Dai, dai, dai!!!

Donata Borgonovo Re, Giulia Robol, Matteo Degaudenz-large

DBR è su Facebook

C’è una cosa che oggi manca, ed è francamente incomprensibile come i dirigenti della “sinistra” non riescano a realizzarlo. Nessuno ha capito dove vogliano andare, dove vogliamo andare. Posso pure scegliere – per assurdo, per assurdissimo – di fare un bagno di “responsabilità”, stringere i denti e sostenere il governo Letta (and Berlusconi). In attesa di non sappiamo cosa, però. Non c’è visione, non c’è sogno, non c’è alternativa, non c’è rottura, non c’è progresso, non c’è evoluzione, non c’è progettualità. Non c’è niente. Il vuoto pneumatico. Solo riti. Solo un senso malato di appartenenza ad un passato di cui non v’è più alcuna traccia, se non – appunto – nella peggiore ritualità.

Con molta sincerità: qualcuno di voi – elettori di sinistra – sa cosa pensano davvero di questo mondo e della società, della sua complessità, i vari capi e capetti della “sinistra”? Qualcosa che vada oltre ad uno scontro congressuale: esiste nella loro corteccia cerebrale? Hanno dei sogni rispetto a questa Terra? Li hanno mai avuti?

Per andare dove, per fare cosa. Da quanti anni – dirigenti ed elettori – non ve lo chiedete?

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/05/20/matteo-pucciarelli-per-andare-dove-per-fare-cosa/

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“Al di là di chi ha ostacolato il processo delle primarie con la solita spiegazione che “il centrosinistra qui è unito, il buongoverno c’è sempre stato, non c’è bisogno di creare una competizione interna che porterebbe a delle fratture” (una vera bufala, peraltro, visto che alle imminenti elezioni comunali di Pergine l’Upt e il Patt corrono contro il Pd), la verità è che il Pd (o, meglio, parte del gruppo dirigente, chi lo tiene in mano, cioè Pinter e i pinterian-toninian-dorigattiani) mette la testa nella sabbia per non vedere quello che sta per accadere. Ossia la grande battaglia interna alle elezioni provinciali. Che cosa s’aspettano i “capi” del Pd? Che il giovane Luca Zeni e la battagliera Donata Borgonovo Re non vadano alla lotta feroce per le preferenze? Zeni e Borgonovo Re si presenteranno agli elettori mostrando di voler rappresentare un Trentino diverso, che guarda avanti, non ricalcato sulla fotocopia della ex giunta. La “narrazione” sarà la loro carta vincente, visto che il presidente prescelto sarà semplicemente espressione dell’apparato. E la lotta sarà talmente feroce (dopo l’esclusione delle primarie interne al Pd) da giocarsi sulla dimostrazione che il vero o la vera presidente-leader è là, “dentro” la lista e non “sopra” la lista. Ecco, per il Pd, senza la partita delle primarie, il problema del Vietnam interno è solo rinviato: inutile cullare l’illusione di evitare gli “scontri” intestini e tener buoni gli alleati“.

Paolo Mantovan, Trentino, 15 maggio 2013

http://ricerca.gelocal.it/trentinocorrierealpi/archivio/trentinocorrierealpi/2013/05/15/NZ_10_05.html

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Ora serve un manifesto come quello di Trentino 33

http://trentinotrentatre.org/
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/05/12/trentino-2013-2033-assaggi-di-una-visione-che-mancava/

Un qualcosa che distingua DBR dagli altri candidati e che sia molto pragmatico. Durante le crisi le persone hanno bisogno di tornare a sognare, ma con i piedi per terra. Vogliono poter valutare che tipo di cambiamenti si intendono introdurre. Quel che ho letto sul Trentino non è troppo diverso da quel che potrei sentir dire da altri candidati. Il punto è: perché le soluzioni proposte da DBR sono più realistiche e più lungimiranti di quelle di Zeni, Olivi, Rossi, ecc.?
Perché dovrei rischiare con DBR quando posso affidarmi a qualcuno che ha già esperienza di governo e sostanzialmente promette di fare le stesse cose (rendere il Trentino più giusto ed efficiente nonostante i tagli)?

DBR è abbastanza diversa dagli altri, oppure tanto vale votare M5S?

Serve una proposta di riformismo pragmatico che convinca molti possibili elettori grillini e che non possa essere bollata come idealismo irrealistico.

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Queste le domande rivolte a Donata Borgonovo Re da Paolo Michelotto sul tema democrazia diretta, argomento che ho già affrontato, criticamente, in passato [una visione manichea e potenzialmente perniciosa della democrazia contrappone erroneamente democrazia diretta e democrazia rappresentativa, come se l'una escludesse l'altra. Così per alcuni, l'unica, autentica democrazia è la democrazia diretta, ossia il plebiscitarismo. Invece i referendum sono strumenti magnifici, ma solo se usati giudiziosamente, altrimenti sono l'anticamera della tirannia della maggioranza - NB purtroppo gli svizzeri non hanno posto alcun tetto agli stipendi dei manager]

1. Democrazia significa letteralmente “potere della gente”. Qual è lo stato della democrazia, ossia del potere della gente, nel Trentino?

2. Cosa si potrebbe fare perché i cittadini abbiamo maggiore voce nelle scelte pubbliche? Quali strumenti introdurre o migliorare?

3. Nel luglio 2012 in consiglio provinciale è stata depositata una iniziativa di legge popolare chiamata “Iniziativa politica dei cittadini. Disciplina della partecipazione popolare, dell’iniziativa legislativa popolare, dei referendum e modificazioni della legge elettorale provinciale”. A distanza di 10 mesi, non è ancora stata discussa. Cosa pensa di questo ritardo?

4. Cosa pensa dello strumento della iniziativa popolare su modello svizzero, dove i cittadini possono formulare un quesito, raccogliere il numero di firme previsto, depositarlo all’organo legislativo e se esso non lo accetta, andare alla votazione popolare senza quorum, eventualmente con la contro – proposta dell’organo legislativo?

5. In Trentino il referendum provinciale abrogativo sui finanziamenti alle scuole effettuato nel 2007 raggiunse un’affluenza del 18% e fu invalidato. Il referendum abrogativo sulle comunità di valle del 2012 raggiunse il 27% e fu invalidato. In entrambi i casi i SI, ossia le persone che volevano abrogare quella legge, raggiunse il 93%. Entrambi i referendum furono invalidati perché non raggiunsero il quorum del 50%. Cosa pensa del quorum sui referendum iniziati dai cittadini?

6. In Svizzera esiste anche il referendum confermativo, con il quale i cittadini elvetici possono confermare oppure no, qualsiasi legge creata dal parlamento, se vengono raccolte 50.000 firme entro 100 giorni e poi andando a votazione popolare senza quorum. Questo strumento potrebbe essere adottato in Trentino?

7. Cosa pensa dell’idea del limite dei mandati (2 o 3) per i rappresentanti eletti per non creare “professionisti della politica”?

8. In California, Venezuela, Bolivia, Svizzera, esiste lo strumento della revoca degli eletti. In questi paesi i cittadini raccogliendo un numero previsto di firme, possono indire un referendum sulla persona eletta. Se il voto popolare appoggia la proposta di revoca, il rappresentante viene revocato del suo mandato e si procede a nuove elezioni sostitutive. Cosa ne pensa di questo strumento?

9. A livello di Unione Europea, per attivare l’iniziativa dei cittadini europei, la ICE, è prevista la raccolta delle firme anche per via informatica con sistemi certificati. Questo indubbiamente facilità l’operazione ai cittadini e garantisce comunque la veridicità delle firme e del sostegno all’iniziativa. Non si potrebbe introdurre lo stesso metodo anche a livello provinciale per le iniziative provinciali?

10. La Svizzera è uno degli stati europei più ricchi ma dove i rappresentanti eletti hanno lo stipendio più basso. Questa apparente contraddizione è dovuta al fatto che i rappresentanti hanno più volte creato leggi per aumentarsi lo stipendio, ma ogni volta i cittadini con il referendum confermativo hanno opposto il loro rifiuto. Secondo Lei i cittadini trentini hanno oppure no il diritto di decidere lo stipendio dei loro eletti, come succede in Svizzera?

11. Il Cancelliere Angela Merkel ha uno stipendio di 18.800 euro. Il Presidente della Provincia di Trento ha lo stipendio di 21.500 euro. Secondo Lei quale sarebbe lo stipendio corretto per il Presidente della Provincia di Trento?

12. Lei è uno dei possibili candidati Presidente della Provincia di Trento. Vista anche la recente storia politica nazionale, perché un elettore trentino dovrebbe avere fiducia che Lei una volta eletta manterrà fede in tempi ragionevoli a quanto ha affermato in questa intervista?

A Donata Borgonovo Re conviene vincere o perdere le primarie, se ci saranno?

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DBR è su Facebook

Le scelte del partito a livello nazionale e le conseguenze delle decisioni del governo Letta, sotto ricatto da parte di Berlusconi e impossibilitato a recuperare i soldi che servirebbero a rilanciare l’economia (la Merkel non mollerà mai prima delle elezioni tedesche di settembre), non potranno non riflettersi sul voto locale e sul futuro del PD trentino.

E’ saggio essere alla guida della Provincia di Trento in una fase di disfacimento del vecchio sistema, in cui le dirigenze nazionali e locali saranno, a torto o a ragione, considerate dall’opinione pubblica un ostacolo al cambiamento (un tappo), l’autonomia sarà svuotata di ogni reale sostanza e le crisi internazionali raggiungeranno il punto di rottura?

ITALIA

Renato Brunetta, presidente dei deputati del Pdl, annuncia ai microfoni di Rainews24 che, se l’Imu non sarà tolta e se il suo partito non dovesse ottenere la presidenza della convenzione per le riforme, il Pdl toglierà la fiducia al governo Letta. E sulla scelta dei sottosegretari aggiunge: ne lasceremo pochi agli altri.

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L’Ocse rivede di nuovo al ribasso le stime sul Pil per il 2013, prevedendo una contrazione dell’1,5%, contro il -1% previsto nell’outlook del novembre scorso… Il rapporto deficit/Pil dell’Italia salirà al 3,3% quest’anno, ben al di sopra delle stime del governo, e al 3,8% il prossimo, quando il debito raggiungerà il 134,2% del Pil (ANSA).

Nonostante l’iniezione dell’ultimo giorno del mese, praticata a suon di kilometri zero immatricolate in capo alle Case e ai Concessionari, il mese di aprile si è chiuso con un altro risultato negativo. Ma il dato nudo e crudo non rende giustizia alla sua drammaticità. Se verrà confermato questo trend l’anno potrebbe chiudersi attorno a 1.100.000 unità. Il che significherebbe 900.000 pezzi in meno rispetto alla soglia minima di sopravvivenza della filiera indicata dai maggiori analisti intorno ai 2.000.000 di pezzi”, esordisce Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto
http://www.repubblica.it/motori/auto/sezioni/attualita/2013/05/02/news/mercato_italia_ad_aprile_qualche_speranza-57903966/?ref=HREC1-3

Matteo Renzi si è salvato per il rotto della cuffia. Enrico Letta non sarà altrettanto fortunato. L’ambizione lo ha tradito.

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Barbara Spinelli [la Repubblica del 01/05/2013]

Il patto Pd-Pdl, e l’eventuale elevazione di Berlusconi a Padre Costituente o senatore a vita (in sostanza: a futuro capo di Stato) non sono necessità, ma scelte discrezionali. Per questo abbiamo evocato la post-verità di Bush jr: l’offensiva in Iraq fu presentata come guerra di necessità, quando era di scelta. L’Europa acefala ne uscì a pezzi, la Nato si rivelò arnese di Washington. Speriamo che Bonino ne prenda atto: europeismo e atlantismo non sono più la stessa cosa.

Napolitano ci ha ammoniti severamente, il 24 aprile: «Confido che tutti cooperino – e quando dico tutti mi riferisco anche in particolare ai mezzi di informazione – a favorire il massimo di distensione piuttosto che il rinfocolare vecchie tensioni». Mi permetto di difendere non solo il diritto, ma l’utilità del rinfocolamento. Che altro opporre alla riaccesa torcia del berlusconismo, se non la fiamma della critica, del No. La democrazia è compromessa, l’etica della responsabilità abusata, quando dall’agenda Pd scompare, grazie ai 101 traditori di Prodi, ogni accenno al conflitto di interessi e al dominio berlusconiano sulle tv.

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Il Pd è un partito impotente. Una delle ragioni non dette della mancata scelta di andare alle urne nel novembre 2011 è che esso non avrebbe retto alla prova per le proprie divisioni interne e sarebbe esploso, come un aereo in volo. Nessuno si è accorto, in questi ultimi anni, del silenzio fragoroso dei dirigenti di questo partito su episodi anche gravi della vita nazionale? La ragione è semplice: se qualcuno prende posizione si scatena la canea delle contrapposizioni. Ed è il caos. Ciò che è accaduto con l’elezione del capo dello Stato è l’ultimo suggello. Nel frattempo, questo partito fa mancare al paese una reale opposizione, una forza di sinistra, un rappresentanza degli interessi popolari sempre più colpiti dalle politiche recessive, esattamente ciò che sarebbe più vitalmente necessario per trovare uno sbocco alla crisi. La quale nasce, com’è noto, dalla iniqua distribuzione delle ricchezze. E’ Grillo che ha supplito a questa assenza clamorosa. E allora? Non sappiamo se la collera popolare ci darà il tempo. Forse Barca potrebbe tentare una vasta ricognizione nelle periferie del Pd per verificare se, almeno qui, il partito è ancora vivo e se può essere utilizzato, almeno in parte. Perché il suo gruppo dirigente, in quanto dirigente, è morto da un pezzo.

Piero Bevilacqua, il Manifesto, 30 aprile 2012

http://temi.repubblica.it/micromega-online/sul-partito-delle-idee-di-barca/

STATI UNITI

I funzionari del Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) hanno ripetutamente negato di aver intrapreso operazioni di stoccaggio di munizioni, ma Associated Press sostiene che l’agenzia programma l’acquisto di oltre 1,6 miliardi di munizioni nel corso dei prossimi quattro o cinque anni, e ha già acquistato 360.000 proiettili a punta cava e 1,5 miliardi di munizioni nel 2012.

DHS sostiene che lo faccia per risparmiare, ma gli esperti hanno sottolineato che i proiettili a punta cava costano quasi il doppio ed esplodono al momento dell’impatto per procurare il massimo danno. Ciò ha spinto alcuni a chiedersi quale uso ne vogliano fare [sparare ai cittadini armati? NdR].

L’acquisto di 1,6 miliardi di munizioni fornirebbe al DHS i mezzi per combattere l’equivalente di una guerra in Iraq lunga 24 anni [evidentemente sanno che i cittadini americani sono un osso più duro dei vietcong: altrimenti perché le forze dell’ordine statunitensi avrebbero stabilito che ogni poliziotto deve avere 6 volte più munizioni di quelle che il Pentagono assegna ad ogni soldato americano?]. I membri del Congresso affermano che DHS si è ripetutamente rifiutato di spiegare le ragioni di un tale massiccio acquisto di munizioni.

http://rt.com/usa/dhs-ammo-investigation-napolitano-645/

Un bambino americano di 5 anni ha ucciso la sorellina di 2 anni con un fucile calibro 22 progettato specificatamente per bambini che gli era stato regalato lo scorso anno e con cui sparava abitualmente.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2013/05/01/USA-BIMBO-5-ANNI-UCCIDE-FUCILE-bambini-SORELLINA-2-ANNI_8640070.html

POSSIBILE SPIEGAZIONE DELL’INCETTA DI MUNIZIONI: Una maggioranza di stati americani non ratificherà mai un emendamento costituzionale che limiti il secondo emendamento. Inoltre, la maggior parte delle disposizioni sul diritto di possedere armi non è federale, dipende dalle scelte dei singoli stati. Anche se venisse a mancare il secondo emendamento, questi stati elaborerebbero i loro specifici emendamenti. Il che significa che si rischia un’altra guerra di secessione (la prima per il possesso degli schiavi, la seconda per il possesso di armi semiautomatiche).

La verità è che, senza l’uso della forza, recuperare le armi è impossibile.

Ci sono centinaia di migliaia (milioni?) di americani che difenderanno anche con la vita ogni tentativo di violare quello che considerano un diritto inalienabile, indipendentemente da quanto ragionevoli siano le norme di legge che si intendono approvare ed attuare. Molti di questi cittadini sono ex-militari o comunque persone molto ben addestrate a sparare. Hanno già ucciso e lo rifaranno. Sarebbe (sarà?) un bagno di sangue terribile, molto più grave di quello si desidera evitare. Stiamo parlando di assalti a stazioni di polizia, famiglie trincerate in case o interi quartieri e paesi barricati, attentati con esplosivi.

Sappiamo di cosa sono capaci le milizie patriottiche americane:

http://it.wikipedia.org/wiki/Attentato_di_Oklahoma_City

Nessun governo federale statunitense potrà mai controllare la circolazione di armi semiautomatiche senza scontrarsi con questi miliziani e con quegli stati a maggioranza repubblicana che continueranno a tutelare il “diritto” dei loro cittadini a detenere le armi che vogliono.

Il che significa legge marziale e cittadinanza terrorizzata da continui scontri aperti tra governativi ed antigovernativi e quindi disposta a rinunciare a una gran parte dei suoi diritti civili in nome della sicurezza e della Guerra al Terrore interno. Saranno i cittadini americani ad esigere la fine della democrazia in America.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/15/quel-che-zucconi-bloomberg-e-michael-moore-non-vi-hanno-spiegato-sulla-questione-delle-armi-negli-stati-uniti/

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John W. Whitehead, giurista, Rutherford Institute:

Per quelli che, come me, hanno studiato l’emergere degli stati di polizia, la vista di una città posta sotto legge marziale, i suoi cittadini agli arresti domiciliari, elicotteri militareschi dotati di telecamere termiche che ronzano per i cieli, carri armati e veicoli blindati per le strade, cecchini appollaiati sui tetti, mentre migliaia di poliziotti vestiti di nero sciamavano per le strade e le squadre speciali in uniforme paramilitare effettuavano perquisizioni casa per casa alla ricerca di due giovani e apparentemente improbabile sospetti – evoca in noi un crescente disagio. Intendiamoci, questi non sono più i segni premonitori di un crescente stato di polizia. Lo stato di polizia è già qui.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/05/01/sei-un-terrorista-si-tu/

GERMANIA

I dati pubblicati dalla BCE sui redditi e i patrimoni nell’Eurozona documentano chiaramente il fallimento della politica sociale tedesca e una diseguaglianza sociale molto più pronunciata rispetto a tutti gli altri paesi dell’Eurozona [leggi: la Germania non può permettersi un’eventuale recessione].

http://vocidallagermania.blogspot.it/2013/04/povera-germania.html#comment-form

GRECIA

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/30/i-bambini-greci-stanno-letteralmente-morendo-di-fame-new-york-times-18-aprile-2013/

MEDIO ORIENTE

Sappiamo che le armi chimiche in Siria sono state usate, ma non sappiamo ancora quando, da chi e dove

Obama

Ergo

1. Se un’inchiesta “indipendente” dimostrerà che sia stato Assad, la NATO entrerà in guerra contro il governo siriano e l’esercito regolare;

2. Se sono stati i ribelli, Obama dovrà schierarsi al fianco di Assad;

La frase di Obama non ha alcun senso: o è un imbecille, o è un mentitore che non sa più che pesci pigliare. In entrambi i casi siamo nei guai.

FINANZA INTERNAZIONALE

Truffa mondiale sull’oro? L’authority Usa che regola i mercati delle materie prime apre un’indagine sull’andamento delle quotazioni di oro e argento alla Borsa di Londra. Nuovo maxiscandalo in vista.

http://rampini.blogautore.repubblica.it/2013/03/15/speculazioni-sulloro-aperta-unindagine/

Euro e dollaro non ispirano fiducia. L’Unione monetaria europea è una costruzione malandata, incline a barcamenarsi di crisi in crisi senza il supporto di un dipartimento del Tesoro comune. Quanto al dollaro, è seduto su una piramide di debiti.

Ned Taylor-Leyland, della Cheviot Asset Management, sostiene che la Federal Reserve e la Banca d’Inghilterra non restituiranno mai l’oro ai proprietari stranieri, in quanto questo oro non esiste più.

Altri affermano che più precisamente Stati Uniti e Gran Bretagna non hanno venduto le riserve d’oro, le proprie e quelle estere, ma le hanno date in prestito o impegnate come garanzia. Di fatto dunque non le possiedono.

[…]

Il co-direttore generale di Pimco Bill Gross dichiara : “Ogni mese la Federal Reserve acquista obbligazioni del Tesoro e crediti ipotecari per 85 miliardi di dollari. In realtà, non ha di che garantirli, niente oltre alla fiducia.”

[…]

54 trilioni di dollari (1 trilione = 1’000 milioni) di credito nel sistema finanziario degli Stati Uniti basati unicamente sulla fiducia verso una banca centrale, che nei suoi forzieri non ha di che garantire né la fiducia né tutti questi soldi.

Lingotti in tungsteno laccato d’oro sono stati trovati un po’ ovunque e un esperto germanico conferma l’esistenza di falsi lingotti d’oro segnati con il marchio ufficiale degli Stati Uniti.

La Federal Reserve ha respinto una richiesta del governo di Berlino di ispezionare le proprie riserve in oro depositate nei forzieri di New York.
Ovvio che i tedeschi abbiano perso fiducia nell’affidabilità della Fed e vogliano avere il proprio oro a casa, sotto controllo.

http://www.ticinolive.ch/2013/02/17/il-vero-motivo-per-cui-la-germania-ritira-il-suo-oro-dai-forzieri-della-federal-reserve/

CLIMATOLOGIA

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Dort, wo man Bücher verbrennt, verbrennt man am Ende auch Menschen
“Dove si bruciano i libri, prima o poi si bruciano anche le persone”
Heinrich Heine, 1820

fanatismo = violenza
Climatologi al San Jose State University Meteorology Department bruciano un testo “eretico” (e pubblicano la foto sulla homepage del dipartimento!!! Intolleranti e idioti)

Parola di Enrico Letta

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«Pensare che dopo 20 anni di guerra civile in Italia, nasca un governo Bersani-Berlusconi non ha senso. Il governissimo come è stato fatto in Germania qui non è attuabile»

Enrico Letta, 8 aprile 2013.

«I contrasti aspri tra le forze politiche rendono non idoneo un governissimo con forze politiche tradizionali»

Enrico Letta, 29 marzo 2013.

“Sembrerà assurdo, ma se non si era ancora capito, io sono un grande fan di Berlusconi. Berlusconi ha fatto la storia d’Italia degli ultimi 10 anni, anche se vorrei che fosse meno sborone e raccontasse meno balle agli italiani. (…) Mantengo una linea molto critica con Berlusconi, ma vorrei fargli un appello inedito. Vorrei, a prescindere dall’esito delle prossime elezioni, dicesse subito che lui si impegna a rimanere nella vita politica italiana e a mantenere la sua leadership del Polo. Perché il mio grande timore è che un Berlusconi che pareggi o perda faccia un biglietto per Tahiti. Se Berlusconi facesse questo gesto sarebbe la tomba del bipolarismo italiano. farebbe precipitare il centrodestra indietro di 10 anni”.

Enrico Letta, 18 settembre 2005, Ansa

“Nel mio governo ideale vorrei gente in gamba, anche se sta nella Casa della Libertà di Berlusconi: penso a mio zio Gianni, a Casini, a Tabacci, a Vietti e a Tremonti”.

Enrico Letta, 15 settembre 2007, dal Corriere della Sera

“I contenuti della lettera di Draghi e Trichet rappresentano la base su cui impostare politiche per far uscire l’Italia dalla crisi. Qualunque governo succederà al governo Berlusconi dovrà ripartire dai contenuti di quella lettera”

Enrico Letta, 29 settembre 2011, dal suo sito personale

“Mario, quando vuoi dimmi forme e modi con cui posso esserti utile dall’esterno. Sia ufficialmente (Bersani mi chiede per es. di interagire sulla questione dei vice) sia riservatamente. Per ora mi sembra tutto un miracolo! E allora i miracoli esistono!”.

Enrico Letta, 18 novembre 2011, bigliettino inviato a Mario Monti durante il dibattito sulla fiducia

“Il 2011 è stato l’anno che ha definitivamente consacrato Napolitano come forse il più grande presidente della Repubblica che l’Italia abbia avuto. Ha letteralmente salvato il Paese insieme a Monti”.

Enrico Letta, 31 dicembre 2011, su face book

“Preferisco che i voti vadano al Pdl, piuttosto che dispersi verso Grillo”.

Enrico Letta, 13 luglio 2012, dal Corriere della Sera

«Bisogna fare la riforma elettorale. Nelle prossime tre settimane il Porcellum va mandato definitivamente a casa»

Enrico Letta, 9 giugno 2012.

«Se non cambiamo il Porcellum possiamo fare anche il carpiato con tre avvitamenti ma non ce la faremo a rilegittimare la politica e a tornare alla buona politica»

Enrico Letta, 14 luglio 2012.

Nel colloquio con Gianni Letta, gli americani notano un particolare: «La cosa interessante», scrivono, «è che Letta aveva l’esatto conteggio dei voti prima ancora che la Corte di Cassazione lo annunciasse: il risultato è stato annunciato poco dopo la fine dell’incontro con la delegazione». Un dettaglio interessante, viste le polemiche sulle elezioni politiche dell’aprile 2006, in cui il giornalista Enrico Deaglio parlò di brogli.

Il 24 maggio 2006, esattamente un mese dopo il colloquio di Gianni Letta con la delegazione americana, il governo Prodi è in sella e l’ambasciatore Usa a Roma, Ronald Spogli, incontra un nuovo Letta: Enrico, «sottosegretario del primo ministro (nipote del sottosegretario di Berlusconi, Gianni Letta)», scrive Spogli (il cablo è disponibile qui: https://www.wikileaks.org/plusd/cables/06ROME1590_a.html)

Anche in questo caso, gli Usa vogliono capire cosa li aspetta, come si muoverà l’Italia di Prodi. Enrico Letta spiega di ritenere che l’Italia supporterà le posizioni degli Stati Uniti su Israele e i palestinesi, che lui personalmente vede le basi Usa in Italia come un fattore positivo. Il giovane Letta si descrive come «fortemente pro-americano», spiegando di considerare le relazioni Italia-Usa essenziali.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/zio-e-nipote-gli-amici-americani/2205763//1

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Enrico Letta è anche membro della Trilateral e nel 2012 ha partecipato alla riunione del gruppo Bildelberg a Chantilly, in Virginia. Letta junior, disse al ‘Corriere’ il suo amico Lapo Pistelli, nel lontano 2006, «è l’Amato del Duemila» perché «al pari di Giuliano è dentro tutti i giochi. In quelli di Prodi e in quelli di Walter Veltroni, in quelli di Massimo D’Alema e in quelli di Pierferdinando Casini. Addirittura in quelli di Giulio Tremonti». Mai ritratto fu più azzeccato.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/incarico-a-letta-ecco-perche/2205541//1

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A sfogliare i libroni dei contributi registrati alla Camera dei deputati, si scopre che la sinistra italiana, negli ultimi dieci anni, spesso non ha guardato troppo per il sottile di fronte a un generoso imprenditore. Per restare in tema di acciaierie, Enrico Letta ha incassato 40 mila euro nel 2008, proprio come Bersani, dall’associazione padronale di categoria, quella Federacciai che vanta come vicepresidente Nicola Riva, ora indagato a Taranto per inquinamento. Letta è uno dei politici di sinistra più graditi agli imprenditori.
http://shop.ilfattoquotidiano.it/2012/12/01/soldi-dalle-aziende-a-dalema-letta-vendola-e-gli-altri/

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«In Italia non è possibile che, neppure in una situazione d’emergenza, le maggiori forze politiche del centrosinistra e del centrodestra formino un governo insieme» (Massimo D’Alema, 8 marzo 2013).

«Il Pd è unito su una proposta chiara. Noi diciamo no a ipotesi di governissimi con la destra» (Anna Finocchiaro, 5 marzo 2013).

«Fare cose non comprensibili dagli elettori non sono utili né per l’Italia né per gli italiani. Non mi pare questa la strada». (Beppe Fioroni, 25 marzo 2013).

«Non si può riproporre qui una grande coalizione come in Germania. Non ci sono le condizioni per avere in uno stesso governo Bersani, Letta, Berlusconi e Alfano» (Dario Franceschini, 23 aprile 2013).

«Sono contrario a un governo Pd-Pdl» (Andrea Orlando, 22 aprile 2013).

«Abbiamo sempre escluso le larghe intese e le ipotesi di governissimo» (Rosy Bindi, 21 aprile 2013).

«Serve un governo del cambiamento che possa dare risposta ai grandi problemi dell’Italia. Nessun governissimo Pd-Pdl» (Roberto Speranza, 8 aprile 2013).
«Non dobbiamo avere paura di confrontarci con gli altri, ma non significa fare un governo con ministri del Pd e del Pdl. La prospettiva non è una formula politicista come il governissimo, è quel governo di cambiamento di cui l’Italia ha bisogno» (Roberto Speranza, 7 aprile 2013).

«L’alternativa non può essere o voto anticipato o alleanza stretta tra Pd e Pdl» (Roberto Speranza, 7 aprile 2013).

«Lo dico con anticipo, io un’alleanza con Berlusconi non la voto» (Emanuele Fiano, 28 febbraio 2013).

«I nostri elettori non capirebbero un accordo con Berlusconi» (Ivan Scalfarotto, 28 febbraio).

«Non c’è nessun inciucio: se questa elezione fosse il preludio per un governissimo io non ci sto e non ci starebbe neanche il Pd» (Cesare Damiano, 18 aprile 2013).

«Serve un governo di cambiamento vero ed è impensabile farlo con chi in questi anni ha sempre dimostrato di avere idee opposte alle nostre» (Fausto Raciti, 14 aprile 2013).

