Come distruggere la Germania in poche mosse (ovvero tanto va la gatta al lardo…)

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Il mercato dell’auto europeo è in crisi sempre più profonda ed ora il mordo della sovracapacità sta contagiando anche le più floride economie europee, come la Germania. Dai dati resi noti dall’associazione degli importatori Vdik, le immatricolazioni sono crollate di oltre il 10% a febbraio, dopo aver riportato un calo dell’8,5% a gennaio. I primi due mesi chiudono con un calo delle vendite del 9,8%. Un inizio d’anno pessimo, confermato anche dai dati dell’agenzia ufficiale KBA, che ha indicato un calo del 10,5% a febbraio e del 9,6% nell’arco del primo bimestre. Il 2012 aveva visto la Germania reggere meglio degli altri Paesi europei, con un calo contenuto delle vendite di auto del 2,9%, ma l’inizio dell’anno nuovo sembra proprio aver testimoniato una netta inversione di rotta.

http://www.teleborsa.it/News/2013/03/04/e-crisi-profonda-per-l-auto-vendite-a-picco-anche-in-germania-703.html

Il modello economico tedesco:
1. Mantenere il tenore di vita dei cittadini tedeschi nel loro complesso in sostanziale e costante declino (i redditi medi reali sono scesi del 4,5% tra il 2000 ed il 2010, mentre l’economia è cresciuta);
2. Far crollare quello delle fasce povere (redditi reali per il 20% più povero in diminuzione del 16% tra il 2000 ed il 2010);
3. Far aumentare la disuguaglianza (record tedesco tra il 1990 ed il 2010, con un aumento di ben 4 punti nel coefficiente di Gini);
4. Avere un boom di “mini” posti di lavoro a tempo determinato che offrono pochi diritti, nessuna sicurezza e nessun potere contrattuale;
5. Avere un boom del numero di lavoratori la cui sopravvivenza, a causa dei loro bassi redditi, dipende dal welfare finanziato dai contribuenti;
6. Ridurre sensibilmente i consumi interni attraverso queste misure;
7. Aumentare le esportazioni attraverso le suddette misure (costo del lavoro in caduta in conseguenza del fatto i salari non hanno tenuto il passo con la produttività o l’inflazione);
8. Avere una moneta il cui valore non riflette la forza competitiva del paese (dal momento che è svalutata come risultato della depressione economica degli altri membri dell’unione);
9. Insistere sul dimagrimento dello stato, i tagli ai servizi pubblici ed al welfare, la privatizzazione e ‘liberalizzazione’ del mercato del lavoro in altri stati membri. Insistere su tutto questo a prescindere dalle circostanze in cui si trova ad operare il governo sotto pressione (che sia la Grecia in deficit disastroso o l’Irlanda che aveva un bilancio in attivo fino al collasso bancario: pari sono);
10. Cercate di bandire per sempre qualunque politica economica che non sia neoliberista, indipendentemente dalla volontà popolare o degli stessi governi e parlamenti, insistendo sulla verifica ed approvazione dei bilanci da parte delle autorità europee e sull’austerità,a prescindere dalle conseguenze per le popolazioni (es. disoccupazione giovanile sopra il 50%);
E Bersani e Monti APPROVANO!

La Germania sta affondando e non c’è alcuna Wunderwaffe (arma segreta miracolosa) che potrà salvarla

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/29/quando-i-tedeschi-capiranno-che-la-merkel-li-ha-truffati/

Uno si potrebbe chiedere come sia possibile che i tedeschi si siano fatti turlupinare 3 volte in un secolo

Charlie Brown

Quanto agli italiani: Mussolini, Berlusconi, Monti…un ruolino di marcia di tutto rispetto.

Chi di austerity ferisce, di austerity perisce (da Voci dalla Germania)

I dati in arrivo dall’economia tedesca ci dicono che l’austerity sta avendo un effetto molto negativo anche sulla principale economia dell’Eurozona. Il ramo inizia a scricchiolare sul serio. Da jjahnke.net
Andamento del PIL in rapporto trimestre precedente (Fonte: Statistisches Bundesamt)
Secondo l’ultimo comunicato dell’Ufficio federale di statistica il PIL tedesco nel quarto trimestre è sceso dello 0.6 % rispetto al trimestre precedente (dati destagionalizzati).
Sviluppo del PIL tedesco (dati destagionalizzati) in rapporto al trimestre precedente e allo stesso periodo dell’anno precedente
Di particolare interesse: gli investimenti netti, in calo già dal secondo trimestre del 2011, secondo i dati pubblicati, hanno continuato la loro discesa anche nel quarto trimestre 2012.
Investimenti netti in Germania (Fonte: Statistisches Bundesamt)
Altri dati dell’ufficio di statistica confermano per il quarto trimestre 2012 un forte calo del fatturato dell’industria tedesca e una riduzione delle vendite al dettaglio.
Andamento delle vendite al dettaglio
Nel confronto internazionale lo sviluppo dell’economia tedesca non è particolarmente favorevole.
Andamento del PIL in rapporto al trimestre precedente (Fonte Eurostat)
Anche l’export sta rallentando, nonostante gli “Hurrà” che arrivano dalla politica. L’ufficio federale di statistica ha titolato cosi’ il comunicato sull’andamento dell’export nel 2012: “+3.4 % sul 2011 – esportazioni e importazioni raggiungono nuovi livelli record”. I media hanno rilanciato con molto piacere la buona notizia. In realtà, sono dati del passato. Rispetto al mese di dicembre dello scorso anno c’è stato un calo di quasi il 7%. 
Andamento dell’export in rapporto allo stesso mese dell’anno precedente (Statistisches Bundesamt).
Le importazioni tedesche si sono sviluppate in maniera ancora peggiore. Dall’Eurozona rispetto allo stesso mese dell’anno precedente sono scese di quasi il 6.8%. La Germania in questo modo è sempre di piu’ l’opposto della famosa locomotiva d’Europa.
Andamento dell’import in rapporto allo stesso mese dell’anno precedente (Fonte: Statistisches Bundesamt)
Anche l’andamento dell’occupazione ristagna dalla metà dello scorso anno.
Andamento dell’occupazione rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (Statistisches Bundesamt)
Nei dati sull’evoluzione della disoccupazione le statistiche potrebbero ingannare. Solo il 58 % dei 5.4 milioni beneficiari di sussidi di disoccupazione nel 2013 è stato ufficialmente segnalato come disoccupato. Sei anni prima la percentuale era del 65%. 
Percentuale di beneficiari di sussidi di disoccupazione contabilizzati come disoccupati (parte blu). Bundesagentur fuer Arbeit)
Nonostante tutti gli accorgimenti utilizzati per rendere piu’ belli i dati (i disoccupati da piu’ di 12 mesi con oltre 58 anni di età non vengono considerati nel numero dei senza lavoro), la disoccupazione cresce dall’ottobre 2012.
Andamento della disoccupazione rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (Fonte: Bundesagentur fuer Arbeit)

Quando i tedeschi capiranno che la Merkel li ha truffati…

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A dispetto di quel che la troika e i media vorrebbero far credere alla gente comune, chi possiede una formazione macroeconomica e sociologica sa che la Germania sta affondando e non c’è alcuna Wunderwaffe (arma segreta miracolosa) che potrà salvarla (N.B. è il terzo conflitto mondiale che perde a causa dell’egoismo e della superbia della sua classe dirigente, oltre che della cieca fiducia della popolazione nei confronti dei loro leader – altro che Guinness dei Primati). Forse l’unico che aveva qualche possibilità di trarla d’impaccio era Frank-Walter Steinmeier, ma sarà Peer Steinbrück a cercare di rispedire a casa la nefasta Angela Merkel (uno sfidante che neppure in caso di vittoria riuscirà ad essere sufficientemente audace – i banchieri tedeschi non approverebbero).

La produzione industriale tedesca nel mese di dicembre 2012 ha evidenziato un calo congiunturale pari allo 0,3%.

http://www.borse.it/articolo/ultime/Germania_produzione_industriale_inferiore_alle_attese_degli_analisti_387840

Ci sarà una nuova frenata del prodotto interno lordo tedesco nel 2013.

http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Economia/Germania-taglia-stime-Pil-2013-2014/16-01-2013/1-A_004458030.shtml

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Euro, sette balle sui tedeschi

  1. L’euro ha privato la Germania del marco e la convivenza con valute più deboli è stata un handicap.
  2. La maggiore competitività della Germania è dovuta al fatto che i tedeschi lavorano più degli altri.
  3. La Germania ha i conti in ordine.
  4. La Germania ha pratiche fiscali trasparenti.
  5. Anche la Germania sta pagando la crisi del debito, per questo vuole mettere ordine.
  6. Per la Germania è inaccettabile che l’Unione europea diventi un’Unione di trasferimenti (Transferunion).
  7. In Germania l’argomento che Hitler abbia preso il potere dopo l’iperinflazione degli anni Venti impedisce di accettare l’idea di una Bce libera di muoversi, per timore che crei inflazione.

Qui una migliore approssimazione alla verità: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/27/piazza-grande-euro-sette-balle-sui-tedeschi/180063/

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Nel mese di dicembre, c’erano 2,8 milioni di persone registrate come disoccupate, 88.000 in più rispetto a novembre.

“Nel settembre 2010 7.300.000 tedeschi, cioè a dire un dipendente su cinque, erano relegati nel girone dei “mini-job” – un aumento di 1,6 milioni rispetto al 2003. Il numero di lavoratori che accettavano “mini-jobs” in aggiunta all’impiego principale per far quadrare i conti è quasi raddoppiato da 1,3 milioni nel 2003 a 2,4 milioni nel 2010. Circa due terzi di questi “mini-cottimisti” sono donne.

[…].

Dei 41 milioni impiegati nel 2011, poco più di 29.000.000 avevano un lavoro regolare, mentre il resto era costituito da lavoratori autonomi o in “mini-jobs”. I salari reali sono rimasti stazionari dal 1990 e diminuiti del 2,9% tra il 2004 e il 2011. Il numero di lavoratori poveri è in crescita e la disuguaglianza nei redditi sta crescendo più rapidamente in Germania che in qualsiasi altra economia occidentale.

[…].
Né la crescita del PIL tedesco nel primo decennio del secolo conferma la convinzione che la deregolamentazione del mercato del lavoro è la chiave per la crescita. Con il secondo tasso di crescita più basso (di circa il 1,7%) nella zona euro tra il 1999 e il 2008, non c’è davvero molto da dire di positivo sul famoso modello economico tedesco”.

