Un voto utile è un voto contro Montgomery Burns (contro la superbia delle pecore)

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Bersani: “Che sinistra è quella che fa vincere la destra?”

Ingroia: “La tua”

scambio su twitter – 21 gennaio 2013

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Chissà poi dov’erano le alte e basse toghe che ora si stracciano le vesti per la candidatura di Ingroia quando entrarono in politica Violante, Ayala, Casson, Maritati, Mantovano, Nitto Palma, Cirami, Carrara, Finocchiaro, Carofiglio, Della Monica, Tenaglia, Ferranti, Caliendo, Centaro, Papa, Lo Moro, su su fino a Scalfaro. E dove spariscono quando si tratta di dedicare a Grasso le critiche riservate a Ingroia. Se poi Ingroia deve espiare la colpa di aver indagato su mafia e politica, di aver fatto condannare Contrada, Dell’Utri, Inzerillo, Gorgone e di aver mandato alla sbarra chi trattò con i boss che avevano appena assassinato Falcone e Borsellino, lo dicano. Così almeno è tutto più chiaro.
Marco Travaglio

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Ingroia non è il mio leader ideale – vorrei un politico di razza con una certa preparazione sociologica ed economica -, il manifesto di Rivoluzione Civile non è come l’avrei voluto, l’uso di fumetti e di slogan è troppo grillino per i miei gusti, la composizione delle liste ha risentito fin troppo degli accordi pregressi e molto poco dell’esigenza di cambiamento (resto però dell’idea che la “società civile” debba partecipare ed influenzare le decisioni politiche, non certo governare).
Voterò comunque per RC, perché Ingroia vorrebbe candidare alla presidenza della Repubblica uno dei miei miti, Gustavo Zagrebelsky, perché in due mesi non si possono fare miracoli, perché da qualche parte bisogna pur cominciare, perché in futuro le forze del cambiamento (e quindi anti-liberiste) di Sel e M5S (e forse del PD?) convergeranno con RC e nascerà qualcosa di nuovo ed importante, sulle ceneri di RC (che non credo abbia un futuro, nella forma attuale). Il mio voto è un seme.

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Monti mente sull’Italia salva – un editoriale del Financial Times di questi giorni è arrivato a paragonarlo al cancelliere incapace (o criminale?) che ha spianato la strada a Hitler (!)  –, Bersani mente sugli F-35 (e su mille altre cose), il 45% di chi si recherà alle urne li voterà nell’assoluta convinzione che siano dei galantuomini che stanno sistemando le cose.

Quant’è straziante quest’ineluttabile disastro?

Mi ricorda un film in cui c’era un treno lanciato a tutta velocità su un binario morto, d’inverno, in Alaska, con gli antagonisti (direttore del carcere ed evaso) consci della loro morte imminente.

Perché devo finire nell’abisso anch’io con la mia famiglia, assieme a milioni di ebeti?

Quando si sveglieranno le pecore dalla loro ovina superbia?

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Matteo Pucciarelli, “Al di là del nostro pregevole ombelico”, l’Espresso

“C’è uno sport che va di moda, ma parecchio di moda, in questi ultimi giorni. Spalare merda su Rivoluzione Civile. Da destra, da sinistra, dal centro, da sopra e da sotto. È uno spasso. «C’è il fascista al Senato in Sicilia», «c’è la guardia!», c’è quello che voleva il Tav, c’è uno che è andato al funerale del brigatista (non si ricordano proteste particolari per i partecipanti ai funerali di Pino Rauti), c’è l’altro che nell’88 non portò la busta della spesa alla vecchietta del piano di sotto. Tra qualche giorno ci racconteranno che Ingroia porta due calzini per piede, e che quindi probabilmente in un’altra vita era un dittatore sanguinario.

