
Riconosci ciò che ti sta davanti agli occhi e i misteri ti saranno svelati. Perché non esiste cosa nascosta che non verrà rivelata.
Vangelo di Tommaso
NOTA BENE: Francesco potrebbe essere il grande riformatore della Chiesa che aspettavamo tutti – il che significherebbe che all’interno del Vaticano le forze del cambiamento e del riscatto sono insospettabilmente influenti – oppure potrebbe essere un altro Obama, una figura messianica che affascina le masse con le sue parole e i suoi comportamenti pubblici ma poi, nei fatti, si dimostra più subdolo, sleale e nefasto di G.W. Bush
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/14/amerikarma-obamamania/
Bando alle ingenuità: questa è una battaglia politica. I matrimoni tra omosessuali sono un tentativo di distruggere i piani divini.
Jorge Bergoglio
http://www.guardian.co.uk/world/2013/mar/13/pope-francis-quotations-by-him-about-him
L’entità della complicità della chiesa è stata eccellentemente delineata da Horacio Verbitsky, uno dei più importanti giornalisti argentini, nel suo libro El Silencio (Silenzio). Racconta di come la marina argentina con la connivenza del cardinale Jorge Bergoglio, ora arcivescovo gesuita di Buenos Aires, nascose ad una delegazione della Commissione interamericana per i diritti umani dei prigionieri politici della dittatura. Bergoglio li nascondeva niente di meno che nella sua residenza estiva in un’isola che si chiama El Silencio, sul Rio de la Plata. La cosa più vergognosa per la chiesa è che in tali circostanze è stato permesso al nome Bergoglio di procedere nel voto per la scelta del successore di Giovanni Paolo II. Che scandalo si sarebbe scatenato se ci fosse stata la nomina a primo papa del continente americano di una persona implicata nei reati di omicidio e sequestro di persona [era il 2011, NdT]
http://www.guardian.co.uk/commentisfree/belief/2011/jan/04/argenitina-videla-bergoglio-repentance
Bergoglio ha avuto un atteggiamento molto vile su una cosa così terribile come il furto di neonati. Lui dice di non averne saputo nulla fino al 1985. Non intende affrontare questa realtà e non se ne preoccupa. La sua preoccupazione è come salvare il suo nome, salvare se stesso. Ma non può impedire a queste accuse di raggiungere l’opinione pubblica. La gente sa che tipo di persona lui sia.
Estela de la Cuadra, zia di uno dei bambini rapiti in Argentina [tolti ai genitori “dissidenti” per farli adottare da genitori che simpatizzavano per la giunta militare, NdT], la cui madre Alicia è stata co-fondatrice di Nonne di Plaza de Mayo
http://www.guardian.co.uk/world/2013/mar/13/pope-francis-quotations-by-him-about-him
Vedo la curia romana come un corpo che si pone al servizio del prossimo, un corpo che mi aiuta e mi serve. A volte le notizie negative trapelano, ma sono spesso esagerate e manipolate per diffondere scandalo. I giornalisti a volte rischiano di ammalarsi di coprofilia e quindi fomentare la coprofagia, che è un peccato che contamina tutti gli uomini e le donne, cioè la tendenza a concentrarsi sugli aspetti negativi piuttosto che sugli aspetti positivi.
Jorge Bergoglio
http://www.guardian.co.uk/world/2013/mar/13/pope-francis-quotations-by-him-about-him
Quando nel 2007 fu chiamato a prendere provvedimenti nei confronti di Christian Von Wernich, il sacerdote condannato all’ergastolo per avere sequestrato personalmente 42 persone, assassinate 7 e torturate 32, semplicemente non ne prese. Von Wernich sta scontando l’ergastolo ma è a tutti gli effetti un sacerdote e nessun provvedimento disciplinare è stato preso nei confronti del carnefice che le vittime descrivono come un vero demonio.
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=11603
Lasciatemi dire che provo un sincero, profondo, intenso, tenace disprezzo per i credenti che, pur avendo letto la biografia di papa Francesco, sono felici della sua nomina. Non avrebbero preferito un altro pontefice, che avesse fatto mea culpa o che, meglio ancora, avesse scelto la strada cristiana della vittima di persecuzioni, non della connivenza, insomma, un candidato meno RICATTABILE?
Saprebbero, questi credenti, riconoscere il Cristo, se lo incontrassero? O forse preferiscono il Grande Inquisitore di Dostoevskij? Cosa penserebbe Oscar Romero di questo papa?