«Un governo Pd-Pdl è inimmaginabile» (Matteo Orfini, 27 marzo 2013)

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/quando-il-pd-diceva-mai-con-b/2205721

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Sul Sole 24 Ore di oggi compaiono, a partire dalla prima pagina, ben tre lunghissimi articoli di Enrico Letta, più un articolo di Arel, l’agenzia di cui Enrico Letta è segretario generale e come se non bastasse vi è anche uno sconfinato articolo di Dino Pesole che ricostruisce in modo elogiativo la carriera del nuovo Presidente incaricato. Se qualcuno avesse mai avuto dei dubbi su quale fosse il parere di Confindustria sul nascente governo e il suo presidente, può mettersi tranquillo.

 Alfonso Gianni, facebook, 26 aprile 2013

Poiché nel nostro paese la memoria è piuttosto labile, vale forse la pena di ricordare che Enrico Letta, il nuovo presidente del consiglio incaricato, come già Mario Monti, è membro del board europeo della Trilateral Commission, la punta di lancia del pensiero e dell’azione neoliberista a livello mondiale, nata non a caso pochi mesi prima del colpo di stato in Cile ispirato dalla Cia e accolto con entusiasmo dai Chicago boys che tornarono subito in patria per applicare una spietata politica di privatizzazioni. Ha partecipato all’ultima riunione del gruppo Bildelberg, altro think thank del pensiero capitalista, fondato da un ex nazista.

 Alfonso Gianni, facebook, 26 aprile 2013

I carbonari, i rinnegati, gli inciuciatori

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Stracci e strattonate con Bersani e i big del Pd. Sorrisi e strette di mano con Silvio Berlusconi. Verrà anche il giorno in cui Matteo Renzi e il Cavaliere si incontreranno con tutti i crismi in una sede istituzionale e alla luce del sole. Per ora siamo ancora nella fase «carbonara» dove ogni incontro più o meno annunciato prevede depistaggio della stampa e totale silenzio sui contenuti. Però i due si cercano. E ieri sera si sono trovati. Anzi, ritrovati. Il tutto per la gioia di chi nel Pd, ma non solo, da sempre sostiene che, tessere di partito e storie personali a parte, il sindaco di Firenze e il leader del Pdl hanno molto in comune

http://www.corriere.it/politica/13_aprile_16/faccia-faccia-cavaliere-rottamatore-alberti_d2f51046-a656-11e2-bce2-5ecd696f115c.shtml

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Il Pd sta vivendo una condizione di default psicofisico e queste lotte interne lo dimostrano. Renzi in particolare emerge pur essendo il nulla al cubo, è insidioso perché è una merce che può essere rifilata a chiunque. Gestisce molto bene la sua comunicazione e il suo profilo e si adatta a tutte le situazioni e a confronto Maria De Filippi è un gigante del pensiero.

Parola di Maurizio Gasparri (!!!)

http://www.ansa.it/web/notizie/collection/rubriche_politica/04/16/Gasparri-Renzi-nulla-cubo_8559467.html

Quel che i grillini non vogliono capire: Il “caso” vuole che siano rimasti proprio i 3 caballeros

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Ora, molti chiedono: “perché non Rodotà?”. E si incazzano anche con me, che Rodotà l’ho pure votato. Tre volte. La risposta la trovate qui sotto: Rodotà non ha i voti, in quell’aula. Se il Pd non ha votato Prodi, è un po’ difficile immaginare che voti Rodotà. Perché c’è una parte del Pd che non guarda al M5S ma a destra. Spero sia chiaro a tutti. Ed è questo il vero problema.

Giuseppe Civati

Nei ‘desiderata’ del Cavaliere, si racconta, resisterebbero ora i due ‘soliti noti’ e cioe’ Giuliano Amato e Massimo D’Alema

Il Fatto Quotidiano del 20/04/2013.

Renzi ha liquidato anche Prodi. 

Ferruccio De Bortoli, tweet

Il sospetto è affiorato quando il sindaco di Firenze con un tempismo giudicato eccessivo ha definito morta la candidatura di Prodi. A impallinare l’ex premier, secondo questa ipotesi, sarebbe stata una saldatura tra il fronte dalemiano e renziano (il colloquio tra i due a Palazzo Vecchio fa da sfondo a questa ricostruzione). Far cadere la candidatura del Professore avrebbe avuto lo scopo di riaprire un dialogo con il Pdl. Sul nome stesso di D’Alema o su quello di Amato. E proprio D’Alema, che nei giorni scorsi ha incontrato il sindaco a Palazzo vecchio a Firenze, aveva detto di Renzi: “E’ intelligente e è una risorsa per il futuro”, aggiungendo una critica esplicita al fatto fosse stato escluso dal novero dei grandi elettori.

E qui torna quello che Renzi scrive nel suo post su Facebook: “Il Quirinale richiede per definizione una persona esperta e competente. Lasciatevelo dire da rottamatore, il Quirinale non si trova il candidato ‘nuovo’. Il Presidente della Repubblica deve avere caratura internazionale e senso dello stato”. D’Alema o Amato, appunto. Non certo candidati nuovi. Ma esperti, competenti e di caratura internazionale.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/19/renzi-lancia-figura-esperta-e-di-caratura-internazionale-e-profilo-di-amato/569455/

Ma chi sono i franchi tiratori? Nei crocicchi dei democratici a Montecitorio si parla di un cocktail di malcontento. Che vede in prima fila i dalemiani, certo. Perché Max, si sa, Prodi non lo può vedere. Almeno quanto non può vedere Veltroni. Ma anche gli ex popolari avevano più di un motivo di scontento nei confronti di Bersani. Per come ha fatto uscire di scena troppo presto Franco Marini. Ma qualcuno punta il dito anche sui renziani. Nonostante il sindaco di Firenze avesse appoggiato il nome del Professore, l’epitaffio di Renzi – “la candidatura di Prodi non c’è più” – arrivato a urna ancora calda (ore 19.20) è sembrato assolutamente intempestivo. Facendo entrare il rottamatore, che controlla una cinquantina di grandi elettori, nel novero dei possibili cecchini. “Prima di parlare bisognava aspettare che lo facesse Prodi. O Bersani”, sussurra qualche deputato democratico.

http://www.blogo.it/news/politica/redazione/21197/franchi-tiratori-renzi-dalema-ed-ex-popolari-nella-lista-dei-sospettati/

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27 FEBBRAIO 2013

Il sindaco di Firenze e i big del partito, già contro il segretario, guardano al Pdl e a un governo di larghe intese. E il rottamatore diserta il vertice post-sconfitta

Si dice che il pesce puzza dalla testa. E se il pesce è il Partito democratico uscito stordito dal risultato elettorale di lunedì, a puzzare è in primis il suo segretario Pier Luigi Bersani. Il suo intervento di ieri alle 17, dopo un’intera giornata da desaparecido, non è piaciuto all’ala renziana del partito e ai leader storici del partito. L’impressione è che Bersani sia già di troppo e che una buona fetta del partito lo veda già come un perdente, come un ostacolo allo svolgimento di proficue trattative per la formazione del governo.

All’ipotesi di un’apertura ai grillini si oppongono  big come Massimo D’Alema, per il quale aprire ai 5 stelle significherebbe produrre “conseguenze gravi per il lavoro, i risparmi e la vita degli italiani”. E come Veltroni, per il quale ora la starada migliore è quella di “aspettare” Giorgio Napolitano e i suoi tentativi di sbloccare una situazione intricata. E’ convinzione di Paolo Gentiloni e Giorgio Tonini che non si debba sbattere la porta in faccia al Pdl, anche in vista di un governo dalle larghe intese  a guida di personaggi come Giuliano Amato.

Insomma: a parte i fedelissimi di osservanza bersaniana come Stefano Fassina e Matteo Orfini, per i quali “è impensabile fare un governo senza Grillo”, una parte considerevole del Pd guarda già a Matteo Renzi come condottiero di questa nuova fase politica. Il sindaco di Firenze, in queste ore, ha fatto pesare la sua assenza tanto in fase di commenti dinnanzi all’opinione pubblica, quanto alla riunione serale dei big: “Io non partecipo ai caminetti, a queste robe qui”. Tradotto: Bersani ha voluto la bicicletta (con le primarie, ndr)? Ora pedali. Lo sguardo è già al piano B: un governo tecnico di Pd e Pdl con un programma limitato, istituzionale e di salute economica, magari guidato proprio da Renzi. Il quale avrebbe commentato il discorso di ieri di Bersani con le seguenti parole: “Siamo alla follia”. Più chiaro di così…

http://www.liberoquotidiano.it/news/home/1192824/Renzi–D-Alema-e-Veltroni–gelano-il–grillino–Bersani—-Una-follia-aprire-ai-5-stelle-.html

E QUINDI?

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Ricapitoliamo: gli stessi parlamentari del Pd che ieri avevano votato Prodi per governare senza Berlusconi oggi voteranno Napolitano per governare insieme a Berlusconi. Rimpiangeremo Bersani, oh se lo rimpiangeremo…

Redazione del Manifesto

Sono disponibile, non posso sottrarmi alla responsabilità.

Giorgio Napolitano, classe 1925

< Hindenburg rimase in carica fino alla sua morte, avvenuta il 2 agosto 1934 nella sua casa di Neudeck (Prussia Orientale), due mesi prima del suo ottantasettesimo compleanno. Il 30 gennaio 1933 aveva nominato Hitler alla carica di Cancelliere del Reich. Il giorno prima della sua morte, Hitler volò a Neudeck per rendergli visita. Hindenburg, vecchio e confuso, pensò di essere dinnanzi al Kaiser e lo chiamò «Sua Maestà» >

da wikipedia

Il fatto è che gli elettori del PD hanno sbagliato a votare alle primarie. Se avessero fatto vincere Renzi non sarebbe stato necessario perdere tutto questo tempo. Insipienti! Ma che stress dover sempre mettere una pezza agli errori dell’elettorato! Non se ne può proprio più.

Ci troveremo presto sul groppone un altro governo “tecnico”, magari a guida Renzi e con il sostegno di Monti, Berlusconi e teodem. Bersani non può più impedirlo, il M5S guadagnerà altri voti senza doversi responsabilizzare e dovremo aspettare diversi anni prima che una sinistra riorganizzata possa ambire a governare il paese.
Salvo rivolte/catastrofi assortite.
Serve un po’ di luce perché quaggiù è molto buio, per il momento.

A Roma serve un Barca (non un Alcibiade) – la Terza Repubblica in 33 comode rate

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La famiglia [Barca] si distingue dal soprannome di Amilcare, detto “Barak”(poi tradotto in “Barca”), ovvero “folgore”, “fulmine”, per le sue qualità di condottiero di eserciti e di politico decisionista. Secondo un’altra interpretazione il nome di Barca deriverebbe da “Baruk” ovvero “il benedetto” a indicare una particolare protezione da parte degli Dei.

http://it.wikipedia.org/wiki/Barcidi

L’Occidente è fin troppo spostato a destra. Questo squilibrio è nefasto e può solo causare morte (suicidi, rivolte, violenza eversiva, svolte autoritarie).

Matteo Renzi è legato a Michael Ledeen via Marco Carrai (è anche culo e camicia con Tony Blair, altro grande amico dei neocon)
http://cerca.unita.it/ARCHIVE/xml/2490000/2486104.xml?key=bersani&first=341&orderby=1
Ledeen, oltre ad essere un neocon superguerrafondaio, era legato alla P2 tramite il SISMI ed è certamente stato coinvolto in varie operazioni GLADIO: “Michael Leeden, associated with the Georgetown Center for Strategic and International Studies (CSIS) in Washington, a right-wing think tank; and Leeden had strong connections with a faction of the Italian secret service (SISMI) linked to the P2 secret masonic lodge, which first revealed the phoney proposed attack on the Pope by the Soviet Minister of Defence Marshal Ustinov”.
http://www.independent.co.uk/news/people/obituary-claire-sterling-1588401.html
Ora sta a noi scegliere: vogliamo che il PD divenga uno strumento della NATO e della CIA, o vogliamo un partito di sinistra?
[N.B. Tutte queste notizie sono di dominio pubblico da mesi e questa è la ragione per cui Renzi non vincerà mai delle primarie ma vuole ugualmente per sé il governo: i renziani non riuscirebbero a vedere una balena davanti al loro naso - Mr Magoo è un cecchino al loro confronto].

Serve una riequilibrante svolta a sinistra.
Fabrizio Barca dice cose di sinistra. Il suo manifesto è di sinistra.

Fabrizio Barca, per quel che ho potuto capire, sembra essere il politico italiano che più somiglia per indole, valori ed idee al mio politico di riferimento, cioè Dominique de Villepin (che NON è di sinistra, essendo un neogollista, ma si trova non poche volte a battersi dalla stessa parte di Jean-Luc Mélenchon, leader della sinistra francese).

Mi pare che Barca abbia il pragmatismo necessario a tradurre in un progetto credibile e a lungo termine le aspirazioni di molti grillini e molti elettori di SEL, RC e sinistra PD, ma anche del cattolicesimo sociale e di una parte della destra sociale. Se è questa la linea del PD del futuro, allora SEL non ha ragione di esistere e Vendola ha preso la decisione giusta.

Per sommi capi, il pensiero di Barca:

  1. PARTITO DI SINISTRA: “Non mi riferirò a un partito in genere…ma a un partito di sinistra, essendo questo ciò che mi preme” (dalla sua “Memoria politica dopo 16 mesi di governo“, p. 1);
  2. UNIONE EUROPEA: Denuncia l’incompiutezza e dalle incertezze dell’Unione Europea e i suoi paradigmi errati, chiede un rilancio della cittadinanza europea con la restituzione della sovranità ai cittadini europei (p. 1).
  3. TEORICI: cita Amartya Sen e Willy Brandt, Bruno Kreisky e Olof Palme (un trio che per me rappresenta l’apogeo della politica socialdemocratica e dell’internazionalismo socialista pre-thatcheriano/reaganiano: quando i governanti sapevano ancora dire no all’iniquità finanziaria e guerraiola).
  4. CONFLITTO SOCIALE: Considera che senza un conflitto anche aspro di idee non ci si avvicina a soluzioni efficaci. Perciò il conflitto sociale va bene, se è governato e se esiste una coesione di sentimenti e convincimenti generali che parlino ai nostri sentimenti (= se parti sociali e governanti dimostrano buona volontà e buona fede, ponendo l’enfasi sull’interesse generale).
  5. MOBILITÀ Chiede più mobilità sociale per evitare un conflitto intergenerazionale dannoso per tutti.
  6. PARTITOCRAZIA: Vuole porre fine alla partitocrazia, ma non ai partiti (li vuole più aperti, più sensibili alle istanze che provengono dalla cittadinanza) – No a commistioni tra organi di partito e funzioni pubbliche = no al partito che cerca di impadronirsi di apparati dello Stato (colonizzazione dell’amministrazione e clientelismo – p. 10).
  7. DEMOCRAZIA DELIBERATIVA: Suggerisce la via dello “sperimentalismo democratico” (democrazia deliberativa), una via intermedia tra la tecnocrazia avulsa dalla società civile (degenerazione della democrazia rappresentativa) e la demagogia della folla che decide su tutto, attraverso la Rete (democrazia diretta integrale, degenerazione del concetto di sovranità popolare): “la macchina pubblica deve piuttosto costruire un processo che promuova in ogni luogo il confronto acceso e aperto fra le conoscenze parziali detenute da una moltitudine di individui, favorisca l’innovazione e consenta decisioni sottoposte a una continua verifica degli esiti, sfruttando le potenzialità nuove della Rete e dando continuamente forma alle preferenze e alle scelte nazionali” (dal Manifesto, p. 3).
  8. PARTITI NON PIÙ STATO-CENTRICI: Il partito dovrebbe essere immerso nella società civile, fungere da palestra di una democrazia partecipata, non essere un’espressione dello Stato (dev’essere “sfidante dello Stato stesso”): solo così è possibile un connubio tra principio di competenza e principio di maggioranza (p. 3).
  9. DEMOCRAZIA PARTECIPATA: Il partito deve produrre una “mobilitazione cognitiva”: far discutere e ragionare la gente, tirar fuori le idee migliori, gli intenti, motivazioni e sentimenti migliori, “i migliori angeli della nostra indole” (cf. Lincoln), fare comunità: “un partito palestra che offre lo spazio per la mobilitazione cognitiva, per confrontare molteplici e limitate conoscenze, imparare ognuno qualcosa, confrontare errori, cambiare posizione, costruire assieme soluzioni innovative per stare meglio e gli strumenti e le idee per farle vincere; e permettere così anche che dal confronto collettivo si profili e vada emergendo un avvenire più bello per i nostri pronipoti con tratti che oggi non possiamo anticipare” (p. 4).
  10. FINANZIAMENTO PUBBLICO DEI PARTITI: No all’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, ma suo ridimensionamento (affinché gli iscritti esercitino un maggior controllo sul partito) e trasparenza sul metodo di raccolta e sull’impiego.
  11. BUROCRAZIA E STATALISMO: Riforma della macchina dello stato: “affetta da smania normativa; trascura sistematicamente l’attuazione, mancando di “ingegnerizzare” i processi realizzativi; pretende dai cittadini il rispetto delle scadenze mentre non le rispetta essa stessa; ignora la valutazione degli esiti; non facilita o rifiuta, a livello nazionale, il confronto aperto con le soluzioni alternative che vengono dalle esperienze territoriali (p. 10).
  12. NATURA UMANA: Rifiuto del cinismo: la natura umana non è solamente egoista e la “natura italica” che ci inchioderebbe al malgoverno è un mito etnico (p. 11 del Manifesto).
  13. LEGGE ELETTORALE: Riforma di una legge elettorale che rende inutili le primarie (p. 13);
  14. PRIMARIE: Senza una chiara separazione tra partito e stato, le primarie danno vita a forme di cesarismo, “appagando a poco prezzo la domanda di democrazia dei cittadini, e accentuando il tratto personalistico dei partiti” (p. 13).
  15. GOVERNANTI E GOVERNATI: Partito moderno deve agevolare il confronto tra le parti sociali: “insegnanti con studenti e genitori, operai di una fabbrica inquinante con cittadini inquinati, abitanti di un’area attraversata dalla ferrovia con gli utenti del treno, e così via” (p. 14). Il confronto pubblico può facilitare la realizzazione di: una visione condivisa del futuro, una cinghia di trasmissione tra governo e società civile che permetta di prendere decisioni fondate sull’esperienza compiuta nel territorio, una maggiore comprensione del processo decisionale, possibilmente la neutralizzazione liderismi (uomini della provvidenza, capi-popolo) e di riforme mal comprese ed inattuabili, “uno dei tratti distintivi dell’ultimo venticinquennio” (p. 18).
  16. LA SOCIALDEMOCRAZIA (vizi e virtù): “La soluzione “socialdemocratica” ha consentito, dove è stata compiutamente praticata, – non in Italia – straordinari risultati in termini di qualità di vita dei cittadini e del lavoro, promuovendo la libertà sostanziale, l’inclusione sociale dei cittadini, ossia la loro capacità di fare le cose alle quali assegnano valore nella vita, e la dignità del lavoro, e accompagnando dopo la seconda guerra mondiale una straordinaria stagione di crescita. Ma questa soluzione ha mostrato anche crescenti criticità: difficoltà nel soddisfare con servizi standard (per salute, istruzione, cura di infanzia e anziani, manutenzione territoriale) le preferenze assai diverse dei cittadini, che lo stesso benessere andava ampliando; comportamenti adattivi dei cittadini assistiti, con effetti di erosione del loro impegno; deviazioni rilevanti dall’interesse generale nell’uso delle risorse pubbliche; effetti negativi sugli animal spirits degli imprenditori, connessi agli strumenti pubblici altamente discrezionali impiegati per assicurare loro l’afflusso di capitale dai risparmiatori” (p. 21).
  17. IL NEOLIBERISMO (vizi e virtù): “La soluzione “minimalista”, o liberista, con cui si è data risposta alle criticità del modello precedente, ha promosso in tutti i campi, sul piano del metodo, nuove tecniche di misurazione dei risultati attesi dell’azione pubblica, ha sfruttato le nuove tecnologie dell’informazione per rendere pubblici e verificabili tali obiettivi e le informazioni raccolte e prodotte dalla macchina pubblica, ha dato vita a un confronto serrato sulla valutazione degli effetti dell’azione pubblica. Ma… riflessi negativi profondi sulla qualità dei beni pubblici prodotti dallo Stato e sulla loro inclusività, e dunque sulla democrazia…incontrollabilità degli amministratori e squilibri talmente profondi nelle modalità di approvvigionamento del capitale da parte delle imprese da creare le basi per ricorrenti crisi di fiducia finanziaria…demolizione sul piano culturale e normativo (regole rigide automatiche – di nuovo – di pareggio del bilancio) della capacità degli Stati nazionali di contrastare le crisi”. Questo è successo in nome di due miti privi di fondamento: tecnocrati sanno trovare soluzioni universali, governi devono solo applicarle + le imprese sono a contatto con la realtà e sanno cosa sia meglio per tutti (pp. 21-22).
  18. ELITISMO: Entrambe le visioni vanno superate per via di un loro errore comune: “ritenere che alcuni, pochi, soggetti possano avere la conoscenza per prendere le decisioni necessarie nel pubblico interesse” (p. 23).
  19. SPERIMENTALISMO DEMOCRATICO: La macchina pubblica, prima di decidere, deve coinvolgere detentori di conoscenza e esperienza e mettere a confronto le loro competenze, attraverso un “processo di mutuo apprendimento con il massimo possibile di impegno e sviluppo degli individui” (p. 25);
  20. COME? “Assicurare banche dati aperte per apprendere, monitorare e valutare azioni pubbliche (es. il sito http://www.opencoesione.gov.it/ per le azioni pubbliche finanziate da fondi europei per la coesione); consentire una comunicazione fra istituzione pubblica e cittadini in merito alla missione della prima; offrire a realizzatori di soluzioni locali l’opportunità di apprendere errori e soluzioni di altri realizzatori di simili interventi; incentivare il gratuito contributo privato alla soluzione di problemi pubblici” (p. 26).
  21. AUSTERITÀ: “Come scriveva Enrico Berlinguer in un passaggio poi mancato della nostra storia repubblicana, l’austerità “può essere adoperata o come strumento di depressione economica, di repressione politica, di perpetuazione delle ingiustizie sociali, oppure come occasione per uno sviluppo economico e sociale nuovo, per un rigoroso risanamento dello Stato, per una profonda trasformazione dell’assetto della società, per la difesa ed espansione della democrazia”36. Il minimalismo promuove la prima strada. Lo sperimentalismo la seconda” (p. 27).
  22. MINIMALISMO vs. SPERIMENTALISMO: elitismo vs. partecipazione; terapia choc (paura ammorbidisce resistenze) vs. trasparenza e coinvolgimento (attenuare la paura facendo sentire i cittadini protagonisti della ricerca ed implementazione dei rimedi); pareggio di bilancio come dogma vs. valutazione politica delle esigenze della società e dell’economia; espansione degli emolumenti vs. essere un amministratore pubblico è un onore e la remunerazione e stile di vita non possono essere sproporzionati rispetto a quelli dei cittadini (pp. 27-28).
  23. INTERNET (vizi e virtù): “L’offerta di connessione universale e tempestiva della Rete, la sua capacità di accumulo, archiviazione e recupero delle informazioni, creano straordinarie possibilità di informazione, di mobilitazione, di controllo, degli elettori sugli eletti e in genere dei cittadini sulle azioni pubbliche, e consentono di smascherare la manipolazione delle informazioni da parte delle élite. In particolare, la Rete offre una piattaforma per lo sperimentalismo, perché incentiva i cittadini a dare il proprio contributo: lo fa riducendone il costo, assicurandone la non manipolazione e offrendo la possibilità di verificare l’utilità del proprio contributo attraverso il numero di connessioni” (p. 31). MA: “la Rete non può in alcun modo assicurare l’“approfondita disamina dei problemi”, la “fase necessariamente lenta, problematica, riflessiva della discussione”, il confronto acceso e ragionevole che sono richiesti dalla complessità dei problemi stessi e dalla necessità di “inventare” soluzioni per l’azione pubblica che ancora non esistono. Solo supponendo che la conoscenza richiesta per assumere decisioni di buon governo sia assai limitata, solo negando il processo laborioso e sofferto di confronto fra conoscenze e interessi diversi che ogni azione pubblica “giusta” richiede, solo supponendo che le soluzioni siano già tutte pronte e non debbano viceversa essere costruite, caso per caso, si può pensare che il processo decisionale, e dunque l’input dei cittadini ai governanti, sia esaurito dalla Rete. Ma questo assunto è errato, proprio come errato è l’assunto minimalista della concentrazione in poche teste di ciò che c’è da sapere. La Rete può allora dare ai partiti uno straordinario slancio nel giocare la partita dello sperimentalismo, consentendo e costringendo il processo deliberativo a essere aperto. Non può sostituirsi ai partiti” (p. 32).
  24. OLIGARCHISMO: “Sono le idee, talora maturate endogenamente, talora portate anche in modo traumatico dall’ “esterno”, a poter rompere l’equilibrio perverso di élite estrattive, non solo rinnovandole ma anche facendo loro “cambiare la testa”; cioè convincendole a giocare una partita che è di interesse generale” (p. 32) – “Perseguire la concentrazione delle decisioni nelle mani di pochi non è solo in tensione con il principio di rappresentanza. È anche in tensione con il principio di competenza. È un errore e basta…La grave crisi economica in atto è anche, in larga misura, il risultato di questo errore” (pp. 38-39).
  25. LA SINISTRA E L’EUROPA: un partito di sinistra DEVE dialogare con la sinistra europea, definire che futuro vogliamo per l’Europa e le azioni da intraprendere per dargli forma (p. 36)
  26. VISIONE CONDIVISA: “Nel processo di mobilitazione cognitiva, il trasferimento delle conoscenze non opera solo dal basso verso l’alto viaggia anche dall’alto verso il basso” (p. 40). Il punto d’incontro crea quella visione condivisa che è mancata nella seconda repubblica.
  27. COME NASCE UNA VISIONE CONDIVISA? “il confronto deve essere informato, aperto alla diversità, alla contestazione e alla considerazione convinta dei punti di vista (anche assai) diversi dal proprio, volto alla ricerca di un “accordo” anche parziale. Proprio la procedura del confronto e il principio di ragionevolezza (la “capacità di difendere un’idea in una discussione pubblica strutturata in modo libero e aperto”) che deve animarlo rendono tale accordo possibile. Per queste ragioni, il confronto può trarre impulso dall’uso della Rete, può trovare nella Rete la base informativa, la possibilità di contribuire in modo non costoso e verificabile negli effetti, ma ha bisogno di focalizzarsi e di trovare poi i suoi ritmi lenti in luoghi fisici del territorio” (p. 41).
  28. CHI FUNGE DA LEVATRICE DI QUESTA VISIONE CONDIVISA? “Il confronto andrà governato da leader (locali, intermedi e nazionali) di qualità che condividano e sappiano praticare con competenza il metodo: si tratterà di volontari (nelle micro–unità territoriali) o di funzionari professionisti che il partito dovrà selezionare e formare” (p. 42).
  29. COSA VUOL DIRE MILITARE IN UN PARTITO NUOVO? l’iscrizione dev’essere legata a una genuina partecipazione, aperta ad individui ad associazioni, escludendo circoli chiusi ed auto referenziati che controllano le tessere. Le occasioni di confronto devono venire incontro alle esigenze di tutti i cittadini (donne, operai, anziani, ecc.) anche quelli che non aderiscono al partito ma sono interessati a certi temi e i rappresentanti di associazioni indipendenti e determinate a restare tali. Solo così le sensibilità individuali possono essere convogliate in motivazioni collettive e si possono aiutare i cittadini a sfuggire alla trappola della “segregazione comunitaria” (lo schiacciamento della propria identità su una sola dimensione: religiosa, etnica, di età, etc.), nonché a dare un contributo informato in fase di valutazione del da farsi (pp. 42-43).
  30. SPIRITO PUBBLICO/CIVISMO: questa forma di partecipazione dovrebbe istradare i naturali egoismi personali in uno sbocco di servizio alla comunità: “l’indipendenza può evitare il conformismo indotto dall’imitazione; l’imitazione può evitare l’autoreferenzialità e la sordità indotte dall’indipendenza” (pp. 45-46).
  31. EDUCAZIONE CIVICA: i giovani, partecipando al dibattito in varie vesti, apprendono a “interpretare e discutere dati; reperire e valutare norme; ricercare e valutare argomentazioni di merito; investigare modelli attuati altrove; partecipare a applicazioni di sperimentalismo; studiare e illustrare documenti di indirizzo delle istituzioni internazionali, europee e nazionali” (p. 48).
  32. QUESTIONI DA AFFRONTARE PER PASSARE DALL’IDEA ALLA PRASSI: le trovate elencate da p. 50 a p. 52 – “Mi è stato fatto giustamente osservare che solo quando a tutti questi interrogativi saranno state date risposte convincenti l’ipotesi di partito nuovo presentata in queste pagine assumerà la forma di un “programma politico”. Concordo. Sono certo che le risposte possano venire solo dal lavoro congiunto di una “squadra” che dovesse accogliere con interesse e sentimento e adeguatamente sviluppare l’ipotesi presentata in questa memoria” (p. 52).
  33. COSA VUOL DIRE ESSERE DI SINISTRA, OGGI? Voler realizzare i principi/valori costituzionali: “dalla dignità sociale all’impegno per il bene comune, dal benessere fisico a quello intellettivo, dal lavoro alla relazione con gli altri e con la natura” (p. 53) – tutelare le libertà civili (p. 53) – garantire “l’adempimento dei doveri di appartenenza alla comunità, inclusi quelli “inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” (Cost. art.2) e quelli tributari, da fondare su “criteri di progressività” (Cost. art. 53) (p. 53) – le limitazioni di sovranità nazionali in favore del progetto europeo hanno senso solo nell’ottica della “crescita dei diritti e dei doveri che l’Unione Europea garantisce ai cittadini italiani e di ogni Stato membro in quanto cittadini europei” (p. 53) – il ripudio della guerra “come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” (Cost. art. 11) e l’espansione dei doveri di solidarietà ci impongono di “anticipare tensioni e fonti di conflitto”, “scongiurare disegni geo-politici e militari costruiti su disinformazione” e “sviluppare interventi di cooperazione internazionale efficaci e valutati in modo aperto” (p. 54) – Ambiente, paesaggio, “patrimonio storico e artistico”, cultura (Cost. art. 9) sono beni pubblici e vanno amministrati tenendo conto degli interessi di “generazioni future che non possono ancora far valere le proprie convinzioni” (p. 54) – sindacalismo (Cost. art. 39) e partecipazione dei lavoratori “alla gestione delle aziende” (Cost. art. 46) sono inderogabili e occorre sempre promuovere “le condizioni che rendano effettivo” il diritto al lavoro (Cost. art.4) con particolare attenzione alle donne (Cost. art. 37) (p. 54) – “Mercato aperto, libera iniziativa privata e concorrenza costituiscono condizione per lo sviluppo”: lo stato supplisce, sanziona, tutela, gestisce le fluttuazioni economiche (p. 54) – gli esseri umani devono essere messi nelle condizioni di dare il meglio di sé: pari opportunità (p. 54) – verifica pubblica dell’esito dell’azione di governo (p. 55) – temi etici: il governo deve rispettare la volontà della maggioranza dei cittadini e cercare soluzioni che incontrino un consenso maggioritario nel paese (p. 55) – ogni cambiamento (tecnologico, culturale, sociale) va assecondato se conduce verso “assetti della società più giusti, sostenibili e augurabili per le generazioni future” (p. 55) – “I partiti devono assicurare con strumenti cogenti la “disciplina e onore” (Cost. art 54) dei loro eletti, la selezione di questi per merito e capacità, e la loro condivisione delle condizioni comuni di vita dei cittadini che rappresentano” (p. 55).

http://download.repubblica.it/pdf/2013/politica/barca_manifesto.pdf

Donata Borgonovo Re e lo tsunami a cinque stelle


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Dato che Beppe Grillo vuole fare politica, fondi un partito, metta in piedi un’organizzazione, si presenti alle elezioni: vediamo quanti voti prende

Piero Fassino, luglio 2009

Faccia le primarie, le vinca e ne riparliamo.

