Winter is coming – La Grande Guerra 1914-2014

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Posso dire che le spedizioni [di armi russe] non sono ancora partite. Spero che non partiranno, e se, Dio non voglia, raggiungeranno la Siria, sapremo cosa fare

Moshe Yaalon, Ministro della Difesa di Israele

Gli Stati Uniti approvano la decisione della Ue di togliere l’embargo sugli armamenti destinati ai ribelli siriani. Lo ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato, Patrick Ventrell.

http://www.ansa.it/web/notizie/collection/rubriche_mondo/05/28/Siria-Usa-bene-Ue-armi-ribelli_8782319.html

Il presidente americano Barack Obama ha chiesto al Pentagono di mettere a punto piani per una possibile no fly zone da imporre in Siria

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2013/05/28/Siria-media-Obama-pensa-fly-zone_8782675.html

Il ministro degli esteri Bonino bolla come ‘momento non glorioso’ l’apertura dell’Ue alla vendita di armi all’opposizione siriana e chiarisce: proporrò che l’Italia non lo faccia.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2013/05/28/Bonino-proporro-che-Italia-fornisca-armi_8779877.html

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Le lezioni della prima guerra mondiale, di cui ricorre l’anniversario proprio l’anno prossimo, sono state dimenticate. Gli allineamenti e gli impegni di ingaggio sono inquietantemente simili – un perfetto effetto-domino – e i politici di oggi sembrano essere disposti, al pari degli idioti del 1914, a farci precipitare in una guerra completamente insensata, naturalmente sponsorizzata dai media, dall’industria degli armamenti e dagli oligarchi che non sanno come uscire dalla catastrofe finanziaria incombente. Se Israele e Russia saranno coinvolti, la guerra arriverà in Europa: la base navale russo-siriana di Tartus si trova a meno di 180km da Cipro (Unione Europea + Turchia membro NATO + due basi inglesi).

Forse qualcuno deciderà di arrivare alla resa dei conti anche nell’Estremo Oriente (Corea del Nord, Taiwan?).
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/12/la-crisi-coreana-spiegata-a-dennis-rodman/
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/16/miti-da-sfatare-sulle-coree-informarsi-non-fa-ingrassare/

Gli Israeliani, come gli Austro-Ungarici nel 1914, non sembrano voler lasciare in pace la Serbia/Siria e daranno il via ad un qualcosa che non possono controllare e che li travolgerà. Il bulletto sionista che manda avvertimenti al gigante russo, minacciando di bombardare un suo convoglio: pura follia!!!

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/05/11/israele-e-gli-usa-cercavano-rogne-le-hanno-trovate-e-hanno-perso-la-partita-in-siria/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/10/lantisemitismo-lanti-sionismo-e-la-mentalita-apocalittica/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/02/israele-la-destabilizzazione-del-medio-oriente-ed-il-neonazismo/

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ALCUNI ELEMENTI DEGNI DI CONSIDERAZIONE

  • Quando la popolazione urbana di Aleppo comprese che agli occhi degli insorti (in gran parte provenienti dalle campagne) anche loro erano nemici (perché laici, educati, benestanti) e che l’obiettivo principale non era il regime ma l’opportunità di saccheggio e di contrabbando http://www.al-monitor.com/pulse/originals/2013/05/syria-revolution-aleppo-assad.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter
  • Francia e Regno Unito (leali vassalli degli USA nella NATO) stanno ripetendo le loro peripezie libiche, solo che questa volta il bersaglio è una nazione solida, governata da un leader colto che risulta convincente nelle interviste alla stampa internazionale (un jolly di valore inestimabile) e che gode dell’appoggio di una potenza regionale (Iran) e di due superpotenze (Russia e, dietro le quinte, Cina);
  • Il governo francese e quello inglese non sono solo isolati nell’Unione Europea, sono in netta minoranza nei loro stessi paesi, le cui opnioni pubbliche sono recisamente anti-coinvolgimento: vedremo presto una serie di cambi di regime, ma non in Siria, bensì in Europa;
  • Nel 2015 il governo conservatore sarà ignominiosamente espulso dal governo dagli elettori inglesi: questa è la loro ultima chance di servire i loro sponsor;
  • 22 paesi su 27 hanno votato contro la fine dell’embargo alle armi per gli insorti siriani: questi 22 paesi hanno onorato il Nobel per la Pace assegnato all’Unione Europea – chiamateli pure rosso-bruni, loro stanno dalla parte del giusto http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/05/28/siamo-tutti-rossobruni-nazioni-unite-unione-europea-brasile-e-india-tutti-alleati-di-assad/
  • Il vero motore dell’economia israeliana è l’industria militare http://opinion.financialpost.com/2013/01/04/lawrence-solomon-israels-growth-industry/
  • Intanto l’esercito regolare siriano si sta preparando a riprendere Aleppo, la principale città siriana, che era stata occupata dai ribelli a luglio, mentre Damasco è al sicuro e Homs è di nuovo in gran parte sotto il controllo del governo: http://www.dailystar.com.lb/News/Middle-East/2013/May-28/218614-regime-forces-ready-to-retake-syrias-aleppo-report.ashx
  • riversare armi in Siria non servirà ad ottenere un cambio di regime e ostacolerà i negoziati USA-Russia;
  • non c’è alcun modo di evitare che le armi arrivino solo ai ribelli buoni e non siano trasferite o prese da quelli cattivi;
  • non c’è alcuna ragione morale che giustifichi la decisione di armare i ribelli siriani ma non quelli palestinesi: NESSUNA;
  • promettere armi ma non truppe è ipocrita: i franco-inglesi sanno benissimo che prima o poi dovranno impegnare delle truppe;
  • il comandante delle forze aeree israeliane, Amir Eshel, ha affermato che Israele non potrà fare a meno di invadere la Siria per impedire che armi tecnologicamente avanzate arrivino ai fondamentalisti e ai guerriglieri Hezbollah del Libano (Reuters, 22 maggio 2013);
  • Austria annuncia ritiro dei suoi caschi blu dal Golan come ritorsione per stolta decisione dei guerrafondai anglo-francesi (28 maggio 2013)
  • Regno Unito, Germania, Francia chiedono che Hezbollah (che in passato ha governato il Libano) sia riconosciuto internazionalmente come un’organizzazione terroristica;
  • John McCain, già candidato alle presidenziali americane, una persona traumatizzata e sociopatizzata dalla tortura, chiede che gli USA intervengano militarmente in Siria;
  • Alcuni analisti sospettano che il Regno Unito abbia agito su commissione, per massaggiare l’UE senza che fosse esplicita la mano americana, come è già successo in passato: http://www.bbc.co.uk/news/world-us-canada-22683261;
  • Ora Turchia, Libano, Giordania, Iraq e Israele sono quasi certamente sulla via del coinvolgimento nella crisi siriana;
  • L’Occidente è economicamente moribondo e recentemente gli stati maggiori anglo-americani si sono incontrati proprio per discutere su come far fronte ai tagli: una guerra con la Russia terminerebbe con la loro sconfitta;

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La Commissione generale della rivoluzione siriana, i Comitati di coordinamento locali in Siria, l’Unione dei coordinatori siriani della Rivoluzione e il Consiglio Supremo per la direzione della rivoluzione siriana ce l’hanno con la Coalizione nazionale siriana. Poi ci si domanda come mai Assad si lamenti che non ha ancora capito quali siano gli interlocutori con cui dovrebbe negoziare.

http://www.guardian.co.uk/world/middle-east-live/2013/may/29/syrian-opposition-asks-eu-to-send-weapons-quickly-live-updates

 

BRIAN: Siete del Fronte Popolare Giudeo?
REG: Vaffanculo!
BRIAN: Prego?
REG: Il Fronte Popolare Giudeo! Siamo del Fronte Popolare di Giudea!
FRANCIS: Figurati!
REG: Il Fronte Popolare Giudeo, eh!
FRANCIS: Quei froci...
BRIAN: Chiedo di... entrare nel vostro gruppo.
REG: Naa, fatti un giro.
BRIAN: Io non voglio vendere questa roba, è solo un lavoro. Io odio i Romani più di tutti quanti voi!
FRONTE POPOLARE DI GIUDEA: Shhh!
JUDITH: Ne sei sicuro?
BRIAN: S.P.Q.R. Sono Porci Questi Romani.
REG: Ehi! Se vuoi entrare nel F.P.G. li devi odiare sul serio, i Romani.
BRIAN: Li odio.
REG: Ah, sì? E quanto?
BRIAN: Un sacco!
REG: Sei dei nostri. Senti, le sole persone che odiamo più dei Romani sono quegli stronzi del Fronte Popolare Giudeo.
FRONTE POPOLARE DI GIUDEA: Sì!
LORETTA: Sì, giusto, fanculo!
FRANCIS: E anche quelli del Fronte Giudeo del Popolo!
FRONTE POPOLARE DI GIUDEA: Sì! Parolai! Parolai!
LORETTA: E quelli del Fronte Popolare di Giudea!
FRONTE POPOLARE DI GIUDEA: Sì!
REG: Che cosa?
LORETTA: Il Fronte Popolare di Giudea. Tutti parolai!
REG: Siamo noi il Fronte Popolare di Giudea!
LORETTA: Oh. Ma non siamo il Fronte del Popolo?
REG: Il Fronte Popolare!
FRANCIS: E che fine ha fatto il Fronte del Popolo, Reg?
REG: Eccolo laggiù.
FRANCIS: Oh...
FRONTE POPOLARE DI GIUDEA: Parolaio!
http://anjaqantina.jimdo.com/brian-di-nazareth/

To be continued

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Bergoglio, Don Abbondio, Obama e la sindrome messianica

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Torturatori e massacratori argentini (non genocidi) con la coccarda papale durante il processo a loro carico, in una serie di processi definita “la Norimberga argentina” ed iniziata pochi giorni prima della nomina di Francesco.

http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20130316/manip2pg/01/manip2pz/337431/

Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete.

Matteo 7, 15 [se uno crede in Gesù ha il dovere di essere scettico, nella speranza di essere smentito – spero di essere smentito e che Francesco mi/ci sorprenda positivamente]

Qui è anche l’invidia del diavolo, col quale il peccato è entrato nel mondo, che cerca astutamente di distruggere l’immagine di Dio: l’uomo e la donna hanno il compito di crescere, moltiplicarsi e dominare (!) la terra

Jorge M. Bergoglio sul matrimonio omosessuale (papa Francesco è manicheo? Gnostico? La creazione è malvagia?)

http://www.diarioregistrado.com/politica/71745-el-pensamiento-conservador-de-bergoglio.html

L’aborto non è mai una soluzione

http://www.lanacion.com.ar/1507155-bergoglio-considera-lamentable-reglamentar-abortos-no-punibles-en-la-ciudad

Non ci posso credere. Sono così sconvolta e arrabbiata che non so cosa fare. Ha ottenuto quello che voleva. Vedo Orlando nella sala da pranzo qualche anno fa, dicendo “vuole diventare papa”. È “la persona giusta per mettere il tappo al marciume. È un esperto nel tappare”.

Graciela Yorio, sorella del sacerdote Orlando Yorio, vittima delle persecuzioni della dittatura

http://www.pagina12.com.ar/diario/elpais/1-215796-2013-03-14.html

La sua biografia è quella di un populista conservatore, così come Pio XII e Giovanni Paolo II. Inflessibile nelle questioni dottrinali, ma con un’apertura al mondo e in particolare verso le masse espropriate…ci saranno persone che saranno conquistate dalla prospettiva dell’auspicato rinnovamento della Chiesa. Nei tre decenni trascorsi a capo dell’Arcidiocesi di Buenos Aires, ha fatto questo e altro ancora. Ma al tempo stesso ha cercato di unificare l’opposizione contro il primo governo che in molti anni abbia adottato una politica a favore di questi stessi settori [i meno abbienti, le masse espatriate, NdT], e ha accusato l’esecutivo di aver creato un’atmosfera tesa e conflittuale proprio con quei potentati che lui stesso fustigava.

Horacio Verbitsky [giornalista, politologo, scrittore, membro del direttivo della sezione americana di Human Rights Watch. dopo il golpe militare del 1976 entra a far parte di un’agenzia clandestina che diffonde le prime informazioni sui campi di concentramento della dittatura, e con i suoi scritti ha più volte denunciato le atrocità commesse dagli uomini che hanno governato il paese durante il regime militare e i silenzi di chi li ha coperti negli anni successivi. Collaboratore di “El País”, “New York Times” e “Wall Street Journal”, insegna alla Fundación para un Nuevo Periodismo Iberoamericano fondata da Gabriel García Márquez].

http://www.pagina12.com.ar/diario/elpais/1-215796-2013-03-14.html

Alcune cose che mi hanno colpito del discorso di “investitura”:

- “Vengo dalla fine del mondo. Pregate per me”. Una formula, quella sulla “fine del mondo”, che ha dominato i lanci d’agenzia e le prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Da quando in qua Buenos Aires è la fine del mondo rispetto a Roma? In tempi di ansie apocalittiche, non si poteva scegliere una diversa fraseologia?

- Papa Francesco non ha mai menzionato Gesù il Cristo. Non è strano per il suo vicario? Meglio non evocarlo?

- E perché tutta quell’enfasi sulla curia romana e sul suo ruolo di vescovo di Roma? È una rinuncia alla visione di un’umanità globale?

Scrive Vittorio Messori (Corriere della Sera, 4 marzo 2013):

“C’è pure il fatto che le teologie politiche dei decenni scorsi, predicate da preti e frati divenuti attivisti ideologici, hanno allontanato dal cattolicesimo quelle folle, desiderose di una religiosità viva, colorata, cantata, danzata. Ed è proprio in questa chiave che il pentecostalismo, interpreta il cristianesimo e attira fiumane di transfughi dal cattolicesimo. Dunque, i padri del Conclave probabilmente avrebbero valutato l’urgenza di un intervento, secondo un programma proposto e gestito da Roma stessa, insediandovi come Papa uno di quel Continente”.

Quanto livore riservato ai teologi della liberazione da parte dei recenti papi e di alcuni vaticanisti: è così che recepiscono i precetti di Gesù? Hanno massacrato, torturato, oppresso qualcuno, questi “attivisti ideologici”? E se per caso Gesù approvasse la loro pratica della fede e disapprovasse quella vaticana? Messori è proprio sicuro di essere dalla parte del Cristo?

