Come uscire dalla crisi senza rieditare l’episodio

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L’ORIGINE DELLA CRISI

La Spagna (e la Catalogna), come l’Irlanda, gli Stati Uniti e il Regno Unito, non hanno voluto controllare la loro bolla immobiliare. Liquidità facile, economia in piena espansione, e poi crash: tutte queste economie sono entrate in recessione dopo un collasso finanziario che ha colpito gli untori che disseminavano titoli tossici ed altri speculatori azzardati. In generale, i bassi margini di profitti ricavabili nell’economia reale occidentale e l’ancora più bassa propensione al rischio degli investitori hanno spinto il capitale verso il mattone e la bolla finanziaria. Il comportamento idiota di chi pensa solo al profitto immediato.

Così ci veniva detto che stavamo diventando sempre più ricchi anche se eravamo sempre più indebitati. Ricchezze inventate.

I BRICS crescono ma dipendono dalle esportazioni in Euro-America, ossia dal nostro progressivo indebitamento.

Intanto gli elusori fiscali hanno accumulato una quantità di capitali non tassati che sarebbe sufficiente a coprire il deficit europeo e inglese.

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I RISCHI DI IPERINFLAZIONE E LA CLEPTOCRAZIA

L’inflazione causata dalla continua emissione monetaria è tenuta a bada solo dal fatto che: (1) queste “ricchezze” non arrivano sul mercato ma rimangono congelate nelle banche; (2) quel che va in circolazione è controbilancio dalla spinta deflattiva dei consumatori che non si possono più permettere di spendere – da notare che, in Occidente, da un secolo a questa parte la crescita è dipesa principalmente dai consumi: non si investe più nell’economia reale e così il tasso di disoccupazione strutturale continua a crescere, mentre le bolle finanziarie si moltiplicano.

Le banche centrali occidentali non stanno facendo altro che seguire il pessimo esempio di Alan Greenspan, ex presidente della Federal Reserve, oggi quasi universalmente ritenuto responsabile del disastro finanziario che ha causato l’attuale crisi. Come lui, stampando denaro a manetta, stanno gonfiando altre bolle che prima o poi esploderanno, con conseguenze molto più disastrose delle precedenti (col passare del tempo le bolle diventano sempre più grandi perché servono per tappare buchi sempre più grandi). Come lui, lo fanno per salvare economie decrepite e banche insolventi (zombie banks) che ne approfittano per continuare a spacciare titoli tossici, nella certezza che tanto i contribuenti appianeranno ogni perdita.

Non sono plutocrati, sono cleptocrati, forse con un’alta concentrazione di psicopatici, altrimenti non si spiega non tanto la totale assenza di scrupoli, ma la dissennatezza di chi si comporta come se il mondo dovesse comunque finire domani e quindi tutto è lecito perché tanto non ci saranno conseguenze.

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L’ATTUALE GUERRA VALUTARIA

Questo fiume di liquidità anglo-americana è solo l’inizio di una guerra valutaria mondiale. Brasile, Cina e gran parte degli altri paesi emergenti hanno subito uno tsunami di valute che non sono carta straccia solo perché il Pentagono è ancora una formidabile macchina da guerra. Questa virtuale carta igienica chiamata “dollari” e “sterline” s’infiltra nelle loro economie e crea scompiglio nei loro mercati interni, strutture produttive ed esportazioni (le loro monete si rivalutano). Finora non hanno scelto la strada del protezionismo.

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EFFETTI DELLA SVALUTAZIONE

La svalutazione è un’altra forma di austerità. Quando una moneta si svaluta, la popolazione che la usa diventa più povera rispetto a chi non svaluta.

Ungheria, Bielorussia, Repubblica Ceca, Croazia, Regno Unito e Ucraina non sono nell’eurozona, eppure se la stanno passando davvero male.

Qui alcune scomode verità sull’economia islandese, esposte da un economista islandese piuttosto preoccupato per la prossima bolla in formazione e la scarsità di investimenti:


http://icelandicecon.blogspot.it/

Quanto al Giappone: il fallimento è grandioso ed allarmante. Svalutazione ed ulteriore indebitamento hanno solo reso ancora più vulnerabile l’economia nipponica e preoccupati gli investitori. I giapponesi non riescono a risolvere i loro problemi esportando perché i mercati sono saturi e i consumatori non spendono.

La svalutazione è una spada a doppio taglio. Le esportazioni crescono. Però Spagna, Grecia ed Italia hanno già esportazioni record, perché le “cure” neoliberiste puntano tutto sull’esportazione, come se esistesse una qualche civiltà invisibile o aliena che assorbe generalmente le esportazioni di tutti i paesi del mondo per evitare che qualcuno s’indebiti (l’hanno fatto per decenni gli USA e il loro debito è fenomenale).

Il rovescio della medaglia è che aumentano anche i prezzi delle importazioni (niente botte piena e moglie ubriaca). Poiché circa il 40% delle nostre esportazioni dipendono da beni semilavorati che abbiamo importato e trasformato e poiché dipendiamo dalle materie prime importate, ci troviamo ad importare inflazione (per questo l’inflazione inglese è molto alta rispetto alla nostra – 2,4% contro 1,1% -, sebbene i consumi inglesi siano ai minimi – senza che le loro esportazioni siano ripartite).

In un mondo che è radicalmente cambiato rispetto a quello della grande svalutazione 1992-94, credi che svalutare risolva tutti i nostri problemi: saremo in grado di riprenderci le produzioni che sono state progressivamente trasferite in Cina e nell’Europa dell’est (tessile, abbigliamento, mobili, etc.) ? Saremo all’altezza di fare concorrenza alle produzioni ad elevata intensità di capitale/ricerca su cui la Germania ha costruito il suo export e che le permettono alle aziende tedesche di pagare già oggi un costo del lavoro superiore del 40% rispetto all’Italia ? L’unica certezza è che pagheremo di più petrolio e materie prime (70 mld di import netto nel 2011) e tutte le altre cose che non siamo più in grado di realizzare in Italia (chimica fine, farmaceutica, elettronica, aeromobili, etc.).


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/11/emilio-l-un-punto-di-vista-scomodo-su-eurozona-ed-economia-italiana/

“Proporre l’uscita dall’euro è un tentativo di aggirare il problema senza risolverlo: tra il 1992 ed il 1995 la lira perse il 40% del proprio valore rispetto al marco tedesco, dandoci un sollievo solo temporaneo che non ci ha impedito di impattare in una nuova crisi ancora più drammatica. Oggi poi, gli esiti di una tale manovra sarebbero molto più incerti, considerate le tensioni a livello internazionale ed il fatto che le produzioni italiane occupano una posizione più marginale in un mercato mondiale divenuto nel frattempo molto più affollato e competitivo”.


http://marionetteallariscossa.blogspot.it/

La svalutazione è la tecnica preferita dai perdenti che non sanno gestire la propria economia e vogliono un rimedio istantaneo che non li costringa a sanare le proprie magagne. Il Regno Unito ha svalutato nel 1949, 1967, 1991, 2008 e ora è un paese deindustrializzato, senza alcuna prospettiva economica, che sopravvive solo grazie alla finanza predatoria (e all’inglese). Noi siamo messi meglio, ma non possiamo certo dare la colpa ai tedeschi per la nostra situazione (il governo tedesco è responsabile del gravissimo rifiuto di ogni possibile soluzione che non trasformi il Sud Europa in un protettorato tedesco – es. grandi investimenti su scala continentale che riducano la disoccupazione: quel che è venuto prima è colpa nostra).

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L’EUROZONA COME CAPRO ESPIATORIO: IL PROBLEMA È IL CAPITALISMO

Incredibilmente, molte persone di sinistra sono salite sul carro dell’anti-europeismo e ci sono rimaste, pur avendo constatato a più riprese che di stratta di un movimento contro-rivoluzionario erede del thatcherismo. Una forza populista reazionaria guidata da demagoghi razzisti, saltimbanchi, ciarlatani (Farage, Sarrazin, Berlusconi+Lega Nord, Le Pen, Viktor Orban, Geert Wilders, Heinz-Christian Strache, che è ancora più a destra di haider) e da media controllati dalla finanza internazionale (Economist, Wall Street Journal, Financial Times, Telegraph, ecc.).

È come essere tornati indietro agli anni Venti e Trenta, quando i comunisti tedeschi erano più intenti a combattere i socialdemocratici che i nazisti.

Noi, come gli inglesi, spagnoli, ecc. ci siamo trovati nella pessima posizione di chi non può competere con tedeschi e giapponesi sulla qualità e men che meno con cinesi ed indiani sulla convenienza.

La gente deve capire che questo è il capitalismo. È un modello di sviluppo iniquo che amplifica le disparità. Il centro (e la sommità della piramide) fanno la parte del leone, periferia (e base della piramide) si accontentano degli avanzi e delle briciole. La periferia della zona euro, dell’Italia, del Trentino, della città di Trento non sarà mai competitiva con il centro. Anche trasferendo i lombardi in Puglia e i pugliesi in Lombardia, la Lombardia continuerà a restare l’area egemone del paese. La Germania dell’Est non recupererà mai il gap che la separa dal resto della Germania. Anche privando il Trentino Alto Adige della sua autonomia, la regione continuerà a trarre vantaggio dalla sua posizione intermedia tra Baviera e Val Padana.

Questo perché il dinamismo del nucleo centrale attira ed agglomera capitali, innovazione, crescita e sinergie: ciò conferisce considerevoli vantaggi in quei settori chiave nei quali le regioni più arretrate non possono competere. Di conseguenza il divario non potrà che acuirsi. A meno che il Mediterraneo non torni ad essere un’area strategica del commercio mondiale, il Nord Europa si allontanerà sempre di più dal Sud Europa. E questo a prescindere dall’esistenza della zona euro.

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PICCOLO È BELLO – IL MANTRA DEGLI EUROFOBI

Piccolo è efficiente; grande è inflessibile e poco gestibile e, in ultima analisi, condannato alla frammentazione ed alla disintegrazione.

Lo si chieda a sloveni e croati (in recessione). Eurofobi e secessionisti vorrebbero il riavvolgimento della storia europea, per tornare ai piccoli principati con proprie monete di nessun conto in un mondo globalizzato e una sovranità sui loro tassi di interesse del tutto fittizia in un sistema in cui gli oligopoli finanziari e le grandi potenze fanno il bello e il cattivo tempo. Tali “entità” indipendenti sarebbe presto riassorbito nelle sfere d’influenza degli stati più grandi, dovrebbero ancorarsi comunque a valute di peso mondiale e le loro politiche economiche sarebbero determinate dall’esterno. È evidente che Hong Kong, Singapore, Qatar, Bahrein, Kuwait, Liechtenstein, Lussemburgo, Costa Rica, Belize, Panama, Brunei ecc. resteranno “sovrani” solo finché potranno tornare utili ai mercati.

Le uscite a catena dall’eurozona causerebbero un’escalation della guerra valutaria e commerciale che è già in corso. Tutti PIIGS correrebbero al ribasso, cercando di impoverirsi, deliberatamente, per ottenere un vantaggio competitivo rispetto ai vicini, esportando i loro problemi verso il vicino meno rapido e scaltro: bellum omnium contra omnes. Poiché lo faranno tutti assieme, ciò potrà solo aggravare la crisi. I bassissimi tassi di interesse ed il caos generalizzato saranno manna per gli speculatori – che si divertono a mettere una valuta contro l’altra e quindi più ce ne sono  meglio è (cf. Soros: l’euro è nato proprio per fermare quelli come lui, ma noi lo invitiamo con tutti gli onori al festival dell’economia di Trento) –, come lo furono negli anni Trenta e, non serve dirlo, per i paladini del dollaro.

Naturalmente la disgregazione non si fermerà necessariamente al livello degli stati nazionali. I movimenti separatisti e secessionisti spezzetteranno Belgio, Spagna, Italia e anche il Regno Unito, che pure non è nell’eurozona (se la Scozia se ne va, non ci sarà ragione di trattenere l’Irlanda del Nord). I tedeschi del sud vorranno continuare a sovvenzionare berlinesi e tedeschi dell’est?

Nella lotta dei piccoli contro un capitale predatorio, mobilissimo, transnazionale, ci può essere un solo, intuibile, vincitore.

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LA MORTE DEL CAPITALISMO

Non ci sarà alcuna ripresa, ma solo una crisi incessante (1987, 1991, 1997, 2000, 2007, 2013?) una lotta continua per il controllo di risorse insufficienti (sarebbero abbondanti ma il capitalismo prospera solo in un regime di scarsità reale o artificiosa). Fino all’inflazionistico collasso finale. L’assenza di un’alternativa condannerà noi e le generazioni future ad un’esistenza non invidiabile.

Le cose cambieranno comunque, radicalmente, semplicemente perché nulla è immutabile. La disintegrazione del capitalismo neoliberale sarà caotica e si verificherà che noi lo si voglia o meno, perché il sistema non è più in grado di perpetuarsi indefinitamente, è insostenibile. La sorte del comunismo ora tocca al capitalismo finanziario (occidentale, anglo-americano) e l’America farà la fine dell’Impero Romano (o del Terzo Reich).

In piena coerenza con i suoi presupposti: se il fallimento è la giusta punizione dei perdenti, allora il capitalismo è destinato al fallimento e il colpo di grazia giungerà dai fallimenti a catena delle banche zombie (JP Morgan Chase, HSBC – la banca che aiutava i cartelli della droga e i terroristi, Goldman Sachs, Bank of America, Citigroup, Deutsche Bank, ecc.), tenute in vita benché già morte, a spese dei contribuenti.

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CHE FARE?

C’è chi è sufficientemente ingenuo ed ignorante (selettivamente informato) da credere che proprio i suoi carnefici possano essere i suoi salvatori.

Penso a Mario Monti


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/17/il-grigiocrate-mario-monti-nellera-dei-mediocri-di-augusto-grandi-il-sole-24-ore-premio-saint-vincent/

a Thilo Sarrazin


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/03/26/chi-vuole-la-morte-delleuro-e-perche-dellinsostenibile-superficialita-eo-malafede-degli-eurofobi/

oppure a Nigel Farage, l’ex trader/broker della City che vuole più deregolamentazione, più condizioni di lavoro à la Wal-Mart (= Marchionne), più disuguaglianza, solo sindacati compiacenti, più divisioni geopolitiche, più servilismo nei confronti di Washington


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/06/chi-e-veramente-nigel-falange-cioe-farage/

In alternativa, per attenuare l’impatto della catastrofe, occorre adottare, congiuntamente (nessun paese, da solo, può fronteggiare i mercati) provvedimenti come i seguenti:

1. Lavori pubblici e programmi per ridurre la disoccupazione. Reddito minimo garantito;

2. Nazionalizzazione di tutte le istituzioni bancarie e creazione di una banca nazionale;

3. Controlli sui capitali in entrata ed in uscita;

4. Norme e trasparenza nel settore finanziario e nella politica e più pluralismo sui media;

5. Abolizione dei paradisi fiscali e dei vari trucchi che favoriscono gli elusori/evasori fiscali;

6. Ritiro delle truppe dalle varie guerre “umanitarie” ed abbandono della NATO;

7. Armonizzazione delle aliquote per le imprese all’interno dell’UE (per impedire una corsa al ribasso);

8. Fine dello status di riserva globale goduto dal dollaro;

9. Indicizzazione dei salari, pensioni e tassi di interesse all’inflazione;

10. Transizione da tassazione indiretta (IVA) a imposte dirette (es. imposta unica sul valore fondiario);


http://versounmondonuovo.wordpress.com/tag/imposta-unica-sul-valore-fondiario/

Inoltre:


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/08/14/gli-economisti-francesi-contro-lausterita-unalternativa-in-12-punti/

È facile immaginare che una tale riforma sarebbe ferocemente avversata dalle oligarchie finanziarie e le elite di moltissimi paesi. Per questo è necessario che questa vera e propria rivoluzione sia esportata rapidamente in ogni recesso del pianeta. L’Europa ne sarà sicuramente la culla ed essa sarà poi esportata negli Stati Uniti, ricambiando il favore di fine Ottocento. Lì avrà vita durissima: tutto è pronto (giuridicamente, militarmente), per sopprimere ogni velleità di cambiamento, se possibile sfruttando il feticismo delle armi come pretesto per sopprimere ogni protesta:


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/05/04/under-the-dome-linvoluzione-degli-stati-uniti-verso-un-quarto-reich/

Troverà comunque l’entusiastico supporto di miliardi di persone. Mentre due secoli fa il gap delle ricchezze tra paesi più ricchi e paesi più poveri era di 3:1, ora è di quasi 100:1 (UN Development Report). D’altro canto un nero ha più possibilità di vivere a lungo in Giamaica che negli USA.

La crisi coreana spiegata a Dennis Rodman

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L’uso di minacce e dell’isolamento ai danni di Iran e Corea del Nord è un modo strano e pericoloso di gestire le relazioni internazionali…Se è offensivo per la Corea del Nord parlare di lanciare un attacco nucleare contro gli Stati Uniti (una vuota minaccia, poiché il paese non ha un sistema per farlo), perché dovrebbe essere meno offensivo che gli Stati Uniti avvertano l’Iran che sarà bombardato se non interrompe la sua ricerca nucleare?…Non vi è alcun ipotizzabile scenario in base al quale il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite autorizzerebbe gli Stati Uniti, per non parlare di Israele, ad intraprendere un’azione militare, anche se l’Iran dovesse cambiare idea sul fatto che le bombe nucleari sono non-islamiche e produrne una. Allora perché Washington prosegue con le sue minacce illegali?… Cerchiamo anche di far cadere la finzione della “comunità internazionale” che, almeno nella sua attuale definizione occidentale, significa “gli Stati Uniti e i loro amici”. Per lo stesso motivo, cerchiamo di correggere la miopia intorno al concetto di isolamento. Quando i leader di 120 nazioni si recano a Teheran per ratificare la presidenza iraniana del Movimento dei Paesi Non Allineati, com’è successo lo scorso agosto, erano risibili quei funzionari statunitensi che continuavano a parlare dell’Iran come di “uno stato canaglia”.

A Washington e Whitehall può sembrare ovvio che la comunità internazionale debba armare l’opposizione al presidente siriano Assad, ma non è il punto di vista dell’India, del Sudafrica e del Brasile. Quando i loro leader si sono incontrati con Russia e Cina a Durban il mese scorso, hanno “ribadito la nostra contrarietà a qualsiasi ulteriore militarizzazione del conflitto” e hanno invocato una soluzione politica.

Jonathan Steele, Guardian, 9 aprile 2013

Solo ora diventa chiaro perché le Nazioni Unite siano guidate da una larva smidollata, ex ministro degli Esteri SUDCOREANO come Ban Ki-moon il quale, invece di organizzare una missione ONU neutrale che riporti la pace e rilanci le politiche di apertura tra le due coree (“politica del sorriso” – “sunshine policy”) sabotate da Bush, mette il tutto nelle mani degli Stati Uniti – che sono parte in causa e non sono certo una nazione che ama la pace – rischiando di condannare a morte milioni di compatrioti del nord e del sud. 

Alcuni fatti che i media italiani – come sempre schierati inequivocabilmente con quel Bene che ha benedetto con colpi di stato, destabilizzazioni, sanzioni, embarghi, invasioni e guerre di droni Nicaragua, El Salvador, Cile, Cambogia, Cuba, Laos, Vietnam, Panama, Iraq, Afghanistan, Iran, Pachistan, Yemen, ecc. -, non sembrano desiderosi di comunicare o comunque enfatizzare:

  • Le esercitazioni congiunte di USA e Corea del Sud ora includono anche simulazioni di attacchi preventivi alla Corea del Nord con artiglieria, migliaia di soldati americani, sottomarini nucleari, bombardieri nucleari e oltre 40 aerei da combattimento;
  • Nei media sudcoreani si è cominciato a parlare apertamente di cambio di regime e “guerra asimmetrica” con la Corea del Nord;
  • Gli scenari di guerra americani ora includono l’invasione della Corea del Nord;
  • Sono nate nuove basi americane nella regione e sono stati aggiunti nuovi sistemi di difesa missilistica. Nella famosa e bellissima isola di Jeju (Corea del Sud) sorgerà una delle più grandi basi navali degli Stati Uniti in assoluto – Jeju si trova a c. 500 km da Shanghai e oltre 600 km da Pyongyang;
  • Gli USA possiedono centinaia di basi militari in decine di nazioni [
    http://www.defense.gov/pubs/BSR_2007_Baseline.pdf
    ];
  • Libia ed Iraq sono stati attaccati ed invasi anche dopo aver rinunciato ai loro programmi atomici e dopo essere stati alleati degli USA;
  • L’amministrazione Obama condanna l’aggressività della Corea del Nord ma intanto programma lanci di missili balistici intercontinentali, fa arrivare in Corea del Sud diversi caccia invisibili F-22 e fa sorvolare l’area da bombardieri B-2;
  • La Corea del Sud è stata una dittatura filo-americana fino al 1987;

Se voi foste un Nobel per la Pace intenzionato a pacificare la regione, agireste allo stesso modo?

Non è mai stata siglata una pace tra Stati Uniti, le due coree e la Cina, dopo la guerra del 1950-53. È in vigore un armistizio, come tra Siria e Israele. La Corea del Nord si considera nuovamente in stato di guerra dal 4 aprile 2013. La stampa di lingua inglese non prende la cosa troppo sul serio.

In generale, l’idea è che una parte (Kim Jong-Un) stia usando la tensione per consolidare la sua base di potere e l’altra (Stati Uniti) per rafforzare le sue alleanze nell’estremo Oriente, in caso di conflitto mediorientale (Siria e/o Iran).

Ma ci sono indicazioni che fanno pensare a qualcosa di più serio – magari non nell’immediato, ma tra non molto.

La nuova amministrazione Obama ha recentemente messo sotto pressione – irragionevolmente – la leadership coreana per un lancio satellitare (del tutto legittimo) che non aveva alcuna possibilità di servire come test balistico (sarebbe legittimo anche quello, per le Nazioni Unite). La cosa è servita come pretesto per aggiungere altre sanzioni ad un paese già stremato (si veda anche l’Iran, un altro paese che ha il diritto di sviluppare un programma nucleare, ma è sotto embargo, illegalmente). E così, il 12 febbraio, per ripicca e per protesta, la Corea del Nord ha eseguito il suo terzo test nucleare. In conseguenza di ciò, il 7 marzo del 2013 è arrivata una risoluzione ancora più restrittiva per le operazioni finanziarie internazionali della Corea del Nord, un colpo terribile per il suo sistema bancario, che non potrà più ricevere alcun aiuto da nessuna banca al mondo. Dopodiché l’amministrazione Obama ha seguito la procedura dell’escalation militare e della prova di forza per mostrare che fa sul serio, finché ha valutato che la corda era molto tesa e rischiava di spezzarsi – “voglio la pace ed una soluzione diplomatica”, dichiara oggi Obama.

La cosa più preoccupante è che è stato chiesto alla Cina di partecipare allo strangolamento economico della Corea del Nord per evitare la militarizzazione americana dell’area (pericolosa per la stessa Cina), senza però che ci sia alcuna garanzia che il do-ut-des sia rispettato dagli americani e che la cosa non sia un pretesto per accerchiare ulteriormente la Cina. Si è creato un circolo vizioso per cui più gli Stati Uniti puniscono la Corea del Nord, più forte è la resistenza dei nordcoreani e quindi più dure saranno le sanzioni successive. Gli analisti cinesi suggeriscono che Washington non abbia alcuna intenzione di risolvere la questione nucleare con Pyongyang perché è utile per portare avanti un’escalation nel Pacifico occidentale e per realizzare esercitazioni militari nella regione che fanno parte dei piani di Obama circa un maggiore impegno strategico americano nel Pacifico (intende spostare la maggior parte della flotta nel Pacifico, come dopo Pearl Harbor).


http://www.counterpunch.org/2013/04/09/whats-annoying-the-north-koreans/

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Ripassiamo la storia recente.

Il 9 ottobre del 2006 la Corea del Nord è diventata la nona potenza atomica mondiale.

Prima di quel test l’amministrazione Bush era divisa tra isolazionisti e diplomatici.

Nel 2003 il Washington Post citava una fonte del Senato che riferiva l’intenzione dell’amministrazione Bush di non ostacolare il programma atomico nordcoreano ["The administration has acquiesced in North Korea becoming a nuclear power"]


http://transcripts.cnn.com/TRANSCRIPTS/0303/06/ip.00.html

perché ciò avrebbe portato all’ulteriore isolamento della Corea del Nord (ma quindi anche alla sua radicalizzazione ed all’effettiva impossibilità di negoziare).

Dopo il test del 2006, Condoleezza Rice si compiaceva del fatto che l’evento aveva spinto la Cina a compiere passi importanti nel contenimento delle aspirazioni nord-coreane


http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2006/10/21/AR2006102100296.html

In ogni fase gli Stati Uniti hanno spostato la linea teoricamente invalicabile, quasi sfidando il regime a procedere oltre. Hanno fatto lo stesso con l’Iran. In entrambi i casi nessuno ha denunciato la manipolazione in corso, per ragioni di opportunità, e perché Iran e Corea del Nord godono di pessima fama – in gran parte meritata – e rendono tutto più facile.

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Nello stesso anno, il 2002, Bush menziona la possibilità di un attacco preventivo alla Corea del Nord e il Nuclear Posture Review del 2002 (un rapporto sulla dottrina nucleare americana) conferma che la Corea del Nord era un possibile bersaglio di un attacco atomico statunitense


http://en.wikipedia.org/wiki/Nuclear_Posture_Review

Cosa fareste se una superpotenza vi mettesse nel suo mirino e sapeste che non si tira indietro quanto si tratta di fare la guerra?

Cerchereste di dotarvi di una difesa poderosa, di un deterrente nucleare.

Tra l’altro, il caso di Saddam Hussein dimostra che anche se uno si libera delle armi di distruzione di massa, verrà attaccato ugualmente. Quindi, tanto vale tenersele.

È esattamente quel che è successo e l’amministrazione Bush non poteva non saperlo: ha adescato i nordcoreani, oppure è responsabile della più stupida e controproducente attività diplomatica dai tempi di Chamberlain. Mike Chinoy, corrispondente della CNN e uno dei massimi esperti di questioni coreane, pensa che sia vera la prima, dato che ogni volta che la Corea del Nord interrompeva il suo programma in cambio di aiuti e pace accadeva qualcosa che la rendeva insicura sulle reali intenzioni americane e la spingeva a rilanciarlo:

Meltdown: The Inside Story of the North Korean Nuclear Crisis

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Altrimenti come si spiega la vicenda del Banco Delta Asia?

“Al dialogo dei sei del 19 settembre 2005 venne firmata una dichiarazione di principi sul disarmo nucleare tra Stati Uniti e Repubblica Popolare Democratica della Corea (DPRK)…L’inchiostro si era appena asciugato sul documento quando, immediatamente, gli Stati Uniti violarono uno dei suoi punti principali. Anche se secondo l’accordo gli Stati Uniti erano tenuti a cominciare a normalizzare le relazioni con la Corea del Nord, proprio il giorno seguente annunciarono l’imposizione di sanzioni sui conti nordcoreani depositati nella sede del Banco Delta Asia di Macao, con il pretesto che questa banca fosse usata per mettere in circolazione valuta contraffatta. Se ci fosse o no qualche fondamento all’accusa deve ancora essere dimostrato (anche se c’è più di un motivo di scetticismo). L’esperto di contraffazioni tedesco Klaus Bender crede che, dal momento che la valuta USA è stampata su carta esclusivamente prodotta in Massachusetts, usando inchiostro basato su una formula chimica segreta, “è inimmaginabile” che chiunque altro, oltre agli americani “potrebbe conseguire questi materiali”.


http://www.resistenze.org/sito/os/mo/osmo6m27-000746.htm

La questione si risolse nel 2007, con lo scongelamento dei fondi nordcoreani:


http://www.asianews.it/notizie-it/Scongelati-i-fondi-di-Pyongyang-a-Macao,-atteso-lo-stop-al-programma-nucleare-8964.html

È assai probabile che il vero obiettivo di queste schermaglie sia la Cina e che una Corea nuclearizzata sia un’ottima schermatura mimetica delle reali intenzioni americane: “non ce l’abbiamo con la Cina, ma con la Corea del Nord!”. Che è poi quello che succede con i missili patriot in Polonia (“non sono contro i Russi, ma contro gli Iraniani!”) e in Turchia (“non sono contro gli Iraniani, ma contro i Siriani!”) o con le difese antimissile israeliani (“non servono per fare la guerra all’Iran, ma per difenderci da Hamas!”).