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/aug/21/mini-jobs-germany-britain

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Nel 2000 l’economia tedesca è stata salvata da un gigantesco bail-out da parte della Banca Centrale Europea, in seguito all’esplosione della bolla speculativa precedente, quella della cosiddetta “New Economy” (cf. Richard Koo, capo-economista dell’Istituto di Ricerca Nomura, la più grande agenzia di consulenza giapponese nel settore IT, intervistato da Joe Weisenthal, Business Insider, 19 giugno 2012).

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La Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) ha certificato che la Germania e la Grecia hanno ricevuto lo stesso sostegno finanziario nel corso della crisi, almeno fino al 2012:

Nei milioni di parole scritte sulla crisi del debito in Europa, la Germania è in genere presentata come l’adulto responsabile e la Grecia come il figliol prodigo. La prudente Germania, dice la storia, è riluttante a salvare la Grecia scroccona, che ha preso in prestito più di quanto poteva permettersi e ora deve subire le conseguenze. Vi sorprenderebbe sapere che in Europa i contribuenti hanno fornito alla Germania lo stesso sostegno finanziario offerto alla Grecia? Lo suggerisce un esame dei flussi monetari Europei e dei bilanci delle banche centrali

Bloomberg, Hey, Germany: You Got a Bailout, Too”, 24 maggio 2012).

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Nessuno ha raccontato ai tedeschi che molte delle misure adottate sinora non servivano per salvare i “fannulloni” greci o spagnoli ma per salvare i sistemi bancari tedesco e francese (che detenevano molti titoli di questi paesi, ndr). Molti dei finanziamenti alla Grecia non sono mai arrivati ad Atene, hanno semplicemente fatto un giro da Francoforte a Francoforte.

Giovanni Dosi, economista della Scuola Superiore Sant’Anna e collaboratore del premio Nobel Joseph Stiglitz alla Columbia University, 28 luglio 2012

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Il capitale di Deutsche Bank ammonta a poco meno del 2,5% rispetto agli assets della banca. Che è come dire che perdite del 3% sul totale del portafoglio della banca sarebbero più che sufficienti ad azzerare il capitale della banca. Ossia a farla fallire. Né più né meno di quanto è successo a Lehman Brothers, la banca d’affari americana fallita nel 2008.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/09/la-morte-delle-cicale-che-si-spacciavano-per-formiche-deutsche-bank-agonizzante/

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“Sfruttando gli alti livelli di disoccupazione (8%-10%) e la minaccia di licenziamenti e delocalizzazione delle imprese, il governo mette a punto un piano di liberalizzazione sfrenata dei contratti di lavoro e riduzione delle tutele sindacali: dal 2003 al 2009 i salari reali dei lavoratori tedeschi corretti all’andamento dell’inflazione e al costo medio della vita scendono del -6% (guarda grafico sotto, dove i salari italiani rimangano stabili mentre quelli tedeschi scendono proprio in concomitanza con l’introduzione dell’euro nel 2002).

[…].

un’altra stupidaggine che viene spesso ripetuta da politici ed economisti di regime (ribadiamo sia di destra che di sinistra che di centro, per par conditio) è che la Germania ha potuto creare questi enormi surplus delle esportazioni perché è riuscita a penetrare nei mercati dei paesi emergenti BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) e in Cina in particolare. Ma se esaminiamo la tabella sotto vediamo che la situazione è ben diversa da ciò che ci raccontano: dal 1999 al 2007 il maggiore incremento delle esportazioni di beni è avvenuto verso i paesi europei (66%, di cui il 32% solo nei paesi PIIGS), mentre il saldo fra esportazioni e importazioni nei paesi BRICS è diminuito del -2% (di cui il -8% per la Cina, che esporta in Germania più di quello che importa).

[…]

A differenza invece della Cina, che è una vera locomotiva per la sua area perché risulta quasi sempre in deficit commerciale con i paesi limitrofi e accumula i suoi enormi surplus con il resto del mondo, facendo da volano per un intero continente: quindi paragonare la Germania alla Cina è fuorviante e sbagliato, perchè la Cina consente lo sviluppo delle economie dei paesi confinanti e non li soffoca o li indebita come ha fatto la Germania in tutti questi anni con i paesi della periferia europea”.

http://vocidallestero.blogspot.it/2012/02/la-germania-non-e-mai-stata-la.html

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“La Germania ha un indice di Gini (misura la distribuzione del reddito in una scala da 0 -massima distribuzione- a 1 -massima concentrazione-, ndr) tra i più alti del mondo: 0,8. Un Paese sull’orlo dell’esplosione sociale, dove a 5 milioni di persone sono corrisposti 500 euro al mese per 15 ore di lavoro la settimana, e il 22% dei lavoratori dipendenti, soprattutto operai, riceve meno della metà del salario mediano…Il fatto straordinario è che le banche oggi hanno convinto i governi che andavano salvate per la seconda volta. In meno di tre anni il debito pubblico europeo è aumentato del 20%. A partire dal 2008 si sono dissanguati i bilanci pubblici per salvare le banche. I tedeschi si sono trovati con miliardi di debiti. L’istituto Hypo Re è costata ai tedeschi 142 miliardi di euro: troppo grande per fallire, avrebbe trascinato con sé milioni di piccoli risparmiatori”.

http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_stampa.php?intId=3667

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“…a fine novembre la stampa tedesca ha svelato che il Governo aveva grossolanamente truccato la versione definitiva dello «Studio sulla ricchezza e la povertà», una pubblicazione ricorrente del ministero del Lavoro. La prima bozza del documento denunciava senza mezzi termini i «rischi sociali» di una «ricchezza privata ripartita in modo iniquo», all’interno di una situazione in cui i salari alti continuano a crescere mentre quelli bassi si abbassano. Tutti questi dettagli sono scomparsi nella versione definitiva, secondo una procedura definita come «prassi» dal portavoce della cancelliera Ángela Merkel. Stando ai dati contenuti nel documento, il 10% della popolazione tedesca possedeva nel 2008 il 53% del ricchezza nazionale netta, mentre dieci anni prima la percentuale era solo del 45 per cento. La metà dei tedeschi possiede invece appena l’1% del patrimonio nazionale. La ricerca evidenzia che tra il 2007 e il 2012 il patrimonio complessivo dei tedeschi è cresciuto di 1.400 miliardi di euro, ma dietro questa cifra si nasconde «una ripartizione molto disuguale». Particolarmente sbilanciata risulta essere l’evoluzione dei salari: mentre per quelli più alti si è riscontrata «una tendenza positiva di crescita», per il 40% dei tedeschi al netto dell’inflazione si è constatato un arretramento. «Una tendenza del genere dei redditi è contraria al senso di giustizia sociale della popolazione», secondo quanto denunciava la bozza originale dello studio”.

http://www.linkiesta.it/germania-poverta#ixzz2HyWFcPml

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Mentre tutti gli occhi erano puntati sulla periferia dell’eurozona, i paesi centrali hanno subito un tracollo? La Bundesbank ha ridotto le sue previsioni per la crescita del PIL tedesco nel 2013 allo 0,4%, mentre la Banca Centrale dei Paesi Bassi prevede per quest’anno una contrazione del PIL olandese pari allo 0,5% e un’ulteriore contrazione nel 2014.  Sembra quindi che la crisi dell’eurozona stia entrando nel terzo stadio (Ashoka Mody, già capo missione del FMI in Germania e Irlanda).

http://keynesblog.com/2013/01/18/il-terzo-stadio-della-crisi-europea-ora-tocca-anche-alla-germania/#more-3004

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Un tedesco su cinque si trova in una situazione di povertà o esclusione sociale; il ceto medio è in continua contrazione (verso il basso); scarsa mobilità sociale verso l’alto; boom immobiliare da panico finanziario che si risolverà inevitabilmente in un bolla devastante (come negli USA, in Spagna o in Cina); dumping salariale con minijobs e midjobs pagati una miseria che deprimono i consumi interni (la Germania, con il 22,2 % ha la quota più alta di lavoratori con un basso salario di tutta l’Europa occidentale); disoccupazione prevista in crescita; pensionati che emigrano in massa verso i paesi PIIGS (colmo dell’ironia!!!) perché non si possono permettere di vivere decentemente in patria; un sistema bancario estremamente esposto con un governo che cerca in tutti i modi di evitare che si scoperchi il marcio nascosto nelle Sparkassen, Landesbanken e Volksbanken; una politica europea arrogante e spietata che si sta ritorcendo contro le sue esportazioni.

FONTE: http://vocidallagermania.blogspot.it/

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La crisi Euro per la Cancelliera rappresenta una possibilità, limitata nel tempo, durante la quale i nostri vicini di casa saranno disponibili a fare le riforme. C’è da meravigliarsi se Merkel si è opposta ai tentativi di disinnescare l’Eurocrisi attraverso una politica attiva della BCE? No, la strategia di Merkel è quella che Naomi Klein chiamerebbe Shock Doctrine – l’uso di una crisi per far passare riforme che non sono volute né dai parlamenti né dal popolo. A Davos su questo punto si è espressa in maniera ancora piu’ chiara:

“L’esperienza politica ci dice che spesso per ottenere riforme strutturali è necessario esercitare pressione. Ad esempio anche in Germania i disoccupati sono dovuti arrivare fino a 5 milioni, prima di ottenere la disponibilità all’attuazione delle riforme strutturali. La mia conclusione è questa: se l’Europa oggi è in una situazione difficile, è necessario introdurre riforme strutturali, affinché domani si possa vivere meglio”.

Se Angela Merkel e il suo pubblico a Davos potranno vivere meglio con le loro “riforme strutturali”, resta una questione aperta. Milioni di tedeschi, che vivono di Hartz IV oppure sono occupati con un basso salario (Niedriglohnsektor),  vedono la questione in maniera diversa. Se si considera l’effetto negativo del settore a basso salario sulla struttura salariale complessiva, si puo’ dire che le riforme hanno avuto un solo risultato: a pochissimi oggi va molto meglio, e a tantissimi oggi va molto peggio. I rappresentanti di questa grande maggioranza purtroppo non erano presenti a Davos. Quale ironia della storia, il predecessore di Merkel,  Schröder, aveva candidamente presentato 8 anni prima le motivazioni delle sue riforme strutturali esattamente nello stesso luogo:

“Dobbiamo e abbiamo già liberalizzato il nostro mercato del lavoro. Abbiamo dato vita ad uno dei migliori settori a bassa salario in Europa”. Gerhard Schröder durante il suo discorso del 28.01.2005 al World Economic Forum di Davos.