Fra le altre cose alcune critiche sono pure condivisibili, non a caso molto umilmente ne avevo scritto qualcosa su questo spazio. Ma da qui ad additare Ingroia e gli altri come pericolosi mitomani nemici della nostra civiltà ce ne passa. Forse occorre spostare l’occhio dal nostro pregevole e delicato ombelico, volare un po’ più in alto e osservare la realtà che ci circonda. Che è questa:

- C’è un centrodestra che ricandida i Razzi e gli Scilipoti, e tra un Cosentino amico dei casalesi e un deputato eletto con l’Idv che passa dall’altra parte perché comprato ci saranno pure differenze di ordine penale, ma non morale. Sono due diversi tipi di indegnità. Ma di indegnità si tratta. E non perdetevi le performance dei Minzolini – candidato al secondo posto in Liguria -, gente capace di farsi le vacanze pagate coi soldi di tutti e poi fare la morale sulla meritocrazia marchionnista agli operai di Mirafiori o Pomigliano. Senza scordare le cricche, gli affaristi, gli abusi di potere, le P3 e P4, lo sfregio più totale del convivere civilmente, del buonsenso e della ricerca della verità;

- C’è un centro perfetto portatore del classismo un po’ cialtrone all’italiana. I padroni del vapore che magnavano a destra prima e che magnano al centro adesso, quei bigotti che si scandalizzano al solo pensiero di una coppia di fatto e che però se la Chiesa non paga le tasse cosa c’è di male?, i capitani coraggiosi coi soldi degli altri, i sacerdoti moderni del neoliberismo che davanti a previsioni sbagliate e spacciate per bibbia non sanno cosa rispondere, se non con gli stessi slogan: “competitività”, “è colpa dell’articolo 18″, “sinistra conservatrice”, “continuare su questa strada”. Parole senza alcun senso, senza nessuna attinenza con la realtà. Cosa vogliono dire davvero? Non lo spiegano mai;

- C’è un centrosinistra che ha già detto che comunque vada governerà con il centro. Per fare cosa? Giorni fa ospite a Ballarò c’era un socialdemocratico olandese che spiegava: «In Italia voterei Bersani, porterà avanti le riforme», e ossessivamente ripeteva quella parola: “riforme”. Ma “riforme” cosa significa? Come quella delle pensioni? Come quella dell’articolo 18? Come quella lasciata a metà delle province? Qualcosa lo sa? Qualcuno lo ha capito? E se un giorno Vendola si azzarda a toccare la parola equità, il giorno dopo Bersani si sente costretto a tranquillizzare che nessuna patrimoniale verrà fatta. È vita questa? No dico, in futuro ci dovremo di nuovo prendere in giro sulla guerra, sul lavoro, sui diritti civili e sociali? Un film già visto, e rivisto, ricordi poco edificanti e una lezione che viene di volta in volta dimenticata: quando la sinistra non fa la sinistra non scalda i cuori, perde identità e consensi;

- C’è un «né destra né sinistra ma in alto» che sputa rabbia e a ragione, ma nel farlo butta tutti dentro un calderone e solidarizza con i fascisti e poi ci spiega che i sindacati non servono, e insomma non si capisce come sia possibile generalizzare, o tutti buoni o tutti cattivi. Strizza l’occhio alla generale indignazione ma senza illustrare le ragioni e i perché dello sfacelo attuale, e non ci dice una parola sulle disuguaglianze crescenti, sui danni prodotti da un modello di pensiero e pure economico (l’individualismo), e poi comunque “vaffanculo” è semplice e arriva dritto al punto ma dopo che ti sei sfogato tutto resta com’è;

- Il quadro è questo. Le liste di Rivoluzione Civile erano perfettibili, ma se il Porcellum esiste ancora non è certo grazie a Ingroia, né a Ferrero, Di Pietro, Diliberto e Bonelli (su cinque, quattro di loro negli scorsi cinque anni sono stati fuori dal Parlamento). I partiti sono perfettibili, ma ricordo che agli scioperi generali indetti dalla Cgil e dalla Fiom le loro bandiere le ho viste e i loro pullman pure. Il programma invece parla chiaro, ed è il motivo per cui, magari, da domani si può cominciare a pensare che dopotutto c’era davvero bisogno di qualcuno che parlasse fuori dal coro”.

Matteo Pucciarelli

(22-01-2013)

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/01/22/matteo-pucciarelli-al-di-la-del-nostro-pregevole-ombelico/

La patetica inconsistenza della candidatura Monti

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La volontà c’è, ora Monti deve trovare i voti. Sta pensando a un discorso in Parlamento per vedere poi chi aderisce, partiti e parlamentari. Intanto conferma per il 21 dicembre la conferenza stampa di fine anno per un bilancio del suo primo governo.

Stefano Feltri, Il Fatto Quotidiano, 15 dicembre 2012.