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“L’uomo del popolo”, “il papa della povertà”, “Il Papa che porta il Vangelo ai poveri”. “L’ascesa di un Cristo semplice”. “Il gesuita amico dei poveri”. “Un uomo di governo e di misericordia”. Ci spiegano i media. “In patria è considerato poco meno che un santo“, scriveva nel 2005 il “sempre obiettivissimo” Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, in un panegirico che neanche Capezzone…
Ma l’apice lo si raggiunge qui: “la scelta del nome è già un programma”, ripetono i fedeli.
Ma cosa vuol dire questa frase? Lo vogliamo fare santo subito? Nobel per la Pace preventivo come ad Obama, sulla fiducia?
Berlusconi, Obama, Monti, Renzi, ecc.: è una civiltà matura quella che ha bisogno di un nuovo salvatore ad ogni cambio di stagione? (e per fortuna che non ci sono più le mezze stagioni).

Alessandro Esposito, “Bergoglio, non facciamone un santo” (l’Espresso):

“Nella biografia del nuovo pontefice vi sono zone d’ombra: esse non vanno taciute, vanno rilevate; non vi è accusa né polemica in questo, vi è corretta informazione, quella che mi è sembrata mancare nei commenti dai toni eccessivamente entusiastici di stimati intellettuali cattolici che tutto han fatto, fuorché informarci. Nel complesso, mi pare che una parte ancora troppo consistente del cattolicesimo, anche di base, sia ancora affetta da quella sorta di «sindrome messianica» in virtù della quale il compito di trasformare la chiesa sia da demandare all’azione di un pontefice illuminato: condizione, come si direbbe nei teoremi matematici, necessaria ma non sufficiente. Se la chiesa, così com’è, non va (e su questo mi è parso di capire, dagli stessi commenti, che i dubbi siano pochi) è la base che ha la responsabilità di cambiarla: finché il cambiamento continua ad essere atteso dall’alto, non si infrange quella mentalità che fa del cattolicesimo un sistema fondato sull’obbedienza acritica anche a ciò che non si condivide.

[…]

Il problema è che il cattolicesimo si rifiuta di dialogare, non dico con l’Illuminismo, ma persino con fenomeni precedenti quali l’Umanesimo e la Riforma: l’impostazione di fondo del magistero cattolico e, quel che è peggio, di buona parte della base obbediente, in merito alle questioni eticamente sensibili e alla libertà di coscienza è fondamentalmente pre-moderna e di fronte alla modernità e alle istanze critiche della Riforma e dell’Umanesimo la chiesa romana ha sempre assunto un atteggiamento di condanna, senza mai mostrare un’apertura al confronto. L’aspetto letteralmente avvilente di tutto ciò è che la cosa sembra non turbare affatto alcuni cattolici, che sperano ancora che a questa ritrosia assoluta al confronto si possa sopperire mediante slanci caritatevoli: pazienza, poi, se dalla carità vengono estromesse le persone omoaffettive o le innumerevoli ragazze madri che rispondono abortendo all’unico autentico crimine della violenza subita.

Un’ultima perplessità: accanto ai gesti di umiltà compiuti da Bergoglio e giustamente sottolineati da un plotone di firme meravigliate e accondiscendenti, vengono inspiegabilmente taciuti aspetti che sembrano non turbare nessuno: personalmente, invece, trovo incredibile che, nell’anno 2013 dell’era volgare, ancora si abbia il coraggio di celebrare un rito medievale (ennesima riprova di una Riforma storicamente, culturalmente e teologicamente ignorata) qual è quello dell’indulgenza plenaria. Eppure, in mezzo alle lodi sperticate, nemmeno un fugace commento su questa prassi che, una volta ancora, fa letteralmente a pugni con la modernità: ma tant’è

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/03/14/alessandro-esposito-bergoglio-non-facciamone-un-santo/

Io, da laico e socialista democratico, repubblicano e libertario, credo in una chiesa diversa e in credenti adulti. Non mi sento un alieno rispetto a molti credenti. Sono un credente anch’io, in fondo. I papi buoni ci sono stati e ci saranno. È sbagliato dare per perso il Vaticano. La Chiesa di Roma non può avere un’unica scelta tra immobilismo ed estinzione. Mi rifiuto di crederlo. Ci può essere spazio per un percorso comune. Io non credo nella separazione tra le persone, credo nell’unità delle diversità, ma il nuovo pontefice non sembra essere dello stesso avviso. Continuerò ad attendere che il clima cambi.

BERGOGLIO DURANTE LA DITTATURA

Il silenzio di fronte al male è esso stesso un male. Non parlare è parlare. Non agire è agire.

Dietrich Bonhoeffer

Non ebbe parole di condanna pubblica che del resto non sarebbero state possibili se non a prezzo della vita, e tenne a freno i confratelli che reclamavano il passaggio all’opposizione attiva

Aldo Cazzullo, sul papabile Jorge M. Bergoglio, Corriere della Sera, 16 aprile 2005

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L’anno del golpe (1976) Bergoglio ha 40 anni. E’ diventato superiore provinciale giovanissimo, nel 1973 (un record: aveva le idee e amicizie giuste?), il gesuita di rango più elevato nell’Argentina della dittatura.

Non stiamo parlando del retroterra culturale del portiere della nazionale di calcio, ma di un uomo che si presume sia la guida spirituale di un miliardo di credenti e che, ufficialmente, fa le veci di Gesù il Cristo in attesa del suo ritorno: «Pasci le mie pecore… Pasci il mio gregge» (un particolare che pare sfuggire ai più – mi rifiuto di credere che Gesù abbia usato termini come pecore e gregge, dato che non ha mai trattato gli apostoli/discepoli come pecore o come un gregge).

Nel periodo della dittatura (1976-1983) Bergoglio preferì restare in Argentina, servendo una Chiesa apertamente schierata con la dittatura, e prendendo posizione contro i perseguitati. Un comportamento che i primi cristiani avrebbero visto con orrore e per nulla in linea con le aspettative di Gesù il Cristo.

Nel 1979 partecipò al Consiglio Episcopale Latinoamericano e si scagliò contro i teologi della liberazione, tra le principali vittime della dittatura argentina.

Nel dopoguerra, sentito come testimone, si rifiutò di ammettere che era a conoscenza della vicenda dei bambini sottratti a genitori dissidenti e dati in adozione a famiglie allineate agli obiettivi del regime. Difficile credere che da Superiore provinciale non ne avesse mai sentito parlare, dato che la Chiesa era coinvolta in questo traffico di bambini rapiti.

Secondo Robert Cox, giornalista britannico del Buenos Aires Herald “Verbitsky non riesce a vedere quanto sia stato difficile operare in quelle circostanze”. Cox, che si è trasferito in North Carolina dopo le minacce di morte contro la sua famiglia nel 1979, suggerisce che Bergoglio avrebbe potuto fare di più. “Non credo che li abbia traditi”, ha detto, “ma non li ha protetti e non ha protestato”. Adolfo Perez Esquivel, che ha vinto il Nobel per la pace nel 1980 per aver documentare le atrocità della giunta militare, la pensa come Cox. “Forse non ha avuto il coraggio di altri sacerdoti, ma non ha mai collaborato con la dittatura“, ha detto alla Associated Press.

http://www.guardian.co.uk/world/2013/mar/15/pope-francis-argentina-military-era

Mi preoccupa che così tanta gente creda che in una dittatura sia meglio starsene buoni e zitti per poter salvare delle persone. La Chiesa non ha avuto problemi a denunciare i dittatori comunisti mentre Giovanni Paolo II abbracciava e pregava con il mostro Augusto Pinochet. Persino nel Terzo Reich ci sono stati uomini e donne di chiesa che, fedeli alla vocazione cristiana ed all’esempio di Gesù il Cristo, hanno denunciato l’iniquità incoraggiando quei cristiani che volevano resistere.

Raúl Silva Henríquez, arcivescovo di Santiago del Cile durante la dittatura di Pinochet, non ha esitato a condannare l’operato del dittatore e difendere i diritti dei propri concittadini. Questo è un agire cristiano, questa è la stoffa del vicario di Cristo.

Perché un pavido, nel migliore dei casi un don Abbondio, dovrebbe essere degno del pontificato? Io questo proprio non lo capisco.

BERGOGLIO DOPO LA DITTATURA

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Come ha dimostrato la sua ascesa nei ranghi ecclesiastici, Bergoglio è un politico molto astuto, che usa la concisione e lo spazio per mettere a frutto la sua notevole influenza sul governo e la legislatura. “Partecipa attivamente alla politica argentina, ma a modo suo, con un profilo molto basso. Più politici passano per il suo ufficio di quanti l’opposizione o il governo sono disposti ad ammettere”, spiega Washington Uranga, professore di scienze sociali presso l’Università di Buenos Aires. “La gente va in cerca di copertura mediatica, per chiedergli di usare la sua influenza. In altri casi, è lui ad invitarli a venire, ma è sempre nel suo territorio. Sempre nel suo ufficio”.

Quando Bergoglio di tanto in tanto parla in pubblico, tende a farlo per allusioni piuttosto che riferimenti diretti al passato più oscuro dell’Argentina. Quando i processi furono riaperti nel 2006, suggerì che non era una buona idea ritirar fuori i problemi del passato, anche se questo è stato visto come un commento sull’aumento del numero di processi.

Siamo felici di rifiutare la rabbia e un conflitto senza fine, perché non crediamo nel caos e disordine … dannati siano coloro che sono vendicativi e astiosi”, ha dichiarato in un sermone pubblico.

http://www.guardian.co.uk/world/2013/mar/15/pope-francis-argentina-military-era

Jorge Mario Bergoglio è stata un tenace oppositore di ogni legge sulla parità dei generi (donne e omosessuali) e anche di una legge sull’aborto che lo rendeva non punibile, senza legalizzarlo.

http://it.peacereporter.net/articolo/8087/In+attesa+della+svolta

È a favore di una situazione come quella dell’Italia prima della legge 194 del 1978 e del referendum del 1981: la donna stuprata deve portare a termine la gravidanza, senza se e senza ma. Gli scandali della pedofilia non hanno sollecitato una vera e propria condanna da parte sua. I curati pedofili sono restati al loro posto, mentre invece chi ha espresso posizioni favorevoli ai matrimoni gay, come padre Nicolás Alessio, è stato rimosso:

“Si aspettava un simile castigo?

Era nel calcolo delle possibilità, ma non così rapidamente né con tanta durezza. Mi hanno condannato ed espulso per pensare in modo diverso. Consideri che questa stessa Chiesa non ha neanche ammonito sacerdoti pedofili come il Vescovo Edgardo Gabriel Storni, che vive comodamente qui, a La Falda, nelle sierras di Córdoba, o Julio César Grassi, entrambi con condanne giudiziarie per abuso di minorenni. Non ci sono state sanzioni neanche per Christian von Wernich, condannato per reati di lesa umanità. C’è l’impressione, allora, che questa Chiesa tolleri torturatori e violentatori nelle sue fila, ma non chi pensa in modo diverso e osa dirlo in pubblico.

http://www.clarin.com/sociedad/Echaron-Iglesia-cura-apoyo-matrimonio_0_439756086.html

intervista tradotta in italiano qui:

http://rottasudovest.blogspot.it/2011/03/la-chiesa-espelle-il-prete-argentino.html

BERGOGLIO, LA TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE, IL RINNOVAMENTO DELLA CHIESA

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http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/bartolome-de-las-casas-introduzione.html

Riprendiamo il filo del discorso con Alessandro Esposito (“Bergoglio, non facciamone un santo”)

“La rassegna stampa dei principali quotidiani di oggi pullula di articoli improntati all’ottimismo a commento della recente proclamazione del cardinal Jorge Mario Bergoglio a pontefice della chiesa cattolica romana. Sebbene non manchino elementi in virtù dei quali è lecito sentirsi confortati da questa scelta, il senso critico che dovrebbe caratterizzare gli organi di informazione tende talvolta a latitare: basti pensare, prima che anche questo ricordo oggi ancora vivo cada nell’oblio, al tono ossequioso che ha caratterizzato la quasi totalità delle trasmissioni radiofoniche e televisive che si sono occupate di seguire l’evento in oggetto.

Sebbene il novello pontefice abbia suscitato nei più un’istintiva e motivata simpatia per la modalità semplice con cui ha deciso di presentarsi alla sua prima uscita in pubblico, dalla stampa c’è comunque da attendersi una lettura in filigrana dell’evento che, per essere adeguatamente interpretato, richiede la ricostruzione, sia pure per sommi capi, dell’iter ecclesiale di Franceso I, non certo scevro di nodi critici e persino di aspetti controversi. Entrato a far parte della Compagnia di Gesù nel 1957, all’età di ventun anni, frequentò il seminario bonarense di Villa Devoto, dall’impronta teologica fortemente tomista, completando poi i propri studi presso il seminario gesuita di Santiago del Cile.

Ordinato sacerdote nel 1969, fu eletto provinciale della Compagnia di Gesù, carica che occupò dal 1973 al 1979. Questo, come è noto, fu il periodo in cui, a seguito del golpe militare del 24 marzo del 1976, si instaurò in Argentina una delle più sanguinose dittature militari dell’America Latina: e proprio per ciò che attiene ai rapporti con il generale Videla e la sua junta militar emergono gli aspetti controversi del pastorato di Bergoglio.

Due testi pubblicati in Argentina chiamano in causa l’attuale pontefice in ordine al suo silenzio relativo ai crimini della dittatura circa i quali egli era al corrente[1] e lo scrittore e giornalista Horacio Verbitsky, editorialista del quotidiano argentino Pagina 12, ha intervistato cinque testimoni che considerano l’allora provinciale dei Gesuiti non estraneo alla vicenda del sequestro e della tortura di due sacerdoti appartenenti al suo ordine, Orlando Yorio e Francisco Jalics, esponenti della teologia della liberazione, impegnati in un lavoro di educazione popolare nella villa miseria di Bajo Flores, nella periferia sud della città di Buenos Aires[2].

Quel che è certo è che i sospetti su un suo coinvolgimento in questi fatti incresciosi non impedirono la sua nomina a vescovo ausiliario prima (1997) e poi ad arcivescovo (1998) della diocesi di Buenos Aires, né la sua investitura cardinalizia da parte di Karol Wojtyla, notoriamente ossessionato dallo spettro del comunismo e della teologia della liberazione latinoamericana, nel 2001.