Schröder puo’ essere orgoglioso del suo successore e della sua sorella nello spirito. Quello che Schröder ha applicato in Germania, sarà applicato da Merkel in tutta Europa:

“Come possiamo essere sicuri di poter raggiungere nei prossimi anni una coerenza in termini di competitività anche all’interno dell’Unione monetaria? E a tale proposito non considero un livello di competitività medio, piuttosto una competitività misurata dal fatto che avremo accesso ai mercati mondiali (…) Io immagino – e di questo stiamo parlando nell’Unione Europea – che sottoscriveremo un patto analogo al Fiskalpakt, con il quale gli stati membri si impegneranno ad aumentare il proprio livello di competitività su determinati punti che in questi paesi non raggiungono un livello sufficiente. Si tratterà di temi come il cuneo fiscale, il costo del lavoro per unità di prodotto, le spese per la ricerca, le infrastrutture e l’efficienza amministrativa”.

L’Europa dovrà quindi seguire il modello tedesco, tagliare lo stato sociale e comprimere il costo del lavoro. L’Europa perde quindi credibilità in quanto mercato e sceglie invece di impegnarsi in una competizione sui salari con i paesi in via di sviluppo [FOLLIA!, NdR]. La cancelliera ha inoltre chiarito che cosa intende per armonizzazione a livello europeo dei costi del lavoro per unità di prodotto.  La Germania, secondo il messaggio di Merkel, avrebbe fatto tutto bene. Cosi la Cancelleria di Berlino ha pubblicato in rete il discorso di Merkel con il titolo provocatorio: “I migliori come esempio”. Quindi siamo i migliori, eh sì.

[…].

Per raggiungere i suoi obiettivi, procede mano nella mano con la Commissione Europea. Qualcuno si meraviglia che gli europei siano stanchi di questa Europa? Un Europa che serva solo a limitare la democrazia, la sovranità e la partecipazione degli europei non ha futuro e nessuna ragione di esistere. Se gli europei vogliono salvare l’Europa e il pensiero europeo, devono liberarsi da questo abuso.  Devono sfidare Merkel. E’ arrivato il momento, nonostante tutto!

http://vocidallagermania.blogspot.it/2013/01/i-migliori-come-esempio-angelina-davos.html

La luce nera in fondo al tunnel

 

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E’ proprio come la medicina medievale: salassavano i pazienti per curare i loro malanni, e quando il sanguinamento li faceva star peggio, li salassavano ancora di più.

Paul Krugman, NYT, dicembre 2012

FINLANDIA – recessione

http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=201212051014108874&chkAgenzie=TMFI

FRANCIA – recessione

http://www.agi.it/economia/notizie/201212100903-eco-rt10027-francia_banca_centrale_prevede_recessione_a_fine_2012

GERMANIA – contrazione nel quarto trimestre.

http://it.reuters.com/article/itEuroRpt/idITL5E8NA1L820121210

Su base annua la produzione industriale tedesca ha registrato ad ottobre un calo del 3,7%.

http://www.borsainside.com/mercati_europei/2012/12/42241-crisi-la-produzione-industriale-tedesca-crolla-ad-ottobre.shtm

PAESI BASSI – contrazione dell’1,1%

http://www.tradingeconomics.com/netherlands/gdp-growth

AUSTRIA E DANIMARCA – crescita dello 0,1%

http://articles.economictimes.indiatimes.com/2012-11-30/news/35483426_1_growth-forecast-gdp-forecast-growth-view

REGNO UNITO – in recessione fino alle Olimpiadi, si prevede una ricaduta nella recessione

http://www.telegraph.co.uk/finance/festival-of-business/9620479/Accuracy-of-UK-GDP-data-worse-than-China-says-Jim-ONeill.html#

POLONIA – crescita quasi dimezzata

http://www.bloomberg.com/news/2011-11-28/poland-s-2012-2013-gdp-growth-forecasts-cut-to-2-5-by-oecd.html

ITALIA

Più di un miliardo di ore in 9 mesi…gli ultimi dati dell’Inps sulla cassa integrazione guadagni (cig), che è tornata ai livelli del 2010: l’anno nero della crisi economica internazionale….Una situazione simile si registra anche per gli altri due ammortizzatori sociali che, oltre alla cig, vengono erogati nel nostro paese, cioè i sussidi ordinari di disoccupazione e gli assegni di mobilità. Per questi ultimi, a ottobre, si sono registrate oltre 17mila richieste, con una crescita di ben il 67% rispetto al mese precedente. Per i sussidi alla disoccupazione, invece, da gennaio a novembre del 2012 sono state presentate 1 milione e 146mila domande, con un incremento del 16% rispetto ai primi 10 mesi del 2011.

http://economia.panorama.it/lavoro/cassa-integrazione-record

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Luciano Gallino, La strada da seguire per creare più lavoro, La Repubblica, 03/11/2012.

Sotto il profilo economico, quasi tre milioni di disoccupati comportano una riduzione del Pil potenziale dell’ordine di 70-80 miliardi l’anno… Quanto al rischio politico, qualcuno dovrebbe ricordarsi che uno dei fattori alla base dell’ascesa del fascismo e ancor più del nazismo è stata la disoccupazione di massa. E la capacità di ridurla mostrata da tali regimi dopo la crisi del ’29 è una delle ragioni del sostegno popolare di cui hanno goduto fino alla guerra che li ha abbattuti.

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Luciano Gallino, Sulla crisi pesano i debiti delle banche, La Repubblica, 30/07/2012.

IL 20 luglio la Camera ha approvato il “Patto fiscale”, trattato Ue che impone di ridurre il debito pubblico al 60% del Pil in vent’anni. Comporterà per l’Italia una riduzione del debito di una cinquantina di miliardi l’anno, dal 2013 al 2032. Una cifra mostruosa che lascia aperte due sole possibilità: o il patto non viene rispettato, o condanna il Paese a una generazione di povertà.

[…]

la crisi è nata dal fatto che le banche Ue (come si continuano a chiamare, benché molte siano conglomerati finanziari formati da centinaia di società, tra le quali vi sono anche delle banche) sono gravate da una montagna di debiti e di crediti, di cui nessuno riesce a stabilire l’esatto ammontare né il rischio di insolvenza. Ciò avviene perché al pari delle consorelle Usa esse hanno creato, con l’aiuto dei governi e della legislazione, una gigantesca “finanza ombra”, un sistema finanziario parallelo i cui attivi e passivi non sono registrati in bilancio, per cui nessuno riesce a capire dove esattamente siano collocati né a misurarne il valore. La finanza ombra è formata da varie entità che operano come banche senza esserlo. Molti sono fondi: monetari, speculativi, di investimento, immobiliari.

[…]

La finanza ombra è stata una delle cause determinanti della crisi finanziaria esplosa nel 2007. In Usa essa è discussa e studiata fin dall’estate di quell’anno. Nella Ue sembrano essersi svegliati pochi mesi fa. Un rapporto del Financial Stability Board dell’ottobre 2011 stimava la sua consistenza nel 2010 in 60 trilioni di dollari, di cui circa 25 in Usa e altrettanti in cinque paesi europei: Francia, Germania, Italia, Olanda e Spagna. La cifra si suppone corrisponda alla metà di tutti gli attivi dell’eurozona. […]. Nella sua genesi le banche europee hanno avuto un ruolo di primissimo piano a causa delle acrobazie finanziarie in cui si sono impegnate, emulando e in certi casi superando quelle americane. Ogni tanto qualche acrobata cade rovinosamente a terra; tra gli ultimi, come noto, vi sono state grandi banche spagnole. Frattanto in pochi mesi i governi europei hanno tagliato pensioni, salari, fondi per l’istruzione e la sanità, personale della PA, adducendo a motivo l’inaridimento dei bilanci pubblici. Che è reale, ma è dovuto principalmente ai 4 trilioni di euro spesi o impegnati nella Ue al fine di salvare gli enti finanziari: parola di José Manuel Barroso.

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La gestione del welfare è un bottino che fa gola ai privati. Le imprese, con la complicità dei governi europei, puntano a mercificare lo stato sociale e la spesa pubblica. Per loro parliamo di 3mila 800 miliardi l’anno di merci da comprare e da vendere, non più servizi da erogare.

http://pubblicogiornale.it/politica/i-tecnici-non-esistono-parola-di-luciano-gallino/

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«Le manovre tecniche hanno creato recessione»

Pubblicato da: Vladimiro Giacchè il 03 ottobre 2012 alle 04:58

I magistrati della Corte dei Conti hanno esaminato la Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza e hanno sottolineato con la matita blu la dubbia efficacia delle politiche governative e i loro sicuri effetti negativi sulla crescita del nostro Paese.

Per quanto riguarda gli effetti negativi, non hanno dovuto faticare molto. Come giustamente rilevano in apertura della loro relazione, infatti, «sul fronte delle prospettive economiche, il peggioramento rispetto all’aprile scorso appare assai netto e, per l’Italia, drammatico».

[….]

«secondo gli stessi parametri offerti dal documento governativo, quasi due terzi della riduzione del pil devono essere imputati alle dimensioni e alla composizione della mano- vra complessiva della finanza pubblica attuata a partire dall’estate 2011».

[…]

Il calo del prodotto comporta un peggioramento delle entrate fiscali.

http://pubblicogiornale.it/economia-2/corte-dei-conti-le-manovre-tecniche-hanno-creato-recessione/

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«Al punto in cui siamo, le politiche adottate per risolvere la crisi dell’eurozona stanno facendo più danni di qualunque cosa possa aver causato originariamente quei problemi». Con queste parole l’editorialista del Financial Times Wolfgang Münchau ha salutato giorni fa le più recenti proposte della cosiddetta troika (Fmi, Bce e Commissione europea) per aggiustare i conti della Grecia. […]. Il problema, fa osservare Münchau, è che quel crollo è dovuto in primo luogo proprio alle misure di austerity adottate. Ma questo la troika si ostina a ignorarlo. Così, quando «gli obiettivi economici vengono mancati, si applicano dosi maggiori di austerità, il che provoca una caduta ulteriore del pil, seguita da un ulteriore fallimento nel conseguire gli obiettivi», e così via. Questo è il girone infernale in cui sono ormai precipitati paesi come la Grecia, la Spagna e il Portogallo. Con l’ennesima manovra messa in campo dal governo Monti, l’Italia scende un ulteriore gradino di quel girone.

Vladimiro Giacchè il 17 ottobre 2012 Pubblico

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La spesa complessiva per i dipendenti pubblici? In Italia è di 172 miliardi, nel Regno Unito e in Germania di 194 miliardi, e in Francia addirittura di 259 miliardi.

Altro tema su cui l’uso dei dati è piuttosto opinabile è quello delle pensioni. La spesa pensionistica, ci dice Serra, nel 2010 è stata pari al 15,3% del prodotto interno lordo, a fronte di un 14,6% della Francia, di un 10,8% della Germania e via a scendere. Ma nello stesso grafico proposto si vede molto bene che questa spesa non crescerà di qui al 2050, mentre tutti gli altri paesi vedranno aumentare la loro in misura significativa. Del resto è ben noto a chiunque che il trattamento pensionistico italiano, grazie alle ultime “riforme”, è ormai tra i meno generosi del continente.