Da qualche settimana girano voci che attribuiscono alla coalizione di centro a sostegno di Mario Monti, o anche solo alla lista unica del Senato ispirata al premier, un consenso del 20%. E’ una bufala. Nessuno degli istituti di sondaggi che stanno regolarmente monitorando le intenzioni di voto degli italiani, infatti, ha finora messo nero su bianco una cifra così elevata per i reduci del terzo polo e il simbolo del Professore.
http://www.giornalettismo.com/archives/685325/sondaggi-la-bufala-di-monti-al-20/

Una lista unica di centro – che comprenderebbe Casini, Fini, Montezemolo – guidata da Monti raggiungerebbe il 15,4 percento. Senza il Professore, invece, le liste di centro avrebbero 6 punti percentuali in meno, attestandosi al 9,4 percento.

http://www.huffingtonpost.it/2012/12/21/elezioni-2013-sondaggio-swg_n_2344075.html

Ad appoggiare un nuovo mandato per il Professore è l’11 percento degli intervistati. Nel dettaglio, a gradire questa ipotesi sono soprattutto gli elettori di centro (28%), appena il 6 percento di quelli di centrodestra e il 5 percento di centrosinistra. Monti al Quirinale piace invece al 13 percento degli italiani.
http://www.agenparl.it/articoli/news/politica/20121214-elezioni-swg-un-italiano-su-10-vuole-monti-nuovamente-premier

Secondo l’ultimo sondaggio Spincon.it, realizzato con metodo CAWI su un campione di 1.420 interviste, il 74,4% dei cittadini italiani esprime un giudizio “molto negativo” (47,3%) o “negativo” (27,1%) sulla possibilità che il premier torni a guidare il governo dopo la tornata elettorale. Il 19,1%, invece, esprime un giudizio “molto positivo” (4,6%) o “positivo” (14,5%).

La prospettiva di un Monti-bis è accolta favorevolmente solo dal 22,3% degli elettori del centrosinistra: il 5,2% esprime un giudizio “molto positivo”; il 17,1% ne esprime uno “positivo”. Anche sottraendo all’insieme degli elettori del centrosinistra chi, nel 2009, ha votato per l’Italia dei Valori, il 71% continua a giudicare in modo “molto negativo” (33,8%) o “negativo” (37,2%) l’ipotesi di un Monti-bis.

A variare, insomma, è l’intensità del giudizio (più negativo per gli elettori di centrodestra), ma non la sostanza: la maggioranza degli italiani non vede con favore l’ipotesi di un ritorno di Mario Monti alla guida del governo.

http://www.notapolitica.it/2012/12/14/mancia_14-12.aspx

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Secondo un’analisi effettuata da Ipsos su sondaggi condotti tra il 14 novembre e il 10 dicembre 2012, più di due italiani ogni dieci (22%) sono oggi convinti che Mario Monti sarebbe il miglior Presidente del Consiglio anche dopo le prossime elezioni politiche.

Fra i supporter del “Professore” troviamo in misura maggiore della media uomini, elettori con oltre 55 anni, laureati e diplomati, imprenditori, liberi professionisti e dirigenti, pensionati, residenti nelle regioni del nord-ovest, residenti in comuni di dimensioni medio piccole (10-30mila abitanti), cattolici praticanti assidui, elettori che si collocano al centro o al centro sinistra, elettori del Partito Democratico o dei numerosi partiti della galassia “centrista”.

http://www.linkiesta.it/monti-bis-sondaggio-ipsos#ixzz2F77MlZR1

Monti, Ambrosetti, la Repubblica e lo smantellamento del sistema sanitario nazionale

Ambrosetti e Monti, amici da 35 anni

Monti ha parlato di un sistema che avrà difficoltà a resistere. I ricercatori di Ambrosetti, nella pubblicazione “Meridiano sanità”, si sono spinti oltre. Hanno infatti ipotizzato che entro il 2050, cioè in meno di 40 anni, la spesa sanitaria italiana sarà più che raddoppiata, e salirà a 260 miliardi di euro”.

La Repubblica del 28/11/2012.

Cos’è Ambrosetti e perché la Repubblica lo cita come fonte autorevole a sostegno delle dichiarazioni di Monti?

