’aiuto degli alleati tedeschi. Abbiamo perso la seconda guerra mondiale con un esercito che non ha mai vinto una battaglia importante senza l’aiuto degli alleati tedeschi.
Siamo parte della NATO e quindi, in qualche forma, entreremo in guerra anche noi, a fianco di un esercito (israeliano) che ha perso tutte le ultime guerre.

Faremo una pessima figura, come sempre.

Fatevi un corso intensivo di cinese e russo.

Mai consapevolmente complici del male – Iron Dome o Iron Sky?

Secondo il sito online del quotidiano Haaretz, dall’uccisione del leader dell’ala militare di Hamas, Ahmed Jabari, sono stati sparati oltre 100 razzi dalla Striscia di Gaza contro Israele. Circa 25 sono stati intercettati dal sistema di difesa Iron Dome System“.

La Stampa

Ora, qualunque nazione ancora in grado di raziocinare a questo punto avrebbe capito che in un’eventuale (direi molto probabile) guerra medio-orientale sarebbe spacciata, perché il suo sistema di difesa ha un nome roboante ma un’efficacia chiaramente limitata: 25% di missili intercettati è MERDA. La prova che tutte le promesse del governo Netanyahu sulla sicurezza erano menzogne e che la strada giusta è quella della pace, non della fortezza assediata.

Le fonti israeliane hanno poi rivisto in alto le percentuali: 80 intercettati su 245. Ossia ancora meno di un terzo.
Iron Dome o Iron Sky?

Ai Palestinesi non è concesso:

* crearsi un proprio stato pacificamente seguendo l’iter delle Nazioni Unite (perché danneggerebbe il processo di pace);

* crearsi un proprio stato con l’uso della forza liberandosi degli occupanti (perché diventano “terroristi” – invece in Siria sono “ribelli”, pur essendo in buona parte mercenari fondamentalisti salariati dalle petro-teocrazie del Golfo);

* resistere, protestare, boicottare (perché diventano antisemiti desiderosi di annientare lo stato di Israele);

Non è chiaro cosa possono fare, oltre ad estinguersi spontaneamente, dato che gli Israeliani non hanno dimostrato alcuna intenzione di riconoscere i loro diritti fondamentali (inclusi quelli economici).

Il Comitato Internazionale della Croce Rossa afferma che:

“Il blocco della Striscia di Gaza sta per entrare nel suo quarto anno, soffocando ogni possibilità reale di sviluppo economico. Gli abitanti di Gaza continuano a patire disoccupazione, miseria e guerra, mentre la qualità del servizio sanitario è ai suoi minimi storici. L’intera popolazione civile di Gaza viene punita per degli atti di cui non è responsabile. Il blocco costituisce perciò una punizione collettiva imposta in chiara violazione degli obblighi israeliani nei confronti del diritto internazionale umanitario”

http://www.icrc.org/web/eng/siteeng0.nsf/htmlall/palestine-update-140610

La Croce Rossa non potrebbe mai permettersi di sottolineare l’evidente parallelo con il trattamento riservato dai Nordamericani (inclusi i Canadesi) alle popolazioni indigene – trattati sistematicamente violati, promesse mai mantenute, riserve sempre più ristrette, invenzione di pretesti per intervenire militarmente, graduale pulizia etnica:

Non ci fu nessun Las Casas a proteggere i nativi nordamericani e gli schiavi neri di quelli che diventeranno gli Stati Uniti. I più celebri evangelizzatori puritani non ritennero mai che questi esseri umani avessero la medesima dignità dei coloni e li videro come un intralcio al Destino Manifesto della loro civiltà. L’espressione del potere, in Nordamerica, non trovò seri antagonisti in grado di contenerlo e frammentarlo ed il risultato fu lo sterminio degli autoctoni. Quel che rimase fu un assordante silenzio di fronte al male che…equivale a complicità”.
(Stefano Fait, “Bartolomé de las Casas – Avvocato dell’Umanità”, in corso di pubblicazione).

Soldati israeliani che rifiutano di essere complici di questo male:

http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/il-governo-israeliano-sta-distruggendo.html

*********

Netanyahu ringrazia per l’appoggio francese all’iniziativa israeliana. Ecco l'”appoggio” francese (Fabius):

* “Ce serait une catastrophe qu’il y ait une escalade dans cette région”.

