Israele trascinerà con sé nell’abisso gli Stati Uniti?

 

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sembra determinato ad aggravare l’isolamento internazionale di Israele continuando a trattare con sprezzo il diritto internazionale, le Nazioni Unite, la Casa Bianca e l’Unione Europea.

La sua autorizzazione alla costruzione di migliaia di nuovi insediamenti in Cisgiordania serve a silurare i colloqui di pace ma, più di tutto, ribadisce l’intransigenza con la quale la leadership israeliana si prepara alla guerra in Medio Oriente per porre fine una volta per tutte alla questione palestinese (pulizia etnica)

http://www.futurables.com/2014/03/22/gli-investimenti-trentini-e-italiani-in-medio-oriente-sono-a-rischio-armageddon/

Una guerra che, inevitabilmente, causerà la distruzione di Israele e Palestina (opzione Sansone).

I neocon all’interno dell’amministrazione Obama stanno intralciando ogni tentativo americano di far capire a Israele quale sarà l’esito più probabile del fallimento dei colloqui di pace: la fine di Israele e un terribile colpo alle ambizioni statunitensi per questo secolo.
Di conseguenza, a dispetto di quel che si può immaginare, il teatro principale della crisi tra Washington e Mosca non è l’Europa. La Germania e quindi gran parte della Mitteleuropa saboterebbero qualunque tentativo di far scoppiare una guerra nel nostro continente

http://www.futurables.com/2014/04/01/la-mitteleuropa-si-avvicina-a-mosca-implicazioni-per-il-trentino-alto-adige-e-litalia/

L’epicentro è, come di consueto, il Medio Oriente e, più precisamente, i Territori Occupati.

Obama (i trilateralisti) si limitano a proseguire nell’esecuzione del progetto di accerchiamento della Russia: Ucraina, Azerbaijan, Corea del Sud, Turchia, Iran sono i paesi che devono restare filo-americani o diventarlo nei prossimi anni  – cf. Brzezinski

http://www.difesa.it/Pubblicistica/info-difesa/Infodifesa140/Documents/Il_grande_gioco_geopolitico_in__64Centrale.pdf

Ai neocon-likudisti questo però non basta: la Palestina sta cercando il riconoscimento internazionale come stato sovrano. Più si avvicina quel momento, più prossima sarà la guerra. Questo è il punto di vista di Israele e non ci saranno compromessi:

http://www.israele.net/90-ragioni-per-diffidare-del-futuro-stato-palestinese

http://www.israele.net/perche-i-palestinesi-rifiutano-caparbiamente-di-riconoscere-israele-come-stato-ebraico

Non vanno sottovalutate neppure le megalomanie saudite

http://blogs.ft.com/nick-butler/2014/04/07/the-risks-of-a-nuclear-saudi-arabia/

In pratica l’Ucraina serve solo a tenere impegnata la Russia.

La cosa potrebbe andar bene ai trilateralisti, se non rendesse più probabile una guerra con ripercussioni che sarebbero spiacevoli per loro (si fidano dei loro scenari computerizzati).

Di qui l’ansia di Brzezinski & co., che hanno perfettamente chiaro che le azioni di Israele porteranno alla rovina gli Stati Uniti, e che esortano Kerry a farsi valere

http://www.politico.com/magazine/story/2014/04/stand-firm-john-kerry-105483_Page2.html#.U0kOiKJHIXQ

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http://www.futurables.com/2014/04/11/love-has-always-been-the-answer/

Kissinger, Brzezinski e Putin stanno cercando di salvare Obama (un’altra volta)?

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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Si tende a restringere lo spettro delle variabili in gioco in Ucraina a coppie di contrapposizioni schematiche e nette: Russia contro Stati Uniti, Russia vs Europa, neo-fascisti contro sinistra, Ucraina occidentale vs Ucraina orientale, ecc.

Ma ci sono varie fazioni tra gli oligarchi che compongono l’establishment e non è detto che tutte quelle associate, più o meno strettamente, agli Stati Uniti, siano impegnate a difendere il dollaro, o Wall Street.

È ipotizzabile che, in questa fase, Washington (lo Stato Profondo, per usare un’espressione alla moda) e Wall Street (banche d’affari) non siano in sintonia.

A questo proposito, mi interessa approfondire la questione della convergenza dei vecchi nemici della guerra fredda – Brzezinski, Kissinger e Putin – su delle possibili soluzioni della crisi ucraina e di quella siriana. Sull’Ucraina, come sulla Siria, le loro posizioni sono  sorprendentemente conciliabili.

Chi ragiona in termini rigidamente dicotomici preferirà aggirare questa dissonanza cognitiva, che invece va spiegata.

Partiamo da Obama, pupillo di Brzezinski. Sapeva a cosa andava incontro quando ha accettato di candidarsi, ma ora il gioco si sta facendo pesante.