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secondo i dati Istat i redditi da lavoro nel periodo 2000-2011 sono cresciuti soltanto del 2% rispetto all’inflazione (e quel piccolo vantaggio è stato perso nel 2012).

Pubblicato da: Vladimiro Giacchè il 21 ottobre 2012 Pubblico del 21 ottobre 2012

Il regalo di Natale di Berlusconi ai fautori della Grande Coalizione

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Segavano i rami sui quali erano seduti e si scambiavano a gran voce la loro esperienza di come segare più in fretta, e precipitarono con uno schianto, e quelli che li videro scossero la testa segando e continuarono a segare.

Bertolt Brecht (da Esilio)

In discesa la fiducia degli italiani nel presidente del Consiglio Mario Monti: con 3 punti in meno rispetto ad una settimana fa,si attesta al 33 per cento, toccando il minimo storico da quando è in carica…la fiducia nell’intero esecutivo è più bassa di almeno 8 punti, quindi intorno al 25%.

http://www.huffingtonpost.it/2012/12/07/mario-monti-sondaggio-swg_n_2255796.html

Monti ed il suo governo, avendo fallito su tutta la linea – incluso lo spread -, erano in caduta libera di consensi (solo 10 punti percentuali meglio di Berlusconi al momento della sua sostituzione e il governo Monti è sopra di un misero 5% ). Berlusconi torna in campo (con il 73 per cento degli elettori contrari – stesso sondaggio di SWG) e lo redime. La sua campagna elettorale sarà verosimilmente incentrata sull’uscita dell’Italia dall’euro (è sempre stato contrario), che è un errore gravissimo, ma gli conquisterà forse il 20-25% dei voti.
La sua candidatura spingerà il voto utile verso i partiti che daranno vita a quella Grande Coalizione che riformerà la Costituzione in senso autoritario ed oligarchico.
Ricordiamoci che Bersani aveva ripetutamente negato di voler fare una grande coalizione con Berlusconi, ma non ha mai escluso grandi coalizioni con Casini, Fini, Renzi e Montezemolo.

Questa scena si ripeterà migliaia di volte in tutta Italia: “Ma come? Non voti per il PD? Voti de Magistris e Ingroia? Voi estremisti fate sempre il gioco di Berlusconi. Quando imparerete? Siete dei faziosi incorreggibili, la rovina d’Italia!
Berlusconi ci ha stroncati. Evidentemente il quarto polo aveva davvero qualche chance di entrare in Parlamento ed incarnare un’alternativa: sono dovuti ricorrere all’arma finale. Poliziotto buono e poliziotto cattivo: è da millenni che questo giochetto funziona.

La Grande Coalizione nel Patto dei Democratici e dei Progressisti (quello sottoscritto alle primarie della coalizione di centro-sinistra): “I democratici e i progressisti s’impegnano altresì a promuovere un “patto di legislatura” con forze liberali, moderate e di Centro, d’ispirazione costituzionale ed europeista, sulla base di una responsabilità comune di fronte al passaggio storico, unico ed eccezionale, che l’Italia e l’Europa dovranno affrontare nei prossimi anni”.

La G.C. piace ad alcuni:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/29/la-famigerata-commissione-trilaterale-esce-allo-scoperto-sulla-grande-coalizione/

“Dopo Goldman Sachs anche Morgan Stanley e Citigroup auspicano che l’Italia non abbandoni la linea del premier che dovrebbe restare al governo alla guida di una grande coalizione o in alternativa salire al Colle(Milano Finanza, 26 settembre 2012).

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=print&sid=10866

Ma non certo a chi ha a cuore le autonomie locali:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/06/il-10-marzo-si-fa-la-storia-a-piccoli-passi/

“Nel caso di una grande coalizione il Pd riuscirebbe a restare unito? Se se si dovesse spaccare, chi se non Renzi potrebbe guidare la parte decisa a far parte comunque della coalizione governativa?
http://orsodipietra.wordpress.com/2012/09/17/renzi-non-esclude-la-scissione-del-pd/

Non so se quella di Berlusconi sia un’iniziativa personale (tendo a dubitarlo, visto che è stato tenuto per mano fin da giovane nella sua ascesa al potere) o se gli sia stato chiesto di recitare una parte – il distruttore dell’eurozona – per poter avviare la fase 2.

tabella-a-un-anno-da-titolo-fate-presto

http://mauropoggi.wordpress.com/2012/11/10/non-cos-in-fretta/

IL FALLIMENTO DI MONTI A NOVEMBRE

Gli obiettivi di Monti erano quattro: 1) politica economica a carattere comunitario, 2) riduzione del debito pubblico, 3) strategie per lo sviluppo, 4) crescita del Paese. In riferimento al primo punto i rendimenti dei titoli di stato decennali sfiorano il 5%, lo spread è ancora altalenante e dipende dall’azione della BCE, il ruolo dell’Italia in Europa rimane poco incisivo e la Germania rimane egemonica. Il debito pubblico è aumentato sia in valori assoluti sia in rapporto al PIL (126,1%). Per quanto riguarda la strategia di sviluppo è chiaro a tutti che il prodotto interno lordo si è inabissato, la produzione industriale è diminuita in modo significativo, i consumi sono precipitati. Ciò che è aumentato è l’inflazione e la disoccupazione. Per la crescita forse è presto per fare previsioni, ma oggi questa è la fotografia del Paese: PIL – 2,4%; produzione industriale – 4,8%; consumi – 3,2%; inflazione 3%; disoccupazione 10,8%.

L’utilizzo quasi senza controllo della Cig vuole nascondere una situazione preoccupante: il lavoro è fermo. Nel secondo trimestre del 2012 le imprese dell’industria hanno utilizzato 67,8 ore di Cig ogni mille ore lavorate con un incremento di 21,5 ore ogni mille rispetto allo stesso trimestre del 2011.

http://www.milanopost.info/2012/11/22/il-bilancio-di-un-anno-del-governo-monti/

il debito pubblico è cresciuto di ben €88,4 miliardi nei primi 9 mesi dell’anno arrivando ormai a sfiorare di un soffio la soglia psicologica dei €2000 miliardi (1995,1), e l’Italia è di nuovo sotto scacco delle agenzie di rating…come mai i declassamenti sono avvenuti quando i conti dell’Italia erano ancora in ordine, mentre oggi che tutti i dati virano in negativo le agenzie americane tacciono? Se il problema dell’Italia è il debito pubblico e questo continua ad aumentare, per quale motivo le agenzie non intervengono? Cosa è cambiato oggi rispetto a maggio 2011? E’ cambiato un governo certo, questo lo sappiamo tutti, il caimano Berlusconi ha lasciato il posto al vampiro Monti, che come ci viene ricordato ad ogni ora da tutti i mezzi asserviti della propaganda ha dato più credibilità internazionale al nostro sistema paese. Ma è davvero così? Non dovrebbero essere i numeri a confermare la stabilità di un paese e la buona o cattiva azione di un governo? E se questi numeri sono tutti negativi, dal PIL alla disoccupazione, alla produzione industriale ai consumi, come mai i mercati finanziari si fidano ancora dell’Italia? Cosa si aspettano in verità i mercati dall’Italia e dal governo Monti in particolare?

http://tempesta-perfetta.blogspot.it/2012/11/la-procura-di-trani-il-debito-pubblico.html

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A DICEMBRE

Ma torniamo allo spread. Effettivamente, nei giorni scorsi la differenza tra il costo del debito italiano e quello tedesco era giunta a dimezzarsi, e questo significa che gli investitori hanno chiesto un “premio” considerevolmente più basso per rinunciare ai sicuri bund tedeschi e prendere i nostri btp. Ma il merito è davvero di Monti? Analizzando dati e grafici si arriva senza possibilità di dubbio a concludere di no.

Infatti, ancora il 24 luglio scorso, lo spread toccava valori intorno al 5,4%. Ma subito dopo il governatore della BCE, Mario Draghi, faceva capire a tutti che avrebbe finalmente assunto una linea interventista, in funzione anti-spread. Nel giro di tre giorni lo spread si riduceva di un punto percentuale. Successivamente, ai primissimi di settembre, i nuovi annunci sulla disponibilità della BCE ad effettuare acquisti illimitati dei titoli dei Paesi in difficoltà procurò, nel giro di un paio si settimane, un nuovo crollo dello spread che andava ad attestarsi su valori di poco superiori al 3%. Gli accordi sul fondo salva-stati e, nei giorni scorsi, a sostegno delle finanze greche hanno fatto il resto.

Chi avesse dubbi su quanto appena affermato potrebbe estendere il confronto ad altri titoli del debito sovrano, ad esempio a quelli spagnoli o a quelli portoghesi. E avrebbe conferma che si tratta di una dinamica europea, in tutto simile a quella appena descritta.

[…].

Insomma, l’unico magro risultato raggiunto nel periodo di Monti non è attribuibile al suo governo che al contrario, a dispetto dell’enfasi che pone sulle politiche di risanamento, non riesce a tenere sotto controllo i conti. Purtroppo, infatti, continua l’inesorabile crescita del debito pubblico che giungerà – parola di OCSE – a sfondare il 132% del Pil da qui al 2014.

http://keynesblog.com/2012/12/07/lo-spread-il-sogno-di-monti-e-lincubo-degli-italiani/

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LA GRECIZZAZIONE DELL’ITALIA

Nel terzo trimestre del 2012 il prodotto interno lordo è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e del 2,4% nei confronti del terzo trimestre del 2011…Nella media dei primi dieci mesi dell’anno la produzione industriale è diminuita del 6,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

http://www.corriere.it/economia/12_dicembre_10/istat-produzione-industriale_550a8212-42a9-11e2-af33-9cafd633849d.shtml

Tre italiani su dieci rischiano di finire nella triste categoria dei poveri. Quelli che la bistecca si mangia una volta la settimana, che non riescono a fare una vacanza lontano da casa, che devono tenere i riscaldamenti spenti e che una spesa di 800 euro imprevista è un salasso inaffrontabile. Sono gli anziani, le famiglie con un solo reddito o quelle con tanti figli. Secondo il rapporto dell’Istat su reddito e condizioni di vita, il 28,4% delle persone residenti in Italia è a rischio di povertà o esclusione sociale.

http://www.repubblica.it/economia/2012/12/10/news/istat_quasi_tre_italiani_su_dieci_sono_a_rischio_povert-48455617/

Quasi 2,9 milioni di disoccupati. È il record negativo dell’Italia. A ottobre il numero dei disoccupati ha raggiunto il livello più alto sia dall’inizio delle serie storiche mensili (gennaio 2004) sia dall’inizio delle serie trimestrali (IV trimestre 1992).