* “Israël a le droit à la sécurité, mais ne l’obtiendra pas par la violence. Les Palestiniens ont aussi droit à un état”.

Se questo lo chiama appoggio immagino che una condanna la chiamerebbe “dichiarazione di guerra”

Le prossime mosse suicide di Israele (e il Trentino collabora entusiasticamente)

 

Sottoscrivo interamente l’analisi di un lettore del Guardian straordinariamente lucido e conciso che ha commentato questo ragionevole articolo che difendeva la soluzione della creazione di uno stato palestinese:

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/nov/02/israel-palestine-two-state-solution

“Il vero pericolo è che Israele operi un’ancora più massiccia pulizia etnica dei Palestinesi:

1. gli insediamenti israeliani (ora circa 750mila coloni che si sono spartiti la Cisgiordania e si sono appropriati del 90% dell’acqua) rendono impossibile la soluzione dello stato palestinese – ed era questo il piano fin dall’inizio;

2. Israele non accetterà mai uno stato bi-nazionale perché questo richiederebbe uno status paritario per ebrei e palestinesi e la fine del sionismo;

3. Israele non la farà franca in caso di annessione dell’area C (62% della Cisgiordania), benché sia questo il suo desiderio, se ciò lascerà 2 milioni e mezzo di palestinesi intrappolati e circondati nei bantustan dell’area A (32% della Cisgiordania): l’opposizione dell’opinione pubblica internazionale ad un singolo stato binazionale che occupi l’intera palestina sarà troppo forte;

4. Temo che Israele proverà a risolvere 1, 2 e 3 espellendo la maggior parte dei Palestinesi dalla Cisgiordania nei seguenti modi: a) riducendo ulteriormente le disponibilità idriche; b) demolendo ulteriormente la già moribonda economia palestinese; c) persuadendo i donatori occidentali ad interrompere i loro finanziamenti o ostruendo il flusso; d) dando il via ad un’altra guerra (con l’Iran?) per schermare una pulizia etnica più diretta.

Con una popolazione palestinese significativamente ridotta, Israele potrebbe annettersi l’intera Cisgiordania e, se necessario, concedere ai Palestinesi rimasti un po’ di diritti civili conservando un dominio sionista inattaccabile”.

Penso sia esattamente quel che accadrà.

Già nel 2003 Netanyahu, l’attuale primo ministro israeliano, dichiarava che se gli Arabi fossero arrivati a costituire il 40% della popolazione di Israele sarebbe stata la fine dello stato giudeo: “Ma anche il 20% è un problema e se le relazioni con questo 20% diventano problematiche, lo stato è autorizzato a prendere misure drastiche” (ct. Pappe, 2010). Ruth Gabisonp, docente all’Università Ebraica di Gerusalemme, non ha esitato ad affermare che “Israele ha il diritto di controllare la crescita naturale della popolazione palestinese” (ibidem). La sindrome dell’assedio che ha colonizzato la psiche israeliana si è cristallizzata nell’esigenza di difendere una fortezza bianca circondata da popoli non-bianchi, avamposto europeo-occidentale-giudeocristiano; come durante le Crociate, come in Sudafrica. Così vari sondaggi documentano l’approvazione con la quale una maggioranza di Israeliani vedrebbe la deportazione in massa dei palestinesi (ma un 51% pensa che Arabi israeliani e Ebrei israeliani dovrebbero avere gli stessi diritti – Haaretz, 30 novembre 2010).

Queste non sono indicazioni di forza, ma di debolezza, di insicurezza, di paura, di una irrisolta condizione psicologica per cui la nazione e l’identità sono sempre sull’orlo del collasso, il che accentua nervosismo e ferocia. I ladri tendono a sospettare che tutti gli altri siano ladri. I bugiardi sospettano che gli altri mentano. I guerrafondai sospettano che gli altri preparino una guerra contro di loro. I razzisti e nazionalisti temono sempre di essere minacciati di distruzione dalle altre razze e nazioni. Si chiama proiezione e colpisce gli israeliani, come colpisce gli europei, gli americani e tutti gli esseri umani. Purtroppo la paranoia e l’aggressività non servono ad assicurare un futuro migliore alle nuove generazioni. È semmai vero il contrario.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/10/lantisemitismo-lanti-sionismo-e-la-mentalita-apocalittica/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/08/28/il-decisore-israeliano-che-spiega-le-ragioni-dellattacco-alliran/