Fortunatamente per i fan senza se e senza ma di Francesco Bergoglio, Gesù il Cristo non prova disprezzo per gli esseri umani, ma amore, anche per quelli che scelgono la via dell’Anticristo. Lo ammiro, vorrei essere come lui, ma resto prigioniero del mio disprezzo. Mi passerà. Ciascuno raccoglierà ciò che ha seminato e non si può eccedere nella colpevolizzazione di chi ha subito un lavaggio del cervello dottrinale fin dalla più tenera età.
“Pochi giorni fa è iniziato a Buenos Aires il processo contro i responsabili della famigerata Operazione Condor, il programma politico che negli anni ’70, e fino ai primi anni ’80, permise lo scambio di dati e prigionieri tra le dittature del Cono Sud.
Migliaia le persone che nel corso dell’operazione vennero assassinate, incarcerate, torturate, migliaia quelli che scomparvero nel nulla. Dati dettagliati emersero alla luce nel 1992 quando un giudice paraguaiano, José Augustín Fernández, scoprì, durante un’indagine in una stazione di polizia di Asunción, i cosiddetti “archivi del terrore”, registri nei quali era tratteggiata la sorte di migliaia di sudamericani segretamente rapiti, torturati e assassinati dalle forze armate e dai servizi segreti di Cile, Argentina, Uruguay, Paraguay, Bolivia e Brasile. Archivi di polizia militare di tale attendibilità e rilevanza da essere riconosciuti dall’Unesco come “Memoria del Mondo”.
Il processo appena istruito prende spunto dalle denunce dei familiari dei desaparecidos.
Gravissimi i reati contestati: innanzitutto l’illecita privazione della libertà secondi i termini fissati dalla Convenzione Interamericana sui “desaparecidos” approvata nel 1994. Trattato internazionale, questo, che dà effettivo risalto allo Stato di diritto prevedendo, tra le altre misure, la imprescrittibilità del reato di “scomparsa forzata di persone” e l’inapplicabilità dell’esimente dell’obbedienza a ordini superiori.
Venticinque gli imputati, tutti di nazionalità argentina, l’unico straniero è Manuel Cordero, ex militare uruguaiano. Tra gli imputati vi sono membri delle alte gerarchie militari e due personalità di spicco: Jorge Videla e Reynaldo Bignone, ex dittatori argentini negli anni bui che vanno dal 1976 al 1983.
Videla arriva al processo con il peso dei suoi 87 anni, con il fardello di due condanne all’ergastolo e un’altra, impartita dal Tribunale Federale numero 6, a 50 anni per crimini contro l’umanità e per sottrazione di minori, tutti figli di avversari politici. Non gli è da meno Bignone, 85 anni e tre condanne, una all’ergastolo, una a 25 anni e una a 15 anni per identici reati.
Il processo durerà almeno due anni, chissà che dagli incartamenti e dalle dichiarazioni degli oltre cinquecento testimoni da sentire non venga alla luce, con maggiore nitidezza, il ruolo, non secondario, che nell’ambito dell’Operazione Condor si ritagliarono la Cia e gli Stati Uniti d’America”.
http://books.google.it/books?id=vBSni7lhdrMC&printsec=frontcover&dq=Processo+a+Henry+Kissinger&hl=it&sa=X&ei=PutAUdWaEs7EPN6qgaAH&ved=0CDIQ6AEwAA#v=onepage&q=Videla&f=false
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/11/operazione-condor-prende-il-via-la-norimberga-argentina/527072/

La figura di Jorge Bergoglio, Papa Francesco, è quantomeno controversa, e così è ovvio che, dopo l’elezione, si cerchi di trovare un po’ di chiarezza nelle nebbie della storia. Argentino, gesuita, in attività ecclesiastica già durante la dittatura militare (un ampio riassunto viene offerto dalla versione spagnola di Wikipedia, per contestualizzare storicamente i fatti di cui parleremo) del 1976.
Nel 2005, quando si aprì il Conclave che portò all’elezione di Benedetto XVI, Adnkronos batté la notizia del fatto che Bergoglio era stato denunciato per presunta complicità nel sequestro di due missionari gesuiti.
I fatti si sarebbero svolti il 23 maggio del 1976. Adnkronos spiegava:
«La denuncia e’ stata presentata dall’avvocato e portavoce delle organizzazioni di difesa dei diritti umani in Argentina, Marcelo Parilli, che ha chiesto al giudice Norberto Oyarbide di indagare sul ruolo di Bergoglio nella sparizione dei due religiosi a opera della marina militare».
