Le politiche energetiche della Merkel uccideranno meno tedeschi di Hitler

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Sea_Ice_Extent_prev_LNODC NorthAtlanticOceanicHeatContent0-700mSince1955 With37monthRunningAverageNODC NorthAtlanticOceanicHeatContent0-700mSince1979 With37monthRunningAverageL’Atlantico settentrionale si sta raffreddando, come nel film “L’Alba del giorno dopo”
e l’Istituto Max Planck per la Meteorologia prevede un calo di 0,5°C entro il 2016

http://www.fona.de/mediathek/pdf/Perspektive_Erde_2013_09_low.pdf

La nostra ipotesi di un avvio verso un periodo freddo trova conferma da altri enti di ricerca europei e nonSupponendo che tale intensa attività solare abbia raggiunto il culmine, potremmo ipotizzare allora una prima fase in cui anche la temperatura del Pianeta permarrebbe anch’essa quasi stazionaria per il medesimo tempo. Seguirebbe poi una seconda fase nella quale, diminuendo il numero delle macchie solari, anche la temperatura scenderebbe, dando così il via ad una inversione di tendenza con conseguente avvio verso una piccola era glaciale
Colonnello Paolo Ernani, aeronautica militare
http://www.meteoweb.eu/2013/09/clima-il-col-ernani-ribadisce-la-terra-si-sta-raffreddando-in-italia-il-2013-e-lanno-piu-freddo-degli-ultimi-17/228210/

Svegliarsi con la neve a metà ottobre. Anticipo d’inverno in Alto Adige con neve fino a 800 metri. Nevica al Brennero, dove il traffico per il momento è comunque scorrevole. Sono invece chiusi per motivi di sicurezza i passi Giovo, Pennes, Rombo e Stelvio, come anche la val Senales. È attualmente anche bloccata la statale del Brennero (SS12) a Salorno per caduta sassi. Si segnalano disagi sulle strade ma anche sulle linea ferroviarie nel Tirolo austriaco. La Val Senales in Alto Adige è completamente isolata. La neve caduta la scorsa notte ha costretto la chiusura per motivi di sicurezza di tutta la strada provinciale 3. Non funzionano i telefoni fissi e i cellulari. Ecco alcune foto dei nostri lettori
http://altoadige.gelocal.it/foto-e-video/2013/10/11/fotogalleria/svegliarsi-con-la-neve-a-meta-ottobre-alto-adige-le-foto-dei-lettori-1.7904103?p=1

I meteorologi tedeschi confermano: fenomeno assolutamente inconsueto. Parlano di “inverno precoce“: Winter schlägt ungewöhnlich früh und heftig zu “Gestern Abend gegen 18 Uhr begann es dann sogar in der bayerischen Landeshauptstadt München zu schneien. Viele Meteorologen-Kollegen hatten das im Vorfeld noch als unwahrscheinlich erachtet”, sagte Wetterexperte Dominik Jung und führte aus: “Dieses Jahr hat der Winter ungewöhnlich früh und ungewöhnlich heftig zugeschlagen. Südlich von München konnte sich teilweise eine über 20 Zentimeter hohe Schneedecke bilden.”
http://www.welt.de/vermischtes/article120819411/Wintereinbruch-stuerzt-Teile-Deutschlands-ins-Chaos.html

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erdling4E’ tutta colpa dell’Eurasia: siamo noi che stiamo abbassando le medie

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Le temperature europee declinano, il settore energetico è nel caos – in Gran Bretagna il costo dell’energia aumenterà del triplo rispetto al tasso di inflazione (!) – la disoccupazione aumenta, il tasso di mortalità nei prossimi inverni sarà presumibilmente allarmante

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/08/15/dovremo-far-fronte-a-questo-tasso-di-mortalita-nei-prossimi-inverni/

Il consumatore tedesco ha già oggi le tariffe di elettricità più care d’EuropaOgni anno più di 300mila famiglie sono private dell’elettricità a causa di bollette non pagate. La Caritas e altre associazioni hanno inventato un termine per definire questo fenomeno, la “precarietà energetica”.

Per la società tedesca i costi hanno da tempo raggiunto dei livelli incredibili, paragonabili solo a quelli associati al salvataggio dell’euro. …in caso di assenza di vento o di oscurità, la produzione elettrica è troppo bassa. In questo caso bisogna rimettere in funzione le vecchie centrali a gasolio e a carbone per rimediare alla mancanza di corrente. Il risultato è che l’anno scorso i produttori tedeschi di energia hanno immesso nell’atmosfera più anidride carbonica dell’anno precedente…oggi i più grandi inquinatori – le vecchie e obsolete centrali a lignite – sono diventate le più redditizie… Inoltre lo stato libera questi imprenditori da qualunque rischio in materia di responsabilità giuridica. Se un progetto non dovesse funzionare saranno i consumatori a pagarne le conseguenze.

http://www.presseurop.eu/it/content/article/4141161-la-bolletta-pesa-sulle-elezioni

LA SVOLTA ENERGETICA TEDESCA È FALLITA

”Energiewende”, la svolta energetica, che però non sta andando come previsto, bensì prelude a un fallimento di notevole portata. La Frankfurter Allgemeine Zeitung spiega perché…Per sostituire del tutto l’energia nucleare lo Stato tedesco ha deciso che la quota di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili deve corrispondere al 35% del consumo lordo entro il 2020 e dell’80% entro il 2050 e questo è il minimo che i Land tedeschi hanno in programma di fare…l’esperienza della Renania-Palatinato negli anni scorsi: nonostante il Land avesse potenziato gli impianti per l’energia eolica del 14% l’immissione di energia è diminuita, per il semplice motivo che il vento ha soffiato molto meno rispetto agli anni precedentitutti i Länder fanno i conti basandosi su un consumo energetico decrescente, che si è sì verificato negli ultimi anni, ma perché? Semplice: per via della crisi economica. Come il consumo dovrebbe diminuire del 10% entro il 2020 (e poi di nuovo del 25% entro il 2050), a quanto prevede il governo, è ancora oscuro e di ciò è sintomatico il continuo passaggio della ”patata bollente” della ristrutturazione degli impianti tra Stato e Ländern che va avanti da mesi…Già adesso si è formato un collo di bottiglia nella svolta energetica tedesca, che obbliga il paese a fare affidamento sulle reti polacche e ceche [che si affidano al nucleare, NdR] per far arrivare la corrente a sud…Il colpo più duro per la svolta energetica è arrivato all’inizio dell’anno da parte dell’azienda pubblica olandese Tennet che gestisce la rete dell’energia elettrica, azienda senza la quale non funzionerebbe niente sulle coste tedesche, che ha fatto sapere che non ha abbastanza soldi per l’allaccio del parco eolico offshore (da 15 miliardi di euro) nel mare del Nord.