Finirà malissimo (per Israele, la Palestina, l’Iran e molti altri milioni di esseri umani):

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/02/israele-la-destabilizzazione-del-medio-oriente-ed-il-neonazismo/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/24/e-se-liran-avesse-gia-latomica-osservazioni-sconvenienti-sullarmageddon-che-verra/

http://fanuessays.blogspot.it/2012/01/auschwitz-in-israele-il-secondo.html

http://fanuessays.blogspot.it/2012/01/golia-usraele-nella-trappola-chi-ce.html

davvero malissimo:

http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/verso-un-secondo-olocausto.html

IN TRENTINO IL BUSINESS È BUSINESS

“Nuova, significativa tappa nei rapporti tra Trentino e Israele. A pochi giorni di distanza dalla conferenza di Gerusalemme sui temi della ricerca e dell’alta formazione, nell’ambito del vertice bilaterale Italia – Israele, alla quale ha preso parte anche il presidente della Provincia autonoma di Trento, Lorenzo Dellai, è infatti in programma, lunedì prossimo, 5 novembre, il “Trento – Israele day”, una intera giornata di incontri istituzionali e di business organizzati dalla Provincia autonoma di Trento e dall’Ambasciata d’Israele in Italia in collaborazione con Trentino Sviluppo, Fondazione Bruno Kessler, Trento Rise.

A sottolineare la valenza dell’incontro la presenza, alla guida della delegazione istituzionale israeliana, di Naor Gilon, ambasciatore d’Israele in Italia. Ad aprire la giornata la tavola rotonda su “Le relazioni scientifiche e tecnologiche tra Italia ed Israele ed il ruolo del Trentino”. Interverranno: Naor Gilon, ambasciatore d’Israele in Italia; Lorenzo Dellai, presidente della Provincia autonoma di Trento; Aviv Zeevi Balasiano, Israel Europe R&D Directorate, Director ICT-Security; Francesco Salamini, presidente Fondazione Edmund Mach; Carla Locatelli, Pro Rettore con delega ai rapporti internazionali, Università degli studi di Trento; Andrea Simoni, segretario generale, Fondazione Bruno Kessler; Fausto Giunchiglia, presidente Trento Rise.

Un nuovo incontro, dunque, che fa seguito a quello in terra d’Israele quando, alla conferenza su ricerca e alta formazione – con gli interventi dei ministri Francesco Profumo e Giulio Terzi di Sant’Agata e con un confronto tra il premier Mario Monti e il Governatore della Banca di Israele, Stanley Fisherproprio il ministro Terzi ha voluto ringraziare Dellai per quello che il Trentino sta facendo in questo campo. Un riconoscimento al ruolo svolto nel favorire la crescita della cooperazione fra i due Paesi e che ha portato anche alla sottoscrizione di un accordo il quale consentirà, nei prossimi giorni, di attivare il primo bando congiunto per la ricerca applicata rivolto a imprese trentine e israeliane.

È con questo spirito che il “Trento – Israele day” proporrà, dopo la tavola rotonda, una serie di appuntamenti. La delegazione istituzionale – oltre all’ambasciatore Naor Gilon sarà composta da Jonathan Hadar, Consigliere per gli Affari Commerciali dell’Ambasciata d’Israele in Italia; Aviv Zeevi Balasiano, Israel Europe R&D Directorate, Director ICT-Security, MATIMOP; Giovanna Bossi, Trade Officer, Ambasciata d’Israele in Italia; Vanessa Zerilli, Business Development Officer, Ambasciata d’Israele in Italia – si trasferirà infatti presso la Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige. Nel pomeriggio tappa alla Fondazione Bruno Kessler e incontro con le imprese impegnate nei B2B e visita ad alcuni laboratori e alle strutture della Fondazione Bruno Kessler e del Consorzio Trento Rise”.

http://www.uffstampa.provincia.tn.it/CSW/c_stampa.nsf/416AD28B715DF727C12574BE0028F2B0/C29472D49389710BC1257AAA004938CF

Inaudite affermazioni sui Conquistadores pubblicate dal Trentino – mia replica

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/22/la-verita-sulla-nostra-conquista-di-caprica/

Leggo con sconcerto l’inaudito attacco di Luciano Conotter a Stefano Oss, fisico all’Università di Trento, “colpevole” di aver condannato gli eccidi e l’indottrinamento coatto che hanno accompagnato la Conquista della Americhe.