Il Washington Post lo sta demolendo, paragonandolo a Jimmy Carter.

Leggendo l’editoriale si può capire meglio il significato di un paragone per nulla casuale: l’affaire Iran Contra servì a screditare Carter e far vincere Reagan. Il Washington Post non spiega ai suoi lettori che si trattò di uno sporco complotto interno che aveva precisamente quello scopo.

Coincidenza vuole che proprio il giorno del referendum in Crimea sia l’anniversario dell’incriminazione per complotto ai danni degli Stati Uniti di Oliver North e del vice-ammiraglio John Poindexter, orchestratori della crisi degli ostaggi con l’Iran.

E’ insomma in atto la carterizzazione di Obama.

Da un punto di vista caratteriale-psicologico Obama non è probabilmente la persona più indicata per quella carica, ma ci sono sicuramente stati molti presidenti meno idonei di lui, nella storia americana. La sua amministrazione è stata nel segno della continuità con quella repubblicana che l’ha preceduta, nella piena consapevolezza che, ai giorni nostri, senza l’appoggio di Wall Street e del Pentagono un presidente americano è completamente impotente, specialmente se il Congresso gli è ostile a prescindere.

Ma almeno, finora, ci ha evitati quel temuto conflitto in Medio Oriente che produrrebbe automaticamente un’escalation incontrollabile. Non ama Netanyahu.

Sarà la storia a giudicarlo.

Quel che ci interessa è che Obama è un presidente zoppo. Le varie rivelazioni sul sistema di sorveglianza totale creato dopo l’11 settembre da Bush e da lui perpetuato lo hanno messo in pessima luce; i suoi tentennamenti in politica estera lo hanno trasformato nel bersaglio degli editoriali neocon; la sua timidezza sul fronte della tutela dei diritti dei cittadini e dei consumatori gli hanno alienato le simpatie di moltissimi elettori progressisti.

Domani si vota il referendum in Crimea e sembra sempre più chiaro che questa, come la faccenda delle armi chimiche di Assad, sia l’ennesima trappola tesagli dai suoi nemici, che controllano il nuovo governo ucraino ma anche alcune posizioni chiave della sua amministrazione (Victoria Nuland, lo sponsor del primo ministro ad interim Arseniy Yatsenyuk, è la moglie di Robert Kagan, l’imperialista per antonomasia).

Se è vero che è stato il nuovo governatore di Donetsk, il multimiliardario Taruta, a pagare gli autobus che hanno portato decine di militanti anti-russi a manifestare nell’est filo-russo proprio in coincidenza con una manifestazione anti-governativa – scontri, due morti – allora è chiaro che il nuovo governo che l’ha nominato gli ha dato espressamente l’incarico di gettare le basi per quel caos che potrebbe provocare un intervento russo.

Anche se quest’idea non è facile da accettare, la crisi ucraina ha molti obiettivi (espandere la NATO, togliere di mezzo Putin, inventarsi una nuova guerra perpetua dopo la morte di Osama Bin Laden, “risolvere” la crisi finanziaria), però quello principale è di politica interna.

I neocon/sionisti reazionari (Kagan, McCain, Soros, Netanyahu, ecc.) vogliono un loro uomo al posto di Obama, se possibile anche prima del 2016, e hanno agito in vista delle elezioni del Parlamento europeo (22-25 maggio) e soprattutto delle elezioni congressuali USA (4 novembre).

Sapendo bene come avrebbe reagito Putin alla prospettiva di perdere il controllo di Sebastopoli, hanno infilato Obama in un vicolo cieco in cui può solo perdere la faccia. Obama e Putin: due piccioni con una fava.

Altri oligarchi si oppongono a questa offensiva. In altre circostanze le alleanze saranno diverse. Non ci sono buoni in questa disfida. Queste persone giocano a scacchi con le nazioni e le vite di milioni di persone.

If Kissinger could win the Nobel Peace Prize, why not Brzezinski? (Iran nuclear deal)

 

A cura di Stefano Fait

Web Caffè Bookique [Facebook]

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I can’t stand him anymore. He’s a liar – You may be sick of him, but I have to deal with him everyday.

Sarkozy and Obama on Netanyahu, November 2011

 

There are some who without too much thinking are listening to foreign advice of the kind that you have displayed like from the prime minister, Netanyahu [“a very bad deal”]. They are not being particularly helpful and I’m not sure what their motives are.

Zbigniew Brzezinski, November 2013

http://newsbusters.org/blogs/mark-finkelstein/2013/11/22/zbigniew-brzezinski-very-accomodating-iranians-wiling-abandon-nucl

 

The agreement under discussion would slow crucial elements of the Iran program, make it more transparent and allow time to reach a more comprehensive agreement in the coming year. Should the United States fail to take this historic opportunity, we risk failing to achieve our non-proliferation goal and losing the support of allies and friends while increasing the probability of war.