Il “giochino di prestigio” è un filino stantio, ormai, ma con le opinioni pubbliche semianalfabete dell’Occidente funziona sempre a meraviglia.

Ci troveremo ingolfati in una guerra mondiale e il 90% della gente non avrà capito come diavolo sia successo:


http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/verso-la-terza-guerra-mondiale.html


http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/terza-guerra-mondiale-scacchiera-pezzi.html

Gli Stati Uniti sembrano aver calcolato che il gioco valeva la candela: la bomba nordcoreana in cambio di un isolamento perpetuo ed una costante spina nel fianco delle tre potenze dell’Estremo Oriente che funga anche da cuneo per dividerle. Con il valore aggiunto della possibilità di mantenere le basi militari americane in Giappone e Corea del Sud nonostante la contrarietà delle due popolazioni.

Una crisi perpetua è quel che ci vuole per rafforzare lo schieramento anti-cinese nell’Estremo Oriente in vista di un possibile scontro, sempre smentito a parole, ovviamente, ma quasi inevitabile, se si considera il mondo una scacchiera:


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/10/brzezinski-atlantide-e-la-supernova/

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http://temi.repubblica.it/limes/il-contenimento-della-cina/40968

Che la situazione sia più complessa di quel che ci è stato fatto credere è testimoniato dal fatto che la Corea del Nord aveva già suggerito (2009) di essere pronta a tradire la Cina, se avesse ricevuto consistenti aiuti dagli Stati Uniti – gli Americani riferirono subito la cosa ai Cinesi, che ora si mostrano più prudenti (era l’occasione giusta per risolvere la questione, invece si è provveduto ad isolare ulteriormente la Corea del Nord):


http://www.ft.com/intl/cms/s/0/9e2f68b2-7c5c-11e2-99f0-00144feabdc0.html#axzz2Q9e4r3Un

Dopo la fine della guerra fredda c’erano state diverse opportunità per integrare pacificamente la Corea del Nord in un consorzio nord-asiatico sul modello dell’Unione Europea – progetto che piace a molti statisti, industriali e diplomatici giapponesi, cinesi e coreani, anche se non viene pubblicizzato molto, e che sta decollando in questi anni:

“Ad area di libero scambio ultimata, i tre giganti dell’Asia potranno contare su un livello di efficienza e integrazione tale da eliminare qualsiasi concorrente”


http://economia.panorama.it/mondo/Cina-Giappone-e-Corea-del-Sud-creano-il-loro-mercato-comune

Nei primi anni ’90 c’erano stati degli abboccamenti tra Corea del Nord e Giappone ed il ripristino delle relazioni diplomatiche. La Corea del Nord era disposta ad offrire la pace in cambio di generose compensazioni per il dominio coloniale subito dal Giappone. L’opinione pubblica giapponese era ben disposta, la classe dirigente giapponese sa che la Corea del Nord è l’unico ostacolo ad un corridoio commerciale euroasiatico (con tunnel sottomarini, ferrovie, gasdotti, la PESETO, una mega-autostrada che dovrebbe congiungere Pechino e Tokyo passando per Seoul) che renderebbe il Giappone meno dipendente dall’egemonia americana nel Pacifico.

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Nel 1991 le due Coree avevano siglato un trattato di non aggressione. Ancora nel 2002 ci si sforzava di fare dei passi in avanti in tal senso:


http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2002/09_Settembre/17/giappone.shtml

Poi è arrivato il test atomico e così gli aiuti economici disperatamente necessari sono sfumati. Si è data la colpa agli imprevedibili ed inaffidabili nordcoreani, ma perché escludere a priori la possibilità che gli Stati Uniti abbiano un qualche interesse a vedere la nascita di un’Unione dell’Estremo Oriente (prospettiva impensabile finché la Corea del Nord rimarrà una mina vagante) e quindi siano intenzionati a sabotare ogni possibile accordo?

Una Corea del Nord nucleare avvantaggerebbe i piani americani per la conservazione del dominio globale – indispensabile per tenere in vita il dollaro e l’economia statunitense -, in qualità di unica superpotenza, e non è irragionevole notare come le minacce americane di attacco preventivo, le manovre militari congiunte davanti alla coste nordcoreane e le sanzioni abbiano avuto come risultato proprio quello di accelerare il programma atomico coreano (un po’ come avviene in Iran).

Allo stesso modo in cui la Guerra al Terrore è pensata per fallire, in quanto è solo un pretesto per fomentare il terrorismo in popolazioni risentite, giustificando così un perpetuo attivismo bellico americano, la Guerra alla non-proliferazione nucleare è concepita per favorirla e legittimare futuri interventi “pacificatori”. Non è certo la stabilità di un nuovo ordine mondiale l’obiettivo finale, ma un incessante contrapporsi di popoli e nazioni.

In un certo senso, si potrebbe dire che il famoso tema del Nuovo Ordine Mondiale è uno specchietto per le allodole: impedisce di capire che il dominio è già una realtà tangibile e che l’unico rimedio è un’alleanza di popoli che ponga fine ad ogni progetto egemonico di qualunque superpotenza e quindi elevi a parità di status i paesi del Terzo Mondo (che altrimenti resteranno eterne colonie oppure stati canaglia da attaccare al momento opportuno).

Il già citato Nuclear Posture Review del 2002 elencava le nazioni attaccabili: Iraq (fatto), Libia (fatta), Siria (in corso), Iran (a breve), Corea del Nord (a breve?), Russia e Cina. In piena continuità, si badi bene, con l’amministrazione Clinton:

In questo senso Bush mantiene una assoluta continuità con Clinton che, in un Rapporto di cinque anni fa (1997, NdR), rimasto allora segreto, denominato Presidential Decision Directive (PDD-60), prevedeva appunto uno spostamento dell’attenzione strategica dalla Russia alla Cina e introduceva per la prima volta l’indicazione delle cinque rogue nations indicate anche da Bush (Iraq, Iran, Corea del Nord, Libia e Siria) come possibili obiettivi di un attacco americano. […]. In questo modo il Pentagono sconfessa gli accordi internazionali che prevedono che non si usi l’armamento atomico contro paesi che non ne siano a loro volta dotati, e si arroga il diritto di scegliere senza nessun vincolo come garantire la propria sicurezza.


http://www.thefederalist.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=560&lang=it

Ripeto: chi non si armerebbe sapendo di essere sulla black list del bullo di turno?

Il ‘Nuclear Posture Review’ di Obama (2010) esclude attacchi a potenze non-nucleari che non cerchino di sviluppare armi atomiche. Il che significa che Iran e Corea del Nord (oltre a Cina e Russia) sono ancora nel mirino.

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Ora il giovane leader nordcoreano Kim Jong-Un l’ha fatta grossa; forse per tenere a bada certi ambienti militari, come sostiene una ex spia nord-coreana (???)


http://it.euronews.com/2013/04/11/ex-007-nord-corea-kim-jong-un-minaccia-per-dimostrarsi-all-altezza/

Oppure per arrivare ad una crisi come quella cubana che ponga fine all’escalation una volta per tutte


https://it.wikipedia.org/wiki/Crisi_dei_missili_di_Cuba

Credo che Dennis Rodman abbia avuto quella funzione


http://www.lastampa.it/2013/03/01/esteri/rodman-e-la-diplomazia-del-canestro-incontra-kim-jong-un-amici-per-la-vita-NwUYupKLt0uO1uzuFtpZMO/pagina.html

Se è così potremo constatare se Obama è un nuovo Kennedy, oppure se è un burattino che, volente o nolente, obbedisce a poteri sovrastanti.

Nel primo caso la leadership coreana avrebbe fatto una mossa rischiosa ma eccellente. Nel secondo caso il giovane leader nordcoreano amante del basket avrebbe fatto il gioco degli americani e messo nelle peste i cinesi (e i russi): ora gli Stati Uniti hanno il jolly del nuovo leader incontrollabile da giocarsi con le Nazioni Unite e hanno potuto schierare sistemi di intercettazioni anti-missile che potranno essere usati per bloccare un attacco cinese in risposta ad un’eventuale aggressione americana alla Corea del Nord.  La vittoria sulla Corea del Nord e la riunificazione delle Coree dimostreranno che gli USA sono ancora i numeri 1 nel mondo.

Gli Stati Uniti manterranno uno stato di tensione fino a quando non decideranno che è il momento giusto per attaccare la Cina (per questo serve Obama, l’insospettabile). A quel punto faranno in modo di farsi attaccare dalla Corea del Nord – facendole credere che un loro attacco preventivo è imminente – per coinvolgere la Cina. La Corea diventerà il teatro di un conflitto atomico regionale in cui gli USA sperano forse di potersi prendere la rivincita per lo stallo imposto dai cinesi nel 1953 (nel 1951 il generale Douglas MacArthur aveva ventilato l’ipotesi di un attacco atomico alla Cina ed era stato rimosso dal comando delle forze alleate). Sono lieto di non vivere nei paraggi.

Con l’Iran questa tattica è impossibile, perché Israele non è la Corea del Sud (o il Giappone) e non ha alcuna intenzione di temporeggiare, anche perché è convinto che il suo sistema di difesa anti-missile, testato con Hamas, sia adeguato o lo stia per diventare:

“Il conflitto fra Hamas e Israele, conclusosi con una tregua, è a prima vista l’ ennesimo episodio di una resa dei conti ripetuta a cicli regolari. Eppure, secondo Usa e Israele, c’ è un’ altra chiave di lettura: l’offensiva è servita come prova generale per un eventuale scontro armato con l’Iran”.


http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/11/24/nella-striscia-le-prove-per-una-guerra.html

Per il resto la situazione è molto simile, con gli USA che parlano di pace ma appoggiano una fazione contro l’altra.

Un precedente storico è lo sguinzagliamento del Giappone contro l’impero russo da parte dell’impero britannico nella guerra del 1904.

Questo è il comportamento delle superpotenze quando non esiste un’alleanza di nazioni del mondo capace di imporre soluzioni diplomatiche.

*****

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A noi piace pensare (narcisisticamente) che i nordcoreani siano selvaggi irrazionali o umanoidi robotizzati guidati da pazzi mitomani, mentre noi siamo cittadini razionali, informati e governati più spesso che no da leader che non farebbero mai certe cose.

In fondo noi incarniamo il Bene, nonostante le varie defaillance, e quindi possiamo prenderci gioco degli altri, umiliarli, ucciderli. Le liste nere di “omicidi mirati con droni” e di “guerre mirate preventive” sono un lavoro sporco che produce “danni collaterali” ma che va portato a termine per garantire un futuro migliore per tutti.

Ogni volta ci caschiamo come degli imbecilli e i guerrafondai non devono neppure sforzarsi di alterare la propaganda – usano gli stessi, identici slogan, cliché, vocaboli:


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/21/iraq-2002-iran-2012/

Anche i tedeschi buoni furono bombardati. Anche quelli contrari alle guerre naziste ma che non riuscirono a fermarle ci lasciarono la pelle.

Tra i sopravvissuti ci sarà chi avrà la coscienza a posto e chi si sentirà in colpa per il resto della sua vita.

Brzezinski, Atlantide e la Supernova

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Il “brillante” piano di Brzezinski per gli Stati Uniti del ventunesimo secolo: scimmiottare le strategie dell’impero britannico (e/o di Atlantide?)


http://it.wikipedia.org/wiki/Zbigniew_Brzezinski

Premessa: occorre capire che senza un impero gli Stati Uniti non hanno alcuna chance di sopravvivere. Sono nelle stesse condizioni del Regno Unito: la loro industria è moribonda, la loro economia è tenuta in vita a botte di stimoli dalle rispettive banche centrali (che prima o poi si pagano, con gli interessi – disastrose bolle speculative + inflazione), il loro settore bancario-finanziario è una metastasi, il loro tasso di disoccupazione reale è a livelli record, così come il loro indebitamento reale. Le loro rispettive valute non sono crollate solo grazie al predominio militare americano.

Anglo-America (Nuova Atlantide = City di Londra + Pentagono) è come una stella diventata troppo grande che è in procinto di esplodere per esaurimento di combustibile:

“L’esplosione di Supernova rappresenta l’ultimo atto, distruttivo e spettacolare, del ciclo evolutivo di stelle molto massive. Durante l’esplosione viene liberata un’energia enorme e la stella diventa così luminosa da splendere più di una intera galassia. La luce emessa dalla stella in seguito all’esplosione dura qualche mese ed è paragonabile a quella che il nostro Sole è in grado di emettere in un miliardo di anni!… Ogni volta che il combustibile nucleare al centro della stella finisce perché si è trasformato in un altro elemento, il nucleo si contrae sotto l’azione della gravità e riesce ad innalzare la temperatura fino ad innescare il bruciamento del nuovo elemento chimico. Sfortunatamente (per la stella) il ferro non può essere ulteriormente fuso per produrre energia e questa volta la contrazione del nucleo prosegue in maniera irreversibile. Quando la temperatura e la densità della materia all’interno del nucleo raggiungono un valore limite, i protoni e gli elettroni degli atomi si fondono a formare neutroni. In ognuna di queste reazioni di “neutronizzazione” viene prodotto un neutrino. In poche decine di secondi il diametro del nucleo si contrae da circa metà del raggio terrestre (3000 km) a poco più di 10 km. L’onda d’urto prodotta si propaga in circa due ore attraverso gli strati esterni della stella e, quando raggiunge la superficie, la stella esplode. Tutto il materiale di cui è composta la parte esterna della stella viene proiettato nello spazio circostante con una velocità approssimativa di 15000 km/s, lasciando come residuo il nucleo di neutroni che, a seconda della massa, può rimanere una stella di neutroni (pulsar) o diventare un buco nero


http://www.lngs.infn.it/lngs_infn/index.htm?mainRecord=http://www.lngs.infn.it/lngs_infn/contents/lngs_it/public/educational/physics/supernova/

Succederà. Uno choc petrolifero (crisi nel Golfo Persico), la morte di una banca zombie troppo grande per essere salvata (con effetto domino sulle altre), il tentativo di riprendere il controllo delle armi automatiche, pogrom antisemiti, una nuova recessione, un crack di Wall Street, prolungate proteste di massa con repressione e reazioni violente di una popolazione armata fino ai denti, un attentato terroristico, il collasso dell’eurozona: ormai le concause possono essere numerose.

Brzezinski queste cose le sa.

È un uomo straordinariamente intelligente, è spiritoso, è un padre amorevole. Ha fatto tutto quel che era in suo potere per scongiurare una terza guerra mondiale (conseguenza di un attacco all’Iran); ha condannato le politiche inique ed austeriste del Nord Europa, consigliando ad Obama di contrastarle in ogni modo negli Stati Uniti; ha promosso la nascita di una Palestina indipendente ed un serio processo di pace nel Medio Oriente. Per questo è diventato il bersaglio del livore dei neocon statunitensi e dei nazionalisti israeliani.

Brzezinski è troppo lucido e disciplinato per essere un neocon: sa che senza la carota il bastone può produrre un effetto boomerang.

È uno scacchista e il mondo per lui è una scacchiera. Ci sono giocatori e ci sono pedine. Qualcuno vince, qualcuno perde, qualcuno è sacrificato. Così è sempre stato e sempre sarà.

Brzezinski non tollera l’idea di un pianeta in cui non esista una potenza leader (o un direttorio) che stabilizzi i rapporti internazionali, l’idea di una governance globale DEMOCRATICA in cui il Terzo Mondo possa avere lo stesso peso delle potenze maggiori e in cui si possano mettere a tacere le oligarchie finanziarie.

Sa che l’America è stata quasi incessantemente una forza destabilizzante, anche laddove – conflitto arabo-israeliano – era nel suo interesse evitare che Israele facesse il passo più lungo della gamba (per non parlare di Iran, Pachistan, America Latina, Sud Est asiatico, Mediterraneo, ecc.).

La proliferazione di basi americane in tutto il mondo, anche a poche centinaia di chilometri dai confini russi e cinesi non è un fattore di stabilizzazione.

Sa perfettamente che, come l’impero britannico, anche quello NATO si pone come “indispensabile mediatore” solo per interferire negli affari interni di altri stati ed è perciò nel suo interesse impedire in ogni modo che nel mondo prevalga la diplomazia, la cooperazione, la concordia (divide et impera).

Obama non è meno imperialista di Bush, è solo molto più “smart”.

Di questo occorre tener conto quando si leggono i numerosi pareri condivisibili di Brzezinski.

Fa tutto parte di un calcolo costi-benefici che ha come obiettivo quello di fare in modo che Obama impari dagli errori di Gorbaciov nel gestire il declino del modello statunitense (soft landing). La parola-chiave è coordinamento (controllo indiretto): un Nobel per la Pace usa i droni, non i bombardieri; usa le truppe dei vassalli, non le sue (es. Libia, Mali, Siria, Somalia).

Si sfruttano come vassalli le ex potenze coloniali ora inserite nella NATO per conservare il predominio (low cost): Regno Unito, Francia e Turchia in Africa e Medio Oriente [Sarkozy ha inaugurato una base aeronavale francese negli Emirati Arabi Uniti, a poche decine di chilometri dall’Iran, nel 2009, lo stesso anno in cui ha imposto alla Francia l’adesione alla NATO], Polonia nell’Europa orientale (nella speranza che la Russia imploda).

Però le cose non vanno sempre per il verso giusto. Israele è ormai una mina vagante.

La Germania in Europa, il Giappone nell’Estremo Oriente e l’Italia nel Mediterraneo hanno occasionalmente lasciato intendere che sono più che pronti ad operare in una prospettiva post-NATO (es.
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-09-06/putin-inaugura-gasdotto-north-165827.shtml?uuid=AaKyb31D
).

La Francia pre-Sarkozy era una nazione sovrana e quasi certamente tornerà ad esserlo negli anni a venire.

I BRICS hanno sfidato la volontà di Washington senza subire alcuna conseguenza significativa.

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http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/12/atlantide-contro-eurasia-la-principale-causa-della-terza-guerra-mondiale/

Il Pachistan non desidera altro che liberarsi dalla presenza americana e dalla costante minaccia di una sua disgregazione (con il nord che se ne va per conto suo e finisce nell’orbita americana).


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/08/05/il-voto-sulla-siria-spacca-lonu-e-contrappone-nato-e-brics-nigeria-e-pakistan
/

Insomma, le cose volgono al peggio, per i nemici dell’America come doveva essere.

Ecco la reazione di Brzezinski, al crepuscolo dell’impero.

Zbignew Brzezinski, primavera 2012

0:50 – il ventunesimo secolo sarà o il secolo più di successo su scala globale, oppure il peggior secolo nella storia umana

2:30 – la NATO è ancora importante e ancora necessaria ma deve dotarsi di una visione di politica globale.

5:00 – la storia del mondo si snoda nel continente eurasiatico. Là, oggigiorno, ogni conflitto regionale ha una portata globale.

6:30 – non è da escludere che l’Asia del ventunesimo secolo possa replicare la tragica storia dell’Europa del ventesimo secolo.

8:50 – gli Stati Uniti non devono lasciarsi coinvolgere in nessun conflitto asiatico sul continente (Giappone, Corea e Taiwan restano però strategici). Gli USA devono limitarsi a fare quel che ha fatto il Regno Unito nel diciottesimo secolo con l’Europa: fungere da equilibratori, mediatori.

9:30 – USA devono impegnarsi in un’opera di riconciliazione tra Giappone e Cina

10 – la Cina può essere un junior partner degli USA nella stabilizzazione del mondo: un conflitto tra le due potenze le distruggerebbe entrambe

11 – Gli USA sono i guardiani d’Europa, ma l’Europa deve svolgere un ruolo attivo nella stabilizzazione dell’Oriente (perché è nell’interesse di tutti)

13:44 – Perché ciò avvenga è indispensabile che Turchia e Russia entrino a far parte dell’Occidente

15 – Ataturk ha avuto successo laddove Lenin ha fallito

18 – la Turchia è un modello per il futuro sviluppo dell’Iran

21 – l’Unione Europea evolverà, sviluppando verosimilmente un nucleo centrale federale circondato da una periferia meno vincolata e da satelliti collegati in qualche forma all’UE, tra i quali certamente la Turchia, il tutto all’interno della comunità euro-atlantica (leggi: Europa vassallo del Nordamerica)

22 – L’Unione Europea era più “unione” quando era una comunità (CEE): ora è attraversata da fratture (chissà come mai!?)

26 – la Turchia può essere un modello di sviluppo per la Russia (arriva a dire che i turisti russi in Turchia si domanderanno perché il loro paese non possa essere più simile alla Turchia!)

31 – non è che gli Stati Uniti sono in declino, è che altre potenze si sviluppano più rapidamente, ma non è detto che possano conservare quel tasso di crescita

32 – gli USA possono migliorare la propria situazione solo risolvendo alcuni problemi strutturali e questo può accadere solo con un élite più lucida di quella attuale (segue allusione al fatto che una vittoria di Romney sarebbe disastrosa)

34 – l’Europa non sta decadendo. È significativo che sempre più statisti dicano che serve maggiore integrazione e una crescita che sia socialmente responsabile e non finalizzata unicamente alla massimizzazione del profitto

36 – se fossi un turco e vedessi da una parte l’Iran ed un Medio Oriente in subbuglio, dall’altra la Russia e da un’altra parte ancora l’Europa e gli Stati Uniti, vorrei avere questi ultimi come amici

46 – se la Turchia decidesse di intervenire in Siria, non sarebbe lasciata sola. Francia e Regno Unito (non li nomina ma vi allude) la assisterebbero (ma non gli USA, non direttamente). MA, data la sensitività e complessità della situazione, sarebbe meglio evitare di farsi coinvolgere in un’escalation voluta da forze esterne all’alleanza NATO (Arabia Saudita+Qatar? Israele?) in modo da evitare un coinvolgimento dell’Iran

55 – South Stream (progetto italo-russo) ignorato, Nabucco (progetto americano) strada giusta


http://temi.repubblica.it/limes/nabucco-vs-south-stream/6899

1:03 – il cambiamento climatico può essere realmente catastrofico per l’umanità ma non ci sono ancora risposte definitive. Altre minacce del ventunesimo secolo potrebbero essere la diffusione di malattie sconosciute, sommosse, guerre che impieghino armi di distruzione di massa. Queste sono minacce che non possono essere affrontate con il voto alle Nazioni Unite (B. odia le Nazioni Unite ma anche l’Unione Europea: altrimenti non ci sarebbero in giro molluschi come Van Rompuy e Ban Ki-Moon), ma solo attraverso la collaborazione delle grandi potenze.



Zbignew Brzezinski, estate 2012

La Russia si democratizzerà, ma solo dopo una parentesi nefasta (12:43)

Qualunque guerra nell’Estremo Oriente sarebbe disastrosa per gli Stati Uniti

Non ci sarà alcuna egemonia cinese fino alla metà del secolo (perché culturalmente gli USA hanno un appeal che i cinesi non possono avere)

Le disparità sociali negli Stati Uniti sono una gravissima minaccia

È necessario un ritiro delle forze americane dall’Afghanistan ma senza lasciare un paese destabilizzato

La questione siriana va risolta diplomaticamente, coinvolgendo l’Iran

L’invasione dell’Afghanistan era necessaria per distruggere Al-Qaeda

Se gli USA si fanno coinvolgere in una guerra in Iran tutte le crisi del Medio Oriente confluiranno in un’unica gigantesca crisi dal Mediterraneo all’India (15-16) – la strategia giusta è la stessa impiegata contro l’Unione Sovietica ed in ogni caso è evidente che una scelta tra strangolamento economico e umiliante capitolazione sarebbe irricevibile. L’Iran può continuare il suo legittimo programma atomico se monitorato seriamente. In ogni caso l’acquisizione da parte dell’Iran di una testata atomica non sarebbe la fine del mondo (19). La Corea del Nord ha testate atomiche, ma né la Corea del Sud né il Giappone strepitano perché gli Stati Uniti entrino in guerra contro il regime nordcoreano: si sentono ragionevolmente sicuri (21:30).

Un attacco israeliano all’Iran avrebbe effetti deleteri per i nostri soldati in Afghanistan, per i paesi del Golfo, per il prezzo del petrolio e quindi della benzina che è già fin troppo costosa per via della “tassa Netanyahu”, ossia il sovrapprezzo che le sue esternazioni hanno prodotto con la crescita dei premi di assicurazione sulle forniture petrolifere (23)

I palestinesi e gli israeliani non possono fare pace. I palestinesi sono troppo deboli e divisi e gli israeliani sono troppo forti, fiduciosi e politicamente frammentati. Solo gli Stati Uniti possono trovare e far accettare un compromesso ragionevole tra entrambe le parti che integri Israele nel Medio Oriente e trasformi Palestina e Israele, nel giro di una generazione, nella Singapore di quell’area: una fonte di innovazione (25).

Una guerra mondiale che coinvolga Cina e Stati Uniti per il controllo del mondo sarebbe troppo costosa per entrambe le parti, quindi è altamente improbabile che si verifichi. È necessario che gli uni non demonizzino gli altri e che si trovi una formula che permetta alle potenze di coesistere (32).

L’opinione pubblica è troppo ignorante di storia e geografia per rispondere intelligentemente alle sollecitazioni del presidente e spiana la strada ai demagoghi (34). La responsabilità è sia del sistema educativo, che non insegna la geografia e la storia mondiale, sia dei media che sono troppo superficiali.

La Siria non è la Libia, Assad non è Gheddafi: la situazione è molto più complicata di come l’hanno presentata i media (40).

Nel breve periodo le nostre relazioni con la Russia si deterioreranno per colpa di Putin, nel lungo periodo il suo regime è condannato e si protrarrà a lungo La stagnazione e decadenza saranno intollerabili per i Russi. La società civile cosmopolita è più ricettiva ed è il nostro obiettivo, se vogliamo costruire una comunità euro atlantica che sappia gestire i più vasti conflitti globali.

Nella società iraniana le donne hanno un ruolo molto più importante di quel che si tende a credere e sono loro che riusciranno a scindere il nazionalismo dal fondamentalismo. Ma una politica di contrapposizione con il governo iraniano può solo rafforzare quel legame.

L’America Latina è di importanza relativa nelle questioni internazionali del nostro tempo (43).

L’India è estremamente a rischio a causa dell’alto tasso di analfabetismo, del carattere aristocratico della sua pseudo-democrazia e dell’eterogeneità della sua popolazione (45).

L’intelligence statunitense non ha saputo prevedere la primavera araba come non l’ha saputa prevedere Mubarak, che era sul posto. Certi eventi sono il prodotto di incontrollabili concatenazioni di variabili (50)

COMMISSIONE TRILATERALE: è diventata sempre meno efficace. È prestigiosa, ma poco influente (54).

È una vergogna che nessun dirigente del mondo finanziario sia stato punito per delle azioni che possono essere definite delle truffe. È stata una grave mancanza da parte di Obama (59).

Il prossimo presidente dovrà occuparsi della giustizia sociale, perché non c’è democrazia con certi livelli di sperequazione



Zbigniew Brzezinski “The Role of the West in the Complex Post-Hegemonic World, autunno 2012

13:00 – crescente distanza tra burocrati cinesi e forze armate nazionaliste, ma anche tra dirigenza e giovane borghesia rampante

14:30 – la Russia di Putin è imperialista e vuole assorbire l’Ucraina ma il declino demografico la rende vulnerabile in oriente (minaccia cinese: Brzezinski ha sempre cercato di mettere Russia e Cina l’una contro l’altra, fin dai tempi della Guerra Fredda – la cosa sta diventando alquanto patetica). Le violenze caucasiche faranno fallire i giochi olimpici invernali di Sochi e il fondamentalismo islamico rischia di destabilizzare le sue regioni meridionali (Brzezinski è polacco, non ama la Russia, per usare un eufemismo – qui si rivolge ad un pubblico polacco, a Danzica)

16:00 – sostiene che la CEE (più piccola) era più coesa dell’UE (molto più grande) – il che è certamente vero – ma, “curiosamente”, consiglia all’UE di espandersi ulteriormente fino all’Ucraina

17:00 – il Giappone dovrebbe farsi valere di più con la Russia nella disputa sull’isola di Sakhalin

23:00 – la Germania deve guidare l’Europa (il ruolo storico della Francia è solo quello di aver portato a questo risultato!)