Con Wojtyla, difatti, Bergoglio ha condiviso la recisa opposizione alla teologia della liberazione, schierandosi contro questa rilettura del Concilio Vaticano II operata da una parte dei vescovi riunitisi a Puebla, nel 1979, in occasione dell’incontro del CELAM (Consiglio Episcopale Latinoamericano).

In effetti il nuovo pontefice, sotto il profilo etico e dogmatico, non lascia intravedere alcuna possibilità per il rinnovamento in seno al cattolicesimo romano e può essere considerato in tutto e per tutto un fedele prosecutore del conservatorismo osservato in merito nell’arco dei due ultimi pontificati (sotto i quali, non va dimenticato, è avvenuta la quasi totalità delle nomine cardinalizie che compongono l’attuale conclave): basti, a tale proposito, dare una rapida scorsa ai commenti di Bergoglio relativi a tematiche quali l’aborto e l’eutanasia, che riprendono, radicalizzandole, le tesi elencate nel documento approvato dai vescovi latinoamericani e ratificato da papa Benedetto XVI nel corso della «V Conferenza Generale dell’episcopato dell’America Latina e dei Caraibi» tenutasi ad Aparecida, Brasile, dal 13 al 31 maggio del 2007[3]. Ancora più eloquenti le dichiarazioni rilasciate dal primo papa gesuita della storia in seguito alla decisione presa dal governo argentino il 9 luglio del 2010 di riconoscere il matrimonio di persone dello stesso sesso, da lui definito, senza mezzi termini, una «mossa del diavolo» contro cui mobilitare una a suo avviso ineccepibile e improcrastinabile «guerra di Dio»[4].

Ecco perché, forse, prima di fare del cardinal Bergoglio una sorta di novello Francesco d’Assisi, sarebbe opportuno ricostruirne un profilo che cerchi, senza accuse né mistificazioni, di attenersi ai fatti che connotano la sua biografia.    

Alessandro Esposito – pastore valdese

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/03/14/alessandro-esposito-bergoglio-non-facciamone-un-santo/

Bergoglio non è automaticamente progressista solo perché ha scelto il nome “Francesco”

Parla il cinico che è in me: dopo la mancata elezione si è rifatto una verginità, pubblicando una biografia in cui si difende dalle accuse e cominciando ad andare in giro sugli autobus, a baciare i piedi dei bambini malati (ce n’era bisogno? È vera umiltà quella teatralizzata?), anche per riconquistare il terreno perduto nei confronti dei teologi della liberazione e degli evangelici, moltiplicare i proclami sulla giustizia sociale e gli attacchi populistici al governo argentino di sinistra ed altre cose che si fanno in campagna elettorale (quanti politici baciano o accarezzano i bambini dopo essere stati eletti?).

Il giornale per cui Verbitsky scrive ogni settimana, Página 12, è stato uno dei pochi ad azzeccare la scelta del Conclave. Secondo lo scrittore, Bergoglio aveva messo in atto un’operazione già dal 2010 per “ripulire” le ombre del suo passato. L’articolo aveva come titolo, appunto, “Operación Conclave” e nella nota il giornalista criticava seriamente le azioni dell’allora cardinale e la pubblicazione del libro “El Jesuita” (Il gesuita) con i giornalisti Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin…Verbitsky aveva previsto nel 2010 che il prossimo Papa sarebbe stato del sud del mondo, con una particolare dedizione per i poveri. Aveva come riferimento le dichiarazioni a Der Spiegel del presidente dell’Associazione tedesca dei giovani cattolici, Dirk Tänzler: il prossimo Papa sicuramente lavora in Sudamerica o in un’altra regione colpita dalla povertà e avrà una visione diversa del mondo.

http://www.formiche.net/2013/03/14/horacio-verbitsky-incubo-papa-francesco/

Francesco dovrebbe essere il vicario di Cristo in terra e la passività di fronte ad una dittatura, l’omofobia e la misoginia non erano propriamente al centro dell’insegnamento di Gesù.

Non ha nulla a che vedere neppure con il Concilio Vaticano II che doveva porre fine alla tendenza a considerare tutto ciò che era fuori dalla Chiesa come farina del diavolo (credo gnostico/manicheo), accettando invece che l’intera creazione, in quanto opera di Dio, non può essere condannata come sbagliata.

Per un confronto:

“Un atto della più alta importanza compiuto dalle Nazioni Unite, è la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, approvata in Assemblea generale il 10 dicembre 1948. Nel preambolo della stessa dichiarazione si proclama come un ideale da perseguirsi da tutti i popoli e da tutte le nazioni l’effettivo riconoscimento e rispetto di quei diritti e delle rispettive libertà” (da Pacem in Terris).

Questo è progressismo (si applica anche alle donne, anche a quelle lesbiche). Di fare populismo sono capaci tutti.
Francesco non è il papa del Concilio Vaticano III auspicato da Carlo Maria Martini. Resta da vedere se sarà l’ultimo papa, il papa “della fine del mondo”.

Se Obama ti uccide, sicuramente te lo meritavi

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La luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno amato le tenebre più che la luce, perché le loro opere erano malvagie.

Giovanni 3, 19

Ecco, tutti costoro sono niente; nulla sono le opere loro, vento e vuoto i loro idoli.

Isaia 41, 29

Obama si autorizza ad uccidere cittadini americani dopo averli classificati come terroristi e senza dover rispondere a nessuno delle sue decisioni. Un’esecuzione preventiva legalizzata. Tenuto conto del fatto che centinaia di prigionieri a Guantanamo sono stati liberati, molto ma molto tardivamente, dopo che era stata riconosciuta la loro innocenza, è così difficile immaginare che il boia robotico volante (drone) ucciderà decine, forse centinaia di innocenti (danni collaterali)? Ancora una volta: chi è il terrorista? chi è lo stato-canaglia?

Neppure la premiata ditta Bush-Cheney aveva osato tanto. Invece non ha troppe remore Israele, quando fa saltare in aria gli ingegneri iraniani e le loro famiglie.
Obama ricorre alle stesse infami argomentazioni dell’amministrazione Bush sul diritto del presidente di far incarcerare (e torturare) senza alcun processo chiunque sia accusato di complicità in piani terroristici:

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2013/feb/05/obama-kill-list-doj-memo

Naomi Wolf si chiede in che senso gli agenti/militari statunitensi coinvolti in operazioni clandestine di “omicidi mirati” tutelati da disposizioni segrete e finanziati da budget segreti, siano diversi dagli squadroni della morte dei regimi militari:

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2013/feb/03/jsoc-obama-secret-assassins

Finalmente qualche politico comincia a chiedere ragione delle scelte di Obama (11 senatori scrivono al presidente domandando di vedere il memorandum che giustifica il conferimento di questi poteri straordinari di vita e di morte, annullando l’habeas corpus):

http://www.washingtonpost.com/world/national-security/senators-demand-secret-memos-on-targeted-killing/2013/02/04/be3d1652-6f16-11e2-8b8d-e0b59a1b8e2a_story.html?hpid=z3

Se un “alto funzionario” (anonimo) decide che un cittadino americano rappresenta una “minaccia” (generica, a sua discrezione) per gli Stati Uniti, una minaccia “imminente” e ha intrapreso “azioni ostili agli Stati Uniti” e se un “alto funzionario” (può anche essere lo stesso di cui sopra) pensa che potrebbe essere più problematico o rischioso cercare di catturarlo (e quando non lo è?) allora in questo caso diventa legale ucciderlo preventivamente, senza un processo e senza alcun vaglio delle prove incriminanti.

Non c’è nulla in questa rivendicazione del potere esecutivo che possa impedire ad Obama o ad un futuro presidente di determinare che migliaia di cittadini sono “nemici pubblici” da eliminare. Ma ci penserà già Obama, che non ha mantenuto una singola promessa riguardo alla discontinuità rispetto a Bush: Guantanamo, le torture, le prigioni segrete, le uccisioni mirate, la sorveglianza di massa, la guerra alle gole profonde – tutto è rimasto immutato.

http://www.linkiesta.it/nessun-presidente-ha-usato-l-omicidio-segreto-quanto-obama

http://www.osservatorioiraq.it/guantanamo-e-le-promesse-tradite-di-obama

http://www.slate.com/articles/news_and_politics/propublica/2012/07/extraordinary_rendition_proxy_detention_and_gitmo_during_the_obama_administration.html

http://www.thenation.com/article/161936/cias-secret-sites-somalia

http://tntnews.altervista.org/quasi-tutti-i-cittadini-americani-sotto-sorveglianza-governativa-ex-nsa-analisti/

http://www.washingtonsblog.com/2012/04/obama-has-prosecuted-more-whistleblowers-than-all-other-presidents-combined.html

L’unica differenza è che quel che Bush faceva alla luce del sole, Obama cerca di farlo di nascosto.

Quale sarà la reazione dell’opinione pubblica statunitense alla notizia della prima uccisione di un cittadino americano sul suolo americano? Aprirà gli occhi finalmente sul quel che sta succedendo? Prima sarà la volta di un mitomane implicato in qualche complotto ordito dall’FBI per arrestare preventivamente degli estremisti

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/21/lfbi-organizza-e-sventa-la-maggior-parte-degli-attentati-terroristici-islamici-sul-suolo-americano-ricerca-della-ucla/

Poi toccherà a qualche corriere della droga accusato di far parte di una rete terroristica latinoamericana legata all’Iran

http://fanuessays.blogspot.it/2011/12/cuba-venezuela-brasile-messico-e-il.html

A quel punto la lista potrà includere chiunque, dai clandestini che uccidono guardie di frontiera, alla gang afroamericana che si è appropriata di un lanciarazzi, alle milizie di nazionalisti bianchi che si rifiutano di farsi requisire le armi automatiche, a chiunque si opponga al volere della presidenza degli Stati Uniti; chiunque, insomma, SOSPETTATO (non è previsto alcun giusto processo) di essere “attivamente impegnato nella pianificazione di operazioni finalizzate all’uccisione di cittadini americani”, incluso il sedicenne ucciso (assieme ad un suo amico sempre minorenne) perché figlio di un cittadino americano – al-Awlaki – sospettato di far parte di Al-Qaeda per aver caricato dei video jihadisti su youtube.

Essere in qualche modo associabili a Anonymous o Wikileaks rientrerà nella categoria “forza associata” (ostile agli Stati Uniti)? La pubblicazione su youtube di video a sostegno di proteste contro il governo federale diventerà “supporto materiale”? Marce e dimostrazioni saranno  considerate “minacce di violenza imminente”? In caso di guerriglia urbana come quella del 2011 nelle città inglesi sarà lecito sparare sulla folla? Interi quartieri potrebbero essere messi a ferro e fuoco come deterrente?

Pare sia questa la terrificante svolta che hanno preso gli eventi. Bush si limitava a catturare, deportare e torturare. Obama uccide, risolvendo il problema alla radice. Il quinto emendamento sul giusto processo è ora carta straccia. Un gruppo di giornalisti osserva che se fosse stato Bush a farlo, una violenta polemica l’avrebbe bloccato, mentre Obama ottiene il via libera su tutto:

http://www.mediaite.com/tv/scarborough-tears-into-drone-program-if-george-bush-had-done-this-it-would-have-been-stopped/

Ora sappiamo che la vaghezza delle formulazioni delle leggi sulla sicurezza nazionale controfirmate da Obama era chiaramente intenzionale e che la sua promessa di interpretarle restrittivamente era una menzogna. L’idea era quella di tastare il terreno, di vedere fin dove si potevano spingere nello smantellamento dello stato di diritto prima di incontrare delle serie resistenze. E l’evidenza dei fatti indica che, per il momento, non vi è alcun decreto presidenziale o decisione dell’esecutivo che non sarà accettata, pur controvoglia, purché sia Obama il Buono a farlo.  Se Obama ti uccide, è sicuramente perché hai fatto qualcosa di male. Da morto, ti sarà difficile dimostrare la tua innocenza, ma Obama sa quello che fa (è un Nobel per la Pace!). Obama è un uomo buono e sexy e siamo tutti innamorati di lui e non possiamo sbagliarci quando diciamo che certe cose lui non le farebbe mai (il nostro amore è sempre ben indirizzato):

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/14/amerikarma-obamamania/

Grazie ad Obama, ogni presidente americano potrà legalmente uccidere tutti coloro che riterrà siano nemici, in qualsiasi momento, in qualunque modo e ovunque – dato che il campo di battaglia nell’infinita Guerra al Terrore è il pianeta terra.

D’altra parte “gli Stati Uniti sono la più straordinaria forza di pace e di progresso che il mondo abbia mai conosciuto” (Hillary Clinton, 23 gennaio 2013)

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/02/02/lamerica-e-il-bene/

Prima vennero per i comunisti,
e io non dissi nulla
perché non ero comunista.

Poi vennero per i socialdemocratici
e io non dissi nulla
perché non ero socialdemocratico

Poi vennero per i sindacalisti,
e io non dissi nulla
perché non ero sindacalista.

Poi vennero per gli ebrei,
e io non dissi nulla
perché non ero ebreo.

Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa.

Martin Niemöller

 

Che gente era quella? Di che cosa parlavano? Da quale autorità dipendevano? Eppure K. viveva in uno stato di diritto, dappertutto regnava la pace, tutte le leggi erano in vigore, chi osava aggredirlo in casa sua? Era sempre propenso a prendere ogni cosa con disinvoltura, a credere al peggio solo quando il peggio era arrivato, a non farsi preoccupazioni per il futuro, neanche quando si presentava minaccioso. Ma ora questo non gli sembrava giusto, si poteva considerare il tutto uno scherzo, uno scherzo pesante, montato dai colleghi della banca per motivi a lui sconosciuti.

http://www.rodoni.ch/KAFKA/processo.html

**********
48% di Americani contrari, 24% a favore: non si sono bevuti completamente il cervello. C’è speranza anche per gli Stati Uniti.