Nel libro di Horacio Verbitsky (giornalista d’inchiesta argentino) L’isola del silenzio, pubblicato in Italia da Fandango, si denunciano appunto questi fatti, con un’ampia esposizione che riguarda anche le complicità della Chiesa cattolica nei confronti della dittatura di Videla.
Bergoglio arrivò “secondo” nel Conclave del 2005. Nel 2006, Don Vitaliano scriveva un pezzo dal titolo Il lato oscuro del Cardinal Bergoglio, citando proprio il libro di Verbitsky:
«Il cardinale Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, presidente dei vescovi argentini, nonché tra i più votati, un anno fa, nel conclave Vaticano che ha scelto il successore di Giovanni Paolo II, è accusato di collusione con la dittatura argentina che sterminò novemila persone. Le prove del ruolo giocato da Bergoglio a partire dal 24 marzo 1976, sono racchiuse nel libro L’isola del Silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina, del giornalista argentino Horacio Verbitsky, che da anni studia e indaga sul periodo più tragico del Paese sudamericano, lavorando sulla ricostruzione degli eventi attraverso ricerche serie e attente».
Parte della documentazione raccolta da Verbitsky si trova riportata da Peacereporter.
E ancora.
Sul sito Nunca Mas (Mai più, dedicato all’informazione sui Desaparecidos in Argentina, proprio durante la dittatura militare) si legge:
«Nel 1986 Emilio Mignone nel suo libro Chiesa e Dittatura , descrive Bergoglio come esempio della “sinistra complicità ecclesiastica con i militari che si incaricarono di compiere lo sporco compito di lavare il cortile interno della Chiesa con la accondiscendenza dei prelati.”.
Ma cosa era successo, nel 1976? Ancora da Nunca Mas, che attinge a piene mani dal lavoro di Verbitsky:
«Nel 1976 furono sequestrati i gesuiti Luis Dourrón, Enrique Rastellini e Francisco Jalics. Erano stati ammoniti dal loro superiore Jorge Bergoglio ad abbandonare le favelas in cui operavano e di fronte ad un loro netto rifiuto fu lo stesso Bergoglio a dare il semaforo verde ai militari per il loro sequestro. Furono poi liberati e dovettero nascondersi fino alla fine della dittatura aiutati da altri sacerdoti e vescovi che si distinsero nella loro difesa per i diritti umani come Miguel Hesayne e Jorge Novak. Secondo la testimonianza di un gesuita ex-detenuto desaparecido, Orlando Yorio, Bergoglio, in qualità di superiore gesuita, aveva relazioni costanti con il dittatore Emilio Masera che lo informò di come Yorio fosse un comandante della guerriglia. Ciò bastò a Bergoglio per disinteressarsi completamente della sorte del gesuita la cui grande colpa era quella di lavorare con i poveri in un umile quartiere di Buenos Aires. Yorio fu sequestrato e rimase desaparecido per cinque mesi.
Bergoglio rappresenta quello che nella politica argentina si conosce come conservatore – popolare: conservatore estremo in materia dogmatica ma con una marcata sensibilità verso le fasce povere»
Veniamo ai giorni nostri, per recuperare fonti più recenti.
Se non si trovano, nelle dichiarazioni di Bergoglio, condanne alla dittatura di Videla, la AP divulga proprio oggi un’ampia agenzia di stampa che contiene un riferimento alla vicenda dei due gesuiti rapiti e a tutte le controversie che riguardano Papa Francesco.
In essa si racconta, tanto per cominciare, che Jorge Bergoglio, il nuovo Papa, ha un suo biografo ufficiale. Si tratta di Sergio Rubin, che ne ha raccontato il basso profilo: una delle caratteristiche che ha sempre accompagnato l’attività ecclesiastica di Bergoglio. Secondo Rubin, l’attuale Pontefice ha sempre rifiutato di rispondere alle accuse che riceveva, anche se non rispondevano al vero. E il biografo sottolinea:
«Quando i vescovi si incontrano, [Jorge Bergoglio] ha sempre voglia di sedersi nelle ultime file: questo senso di umiltà è molto ben visto a Roma».
E infatti. Ma la ricostruzione prosegue. Secondo l’avvocato per i diritti umani Myriam Bregman, per due volte Bergoglio non si è presentato a processo e quando ha testimoniato le sue risposte sono state evasive. Ci sono i due preti gesuiti che appartenevano alla teologia della liberazione – ritenuta ostile da sempre, dalla Santa Sede –, di cui abbiamo già parlato, Yorio e Jalics (il primo accusa esplicitamente, il secondo si ritira in reclusione in un monastero tedesco): Bergoglio, dice il solito biografo ufficiale, avrebbe agito per farli liberare, come poteva, sottotraccia. Ma i dettagli di questa operazione non sarebbero mai stati rivelati.
