Quanto tempo ci vuole per passare ad una fase glaciale?

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Da: Homo Sapiens Hibernus

I sedimenti oceanici e lacustri provenienti dalla California, dal Venezuela e dall’Antartide hanno confermato che questi cambiamenti climatici improvvisi hanno influenzato non solo la Groenlandia, ma il mondo intero. Nel corso degli ultimi 110 mila anni, ci sono stati almeno 20 di tali cambiamenti climatici improvvisi. Il solo periodo di clima stabile nel corso degli ultimi 110 mila anni – è stato l’Olocene, gli 11.000 anni di clima moderno. Lo stato “normale” del clima per la Terra è quello di una serie di balzi improvvisi ed estremi – come un interruttore della luce che si accende e si spegne…L’evidenza empirica mostra che il brusco cambiamento climatico improvviso non è solo possibile – è una condizione naturale. L’attuale clima caldo e stabile è una rara anomalia.

Jeffrey Master, co-fondatore di The Weather Underground

Il tutto sarebbe accaduto repentinamente per chi si fosse trovato a vivere in quell’epoca. E’ l’equivalente di prendere la Gran Bretagna e spostarla nell’Artico nel giro di pochi mesi.

William Patterson

La produttività biologica del lago esaminato in Irlanda si è azzerata nel giro di pochi mesi, forse un anno. Tale calo nella produttività  è inequivocabilmente legato ad una caduta verticale della temperatura dell’aria. Altri studiosi, interrogati sui risultati di questa ricerca, si dicono convinti che i dati possano rivelarsi coerenti e corretti. Infatti, gli ultimi carotaggi effettuati in Groenlandia indicavano una transizione tra 1 e 3 anni. Quindi apparentemente vi è coerenza con i dati irlandesi.

Claudio Gravina, Climatemonitor

 

Artico nel settembre 2012 e nel settembre 2014

Artico nel settembre 2012 e nel settembre 2014

ghiacci artici

ghiacci artici

ghiacci marini antartici

ghiacci marini antartici

ghiacci marini totali

ghiacci marini totali

Per gli anni a venire, è importante tenere sempre bene a mente che l’ortodossia climatologica aveva stabilito che il riscaldamento globale avrebbe rinviato il termine dell’interglaciale a data da destinarsi.

Nessuno si permetta di sostenere che un po’ tutti sospettavano che il riscaldamento globale avrebbe causato una glaciazione.

Tra il 1993 e il 2014 il “consenso” era che una glaciazione sarebbe stata incompatibile con il livello di concentrazione dell’anidride carbonica presente nell’atmosfera (Papers on anthropogenic global warming and next glaciation).

Nessuna futura falsificazione potrà riscrivere il passato. Anche se ci hanno provato più volte, con la precedente Civiltà Glaciale (Homo Sapiens Hibernus non è una novità).

Gli interglaciali – fasi relativamente temperate all’interno di un’era glaciale, come la nostra – terminano con un riscaldamento globale, specialmente a livello oceanico. Questo riscaldamento prosegue anche dopo l’inizio della fase espansiva dei ghiacciai, in quanto una glaciazione necessita di un forte divario tra le temperature artiche e quelle tropicali, una situazione che favorisce un deciso incremento della nevosità nell’emisfero boreale, quello interessato dalle glaciazioni. Senza una massa critica di vapore acqueo caldo che va a cozzare contro la massa di aria fredda in discesa dall’Artico mancherebbe la materia prima per una glaciazione.

Wallace S. Broecker, The End of the Present Interglacial: How and When?, Quaternary Science Reviews, 1998, Vol. 17, pp. 689-694

Tatjana Boettger, Elena Yu. Novenko, Andrej A. Velichko, Olga K. Borisova, Konstantin V. Kremenetski, Stefan Knetsch, Frank W. Junge (2009), Instability of climate and vegetation dynamics in Central and Eastern Europe during the final stage of the Last Interglacial (Eemian, Mikulino) and Early Glaciation, Quarternary International 207, 137-144

María-Fernanda Sánchez-Goñi, Edouard Bard, Amaelle Landais, Linda Rossignol, Francesco d’Errico, Air-sea temperature decoupling in Western Europe during the last interglacial/glacial transitionNature Geoscience, 1 September 2013

La sequenza dovrebbe essere questa: riscaldamento globale > maggiori precipitazioni in aree normalmente secche > aumento della nevosità > effetto albedo + vulcanismo intensificato nei minimi solari / impatti cosmici > glaciazione (piccola o grande).