Senza soffermarsi troppo su quel “miliardo di cattolici latinoamericani” (ci sono circa un miliardo di cattolici in tutto il mondo e la popolazione latino-americana supera di poco il mezzo miliardo), l’intervento di Conotter è talmente disgiunto dalla realtà che inizialmente pensavo fosse da intendersi come una provocazione goliardica.

A beneficio dei lettori del Trentino, del rigore storico e della decenza, è opportuno citare i testimoni del tempo.

A proposito degli indios, nel 1556 il cronista Gonzalo Fernández de Oviedo tuonava: “Dio provvederà presto a distruggerli tutti”. Era certo che “l’influenza di Satana scomparirà quando la maggior parte degli indiani sarà morta…chi può negare che l’uso della polvere da sparo contro i pagani equivale alla combustione dell’incenso in onore di Nostro Signore?”. Secondo lui gli Indiani erano “codardi sozzi e mentitori che si suicidano per noia, solo per danneggiare gli Spagnoli con la loro morte; non hanno alcun desiderio o capacità di lavorare” e l’idea di farne dei Cristiani equivaleva a “martellare il ferro quando è freddo” perché le loro teste erano così dure che quando combattevano contro di loro gli Spagnoli dovevano stare attenti a non colpirli in testa con le spade, per non spezzarle.

Il viceré Francisco de Toledo asseriva che “prima di divenire cristiani, gli indios devono diventare uomini”.

Il giurista Diego de Covarrubias li definiva “stolidi, dementes, obtusi, hebeti” e “di ingegno animale”.

Il domenicano Domingo de Betanzos li chiamava “bestias”, preconizzando che la loro barbarie li avrebbe condannati ad una rapida e certamente meritata estinzione.

Il giurista spagnolo Juan de Matienzo li considerava “più schiavi dei miei negri”.

Il dominicano Tomás Ortiz scriveva al Consiglio delle Indie che gli autoctoni erano scimuniti, instabili, imprevidenti, ingrati e volubili, brutali, si dilettavano nell’esagerare i propri difetti, erano disubbidienti, insubordinati ed irrispettosi. Si rifiutavano o erano incapaci di apprendere il giusto modo di vivere. Le punizioni non servivano da deterrente con loro. Mangiavano insetti e vermi, osavano affermare che il messaggio cristiano era adatto agli Spagnoli, ma non necessariamente a loro; non volevano cambiare le loro usanze. Più vecchi diventavano, peggio si comportavano: da ragazzini sembravano avere una parvenza di civiltà, da vecchi diventavano delle bestie. “Devo dunque affermare – concludeva – che Dio non ha mai creato una razza tanto radicata in vizi e bestialità, senza alcuna presenza di bontà e civiltà”.

Queste sono le persone che Conotter afferma abbiano rispettato i nativi, la loro terra e le loro cose, aiutandoli a progredire e svilupparsi.

Bartolomé de las Casas si rivolta nella tomba.

http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/bartolome-de-las-casas-introduzione.html

Arbeit macht frei, cari Greci! Quando lo capirete?

 

Persino sul Sole 24 Ore cominciano ad interrogarsi sulla salute mentale dei grandi decisori europei.

Un popolo letteralmente calpestato, trattato come un paria, come dei parassiti subumani, per soddisfare le brame un’élite europea pronta a sacrificare le speranze e i sogni di milioni di persone sull’altare dell’integrazione europea e della protezione delle banche del nord Europa.

Solo dei pazzi o delle menti criminali potrebbero aspettarsi che una società intenda tollerare una  svalutazione interna di tale portata senza l’effetto cuscinetto di un tasso di cambio.