27:00 – l’UE deve includere la Turchia perché solo così Georgia e Ucraina saranno difese dalle mire espansionistiche russe

28:00 – L’Unione Eurasiatica promossa da Mosca è solo un trucco per ristabilire l’impero sovietico


http://it.wikipedia.org/wiki/Unione_eurasiatica

28:30 – una Russia inserita nell’Unione Europea sarebbe percepita come meno minacciosa per i suoi vicini, ma solo se subordinata alla NATO



Il rapporto del Pentagono – l’umanità è in grado di gestire una glaciazione

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Record di emissioni di C02 – eppure anche i climatologi “serristi” devono ammettere che c’è una pausa nel riscaldamento globale


http://m.theaustralian.com.au/news/features/twenty-year-hiatus-in-rising-temperatures-has-climate-scientists-puzzled/story-e6frg6z6-1226609140980

Gli esperti del servizio meteorologico nazionale britannico prevedono che il grande gelo che attanaglia il Regno Unito potrebbe durare fin quasi alla fine di aprile. Le temperature difficilmente recupereranno le medie del periodo prima della seconda metà del mese.

http://www.guardian.co.uk/uk/2013/mar/27/uk-freeze-april-forecasters

Ho illustrato gli indicatori di un’incombente glaciazione


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/31/fuochino-fuoco-ghiaccio-cause-e-conseguenze-di-una-glaciazione/

Ma quali sarebbero le sue più probabili conseguenze? Ce lo spiega un rapporto – “An Abrupt Climate Change Scenario and Its Implications for United States National Security” – curato da Peter Schwartz e Doug Randall e pubblicato dal Pentagono nell’ottobre del 2003, che prende in esame l’eventualità di una glaciazione meno grave di quella del Dryas Recente (gli iceberg arrivavano in Portogallo)


http://it.wikipedia.org/wiki/Dryas_recente

e più seria della Piccola Era Glaciale


http://it.wikipedia.org/wiki/Piccola_era_glaciale

ossia un evento del tipo verificatosi 8200 anni fa, che fu preceduto da un forte riscaldamento globale e durò circa un secolo.

Il rapporto è il risultato di una serie di interviste di scienziati, di analisi e di nuovi riscontri.
In sintesi. Il riscaldamento globale causa il rallentamento della Corrente del Golfo, il rafforzamento della ventosità, climi più secchi laddove erano più umidi e vice versa, con pesanti effetti sulla produzione agricola, la stabilità sociale e la pace.

Nello scenario considerato il riscaldamento globale raggiunge il suo picco (fortissimo scioglimento dei ghiacci artici nel periodo estivo) intorno al 2010 (è successo nel 2012 e succederà nel 2013). L’effetto più grave è che la Corrente del Golfo non riesce più a portare acqua calda e salata verso l’Europa settentrionale mentre le accentuate precipitazioni nel Nord Atlantico aggiungono altra acqua fredda e dolce.

L’impatto è rapido ma si sviluppa nel corso di un decennio, tra il 2010 ed il 2020.

Le temperature precipitano di diversi gradi in Europe e leggermente meno nel Nord America e nell’Asia settentrionale. Siccità in Europa e Nord America. Tempeste di neve diventano più frequenti. Venti più forti.

Siccità prolungata in Cina ed Europa. Altre aree secche diventano umide.

Il raffreddamento dell’area del Nord Atlantico diventa sempre più intenso ed imprevedibile. La neve si accumula e quindi il fresco si prolunga anche in estate. La circolazione atmosferica ne risulta alterata. Dopo il 2015 (per noi sarebbe il 2017, tenuto conto della discrepanza tra scenario e realtà) il freddo comincia a farsi sentire nell’Europa meridionale ed in Nord America. Correnti fredde soffiano attraverso il continente europeo danneggiando l’agricoltura. La siccità ed il vento producono tempeste di sabbia/polvere.

Intorno al 2020 il clima europeo rassomiglia quello siberiano.

L’Europa sarà la più pesantemente colpita dal cambiamento climatico.

Il clima dell’Europea nord-occidentale sarà più freddo, secco e ventoso rendendola molto simile alla Siberia. L’Europa meridionale subirà un cambiamento minore ma verrà colpita da violenti e intermittenti raffreddamenti e da rapidi sbalzi di temperatura. L’Europa combatterà per arginare l’emigrazione dalle nazioni scandinave e dall’Europea settentrionale di popoli in cerca di caldo, così come l’emigrazione dai paesi duramente colpiti in Africa e altrove. Entro il 2030 circa il 10% della popolazione europea si sarà trasferito in un paese diverso da quello di residenza, per ragioni climatiche.

Gli Stati Uniti e la Cina vedranno un deterioramento della produzioni agricola.

La grande famiglia europea, nella più grande famiglia umana

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Pare dunque che la popolazione europea non stia sottovalutando le conseguenze della frantumazione dell’eurozona, come invece tendono a fare certi maître à penser


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/08/eletto-obama-ora-i-piigs-potrebbero-lasciare-leuro-i-pro-e-i-contro/

Bene così.

Le economie regionali di Cina e Stati Uniti sono molto più eterogenee di quelle europee


http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_U.S._states_by_income


http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2010-09-30/grande-migrazione-cinese-024726_PRN.shtml

eppure non pare che quei due paesi siano in procinto di disgregarsi. I loro governi e banche centrali provvedono a fare in modo che le asimmetrie siano controbilanciate a sufficienza da evitare il collasso delle due nazioni. Lo stesso accade in Russia, Canada, Australia e in tantissimi altri paesi.
Infatti possono fare tutto quel che serve per difendere la propria sovranità e la cittadinanza, se i governi sono al servizio dell’interesse generale. Come come quelle che dovrà fare l’Unione Europea e che un singolo stato europeo, invece, non potrebbe mai fare:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/08/14/gli-economisti-francesi-contro-lausterita-unalternativa-in-12-punti/

L’intrinseca scorrettezza dell’impostazione eurouscitista più dura e pura sta nella falsa scelta secca che impone tra l’Europa merkeliana-francofortese e il ritorno alla lira o ad un’altra valuta post-euro, cancellando tutte le altre opzioni collocate tra questi due estremi.

La seguente analisi di un fautore dell’uscita dall’eurozona è molto più onesta ed apprezzabile, perché presenta almeno a grandi linee il progetto di Syriza, che prospetta un certo tipo di riforma dall’interno (ce ne sono altri), pur restando scettico sulla sua attuabilità (senza comunque spiegare perché non dovrebbe funzionare – se invece di perorare cause disfattiste si desse costruttivamente una chance a Syriza ed altri ora saremmo messi meglio) :


http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=11503

L’unione europea non è certo stata pensata da degli psicopatici ma da statisti che volevano sapientemente porre fine a violenze ed egoismi collettivi. Fin dall’inizio, però, certe forze si sono attivate per salire a bordo clandestinamente e poi prendere il controllo dell’imbarcazione. Ora fanno di tutto per buttare fuori bordo i passeggeri e tenersela per sé e ci sono dei passeggeri che addirittura si offrono volontari per darsi in pasto ai pesci e urlano agli altri di seguire il loro esempio, invece di restare a bordo e scacciare i pirati. Così chi ancora crede in questa imbarcazione si trova a dover combattere contro pirati e aspiranti suicidi, involontariamente coalizzati.
[N.B. Per la verità non è una coalizione propriamente involontaria: è evidente che i pirati hanno tutto l'interesse a farsi passare per onnipotenti e convincere i passeggeri a togliersi di mezzo spontaneamente].

*****

Chi si oppone all’unificazione europea in quanto tale, indipendentemente dal modo in cui sarà realizzata, ossia dando per scontato che il risultato non potrà che essere una tirannia, non ragiona in maniera troppo diversa da chi si opponeva all’unificazione italiana.
L’esito dipende dalla volontà dei cittadini europei: se vorranno che nasca una confederazione europea con una banca centrale al servizio dell’economia e non della finanza ed un governo europeo di nomina democratica incline a pratiche democratiche in un assetto complessivo in cui macroregioni, stati e cittadini europei (tramite l’europarlamento e la democrazia partecipata) abbiano più voce in capitolo, allora sarà quell’idea d’Europa a prevalere e non una tecnocrazia supina di fronte agli interessi delle multinazionali e delle banche. I movimenti di protesta pan-europei dell’anno scorso lasciano intravedere un futuro di cittadinanza europea attiva, partecipe e sovrana che fa ben sperare.
I poteri forti malevoli non sono onnipotenti e non sono gli unici in gioco.

 Al momento la Germania – affetta dalla sindrome della botte piena e della moglie ubriaca – è l’unico, serio ostacolo sulla strada dell’unificazione europea ed alla risoluzione della crisi:


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/04/la-modesta-proposta-per-superare-la-crisi-delleuro-di-yanis-varoufakis/

Accade per via della faziosità dei media tedeschi e del governo, che disorientano la popolazione, la ingannano, la indottrinano:


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/30/il-lavaggio-del-cervello-che-stanno-subendo-i-tedeschi-e-tutti-gli-altri/

E per la persistenza di ridicoli miti etnici al servizio del liberismo neofeudale che rendono l’ammaestramento più efficace:


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/14/lumache-giapponesi-bradipi-tedeschi-ed-altri-miti-etnici/

Questa resistenza tedesca (una vera e propria guerra economica ai danni del resto d’Europa) non durerà ancora a lungo. La loro economia sta cedendo, com’era inevitabile, dato l’alto grado di interdipendenza mondiale:


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/29/quando-i-tedeschi-capiranno-che-la-merkel-li-ha-truffati/

L’idea di un’Unione Europea non è nata come complotto neonazista per prendersi una rivincita dopo la sconfitta del Terzo Reich o come complotto della NATO per estendere la sua egemonia fino ai confini russi. Forze che operano in quelle due direzioni esistono, in Baviera ed al Pentagono,


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/27/lucio-caracciolo-leuropa-e-finita-considerazioni-di-immenso-buon-senso-sulleuropa-sullitalia-e-su-altro-ancora/


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/20/bruno-luvera-tg1-rai-sulla-jugoslavizzazione-dellitalia-e-la-balcanizzazione-delleuropa/


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/23/la-geopolitica-dei-miti-etnici-la-morte-delleurozona-e-lavvento-dellimpero/


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/08/stati-uniti-deuropa-i-dubbi-dei-costituzionalisti-e-delle-persone-di-buon-senso/

ma sono anche le stesse forze che spingono per la balcanizzazione del nostro continente, dato che un’effettiva unione (rispettosa delle autonomie dei popoli), ridimensionerebbe la loro influenza:


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/03/alto-adige-baviera-catalogna-veneto-parco-della-vittoria-viale-dei-giardini-il-vaso-di-pandora-dei-separatismi/

La confederazione europea sarà qualcosa di diverso dagli Stati Uniti d’Europa, sarà qualcosa di nuovo, di mai sperimentato prima, sul modello elvetico, ma con delle sensibili migliorie. Questo era il progetto iniziale (cf. Michael Sutton, “France and the Construction of Europe 1944-2007: The Geopolitical Imperative”) e lo tornerà ad essere. Non solo perché è nell’interesse di mezzo miliardo di europei e del mondo, ma perché le forze che sospingevano Jean Monnet & co. sono più che mai determinate a contrastare l’intolleranza, il fanatismo, l’avidità ed il vizio separatista-etnocentrico-isolazionista che affligge le menti ristrette.

Esistono europeisti e globalisti motivati da cupidigia, tracotanza ed egoismo che realmente progettano distopie sul modello di Singapore (o della Cina “comunista”), o di Nea So Copros


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/21/sonmi-451-e-thomas-sankara-quando-finzione-e-realta-riecheggiano/

da applicare su scala planetaria per poter massimizzare lo sfruttamento delle risorse umane (cf. amazon.de ed il nuovo schiavismo)


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/02/18/abolizionismo-2013-2014-un-aneddoto-personale-ed-un-fatto-di-cronaca/


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/31/commesse-e-commessi-di-tuttitalia-unitevi/


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/18/cloud-atlas-uno-studio-antropologico/

ma esistono anche europeisti e globalisti animati dalle migliore intenzioni: altruismo, condivisione, spirito comunitario, unificazione del genere umano in una famiglia o in un coro in cui ciascuno canti con la sua voce e non sia costretto ad uniformarsi ad un pensiero unico, ad un’unica direzione di “sviluppo”.

Questi ultimi lottano contro settarismi, nazionalismi, la sfrenata competizione e l’iniquità insite nel capitalismo sregolato.

I nomi sono noti: F.D. Roosevelt ed Eleanor Roosevelt, Charles de Gaulle, i fratelli Kennedy, Bruno Kreisky, Willy Brandt, Mario Cuomo, Olof Palme, Aldo Moro, Alcide Degasperi, Robert Schuman, Konrad Adenauer, Martin Luther King, Thomas Sankara, Aung San Suu Kyi, Arundhati Roy, Dominique de Villepin, Nelson Mandela, Benazir Bhutto, Dag Hammarskjöld, Jimmy Carter, Nikita Krusciov, papa Giovanni XXII, Federico Mayor, Irina Bokova, Roberto Assagioli, ecc.


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/09/quei-santuomini-dei-fratelli-kennedy/


http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/arduo-da-vedere-illato-oscuro-e.html

E poi ci sono le nuove leve, come Alexis Tsipras o Beatriz Talegon, che un giorno, se faranno le scelte giuste, saranno forse celebrate come i giganti di cui sopra:


http://www.michelenardelli.it/commenti.php?id=2499

L’unità della famiglia umana, a partire dall’esperimento europeo, è l’unica maniera per stroncare l’ascesa prepotente degli oligopoli finanziari e della tirannia dei mercati e per scongiurare le violenze di massa di un 1848 globale, i cui esiti sarebbero imprevedibili.


http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/e-successo-un-quarantotto-la.html

È il nostro destino, come è stato auspicato dallo stoicismo, dal cristianesimo delle origini, dal buddhismo, dal taoismo, dal sufismo, dall’umanesimo rinascimentale, dall’illuminismo, dallo spirito con cui sono state fondate le Nazioni Unite (che non dovevano certo diventare uno strumento di imperialismo), la Croce Rossa, l’UNESCO, ecc.


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/19/il-rinascimento-umano-la-ricetta-dellunesco-per-ridarci-dignita-e-un-futuro/

Ce lo ingiungono il buon senso e la buona volontà

Tutti per uno, uno per tutti: unità delle coscienze nella molteplicità delle forme, nella fratellanza compassionevole e quindi nella perequazione delle risorse (giacché le disparità che creano stenti e squallore sono la principale causa di conflitto e le risorse del pianeta non appartengono a qualcuno in particolare, essendo per definizione e per loro natura dei beni comuni).

Non certo un Mondo Nuovo huxleyano uniformato, livellato, meccanico, mentalmente intorpidito, psicopatico e materialista: la vita biologica e quella della mente amano la diversità e si estinguono nell’isolamento autarchico.


http://www.raetia.com/it/shop/item/1567-contro-i-miti-etnici.html


http://unesdoc.unesco.org/images/0019/001924/192499m.pdf#page=20

**********

Siamo dunque arrivati al punto cruciale.

L’unificazione dell’umanità (il “tutti per uno, uno per tutti” e l’”uniti nella diversità”) è un progetto malevolo?

Oppure il complottismo sul Nuovo Ordine Mondiale che osteggia l’unificazione dell’umanità fa comodo proprio a chi desidera una tirannia globale di carattere liberista neofeudale e, a questo scopo, sfrutta il classico divide et impera?

Questa è la radice del problema: chi crede che i potentati finanziari siano invincibili preferirà che le cose rimangano (pessime) come sono; chi invece crede che un’umanità unita avrebbe la forza di scrollarsi di dosso psicopatici & co. dovrebbe essere a favore dell’UE e di Nazioni Unite più forti e libere da influenze di nazioni e lobby finanziarie, per emanciparsi dalla NATO (e poi anche dell’egemonia cinese e di qualunque altra potenza) e dal giogo dei mercati.

Vedete voi, la scelta è vostra. Non mi disturba l’idea di essere liquidato come un “utile idiota” se vi interrogate sulla possibilità che possiate esserlo voi.

Questo libro (e mi auguro anche altri) sarà testimone della mia buona fede e del mio impegno. Saranno i posteri a giudicarmi.

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Fuochino…fuoco…GHIACCIO! (cause e conseguenze di una glaciazione)

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IL SINDACO DI LONDRA: ”il governo dovrebbe cominciare a considerare la possibilità che siamo agli inizi di una piccola era glaciale dovuta al calo di attività solare…evento che avrà grandi implicazioni per l’agricoltura, il turismo, i trasporti, la gestione del traffico aereo e l’economia nel suo complesso“.


http://www.telegraph.co.uk/comment/columnists/borisjohnson/9814618/Its-snowing-and-it-really-feels-like-the-start-of-a-mini-ice-age.html

VostokTemp0-420000 BP

evento stratosferico sta portando aria artica fino agli Stati Uniti con temperature tra i -10 e i -40 C. L’articolo lo descrive come un fenomeno sempre più frequente negli ultimi anni, legato allo scioglimento dei ghiacci artici

http://www.climatecentral.org/news/stratospheric-phenomenon-is-bringing-frigid-cold-to-us-15479

qui il relativo studio sull’accresciuta frequenza e natura del fenomeno, che precisa come si tratti dell’opposto di quel che i “tropicalisti”/”serristi” si attendevano (cf. inverni sempre più miti – invece la seconda parte dell’inverno è sempre più rigida e nevosa in Eurasia e Nord America):

http://web.mit.edu/jlcohen/www/papers/Cohenetal2009.pdf

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Record assoluto di formazione di ghiaccio nell’Artico. Quando arriverà l’estate e si scioglierà a velocità ed in quantità senza precedenti (come nel 2012) ci saranno conseguenze nefaste.

Questo scioglimento [dei ghiacci artici] fa sì che una enorme mole d’acqua fredda e dolce si riversi nel nord Atlantico, andando a disturbare il flusso della corrente del Golfo. Infatti una modifica significativa della salinità dell’acqua e della temperatura potrebbe far saltare il meccanismo della corrente raffreddandola molto prima che raggiunga le coste europee e costringendola a fare ritorno in dietro addirittura a disperderla e annullarla. In tutti e due i casi l’Europa si troverebbe alle prese con un terribile e repentino cambiamento climatico. Un ritorno dei ghiacci interesserebbe tutta la Scandinavia, l’Islanda e parte della Gran Bretagna, l’Oceano sopra il 60° parallelo si trasformerebbe in una immensa distesa si ghiaccio. In conseguenza di ciò aumenterebbe tantissimo l’albedo totale e il fronte polare si abbasserebbe notevolmente, generando un raffreddamento sensibilissimo su tutta l’Europa, Italia inclusa. E’ lecito ricordare che questa teoria, inizialmente snobbata dalla comunità scientifica, sta negli ultimi mesi acquistando sempre più seguito. Ne sono prova gli ormai innumerevoli articoli che si trovano sull’argomento sia su giornali che su internet per gli interventi preoccupati di eminenti studiosi e climatologi di fama mondiale.


http://www.sqtradiometeo.it/images/La%20corrente%20del%20golfo/La%20corrente%20del%20golfo.htm

DifferenceAnomalies HadCRUT4-UAH MSU GlobalMonthlySince1979 With37monthRunningAverage

HadCRUT4 30yearTrendAnalysis

HadCRUT4 10yearTrendAnalysis

Quello del 2012 è stato il dicembre più freddo dell’emisfero settentrionale dal dicembre del 2000


http://data.giss.nasa.gov/gistemp/tabledata_v3/NH.Ts+dSST.txt

Ecco cosa diceva riguardo all’Europa uno scenario di un rapporto commissionato dal Pentagono in cui diversi climatologi immaginavano cosa sarebbe potuto succedere in conseguenza del cambiamento climatico: sarà “la più pesantemente colpita dal cambiamento climatico, le temperature medie annuali scenderanno di 6 gradi Fahrenheit (un po’ più di 3 gradi centigradi) in meno di un decennio, con trasformazioni più drammatiche lungo la costa nord-occidentale. Il clima dell’Europea nord-occidentale sarà più freddo, secco e ventoso rendendola molto simile alla Siberia. L’Europa meridionale subirà un cambiamento minore ma verrà colpita ancora da violenti e intermittenti raffreddamenti e da rapidi sbalzi di temperatura. ridotte precipitazioni provocheranno la perdita di terreni coltivabili, il che diventerà un problema per tutta l’Europa contribuendo alla mancanza di scorte di cibo. L’Europa combatterà per arginare l’emigrazione dalle nazioni scandinave e dall’Europea settentrionale di popoli in cerca di temperature più miti, così come l’emigrazione dai paesi duramente colpiti in Africa e altrove”.


http://www.gbn.com/articles/pdfs/Abrupt%20Climate%20Change%20February%202004.pdf


http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/le-attivita-umane-hanno-solo-accentuato.html

Questa è la ricostruzione di quel che potrebbe accadere a causa dello scioglimento troppo rapido dei ghiacci artici (in questi anni, nell’Artico, nevica sempre di più, ma la neve si scioglie sempre più in fretta):

Il ghiaccio si scioglie, inonda gli oceani del nord con acqua fresca. Ciò causa un aumento più rapido della temperatura dell’acqua in estate. La differenza di temperatura tra l’Artico e gli oceani meridionali diventa troppo ridotta. Le correnti si bloccano e improvvisamente abbiamo un rimbalzo glaciale:


http://it.wikipedia.org/wiki/The_Day_After_Tomorrow_-_L%27alba_del_giorno_dopo


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/25/corrente-del-golfo-ormai-incapace-di-attraversare-latlantico/

Art Bell e Whitley Streiber, gli autori del libro “The coming global superstorm”, da cui è tratto il film sopracitato, descrivono quel che dovrebbe accadere perché si possa dire che lo scenario di una glaciazione improvvisa si sta effettivamente verificando:

“Diciamo che vivete a Dallas, o Madrid, o Roma. Il primo indizio che la supertempesta sta prendendo forma potrebbe essere delle previsioni del tempo secondo cui una serie di fronti freddi si muovono verso sud dal Mar Artico, uno dopo l’altro. Questo potrebbe accadere in qualsiasi momento dell’anno.

Potrebbe capitare di sentire che luoghi più settentrionali – Toronto, Stoccolma, Pechino – sono stati colpiti da condizioni meteo estremamente dure – piovosità straordinaria in estate, bufere di neve senza precedenti in inverno. Fenomeni che si protraggono per una settimana o più, intensificandosi.

Attraverso le pianure del nord del mondo – le pianure nordamericane, le steppe dell’Asia centrale – si comincerebbero a registrare raffiche di vento che possono superare le 100 miglia all’ora (c. 160 km/h).

Luoghi come Edmonton e Semipalatinsk, poi Minneapolis e Mosca, cesserebbero di comunicare con il mondo esterno. Alaska e Siberia settentrionale sarebbero mute già da molto prima.

Dall’Europa, all’Asia, all’America, intere popolazioni cercherebbero disperatamente di spostarsi verso sud.

Poiché le stesse alterazioni che modificano le correnti del Nord Atlantico influirebbero anche sul movimento delle correnti nel sud del mondo, l’Australia e la Nuova Zelanda sarebbero anch’esse colpite. Lì, l’estate si convertirebbe in inverno, o un inverno normale diventerebbe estremamente freddo. Maremoti devasterebbero le coste meridionali del continente. Tifoni improvvisi investirebbero le Filippine, il Giappone e le isole del Pacifico.

[Se tutto ciò si verificasse], quanto più a nord ci si trova, tanto più estreme saranno le condizioni.

Giorno dopo giorno, le tempeste continueranno, diventando più complesse ed organizzate, più grandi, assumendo forme mai osservate prima.

In tutto l’emisfero settentrionale avranno luogo spostamenti massicci di popolazione. Il caos regnerà e molte, molte persone periranno a causa della supertempesta.

Quando la supertempesta si sarà esaurita, diventerà subito evidente che è stata una catastrofe di proporzioni mozzafiato.

Si salveranno solo Portogallo, Italia meridionale e il sud della Spagna. L’intero Midwest americano si troverà sotto una lastra di ghiaccio che si estende attraverso la Siberia e il nord Europa. Questo ghiaccio rifletterà una grande quantità di luce solare e calore verso lo spazio.

Se la tempesta – come pare possa essere accaduto l’ultima volta – colpirà in estate, il ghiaccio probabilmente si scioglierà.

È possibile che questo sia proprio quel che è successo l’ultima volta e, come vedremo, è stato registrato nei miti di tutto il mondo.

Se la tempesta avrà luogo in autunno o in inverno, allora il ghiaccio potrebbe teoricamente compattarsi così tanto nei mesi successivi e riflettere così tanto calore e luce che l’estate successiva semplicemente non sarà abbastanza calda da farlo sciogliere. L’inverno che seguirà sarà il più freddo della storia.

L’effetto finale e ironico del riscaldamento globale diventerebbe subito chiaro ai superstiti: l’inizio di una nuova era glaciale”.


http://www.bibliotecapleyades.net/ciencia/esp_ciencia_tsunami17a.htm

Stiamo forse già assistendo ad un’anticipazione di tutto questo?


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/09/la-fine-del-riscaldamento-globale-per-chi-ha-occhi-per-vedere/


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/08/25/il-rimbalzo-glaciale/


http://www.meteogiornale.it/notizia/25348-1-record-copertura-nevosa-eurasia


http://www.meteogiornale.it/notizia/26149-1-super-tempesta-portogallo-1-metro-di-neve-in-montagna


http://www.meteogiornale.it/notizia/26145-1-europa-centrale-paralizzata-da-gelo-e-neve


http://www.meteogiornale.it/notizia/26139-1-neve-in-regno-unito-e-india-caldo-record-a-sydney


http://www.guardian.co.uk/world/2013/jan/20/snow-britain-big-freeze


http://www.meteogiornale.it/notizia/26152-1-parigi-forte-nevicata


http://www.meteogiornale.it/notizia/26030-1-neve-gerusalemme-maggiore-ultimo-ventennio


http://www.meteogiornale.it/notizia/26029-1-libano-sconvolto-dal-maltempo-neve-a-ridosso-della-costa


http://www.meteogiornale.it/notizia/26017-1-neve-a-damasco-e-gerusalemme-gran-freddo-tra-india-nepal


http://www.meteogiornale.it/notizia/26000-1-maltempo-freddo-neve-da-grecia-a-giordania-australia-brucia


http://www.meteogiornale.it/notizia/25994-1-nord-india-grande-freddo-quasi-200-vittime


http://www.meteogiornale.it/notizia/25990-1-grecia-investita-da-ondata-di-gelo-neve-su-atene


http://www.meteogiornale.it/notizia/25415-1-tempesta-inaudita-candelaria-brasile-video-evento


http://www.meteogiornale.it/notizia/25275-1-nord-della-cina-paralizzata-da-improvvise-bufere-di-neve


http://www.meteogiornale.it/notizia/25893-1-neve-in-iran-gelo-intenso-in-asia-centrale-e-tra-cina-e-corea


http://www.meteogiornale.it/notizia/25882-1-cina-causa-gelo-anticipa-apertura-il-festival-del-ghiaccio-di-harbin


http://www.meteogiornale.it/notizia/25862-1-neve-negli-usa-e-in-afghanistan-gelo-record-in-groenlandia-caldo-in-brasile-e-namibia


http://www.meteogiornale.it/notizia/26186-1-gelo-intenso-dal-canada-verso-il-nord-est-stati-uniti


http://www.meteogiornale.it/notizia/26170-1-mosca-stagione-di-neve-eccezionale-arriva-il-gelo

Bersani e gli F-35

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Bisogna assolutamente rivedere e limitare le spese militari degli F35 perché le nostre priorità sono altre. Alla luce della crisi, questa è una spesa che va rivista. Le nostre priorità non sono i caccia ma il lavoro.

Pier Luigi Bersani, intervista al Tg2

Le immagini parodistiche, per quanto divertenti e sollazzanti, sono ingannevoli. Il senso del suo discorso è: compreremo meno F-35, ma li compreremo. Lo ha capito anche Alenia Aermacchi, che si oppone al “ridimensionamento del programma”, non alla sua soppressione. Come reagirà l’opinione pubblica quando scoprirà che Bersani non ha mai rifiutato l’acquisto?