Con l’ingresso nel Dryas Recente (glaciazione) l’innevamento raddoppiò nel giro di 3 anni (Ice-core evidence of abrupt climate changes).

Quanto tempo impiega il clima a passare da una fase all’altra?

Non molto. Le transizioni tra interglaciali e glaciazioni e vice versa si verificano bruscamente. Le stime variano, ma si parla di variazioni di molti gradi centigradi (da 3 a 15) nel giro di meno di un anno (Era glaciale in pochi mesi; Mini ice age took hold of Europe in months); un anno (Ice Cores show abrupt climate changes); da 1 a 3 anni (Did You Say “Fast”?), da due anni a pochi decenni:

Adams J., Maslin, M. & Thomas, E. Sudden climate transitions during the Quaternary, Progress in Physical Geography, 23: 1 – 36, 1999.

Alley Richard B. Abrupt Climate Change – Inevitable Surprises, Committee on Abrupt Climate Change, National Research Council of the National Academy of Sciences, 2002.

Berger, Jean-François, Jean Guilaine, The 8200calBP abrupt environmental change and the Neolithic transition: A Mediterranean perspective, Quaternary International, 200, 1-2, 2009.

Boettger Tatjana et al., Instability of climate and vegetation dynamics in Central and Eastern Europe during the final stage of the Last Interglacial (Eemian, Mikulino) and Early Glaciation, Quarternary International, 207, 137-144, 2009.

Cox John D., Climate Crash: Abrupt Climate Change and What it Means for our Future, John Henry Press, 2005.

Overpeck Jonathan T. e Julia E. Cole, Abrupt Change in Earth’s Climate System, Annual Review of Environment and Resources, Vol. 31: 1-31, 2006.

Patterson, William, Big freeze plunged Europe into ice age in months. ScienceDaily, 30 novembre 2009.

Petaev MI, Huang S, Jacobsen SB, Zindler A., Large Pt anomaly in the Greenland ice core points to a cataclysm at the onset of Younger Dryas. Proc Natl. Acad. Sci. vol. 110 no. 32, 2013.

Petit J.R., et al., Climate and Atmospheric History of the Past 420,000 years from the Vostok Ice Core, Antarctica, Nature, 399, pp.429-436, 1999.

Rahmstorf Stefan, Timing of abrupt climate change: A precise clock, Geophys. Res. Lett. 30 (10): 1510, 2003.

Rampino Michael R., Mass extinctions of life and catastrophic flood basalt volcanism, Proc. Natl.Acad. Sci. USA. 107(15), 2010.

Peter Schwartz, Doug Randall, An Abrupt Climate Change Scenario and Its Implications for United States National Security, October 2003.

Steffensen J.P. et al, High-Resolution Greenland Ice Core Data Show Abrupt Climate Change Happens in Few Years, Science, Vol. 321 no. 5889 pp. 680-684, 2008.

Stocker Thomas and Marchal Olivier, Abrupt climate change in the computer: is it real? PNAS, vol. 97, no. 4. February 15, pp. 1362–1365, 2000.

Taylor, K. C. et al., The Holocene-Younger Dryas Transition Recorded at Summit, Greenland, Science, 278, 825-827, 1997.

Treble, P. C., et al., 2007, High resolution secondary ionisation Mass Spectrometry (SIMS) δ18O analyses of Hulu Cave speleothem at the time of Heinrich Event 1, Chemical Geology, 238, 197-212.