L’unica fonte è il libro-intervista di Rubin, in cui Bergoglio afferma di aver regolarmente nascosto persone che avevano bisogno di aiuto per sfuggie alla dittatura. Tutto in segreto, mentre nelle strate regnava il terrore: un atteggiamento che per Rubin sarebbe semplicemente pragmatico. E nella riluttanza a spiegare la sua posizione, Rubin legge l’umiltà di Bergoglio.
Eppure, la Bregman contesta tutto, soprattutto la posizione degli ecclesiastici:
«La dittatura non poteva operare in questo modo senza il loro sostegno»
Poi c’è l’accusa che riguarda una famiglia che aveva perso cinque parenti, tutti e cinque «desaparecidos»: fra di loro c’era anche una giovane donna, al quinto mese di gravidanza. Rapita e poi uccisa nel 1977. La famiglia De la Cuadra si era rivolta ai Gesuiti a Roma, che avevano chiesto a Bergoglio di intervenire. Bergoglio, a sua volta, aveva nominato un monsignore. Passarono i mesi. E alla fine arrivò solamente una nota da un colonnello che rivelava che la giovane donna aveva dato alla luce una bambina, che era stata assegnata in adozione a una famiglia «troppo importante». La storia finì lì. E ci sono le prove, scritte.
Nonostante questo, Bergoglio sostiene di non aver mai saputo che venissero rapiti bambini finché la dittatura non terminò. Insomma, Bergoglio sarebbe stato non solo estraneo, ma addirittura del tutto all’oscuro del fenomeno dei Desaparecidos.
Una versione francamente poco credibile: risulta davvero difficile immaginare un alto prelato totalmente all’oscuro di quello che, in Argentina, era tragicamente sotto gli occhi di tutti.
http://www.polisblog.it/post/65995/jorge-bergoglio-papa-francesco-la-dittatura-argentina

Horacio Verbitsky, giornalista argentino specializzato in inchieste sulla dittatura argentina, scriveva nel 2010, quando già si prevedevano le dimissioni di Ratzinger
“Mentre in Germania si veglia sul “fallito papato di Benedetto XVI” Bergoglio cerca di ripulire la propria immagine nella speranza di un nuovo conclave. Le parti più significative del suo libro ed i documenti che contraddicono questa versione angelica. Il rifiuto Emilio Mignone dei pastori che consegnarono le loro pecore e la mutilazione dei documenti per nascondere il sostegno episcopale alla dittatura.
Quando il più grande giornale tedesco, Der Spiegel, si riferisce al “papato fallito” del connazionale Joseph Ratzinger (lo stesso termine che l’intelligence USA applica agli Stati vittime di un vuoto di potere per giustificare il suo intervento), il primate d’Argentina e Arcivescovo di Buenos Aires, il cardinale Jorge Bergoglio, intraprende una operazione di riciclaggio della sua immagine con la pubblicazione di un’autobiografia. Lo scopo apparente di “Il gesuita”, questo il titolo, è quello di difendere il suo mandato come provinciale dei gesuiti tra il 1973 ed il 1979, macchiato dalle accuse dei sacerdoti Orlando Yorio e Jalics Francisco di averli consegnati ai militari. Entrambi sono stati rapiti per cinque mesi a partire dal maggio del 1976. In cambio non sono più ricomparse quattro catechiste rapite nella stessa operazione e due dei loro mariti. Tra di loro c’erano Monica Mignone Candelaria, figlia del fondatore del CELS, Emilio Mignone, Marta e Maria Ocampo de Vazquez, figlia della presidente delle Madri di Plaza de Mayo, Martha Ocampo de Vazquez.
Ratzinger ha 83 anni e, secondo Der Spiegel, sono numerose le voci che chiedono le sue dimissioni.
Il prete Paolo Farinella ha scritto nella rivista italiana MicroMega, il cui direttore Paolo Flores D’Arcais ha partecipato a dibattiti pubblici sulla filosofia con il papa, che Benedetto XVI dovrebbe chiedere scusa ai credenti colpiti dal rigore del celibato, dalle condizioni dei seminari e dalle migliaia di casi di abusi sui minori e dire: “mi ritirerò in un monastero e passerò il resto dei miei giorni a fare penitenza per il mio fallimento come prete e come papa.”