“Una cosa è certa. L’11 dicembre 2012 il Pd non s’è opposto alla Riforma della Difesa voluta ostinatamente dal ministro Di Paola, acquisto degli F-35 incluso. La Camera ha definitivamente approvato la legge con 294 sì, 53 astenuti e solo 25 no. Il Pd si è espresso a favore. Tra le poche voci apertamente dissenzienti, quella del deputato Andrea Sarubbi: «Si liberano soldi per l’acquisto dei cacciabombardieri e di altri 70 programmi d’armamento, in un momento in cui si chiedono alle famiglie sacrifici. Tra le guerre ad alta densità inseguite dall’ammiraglio Di Paola e gli interventi di polizia internazionale iscritti nella carta dell’Onu c’è una gran differenza. Per questi motivi, annuncio il mio voto di astensione, in dissenso dal mio gruppo parlamentare»”.

http://www.famigliacristiana.it/volontariato/organizzazioni/articolo/f-35-bersani-meglio-tardi-che-mai.aspx

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“Berlusconi ha chiesto una verifica ai collaboratori. E forse oggi non firmerebbe quell’accordo: “Sono sempre stato contrario all’F35 e alle portaerei”.

Bersani dice che occorre rivedere la spesa per i caccia F35, ora la priorità è il lavoro. Ma comunque non possiamo rinunciare ai caccia: forse, e dico forse, ne compreremo di meno.

Monti scarica le colpe sui governi precedenti. Da D’Alema a Berlusconi. E in ogni caso, sul progetto F35, non si torna indietro. Ci sono gli accordi.
Grillo e Ingroia, infine, sono contrari sia all’accordo che alla spesa: in Parlamento voteranno contro.

[...].

L’F-35 è il peggior aereo che abbiamo mai costruito”. La sentenza lapidaria è di uno che di aerei da combattimento se ne intende: Pierre Sprey, il padre dell’americano F-16, uno dei jet più riusciti e usati. Sprey è stato intervistato da Riccardo Iacona e la sua testimonianza sarà trasmessa questa sera su Rai3 nel programma Presadiretta dedicato agli F-35, i jet che l’Italia vorrebbe comprare dalla Lockheed Martin spendendo la bellezza di 13 miliardi di euro e mettendo in conto di spenderne più del doppio e forse il triplo nell’arco di un ventennio, dal momento che quei jet sono dei succhia soldi per la manutenzione e la gestione. Assieme al progettista Sprey sono stati sentiti da Iacona altri personaggi autorevoli: Walter Pincus, giornalista del Washington Post, premio Pulitzer per gli articoli scritti sui temi della difesa e il primo ad indagare negli Usa sull’affare del cacciabombardiere F-35. E Winslow Wheeler, consigliere per la sicurezza di senatori americani sia democratici sia re-pubblicani, compreso John Mc-Cain, pilota in Vietnam e nel 2008 candidato alla presidenza contro Barack Obama. Dalle tre testimonianze emerge un giudizio unanime e duro: quell’aereo è un affarone per chi vende, cioè la Lockheed. Ma è un bidone per chi compra, Stati Uniti e Italia compresa, perché è nato storto e sta procedendo di male in peggio. Se l’Italia lo acquistasse farebbe un errore grave.

LE VALUTAZIONI raccolte da Iacona sono così crude da sorprendere lo stesso giornalista che con Il Fatto confronta l’approccio aperto e senza reticenze alla questione F-35 negli Stati Uniti con quello italiano. Qui domina l’autoreferenzialità dei vertici militari, la scarsità di informazioni alla stampa e la debolezza della politica, succube della logica distorta del fatto compiuto. Il capo del governo, Mario Monti, mentre tagliava a destra e manca non ha mosso un muscolo di fronte alla spesa stratosferica per gli F-35; il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, dice che bisogna rivedere il programma, ma “solo un po’” e Silvio Berlusconi, dopo aver spalancato le porte agli F-35, fiutato il vento ora rivela che “in cuor suo” era contrario (ieri Monti ha ricordato che l’Italia ha aderito al programma con il governo D’Alema e poi con Berlusconi).
Le interviste dei tre esperti americani affiancano il dossier ufficiale e altrettanto clamoroso del Dipartimento della Difesa (Pentagono).
Anche i tecnici del governo Usa hanno elencato i difetti del cacciabombardiere, a cominciare dal rischio che possa esplodere in volo se colpito da un fulmine, circostanza per niente remota per un aereo. Tempo fa il senatore McCain aveva definito l’F-35 “uno scandalo e una tragedia”, ora il suo consigliere accusa: “L’F-35 ha problemi tecnici che non si possono risolvere perché è un progetto sbagliato. Questo aereo non è buono per nessuna delle sue funzioni. In compenso costa una fortuna”. All’inizio la Lockheed aveva detto sarebbe costato solo 45 milioni di dollari ciascuno e siamo già a 200 milioni di dollari. “Se l’Italia lo comprasse adesso, la versione più semplice vi costerebbe questa cifra, quella a decollo verticale 20 o 30 milioni in più. E quando li avrete comprati non avrete finito di spendere perché questi aerei hanno un costo operativo pazzesco”. Secondo Wheeler la tecnica della Lockheed per piazzare gli F-35 è semplice e astuta: “Ha cominciato a produrre gli aerei prima di terminare i test… ti prendono all’amo prima ancora di dirti cosa stai comprando”.
IL GIORNALISTA Pincus si pone retoricamente la domanda: “A cosa serve l’F-35, cosa ce ne facciamo? ”. E la risposta è: “Non c’è nessuno, Cina, Russia, nessun paese che possieda un’arma minimamente comparabile con questo aereo, che ci possa minacciare”. Quindi non è indispensabile acquistarlo e se non lo è per gli Usa figuriamoci per l’Italia. Alla domanda quanto costa, anche Pincus non può fare a meno di arrendersi all’indeterminatezza che circola in tutto il mondo: “400 miliardi di dollari in 20 anni per 2000 esemplari, ma è una previsione ottimistica. Quanto costerà ogni F-35 non lo sa nessuno”. Il progettista Sprey spiega in dettaglio come nella versione per portaerei il gancio per l’atterraggio sia disegnato male e passi sopra il cavo di acciaio per la frenata o rischi di tranciarlo. Sarcastica la considerazione: “Stiamo parlando di uno degli aerei più sofisticati al mondo e non riusciamo a disegnare bene un gancio? ”. Secondo Sprey l’F-35 “balla molto per la pessima aerodinamica” e inoltre “ha restrizioni sulla velocità perché altrimenti si brucia la coda” e poi “l’impianto elettrico è pericoloso” e dal momento che “il carburante sta tutto intorno al motore… e in guerra è importante evitare che l’aereo possa esplodere solo perché da terra ti colpiscono con un kalashnikov… questo è l’aereo più infiammabile che abbiamo mai costruito”. Infine il “software è un disastro” e se “il visore del casco non funziona non puoi controllare l’aereo, perché non ci sono sistemi di navigazione nel cockpit”.”
Fatto Quotidiano


http://triskel182.wordpress.com/2013/02/04/presadiretta-del-03022013-spese-militari-la-puntata/#more-41422

Il Pentagono e la Marina degli Stati Uniti hanno bloccato le missioni degli F-35, dopo un incidente al sistema di scarico che si è verificato durante un volo di addestramento a Eglin Air Force Base in Florida. L’incidente è avvenuto pochi giorni dopo la pubblicazione di un rapporto del Pentagono che elenca una serie di vecchi problemi a cui non è stato ancora possibile porre rimedio e di nuovi problemi che non erano stati previsti (alcuni strutturali) e sottolinea come il programma da 396 miliardi dollari sia ancora ben lontano dal produrre risultati soddisfacenti.

Il Pentagono pensava di acquistare quasi 2500 velivoli, ma limiti di budget ridurranno questo numero. [Dunque il Pentagono fa lo stesso discorso di Bersani: li compreremo ugualmente, pur comprandone meno]


http://news.yahoo.com/pentagon-grounds-marine-corps-version-f-35-fighter-200530351–finance.html


http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/21/caccia-f35-puo-esplodere-se-colpito-da-fulmine-e-pentagono-blocca-voli/476180/

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Rimangono ancora problemi per il casco del pilota, per lo sviluppo di software, integrazione delle armi e serbatoio del carburante. E proprio i problemi al serbatoio lo renderebbero a rischio di esplodere, qualora venisse colpito da un fulmine. Inoltre, sempre secondo lo stesso rapporto, i tentativi di alleggerirlo “hanno reso il velivolo più vulnerabile del 25 per cento”.


http://www.analisidifesa.it/2013/01/il-fulmine-ha-paura-dei-fulmini/

L’F-35…è stato «catturato» da un team di hacker della Marina militare degli Stati Uniti, dopo che il Pentagono aveva cominciato a sospettare che il “gioiello” della Lockheed Martin fosse vulnerabile alle incursioni informatiche.


http://www.lettera43.it/economia/macro/f-35-hackerati-dalla-marina-usa_4367573201.htm

Inoltre, ci sono anche dei dubbi sul fatto che l’avanzata elettronica dell’aereo sia oggetto di spionaggio. La britannica Bae, infatti, a marzo 2012 è stata attaccata da hacker cinesi che hanno rubato informazioni sulla progettazione dell’aereo, causando la riprogettazione di alcune componenti elettroniche.


http://www.tgcom24.mediaset.it/politica/articoli/1078417/f-35-che-cose-laereo-piu-costoso-di-sempre.shtml

Il costo di ogni singolo velivolo “nudo” (cioè esclusi ricambi ed armamenti)  è valutato oggi 88 milioni di dollari contro i 65 previsti inizialmente ma nuovi rincari sono in arrivo considerati i ritardi del programma e i tagli agli ordinativi annuali anche da parte del Pentagono che stanno facendo lievitare ulteriormente i costi. Secondo le tabelle di previsione del Pentagono i jet della versione A costeranno infatti 90 milioni di dollari ma solo nel 2017 mentre quelli prodotti nei prossimi tre anni avranno un costo progressivamente in calo da 127 a 95 milioni di dollari.  Abissale inoltre la differenza tra i costi di manutenzione della flotta di F-35 annunciati dal governo (8,9 miliardi)  e rilevati da KPMG (15,2) che ha valutato costi operativi  in 19 miliardi contro i 9 stimati dal ministero della Difesa.  […]. Il Programma F-35, ribattezzato “l’aereo da un trilione di dollari” dal Wall Street Journal, prevede 2.443 velivoli per Usaf, Marines e Us Navy e almeno altri 700 per gli alleati ma i tagli al Pentagono e soprattutto il ripensamento del Canada potrebbero influire sul futuro del velivolo determinando un ”effetto domino” su altri Paesi che hanno mostrato perplessità nei confronti dell’F-35, soprattutto sul fronte dei costi in crescita costante, come Australia e Olanda mentre la Gran Bretagna prende tempo e ha annunciato che non effettuerà ordini fino al 2015.


http://www.analisidifesa.it/2012/12/il-canada-rinuncia-ai-cacciabombardieri-f-35/

Il Canada rinuncia agli F-35

A Israele li regalano. Arabia Saudita, Canada, Australia e Paesi Bassi li rifiutano. Il Regno Unito Prende tempo.


http://www.investireoggi.it/finanza/f35-un-progetto-fallimentare-e-pieno-di-problemi/

Al progetto di sviluppo hanno collaborato anche gli Australiani ed ecco cosa hanno concluso a febbraio 2012 (commissione parlamentare):
“There has been a lot of effort in pulling together this great collaborative goodwill and industry network. The only trouble is that we are building the wrong aircraft” (stiamo costruendo l’aereo sbagliato).

La simulazione australiana conferma il terribile scenario della RAND Corporation di qualche anno fa. Contro gli aerei cinesi, solo 30 F35 tornerebbero alla base, su 240 inviati. Ecco un significativo scambio di battute in commissione:

Mr O’DOWD: Do I get this right: Russia and China have already got a better aircraft than the F35? (Russi e Cinesi hanno già aerei migliori dei nostri?)

Mr Goon : Yes. (sì)

Mr O’DOWD: We have got 14 F35s on order, have we? (abbiamo ordinato 14 F35?)

Mr Goon : Two. (2)

Mr O’DOWD: Two, 12 or 14, whatever it is. Where do we go from here? I hear what you are saying, but do we stop, progress or change our path? (che si fa? andiamo avanti o torniamo indietro?)

Mr Goon : I see there are great opportunities for Australia—I honestly do. I see sitting down with our American colleagues and together saying, ‘Hey, we have got a problem!” (c’è una grande opportunità: sederci al tavolo con i colleghi americani ed ammettere che abbiamo un problema)


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/11/f35-la-prova-che-noi-siamo-una-colonia-e-arabia-saudita-canada-ed-australia-no/

Il Mali è l’ottava nazione musulmana bombardata dall’Occidente negli ultimi 4 anni

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Nelle carte mentali dei decisori francesi la memoria dell’ex (?) impero campeggia vivissima.
Lucio Caracciolo, Repubblica, 17 gennaio 2013

Le dimensioni di Aqim non sono impressionanti. Qualche centinaio di miliziani armati di tutto punto, dediti al narcotraffico, ai rapimenti di walking money (cooperatori, turisti e spericolati giornalisti, per il cui riscatto le nostre intelligence versano milioni di dollari), alla propagazione dell’islam salafita in versione cruenta. Ma vale il marchio: al-Qa’ida. Brand di tragico successo, con il quale Stati Uniti e resto dell’Occidente identificano il “terrore globale”- leggi: capace di colpire in America e in Europa. Aqim non ha mai varcato gli oceani, eppure nella rappresentazione del Pentagono è l’ultimo anello della temibile “fascia salafita”, inquietante macchia jihadista che nella cartografia militare a stelle e strisce corre dallo Yemen all’Africa occidentale. Imperniata su quattro sigle, quattro facce del medesimo mostro: Aqap (al-Qa’ida nella Penisola Arabica), al-Shabab (Somalia), Boko Haram (Nigeria) e appunto Aqim.

Ma non siamo più alle crociate di Bush junior. A Washington tira aria di quaresima. Va di moda lo smart power. La guerra al terrore globale continua, ma con altri mezzi. Non più invasioni dai costi e dalle perdite insopportabili. Semmai, operazioni coperte e spiegamento di droni, armi democratiche per eccellenza, poiché servono alle democrazie occidentali per condurre una guerra invisibile alle proprie opinioni pubbliche, scottate dalle disastrose campagne afgana e irachena. Per il resto, l’America “guida da dietro”. In parole povere, usa risorse altrui per fini propri. O almeno spera di farlo. Salvo poi scoprire che sono altri – nella fattispecie qualche dittatore, tribù o mafia africana – a profittare del controterrorismo Usa fingendo di servirlo.

Lucio Caracciolo


http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/11/20/mali-nuovo-fronte-contro-il-terrore.html

Negli ultimi giorni sul Guardian:
1. articolo in favore di uno stato curdo indipendente (= destabilizzazione di Iran, Iraq, Siria e Turchia);
2. articolo che chiede che il presidente iracheno si dimetta perché è un dittatore (sono dittatori quando non si schierano con l’Occidente);
3. articolo che condanna l’Algeria per il modo in cui ha gestito la faccenda degli ostaggi e descrive il suo governo come arretrato ed incivile.

Direi che coincide con la lista dei bersagli della prossima fase: l’Iraq permette alle armi iraniane di arrivare in Siria, l’Algeria si è opposta all’intervento in Libia, il Kurdistan è il classico neostato che serve a smantellare gli attuali “stati-canaglia” risparmiando al Pentagono/NATO una costosa e fallimentare guerra regionale. Se pensano di poter portare a termine con successo una tale impresa sono dei poveri mentecatti.

Domande che non hanno ancora trovato risposta:

1. Come possono i francesi giustificare la loro posizione sulla Siria, dove sostengono gli stessi jihadisti che invece combattono nel Mali e che, sempre in Siria, fanno saltare in aria decine di civili con autobombe nei mercati e nei dipartimenti universitari?

2. Se, come afferma Hollande, questi guerriglieri da estirpare sono solo un migliaio, che speranze avevano di attraversare mezzo paese in territorio ostile per conquistare la capitale Bamako (poco meno di 2 milioni di abitanti) e controllarla? Perché avrebbero dovuto farlo? Per farsi accerchiare e massacrare? Perché dovrebbero essere una minaccia per l’Europa, come invece sostiene la Merkel? Perché occorre usare mezzi corazzati contro di loro?

In barba all’intervento francese, i guerriglieri islamici hanno facilmente conquistato la città di guarnigione Diabaly, a circa 160 chilometri a nord di Segou, la capitale amministrativa del centro di Mali, dimostrando l’inconsistenza della volontà di combattere dell’esercito maliano. Così la Francia è stata costretta ad inviare altre migliaia di soldati. Sono già 30mila gli sfollati.

Sebbene l’Occidente non sia ufficialmente in guerra con l’Islam, il Mali è l’ottava nazione musulmana bombardata dall’Occidente negli ultimi 4 anni. Segue Iraq, Afghanistan, Pachistan, Yemen, Libia, Somalia e le Filippine [almeno il 5% della popolazione filippina è musulmano e l'arabo è una lingua riconosciuta dalla Costituzione] – senza contare le tirannie che continuano a godere del nostro pieno supporto:


http://www.atimes.com/atimes/Southeast_Asia/NB29Ae01.html

Sappiamo che gran parte dell’instabilità del Mali è conseguenza dell’intervento NATO in Libia.

Le truppe che hanno effettuato il più recente golpe in Mali sono state addestrate dagli americani e l’amministrazione Obama era contraria ad un intervento armato per il rischio di una proliferazione di attacchi terroristici contro l’Occidente in tutto il mondo:


http://www.nytimes.com/2013/01/14/world/africa/french-jets-strike-deep-inside-islamist-held-mali.html?pagewanted=1&_r=2&

il fallimento della campagna libica ha portato a questo: una mescolanza di guerriglieri islamisti, tuareg e di libici di pelle nera scacciati dai libici di pelle più chiara:


http://www.independent.co.uk/voices/comment/the-war-in-libya-was-seen-as-a-success-now-here-we-are-engaging-with-the-blowback-in-mali-8449588.html

Bombardati nel Mali, non è improbabile che li ritroveremo a combattere con qualche signore della guerra libico, che dovremo bombardare a sua volta.

Il contemporaneo intervento franco-americano in Somalia ha causato la morte di una decina di civili.

Le morti di civili non sembrano più essere una variabile di cui tener conto. Cameron ha deciso il coinvolgimento britannico nelle operazioni Mali senza neppure prendersi il disturbo di consultare il Parlamento.

È sufficiente che la propaganda occidentale etichetti come terroristi un gruppo di musulmani perché le forze armate di un paese NATO possano bombardarli impunemente, senza peraltro che sia chiaro perché le loro atrocità siano peggiori di quelle perpetrate dagli alleati dell’Occidente (es. uccisioni, torture e incarcerazioni di tuareg da parte delle forze governative maliane). Ai governi ed ai media delle democrazie occidentali piace dipingere il mondo in bianco e nero.


http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2013/jan/14/mali-france-bombing-intervention-libya#start-of-comments

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I medesimi errori…ancora…e ancora…e ancora…e ancora…e ancora…

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/22/la-verita-sulla-nostra-conquista-di-caprica/

Un classico senza tempo: l’abbinamento armi di distruzione di massa – guerra umanitaria

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Tutto questo ricorda tristemente il preludio all’invasione dell’Iraq e la circolazione di storie inventate di sana pianta da Blair, Bush e dalle fazioni pro-intervento irachene, mentre l’opposizione a Saddam contraria alla guerra fu emarginata. C’è stata la grande menzogna delle armi di distruzione di massa, ma anche quella dei soldati iracheni che strappavano i bambini dalle incubatrici e quella che Saddam Hussein usava delle macchine per tritare le persone. Il giornale di Murdoch, The Sun, si vantò: “L’opinione pubblica cominciò ad appoggiare Tony Blair quando gli elettori appresero che i dissidenti venivano buttati da Saddam Hussein nei trituratori industriali”. Quelli che vogliono un intervento “umanitario” NATO in Siria dicono che la Siria non è l’Iraq. Hanno ragione: la Siria sarà molto peggio. Devono dirci che cosa accadrà alle 25 minoranze etniche e religiose della Siria, tra cui il 10% di cristiani 10% ed il 10% di alawiti, se alcuni esponenti del clero fondamentalista che gode dei favori di Qatar ed Arabia Saudita arriveranno al potere. Oppure ai milioni di donne siriane, che hanno molti più diritti delle donne saudite. Oppure ai rifugiati iracheni in Siria.


http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/jul/03/military-intervention-syria-disastrous-people

C’è un’evidente escalation in corso. Russi e Americani hanno organizzato un incontro fuori programma sulla Siria. Nei giorni scorsi Lavrov ha incontrato anche Erdogan e l’opposizione siriana nonviolenta (National Coordination Committee) che è stata messa fuori gioco dall’Occidente quando ha riconosciuto solo l’opposizione armata (composta in buona parte da mercenari stipendiati da Arabia Saudita e Qatar). Nel frattempo l’Onu ha evacuato il suo “personale non essenziale” dalla Siria. I missili patriot (assieme a 400 soldati tedeschi) sono in arrivo in Turchia per “difenderla” da un eventuale attacco siriano. La Russia ha replicato promettendo che la Siria riceverà i suoi Iskander. La USS Eisenhower è arrivata al largo delle coste siriane il 5 dicembre. È in compagnia della USS Iwo Jima “Amphibious Ready Group”, con 2500 marines pronti a sbarcare: “Se gli Stati Uniti decidessero di intervenire militarmente in Siria, ora avrebbero a disposizione 10.000 uomini, 17 navi da guerra, 70 caccia-bombardieri, 10 cacciatorpediniere e fregate”.


http://rt.com/usa/news/us-eisenhower-syria-military-369/

“Obama ha anche autorizzato lo schieramento nell’area degli aerei da controllo elettronico Awacs, un fatto che in genere prelude al lancio di massicce operazioni aeree. Il 23 novembre, invece, come annunciato pochi giorni prima, sono giunte al largo della Striscia di Gaza alcune delle più importanti unità della flotta russa del Mar Nero, che comprendono l’incrociatore lanciamissili Moskva, il caccia Smetlivy, le unità da sbarco Novocherkassk e Saratov, oltre al rifornitore di squadra Ivan Bubnov e al rimorchiatore MB-304, in attuazione di una decisione assunta dal governo russo l’11 novembre…i “ribelli” siriani hanno distrutto una delle tre principali stazioni radar siriane, nota come M-1, posizionata nel sud del Paese, a copertura del confine con Israele, Giordania ed Arabia Saudita, oltre che del Libano meridionale, l’area presidiata dal movimento filo-siriano shiita Hezbollah: un evidente regalo allo Stato ebraico, oltreché alle forze aeree occidentali che potranno così operare indisturbate dalle basi aeree giordane e saudite.

http://www.clarissa.it/editoriale_n1869/Palestina-Siria-e-Iran-le-crisi-mediorientali-si-collegano

Pensavo che ormai avrebbero atteso la primavera per farla scoppiare, invece pare che la guerra sia ormai dietro l’angolo. Forse attaccheranno, simbolicamente, proprio il 21/12/2012, per sfoggiare la loro miglior faccia di bronzo sbeffeggiando milioni di persone?

Lo stesso giorno dell’arrivo della USS Eisenhower [il primo presidente americano a denunciare pubblicamente i poteri forti – vendetta postuma con affondamento-casus belli?] una fonte anonima informa i media occidentali che le truppe di Assad stanno solo aspettando l’ordine per usare le armi chimiche contro i loro concittadini:


http://worldnews.nbcnews.com/_news/2012/12/05/15706380-syria-loads-chemical-weapons-into-bombs-military-awaits-assads-order?lite%3Focid=twitter

Questo perché, sostengono (ma senza fornire alcuna prova a sostegno di nessuna delle loro tesi – e il Pentagono li ha successivamente smentiti), il regime è disperato e disposto a tutto.

A me pare che quando degli insorti (e mercenari) ricorrono alle autobombe contro i civili non diano prova di essere sul punto di vincere – né di avere particolarmente a cuore il bene dei propri concittadini –, ma semmai di grande debolezza e frustrazione.


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/04/cuscinetto-o-scherzetto-una-delle-guerre-piu-annunciate-ed-odiate-della-storia/

Non è certamente quello il modo di conquistare i favori della popolazione: è più probabile che rafforzi il regime.

Tanto più che la stessa amministrazione Obama sta per riclassificare alcune fazioni dei ribelli come formazioni terroristiche, perché non hanno riconosciuto come legittimo il nuovo leader, un ex lobbista della Shell (il che già ci fa capire che la Siria post-Assad sarebbe una violenta terra di nessuno come la Libia)


http://rt.com/politics/reality-threat-russian-diplomat-410/

Obama, decidendo di attaccare la Siria con il pretesto delle armi chimiche, sembrerebbe fare il gioco dei neocon, che non sono neppure particolarmente creativi: a distanza di anni usano le stesse argomentazioni e gli stessi slogan. A voi l’utile raffronto:


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/21/iraq-2002-iran-2012/

Robert Fisk sulla menzogna delle armi di distruzione di massa e su chi le ha usate per la prima volta in Medio Oriente (gli inglesi, nel Sinai, nel 1917), su chi le ha fornite a Saddam Hussein (USA e Germania) e su chi ha suggerito a Saddam Hussein di incolpare l’Iran del loro uso (CIA).

Fisk è uno dei pochi giornalisti mainstream ancora capaci e disposti a compiere il loro dovere.

Quando uno constata che in decine di servizi giornalistici televisivi locali e nazionali negli USA la stessa notizia è riportata esattamente allo stesso modo, con le stesse identiche parole, dovrebbe cominciare a sospettare che qualcosa non va nel mondo dell’informazione (propaganda):


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/04/linformazione-in-america-in-canada-ed-in-australia-per-chi-ancora-crede-nel-giornalismo-e-nella-democrazia/

E così, ancora una volta, come in Iraq, come in Libia, come in Iran, le care vecchie armi di distruzione di massa sono sempre in voga. Ancora una volta, non esiste alcuna prova certa che i media dicano il vero. Sull’Iraq e la Libia ora sappiamo che mentivano:


http://sostenibile.blogosfere.it/2011/02/confessa-lesule-iracheno-che-invento-la-storia-delle-armi-biologiche-di-saddam-hussein.html


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/21/menzogne-sulla-libia-preludio-alle-menzogne-sulla-siria/


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/09/libia-missione-compiuta-sotto-a-chi-tocca-pachistan-siria/

In cambio sappiamo che va tutto bene se le armi chimiche le usano gli statunitensi (Falluja, Iraq):


http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2005/11_Novembre/07/falluja.shtml

o gli israeliani (Gaza):


http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1704

Sia come sia, ci si prepara all’imposizione di una no-fly zone


http://www.theaustralian.com.au/news/world/allies-weigh-syria-no-fly-zone-and-special-forces/story-fnb64oi6-1226530760318

Mentre i media israeliani chiedono che Israele e Turchia intervengano in Siria a sostegno dei siriani, nella convinzione che i Russi non reagiranno (folli!):


http://www.jpost.com/Opinion/Op-EdContributors/Article.aspx?id=294336

La Russia aveva già avvertito che mentre sulla Libia aveva ceduto, non è disposta a farlo sulla Siria:


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/11/la-russia-si-muove-cosa-succedera-ai-nostri-ragazzi-in-afghanistan/

La Siria non è la Libia” ha dichiarato Lavrov a Bruxelles il 4 dicembre, aggiungendo che servono prove certe prima di accusare chicchessia di preparare un attacco chimico, tenuto conto del fatto che le precedenti accuse sono state smentite:


http://rt.com/politics/syria-russia-chemical-weapons-nato-lavrov-314/

Quindi ci troveremo in pieno inverno in guerra col nostro maggior fornitore di gas. Brillante!

In più, con migliaia di nostri soldati accerchiati in Afghanistan, senza alcuna via di fuga. Brillantissimo!


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/26/il-generale-custer-e-il-nostro-contingente-in-afghanistan/

Anche se fosse legittima, non possiamo permetterci questa guerra. Il fronte interno è già stato abbattuto dall’austerità, disoccupazione e miseria prima ancora di cominciare la guerra. È una follia.

I nostri politici, verosimilmente, ci porteranno comunque in guerra:


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/18/il-senatore-della-repubblica-e-la-questione-siriana/

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IL NOTO PRECEDENTE

Il sistema delle alleanze viene “attivato”: l’estate del 1914

- attentato all’arciduca d’Austria a Sarajevo.

- ultimatum dell’Austria alla Serbia

- l’Austria dichiara guerra alla Serbia

- la Russia, alleata della Serbia, mobilita immediatamente l’esercito lungo tutto il confine ovest.