http://www.giornalettismo.com/archives/214071/svolta-energetica-tedesca-e-fallita/

La crisi del settore delle energie rinnovabili miete un’altra vittima in Germania. Il gruppo attivo nelle componenti per il fotovoltaico Conergy ha presentato istanza di fallimento, mettendo a rischio circa 800 posti di lavoro. Un tempo numero uno del fotovoltaico in Europa, Conergy ha impiegato gli ultimi mesi nel tentativo di rinegoziare il debito e trovare nuovi capitali. Ma il tentativo è fallito e due controllate sono risultate insolventi.

http://it.reuters.com/article/idITL5N0FB28N20130705

Chi ha ottenuto risultati tanto mediocri con così tanti soldi spesi nella risoluzione del “problema” CO2 dovrà vedersela con crescenti resistenze, dal momento che il finanziamento di altri settori vitali della società ne sarà negativamente influenzato. E c’è una forza naturale che i serristi apocalittici sembrano non aver considerato: la reazione esplosiva delle masse che sentono di essere state abbandonate dai loro leader. Per comprendere questa lezione, basta pensare alla Bastiglia in Francia o ai molti palazzi vuoti in Austria, Russia, Italia, Grecia e così via.

Mentre l’IPCC e alcune figure politiche chiave come la Merkel e Obama stanno saldamente proseguendo per la loro strada, gli investitori più accorti hanno già iniziato a reagire e stanno abbandonando la nave. Il gigantesco progetto Desertec per la produzione di energia solare per l’Europa nel deserto del Sahara è virtualmente sepolto nella sabbia. La Spagna sta drasticamente tagliando i sussidi alle rinnovabili. Il settore tedesco dell’energia solare è in caduta libera, con nomi importanti come la Siemens e la Bosh che chiudono baracca e burattini. L’energia eolica sembra più solida, ma anche il leader del mercato, la danese Vestas, sta affrontando forti venti contrari. Infine, ma non meno importante, alcuni governi come quello ceco e quello australiano stanno gettando la spugna. Non appena questo trend avrà acquistato una sufficiente inerzia, si assisterà all’emersione di una nuova generazione di scienziati, con i loro bei grafici colorati e computerizzati che dimostrano oltre ogni ragionevole dubbio che la CO2 fa bene alla crescita delle piante e quindi serve per nutrire la popolazione.

http://wattsupwiththat.com/2013/10/05/crash-boom-bang/

Commesse e commessi di tutt’Italia, unitevi!

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IKEA GRANCIA – LUGANO

Orari d’apertura:

Lu-Ve: 9.00-18.30

Gio: 9.00 – 21.00

Sa: 9.00 – 17.00

[domenica chiuso]

La vita prima del business

Cartello di protesta di un gruppo di commesse

Non sarò mai soggetta a maltrattamenti criminosi

Yoona~939, Cloud Atlas

Il lavoro sta finendo! Lo dicono senza appello le statistiche. I lavoratori di fabbriche e uffici verranno ridimensionati da oggi al prossimo ventennio come nel secolo scorso letteralmente sparì la massa di agricoltori (dal 75% l 4% degli occupati totali). Una tragedia? Il punto è che la produzione di beni e servizi è aumentata migliaia di volte da allora, richiedendo sempre meno manodopera. È tragedia per colpa dei pochi che beneficiano dei profitti, che non ci pensano a cambiare sistema. Questa è la sfida del futuro, non il lavoro. Si chiama redistribuzione, reddito di cittadinanza, risanamento del territorio come fonte di lavoro. Redistribuzione e reddito di cittadinanza, certo, e questo lo scrivo per i “bottegai”, perché se chiudono le fabbriche, senza stipendi che girano, dopo due mesi, chiudete voi!! E in Italia ancora a combattere per la domenica, siamo governati da ladri incoscienti!!

Marco Benedetti

Marco ha ragione. Quel che sostiene lo confermano Martin Ford (“The Lights in the Tunnel: Automation, Accelerating Technology and the Economy of the Future”) e gli studiosi dell’MIT Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee (“Race Against the Machine: How the Digital Revolution is Accelerating Innovation, Driving Productivity, and Irreversibly Transforming Employment and the Economy”).

Stiamo realmente correndo il rischio di lasciare alle future generazioni un mondo spaventosamente simile a Nuova Seoul (Nea So Copros) di Cloud Atlas, una finta democrazia capital-corporativa e castale dove il reddito di cittadinanza ed i redditi da lavoro devono essere spesi forzatamente ed edonisticamente in base alle fasce di consumo in cui si è inseriti, per poter perpetuare un sistema in cui le persone sono consumatori prima ed esseri umani poi.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/21/sonmi-451-e-thomas-sankara-quando-finzione-e-realta-riecheggiano/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/18/cloud-atlas-uno-studio-antropologico/

 CLOUD ATLAS

Cloud Atlas

Che diritti si possono esercitare in un sistema caratterizzato da produzione in costante crescita e salari stagnanti, che significano crescente indebitamento, minori acquisti, massicce eccedenze, maggiore disoccupazione e crescente divaricazione tra una piccola minoranza di ricchi ed una fascia povera in espansione? Cosa vuol dire essere liberi in un mondo del genere? Di che libertà/diritti civili si può concretamente parlare?

La crescita economica richiede investimenti e può avvenire solo se c’è l’aspettativa di una forte domanda di prodotti e servizi. Dov’è questa forte domanda? Da dove arriverà? Da stati e famiglie sempre più oppressi dai debiti, indebitamenti che rappresentano l’unica maniera per assicurare un minimo di crescita in un sistema ormai saturo da una generazione e che sopravvive solo grazie a bolle speculative gonfiate dal credito facile ed irresponsabile? Dalle grandi catene e multinazionali che spazzano via i piccoli imprenditori, non solo nei paesi in via di sviluppo? Dai paesi in via di sviluppo che ci estromettono dai mercati e che esportano più che importare (es. Germania vs. Cina)?

Quante librerie hanno dovuto chiudere a causa di amazon.com?

Quanti addetti alle vendite sono stati sostituiti da sistemi on-line?

Quanti impiegati di banca sono stati sostituiti dai call center?

E quanti impiegati nei call center sono stati sostituiti da un software automatico?

E cosa succederà a molti professionisti quando arriveranno le intelligenze artificiali?

Con che introiti sosterranno consumisticamente la crescita?

Quali saranno i futuri costi umani della ricerca della competitività?

Quando l’intero sistema raggiungerà la massima estensione possibile e il punto di saturazione finale, cosa faremo?

Commerceremo con altri sistemi planetari, nella speranza di poter esportare a manetta, per non trovarci al punto di partenza?

Che senso ha tutto questo?