Commento ironico (ma molto azzeccato) del periodico satirico “the Onion”

“A seguito della pubblicazione di una nota confidenziale del dipartimento di giustizia che delinea la giustificazione legale dell’amministrazione Obama per l’uccisione di cittadini degli Stati Uniti, un nuovo sondaggio del Pew Research Center ha rivelato che la maggioranza degli americani è divisa sul diritto del governo di ucciderli ovunque, in qualsiasi momento e senza un giusto processo. “Da una parte, e questo l’ho capito – è importante che il governo sia in grado di uccidere me e tutti i miei amici o familiari ogni volta che la cosa torni utile per ragioni di sicurezza nazionale. Ma, d’altra parte, sarebbe anche bello rimanere in vita e avere, diciamo, una prova, un processo e cose del genere“, ha detto visibilmente in conflitto, la trentanovenne Rebecca Sawyer che, come milioni di altri americani, è indecisa sul fatto che agli agenti segreti federali sia consentito individuarla e assassinarla ovunque sul suolo americano. “Non mi dispiacerebbe se i funzionari federali facessero saltare in aria altri cittadini, affermando che è per la mia sicurezza. È solo che quando si tratta di me, credo che preferirei non essere abbattuta dai miei rappresentanti eletti con accuse che non devono essere confermate da una qualsiasi autorità che debba rispondere delle sue decisioni. Questa è una scelta difficile”. Mentre la maggior parte degli americani ha espresso sentimenti contrastanti per quanto riguarda la nota, il sondaggio ha anche rilevato che il 28 per cento dei cittadini è inequivocabilmente a favore dell’essere cancellato dalla faccia della terra, in qualsiasi momento, per qualsiasi motivo, in un massiccio attacco aereo“.

Quel che Zucconi, Bloomberg e Michael Moore non vi hanno spiegato sulla questione delle armi negli Stati Uniti

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“Commentatori e politici dicono: “Non è il momento di parlare di controllo delle armi”. Davvero? E quando allora?”.
Twitter di Michael Moore

Vittorio Zucconi scrive un pezzo molto bello, struggente, convincente, da viralizzare sui social networks:

http://www.repubblica.it/esteri/2012/12/15/news/il_sacrificio_al_dio_delle_armi-48787846/?ref=HREA-1

Non vi dicono però che la “loro” soluzione – il controllo delle armi e la requisizione di quelle semiautomatiche – è foriera di conseguenze catastrofiche.

Procediamo con ordine.

**********

Obama (Nobel per la Pace) ha autorizzato l’uccisione per mezzo di droni di qualunque maschio in età da combattimento in Afghanistan e Pachistan – un trucco che permette di ridurre il numero di civili uccisi, in quanto quasi tutti gli uomini dai 15 anni in su non sono più tecnicamente civili.

http://www.salon.com/2012/05/29/obama_the_warrior/singleton/

“Si tratta del secondo più sanguinoso massacro avvenuto negli Stati Uniti, dopo le 32 vittime del Virginia Tech nel giugno del 2007”.

http://www.lastampa.it/2012/12/15/esteri/sparatoria-a-scuola-uccisi-venti-bambini-XoXXydLhQMmgbDz5t8LwLM/pagina.html

La differenza tra Adam Lanza e Barack H. Obama non mi è del tutto chiara.

Se uccidi un uomo sei un assassino…

…se ne uccidi dieci sei un mostro…

…se ne uccidi cento sei un eroe…

…se ne uccidi mille sei un conquistatore…

Il massacro coincide con la vigilia dell’anniversario del famoso (famigerato) secondo emendamento della Costituzione statunitense

Un furioso Michael Bloomberg, sindaco di New York: «Abbiamo sentito che era troppo presto per parlare di riforma delle leggi sulle armi dopo Columbine, Virginia Tech, Tucson e Aurora. Ora lo sentiamo di nuovo. Per ogni giorno che passa, 34 persone vengono uccise a colpi di armi da fuoco e oggi molte di queste erano bimbi di cinque anni», ha detto.

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/usa_strage_scuola_bambini_morti_connecticut_obama_lanza/notizie/238202.shtml

Questo è il tema-chiave, quello da tenere d’occhio: il controllo delle armi, che può violare il secondo emendamento, concepito per consentire ai cittadini statunitensi di proteggersi da un governo dispotico.

La prospettiva di una rielezione di Obama ha prodotto un massiccio incremento delle vendite di armi (perché c’era la percezione diffusa che avrebbe vietato l’acquisto di armi semiautomatiche)

http://www.liberoquotidiano.it/blog/1078512/Il-rischio-di-un-Obama-bis-fa-impennare-le-vendite-di-armi.html

Già nel 2008 si era registrato un aumento del 25% di vendite “grazie” all’elezione di Obama. Nel 2012 l’aumento è stato del 56% rispetto al picco del 2008.

Le armi semiautomatiche uccidono in massa ma, anche in loro assenza, certi episodi continueranno a succedere (anche altrove):

http://www.agi.it/estero/notizie/201212141343-est-rt10130-cina_folle_con_coltello_ferisce_22_bambini_arrestato

Il Massachusetts è uno dei pochi stati con leggi molto restrittive sulla vendita e possesso di armi e il suo tasso di omicidi con uso di armi da fuoco è di circa un terzo rispetto alla media nazionale, ma era già basso di suo anche prima della promulgazione di tali leggi. È la cultura che è diversa, nel New England.

In ogni caso le armi possono essere acquistate negli stati vicini, dove queste leggi non ci sono.

Negli stati del sud sono state approvate leggi che consentono ai cittadini di uccidere altri cittadini se si sentono minacciati (non è necessario che siano in casa o in auto), con un aumento del 250% degli omicidi per “legittima difesa”.

FLORIDA

http://www.politifact.com/florida/statements/2012/mar/26/christopher-l-smith/sen-chris-smith-claimed-deaths-due-self-defense-fl/

TEXAS

http://www.foxnews.com/us/2012/07/03/texas-justifiable-homicides-reportedly-rise-with-castle-doctrine/#ixzz29P4P1ePq

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Il tasso di omicidi statunitense è rimasto sostanzialmente invariato, di generazione in generazione. Nel 2009 il Regno Unito aveva un tasso di reati violenti molto più alto di quello degli USA e persino del Sudafrica e sono più elevati oggi di quando le armi non erano controllate.

D’altra parte la Svizzera ha un altissimo tasso di possesso di armi (e un referendum ha difeso il diritto di detenere mitragliatori in casa), per via del tipo di servizio militare in uso nel paese e, proporzionalmente, i reati con armi da fuoco sono i più alti d’Europa (di poco inferiori agli USA). Però sono in gran parte suicidi e in Austria il tasso di suicidi è solo di poco inferiore.

La questione è dunque più complessa di quel che si vuol far credere e non si può risolvere con una bacchetta magica legislativa.

 Alcune domande da porsi:

  1. Perché i massacri nelle scuole si verificano quasi esclusivamente nelle aree dei “bianchi”?
  2. Perché gli ispanici, neri, orientali, nativi americani (complessivamente quasi un terzo della popolazione statunitense), pur avendo lo stesso accesso alle armi, non sono quasi mai coinvolti in queste atrocità (con l’importante eccezione dei due studenti sudcoreani al Virginia Tech ed all’Oikos (Oakland), nel 2007 e nel 2012)?
  3. Come si può pretendere che i cittadini rinuncino a difendersi “efficacemente” da criminali ben armati?
  4. Chi è in grado di togliere di mezzo oltre 20 milioni di armi semiautomatiche (300 milioni di armi in totale, senza contare quelle non registrate) e come?
  5. Che tipo di armi devono essere bandite (Adam Lanza ha usato delle pistole, non il fucile d’assalto)?
  6. Ha dato dei risultati il Proibizionismo negli USA?
  7. Quanto costerà allo stato compensare i cittadini per la sottrazione di armi acquistate legalmente?

ALCUNE VERITÀ SCOMODE

Una maggioranza di stati americani non ratificherà mai un emendamento costituzionale che limiti il secondo emendamento. Inoltre, la maggior parte delle disposizioni sul diritto di possedere armi non è federale, dipende dalle scelte dei singoli stati. Anche se venisse a mancare il secondo emendamento, questi stati elaborerebbero i loro specifici emendamenti. Il che significa che si rischia un’altra guerra di secessione (la prima per il possesso degli schiavi, la seconda per il possesso di armi semiautomatiche).

La verità è che recuperare le armi è impossibile.

Qualcuno ha visto la serie Sons of Anarchy? Ci sono centinaia di migliaia (milioni?) di americani che difenderanno anche con la vita ogni tentativo di violare quello che considerano un diritto inalienabile, indipendentemente da quanto ragionevoli siano le norme di legge che si intendono approvare ed attuare. Molti di questi cittadini sono ex-militari o comunque persone molto ben addestrate a sparare. Hanno già ucciso e lo rifaranno. Sarebbe un bagno di sangue terribile, molto più grave di quello si desidera evitare. Stiamo parlando di assalti a stazioni di polizia, famiglie trincerate in case o interi quartieri e paesi barricati, attentati con esplosivi.

Sappiamo di cosa sono capaci le milizie patriottiche americane:

http://it.wikipedia.org/wiki/Attentato_di_Oklahoma_City

Nessun governo federale statunitense potrà mai controllare la circolazione di armi semiautomatiche senza scontrarsi con questi miliziani e con quegli stati a maggioranza repubblicana che continueranno a tutelare il “diritto” dei loro cittadini a detenere le armi che vogliono.

Il che significa legge marziale e cittadinanza terrorizzata da continui scontri aperti tra governativi ed antigovernativi e quindi disposta a rinunciare a una gran parte dei suoi diritti civili in nome della sicurezza e della Guerra al Terrore interno. Saranno i cittadini americani ad esigere la fine della democrazia in America.

http://www.informarexresistere.fr/2012/04/08/sull%E2%80%99uso-delle-umiliazioni-sessuali-per-controllare-la-popolazione-statunitense-e-non-solo-quella/#axzz2F7yjqNLC

Il corpo di leggi necessario a ritorcere il Patriot Act contro i cittadini americani è già predisposto

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/07/ndaa-torneranno-i-campi-di-concentramento-in-america/

http://www.informarexresistere.fr/2011/12/17/lo-slittamento-giuridico-verso-la-dittatura-usa-2001-2012/#axzz2F7yjqNLC

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/28/children-of-men-i-figli-degli-uomini-un-film-preveggente/

Chi invoca queste misure non sa quello che dice e sarà moralmente responsabile della tragedia che seguirà.

MA ALLORA, CHE ALTERNATIVE PROPONGO?

Nessuna. Il processo ormai è irreversibile. Come già ripetuto in precedenza, tutti i nodi del nostro percorso di “civilizzazione” stanno venendo al pettine. L’America come ideale non morirà. Bisognerà ricostruirla ed aiutarla a diventare quel che i suoi padri fondatori volevano che fosse: un modello sperimentalista positivo per la civiltà umana.

Il Nobel per la Pace all’UE: burla atroce o celebrazione della superbia eurocentrica?

Dopo il premio Nobel per la Stabilità…erg…volevo dire per la Pace ai Romani per la pax romana e a Carlo Magno per la pax carolingia, arriva anche il premio Nobel per la Pace all’Unione Europea per:

1. i nuovi record di produzione e vendita di armi nel mondo:

http://it.peacereporter.net/articolo/26355/Armi%3A+record+europeo+di+vendite

2. le guerre in Afghanistan, Iraq, Libia, Serbia:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/14/siamo-quelli-col-cappello-nero-quelli-che-alla-fine-del-film-schiattano-kosovo-nella-nato/

3. e quelle imminenti in Siria, Iran…

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/01/con-favoloso-candore-gli-apprendisti-stregoni-ci-dicono-come-intendono-far-scoppiare-la-guerra/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/08/05/il-voto-sulla-siria-spacca-lonu-e-contrappone-nato-e-brics-nigeria-e-pakistan/

4. politiche sull’immigrazione che condannano a morte nei mari e nei deserti migliaia di esseri umani, o li concentrano nei campi di internamento:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/28/children-of-men-i-figli-degli-uomini-un-film-preveggente/

5. gli embarghi che uccidono migliaia di persone innocenti e le guerre economiche e commerciali/protezionistiche al Terzo Mondo:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/23/lunione-europea-prima-distrugge-le-economie-del-terzo-mondo-poi-condanna-il-razzismo/

6. l’austerità che condanna alla miseria o all’emigrazione verso le ex colonie milioni di Europei, mettendoli gli uni contro gli altri.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/12/maiali-zingari-cicale-e-formiche-nella-fattoria-degli-animali-europea/

Lo si chieda ai Greci ed agli Spagnoli cosa ne pensano della Pax Europaea:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/07/arbeit-macht-frei-cari-greci-quando-lo-capirete/

7. il sostegno alla NATO e ad Al-Qaeda, note organizzazioni pacifiste internazionali:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/08/01/al-qaeda-alleata-della-nato-in-siria/

8. la spogliazione della sovranità dei cittadini europei a beneficio dei mercati;

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/02/mercati-mercatini-e-monti-bis/ 

Davvero non c’erano persone più meritevoli?
È un caso che Thorbjørn Jagland, presidente del comitato norvegese che assegna il premio Nobel, sia un militante europeista nonché Segretario Generale del Consiglio d’Europa che già nel 2008 aveva detto di voler vedere una vittoria dell’Unione Europea?

Non hanno forse ragione le organizzazioni pacifiste norvegesi ad aver chiesto le sue dimissioni per il conflitto di interessi e perché l’Unione Europea è colpevole di numerose violazioni dei diritti umani e civili?

E a chi consegneranno il premio? Al viscido, non-eletto Barroso?

Ma dove stiamo finendo?

Abbiamo già raggiunto il fondo ed abbiamo cominciato a scavare oppure il fondo è ancora più in basso?

Umile proposta: il prossimo anno Nobel per l’Economia alla troika per la gestione della crisi dell’eurozona.

Nota Bene: Ai benpensanti che ribattono che l’Unione Europea nulla può se i singoli stati decidono di entrare in guerra per conto loro. Comoda la cosa: ma se è così impotente a quel punto non si vede perché dovrebbe avere un qualche merito nell’aver pacificato il continente. E teniamo presente che è anche possibile che sia stata la riluttanza a distruggersi a vicenda che ha salvato il processo di unificazione europea, non il contrario. L’UE sarebbe l’effetto, non la causa della pace.