- ultimatum della Germania alla Russia (perché sospenda la mobilitazione)-respinto

- la Germania dichiara guerra alla Russia

- La Francia mobilita le forze armate (trattato di reciproco aiuto con Russia)

- la Germania dichiara guerra alla Francia

- la Germania invade il Belgio (paese neutrale) come previsto dal piano Schlieffen

- La violazione della neutralità e l’attacco a uno stato affacciato sulla manica provocano la reazione della Gran Bretagna

- La Gran Bretagna dichiara guerra alla Germania

- il Giappone dichiara guerra alla Germania

- la Turchia interviene a fianco degli imperi centrali

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CONSEGUENZE

Il Pentagono prevede che la no-fly zone richiederebbe settimane di bombardamenti e causerebbe la morte di un considerevole numero di civili (vast numbers of civilians) anche perché le difese antiaeree di fabbricazione russa sono nei pressi di centri abitati: la Siria non è il deserto libico:


http://www.nytimes.com/2012/03/12/world/middleeast/us-syria-intervention-would-be-risky-pentagon-officials-say.html?_r=1

Bush, Cheney e gli altri hanno rinunciato ad attaccare l’Iran nel 2006-2007 perché i Russi avevano fatto capire che non sarebbero stati a guardare. Per qualche ragione – incombente esplosione di un’altra bolla speculativa? – ora sembra che la NATO ed Israele vogliano andare fino in fondo. Il vecchio giochino del mettere la Russia contro la Cina non funziona più: sono alleati e non si faranno mettere all’angolo. La Russia si sta occupando del fronte eurasiatico, la Cina vigila sul fronte pacifico (nuova portaerei, nuovi cacciabombardieri)


http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/terza-guerra-mondiale-scacchiera-pezzi.html

Se il trucco delle armi di distruzione di massa non funziona, NATO ed Israele resteranno completamente isolati:


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/08/05/il-voto-sulla-siria-spacca-lonu-e-contrappone-nato-e-brics-nigeria-e-pakistan/

Israele e USA stanno approntando un grande rifugio antiatomico in Israele, denominato 911 (11 settembre!!!) che sarà terminato nel 2014


http://articles.washingtonpost.com/2012-11-28/world/35508382_1_israeli-air-force-corps-base

quindi immagino si aspettino un attacco nucleare, dalla Russia o dall’Iran, entro quella data:


http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/24/e-se-liran-avesse-gia-latomica-osservazioni-sconvenienti-sullarmageddon-che-verra/

Non penso si rendano conto del fatto che, dopo la primavera araba, la conseguenza più probabile sarà l’avvento di una lega di popoli arabi e musulmani schierata con Cina e Russia e contro le oligarchie arabe filo-occidentali ed autoritarie.

Ma l’immensa idiozia è stata quella di usare la strategia del divide et impera all’interno della NATO, mettendo uno stato contro l’altro, PIIGS contro Nord Europa, aree separatiste contro stati-nazione. Per realizzare un maggior controllo in vista delle grandi crisi hanno continuato a sacrificare pedine ed ora la NATO (come l’Unione Europea) è sul punto di collassare.

L’unica cosa che possiamo fare è avvertire la gente e sperare che si mobiliti contro questa guerra come l’ha fatto contro quella del Vietnam.

Ferdinando Imposimato sull’11 settembre e sul rischio di un altro 11 settembre (in inglese)

sottotitoli tradotti

Scusate, non ho davvero il tempo di tradurre il testo. Arrangiatevi! ;oppp

http://translate.google.com/

Qui dettagli (IN ITALIANO) sull’impegno di Imposimato nella ricerca della verità sull’11 settembre.

NON SIETE OBBLIGATI A LEGGERE I POST CHE GIUDICATE COMPLOTTISTI. EVITATE COMMENTI SUPERFLUI. CONTINUATE PURE PER LA VOSTRA STRADA. IL MONDO E’ BELLO PERCHE’ E’ VARIO. GRAZIE!

N.B. Come qualunque ricercatore serio, ho anch’io al mio attivo uno studio su un aspetto controverso dell’11 settembre. Riguarda il cosiddetto top gun di Al-Qaeda (braccia rubate al nomadismo beduino):


http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/hani-hanjour-luomo-che-non-cera-11.html

Ho già spiegato in varie occasione che l’ipotesi che mi convince di più è quella secondo cui sull’autoattentato americano – che doveva essere su scala ridotta – si sia inserito brillantemente (da un punto di vista prettamente tecnico) il Mossad. Dunque Bush era genuinamente scioccato quando ha ricevuto la notizia che anche il Pentagono era stato colpito. Questa è un’altra ragione per cui Israele è spacciato.

Passando a figure ben più illustri della mia ed anche più lucide (quando venni a sapere dell’attentato era notte, ero in Giappone ed ero così eccitato e sconvolto che corsi via in bici verso casa, senza rendermi conto che il proprietario dello stradino che usavo come scorciatoia era rientrato ed aveva rimesso la catenella attraverso detto stradino: KATAPUM!)…

Ferdinando Imposimato: magistrato, politico e avvocato italiano. Presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione. Si è occupato della lotta alla mafia, alla camorra, al terrorismo: è stato il giudice istruttore dei più importanti casi di terrorismo, tra cui il rapimento Moro (1978), l’attentato a Wojtyla (1981), l’omicidio del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Vittorio Bachelet e dei giudici Riccardo Palma e Girolamo Tartaglione. Grand’Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana.


http://it.wikipedia.org/wiki/Ferdinando_Imposimato

The 9/11 attacks were a global state terror operation permitted by the administration of the USA, which had foreknowledge of the operation yet remained intentionally unresponsive in order to make war against Afghanistan and Iraq.

To put it briefly, the 9/11 events were an instance of the strategy of tension enacted by political and economic powers in the USA to seek advantages for the oil and arms industries. Italy too was a victim of the “strategia della tensione” of the CIA, enacted in Italy from the time of the Portella della Ginestra massacre in Sicily in 1947 until 1993.

There is much evidence of this strategy, both circumstantial and scientific. The reports of the National Institute of Standards and Technology (NIST), November 20, 2005, set forth the following conclusions. The airplanes that struck each of the twin towers caused a breach as well as an explosion evidenced by a giant fireball. The remaining jet fuel flowed onto the lower floors, sustaining the fires. The heat from the fires deformed the building structures and both towers collapsed completely from top to bottom. Very little that was of any size remained after these events except steel as well as aluminum fragments and the pulverized dust from the concrete floors. World Trade Center 7 also collapsed–in a way that was inconsistent with the common experience of engineers. The final NIST report claimed that the plane strikes against the twin towers were responsible for all three building collapses: WTC1, WTC2 and WTC7. All three buildings collapsed completely, but Building 7 was not hit by a plane. WTC7’s collapse violated common experience and was unprecedented.

The NIST report does not analyze the actual nature of the collapses. According to experts at the Toronto Hearings (Sept. 8-11, 2011), the collapses had features that indicate controlled explosions. I agree with architect Richard Gage and engineer Jon Cole, both highly experienced professionals, who have arrived at their conclusions through reliable tests, scientific proof, and the visual testimony of people above suspicion, including firefighters and victims. The authoritative theologian David Ray Griffin has described very precisely why the hypothesis of controlled demolition should be taken into consideration. Various witnesses heard bursts of explosions.

According to NIST the collapse of Building 7 was due to fires provoked by the collapse of the twin towers. Chemist and independent researcher Kevin Ryan, however, has demonstrated that NIST gave contradictory versions of the collapse of Building 7. In a preliminary report NIST declared that WTC7 was destroyed because of fires provoked by diesel fuel stored in the building, while in a second report this fuel was no longer considered the cause of the building’s collapse. Additional comments on the NIST version of events have been made by David Chandler, another expert witness at the Toronto Hearings. Despite NIST’s claim of three distinct phases of collapse, Chandler pointed out that many available videos show that for about two and a half seconds the acceleration of the building cannot be distinguished from freefall. NIST has been obliged to agree with this empirical fact as pointed out by Chandler, and now understandable by everyone.

Peter Dale Scott, another witness at the Hearings, demonstrated that there was a systematic CIA pattern of withholding important information from the FBI, even when the FBI would normally be entitled to it. Furthermore, there is additional evidence against George Tenet and Tom Wilshire. According to the former White House chief of antiterrorism, Richard Clarke (interview given on French and German TV as part of a documentary by Fabrizio Calvi and Christopf Klotz, August 31, 2011 as well as the interview with Calvi and Leo Sisti, “il fatto quotidiano”, Aug. 30, 2011) the CIA was aware of the imminent attack of 9/11. Moreover, since 1999 the CIA had investigated Khalid al-Mihdhar and Nawaf al-Hamzi, both Saudis who were associated with the American Airlines plane that hit the Pentagon. The CIA had been informed that Khalid al-Mihdhar and Nawaf al-Hamzi had arrived in the USA in early 2000. It is legitimate to deduce that Tenet, chief of the CIA, and Wilshire, according to Peter Dale Scott a “key figure” in Alec Station blocked the efforts of two FBI agents—Doug Miller and Mark Rossini—to notify the FBI center that one of the participants in the Kuala Lumpur meeting, al-Mihdhar, got a US visa through the United States consulate in Jeddah. Professor Scott, basing himself on Kevin Fenton’s research, mentions 35 different occasions when the hijackers were protected in this fashion, from January of 2000 to September 5, 2001. With reference to the earlier of these incidents, the motive of this protection was evidently, according to Fenton, “to cover a CIA operation that was already in progress.”

Further circumstantial evidence against Tenet and Wilshire is the following. On July 12, 2001 Osama bin Laden was in American Hospital in Dubai. He was visited by a CIA agent. This information was given to Le Figaro, which also reported that bin Laden had been operated on in this hospital, having arrived from Quetta, Pakistan. This information was confirmed by Radio France International, which disclosed the name of the agent who met bin Laden—Larry Mitchell. Tenet and Wilshire, aware of the presence of bin Laden in the United Arab Emirates, failed to have him arrested and extradited, although FBI and CIA documents held him responsible for massacres in Kenya and Tanzania.

Insider trading is further strong evidence against the CIA, FBI and the US government. Articles by Professor Paul Zarembka, as well as by Kevin Ryan and others, prove such insider trading took place in the days immediately prior to the attacks. Yet this insider trading has been denied by the FBI and the 9/11 Commission.

Additional evidence against the CIA and the US administration is the following. Atta, at least since May 2000, was under CIA surveillance in Germany, according to the 9/11 Commission, both because he was accused since 1986 of attempts against Israel and because he had been surprised while purchasing great quantities of chemical products for use in explosives in Frankfurt (The Observer, Sept. 30, 2001). He was investigated by the Egyptian Secret Service and his cellular phone tapped. On November of 1999 Mohammed Atta left Hamburg, went to Karachi, Pakistan and then to Kandahar. Here he met bin Laden and Sheikh Omar Saeed (Homeland Security Global Security.org, “Movements of Mohammed Atta”). After June 2000 the USA continued to monitor Atta, intercepting his conversations with Sheikh Khalid Sheikh Mohammed, considered the director of 9/11, who lived in Pakistan.

Strong evidence that the CIA was aware of Atta’s irregular movements from the USA to Europe and within the USA is the declassified CIA document sent by the Agency to G. W. Bush (President’s Daily Brief). This document, dated August 6, 2001, says: “Bin Laden Determined to Strike in US.” It continues: “Clandestine, foreign government, and media reports indicate bin Laden since 1997 has  wanted to conduct terrorist attacks in the United States. Bin Laden implied in U.S. television interviews in 1997 and 1998 that his followers would follow the example of World Trade Center bomber Ramzi Yousef, and ‘bring the fighting to America.’

After US missile strikes on his base in Afghanistan in 1998, bin Laden told followers he wanted to retaliate in Washington, according to a foreign intelligence service. An Egyptian Islamic Jihad operative told an agent of a foreign intelligence service at the same time that bin Laden was planning to exploit the operative’s access to the US to mount a terrorist strike…. A clandestine source said in 1998 that a bin Laden cell in New York was recruiting Muslim-American youth for attacks. This document proves that the CIA, FBI, as well as President Bush, knew by August 6, 2001, who had operative access: Atta. No one enjoyed such access to the US as Atta. But the CIA, FBI and Bush did nothing to stop him. I have collected in Italy evidence that the Iraq War was decided on by the U.S. government before the 9/11 attacks with the help of the Italian Secret Service. According to Michel Chossudovsky, the 9/11 attacks were used as a pretext for war, having had as background the many years of CIA creation of, and support for, the terrorist network now known as al Qaeda.

TODAY THERE IS A DANGER OF A NEW “PREVENTIVE WAR” AGAINST IRAN BY THE USA. THIS COULD BE TERRIBLE FOR THE PEOPLE OF THE WORLD AND COULD EVEN DESTROY A LARGE PART OF HUMANITY. The only possibility for achieving justice is to submit the best evidence concerning the involvement of specific individuals in 9/11 to the Prosecutor of the International Criminal Court and ask him to investigate according to the articles 12, 13, 15 and 17, letters a and b, of the Statute of the ICC, recalling also the preamble of the Statute:

Recognizing that such grave crimes threaten the peace, security and the well being of the world,

Affirming that the most serious crimes of concern to the international community as a whole must not go unpunished and that their effective prosecution must be ensured by taking measures at the national level and by enhancing international cooperation,

Determined to put an end to impunity for the perpetrators of these crimes and thus to contribute to the prosecution of such crimes,

Recalling that the duty of every state to exercise its jurisdiction over those responsible for international crimes, …”

Ferdinando Imposimato, Letters, September 2012 – Journal of 9/11 Studies

Dovremo far fronte a questo tasso di mortalità nei prossimi inverni?

“L’Istituto provinciale di statistica ASTAT informa che al 31.03.2012 risiedevano in provincia di Bolzano 512.446 persone, 696 in più rispetto al trimestre precedente. A fronte di un saldo migratorio positivo di 589 unità si registra un saldo naturale tendenzialmente in diminuzione. Il numero dei decessi, rispetto al 1° trimestre dell’anno precedente, è aumentato del 20,0%. Il tasso di natalità si attesta su 10,4 nati vivi per 1.000 abitanti, il tasso di mortalità sull’9,6‰”.


http://www.provinz.bz.it/astat/it/popolazione/458.asp?News_action=4&News_article_id=395478

Come si evince dai dati inseriti nel documento, la curva è rimasta pressoché stabile tra il 2006 ed il 2011, per poi subire un’impennata clamorosa (+20% di mortalità è, normalmente, associabile ad una catastrofe naturale).

Alla richiesta di delucidazioni, l’ASTAT ha risposto come segue:

“In Provincia di Bolzano nel 1. trimestre 2012 (gennaio-marzo) sono stati registrati 1.216 decessi, ca. 200 (+20%) in più in confronto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo fatto può avere cause multiple. Una è da ricercarsi sicuramente nell’invecchiamento costante della nostra società. Attualmente circa il 5% della popolazione (26.500 persone) ha 80 anni o più. Numerosi decessi, soprattutto quelli che si registrano durante i mesi invernali, riguardano proprio questa fascia di età.

L’ASTAT raccoglie l’andamento demografico ed analizza le cause di morte. Uno studio longitudinale vertente su questo argomento è attualmente in fase di elaborazione. I dati verranno interpretati in un contesto annuale ed anche storico, ma non si terrà conto delle variazioni stagionali”.

Sebbene molte persone si rifiutino di accettare l’idea che il riscaldamento globale possa causare una glaciazione, nonostante fosse uno scenario reputato come realistico da uno studio commissionato dal Pentagono un decennio fa, e confondano la drastica alterazione del comportamento dei venti d’alta quota con il riscaldamento globale stesso (che ormai sta tirando gli ultimi e al massimo ha in serbo qualche colpo di coda), la mortalità record registrata in tutta Europa lo scorso inverno potrebbe essere solo l’avvisaglia di quel che succederà i prossimi inverni. Chi continua a credere che saranno miti, nonostante siano stati sempre più rigidi e, nel Nord Europa, sempre più umidi (ossia nevosi: cf. effetto albedo), andrà incontro a sgradevoli sorprese

Un’inchiesta del Guardian ci spiega chi ci vuole portare in guerra e perché

A giudicare dal tono dei commenti nei forum dei quotidiani britannici e dai risultati dei sondaggi internazionali, questa guerra avrà i giorni contati. Non la vuole nessuno e le masse questa volta non si faranno infinocchiare. Ma questa non è una buona ragione per lavarsene le mani. Chi arriva a capire il mastodontico inganno perpetrato ai danni dell’opinione pubblica internazionale in Siria sarà in grado di porsi le domande necessarie, ma spesso eluse, su molte altre questioni. Questi sono tempi eccezionali, di grandi trasformazioni, e chi ne è consapevole sarà capace di cavalcare l’onda, chi non lo è sarà sommerso.

Questa è la traduzione di un articolo del Guardian che, per la prima volta, si pone la domanda che ogni giornalista serio avrebbe dovuto porsi da mesi: chi sono i nostri interlocutori dell’opposizione siriana?

“I media sono stati troppo passivi riguardo per quanto riguarda le fonti dell’opposizione siriana senza mai esaminare il loro background e le loro connessioni politiche. Quindi è tempo di dare un’occhiata più da vicino …

Questa è una storia che riguarda i suoi narratori: i portavoce, gli “esperti della Siria”, gli “attivisti per la democrazia”. I creatori della versione ufficiale dei fatti. Le persone che “sollecitano” e “avvertono” e “esortano a passare all’azione”.

È la storia di alcuni tra gli esponenti più citati dell’opposizione siriana e dei loro legami con il business anglo-americano della costruzione di un’opposizione anti-Assad. I principali media sono stati, per lo più, notevolmente passivi riguardo alle fonti siriane: classificandoli semplicemente come “portavoce ufficiali” o “attivisti pro-democrazia”, nella maggior parte dei casi senza esaminare le loro dichiarazioni, il loro background e le loro connessioni politiche.

È importante sottolineare che per studiare il background di un portavoce siriano non è importante mettere in dubbio la sincerità della sua opposizione al Assad. Bisogna tuttavia considerare che un odio appassionato del regime di Assad non è garanzia di indipendenza. In effetti, un certo numero di figure chiave del movimento di opposizione siriana sono esuli da lunga data che ricevevano finanziamenti governativi Stati Uniti per minare il governo Assad già da molto prima che la primavera araba fosse esplosa.

Sebbene non sia stata ancora comprovata la politica del governo degli Stati Uniti per rovesciare Assad con l’uso della forza, questi portavoce sono veementi sostenitori di un intervento militare straniero in Siria e per tale ragione dei naturali alleati di noti neoconservatori americani che hanno sostenuto l’invasione di Bush in Iraq e che stanno ora facendo pressione sull’amministrazione Obama per intervenire. Come vedremo, molti di questi portavoce hanno trovato sostegno, e in alcuni casi sviluppato relazioni lunghe e redditizie, con i paladini dell’intervento militare su entrambi i lati dell’Atlantico.

[…].

Il Consiglio Nazionale Siriano

I più citati portavoce dell’opposizione sono i rappresentanti ufficiali del Consiglio Nazionale Siriano. Il CNS non è l’unico gruppo dell’opposizione siriana – ma è generalmente riconosciuto come “la principale coalizione di opposizione” (BBC). Il Washington Times lo descrive come “un gruppo ombrello di fazioni rivali con sede al di fuori della Siria”. Certamente il CNS è il gruppo di opposizione che ha avuto i più stretti rapporti con le potenze occidentali – e che ha chiesto l’intervento straniero sin dalle prime fasi della rivolta. In febbraio di quest’anno, in occasione dell’apertura del vertice degli Amici della Siria in Tunisia, William Hague ha dichiarato: “Incontrerò i leader del Consiglio nazionale siriano tra pochi minuti … Noi, in accordo con altre nazioni, d’ora in poi tratteremo con loro, riconoscendoli come i legittimi rappresentanti del popolo siriano “.

Il portavoce ufficiale del CSN di più lunga data è l’accademica siriana con sede a Parigi Bassma Kodmani.

Bassma Kodmani è stata vista quest’anno alla conferenza Bilderberg a Chantilly, in Virginia.

La Kodmani è un membro dell’ufficio esecutivo e responsabile degli affari esteri del Consiglio Nazionale Siriano. La Kodmani è molto vicina al centro della struttura di potere del CSN, ed è uno dei portavoce più irruenti del Consiglio. “Nessun dialogo con il regime al potere è possibile. Possiamo solo discutere su come passare a un sistema politico diverso”, ha dichiarato questa settimana. E in questo passo viene  citata dal notiziario dell’AFP dichiara: “Il prossimo passo deve essere una risoluzione ai sensi del capitolo VII, che consente l’utilizzo di tutti i mezzi legittimi, inclusi mezzi coercitivi, l’embargo sull’importazione di armi, nonché l’uso della forza per obbligare il regime ad accondiscendere con noi”.

Questa affermazione si traduce nel titolo “I Siriani richiedono peacekeepers dell’ONU armati” (dell’australiano Herald Sun). Quando si invoca un’azione militare internazionale su larga scala ci sembra ragionevole chiedersi: Ma chi è, con esattezza, che la invoca? Possiamo dire, semplicemente, “un portavoce ufficiale del CSN”, oppure sarebbe necessario informarsi meglio?

Quella di quest’anno era la seconda conferenza Bilderberg della Kodmani. Nel corso della conferenza 2008, la Kodmani è stato inserita nella lista come francese, ma nel 2012, la sua “francesità” era venuta meno e lei era stata contrassegnata semplicemente come “internazionale” – perché la sua patria era diventato il mondo delle relazioni internazionali.

Qualche anno fa, nel 2005, la Kodmani lavorava per la Fondazione Ford al Cairo, dove era direttrice del loro del programma di controllo e cooperazione internazionale. La Fondazione Ford è una grande organizzazione, con sede a New York, e già allora la Kodmani aveva fatto carriera. Ma stava per fare molta altra strada, a livello professionale.

Nello stesso periodo, nel mese di febbraio del 2005, le relazioni degli Stati Uniti con la Siria subirono un grave deterioramento ed il presidente Bush richiamò in sede il suo ambasciatore da Damasco. Un mucchio di progetti dell’opposizione risalgono proprio a questo periodo. “Il denaro degli Stati Uniti per le figure dell’opposizione siriana ha cominciato a scorrere a fiumi sotto la presidenza di George W. Bush, dopo il suo congelamento delle relazioni con Damasco nel 2005“, scrive il Washington Post.

Nel settembre del 2005, la Kodmani fu nominata direttore esecutivo della Arab Reform Initiative (ARI) – un programma di ricerca avviato dal potente gruppo di pressione degli Stati Uniti, il Council on Foreign Relations (CFR).

Il CFR è un thinktank estremamente influente in politica estera, e l’iniziativa Arab Reform è descritta sul suo sito web come un “CFR Project“. Più specificamente, l’ARI è stata avviata da un gruppo all’interno del CFR chiamato “US / Middle East Project” – un corpo di diplomatici di alto livello, di funzionari di intelligence e di finanziatori, di cui l’obiettivo dichiarato è di effettuare un’ “analisi delle politiche regionali” allo scopo di “prevenire i conflitti e promuovere la stabilità dei paesi arabi”. Il progetto US / Middle East persegue questi obiettivi sotto la guida di una commissione internazionale presieduta dal generale (in pensione), Brent Scowcroft.

Brent Scowcroft (presidente emerito) è un ex consigliere della sicurezza nazionale del presidente degli Stati Uniti – ha assunto il ruolo di Henry Kissinger. Seduto al fianco di Scowcroft nel consiglio internazionale è il suo compagno geo-stratega, Zbigniew Brzezinski, che gli succedette come consigliere per la sicurezza nazionale ed anche Peter Sutherland, presidente della Goldman Sachs International. Già nel 2005, risulta che una branca istituzionale di alto livello dell’intelligence e della finanza occidentale aveva selezionato la Kodmani per eseguire un progetto di ricerca in Medio Oriente. Nel settembre dello stesso anno, la Kodmani fu nominata direttore del programma a tempo pieno. In precedenza, nel 2005, il CFR assegnò il “controllo finanziario” del progetto al Centre for European Reform (CER).

Il CER è supervisionato da Lord Kerr, vice presidente della Royal Dutch Shell. Kerr è un ex capo del servizio diplomatico ed è un consulente senior presso la Chatham House, (un thinktank vetrina dei migliori cervelli dell’ estabishment diplomatico britannico).

Il responsabile del CER è Charles Grant, un ex redattore in materia di difesa dell’ Economist, e oggi membro del Consiglio europeo per le Relazioni Estere, un “thinktank pan-europeo” pieno zeppo di diplomatici, di industriali, di professori e di Primi Ministri. Nella lista dei suoi membri troverete il nome: “Bassma Kodmani (Francia / Siria) – Direttore Esecutivo, dell’ Iniziativa per l’Arab Reform“.

Un altro nome sulla lista è : George Sorosil finanziere la cui non-profit “Open Society Foundations” è la fonte primaria di finanziamento dell’ ECFR. A questo livello, nel bel mondo del settore bancario, della diplomazia, dell’industria, dei servizi segreti e di vari istituti e fondazioni di politica, tutti interrelati, piazzata lì, nel bel mezzo di tutto questo, ci troviamo la Kodmani.

Il punto è che la Kodmani non è una “attivista pro-democrazia” presa a caso a cui capita di essersi trovata davanti a un microfono. Ha impeccabili credenziali diplomatiche internazionali: lei ricopre la carica di direttore della ricerca presso l’Académie Diplomatique Internationale – “un’istituzione indipendente e neutrale dedicata a promuovere la diplomazia moderna”. L’Académie è diretta da Jean-Claude Cousseran, un ex capo della DGSE – il servizio di intelligence straniera francese.

Un’immagine sta emergendo della Kodmani ed è quella della fidata luogotenente dell’industria della promozione della democrazia anglo-americana. La sua “provincia di origine” (secondo il sito web del CSN) è Damasco, ma ha stretti rapporti professionali e di lunga data, precisamente con quei poteri ai quali sta chiedendo di intervenire in Siria.

E molti dei suoi colleghi portavoce dell’opposizione sono ugualmente ben introdotti.

Radwan Ziadeh

Un altro rappresentante spesso citato del CSN è Radwan Ziadeh - direttore delle relazioni estere presso il Consiglio Nazionale Siriano. Ziadeh ha un curriculum impressionante: dirigente in un thinktank finanziato dal governo federale di Washington, l’US Institute of Peace (il cui Consiglio di Amministrazione è pieno zeppa di ex allievi del Dipartimento della Difesa e del National Security Council, il cui presidente è Richard Solomon, ex consigliere di Kissinger nel NSC).

Nel mese di febbraio di quest’anno, Ziadeh ha aderito ad un gruppo elitario di falchi di Washington firmando una lettera che invitava Obama a intervenire in Siria: i suoi co-firmatari sono James Woolsey (ex capo della CIA), Karl Rove (portaborse di Bush Jr), Clifford May (del Committee on the Present Danger) e Elizabeth Cheney, ex capo del Pentagono del Gruppo Iran-Siria Operations [moglie del ex vice presidente di Bush, Dick Cheney, quello che spara agli esseri umani e li chiama “incidenti di caccia”, NdR].

Ziadeh è un organizzatore instancabile, un membro di prima classe in possesso di informazioni riservate di Washington, con entrature in alcune dei più potenti thinktank. Le connessioni di Ziadeh si estendono ovunque fino ad arrivare a Londra. Nel 2009 è diventato un membro associato esterno presso la Chatham House, e nel giugno dello scorso anno si è messo in evidenza nel quadro di una delle loro manifestazioni – “In previsione del futuro politico della Siria” – condividendo una piattaforma con il suo collega del CSN il portavoce Ausama Monajed (più oltre ulteriori informazioni su Monajed) e l’altro membro del CSN Najib Ghadbian.

Ghadbian è stato identificato dal Wall Street Journal come un intermediario iniziale tra il governo americano e l’opposizione siriana in esilio: “Un primo contatto tra la Casa Bianca ed il NSF [National Salvation Front] è stato preparato e condotto da Najib Ghadbian, che è uno scienziato politico dell’Università dell’ Arkansas . “Questo è successo nel 2005. L’anno considerato come uno spartiacque. Attualmente, Ghadbian è un membro della segreteria generale del CSN, ed è nel comitato consultivo dell’ organo politico con sede a Washington chiamato Centro siriano per gli studi politici e strategici (SCPSS) - una organizzazione co-fondata da Ziadeh.