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TRENTO

TREVISO

http://demoandcrazia.blogspot.it/2012/10/la-rivoluzione-delle-commesse-parte-da.html

SESTO FIORENTINO

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/08/15/oggi-sciopero-da-obi-festa-anche-per.html

TORINO

http://torino.repubblica.it/cronaca/2012/03/23/news/rinascente_sciopero_di_sabato_per_non_lavorare_di_domenica-32070683/

VICENZA

http://www.vicenzatoday.it/economia/sciopero-commesse.html

BOLOGNA

http://bologna.repubblica.it/cronaca/2012/05/03/news/sciopero_contro_aperture_domenicali-34393757/

OCCUPY SUNDAY

http://www.globalproject.info/it/tags/occupy-sunday/community?f_tags_subtags=italia&f_tags_subtags_types=geo

COMMENTI DA TUTTA ITALIA

Quello che mi fa rabbia è questo menefreghismo, egoismo, prevaricazione dei forti sui più deboli; non si assumerà gente in più (il nostro titolare è già in difficoltà così), gli orari faranno sempre più schifo, la famiglia va a ramengo (Vale).

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Vorrei commentare anche l’apparente noncuranza della maggior parte delle persone. Sembra che non interessi a nessuno che persone, per la maggior parte donne, ( che lavorano il TRIPLO di noi uomini) si vedano allungare l’orario di lavoro, sottrarre le domeniche, che e’ l’unico giorno di riposo per il commercio. chi lavora nelle grandi aziende, in fabbriche o uffici, hanno il sabato e la domenica! Senza contare tutti i “ponti”. C’e’ chi non e’ mai stato a casa due giorni di seguito! Chi lavora in un negozio i ponti non sa neanche cosa siano (Carlo).

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semplicemente vergognoso ciò che ha fatto il governo, ha semplicemente liberalizzato la schiavitù , faccio il commesso in un negozio di una grande catena privata nella provincia di Napoli, NON turniamo, non ci vengono pagati gli straordinari, e ora il padrone si sente libero di fare 9 ore e 30 al giorno senza nessun tipo di problema, aperture improvvise senza nessuna possibilità di riposo, e pure il governo sa che qui da noi c’è la schiavitù (Malo82).

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Al posto di fare sempre i pecoroni… dovremmo scioperare anche noi tutti uniti una volta per tutte, anche i dipendenti della grande distribuzione e invece nel commercio… ci sarà sempre l’imbecille che apre nel giorno di sciopero, per prendere i clienti che trovano chiuso dagli altri… altre categorie bloccano l’Italia per molto molto meno… qui invece possono distruggere le famiglie, cancellare il riposo, eliminarti tempo libero, hobby, interessi… e nessuno alza un dito come distruggere un’Italia già mal ridotta…(Marcello)

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Io sono senza parole, davvero, odio il commercio, e purtroppo ci lavoro e sono demoralizzata all’idea di dover regalare le mie domeniche a chi si arricchisce sulle mie spalle, tra l’altro sottopagata, in Italia non esistono più valori, sono davvero delusa e mi sento sconfitta…Vogliono tenere gli esercizi commerciali aperti tutte le domeniche??? Va bene…ma siccome noi che ci lavoriamo dentro abbiamo le stesse esigenze di chi la domenica non ha nient’altro di meglio da fare che andare in giro per negozi, gradiremmo cortesemente che anche gli uffici pubblici (poste, comuni, inps….), le asl, le banche, le assicurazioni, i medici, gli asili etc, si adeguassero a questo nuovo “stile di vita”, se di vita si può parlare, e fossero a disposizione 7 giorni su 7 ad orari ovviamente accessibili a tutti, perché noi dobbiamo rinunciare alle nostre domeniche ed altri no? Non lo trovo affatto giusto…(Taty)

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il problema e’ che i sindacati possono fare poco perché non siamo uniti, abbiamo paura che: il contratto a tempo non venga rinnovato, di metterci in cattiva luce nei confronti dell’azienda, ma così facendo arriveranno a sfruttarci peggio che in Cina: UN PUGNO DI RISO E UN CALCIO NEL SEDERE (Vale).

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ma lo sapete che io per fare quelle schifose 4h butto via tutta la domenica, che non ho più una vita sociale, che le mie amicizie si sono stufate di sentirsi dire no mi dispiace non posso, lavoro domenica,schifosi porci della grande distribuzione organizzata, siete organizzati a delinquere ecco cosa siete,chissà quanti soldi avete dato al governo perché approvasse questa legge e poi venite a dire a me di lavorare come fossi un full time perché non ci sono i soldi per pagare gli stipendi e ognuno deve fare la sua parte. e ti minacciano pure, si inventano le cose che non hai detto perché vogliono eliminare i vecchi contratti e assumere gente sottopagata senza più indennità di malattia, senza ferie, senza permessi retribuiti, ecco cosa vogliono fare. ci stanno esasperando per farci licenziare così assumono poveri ragazzini che hanno bisogno di lavorare e li pagano una miseria, ma io mi domando ma siamo aperti 13h ma possibile che non abbiate il tempo di fare la spesa in 13h ore?????ma sapete da quanto tempo non vado al cinema io? (Cassandra)

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non tutti i commercianti vogliono la liberalizzazione degli orari, è solo la grande distribuzione che li vuole perché negli ultimi anni hanno subito un calo dei fatturati non indifferente, io lo so perché ci lavoro. hanno aperto troppi centri commerciali, troppi supermercati e ora il mercato è saturo, troppa offerta per una domanda sempre in calo, la gente non ha più soldi. il problema però sono i clienti che smaniano dalla voglia di sapere se domenica si è aperti perché non hanno niente da fare a casa, le loro vite ormai sono vuote e l’unica cosa che si possono permettere è fare un giro la domenica al centro commerciale, tutto è gratis qui, riscaldamento e aria condizionata, parcheggi, leggono giornali e riviste gratis e poi non li acquistano, i bambini possono persino fracassare i giocattoli e nessuno glieli mette in conto….non sia mai. I clienti vengono la domenica ma poi durante la settimana non tornano, io sono anni che non vedo più il pienone nemmeno la domenica, vengono a fare un giro ma non comprano e allora che senso ha? Perché io devo andare a lavorare di domenica? Non sono un medico, il mio lavoro non salva la vita a nessuno, non è di utilità sociale come vuol far credere Monti (Cassidy).