Come può, tutto questo, non concludersi con la rottura definitiva dell’eurozona? E, se è questo il piano, come si può credibilmente pensare che sarà una rottura ordinata e non una catastrofe che libererà forze represse troppo a lungo, che si rivolteranno contro le istituzioni europee, le banche, i centri di potere nazioni e continentali?

Come possono, questi grandi decisori, essere così privi di giudizio, di senno, di buon senso da rischiare di scatenare forze che troveranno impossibili da controllare. Pensano davvero di poterlo fare? Sono davvero convinti di non fare la fine dell’apprendista stregone?

Dove sono finiti gli statisti assennati, responsabili e anche solo minimamente interessati al bene comune ed al mantenimento della pace sociale in questo continente popolato da mezzo miliardo di esseri umani, non droni?

Viene da pensare che milioni di persone chiudano volontariamente gli occhi e le orecchie e le bocche per non vedere, per non sentire, per non protestare, per non capire. Come se fosse possibile sacrificare i Greci per salvarchi le chiappe. Si faceva lo stesso con gli Ebrei nell’Europa di qualche decennio fa. La storia ha condannato gli aguzzini di allora e condannerà quelli di oggi che impongono ad un popolo i lavori forzati: “Arbeit macht frei!” spiegano ai Greci mentre milioni di loro vivono sotto la soglia di povertà (439mila bambini ellenici soffrono la fame, ossia circa un quarto dell’intera popolazione infantile greca si trova catapultata nel Terzo Mondo) e le organizzazioni mediche internazionali lanciano allarmi sempre più insistenti sulle condizioni in cui “vivono” i nostri cugini ellenici.
Chi non ha denunciato queste iniquità, chi ha fatto il gioco delle tre scimmiette, è complice di tutto questo. Se ha una coscienza, non gli/le sarà facile placarla quando il velo della propaganda sarà stracciato e sociologi, storici, economisti, antropologi, medici e politici potranno dire quel che andava detto e queste diventeranno pagine nerissime del passato della “civiltà” europea.

Non siamo migliori dei nostri progenitori. Come loro, ci stiamo facendo condurre mansuetamente al macello tra un belato e l’altro nella certezza che: “non farebbero mai cose del genere”, “siamo civili in Europa, ormai certe cose qui non possono più succedere“, “abbiamo imparato le lezioni della storia”, “queste sono tutte persone rispettabili, non sono mica dei barbari in giacca e cravatta”, “gli psicopatici e sociopatici sono quei pazzi maniaci dei film dei serial killer, non assomigliano per niente a quelli che parlano in TV”.

Leader della rivolta anti-Assad condivide le mie preoccupazioni sulla Siria

Haytham Manna, scrittore siriano e portavoce della Commissione araba per i diritti umani, è presidente dell’Associazione siriana di coordinamento per il cambiamento democratico all’estero. Pur rappresentando una parte dell’opposizione ad Assad, dimostra di avere una comprensione più obiettiva della tragedia siriana rispetto al senatore con cui ho polemizzato:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/18/il-senatore-della-repubblica-e-la-questione-siriana/

“Il 18 marzo 2011, il più importante movimento civile nella storia moderna della Siria è stato lanciato per le strade di Dara’a. Ispirato dallo spirito rivoluzionario della primavera araba, era inizialmente tranquillo [ammirevole illusione: uno dei pochi punti su cui dissento, si vedano oltre i commenti dei lettori, NdR]. Anti-corruzione e anti-autoritarismo, ha unificato le richieste locali e nazionali per il cambiamento democratico.

Nella seconda settimana di questa mobilitazione, ho lanciato quelli che sono diventato famosi come i “tre no”: no alla violenza, no al settarismo, no all’intervento estero. Una strategia che avrebbe garantito l’integrità territoriale e l’unità del popolo siriano. La nostra sfida era quella di uscire dalla provincia di Dara’a in tutta la Siria ed avevamo bisogno di garantire che la rivolta si guadagnasse il sostegno della maggioranza.

Ma questo allargamento della lotta si è svolto in assenza di unità all’interno delle forze di opposizione. Altre forze in gioco hanno cercato di reclutare le decine di migliaia di giovani che erano scesi nella strade per la prima volta, coinvolgendoli nelle loro cause regionali o internazionali. Entro i primi tre mesi molte di queste forze erano già intervenute nel conflitto, che è stato visto da molti, dentro e fuori la Siria, come un’opportunità per alterare alcuni elementi di fondo della geopolitica del Medio Oriente.