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/istat-quasi-29-milioni-disoccupati-record-storico-860748.html

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LE ESPORTAZIONI TEDESCHE SI CONTRAGGONO

Il surplus della bilancia commerciale tedesca si è ridotto ad ottobre raggiungendo il minimo in oltre sei mesi con le esportazioni che hanno registrato una crescita esigua alla luce del calo delle richieste da parte dei partner europei di Berlino colpiti dalla crisi. Le importazioni sono aumentate del 2,5% in un dato ben superiore rispetto all’aumento dello 0,3% delle esportazioni, secondo i dati dell’Ufficio federale di statistica, un dato che va a sostegno delle proiezioni secondo cui la più forte economia europea registrerà una contrazione nel quarto trimestre.

http://it.reuters.com/article/itEuroRpt/idITL5E8NA1L820121210

PRODUZIONE INDUSTRIALE TEDESCA IN CROLLO

La produzione industriale è calata a ottobre in Germania, la prima economia della zona euro, del 2,6%. Si è trattato del più forte calo dall’aprile del 2009. Gli economisti avevano previsto un calo dello 0,5%. Il dato di settembre è stato rivisto al rialzo da -1,8% a -1,3%. Su base annua la produzione industriale tedesca ha registrato ad ottobre un calo del 3,7%.

http://www.borsainside.com/mercati_europei/2012/12/42241-crisi-la-produzione-industriale-tedesca-crolla-ad-ottobre.shtm

Dice Herr Wuerth a Handelsblatt, «sto affrontando problemi insostenibili. Il mio giro d´affari in Italia, Spagna e Portogallo si è praticamente ridotto quasi a zero» perché laggiù mancano i soldi e i clienti non sono in grado di pagare. E lui, fornitori di materie prime e operai protetti dal più forte sindacato del mondo, deve continuare a pagarli puntuale come un orologio svizzero, o giapponese. «In Italia abbiamo bloccato le forniture a 60 mila clienti, riceveranno nuova merce soltanto quando avranno pagato le vecchie fatture», ammonisce.

«Se vogliamo vivere in libertà e in pace», aggiunge, «vale la pena di introdurre a livello europeo o dell´eurozona un meccanismo di compensazione finanziaria alla tedesca». Analogo cioè a quello che nel federalismo tedesco impone ai Bundeslaender più ricchi di aiutare quelli più poveri versando loro parte delle entrate tributarie. Il volo delle vendite in Cina e India, egli sottolinea, non compensa il calo in Europa «dove realizziamo il 70 per cento del fatturato».

http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/giro-di-vite-lennesima-botta-alla-gi-provata-industria-italiana-arriva-dalla-germania-reinhold-47865.htm

Il Centro Studi di Confindustria boccia Monti, il World Economic Forum boccia la Fornero

“Le condizioni economiche dell’Area euro si stanno rivelando molto peggiori di quel che era stato previsto pochi mesi fa. Le misure finora adottate dalla BCE e dai governi, alla luce dell’andamento delle variabili reali e della reazione dei mercati finanziari (con una stretta interrelazione in entrambe le direzioni tra le prime e i secondi), si sono dimostrate del tutto inadeguate.

In particolare, le politiche di bilancio improntate al solo rigore, invece di stabilizzare il ciclo, stanno facendo avvitare su se stessa l’intera economia europea. Ormai non c’è più nessun economista che creda agli effetti espansivi non-keynesiani dei tagli ai bilanci pubblici attuati simultaneamente in più paesi fortemente integrati tra loro, come sono quelli dell’UE e in particolare dell’Eurozona.

L’esperimento in atto nell’Area euro di restrizione dei bilanci pubblici in presenza di un’ampia capacità produttiva inutilizzata dimostra, al rovescio, la validità delle prescrizioni contenute in ogni manuale di politica economica. Quando c’è ampia capacità produttiva inutilizzata, pari in media al 2,6% del PIL nell’Eurozona (e addirittura 2,9% in Italia, 3,7% nei Paesi Bassi, 4,4% in Spagna, 4,6% in Portogallo e 10,7% in Grecia), le politiche restrittive abbassano il PIL effettivo e distruggono base produttiva, quindi il PIL potenziale, minando la sostenibilità dei conti pubblici nel lungo periodo“.

http://www.confindustria.it/studiric.nsf/All/C9248C5753C45F0EC1257A29004051A4?openDocument&MenuID=42257EA28EF90910C1257547003B2F89

“L’asse Monti-Fornero vende all’opinione pubblica la flessibilità selvaggia e i conseguenti disastri sociali come necessità essenziali per rendere il Paese competitivo. Il teorema è: abbiamo un mercato del lavoro troppo regolamentato, soffoca la competitività, cioè da noi non investono e con paghe/regole troppo rigide non siamo competitivi all’estero. Confindustria dell’ignorante Squinzi approva. Ok.

Il World Economic Forum di Davos è la massima assise mondiale della finanza e dell’industria, più in alto di così non si va. Pubblicano ogni anno un rapporto sulla competitività dei Paesi nel mondo, il Global Competitiveness Index. Ogni Stato ha una pagella. Nelle pagelle di ogni nazione c’è la parte con la scritta in azzurro The most problematic factors for doing business, cioè quali sono gli ostacoli più problematici per investire in quei Paesi, e per quei Paesi per essere competitivi all’estero. Nelle pagelle di Svizzera, Svezia, Finlandia, e Germania, fra gli ostacoli più problematici ci trovate sempre la voce Restrictive Labour Regulations, cioè un mercato del lavoro troppo regolamentato. In Svizzera, Svezia, Finlandia, Germania il mercato del lavoro NON è flessibile a sufficienza. Ok.

Secondo il teorema Monti-Fornero, il World Economic Forum Global Competitiveness Index dovrebbe bocciare la competitività di Svizzera, Svezia, Finlandia, Germania, tutte piagate da troppa poca flessibilità del mercato del lavoro, e anche, vi si legge, da poca efficienza e da troppa burocrazia. Addirittura nel caso della Svizzera, il WEF lamenta una insufficiente formazione del personale al lavoro”. Peggio di così…

Ok, andiamo a vedere chi sono i Paesi giudicati dal World Economic Forum come i più competitivi al mondo nel 2011:

Primo posto: Svizzera

Terzo posto: Svezia

Quarto posto: Finlandia

Sesto posto: Germania

Su 193 Paesi nei primi sei posti ci sono proprio Svizzera, Svezia, Finlandia e Germania, i Paesi con altissima regolamentazione del mercato del lavoro, troppa burocrazia e anche inefficienze. Possibile? Ma la rigidità del mercato del lavoro non era la causa prima della perdita di competitività?

Se leggiamo la pagella dell’Italia, e sempre nella sezione The most problematic factors for doing business, cioè quali sono gli ostacoli più problematici per investire da noi e per noi per vendere all’estero, vi si trovano precisamente gli stessi problemi di Svizzera, Svezia, Finlandia e Germania: burocrazia, inefficienza e mercato del lavoro troppo regolamentato. Andiamo a vedere dove sta l’Italia nella classifica su 193 Paesi: Quarantatreesimo posto (43), dietro Tunisia e Barbados”.

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=10528

Per quanto ancora, dunque, abuserete della nostra pazienza?

È giusto dire che le cose sembrano migliori di come erano qualche mese fa.

Christine Lagarde, direttore generale del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), 3 aprile 2012

La crescita ritornerà in Europa nel secondo semestre del 2012. C’è un aumento di fiducia ed è possibile credere nel ritorno del continente alla crescita.

José Manuel Barroso, presidente della Commissione Ue, 29 Febbraio 2012

Il peggio della crisi è alle spalle, ma i rischi non sono ancora del tutto scomparsi.

Mario Draghi, 22 marzo 2012

Sono volato in Asia per chiedervi di rilassarvi un po’ circa la crisi dell’Eurozona che è superata, anche grazie al più solido sentiero imboccato dall’Italia.

Mario Monti, 2 aprile 2012

Per altre brillanti esternazioni, rimando a:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/03/governo-monti-o-italia-chi-cadra-per-primo-pssst-i-governi-tecnici-hanno-le-gambe-corte-come-le-bugie/

 

GERMANIA

“Cala più del previsto la produzione industriale tedesca a febbraio. Segna una flessione dell’1,3% rispetto a gennaio, contro stime di un -0,5% e dopo un rialzo dell’ 1,2% il mese precedente (dato rivisto in calo da +1,6%). Su base annua, l’indice – corretto per effetto di calendario – ha registrato una diminuzione dell’1%”.

 

SPAGNA E FRANCIA

“I movimenti al rialzo degli spread dei Paesi periferici sono dettati dalla deludente asta di ieri dei titoli di Stato della Spagna, che ha dovuto accontentarsi di una raccolta inferiore al massimo programmato, e da quella di oggi di Parigi: il Tesoro francese ha collocato tutti gli 8,5 miliardi di titoli di Stato in programma, ma ha dovuto accettare rendimenti più alti dell’ultima asta precedente”.

http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=201204051329468926&chkAgenzie=TMFI&sez=news&testo=&titolo=Le%20costruzioni%20sgretolano%20la%20produzione%20tedesca

ITALIA: MENO MALE CHE MARIO C’È

Lo spread tra Btp decennali e Bund tedeschi equivalenti a fine sessione si attesta a 372 punti dopo aver toccato un massimo di seduta di 380 punti. Il rendimento e’ al 5,44%. Il differenziale calcolato sui Bonos di Madrid resta invece sopra quota 400 a 404 punti, per un tasso del 5,77%”.

http://www.agi.it/iphone/notizie/201204051843-eco-rom0111-titoli_stato_spread_btp_bund_chiude_sopra_370_punti

CINA E REGNO UNITO

“I timori per un rallentamento della crescita economica cinese continuano a pesare sulle commodity currency, dollaro australiano, canadese e neozelandese, mentre la sterlina rimane debole dopo che il Pil inglese del 4* trimestre e’ stato rivisto al ribasso.

Il dollaro australiano e’ sceso ai minimi annuali rispetto all’euro e rimane debole rispetto al dollaro in scia ai crescenti timori “riguardo all’economia della Cina”. Gli analisti di Morgan Stanley ricordano che “ieri la Cina ha registrato un calo del 5,3% a/a sui profitti netti delle imprese a febbraio“, dato che conferma il trend di indebilimento degli indicatori del Paese.

Le vendite hanno colpito anche la sterlina dopo la revisione al ribasso del Pil della Gran Bretagna nel quarto trimestre del 2011.