“Ambrosetti – Europe House” è uno di quei club in cui si decidono (a porte chiuse) le sorti di milioni di persone. Fa parte della stessa schiatta di Gruppo Bilderberg, Trilaterale, CFR, Aspen, Bruegel, ecc.

http://www.informarexresistere.fr/2012/09/08/the-european-house-ambrosetti-una-s-p-a-che-detta-lagenda-mondiale-2/#axzz2DQlEDeu5

Ne è Presidente onorario Alfredo Ambrosetti, “il padre del seminario che dal 1975 riunisce sulle rive del Lago di Como chi fa leggi e chi dirige le aziende, i pensatori più brillanti e i ministri attuali o futuri, in Italia come a Bruxelles…. «Con Napolitano c’è sempre stata una forte corrente di simpatia e di stima reciproca, per quel che posso testimoniare. Il presidente è stato un ospite assiduo del seminario e Monti ha sempre curato di persona le sessioni che lo hanno riguardato». Già, perché il neopremier è, fin dalle origini, uno dei «fabbri» più preziosi di quella fucina di idee che è da sempre il workshop di Cernobbio. A lui si deve in buona parte il merito di avere dato forma all’«Ambrosetti», molto di più di un convegno o di un luogo di discussione libera….

come si fa a non partecipare a quella kermesse cui ogni anno Monti, forte della sua rete di contatti e di relazioni internazionali ad altissimo livello, presenta i protagonisti del mondo che verrà? «È stato lui a segnalare Christine Lagarde» rivela Ambrosetti «prima che venisse nominata nel governo francese».

«Monti è arrivato da noi nel ’77, quando il seminario era alla sua terza edizione» ricorda Ambrosetti. «È stato l’anno del salto di qualità, quando il seminario ha preso una fisionomia più precisa e internazionale, grazie alla collaborazione di Franco Modigliani, non ancora premio Nobel. In quell’occasione spuntò quel giovane economista così serio e preciso, mi colpì subito per la sua competenza e la proprietà di linguaggio: mai un aggettivo fuori posto, mai una sbavatura. Da quel momento decisi che la sua sarebbe stata una  collaborazione preziosa».

Mai decisione fu più felice, visto che, 34 anni dopo, l’entusiasmo è più vivo che mai. Anzi. «Monti è semplicemente perfetto» assicura Ambrosetti. Inutile tentare di scalfire l’ammirazione di Ambrosetti, che pure ha visto sfilare i grandi della Terra, per il suo amico prestato alla politica. Emerge il ritratto di un uomo schivo, amante della natura e della solitudine, ma capace di grandi gesti d’affetto, come congedarsi da un vertice di altissimo livello in Polonia per correre al matrimonio della figlia dell’amico Alfredo, come è successo il 22 ottobre scorso.

«Non l’ho mai visto arrabbiato» continua Ambrosetti. «Ha una capacità di autocontrollo ai limiti dell’umano». E ancora: «È misurato nelle parole, puntuale negli appuntamenti». Difficile che uno così se la possa cavare in un ambiente difficile e complicato come la politica. «Non credo» replica Ambrosetti «che la sfida di Bruxelles fosse più agevole. Anche lì non mancavano difficoltà ambientali o nemici potenti.

Lui ha un’arma preziosa: è assolutamente incorruttibile. Non solo, come è ovvio, dal punto di vista materiale. Ma anche sul piano ideologico. Ha convinzioni profonde e quando si sente nel giusto non cede ai compromessi».

http://economia.panorama.it/Alfredo-Ambrosetti-vi-dico-io-come-Mario-Monti-e-arrivato-qui

La trentottesima edizione del tradizionale appuntamento di Cernobbio, il workshop Ambrosetti, si è chiusa ieri con l’incoronazione di Mario Monti. Anzi, del ‘Monti bis’. A decretare l’assoluta necessità di affidare all’agenda del professor Monti il futuro del Paese sono stati gli ospiti del forum. Amministratori delegati, industriali e banchieri ci mettono la faccia, e spiegano che “il governo che uscirà dalle urne dovrà proseguire il lavoro di Monti”. Un messaggio alla politica, dunque. Perché candidarsi è lecito, ma per quanto riguarda il programma, quello dell’illustre bocconiano basta e avanza. Unica nota stonata, il pollice verso di Giulio Tremonti. “I banchieri sono contenti”, spiega l’ex ministro del Tesoro, “sicuramente non lo sono i cittadini”. Ma l’ultima parola l’ha avuta il padrone di casa e presidente onorario di The European House Ambrosetti. “Stimo Monti infinitamente”, dichiara il cavaliere Alfredo Ambrosetti, che proietta ‘Super Mario’ ben oltre la presidenza del Consiglio. “Nutro un sogno”, confessa alle telecamere de ilfattoquotidiano.it, “vorrei che Mario Monti diventasse Presidente della Repubblica”

http://tv.ilfattoquotidiano.it/2012/09/10/cernobbio-elegge-monti-ambrosetti-sogno-premier-colle/204700/