Desmond Tutu lo denuncia come criminale di guerra, in Trentino lo invitano a parlare di pace e fratellanza

 

1 Allora Gesù parlò alle folle e ai suoi discepoli, 2 dicendo: «Gli scribi e i farisei siedono sulla cattedra di Mosè. 3 Osservate dunque e fate tutte le cose che vi dicono di osservare; ma non fate come essi fanno, poiché dicono ma non fanno. 4 Legano infatti pesi pesanti e difficili da portare, e li mettono sulle spalle degli uomini; ma essi non li vogliono smuovere neppure con un dito. 5 Fanno tutte le loro opere per essere ammirati dagli uomini; allargano le loro filatterie e allungano le frange dei loro vestiti. 6 Amano i posti d’onore nei conviti e i primi posti nelle sinagoghe, 7 e anche i saluti nelle piazze, e di sentirsi chiamare dagli uomini rabbi, rabbi. 8

Matteo 23 [dedicato a chi invita un criminale di guerra a parlare di amore e fratellanza tra i popoli]

“La presentazione alla stampa del Festival Religion Today 2011 sarà aperta dal video-messaggio di saluto di Tony Blair, patron e fondatore della “Tony Blair Faith Foundation”.

http://www.religionfilm.com/

Ecco la giustificazione per l’invito a Tony Blair a parlare di pace e concordia tra i popoli e tra le fedi: “Ci rendiamo conto che è sempre necessario valutare l’esistenza di condizioni minime prima di avviare un dialogo; ma siamo anche convinti che chiudere le porte sia una scelta drastica che rischia di ostacolare quel processo che come tanti cerchiamo di alimentare con la libertà che è propria della cultura”.

Evidentemente Desmond Tutu, premio Nobel per la Pace, la pensa diversamente. Si è rifiutato di partecipare ad una conferenza con Blair e chiede che lui e Bush siano processati per crimini di guerra:

L’arcivescovo Desmond Tutu ha chiesto che l’ex premier britannico Tony Blair e l’ex presidente Usa George W. Bush vengano processati al tribunale dell’Aja per crimini di guerra per i danni causati dal conflitto in Iraq. Le loro colpe, sarebbero infatti equivalenti a quelle “dei loro colleghi africani e asiatici che hanno dovuto rispondere delle loro azioni” alla corte internazionale”.

Ecco due estratti del suo atto di accusa apparso sul Guardian-Observer

Già solo per questi motivi (le centinaia di migliaia di morti e profughi),  in un mondo coerente, i responsabili di questa sofferenza e perdita di vita dovrebbe percorrere lo stesso cammino di alcuni dei loro colleghi africani e asiatici che sono stati chiamati a rispondere delle loro azioni all’Aja”.

La leadership e la moralità sono inseparabili. I buoni leader sono i custodi della moralità. La questione non è se Saddam Hussein fosse buono o cattivo o quanti iracheni siano stati uccisi. Il punto è che Bush e Blair non si sarebbero dovuti abbassare al suo livello immorale. Se è accettabile che i leader prendano misure drastiche sulla base di una menzogna, senza ammetterlo e senza chiedere perdono quando sono scoperti, che cosa dobbiamo insegnare ai nostri figli?

Tutu sta parlando dello stesso Blair il cui videomessaggio è stato accolto con tutti gli onori a Religion Today l’anno scorso!

In quell’occasione le mie critiche furono considerate sproporzionate: adesso gli organizzatori di Religion Today possono provare a spiegare le loro ragioni anche a Desmond Tutu, che evidentemente, a differenza loro, ancora si ricorda cosa siano una coscienza ed un’integrità cristiana.

Se la religione vuol diventare parte della soluzione, non dovrebbe salvaguardare quelle condizioni minime per esserlo, ad esempio il rispetto per la dignità umana e la sensibilità verso le ingiustizie?

Si può aprire un dibattito sull’opportunità di una tale collaborazione? Si possono prendere seriamente le attività di una fondazione della fede creata da quest’uomo? Siamo davvero disposti a chiudere occhi, bocca ed orecchi per ottenere maggiore visibilità internazionale? Non era già sufficientemente prestigioso, il festival? Perché compromettersi così?

Chi si fosse dimenticato di chi sia Tony Blair e di quali altre infamie si sia macchiato nel corso della sua carriera da primo ministro, può rinfrescarsi la memoria qui:

http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/cosa-deve-fare-tony-blair-per-turbare.html

“Vagine in rivolta” (i nuovi idoli dei media occidentali)

“Pussy Riot” sono le “rivoluzionarie russe” celebrate dalla Repubblica.

Il quotidiano arriva a chiamarle “pasionarie”, eroine delle proteste contro il regime (i nemici della NATO sono sempre “regimi”, gli amici sono sempre “governi”, anche quando sono teocratici-assolutisti e destabilizzano altre nazioni).

PUSSY RIOT. È “singolare” che l’articolista, Anais Ginori, abbia scelto di non tradurre il loro nome – “la sommossa della figa” – limitandosi a definirlo “nome ammiccante” e che, da femminista, non abbia nulla da eccepire al fatto che altre donne usino i loro corpi nudi per richiedere la loro scarcerazione.

La Ginori ha stabilito che la Russia è una dittatura e che questa punk band e la blogger egiziana che si mostra nuda su internet sono assimilabili a Aung San Suu Kyi (!!!) ed alle tre più recenti Nobel per la Pace (!!!).

Nessun dubbio sull’appropriatezza di fare concerti in piazza o sui tetti degli edifici pubblici senza aver richiesto alcuna autorizzazione, o di occupare una cattedrale dove si onorano i caduti in guerra russi per fare un concertino punk anti-putin e blasfemo, infischiandosene dei credenti e dei loro diritti. In Italia o in qualunque altro paese sarebbe legale? Non sarebbero in stato di fermo? Amnesty International le dichiarerebbe “prigioniere politiche”?

Infine, nessun riferimento al fatto che gli autoproclamati leader della protesta anti-Putin siano assidui frequentatori dell’ambasciata americana.

Il tutto, purtroppo, rientra nella campagna di propaganda che sta preparando la terza guerra mondiale, come la preparano le esercitazioni navali occidentali e russe davanti alle coste siriane.

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Nel 2010 Charlie Gilmour, il figlio del chitarrista dei Pink Floyd, David Gilmour, è stato arrestato per condotta violenta. Charlie Gilmour, 21 anni, era stato fotografato dopo che si era arrampicato sul Cenotafio – che ricorda i caduti di tutte le guerre – aggrappandosi alla ‘Union Jack’. Il ragazzo si era successivamente scusato per “il terribile insulto” e aveva definito il suo gesto “un’idiozia”.

Gli hanno dato 16 mesi, di cui 8 da passare in carcere!
ecco le parole del giudice: «Lei, a differenza di molte persone che vedo arrivare qui, ha avuto il vantaggio di un’intelligenza acuta e di ottimi studi. Conosce il lusso e il benessere. Mi rifiuto di pensare che non sapesse che cosa faceva. E strappando la bandiera ha insultato la memoria di uomini morti per garantire anche a lei il diritto di protestare».
http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/411776/

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Riesamino quel che ho fatto in questo post, a beneficio di tutti i lettori:

* Ho analizzato il carattere propagandista di un articolo che ignora il fatto che le azioni di quelle tizie le avrebbero portate all’arresto in una qualunque DEMOCRAZIA LAICA. Pensiamo a cosa sarebbe successo se una punk band italiana avesse fatto un concerto non autorizzato in una moschea o sinagoga italiana, o a San Petronio – è davvero così difficile condividere lo sdegno che si sarebbe levato? Siamo diventati così intolleranti nei confronti delle persone religiose? Le tizie in questione hanno ammesso di aver suonato nella cattedrale mentre i credenti pregavano ed hanno ammesso di sapere che si trattava di un crimine; ergendosi poi a paladine della lotta contro le ingiustizie del sistema penale russo si sono rese ridicole ed hanno presumibilmente oltraggiato chi le giudicherà. Se la potevano cavare con una sanzione, ma hanno voluto trasformare il caso in un evento mediatico e ora chissà.

* Ho cercato di evidenziare come nulla di tutto questo abbia a che fare con Putin, visto che la denuncia proviene dalla Chiesa ortodossa e riguarda l’occupazione di una cattedrale durante un rito: l’accusa è di vandalismo, non vilipendio (cf. Pietro Ricca e il suo “buffone” rivolto a Silvio Berlusconi);

* Ho denunciato la sciagurata equazione Aung San Suu Kyi (e le altre premio Nobel per la Pace) = rockettare in cerca di fama e leader degli occupanti cileni (celebre unicamente per la sua avvenenza e scelta come portavoce principalmente per la sua avvenenza);

Aggiungo ora che le loro azioni “dimostrative”, insultando la fede di milioni di credenti, hanno permesso a Putin di ergersi a difensore della fede e dei loro diritti fondamentali, ricompattando ulteriormente l’opinione pubblica russa dietro di lui. Ma, forse, l’intento di chi le sta usando propagandisticamente non è quello di screditare Putin in Russia, bensì quello di eccitare gli animi nei paesi NATO, in vista della resa dei conti. In quel caso la mossa è effettivamente brillante. 

Il rinascimento umano – la ricetta dell’UNESCO per restituirci la dignità e garantirci un futuro

Dopo tutto, dove iniziano i diritti umani universali? In piccoli luoghi, vicini a casa, così vicini e così piccoli che non possono essere visti su alcuna mappa del mondo. Eppure costituiscono il mondo delle singole persone; il quartiere in cui si vive; la scuola o il college che si frequenta; il luogo di lavoro. Sono questi i luoghi dove ogni uomo, donna e bambino cercano un’equa giustizia, pari opportunità e dignità senza discriminazione. Se questi diritti non hanno significato in questi luoghi, hanno poco significato anche altrove. Senza l’azione concertata dei cittadini che li sostengono a casa, vana è la ricerca del progresso nel mondo.

Eleanor Roosevelt, discorso per il decennale dell’approvazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, 1958

Le Dolomiti, patrimonio dell’Unesco, dice un esponente della Regione sul giornale che sto leggendo, sono un patrimonio che non può essere fruito gratuitamente, insomma bisogna pagare, e molto, per guardare le montagne tra le più belle d’Europa, come si paga per entrare in un museo. Resto colpito da queste affermazioni e penso ache mondo terribile sarebbe quello in cui si dovesse pagare per ammirare un panorama, per osservare un orso, o un ghiacciaio o un lago, cose che non ci appartengono veramente.

Franco Arminio, Terracarne

Queste amicizie profonde, costruite in angoli diversi di questo nostro mondo, descrivono la bellezza e la grazia di essere qui.

Michele Nardelli

Le virtù dell’ospitalità e della convivialità sono al centro delle politiche educative dell’Unesco come sono al centro di questa mia ricerca propositiva. Ad esempio, la Dichiarazione di Oaxaca (1993) riafferma che “il pluralismo culturale, come forma di convivialità, si fonda sulla convinzione che l’umanità abbia un’origine comune e un comune destino”.

Non vale la pena di elencare la lunga lista di interventi qualificati dedicati dall’UNESCO a questo tema. Gli aneddoti, dopo i miti universali, sono forse lo strumento comunicativo più efficace. Ne voglio citare due, apparsi nello stesso numero del Corriere dell’Unesco (febbraio 1990).

Nel suo contributo Georges Lisowski (1990) osserva che chiedere ospitalità in una città equivale a chiedere la carità mentre nelle campagne sembra ancora un gesto più naturale e dignitoso. Nota compiaciuto che il vocabolo polacco per “ospitalità”, goscinnose, significa “desiderio di ricevere degli ospiti” ed indica apertura, curiosità, senso dell’opportunità, piuttosto che tolleranza. Conclude raccontando ai lettori un’esperienza vissuta:

“L’esperienza più toccante di ospitalità che mi è mai capitata è stata a Copenaghen. Sono arrivato un sabato, poco prima di mezzanotte, alla vigilia di una partita di calcio tra Malmö e Copenaghen. Mezza Svezia era arrivata in traghetto e non c’era posto neanche negli sgabuzzini degli alberghi. L’ufficio del turismo era però ancora aperto a mezzanotte e aveva compilato un elenco di indirizzi di famiglie che si erano offerte di ospitare visitatori privi di una sistemazione. Sono finito verso l’una del mattino in casa di persone che si erano alzate dal letto, mi avevano preparato un bagno ed un piccolo pasto, il tutto con grandi gesti di amicizia, poiché non conoscevano nessuna delle lingue in cui avrei potuto buttar lì qualche frase. Rimasi con loro per due giorni e, quando arrivò il momento di andarmene, invitarono alcuni amici a dare una festa in mio onore, continuando a comunicare con il linguaggio dei segni, in quanto anche i loro amici non erano migliori linguisti di loro. Si rifiutarono di farmi pagare per la camera e dovetti tornare all’ufficio turistico e lasciare lì dei soldi. Eppure nessuno parla mai di ospitalità danese. Ora ho cercato di fare ammenda. Quaranta anni dopo ho ripagato il mio debito”.

André Kedros riferisce invece una storia che gli ha raccontato un suo amico francese, in visita sul Taigeto, i monti vicino a Sparta, nel Peloponneso.

“Il sole stava tramontando quando la mia auto si è rotta nei pressi di un villaggio sperduto e povero. Imprecando per la mia disgrazia, mi stavo chiedendo dove avrei passato la notte, quando mi sono reso conto che gli abitanti del villaggio che si erano radunati intorno a me stavano discutendo con veemenza su chi dovesse avere l’onore di ricevermi come ospite. Alla fine ho accettato l’offerta di una vecchia contadina che viveva tutta sola in una casetta ai margini del villaggio. Mentre mi sistemavo in una camera piccola ma pulita ed imbiancata di fresco, il sindaco del villaggio ha trainato con un mulo la mia auto fino alla più vicina officina, a 20 chilometri di distanza. Avevo notato che c’erano tre galline che razzolavano per l’aia della donna che mi ospitava e quella sera una di loro è finita nello stufato. Altri abitanti del villaggio mi hanno portato formaggio di capra, fichi, miele, e, naturalmente, dell’ouzo. Ho mangiato di gusto e, nonostante la mia ignoranza della lingua, abbiamo bevuto insieme e fatto festa fino a tarda notte. Il giorno seguente il meccanico mi ha riportato l’auto riparata, come nuova, presentandomi un conto ragionevolissimo e chiedendomi solo di riportarlo all’officina visto che ero di strada. Quando è arrivato il momento per me di dire addio ai miei amici del villaggio, volevo premiare la vecchia per il disturbo che si era presa e per la gallina che aveva sacrificato per me. Ma lei ha rifiutato i soldi che le offrivo e si è anche indignata. Più insistevo, più appariva contrariata”.