 

L’ultimo interglaciale è terminato quando la Corrente del Golfo non ha più raggiunto l’Atlantico settentrionale e ha cominciato a piegare verso il Golfo di Biscaglia. Con il collasso della Corrente del Golfo (115mila anni fa) la tundra artica scende fino al 52 parallelo, in Renania (Colonia, Düsseldorf, Dortmund e Essen). Le foreste di conifere arrivano a Lione. La deviazione dell’acqua calda della Corrente del Golfo verso il Golfo di Biscaglia mitiga la Francia atlantica.

Ulrich C. Müller, George J. Kukla, North Atlantic Current and European environments during the declining stage of the last interglacial, 2004

 

L’inizio dell’ultimo periodo glaciale ha richiesto un accumulo di neve a latitudini più alte per formare lo strato di ghiaccio necessario ad avviare la glaciazione. Le catene montuose di Scandinavia, Scozia e del Labrador hanno il potenziale di sviluppare ghiacciai sufficienti ad innescare una glaciazione se il sole estivo non riuscisse a sciogliere la neve invernale. L’effetto albedo, raffreddando queste regioni, causerebbe un’ulteriore espansione dei ghiacci, e così via. Questo modello esplicativo della nascita delle glaciazioni si chiama “snow blitz”.

Un tale processo è già in corso in Scozia (“Glacier-like hazards found on Ben Nevis”, BBC, 21 agosto 2014).

 

A proposito dell’incredibile rapidità dell’ingresso e uscita da una fase glaciale, rimando a “Plasma, Solar Outbursts, and the End of the Last Ice Age” di Robert M. Schoch (Università di Boston)

Fuochino…fuoco…GHIACCIO! (cause e conseguenze di una glaciazione)

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a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

Web Caffè Bookique [Facebook]

IL SINDACO DI LONDRA: “il governo dovrebbe cominciare a considerare la possibilità che siamo agli inizi di una piccola era glaciale dovuta al calo di attività solare…evento che avrà grandi implicazioni per l’agricoltura, il turismo, i trasporti, la gestione del traffico aereo e l’economia nel suo complesso“.

http://www.telegraph.co.uk/comment/columnists/borisjohnson/9814618/Its-snowing-and-it-really-feels-like-the-start-of-a-mini-ice-age.html

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evento stratosferico sta portando aria artica fino agli Stati Uniti con temperature tra i -10 e i -40 C. L’articolo lo descrive come un fenomeno sempre più frequente negli ultimi anni, legato allo scioglimento dei ghiacci artici
http://www.climatecentral.org/news/stratospheric-phenomenon-is-bringing-frigid-cold-to-us-15479

qui il relativo studio sull’accresciuta frequenza e natura del fenomeno, che precisa come si tratti dell’opposto di quel che i “tropicalisti”/”serristi” si attendevano (cf. inverni sempre più miti – invece la seconda parte dell’inverno è sempre più rigida e nevosa in Eurasia e Nord America):
http://web.mit.edu/jlcohen/www/papers/Cohenetal2009.pdf

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Record assoluto di formazione di ghiaccio nell’Artico. Quando arriverà l’estate e si scioglierà a velocità ed in quantità senza precedenti (come nel 2012) ci saranno conseguenze nefaste.

Questo scioglimento [dei ghiacci artici] fa sì che una enorme mole d’acqua fredda e dolce si riversi nel nord Atlantico, andando a disturbare il flusso della corrente del Golfo. Infatti una modifica significativa della salinità dell’acqua e della temperatura potrebbe far saltare il meccanismo della corrente raffreddandola molto prima che raggiunga le coste europee e costringendola a fare ritorno in dietro addirittura a disperderla e annullarla. In tutti e due i casi l’Europa si troverebbe alle prese con un terribile e repentino cambiamento climatico. Un ritorno dei ghiacci interesserebbe tutta la Scandinavia, l’Islanda e parte della Gran Bretagna, l’Oceano sopra il 60° parallelo si trasformerebbe in una immensa distesa si ghiaccio. In conseguenza di ciò aumenterebbe tantissimo l’albedo totale e il fronte polare si abbasserebbe notevolmente, generando un raffreddamento sensibilissimo su tutta l’Europa, Italia inclusa. E’ lecito ricordare che questa teoria, inizialmente snobbata dalla comunità scientifica, sta negli ultimi mesi acquistando sempre più seguito. Ne sono prova gli ormai innumerevoli articoli che si trovano sull’argomento sia su giornali che su internet per gli interventi preoccupati di eminenti studiosi e climatologi di fama mondiale.