Gli obiettivi di coloro che intervengono dall’esterno erano e sono in contrasto con le canzoni rivoluzionarie all’insegna della dignità e libertà. C’era una mancata corrispondenza tra il bisogno interno di rovesciare la classe dirigente del paese, descritta come alawita, e il desiderio di alcuni dal di fuori del paese di frantumare la mezzaluna sciita – che si estende da Beirut a Teheran passando per Damasco –e di liberare il Mediterraneo della presenza militare della Russia. Qualcuno ha cercato di dare l’impressione che rivolta la Siria fosse un conflitto settario o compiuto sforzi per islamizzarlo o salafizzarlo. Russia e Cina, nel frattempo, ci hanno visto l’opportunità di passare da un mondo dominato dagli USA ad un mondo multipolare. Uno dei paradossi della rivolta siriana per la libertà è che ha creato l’occasione per rilanciare la politica estera dell’Arabia Saudita rafforzandone l’influenza.

Le autorità della Siria, nel frattempo, hanno trattato la rivolta come una questione di sicurezza, rifiutando l’idea che fosse un movimento spontaneo ed abbracciando le tesi cospirative. Tre decisioni del regime hanno determinato la natura, la forma e il contenuto del movimento popolare: la decisione di inviare truppe nella città di Dara’a nel mese di aprile 2011; l’attacco a tre città (Abu Kamal, Deir al-Zour e Hama) il primo giorno del Ramadan e le atrocità commesse nella seconda metà del Ramadan sulla costa a Homs, nelle campagne di Damasco e ad Idlib. Questa violenza eccessiva e sproporzionata ha spinto alcuni ribelli ad accettare l’idea di prendere le armi per legittima difesa [eccessiva e sproporzionata perché si è abbattuta ingiustamente su tutti gli oppositori, non solo sui mercenari affluiti dall’estero, che sapevano bene a cosa andavano incontro e se lo meritano, NdR]. In ambienti religiosi l’idea è stata rafforzata dall’invocazione alla jihad, e pubblicizzata dalle emittenti televisive del Golfo, come Wisal e Safa. La più importante e meglio organizzata rete di finanziamenti non siriani [di sostegno a questa strategia] ha sede nel Golfo salafita, in particolare in Arabia Saudita, Kuwait e Qatar.

L’opposizione democratica ha resistito a questo cambiamento di strategia, in un primo momento, ma la diffusione della violenza in tutto il paese ha impedito manifestazioni pacifiche e ha creato un clima di accettazione di questa strategia. A misura che l’esercito è ricorso alla tortura, un numero sempre maggiore di persone ha abbracciato la causa della violenza [indiscutibile ma, ancora una volta, è che quel che ci si deve attendere da un regime autoritario sotto attacco da parte di altri regimi autoritari: l’esercito italiano non si comporterebbe molto diversamente, perché i soldati non sono addestrati ad operare da forze di polizia]. Altri, invece, hanno preso una posizione netta contro l’idea di prendere le armi, ritenendo che ciò avrebbe rafforzato la dittatura, il cui potere era più minacciato da un movimento pacifico che da uno armato [totalmente d’accordo].

Il primo risultato negativo dell’uso delle armi è stato quello di minare l’ampio sostegno popolare necessario per trasformare la rivolta in una rivoluzione democratica. Ha reso molto più difficoltosa l’integrazione di richieste divergenti, come quelle urbane e quelle rurali, quelle laiche e quelle islamiche, , quella della vecchia opposizione e quella della gioventù rivoluzionaria. Il ricorso alle armi ha dato vita a gruppi frammentati che non hanno un programma politico. Un gruppo di disertori dell’esercito addestrati in Turchia ha annunciato la nascita dell’Esercito siriano libero sotto la supervisione dell’intelligence militare turca [cf. aereo turco recentemente abbattuto dalle forze siriane]. La maggior parte dei militanti dentro la Siria ora va in giro con il logo dell’“Esercito Libero” ma, al di là del nome, non vi è coordinamento ed armonizzazione politica.