Nell’antica Grecia i testi di Omero, Esiodo ed Eschilo fungevano da veri e propri corsi di educazione civica per le nuove generazioni ed esercitarono una notevolissima influenza sul legislatore greco per antonomasia, Solone e sul filosofo occidentale per eccellenza, Socrate. Esiodo e Omero erano i palaioi/arcaioi, gli antichi. Savi di un epoca in cui le muse e demoni (nell’accezione, positiva, pre-cristiana) comunicavano le verità eterne sulle virtù e la giustizia agli esseri umani più ispirati, come Orfeo, Ferecide, Pitagora e, più tardi, Socrate. Non era troppo difficile considerarle tali, viste le evidenti analogie tra l’epica di Gilgamesh e i poemi omerici da un lato e la cosmogonia esiodea, quella ittita e l’Enuma Elish mesopotamico dall’altro (Davies 2003; Curd/Graham 2008). Tra queste virtù, quelle prominenti erano la reciprocità, l’ospitalità, la giustizia, il fecondo equilibrio delle forze antagonistiche, la cura della propria anima/coscienza, la moderazione e la semplicità. L’accoglienza dell’ospite era valorizzata al medesimo livello del rispetto verso i propri genitori e verso gli dèi ed Euripide definiva la xenofobia un crimine nefando ed indicibile, empio ed intollerabile.

Nessuno di noi può indovinare chi, tra i nostri contemporanei, sarà considerato un gigante. Io però una figura di statura morale ed intellettuale di tutto rispetto, che possa fungere da guida verso un Mondo Nuovo, sulla scorta delle virtù di cui sopra, l’ho trovato. Si chiama Federico Mayor Zaragoza, un biochimico già direttore generale dell’UNESCO tra il 1987 ed il 1999, candidato al Nobel per la Pace del 2012 dall’International Peace Bureau, la prima federazione pacifista della storia (1891), premio Nobel per la Pace nel 1910, con sede a Ginevra e comprendente 170 organizzazioni. José Saramago lo ha definito “un amico ed un uomo che voleva che l’UNESCO fosse qualcosa di più che un acronimo o una torre d’avorio”.

Nei suoi discorsi, durante e dopo il suo incarico di direttore generale dell’UNESCO, Mayor ha abbozzato un’idea di Mondo Nuovo (Mayor, 1999) che è forse la migliore speranza per la nostra specie e la nostra civiltà e che, per la verità, mi pare sia proprio la destinazione di chi ha imboccato la strada di un preciso impegno per un rinascimento locale e globale. Come per i riformatori protagonisti dei suddetti capitoli, vorrei riassumere il suo pensiero, al tempo stesso semplice e sofisticato.

Mayor parte dalla premessa che la caratteristica precipua dell’essere umano è la capacità creativa, l’immaginazione, l’inventività. È lì che risiede la nostra speranza di non terminare i nostri giorni come dei “burattini attaccati a delle stringhe”. La creatività dev’essere coadiuvata dall’educazione, lo strumento grazie al quale ciascuno diventa se stesso, cioè sviluppa le sue potenzialità latenti e si può far carico del benessere del suo prossimo, nei termini concordati con lui (regola d’oro). Mayor vede nell’educazione, che è poi la principale missione dell’Unesco, l’opportunità concessa ad ogni essere umano di resistere alla tentazione di “farsi trascinare da idee che provengono da remote piattaforme del potere mediatico”. L’istruzione ci deve insegnare a prenderci il tempo per pensare ed essere noi stessi e per sviluppare quella che lui chiama la “sovranità personale” (cioè l’autodeterminazione, rinominata in modo molto più elegante ed accattivante). In questo processo di individuazione, come l’avrebbe chiamato Carl G. Jung, Mayor spiega che le nuove tecnologiche possono giocare un ruolo decisivo, ma non sono esenti da rischi, come quello di incollarsi allo schermo, di diventare un’appendice del computer, persone che, progressivamente, “fanno solo quello che vedono sullo schermo – lo schermo di Internet, lo schermo del televisore e dei videogiochi”. Persone che “non hanno più tempo per pensare o riflettere, nessuna capacità di discutere o di difendere i loro punti di vista”. Ci scombussoliamo, perdiamo la bussola morale. Qui Mayor adopera un bel gioco di parole in inglese, l’assonanza tra compass (bussola) e compassion (compassione) che non so rendere degnamente in italiano. Ma senza questa bussola della compassione ci si perde e non si può raggiungere quel “mondo incentrato su una condotta morale che è il nostro sogno, il sogno dell’UNESCO”.

Gli impedimenti sono numerosi e particolarmente gravosi, a partire dalla “crescente contraddizione fra la democrazia a livello nazionale e le oligarchie, o se si preferisce, plutocrazia a livello globale”. Tuttavia, rassicura Mayor, non bisogna disperare, perché il futuro non è ancora stato scritto e a noi tocca il compito di impedire a qualcuno di scriverlo, giacché “appartiene ai nostri figli ed ai loro figli. Il passato è già stato scritto, ma possiamo permettere ai figli di scrivere un futuro diverso”. Questo sarà possibile attraverso una cultura del dialogo, della riconciliazione e della comprensione reciproca che si sostituisca a quella della forza e del mercato. Ma non sarà sufficiente, se non scongiureremo il terribile potenziale di “clonazione spirituale” che domina il nostro tempo, cioè a dire la tendenza all’uniformazione, una spinta diametralmente opposta alla vocazione dell’istruzione, che è quella di fungere da levatrice di esseri umani unici. La cultura, la conoscenza, rappresentano quindi il vero patrimonio dell’umanità. A questo proposito, Mayor ricorda l’incoraggiamento ricevuto dallo scrittore e filosofo Juan Goytisolo a sottolineare il valore di quelle espressioni musicali, letterarie o didattiche che svelano le facoltà distintive della specie umana per quanto riguarda la creatività, la riflessione, l’invenzione, l’immaginazione, l’anticipazione e l’innovazione; dei beni intangibili ma, forse proprio per questo, anche più preziosi di quelli materiali. Sono proprio queste produzioni della coscienza umana ad avvicinarci, a farci sentire fratelli e sorelle, commenta Mayor.

Mayor dice bene. Il fatto concreto non è l’esistenza del mondo fenomenico, ma l’esperienza che ne facciamo. Un essere umano, considerato nella sua vicenda totale, è un flusso di esperienze, di occasioni d’esperienza, o di “occasioni viventi”, come le definiva Alfred North Whitehead, il grande filosofo e matematico britannico. Spesso queste occasioni di esperienza, di presa di coscienza sono salutari ma dolorose, ferite narcisistiche inflitte al nostro poderoso ego. Ma poi ci sono anche le grandi idee e la grande arte. L’arte e le intuizioni eterne penetrano e giungono dove altre impressioni non sanno pervenire; e la loro azione non produce patimenti. Søren Kierkegaard, nel “Don Giovanni, la musica di Mozart e l’eros”, scriveva: “Mozart immortale! A te devo tutto, è per te che ho perso il senno, che il mio spirito è stato colpito da meraviglia ed è stato scosso nelle sue profondità; devo a te se non ho trascorso la vita senza che nulla fosse capace di scuotermi”.

Questo patrimonio comune dell’umanità è anche, sempre secondo Mayor, la migliore garanzia della possibilità concreta di dar forma ad una democrazia globale, “che non significa che vi sia un solo paese. No, no, no…ci sono molti paesi, molte persone, molte culture, ma con un’unica visione di democrazia intesa in senso partecipato, cioè dove i cittadini non vengono solo contati periodicamente, agli appuntamenti elettorali, ma contano”. Questo tipo di democrazia non è mai una conquista definitiva: essa deve essere guadagnata e difesa quotidianamente. Zagrebelsky (2010, p. 40) precisa che “dove c’è consolidamento, assestamento, sicurezza del sistema di potere, lì in realtà c’è oligarchia; anche se, eventualmente, sotto mentite spoglie democratiche. Democrazia è invece conflitto perenne per la democrazia e contro le oligarchie sempre rinascenti nel suo interno”.

Di conseguenza, anche la democrazia è creata e ricreata da una costante attenzione al flusso della vita e degli eventi, all’armonia tra forma e movimento, concetti e sentimenti, ragione e passione, la cosiddetta “palintropos harmonia”. Quest’ultimo principio, rievocato da Mayor in un discorso a Salonicco, equivale alla “coincidentia oppositorum” dei latini, ed è di importanza cardinale. Universalmente noto ai nostri antenati, ora è stato quasi completamente cancellato dalla cultura occidentale – troppo scomodo, esigente, “anti-moderno”; lo incontreremo di nuovo nel corso della mia trattazione.

Come si acquisisce e conserva questa capacità di individuare una posizione di equilibrio e mantenerla?

Ce lo spiega un documento del 2011 che illustra le linee guida dell’azione dell’agenzia per le Politiche culturali ed il dialogo interculturale dell’UNESCO (“A new cultural policy agenda for development and mutual understanding”, gennaio 2011). Vi si raccomanda di “identificare e promuovere le forme di diversità culturale che promuovono l’auto-riflessione, la capacità di essere “conviviale” e l’impeto creativo per cambiare orizzonti culturali esistenti in risposta al cambiamento”. Per incoraggiare questo genere di condotta interpersonale, gli estensori (tra i quali il grande antropologo statunitense di origine indiana Arjun Appadurai) consigliano di puntare sul riconoscimento che ci sono tantissimi altri modi legittimi di vedere il mondo oltre a quello caro a ciascuno di noi, anche perché il mondo di oggi è un mondo di migranti, turisti, ospiti, viaggiatori, rifugiati, forestieri e l’imposizione di conformismi culturali in una condizione di associazione temporanea è pericolosa. La convivialità diventa allora la capacità di far interagire e sovrapporre i nostri rispettivi mondi, tra vicini, colleghi, concittadini, ospiti temporanei di questo pianeta. Non è uno strumento di coercizione, di soggiogamento, di conversione, ma una forma di coabitazione rispettosa e curiosa che sa individuare una causa comune e fare, perciò, comunità (cf. Unitas in pluralitate, uno dei motti dell’Unione Europea).

Questa è l’impostazione mentale, morale e spirituale che ha portato alla redazione ed approvazione della Carta delle Terra, sottoscritta da 4800 tra organizzazioni, governi ed organismi internazionali, una “dichiarazione di principi etici fondamentali per la costruzione di una società globale giusta, sostenibile e pacifica nel 21° secolo”. Questa carta, come la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, comprende norme di indirizzo (non vincolanti) che dovrebbero ispirare la legislazione nazionale ed internazionale e chiede alle genti di comprendere la loro relazione di interdipendenza e la necessità di uno sviluppo sostenibile e di una sempre maggiore equità tra individui e nazioni, nonché quella di assumersi una responsabilità condivisa per il benessere di quella che chiama “la famiglia umana”, dell’ecosistema e delle generazioni future. Gli imperativi cardine di questa dichiarazione sono i seguenti:

1. Rispettare la Terra e la vita, in tutta la sua diversità: Riconoscere che tutti gli esseri viventi sono interdipendenti e che ogni forma di vita ha valore, indipendentemente dalla sua utilità per gli esseri umani. Affermare la fede nell’intrinseca dignità di tutti gli esseri umani e nel potenziale intellettuale, artistico, etico e spirituale dell’umanità.

2. Prendersi cura della comunità vivente con comprensione, compassione e amore: Accettare che al diritto di possedere, gestire e utilizzare le risorse naturali si accompagna il dovere di prevenire danni all’ambiente e di tutelare i diritti dei popoli. Affermare che con l’aumento della libertà, della conoscenza e del potere cresce anche la responsabilità di promuovere il bene comune.

3. Costruire società democratiche che siano giuste, partecipative, sostenibili e pacifiche: Assicurare che le comunità a ogni livello garantiscano i diritti umani e le libertà fondamentali e forniscano a tutti l’opportunità di realizzare appieno il proprio potenziale. Promuovere la giustizia sociale ed economica, per permettere a tutti di raggiungere uno standard di vita sicuro e dignitoso, che sia ecologicamente responsabile.

4. Tutelare i doni e la bellezza della Terra per le generazioni presenti e future: Riconoscere che la libertà di azione di ciascuna generazione è condizionata dalle esigenze delle generazioni future. Trasmettere alle generazioni future valori, tradizioni e istituzioni capaci di sostenere la prosperità a lungo termine delle comunità umane ed ecologiche della Terra.

Da questi imperativi ne derivano altri:

5. Proteggere e ripristinare l’integrità dei sistemi ecologici terrestri, con speciale riguardo alla diversità biologica e ai processi naturali che sostentano la vita.

6. Prevenire i danni come misura più efficace di protezione ambientale, e agire con cautela quando le conoscenze sono limitate.

7. Adottare sistemi di produzione, consumo e riproduzione che salvaguardino la capacità rigenerativa della Terra, i diritti umani e il benessere delle comunità.

8. Sviluppare lo studio della sostenibilità ecologica e promuovere il libero scambio e l’applicazione diffusa delle conoscenze acquisite.

9. Eliminare la povertà come imperativo etico, sociale e ambientale.

10. Garantire che le attività economiche e le istituzioni a tutti i livelli promuovano lo sviluppo umano in modo equo e sostenibile.

11. Affermare l’uguaglianza e le pari opportunità fra i sessi come prerequisiti per lo sviluppo sostenibile, e garantire l’accesso universale all’istruzione, all’assistenza sanitaria, e alle opportunità economiche.

12. Sostenere senza alcuna discriminazione i diritti di tutti a un ambiente naturale e sociale capace di sostenere la dignità umana, la salute fisica e il benessere spirituale, con speciale riguardo per i diritti dei popoli indigeni e delle minoranze.

13. Rafforzare le istituzioni democratiche a tutti i livelli e garantire trasparenza e responsabilità nella governance, partecipazione allargata nei processi decisionali, e accesso alla giustizia.

14. Integrare nell’istruzione formale e nella formazione permanente le conoscenze, i valori e le capacità necessarie per un modo di vivere sostenibile.