http://www.sqtradiometeo.it/images/La%20corrente%20del%20golfo/La%20corrente%20del%20golfo.htm

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Quello del 2012 è stato il dicembre più freddo dell’emisfero settentrionale dal dicembre del 2000

http://data.giss.nasa.gov/gistemp/tabledata_v3/NH.Ts+dSST.txt

Ecco cosa diceva riguardo all’Europa uno scenario di un rapporto commissionato dal Pentagono in cui diversi climatologi immaginavano cosa sarebbe potuto succedere in conseguenza del cambiamento climatico: sarà “la più pesantemente colpita dal cambiamento climatico, le temperature medie annuali scenderanno di 6 gradi Fahrenheit (un po’ più di 3 gradi centigradi) in meno di un decennio, con trasformazioni più drammatiche lungo la costa nord-occidentale. Il clima dell’Europea nord-occidentale sarà più freddo, secco e ventoso rendendola molto simile alla Siberia. L’Europa meridionale subirà un cambiamento minore ma verrà colpita ancora da violenti e intermittenti raffreddamenti e da rapidi sbalzi di temperatura. ridotte precipitazioni provocheranno la perdita di terreni coltivabili, il che diventerà un problema per tutta l’Europa contribuendo alla mancanza di scorte di cibo. L’Europa combatterà per arginare l’emigrazione dalle nazioni scandinave e dall’Europea settentrionale di popoli in cerca di temperature più miti, così come l’emigrazione dai paesi duramente colpiti in Africa e altrove”.

http://www.gbn.com/articles/pdfs/Abrupt%20Climate%20Change%20February%202004.pdf

http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/le-attivita-umane-hanno-solo-accentuato.html

Questa è la ricostruzione di quel che potrebbe accadere a causa dello scioglimento troppo rapido dei ghiacci artici (in questi anni, nell’Artico, nevica sempre di più, ma la neve si scioglie sempre più in fretta):

Il ghiaccio si scioglie, inonda gli oceani del nord con acqua fresca. Ciò causa un aumento più rapido della temperatura dell’acqua in estate. La differenza di temperatura tra l’Artico e gli oceani meridionali diventa troppo ridotta. Le correnti si bloccano e improvvisamente abbiamo un rimbalzo glaciale:

http://it.wikipedia.org/wiki/The_Day_After_Tomorrow_-_L%27alba_del_giorno_dopo

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/25/corrente-del-golfo-ormai-incapace-di-attraversare-latlantico/

Art Bell e Whitley Streiber, gli autori del libro “The coming global superstorm”, da cui è tratto il film sopracitato, descrivono quel che dovrebbe accadere perché si possa dire che lo scenario di una glaciazione improvvisa si sta effettivamente verificando:

“Diciamo che vivete a Dallas, o Madrid, o Roma. Il primo indizio che la supertempesta sta prendendo forma potrebbe essere delle previsioni del tempo secondo cui una serie di fronti freddi si muovono verso sud dal Mar Artico, uno dopo l’altro. Questo potrebbe accadere in qualsiasi momento dell’anno.

Potrebbe capitare di sentire che luoghi più settentrionali – Toronto, Stoccolma, Pechino – sono stati colpiti da condizioni meteo estremamente dure – piovosità straordinaria in estate, bufere di neve senza precedenti in inverno. Fenomeni che si protraggono per una settimana o più, intensificandosi.

Attraverso le pianure del nord del mondo – le pianure nordamericane, le steppe dell’Asia centrale – si comincerebbero a registrare raffiche di vento che possono superare le 100 miglia all’ora (c. 160 km/h).