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Hai ragione tu….vogliono vedere il nostro teatrino di marionette che lavorano “tanto sono pagati” e andare nel paese dei balocchi che è il centro commerciale, per ingannare la loro insaziabile sete di possedere: telefononi luccicanti, cartelli ammiccanti che urlano offerte Si imbambolano davanti alle vetrine e dentro di sé si chiedono “…mmmm ora che sono qua cosa cavolo compro?” e alla fine escono a malincuore, con la borsa vuota:per comprare ci vogliono i soldi: è finita l’illusione;magari ritrovandosi in mano un vasetto di acciughe di merda che a casa non mangia nessuno. Era in offerta! (Kaiser)

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Sono titolare di negozio all’interno di un centro commerciale, single con 1,2 dipendenti (perché a due non ci sto dentro con le spese anzi, è già troppo uno). Da oggi è ufficiale: aperti anche tutte le domeniche mattine. E adesso? Per un collega è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ha chiuso per sempre, un altro sta cercando di vendere e lasciare il posto. Io insieme agli altri siamo ammutoliti, visto che la risposta ad una nostra lettera di protesta per quando ci hanno tolto la mezza giornata di riposo infrasettimanale è stata questa: sempre aperti. D’altronde se lo fa la concorrenza lo dobbiamo fare pure noi! Maledetta concorrenza, allora la colpa è tua! Caro Monti hai fatto trenta fai trentuno: aperti 24 su 24, così prendo residenza al negozio, vendo casa e risparmio sull’ici e risparmio pure sulla benzina perché vendo anche l’auto! Una sola richiesta ti faccio, nei soli 46 min di tempo libero che mi hai lasciato per giorno, tu che hai i soldi vieni a trovarmi. PS il giorno di Natale lasciacelo di riposo, così riesco a farmi le ferie! Cosa ne pensate della proposta di tenere chiuse le serrande per protesta e chi di voi lo farebbe PER DAVVERO? Va bene lavorare per vivere ma vivere per lavorare NO! (Lavoratore Italiano)

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E fare venire Monti in negozio con noi 7 su 7 ??

mangiando nei magazzini a pranzo e cena ..visto che i centri commerciali sono aperti dalle 9 alle 22 o per chi è fortunato alle 21!!
Dopo la chiusura serale alle 22 e bello tornare a casa e trovare i tuoi figli che dormono e il più piccolo che si sveglia e ti dice ciao papì 6 tornato tardi anche oggi!!
Grazie Prof. Monti …come è umano LEI !! (Rocco Monticane)

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Sono d’accordo anch’io…E non dobbiamo mollare!!..Facciamoci sentire !!..Sono anch’io una schiava moderna,lavoro in uno di quei grossi centri di elettronica e di fronte abbiamo un centro commerciale..com’è triste vedere famiglie la domenica che vagano per il negozio cercando……ma cosa stanno cercando??..niente…non sanno dove andare, che fare…ed allora il centro commerciale,il negozio, diventa utile perché mentre i genitori guardano tutto e spesso non comprano niente, i figli intanto si distraggono vicino alle consolle dei giochi…e noi lì….a vedere questo triste scenario..Ma dove sono i genitori che portano i bimbi al parco??.. Comunque continuo a lottare ed oltre che boicottare le domeniche coinvolgo il più possibile i miei colleghi che spesso parlano,si lamentano ma poi non fanno niente!..Ho fatto scioperi ed andrò alla manifestazione di martedì sotto la Regione ma non so quanti saremo…eh…ad essere uniti….Noi commesse,commessi, siamo tanti e verrebbe proprio una bella cosa magari scioperare davanti al negozio, di domenica,ad oltranza,tutti quanti!..utopia… Insomma ragazze e ragazzi… CONTINUIAMO A FARCI SENTIRE!!! RICORDIAMOCI CHE CI STANNO TOGLIENDO TUTTI I DIRITTI CHE I NOSTRI PADRI, I NOSTRI NONNI SI SONO GUADAGNATI!!!.. INFORMIAMO I COLLEGHI DELLE MANIFESTAZIONI, DEGLI SCIOPERI E DI QUALSIASI ALTRA FORMA DI PROTESTA, ANCHE QUELLI CHE NON LAVORANO CON NOI!…Io ci spero che possiamo cambiare le cose…anzi, io ci credo….

Un saluto a tutti…(Ele)

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ciao ,anch’io sono una sfigatissima che lavora nel commercio,quando abbiamo chiesto al capo area di darci la possibilità di fare a turni ,la sua risposta è stata non se ne parla nemmeno avete firmato che se il negozio sta aperto la domenica lavorate (peccato che nel 2008 le domeniche erano 1 al max 2 e quelle di dicembre )per quest’anno dovete tenere duro ,e certo tanto mica ci sta lui o ci sta Monti a lavorare con un ridicolo straordinario ,per 4 domeniche ,avendo il giorno compensativo in settima ho preso 11euro (ovn).

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Mio marito lavora in un negozio e tutto andava bene fino allo scorso dicembre. Erano aperti solo una domenica al mese e a dicembre, ma non sempre il turno toccava a lui. Da gennaio non abbiamo più una vita familiare perché lui è a casa in settimana mentre io e mia figlia siamo a casa il sabato e la domenica. Quindi lui è sempre a casa da solo e non riesce più a stare con me e con sua figlia.

In negozio c’è un forte clima di tensione perché devono coprire più ore ma con lo stesso personale perché di assumere qualcuno non se ne parla nemmeno. Anzi tre persone si sono licenziate e gli tocca fare anche i loro lavori. Il direttore si lamenta che le vendite sono in calo e scarica le colpe su di loro quindi sono continuamente martellati, ma se in negozio non entra gente loro cosa possono fare?

Spero almeno che si degneranno di restare chiusi il giorno di Natale.

Io credo che con la scusa della crisi, i lavoratori stanno perdendo tutti i propri diritti. Con la scusa che c’è poco lavoro ci stanno facendo diventare degli schiavi (Anna).

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C’è ancora di peggio. Ad esempio, non solo lavorare TUTTI i sabati, domeniche e festivi, ma vedersi mettere (dalla responsabile di negozio) gli spezzati : 11-13/15-21. Alla mia gentile proposta di poter fare almeno uno/due sabati al mese con orario intero per poter avere un minimo di qualità di vita e godermi la mia famiglia ed un marito fuori casa fino al venerdi per lavoro, la risposta è stata di essere mobbizzata e costretta ad andarmene. La corda si era spezzata, avevo osato chiedere…E sono una con un’esperienza ventennale nel settore commercio…Ne ho viste e dovute subire tante, ma questa mi ha lasciata scioccata…(Anonima)

http://www.linkiesta.it/orari-negozi

Quando i tedeschi capiranno che la Merkel li ha truffati…

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A dispetto di quel che la troika e i media vorrebbero far credere alla gente comune, chi possiede una formazione macroeconomica e sociologica sa che la Germania sta affondando e non c’è alcuna Wunderwaffe (arma segreta miracolosa) che potrà salvarla (N.B. è il terzo conflitto mondiale che perde a causa dell’egoismo e della superbia della sua classe dirigente, oltre che della cieca fiducia della popolazione nei confronti dei loro leader – altro che Guinness dei Primati). Forse l’unico che aveva qualche possibilità di trarla d’impaccio era Frank-Walter Steinmeier, ma sarà Peer Steinbrück a cercare di rispedire a casa la nefasta Angela Merkel (uno sfidante che neppure in caso di vittoria riuscirà ad essere sufficientemente audace – i banchieri tedeschi non approverebbero).