15. Trattare ogni essere vivente con rispetto e considerazione.

16. Promuovere una cultura della tolleranza, della non violenza e della pace.

Non saranno gli hippies a cambiare il mondo – esaurita l’indignazione, è tempo di fare sul serio

di Stefano Fait

Victor Hugo, “I Miserabili” (Les Misérables)

Per il momento per quello che vediamo, anche in vertenze molto difficile, non vediamo elementi che ci possano ricondurre al clima violento degli anni Settanta. Ovviamente non ci auguriamo che tornino fenomeni di violenza e dobbiamo avere tutti la massima vigilanza. Vedo amarezza ed esasperazione crescente. Siamo contemporaneamente con livelli di disoccupazione che non ci ricordavamo da tempi infiniti, siamo con tanti lavoratori in cassa integrazione e con migliaia di esodati senza lavoro e senza pensioni. Non si vede un’iniziativa che crei un posto di lavoro che sia uno. È normale che i lavoratori pensino che ci sia un accanimento se in questa situazione si dice loro che alla crisi uniamo anche il fatto che licenziare sarà più facile. È sbagliato pensare di ridurre le tutele in questa stagione di crisi. Aver tolto la possibilità per il giudice di reintegrare i lavoratori significa togliere quell’effetto deterrente, che finora aveva impedito nel nostro Paese che il licenziamento diventasse uno strumento generalizzato nelle aziende. Certo c’è il rischio che la tensione salga, perché si continua nell’idea che si possa dividere il Paese.

Susanna Camusso, 25 marzo 2012

Nella prefazione all’edizione del 1944 di “Confidenze di Hitler”, di Hermann Rauschning, venuta alla luce clandestinamente a Padova, nella Repubblica di Salò, per i tipi de Il Torchio, l’anonimo traduttore, A.F., scriveva “ecco appunto una fondamentale diversità fra questa e le precedenti guerre: le crudeltà individuali, “illegali”, sono diminuite; quelle sistematiche, “legali”, di cui è responsabile un comando o un governo, sono immensamente aumentate. La violenza è organizzata, la crudeltà imposta, la rapina metodica, il terrore ufficiale (p. VII). Un po’ più oltre l’autore delinea un’interpretazione realistica – che trovo molto persuasiva – del principio di libertà: “chi invoca la libertà non è mosso da ottimismo ingenuo, ma da pacato pessimismo. Proprio la fredda constatazione che i moventi fondamentali delle umane azioni sono gli interessi e gli egoismi, porta a suggerire, come primo e fondamentale rimedio agli eccessi antisociali, il controllo esercitato da interessi e da egoismi diversi e opposti. E questo controllo funziona soltanto con la libertà di parola, di stampa, di riunione, di associazione, di sciopero. Non è, no, l’umanitarismo democratico che spinge a invocare la libertà; è invece il realismo critico che ritiene la libertà condizione indispensabile per quel necessario controllo”.

Infine, a coronamento di un ragionamento di particolare acutezza, il richiamo alla coincidentia oppositorum – una delle mie predilezioni: “esistono molecole, ioni, ormoni, apparati, che sono detti “antagonisti” non già perché esauriscano il loro compito in una dispendiosa lotta scambievole, ma perché agendo o reagendo in senso opposto a diversi stimoli, o anche a uno stesso stimolo, ottengono il mirabile risultato di mantenere un’alta sensibilità funzionale e uno stabile vicendevole equilibrio. Quando il benefico gioco degli antagonismi regolatori è interrotto per il prevalere di una sola parte, incominciano le manifestazioni morbose” (pp. IX-X).

Questi sono, per l’appunto, i tre fattori decisivi per la riuscita della rivoluzione che porrà fine al presente status quo e, ce lo auguriamo, ci condurrà in un Mondo Nuovo meno ipocrita ed iniquo di questo:

  1. la constatazione che la società in cui viviamo è così intrinsecamente corrotta da essere irriformabile. Chi detiene il potere al momento attuale non si farà MAI da parte e non è per nulla raccomandabile. Molto presto la maschera cadrà, il guanto di velluto sarà tolto e nessuno potrà più ignorare una realtà in cui “la violenza è organizzata, la crudeltà imposta, la rapina metodica, il terrore ufficiale”;
  2. l’idealismo degli indignati, convinti che la mera protesta prolungata farà cambiare atteggiamento a chi di dovere, è deleterio, futile e ottuso. La mitezza nei confronti della tracotanza e della violenza ha la stessa efficacia del belato di un agnellino nel tenere alla larga un branco di lupi. Arriva il momento in cui bisogna battersi per la libertà e la dignità: “Non è, no, l’umanitarismo democratico che spinge a invocare la libertà”;
  3. il conflitto, l’antagonismo sono l’anima della democrazia, quando non sono fini a se stessi. Quando però una parte, spinta da un’irrefrenabile hybris, decide di monopolizzare ogni forma di potere e risorsa, lasciando le briciole all’altra (1% vs. 99%), “il benefico gioco degli antagonismi regolatori è interrotto per il prevalere di una sola parte e incominciano le manifestazioni morbose” (cf. la psicopatia che sociopatizza l’intera società). A quel punto, è dovere di ciascuno di noi ristabilire l’equilibrio tra le forze contrarie, per il bene di chi verrà dopo di noi.

Chi mi segue da tempo sa che sono contrario alla violenza che non sia per autodifesa (e per difendere gli innocenti inermi). Ho sempre perorato la causa dello sciopero generale e continuerò a farlo, perché il Mondo Nuovo che ho in mente dovrà essere molto meno iniquo di questo, molto meno egoista di questo, molto meno avido di questo e perciò molto meno violento di questo. Purtroppo le mie analisi mi hanno portato a concludere che la rivoluzione ci sarà in ogni caso, che mi/ci piaccia o no (e io vorrei tanto che non ci fosse, perché la considero una sconfitta), perché chi comanda non cerca il dialogo, la negoziazione e il compromesso. Vorrei tanto che non fosse così, ma la situazione è a dir poco terribile. Ho appena sentito al notiziario radio che gli Italiani hanno cominciato a rubare frutta e verdura dai campi e dagli orti!! Quanto più in basso di così dovremo finire, ancora?

Fatta questa premessa, è necessario esaminare le cause della sconfitta degli indignati/indignados/occupanti e provare a mostrare come il loro fallimento possa dimostrarsi benefico per chi si è posto come obiettivo quello di contrastare e sconfiggere le politiche neoliberiste proposte come rimedio ad crisi globale causata da, guarda un po’, politiche neoliberiste (!).

Tra parentesi, l’indice del lavaggio del cervello che abbiamo subito è misurato da quel 20% di elettori del centrosinistra che colloca Monti, un neoliberista convinto ed orgoglio di esserlo, nell’area di centrosinistra (!!!). Di buono c’è che, molto probabilmente, 3 mesi fa erano molti di più.

La sconfitta del movimento di protesta globale è solo congiunturale ed è di buon auspicio.

Controllato da leader inetti o sabotatori, il movimento ha sprecato l’occasione di agganciarsi alla primavera araba ed ha rinviato il suo sbocco naturale: la Rivoluzione. “Naturale” solo perché viviamo in oligarchie, non democrazie. Una volta i potenti erano meno fessi, avidi ed egoisti di quelli attuali e sapevano mantenere un discreto equilibrio tra le forze, pur privilegiando la sommità della piramide.
Sia come sia, i semi dell’indignazione daranno frutti quest’anno, giacché la popolazione euro-americana (e non solo), estenuata dalle politiche di governi intenti a demolire lo stato sociale, prenderà in mano il testimone, ignorando bellamente le scemenze postmoderniste e neo-hippy di indignati ed occupanti. Il 2012 sarà, per l’appunto, l’anno della Rivoluzione, quella con la R maiuscola, in Egitto come in Europa, nel Nord America come in Asia:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/14/il-2012-e-lanno-della-rivoluzione-vi-spiego-perche/

Non ci sarà spazio per i fighettini di piazza Tahrir, gli inetti di Puerta del Sol e i seccatori di piazza Battisti (Trento).

Chi era presente alla manifestazione pro-autonomia del 10 marzo in piazza Battisti avrà constatato l’inciviltà di alcuni tra gli occupanti No-Tav, incapaci di intuire che usare un megafono per sovrastare le voci di chi interveniva, imponendo il loro messaggio, tra i fischi dei presenti, era una pugnalata alla schiena delle benemerite comunità della Val di Susa. Questi protestatari di professione non sembrano minimamente inclini a mettersi al servizio della comunità: sono troppo immacolati e melodrammaticamente eroici per volersi sporcare le mani. Le loro urla e le occupazioni sono autoreferenziate: l’unica comunità che potrebbero voler abitare è quella che rispecchi le loro convizioni e gratifichi il loro ego. Non credono nell’unità nella diversità, ossia nel pluralismo democratico: se potessero, farebbero in modo che la realtà e l’altrui percezione della realtà si conformasse ai loro desideri. Non paiono disposti ad adattare i propri desideri al dato reale ed alle esigenze delle persone che li circondano. Come Victor Hugo diceva di Robespierre: “hanno la forza della linea retta”.

In questo, non sono per nulla diversi dalle autorità che avversano.

Sono quelli che, con il loro assolutismo, fanno fallire ogni progetto di riforma della società ed ogni rivoluzione:

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/14/se-incontrerete-questo-tipo-di-rivoluzionari-isolateli-sono-mortiferi/#axzz1od3sL7a5

Molti, tra gli indignati, hanno un profilo psicologico di questo tipo.

Tra i leader intellettuali del movimento degli occupanti (Occupy Wall Street – OWS) più nocivi, vorrei citare David Graeber e Slavoj Zizek, i due maggiori sabotatori del movimento di protesta contro gli eccessi del capitalismo monopolistico (ne approfitto per precisare che il capitalismo delle origini era un fattore di emancipazione: sono stati gli oligopolismi, ossia la deregulation, a trasformarlo in un meccanismo di asservimento).

Graeber è questo personaggio qui:

http://www.ilpost.it/2011/10/04/david-graeber-occupy-wall-street/

Io, come lui, sono convinto che l’anarchismo sia di gran lunga la migliore organizzazione sociale concepibile ma, a differenza sua, ho il buon senso di aver preso coscienza della sua INATTUABILITÀ in questo mondo.

La democrazia rappresentativa con robuste iniezioni di democrazia diretta, autonomismo, tutela dei beni comuni e cooperativismo è la migliore approssimazione possibile all’utopia anarchica. Il valore combinato di questi “additivi” deriva precisamente dalla loro capacità di mirare all’anarchismo senza perdere di vista la concretezza della natura e dell’esperienza umana.

Chiunque voglia realizzare l’anarchismo integrale in terra è un pirla e sarà causa di immensi patimenti per chi lo seguirà.

Chiunque intenda avviare una rivoluzione su basi anarchiche è un pirla al quadrato (vedi premessa).

Mi pare che il segreto di un movimento capace di realizzare un cambiamento autentico e non solo cosmetico stia nella capacità di tenersi alla larga da due estremi. Uno è quello dell’attesa messianica del leader carismatico/guru che ci guiderà verso un avvenire migliore: le pecore seguono i pastori, gli esseri umani dovrebbero agire coralmente, consapevolmente, responsabilmente, senza affidare le proprie sorti ad un deus ex machina.

Questo estremo è incarnato dal pensiero di Zizek, che oscilla tra il nichilismo ed il totalitarismo (classici compagni di merenda):

http://www.informarexresistere.fr/2011/12/27/partigiani-del-terrore-sicari-della-rivoluzione-slavoj-zizek/#axzz1od3sL7a5

L’altro estremo è l’utopismo ingenuo, relativista e vacuo di Graeber, su cui non mi voglio soffermare.

Si deve tenere a mente che Occupy Wall Street non ha preso l’avvio a Wall Street ma in contemporanea con la primavera araba, a Madison, nel Wisconsin, uno stato governato da un politico repubblicano autoritario ed intenzionato a vincere un braccio di ferro con sindacati ed impiegati pubblici dello stato, uno scontro che lui stesso aveva reso inevitabile, con il suo tentativo di liberalizzare il “suo” stato, ossia di soggiogare sindacalisti e lavoratori. In piazza Tahrir si vedevano cartelli di solidarietà nei confronti della lotta di Madison ed un egiziano acquistò pizze da distribuire agli scioperanti. Sono i semi di una futura rivoluzione globale coordinata su internet.

Quel che è mancato, finora, è stato, appunto, il coordinamento, tra lavoratori, studenti, disoccupati e cittadini scontenti (es. ipertassazione per alcuni, dispense, agevolazioni ed elusioni fiscali per altri) o rovinati dalle speculazioni (es proprietari di case pignorate). È assai probabile che una guerra forgerebbe spontaneamente questo nesso e molto saldamente, forse indissolubilmente. Obama ha appena annunciato che la finestra per la diplomazia con l’Iran si sta chiudendo [è mai stata aperta? Dopo quello conferito a Kissinger, il Nobel per la Pace a Obama è il più ridicolo della storia: ormai lo potrebbe vincere anche Mugabe].

Invece di un coordinamento e di richieste concrete, c’è stata abbondanza di chiacchiere ed occupazioni piuttosto sterili, senza che il movimento se la sia sentita di incolpare il comandante della nave, Obama, di quel che sta accadendo. Se al posto di Obama ci fosse stato Bush avremmo già avuto barricate nelle strade di tutte le principali città americane. Se non è così è perché c’è ancora speranza nelle capacità e volontà di Obama di salvare capra e cavoli, sebbene molti abbiano preso coscienza del fatto che la sua amministrazione è pesantemente influenzata da collaboratori con un passato, anche recentissimo, alla solita Goldman Sachs, la stessa banca d’affari che ha dato fraudolentemente via libera all’ingresso della Grecia nell’eurozona ben sapendo cosa ciò avrebbe comportato nel giro di qualche anno.
In Spagna il fallimento è stata la diretta conseguenza della presenza al governo del “progressista” Zapatero e al timore di un’alternativa ultraconservatrice, se non neo-franchista. Un’ulteriore ragione è che la guida del movimento – intellettuali giovani e meno giovani – l’ha spinto in un avvitamento solipsistico e narcisistico fatto di eterne e vacue sedute assembleari che ricordano vagamente quelle dileggiate da Nanni Moretti. Molto fumo, poco arrosto: un po’ come Gandhi.