[…].
Il libro di Bergoglio racconta che, quando Giovanni Paolo II stava spirando e il suo nome figurava nei pronostici dei giornalisti, “tornava a fare capolino una denuncia giornalistica pubblicata alcuni anni fa a Buenos Aires” e che “alla vigilia del conclave che doveva scegliere il successore del papa polacco, una copia dell’articolo-denuncia fu inviata agli indirizzi e-mail dei cardinali elettori allo scopo di danneggiare le possibilità del cardinale argentino”. Bergoglio spiega nel suo libro che non ha mai replicato per “non fare il gioco dei critici, non perché ci fosse qualcosa da nascondere.” Non spiega cosa sia cambiato oggi rispetto ad allora [sapeva che si avvicinava il passaggio di consegne? NdT].
In realtà la prima versione dell’episodio non è dovuta ad un giornalista, ma ad Emilio Mignone [avvocato, il più celebre paladino dei diritti umani in Argentina, padre di una desaparecida, NdR]. Nel suo libro “Chiesa e dittatura”, pubblicato nel 1986, quando Bergoglio non era conosciuto al di fuori del mondo ecclesiastico, Mignone lo usò come caso esemplare della “sinistra complicità” con i militari, che “furono incaricati di fare pulizia all’interno della chiesa argentina, con l’acquiescenza dei prelati”. Secondo il fondatore del “Centro per gli studi giuridici e sociali”, durante un incontro con la giunta militare nel 1976, l’allora presidente della Conferenza episcopale e cappellano militare, Adolfo Servando Tortolo, ottenne la concessione che prima che un prete fosse arrestato le forze armate avvertissero il suo vescovo. Mignone aggiunge che “a volte il via libera è stato dato dagli stessi vescovi. Il 23 maggio 1976 nel quartiere di Bajo Flores fu fermato il sacerdote Orlando Yorio, che fu fatto sparire per cinque mesi. Una settimana prima dell’arresto, l’arcivescovo [Juan Carlos] Aramburu gli aveva ritirato le licenze ministeriali, senza ragione o spiegazione. Durante la prigionia Yorio capì che l’esercito aveva inteso questa decisione e, probabilmente, alcune rimostranze del gesuita provinciale Jorge Bergoglio, come un’autorizzazione a procedere contro di lui…Mignone si domanda: “Che cosa dirà la storia di questi pastori che hanno consegnato le loro pecore al nemico senza difenderle e salvarle”.
Ho pubblicato la storia in questo giornale, il 25 aprile 1999. Oltre al punto di vista di Mignone, il pezzo comprendeva le osservazioni di chi è stato suo collaboratore nei CELS, l’avvocatessa Alicia Oliveira, che ha detto cosa ora ripetute nel libro: che il suo amico Bergoglio, preoccupato per il colpo di stato imminente, temeva per la destino dei sacerdoti e chiese loro di mettersi in salvo. Quando furono sequestrati, cercò di trovarli e di liberarli, e aiutò altri perseguitati. A seguito di tale articolo, Orlando Yorio mi ha contattato dall’Uruguay, dove viveva. Per telefono ed e-mail ha confutato le dichiarazioni di Bergoglio e Oliveira: “Bergoglio non ci mise in guardia del pericolo che incombeva su di noi” e “non ho motivo di pensare che abbia fatto alcunché per la nostra libertà, ma piuttosto il contrario”. I due sacerdoti “sono stati liberati dagli sforzi di Emilio Mignone e per l’intercessione del Vaticano e non dalle azioni di Bergoglio, che fu la persona che li ha traditi” ha detto Angelica Sosa del Mignone, Chela, per mezzo secolo la moglie del fondatore di CELS. Le loro testimonianze sono state incluse nel dossier “La ferita aperta”, che è stato pubblicato il 9 maggio 1999, presentando anche le posizioni di Bergoglio e di un altro sacerdote rapito quel giorno, Jalics Francisco.
[…].
http://www.pagina12.com.ar/diario/elpais/1-143711.html

Il lato oscuro del cardinale
In un libro le collusioni dell’arcivescovo di Buenos Aires con la dittatura militare
Il cardinale Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, presidente dei vescovi argentini, nonché tra i più votati, un anno fa, nel conclave Vaticano che ha scelto il successore di Giovanni Paolo II, è accusato di collusione con la dittatura argentina che sterminò novemila persone. Le prove del ruolo giocato da Bergoglio a partire dal 24 marzo 1976, sono racchiuse nel libro L’isola del Silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina, del giornalista argentino Horacio Verbitsky, che da anni studia e indaga sul periodo più tragico del Paese sudamericano, lavorando sulla ricostruzione degli eventi attraverso ricerche serie e attente.