Balabiótt sulla candidatura di Borgonovo Re, marzo 2013

È assai probabile che, ai ballottaggi delle elezioni amministrative moltissimi voti del PDL, della Lega, di Fare per fermare il declino e, forse, di Rivoluzione Civile, confluiranno sul M5S, nella speranza di poter mettere in discussione lo status quo in Trentino. Il M5S è già il primo partito a Pergine, Riva ed Arco.

Il PD trentino, come il PD nazionale prima delle politiche, sembra pensare di avere la vittoria in tasca, se non si farà male da solo. Non credo che le cose stiano così.

Non lo crede neanche Alexander Schuster (Trentino, 13 marzo 2013): “La classe politica rimane nettamente declinata al maschile e assai navigata. Forse pensa di poter appagare il desiderio di rinnovamento con baldi delfini cresciuti all’ombra dei maggiorenti di sempre…Spira aria nuova sulle vette dolomitiche, ma il comandante tiene fermo il timone e prosegue come se nulla fosse. Possiamo anche destarci ogni cinque anni e andare al voto, magari facendo una croce di protesta. Ma qui c’è da tornare ad essere cittadini, ogni giorno, divenendo parte della vita politica, riportando dentro i partiti partecipazione, idee e metodo democratico, andando al di là degli slogan elettorali. Solo così il patrimonio del passato diventerà il patrimonio del futuro, al riparo da impetuosi tsunami”.

Borgonovo Re in campo (l’Adige, 1 marzo 2013)

Donata Borgonovo Re conferma di essere pronta a candidarsi per le prossime provinciali, esclude di farlo per la segreteria del Pd, rivendica la necessità per i partiti tradizionali di prendere gli aspetti positivi del Movimento 5 Stelle che considera un possibile interlocutore. Fondamentale per la docente universitaria «aprirsi alla società e discutere con loro e dentro il Pd sul programma con il massimo rispetto».

Donata Borgonovo Re, passate le elezioni nazionali ci si proietta verso quelle locali: lei si candiderà per la presidenza alla Provincia?

Facciamo un passo alla volta: naturalmente confermo che il mio nome resta dentro la discussione per le prossime provinciali, ma adesso stiamo cercando di aprire un dialogo dentro e fuori il Pd con una forte attenzione alla coalizione, elemento che è uscito confermato dalle elezioni nazionali.

I tre partiti Patt, Pd e Upt sono dunque secondo lei i tre da cui prendere le mosse?

Lo scenario da cui partiamo è quello di un’alleanza e della condivisione di una esperienza politico- amministrativa. Certo, dopo occorrerà capire quali e quante sono le candidature dentro e quali sono i percorsi migliori che permettono di tenere aperto il dialogo tra i partiti.

Secondo lei come dovrebbe avvenire la scelta delle candidature?

A mio parere le primarie sono uno strumento ineludibile, perché consentono una discussione aperta e sono un passaggio importante sia per dare una maggiore solidità ai candidati sia perché consentono una partecipazione diretta dei cittadini. Ma le primarie non sono il punto di partenza in questo coinvolgimento, bensì un punto di arrivo.

Cosa intende?

Credo che come partiti dobbiamo usare strumenti di democrazia e coinvolgimento, pensando all’esperienza di Grillo da cui distillo alcuni elementi positivi, come la dimostrazione che c’è un desiderio dei cittadini di partecipare direttamente alla vita politica.

E poi?

Il programma, non si può costruire tutto a tavolino, in una dimensione percepita come chiusa o poco trasparente della nomenclatura Ora i cittadini pretendono di essere ascoltati, altrimenti si rischia che abbandonino i partiti tradizionali. Le elezioni nazionali suonano, in questo senso, come un campanello d’allarme: ci spingono non a gestire il successo, ma ad andare sul territorio a discutere apertamente e con rispetto così come dentro il partito sul futuro. Abbiamo bisogno di ragionare su quanto dobbiamo fare: non va riprodotto un modello che ha funzionato fino a oggi. Dobbiamo andare tra i cittadini e ricreare fiducia.

La coalizione è però uscita rafforzata dal voto delle nazionali.

Posta la solidità della coalizione, in cui comunque l’Upt in questo momento è in parte rosicchiata da Progetto trentino, dobbiamo costruire un nuovo passaggio. La coalizione ha un valore perché vuole realizzare un progetto per il Trentino. Sul programma sarà messa alla prova.

Il Movimento 5 Stelle sarà sicuramente presente alle provinciali. Come lo considera?

Ho contatti con il M5S e anche con Sel. Il Movimento lo considero un possibile interlocutore: occorrerà capire se sono più i punti di contatto che quelli di distanza e quali sono i termini di una collaborazione. Per adesso è presto per dire qualcosa, ma anche per arroccarsi. Ci confronteremo sui programmi, loro sono un pezzo significativo della società.

Che cosa pensa invece di Progetto Trentino?

Rispetto tantissimo le persone che ragionano su come partecipare a una comunità, non so esattamente chi siano, nel senso che ne leggo sui giornali, e da quanto ho appreso sono un nucleo consistente. Se lavorano per il bene comune, va bene. Però sommessamente dico che sarebbe meglio che ci fosse il nuovo che avanza assieme a esperienze positive del passato. Ma se il nuovo che avanza ha un nome e una figura che ha governato e costruito il sistema contro cui oggi si scaglia, qualche dubbio mi viene.

Il programma su cosa si baserà?

Dobbiamo trovare assieme e con rispetto reciproco le parole d’ordine sulla base di un disegno che dobbiamo fare insieme. Un piccolo slogan che abbiamo coniato è: l’autonomia per diventare più autonomi, come persone, come realtà associative, come imprese. Abbiamo, cioè, bisogno di riscoprire le capacità che ogni persona, gruppo, realtà ha in sé, senza aver sogno di essere alimentati da questo organismo materno, la Provincia, che tiene i suoi figli in una fase di adolescenza. L’ente pubblico deve essere solido nel sostenere i più deboli.

http://www.ladige.it/articoli/2013/03/01/borgonovo-re-campo

Dopo la prima donna rettore, la prima donna governatore?

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La nuova rettrice dell’Università di Trento è la professoressa Daria de Pretis, che nella competizione elettorale ha conquistato 292 voti, contro i 98 del rivale, il professor Stefano Zambelli.

La prima donna rettore dell’ateneo di Trento, dopo aver battuto 5 candidati uomini.

DONATA BORGONOVO RE COME UNICO PONTE CREDIBILE TRA PD E MOVIMENTO 5 STELLE?

La Demos, un centro di studi politici britannico associato alla comunità digitale Open Democracy, ha realizzato un sondaggio tra 1.865 amici Facebook di Beppe Grillo e ha scoperto che molti grillini di oggi erano dipietristi ieri: infatti, alla domanda “Quale partito hai votato nelle elezioni 2008?” il 23 per cento ha indicato l’Italia dei valori, seguita dal Pd (21,6 per cento), dal Pdl (12,9 per cento) e dalla Lega nord (5 per cento). Davanti a queste cifre, l’implosione dell’Idv è facile da capire.
Lee Marshall, Internazionale

Mattia Civico pensa al voto provinciale ed alle primarie del PD trentino e lancia l’allarme: “Abbandoniamo le cautele o saremo giustamente sommersi [dal M5S]… Facciamo primarie vere, aperte, senza paura di chi si propone, siano Donata Borgonovo Re o Luca Zeni… Il Movimento 5 Stelle più che fare paura potrebbe riservare sorprese. Occorre cambiare con più convinzione e profondità. La buona amministrazione non basta più. Il gruppo consiliare mi pare l’abbia capito, in giunta forse un po’ meno. Mi aspetto non più parole ma scelte chiare…Se vogliamo rispondere al bisogno di cambiamento, dobbiamo fare di meglio…. Se il tema, come ho sentito anche nelle ultime ore da parte di qualcuno (leggi Andreatta, ndr), è scegliere il candidato più affidabile, il più moderato, il più coalizionale, non andiamo da nessuna parte. Servono primarie vere, aperte, senza timori. Sento che qualcuno nel Pd vede con terrore la candidatura di Donata Borgonovo Re. Io dico che dev’esserci spazio per tutti. Io farei primarie di coalizione, al limite inserendo il doppio turno. Il Pd convochi urgentemente tutti i candidati papabili, discutiamo su questi temi. Ognuno dica qual è la sua impostazione. E basta paure.

http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2013/02/28/news/giunta-timida-si-cambi-passo-1.6617355

IL PD NON SE LA PASSA TROPPO BENE NEPPURE IN TRENTINO

Sulla leadership del centrosinistra, alla luce dell’esito elettorale, interviene anche il consigliere Rodolfo Borga: «Che il centrodestra abbia preso una scoppola e che per contro i grillini abbiano conseguito un ottimo risultato, è evidente. Ma è stato sottaciuto che il Pd vince, certamente, ma subisce un calo di 8,5 punti percentuali e un’emorragia di 30.000 voti. Non mi pare poco. L’Udc targata Lia Beltrami scompare scendendo dal 6% all’1%. Il Patt infine, che a sentire i neoparlamentari Ottobre e Panizza è il vincitore di queste elezioni, non raggiunge il 5% ( e resta sotto il 3% a Trento e Rovereto). Un risultato che non mi pare legittimi la pretesa del candidato presidente alle prossime provinciali».

http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2013/02/28/news/e-ora-il-patt-chiede-primarie-di-coalizione-1.6617364

SI CERCA DI RECUPERARE IL RENZIANO ALESSANDRO PACHER

http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2012/09/12/news/pacher-con-renzi-si-al-ricambio-1.5679099

Nell’erronea e suicida convinzione che senza Vendola e con Renzi il PD avrebbe vinto: “Per capire perché la tesi del Renzi più forte di Bersani sia quantomeno molto fragile basti considerare dove ha sfondato Grillo, e dove il sindaco di Firenze è andato peggio alle primarie. Renzi è stato letteralmente annichilito da Bersani al Sud, mentre nelle grandi città italiane è stato sconfitto anche con percentuali umilianti. A Roma il sindaco rottamatore è arrivato terzo al primo turno, e Bersani ha vinto con il 70% nella città simbolo del tonfo del PD. Nella capitale infatti la flessione rispetto al 2008 è stata assai marcata, pari a 13 punti percentuali, con un crollo di 250 mila voti, ed il MoVimento 5 Stelle ha praticamente appaiato i democratici nelle preferenze dei romani. Una simile contrazione si registra nelle maggiori città italiane, con la parziale eccezione di Milano, dove il Pd cala, ma meno che nel resto d’Italia. Pare difficile affermare, sulla base dei dati, che il Pd sarebbe potuto andare meglio con un candidato che aveva palesato simili debolezze nelle zone dove poi i democratici hanno sofferto maggiormente”.

Commento di un lettore: “La cosa più interessante dei vari commenti critici è il fatto che non ci sia un dato a motivare la supposta maggior forza di Renzi. Solo al limite qualche sondaggio di popolarità, che valgono quello che valgono. Ricordo che Monti è apprezzato in queste indagini più di Berlusconi, e ha preso un terzo dei suoi voti. L’altra tesi surreale è che uno come Berlusconi avrebbe sostanzialmente lasciato campo libero a Renzi, per regalargli l’Italia e magari pure la Lombardia. La fuga dalla realtà è una caratteristica congenita degli italiani, e si nota questo tratto onirico pure tra le vedove renziane. Concentratevi sui dati economici di un paese in crisi nera e avrete la vostra risposta”.

http://www.giornalettismo.com/archives/798033/risultati-elezioni-2013-perche-con-renzi-il-pd-sarebbe-andato-peggio/

Il renzismo, come spiego in questo post, non è altro che un montismo giovanilista, un blairismo stilnovista

Sulla patacca stilnovista renziana consiglio di leggere una magnifica recensione di un docente di UNITN, Claudio Giunta

INTANTO IL M5S SI PREPARA ALL’ASSALTO DELLA CITTADELLA

Che sia tsunami o apriscatole per il tonno, il Movimento 5 Stelle ha in serbo diverse sorprese per travolgere il Palazzo. Cristiano Zanella, senatore mancato che ha però incamerato in un sol colpo 25.673 “gocce” per gonfiare l’onda grillina pronta ad abbattersi su Piazza Dante, tiene da mesi la barra a dritta: destinazione le provinciali di ottobre. Le politiche sono state poco più di una distrazione – spiega il commercialista – perché l’obiettivo dichiarato (lo era prima e lo rimane ora) è quello di mandare a casa la casta trentina e disarticolare i tentacoli che ha allungato sulla società civile. «Come gruppo stiamo lavorando duramente al programma: abbiamo già delle proposte scaturite da gruppi di lavoro coinvolgendo esperti del settore».

http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2013/02/28/news/basta-amici-degli-amici-ripuliremo-piazza-dante-1.6613655

 

DONATA BORGONOVO RE SU DEMOCRAZIA DIRETTA E QUORUM REFERENDARIO  

Paolo Michelotto: “Il caso ha voluto che venerdì 18 gennaio 2013 a Trento abbia incontrato Donata Borgonovo Re durante la serata partecipativa “Tagli al trasporto pubblico”. Lei presentava la serata, io curavo il momento partecipativo “La Parola ai Cittadini”. E lei, che proprio lo stesso giorno tramite i giornali ha raccontato del suo impegno futuro nelle elezioni provinciali trentine,  mi ha confermato che invece è a favore dell’idea di togliere il quorum e che non c’è nessuna argomentazione giuridica che possa impedire questo fatto. Ottime speranze quindi da un possibile futuro Presidente della Provincia a cui, ovviamente auguro un enorme successo“.

http://www.paolomichelotto.it/blog/2013/01/20/quorum-zero-a-rovereto-i-consiglieri-comunali-dicono-no-intanto-nella-provincia-di-trento/

DONATA BORGONOVO RE SU PATRIARCATO TRENTINO E QUOTE ROSA

Donata Borgonovo Re: “Le quote rosa secondo me”

Le ‘quote elettorali’ dovrebbero assicurare l’equilibrata presenza dei due sessi all’interno delle liste elettorali. Donne di destra e donne di sinistra sono unite dal comune desiderio di assicurare, anche nella nostra realtà provinciale così avara di presenze femminili nei luoghi della politica e all’interno delle istituzioni, un riequilibrio della rappresentanza, che rispecchi davvero le forme della nostra società civile, fatta di uomini e di donne che camminano insieme, gli uni accanto alle altre, nel mondo della scuola, delle professioni, della famiglia, delle associazioni…Solo il mondo della politica, così affezionato a modelli maschili decisamente antiquati, non sa aprirsi alle esigenze di una democrazia matura, in grado di rispecchiare appieno le caratteristiche della comunità sociale che vede, appunto, uomini e donne presenti, insieme, ovunque: non è forse più democratico un autobus con il suo carico multicolore di utenti (uomini, donne, giovani, anziani, italiani, stranieri..) dell’aula consigliare, dove siedono trentatrè signori e due, solitarie, signore? E’ riuscita a far meglio di noi persino la provincia di Bolzano, dove le signore presenti in Consiglio sono nove… Eppure, la colpa è in gran parte nostra, di noi elettrici che fatichiamo ancora a fidarci delle donne che si impegnano, o che desiderano impegnarsi, nella politica e nell’amministrazione e che sono disposte a condividere con gli uomini le fatiche di un servizio alla comunità. Per questo è importante il segnale lanciato dalle donne dei partiti: la loro battaglia comune ha bisogno del nostro sostegno e della nostra vicinanza. Noi elettrici dobbiamo pretendere che le istituzioni non siano più una sorta di monopolio maschile ma divengano finalmente anche nostre. Uso le parole di Tina Anselmi, una grande donna della politica, che alle donne diceva (e dice): “Siateci, partecipate; poi scegliete l’idea che volete, i partiti che preferite. L’importante è che non restiate a casa, che non andiate al mare, che non siate confinate ai margini”. Sarebbe bello farci sentire di più e cambiare; forse la ‘casta’ si combatte anche così

http://www.giornalesentire.it/2008/aprile/200/donataborgonovore–lequoterosasecondome-.html

IL TRENTINO NON È UN PAESE PER DONNE?

Rispettare le differenze, lottare per l’unità: dovrebbe essere questo il compito di una società sperimentare come aspira ad essere il Trentino.
Purtroppo questa provincia non è culturalmente all’avanguardia e resta legata all’idea che la politica sia una cosa per uomini o per donne mascoline.

Il 90% degli europei (fonte: eurobarometro) ritiene che, a parità di competenze, le donne dovrebbero godere di uguale rappresentanza negli incarichi dirigenziali. Non essendo più opportuno usare la carta maschile in maniera esplicita, si accusa Borgonovo Re di non essere sufficientemente competente:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/12/donata-borgonovo-re-i-suoi-critici-la-democrazia-partecipata/

La metà dell’universo femminile è stata emarginata o spinta a restare in disparte per ripicca, per non doversi umiliare. Ma se l’essenza della democrazia è la distribuzione del potere è tempo che il Trentino abbia un presidente di giunta donna, così come ha un rettore donna. Una scelta che serva a cominciare a porre fine all’egemonia patriarcale che perdura ormai da troppo a lungo, specialmente nelle valli alpine. Questo, non per instaurare un matriarcato femminista, ma in nome dell’alternanza, dell’equilibrio, del pluralismo e del merito, perché Borgonovo Re se lo merita (Dai loro frutti li riconoscerete, Matteo 7, 15-20):

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/14/donata-borgonovo-re-presidente-del-trentino-nel-2013-la-mia-scelta-per-un-mondo-nuovo/

BORGONOVO PER UN MONDONUOVO

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Renzismo contro grillismo – “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto sia rottamato”

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INTERVISTA A MASSIMO CACCIARI (filosofo)

Sarebbe stato meglio avere Renzi?

Aspetti. Prima di dire certe cose, legga i risultati locali.

A quali si riferisce, in particolare?

(Qui il tono della voce si alza) Al nord è una catastrofe sia per Pdl che per la Lega! Eppure il centrosinistra non ha fatto un cazzo. Non è cresciuto.

Hanno sottovalutato l’avversario?

Di più, peggio! (il tono cresce ancora, notevolmente) Sono delle teste di cazzo! Loro sanno tutto, loro capiscono tutto. Loro possono insegnare tutto a tutti. Mentre gli altri sono dei cretini.

Quindi?
Le faccio un esempio: è impossibile spiegargli che c’è una questione settentrionale. Eppure continuano a sbatterci la faccia. La loro vita si sviluppa solo tra Botteghe Oscure, il Nazareno e Montecitorio. Del resto non sanno nulla. Gli basta quel triangolo.

Colpa di Bersani?

No. Ma di quel gruppo dirigente che continua a circondarlo. Gente completamente fallita.

A chi si riferisce, in particolare?

Tutti quelli che stanno da sempre lì e che non abbiamo ancora cacciato. Sì, abbiamo sbagliato a non appoggiare Matteo Renzi. È stato un grande errore.
Ora i democratici cosa devono fare?

(Qui cala i toni, diventa quasi più riflessivo) L’unica strategia è mantenere i nervi saldi. E cerchiamo di dialogare in Parlamento con gli eletti nelle liste di Grillo. Se ci riusciamo.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/26/elezioni-cacciari-commenta-risultati-sono-teste-di-cazzo-era-meglio-renzi/513648/

Dovrei ripetere che il nostro compito era recuperare gli elettori delusi del centrodestra? Che non bisognava sottovalutare Berlusconi? Oppure che dovevamo fare nostri alcuni temi di Beppe Grillo? Inutile, ora. Inutile dopo aver voluto le primarie salvo poi chiuderle al secondo turno per paura che venissero a votare elettori esterni al centrosinistra: che sono esattamente quelli di cui avevamo bisogno alle elezioni vere e che, naturalmente, non ci hanno votato. Dico solo che ci stiamo mettendo nelle mani di Grillo, gli abbiamo regalato un rigore e ora vediamo come lo calcerà.

Matteo Renzi

http://www.youreporternews.it/2013/elezioni-bersani-grillo-renzi-non-ci-sta-ora-noi-nelle-mani-del-m5s/

Con Renzi candidato non si sarebbe candidato Berlusconi, neanche Monti. Molte persone che normalmente non votano a sinistra avrebbero considerato di farlo, sarebbe stato uno scenario diversoil Congresso va fatto non a ottobre ma subito, bisogna pensare a mettere al centro un’idea di un partito con occhi e un cuore nuovo, bisogna essere radicali, visionari, creativi.

Ivan Scalfarotto, vicepresidente del Pd, ospite di “24 Mattino” su Radio 24.

E adesso tutti rimpiangono Matteo Renzi. Adesso che Pier Luigi Bersani che ha praticamente buttato alle ortiche una vittoria certa, adesso che la formula “usato sicuro” non ha vinto, la sinistra recita il mea culpa. Da sempre incapace di guardare al futuro, la sinistra guarda al passato: e ripensa con nostalgia a Matteo Renzi. Il rottamatore che non è riuscito a rottamare e che ha perso le primarie adesso viene osannato e celebrato come la grande occasione perduta. Si preme il tasto rewind, si torna al 25 novembre, quando il partito democratico ha avuto la possibilità di scegliere il proprio candidato premier e ci si chiede (dandosi una risposta affermativa) cosa sarebbe successo se il popolo della sinistra avesse avuto il coraggio di cambiare, se si fosse sbarazzato del vecchio per dare credito al giovane, agguerrito, carismatico sindaco di Firenze. Certamente Silvio Berlusconi (lo ha più volte detto lui stesso) non sarebbe sceso in campo dando inizio alla più agguerrita campagna elettorale di sempre e realizzando il grande miracolo di questo voto. Certamente Mario Monti non sarebbe salito in  politica indirizzandosi verso una più tranquilla ascesa al Quirinale.

[...].  E’ evidente che la sinistra può ripartire solo da lui. 

http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/1191954/Il-Pd-piange-e-rimpiange-Renzi–Matteo-gode–e-lui-il-vero-vincitore.html

Il primo cittadino di Firenze con la sua impostazione sta facendo virare il Pd da un approdo socialdemocratico, come quello al quale sta lavorando il segretario Pier Luigi Bersani, verso le origini liberal e “americane” del Pd liquido immaginato da Walter Veltroni. In questo modo recide ogni rapporto politico con le ali estreme, sia dipietriste che comuniste, e si candida ad accogliere l´elettorato liberale in libera uscita sia del Pdl che della Lega. Renzi potrebbe anche prosciugare in parte le preferenze potenziali finora accumulate dai movimenti politici in fieri come la montezemoliana Italia Futura e il gianniniano Fermare il Declino.

Il renzismo avrà effetti benefici nel centrodestra: il Pdl sarà costretto a innestare un deciso rinnovamento nella dirigenza e nelle idee per evitare di essere rottamato dal rottamatore in caso il primo cittadino di Firenze diventi davvero il candidato premier del Pd. Resta da vedere l´effetto Renzi sui centristi dell´Udc.

Ma il renzismo, con la sua carica di nuovismo giovanilistico e ottimistico sembra l’unica carta del sistema politico per far confluire le spinte di rinnovamento e anti casta in un percorso istituzionale. Scongiurando, o meglio cercando di scongiurare, nefaste derive grillesche.

http://michelearnese.it/2012/renz-3/

I principali media invocano il ritorno di Matteo Renzi. Non si danno pace che sia stato messo in secondo piano.

Non sorprende, perché Renzi è il cucciolo degli interessi industriali che controllano i media:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/?s=Matteo+Renzi

Fino a due mesi fa Monti puntava al 30% (!!!) e voleva al suo fianco RENZI:

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/politica/monti_a_caccia_di_teste_grandi_manovre_con_renzi/notizie/240237.shtml

Renzi è il montismo senza Monti. Un montismo giovanilista, scanzonato e rottamatore – “tutto va rottamato affinché tutto resti come prima” (Il Renzipardo). Montezemolo, Monti, Renzi, Marchionne

http://www.glialtrionline.it/2012/11/13/montismo-o-barbarie-parla-romano-guru-di-montezemolo/

Monti è stato brutalmente sconfitto dal voto e Bersani ha perso perché ha continuato a ventilare ipotesi di collaborazione con Monti.

Tanto odiato è Monti, che l’immagine di Napolitano (che l’ha voluto) – esaltata da tutto l’establishment politico e mediatico – ha subito un tracollo principalmente a causa sua:

http://www.secoloditalia.it/2013/01/crolla-la-popolarita-di-napolitano-colpa-del-sostegno-a-monti/

Ma i media (sp. del gruppo l’Espresso-la Repubblica) ci assicurano che l’ultramontiano Renzi avrebbe vinto. Il principio di realtà è un ricordo del passato. La propaganda una spiacevole costante del presente:

FALSO MITO - Il coro delle vedove renziane è partito dalle prime proiezioni del Senato di ieri, dopo esser stato abbastanza silente nella lunga fase svoltasi tra la fine delle primarie e lo svolgimento della campagna elettorale. Con Renzi si vinceva, il Pd avrebbe sfondato – il 40% era l’obiettivo dichiarato del sindaco, che non si è mai accorto che nella storia italiana la Dc raccolse un simile consenso solo in due occasioni, lontane ormai qualche decennio. La brillantezza e la novità rappresentata dal sindaco di Firenze, insieme alla sua capacità di parlare con un elettorato meno tradizionale rispetto a quello a cui si è rivolto Bersani, avrebbero però secondo il coro delle vedove renziane riscritto la storia. Una simile valutazione però si basa su considerazioni fondamentale errate, visto che la stessa forza del sindaco di Firenze sarebbe servita relativamente a poco nel quadro emerso dal voto di ieri. Di Renzi si è sempre detto che aveva un’unica capacità di attrarre i voti di centrodestra, ma a patto che esiste una significativa differenza tra apprezzamento personale, reale, e intenzione di voto, mai testata, il problema del centrosinistra non è stato certo il famoso “elettorato settentrionale”.

RENZI UMILIATO - E’ difficile fare considerazioni assertive senza la controprova dei dati, ma per capire perché la tesi del Renzi più forte di Bersani sia quantomeno molto fragile basti considerare dove ha sfondato Grillo, e dove il sindaco di Firenze è andato peggio alle primarie. Renzi è stato letteralmente annichilito da Bersani al Sud, mentre nelle grandi città italiane è stato sconfitto anche con percentuali umilianti. A Roma il sindaco rottamatore è arrivato terzo al primo turno, e Bersani ha vinto con il 70% nella città simbolo del tonfo del PD. Nella capitale infatti la flessione rispetto al 2008 è stata assai marcata, pari a 13 punti percentuali, con un crollo di 250 mila voti, ed il MoVimento 5 Stella ha praticamente appaiato i democratici nelle preferenze dei romani. Una simile contrazione si registra nelle maggiori città italiane, con la parziale eccezione di Milano, dove il Pd cala, ma meno che nel resto d’Italia. Pare difficile affermare, sulla base dei dati, che il Pd sarebbe potuto andare meglio con un candidato che aveva palesato simili debolezze nelle zone dove poi i democratici hanno sofferto maggiormente”.

http://www.giornalettismo.com/archives/798033/risultati-elezioni-2013-perche-con-renzi-il-pd-sarebbe-andato-peggio/

I sanculotti grillini hanno preso la Bastiglia – istruzioni per l’uso del M5S

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La serpe in seno dell’Ancien Régime ;oD

La metaforica Bastiglia italiana è caduta tra il 24 ed il 25 febbraio del 2013:

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Il M5S è il primo partito italiano alla Camera.

Com’è potuto accadere?