Luoghi come Edmonton e Semipalatinsk, poi Minneapolis e Mosca, cesserebbero di comunicare con il mondo esterno. Alaska e Siberia settentrionale sarebbero mute già da molto prima.

Dall’Europa, all’Asia, all’America, intere popolazioni cercherebbero disperatamente di spostarsi verso sud.

Poiché le stesse alterazioni che modificano le correnti del Nord Atlantico influirebbero anche sul movimento delle correnti nel sud del mondo, l’Australia e la Nuova Zelanda sarebbero anch’esse colpite. Lì, l’estate si convertirebbe in inverno, o un inverno normale diventerebbe estremamente freddo. Maremoti devasterebbero le coste meridionali del continente. Tifoni improvvisi investirebbero le Filippine, il Giappone e le isole del Pacifico.

[Se tutto ciò si verificasse], quanto più a nord ci si trova, tanto più estreme saranno le condizioni.

Giorno dopo giorno, le tempeste continueranno, diventando più complesse ed organizzate, più grandi, assumendo forme mai osservate prima.

In tutto l’emisfero settentrionale avranno luogo spostamenti massicci di popolazione. Il caos regnerà e molte, molte persone periranno a causa della supertempesta.

Quando la supertempesta si sarà esaurita, diventerà subito evidente che è stata una catastrofe di proporzioni mozzafiato.

Si salveranno solo Portogallo, Italia meridionale e il sud della Spagna. L’intero Midwest americano si troverà sotto una lastra di ghiaccio che si estende attraverso la Siberia e il nord Europa. Questo ghiaccio rifletterà una grande quantità di luce solare e calore verso lo spazio.

Se la tempesta – come pare possa essere accaduto l’ultima volta – colpirà in estate, il ghiaccio probabilmente si scioglierà.

È possibile che questo sia proprio quel che è successo l’ultima volta e, come vedremo, è stato registrato nei miti di tutto il mondo.

Se la tempesta avrà luogo in autunno o in inverno, allora il ghiaccio potrebbe teoricamente compattarsi così tanto nei mesi successivi e riflettere così tanto calore e luce che l’estate successiva semplicemente non sarà abbastanza calda da farlo sciogliere. L’inverno che seguirà sarà il più freddo della storia.

L’effetto finale e ironico del riscaldamento globale diventerebbe subito chiaro ai superstiti: l’inizio di una nuova era glaciale”.

http://www.bibliotecapleyades.net/ciencia/esp_ciencia_tsunami17a.htm

Stiamo forse già assistendo ad un’anticipazione di tutto questo?

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/09/la-fine-del-riscaldamento-globale-per-chi-ha-occhi-per-vedere/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/08/25/il-rimbalzo-glaciale/

http://www.meteogiornale.it/notizia/25348-1-record-copertura-nevosa-eurasia

http://www.meteogiornale.it/notizia/26149-1-super-tempesta-portogallo-1-metro-di-neve-in-montagna

http://www.meteogiornale.it/notizia/26145-1-europa-centrale-paralizzata-da-gelo-e-neve

http://www.meteogiornale.it/notizia/26139-1-neve-in-regno-unito-e-india-caldo-record-a-sydney

http://www.guardian.co.uk/world/2013/jan/20/snow-britain-big-freeze

http://www.meteogiornale.it/notizia/26152-1-parigi-forte-nevicata

http://www.meteogiornale.it/notizia/26030-1-neve-gerusalemme-maggiore-ultimo-ventennio

http://www.meteogiornale.it/notizia/26029-1-libano-sconvolto-dal-maltempo-neve-a-ridosso-della-costa

http://www.meteogiornale.it/notizia/26017-1-neve-a-damasco-e-gerusalemme-gran-freddo-tra-india-nepal

http://www.meteogiornale.it/notizia/26000-1-maltempo-freddo-neve-da-grecia-a-giordania-australia-brucia

http://www.meteogiornale.it/notizia/25994-1-nord-india-grande-freddo-quasi-200-vittime