I fatti riferiti da Verbitsky. Nei primi anni Settanta Bergoglio, 36 anni, gesuita, divenne il più giovane Superiore provinciale della Compagnia di Gesù in Argentina. Entrando a capo della congregazione, ereditò molta influenza e molto potere, dato che in quel periodo l’istituzione religiosa ricopriva un ruolo determinante in tutte le comunità ecclesiastiche di base, attive nelle baraccopoli di Buenos Aires. Tutti i sacerdoti gesuiti che operavano nell’area erano sotto le sue dipendenze. Fu così che nel febbraio del ’76, un mese prima del colpo di stato, Bergoglio chiese a due dei gesuiti impegnati nelle comunità di abbandonare il loro lavoro nelle baraccopoli e di andarsene. Erano Orlando Yorio e Francisco Jalics, che si rifiutarono di andarsene. Non se la sentirono di abbandonare tutta quella gente povera che faceva affidamento su di loro.
La svolta. Verbitsky racconta come Bergoglio reagì con due provvedimenti immediati. Innanzitutto li escluse dalla Compagnia di Gesù senza nemmeno informarli, poi fece pressioni all’allora arcivescovo di Buenos Aires per toglier loro l’autorizzazione a dir messa. Pochi giorni dopo il golpe, furono rapiti. Secondo quanto sostenuto dai due sacerdoti, quella revoca fu il segnale per i militari, il via libera ad agire: la protezione della Chiesa era ormai venuta meno. E la colpa fu proprio di Bergoglio, accusato di aver segnalato i due padri alla dittatura come sovversivi. Con l’accezione “sovversivo”, nell’Argentina di quegli anni, venivano qualificate persone di ogni ordine e grado: dai professori universitari simpatizzanti del peronismo a chi cantava canzoni di protesta, dalle donne che osavano indossare le minigonne a chi viaggiava armato fino ai denti, fino ad arrivare a chi era impegnato nel sociale ed educava la gente umile a prendere coscienza di diritti e libertà. Dopo sei mesi di sevizie nella famigerata Scuola di meccanica della marina (Esma), i due religiosi furono rilasciati, grazie alle pressioni del Vaticano.
Botta e risposta. Alle accuse dei padri gesuiti di averli traditi e denunciati, il cardinal Bergoglio si difende spiegando che la richiesta di lasciare la baraccopoli era un modo per metterli in guardia di fronte a un imminente pericolo. Un botta e risposta che è andato avanti per anni e che Verbitsky ha sempre riportato fedelmente, fiutando che la verità fosse nel mezzo. Poi la luce: dagli archivi del ministero degli Esteri sono emersi documenti che confermano la versione dei due sacerdoti, mettendo fine a ogni diatriba. In particolare Verbitsky fa riferimento a un episodio specifico: nel 1979 padre Francisco Jalics si era rifugiato in Germania, da dove chiese il rinnovo del passaporto per evitare di rimetter piede nell’Argentina delle torture. Bergoglio si offrì di fare da intermediario, fingendo di perorare la causa del padre: invece l’istanza fu respinta. Nella nota apposta sulla documentazione dal direttore dell’Ufficio del culto cattolico, allora organismo del ministero degli Esteri, c’è scritto: “Questo prete è un sovversivo. Ha avuto problemi con i suoi superiori ed è stato detenuto nell’Esma”. Poi termina dicendo che la fonte di queste informazioni su Jalics è proprio il Superiore provinciale dei gesuiti padre Bergoglio, che raccomanda che non si dia corso all’istanza.
E non finisce qui. Un altro documento evidenzia ancora più chiaramente il ruolo di Bergoglio: “Nonostante la buona volontà di padre Bergoglio, la Compagnia Argentina non ha fatto pulizia al suo interno. I gesuiti furbi per qualche tempo sono rimasti in disparte, ma adesso con gran sostegno dall’esterno di certi vescovi terzomondisti hanno cominciato una nuova fase”. È il documento classificato Direzione del culto, raccoglitore 9, schedario B2B, Arcivescovado di Buenos Aires, documento 9. Nel libro di Verbitsky sono pubblicati anche i resoconti dell’incontro fra il giornalista argentino e il cardinale, durante i quali quest’ultimo ha cercato di presentare le prove che ridimensionassero il suo ruolo. “Non ebbi mai modo di etichettarli come guerriglieri o comunisti – affermò l’arcivescovo – tra l’altro perché non ho mai creduto che lo fossero”.