Minipreambolo - della serie: “pensano che la ggente sia davvero stupida” – Monti è stato brutalmente sconfitto – “Fino a ieri i sondaggi, prima che il premier annunciasse la sua disponibilità a candidarsi, davano una generica lista Monti al 15% con un bacino potenziale del 25%. Ebbene, dicono che il professore punti al 30% per sciogliere positivamente la riserva” (Il Messaggero, 24 dicembre 2012). Bersani ha perso perché ha continuato a ventilare ipotesi di collaborazione con Monti, ma i media ci assicurano che l’ultramontiano Renzi avrebbe vinto. Il principio di realtà è un ricordo del passato.

Ecco un commento efficacissimo apparso su MicroMega. Lo sottoscrivo in pieno, salvo l’attacco all’euro (che comunque è formalmente corretto, perchè la gestione dell’euro è stata realmente criminosa ed anti-europeista, distruggendo il lavoro di decenni). Il lettore scrive a tratti in romanesco, ma sa di cosa sta parlando – lo stesso giorno il Nobel Paul Krugman (complottista?),  sul NYT, descriveva Mario Monti come un proconsole della Merkel messo a Roma con la connivenza dei partiti tradizionali per imporre misure di austerità depressive (!!!) – e il messaggio diventa ancora più potente. La dirigenza del PD non ha ancora afferrato pienamente quel che è successo (a me è successo verso le 5:30 del giorno dopo: mi sono svegliato con le idee improvvisamente chiare).
C’è un prima e un dopo: loro sono ancora nel prima, ma arriveranno nel dopo a rimorchio, volenti o nolenti, com’è successo a me.

“Buonasera.

La domanda è questa: perché l’elettorato si affida a Grillo e non all’originale?

La risposta era molto chiara, stasera, se si aveva la pazienza e lo stomaco di girovagare per le varie trasmissioni.

Perché il Pd ha perso, hanno chiesto ad autorevoli opinionisti e membri del partito? Risposte fantastiche. Per la legge elettorale. Perché il Pd non ha messo in lista persone nuove. Perché non ha diminuito lo stipendio ai politici. Perché (Scalfari, sublime) gli ha tolto voti Ingroia. Perché non ha saputo proporre niente di nuovo agli elettori. Perché non c’era Renzi. Perché pioveva. Perché Grillo strilla per le piazze. Perché a socera de Bersani porta sfiga, eccetera…

Incredibilmente, da Vespa non mi ricordo chi, un genio, ha fatto presente che il Pd ha collaborato alle politiche economiche e sociali del governo Monti (identiche alle politiche che da 20 anni pusher neoliberisti vanno spacciando in Europa come uno sballo senza pari, e che il Pd ormai cià scolpite nell’anima, infatti le vorrebbe continuare…), politiche ormai universalmente riconosciute come nefaste. Politiche di destra (si veda il pezzo di Bifo Berardi). Politiche che in tanti di sinistra (io, per la precisione comunista) hanno vissuto come un vero e proprio tradimento. L’ennesimo. La goccia che ha fatto traboccare il vaso. Mo’ basta.

Non se l’aspettavano la batosta, porelli. E, certo, a guardarli, ben pasciuti, ben piazzati, annidati nel loro fantastico mondo di Amelie fatto di principi che non corrispondono ad alcuna sostanza, si capisce che non se lo aspettavano. Domandiamoci: come credono che campino gl’italiani, ’sti marziani? La Fornero ha esplicitato il loro unanime pensiero: gl’italiani nun cianno voja de lavorà e passano il tempo a magnà la pasta seduti ar sole. E perchè? Perchè so’ zozzi e bestiali (il governo Monti ha esplicitato il pensiero generale della nostra raffinatissima calsse dirigente), e vanno civilizzati

E se il Pd non ha vinto (il partito dei più fichi, dei migliori a priori, la santa chiesa della sinistra che denuncia, scomunica e santifica e nun sbaja mai), è colpa dell’itajani, che nun capischeno na cippa. Italiani buzzurri. Italiani che nun ve va de fa niente. Italiani che odiate la santa Europa. Italiani, razza inferiore! Mica come noi, i strafichi, che abbiamo studiato all’estero, parlamo l’inglese, portiamo abiti di buon taglio, e nun pagamo na lira de tasse.

Belli, sti fenomeni, proprio belli. Fassino era spiritato, Gotor nevrastenico, Letta un santino di sè stesso. Cacchio, avranno pensato, ma l’itajani ce stanno davero, nun so solo proiezioni e statistiche…ma come se permettono…e pensare che avevamo garantito, e dato il paese in pegno ai mercati, alla Merkel, a Wall Street…

Ah l’Europa, mo che penserà, avranno pensato? Ce famo na figuraccia. Oddio, tutta sta fisima dell’Europa non ce l’avrei. Girano pazzi scatenati per l’Europa, paranoici deliranti come Olli Rehn, quello che manda le lettera all’Fmi, dopo il paper di Blanchard, per dire che nun era vero che l’austerità faceva danni…ma lasciamo perdere. Europa, Europa uber alles! Sì, vabbè, l”euro ci ha fatto a pezzi, i mercati nostri se li sono fregati Franchi e Ostrogoti, ma voi mette che se devi andare a Parigi a fare shopping non devi cambià. E annamo…

Erano proprio stupiti, Pucciarelli, tanto. Strepitavano. Gotor ogni tre respiri parlava di grande responsabilità di fronte a un paese che il Pd ( e il Pdl, se capisce) hanno raso al suolo trattandoci da schiavi e pezze da piedi e maiali. Fifa la Cermania! E adesso i macellai, quelli che hanno massacrato il 90% degli italiani (ma ben pagati, loro, oh quanto ben pagati), ce vonno mette na pezza…

Pucciarè, saremo incivili, zozzi e nun parleremo l’inglese. Anzi, come vedi, manco l’itajano. Ma nun semo scemi. Sta caciara ha da finì. Hanno già rotto quasi tutti i servizi de piatti e bicchieri, e storto le posate. Mo basta.Se vonno fa casino andassero fori.

Nella Crande Cermania, per esempio. Lì, li aspettano a braccia aperte. Ce da andà a raccontà un po’ de cazzate ai polacchi e a tutti quelli che dentro l’euro ancora nun ce stanno…e chi mejo dei pulcinella nostri, quelli che stasera strillavano, ansimavano, nun se capacitavano?

Quelli che l’Itaja è un ber posto ar parlamento, del resto chissenefrega, mica ce sto io a la pioggia e ar vento…

Saluti.

Saluti.

Saluti.

Bruno Di Prisco”

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/02/25/matteo-pucciarelli-non-e-un-disastro-e-molto-peggio/

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tsunami-tour

 

Un’attivista del M5S ha proposto ai cittadini (non si faranno chiamare “onorevoli”, bensì “cittadini” – come i citoyen della rivoluzione francese) grillini eletti in Parlamento di vestirsi di bianco per la loro “prima volta” dopo la “presa della Bastiglia“, in modo da distinguersi fin da subito dagli altri parlamentari.

È inevitabile pensare ai sanculotti: “Il diverso abbigliamento adottato dai “patrioti” – soprattutto piccoli commercianti, impiegati, artigiani e operai – costituiva la precisa volontà di distinguersi dalle classi agiate, sottolineando i differenti obiettivi politici che li distanziavano tanto dai contro-rivoluzionari quanto dai più moderati sostenitori della Rivoluzione” (wikipedia).

I sanculotti, popolani indignati, senza un preciso disegno politico in mente ma con tanta buona volontà e voglia di giustizia e libertà, furono contesi tra i girondini da un lato (moderati) e i giacobini dall’altro (radicali).

Vinsero i giacobini, purtroppo, e fu il Terrore:

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/14/se-incontrerete-questo-tipo-di-rivoluzionari-isolateli-sono-mortiferi/#axzz2M1f0TkXR

Imposero un nuovo ordine ferocemente intransigente e puritano, un proto-totalitarismo con diversi elementi in comune con visioni futuristiche più recenti:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/01/totalitarismo-cosmico-grillo-gaia-casaleggio/

Una vittoria dei girondini (repubblicani moderati, federalisti, intenti ad unire la società, non a dividerla in buoni e cattivi, virtuosi ed empi) avrebbe cambiato il corso della storia. L’umanità si sarebbe emancipata molto prima.

Gli errori del passato siano di lezione per il presente. Non sappiamo veramente da dove venga il MoVimento, ma possiamo aiutarlo a prendere la direzione giusta, quella della libertà, dell’uguaglianza, della fratellanza (e quindi della tolleranza e dell’interesse generale).
Dunque non lasciamo che timori, pregiudizi, scetticismi, ostilità e sospetti (probabilmente in certi casi più che giustificati) ci impediscano di riconoscere il ruolo storico di questo movimento, il potenziale di cambiamento positivo e nonviolento che porta con sé. Aiutiamoli a focalizzare la loro attenzione su problematiche di più ampia rilevanza, integriamoli in una spinta al cambiamento che riguardi tutta la nazione – rendendoli meno settari e meno paranoidi -, cerchiamo ASSIEME a loro di definire una visione ed un progetto di riforma del paese, senza guidarli e senza farci guidare o assistere da spettatori passivi. Non regaliamo il M5S a qualche forma di neo-giacobinismo di quei piccoli despoti psicopatici che emergono in tempi di crisi sistemica per sedurre gli animi angosciati, confusi e bisognosi di guida.
Insomma, NON seguite il mio pessimo esempio di qualche giorno fa (che pure rilevava problemi non ignorabili):
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/02/23/per-un-voto-martin-perse-la-cappa/

Per un voto, Martin perse la cappa

20100812

L’insensatezza di queste elezioni

In passato Blackrock [controlla «ai dati di dicembre, 3.792 miliardi di dollari. Dieci volte più, circa, del valore dell'intera Borsa italiana. Se poi si includono le somme per le quali quegli emissari si limitano a offrire la loro consulenza, fanno 17 mila miliardi di dollari» Corriere della Sera] si è distinta per operazioni non proprio gentili nei confronti dell’Italia. Sono stati loro a cedere, il 28 gennaio scorso, con un tempismo perfetto, il misterioso pacchetto del 2,3% di Saipem, poche ore prima che il titolo crollasse del 34%. Sono stati ancora loro a far crollare il titolo di Unicredit con una comunicazione mirata durante l’aumento di capitale a inizio 2012. E sono ancora loro che adesso si stanno precipitando in Italia per decidere le ultime mosse prima del risultato elettorale. Un risultato che, se fino a qualche settimana fa sembrava più scontato, potrebbe dare esiti inattesi e soprattutto portare a una situazione di totale instabilità. [NON SONO REATI, QUESTI, NON ANDREBBERO ARRESTATI?]

http://www.huffingtonpost.it/2013/02/20/gli-uomini-di-blackrock-a-caccia-di-sondaggi_n_2722109.html?utm_hp_ref=italy20.02.2013

Appare così inevitabile una coalizione Bersani-Monti, magari allargata ad altri partiti minori. In ogni caso questo non porterebbe a un governo forte. Come insegna la storia italiana, più ampia é la coalizione, più debole é la sua efficaciapresto potrebbero essere in vista nuove elezioni.

Analisi di Mediobanca

Dal 1994 in poi si erano confrontate due coalizioni acchiappatutto; adesso i principali contendenti sono almeno quattro (Bersani, Berlusconi, Grillo, Monti). E oltretutto ciascuno s’alleva in seno la vipera che gli morderà il capezzolo. Quanto ci metterà Casini (che ha strappato a Monti una dozzina di posti utili al Senato) a costituire un gruppo autonomo? Quanto reggerà l’asse tra Vendola e Bersani, tra Maroni e Berlusconi? E Grillo, saprà tenere unita la sua truppa in Parlamento? Insomma, troppi galli nel pollaio. E troppi sottogalli disegnati con la carta carbone: c’è una differenza fra i partiti di Vendola e di Ingroia, di La Russa e Storace? Sennonché non sono solo loro, ad avere la zucca confusa. Siamo confusi pure noi. Il vecchio ci fa venire l’orticaria, le novità suonano poco credibili (Monti) o incredibili (Grillo). È il rantolo della seconda Repubblica, che ci ha donato in sorte 15 anni di stagnazione, cinque di recessione. Sicché, alla fine della giostra, il fallimento dei due poli di lotta e di governo ha sbriciolato il bipolarismo.

Michele Ainis (uno dei più lucidi commentatori delle vicende politiche italiane, a parer mio)

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/tanto-tra-un-anno-si-rivota/2200483

 

Separatismi padano-tirolesi, demagogia senza sbocchi costruttivi, delega di ogni sovranità alle autorità internazionali, crisi sempre più profonda dell’economia senza alcuna prospettiva di rilancio finché la Merkel dice nein agli investimenti europei e il dogma dell’austerità continua a mietere vittime. L’Italia è a rischio (serio) di destabilizzazione. È la fase più delicata della sua storia repubblicana. La Grecia è messa molto peggio ma sta resistendo. Possiamo e dobbiamo farlo anche noi. Fino a quando? Circa un anno:

Francia

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-02-22/crisi-francese-allontana-ripresa-063902.shtml?uuid=Abbil3WH

Germania

http://vocidallagermania.blogspot.it/2013/02/chi-di-austerity-ferisce-di-austerity.html

Stati Uniti

http://www.repubblica.it/economia/2013/01/16/news/banca_mondiale-50643831/

Stati Uniti e Cina

http://www.repubblica.it/economia/2013/02/21/news/borsa_21_febbraio-53084568/

Non siamo più soli. Il neoliberismo sta azzannando anche i “potenti” e i “virtuosi”.

 

MOVIMENTO 5 STELLE

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“In parlamento pronti alla rivoluzione”

 “Arrendetevi! Siete circondati dal popolo italiano. Uscite con le mani alzate. Nessuno vi toccherà. Il vostro tempo è finito, non abusate della fortuna che vi ha assistito finora. Di voi, ormai, nelle piazze, tra la gente, si parla al passato, come di persone estinte. Quando apparite in televisione scatta l’insulto che equivale al vilipendio di cadavere. Quello che stupisce è la vostra folle ostinazione a non farvi da parte come se foste investiti da una missione divina. C’è in ciò qualcosa di patologico, che richiede l’intervento di uno psichiatra”.

“Siete terrorizzati, in preda di attacchi d’ansia al pensiero di perdere il potere, di qualcuno che potrà rovistare nei vostri cassetti, capire, scoprire, denunciare. Vi consiglio comunque uno, due, tre, cento passi indietro. Se anche vinceste queste elezioni avrete solo rimandato il cambiamento, durerete un anno, forse meno, ha senso? Fate una pubblica ammissione di colpa e chiedete agli italiani di perdonarvi. Arrendetevi. La vostra stessa presenza è diventata insopportabile. Il vostro tirarvi fuori da ogni responsabilità, lo scuotere le piume e minacciare come dei guappi, lo stalking a cui sottoponete gli italiani sono al di là di ogni sopportazione. Arrendetevi. Non potrete dire che non vi ho avvisato”.

Apriremo il Parlamento come una scatola di tonno”

“Siamo i pasdaran anti casta”

“Siamo i marziani a cinque stelle”

“So perfettamente che nei prossimi giorni ci sarà la fila di pennivendoli, di zoccoli dell’informazione, di specialisti della macchina della merda all’attacco del M5S. Lo so benissimo. Sono l’ultima barriera della Casta prima dell’urna. Ci vediamo in Parlamento e subito dopo in tribunale. Preparate il quinto dello stipendio se ne avete uno”.

“Come si comporterà concretamente? Cercherà anzitutto di non “contaminarsi”, tendendo a far gruppo come capitava alla prima Lega. La distinzione tra “noi” e “loro” è decisiva per il M5s: nel momento esatto in cui rischia di somigliare agli “altri”, la sua forza decade. Il mandato di milioni di elettori è chiaro: si vota M5s perché faccia pulizia, perché “mandi tutti a casa”; perché si concretizzi come virus benefico nel sistema infetto della politica”.

“i parlamentari dovranno rifiutare l’appellativo di ‘onorevole’ e optare per il termine ‘cittadina’ o ‘cittadino’”;

“Un po’ Don Chisciotte e un po’ Savonarola”

“È il mito dell’”uno conta uno”, della mamma casalinga che potrebbe divenire ministro dell’Economia: della “semplicità” da contrapporre alla “complessità”.

“la milizia inter-nauta dei marziani grillini continuerà a cortocircuitare la politica. Sperando di generare, attraverso choc sistematici, un effetto in qualche modo salvifico”.

“Il loro tempo è finito. Ci riprenderemo i nostri soldi”

“Niente onorevole, sarà Cittadino del MoVimento 5 Stelle, il leader sarà il MoVimento”.

“Voi dovete punire non solo i traditori, ma anche gli indifferenti; dovete punire chiunque sia apatico nella Repubblica e non faccia nulla per essa; giacché, dopo che il popolo ha manifestato la sua volontà, tutto ciò che si oppone ad essa si pone fuori del popolo sovrano, e tutto ciò che è fuori del popolo sovrano è nemico”.

Saint-Just, 10 ottobre 1793

Nessuno ha capito (neanche i grillini: chiedete e ve ne renderete conto) come i due sessantenni rivoluzionari Grillo e il guru capellone Casaleggio intendano rilanciare l’economia. Sono ben altri i loro interessi:

http://www.lastampa.it/2012/05/26/italia/politica/grillo-e-l-ombra-di-casaleggioil-guru-con-il-mito-di-re-artu-HTkcdZOw3zpCfJ13VuQXYL/pagina.html

Sono in guerra:

http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/siamo-in-guerra.php

Il MoVimento è contrario a qualunque infrastruttura strategica, è favorevole ad ulteriori tagli alla spesa pubblica, non si è espresso sugli eurobond (“mai finché sarò in vita” – Angela Merkel, giugno 2012), né sulla Tobin Tax. Non si sa neppure come intenda finanziare il reddito di cittadinanza (misura che condivido). Leggete le interviste ai candidati penta-stelle: sanno bene che le riforme che propongono costano e che a quei costi devono aggiungere l’abolizione dell’IMU, però rispondono che bisogna tagliare i costi della politica e dell’amministrazione pubblica e porre fine alle pensioni d’oro.

Ci saranno 100 parlamentari che non hanno la più pallida idea di quale sia la linea del movimento su tutte le questioni cruciali del presente e del futuro – si vedrà – o che voteranno indiscriminatamente contro le grandi opere (quelle che hanno salvato l’America dalla Depressione).

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http://www.polisblog.it/post/51397/elezioni-2013-beppe-grillo-e-i-20-punti-per-uscire-dal-buio

Proposte su come rilanciare l’economia e combattere il precariato? Nulla. Posizione del MoVimento sull’Unione Europea e l’eurozona? Vedremo. Democrazia interna? Grillo urla, dissidenti espulsi (specie se emiliani, che hanno una mortalità altissima). Democrazia esterna? Il popolo deve decidere con la democrazia diretta. Le banche? Si vedrà. Competenza degli eletti? Meglio dilettanti che professionisti della politica (= tempi lunghissimi in Parlamento).

Camaleonticamente, il M5S vuole essere qualunque cosa per chiunque, senza scontentare nessuno (un po’ come Obama).

Il vuoto con la fuffa vittimista intorno. Niente di pericoloso. Davvero. È la riedizione digitale del Fronte dell’Uomo Qualunque del commediografo e giornalista Guglielmo Giannini (Grillo è comico e giornalista), che si sciolse spontaneamente quando si avvicinò la prospettiva di dover governare e tutte le sue contraddizioni emersero virulentemente:

http://it.wikipedia.org/wiki/Fronte_dell%27Uomo_Qualunque

PD+ MONTI

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L’entità del crollo del Pil italiano è chiaramente il risultato delle politiche di austerità di Mario Monti, imposte su un’economia già in recessione quando entrò in carica

Wolfgang Munchau, Financial Times, 18 febbraio 2013

È la scelta più gradita all’establishment. L’Hindenburg italiano, Giorgio Napolitano (“il mio comunista preferito”, Henry Kissinger), non potrebbe desiderare di meglio.

L’austerità del nuovo Heinrich Brüning italiano con l’appoggio, come nella Germania di Weimar, dei “socialdemocratici”. L’altra volta non è finita troppo bene. Ha vinto un demagogo sfruttando il rancore popolare nei confronti degli affamatori. Il suo trionfo è costato la vita a quasi il 10% della popolazione tedesca. Ma qui siamo in Italia: ci sono cialtroni assortiti, un comico ed un Buffon che dichiara di essere “un sostenitore accanito di Monti”, per via di “valutazioni personali d’istinto”. Il giacobinismo neopuritano grillista non ha certo l’intransigenza e la radicalità dei rottamatori salvifici del passato.

Il PD, spostandosi sempre più al centro e continuando a perdere voti (ed iscritti) ad ogni tornata elettorale, sta riuscendo nella fantastica impresa di non vincere delle elezioni che aveva già in tasca. A porta vuota, Bersani spara in tribuna.

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La fraudolenta teologia economica anglo-tedesca accolta da Bersani e Monti:
1. Mantenere il tenore di vita dei cittadini tedeschi nel loro complesso in sostanziale e costante declino (i redditi medi reali sono scesi del 4,5% tra il 2000 ed il 2010, mentre l’economia è cresciuta);
2. Far crollare quello delle fasce povere (redditi reali per il 20% più povero in diminuzione del 16% tra il 2000 ed il 2010);
3. Far aumentare la disuguaglianza (record tedesco tra il 1990 ed il 2010, con un aumento di ben 4 punti nel coefficiente di Gini);
4. Avere un boom di precariato (mini-jobs) che offre pochi diritti, nessuna sicurezza e nessun potere contrattuale;
5. Avere un boom del numero di lavoratori la cui sopravvivenza, a causa dei loro bassi redditi, dipende dal welfare finanziato dai contribuenti;
6. Ridurre sensibilmente i consumi interni attraverso queste misure;
7. Aumentare le esportazioni attraverso le suddette misure (costo del lavoro in caduta in conseguenza del fatto i salari non hanno tenuto il passo con la produttività o l’inflazione);
8. Avere una moneta il cui valore non riflette la forza competitiva del paese (dal momento che è svalutata come risultato della depressione economica degli altri membri dell’unione);
9. Insistere sul dimagrimento dello stato, i tagli ai servizi pubblici ed al welfare, la privatizzazione e ‘liberalizzazione’ del mercato del lavoro in altri stati membri. Insistere su tutto questo a prescindere dalle circostanze in cui si trova ad operare il governo sotto pressione (che sia la Grecia in deficit disastroso o l’Irlanda che aveva un bilancio in attivo fino al collasso bancario: pari sono);
10. Cercate di bandire per sempre qualunque politica economica che non sia neoliberista, indipendentemente dalla volontà popolare o degli stessi governi e parlamenti, insistendo sulla verifica ed approvazione dei bilanci da parte delle autorità europee e sull’austerità,a prescindere dalle conseguenze per le popolazioni (es. disoccupazione giovanile sopra il 50%);

PDL+LEGA NORD

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http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/02/03/berlusconi-e-le-tasse/

http://www.aldogiannuli.it/2013/02/il-nodo-lombardo/

SEL+RIVOLUZIONE CIVILE

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In tutta Europa, e anche negli Stati Uniti per certi versi, la gente protesta contro le politiche di austerità, tenta di organizzarsi dal basso per rompere la gabbia dei sacrifici. In Italia, dove pure abbiamo una certa tradizione quanto a movimenti sociali, tantissime delle persone che potrebbero mobilitarsi si limitano ad aspettare il giorno delle elezioni, per poter sostituire quelli della “Casta” con altri eletti, che peraltro non si sa come vengano scelti e messi in lista. Come se questo davvero potesse cambiare la situazione.

Anche a questa contraddizione è legata l’urgenza di scrivere questo libro, che si rivolge a tutti quelli che orientano la loro rabbia verso obiettivi sbagliati e alla ricerca di soluzioni inesistenti. Grillo non è la risposta giusta perché risponde ad una domanda erronea in partenza. Grillo non risponde alla domanda “Come facciamo a costruire altre relazioni di potere e di produzione?”. Oppure, non si chiede: “Come si fa a ottenere una più equa distribuzione della ricchezza?”. La domanda alla quale risponde Grillo è “Come si fa ad andare nei palazzi del potere al posto di quelli là?”.

Giuliano Santoro (intervista)

http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=10421&cpage=1#comment-17232

Il primo supererà la soglia del 10% grazie al PD, il secondo supererà quella del 4%. Prima o poi formeranno un Syriza italiano, dato che i loro programmi sono pressoché indistinguibili. C’è bisogno di più sinistra contro il pensiero unico globale che ci vuole sempre più simili a Singapore

http://bultrini.blogautore.repubblica.it/category/singapore/

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/07/25/singapore-isola-senza-crisi-dei-pionieri-del.html

FARE PER FERMARE IL DECLINO

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http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/02/21/giannino-e-morto-viva-giannino/

Voci autorevoli che non la pensano come Bersani sulla guerra nel Mali

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8 indizi (per una volta debitamente riportati dalla stampa internazionale) che fanno supporre che la questione sia un po’ più complicata di come la descrive Pierluigi Bersani:
1. La base di droni americana che sarà costruita nel Niger, vicino al confine con il Mali;
2. I numerosi testimoni che hanno segnalato la presenza di un canadese e di due francesi alla testa della banda di jihadisti che ha sconfinato in Algeria per prendere degli ostaggi (Tigantourine);
3. La presenza sul terreno di forze speciali americane per operazioni clandestine qualche mese prima dell’intervento francese;
4. Il fatto che nell’area tra Mali e Niger vi siano alcune tra le più importanti riserve mondiali di uranio (terzo posto nel mondo), oltre a petrolio e gas;
5. I recenti accordi commerciali e di sfruttamento delle risorse siglati da Mali, Niger e Cina;
6. Il fatto che gli jihadisti siano finanziati quasi certamente dal Qatar e probabilmente anche dall’Arabia Saudita, entrambi alleati della NATO;
7. L’opposizione algerina alle politiche NATO nel Nord-Africa (ma potrebbero anche cambiare casacca);
8. Il coinvolgimento dei presunti fondamentalisti islamici nel narcotraffico e nel traffico d’armi e il loro precedente servizio reso alla coalizione anti-Gheddafi (= il fattore religioso è secondario ma ai governi occidentali fa comodo continuare a sfruttare l’infinita Guerra al Terrore);

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Senza alcun dibattito parlamentare, il governo inglese ha già deciso che invierà un corpo di spedizione nel Mali.
Solo due settimane fa Cameron l’aveva escluso categoricamente.
Giusto perché sia chiaro che la guerra è appena agli inizi.
Dovremo partecipare anche noi? Ce lo chiederà l’Europa? Qualche caduto italiano per poterci sedere al tavolo delle trattative e delle spartizioni?

Anche tralasciando la parte in cui Al-Qaeda viene creata a tavolino dagli americani (cf. Brzezinski) per combattere i russi in Afghanistan, la parte in cui l’amministrazione Bush ignora sistematicamente ogni avvertimento dell’intelligence statunitense pre-11 settembre 2001 e la parte in cui Al-Qaeda viene incolpata di tutto, dal riscaldamento globale, alle fantasmatiche armi di distruzione di massa irachene, al tasso di obesità americano, la Guerra al Terrore rimane una criminale bestialità.

Serve solo ad ingigantire lo status dei terroristi: “l’America contro i terroristi yemeniti”, “Israele contro Gaza”, “la Francia contro i terroristi maliani”, “gli Stati Uniti e la Francia contro i terroristi somali”: i terroristi si spostano, riaffiorano carsicamente in un altro paese, godono di un’aura di invincibilità e di persecuzione da parte dei poteri forti che li rende “cool” e l’immagine dell’occidente finisce per deteriorarsi fino a rassomigliare a quella del patetico Wile E. Coyote alle prese con l’imprendibile ed invincibile “struzzo” Beep Beep.

In questo modo gli jihadisti sono consacrati agli occhi di migliaia di giovani musulmani che vedono i droni e i missili occidentali che causano eccidi di civili e che decidono a loro discrezione quali siano i tiranni da abbattere e quali invece quelli da sostenere anche contro la volontà dei loro sudditi.

In particolare, nel Mali, l’intervento francese in appoggio al Sud del Mali servirà solo a rinsaldare un’alleanza tra tuareg e jihadisti che era in crisi e che ora troverà nuovo vigore, con migliaia di combattenti che conoscono molto bene la regione e le tecniche di guerriglia.

Invece di isolare i terroristi dalla popolazione, quest’ultima si rassegnerà all’idea che sono l’unica autorità che possa tenere insieme il nord del Mali e proteggerli dalla pulizia etnica dei maliani del sud.

Contemporaneamente, il Sud del Mali diventerà uno stato fantoccio della Francia, tenuto in vita a forza per evitare l’anarchia, non diversamente dal Vietnam del Sud degli anni Sessanta e Settanta. L’unico risultato sarà quello classico (es. Iraq, Libia, Siria, Somalia, Yemen, Afghanistan): frammentazione e partizione dello stato, islamizzazione e terrorismo.

Poiché queste cose ormai non possono non saperle, ne consegue che lo fanno apposta: ordo ab chao.

L’obiettivo primario è la destabilizzazione dell’Algeria

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/23/fallimento-in-siria-ci-si-gioca-lalgeria/

e il controllo del Niger

http://www.lettera43.it/cronaca/africa-occidentale-forse-una-base-per-droni-usa_4367581683.htm
il Mali consente di prendere due piccioni con una fava.

Non tengono però conto del fatto che il boccone è troppo grosso persino per la NATO – evidentemente danno per persa la Siria, ma poi dovranno spiegare la cosa a milioni di persone che per mesi hanno ascoltato una singola versione dei fatti (“mancano pochi giorni alla caduta di Assad”, “la popolazione siriana non lo tollera più”, ecc.). Hanno commesso un enorme errore strategico.