Il denaro è stato dato a scapito del sostegno ad interventi di soccorso e per una pacifica attività politica.

L’afflusso di armi verso la Siria, sostenuto da Arabia Saudita e Qatar, il fenomeno del libero esercito siriano e l’ingresso di oltre 200 [numero grandemente sottostimato, NdR] stranieri jihadisti in Siria negli ultimi sei mesi hanno portato ad un calo nella mobilitazione di ampie fasce della popolazione, specialmente tra le minoranze e quelli che vivono nelle grandi città, e nel movimento di attivisti nonviolenti. Il discorso politico è diventato settario, c’è stata una salafitizzazione dei settori religiosamente conservatori.

Il piano di pace di Kofi Annan è stata l’occasione che poteva servire agli insorti armati di fare un’uscita di scena onorevole. Annan ha chiesto un cessate il fuoco e il ritiro dell’esercito e militanti dalle città, così come gli aiuti per più di un milione di persone colpite direttamente da 15 mesi di scontri continui, e il rilascio degli attivisti civili. Tuttavia, l’opposizione armata ha visto nel cessate il fuoco solo un’opportunità di guadagnare tempo per il regime, in modo da non affrontare il problema seriamente, mentre le autorità siriane hanno utilizzato qualsiasi violazione del cessate il fuoco per lanciare altre azioni militari nelle aree dove erano presenti gli insorti, con vari massacri a Soran, Khan Sheikhoun, Hula e Homs [a Hula le cose non sono andate come sostiene Manna ed in ogni caso i mercenari non sono certamente lì per raggiungere la pace, ma per destabilizzare il paese, quindi sono i peggiori nemici del piano Annan, NdR].

Nelle sue prime quattro settimane il piano di Annan aveva bisogno di una spinta per avere qualche possibilità di successo. Aveva bisogno di essere ampliato, con più osservatori e attrezzature, ed aveva bisogno di chiarire i suoi piani per il periodo di transizione. L’iniziativa russa per una conferenza internazionale sulla Siria potrebbe forse aprire la strada ad una soluzione politica [ne consegue che la richiesta del senatore di un’offensiva diplomatica sulla Russia è un terribile errore, per non dire di peggio NdR]. Tuttavia, questo solleva due questioni: è ancora possibile che i gruppi armati raggiungano e rispettino le decisioni politiche? Gli armamenti forniti agli insorti hanno già seriamente indebolito ogni possibilità di una soluzione politica e di una transizione democratica in Siria?

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/jun/22/syria-opposition-led-astray-by-violence#start-of-comments

I COMMENTI DEI LETTORI DEL GUARDIAN CHE HANNO RICEVUTO PIÙ APPROVAZIONI MOSTRANO IL BARATRO DI CONSAPEVOLEZZA CHE SEPARA L’OPINIONE PUBBLICA ITALIANA (E CERTI I SUOI SENATORI) DA QUELLA DI ALTRI PAESI.

NOTA BENE: a dispetto delle apparenze, non ho scelto quelli più conformi alla mia analisi. Sono proprio quelli che hanno ricevuto più “mi piace”. Evidentemente la possibilità di avere accesso ad un’informazione più pluralista e completa, opportunità preclusa agli Italiani, sta facendo un’enorme differenza. Il giornalismo italiano è terribilmente carente e senza buon giornalismo non ci può essere alcuna democrazia sostanziale.

1. “Devo dire che qualsiasi desiderio che posso aver avuto di veder trionfare questa rivoluzione si è da tempo placato, dato che il probabile risultato del suo successo sarebbero, nel migliore dei casi, rappresaglie incredibilmente sanguinose e, nel peggiore, un genocidio”.

2. “L’Arabia Saudita sta cercando di imporre la propria perversa ideologia wahabita su un paese laico come la Siria. Quello che sta accadendo in Siria non è una rivoluzione, è un complotto per cambiare il governo:

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2011/nov/04/syria-iran-great-game
La cosa “divertente” è che Regno Unito, USA e molti paesi occidentali stanno sostenendo gruppi armati terroristici in territorio siriano legati ad Al-Qaeda. Purtroppo il lettore medio non si rende conto di questo fatto” [figuriamoci in Italia, NdR].