Secondo Michael Saunders, economista di Citigroup, uno dei fattori principali della revisione e’ stata la spesa per consumi, scesa al -1% a/a dal -0,6% a/a precedente. Secondo l’economista, i redditi reali inglesi continueranno a scendere durante l’anno, riflettendo la bassa crescita dei salari nominali e la mancata creazione di posti di lavoro”.

http://www.milanofinanza.it/trader/dettaglio_news_trader.asp?id=201203281407292212&chkAgenzie=TMFI&sez=trader

INDIA

India: la crescita continua a rallentare.

Per Indranil Pal, analista economico di Kotak Mahindra Bank, il rallentamento nel 2012 era prevedibile a fronte del crollo della produzione manifatturiera (+3,9% rispetto al 7,6% dell’anno scorso). Un risultato che oltre ad essere il peggiore da quando è scoppiata la crisi economica internazionale, si distacca di molto anche dalla media del decennio che oscilla attorno al 9%.

http://blog.panorama.it/economia/2012/02/14/india-la-crescita-continua-a-rallentare/

 

GIAPPONE

“Gli investitori guardano ancora ai dati sul deficit commerciale in Giappone che inverte la tendenza delle esportazioni fino al mese scorso rivelatasi positiva. La preoccupazione ora è diventata una minaccia più concreta che sta spaventando i trader”.

http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=201204061001474479&chkAgenzie=TMFI&titolo=Borse%20poco%20mosse,%20sale%20il%20deficit%20commerciale%20in%20Giappone

STATI UNITI

Le spese per costruzioni negli Stati Uniti nel mese di febbraio sono scese dell’1,1% rispetto al mese precedente, facendo peggio di quanto atteso dagli analisti che puntavano su un rialzo dello 0,7%. Lo ha reso noto il dipartimento del Commercio. Rivisto in negativo anche il dato di gennaio a -0,8% dal precedente -0,1%”.

http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Economia/Usa-spese-costruzioni-febbraio-attese/02-04-2012/1-A_001357988.shtml

BRASILE

“Il governo brasiliano annuncia un nuovo pacchetto di sgravi fiscali da circa 5,5 miliardi di dollari per aiutare le industrie, unito ad una serie di prestiti agevolati. Il ministro delle Finanze, Guido Mantega fa sapere che l’esecutivo è pronto a varare un taglio dei contributi ai lavoratori in un’ampia gamma di settori, dal tessile, alla plastica, all’auto. Complessivamente il pacchetto di sgravi fiscali e’ pari a 10 miliardi di real (5,5 miliardi di dollari). Il governo intende anche iniettare 45 miliardi di real (24,5 miliardi di dollari) in una banca per lo sviluppo, per favorire prestiti agevolati all’industria. Si tratta della seconda tornata di stimoli da quando il boom economico ha iniziato a rallentare a metà del 2011”.

http://www.agi.it/iphone/notizie/201204032110-eco-rom0115-brasile_governo_lancia_sgravi_fiscali_e_aiuti_all_industria

Governo Monti o Italia: chi cadrà per primo? (pssst…i governi tecnici hanno le gambe corte, come le bugie)

a cura di Stefano Fait

“Sono volato in Asia per chiedervi di rilassarvi un po’ circa la crisi dell’Eurozona che è superata, anche grazie al più solido sentiero imboccato dall’Italia”.

Mario Monti, 2 aprile 2012

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=188613&sez=HOME_ECONOMIA

“Il pessimismo che regna tra i grandi produttori manifatturieri giapponesi è rimasto ai massimi livelli, stando ai dati del sondaggio trimestrale “tankan” effettuato dalla Banca del Giappone, che sottolinea le persistenti preoccupazioni circa l’apprezzamento dello yen ed il rischio legato all’indebitamento europeo”.

http://www.japantimes.co.jp/text/nb20120403a1.html

“Il peggioramento italiano sul fronte occupazione trova conferma anche nel trend europeo. Per l’Eurostat, infatti, i disoccupati nell’area Euro hanno raggiunto nel febbraio scorso la cifra record di 17 milioni di unità (+162mila su mese precedente), pari al 10, 8% (10,7% a gennaio)”.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-04-02/disoccupazione-febbraio-istat-giovani-111106.shtml?uuid=Ab00HoHF

 “L’indice manifatturiero Pmi dell’Eurozona è sceso a marzo a 47,7 da 49 di febbraio, in base alla lettura finale di Markit Economics. Il risultato conferma la stima preliminare e segnala una contrazione dell’attività per l’ottavo mese di fila. Quota 50 è la soglia di demarcazione tra espansione e contrazione dell’attività economica”.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/04/02/visualizza_new.html_160445975.html

“La Germania ha sorpreso perché il suo Pmi è sceso per la prima volta nel 2012, e bruscamente, al di sotto di quota 50, portandosi a 48,4 da 50,3; mentre l’indice francese, ai minimi da 33 mesi, scendeva intanto a 46,7 da 49,9…Eurolandia e diversi suoi Stati membri devono affrontare venti contrari, in una situazione di difficoltà (e di austerità) fiscali che non aiuta certo a frenare la caduta della domanda interna, e soprattutto quella degli investimenti”.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-04-03/eurozona-industria-prospettive-incerte-064027.shtml?uuid=AbBfFDIF

“La stretta creditizia, i ritardi nei pagamenti e il forte calo della domanda interna sono le principali cause che hanno costretto molti piccoli imprenditori [11.615 nel 2011] a portare i libri in Tribunale. Purtroppo, questo dramma non è stato vissuto solo da questi datori di lavoro, ma anche dai loro dipendenti che, secondo una nostra prima stima, in almeno 50.000 hanno perso il posto di lavoro”.

CGIA Mestre, 31 marzo 2012

http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=82321175

“Tariffe e tasse? Aumenti rozzi, ma meglio che finire come la Grecia”

Mario Monti, 1 aprile 2012

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-04-01/monti-tariffe-tasse-aumenti-081003.shtml?uuid=AbJZvKHF

“Oggi, secondo me, stiamo assistendo – non è un paradosso – al grande successo dell’Euro. E qual è la manifestazione concreta del grande successo dell’Euro? La Grecia”.

Mario Monti, 26 settembre 2011, trasmissione “L’Infedele”

“Rigore difficile da sopportare ma poi genera la ripresa economica”. Il presidente del Consiglio dopo l’incontro con il premier irlandese cita Dublino come esempio dei risultati che possono essere ottenuti con il consolidamento di bilancio e le riforme strutturali.

Mario Monti, 24 febbraio 2012

http://www.repubblica.it/politica/2012/02/24/news/monti_rigore_difficile_da_sopportare_ma_genera_la_ripresa-30426430/

“L’economia irlandese inaspettatamente si è contratta nel quarto trimestre, spingendo il paese in recessione, guidata da un calo delle esportazioni e della spesa pubblica. […]. Il ministro delle Finanze irlandese Michael Noonan ha detto la settimana scorsa che si aspetta di tagliare le previsioni di crescita per quest’anno, poiché le esportazioni rallentano e la spesa dei consumatori continua a contrarsi. L’Irlanda sta lottando per rilanciare la sua economia nazionale ma le misure di austerità pesano sulla domanda delle famiglie e la disoccupazione rimane sopra il 14 per cento”

http://www.businessweek.com/news/2012-03-22/irish-gdp-unexpectedly-declined-in-fourth-quarter-on-exports

“Le lezioni derivanti dalla repubblica di Weimar in Germania tra il 1919 e il 1933 non dovrebbero essere dimenticate. Già nel 1924 la stabilizzazione della moneta tedesca, dopo l’iperinflazione, era stata conseguita. Le cause immediate della fine della democrazia e dell’avvento del nazismo in Germania non sono derivate dalle incertezze sulla moneta, ma dalle politiche economiche di tagli drastici alle spese pubbliche e sociali, proprio negli anni della Grande Depressione, volute e realizzate dal Cancelliere Heinrich Brüning nel 1930-32, che hanno creato disoccupazione superiore al 30% e profondo malcontento nei lavoratori e nelle classi medie in Germania”

Rainer Masera, Repubblica – Affari e Finanza, 5 marzo 2012

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/03/05/cosi-europa-puo-evitare-la-tempesta-perfetta.html

“Intensificare le politiche di austerità in un contesto come quello attuale, in cui prevale il capitalismo finanziario, non abbasserà il rapporto debito/Pil, ma minerà soltanto la crescita economica. Le conseguenze del patto di bilancio saranno pertanto depressive”.

Stephan Schulmeister, “Quel patto che porta in Grecia”, Repubblica, 29 marzo 2012

http://temi.repubblica.it/micromega-online/quel-patto-che-porta-in-grecia/

 “Si è cominciato con atteggiamenti sprezzanti nei confronti dei giovani anche da parte del presidente del consiglio. Sfigati? Ma come si permettono? Vuol dire che non conoscono la realtà drammatica che vivono i giovani che spesso restano precari fino a che giovani non sono più. Poi la situazione è andata peggiorando. Fino a mercoledì. “Noi abbiamo il consenso, i partiti no”, ha detto Monti. Una frase e un atteggiamento che mi ha ricordato Craxi. E che denota una certa dose di populismo”.

Stefano Rodotà, “Monti non perda la sua sobrietà”, Trentino, venerdì 30 marzo 2012

“Ed è un capolavoro che raggiunge il suo apice nel passaggio sugli italiani, più maturi di quanto tutti si aspettassero. Bontà sua, professore. Sembra davvero trattarci alla stregua di quegli alunni un po’ indisciplinati che alla fine la fanno esclamare: “apperò, non siete mica così bestie come mi avevano detto”. Se ci consente, illustre presidente del Consiglio, accetti un nostro  suggerimento: non c’è cosa che manda più in bestia le persone dell’essere trattati dall’alto in basso, dell’essere considerati ingenuotti, sempliciotti, che si bevono tutto”.

Massimiliano Gallo, Linkiesta, 30 marzo 2012

http://www.linkiesta.it/lettera-monti-corriere#ixzz1qgwPMoAV

“Mario Seminerio, in questo breve post su Phastidio.net, commenta le Economic Surveys sull’Unione Europea presentata dall’Ocse. Dopo aver analizzato le raccomandazioni del documento, conclude con un desolato: “…L’unica spiegazione possibile è che l’Europa e la gestione della sua economia sono finiti in mano ad un gruppo di squilibrati”. Seminerio non è un sovversivo. È un bocconiano, economista, di posizioni mi pare moderate, più liberista che keynesiano. La sua voce si aggiunge al coro sempre più imponente degli economisti di entrambe le sponde atlantiche che contestano la politica economica Europea ritenuta ostinatamente demenziale. Il problema è che questo “gruppo di squilibrati” non è mai stato regolarmente eletto. Si tratta di tecnocrati auto-referenziali (o etero-referenziali, se li si considera come espressione di gruppi di potere), e in quanto tali non è possibile liberarcene con i normali metodi democratici. Non ci sono prossime elezioni grazie alle quali potremo cacciarli: sono lì per grazia divina, e in virtù di un potere che non abbiamo mai conferito loro continueranno a imporci sacrifici sempre maggiori con ricette sempre più recessive (cfr Grecia, Portogallo a breve). A questo punto, fra chi pensa come unica spiegazione possibile che siano un gruppo di squilibrati, e chi ha il sospetto che in realtà sia gente che opera lucidamente per un fine inconfessato, mi chiedo: chi è che sta peccando di ingenuità?”