LE VOCI DEL DISSENSO

“Un intervento armato internazionale è destinato ad aumentare l’entità delle violazioni dei diritti umani a cui stiamo già assistendo in questo conflitto… All’inizio del conflitto, le forze di sicurezza del Mali hanno risposto alla rivolta bombardando civili tuareg, arrestando, torturando e uccidendo la gente tuareg apparentemente solo per motivi etnici. L’intervento militare rischia di innescare nuovi conflitti etnici in un paese già lacerato da attacchi contro i Tuareg e altre persone di pelle più chiara”.

http://www.amnesty.org/en/news/armed-intervention-mali-risks-worsening-crisis-2012-12-21

“Il Mali, un paese amico, crolla. Gli jihadisti avanzano verso sud, e c’è una certa urgenza.

Ma non facciamoci prendere dal riflesso condizionato della guerra per la guerra. Quest’unanimità per l’andare in guerra, questa evidente precipitazione, argomenti già sentiti sulla “guerra al terrore”, mi preoccupano. Questa non è la Francia. Dovremmo aver tratto delle lezioni dal decennio di guerre perse in Afghanistan, Iraq, Libia. Queste guerre non hanno mai costruito uno Stato forte e democratico. Al contrario, hanno rinfocolato il separatismo, il fallimento degli Stati, la ferrea legge delle milizie armate.

Non hanno permesso di sconfiggere i terroristi che sciamano nella regione. Al contrario, ne hanno legittimate di ancora più radicali.

Nessuna di queste guerre ha assicurato la pace in una data regione. Al contrario, l’intervento occidentale ha consentito a tutti di scaricare le proprie responsabilità.
Peggio ancora, queste guerre sono un ingranaggio. Ciascuna crea le precondizioni per la prossima. Sono le battaglie di una singola guerra che si sta espandendo dall’Iraq verso la Libia e la Siria, dalla Libia verso il Mali inondando il Sahara con il traffico di armi di contrabbando. Tutto questo deve finire.

Nel Mali, non esiste una sola premessa per un successo finale. Combatteremo al buio, privi di un obiettivo bellico. Arrestare la progressione jihadista verso sud, riconquistare il nord, sradicare le basi AQIM: ciascuna di queste è una guerra a parte.

Noi ci dovremo battere da soli, senza un solido partenariato maliano. La rimozione del presidente a marzo e del primo ministro a dicembre, il collasso di un esercito del Mali segnato dalle divisioni, il generale fallimento dello Stato, a cosa ci appoggeremo?

Combatteremo nel vuoto per mancanza di un forte sostegno regionale. La Comunità degli Stati dell’Africa Occidentale si muove al rallentatore e l’Algeria ha espresso la sua contrarietà.

Solo un processo politico è in grado di portare la pace nel Mali.

Ci vuole una dinamica nazionale per la ricostruzione dello stato del Mali. Puntiamo sull’unità nazionale, sulle pressioni sulla giunta militare, sul processo di garanzie democratiche e dello Stato di diritto attraverso politiche di cooperazione forti.

Occorre anche una dinamica regionale, coinvolgendo l’Algeria, che ha un ruolo centrale in quell’area, e la Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale, per promuovere un piano di stabilizzazione del Sahel.

Serve infine una dinamica politica per negoziare, isolando gli islamisti ed accordandosi con i tuareg su una soluzione ragionevole.

Come è possibile che il virus neoconservatore abbia potuto conquistare tutte le menti? No, la guerra non è la Francia. È tempo di porre fine ad un decennio di sconfitte. Dieci anni fa, in questi giorni, eravamo riuniti alle Nazioni Unite per intensificare la lotta contro il terrorismo. Due mesi dopo è iniziato l’intervento in Iraq. Da allora in poi non ho mai smesso di impegnarmi per risolvere le crisi politiche e per uscire dal circolo vizioso della forza. Oggi il nostro paese può fare da battistrada per abbandonare questo stallo bellico, se si inventa un nuovo modello di impegno, fondato sulle realtà della storia, sulle aspirazioni dei popoli e sul rispetto per la diversità. Questa è la responsabilità della Francia di fronte alla storia”.

Dominique de Villepin, ex primo ministro francese

http://www.lejdd.fr/International/Afrique/Actualite/Villepin-Non-la-guerre-ce-n-est-pas-la-France-585627

Autore del celebre ed “eroico” discorso contro la guerra in Iraq, che non gli è mai stato perdonato dai neocon

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/25/la-nostra-capacita-di-costruire-un-mondo-migliore-buon-natale/

“La questione della guerra è entrata prepotentemente dentro la campagna elettorale. Si è aperta un’interessante dialettica fra Sel e il Pd, quest’ultimo immediatamente pronto a sostenere Hollande e a rendersi disponibile per un’avventura italiana. In effetti che non si tratterà di una marcia trionfale se ne è accorto anche Il Sole 24 Ore che dedica al tema l’editoriale di oggi firmato da Vittorio Emanuele Parsi (docente alla Cattolica di Milano, se non ricordo male): “Le guerre inutili dell’Occidente“, un articolo e un titolo sorprendenti per il luogo dove sono collocati. Come giustamente scrive Parsi: “più diventavamo consapevoli della insufficiente efficacia dello strumento militare e più ci abbiamo fatto ricorso: in parte perchè le circostanze lo consentivano in virtù della nostra straordinaria superiorità logistica e tecnologica; in parte perchè non sapevamo che altro fare in assenza di un altrettanto rampante superiorità politica”. Eh già, proprio così: l’Europa come soggetto politico non esiste”.

Alfonso Gianni, 18 gennaio 2013

“Sono deluso dalle potenze occidentali. Adesso, ad esempio, c’è la Francia che si è impegnata in Mali. Vorrei chiedere: qual è lo scopo reale del coinvolgimento militare, adesso, della Francia? È ancora una ri-colonizzazione? … Quando vedo interventi di altri Paesi europei, quando si decide – ad esempio – che non si daranno più aiuti finanziari a questo Paese, non si concederà più questo o quell’intervento, io mi domando: è proprio per fare fronte a quella crisi, oppure per creare una situazione molto più difficile, di dipendenza sempre maggiore dall’Europa?”

Charles Palmer-Buckle, arcivescovo di Accra, capitale del Ghana

http://vaticaninsider.lastampa.it/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/mali-mali-mali-21477/

“L’intervento francese sa molto di un’ennesima ingerenza di tipo neo-colonialista. Personalmente non lo vedo molto di buon occhio. E penso che non riusciranno a sconfiggere i terroristi.  Forse, però, anche noi, come Chiesa del Mali, avremmo dovuto fare molto di più in questi anni per mettere in guardia le autorità, far pressione sulle forze più moderate, denunciare le violazioni dei diritti umani e i molti traffici di cui tutti sapevano, ma pochi parlavano”.

padre Alberto Rovelli, per vent’anni missionario dei Padri Bianchi in Mali

http://vaticaninsider.lastampa.it/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/mali-mali-mali-21477/

“Quando si entra in un conflitto, si accendono dei fuochi che poi non si possono spegnere. E se la cura fosse peggiore del male? Il Burkina Faso e l’Algeria sono particolarmente restii all’idea di un intervento militare e sono due paesi estremamente importanti in quell’area. Senza un loro coinvolgimento le difficoltà si moltiplicheranno. Non sarà un intervento militare a risolvere la questione dell’unità del Mali, soprattutto quando si vede che il Mali è uno stato al collasso. Prendere il controllo del Nord senza che vi sia alcun fattore di disciplinamento equivale a fondare l’intera impresa sul vuoto”.

Rony Brauman, già presidente di Medici Senza Frontiere – Francia, attuale direttore di ricerca presso la Fondazione Medici Senza Frontiere

http://www.journaldumali.com/article.php?aid=5513

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In Mali per ragioni umanitarie

“È la Françafrique, termine divenuto peggiorativo per la penna di François-Xavier Verschave, che la denunciò nel 1998 come organizzazione criminale segreta incistata nelle alte sfere della politica e dell’economia transalpina. Basata sulla corruzione, sui rapporti personali con questo o quel dittatore/padrone (franco)africano, sugli interessi dei “campioni nazionali” dell’industria transalpina, specie nel settore energetico e minerario. Una macchina da soldi, infatti ribattezzata France-à-fric da giornalisti malevoli.

Sarkozy prima e Hollande poi hanno preso le distanze dalla Françafrique, ma chiunque voglia vederle ne trova ancora forti tracce nei territori africani già inglobati nell’impero tricolore. Vi restano anzitutto i privilegi della grande industria, che incarna interessi strategici irrinunciabili (per esempio, lo sfruttamento dell’uranio nigerino da parte di Areva, vitale per la produzione energetica nazionale).

Parigi non rinuncia al ruolo di gendarme nella “sua” Africa – anche oltre, come dimostra il caso libico. Nel Continente nero restano schierati in permanenza circa 7.500 soldati francesi. Nel solo teatro maliano, il ministero della Difesa prevede di impegnarne a breve 2.500, e forse non basteranno per evitare l’insabbiamento della missione antiterrorismo. Certo, l’epoca dell’“unilateralismo” è passata, oggi Parigi cerca (e talvolta non trova) il sostegno degli alleati occidentali e dei paesi africani più vicini alle zone di crisi.

Più che una scelta, il “multilateralismo” – ossia l’impiego di risorse altrui per fini propri, o almeno il tentativo di farlo – è una necessità. Alla fine, quel che conta è proteggere il rango dell’Esagono nel mondo, la grandezza della Francia. Anche per questo, nelle carte mentali dei decisori francesi la memoria dell’ex (?) impero campeggia vivissima”.

Lucio Caracciolo

http://temi.repubblica.it/limes/quel-che-resta-del-colonialismo/41614

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“Mali, la guerra per l’uranio. Nell’area vi sono le più importanti riserve mondiali di uranio, oltre a petrolio e gas”.

http://www.peacelink.it/conflitti/a/37528.html

“I movimenti tuareg laici e progressisti sono stati marginalizzati, in particolare a causa dell’ascesa del gruppo salafita Ansar Dine. Potente e abbondantemente armato, quest’ultimo si è alleato con il gruppo islamico di Al Qaida nel Magreb (Aqmi), presentando un rischio sempre più evidente per le attività francesi di estrazione dell’uranio nel Nord del Niger. La Francia ha sostenuto con grande costanza i governi corrotti che si sono succeduti in Mali, portando a un indebolimento dello stato. È probabilmente questo crollo che ha condotto i gruppi islamisti a incalzare e ad avanzare verso Bamako.

Similmente, la Francia ha mantenuto da 40 anni il potere in Niger, in uno stato debole e dipendente dall’antica potenza coloniale e dalla sua compagnia di estrazione dell’uranio, la Cogéma, ora Areva. Mentre i dirigenti nigerini cercano di controllare in qualche modo ciò che Areva fa, la Francia riprende il controllo con il suo intervento militare.

I recenti movimenti di gruppi islamisti non hanno fatto altro che precipitare l’intervento militare francese che era in corso di preparazione. Si tratta indubbiamente di un colpo di forza neo-coloniale, anche se le forme sono state rispettate con un opportuno appello di aiuto del Presidente ad interim del Mali, la cui legittimità è nulla visto che lui è in funzione in seguito al colpo di stato che ha avuto luogo il 22 marzo 2012″.

http://www.peacelink.it/conflitti/a/37532.html

“Per il momento, non vogliono testimoni nè giornalisti pullulando nella zona del conflitto. Non vi chiedete per caso perchè non avete ancora visto nessuna immagine di quello che sta succedendo sul terreno? Dove sono le vittime? I feriti? Gli edifici bombardati? Le truppe in combattimento?

Le ragioni possono essere molteplici e sicuramente si può pensare che si stia cercando di evitare che si producano nuovi sequestri o di garantire la nostra sicurezza. Ma il risultato è solo uno: si sta occultando la possibilità di informare, e pertanto, si sta attaccando la libertà di stampa, e la verità. Ricordo una frase che ho imparato all’università (credo che non sia stato al bar, ma non ne sono sicuro), e diceva che “nelle guerre la prima vittima è la verità”. E in questa, come in altre, si corre lo stesso rischio se non arrivano presto i giornalisti al fronte.

E se il problema è la nostra sicurezza, solo aggiungo che ognuno dei giornalisti presenti in Mali è cosciente dei pericoli che può o che vuole assumere, e ognuno arriverà fino a dove gli sembri ragionevole nel suo desiderio di informare nella maniera più veridica e adeguata. Quello che voglio dire è che siamo persone adulte. Quello che voglio dire è che non mi piace che mi si limiti nel mio dovere di informare. E che i miei rischi sono miei, e solo miei. Non so come voi la vedete”.

http://www.peacelink.it/conflitti/a/37538.html

Bersani e gli F-35

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Bisogna assolutamente rivedere e limitare le spese militari degli F35 perché le nostre priorità sono altre. Alla luce della crisi, questa è una spesa che va rivista. Le nostre priorità non sono i caccia ma il lavoro.

Pier Luigi Bersani, intervista al Tg2

Le immagini parodistiche, per quanto divertenti e sollazzanti, sono ingannevoli. Il senso del suo discorso è: compreremo meno F-35, ma li compreremo. Lo ha capito anche Alenia Aermacchi, che si oppone al “ridimensionamento del programma”, non alla sua soppressione. Come reagirà l’opinione pubblica quando scoprirà che Bersani non ha mai rifiutato l’acquisto?

“Una cosa è certa. L’11 dicembre 2012 il Pd non s’è opposto alla Riforma della Difesa voluta ostinatamente dal ministro Di Paola, acquisto degli F-35 incluso. La Camera ha definitivamente approvato la legge con 294 sì, 53 astenuti e solo 25 no. Il Pd si è espresso a favore. Tra le poche voci apertamente dissenzienti, quella del deputato Andrea Sarubbi: «Si liberano soldi per l’acquisto dei cacciabombardieri e di altri 70 programmi d’armamento, in un momento in cui si chiedono alle famiglie sacrifici. Tra le guerre ad alta densità inseguite dall’ammiraglio Di Paola e gli interventi di polizia internazionale iscritti nella carta dell’Onu c’è una gran differenza. Per questi motivi, annuncio il mio voto di astensione, in dissenso dal mio gruppo parlamentare»”.
http://www.famigliacristiana.it/volontariato/organizzazioni/articolo/f-35-bersani-meglio-tardi-che-mai.aspx

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“Berlusconi ha chiesto una verifica ai collaboratori. E forse oggi non firmerebbe quell’accordo: “Sono sempre stato contrario all’F35 e alle portaerei”.

Bersani dice che occorre rivedere la spesa per i caccia F35, ora la priorità è il lavoro. Ma comunque non possiamo rinunciare ai caccia: forse, e dico forse, ne compreremo di meno.

Monti scarica le colpe sui governi precedenti. Da D’Alema a Berlusconi. E in ogni caso, sul progetto F35, non si torna indietro. Ci sono gli accordi.
Grillo e Ingroia, infine, sono contrari sia all’accordo che alla spesa: in Parlamento voteranno contro.

[...].

L’F-35 è il peggior aereo che abbiamo mai costruito”. La sentenza lapidaria è di uno che di aerei da combattimento se ne intende: Pierre Sprey, il padre dell’americano F-16, uno dei jet più riusciti e usati. Sprey è stato intervistato da Riccardo Iacona e la sua testimonianza sarà trasmessa questa sera su Rai3 nel programma Presadiretta dedicato agli F-35, i jet che l’Italia vorrebbe comprare dalla Lockheed Martin spendendo la bellezza di 13 miliardi di euro e mettendo in conto di spenderne più del doppio e forse il triplo nell’arco di un ventennio, dal momento che quei jet sono dei succhia soldi per la manutenzione e la gestione. Assieme al progettista Sprey sono stati sentiti da Iacona altri personaggi autorevoli: Walter Pincus, giornalista del Washington Post, premio Pulitzer per gli articoli scritti sui temi della difesa e il primo ad indagare negli Usa sull’affare del cacciabombardiere F-35. E Winslow Wheeler, consigliere per la sicurezza di senatori americani sia democratici sia re-pubblicani, compreso John Mc-Cain, pilota in Vietnam e nel 2008 candidato alla presidenza contro Barack Obama. Dalle tre testimonianze emerge un giudizio unanime e duro: quell’aereo è un affarone per chi vende, cioè la Lockheed. Ma è un bidone per chi compra, Stati Uniti e Italia compresa, perché è nato storto e sta procedendo di male in peggio. Se l’Italia lo acquistasse farebbe un errore grave.

LE VALUTAZIONI raccolte da Iacona sono così crude da sorprendere lo stesso giornalista che con Il Fatto confronta l’approccio aperto e senza reticenze alla questione F-35 negli Stati Uniti con quello italiano. Qui domina l’autoreferenzialità dei vertici militari, la scarsità di informazioni alla stampa e la debolezza della politica, succube della logica distorta del fatto compiuto. Il capo del governo, Mario Monti, mentre tagliava a destra e manca non ha mosso un muscolo di fronte alla spesa stratosferica per gli F-35; il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, dice che bisogna rivedere il programma, ma “solo un po’” e Silvio Berlusconi, dopo aver spalancato le porte agli F-35, fiutato il vento ora rivela che “in cuor suo” era contrario (ieri Monti ha ricordato che l’Italia ha aderito al programma con il governo D’Alema e poi con Berlusconi).
Le interviste dei tre esperti americani affiancano il dossier ufficiale e altrettanto clamoroso del Dipartimento della Difesa (Pentagono).
Anche i tecnici del governo Usa hanno elencato i difetti del cacciabombardiere, a cominciare dal rischio che possa esplodere in volo se colpito da un fulmine, circostanza per niente remota per un aereo. Tempo fa il senatore McCain aveva definito l’F-35 “uno scandalo e una tragedia”, ora il suo consigliere accusa: “L’F-35 ha problemi tecnici che non si possono risolvere perché è un progetto sbagliato. Questo aereo non è buono per nessuna delle sue funzioni. In compenso costa una fortuna”. All’inizio la Lockheed aveva detto sarebbe costato solo 45 milioni di dollari ciascuno e siamo già a 200 milioni di dollari. “Se l’Italia lo comprasse adesso, la versione più semplice vi costerebbe questa cifra, quella a decollo verticale 20 o 30 milioni in più. E quando li avrete comprati non avrete finito di spendere perché questi aerei hanno un costo operativo pazzesco”. Secondo Wheeler la tecnica della Lockheed per piazzare gli F-35 è semplice e astuta: “Ha cominciato a produrre gli aerei prima di terminare i test… ti prendono all’amo prima ancora di dirti cosa stai comprando”.
IL GIORNALISTA Pincus si pone retoricamente la domanda: “A cosa serve l’F-35, cosa ce ne facciamo? ”. E la risposta è: “Non c’è nessuno, Cina, Russia, nessun paese che possieda un’arma minimamente comparabile con questo aereo, che ci possa minacciare”. Quindi non è indispensabile acquistarlo e se non lo è per gli Usa figuriamoci per l’Italia. Alla domanda quanto costa, anche Pincus non può fare a meno di arrendersi all’indeterminatezza che circola in tutto il mondo: “400 miliardi di dollari in 20 anni per 2000 esemplari, ma è una previsione ottimistica. Quanto costerà ogni F-35 non lo sa nessuno”. Il progettista Sprey spiega in dettaglio come nella versione per portaerei il gancio per l’atterraggio sia disegnato male e passi sopra il cavo di acciaio per la frenata o rischi di tranciarlo. Sarcastica la considerazione: “Stiamo parlando di uno degli aerei più sofisticati al mondo e non riusciamo a disegnare bene un gancio? ”. Secondo Sprey l’F-35 “balla molto per la pessima aerodinamica” e inoltre “ha restrizioni sulla velocità perché altrimenti si brucia la coda” e poi “l’impianto elettrico è pericoloso” e dal momento che “il carburante sta tutto intorno al motore… e in guerra è importante evitare che l’aereo possa esplodere solo perché da terra ti colpiscono con un kalashnikov… questo è l’aereo più infiammabile che abbiamo mai costruito”. Infine il “software è un disastro” e se “il visore del casco non funziona non puoi controllare l’aereo, perché non ci sono sistemi di navigazione nel cockpit”.”
Fatto Quotidiano

http://triskel182.wordpress.com/2013/02/04/presadiretta-del-03022013-spese-militari-la-puntata/#more-41422

Il Pentagono e la Marina degli Stati Uniti hanno bloccato le missioni degli F-35, dopo un incidente al sistema di scarico che si è verificato durante un volo di addestramento a Eglin Air Force Base in Florida. L’incidente è avvenuto pochi giorni dopo la pubblicazione di un rapporto del Pentagono che elenca una serie di vecchi problemi a cui non è stato ancora possibile porre rimedio e di nuovi problemi che non erano stati previsti (alcuni strutturali) e sottolinea come il programma da 396 miliardi dollari sia ancora ben lontano dal produrre risultati soddisfacenti.

Il Pentagono pensava di acquistare quasi 2500 velivoli, ma limiti di budget ridurranno questo numero. [Dunque il Pentagono fa lo stesso discorso di Bersani: li compreremo ugualmente, pur comprandone meno]

http://news.yahoo.com/pentagon-grounds-marine-corps-version-f-35-fighter-200530351–finance.html

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/21/caccia-f35-puo-esplodere-se-colpito-da-fulmine-e-pentagono-blocca-voli/476180/

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Rimangono ancora problemi per il casco del pilota, per lo sviluppo di software, integrazione delle armi e serbatoio del carburante. E proprio i problemi al serbatoio lo renderebbero a rischio di esplodere, qualora venisse colpito da un fulmine. Inoltre, sempre secondo lo stesso rapporto, i tentativi di alleggerirlo “hanno reso il velivolo più vulnerabile del 25 per cento”.

http://www.analisidifesa.it/2013/01/il-fulmine-ha-paura-dei-fulmini/

L’F-35…è stato «catturato» da un team di hacker della Marina militare degli Stati Uniti, dopo che il Pentagono aveva cominciato a sospettare che il “gioiello” della Lockheed Martin fosse vulnerabile alle incursioni informatiche.

http://www.lettera43.it/economia/macro/f-35-hackerati-dalla-marina-usa_4367573201.htm

Inoltre, ci sono anche dei dubbi sul fatto che l’avanzata elettronica dell’aereo sia oggetto di spionaggio. La britannica Bae, infatti, a marzo 2012 è stata attaccata da hacker cinesi che hanno rubato informazioni sulla progettazione dell’aereo, causando la riprogettazione di alcune componenti elettroniche.

http://www.tgcom24.mediaset.it/politica/articoli/1078417/f-35-che-cose-laereo-piu-costoso-di-sempre.shtml

Il costo di ogni singolo velivolo “nudo” (cioè esclusi ricambi ed armamenti)  è valutato oggi 88 milioni di dollari contro i 65 previsti inizialmente ma nuovi rincari sono in arrivo considerati i ritardi del programma e i tagli agli ordinativi annuali anche da parte del Pentagono che stanno facendo lievitare ulteriormente i costi. Secondo le tabelle di previsione del Pentagono i jet della versione A costeranno infatti 90 milioni di dollari ma solo nel 2017 mentre quelli prodotti nei prossimi tre anni avranno un costo progressivamente in calo da 127 a 95 milioni di dollari.  Abissale inoltre la differenza tra i costi di manutenzione della flotta di F-35 annunciati dal governo (8,9 miliardi)  e rilevati da KPMG (15,2) che ha valutato costi operativi  in 19 miliardi contro i 9 stimati dal ministero della Difesa.  […]. Il Programma F-35, ribattezzato “l’aereo da un trilione di dollari” dal Wall Street Journal, prevede 2.443 velivoli per Usaf, Marines e Us Navy e almeno altri 700 per gli alleati ma i tagli al Pentagono e soprattutto il ripensamento del Canada potrebbero influire sul futuro del velivolo determinando un ”effetto domino” su altri Paesi che hanno mostrato perplessità nei confronti dell’F-35, soprattutto sul fronte dei costi in crescita costante, come Australia e Olanda mentre la Gran Bretagna prende tempo e ha annunciato che non effettuerà ordini fino al 2015.

http://www.analisidifesa.it/2012/12/il-canada-rinuncia-ai-cacciabombardieri-f-35/

Il Canada rinuncia agli F-35

A Israele li regalano. Arabia Saudita, Canada, Australia e Paesi Bassi li rifiutano. Il Regno Unito Prende tempo.

http://www.investireoggi.it/finanza/f35-un-progetto-fallimentare-e-pieno-di-problemi/

Al progetto di sviluppo hanno collaborato anche gli Australiani ed ecco cosa hanno concluso a febbraio 2012 (commissione parlamentare):
“There has been a lot of effort in pulling together this great collaborative goodwill and industry network. The only trouble is that we are building the wrong aircraft” (stiamo costruendo l’aereo sbagliato).

La simulazione australiana conferma il terribile scenario della RAND Corporation di qualche anno fa. Contro gli aerei cinesi, solo 30 F35 tornerebbero alla base, su 240 inviati. Ecco un significativo scambio di battute in commissione:

Mr O’DOWD: Do I get this right: Russia and China have already got a better aircraft than the F35? (Russi e Cinesi hanno già aerei migliori dei nostri?)

Mr Goon : Yes. (sì)

Mr O’DOWD: We have got 14 F35s on order, have we? (abbiamo ordinato 14 F35?)

Mr Goon : Two. (2)

Mr O’DOWD: Two, 12 or 14, whatever it is. Where do we go from here? I hear what you are saying, but do we stop, progress or change our path? (che si fa? andiamo avanti o torniamo indietro?)

Mr Goon : I see there are great opportunities for Australia—I honestly do. I see sitting down with our American colleagues and together saying, ‘Hey, we have got a problem!” (c’è una grande opportunità: sederci al tavolo con i colleghi americani ed ammettere che abbiamo un problema)

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/11/f35-la-prova-che-noi-siamo-una-colonia-e-arabia-saudita-canada-ed-australia-no/

Monte dei Paschi di Siena e PD: un crollo annunciato

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Oggi su Repubblica, nel tentativo di difendere gli amati “progressisti” Scalfari sostiene che la vicenda Monte dei Paschi e’ solo panna montata. Il sistema sarebbe sano. Non si tratterebbe di limitare l’uso dei derivati, di separare lo ruolo del rischio dal risparmio, di proteggere la funzione pubblica delle Fondazioni, ossia di intervenire con riforme sistemiche. No basta fare fuori i mascalzoni che erano al vertice. In sostanza Scalfari si comporta come Craxi all’inizio di Tangentopoli: “Chiesa? Un mariuolo!”. Il fondatore di Repubblica non si accorge che “Bancopoli” e’ iniziata da tempo e Bersani invece di “sbranare” i suoi “avversari” fino a ieri sostenuti nel governo, farebbe bene a riflettere sui guasti del sistema. Altrimenti gli succede il contrario. Ovvero: da “abbiamo una Banca!” (Fassino) al melanconico “avevamo una Banca”.
Alfonso Gianni, 27 gennaio 2013

“Non c’è nessuna responsabilità del Pd, per amor di Dio: il Pd fa il Pd, le banche fanno le banche”.

Pier Luigi Bersani, 23 gennaio 2013

“Il Pd non si è mai occupato del Monte dei Paschi. Il sindaco non è il Pd, è eletto dal popolo, è un’istituzione, non c’è nulla di scandaloso e strabiliante”.

Massimo D’Alema, 24 gennaio 2013

Passare alla storia come il premier del governo dei banchieri non sarà certo piacevole, ma se il sistema creditizio italiano oltre a divenire ostaggio di una finanza opaca e massonica, oltre ad aver succhiato immense risorse dalle tasche degli italiani, oltre ad aver maltrattato imprese e clienti oggi si mostra come un verminaio di interessi inconfessabili di chi è la colpa? Solo di quel Giuseppe Mussari che il Pd non può aver licenziato se prima non lo avesse arruolato? E la lobby dei banchieri che lo ha voluto al vertice dell’Abi? E la Banca d’Italia che non si era accorta di nulla? E intanto il ministro dell’Economia Grilli di cosa si occupava, del suo bell’appartamento ai Parioli? Pagheranno sempre e solo i risparmiatori? Tra un mese si vota e sarà l’occasione più propizia che gli italiani avranno per regolare i conti con chi li ha truffati. Altro che fantasie elettorali, presidente Monti, queste sono solide realtà.

Antonio Padellaro, Il voto e il monte, Il Fatto Quotidiano, 25 gennaio 2013.

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Giuseppe Mussari, ex presidente del Monte dei Paschi di Siena e presidente dell’Associazione Bancaria Italiana fino al 22 gennaio, ed Ernesto Rabizzi (75.000€), Vice Presidente del Monte Paschi di Siena (Mps).

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“Non so se Bersani dovrà chiedere l’aiuto alle forze di centro per poter governare. Ma penso che lo farà. Immagino che ci sarà un governo piuttosto ampio di forze che lo sostengono”.

Alessandro Profumo, presidente di Mps, 22 gennaio 2013

http://www.firstonline.info/a/2013/01/22/profumo-mps-bersani-governera-con-monti-e-sul-caso/c5c9cc18-9876-40d8-b128-b4c8bee8d501

Sebbene gli onorevoli democratici scartino l’idea di Profumo come candidato a palazzo Chigi, non negano che un futuro nel Pd per lui ci possa comunque essere. Magari, come ministro, sempre che si vincano le elezioni. Un avvicinamento, quello di Profumo al partito democratico, che non sarebbe poi così strano, scrive l’agenzia di stampa Dire. Nel 2007 l’ex ad di UniCredit era in fila ai gazebo per votare alle primarie che incoronarono Veltroni. Era lì per sostenere la moglie, Sabina Ratti, candidata come capolista nella lista di Rosy Bindi e poi eletta nell’assemblea costituente. Il capogruppo Pd in commissione Bilancio, Pier Paolo Baretta, dice che sarà difficile vederlo in politica, però «se è libero, un ministero per lui si trova».