Soprattutto, si registra scarsissima attenzione alla tragica situazione delle altre categorie di cittadini – anziani, contadini, lavoratori, minoranze, ecc. – che, di conseguenza, non si sentono coinvolti e non rispondono con entusiasmo alle sollecitazioni di indignati ed occupanti.

Il problema è che se questo movimento, invece di evolvere imparando dai suoi errori, si spegne, ci sarà una fondata possibilità che la società americana, in special modo ma non esclusivamente quella, degeneri in senso autoritario. È emblematico l’esempio dell’Egitto e dei “fighetti di piazza Tahrir” che, non avendo neppure cercato di coinvolgere il resto della popolazione, hanno scacciato un autocrate per ritrovarsi con una giunta militare molto più oppressiva di Mubarak. È compito di tutti noi quello di assistere il movimento e, possibilmente, indirizzarlo verso sbocchi più trasformativi.

Finchè alla testa del movimento ci saranno teste d’uovo intossicate dalle loro fantasie egoistiche la gente resterà una massa informe, invece di organizzarsi per difendere la classe media e il restante 99%; prima o poi arriverà un incantatore a servire gli scopi dell’1%.

L’obiettivo di chi ha le idee piuttosto chiare su cosa sia necessario fare dev’essere quello di fare in modo che il movimento si espanda costantemente, adoperi la necessaria circospezione e formuli obiettivi chiari, ampiamente condivisibili, migliorativi, cioè a dire un’alternativa al sistema attuale. Se pensiamo a quanto indecente e fallimentare sia quest’ultimo, che ogni giorno che passa si scava la fossa con la vanga della sua superbia e incoscienza, non dovrebbe essere un compito al di sopra delle nostre possibilità.

Lunedì 5 marzo 2012 si decidono le sorti del mondo, nell’indifferenza della gente

 

di Stefano Fait

 

 

Si sente usare l’espressione tutte le opzioni sono sul tavolo. Ma alcune azioni sono contrare al diritto internazionale.

Antonio Patriota, ministro degli Esteri brasiliano, rivolgendosi al segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, 24 febbraio 2012

Noi non abbiamo bisogno di una nuova guerra. E dobbiamo chiarirlo ai nostri amici israeliani. Se gli Israeliani vogliono cominciare un conflitto armato contro l’Iran, sorvolando il nostro spazio aereo in Iraq, devono sapere che noi non lo sosterremo mai. Se lo fanno, dovranno farlo da soli. Devono assumersi tutta la responsabilità perché in caso di una guerra si dovrà pagare un prezzo altissimo e le conseguenze di un intervento militare saranno disastrose sopratutto per gli Stati Uniti, in Afghanistan e Iraq, nel settore energetico ed anche per la stabilità in Medio Oriente. […]

Obama deve dire a Israele che gli iraniani reagiranno bersagliando per prima i nostri obiettivi. Saremo costretti noi a pagare un caro prezzo. Questo non è  accettabile. Però dobbiamo anche ricordare che la maggior parte degli israeliani non supporta la guerra. È della stessa posizione anche quasi tutta la comunità ebraica in America.

Zbigniew Brzezinski (il Grande Vecchio della politica estera statunitense e mentore di Obama), 26 febbraio 2012

http://www.youtube.com/watch?v=52G-qiK8qEY

testo trascritto (inglese):

http://transcripts.cnn.com/TRANSCRIPTS/1202/26/fzgps.01.html

Allo stato attuale un attacco contro l’Iran non è prudente e, soprattutto, sarebbe destabilizzante.

Martin Dempsey, Capo di Stato maggiore della Difesa Usa, 20 febbraio 2012

 

Panetta crede che vi sia una forte probabilità che Israele colpisca l’Iran nel mese di aprile, maggio o giugno, prima che l’Iran entri in quella che gli israeliani hanno descritto come una ‘zona di non ritorno’ nell’iniziare la costruzione di una bomba nucleare.

http://www.washingtonpost.com/opinions/is-israel-preparing-to-attack-iran/2012/02/02/gIQANjfTkQ_story.html

Cosa accadrebbe poi? Una catastrofe umanitaria, un grande numero di rifugiati. E l’Iran vorrebbe vendetta, e non solo contro Israele, ma anche contro altri paesi. Gli eventi nella regione diventerebbero completamente imprevedibili. Penso che l’entità di tale catastrofe non sarebbe paragonabile a null’altro. Perciò, prima di prendere la decisione di lanciare qualunque attacco, bisogna considerare appieno la situazione. Sarebbe il modo più irrazionale di affrontare la questione. Ma i miei colleghi israeliani mi hanno detto che non stanno pianificando una cosa simile. E gli io credo.

Dmitriy Medvedev, nel 2009

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=print&sid=6299

Mentre al GF12 Patrick bacia Ilenia, il Ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, noto per essersi lasciato sfuggire che se fosse stato un mullah iraniano avrebbe optato per l’atomica anche lui, essendo l’Iran una nazione circondata da potenze atomiche, è in visita negli Stati Uniti per perorare la causa dell’attacco preventivo. Incontrerà Biden, Panetta e vari alti ufficiali del Pentagono. Lui, che in teoria dovrebbe essere progressista, è considerato un falco dagli Americani, che lo giudicano il principale responsabile dell’irrigidimento di Netanyahu:

http://www.haaretz.com/print-edition/news/barak-heading-to-u-s-for-talks-on-iran-nuclear-threat-1.414978

Lunedì 5 marzo Obama e Netanyahu si incontrano a Washington. Forse per l’ultima volta. Netanyahu, ossessionato dall’Olocausto e dalla prospettiva di un Secondo Olocausto come nessun altro leader israeliano prima di lui, lancerà quello che è un vero e proprio ultimatum, pretendendo da Obama la garanzia assoluta che gli USA faranno tutto ciò che è necessario per bloccare il programma nucleare iraniano dopo le elezioni presidenziali del novembre 2012 (dando quindi per scontato che Obama le vinca). Se non riceverà sufficienti rassicurazioni in tal senso, Israele attaccherà prima delle elezioni, perché l’Iran sta per rendere inaccessibile il suo programma nucleare e perché un Obama che insegue il secondo mandato è più vulnerabile:

http://www.haaretz.com/print-edition/opinion/if-israel-strikes-iran-it-ll-be-because-obama-didn-t-stop-it-1.414245

dando l’avvio ad un effetto domino che ingolferà il mondo in una serie di conflitti regionali e poi, con il tempo, globali, una catastrofe economica prodotta dall’aumento del prezzo del petrolio ed un disastroso rilascio radioattivo planetario:

http://www.informarexresistere.fr/2011/12/24/fukushima-in-confronto-sarebbe-una-bagatella/#axzz1nNrT1Utx

Tutto questo sarà verosimilmente accompagnato da sommosse, insurrezioni e, più oltre, una rivoluzione globale.

Stephen Harper, premier canadese fortemente filo-americano, ha già detto no a Netanyahu pur riconoscendogli il diritto di difendersi (ossia di attaccare):

http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=116457

Anche Obama dirà no, negli stessi termini. Non perché intenda finalmente guadagnarsi il premio Nobel per la Guerra vergognosamente conferitogli sulla fiducia, ma perché la lobby sionista a Washington è molto meno forte di quel che crede e perché l’esercito americano è ferocemente ostile a questa prospettiva e potrebbe persino mettere in discussione la sua lealtà all’esecutivo. Inoltre Obama non può permettere che gli Stati Uniti facciano la figura del burattino di Israele e non può più smentire le argomentazioni contrarie del suo entourage e della CIA:

http://www.wallstreetitalia.com/article/1330263/iran-intelligence-usa-teheran-non-cerca-la-bomba-atomica.aspx

in linea con quelle del Mossad, che sta cercando, senza successo, di salvare capra e cavoli:

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/04/la-prova-che-israele-e-in-mano-ad-una-cricca-di-invasati-antisemiti/

Dal canto loro i dirigenti israeliani hanno già chiarito che non avvertiranno gli Stati Uniti riguardo alla loro decisione di colpire preventivamente i siti nucleari iraniani, ufficialmente per evitare di coinvolgerli, dato che sarebbero incolpati di non aver fatto tutto quel che era possibile per fermare Israele. [Ed è assolutamente vero!]. La verità è che gli Israeliani sanno già da tempo che gli Americani non li appoggeranno e che il loro attacco sarà unilaterale. Intendono procedere ugualmente, citando l’esempio della Corea del Nord, che alla fine si è dotata di arma atomica [esempio controproducente: il dittatore mitomane non l’ha mai usata]:

http://www.foxnews.com/us/2012/02/27/ap-source-israel-wont-warn-us-before-iran-strike/#ixzz1nn1NmK3L

Ehud Olmert, il predecessore di Netanyahu, attaccò un sito “nucleare” siriano segreto nonostante la contrarietà dell’amministrazione Bush (Cheney era però a favore, come sempre). Mentre quell’attacco era inatteso, questo è l’attacco più telefonato della storia:

http://www.haaretz.com/weekend/week-s-end/netanyahu-faces-a-tough-decision-should-obama-not-give-him-a-green-light-on-iran-1.416061

Un alleato che entra in guerra contro la volontà del partner e che lo tiene all’oscuro del momento in cui lo farà verosimilmente sancisce la fine dell’alleanza. Israele resterà solo a combattere contro tutti i nemici partoriti dalla sua costante tensione, ansia, paranoia, aggressività.

D’altronde Israele fa bene a non fidarsi degli Stati Uniti, che hanno sempre visto Israele come una pedina da sostenere finanziariamente e militarmente finché era nel loro interesse. Gli Stati Uniti non hanno costruito una base militare in Israele per proteggerlo e non sono minimamente riluttanti a sacrificare questa piccola nazione in vista di un boccone più grande. La prova di ciò è che gli USA, nel 2003, hanno attaccato l’Iraq, non l’Iran, come sperava Israele. Le nazioni non sono esseri umani e non si comportano coscienziosamente: se gli Stati Uniti intendono giocarsi Israele contro un’altra potenza, lo faranno e faranno credere al mondo che Israele sia l’unica causa della sua rovina. Ma non se la caveranno a buon mercato: il sacrificio dell’alfiere si ripercuoterà drammaticamente su di loro e non troppo in là nel tempo. Se l’amministrazione Obama avesse detto chiaramente a Israele di non attaccare – uso il passato perché non è successo e non succederà lunedì – non ci sarebbe stato nessun attacco, invece si è limitata a lavarsene le mani pilatescamente. Le mani di Obama e Panetta (e di Harper) saranno grondanti di sangue quanto quelle di Netanyahu e Barak. Molto bella, a proposito, questa analisi pubblicata da Haaretz, l’unico maggior quotidiano anti-sionista rimasto in Israele:

http://www.haaretz.com/print-edition/opinion/jerusalem-washington-and-the-iranian-bomb-1.415657

Intanto il New York Times ha già preparato il terreno per un falso attentato terroristico attribuito all’Iran: la rappresaglia iraniana sarà anonima (per poter negare la loro paternità) e colpirà nazioni ritenute simpatizzanti per la causa sionista, con autobombe collocate in diverse capitali mondiali ed attacchi alle forze americani in Afghanistan:

http://www.nytimes.com/2012/02/29/world/middleeast/us-sees-iran-attacks-as-likely-if-israel-strikes.html?_r=3&hp=&pagewanted=all

Il New York Times sta aiutando Israele a scatenare la terza guerra mondiale che, nei piani del governo israeliano, dovrebbe permettergli di completare il folle e suicida piano di un “Grande Israele”. I conservatori americani vogliono la guerra per poter rimuovere Obama dal potere e ci saranno serie ripercussioni in seno all’establishment americano quando Obama abbandonerà Israele al suo destino, perché voleranno le accuse di codardia, tradimento, infamia, ecc. e si consumerà forse una resa dei conti tra sionisti ed anti-sionisti. Sarkozy fa la voce grossa contro Siria ed Iran perché si gioca la rielezione e deve nascondere il disastro libico (una nazione nel caos, oscurata dai media italiani a favore dell’intervento per non giocarsi la residua credibilità). Cameron è il mastino della City di Londra che certamente saprà lucrare da quest’ennesima guerra.

In pratica, miliardi di persone sono sull’orlo dell’Armageddon per l’implacabile avidità e assenza di scrupoli ed empatia di poche centinaia di psicopatici e/o narcisisti e/o fanatici e per l’inestinguibile trauma degli Ebrei che vivono nel ghetto israeliano, iperfortificato, armato fino ai denti, bellicoso, nazionalista, iperaggressivo, come molte vittime di bullismo che diventano a loro volta bulli per superare lo smacco, la sofferenza, il senso di inadeguatezza e, nel farlo, si sentono buoni, innocenti, puri e vittime altrui. Per non venire feriti un’altra volta, si feriscono preventivamente gli altri, fino a quando la profezia si auto-adempie e ci si tira addosso la sciagura che si voleva evitare:

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/27/auschwitz-in-israele-un-suicidio-collettivo/#axzz1nNrT1Utx

La principale responsabilità di questa sindrome collettiva, dopo la sconfitta del nazismo, ricade sulle autorità israeliane, che hanno perpetuato il trauma di generazione in generazione per costruire una nuova Sparta o una nuova Prussia nel Medio Oriente, invece di provare a curarlo e stabilire rapporti di collaborazione con i vicini. Il trauma stesso è diventato così la ragion d’essere di Israele, eternamente schiavo delle sue ombre e delle sue paure, eternamente auto-centrato e concentrato sul breve e non sul lungo termine:

http://fanuessays.blogspot.com/2011/11/il-mio-punto-di-vista-sulla-questione.html

E così, nonostante il fatto che l’opinione pubblica internazionale sia decisamente contraria a questa eventualità:

http://www.informarexresistere.fr/2011/12/08/i-sondaggi-che-condannano-al-suicidio-israele-e-stati-uniti/

http://www.foreignpolicy.com/articles/2012/02/22/asking_the_right_question

Un giorno non troppo lontano, tra marzo e novembre, apprenderemo dai telegiornali che la follia è diventata realtà:

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/12/guardatevi-dalle-idi-di-marzo-come-prevedere-la-data-dinizio-della-terza-guerra-mondiale/#axzz1nNrT1Utx

 

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