D’Alema e l’operazione Monti

Premessa: Massimo D’Alema è quel politico di “sinistra” che, incapace di dire cose di sinistra, ha preferito osannare Escrivà de Balaguer, il fondatore di Opus Dei:

http://www.webalice.it/gangited/_D/Dalema_Opusdei.html

Sua moglie, Linda Giuva, ha collaborato con Licio Gelli alla sistemazione del suo archivio, facendosi fotografare mentre gli stringeva la mano:

http://archiviostorico.corriere.it/2006/febbraio/12/Stretta_mano_fra_Gelli_Linda_co_9_060212058.shtml

Giusto per inquadrare il soggetto, che evoca un incrocio tra Craxi e Tony Blair.

“La storia comincia a Milano, più o meno nell’autunno del 2010, a casa di un noto professionista. Approfittando della sua amicizia, Massimo D’Alema gli aveva chiesto di incontrare riservatamente Mario Monti, allora presidente dell’Università Bocconi ed editorialista del “Corriere della Sera” dalle cui colonne non risparmiava critiche al governo Berlusconi. […]. D’Alema spiegò al suo interlocutore che il governo Berlusconi si stava avviando alla fine, che la crisi finanziaria, il caso bunga-bunga e il discredito che ne era derivato nel mondo ne avrebbero accelerato la consunzione e che la rottura con Fini sarebbe stato il grimaldello per rompere un equilibrio ventennale. E quindi fine dell’era berlusconiana, nascita di un nuovo governo. Fu a questo punto che D’Alema pose la domanda che gli stava più a cuore: «Sarebbe disponibile ad assumere responsabilità politiche e di governo?». […]. La disponibilità ci sarebbe stata, certo che sì, argomentò Monti, ma a tre condizioni: che l’ingresso in politica non avvenisse attraverso una campagna elettorale; che a chiamarlo all’eventuale incarico fosse il presidente della Repubblica; e, in quel caso, che a sostenere il suo sforzo fosse poi una maggioranza molto ampia, che andasse al di là delle tradizionali coalizioni di centro destra e centro sinistra….Non sappiamo se le avances di D’Alema nascessero da iniziativa personale o la sua fosse piuttosto una missione per conto terzi; […] quando nel novembre 2011 sarà Giorgio Napolitano a chiudere la parentesi berlusconiana e ad avere l’intuizione di un governo tecnico-politico – secondo capitolo della nostra storia – ecco quelle tre condizioni rispuntare: per Mario Monti non ci sarebbe stata campagna elettorale, né ora né mai, grazie all’accorta trovata della nomina a senatore a vita; una settimana dopo, l’incarico di formare il governo gli sarebbe stato offerto non su indicazione dei partiti, ma su proposta del Capo dello Stato; e a sostenerlo sarebbe accorsa una maggioranza ampia, “strana”: centro, sinistra e destra. ABC”.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/quando-dalema-chiese-a-monti/2188308/8

E D’Alema cosa ci guadagna in tutto questo?

“Lo schema che le malelingue attribuiscono – a ragione o a torto – a D’Alema suona più o meno così, come lo racconta un autorevole dirigente del partito vicino al segretario. «Massimo adesso punterà le sue fiches sul cavallo Monti. Perché sa benissimo che, se Monti si avvicina a un bis a Palazzo Chigi, la via del Quirinale sarà spianata per uno col suo profilo, che viene “da sinistra”.

http://www.lettera43.it/politica/d-alema-pronto-al-divorzio-con-bersani-per-arrivare-al-colle_4367556446.htm

una candidatura peraltro molto ben vista dall’establishment fin dal 2006:

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Editoriali/2006/05_Maggio/06/loggia.shtml

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