La produzione industriale tedesca nel mese di dicembre 2012 ha evidenziato un calo congiunturale pari allo 0,3%.

http://www.borse.it/articolo/ultime/Germania_produzione_industriale_inferiore_alle_attese_degli_analisti_387840

Ci sarà una nuova frenata del prodotto interno lordo tedesco nel 2013.

http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Economia/Germania-taglia-stime-Pil-2013-2014/16-01-2013/1-A_004458030.shtml

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Euro, sette balle sui tedeschi

  1. L’euro ha privato la Germania del marco e la convivenza con valute più deboli è stata un handicap.
  2. La maggiore competitività della Germania è dovuta al fatto che i tedeschi lavorano più degli altri.
  3. La Germania ha i conti in ordine.
  4. La Germania ha pratiche fiscali trasparenti.
  5. Anche la Germania sta pagando la crisi del debito, per questo vuole mettere ordine.
  6. Per la Germania è inaccettabile che l’Unione europea diventi un’Unione di trasferimenti (Transferunion).
  7. In Germania l’argomento che Hitler abbia preso il potere dopo l’iperinflazione degli anni Venti impedisce di accettare l’idea di una Bce libera di muoversi, per timore che crei inflazione.

Qui una migliore approssimazione alla verità: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/27/piazza-grande-euro-sette-balle-sui-tedeschi/180063/

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Nel mese di dicembre, c’erano 2,8 milioni di persone registrate come disoccupate, 88.000 in più rispetto a novembre.

“Nel settembre 2010 7.300.000 tedeschi, cioè a dire un dipendente su cinque, erano relegati nel girone dei “mini-job” – un aumento di 1,6 milioni rispetto al 2003. Il numero di lavoratori che accettavano “mini-jobs” in aggiunta all’impiego principale per far quadrare i conti è quasi raddoppiato da 1,3 milioni nel 2003 a 2,4 milioni nel 2010. Circa due terzi di questi “mini-cottimisti” sono donne.

[…].

Dei 41 milioni impiegati nel 2011, poco più di 29.000.000 avevano un lavoro regolare, mentre il resto era costituito da lavoratori autonomi o in “mini-jobs”. I salari reali sono rimasti stazionari dal 1990 e diminuiti del 2,9% tra il 2004 e il 2011. Il numero di lavoratori poveri è in crescita e la disuguaglianza nei redditi sta crescendo più rapidamente in Germania che in qualsiasi altra economia occidentale.

[...].
Né la crescita del PIL tedesco nel primo decennio del secolo conferma la convinzione che la deregolamentazione del mercato del lavoro è la chiave per la crescita. Con il secondo tasso di crescita più basso (di circa il 1,7%) nella zona euro tra il 1999 e il 2008, non c’è davvero molto da dire di positivo sul famoso modello economico tedesco”.

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/aug/21/mini-jobs-germany-britain

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Nel 2000 l’economia tedesca è stata salvata da un gigantesco bail-out da parte della Banca Centrale Europea, in seguito all’esplosione della bolla speculativa precedente, quella della cosiddetta “New Economy” (cf. Richard Koo, capo-economista dell’Istituto di Ricerca Nomura, la più grande agenzia di consulenza giapponese nel settore IT, intervistato da Joe Weisenthal, Business Insider, 19 giugno 2012).

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La Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) ha certificato che la Germania e la Grecia hanno ricevuto lo stesso sostegno finanziario nel corso della crisi, almeno fino al 2012:

Nei milioni di parole scritte sulla crisi del debito in Europa, la Germania è in genere presentata come l’adulto responsabile e la Grecia come il figliol prodigo. La prudente Germania, dice la storia, è riluttante a salvare la Grecia scroccona, che ha preso in prestito più di quanto poteva permettersi e ora deve subire le conseguenze. Vi sorprenderebbe sapere che in Europa i contribuenti hanno fornito alla Germania lo stesso sostegno finanziario offerto alla Grecia? Lo suggerisce un esame dei flussi monetari Europei e dei bilanci delle banche centrali

Bloomberg, Hey, Germany: You Got a Bailout, Too”, 24 maggio 2012).

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Nessuno ha raccontato ai tedeschi che molte delle misure adottate sinora non servivano per salvare i “fannulloni” greci o spagnoli ma per salvare i sistemi bancari tedesco e francese (che detenevano molti titoli di questi paesi, ndr). Molti dei finanziamenti alla Grecia non sono mai arrivati ad Atene, hanno semplicemente fatto un giro da Francoforte a Francoforte.

Giovanni Dosi, economista della Scuola Superiore Sant’Anna e collaboratore del premio Nobel Joseph Stiglitz alla Columbia University, 28 luglio 2012

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Il capitale di Deutsche Bank ammonta a poco meno del 2,5% rispetto agli assets della banca. Che è come dire che perdite del 3% sul totale del portafoglio della banca sarebbero più che sufficienti ad azzerare il capitale della banca. Ossia a farla fallire. Né più né meno di quanto è successo a Lehman Brothers, la banca d’affari americana fallita nel 2008.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/09/la-morte-delle-cicale-che-si-spacciavano-per-formiche-deutsche-bank-agonizzante/

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“Sfruttando gli alti livelli di disoccupazione (8%-10%) e la minaccia di licenziamenti e delocalizzazione delle imprese, il governo mette a punto un piano di liberalizzazione sfrenata dei contratti di lavoro e riduzione delle tutele sindacali: dal 2003 al 2009 i salari reali dei lavoratori tedeschi corretti all’andamento dell’inflazione e al costo medio della vita scendono del -6% (guarda grafico sotto, dove i salari italiani rimangano stabili mentre quelli tedeschi scendono proprio in concomitanza con l’introduzione dell’euro nel 2002).

[…].

un’altra stupidaggine che viene spesso ripetuta da politici ed economisti di regime (ribadiamo sia di destra che di sinistra che di centro, per par conditio) è che la Germania ha potuto creare questi enormi surplus delle esportazioni perché è riuscita a penetrare nei mercati dei paesi emergenti BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) e in Cina in particolare. Ma se esaminiamo la tabella sotto vediamo che la situazione è ben diversa da ciò che ci raccontano: dal 1999 al 2007 il maggiore incremento delle esportazioni di beni è avvenuto verso i paesi europei (66%, di cui il 32% solo nei paesi PIIGS), mentre il saldo fra esportazioni e importazioni nei paesi BRICS è diminuito del -2% (di cui il -8% per la Cina, che esporta in Germania più di quello che importa).