Mauro Poggi, 27 marzo 2012

http://mauropoggi.wordpress.com/2012/03/27/gli-squilibrati-e-la-democrazia/

 “Questa sorta di nuovo populismo tecnocratico, incarnato dal montismo in versione elitaria, si invera nel richiamo alla maturità degli italiani…Ora, la contrapposizione partiti da una parte, governo dei tecnici e cittadini dall’altra, può piacere a molti italiani, spesso sedotti dalla tentazione a fare a meno della politica, e qualche volta anche della democrazia, ma non è una rappresentazione del tutto realistica. La stessa popolarità del governo è destinata a scendere quando saranno pienamente “percepibili” le misure adottate per evitare il baratro. Lo si vede in questi giorni con buste-paga pesantemente toccate dall’aumento delle addizionali Irpef locali; lo si vedrà con l’arrivo dell’Imu. E quando, e se, salirà l’Iva. Lo si intuisce già dalle diffuse reazioni, non certo della sola Fiom, sull’articolo 18. Vicenda nella quale l’ideologia dei tecnici ha dispiegato tutta la sua, voluta, potenza pedagogica. L’articolo 18 è essenzialmente un trofeo da consegnare a mercati, Bce e Unione Europea a guida tedesca. Visti gli esigui numeri in materia di giusta causa, è chiaro che la norma poco ha a che fare con l’appetibilità italiana per gli investimenti stranieri. Ostacolati, semmai, da una giustizia civile comatosa, dallo strapotere della criminalità organizzata in alcune aree del paese, dalle lentezze della burocrazia, dalla corruzione che altera le regole del gioco. La partita ha invece a che fare con la fine della concertazione, al massimo sostituibile, secondo Monti, con la consultazione delle parti sociali. Nel merito la visione del Presidente del Consiglio non è lontana da quella di Marchionne. La cosa non sorprende: per biografia Monti è parte dell’establishment finanziario internazionale e per dottrina un liberista, sia pure temperato”.

Renzo Guolo, “Se il populismo diventa tecnocratico”, Trentino, 31 marzo 2012

“Secondo l’ultimo sondaggio trimestrale svolto dalla Reuters tra gli economisti, l’arrivo di Monti non ha migliorato né le aspettative di crescita e nemmeno le attese per la tenuta per i conti pubblici italiani. Al punto che, per quanto riguarda la crescita, dallo zero del precedente sondaggio la previsione sull’andamento del Pil per il 2012 è addirittura precipitata al – 1,2 per cento, mentre il disavanzo è stato stimato al 2,2 per cento del Pil. In linea con il 2,3 per cento precedente. Ma significativamente al di sopra dell’obiettivo del governo che è dell’1,6 per cento. Proprio sulla base di queste previsioni negative nessuno degli interpellati ha ritenuto possibile aspettarsi che Monti possa raggiungere, come promesso, il pareggio di bilancio nel 2013”.

Pierre Carniti, 27 marzo 2012

http://www.nuovi-lavori.it/newsletter/section.asp?sid=17&iid=128&printme=1

“Non è che l’approccio del Governo non abbia nulla a che fare con la crescita. A chi dice all’Esecutivo di non cambiare il mercato del lavoro ma di occuparsi della crescita e della disoccupazione credo che il Governo risponda che un ostacolo allo sviluppo e all’occupazione sia rappresentato proprio da una situazione non soddisfacente, molto farraginosa, del mercato del lavoro”.

Giorgio Napolitano

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-04-03/napolitano-governo-riforma-aiuta-063731.shtml?uuid=Ab9NEDIF

“Il 99% della popolazione, praticamente tutti, si dice preoccupato e due famiglie su dieci sono state colpite dai licenziamenti…la crisi continua a colpire duramente: ormai un quarto delle famiglie (il 25%) rivela di esserne stata direttamente coinvolta, vuoi per la perdita di posto di lavoro o per la messa in cassa integrazione di uno dei propri componenti. Un dato in significativo aumento (+11%) rispetto a novembre 2011”.

http://www.agienergia.it/NewsML.aspx?idd=111216&id=67&ante=0

“L’analisi della crisi mostra chiaramente che il problema principale maturato negli ultimi trent’anni a seguito del contenimento della dinamica salariale e della spesa pubblica è stato l’insufficienza della domanda necessaria ad equilibrare la crescente capacità d’offerta potenziale dei sistemi produttivi. I tentativi di sopperire a questo squilibrio strutturale, alimentando la domanda con le “bolle” finanziarie e immobiliari, ha solo reso il sistema più fragile cosicché, dopo una lunga seria di crisi parziali, si è arrivati a quella globale in atto. In questo contesto, l’azione del governo si concentra su aspetti delle condizioni d’offerta, come la flessibilità in uscita dei lavoratori, che attualmente non hanno rilievo per rilanciare la crescita mentre aggrava le insufficienze dal lato della domanda che sono quelle dirimenti. Ma la riforma Monti-Fornero è controproducente anche rispetto alle problematiche dal lato dell’offerta; infatti non immette maggiori certezze nel sistema produttivo, ma – anzi – ne aumenta l’instabilità la quale è il nemico principale della crescita e della possibilità che essa sia qualitativamente compatibile con le esigenze sociali e ambientali sempre più ineludibili per generare sviluppo economico, sociale e civile nel medio e lungo periodo”.

Felice R. Pizzuti

http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Niente-di-tecnico-molto-di-tecnocratico-13062

“Con questo spirito tutti noi – io e voi – affrontiamo le nostre comuni difficoltà […] Non siamo stati colpiti dalla piaga delle locuste […] Ciò accade innanzitutto perché chi domina lo scambio di beni materiali ha fallito […] La condotta degli speculatori senza scrupoli è ora di fronte al giudizio dell’opinione pubblica e alla ripulsa dei cuori e della ragione degli uomini. Le uniche regole che conoscono sono quelle di una generazione di egoisti privi di una visione del futuro e quando questa manca il popolo soffre. […] Il nostro obiettivo più importante è quello di far tornare la gente a lavorare […] Lo possiamo realizzare attraverso assunzioni governative dirette, affrontando l’impegno come faremmo con un’emergenza bellica, ma, al contempo, grazie a queste assunzioni, portare a termine progetti di riorganizzare le nostre risorse naturali. […]. In questo sforzo per un rilancio dell’occupazione […] Abbiamo bisogno di una severa azione di controllo su tutte le attività bancarie, creditizie e di investimento, per porre fine alle speculazioni con danaro altrui”.

Franklin Delano Roosevelt, discorso di insediamento, 4 Marzo 1933

Confesso di aver sopravvalutato Mario Monti. A forza di sentirlo chiamare “professore” mi ero inconsciamente convinto che fosse un nemico temibile per chi ama la democrazia, la giustizia sociale e la libertà. Invece sto constatando, giorno dopo giorno, che il sospetto di Aldo Giannuli era fondato: non è davvero troppo lucido. Così, il rispetto che si riserva ad un avversario degno di nota sta lasciando il posto alla pena. Sarà forse l’età, o sarà che non è particolarmente avvezzo ad operare in ambienti in cui esiste dissenso, in cui le sue affermazioni vengono vagliate e contestate, quando non rispondono al vero.

Comunque stiano le cose e qualunque valore abbiano i sondaggi del Corriere della Sera, Monti è spacciato. Ha sfruttato finché ha potuto la spinta dell’anti-berlusconismo, il desiderio del PD e dei suoi elettori di sentirsi nuovamente al governo, l’assenza della sinistra dal Parlamento e dai media, ma ormai vacilla e sembra non essere più capace di farne e dirne una giusta. Passa da una gaffe all’altra, al punto che persino i compiacenti e servili editorialisti del Corsera lo rampognano, peraltro sempre con molto tatto.

È come se, improvvisamente, Monti si fosse accorto che le direttive che gli provengono dall’alto sono inapplicabili, perché lo renderebbero supremamente impopolare, e stesse cercando di tenere il piede in due scarpe, aggravando così la sua crisi di credibilità ed autorevolezza, che i principali media non riescono o non vogliono più dissimulare [sarebbe bello assistere agli scontri all’interno della redazione della Repubblica].

Dubito fortemente che questo governo ce la farà ad arrivare al 2013; non con il disastro socio-economico che sta abbattendosi sull’Italia e che sarà, giustamente, imputato principalmente a Monti & compagnia “bella”. A questo punto, potrebbe sembrare quasi indecente infierire su di lui e sul suo governo, ma la superbia con la quale continua(no) ad ignorare i fatti, i doveri istituzionali, i valori costituzionali e la sovranità popolare esigono che lo/li si colpisca duro finché non avrà(nno) capito che è giunto il momento di passare il cerino a qualcun altro, prima di bruciarsi troppo le dita e finché l’opinione pubblica non si sarà risvegliata dal sortilegio che le fa vedere bello, buono e giusto ciò che è turpe, iniquo e, in una parola, mostruoso.

Vorrei poter dire che mi diverto ad assistere alla caduta di questi “dèi” di terza classe – ed in parte è vero – ma la disperazione di milioni di Italiani, prodotta dalle atroci politiche neoliberiste degli ultimi anni, è reale e tangibile. Resta dunque un retrogusto estremamente amaro e il desiderio che tutto questo abbia fine al più presto e che la gente possa tornare a sperare in un mondo migliore.