Ziadeh si è creato collegamenti come questo per anni. Già nel 2008, Ziadeh partecipò ad una riunione di esponenti dell’opposizione in un edificio governativo di Washington: una mini-conferenza intitolata “La Siria Nella sua Transizione“. La riunione era co-sponsorizzata da un’organo statunitense chiamato il Consiglio della Democrazia e con la partecipazione un’organizzazione chiamata il Movimento per la Giustizia e lo Sviluppo (MJD) con sede nel Regno Unito. È stato un grande giorno per il MJD – il loro presidente, Anas Al-Abdah, aveva viaggiato fino a Washington dalla Gran Bretagna per l’evento, assieme al loro direttore delle pubbliche relazioni. Ecco a voi, dal sito web del MJD, una descrizione della giornata: “La conferenza ha visto una svolta eccezionale, in ragione del fatto che la sala assegnata era gremita di ospiti della Camera dei Deputati e del Senato, i rappresentanti dei centri di studi, giornalisti ed espatriati siriani [sic ] negli Stati Uniti“.

La giornata si è aperta con un discorso introduttivo tenuto da James Prince, capo del Consiglio della Democrazia. Ziadeh era in un piattaforma di esperti presieduto da Joshua Muravchik (l’ultra-interventista autore del op-ed “Bomb Iran” del 2006). Il tema della discussione era “L’emergere di un’opposizione organizzata”. Seduto accanto a Ziadeh nel pannello di esperti c’era il direttore delle relazioni pubbliche del MJD – un uomo che sarebbe poi diventato il suo portavoce e collega del CSN – Ausama Monajed.

Ausama Monajed

Insieme alla Kodmani e Ziadeh, Ausama (o, talvolta, Osama) Monajed è uno dei portavoce più importanti CSN. Ce ne sono altri, naturalmente – il CSN è infatti è molto grande e comprende anche la Fratellanza Musulmana.

[…]

Monajed spesso spunta come un fungo nella veste di commentatore di canali televisivi. Eccolo alla BBC, che parla dal loro ufficio di Washington. Monajed non è uso addolcire il suo messaggio: ” assistiamo a scene in cui ci sono civili abbattuti e bambini massacrati e uccisi e donne violentate, sugli schermi televisivi, quotidianamente.”

Nel frattempo, oltre che ad Al Jazeera, Monajed, parla di “ciò che sta veramente accadendo, in realtà, sul territorio” – parla dei “miliziani di Assad”, che “vengono a violentare le loro donne, a massacrare i loro figli ed ad uccidere i loro anziani“.

Monajed si è anche presentato, pochi giorni fa, nelle vesti di blogger, sull’Huffington Post UK, dove ha spiegato “Perché il mondo deve intervenire in Siria” – chiedendo “un’assistenza militare diretta” ed un “aiuto militare straniero“. Quindi, ancora una volta, la domanda legittima potrebbe essere: ma chi è veramente questo portavoce che sta chiedendo un intervento militare?

Monajed è membro del CSN, consulente del suo Presidente, e secondo la sua biografia del CSN, è “il fondatore e direttore di Barada Television“, un canale satellitare pro-opposizione con sede a Vauxhall, una zona sud di Londra. Nel 2008, pochi mesi dopo aver partecipato alla conferenza la “Siria nella sua Transizione” Monajed era di nuovo a Washington, invitato a pranzo da George W Bush, assieme ad una manciata di altri dissidenti, come Garry Kasparov.

Nello stesso periodo, nel 2008, il Dipartimento di Stato Usa conosceva Monajed come “direttore delle relazioni pubbliche del Movimento per la Giustizia e lo Sviluppo (MJD), che conduce una lotta per un cambiamento pacifico e democratico in Siria”.

Diamo un’occhiata più da vicino al MJD. L’anno scorso, il Washington Post prese una storia da Wikileaks, che aveva pubblicato messaggi diplomatici riservati. Queste missive sembrano dimostrare un notevole flusso di denaro dal Dipartimento di Stato americano verso il Movimento per la Giustizia e lo Sviluppo che ha sede in Regno Unito. Secondo il rapporto del Washington Post: “la Barada TV è strettamente collegata al Movimento per la Giustizia e lo Sviluppo, con sede a Londra, che è una rete di esuli siriani. Missive diplomatiche statunitensi riservate dimostrano che il Dipartimento di Stato ha convogliato un ammontare di denaro che arriva a $ 6 milioni di dollari nelle casse del gruppo sin dal 2006 [nel 2010 Napolitano ha insignito Assad della gran Croce al Merito] per far funzionare il canale satellitare e finanziare alcune altre attività all’interno della Siria. “

[…]

Come riporta il Washington Post:

“Diverse Missive diplomatiche statunitensi dall’ambasciata di Damasco rivelano che gli esuli siriani hanno ricevuto denaro da un programma del Dipartimento di Stato chiamato The Middle East Partnership Initiative. Secondo le lettere, il Dipartimento di Stato ha convogliato denaro per finanziare un gruppo di esuli attraverso il Democracy Counsil, un’organizzazione senza scopo di lucro con sede a Los Angeles “.

[…].

Questa non è una novità. Torniamo un po’ indietro all’inizio del 2006, e vi ritroverete il Dipartimento di Stato che annuncia una nuova “opportunità di finanziamento” chiamato “programma per la democrazia in Siria“. In offerta, finanziamenti per un valore di “5 milioni di dollari nell’ anno fiscale federale 2006″. L’obiettivo delle sovvenzioni? “Accelerare l’opera dei riformatori in Siria“.

[…].

Un combattente chiave di questa battaglia per i cuori e le menti è il giornalista americano e blogger del Daily Telegraph, Michael Weiss.

Michael Weiss

Uno dei maggiori esperti occidentali sulla Siria e ampiamente citato – è un entusiasta dell’ intervento occidentale – Michael Weiss fa eco all’ambasciatore Ross, quando dice che : “L’intervento militare in Siria non è tanto una faccenda di preferenze ma di ineluttabilità“.

Alcuni degli scritti interventisti di Weiss possono essere trovati in un sito web denominato “NOW Libano”, un sito pro-Washington, con sede a Beirut – la cui sezione “NOW Siria” è una fonte importante di aggiornamenti sugli eventi siriani. NOW Libano è stato fondato nel 2007 dall’ executive della Saatchi & Saatchi, Eli Khoury. Khoury è stato descritto dal settore pubblicitario come uno “specialista in comunicazione strategica, specializzato in immagine aziendale e sviluppo del marchio e dell’immagine di governo “.

Weiss ha detto in NOW Libano, nel mese di maggio scorso, che grazie al flusso di armi ai ribelli siriani “abbiamo già iniziato a vedere qualche risultato.” Ha, inoltre, mostrato una analoga approvazione dell’evoluzione delle milizie, già pochi mesi prima, in un pezzo scritto per il New Republic: “Nelle ultime settimane, l’esercito siriano libero e altre brigate di ribelli indipendenti hanno fatto passi da gigante” – dopo di che, come qualsiasi blogger potrebbe fare, ha dato il suo “Bollino blu a favore di un intervento militare in Siria”.

Ma Weiss non è solo un blogger. Ed è anche il direttore delle comunicazioni e pubbliche relazioni presso la Henry Jackson Society, un thinktank di politica estera ultra-ultra-interventista.

I mecenati della Henry Jackson Society internazionali sono: James “ex-boss”della CIA Woolsey, Michael “sicurezza nazionale” Chertoff, William “PNAC” Kristol, Robert “PNAC” Kagan , Joshua “Bomb Iran” Muravchick, e Richard “Principe delle Tenebre “Perle.

La Henry Jackson Society è intransigente nella sua “strategia di avanzamento” verso la democrazia. E Weiss è incaricato del suo messaggio. La Henry Jackson Society è orgogliosa del suo capo PR che ha una così vasta portata d’influenza: “Lui è l’autore dell’influente rapporto: “Intervento in Siria? Una valutazione della legittimità, logistica e rischi “, che è stato riproposto e approvato dal Consiglio Nazionale Siriano.”

[…] Il fondatore di Barada TV, Ausama Monajed, editò il rapporto di Weiss, lo pubblicò attraverso la sua organizzazione (l’SRCC) e lo passò al Consiglio Nazionale Siriano, con il supporto della Henry Jackson Society.

L’Osservatorio Siriano per i diritti umani

La giustificazione dell’ “inevitabile” intervento militare è la ferocia del regime del presidente Assad: le atrocità, i bombardamenti, le violazioni dei diritti umani. L’informazione è fondamentale in questo caso, e c’è stata una sola fonte che, prima su tutte, ci ha fornito dati sulla Siria. Questa è citata costantemente ed è: “Il capo dell’Osservatorio Siriano per i diritti umani, colui che ha raccontato a VOA [Voice of America], che i combattimenti ed i bombardamenti avevano ucciso un numero di almeno 12 persone nella provincia di Homs.”

L’Osservatorio Siriano per i diritti umani è comunemente usato come una fonte indipendente di notizie e di statistiche. Proprio questa settimana, l’agenzia di stampa AFP ha diffuso questa storia: “Le forze siriane hanno martellato (con rappresaglie armate) le province di Aleppo e di Deir Ezzor , ed in conseguenza di ciò almeno 35 persone sono state uccise in tutto il paese, tra loro 17 civili, ci ha riferito un osservatore”. Le varie atrocità e i numeri delle vittime sono riportati, tutte da un’unica fonte, (citata così): “il direttore dell’Osservatorio Rami Abdel Rahman l’ha riferito all’AFP per telefono.”

Ogni orribile statistica proviene “dall’Osservatorio Siriano per i diritti umani ” (AP), che ha sede in Gran Bretagna. È difficile trovare un rapporto sulla Siria che non li citi. Ma chi sono loro? “Loro” sono soltanto una persona, Rami Abdulrahman (o Rami Abdel Rahman), che vive a Coventry.

In base a un dispaccio della Reuters del dicembre dello scorso anno: “Quando non risponde alle chiamate dei media internazionali, Abdulrahman è a pochi minuti di distanza in fondo alla strada nel suo negozio di abbigliamento, che dirige con sua moglie.”

Questo nome, “l’Osservatorio Siriano dei Diritti Umani”, suona così imponente, così ineccepibile, così obiettivo. Eppure, allorché Abdulrahman e la sua ONG che ha sede in “Gran Bretagna”, (contando in più l’AFP / ed il blog NOW Libano) sono l’unica fonte di così tante notizie circa un argomento così importante, sembrerebbe ragionevole di sottoporre questo organo a un controllo un po’ maggiore di quello che ha dovuto subire fino ad adesso.

Hamza Fakher

Il rapporto tra Ausama Monajed, il CSN, i falchi della Henry Jackson, ed i media acritici è evidente nel caso di Hamza Fakher. Il 1 ° gennaio, Nick Cohen ha scritto nell’ Observer: “Per capire la portata della barbarie commessa, ascoltate Hamza Fakher, un attivista pro-democrazia, che è una delle fonti più affidabili sui crimini del regime che lo stesso nasconde con l’oscuramento totale delle notizie.”

Prosegue poi a narrare i terribili racconti di Fakher, di torture e di omicidi di massa. Fakher a Cohen racconta di una nuova tecnica di tortura una piastra rovente di cui ha sentito parlare, ( in questi termini ): “immaginate tutta la carne che si scioglie finché l’osso non resta esposto prima che il detenuto cada sulla piastra”. Il giorno seguente, Shamik Das, scrivendo sul blog progressista “Left Foot Forward”, cita la stessa fonte: “Hamza Fakher, un attivista pro-democrazia, descrive una realtà ripugnante …” – e dunque la lista delle atrocità già indicata a Cohen si ripete.

Allora, domandiamoci, ma chi è esattamente questo “attivista pro-democrazia”, che si chiama Hamza Fakher?

Fakher, si scopre, è il co-autore di Revolution in Danger, un “Resoconto strategico della Henry Jackson Society “, pubblicato a febbraio di quest’anno. È anche co-autore di una nota informativa con il direttore per le comunicazioni della Henry Jackson Society, Michael Weiss. E quando non è impegnato nel co-redigere note informative strategiche della Henry Jackson Society, Fakher è il responsabile per la comunicazione del Strategic Research and Communication Centre (SRCC) londinese.

Come forse ricorderete, il SRCC è gestito da una sola persona, Ausama Monajed: “il Signor Monajed ha fondato il centro nel 2010. Ed è ampiamente citato ed intervistato dalla stampa internazionale e dai mezzi di informazione. In precedenza ha lavorato come consulente di comunicazione in Europa e negli Stati Uniti e precedentemente ha avuto il ruolo… di direttore della Barada Television … “.

Monajed è il capo di Fakher.

Se questo non bastasse, per un tocco finale in salsa di Washington, nello Strategic Research and Communication Centre troviamo Murhaf Jouejati, professore alla National Defense University di Washington – “il più importante centro di formazione dei militari di professione” “sotto la direzione del Presidente, della Giunta dei Capi di Stato Maggiore“.

Se vi capita di stare per programmare un viaggio per visitare lo “Strategic Research and Communication Center” di Monajed, lo troverete a questo indirizzo: Strategic Research & Communication Centre, Office 36, 88-90 Hatton Garden, Holborn, Londra EC1N 8PN.

[…].

E non si deve dimenticare, che qualunque sia la destabilizzazione che è stata compiuta nell’ambito delle notizie e dell’opinione pubblica, essa viene effettuata su un duplice terreno. Sappiamo già che, (perlomeno), la “CIA e il Dipartimento di Stato stanno collaborando nello sviluppo della logistica dell’Esercito Libero dell’opposizione siriana, sia a favorire il trasferimento di forniture belliche loro destinate in Siria ed a fornir loro una formazione nell’ambito della comunicazione

I bombardieri sono pronti. I piani sono già stati elaborati.

Questi esperti di comunicazione stanno lavorando duramente per creare quello che Tamara Wittes ha chiamato un “brand positivo”.

Ci stanno vendendo l’idea di un intervento militare e di un cambio di regime, ed i media sono affamati di quel tipo di prodotto. Molti degli “attivisti” e portavoce che rappresentano l’opposizione siriana sono strettamente, (e in molti casi anche finanziariamente), legati agli Stati Uniti ed a Londra – proprio quelli che starebbero operando in favore dell’intervento. Il che significa che le informazioni e le statistiche provenienti da queste fonti non sono necessariamente pure e semplici notizie – ma che è un imbonimento per la vendita, una campagna di Pubbliche Relazioni.

Ma non è mai troppo tardi per porsi delle domande, per esaminare le fonti. Porsi domande non ci rende dei fan di Assad – questo è una falsa argomentazione. Ci rende solo meno suscettibili di raggiro.

La buona notizia è che ogni minuto nasce uno scettico.

articolo di Charlie Skelton per il Guardian UK

Fonte: The Syrian opposition: who’s doing the talking?

Zbigniew Brzezinski ha messo in guardia gli Stati Uniti, per l’ennesima volta, contro uno scontro con l’Iran. “Una guerra nel Medio Oriente, nell’attuale contesto, durerebbe per anni”, ha spiegato in un’intervista per Newsmax TV. “Le conseguenze economiche sarebbero devastanti per i cittadini americani: alta inflazione, instabilità, insicurezza”. La chiusura dello Stretto di Ormuz da parte dell’Iran, anche solo per un breve periodo, farebbe salire alle stelle il prezzo del greggio, in quanto quella rotta sarebbe troppo pericolosa. D’altronde “se l’idea è quella di mettere all’angolo l’Iran, umiliarlo, trattarlo diversamente dalle altre nazioni che hanno sottoscritto il Trattato di Non-Proliferazione, non arriveremo mai ad un accordo”.

Heliofant (“I, pet goat II”): il nostro futuro?

Il titolo viene da qui:


http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/09/09/quella-capretta-11-ritorno-nella-scuola.html

Produzione Heliofant (Québec).

Helios (Sole, Apollo) + Ierofante: Nei misteri di Eleusi (del dio Apollo), il sacerdote più elevato…mostra oggetti sacri (τὰ ἱερά) nei momenti culminanti dei riti iniziatici e pronuncia certe formule sacre.


http://www.treccani.it/enciclopedia/ierofante/

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MIA DESCRIZIONE (SEGNALATE PURE QUEL CHE NON HO VISTO OPPURE HO CONFUSO)

Capretta di Bush in un campo di internamento, con tanto di codice a barre stampato sulla fronte ed il 666 satanico

Sotto, il disegno di un padrone che tiene al guinzaglio il suo cane (guardiano del lager? Potentati?).

Burattinaio con mano squamata. Anello con la S (Satana? Serpente/Snake? Simbolo del dollaro? Altro?)

Marionetta Bush con cappello d’asino intrattiene il pubblico su un pavimento a scacchiera massonica. Bush cerca di dire: “Fool me once, shame on you; fool me twice, shame on me” (= “la prima volta che mi freghi è colpa tua, la seconda è mia, perché significa che sono davvero stupido”. Sulla lavagna casa in fiamme, squalo, il termine “evoluzione” che dev’essere ancora completato (evoluzione umana incompleta). Sotto la lavagna un dragone cinese ed un cervello spaccato in due emisferi (indicazione che senza il corpo calloso, con un cervello riunificato, le cose andrebbero meglio?). Bush si trasforma nel brillante, simpatico, colto Obama che presto però si mette a ridacchiare mefistofelicamente.

Bambina innocente (Alice nel paese delle meraviglie) con mela del peccato in mano. Si chiama Lily (giglio, fiore che rappresenta la dignità, la nobilità di spirito) Unica sveglia tra tante statue imprigionate. Coniglio bianco sullo sfondo. Cerchio la protegge (?). Sul retro c’è la porta di uscita, ma è alle loro spalle e nessuno la vede. Si accorge dell’inganno, lascia cadere la mela, corsa della mela interrotta da uno stivale (di Obama?) che calpesta un dollaro. Si spacca in due, sboccia un fiori di loto (simbolo della presa di coscienza). Obama ha i sudori freddi. Fuori, bandiera americana strappata e graffito che forse rimanda al Salmo 23 “Il Signore è il mio pastore”. Montagne di neve ed iceberg all’esterno (glaciazione? O inverno in stile Narnia?). Caduta delle Torri Gemelle. Osama Bin Laden con etichetta identificativa della CIA.

Pozzi petroliferi in piena attività, petrolio in abbondanza (boom petrolifero?)

Vortice a spirale nel cielo.
Statua della Libertà (nel sito di Heliofant è identificata come Signora della Servitù) sorge su una Stella di Davide (riferimento alla lobby sionista a Washington?). La sua fiaccola precipita a terra. Uovo orfico (simbolo di potenziale creativo, vitale, spirituale). Barca funeraria egizia, trasporta invece il Cristo (Osiride, Apollo, ecc.), in uno stato di sospensione animica (“in sonno”).

Draco (questo è il suo nome), il Grande Fratello, ne avverte la presenza. Si dimena, ma continua a monitorare e manipolare il cervello dell’umanità terrorizzandola con le notizie sui crolli di borsa e nuove guerre nel mondo (il colore giallo è il colore della fase di trasformazione alchemica verso la “coscientizzazione”). Nel cielo sfrecciano gli stealth che bombardano l’Islam. La Pietà, ma al posto di Gesù vi è un’umanità islamica massacrata. Corvi trasformati in farfalle dal Cristo. Bimbo soldato africano: gli regalano un mitra. Il lavoratore latinoamericano sprofonda nella melma assieme alla sua falce ed al suo martello. Il taoismo non impedisce che i carri armati cinesi schiaccino le proteste pacifiche (simbolo della tigre, una tigre che non vorrebbe farsi domare – cf. Aslan, non è un leone mansueto” – “not a tame lion”. Affarista morto dentro e fuori (lobby neoliberista di Shanghai?) l’avverte di restarsene tranquilla e spegne la sua luce di rivolta.
Il Fuoco della Verità (così è chiamato il Cristo sul sito di Heliofant), si avvicina, il terzo occhio spalancato è SOTTO la piramide; la propaganda si fa martellante, intollerabile, urlata. La barca egizia attraversa delle porte dimensionali o qualcosa del genere. La danza di Shiva. I pesci del Cristo. Un fallo di ghiaccio a rappresentare i campanili delle chiese cristiane (anticristiani). La Prostituta nell’albergo a ore a forma di fallo (la Chiesa? Il simbolo dell’umiliazione mascolina/fallica della femminilità?) patisce l’avvento del Cristo. L’esercito di terracotta dei manager si polverizza. I media/Grande Fratello fuggono, l’umanità si rialza. La danza sufi del derviscio e la danza degli dèi mesoamericani (vedi sotto) si aggiungono a quella di Shiva (forse indicazioni dell’autentica religiosità?). Risveglio del Cristo: apre gli occhi tra i fiori di loto. Crollo della Chiesa.  La barca procede verso l’Alba, asteroidi e bolidi vari attraversano il cielo, un meteorite colpisce e distrugge la piramide di Cheope.

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SIGNIFICATI DEI PROTAGONISTI DELL’ANIMAZIONE (dal sito di Heliofant)

Cristo/Fuoco della Verità: “Siete voi!!! Quanto diventate consapevoli della vostra filiazione con il Divino e della fratellanza tra gli uomini!!!”

Bush/Obama: “il burattino della destra e della sinistra ed altri livelli di privazione dei diritti civili. Vi distrae mentre Draco tesse la sua tela” [destra e sinistra sono polarizzazioni arbitrarie che dividono e distraggono].

Lily (la ragazzina innocente): “un’improvvisa presa di coscienza: questa mela non è mia, appartiene a qualcun altro”.

Sun Sue (la manifestante): “si oppone coraggiosamente a quelli che vorrebbero schiavizzarla”.

Aali (il bambino della Pietà che poi diventa derviscio): “il cuore vorticoso dell’Islam si risveglia nell’unico Dio vero! È libero e non necessita di controllo”

Juan Pepito (il lavoratore latinoamericano socialista): “Dopo anni di sfruttamento economico e degrado ambientale, Juan “Pepito” si sente sprofondare” [pepito nel virgolettato a simboleggiare la pepita d’oro: ogni individuo è prezioso?].

Il Bambino Blu (dio mesoamericano): “custode della fiamma”.

La Signora Q (vecchia prostituta): il suo tallone d’Achille è il sesso (repressione, indulgenza edonistica) e la vergogna che prova.

Ludovic (il bambino manipolato): dal latino “ludo” (gioco) e “ovum/ovis” (uovo). L’uovo è simbolo di potenziale genetico e spirituale, ma “ovis” è anche pecora in latino. In realtà Ludovico viene dal germanico e significa “combattente illustre”

Il Mago: “La mano invisibile e lo spirito di follia che cerca di acquistare sempre più controllo con l’inganno, le bugie, i veleni, i falsi attentati terroristici, le guerre, i giganteschi apparati burocratici e legali, per estrarre l’energia degli abitanti della Terra. Egli teme la luce del giorno, come teme la vita stessa, ed opera nell’ombra. Il suo più grande potere è il suo controllo della zecca, ossia del denaro”.

F35: la prova che noi siamo una colonia e Arabia Saudita, Canada ed Australia no

Ormai tutti sanno che l’F-35 è inferiore ai suoi concorrenti russi (e forse perfino ai cinesi) nel duello aereo, che non assicura la superiorità nemmeno per i prossimi cinque anni, non fa niente di più di un vecchio aereo nelle operazioni militari in corso, sarà già vecchio per quelle del prevedibile futuro e costa una barca di quattrini…Questi aerei non servono alle esigenze operative, semmai le creano, e che poi servano veramente è solo un caso o una conseguenza. Abbiamo già avuto un precedente di questo genere con la Lockheed e i C.130. La commessa serviva a far intascare soldi a pochi avventurieri e far fare carriera a qualche politico e alla sua cordata di militari. Se non avessimo avuto i C.130, saremmo stati a piedi in tutte le missioni internazionali mendicando e facendo l’autostop. Con l’F-35 sta succedendo la stessa cosa, solo che questa volta la riuscita è in dubbio prima ancora dell’uscita. Ma lui, il caccia, il suo mestiere l’ha già fatto. A meraviglia. Prima ancora di farsi vedere. Dal 1996 a oggi, lobbisti e vertici politici e militari in Italia e nella Nato si sono perfettamente integrati giurando fedeltà all’F-35. Dotarsi dell’F-35B, la versione a decollo corto, ha giustificato l’allestimento della portaerei Cavour e viceversa. Se ora la versione B non viene costruita, saremo gli unici al mondo ad avere due portaerei senza aerei. Comprare gli F-35 ha permesso alla Nato e ai nostri strateghi di creare “falsi futuri” e inventarsi le minacce. Inoltre, spendere tanto denaro in tempo di crisi per gli aerei ha fornito la certezza che la crisi non esiste, oppure che i nostri governanti se ne fregano. In ogni caso sono certezze che di questi tempi valgono un patrimonio. E cosa si vuole di più da un onesto aereo? Di questo passo qualcuno pretenderà che voli“.
Generale Fabio Mini, la Repubblica, 22 gennaio 2013

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“A guardar bene oltre il fumo della propaganda, Bersani non vuole tagliare le spese militari. Vuole solo tagliare le spese per gli F-35. Attenzione alle parole “tagliare le spese per gli F-35”. Bersani non ha detto che non vuole comprare gli F-35 ma solo che ne vuole comprare di meno. Magari non 90 ma 70 o 50 o 30. Qual è il numero giusto per Bersani? Qualcuno glielo chieda per favore.

1. l’Italia ha già speso 2,7 miliardi di dollari per comprare questi cacciabombardieri con il pieno consenso del Partito Democratico;

2. il 28 marzo 2012 il Partito Democratico si è rifiutato di approvare una mozione presentata dall’On.Savino Pezzotta che proponeva la cancellazione del programma F-35;

3. il Ministero della difesa ha già ordinato nel 2012 tre F-35 impegnando altri 270 milioni con il pieno consenso del Partito Democratico;

4. l’accordo Italia-Usa per l’acquisto degli F-35 porta la firma di Lorenzo Forceri del Partito Democratico (2007);

5. l’anno scorso il governo Monti ha aumentato la spesa militare italiana di altri 1.300 milioni di europortando la spesa militare italiana dal 18 al 28% con il pieno consenso del Partito Democratico;

6. l’anno scorso il Partito Democratico ha sostenuto e approvato una legge che:

assegna alle Forze Armate più di 230 miliardi per i prossimi 12 anni senza aumentare di un solo grado la nostra sicurezza;

aumenta di fatto la spesa pubblica;

taglia il personale per comperare i cacciabombardieri F35 e altre armi;

trasforma le Forze Armate in uno strumento da guerre ad alta intensità incompatibile con l’articolo 11 della Costituzione;

costringerà i comuni alluvionati o colpiti da una catastrofe naturale a pagare il conto dell’intervento dei militari;

non prevede alcuna cancellazione degli sprechi e dei privilegi né una vera riqualificazione della spesa militare”.


http://www.lavorincorsoasinistra.it/wordpress/?p=5642

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Il Canada rinuncia agli F-35

A Israele li regalano. Arabia Saudita, Canada ed Australia li rifiutano.

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“Secondo il Sunday Telegraph, che ne ha rivelato l’esistenza, l’avveniristico e costosissimo caccia-bombardiere Usa di ultima generazione, l’F-35 Jsf Lockheed Martin, potrebbe esplodere se venisse colpito non solo da fuoco nemico, ma anche da un fulmine. La causa di questa vulnerabilità sarebbe legata al serbatoio del carburante. I tecnici della Difesa, scrive il Telegraph, avrebbero scoperto che nella continua ricerca di soluzioni per alleggerire il jet i progettisti e le aziende costruttrici hanno ridottoanche lo spessore dell’involucro del serbatoio, rendendolo così più vulnerabile, rispetto ai jet di vecchia generazione, sia al fuoco nemico che ai fulmini“.
Repubblica, 21 gennaio 2013

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C’è chi può scegliere cosa comprare e chi no.

“Restano praticamente inalterate le spese previste per gli acquisti militari (compreso il capitolo da 12 miliardi per i contestati F35) mentre sul taglio del personale va in scena una sorta di deroga alla regola generale del 10% che è stata imposta agli altri comparti dello Stato ma che di fatto risparmia i militari: per loro il taglio sarà della metà, forse meno”.


http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/10/spending-review-alla-difesa-tagli-solo-alle-missioni-allestero-restano-f35/289679/

“Il recente contratto “monstre” da circa 30 miliardi di dollari firmato dall’aeronautica saudita per 84 F-15SA, induce ad interessanti riflessioni. In questi tempi in cui, nel bene e nel male, l’F-35 è sotto i riflettori, un contratto così importante per valore economico e strategico assegnato ad un caccia in servizio dal 1974, merita un approfondimento a tutto campo sul settore dei cacciabombardieri supersonici.