[…]

A differenza invece della Cina, che è una vera locomotiva per la sua area perché risulta quasi sempre in deficit commerciale con i paesi limitrofi e accumula i suoi enormi surplus con il resto del mondo, facendo da volano per un intero continente: quindi paragonare la Germania alla Cina è fuorviante e sbagliato, perchè la Cina consente lo sviluppo delle economie dei paesi confinanti e non li soffoca o li indebita come ha fatto la Germania in tutti questi anni con i paesi della periferia europea”.

http://vocidallestero.blogspot.it/2012/02/la-germania-non-e-mai-stata-la.html

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“La Germania ha un indice di Gini (misura la distribuzione del reddito in una scala da 0 -massima distribuzione- a 1 -massima concentrazione-, ndr) tra i più alti del mondo: 0,8. Un Paese sull’orlo dell’esplosione sociale, dove a 5 milioni di persone sono corrisposti 500 euro al mese per 15 ore di lavoro la settimana, e il 22% dei lavoratori dipendenti, soprattutto operai, riceve meno della metà del salario mediano…Il fatto straordinario è che le banche oggi hanno convinto i governi che andavano salvate per la seconda volta. In meno di tre anni il debito pubblico europeo è aumentato del 20%. A partire dal 2008 si sono dissanguati i bilanci pubblici per salvare le banche. I tedeschi si sono trovati con miliardi di debiti. L’istituto Hypo Re è costata ai tedeschi 142 miliardi di euro: troppo grande per fallire, avrebbe trascinato con sé milioni di piccoli risparmiatori”.

http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_stampa.php?intId=3667

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“…a fine novembre la stampa tedesca ha svelato che il Governo aveva grossolanamente truccato la versione definitiva dello «Studio sulla ricchezza e la povertà», una pubblicazione ricorrente del ministero del Lavoro. La prima bozza del documento denunciava senza mezzi termini i «rischi sociali» di una «ricchezza privata ripartita in modo iniquo», all’interno di una situazione in cui i salari alti continuano a crescere mentre quelli bassi si abbassano. Tutti questi dettagli sono scomparsi nella versione definitiva, secondo una procedura definita come «prassi» dal portavoce della cancelliera Ángela Merkel. Stando ai dati contenuti nel documento, il 10% della popolazione tedesca possedeva nel 2008 il 53% del ricchezza nazionale netta, mentre dieci anni prima la percentuale era solo del 45 per cento. La metà dei tedeschi possiede invece appena l’1% del patrimonio nazionale. La ricerca evidenzia che tra il 2007 e il 2012 il patrimonio complessivo dei tedeschi è cresciuto di 1.400 miliardi di euro, ma dietro questa cifra si nasconde «una ripartizione molto disuguale». Particolarmente sbilanciata risulta essere l’evoluzione dei salari: mentre per quelli più alti si è riscontrata «una tendenza positiva di crescita», per il 40% dei tedeschi al netto dell’inflazione si è constatato un arretramento. «Una tendenza del genere dei redditi è contraria al senso di giustizia sociale della popolazione», secondo quanto denunciava la bozza originale dello studio”.

http://www.linkiesta.it/germania-poverta#ixzz2HyWFcPml

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Mentre tutti gli occhi erano puntati sulla periferia dell’eurozona, i paesi centrali hanno subito un tracollo? La Bundesbank ha ridotto le sue previsioni per la crescita del PIL tedesco nel 2013 allo 0,4%, mentre la Banca Centrale dei Paesi Bassi prevede per quest’anno una contrazione del PIL olandese pari allo 0,5% e un’ulteriore contrazione nel 2014.  Sembra quindi che la crisi dell’eurozona stia entrando nel terzo stadio (Ashoka Mody, già capo missione del FMI in Germania e Irlanda).

http://keynesblog.com/2013/01/18/il-terzo-stadio-della-crisi-europea-ora-tocca-anche-alla-germania/#more-3004

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Un tedesco su cinque si trova in una situazione di povertà o esclusione sociale; il ceto medio è in continua contrazione (verso il basso); scarsa mobilità sociale verso l’alto; boom immobiliare da panico finanziario che si risolverà inevitabilmente in un bolla devastante (come negli USA, in Spagna o in Cina); dumping salariale con minijobs e midjobs pagati una miseria che deprimono i consumi interni (la Germania, con il 22,2 % ha la quota più alta di lavoratori con un basso salario di tutta l’Europa occidentale); disoccupazione prevista in crescita; pensionati che emigrano in massa verso i paesi PIIGS (colmo dell’ironia!!!) perché non si possono permettere di vivere decentemente in patria; un sistema bancario estremamente esposto con un governo che cerca in tutti i modi di evitare che si scoperchi il marcio nascosto nelle Sparkassen, Landesbanken e Volksbanken; una politica europea arrogante e spietata che si sta ritorcendo contro le sue esportazioni.

FONTE: http://vocidallagermania.blogspot.it/

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La crisi Euro per la Cancelliera rappresenta una possibilità, limitata nel tempo, durante la quale i nostri vicini di casa saranno disponibili a fare le riforme. C’è da meravigliarsi se Merkel si è opposta ai tentativi di disinnescare l’Eurocrisi attraverso una politica attiva della BCE? No, la strategia di Merkel è quella che Naomi Klein chiamerebbe Shock Doctrine – l’uso di una crisi per far passare riforme che non sono volute né dai parlamenti né dal popolo. A Davos su questo punto si è espressa in maniera ancora piu’ chiara:

“L’esperienza politica ci dice che spesso per ottenere riforme strutturali è necessario esercitare pressione. Ad esempio anche in Germania i disoccupati sono dovuti arrivare fino a 5 milioni, prima di ottenere la disponibilità all’attuazione delle riforme strutturali. La mia conclusione è questa: se l’Europa oggi è in una situazione difficile, è necessario introdurre riforme strutturali, affinché domani si possa vivere meglio”.

Se Angela Merkel e il suo pubblico a Davos potranno vivere meglio con le loro “riforme strutturali”, resta una questione aperta. Milioni di tedeschi, che vivono di Hartz IV oppure sono occupati con un basso salario (Niedriglohnsektor),  vedono la questione in maniera diversa. Se si considera l’effetto negativo del settore a basso salario sulla struttura salariale complessiva, si puo’ dire che le riforme hanno avuto un solo risultato: a pochissimi oggi va molto meglio, e a tantissimi oggi va molto peggio. I rappresentanti di questa grande maggioranza purtroppo non erano presenti a Davos. Quale ironia della storia, il predecessore di Merkel,  Schröder, aveva candidamente presentato 8 anni prima le motivazioni delle sue riforme strutturali esattamente nello stesso luogo:

“Dobbiamo e abbiamo già liberalizzato il nostro mercato del lavoro. Abbiamo dato vita ad uno dei migliori settori a bassa salario in Europa”. Gerhard Schröder durante il suo discorso del 28.01.2005 al World Economic Forum di Davos.