Le cause della Rivoluzione in Italia

a cura di Stefano Fait

“Nel 2010 il 23,4% della popolazione europea, pari a 115 milioni di persone, era a rischio povertà o esclusione sociale. Gli italiani nelle stesse condizioni erano invece circa 14,7 milioni, pari al 24,5% della popolazione. Sono i dati diffusi oggi (8 febbraio 2012) da Eurostat, l’Ufficio statistico dell’Unione europea”.

http://it.notizie.yahoo.com/crisi-eurostat-23-4-europei-152220151.html

“Una diminuzione di valore del carrello della spesa degli italiani pari all’1,5% a prezzi costanti nel 2011, con una spesa pro capite dedicata all’agroalimentare al di sotto dei 2.400 euro annui, su livelli di quasi trent’anni fa. «Gli italiani – ha sottolineato Coldiretti – hanno ridotto i consumi di carne e frutta invertendo la tendenza all’aumento che si era verificata negli ultimi 30 anni durante i quali i consumi pro capite (in grammi al giorno) erano passati per la carne da 206 del 1980 a 241 del 2010 e per la frutta da 308 del 1980 a 418 del 2010»”.

http://www.ilgiornale.it/interni/crollano_consumi_alimentari_litalia_torna_indietro_30_anni/13-03-2012/articolo-id=576989-page=0-comments=1

“Secondo i dati di Eurostat, crolla la produzione industriale in Italia a gennaio, scendendo su base mensile del -2,5% rispetto a dicembre 2011. Tra i Paesi europei, il calo italiano è il secondo peggiore di tutti, migliore solo rispetto a quello della Finlandia che ha registrato un -5,1%”:

http://www.firstonline.info/a/2012/03/14/eurostat-crolla-la-produzione-industriale-in-itali/0d0936f8-b8b5-4907-baa2-92c2b8ab23ba

[“Per dare nuovi prestiti alla Grecia, la Finlandia ha, a un certo punto dell’estenuante negoziato europeo, chiesto garanzie in particolari beni dello Stato ellenico: per la precisione l’Acropoli di Atene, il Partenone e alcune isole”:

http://www.corriere.it/economia/11_luglio_21/grecia-finlandia-partenone_a9d0e5ce-b39f-11e0-a9a1-2447d845620b.shtml]

“Nella sola Unione europea la flessione delle vendite di automobili a febbraio è stata del 9,7% a 888.878 unità. Tra i cinque principali mercati europei, in forte flessione Francia (-20,2% a 163.010 immatricolazioni) e Italia (-18,9% a 130.661 unità)“:

http://www.ansa.it/motori/notizie/rubriche/industriamercato/2012/03/15/visualizza_new.html_132770170.html

Il peso delle tasse punta a superare il 45%, «un livello che ha pochi confronti nel mondo», «eccessivo» per i contribuenti onesti. Troppi «strappi forti allo Stato di diritto» negli ultimi decreti, i cittadini non devono essere trattati come «sudditi». Arriva dai vertici delle massime istituzioni di controllo, la Corte dei conti e il Garante della privacy, un doppio attacco simultaneo alla politica fiscale del governo. E colpisce, da fronti opposti, sui temi che sono più a cuore all’ esecutivo: la ripresa dell’ economia, la leva fiscale e i controlli sull’evasione «ampia e grave». La prima bocciatura arriva, dati alla mano, dal presidente della Corte dei conti, Luigi Giampaolino. Di fronte alla commissione Bilancio della Camera dice chiaro: «Il nostro sistema è disegnato in modo da far gravare un carico sui contribuenti fedeli eccessivo». Prevenendo la consueta giustificazione, dell’ emergenza crisi finanziaria, Giampaolino ricorda che «le stime più accreditate ipotizzano un livello dell’ evasione fiscale dell’ ordine del 10-12% del prodotto». E lancia un monito: «Una volta attenuatesi le condizioni di emergenza» che apra lo «spazio a una riduzione della pressione fiscale che aiuti il rilancio dell’ economia» «è necessario lavorare con tenacia e determinazione alla riduzione della spesa». La magistratura contabile ha più volte indicato dove e come tagliare. Ma c’ è di più. All’ ipotesi di nuovo aumento dell’ Iva Giampaolino contrappone il proposito «non ancora accantonato», e al quale si aggrappano le speranze dei cittadini, «di destinare a copertura degli equilibri di bilancio una quota crescente di gettito da recuperare dalla riduzione delle agevolazioni (fiscali)». Per allinearci all’ Europa però, avverte, servono «sgravi sui redditi da lavoro e impresa per circa 50 miliardi». Il confronto con gli altri Paesi dell’ Unione «segnala un’ elevata pressione fiscale, una distribuzione del prelievo che penalizza i fattori produttivi rispetto alla tassazione dei consumi e patrimoni». Ma è contro l’ evasione la lotta più dura da compiere. Le somme recuperate tra il 2006 e il 2010 sono circa 73 miliardi, «con un’ incidenza di circa il 35,5% delle maggiori entrate», sottolinea. Ma serve di più. Occorrerebbero, suggerisce, «il completamento degli strumenti che, utilizzando le moderne tecnologie, possono contribuire alla naturale emersione delle basi imponibili, come il controllo telematico dei corrispettivi», ma anche «l’ introduzione dell’ onere del pagamento tracciato, anche al di sotto dell’ attuale soglia di 1.000 euro, quale requisito di ammissibilità fiscale della spesa sia nell’ ambito delle attività d’ impresa e professionali, sia ai fini del riconoscimento di oneri deducibili e detraibili delle persone fisiche». Sempre sull’ evasione, ma di diverso segno, il richiamo al governo del Garante Pizzetti. Per lui, che ieri ha tracciato il bilancio dei sette anni di attività compiuta ora racchiuso in un volume, la lotta all’ evasione fiscale sarebbe troppo invasiva. A suo giudizio, ci sarebbero «strappi forti allo Stato di diritto». «È una fase di emergenza dalla quale uscire al più presto», dice. Altrimenti «lo spread fra democrazia italiana e occidentali crescerebbe». «È proprio dei sudditi essere considerati dei potenziali mariuoli – dice Pizzetti -. È proprio dello Stato non democratico pensare che i propri cittadini siano tutti possibili violatori delle leggi». Invece «vediamo che è in atto, a ogni livello dell’ amministrazione, e specialmente in ambito locale, una spinta al controllo e all’ acquisizione di informazioni sui comportamenti dei cittadini che cresce di giorno in giorno. Un fenomeno che, unito all’ amministrazione digitale, a una concezione potenzialmente illimitata dell’ open data e all’ invocazione della trasparenza declinata come diritto di ogni cittadino di conoscere tutto, può condurre a fenomeni di controllo sociale di dimensioni spaventose». Attenzione dunque, «ai bollini di qualunque colore siano» e «alle liste dei buoni e cattivi». Pizzetti ce l’ ha anche con i decreti Sviluppo e Salva Italia che hanno ridotto l’ applicabilità del codice per la privacy alle imprese. Modifica che, spiega, non garantisce più la protezione da possibili hacker o nei rapporti tra imprese e banche”.

http://archiviostorico.corriere.it/2012/marzo/14/Strappi_allo_Stato_diritto_nella_co_8_120314017.shtml

Contro Berlusconi:

Sale la tensione tra Forze Armate e poliziotti e governo. Dopo la protesta di piazza dei poliziotti e quella, a sorpresa, dei carabinieri (che in un comunicato del Cocer hanno attaccato la casta, il governo e il premier), ora la rappresentanza “sindacale” dell’Esercito chiede le “dimissioni dell’esecutivo””.

http://www.repubblica.it/politica/2011/10/20/news/carabinieri_governo-23527171/

Contro Monti:

“Inizieranno il 20 marzo prossimo le annunciate ”azioni di protesta” con dei presidi davanti alle Prefetture e alle Questure. Ad annunciarlo sono i sindacati di polizia contro quello che definiscono ‘‘l’inganno del Governo sul trattamento che intende riservare alle pensioni delle donne e degli uomini delle Forze di Polizia e delle Forze Armate”. […] ‘Se l’esecutivo continuera’ a far finta di non capire, le azioni di protesta sul territorio si moltiplicheranno fino ad estendersi anche ad una serie di manifestazioni a livello nazionale”.

http://www.asca.it/news-Pensioni__sindacati_polizia__dal_20_marzo_azioni_di_protesta-1133479-ATT.html

“Questo papa oggi vorrebbe ricondurre all’ordine lefebvriani, legionari, neocatecumenali, ciellini, opusdeisti. Ma si tratta di strutture a cui negli anni passati, specie sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, è stata concessa una autonomia enorme dal punto di vista dottrinario, ecclesiale e – soprattutto – finanziario. Oggi quindi le spinte centrifughe, innescate dallo stesso pontificato wojtyliano (all’interno del quale Ratzinger ha giocato un ruolo tutt’altro che secondario) sembrano molto più forti di quelle centripete e il papa non credo riuscirà a ricondurre all’unità settori del corpo ecclesiale divenuti ormai molto influenti, anche in virtù dell’enorme potere finanziario accumulato. E che combattono la loro battaglia uno contro l’altro su piani molto complessi e differenti, da quello delle strategie politiche a quello delle alleanze con i banchieri ed il mondo industriale, dalla finanza alla acquisizione di ospedali e università, dalla occupazione dei posti chiave nell’organigramma vaticano alle nomine episcopali”.

http://temi.repubblica.it/micromega-online/vaticano-dietro-lo-scandalo-lo-scontro-tra-cl-e-opus-dei-intervista-a-ferruccio-pinotti/

“Dopo un inverno a secco, la primavera da sola non potrà dissetare i terreni aridi dalle scarse piogge dei mesi passati”:

http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/allarme-siccita-brescia-meteo-piogge-1155031/

L’Europa sarà “la più pesantemente colpita dal cambiamento climatico, le temperature medie annuali scenderanno di 6 gradi Fahrenheit in meno di un decennio, con trasformazioni più drammatiche lungo la costa nord-occidentale. Il clima dell’Europea nord-occidentale sarà più freddo, secco e ventoso rendendola molto simile alla Siberia. L’Europa meridionale subirà un cambiamento minore ma verrà colpita ancora da violenti e intermittenti raffreddamenti e da rapidi sbalzi di temperatura. Ridotte precipitazioni provocheranno la perdita di territori (leggi: suolo coltivabile), il che diventerà un problema per tutta l’Europa contribuendo alla mancanza di scorte di cibo. L’Europa combatterà per arginare l’emigrazione dalle nazioni scandinave e dall’Europea settentrionale di popoli in cerca di caldo, così come l’emigrazione dai paesi duramente colpiti in Africa e altrove” (Rapporto sul cambiamento climatico commissionato dal Pentagono) .

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/02/16/verso-una-nuova-era-glaciale-il-quadro-dinsieme/

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Durante un incendio nella foresta, mentre tutti gli animali fuggivano, un colibrì volava in senso contrario, con una goccia d’acqua nel becco. “Cosa credi di fare?” gli chiese il leone. “Vado a spegnere l’incendio!” rispose il colibrì. “Con una goccia d’acqua?” disse il leone, con un sogghigno ironico. E il colibrì, proseguendo il volo, rispose: “Io faccio la mia parte”. (Favola africana)

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La lotta di classe non è soltanto il conflitto tra classi proprietarie e lavoro dipendente. È anche «sfruttamento di una nazione da parte di un’altra», come denunciava Marx Il punto di vista del pensiero meridiano è il punto di vista dei Sud del mondo, dall'America Latina al nostro Mezzogiorno, quella parte della società schiava di squilibri ancor prima di classe che territoriali.

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