Ma… Ad inchiodarlo c’è anche la testimonianza di padre Orlando Yorio, morto nel 2000 in Uruguay e mai ripresosi pienamente dalle torture, dalla terribile esperienza vissuta chiuso nell’Esma. In un’intervista rilasciata a Verbistky nel 1999 racconta il suo arrivo a Roma dopo la partenza dall’Argentina: “Padre Gavigna, segretario generale dei gesuiti, mi aprì gli occhi – raccontò in quell’occasione – Era un colombiano che aveva vissuto in Argentina e mi conosceva bene. Mi riferì che l’ambasciatore argentino presso la Santa Sede lo aveva informato che secondo il governo eravamo stati catturati dalle Forze armate perché i nostri superiori ecclesiastici lo avevano informato che almeno uno di noi era un guerrigliero. Chiesi a Gavigna di mettermelo per iscritto e lo fece”.
Nel libro, inoltre, Verbistky spiega come Bergoglio, durante la dittatura militare, abbia svolto attività politica nella Guardia di ferro, un’organizzazione della destra peronista, che ha lo stesso nome di una formazione rumena sviluppatasi fra gli anni Venti e i Trenta del Novecento, legata al nazionalsocialismo. Secondo il giornalista, l’attuale arcivescovo di Buenos Aires, quando ricoprì il ruolo di Provinciale della Compagnia di Gesù, decise che l’Università gestita dai gesuiti fosse collegata a un’associazione privata controllata dalla Guardia di ferro. Controllo che terminò proprio quando Bergoglio fu trasferito di ruolo. “Io non conosco casi moderni di vescovi che abbiano avuto una partecipazione politica così esplicita come è stata quella di Bergoglio”, incalza Verbitsky. “Lui agisce con il tipico stile di un politico. È in relazione costante con il mondo politico, ha persino incontri costanti con ministri del governo.
http://it.peacereporter.net/articolo/5366/Il+lato+oscuro+del+cardinale
Trent’anni dopo il colpo di stato del 1976, è stato pubblicato in Italia questo libro di Horacio Verbitsky, uno dei giornalisti argentini più noti grazie al successo del precedente libro Il volo.
L’isola del silenzio è frutto di un’indagine lunga 15 anni, ricca di testimonianze dei familiari dei desaparecidos, dei prigionieri sopravvissuti, e anche dei militari e dei religiosi coinvolti nella dittatura. Le testimonianze provengono sia da interviste realizzate dall’autore che dai verbali dei processi giudiziari svoltisi dopo la caduta del governo militare. L’elenco delle note bibliografiche contiene oltre 300 riferimenti.
Il titolo originale in spagnolo, El Silencio, si riferisce sia al nome dell’isola che alla condotta vituperabile della Chiesa cattolica che, pur pienamente consapevole delle violazioni dei diritti umani, non fece sentire la minima voce di allarme.
L’isola El Silencio era di proprietà della Chiesa, un luogo di ricreazione frequentato dai propri membri, dai seminaristi fino ai cardinali Antonio Caggiano e Juan Carlos Aramburu. Nel settembre del 1979, quando la pressione internazionale arrivò a un punto tale che l’ispezione da parte della Commissione Interamericana per i Diritti Umani non poté più essere rimandata, tutti i prigionieri furono trasferiti dalla Scuola di Meccanica della Marina (ESMA) su quest’isola, dove rimasero al riparo da occhi indiscreti.
La Chiesa certamente non si limitò a fornire questo nascondiglio e ebbe un ruolo attivo su due fronti: da una parte raccoglieva le richieste dei disperati familiari delle persone scomparse, impegnati nella ricerca di notizie dei propri cari. Dall’altra, forniva conforto ai militari offrendo loro supporto morale per giustificare le atrocità commesse sui prigionieri. Coloro che hanno letto Il volo ricorderanno la testimonianza del ex-capitano Adolfo Scilingo, che dopo aver gettato dall’aereo persone vive nell’oceano venne rassicurato dal cappellano Zanchetta che quella era una “morte cristiana” che aveva la benedizione delle gerarchie ecclesiastiche.