http://www.meteogiornale.it/notizia/25990-1-grecia-investita-da-ondata-di-gelo-neve-su-atene

http://www.meteogiornale.it/notizia/25415-1-tempesta-inaudita-candelaria-brasile-video-evento

http://www.meteogiornale.it/notizia/25275-1-nord-della-cina-paralizzata-da-improvvise-bufere-di-neve

http://www.meteogiornale.it/notizia/25893-1-neve-in-iran-gelo-intenso-in-asia-centrale-e-tra-cina-e-corea

http://www.meteogiornale.it/notizia/25882-1-cina-causa-gelo-anticipa-apertura-il-festival-del-ghiaccio-di-harbin

http://www.meteogiornale.it/notizia/25862-1-neve-negli-usa-e-in-afghanistan-gelo-record-in-groenlandia-caldo-in-brasile-e-namibia

http://www.meteogiornale.it/notizia/26186-1-gelo-intenso-dal-canada-verso-il-nord-est-stati-uniti

http://www.meteogiornale.it/notizia/26170-1-mosca-stagione-di-neve-eccezionale-arriva-il-gelo

La Corrente del Golfo si sta indebolendo: conseguenze?

Riporto alcune osservazioni che reputo di notevole importanza riguardo all’indebolimento della Corrente del Golfo (un processo in corso) ed alle sue conseguenze:

“La corrente del golfo si è INDEBOLITA e il suo percorso verso l’Europa è più CAOTICO e FRAMMENTATO. Infatti come altri editor di Nia avevano già riportato in alcuni articoli passati , vedi biennio 2009 -2010, in alcune settimane si è perfino registrato  un cambio di direzione. Nello specifico, nel bel mezzo del’oceano Atlantico, in alcuni periodi è stato riportato un cambio di direzione. La corrente è sembrata deviare verso le coste della Groenlandia, invece di proseguire verso l’Europa”.

“In Europa la Corrente del Golfo (CDG) riscalda soprattutto le isole britanniche…. poi in parte si insinua nel mare del nord raggiungendo capo nord e addirittura le coste siberiane, in parte ridiscende lungo la Francia. Ma la cosa più importante è che la CDG attraversa da parte a parte l’oceano. Se continua a perdere di forza, e lo abbiamo visto qualche anno fa, la CDG non oltrepassa l’oceano, ma si infila nel Canale di Labrador aumentando lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia. Questi sono essenzialmente acqua dolce, fredda, che si riversano nell’oceano atlantico e vanno a formare un ulteriore blocco contro il quale la già indebolita CDG non riesce ad avere ragione. È questo il vero e proprio problema. La CDG arriverebbe a lambire la Groenlandia nella parte occidentale e ridiscenderebbe comunque lungo le coste americane per ricominciare un ciclo che avrebbe vita breve. Perché? Perché non c’è scambio di calore tra due sorgenti termiche poste alla stessa temperatura. Identicamente non c’è scambio di acqua tra due punti a salinità uguale. Questo è il problema…. non i venti o il clima che vengono sempre e soltanto dopo.

Con il blocco della CDG nel mare del nord, si verrebbe a creare a distanza di qualche tempo un secondo blocco nel centro dell’oceano atlantico… e a seguire un ulteriore blocco nell’area equatoriale. E questo proprio perché tra equatore e tropico si avrebbe la stessa temperatura e salinità… quindi niente scambio di fluidi.

Quando tutto si bloccherà, i venti che sferzano gli Stati Uniti e che portano la neve periodicamente (ma sempre più frequentemente) fin quasi alla Florida, non incontrando la zona calda oceanica, continuerebbero la loro “corsa” verso est arrivando alle coste europee ancora molto freddi o comunque molto meno caldi di oggi. E questo costituirebbe un problema che sicuramente gli esperti di meteo potranno inquadrare molto meglio.