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-09-21/gioco-preferito-palazzo-sara-181702.shtml?uuid=AYIWTASC

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Non ci sono solo i 98 mila euro donati dalla famiglia Riva (Ilva) a Pier Luigi Bersani. A sfogliare i libroni dei contributi registrati alla Camera dei deputati, si scopre che la sinistra italiana, negli ultimi dieci anni, spesso non ha guardato troppo per il sottile di fronte a un generoso imprenditore. Per restare in tema di acciaierie, Enrico Letta ha incassato 40 mila euro nel 2008, proprio come Bersani, dall’associazione padronale di categoria, quella Federacciai che vanta come vicepresidente Nicola Riva, ora indagato a Taranto per inquinamento. Letta è uno dei politici di sinistra più graditi agli imprenditori. […]. Impressionante anche l’elenco delle donazioni dei manager del Monte dei Paschi ai Ds di Siena. Ci sono molti nomi del presente e del passato del gruppo bancario nell’elenco degli ultimi dieci anni di contributi ai Ds locali: da Marco Spinelli a Moreno Periccioli dal compianto Stefano Bellaveglia ad Antonio Sclavi. In testa ai manager-finanziatori ovviamente c’è l’ex presidente Giuseppe Mussari. L’attuale presidente dell’Abi ha donato, negli ultimi dieci anni, 673 mila euro ai Ds senesi. Dei quali 100 mila nel 2010 e 99 mila euro nel 2011. Mentre il vicepresidente della banca, Ernesto Rabizzi, ha donato 125 mila euro nell’ultimo biennio. Nonostante i conti disastrosi della banca abbiano imposto al governo Monti di iniettare 4 miliardi di euro pubblici nell’istituto, i due manager e il loro partito non ne hanno risentito. Mussari è tuttora presidente dell’Abi e nel 2011 ha guadagnato ben 712 mila euro, mentre Rabizzi si è accontentato di 412mila euro”. (Marco Lillo e Valeria Pacelli,  il Fatto Quotidiano, 1 dicembre 2012)

http://shop.ilfattoquotidiano.it/2012/12/01/soldi-dalle-aziende-a-dalema-letta-vendola-e-gli-altri/

“Generoso si rivela pure Giuseppe Mussari, presidente del Monte Paschi di Siena, diessino di lungo corso e finanziatore dei Ds cittadini con 160 mila euro”.

13 marzo 2008

http://www.senzasoste.it/index2.php?option=com_content&do_pdf=1&id=3764

“Prende le distanze anche il Pd, nonostante il ruolo degli enti locali toscani nella nomina dei vertici della Fondazione Mps e lo storico supporto a Mussari da parte di pietre miliari del partito come Giuliano Amato e Franco Bassanini, per quanto riguarda Roma, mentre a Siena l’ascesa dell’avvocato calabrese fin dall’inizio è stata sostenuta dall’ex responsabile locale del Pd, Franco Ceccuzzi, già sindaco della città fino al commissariamento e attuale candidato per riprendersi la poltrona”.

23 gennaio 2013

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/23/mps-sospesa-in-borsa-per-eccesso-di-ribasso-9-dopo-scandalo-derivati/477748/

Rossa da sempre, ma con un potere multicolore forte e compatto intorno alla banca, in un compromesso storico di ferro. Pci, Pds, Ds, i democratici governavano comunque si chiamassero, ma facendo tutti felici nel codice che funzionava garantendo la “centralità millenaria” della banca. A Rocca Salimbeni sono tutti rappresentati: partiti, chiesa, Opus Dei, massoneria, che a Siena è il partito della della borghesia, come diceva Benedetto Croce, e anche del ceto medio impiegatizio e commerciale, secondo Antonio Gramsci. Mancano soltanto i gay, che infatti, più di una volta hanno protestato: perché la Curia ha un posto in Fondazione e noi no? E tutti hanno il loro bel tornaconto. Se, per dire, il plenipotenziario berlusconiano Denis Verdini ha bisogno di qualche milione per far fronte alla bancarotta della sua ex banchetta personale e per le costose abitudini della sua famiglia, il Monte sovviene discreto e generoso. Per non dire dei 200 milioni o giù di lì, raccolti in tutta Italia, ma distribuiti dalla Fondazione a pioggia intorno a Piazza del Campo per garantire il benessere dei 55 mila abitanti.

Alberto Statera (Repubblica)

http://www.giornalettismo.com/archives/728471/il-monte-dei-paschi-di-siena-e-le-colpe-di-bersani/

“Eccoci quindi ad uno storico potere italiano, nel ramo bancario, nel quale il radicamento Pd può vantare una lunga storia. Ci riferiamo al Monte dei Paschi che è controllato direttamente dal Pd senese quindi su una base territoriale con rilievo nazionale. Ora non ha importanza descrivere qui la guerra tra bande che si è aperta nel Pd a Siena con la crisi di Mps, una guerra che nessuno in Toscana riesce a spegnere tale è l’autonomia del partito democratico senese dal resto della regione. Bisogna soprattutto brevemente raccontare come l’Mps, grazie alla acquisizione sbagliata di Antonveneta e ad una lunga serie di operazioni speculative andate a male, da almeno un lustro si trova in cattive acque. Tanto che, nell’autunno del 2012, il governo Monti decreta, su un testo approvato da un relatore Pd ed uno Pdl, un aiuto alla banca senese pari a 3,9 miliardi di euro. Aiuto poi messo in discussione dal Bce ma superiore, dal punto di vista finanziario, ai “risparmi” che la riforma Fornero ha prodotto con i tagli alle pensioni…Aiuto che è servito, tra l’altro, ad evitare che la banca fosse commissariata dallo stato, disintegrando il residuo potere piddino senese e nazionale nei corridoi di Mps…Pochissimi giorni fa, con delle prove fornite dal Fatto Quotidiano, esce la prova inoppugnabile che Mussari, allora presidente di Mps e fino a poche ore fa presidente dell’associazione delle banche italiane (praticamente un ministro), aveva fatto una pesante operazione di cosmesi finanziaria con il bilancio 2009 del Monte dei Paschi. In poche parole aveva acquisito come abomba adttivo una serie di pericolosi derivati, contratti con una banca giapponese, che altro non erano che letali bombe ad orologeria nei bilanci della banca senese. E bravi Monti e il Pd, con il concorso del Pdl, che hanno decretato aiuti, e di quali proporzioni, ad una banca che è piena di vere e proprie bombe ad orologeria finanziarie. Tutto questo per sottrarre la banca ad un vero controllo pubblico…Tutto questo, naturalmente, senza che Mps abbia minimamente migliorato la propria offerta finanziaria a imprese, famiglie, singoli, coppie in cerca di mutuo. Si è presa una parte notevole di denaro pubblico per farla sparire nel niente di una voragine di bilancio.

A questo punto chiedersi cosa sia veramente il Pd non fa certamente male. Al di là delle operazioni di creazione di simulacro per attirare elettori resta la sostanza materiale di un potere profondamente immobiliare (Ipercoop non è solo grande distribuzione), legato alle grandi opere (le cooperative edilizie) e speculativo-finanziario (Unipol e Mps). Si tratta di tipici poteri del liberismo odierno nazionale, quello legato al circuito mattone-moneta”.

http://www.senzasoste.it/nazionale/mps-la-banca-del-pd-che-nel-2012-e-costata-3-9-miliardi-agli-italiani-pi-dei-tagli-della-riforma-fornero

“…feudi del Pci-Ds-Pd che nominano 13 consiglieri su 16 in fondazione. Erano loro a decidere, fomentati dagli elettori-cittadini che, quando non lavorano in banca, ne sono clienti o beneficiari come sponsorizzazioni, iniziative, erogazioni. Un circolo chiuso, tutti alla greppia e nessun controllo autonomo”.

Andrea Greco, La Repubblica, 19 ottobre 2012

“Il Monte dei Paschi di Siena manovra oltre il 30% dell’economia Toscana”.

http://altracitta.org/2012/05/14/gli-affari-del-pd-intorno-al-monte-dei-paschi-di-siena/

 “Pierluigi Bersani respinge ogni accusa di un ruolo del PD nella vicenda: “Nessuna responsabilità, per l’amor di Dio. Il PD fa il PD e le banche fanno le banche”. Certo, dopo la scalata tentata da Unipol allo stesso Monte dei Paschi (“Abbiamo una banca?” si domandava in una famosa intercettazione Piero Fassino) le insinuazioni a danno del PD non erano certamente evitabili”.

http://www.mondoinformazione.com/notizie-italia/monte-dei-paschi-di-siena-il-crack-che-fa-tremare-la-politica/81401/

“Mussari è stato probabilmente uno dei principali finanziatori privati del Pds-Ds-Pd di Siena. Secondo i dati ufficiali della Camera dei Deputati, dal 27 febbraio del 2002, data del suo primo assegno al partito, fino al 6 febbraio dello scorso anno, Mussari ha versato a titolo personale nelle casse del movimento ben 683.500 euro. Finanziamenti ovviamente leciti e tutti dichiarati. Ma che danno comunque il senso della stretta vicinanza tra il manager e il partito”.

http://www.huffingtonpost.it/2013/01/23/mps-finanziamenti-leciti-giuseppe-mussari-ds-pd-di-siena_n_2533052.html?utm_hp_ref=italy

“Dai primi anni Novanta, la “privatizzazione” ha eliminato dall’ordinamento italiano il principio della pubblica utilità del credito, per cui le banche vengono destinate unicamente a fare profitto. I partiti sono tuttavia riusciti a mantenere il controllo sui capitali delle ex banche pubbliche, scorporando da esse le Fondazioni bancarie.

Così iniziava in Italia il ventennio del trionfo dell’economia del debito, capace di generare nel mondo “derivati” per un valore oltre dodici volte superiore a quello del lavoro annuo di tutta l’umanità. Le Fondazioni, e non solo le banche, hanno partecipato alla speculazione: col risultato che le sole prime 12 Fondazioni avrebbero bruciato, al settembre 2011, ben 10 miliardi di euro, cui nel 2012 si dovrebbero aggiungere altri 14 miliardi di perdite sui titoli di Stato presenti nei loro portafogli.

Dato che il patrimonio delle 88 Fondazioni bancarie italiane ammonta a oltre 50 miliardi di euro, ci rendiamo conto di quanto la crisi finanziaria mondiale abbia intaccato uno dei più importanti patrimoni dell’Italia, costituito nel tempo dal lavoro degli Italiani e originariamente destinato al sostegno delle attività non lucrative, tra le quali, in primo luogo, la cultura.

Le improvvise, per gli ignari, notizie sulla grave crisi del Monte dei Paschi, che irrompono sulla campagna elettorale, annunciano, a nostro avviso, ulteriori difficoltà del sistema creditizio e delle fondazioni nel nostro paese: proprio quando recenti analisi di esperti confermano il fatto che questo sistema continua a sostenere soltanto le grandi aziende e le pubbliche amministrazioni, lasciando famiglie e piccole e medie imprese prive di denaro proprio quando sarebbe più necessario.

Una scelta strategica rivelatrice del fatto che per la finanza internazionalizzata il denaro non è il controvalore del lavoro di un popolo, ma lo strumento per renderlo schiavo attraverso la creazione del debito”.

http://www.clarissa.it/editoriale_n1873/Monte-dei-Paschi-ancora-il-debito-contro-il-lavoro

“Ho segnalato tempo fa che il PD attraverso le fondazioni bancarie presiedute dai suoi amministratori locali controlla le tre maggiori banche italiane, che detengono gran parte del debito pubblico italiano e continuano ad ottenere prestiti e fortissimi vantaggi da parte del governo. Fassino presiede la fondazione cassa di risparmio di torino che detiene il maggior pacchetto di unicredit subito dopo gli arabi, chiamparino alla compagnia di san paolo controlla nettamente intesa con oltre il 10%, su siena e mps non mi pare di dovermi dilungare…Monti è stato creato in questo suo ruolo da Napolitano e sostenuto costantemente dal PD…io ritengo che il PD non si sia fatto catturare dal montismo e ne sia vittima, bensi che sia proprio tra i mandanti e creatori, con il movente di difendere il prprio potere economico-finanziario. Allora la lista monti non è un avversario del pd bensì una pedina posta in parlamento per poter poi costituire un governo post elezioni e non dover calare del tutto la maschera presentandosi come la coalizione erede del governo monti. Io credo che già sappiano che non avranno una maggioranza solida al senato e così potranno giustificare l’alleanza con il centro-monti, un secondo miracolo per enrico letta. Sel sarà ininfluente e comunque condita nelle sue liste di “responsabili” che per non far cadere il paese nel caos resteranno nel governo”.

Pierfrancesco Ciancia, 7 gennaio 2012

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/11/gli-animali-da-fuori-guardavano-il-maiale-e-poi-luomo-poi-luomo-e-ancora-il-maiale-ma-era-ormai-impossibile-dire-chi-era-luno-e-chi-laltro-orwell/

“Pierluigi Bersani ha sostenuto…con la copertura della discrezione di Repubblica e Unità, uno dei più robusti e silenziosi, almeno a livello di opinione pubblica, tentativi di salvataggio di banche tossiche della storia d’Italia. Stiamo parlando di una iniezione di liquidità superiore ai tagli delle pensioni della recente riforma Fornero a favore di uno dei feudi piddini: il Monte dei Paschi.  Allo stesso tempo, a differenza della Gran Bretagna (che è IL paese liberista) la decisiva immissione di liquidità non ha comportato che la banca passasse sotto controllo pubblico. Insomma, la società italiana ha compiuto uno sforzo immenso per pagare le avventure di MPS, e di riflesso del Pd, nel mondo della speculazione finanziaria.  Di fatto ha dovuto pagare anche il disastro MPS dell’acquisizione di Antonveneta (costata 9 miliardi), ma il controllo del Monte, a differenza di quanto accaduto in Gran Bretagna per casi analoghi, resta privato. Nonostante questo Moody’s ha declassato…i titoli MPS a spazzatura. Un’operazione da serio, serissimo dibattito politico. Lusi, Penati e lo scandalo Enac, di un altro collaboratore stretto di Bersani, rispetto a quanto è costato alla società italiana MPS, e a fondo perduto, a confronto sono questioni da ricettazione di un camion trafugato pieno di salumi”.

http://senzasoste.it/internazionale/i-disperati

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Come sarà ripagato il prestito del governo Monti?
“Con quel decreto del Consiglio dei ministri che dava l’ok alla modifica dei Monti bond apposta per Mps, preparato da Grilli e pubblicato in Gazzetta ufficiale l’11 dicembre, veniva sancito che alla banca andavano quasi 4 miliardi di euro, e che lo Stato poteva anche essere rimborsato, se Mps fosse andata in rosso (cosa piuttosto probabile visto che Mps ha chiuso il primo semestre 2012 con un buco di 1,617 miliardi), non in contanti ma anche in azioni della banca stessa o in nuove obbligazioni. In sostanza, miliardi in cambio di carta“.

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10 domande (inquietanti) sul caso Monte dei Paschi

http://www.lettera43.it/economia/finanza/10-domande-inquietanti-sul–caso-montepaschi_4367581441.htm

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Chi vota PD, o Monti, o Berlusconi, vota per questo:

I poteri del capitalismo finanziario avevano un obiettivo più ampio, niente meno che la creazione di un sistema globale di controllo finanziario in mani private in grado di dominare il sistema politico di ciascuna nazione e l’economia mondiale nel suo complesso. Questo sistema andava controllato in stile feudale dalle banche centrali di tutto il mondo, agendo di concerto, per mezzo di accordi segreti raggiunti in frequenti incontri privati e conferenze. Al culmine della piramide ci doveva essere l’elvetica Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) di Basilea, una banca privata posseduta e controllata dalle banche centrali mondiali che a loro volta erano imprese private…non bisogna immaginare che questi dirigenti della principali banche centrali del mondo fossero loro stessi dei ragguardevoli potenti nel mondo della finanza. Non lo erano. Erano piuttosto dei tecnici e gli agenti dei massimi banchieri commerciali delle loro rispettive nazioni, che li avevano allevati ed erano perfettamente capaci di liberarsene…e che rimanevano in gran parte dietro le quinte…Questi costituivano un sistema di cooperazione internazionale e di egemonia nazionale più privato, più potente e più segreto di quello dei loro agenti nelle banche centrali. Il dominio dei banchieri commerciali era fondato sul controllo dei flussi di credito e dei fondi di investimento nelle loro nazioni e nel mondo….potevano dominare i governi attraverso il controllo dei debiti nazionali e dei cambi. Quasi tutto questo potere era esercitato dall’influenza personale e dal prestigio di uomini che in passato avevano dimostrato la capacità di portare a compimento con successo dei golpe finanziari, di mantenere la parola data, di mantenere la mente fredda nelle crisi e di condividere le loro opportunità più vantaggiose con i loro associati.

Carroll Quigley, docente di storia, scienze politiche e geopolitica a Princeton, Harvard e Georgetown e mentore del giovane Bill Clinton, da “Tragedy and Hope: A History of the World in Our Time” (New York: Macmillan, 1966).

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/27/complottismo-for-dummies-le-trame-finanziarie-spiegate-al-bruco-del-mio-basilico/

L’harakiri del PD trentino – anche i Trentini nel loro piccolo s’incazzano

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Bersani: “Che sinistra è quella che fa vincere la destra?”

Ingroia: “La tua”

scambio su twitter – 21 gennaio 2013

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C’è un elemento di rottura innegabile: una cesura nettissima non solo tra società civile e politici, ma specialmente tra politici (detentori del potere politico) e politica, la politica alta, quella che scalda i cuori dei cittadini, quella fatta da leader con una prospettiva ampia, lungimirante e responsabile.

Nulla a che vedere con:

(1) un paladino dei localismi;

(2) un adepto del montismo proprio quando: il debito pubblico esplode a causa della recessione e del dazio europeo per salvare le banche francesi, spagnole, tedesche e greche (oltre al MPS); Monti viene scaricato persino dal Financial Times; i sondaggi danno la sua lista al 10% (solo 3 punti percentuali sopra la Lega Nord!)

(3) ?

Questa è la strategia “vincente” per portare a Roma sei senatori (!).

Nessuna difesa d’ufficio di questo suicidio politico è credibile. Il PD trentino (come quello nazionale) ha scelto la strada della vocazione minoritaria (decrescita infelice), forse nella speranza che l’aumento del numero di astensioni lo premierà percentualmente, nonostante la costante emorragia di voti.
Quando avrà il 51% dei voti su 2milioni di votanti avrà coronato la sua strategia trionfale. La democrazia, nel frattempo, sarà morta, ma quello è un dettaglio.

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Commenti apparsi sui forum dei quotidiani locali online – erano al 95% negativi: ne ho scelti solo alcuni

Finché il Pd provinciale non troverà la forza di mandare al diavolo una volta per tutte Dellai, andrà sempre così: finora il Magnifico si è impicciato pesantemente del Pd in qualità di governatore della Provincia, ma il sospetto è che continui a farlo “usando” l’amico Enrico Letta, vice segretario nazionale del Pd e organizzatore di VeDrò (mmmmm, ma Fravezzi, ex segretario di Dellai, non è sindaco di Dro?), a mo’ di potente digestivo per candidati pesantissimi da mandar giù

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Dai tranquilli, con questa mossa il PD si è assicurato il candidato presidente alle prossime provinciali per la coalizione di centro sx. Non vedo nessun’altra giustificazione.

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Mi spiace ma io Panizza non lo voto, a questo punto voterò cinque stelle tappandomi il naso.

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Mi spiace, ma se il candidato a Trento è Panizza, la mia coscienza mi impone di non votare per il Senato.

Vi assicuro che ci sono moltissime altre persone che la pensano così.

Ma come facciamo a mandare in Senato Panizza?????????

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Il Panizza porterà lauti contributi alle bande, nuove tiracche e cappelli piumati. Ogni trentino avrà, una volta lui senatore, un bel completo da valligiano su misura, con calzini firmati dal Franco. Trento svenduta a suon di fisarmonica! Il PD che fa? Sta a guardare dalla finestra…con la Borgonovo Re che è forse partita troppo in anticipo.

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Se qualcuno credeva ancora nella trasparenza del PD, la lettera di oggi sull’Adige della signora che ha svelato come i vertici se la sbrighino “in farmacia” senza alcun ritegno, dovrebbe aprire loro gli occhi.

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Alchimie politiche. Un secolo fa, il collegio elettorale di Trento andava sempre ai socialisti di Cesare Battisti, mentre i cattolici di Degasperi vincevano in Valsugana. Adesso, che sono associati, fanno il contrario. Proprio il modo per scontentare i loro elettori, e perdere a favore delle Destre, che solo un mese fa parevano allo sbando.

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io mi chiedo ma un lavoratore del pd con 38 anni di contributi secondo le menti eccelse che fanno accordi senza interpellare la base con cavolo vota pd. Il perche ?? questo signore troverà Monti alleato al suo partito e le leggi di sinistra di questo signore non oso pensarle

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Il principio nobile del sistema uninominale sarebbe quello che i territori esprimessero i loro uomini migliori.

Ma se i partiti ci mettono lì scartini non si può pretendere che noi li facciamo diventare degli assi.

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Gli autonomisti della Valsugana non voteranno né Divina né Tonini, state tranquilli. Personalmente, da autonomista, non voterò né SVP né Tonini, né Divina.
Pensate a quelli dell’UPT invece. E’ più facile che siano loro a votare Divina.

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nella città di Cesare e gigino Battisti ….! Il pd dovrebbe nascondersi ma visto che il suo segretario ha votato malossini Mario presidente della commissione dei 12, perché stupirsi….!

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Volevo far presente a tutti gli elettori che il Patt prima di Dellai è sempre stato all’opposizione con coalizioni di centro destra.

Ricordo inoltre la grande fama del Patt ai tempi di Tretter, mamma mia !!!!

La natura della base del Patt è di centro destra, ora pur di avere una carega e potere rinnegate anche questo.

Non si fa politica con teste piumate e divise, quello è folklore.

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Mio Dio, il pd trentino si è auto-sciolto nell’acido.

Il portaborse di Dellai non andrà a Roma a nome mio.

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votare chi ?? panizza ? il piu’ grande elargitore di contributi finalizzati a crearsi consenso , oppure il veneziano fravezzi ??, mai e poi mai , c’è sempre l’opportunità di votare un candidato di sinistra per il senato …

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Il tonfo del pd sarà epocale.

Ma se lo sono cercato.

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Gli elettori delle primarie ripetutamente traditi ! Grande occasione persa. Mi dispiace, ma è proprio così. Credo che i vari Nicoletti, Pinter, Lorandi e compagnia bella, oggettivamente responsabili, dovrebbero serenamente dimettersi. In compenso, l’Alto Adige ci ha dato un’ulteriore lezione…
Ad maiora…

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C’è un certo malumore tra i votanti del P.D. trentino, ma anche tra l’elettorato autonomista, indicare Tonini non e’ per niente facile, visto la differenza ideologica.In questi casi ,per non favorire avversari ,facciamo come le tre scimmiette che non vedono ,sentono o parlano

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Non vedo perché disperarsi…C’è il candidato di Rivoluzione Civile, più che ottimo in città. Ed espressione di una vera sinistra a differenza anche di Tonini.

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Questo NON sarebbe un accordo basato sulla spartizione delle poltrone?!?!?

Ma ci avete preso per dei cretini?!

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Io ho la mia dignità e non posso permettermi di mandare a Roma una caricatura!!!

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sinceramente come donna non credo che mi sarà possibile votare i candidati del centro sinistra autonomista .Panizza è una caricatura di un filoaustriacante ,che non sa nemmeno il tedesco,e che si è contraddistinto per lo sperpero di denaro pubblico nel finanziare l’acquisto di discutibili costumi tradizionali a bande e cori.Ha trasformato la cultura in folklore.Per quanto riguarda Fravezzi,non ha un lavoro ed è il classico portaborse.Auguri al PD

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A mio parere, con questa decisione frutto di compromessi(ritengo), si offre largo spazio a chi contesta a fondo la classe politica e il porcellum. Vediamo quanti elettori del Trentino voteranno la macedonia di partiti del centro centro e quasi sinistra. L’unico sbandierato slogan è quello di andare a Roma per difendere l’autonomia. I senatori a Roma dovrebbero andarci per proporre una visione complessiva del bene per l’Italia e, di riflesso, anche quella della propria terra.Alcuni o molti cittadini sono costretti a votare persone e simboli a cui non credono: si ribellino.

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Ma non siamo andati a votare alle primarie per scegliere chi volevamo noi PD ? Che “schifo” ancora le stesse persone per quanto ancora le dobbiamo mantenere sapendo che ben poco hanno fatto? Mi associo alla persona che sopra ha scritto PD ti stai svendendo!?!?!

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La domanda semmai è: cosa c’entra Tonini con il Trentino?!

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fravezzi ahahahahahahahahahahah , siamo al carnevale ….

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Fravezzi in Vallagarina: ridenDro e scherzanDro ce lo hanno affibbiato!!!

Ma lo saprà dov’è la Vallagarina? Ora per andare a Trento non farà più la Valle dei Laghi, ma passerà per la Vallagarina e forse avremo modo d’incontrarlo su Corso Rosmini ….

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Cos’è ‘sto coso extra terrestre che dovrei votare ? Un frate o un fratel di Dellai ?

E come si vota ? Mettendoci una croce sopra ancora prima del voto ? In Val Lagarina stiamo chiedendo lumi a “Chi l’ha mai visto”.

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Questo PD manca assolutamente di intelligenza politica e di palla anche. Ha ipotizzato delle candidature farlocche, insensate, risibili come la Ruffini. E poi neanche le ha sapute difendere, calando le braghe appena qualcuno ha fatto BUH ! Invotabili tutti, e un regalo ai berlusconini ingrillati ed ai grillini fascistizzati.

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Dorigatti al telefono diceva….ma chi se ne frega mettiamo Panizza al posto di Tonini tanto i voti li abbiamo. Leggere la lettera oggi sull’Adige di una signora che lo ascoltava in un bar. ALLA FACCIA DELLE PRIMARIE E DELLA DEMOCRAZIA.

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Panizza?! Ommadonna… Forse c’è di buono che se se ne va a Roma smetteranno di regalare soldi alle bande… E poi, Fravezzi?! Che fuori dalla zona di Riva e Arco nessuno conosce?

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Ancora una volta ci vien chiesto di turarci il naso. Obbligati a votare uno di destra per avere un governo di sinistra!!! Penso che tutto ciò farà felice Ingroia

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Con questa decisione pasticciata, frutto di compromessi(ritengo), si offre largo spazio a chi contesta a fondo la classe politica e il porcellum. Vediamo quanti elettori del Trentino voteranno la macedonia di partiti del cenro sinistra. L’unico sbandierato slogan è quello di andare a Roma per difendere l’autonomia. I senatori hanno il compito di pensare al bene della nazione e, di riflesso, anche della propria terra. I cittadini sono costretti a votare cose in cui non credono: si ribellino.

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Dunque dicevamo Ezio Casagranda o fermare il declino? Certo che fra ex portaborse e moloc imposti dal PD nazionale mi pare proprio un bel quadretto edificante per l’Autonomia in trasferta!

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scuseme: ma cossa c’entrelo la valsugana con tonini…..

forse par via de la cava del marter????

come se ciamela en talian: discarica?

:-/

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Una volta si votavano i segretari di partito! Oggi i segretari! Panizza già segretario di tretter, Tonini ex segretario di grandi e fravezzi ex segretario di dellai!

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Tonini va in Valsugana,se non verrà eletto cosa alquanto probabile,sarà candidato a novembre alle provinciali.

SCOMETTIAMOOOOOOOOOOOOOOO?

E perderemo il senatore nel collegio di Trento

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Quella di Panizza a Trento non mi sembra una candidatura forte.

Temo che ce lo troveremo ancora a comprare piume e braghe de coram…quindi fregati due volte.

Se doveva essere del Patt, quello dell’assessore Rossi sarebbe stato senz’altro un nome più spendibile.

Non mi sarebbe però spiaciuto vedere tre facce nuove, a cominciare da quella di Tonini.

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ma come: se il pd andava da solo faceva di sicuro un senatore e se va con tonini sulla valsugana e con patt e upt rischia di farne 0? strana la politica …. ed i loro interpreti

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Per un Bressa amico di BZ c’è un Letta amico di TN,più di Dellai.L’UPT si salva a scapito di un PD trentino disarmato da Roma.Il Patt (Svp)ride e sbanca il banco.Sarebbe il colmo se al Senato sia Tonini che Fravezzi…

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Fravezzi non ti vogliamo, come elettore dell’upt andrò di sicuro su altri lidi. Spero che facciano lo stesso anche gli elettori del pd della Vallagarina.
Sono una vera porcata questi nomi imposti dai vertici alti dei partiti, la base vi castigherà.

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La scelta è politicamente suicida!

Tonini e Panizza perderanno di sicuro.

Non escludo vittorie di grillini e di Ingroia a Trento e Pergine

Vedrete!

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Che un partito che rappresenta il 4% dei cittadini a livello regionale (8%in Trentino) detti le condizioni a un PD che ne rappresenta 5 volte di più fa semplicemente ridere..

E per fortuna che l’Upt é alla disperazione con Monti, altrimenti avrebbe chiesto 2 senatori lasciando il PD a 0 :)

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Hanno dimenticato i proletari, hanno venduto lo Stelvio a Durnwalder, lo stato sociale e i diritti dei lavoratori a Monti.
Non mi aspetto nulla di buono dal PD.

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Se il Patt fosse veramente per il territorio difendendo imprese e lavoro toglierebbe il sostegno a bersani che in tv non ha la minima idea di quali siano i suoi programmi (vedi italiadomanda) e di un Monti che ricordo pensa ancora che il lavoro indeterminato è noioso,il lavoro non è un diritto e il suo anno di governo abbia migliorato il paese. Speriamo in un’altra italia anche se sarà difficile visti i sondaggi.