Zbigniew Brzezinski, November 2013

http://www.ipsnews.net/2013/11/scowcroft-brzezinski-urge-iran-accord/

 

A limited U.S. strike would have only a temporary effect. Repetitive attacks would be more effective, but civilian fatalities would rise accordingly, and there would be ghastly risks of released radiation. Iranian nationalism would be galvanized into prolonged hatred of the United States, to the political benefit of the ruling regime. Iran, in retaliating, could make life more difficult for U.S. forces in western Afghanistan by activating a new guerrilla front. Tehran could also precipitate explosive violence in Iraq, which in turn could set the entire region on fire, with conflicts spreading through Syria to Lebanon and even Jordan. Although the U.S. Navy should be able to keep the Strait of Hormuz open, escalating insurance costs for the flow of oil would adversely affect the economies of Europe and Asia. The United States would be widely blamed. Given the recently woeful U.S. performance in the United Nations — where the United States and Israel gained the support of only seven states out of 188 in opposing U.N. membership for Palestine — it is also safe to predict that an unsanctioned U.S. attack on Iran would precipitate worldwide outrage. Might the U.N. General Assembly then condemn the United States? The result would be unprecedented international isolation for an America already deeply embroiled in the region’s protracted turmoil. Congress should also take note that our Middle Eastern and European friends who advocate U.S. military action against Iran are usually quite reticent regarding their readiness to shed their own blood in a new Middle East conflict. To make matters worse, the most immediate beneficiary of ill-considered recourse to war would be Vladimir Putin’s Russia, which would be able to charge Europe almost at will for its oil while gaining a free hand to threaten Georgia and Azerbaijan….Could Meir Dagan, the former head of Israel’s Mossad, have been right when he bluntly said that an attack on Iran is “the stupidest thing I have ever heard”? Fortunately, there is a better, even if not a perfect, option.

Zbigniew Brzezinski,January 03, 2013

http://articles.washingtonpost.com/2013-01-03/opinions/36210797_1_military-action-iranian-nationalism-nuclear-non-proliferation-treaty

 

I don’t think there is an implicit obligation for the United States to follow like a stupid mule whatever the Israelis do. If they decide to start a war, simply on the assumption that we’ll automatically be drawn into it, I think it is the obligation of friendship to say, ‘you’re not going to be making national decision for us.’ I think that the United States has the right to have its own national security policy.

Zbigniew Brzezinski, November 2012

http://www.niacouncil.org/site/News2?page=NewsArticle&id=8713

 

A war in the Middle East, in the present context, may last for years. And the economic consequences of it are going to be devastating for the average American. High inflation. Instability. Insecurity. Probably significant isolation for the United States in the world scene. Can you name me any significant country that’s going to be in that war together on our side? That’s something no one can afford to ignore.

Zbigniew Brzezinski, July 2012

http://www.newsmax.com/newsfront/brzezinski-iran-war-oil/2012/07/18/id/445804#ixzz2le23nmD3

[Sanctions] work already to an extent that they weaken Iran. They make domestic stability more difficult for the Iranian leadership to maintain. I don’t think they will work in a kind of decisive fashion if our objective is to deprive the Iranians entirely of a nuclear program.We have to be firm and credible about it and we also have to say a conflict is not in our interest because we know if there’s a conflict, we will be hit by the Iranians. Do you want another war in that part of the world? Do you want the price of oil to go up? Do you want our troops in Iraq and Afghanistan to be threatened? I don’t understand how anyone can seriously argue that this is in the American interest. I don’t want to live with a nuclear Iran. I would like to make it uncomfortable for them to seek it. I would like to promote internal change in Iran — which is more likely if we don’t fuse Iranian nationalism with Iranian fundamentalism.

Zbigniew Brzezinski, February 2012

http://www.cbsnews.com/news/brzezinski-concerned-about-american-ignorance/

We won’t sit idly by…Appeasement hasn’t worked in the past, and I don’t think it will work in the 21st century. That is why the frustration really is toward the main players within the United Nations Security Council, that’s their responsibility. And they will share also the blame, whatever deal comes out, they are responsible for it

Prince Mohammed bin Nawaf bin Abdulaziz, the Saudi ambassador to London

http://www.timesofisrael.com/saudi-prince-to-iran-we-wont-sit-idly-by/

What was achieved last night in Geneva is not an historic agreement, but an historic mistake…Today the world has become a much more dangerous place because the most dangerous regime in the world has taken a significant step toward attaining the most dangerous weapon in the world. Israel will not allow Iran to develop a military nuclear capability.

Benjamin Netanyahu

http://www.independent.ie/incoming/netanyahu-iran-nuclear-deal-is-historic-mistake-29779836.html

 

If a nuclear suitcase blows up in New York or Madrid five years from now, it will be because of the deal that was signed this morning.