Qui e in altri luoghi del web si è sempre detto che il film “the day after tomorrow” è una grandissima stronzata per questo o quel motivo. In realtà il film ripropone in versione accelerata cosa realmente potrebbe accadere… enfatizzando notevolmente gli effetti per poter meglio impressionare lo spettatore. Se sostituite ad ogni minuto della pellicola un anno terrestre… ecco che avrete un certo andamento che, purtroppo, gli scienziati hanno ben calcolato.

Non credete a chi vuole vendervi aria fritta… il problema della CDG è per tutto il mondo occidentale un problema serio… e viene studiato e monitorato giornalmente dalla NASA, dal NOAA e dal Pentagono. E ci sono fior di studiosi che stanno cercando di capire a che punto siamo di questo benedetto rallentamento. E questo è un compito assai gravoso in quanto non si conoscono gli estremi.

Durante l’ultima era glaciale, sul continente americano c’era una tale estensione di ghiaccio da ricoprire tutto il Canada e parte degli Stati uniti con uno spessore che arrivava fino ai 1500 metri. Questa estensione di ghiaccio, di fatto, continuava anche sulla Groenlandia, l’Islanda e la Scandinavia.
Durante l’era glaciale la CDG aveva un percorso differente rispetto a quello attuale. Anche perché si presume che tutta lo crosta terrestre fosse disposta in modo leggermente differente rispetto ad oggi. E questo perché… mentre nelle suddette zone vi era tanto di quel ghiaccio da ricoprire anche molti rilievi montuosi, in Siberia c’erano foreste rigogliose.

E qui si aprirebbe un dibattito enome…. cosa avviene durante un’era glaciale?

In molti pensano che tutto il mondo si ricopre di ghiaccio…. o almeno uno dei due emisferi. Ma non e’ così. Semplicemente si ha una estensione notevole di ghiaccio in zone dove attualmente non vi sono.

Prendete ad esempio il polo sud… c’e’ un continente… ricoperto di ghiaccio con spessori anche di 1500 metri.

Ora prendete il polo nord. C’e’ solo acqua… e ghiaccio più o meno spesso.

Se anche qui ci fosse stato un continente, il ghiaccio avrebbe raggiunto spessori considerevoli…

ed è esattamente quello che e’ accaduto durante l’ultima era glaciale… quando il polo nord magnetico si trovava in una posizione differente e si presume che a causa della dislocazione della crosta terrestre, anche quest’ultima si trovava in una posizione differente.

La fisica ci insegna che su un geoide come il nostro pianeta, una quantità di ghiaccio sufficientemente elevata, può destabilizzare l’asse di rotazione imprimendo al corpo in rotazione un movimento per così dire squilibrato.

Tale squilibrio può provocare, insieme con uno spostamento repentino del campo magnetico terrestre, tutta la crosta terrestre facendola slittare su mantello sottostante.

Questo e’ l’unico modo per spiegare in modo concreto e logico il perché durante l’era glaciale il Nord America fosse ricoperto di ghiaccio e la Siberia invece no.
Poi.. probabilmente… la situazione è cambiata ancora diventando quella attuale.

Ed ora?

ora abbiamo che la CDG si sta fermando… inizia a perdere colpi…. il campo magnetico si sta spostando abbastanza rapidamente (non si sa di preciso di quanto… visto che il dato non lo troviamo da nessuna parte se non in riferimento a dati vecchi) e il ghiaccio sui continenti inizia ad aumentare anno dopo anno….

E per finire il ciclo solare 24 è debole… e il 25 potrebbe abortire. Di sicuro questo non aiuta!”

FONTE:

http://daltonsminima.altervista.org/?p=19549

N.B. Il film dura 124 minuti e, se ad ogni minuto del film corrispondesse un anno, la cosa non riguardarebbe nessuno di noi, ma solo i neonati, quando saranno adulti. Temo, però, che questa trasformazioni avvengano molto più rapidamente di quel che si potrebbe immaginare, come sembra testimoniare, tra gli altri fenomeni, la concentrazione di ghiacci record che si è registrata quest’ultimo inverno nel Mare di Bering:
http://earthobservatory.nasa.gov/IOTD/view.php?id=77461

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