Schröder puo’ essere orgoglioso del suo successore e della sua sorella nello spirito. Quello che Schröder ha applicato in Germania, sarà applicato da Merkel in tutta Europa:

“Come possiamo essere sicuri di poter raggiungere nei prossimi anni una coerenza in termini di competitività anche all’interno dell’Unione monetaria? E a tale proposito non considero un livello di competitività medio, piuttosto una competitività misurata dal fatto che avremo accesso ai mercati mondiali (…) Io immagino – e di questo stiamo parlando nell’Unione Europea – che sottoscriveremo un patto analogo al Fiskalpakt, con il quale gli stati membri si impegneranno ad aumentare il proprio livello di competitività su determinati punti che in questi paesi non raggiungono un livello sufficiente. Si tratterà di temi come il cuneo fiscale, il costo del lavoro per unità di prodotto, le spese per la ricerca, le infrastrutture e l’efficienza amministrativa”.

L’Europa dovrà quindi seguire il modello tedesco, tagliare lo stato sociale e comprimere il costo del lavoro. L’Europa perde quindi credibilità in quanto mercato e sceglie invece di impegnarsi in una competizione sui salari con i paesi in via di sviluppo [FOLLIA!, NdR]. La cancelliera ha inoltre chiarito che cosa intende per armonizzazione a livello europeo dei costi del lavoro per unità di prodotto.  La Germania, secondo il messaggio di Merkel, avrebbe fatto tutto bene. Cosi la Cancelleria di Berlino ha pubblicato in rete il discorso di Merkel con il titolo provocatorio: “I migliori come esempio”. Quindi siamo i migliori, eh sì.

[…].

Per raggiungere i suoi obiettivi, procede mano nella mano con la Commissione Europea. Qualcuno si meraviglia che gli europei siano stanchi di questa Europa? Un Europa che serva solo a limitare la democrazia, la sovranità e la partecipazione degli europei non ha futuro e nessuna ragione di esistere. Se gli europei vogliono salvare l’Europa e il pensiero europeo, devono liberarsi da questo abuso.  Devono sfidare Merkel. E’ arrivato il momento, nonostante tutto!

http://vocidallagermania.blogspot.it/2013/01/i-migliori-come-esempio-angelina-davos.html

La patetica menzogna del picco del petrolio

produzione russa

I dati indicano che siamo in pieno boom petrolifero, altro che picco!

# 1 Nel 1995, l’US Geological Survey ha detto al popolo americano che la formazione Bakken Shale nella parte occidentale del Nord Dakota e Montana orientale conteneva soltanto 151 milioni di barili di petrolio. Oggi, i funzionari governativi stanno ammettendo che le riserve ammontano a 4,3 miliardi di barili di petrolio recuperabile, e alcuni analisti ritengono che il numero effettivo potrebbe essere più vicino a 20 miliardi di barili di petrolio.

http://energyforamerica.org/wp-content/uploads/2012/01/Energy-InventoryFINAL.pdf

# 2 Si stima che ci siano fino a 19 miliardi di barili di giacimenti di petrolio recuperabili nelle sabbie di catrame dello Utah.

http://news.investors.com/article/604303/201203141303/oil-abundant-in-the-united-states.htm

# 3 Si stima che ci siano almeno 86 miliardi di barili di giacimenti di petrolio recuperabili nella Piattaforma continentale esterna (Outer Continental Shelf).
http://news.investors.com/article/604303/201203141303/oil-abundant-in-the-united-states.htm

# 4 Si ritiene che ci siano 800 miliardi di barili di giacimenti di petrolio recuperabili nella formazione Green River nel Wyoming.

http://news.investors.com/article/604303/201203141303/oil-abundant-in-the-united-states.htm

# 5 Nel complesso, gli Stati Uniti sono seduti su circa 1.442 miliardi di barili di giacimenti di petrolio recuperabili.

http://articles.businessinsider.com/2012-03-19/markets/31210459_1_oil-reserves-barrels-public-hearings

# 6 Secondo l’Istituto di ricerca energetica, gli Stati Uniti hanno a disposizione 120 anni di fornitura di gas naturale.

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=Mwk-RMCNJds#!

# 7 Secondo l’Istituto di ricerca energetica, gli Stati Uniti hanno a disposizione petrolio per 200 anni.

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=Mwk-RMCNJds#!

# 8 Secondo l’Istituto di ricerca energetica, gli Stati Uniti hanno riserve di carbone per 464 anni.

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=Mwk-RMCNJds#!

# 9 Goldman Sachs ha previsto che gli Stati Uniti saranno il maggior produttore di petrolio nel mondo entro il 2017.

http://articles.businessinsider.com/2011-09-15/markets/30158293_1_crude-oil-permian-lrg

# 10 “Il decennio 2000-2010 ha visto un incremento delle scoperte e sarà il terzo migliore per quel che riguarda il rinvenimento di campi petroliferi e di gas naturale giganti negli ultimi 150 anni”

http://en.wikipedia.org/wiki/Giant_oil_and_gas_fields

Com’è possibile?

http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/picco-ricco-mi-ci-ficco.html

L’Unione Europea prima distrugge le economie del Terzo Mondo, poi condanna il razzismo

 

In Ghana il concentrato di pomodoro che arriva dall’Italia costa cinque volte meno dei pomodori locali. In Nigeria la carne più economica è quella importata da Germania e Inghilterra. E ancora: il 67% del latte consumato in Giamaica è di provenienza europea, e gli allevatori locali devono buttar via migliaia di litri di latte. Effetti perversi del dumping, cioè la vendita di beni al di sotto del costo di produzione e del prezzo di mercato. Frutto di una politica che tutela le grandi imprese del Nord, affossando i piccoli produttori del Sud.

 Si scrive dumping, ma si può tranquillamente leggere “concorrenza sleale”. Si tratta di un termine inglese che spiega come mai, in un mondo dove oltre un miliardo di persone deve sopravvivere con meno di un dollaro al giorno, una mucca europea ne riceva invece ben due e mezzo e una sua collega giapponese addirittura sette. Grazie a questa cospicua dote, l’Unione europea è diventata il secondo produttore e il primo esportatore di carne bovina. In seguito alla crisi della mucca pazza e al crollo del 20% dei consumi di carne bovina in Europa, gli stock comunitari sono ulteriormente aumentati e le mucche del continente hanno girato ancora di più il mondo. Germania e Inghilterra hanno pensato bene di smaltire le loro eccedenze in Nigeria, esportandole al patetico prezzo di 0,2 euro al chilo e destabilizzando i mercati locali. Bingo? No, più semplicemente, dumping.