3. “Non ho soluzioni per la Siria. L’unica preoccupazione che ho è di assicurare che nessun militare e denaro britannico o denaro sia sacrificato in questa guerra civile / settaria. Dobbiamo restarcene fuori, per consentire loro di risolvere la faccenda per conto proprio”.

4. “La primavera araba ha da tempo deluso le aspettative iniziali. La Libia post-Gheddafi è ancora un po’ un pasticcio, anche se i media hanno perso interesse, e in Egitto sembra di assistere all’incubazione di una contro-rivoluzione delle classi militari e del governo. La Siria si trova in un pasticcio terribile e nemmeno un cieco si sentirebbe ottimista circa il risultato per un paese che viene devastato dal governo e dalle forze dell’opposizione. Le forze di opposizione sono state “rambizzate” [cf. Rambo, NdR] dall’Occidente e dall’Arabia Saudita e Qatar, paesi questi ultimi che sono piuttosto maturi per una loro sanguinosa rivoluzione.

La Siria non può permettersi i combattimenti e la distruzione che sta subendo”.

5. “I rapporti delle agenzie di stampa cattoliche riferiscono che, finora, più di 50.000 cristiani sono stati cacciati dalle loro case dai “ribelli”, circa 300 sono stati uccisi, da jihadisti che vanno di casa in casa. Deve essere di nuovo quella “piccola minoranza” di estremisti. Forse un giorno potremmo avere un articolo anche su questo”.

6. “Il solo sapere che una teocrazia medioevale come l’Arabia Saudita sta sostenendo i ribelli dovrebbe dirci molto sulla mentalità e valori dei ribelli”.

7. “L’opposizione della Siria non ha nulla a che vedere con le sollevazioni popolari in stile Piazza Tahrir. Ciò che era iniziato come la primavera araba in Egitto e Tunisia è stato subito cooptato dalla NATO come strumento per combattere le loro guerre neo-imperialiste per procura in Africa (AFRICOM) ed in Medio Oriente (CENTCOM). L’opposizione siriana non è stata “traviata”, è stata spietatamente violenta fin dall’inizio. Oltre agli autentici disertori dell’esercito dello Stato siriano, l’esercito ribelle siriano è costituito per una parte sostanziale da mercenari wahabiti / salafiti organizzati in squadroni della morte, addestrati ed equipaggiati dagli Stati Uniti e Regno Unito (e probabilmente dalla Francia), allo stesso modo in cui squadroni della morte venivano assemblati dalla CIA in America Latina (Operazione Condor).

Vengono ospitati dalla Turchia, obbediente partner della NATO e finanziati dalle monarchie del Golfo, in particolare l’Arabia Saudita (cf. Bandar Bush) e Qatar, che cercano una maggiore influenza nella regione, fomentando la violenza settaria fra musulmani e cristiani ortodossi siriani e tra Sciiti e sunniti.

La balcanizzazione della Siria lungo linee religiose è un prodotto di iniziative esterne, in quanto la Siria è uno stato laico e i membri delle diverse fedi religiose hanno più o meno pacificamente convissuto per oltre mille anni.

Questi mercenari stranieri si sono fatti le ossa operando come squadroni della morte nell’Iraq devastato dalla guerra, dove erano conosciuti come “Al-Qaeda in Iraq“. Successivamente sono stati ri-etichettati come “coraggiosi combattenti per la libertà libici”, posando in abbigliamento trendy per i media occidentali.

I massacri che si stanno commettendo in Siria (come quello degli alawiti pro-Assad alawiti ad Houla) sono falsamente attribuiti alle truppe regolari, quando Assad non ha nulla da guadagnare dall’instabilità politica in Siria derivante dal massacro di civili. La tattica di propaganda della NATO nei vari conflitti che compongono questa “lunga guerra” è stata quella di deviare la colpa sulle vittime.

Ciò a cui stiamo assistendo è la fase preparatoria della terza guerra mondiale (se non è già iniziato) e questa volta l’Occidente è inequivocabilmente dalla parte sbagliata”.

Il commento numero 7 rispecchia precisamente il mio punto di vista. Credo di poter dire che sia la più accurata ricostruzione di quel che sta succedendo che abbia mai letto su un quotidiano.

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