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Marxisti per Panizza

PANIZZA

“Trento: costumi e divise, tutti i contributi provinciali degli ultimi tre anni

Nel 2009 sono stati erogati i seguenti finanziamenti provinciali per confezionare costumi e divise alle varie bande del Trentino e alle compagnie Schützen: assegnazione di contributi a gruppi folcloristici associati alla Federazione dei circoli culturali e ricreativi del Trentino (Fe.c.c.ri.t.) per la dotazione di costumi e divise – euro 44.409,21; assegnazione di contributi a cori associati alla Federazione dei cori del Trentino per la dotazione di costumi e divise – euro 274.586,66; assegnazione di contributi a corpi bandistici associati alla Federazione dei corpi bandistici della provincia di Trento per la dotazione di costumi e divise – euro 368.630,36; assegnazione di contributi a compagnie Schützen associate alla Federazione delle compagnie Schützen del Tirolo meridionale per la dotazione di costumi e divise – euro 117.289,35.

Nel 2010 sono stati erogati i seguenti finanziamenti: assegnazione di contributi a gruppi folcloristici associati alla Federazione dei circoli culturali e ricreativi del Trentino (Fe.c.c.ri.t.) per la dotazione di costumi e divise – euro 91.326,70; assegnazione di contributi a cori associati alla Federazione dei cori del Trentino per la dotazione di costumi e divise – euro 203.998,77; assegnazione di contributi a corpi bandistici associati alla Federazione dei corpi bandistici della provincia di Trento per la dotazione di costumi e divise – euro 322.534,15; assegnazione di contributi a compagnie Schützen associate alla Federazione delle compagnie Schützen del Tirolo meridionale per la dotazione di costumi e divise – euro 82.027,07.

Nel 2011 l’Assessorato alla cultura ha destinato ben 282.329,05 euro ad alcune bande del Trentino per rifare le divise sociali; per citare qualche esempio: 80.000,00 euro alla banda sociale Deflorian di Tesero; 55.000,00 euro alla Valletta Liberiu falchi di Riva del Garda; 39.000,00 euro alla banda San Valentino di Faver; 33.000,00 euro alla banda di Lavis; 15.384,00 euro alla banda di Vigo di Fassa; 13.784,00 euro alla fanfara alpina di Riva del Garda; 11.872,00 euro per il corpo bandistico di Revò; 10.476,00 euro per la banda di Caldonazzo; 783,00 euro per la banda di Pergine; 967,00 euro per il corpo musicale di San Giorgio”.

http://www.trentotoday.it/politica/contributi-costumi-divise-provincia.html

TONINI

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/15/svariate-ragioni-per-non-votare-giorgio-tonini/

FRAVEZZI

Sa bene infatti, il sindaco di Dro, che dovrà convincere la base roveretana del Pd, che nel collegio avrebbe voluto vedere un proprio candidato (Aida Ruffini o Roberto Pallanch): “Una certa loro delusione può essere fisiologica – afferma Fravezzi – le richieste dei territori sono sempre legittime. Ma era importante salvaguardare la logica della coalizione, per oggi e per il futuro”.

http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2013/01/20/news/fravezzi-lusingato-della-scelta-convincero-i-roveretani-con-l-esperienza-del-sindaco-1.6387489

Svariate ragioni per NON votare Giorgio Tonini

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Pierferdinando Casini e Giorgio Tonini – presentazione di
L’Italia dei democratici. Idee per un manifesto riformista

La linea degasperiana oggi si chiama Agenda Monti
Giorgio Tonini

La questione, provando a osservarla con un certo distacco, è che Bersani e Monti si ritrovano al loro interno esplicite e forti presenze conservatrici. Fassina e Casini, Vendola e Bocchino sono facce della stessa medaglia. Una medaglia che, alla prima difficoltà elettorale successiva al voto delle politiche, comincerà a girare su se stessa freneticamente, mettendo in difficoltà la tenuta di qualsiasi iniziativa di riforma, figurarsi l’avvio del ciclo riformista qui auspicato. È questo un film che abbiamo visto, negli ultimi vent’anni, tante di quelle volte ripetersi, che il pensiero di dover assistere alla sua ennesima replica scoraggia tutti, dentro e fuori l’Italia. Ecco allora che solo dalla fattiva e diretta collaborazione tra Bersani e Monti è possibile immaginare che la guida di un governo utile all’Italia resti indirizzata in direzione del Riformismo, contrastando il Populismo diffuso in tutti gli altri partiti e coalizioni che gareggeranno alle elezioni e neutralizzando le spinte conservatrici che muovono dall’interno».

Antonio Funiciello, direttore dell’Associazione Libertà Eguale di cui è socio fondatore Giorgio Tonini

Il PD di Trento ha scelto Giorgio Tonini come candidato per il Senato, pur “tra i malumori per i diktat della segreteria nazionale e qualche lamentela per la mancanza di candidate donne” (Trentino, 14 gennaio 2013).
Giorgio Tonini veltroniano, renziano e montiano – non è il mio candidato. La sua idea di “progresso” è antiquata, legata a schemi e valori che hanno già abbondantemente dimostrato la loro insostenibilità morale, sociale ed ambientale.  Giorgio Tonini vuole che l’Italia divenga sempre più simile alla Germania (cf. “L’Italia del democratici”).

Un’Agenda per l’Italia, analoga a quella per la Germania con la quale il governo rosso-verde di Schröder e Fischer ha saputo porre le basi della rinascita del più grande paese d’Europa“.

Vediamo, allora, i risultati di queste riforme che dovevano assicurare aumento della ricchezza e diminuzione della disparità.

GIORGIO TONINI, LA GERMANIA, SCHWAZER E ARMSTRONG

Gli indicatori socioeconomici tedeschi sono fortemente preoccupanti:
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/29/quando-i-tedeschi-capiranno-che-la-merkel-li-ha-truffati/
Non oso immaginare cosa succederà quanto il gigante dai piedi d’argilla teutonico cadrà.

Quale potrà essere l’impatto psicologico, dopo anni di propaganda mediatica volta a convincerli di essere invincibili, il vero asso della squadra europea, destinati a trascinare l’Europa verso un roseo futuro?
Non li invidio, non invidio chi li ha illusi e non voto per chi si autoillude e si rifiuta di affrontare la realtà.

Il mito antico della rana che voleva farsi bue trova ai nostri giorni la sua più compiuta realizzazione: gonfiarsi fino a esplodere. E se lo fa l’economia finanziaria, se l’idea stessa del limite viene abrogata pur di dare spazio all’illusione dell’illimitato, se perfino l’economia “pulita”, quella della produzione industriale e dei consumi, vive nel mito di una crescita senza fine, quali antidoti culturali possono darsi, i fantozzi delle palestre, delle tirate in bicicletta, dell’ossessione cronometrica?…La paura di non farcela è l’ossessione di massa della società più competitiva mai vista sulla faccia della Terra; e tanto più competitiva quanto più disposta a reggersi l’anima con i denti, affilatissimi, delle droghe di ogni ordine e grado”.
Michele Serra, la Repubblica, 8 agosto 2012

GIORGIO TONINI E L’AGENDA MONTI

O il Pd si appropria dell’agenda Monti o non reggiamo, si va a sbattere.

Giorgio Tonini

Voto Matteo Renzi perché è più in continuità con l’agenda dei tecnici.

Giorgio Tonini

Serve un no convinto al referendum contro la riforma Fornero.

Giorgio Tonini

L’agenda Monti è un’agenda dell’apertura: liberalizzazione dei servizi, delle professioni, dei mercati. È indispensabile un incontro tra queste due agende forse anche per più di una legislatura. Sono stupito e molto severo sul fatto che Bersani abbia fatto fuori la componente più liberal del partito e mi auguro che non sia così autodistruttivo da negare al Trentino la possibilità di rappresentare un modello alternativo. La candidatura di Giorgio Tonini è indispensabile…Senza l’accordo e Tonini si tornerebbe indietro di 15 anni e si riproporrebbe un Pd con istinti neocomunisti e cattolico-integralisti.

Sergio Fabbrini, L’Adige, 10 gennaio 2013

[Mario Monti] Un uomo per tutte le stagioni. Commissario europeo in quota centrodestra e pure in quota centrosinistra. Membro del cda Fiat all’epoca delle tangenti di cui non si era accorto. E poi Goldman Sachs e agenzia di rating che declassava, l’Italia mentre lui non se ne accorgeva. Un tipo distratto, ma silente e sobrio esecutore degli ordini dei poteri forti.
Augusto Grandi, Il sole 24 Ore

http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2012/05/05/news/il-grigiocrate-monti-raccontato-da-daniele-lazzeri-1.4465198

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/17/il-grigiocrate-mario-monti-nellera-dei-mediocri-di-augusto-grandi-il-sole-24-ore-premio-saint-vincent/

http://www.qelsi.it/2012/mario-monti-un-pericolo-mortale-intervista-ad-augusto-grandi-giornalista-del-sole24ore/

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=43557

GIORGIO TONINI E IL FISCAL COMPACT

Giorgio Tonini, senatore centrista e cattolico conservatore all’interno del Partito Democratico, veltroniano, renziano e montiano  (considera l’agenda neoliberista di Monti come la naturale evoluzione delle aspirazioni di Alcide De Gasperi), sostenitore di un esecutivo forte, è completamente a favore dell’inserimento del fiscal compact nella costituzione, a dispetto della categorica opposizione di Kenneth Arrow (Nobel per l’Economia 1972), Peter Diamond (Nobel per l’Economia 2010), William Sharpe (Nobel per l’Economia 1990), Eric Maskin (Nobel per l’Economia 2007), Robert Solow (Nobel per l’Economia 1987), Joseph Stiglitz (Nobel per l’Economia 2001), Paul Krugman (Nobel per l’Economia 2008), Amartya Sen (Nobel per l’Economia 1998).

Il Gruppo PD esprimerà un voto favorevole sulla ratifica del Trattato riguardante il cosiddetto fiscal compact e lo farà con consapevolezza e convinzione. Innanzitutto, lo farà con consapevolezza. Votando sì a queste poche pagine, ribadiamo il nostro voto favorevole alle due decisioni più impegnative, che a pieno titolo possono essere definite costituenti, che questo Parlamento ha assunto nella corrente legislatura. Votando sì, infatti, non ci assumiamo un generico impegno di disciplina fiscale. Votando sì vincoliamo il nostro Paese e dunque il Governo attuale, ma anche quelli che verranno – attenzione, colleghi: chiunque governerà dopo le elezioni del 2013 e nell’arco almeno del decennio successivo – a rientrare dal debito, a dimezzare l’enorme stock del nostro debito pubblico al ritmo di un ventesimo l’anno della differenza tra l’attuale 120 per cento del PIL e il livello del 60 previsto dal Trattato di Maastricht. Per essere chiari ed espliciti, si tratta di ridurre il debito di qualcosa come 50 miliardi di euro l’anno per molti anni.

Giorgio Tonini, Dichiarazione di voto per la ratifica del trattato Fiscal Compact, Senato della Repubblica, Seduta del 12 luglio 2012

Al fine di farlo scendere al 60 per cento del Pil come prescrive il Trattato, si dovrebbe quindi ridurre il debito di 50 miliardi l’anno per un ventennio. La cifra è di per sé paurosa, tale da immiserire tre quarti della popolazione. Ma il problema non è solo questo. È che l’interesse sul debito, al tasso medio del 4 per cento, comporta una spesa di 80 miliardi l’anno, la quale si somma ogni anno al debito pregresso. Ne segue che quest’ultimo non smette di crescere. Ora, se riduco il debito di 50 miliardi, avrò sì risparmiato 2 miliardi di interessi; però sui restanti 1950 miliardi dovrò pur sempre pagarne 78. Risultato: il debito è salito a 2028 miliardi (2000-50+78). L’anno dopo taglio il debito di altri 50 miliardi e gli interessi di 2. Però devo pagarne 76, per cui il debito risulterà salito a 2054.

Luciano Gallino, MicroMega, 8 gennaio 2013

GIORGIO TONINI E LE CAUSE DELLA CRISI GLOBALE

La prima domanda che ci si pone dinanzi a una tempesta del genere è quali ne siano le cause. Non sembrano esserci molti margini di dubbio. C’è un contesto generale che vede il crescente affanno dell’Occidente, a cominciare dagli Stati Uniti, a gestire i debiti sovrani che ha lasciato crescere negli anni precedenti la crisi del 2007 e che proprio a causa della crisi hanno conosciuto un’impennata che si sta rivelando insostenibile.

Giorgio Tonini

Federico Rampini, La “cupola” dello spread tra teoria del complotto e attacco finale all’eurozona, La Repubblica, 25 luglio 2012

“I patiti della dietrologia hanno qualche elemento a cui appoggiarsi. Oltre ai complotti immaginari, che usiamo per dare un volto e un nome alle forze impersonali dei mercati, qualche volta esistono le congiure autentiche.

NELLA CRONACA RECENTE, ALCUNI CASI SPECIFICI EVOCANO MANOVRE CONCERTATE CONTRO L’EUROZONA.

La prima data è l’8 febbraio 2010: i più importanti hedge fund (Soros, Paulson, Greenlight, Sac Capital) concordano un attacco simultaneo all’euro in una cena segreta a Wall Street. Goldman Sachs e Barclays partecipano. L’accusa è contenuta in una dettagliata inchiesta del Dipartimento di Giustizia Usa.

Un episodio successivo è datato 12 dicembre 2010. Quel giorno il New York Times rivela le «cene del terzo mercoledì di ogni mese»: riuniscono 9 membri di una élite di banchieri a Midtown Manhattan che rappresentano Goldman Sachs, JP Morgan Chase, Morgan Stanley, Citigroup, Bank of America, Deutsche Bank, Barclays, Ubs e Credit Suisse. In quella “cupola” si concordano operazioni sui derivati. Fonte dell’accusa è nientemeno che Gary Gensler, capo della Commodity Futures Trading Commission cioè proprio l’authority di vigilanza sui derivati.

Il primo settembre 2011 è il Wall Street Journal a rivelare che lo stratega di Goldman Sachs Alan Brazil, in un rapporto confidenziale di 54 pagine, consiglia ad alcune centinaia di grossi clienti della banca delle operazioni di speculazione ribassista contro l’euro, con l’uso dei credit default swaps per lucrare dai fallimenti delle banche europee, spagnole in testa. In conflitto d’interessi, perché al tempo stesso Goldman Sachs è consulente del governo di Madrid.

Infine è del 10 novembre 2011 il “giallo” mai chiarito della falsa notizia su un imminente downgrading della Francia: l’indiscrezione esce dalla Standard & Poor’s, suscitando violente oscillazioni sui mercati. Viene seguita da una smentita, ma intanto il danno è fatto: l’indagine della magistratura francese è tuttora in corso”.

http://www.modena.legacoop.it/rassegna/2012/07/pressline20120725_339983.pdf

GIORGIO TONINI E L’AUTONOMIA

Ha condannato senza appello la scelta dei deputati della SVP di non votare la fiducia a Monti: “Lo faranno nell’indifferenza generale, perché nessuno, a Palazzo Madama, si sforza più di capire da che parte stanno. Sarà bene riflettere su questa esperienza dei cugini sudtirolesi, quando eleggeremo, tra qualche mese, i nuovi parlamentari trentini” (L’Adige, 30 luglio 2012).

Per le sue esternazioni in favore di un governo palesemente ostile alle autonomie locali, è stato oggetto di severi richiami da parte dei suoi colleghi di partito trentini.

GIORGIO TONINI E LA PROSSIMA LEGISLATURA

  • l’Agenda Monti…è “un insieme di proposte ineludibili per definire quello che potrà diventare il programma del nuovo governo del Paese”;
  • “mantenimento del pareggio strutturale di bilancio e riduzione del debito, anche attraverso operazioni sul patrimonio pubblico, sono scelte corrispondenti agli interessi nazionali e condizioni di ulteriore crescita della nostra credibilità in Europa, indispensabile per realizzare progressi sulla strada della politica economica e fiscale comune”;
  • “Sviluppo della riforma Fornero – senza ritorni all’indietro”;
  • semipresidenzialismo alla francese, sistema elettorale uninominale maggioritario;

http://www.giorgiotonini.it/commenti.php?id=110

GIORGIO TONINI, BARACK H. OBAMA E IL GLOBALISMO

“La dottrina Obama è…una specie evoluta, adattatasi con successo all’ambiente del nuovo secolo, del più ampio genere di pensiero, progressista e riformista, che va sotto il nome generico di “Terza Via“: una corrente di pensiero politico, che ha conosciuto il suo massimo splendore a cavallo del passaggio di secolo, con Clinton e Blair,

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/03/desmond-tutu-lo-denuncia-come-criminale-di-guerra-in-trentino-lo-invitano-a-parlare-di-pace-e-fratellanza/

Schröder e Prodi, chiaramente collocata sul versante di centrosinistra dello schieramento politico (dunque aliena da qualsiasi tentazione “terzaforzista” e limpidamente alternativa al pensiero neoconservatore e alle forze di centrodestra), ma non per questo incapace di interrogarsi sui limiti nella capacità di comprensione, rappresentanza e in definitiva governo delle società nuove, da parte dei tradizionali paradigmi culturali e politici della sinistra, e sulla necessità di contaminarli con gli elementi di “verità interna” della proposta neo-conservatrice, per trarne una sintesi nuova, convincente e vincente…. È il pensiero “democratico”, quello che con Obama si sta oggi cimentando nell’impresa di ridisegnare il volto della globalizzazione, per governarne la rotta. Un pensiero antico, nelle sue radici. Ma anche un “pensiero nuovo”, nel suo approccio alle sfide storiche del presente: come fu nuovo il pensiero neo-conservatore della Thatcher e di Reagan, che non si limitarono a riproporre la destra del passato, ma cercarono di impadronirsi (e ci riuscirono alla grande) della frontiera strategica dell’innovazione e del cambiamento.

Allo stesso modo, il pensiero neo-democratico, “new-dem”, nasce dalla consapevolezza, assai presente e viva nella riflessione di Obama, che dopo la crisi finanziaria e la grande recessione di questi anni, non si tratta di tornare all’era socialdemocratica: quel mondo non tornerà più [N.B. la fine della storia: Nord Europa, Scandinavia, Canada, New England hanno sbagliato e stanno sbagliando tutto, i diritti sociali di 7 miliardi di esseri umani sono quisquilie NdR], perché è venuto meno uno dei suoi presupposti fondamentali, la dimensione prevalentemente nazionale dei problemi economici e sociali e delle politiche necessarie per affrontarli, e si è manifestato invece un mondo nuovo, globalizzato, nel segno di una fortissima interdipendenza.

[…]

La vittoria di Obama parla anche a noi, democratici italiani. Innanzi tutto perché mantiene vivo e anzi rilancia poderosamente il pensiero democratico, quello che avevamo voluto porre alla base del partito nuovo, della casa comune dei riformisti italiani. Un pensiero che, proprio perché fa della democrazia, con la sua umanistica consapevolezza del limite radicale della politica, il suo ideale regolativo, rifugge dall’ideologia e dallo spirito conservatore che essa porta con sé (insieme e non casualmente con una buona dose di cinismo), in favore di un impasto originale di radicalità dei valori, dei principi, dei comportamenti, degli stili di vita, e di pragmatismo creativo e curioso, nella ricerca di soluzioni innovative ai problemi collettivi.

Un pensiero che considera semplicemente insensata la distinzione e ancor più la divisione del lavoro, tra sinistra e centro, tra progressisti e moderati”.

http://www.tamtamdemocratico.it/doc/247730/esiste-una-dottrina-obama.htm

L’Obama descritto da Giorgio Tonini è una bella favola, come quella di Blair.

L’Obama reale è, purtroppo, una cosa ben diversa:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/15/amerikarma/?preview=true

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IN CONCLUSIONE

Giorgio Tonini non è in malafede. Se sbaglia lo fa in base ad una percezione inconsapevolmente limitata della realtà, che lo ha spinto a puntare su una serie di cavalli sbagliati: Veltroni, Renzi, Monti. Purtroppo per lui – e per nostra fortuna – il mondo sta cambiando e si discosterà sempre più da quello che lui, influenzato da certi ambienti oligarchici, tende a credere sia il futuro.

Lo dimostrano queste 200 pagine di analisi di un rapporto dell’ONU che smentisce l’agenda Monti:
http://unctad.org/en/PublicationsLibrary/tdr2012_en.pdf

Puntare su di lui è commettere il suo stesso errore: è il cavallo sbagliato [Il che non significa che non possa essere il cavallo giusto in futuro: dipende unicamente da lui].

No, non lo voterò per bloccare Berlusconi. Berlusconi non ha alcuna chance. Nella trappola del voto utile cadeteci voi:
http://triskel182.wordpress.com/2013/01/13/berlusconi-il-boom-e-gia-flop-beatrice-borromeo/

Donata Borgonovo Re, i suoi critici, la democrazia partecipata

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DBR è su Facebook

 

Il fatto che un certo comportamento sia comune non lo rende meno corrotto. …chi è al potere conta sulla volontà dei cittadini di assuefarsi alla corruzione, diventando insensibili, indifferenti alla sua illiceità. Una volta che un tale comportamento è percepito come la norma, si trasforma nella mente delle persone da qualcosa di sgradevole in qualcosa di accettabile. Molte persone credono di dimostrare la loro sofisticatezza esprimendo una cinica indifferenza verso le malefatte dei potenti, in quanto sono così diffuse. Questo cinismo – “oh, non essere ingenuo: lo fanno tutti, sempre” – è proprio ciò che permette ad un comportamento distruttivo di prosperare incontrastato.

Glen Greenwald, 8 settembre 2012

È quello che sta accadendo nel centrosinistra in Trentino. Si sta levando un coro che canta all’unisono: ma no, ma quali primarie? Un coro che va da Dorigatti a Dellai, da Pinter ad Andreatta. Tutti che dicono: “Dai, chiudiamoci in sagrestia e decidiamo insieme, che tanto siamo maturi e responsabili”. Che lo dica uno come il sindaco di Trento, Alessandro Andreatta, poi, sembra proprio un paradosso: lui, il primo sindaco di Trento che ha dovuto affrontare le primarie e che si è legittimato proprio attraverso le primarie. […]. C’è anche chi non vuole le primarie del Pd, e ritiene buone e utili le primarie di coalizione. Immaginando quindi un accordo preventivo dentro il Pd su un unico suo candidato. Ovviamente chi tifa per questa soluzione è Alessandro Olivi, perché essendo uscito di scena Alberto Pacher, è lui il candidato che può trovare il minor numero di veti incrociati dentro il partito, e perché si eviterebbe di innescare la “pericolosa” rivalità con il giovane Luca Zeni e soprattutto, si eviterebbe di mettere in gioco la forte personalità di Donata Borgonovo Re. Anzi, proprio la Borgonovo Re è una delle motivazioni (inconfessabili per molti dirigenti del partito) del no alle primarie sempre più strisciante…. Al momento, dunque, ciò che porta molti attori a unirsi nel no alle primarie è il no al “Papa Nero” (vedi Borgonovo Re, Zeni o qualche altro candidato capace di calamitare l’entusiasmo dei militanti di base e dei cittadini simpatizzanti per il centrosinistra) o, al contrario, la voglia di “teleguidare” un Papa Nero (Schelfi o qualche altro candidato con quelle caratteristiche).

Paolo Mantovan, “Quella strana paura delle primarie”, Trentino, 8 novembre 2012

Il Trentino è un Land, una Comunità autonoma, non ci si può improvvisare, non è sufficiente essere stato sindaco o difensore civico, bisogna avere esperienze di governo. Eviterei dunque gelosie e ambizioni personali. 

Sergio Fabbrini, L’Adige, 10 gennaio 2013

Una buona fetta dell’establishment (Andreatta, Panizza, Fabbrini, ecc.) ci tiene a far sapere, con interviste apparse sul Trentino, Adige e Corriere del Trentino, che Donata Borgonovo Re

http://www.partitodemocraticotrentino.it/uploaded/borgo%20mart.pdf

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/14/donata-borgonovo-re-presidente-del-trentino-nel-2013-la-mia-scelta-per-un-mondo-nuovo/

è inadatta a governare la Provincia di Trento.
Mi pare di poter dire che questa contrarietà sia motivata da 4 ragioni principali – due palesate, una malcelata ed una inconfessata:

* la sua inesperienza;

* la sua eccessiva prossimità ad ambienti della sinistra cattolica che sono ostili al neoliberismo montiano e che quindi sono bollati come conservatori, anti-moderni o neocomunisti;

* la sua denuncia dei malcostumi trentini (pubblici e privati);

* è una donna;

Poiché intendo essere governato da lei e non dai suoi avversari, cercherò di confutare le obiezioni esplicitate e degne di considerazione.

1. DONATA BORGONOVO RE VUOL DIRE DISCONTINUITÀ (È UN MALE?)

In quest’epoca “surrealista”, il cristianesimo sociale e la socialdemocrazia che hanno reso civilissimi i paesi del Nord Europa, il New England e il Canada (e che sta risollevando le sorti del Brasile) sono ideologie reazionarie: invece il neoliberismo che domina le politiche di “risanamento” dei paesi europei e che è storicamente associato a Pinochet, Reagan e Thatcher (tra gli altri), essendo per di più all’origine della catastrofe dei derivati, è l’ideologia progressista per antonomasia (!!!), tanto che Bersani stesso ha coerentemente ribadito il suo sostegno alle politiche di Monti.

Quest’ideologia, che secondo alcuni rappresenta il futuro, ha dimostrato a più riprese di non curarsi del suo impatto sulle persone vulnerabili, i migranti, i poveri, i lavoratori, i giovani, che anzi ritiene colpevoli della crisi, in quanto “sono vissuti al di sopra delle proprie possibilità” – dopo anni che erano stati bombardati con il mantra “spendete se volete far crescere l’economia e dare un futuro ai vostri figli”.

Il progressivo declino dell’economia tedesca, che avrà un impatto catastrofico sul suo tessuto sociale, dato l’esorbitante numero di pensionati poveri e sotto-occupati, servirà – almeno lo possiamo auspicare – a far prevalere il buon senso sulla manipolazione della realtà.

Restano però degli interrogativi irrisolti. Com’è possibile che politici di sinistra predichino i dogmi della destra neoliberista (si chiama “cattura cognitiva”)? Perché il compromesso social-democratico è stato rifiutato proprio quando aveva contribuito in modo determinante alla sconfitta del comunismo? Perché i dogmi neoliberisti la fanno da padrone proprio quando la crisi ne ha decretato il fallimento?

Ce lo spiega Ugo Morelli (“Taccuino dei giorni scomodi”): “Di solito, in gruppi troppo coesi, dove c’è una forte tendenza verso valutazioni e decisioni unanimi, si può affermare un modo di pensare erroneo che porta a scelte e decisioni sbagliate e anche disastrose. Si può perfino giungere al risultato paradossale che il gruppo nel suo insieme finisce per prendere una decisione che ognuno dei suoi membri, se decidesse da solo non prenderebbe”.

Non ci sono alternative” è lo slogan usato per imporre un’unica soluzione, quella prediletta dall’élite e che ha fossilizzato il dibattito politico e sociale in Trentino e nel resto dell’Occidente.

Gli “esperti” hanno pronunciato il verdetto e quindi nessun’altra ipotesi è contemplabile. Altri esperti possono pensarla diversamente da chi esercita il potere politico-economico, ma sono bollati come faziosi, senza mai entrare nel merito delle loro critiche, perché “non ci sono alternative”.

Come la lingua impoverita di 1984 di George Orwell, questo mantra serve a rendere inelastica la mente dei cittadini, persuadendoli che questo è il migliore dei mondi possibili o comunque lo diventerà, se daremo retta ai pastori. In questo modo, ogni reale alternativa si volatilizza dalla sfera dell’immaginabile. L’operazione si completa con l’etichettatura. Infatti, la gente tende a credere di aver capito qualcosa se gli affibbia un nome o un’etichetta, come se classificazioni e marchiature equivalessero ad una reale conoscenza di una cosa o un fenomeno.

Le conseguenze di questo atteggiamento possono essere drammatiche. Il contratto sociale, il patto civile tra cittadini e stato si sta sbiadendo da tempo e ormai quasi non si distinguono più le parole e le firme. Sta succedendo in Europa, nel Nord America, in Giappone e altrove. La partecipazione democratica è un ricordo, il disprezzo per le “caste” è più vivo che mai:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/13/il-mito-del-consenso-unanime-e-la-crisi-del-patto-civile-con-lo-stato/

Così la Grande Coalizione che verrà è definita un’Alleanza dei Responsabili, contrapposta a “tutti gli altri”, bollati come “populisti” e “demagoghi”. Un parlamentare ha espresso molto bene l’essenza di questa strategia propagandistica basata sull’idea di continuità senza se e senza ma: “Non si può andare contromano su un’autostrada. Se il mondo va in una certa direzione, dobbiamo fare lo stesso”.

Esiste un unico modello di sviluppo possibile e chi non lo condivide è un irresponsabile, proprio in una fase storica in cui le magagne del sistema sono dolorosamente sotto gli occhi di tutti ed è sempre più chiaro che il nostro stile di vita deve essere negoziabile, per il bene nostro e delle generazioni a venire.

Quel che è peggio è che s’intravede, alla radice, l’idea che il dissenso dei cittadini e delle comunità locali sia sempre e comunque espressione di un interesse particolare nocivo al bene comune e che i progetti del potere centrale siano al contrario sempre guidati da una prassi decisionale efficace, rapida e pragmatica che privilegia razionalità, disciplina ed assenza di sentimentalismi, preconcetti e pregiudizi.

Viene così a mancare la cultura tipicamente democratica della gestione del conflitto e della pluralità, fonte di creatività, innovazione, miglioramento, autocritica, graduale maturazione della società civile. Si prospettano, al contrario, energici disciplinamenti della popolazione e dei governi locali:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/06/il-10-marzo-si-fa-la-storia-a-piccoli-passi/

Cosa comporta tutto questo?

La scomparsa del limite. Se il mondo è dalla tua parte, allora non puoi avere torto e non ci sono limiti a quel che puoi ritenere giusto e legittimo fare.