Dalle numerose testimonianze, risulta evidente che la Chiesa era perfettamente al corrente di tutte le attività clandestine, torture comprese. Tra i personaggi che hanno collaborato con la dittatura militare sono menzionati: il cardinale Pio Laghi (all’epoca nunzio apostolico, noto per le sue partite a tennis con Emilio Massera), i cardinali Caggiano, Aramburu e Primatesta, l’arcivescovo Tortolo e i suoi vicari Emilio Graselli e Victorio Bonamín, e l’allora sacerdote Jorge Bergoglio (oggi cardinale). Il libro riporta anche le testimonianze di Bergoglio e Graselli, esponendo la loro versione dei fatti nelle interviste realizzate da Verbitsky.
Due interi capitoli sono dedicati al “programma di rieducazione” dei prigionieri, grazie al quale potevano avere una possibilità di sopravvivere. La rieducazione aveva un doppio scopo: sottoporre le persone ostili al regime a un lavaggio del cervello per “convertirle” in collaboratori, e allo stesso tempo ottenere informazioni sull’identità dei compagni da arrestare. Ma non tutti erano candidati al “recupero”. I prigionieri erano divisi in tre gruppi: gli irriducibili, i deboli e i recuperabili. Quelli che rientravano in quest’ultimo gruppo dovevano avere un minimo di competenze tecniche, ad esempio un tipografo era un ottimo candidato perché necessario per falsificare passaporti ed altri documenti. In questo modo si reclutavano schiavi utili allo scopo di favorire l’ascesa politica dell’ammiraglio Emilio Massera.
Non devono sorprenderci i legami tra la Chiesa ed il potere, è una tradizione lunga quasi due millenni. Ciò che è notevole nel caso argentino è in primo luogo che la Chiesa appoggiava i militari a tal punto che non si capisce se la Chiesa fosse al servizio delle Forze Armate, o viceversa. Molto eloquente l’omelia di Bonamín, citata a pagina 24: “Quando c’è spargimento di sangue, c’è redenzione: Dio sta redimendo la nazione argentina per mezzo dell’esercito argentino”.
In secondo luogo, tutti i principi morali furono messi da parte: il fine giustificava ogni mezzo, permettendo il ritorno agli ormai dimenticati metodi della Santa Inquisizione in pieno XX secolo. Ma ciò che più colpisce dei fatti documentati da Verbitsky è che la Chiesa non esitò a tradire i propri membri, come i sacerdoti e i catechisti che seguendo il vangelo di Cristo si dedicavano ad aiutare i poveri, un’attività considerata troppo di sinistra e quindi nociva per la Chiesa. Questa è la storia dei gesuiti Yorio e Jalics, che hanno individuato nel cardinale Bergoglio il responsabile delle loro sofferenze, e ai quali viene dedicato un capitolo che illustra i punti di vista di questi tre protagonisti. Il lettore può trarre le proprie conclusioni.
L’edizione italiana ha un capitolo in più, che commenta un fatto che Verbitsky non poteva prevedere al momento di mandare in stampa l’edizione originale in spagnolo: che, dopo la morte di Giovanni Paolo II, il principale contendente del cardinale Ratzinger per la sua successione fosse proprio Bergoglio. E non esclude che quest’ultimo possa avere una seconda chance alla guida del Vaticano, visto che Benedetto XVI ha già 82 anni. Solo il tempo potrà confermare o smentire questa previsione.
http://www.uaar.it/ateismo/opere/horacio-verbitsky-isola-del-silenzio.html

al mercà dele crós
Vegnì chive, siore e siori:
da doman se davèrge el mercà dele crós…
col vestì tut de sànch, piturà
e na bèstia scanada su ‘l còl,
òci passi,
i spilùca na brùsca de òro
che a la còrta gh’è en prèmi ‘n altàr
De scondón
che no ‘l sàpa na drìta
nianca qoél su de sora,
‘l barbón,
e pò vèn, su ‘l balcon de le feste
en sgionfon
da la tònega bianca
che ‘l ne ‘ntòna na slòica
da sèmpro l’istéssa
e i ricarga l’orloi
de la crós.
Giuliano
al mercato della croce
Venghino siore e siori | da domani si apre il mercato delle croci… | col vestito tutto di sangue, pitturato | e una bestia scannata sul collo, occhi vitrei, | spiluccando la pagliuzza dorata | che per la corta c’è in premio un altare | Di nascosto | che non conosca la verità | neppure quello di sopra, | il barbone, | e poi esce, sul balcone delle feste, | un pancione | con la tonaca bianca | che ci intona una tiritera | da sempre uguale | e ricaricano il cronometro | della croce.
http://www.diaolin.com/wordpress/?p=4018
Mi piace:
Mi piace Caricamento...