Il problema delle eccedenze

Nei manuali di economia, il dumping viene definito come la vendita di prodotti al di sotto del costo di produzione e al di sotto del prezzo mondiale di mercato. Nella vita di tutti i giorni questo si traduce, ad esempio, nel fatto che in Ghana il concentrato di pomodoro prodotto in Italia costi cinque volte meno rispetto ai pomodori freschi locali. Difficile da giustificare con il costo di manodopera più basso, o con minori spese di produzione e trasporto. Il trucco sta infatti nei sussidi che i paesi industrializzati concedono ai loro produttori per favorire lo smaltimento delle eccedenze agricole. In Europa, tutto ha origine negli anni ’50, quando i sei paesi fondatori dell’allora Comunità economica europea, ancora traumatizzati dal recente passato di guerra e fame, danno vita alla Politica agricola comunitaria (Pac). Gli obiettivi principali sono garantire l’autosufficienza alimentare, migliorare la produttività e il tenore di vita dei contadini. All’inizio è un successo, ma negli anni ’70 gli alti livelli di produttività raggiunti si traducono in saturazione del mercato e crescenti surplus. Oltre alle eccedenze agricole crescono anche le polemiche e si moltiplicano progetti e tentativi di riforma del sistema. Fino ad arrivare ai nostri giorni, quando la Pac costa 40 miliardi di euro all’anno, e comporta 23 euro in più di spesa settimanale per ogni famiglia europea. Un sacrificio per i consumatori che si traduce in un guadagno generale per i produttori europei? Non sempre, visto che il 70% dei sussidi della Pac finisce nelle tasche del 20% dei più grandi agricoltori europei. I piccoli produttori, che rappresentano il 40% dell’agricoltura europea, ricevono soltanto l’8% dei sussidi.

Concorrenza insostenibile


Ma a rimetterci sono soprattutto i paesi in via di sviluppo. In base ai dati del Rapporto sullo sviluppo umano 2002, i sussidi alle esportazioni praticati dai paesi industrializzati, in particolare Unione europea e Stati Uniti, si traducono in 100 miliardi di dollari l’anno di perdite per mancati introiti da parte dei paesi in via di sviluppo. Una somma pari al doppio dell’intero ammontare dei fondi stanziati per la cooperazione allo sviluppo. Ma prezzi più bassi non dovrebbero favorire i consumatori e migliorare l’accesso al cibo di una buona fetta della popolazione ancora malnutrita? Il problema è più complesso, perché i prodotti sovvenzionati rappresentano una concorrenza insostenibile per i produttori locali: chi ci rimette sono soprattutto i piccoli agricoltori, che perdono mercati e lavoro, con pesanti ripercussioni per il tessuto sociale e la sicurezza alimentare del paese. Più della metà della popolazione mondiale dipende dall’agricoltura o dal lavoro agricolo per il suo sostentamento. Inoltre, non sempre i prezzi per i consumatori alla fine sono più bassi: i prodotti venduti sottocosto spesso vengono utilizzati dagli intermediari locali per manipolare i prezzi a proprio vantaggio, importando e stoccando grandi quantità prima del raccolto per abbassare i prezzi da corrispondere ai produttori locali. Una volta comprati a basso costo i raccolti locali, le importazioni diminuiscono e i prezzi risalgono. I contadini ci perdono, e i consumatori non ci guadagnano.

Dumping alimentare/1 – Cotone e riso: l’Africa non compete


La coltivazione di un ettaro di cotone negli Stati Uniti costa 1.100 dollari, contro i 250 dollari di un ettaro in Mali o in Ciad. Eppure gli Usa sono diventati il primo produttore e, soprattutto, il principale esportatore mondiale di cotone. Le sovvenzioni promosse dall’Unione europea attraverso la Pac (Politica agricola comunitaria), e dagli Usa attraverso il Farm Bill, hanno stimolato artificialmente la produzione, causando sovrapproduzione e una vertiginosa caduta del prezzo del cotone sui mercati, ridottosi di due terzi dal 1995. Con grave danno per quei paesi, come il Burkina Faso, per cui il cotone rappresenta la principale coltura d’esportazione. «In Burkina – spiega l’agronomo Riccardo Capocchini, responsabile del Cisv nel paese – i produttori di cotone hanno da sempre ricevuto fertilizzanti e sementi a credito da una società, la Sofitex, originariamente con capitale francese e oggi con capitale statale e privato. I rimborsi avvenivano al momento del raccolto, sulla base del prezzo d’acquisto stabilito dall’impresa cotoniera. A partire dal 1998, i contadini si sono organizzati nell’Unione nazionale dei produttori di cotone burkinabé (Unpcb), acquistando il 30% del capitale della Sofitex e riuscendo a imporre condizioni più eque per i produttori. Ma, come risultato del dumping praticato negli ultimi anni e dell’abbassamento del prezzo di vendita, la Sofitex non riesce più a fornire sementi e fertilizzanti a prezzi agevolati, per cui i produttori non possono più coltivare il cotone. L’unica alternativa è quella di rivolgersi direttamente al mercato, dove i prezzi sono carissimi. L’aumento dei costi di produzione ha poi fatto salire il prezzo finale del cotone africano, ormai meno competitivo rispetto al prezzo mondiale». Ma le pratiche di dumping non arrivano soltanto da Stati Uniti e Unione europea: in Africa, nell’area saheliana, si sta imponendo il riso proveniente dai paesi asiatici, in particolare dalla Tailandia, a seguito della tanto celebrata “rivoluzione verde”. Nei paesi dell’Africa occidentale la produzione di riso locale si era molto sviluppata a partire dalla fine degli anni Settanta, ma oggi il riso tailandese, grazie alle sovvenzioni statali, si sta imponendo grazie a un prezzo inferiore. «Il riso tailandese è preparato in modo diverso da quello locale – racconta ancora Riccardo Capocchini – e siccome i suoi semi non si rompono, all’apparenza sembra più appetibile, facendo sì che i consumatori lo preferiscano».

Dumping alimentare/2 – Latte europeo, Giamaica in polvere


Secondo i dati della Commissione europea, nel 2001 un terzo dei sussidi europei all’esportazione sono stati destinati alla produzione di latte e derivati. In particolare, l’Unione europea risulta essere il maggior esportatore di latte scremato in polvere. Ciò ha causato non pochi problemi, ad esempio, ai produttori della Giamaica, che nel 1992 ha abbassato le barriere doganali all’importazione di latte, e per compiacere la Banca mondiale ha eliminato i sussidi ai produttori locali. Ciò si è tradotto in una rapida crescita della quota di latte importato dai paesi europei, che nel 2000 ha raggiunto il 67% del totale. La disponibilità di latte in polvere importato ha spinto l’industria alimentare giamaicana a voltare le spalle al latte fresco locale, con particolare danno per i piccoli allevatori costretti a distruggere buona parte della loro produzione: 500.000 litri di latte sono andati buttati tra il 1998 e il 1999″.

Emanuele Fantini

http://www.abassavoce.info/notizie_149.shtml

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