Da decenni, i vari aeroplani da combattimento si collocano per convenzione in diverse generazioni. Attualmente siamo giunti alla quinta, cui appartengono gli americani F-22 e F-35, e, in teoria, il russo T-50 ed il cinese J-20, ovviamente con diverse peculiarità, ma con la matrice comune della bassa immagine radar, l’arcinota “stealthness”. Per molti analisti ed addetti ai lavori, pare che tutte le altre caratteristiche siano totalmente insignificanti o nettamente secondarie, ma evidentemente qualche generale e consulente della Royal Saudi Air Force e di molte altre forze aeree non la pensa così.
Gli 84 F-15SA ordinati dalla monarchia feudale più ricca e potente del mondo, sono tra i caccia più efficaci e sperimentati del pianeta. Dotati di una suite avionica e sensoristica di primordine, potranno in futuro incorporare anche alcune caratteristiche della recente versione semi-stealth F-15SE “Silent Eagle”, con cui Boeing spera di contrastare il Lightining II (l’F35, NdR).

Per meglio comprendere le differenze e le peculiarità di due caccia così diversi, giova rammentare la genesi dei due progetti. L’Eagle nacque a fine anni ’60 dal requisito F-X, con cui l’USAF richiedeva un air superiority fighter ad altissime prestazioni, in grado di spazzare dal cielo ogni rivale presente e futuro, mentre il requisito del JSF (Joint Strike Fighter – caccia bombardiere interforze) risale ai primi anni ’90 ed identificava un caccia relativamente leggero, con vocazione primaria d’attacco al suolo e caratteristiche stealth.

Estremizzando, l’F-15 è il campione delle missioni aria-aria, mentre l’F-35 assomiglia molto ad un F-117 più evoluto e supersonico, con vocazione primaria aria-superficie e solo secondariamente aria-aria.

Il vero successore dell’Eagle (F-15) avrebbe dovuto essere l’F-22 Raptor, definito con toni roboanti “air dominance fighter”, ma in realtà per gravi problemi tecnici e finanziari, il super caccia Lockheed ha già terminato la sua produzione, mentre quella dell’Eagle proseguirà per almeno altri 10 anni.

Nelle intenzioni dell’USAF, l’F-22 e l’F-35 avrebbero dovuto ricreare l’azzeccato “hi-low mix” F-15/F-16, ma con l’improvviso arresto della produzione a neanche 200 esemplari del costosissimo Raptor, l’F-35 ha dovuto improvvisamente assumere il ruolo di caccia di punta dell’industria statunitense.

Senza addentrarsi nei meandri della radaristica più spinta, secondo i cui esponenti nessun F-35 riuscirebbe ad eludere i radar 3D o di scoperta ed attacco dell’ultima generazione (e forse anche alcuni della penultima), non fosse altro perché nei 20 anni di sviluppo dell’F-35 sono state realizzate decine di radar con caratteristiche mirate proprio a scoprire i bersagli stealth, la grande valenza della bassa osservabilità radar appare se non un mito, quanto meno una caratteristica troppo enfatizzata.

Forse troppi dimenticano che un aeroplano deve soprattutto volare bene e volare sempre, intendendo  in ogni condizione meteo e per tutta la sua vita operativa, come ben sa una forza aerea come quella israeliana che ha fatto della combat readiness il suo credo operativo ed il cardine del suo successo. Inoltre, appena un caccia incomincia a manovrare, la sua immagine radar, per quanto piccola, si altera bruscamente ed altrettanto accade montando gli inevitabili piloni esterni, pena un armamento ed una persistenza di combattimento risibili.

Fin qui si potrebbe obiettare che al di là della stealthness comunque l’F-35 ha in sé una valenza estremamente innovativa, rappresentata dagli inediti sensori, in particolare il nuovo radar AESA Northrop Grumman AN/APG-81, il FLIR/EO di nuova generazione e la suite di autoprotezione, ma questo non basta.

Al di là degli slogan commerciali, un aereo da combattimento, indipendentemente dalla sua generazione, deve appunto combattere con efficienza ed efficacia. Questo spiega l’affermazione dell’F-15 in una gara così importante, in cui il cliente saudita ha privilegiato l’affidabilità e la combat readiness di un aeroplano supercollaudato, qualità inequivocabilmente dimostrate dall’Eagle in circa 40 anni di operazioni, sia in missioni di caccia ed intercettazione, sia di strike ed attacco.

Per giunta, quando il gioco si fa duro ed è necessario utilizzare armi quali le bombe “bunker buster”  GBU-28 da oltre 2.200 kg, l’Eagle rimane l’unica opzione possibile.

Da notare che gli F-15SA (al cui standard saranno poi trasformati anche i 72 F-15S già in servizio, nell’ambito del medesimo contratto), adottano molti componenti equivalenti a quelli montati dal Lightning II, tra cui il radar AESA Raytheon AN/APG-63(V)3 (già sperimentato su alcuni F-15C USAF dispiegati in Alaska e sugli F-15SG di Singapore) e la suite di autoprotezione BAE Systems (North America, la ex Loral) DEWS, praticamente identica a quella dell’F-35.

Finora il rivoluzionario Lightning II ha dimostrato soprattutto uno sviluppo quanto mai problematico ed un innalzamento dei costi che ha dell’incredibile, mentre l’Eagle nelle varie versioni si è distinto in combattimento per una notevole efficacia ed un’altrettanto evidente versatilità. Probabilmente molte altre aeronautiche militari dimostreranno il pragmatismo e la sagacia della forza aerea saudita“.


http://www.cesi-italia.org/dettaglio.php?id_news=833

N.B. RINGRAZIO LEONARDO GIOVANNELLI PER IL SUO FONDAMENTALE CONTRIBUTO.

Al progetto di sviluppo hanno collaborato anche gli Australiani ed ecco cosa hanno concluso a febbraio 2012 (commissione parlamentare):
“There has been a lot of effort in pulling together this great collaborative goodwill and industry network. The only trouble is that we are building the wrong aircraft“.
La simulazione australiana conferma il terribile scenario della RAND Corporation di qualche anno fa. Contro gli aerei cinesi, solo 30 F35 tornerebbero alla base, su 240 inviati.Ecco un significativo scambio di battute in commissione:
Mr O’DOWD: Do I get this right: Russia and China have already got a better aircraft than the F35? (Russi e Cinesi hanno già aerei migliori dei nostri?)
Mr Goon : Yes. ()
Mr O’DOWD: We have got 14 F35s on order, have we? (abbiamo ordinato 14 F35?)
Mr Goon : Two. (2)
Mr O’DOWD: Two, 12 or 14, whatever it is. Where do we go from here? I hear what you are saying, but do we stop, progress or change our path? (che si fa? andiamo avanti o torniamo indietro?)
Mr Goon : I see there are great opportunities for Australia—I honestly do. I see sitting down with our American colleagues and together saying, ‘Hey, we have got a problem!” (c’è una grande opportunità: sederci al tavolo con i colleghi americani ed ammettere che abbiamo un problema)
*****
“Il progetto JFS si è però rivelato ben presto fallimentare. I ritardi ed i costi del programma si sono rivelati più alti del previsto e continuano ad aumentare giorno dopo giorno.

Sembra di essere di fronte ai nostri lavori pubblici: il costo medio ad aereo è aumentato dell’81%, passando da 62 milioni di dollari a 112,4 calcolando ricerca, sviluppo e produzione.

Ancor peggio per i costi di produzione del singolo aereo, aumentati dell’85% passando da 50 a 92,3 milioni. E la fase iniziale, quella finanziata con il miliardo dell’Italia, è passata dai 20 miliardi previsti ai 40 miliardi effettivi.

L’aumento è stato tale da sforare la legge Nunn McCurdy, che impone una riapprovazione politica dei programmi militari nel caso il loro costo superi del 25% quello previsto all’origine (ma gli USA sono ormai in ballo e la riapprovazione è data per certa).

Gli USA dovrebbero comprare ben 2.443 esemplari di F35, per un esborso che, al momento, si stima di 323 miliardi di dollari, ma come detto è un costo che continua ad aumentare.

L’Italia invece aveva dichiarato nel 2007 di volerne comprare 131, per una spesa stimata all’epoca in 7 miliardi di euro, ma che oggi, con i prezzi che sono lievitati, ha raggiunto la cifra di 15 miliardi di euro. Ma anche questa folle cifra sembra destinata ad aumentare.

Fallimento per fallimento: un aereo che fa “venire i sudori freddi”

Sede della Rand Corporation

L’F35 sembra essere un fallimento su tutto il fronte. La RAND Corporation, società di analisi strategiche che collabora col Dipartimento della Difesa USA, ha apertamente criticato l’F-35, che, secondo le proprie simulazioni non sarebbe in grado di competere con il cacciabombardiere russo Su-35 in un combattimento aereo, non essendo veloce nel virare, salire di quota e accelerare.

Vien da chiedersi “ma cosa sa fare allora?”.

Critiche simili da Pierre Sprey, il progettista dell’F-16, per il quale l’F35 è pesante e poco reattivo.

Ancora più pesante ci è andato il maggiore Richard Koch dell’United States Air Force (USAF), a capo dell’ufficio di superiorità aerea del “USAF Air Combat Command”, che

Tutti i problemi che il progetto ha vissuto, hanno fatto subire al velivolo anche critiche sulla sua autonomia di volo.

ha dichiarato di “svegliarsi la notte con i sudori freddi al pensiero che l’F-35 avrà solo due armi per la superiorità aerea”.

Altre critiche sono state sulla scarsa autonomia di volo, e soprattutto sui costi del progetto.

Quella che doveva essere una idea geniale, ovvero creare un unico aereo per 3 ruoli operativi, si è rivelata una vera catastrofe economica, tanto che la stessa Marina americana ha stimato che i costi di manutenzione degli F35 saranno del 30-40% superiori a quelli dei caccia attualmente in uso.

L’Italia viene colpita da questo ultimo dato: la manutenzione degli F35 che intende comprare sarà infatti più costosa, e nulla ci garantisce che tali costi non siano ancora superiori.

Evidentemente anche gli USA hanno le loro Salerno-Reggio Calabria, ma noi di un altro progetto fallimentare non ne sentivamo il bisogno.

L’intero programma rischia di essere “terminato”

Oltre ad un aumento enorme dei costi, gli F35 si stanno dimostrando pieni di problemi, tanto che il loro vero debutto è ormai slittato al 2018, ovvero con 7 anni di ritardo rispetto al previsto.

In un importante report redatto da Frank Kendall, del Pentagono, sono usciti fuori ben 13 gravi problemi, uno dei quali addirittura è connesso alla “invisibilità” dell’aereo ai radar, che invece pare non sia così invisibile come promesso dalla azienda costruttrice Lockheed Martin.

Ed ogni giorno si scoprono nuovi problemi, ed è necessario cambiare qualcosa: il totale dei cambiamenti richiesti sinora sull’aereo ha raggiunto una cifra vertiginosa: 725.

Ed ogni cambiamento richiede altri soldi. Un pozzo senza fondo, tanto che il Pentagono stesso, sta riducendo il numero degli aerei che sta acquistando.

A Gennaio, dunque poche settimane fa, il segretario della difesa Usa Robert Gates ha sentenziato: se Lockheed non risolverà i problemi sulla versione a decollo verticale entro due anni, cancelleremo l’acquisto.

E i membri del Congresso USA cominciano a non poterne davvero più, tanto che un Repubblicano come John McCain (contese ad Obama la presidenza 4 anni fa), ha dichiarato che se le cose non miglioreranno alla svelta, tutte le opzioni dovranno essere messe sul tavolo.

E tutte le opzioni significa cancellare il programma, perdere quello che si è speso, ma almeno non continuare a buttare i soldi in un progetto fallimentare.


http://www.investireoggi.it/finanza/f35-un-progetto-fallimentare-e-pieno-di-problemi/

Commento di un lettore: “l’attenersi a un contratto è cosa buona, l’associazione allo sviluppo di qualcosa di non buono con impegno all’acquisto invece puzza di commessa mafiosa o chiamatela come volete, pur di spillare quattrini ai rispettivi governi. Diciamo che le “recensioni” sull’F-35 non sembrano ottimali, anzi, e a giudicare dal profilo che se ne può tracciare sembra quasi un affare sporco per spillare soldi pubblici”.

INFATTI: Nel 1976 l’azienda Lockheed (oggi Lockheed Martin) ammette di aver pagato tangenti a politici e militari stranieri per vendere a stati esteri i propri aerei. In Olanda è coinvolta la stessa monarchia, mentre in Germania, Giappone, e Italia i corrotti dalla Lockheed sono le strutture preposte alle valutazioni tecnico-militari dei Ministeri della Difesa, i Ministri della Difesa, e in Italia e Giappone anche i Primi Ministri. In Italia nel 1978 il Presidente della Repubblica viene travolto dallo scandalo Lockheed e si dimette.

http://it.wikipedia.org/wiki/Scandalo_Lockheed

Amerika

Congresso degli Stati Uniti
Camera dei Rappresentanti
Washington, DC 20515-3308

24 marzo 1997

Sig. Zell Setzer

P.O. Box 4198

Salisbury, NC 28145

Gentile sig. Setzer,

Allegate potrete trovare le informazioni che avete richiesto riguardo alla politica ed alle linee guida dell’esercito in merito all’istituzione di un programma di lavoro carcerario per civili e di campi di prigionia civili in installazioni militari. Queste informazioni non sono ancora state pubblicate (sono in corso di stampa), comunque, questi programmi sono stati finanziati, hanno ottenuto l’assegnazione del relativo personale e riflettono l’attuale politica dell’esercito. Spero che troverete queste informazioni utili,

Cordiali saluti,

Sinceramente vostro

BILL HEFNER

Membro del Congresso

*****

Rex 84 è l’abbreviazione di “Readiness Exercise 1984”, un programma di addestramento statunitense che, in seguito alla proclamazione dello stato di emergenza da parte del presidente, prevede la sospensione della Costituzione degli Stati Uniti, la dichiarazione della legge marziale, l’assegnazione dei governi statali e locali a comandanti dell’esercito e la detenzione di migliaia di cittadini americani giudicati una minaccia per la sicurezza nazionale.

Fu ideato da Oliver North assieme a John Brinkerhoff e Louis Giuffrida (FEMA – la protezione civile statunitense) sulla base di uno scenario precedente che contemplava l’internamento di 21 milioni di afro-americani in caso di rivolte a sfondo razziale (“Reagan aides and the secret government”, The Miami Herald, 5 luglio 1987). Questo precedente piano, del 1968, prendeva il nome di “Operation Garden Plot”. Fu richiesto dal generale Ralph E. Haines Jr. per definire le linee d’azione nell’eventualità dell’esplosione dei ghetti in conseguenza della possibile uccisione di Martin Luther King.

Fu poi investigato da Ron Ridenhour, un veterano del Vietnam che portò alla luce l’infame massacro di My Lai con una lettera al Congresso ed al Pentagono e che poi si specializzò in giornalismo investigative, morendo prematuramente, a 52 anni, nel 1998 (cf. Ron Ridenhour e Arthur Lubow, “Bringing the War Home”, New Times Magazine, 1975, pg. 20; Ron Ridenhour, “Garden Plot and the New Action Army”, CounterSpy, 1975).

Questi campi esistono già. Sono stati costruiti negli ultimi anni, a partire dal 2006, ad opera di una consociata della multinazionale Halliburton (cf. Dick Cheney), già impegnata in Iraq e nella costruzione di Camp Bondsteel, la Guantánamo europea (“Halliburton Subsidiary Gets Contract to Add Temporary Immigration Detention Centers”, New York Times, 4 febbraio, 2006).

 

*****

Nel corso dell’inchiesta Iran-Contra si tenne un’udienza presso una commissione congiunta del Congresso americano in cui si svolse questo scambio di battute:
[Membro del Congresso Jack] Brooks: “Colonnello North, nell’ambito del vostro lavoro al National Security Council, non vi hanno assegnato ad un certo momento alla pianificazione per la continuità di governo in caso di grave calamità?”
Brendan Sullivan [consigliere di North, nervosamente]: “Signor Presidente?”
[senatore Daniel] Inouye:Credo che questa domanda riguardi un argomento estremamente delicato e riservato, perciò posso chiedere che non venga toccato?”
Brooks: “Ero particolarmente preoccupato, Signor Presidente, perché ho letto nei giornali di Miami e in molti altri che era stato sviluppato un piano, dalla stessa agenzia, un piano di contingenza in caso di emergenza, che sospenderebbe la Costituzione Americana. Ne sono stato profondamente turbato e mi sono chiesto se questo era un settore in cui aveva lavorato. Credo lo sia e vorrei averne conferma”.
Inouye: “Con tutto il rispetto, posso chiedervi di non toccare la questione a questo punto? Se vogliamo affrontarla, sono sicuro che possono essere fatti degli accordi per una sessione esecutiva”.


http://www.loc.gov/law/find/nominations/gates/003_excerpt.pdf

Perché una maggioranza di persone nel mondo non crede alla versione ufficiale dell’11 settembre?

Perché proprio ora? Riguardo alla pubblicazione di uno studio sull’impatto di un attacco terroristico nucleare a Washington

Forse è una coincidenza, o forse no. Quel che mi pare certo è che Randy Larsen ragiona come uno psicopatico.

Questo è ciò che il governo degli Stati Uniti immagina sarebbe successo se i terroristi avessero fatto esplodere una bomba nucleare a pochi isolati dalla Casa Bianca: l’esplosione avrebbe distrutto tutto nel raggio di un miglio e mezzo. Un’intenso flash accecherebbe gli automobilisti a diverse miglia di distanza. Una nube radioattiva potrebbe spingersi verso Baltimora.

Ma c’è una conclusione sorprendente: una bomba da 10 chilotoni fatta esplodere da dei terroristi a Washington non  spazzerebbe via la metropoli: “Non è la fine del mondo”, ha detto Randy Larsen, un colonnello in pensione dell’Aeronautica Militare e fondatore dell’Institute for Homeland Security. “Non è uno scenario da guerra fredda”.

Il Campidoglio (United States Capitol), la Corte Suprema, i monumenti a Washington, Lincoln e Jefferson, nonché il Pentagono, si troverebbero in aree caratterizzate da “danni leggeri” e lievi lesioni.

Lo studio intitolato “I fattori chiave di una risposta pianificata ad un attentato terroristico nucleare,” è stato realizzato nel mese di novembre dal Dipartimento della sicurezza nazionale (Homeland Security) e dalla National Nuclear Security Administration.

Martedì scorso, la Casa Bianca ha rivelato che la minaccia del terrorismo nucleare è stata una delle questioni centrali nei recenti colloqui tra il presidente Barack Obama e il primo ministro del Pakistan.

C’è un precedente importante.

Il 27 maggio del 2004 il Washington Post pubblicò un articolo dal titolo “Haig disse che Nixon aveva ironizzato sull’idea di far esplodere una bomba atomica sul Congresso”. Era il marzo del 1974, alcuni mesi prima del suo impeachment, il capo di stato maggiore era il generale Alexander Haig, il segretario di stato era Henry Kissinger. Haig rivelò a Kissinger che Nixon gli aveva chiesto di “portargli la palla”, che nel gergo significava i codici per ordinare degli attacchi nucleari, e che intendeva usarla contro la Collina, ossia il Congresso – un messaggio in stile mafioso per chi intendeva farlo destituire. La scelta del quotidiano principe dell’establishment di riesumare la notizia in piena Guerra al Terrore forse non fu casuale.

Webster Tarpley ha ipotizzato che in quei mesi che fosse in preparazione un superattentato che sarebbe servito a provocare una guerra con l’Iran, per sventare il fallimento dell’occupazione dell’Iraq, con una disperata fuga in avanti. L’attacco si sarebbe verificato verosimilmente nell’ottobre del 2004. Lo temevano anche Jacques Chirac e Dominique de Villepin  che si spesero in prima persona per scongiurarlo e si meriterebbero il Nobel per la Pace di Obama. Invece hanno ricevuto fango:


http://www.serendipity.li/wot/tarpley/tarpley.htm


http://www.meforum.org/772/the-chirac-doctrine


http://dust.it/articolo-diario/la-strategia-del-fango/


http://www.eurasia-rivista.org/silvia-coattori-intervista-giorgio-s-frankel-israele-non-cedera-mai-i-territori-occupati/9570/

Il piano prevedeva un bombardamento preventivo israelo-statunitense dei siti nucleari iraniani ed un possibile attacco terroristico con uso di armi di distruzione di massa sul suolo americano di cui i media avrebbero incolpato l’Iran. Per mesi si era parlato dell’imminente conflitto con l’Iran, giudicato responsabile del vigore con cui la resistenza irachena resisteva agli occupanti e, secondo Webster Tarpley, non si procedette con il piano solo perché una fazione ostile ai neocon e vicina alle forze armate americane, anch’esse contrarie a quest’azione, spifferò tempestivamente il nome di un sospetto agente del Mossad invischiato con i neocon.

La Corrente del Golfo si sta indebolendo: conseguenze?

Riporto alcune osservazioni che reputo di notevole importanza riguardo all’indebolimento della Corrente del Golfo (un processo in corso) ed alle sue conseguenze:

“La corrente del golfo si è INDEBOLITA e il suo percorso verso l’Europa è più CAOTICO e FRAMMENTATO. Infatti come altri editor di Nia avevano già riportato in alcuni articoli passati , vedi biennio 2009 -2010, in alcune settimane si è perfino registrato  un cambio di direzione. Nello specifico, nel bel mezzo del’oceano Atlantico, in alcuni periodi è stato riportato un cambio di direzione. La corrente è sembrata deviare verso le coste della Groenlandia, invece di proseguire verso l’Europa”.

“In Europa la Corrente del Golfo (CDG) riscalda soprattutto le isole britanniche…. poi in parte si insinua nel mare del nord raggiungendo capo nord e addirittura le coste siberiane, in parte ridiscende lungo la Francia. Ma la cosa più importante è che la CDG attraversa da parte a parte l’oceano. Se continua a perdere di forza, e lo abbiamo visto qualche anno fa, la CDG non oltrepassa l’oceano, ma si infila nel Canale di Labrador aumentando lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia. Questi sono essenzialmente acqua dolce, fredda, che si riversano nell’oceano atlantico e vanno a formare un ulteriore blocco contro il quale la già indebolita CDG non riesce ad avere ragione. È questo il vero e proprio problema. La CDG arriverebbe a lambire la Groenlandia nella parte occidentale e ridiscenderebbe comunque lungo le coste americane per ricominciare un ciclo che avrebbe vita breve. Perché? Perché non c’è scambio di calore tra due sorgenti termiche poste alla stessa temperatura. Identicamente non c’è scambio di acqua tra due punti a salinità uguale. Questo è il problema…. non i venti o il clima che vengono sempre e soltanto dopo.

Con il blocco della CDG nel mare del nord, si verrebbe a creare a distanza di qualche tempo un secondo blocco nel centro dell’oceano atlantico… e a seguire un ulteriore blocco nell’area equatoriale. E questo proprio perché tra equatore e tropico si avrebbe la stessa temperatura e salinità… quindi niente scambio di fluidi.

Quando tutto si bloccherà, i venti che sferzano gli Stati Uniti e che portano la neve periodicamente (ma sempre più frequentemente) fin quasi alla Florida, non incontrando la zona calda oceanica, continuerebbero la loro “corsa” verso est arrivando alle coste europee ancora molto freddi o comunque molto meno caldi di oggi. E questo costituirebbe un problema che sicuramente gli esperti di meteo potranno inquadrare molto meglio.

Qui e in altri luoghi del web si è sempre detto che il film “the day after tomorrow” è una grandissima stronzata per questo o quel motivo. In realtà il film ripropone in versione accelerata cosa realmente potrebbe accadere… enfatizzando notevolmente gli effetti per poter meglio impressionare lo spettatore. Se sostituite ad ogni minuto della pellicola un anno terrestre… ecco che avrete un certo andamento che, purtroppo, gli scienziati hanno ben calcolato.

Non credete a chi vuole vendervi aria fritta… il problema della CDG è per tutto il mondo occidentale un problema serio… e viene studiato e monitorato giornalmente dalla NASA, dal NOAA e dal Pentagono. E ci sono fior di studiosi che stanno cercando di capire a che punto siamo di questo benedetto rallentamento. E questo è un compito assai gravoso in quanto non si conoscono gli estremi.

Durante l’ultima era glaciale, sul continente americano c’era una tale estensione di ghiaccio da ricoprire tutto il Canada e parte degli Stati uniti con uno spessore che arrivava fino ai 1500 metri. Questa estensione di ghiaccio, di fatto, continuava anche sulla Groenlandia, l’Islanda e la Scandinavia.
Durante l’era glaciale la CDG aveva un percorso differente rispetto a quello attuale. Anche perché si presume che tutta lo crosta terrestre fosse disposta in modo leggermente differente rispetto ad oggi. E questo perché… mentre nelle suddette zone vi era tanto di quel ghiaccio da ricoprire anche molti rilievi montuosi, in Siberia c’erano foreste rigogliose.

E qui si aprirebbe un dibattito enome…. cosa avviene durante un’era glaciale?

In molti pensano che tutto il mondo si ricopre di ghiaccio…. o almeno uno dei due emisferi. Ma non e’ così. Semplicemente si ha una estensione notevole di ghiaccio in zone dove attualmente non vi sono.

Prendete ad esempio il polo sud… c’e’ un continente… ricoperto di ghiaccio con spessori anche di 1500 metri.

Ora prendete il polo nord. C’e’ solo acqua… e ghiaccio più o meno spesso.

Se anche qui ci fosse stato un continente, il ghiaccio avrebbe raggiunto spessori considerevoli…

ed è esattamente quello che e’ accaduto durante l’ultima era glaciale… quando il polo nord magnetico si trovava in una posizione differente e si presume che a causa della dislocazione della crosta terrestre, anche quest’ultima si trovava in una posizione differente.

La fisica ci insegna che su un geoide come il nostro pianeta, una quantità di ghiaccio sufficientemente elevata, può destabilizzare l’asse di rotazione imprimendo al corpo in rotazione un movimento per così dire squilibrato.

Tale squilibrio può provocare, insieme con uno spostamento repentino del campo magnetico terrestre, tutta la crosta terrestre facendola slittare su mantello sottostante.

Questo e’ l’unico modo per spiegare in modo concreto e logico il perché durante l’era glaciale il Nord America fosse ricoperto di ghiaccio e la Siberia invece no.
Poi.. probabilmente… la situazione è cambiata ancora diventando quella attuale.

Ed ora?

ora abbiamo che la CDG si sta fermando… inizia a perdere colpi…. il campo magnetico si sta spostando abbastanza rapidamente (non si sa di preciso di quanto… visto che il dato non lo troviamo da nessuna parte se non in riferimento a dati vecchi) e il ghiaccio sui continenti inizia ad aumentare anno dopo anno….

E per finire il ciclo solare 24 è debole… e il 25 potrebbe abortire. Di sicuro questo non aiuta!”

FONTE:


http://daltonsminima.altervista.org/?p=19549

N.B. Il film dura 124 minuti e, se ad ogni minuto del film corrispondesse un anno, la cosa non riguardarebbe nessuno di noi, ma solo i neonati, quando saranno adulti. Temo, però, che questa trasformazioni avvengano molto più rapidamente di quel che si potrebbe immaginare, come sembra testimoniare, tra gli altri fenomeni, la concentrazione di ghiacci record che si è registrata quest’ultimo inverno nel Mare di Bering:

http://earthobservatory.nasa.gov/IOTD/view.php?id=77461

Mentre la Turchia si prepara all’intervento in Siria…alcune immagini istruttive

Sono immagini di Siriani pro-Assad che hanno manifestato negli ultimi giorni.

Qui una manifestazione di massa del 2011 (che il Post aveva vergognosamente spacciato per anti-Assad):

http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/siete-disposti-uccidere-questi-esseri.html

“Chi parte all’attacco della Siria?