Ma esistono limiti invalicabili, soglie che marcano il confine tra umano e disumano, tra responsabilità ed irresponsabilità. Non variano a seconda della situazione, del contesto, sono indipendenti dalle proprie sensibilità ed umori contingenti: si chiamano Costituzione, Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, beni comuni, tutela della dignità delle persone (e degli animali), sostenibilità e rispetto per l’ecosistema, lotta contro le ingiustizie, regola d’oro, ecc.

Sono autolimitazioni che l’umanità si è imposta dopo aver appreso sulla sua pelle le conseguenze della dismisura/eccesso, della tracotanza, dell’egotismo e del tribalismo sfrenato. Millenni di elaborazione morale hanno dato buoni frutti: non lasciamoli marcire perché ci martellano in testa slogan egotisti all’insegna dell’autosufficienza/autarchia dell’individuo; non ignoriamo la saggezza collettiva che è il precipitato di milioni, miliardi di esperienze umane che ci hanno preceduto.

Bisogna stare attenti a non incartarsi nelle astrazioni relativiste: non sono sintomo di maturità, sono sintomo di confusione.

Non si può cancellare con un tratto di penna tutto quel che c’è tra l’intransigenza e il relativismo, altrimenti si finisce per aderire al mantra del “non ci sono alternative”: l’anticamera dell’autoritarismo in ogni sua possibile declinazione.

I critici di Donata Borgonovo Re non sembrano rendersi conto che invece di caldeggiare la contrapposizione tesi vs. antitesi in uno stato di equilibrio virtuoso (conflitto fecondo = democrazia), stanno dando man forte a chi vede la vita (sociale e politica) come un gioco a somma zero (legge della giungla), dove una delle due parti dev’essere estromessa (lotta senza quartiere = tirannia).
Penso a Monti (“tagliare le ali estreme”) e Merkel (o Sarkozy) con i loro diktat contro chiunque osi ancora dire “cose di sinistra”. Penso al “o siete con noi o siete contro di noi” di George W. Bush ad al suo parimenti deprecabile “il nostro è uno stile di vita non negoziabile”.

Di più, i critici di Donata Borgonovo Re evidentemente ritengono che la gestione della cosa pubblica in Trentino sia stata ammirevole e che serva un’assoluta continuità.

C’è chi potrebbe eccepire:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/01/la-farfalla-avvelenata/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/18/blackrock-i-suoi-tentacoli-sulla-grecia-e-sui-fondi-pensione-del-trentino-alto-adige/

http://www.questotrentino.it/qt/?aid=13666

http://www.questotrentino.it/qt/?aid=13700

Lo ha fatto anche la stessa Borgonovo Re: “mafia è un termine sicuramente esagerato: giovedì l’ho usato nella mia relazione semplicemente perché lo sentiamo ripetere spesso dai cittadini che vengono da noi a chiedere aiuto. Non posso negare che io e i miei collaboratori siamo rimasti colpiti dalla frequenza con la quale ci dicono ‘la mafia esiste anche in Trentino’ e questo vuol dire che c’è un problema. Se qualcuno indica con il dito la luna non bisogna guardare il dito, ma la luna”. “Non credo – afferma Borgonovo Re – che ci sia una cupola e se dovessi definire io stessa il fenomeno non userei il termine ‘mafia’. Credo però che in Trentino sia diffusa una cattiva cultura dell’amministrare, per la quale il sindaco considera il Comune come ‘cosa sua’. E non si tratta di casi sporadici”.

http://www.presspubblica.it/index2.php?option=content&do_pdf=1&id=720

2. DONATA BORGONOVO RE VUOL DIRE INESPERIENZA (È UN MALE?)

Ho dedicato molto spazio alla seconda critica, ma questa, che dal punto di vista dei suoi avversari è la più convincente, è anche la più esile.

I seguenti politici sono stati eletti o nominati ad incarichi di gestione di realtà molto più complesse della Provincia di Trento pur avendo un’esperienza minima o nulla:

Barack H. Obama, Dominique de Villepin, John Fitzgerald Kennedy (al Congresso), Dwight Eisenhower, Aung San Suu Kyi, Isabel Perón, Alexis Tsipras (leader dell’opposizione greca, nato il 28 luglio 1974).

Sono quelli che mi sono venuti in mente; altri potranno certamente allungare l’elenco (i cosiddetti “renziani”, ad esempio, che avranno sicuramente replicato ad analoghe obiezioni).

Donata Borgonovo Re possiede invidiabili competenze giuridiche ed amministrative: in qualità di difensore civico per il Trentino, ha avuto un contatto diretto con i cittadini ed i loro problemi senza paragoni e non ha mai nascosto che la buona politica si fa quando ci si circonda di uno staff capace e si estende la partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica (si veda la prossima sezione).

Detto questo, essere “inesperti” assicura un valore aggiunto non di poco conto. Significa infatti anche non essere incatenati ad un certo tipo di relazioni di potere che ti costringono a: (a) assecondare chi sta sopra di te e che ti ha permesso di arrivare dove sei; (b) difendere ad oltranza certe rendite di posizione ed equilibri di partito. Significa anche essere liberi di mettere in discussione ciò che non funziona all’interno del sistema, dogmi ed assunti obsoleti, proporre qualcosa di nuovo, essere aperti a contributi esterni, a soluzioni alternative, a riforme di sistemi ingessati.

**********

LA DEMOCRAZIA PARTECIPATA SECONDO DONATA BORGONOVO RE

MIA TRASCRIZIONE: “Il legislatore si è reso anche conto che di fronte ad una particolare forza degli esecutivi, andavano introdotti quei meccanismi di controllo ed equilibrio, che sono da un lato i consigli comunali, che oggi mi par di capire che rappresentano quasi le cenerentole affaticate delle nostre autonomie locali. Con un forte potere di indirizzo e di controllo sull’esecutivo ed un potere di approvazione degli atti fondamentali del comune – il bilancio non dovrebbe costruirselo l’esecutivo, l’esecutivo dovrebbe fornire le informazioni necessarie perché il consiglio possa costruire un bilancio e dentro ci possa mettere le finalità e gli obiettivi che nell’anno che si presenta di fronte dovranno essere garantiti.

Accanto al consiglio, c’è un altro polo di cui gli enti locali si dimenticano per definizione: i cittadini. Nelle leggi degli anni Novanta e in particolare nella legge di riforma delle autonomie locali vengono introdotti i cittadini come titolari di un diritto di partecipazione che si esprime in una serie di istituti che debbono (alcuni debbono, altri possono) essere inseriti negli statuti comunali e che sono strumenti di partecipazione concreta.

Elvio Raffaello Martini ha fatto un’analisi bellissima del concetto di partecipazione e sostiene che la partecipazione la possiamo intendere come “appartenere, essere parte” – noi siamo cittadini della nostra comunità, poi della nostra provincia, della nostra nazione fino ad essere cittadini del mondo – e l’avere parte riguarda la ripartizione delle risorse. Oppure la si può interpretare come “prendere parte alle decisioni”…e qui veniamo alla scollatura con la realtà”.

 

MIA TRASCRIZIONE: “Nella mia panoramica delle male-pratiche, il contrario della best practice, io conto una serie di situazioni in cui i cittadini si sono accorti, tardi, di decisioni significative prese dall’ente pubblico, che li interessa e li tocca da vicino, decisioni delle quali non si sono rese e resi conto nella fase in cui queste decisioni venivano elaborate, discusse e concordate nelle “sedi competenti”, ma si sono semplicemente resi conto degli effetti…I cittadini si fanno sentire, protestano e contestano ma non prendono parte alla decisione; la decisione è già stata presa, molto tempo prima. I cittadini possono solo rincorrere con due sole possibilità: condizionare la realizzazioni con delle modifiche che non saranno mai radicali o sostanziali, oppure parlare, sfogarsi, farsi venire il mal di fegato senza riuscire ad incidere su una decisione che si è già consumata.

La partecipazione è faticosa. Se i cittadini riuscissero a riscoprire anche la passione per la partecipazione, che è certamente fare politica, anzi, è il modo più nobile – io ritengo – di fare politica, perché lo si fa per un interesse comune, mossi non già da un desiderio di seggio, di poltroncine, ma dal desiderio di costruire qualcosa di utile e buono per la comunità.

Dall’altro lato, però, l’amministrazione deve essere anche addestrata ad utilizzare gli strumenti di partecipazione, perché l’ente pubblico deve comprendere che gli strumenti di partecipazione sono strumenti di condivisione delle scelte, di condivisione dell’esercizio del potere e la partecipazione l’ha inventata il legislatore proprio per non lasciare dei vuoti nel corso dei famosi 5 anni almeno a livello locale e per addestrare amministrati ed amministratori a selezionare insieme l’interesse pubblico e a raggiungere insieme i risultati utili per la comunità.

Un tempo il meccanismo della democrazia rappresentativa era fondato su questa delega – io scelgo la persona che reputo migliore e le affido un compito, però non glielo affido in bianco – fai quel che vuoi, ci vediamo tra cinque anni – glielo affido in base agli impegni che questa persona si è assunta nella campagna elettorale, periodo in cui io, candidato, dico ai cittadini quel che mi piacerebbe fare, come vorrei camminare con questa comunità e chi è d’accordo con me mi sostiene, mi sostiene ma mi sta dietro, così se appena sgarro mi dà una mazzolata dietro le orecchie e mi rimette in campana. Non è che io arrivo lì e poi faccio quel che mi pare.

Perciò i meccanismi di partecipazione sono anche meccanismi di accompagnamento di chi ha la funzione di governo e decisionale, meccanismi di proposta e suggerimento, perché non è mica detto che le idee migliori ce le abbiano quelli che stanno all’interno delle istituzioni. Devono avere delle belle orecchie, la capacità di ascoltare e di selezionare, tra quello che i cittadini comunicano, cosa può essere utile e significativo.

Dobbiamo capire quali meccanismi di partecipazione abbiamo a disposizione per uscire da questa mancanza di libertà, perché non mi ascoltano una volta sulla ciclabile, non mi ascoltano un’altra sui bacini di innevamento, non mi ascoltano su qualche altra cosa e io non partecipo più. Non dico più nulla, vivacchio nella mia nicchia, oppure cerco i miei meccanismi clientelari che almeno a me garantiscono quel minimo di beneficio che mi consente di vivere in pace”.

Il voto utile distruggerà il PD e la sinistra italiana (di Aldo Giannuli)

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“Chi mi invita a votare Pd e soci lo fa in nome del solito, trito, ritrito, frusto, rancido, avariato, decomposto argomento del “voto utile” che, tradotto in buon italiano suona: “Vota contro”. Credetemi: non sono così ideologico ed ingenuo da non conoscere le virtù della tattica che consiglia di scegliere il “male minore”. Ma il punto è proprio questo: il Pd è davvero il male minore?

[…].

Bersani ha già detto che la sua linea sarà quella del rigore, indicata dall’agenda Monti e, di fronte alla minaccia di una lista capeggiata dal Professore, si è precipitato a rassicurare “i mercati” sull’affidabilità del centro sinistra sulla via delle “riforme” già abbozzate da questo governo. Quella linea è non solo socialmente iniqua ma semplicemente fallimentare, come dimostra il fatto che l’intera Eurozona, che si è affidata ad essa, è in netta recessione. D’altra parte, il Pd non ha scelte e deve seguire questa strada: una proposta di politica economica alternativa non ce l’ha e non si può pensare che riesca a darsela in qualche settimana di campagna elettorale. La politica ha le sue leggi e una di queste è la forza di inerzia, per cui una forza politica è indotta a proseguire la traiettoria intrapresa e i tempi di una correzione di indirizzo sono funzione del “peso” del partito e dell’angolazione della svolta: un piccolo vettore può anche fare una svolta a 90° in qualche decina di secondi, ma un autotreno chiede tempi più lunghi anche per modificare la traiettoria di 15°. Ed il Pd non è una utilitaria.

[…].

Ma, qualcuno mi dirà, magari la sinistra potrebbe essere più delicata della destra verso i ceti subalterni, magari, potrebbe anche fare qualcosa per il lavoro ai giovani o forse aiutare un po’ la Cgil nello scontro con la Confindustria… Chiacchiere! Abbiamo già visto come la sinistra ha sprecato le occasioni in cui è stata in maggioranza: vi siete accorti di qualche differenza rispetto alla politica economica di Berlusconi? La differenza, sin qui è stata che il Pd è un Pdl senza il bunga bunga ma con più tasse e più simpatia per i pm. Il Pdl è un Pd con maggiore propensione al disavanzo ed al debito e più simpatia per imputati ed escort.

Sin qui le ragioni che rendono molto arduo sostenere che il Pd sia una alternativa reale al berlusconismo (che, infatti, non riesce a battere da venti anni). Poi ci sono le ragioni per cui una vittoria del Pd (che, ripeto, probabilmente ci sarà) sarebbe un danno assai peggiore. Magari Bersani riuscirebbe ad attenuare un po’ i rigori dell’austerità e fare “qualcosa di sinistra” (non ci credo, ma ammettiamolo), ma a quale prezzo politico? La sinistra dovrebbe caricarsi dell’impopolarità di scelte politiche antipopolari, entrare in conflitto con la propria base sociale, frenare la Cgil, mandare la polizia contro i movimenti di protesta ecc.  E, alla fine, senza nemmeno raggiungere il risultato prefisso (come si sta puntualmente dimostrando). Per quanto tempo la sinistra pagherebbe il prezzo di un’esperienza di governo così rovinosa?

Ed allora, a guardare tre metri più avanti al proprio naso, chi sarà stato il masochista? Chi ha cercato di evitare una trappola del genere o chi ci è cascato con tutti due i piedi in nome di una vittoria effimera ed avvelenata?

C’è chi pensa che non ci sia alternativa alla politica interna al sistema che ci vuole succubi dei mercati finanziari e del loro bisogno di sacrifici umani. Non lo credo, ma posto pure che sia vero, vorrebbe dire che in questo periodo è possibile solo una politica di destra. Ebbene che la faccia la destra. Se c’è l’agenda Monti da realizzare che la faccia Monti, non le sue copie. La sinistra faccia l’opposizione e le lotte sociali. C’è qualcuno che si ricorda il significato di queste parole? Op-po-si-zio-ne, Lot-te so-cia-li, Con-flit-to, Piaz-za…

Nel caso del Pd, poi, ci sono ragioni più specifiche per negargli il voto. Il discorso del “meno peggio” può valere se l’opzione meno dannosa si tiene entro la decenza di un “minimo sindacale”. Il Pd da molto tempo è al di sotto di quel minimo: non solo ha pedissequamente eseguito ogni indicazione del capitale finanziario, ma ha inferto i peggiori colpi alla democrazia in questi venti anni (dalla legge sui servizi segreti alla riforma del titolo V della Costituzione). Da ultimo non possiamo perdonargli l’ostinazione con cui ha difeso il Porcellum garantendone la sopravvivenza. Questo ce lo ricorderemo per molto tempo, così come non abbiamo dimenticato il referendum golpista del 1993 e come non dimenticheremo l’appoggio a Monti. Poi questa storia del “voto utile” (ma poi, utile a che? Non sanno fare neanche una legge sul conflitto di interesse) è servita solo a peggiorare le cose in questi anni favorendo l’involuzione dell’ex Pci. Il Pd non può pensare di avere una sorta di “diritto” al consenso, per cui chi è di sinistra deve votarlo (sempre per evitare che vinca “l’altro”) qualsiasi cosa faccia. E’ arrivato il momento di dire che se fa una politica di destra chieda i voti a destra.

Per il resto, una sconfitta del Pd oggi sarebbe una sconfitta (meritatissima) del Pd, mentre una rotta del Pd domani, dopo una disastrosa esperienza di governo, sarebbe una disfatta di tutta la sinistra e comprometterebbe le cose per molti anni ancora. Purtroppo è proprio quello che probabilmente accadrà grazie al mantra fraudolento del “voto utile”.

http://www.aldogiannuli.it/2012/12/la-solita-vecchia-trappola-del-voto-utile/

La patetica inconsistenza della candidatura Monti

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La volontà c’è, ora Monti deve trovare i voti. Sta pensando a un discorso in Parlamento per vedere poi chi aderisce, partiti e parlamentari. Intanto conferma per il 21 dicembre la conferenza stampa di fine anno per un bilancio del suo primo governo.

Stefano Feltri, Il Fatto Quotidiano, 15 dicembre 2012.

Da qualche settimana girano voci che attribuiscono alla coalizione di centro a sostegno di Mario Monti, o anche solo alla lista unica del Senato ispirata al premier, un consenso del 20%. E’ una bufala. Nessuno degli istituti di sondaggi che stanno regolarmente monitorando le intenzioni di voto degli italiani, infatti, ha finora messo nero su bianco una cifra così elevata per i reduci del terzo polo e il simbolo del Professore.
http://www.giornalettismo.com/archives/685325/sondaggi-la-bufala-di-monti-al-20/

Una lista unica di centro – che comprenderebbe Casini, Fini, Montezemolo – guidata da Monti raggiungerebbe il 15,4 percento. Senza il Professore, invece, le liste di centro avrebbero 6 punti percentuali in meno, attestandosi al 9,4 percento.

http://www.huffingtonpost.it/2012/12/21/elezioni-2013-sondaggio-swg_n_2344075.html

Ad appoggiare un nuovo mandato per il Professore è l’11 percento degli intervistati. Nel dettaglio, a gradire questa ipotesi sono soprattutto gli elettori di centro (28%), appena il 6 percento di quelli di centrodestra e il 5 percento di centrosinistra. Monti al Quirinale piace invece al 13 percento degli italiani.
http://www.agenparl.it/articoli/news/politica/20121214-elezioni-swg-un-italiano-su-10-vuole-monti-nuovamente-premier

Secondo l’ultimo sondaggio Spincon.it, realizzato con metodo CAWI su un campione di 1.420 interviste, il 74,4% dei cittadini italiani esprime un giudizio “molto negativo” (47,3%) o “negativo” (27,1%) sulla possibilità che il premier torni a guidare il governo dopo la tornata elettorale. Il 19,1%, invece, esprime un giudizio “molto positivo” (4,6%) o “positivo” (14,5%).

La prospettiva di un Monti-bis è accolta favorevolmente solo dal 22,3% degli elettori del centrosinistra: il 5,2% esprime un giudizio “molto positivo”; il 17,1% ne esprime uno “positivo”. Anche sottraendo all’insieme degli elettori del centrosinistra chi, nel 2009, ha votato per l’Italia dei Valori, il 71% continua a giudicare in modo “molto negativo” (33,8%) o “negativo” (37,2%) l’ipotesi di un Monti-bis.

A variare, insomma, è l’intensità del giudizio (più negativo per gli elettori di centrodestra), ma non la sostanza: la maggioranza degli italiani non vede con favore l’ipotesi di un ritorno di Mario Monti alla guida del governo.

http://www.notapolitica.it/2012/12/14/mancia_14-12.aspx

**********

Secondo un’analisi effettuata da Ipsos su sondaggi condotti tra il 14 novembre e il 10 dicembre 2012, più di due italiani ogni dieci (22%) sono oggi convinti che Mario Monti sarebbe il miglior Presidente del Consiglio anche dopo le prossime elezioni politiche.

Fra i supporter del “Professore” troviamo in misura maggiore della media uomini, elettori con oltre 55 anni, laureati e diplomati, imprenditori, liberi professionisti e dirigenti, pensionati, residenti nelle regioni del nord-ovest, residenti in comuni di dimensioni medio piccole (10-30mila abitanti), cattolici praticanti assidui, elettori che si collocano al centro o al centro sinistra, elettori del Partito Democratico o dei numerosi partiti della galassia “centrista”.

http://www.linkiesta.it/monti-bis-sondaggio-ipsos#ixzz2F77MlZR1

Matteo Renzi su Israele, i Territori Occupati e l’Iran

Renzi-e-Shalom

«Io non sono così sicuro che bisogna per forza votare sì [sul riconoscimento ONU della Palestina]. Non è solo il governo italiano a mostrarsi titubante, lo sono anche gli inglesi ed altri….Non sono d’accordo con Bersani sul fatto che la centralità di tutto sia il conflitto israelo-palestinese. Il problema è generale di tutta l’area del Medio Oriente. E al centro c’è l’Iran. Dobbiamo noi Europa per primi ascoltare il grido di dolore delle ragazze di Teherhan. Se non risolviamo lì, non risolviamo il conflitto israelo-palestinese. A Gaza cosa c’è scritto, infatti? ‘Grazie Theran’. L’Europa non deve lasciare la questione Iran soltanto agli Usa: è quella la madre di tutta le battaglie nel Medio Oriente….»

Matteo Renzi

[NB per il giornalista del Corriere: si scrive Tehran)

http://www.corriere.it/politica/speciali/2012/primarie-centrosinistra/notizie/28-11-tg1-renzi-bersani_dbac09ee-3999-11e2-8eaa-1c0d12eff407.shtml

“Talvolta Israele eccede nella difesa, e dobbiamo dirlo, ma è tempo che la sinistra pronunci parole inequivocabili sul diritto di Israele di vivere senza minacce”.

Matteo Renzi

http://www.agenpress.it/index.php?option=com_content&view=article&id=6480:primarie-cs-renzi-discutiamo-su-come-rimettere-in-moto-la-crescita-nostro-orizzonte-terza-via&catid=7:notizia-principale&Itemid=106

Pierluigi Battista scrive sul Corsera: “Ma è abbastanza impressionante notare che mentre Bersani auspica che l’Onu, malgrado le perplessità dell’America di Obama e della Gran Bretagna, riconosca la Palestina anche in assenza di uno Stato palestinese, Renzi invece abbia ricordato la repressione che sta schiacciando i giovani dell’Iran e sta massacrando la rivolta nella Siria di Assad. Ed è impressionante che la radice del conflitto non sia generazionale, come pure è affiorato con la polemica sulla rottamazione scatenata da Renzi, ma culturale. Due sinistre, una che è sempre stata in maggioranza negli ultimi decenni, un’altra che finora è apparsa minoritaria ed esile (Fassina che ha quantificato al «2 per cento» la linea di Ichino, che invece al primo turno ha avuto il 35 per cento dei consensi) e che in Renzi ha trovato lo sdoganatore.

Chi vincerà, incarnerà un modello completamente opposto a quello del competitore. Come dovrebbe accadere tra schieramenti diversi, ma che in Italia accade all’interno dello stesso schieramento. E chi perderà? Dovrà accettare lealmente la sconfitta, ma con un senso di grande distanza dal vincitore. Una storia che non finisce domenica, perché ha cambiato radicalmente il Pd

http://www.matteorenzi.it/rassegna-stampa/22-stampa/545-bersani-renzi-due-idee-di-italia-e-di-partito-una-storia-che-ha-cambiato-il-pd

I “pochi” che hanno votato alle primarie sono socialmente pericolosi? (Nique la Police)

 

Alla provocazione ragionata di Nique la Police segue una replica del lettore Sergej. Il dibattito è aperto.

[...].

In un paese, l’Italia che, come scriveva Debord è a “scarsa tradizione democratica”.  Il trasferimento di potere, nelle primarie del centrosinistra, dagli elettori agli eletti si configura quindi come un trasferimento di potere non democratico. Operato con le forme spettacolari della democrazia. Gli italiani sono avvertiti: il modo con il quale si governa un partito è lo stesso con il quale, quando si va al potere, si governa un paese.

[...]

La letteratura americana sulle primarie, che si dispone su quattro decenni di case studies, ci insegna che si tratta più di fenomeni di radicalizzazione di una parte del proprio elettorato che di vera e propria costruzione di un consenso largo. Quello avviene, semmai, successivamente in fase elettorale. In questo senso i dati definitivi sull’affluenza alle primarie sono impietosi. Nonostante la più grossa campagna di mobilitazione al voto su più piattaforme (dalle piazze, ai social network, ai giornali, alla tv pay e generalista) anche queste primarie confermano un dato oggettivo di declino dell’affluenza per questo tipo di elezioni. Su dati ufficiali, queste primarie di coalizione hanno raggiunto lo stesso numero di partecipanti di quelle, con il solo Pd, del 2009 (3.100.000). E’ evidente che nello stesso Pd, pur al centro di tutte le dinamiche spettacolari, c’è stato un calo di affluenza. E le primarie del 2009 rappresentavano il punto più basso di affluenza, in questo genere di elezione, raggiunto da quel partito.  Rispetto alle ultime primarie di coalizione, quelle del 2005, il calo è spettacolare. Una perdita di più di un quarto dei votanti, circa un milione e duecentomila voti di meno, quando nel 2005 il dispositivo di propaganda per questo genere di elezioni non era sofisticato come oggi. Una perdita ma con anche anche una infiltrazione di elettorato di centrodestra, come da numerose testimonianze, come mai era accaduto nelle precedenti primarie. Eppure non è mancato l’effetto Orwell con i media che, durante la giornata elettorale, hanno parlato continuamente di boom votanti, riprendendo le indicazioni degli spin-doctor dei candidati, cercando di creare un’ onda che trascina verso il voto. Le file, frutto di una organizzazione approssimativa sul terreno (a logistica sofisticata corrisponde qui organizzazione deficitaria sul territorio) hanno fatto quindi parte della scenografia non della realtà. Vedremo quale effetto farà la scenografia sull’elettorato al momento delle elezioni politiche. Del resto siamo di fronte ad uno spettacolo politico che, come negli Usa, gonfia i palinsesti e attrae audience e quindi pubblicità. Le primarie si mostrano così, sul piano della mobilitazione reale, un istituto già usurato,  nell’intenzione originaria di raccogliere consensi allargati, nel momento in cui sembra raggiungere il suo acme spettacolare. Eppure, questione da non trascurare, i follower di ogni genere sono stati valorizzati in maniera maggiore rispetto al passato.

I numeri che ci danno una partecipazione sostanzialmente in calo radicalizzano così l’esperienza di chi ha partecipato creando la distanza con gli altri. Che può essere o non essere colmata nel momento elettorale. Nel 2006, dopo le primarie boom del 2005, ad esempio il centrosinistra sostanzialmente riuscì a far eleggere un governo debole che durò poche decine di mesi. Dal punto di vista dei numeri siamo quindi di fronte a modalità di mobilitazione politica minore nella società degli user generated contents. Magari di una minoranza non democratica, strategica per vincere le elezioni in una società politicamente frammentata ma neanche da scambiare per una maggioranza. Dal punto di vista dei risultati arrivano al ballotaggio due candidati di destra. Entrambi assolutamente compatibili con procedure e dettati politici Ue, Bce, Ecofin che hanno portato l’Italia in una contrazione economica permanente che rischia di produrre disastri sociali impensabili per questo paese.  Che dalle primarie esca un pd più bersaniano o renziano, onestamente, è solo un problema di organigramma interno a quel (si fa per dire) partito.

Sugli altri candidati che hanno avuto funzione decorativa merita spendere due parole su Nichi Vendola. Che due anni fa era un possibile,  candidato vincente alle primarie del centrosinistra. Ed oggi è rimbalzato, dopo una serie di errori e travisamenti, alla condizione del Bertinotti di 15 anni fa. Quello costretto a stare in una coalizione, erodendo il proprio elettorato, maledicendo e votando leggi come la Treu sugli interinali. E a differenza del Bertinotti del ‘97, Vendola oggi è senza un partito strutturato, con la capacità di mobilitazione ormai completamente subordinata alla copertura del suo personaggio nei talk show. Come si capisce non solo dalla dismissione degli user generated contents delle fabbriche di Nichi, fondamentali per l’ascesa del personaggio, ma anche dalla spiegazione che Vendola dà del suo flop elettorale. Ovvero quella di non essere stato coperto a sufficienza dai grandi media. Nel complesso siamo di fronte al cupio  dissolvi del popolo di sinistra. Con questa espressione, a partire dagli anni ’80, si è sempre indicato l’elettorato di sinistra in grado di fare massa ben oltre l’adesione militante ai partiti progressisti. Questo genere di tipologia di popolazione, comunque numericamente in regressione, è invece oggi servito, come materia grezza per un processo di costruzione autoritaria del consenso, in forma democratica, grazie a nuovi dispositivi spettacolari, stranianti e cognitivamente regressivi.

Viste le politiche che ha in previsione il Pd una volta al potere, e che sono quasi sconosciute ai suoi follower, non  scherziamo affatto quindi quando diciamo che, chi vota le primarie, consapevole o no, è socialmente pericoloso.  Perchè trasferisce potere, secondo un complesso dispositivo non democratico, ai candidati di un partito che non ha prospettive di futuro. Bersani  ha parlato di primarie come di una festa. Bene, chi vuol fare politica deve uscire dall’autoreferenzialità e, politicamente parlando, si deve organizzare per fare la festa a questa gente. Disgregando una subcultura di centrosinistra che è uno dei fattori chiave del grave declino, dell’impoverimento materiale e cognitivo di questo paese.

Nique la police
Fonte: http://www.senzasoste.it
Link: http://www.senzasoste.it/nazionale/primarie-sempre-meno-votanti-nonostante-l-iniezione-fatale-di-realta-aumentata
26.11.201

REPLICA
“5 candidati, ballottaggi. Se non è democrazia questa … votano pure quelli degli altri partiti. Ovviamente il fatto di utilizzare metodi democratici non garantisce nulla sulla qualità del progetto politico visto che anche il nazismo arrivò al potere per via democratica. Non me la sento quindi di criticare queste primarie se non per il fatto di essere addirittura pletoriche. Non buttiamo via il bambino con l’acqua sporca. Se no poi ti ritrovi le primarie con opzione call del centrodestra … E il problema dell’appiattimento sull’agenda dello sceriffo di Nottingham è un problema globale che travalica i confini italiani e come tale va visto. Diciamo allora che abbiamo partiti al gusto di sinistra e partiti al gusto di destra buoni per soddisfare i palati meno esigenti ma che difficilmente potranno avere ingredienti differenti dall’agenda di cui sopra”.

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