Cerchiamo di dare un’occhiata nel prossimo futuro. Usando i sintomi che possiamo leggere. L’Italia ha chiuso la sua ambasciata a Damasco. Gli altri paesi Nato stanno facendo altrettanto. Non è solo un gesto politico (grave e stupido): è una misura definita prudenziale. Si pensa a un attacco. Da dove verrà?

I generali del Pentagono si sono affannati, nei giorni scorsi, a spiegare ai candidati repubblicani per la Casa Bianca, che attaccare dall’alto la Siria significherebbe fare più morti tra la popolazione civile di quelli che facemmo nella guerra di Libia. Aggiungono che un attacco aereo non sarebbe comunque sufficiente, perché poi bisognerebbe mettere piede sul territorio. E questo non si può fare senza mettere in conto dei morti di carnagione bianca e con passaporto euro-americano.

Ma ci sarebbe una soluzione: un bell’attacco in partenza dal territorio turco. L’esercito c’è ed è quello di un paese islamico, ma anche Nato, molto ambizioso, di circa 80 milioni di abitanti. I soldi ci sono e sono quelli dell’Arabia Saudita. L’informazione c’è, ed è quella di Al Jazeera.

E poi c’è Avaaz, Facebook. Che si vuole di più?

Ankara recalcitra, ma è una ritrosia da finta verginella. La tentazione è forte. E poi questa sarebbe la soluzione migliore per il premio Nobel per la pace. Potrebbe restare in secondo piano, come fece in Libia. E dire ai suoi supporters democratici di avere acconsentito per difendere i diritti umani.  Perfetto. Tutti gli altri già pensano al prossimo colpo contro l’Iran. Meglio se la situazione dell’area sarà già in piena destabilizzazione. Così i bombardamenti su Teheran si noteranno meno.

Tre piccioni con una sola fava turca: un colpo a Hamas, uno a Hezbollah, il terzo, finale, a Teheran. Come sicuramente dirà, ridendo, la signora Hillary Clinton, “veni, vidi, morì”. Il riferimento fu a Gheddafi. Questa volta sarà sul cadavere di Bashar, che parla inglese. Siamo a una svolta: i diavoli precedenti (quelli che abbiamo giustiziato) erano tutti non anglofoni: Milosevic, Saddam, bin Laden, Gheddafi. Si allarga l’area linguistica. E la nostra globalizzazione, bellezza!

Noi ci saremo, statene certi. Cioè ci sarà l’Italia, per confermare che siamo forti contro i deboli, e che siamo servi nei riguardi dei potenti”.

Giulietto Chiesa, 16 marzo 2012

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/16/parte-allattacco-della-siria/197781/

Diminuzione dell’irradiazione solare totale che conduce ad uno sbilanciato termico della Terra e alla piccola era glaciale

a cura di Stefano Fait

Le ciclicità rilevate in uno studio dendrocronologico cinese sull’altopiano tibetano indicano che le temperaturae globali potrebbero scendere fino ad un minimo intorno al 2068, per poi risalire, fino al 2088. In un diverso studio, sempre cinese, il minimo lo si raggiungerebbe già nel 2035. Entrambe le ricerche condividono la premessa che sia già in corso un raffreddamento globale.

Liu Y, Cai Q F, Song H M, et al. Amplitudes, rates, periodicities and causes of temperature variations in the past 2485 years and future trends over the central-eastern Tibetan Plateau. Chinese Sci Bull, 2011, 56: 2986-2994


http://agbjarn.blog.is/users/fa/agbjarn/files/tibet-2485_years.pdf

Gli scienziati cinesi non sono gli unici a pensarla a questo modo e le loro datazioni si avvicinano a quelle di Habibullo I. Abdussamatov.

I soliti benefattori di NIA:


http://daltonsminima.altervista.org/?p=19263

hanno tradotto un articolo di Habibullo I. Abdussamatov, capo della sezione ricerche spaziali presso l’Osservatorio Astronomico Pulkovo di San Pietroburgo.

Habibullo I. Abdussamatov
Pulkovo Observatory della RAS
Pulkovskoye shosse 65, San Pietroburgo, 196140, Russia
Email: abduss@gao.spb.ru

 Abstract

I cambiamenti temporali nella potenza/energia della radiazione ad onde lunghe del sistema Terra – Atmosfera emessa verso lo spazio, sono sempre in ritardo rispetto ai cambiamenti nell’energia della radiazione solare assorbita, dovuti al lento cambiamento della sua entalpia. Questo è il motivo per cui le parti in debito e credito del bilancio energetico medio annuo del globo terrestre, con l’aria e le acque, sono praticamente sempre in uno stato che non è in equilibrio. Il bilancio medio annuale del sistema termico Terra – Atmosfera, nel lungo periodo di tempo, determina, in modo affidabile sia il corso, che il valore dell’eccesso di energia accumulata dalla Terra oppure il deficit energetico nel bilancio termico che, in considerazione dei dati della TSI, può definire e prevedere con largo anticipo la direzione e l’ampiezza dei cambiamenti climatici futuri. Dai primi anni ’90 si osservata un bicentenario decremento sia della TSI che della parte dell’energia assorbita dalla Terra. La Terra come pianeta d’ora in poi avrà un saldo negativo nel bilancio energetico, che comporta la diminuzione della temperatura circa dal 2014. A causa del aumento dell’effetto albedo e la diminuzione della concentrazione atmosferica dei gas serra la parte dell’energia solare assorbita e l’influenza dell’effetto serra diminuirà. L’influenza della catena consecutiva di effetti di retroazione può portare ad ulteriore caduta di temperatura che supererà l’influenza della diminuzione della TSI. L’inizio del profondo minimo bicentenario della TSI è previsto per il 2042 ± 11, che è la diciannovesima piccola era glaciale  negli ultimi 7500 anni – circa 2055 ± 11.

 Parole chiave: Diminuzione TSI, Piccola Era Glaciale

1. Introduzione

 William Herschel (1801) fu il primo a segnalare la correlazione fra il livello dell’attività delle macchie solari e il clima, dopo la sua scoperta della correlazione inversa tra il prezzo del grano e il livello delle variazioni cicliche dell’attività solare prima e durante minimo Dalton. Quando la superficie del Sole era coperta di macchie solari, i prezzi del grano andavano giù. Quando il numero di macchie solari cadeva i prezzi salivano. Egli suppose che le variazioni dei prezzi del grano sono la conseguenza dei cambiamenti climatici corrispondenti. Tuttavia, egli non poteva spiegare la natura fisica di questo fenomeno. Più tardi Eddy (1976) scoprì l’interconnessione tra i periodi, ben individuati, fra le variazioni significative del livello di attività delle macchie solari durante l’ultimo millennio e i corrispondenti profondi cambiamenti climatici sia in fase che ampiezza. Durante ciascuno dei diciotto profondi minimi dell’attività solare (tipo il Maunder), con un ciclo bicentenario trovato nei precedente 7,5 millenni, un profondo raffreddamento è stato osservato, mentre durante i periodi d’alta attività solare si osserva un riscaldamento globale (Borisenkov, 1988). Recenti studi (Bal, et al 2011;.. McPhaden, et al 2011) confermano i nostri risultati (Abdussamatov, 2009a, b) relativi ad un’azione comune delle variazioni cicliche di undici anni e la bicentenaria irradiazione solare totale (TSI) (con qualche intervallo) sul cambiamento di stato della superficie e gli strati del sottosuolo (con la profondità di decine e centinaia di metri) nella parte tropicale dell’Oceano Pacifico, accompagnato da comparsa di acqua calda o fredda (i cicli della Niña e del  Nino), che interessa il cambiamento climatico. Caratteristiche osservate nel El Niño nel corso degli ultimi 31 anni, sono state cambiate in direzione opposta per quanto riguarda le previsioni dei modelli climatici, assumendo l’influenza preponderante dei gas serra.

2. Variazione della TSI ed effetti secondari di retroazione

Le variazioni cicliche undecennali della TSI e l’attività solare sono sincronizzate e inter-correlate sia in fase che ampiezza (Figura n°1) (Abdussamatov, 2004, 2005, 2007a, b).

Figura n°1Figura n°1

Questo permette di utilizzare e di estrapolare una relativamente breve (dal 1978) serie di misure precise della TSI (Fröhlich, 2011)), confrontandole con l’attuale lunga serie dei dati dell’attività solare (Shapiro et al., 2011). Quindi, tutti i significativi periodi di cambiamenti climatici rinvenuti nel corso degli ultimi 7.500 anni sono stati causati dalle quasi periodiche, bi-centenarie variazioni della TSI. Tuttavia, l’influenza diretta della fluttuazione bicentenaria della TSI è relativamente piccola (secondo recenti dati ricostruiti (Shapiro et al, 2011). Dell’ordine dello 0,5% ≈ 6,8 W/m2mè insufficiente a spiegare le corrispondenti bicentenarie cicliche variazioni della temperatura sulla Terra, dal riscaldamento globale alle Piccole ere glaciali. Abbiamo bisogno di una sorta di amplificatore di influenza sulle dirette variazioni della TSI sui cambiamenti climatici osservati. Il ruolo di amplificatore che può svolgere la TSI e quello d’influenza secondaria supplementare, in una forma di effetti di retroazione: il cambiamento naturale della Terra,il globale albedo, il legame dell’albedo, e la concentrazione atmosferica di gas a effetto serra (primo fra tutti, il vapore acqueo e l’anidride carbonica oppure il metano altri gas). Il legame dell’albedo è determinato da tre parametri globali ottici del globo nelle fasce di aria e acqua, lungo la linea verticale dell’intera superficie – atmosfera: dai valori sia dell’albedo atmosferico che l’albedo della superficie terrestre, nonché il valore della trasmissione atmosferica nello spettro solare. Così, l’albedo è uno dei principali parametri fisici nel bilancio energetico della Terra come pianeta. I cambiamenti significativi del albedo potrebbero essere potenziali forti variazioni climatiche del motore. Il valore di albedo della terra sta aumentando ad un elevato livello massimo, durante un raffreddamento profondo e scende ad un livello minimo nel processo di riscaldamento globale, mentre variazioni della concentrazione dei gas serra atmosferica avvengono in una direzione opposta dalla loro abbondanza e questo è principalmente determinato dalla temperatura degli oceani. Variazioni delle caratteristiche, sia della superficie della Terra che della sua atmosfera, causate da variazioni bicentenarie della TSI possono dare vita ad una successiva catena di ulteriori cambiamenti di temperatura aggiuntivi, causati dalla ripetizione multipla di questo causa-effetto ciclo di effetti di retroazione secondari, anche se la TSI rimane costante per un certo periodo di tempo. L’influenza della consecutiva catena di tali modifiche, causate dalla retroazione degli effetti secondari, può provocare un’ulteriore amplificazione dei cambiamenti climatici, in una misura che può supera l’influenza delle variazioni bicentenario TSI. Un quadro simile è stato osservato alla fine del XX secolo.

3. Bilancio energetico del sistema Terra – atmosfera

Cambiamenti temporali del potere della lunghezza d’onda della radiazione del sistema Terra – Atmosfera emessa verso lo spazio sono sempre in ritardo rispetto l’energia della radiazione solare assorbita, dovuta al rallentamento del cambiamento della sua entalpia. La termodinamica temperatura planetaria determina l’equilibrio termico integrale dei cambiamenti del pianeta in un significativo lasso di tempo per quanto riguarda il processo di cambiamenti nella potenza assorbita dalle radiazioni solari secondo l’inerzia termica del sistema Terra-atmosfera. Ciò equivale ad un eccesso o deficit del bilancio di potenza assorbita ed emessa. Qualsiasi variazione nel lungo termine dell’energia solare assorbita dalla Terra a causa della variazione bicentenaria della TSI, motivo delle variazioni lente nel entalpia del sistema Terra-atmosfera nel corso di un periodo di tempo determinato dalla inerzia termica rimangono non compensate con l’emissione della intrinseca radiazione ad onda lunga nello spazio. Questo processo viene descritto con l’incremento della temperatura termodinamica planetaria che cambia lentamente con il tempo. Questo è il motivo per cui un saldo medio annuo del bilancio energetico della Terra come pianeta è praticamente sempre in uno stato squilibrato e oscilla intorno ad un stato di equilibrio assorbendo ed emettendo diverse quantità di energia a causa della variazione bicentenario della TSI. Di conseguenza, il pianeta otterrà un riscaldamento o un raffreddamento verso il basso. La differenza fra la media annuale, tra l’energia della radiazione solare entrante negli strati esterni dell’atmosfera terrestre entrambi una frazione di questa energia riflessa allo spazio e l’energia della della lunghezza d’onda della radiazione, determina il bilanciamento del bilancio termico del sistema Terra – Atmosfera. Potenza specifica della variazione di entalpia per il sistema Terra – Atmosfera – E una differenza tra la radiazione in ingresso e in uscita ed è descritto dall’equazione:

dove So è la TSI,  ΔSo  - l’incremento della TSI, А – albedo globale della Terra (Bond albedo), DA – Bond albedo incremento, ε – emissività del sistema Terra-atmosfera, s – Costante di Stefan-Boltzmann;

Тр – temperatura termodinamica del pianeta, Е – potenza specifica della variazione di entalpia per lo strato attivo dell’atmosfera e dell’oceano (W/m2 ), С - specifica capacità termica superficiale dello strato attivo, l’atmosfera e l’oceano, per quanto riguarda la superficie totale del pianeta (J/м2К),t – Tempo. 1/4 nella parte destra dell’equazione riflette il fatto che il flusso di radiazione solare è proiettata (sul cerchio) e riflessa dal cerchio, mentre la terra emette dalla superficie totale della sfera (che è quattro volte più grande) .

Potenza specifica della variazione di entalpia della Terra, E, indica il deficit o eccesso di energia termica che può essere considerata come l’equilibrio energetico del budget annuo medio del debito e di credito della potenza termica del pianeta.

Al tempo stesso l’incremento della temperatura effettiva della Terra determinando l’equilibrio radiativo avviene immediatamente con il cambiamento della potenza assorbita in contrasto con la temperatura termodinamica planetaria, determinando l’equilibrio termico. Relative influenze delle variazioni del albedo e la TSI sulla variazione della temperatura reale della Terra possono essere determinate sulla base del bilancio radiativo della Terra come pianeta:

dove, Тe – è la temperatura effettiva della Terra. Cerchiamo di introdurre un efficace incremento della temperatura terrestre ΔТe = Тe – Тeо, dove Тe è il valore corrente della temperatura effettiva, Тeо – il suo valore iniziale.  Riteniamo che questo incremento sia causato dagli incrementi di TSI, ΔSo, e albedo, D A. In questo caso:

Da (3) si può ottenere un’espressione per l’incremento della temperatura della Terra efficace causato dagli incrementi della TSI e albedo:

Per un costante TSI = 0 otteniamo dalla (4):

Tenuto conto dei valori noti della temperatura della Terra efficace il cui valore corrente è Тe = 254,8 К e TSI – So = 1.366 W/m2, e mettendo ΔSo = 0 possiamo ricavare da (5):

Per legame costante albedo ΔА = 0 otteniamo dalla (4):

Usando un valore noto di albedo globale della Terra che, secondo dati recenti è А = 0,30 (Trenberth et al, 2009.) e ΔА = 0 si ottiene dalla (7):

La valutazione del contributo relativo degli incrementi ΔSo  e ΔА al incremento ΔТe può essere fatto prendendo

Dalla (9) si può ottenere il rapporto del contributo degli incrementi ΔSo e ΔA del incremento ΔТe

o

l’aumento della albedo ΔA = 0,003 (1,0%) comporterà una riduzione della temperatura effettiva ΔТ ≈ – 0,27 К, che è praticamente equivalente al bicentenario decremento della TSI  = -5,88 W/m2 (0,435%).Pertanto, il cambiamento nel lungo termine del albedo è una forza potente per le variazioni del clima terrestre. La diminuzione della TSI dello 0,5% D S ¤ = – 6,83 W/m2 con un albedo costante, D А = 0, porta secondo (8) ad una diminuzione della temperatura effettiva di tutta la terra in aria e acqua di ΔТe = – 0,32 К ( la differenza tra i cambiamenti della temperatura dell’aria della superficie terrestre con il tempo e le radiazioni è insignificante). La diminuzione della temperatura effettiva della Terra ΔТe = – 0,32 К, secondo la (6), può causare l’aumento globale del albedo della Terra di D А = 0,0035 ossia 1,16%. Con tale aumento di albedo (+1,16%) la temperatura effettiva della Terra sarà inoltre minore di 0,3 ~ К, che si traduce in una catena di questi cicli. Tuttavia, l’effettiva temperatura (radiativa) del sistema Terra – Atmosfera descrive la libera inerzia senza processo di scambio di calore radiante in regime di equilibrio termico. Dovuto a questo istantaneo bilancio equilibrio radiativo realizzato con relativo avanzamento al totale bilancio energetico (o calore) del pianeta – formula (1) che tiene conto delle variazioni lente dell’entalpia del sistema Terra – Atmosfera.

La temperatura reale è una temperatura radiativa del pianeta e non riflette le variazioni temporali della temperatura planetaria, ma indica la tendenza, la direzione del cambiamento climatico del pianeta. Pertanto, la variazione del valore dell’albedo influenza significativamente i cambiamenti dell’effettiva (radiativa) temperatura della Terra essendo uno dei fattori più importanti che determinano i prossimi cambiamenti climatici. Tuttavia, i cambiamenti della temperatura termodinamica della Terra a causa delle variazioni dell’ albedo e della TSI non si verificano immediatamente, ma con un significativo lasso di tempo, determinato dall’inerzia termica del pianeta (Abdussamatov et al., 2010).

dove l – è la profondità dello strato attivo dell’Oceano. Se la profondità del suo strato attivo è di circa 200-500 м, l’inerzia termica è:

A causa della capacità termica molto grande dell’Oceano, la temperatura termodinamica del pianeta cambia piuttosto lentamente. Quindi le parti in debito e credito del bilancio energetico medio annuo del globo terrestre con la sua aria e l’acqua sono praticamente sempre in uno stato sbilanciato (Е ≠ 0), con saldo positivo o negativo. Tale squilibrio di bilancio medio termico annuo è uno stato di base del sistema climatico della Terra-atmosfera. Durante il declino nel lungo termine della TSI, la variazione media annua dell’entalpia nel sistema Terra-atmosfera risulta essere negativo (E <0), mentre nel lungo termine un aumento del TSI risulta positivo (E> 0). Allo stesso tempo, le variazioni della TSI e l’albedo giocano il ruolo più importante nel cambiamento sia del bilancio energetico del sistema Terra-atmosfera che la sua temperatura termodinamica. Il bilancio medio annuale termico del sistema Terra-atmosfera, nel lungo periodo di tempo, ci permette in modo affidabile di determinare il corso e il valore sia l’eccesso di energia accumulata dalla Terra sia il deficit energetico nel bilancio termico e, in considerazione per i dati della previsione della TSI, è possibile definire con certezza e prevedere con largo anticipo, la direzione (ΔЕ> 0 porta a riscaldamento, ΔЕ <0 – per il raffreddamento) e l’ampiezza delle variazioni future nel clima globale.

4. La diminuzione bicentenaria della TSI conduce alla Piccola era Glaciale

Dagli anni 90’, entrambi i valori dei componenti del ciclo undecennale e le componenti bicentenarie delle variazioni della TSI stanno attualmente diminuendo più rapidamente (vedi Figura n° 2), quindi una frazione della TSI assorbita dalla Terra è in calo praticamente alla stessa velocità (vedi ad esempio, Fröhlich, 2011; Abdussamatov, 2007b, 2009a, b). Il valore medio della TSI nel ciclo di 23 era di 0,17 W/m2 in meno rispetto al ciclo 22. Il valore della TSI lisciato nel minimo fra i cicli 23/24 (1365,24 ± 0,02 W/m2) è stato di 0,26 W/m2 e dello 0,33 W/m2 in meno rispetto al minimo tra i cicli 22/23 e 21/22, rispettivamente. Tuttavia, il deficit della TSI che si è formato nel lungo termine, dai primi anni 1990 (vedi Figura n°2) non è stata compensato dalla diminuzione della emissione dell’energia termica intrinseca della Terra nello spazio, ma rimane praticamente allo stesso livello alto per 14 ± 6 anni, a causa della termica inerzia degli oceani del mondo.

Figura n°2Figura n°2

Poiché il Sole sta ora entrando in una lungo fase bicentenaria di bassa luminosità (ad esempio, Abdussamatov, 2004, 2005, 2007b, Livingston e Penn, 2010; American-astronomico-society, 2011) tale squilibrio energetico del sistema (E < 0 ) continuerà ulteriormente per alcuni dei prossimi cicli solari di 11 anni. Come risultato, la Terra d’ora in poi avrà un saldo negativo (E <0) nel bilancio energetico. Questo consumo graduale di energia solare accumulata dagli oceani del mondo nel corso di tutto il XX secolo comporterà una riduzione della temperatura globale dopo i 14 ± 6 anni, a causa di un saldo negativo nel bilancio energetico della Terra. Ciò, a sua volta, porterà alla nascita dell’albedo sulla Terra, il calo della concentrazione atmosferica dei gas serra più importanti – il vapore acqueo, nonché di biossido di carbonio e altri gas. Notiamo che il vapore acqueo assorbe ~ 68% della potenza intrinseca integrale della lunga onda di emissione della Terra, mentre l’anidride carbonica – solo ~ 12%. Di conseguenza, una porzione della radiazione solare assorbita dalla Terra gradualmente scenderà insieme con le manifestazioni dell’effetto serra causati dagli effetti di retroazione secondari. L’influenza della consecutiva catena crescente di tali modifiche causerà un ulteriore diminuzione della temperatura globale che supererà l’effetto di una diminuzione bicentenaria della TSI. Poiché il Sole si sta ora avvicinando alla fase di una diminuzione di luminosità bicentenaria, sulla base della accelerazione alla diminuzione osservata in entrambe le componenti di 11 anni e bicentenari della TSI dai primi anni ’90, siamo in grado di prevedere il suo ulteriore calo simile ad un minimo di Maunder cosiddetto fino a 1363,4 ± 0,8 W/m2, 1361,0 ± 1,6 W/m2 e fino ad un livello profondo minimo 1359,5 ± 2,4 W/m2 nei minimi tra i cicli di 24/25, 25/26 e 26/27, rispettivamente (vedi Figura n°3) .

Figura n°3Figura n°3

Ipotizzando un aumento previsto della durata dei cicli di undici anni durante la fase di declino di un ciclo bicentenario (Abdussamatov, 2006, 2009a, b), ci si può aspettare il momento approssimativo di minima fra i cicli 24/25, 25/26 e 26/27 ± 0,6 2020,3, 2031,6 e 2042,9 ± 1,2 ± 1,8, rispettivamente. In queste circostanze per dei cicli di 13 mesi, il livello medio del massimo del numero di macchie solari nei cicli 24, 25 e 26 potrà raggiungere 65 ± 15, 45 e 30 ± 20 ± 20, rispettivamente (Abdussamatov, 2007b, 2009a, b). Quindi, possiamo aspettarci l’inizio

di un profondo minimo bicentenario della TSI in circa 2042 ± 11 e 19° minimo profondo della temperatura globale negli ultimi 7500 anni – nel 2055 ± 11 (vedi Figura n°4).

Figura n°4Figura n°4

Nel prossimo futuro si osserverà un periodo di transizione (tra riscaldamento globale e il raffreddamento globale), di cambiamenti climatici instabili con la temperatura globale fluttuante attorno al suo valore massimo raggiunto nel periodo 1998-2005. Dopo il massimo del ciclo solare 24, da circa il 2014 ci si può aspettare l’inizio del prossimo ciclo bicentenario di raffreddamento profondo con una piccola era glaciale nel 2055 ± 11. Così, nel lungo termine le variazioni della TSI (con una stima per la loro diretta e secondaria influenza, basata su effetti di retroazione) sono la principale causa fondamentale dei cambiamenti climatici in quanto la variazione del clima terrestre è determinata principalmente da un lungo periodo di squilibrio tra l’energia della radiazione solare che entra negli strati superiori dell’atmosfera terrestre e l’energia totale emessa dalla Terra verso lo spazio.

Fonte :
http://icecap.us/images/uploads/abduss_APR.pdf

Riferimenti :

About the long-term coordinated variations of the activity, radius, total irradiance of the Sun and the Earth’s climate. Proceedings of IAU Symposium, No. 223, Cambridge university press, 541–542. Abdussamatov H. I. (2006).

The time of the end of the current solar cycle and the relationship between duration of 11-year cycles and secular cycle phase. Kinematics and Physics of Celestial Bodies, 22, 141–143. Abdussamatov H. I. (2007a).

On decreasing a total irradiance and downturn of the global temperature of the Earth up to a global cooling in the middle XXI centuries. Bulletin of the Crimean Astrophysical Observatory, 103, No. 4, 292-298.  Abdussamatov H. I. (2007b).

Optimal prediction of the peak of the next 11-year activity cycle and of the peaks of several succeeding cycles on the basis of long-term variations in the solar radius or solar constant. Kinematics and Physics of Celestial Bodies, 23, 97-100. Abdussamatov H. I. (2009a).

The Sun defines the climate. Russian journal “Nauka i Zhizn” (“Science and Life”), No 1, pp. 34-42 http://www.gao.spb.ru/english/astrometr/abduss_nkj_2009.pdf Abdussamatov H. I. (2009b).

The Sun dictates the climate, St Petersburg, 197 p. In Russian by Logos publishers. Abdussamatov H. I. (2005).

Long-term variations of the integral radiation flux and possible temperature changes in the solar core. Kinematics and Physics of Celestial Bodies, 21, 328–332. Abdussamatov H. I., A. I. Bogoyavlenskii, S. I. Khankov, & Y. V. Lapovok. (2010).

Modeling of the Earth’s planetary heat balance with electrical circuit analogy. J. Electromagnetic Analysis & Applications, 2, 133-138. American-astronomical-societ (2011). http://www.myweathertech.com/2011/06/14/american-astronomical-society-joins-the-dark-side/ http://cbdakota.wordpress.com/2011/06/24/%E2%80%9Ccheshire-cat-sunspots%E2%80%9D-livingston-and-penn/ Bal S. et al. (2011).

On the robustness of the solar cycle signal in the Pacific region. Geophysical research letters, 38, Ll4809,–5 pp.  Borisenkov E. P. (1988).

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Solar Constant http://www.pmodwrc.ch/pmod.php?topic=tsi/composite/SolarConstant  Herschel W. (1801). Observations tending to investigate the nature of the Sun, in order to find the causes or symptoms of its variable of light and heat; with remarks on the use that may possibly be drawn from solar observations. Phil. Trans. Roy. Soc, London, 91, 265-318. McPhaden M. J. et al. (2011).

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Un commentatore aggiunge:

Gli scienziati dell’Università di Auckland in Nuova Zelanda, grazie alla Multi Angle Imaging Spectroradiometer (MISR) della NASA, hanno analizzato 10 anni di misurazioni globali (dal marzo 2000 al febbraio 2010) dell’altezza delle nubi, rilevando un’altezza inferiore (1%) rispetto al passato. Lo studio, pubblicato di recente sulla rivista Geophysical Research Letters, ha rilevato una tendenza alla diminuzione della quota delle nubi, risultando più bassa di circa 40 metri. La maggior parte della riduzione è dovuta al minor numero di nubi che si verificano a quote molto elevate. Il ricercatore Roger Davies afferma che il record preso in esame è troppo piccolo per poter ottenere una soluzione definitiva, ma che lo stesso studio fornisce un indizio per qualcosa di molto importante che sembrerebbe essere in corso. Un monitoraggio a lungo termine sarà necessario per determinare il significato dell’osservazione per le temperature globali. Una consistente riduzione dell’altezza delle nubi permetterebbe alla Terra di raffreddare lo spazio in modo più efficiente, riducendo la temperatura della superficie del pianeta e rallentare potenzialmente gli effetti del riscaldamento globale. Questo può rappresentare un meccanisco di “feedback negativo” – un cambiamento causato dal riscaldamento globale che lavora per contrastarla. “Non sappiamo esattamente che cosa possa causa questa tendenza“, dice Davies. “Ma deve essere dovuto ad un cambiamento nei modelli di circolazione che danno luogo a formazioni di nubi ad alta quota“. Gli scienziati naturalmente continueranno a monitorare attentamente i dati MISR per valutare se questa tendenza possa risultare definitiva.


http://www.meteoweb.eu/2012/02/la-quota-media-delle-nubi-terrestri-e-in-diminuzione/120852/


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