Naftali Bennett, Israel’s economic minister

http://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/iran-nuclear-deal-israeli-minister-warns-accord-could-end-in-suitcase-bomb-8960856.html

1.) The USA and UK overthrew an elected Government in Iran in 1953.
2.) The Shah was selected to rule over Iran by the West.
3.) The Shah never stood for an election.
4.) The Shah was supplied by the USA with weapons.
5.) The US shot down an Iranian Airliner killing all aboard.
6.) Hostages held by Iran were released. None were killed.
7.) The USA favored Saddam Hussain in the Iraq-Iran War, even though Saddam started it.
8.) The Neo-Cons and the Puppet State of Israel have on numerous occasions threatened to bring a War to Iran.
9.) We have a double standard where Israel is allowed to have Nukes (WMD’s) but Iran must undergo a rigorous process of transparency.
10.) Iran is ringed by US Military bases, and carriers.

 

Obama & Putin 2 – Israel & Saudi Arabia 1

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LiveLeak-dot-com-bd8_1384464623-Damascusnov142013http://en.wikipedia.org/wiki/Scw,c#Daraa

This Reuters dispatch does a decent job in communicating the essentials of the Syrian question, as we near the end of 2013:

Western concerns have moved on from toppling Assad to how to stop jihadist groups linked to al Qaeda;

The U.S. position is that the opposition must negotiate with the regime and agree on a roadmap;

The West is switching from an Arab Spring narrative to a counter-terrorism narrative;

The international consensus in support of the opposition and militarization of the conflict is no longer there;

U.S. and Russian officials are privately discussing what organs of the Syrian state would remain and at what level – who would have to go and who would have to stay

Militarily, the regular army is surrounding rebels and jihadist mercenaries in Damascus and Aleppo.

http://www.reuters.com/article/2013/11/15/us-syria-crisis-geneva-insight-idUSBRE9AE08A20131115

It does indeed look like both Aleppo and Damascus are being turned into a Stalingrad for jihadists: no supplies, no air support, a generally hostile population, while Syrian air raids kill rebel commanders

http://uk.news.yahoo.com/syrian-air-raid-kills-rebel-commander-aleppo-activists-033242069.html#LCC7BQZ

http://www.theguardian.com/world/2013/nov/13/syrian-troops-capture-damascus-suburb

http://www.theguardian.com/world/2013/nov/14/jihadists-reinforcements-syrian-regime-aleppo-al-qaida

http://uk.news.yahoo.com/insight-powers-push-talks-syria-balance-tilts-towards-080939431.html#xkEN1pw

Are we allowed to suggest that one faction of the oligarchic transnational clique has concluded that the infighting in Syria is a smart way to get rid of Islamist sociopaths? That would greatly displease Netanyahu who, like most if not all Israeli leaders, is working towards a scenario in which all their neighbours (and Iran) are destabilised and weakened. An agenda which, apparently, finds few, if any, advocates at the present time, in Washington and Moscow. Only Paris and London appear to be prepared to go along with this suicidal plan.

This tug of war explains why the Syrian National Coalition has first agreed to peace talks with the regime:

http://www.theguardian.com/commentisfree/2013/nov/13/why-syrian-national-coalition-peace-talks-assad-syria#comment-28843868

But, almost instantly, has changed its mind forcing the Guardian to retract: “This was an editorial decision that didn’t reflect the Syrian National Coalition’s stance and has since been corrected. Thanks”

http://www.theguardian.com/commentisfree/2013/nov/13/why-syrian-national-coalition-peace-talks-assad-syria#comment-28852701

Meanwhile, Israel is eager to play extra-time before conceding defeat:The Jerusalem Post reported in October that 15 North Korean helicopter pilots were operating in Syria “on behalf of President Bashar Assad’s regime” and said the report had been confirmed by the Syrian Observatory for Human Rights. Other reports have identified North Korean artillery officers as being in Syria, although they were said not to be directing fire. North Korea has longstanding ties with Syria and constructed a plutonium reactor there that was destroyed by an Israeli strike in 2007. It also has links with Syria’s chemical weapons programme”.

http://www.theguardian.com/world/2013/nov/15/north-korea-military-aid-syria

Odifreddi, il negazionismo e i due olocausti

Twitter [non in italiano]

Facebook [in italiano]

La nostra sola giustificazione, se ne abbiamo una, è di parlare in nome di tutti coloro che non possono farlo.

Albert Camus, da “L’artista e il suo tempo”

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Sottoscrivo ogni singolo punto toccato dal commentatore Metul:

In sintesi, la questione è semplice: è lecito il dubbio in una indagine storica?

A cosa si ridurrebbe la Storia senza il dubbio e la volontà di ricerca?

Il problema non è l’esistenza delle camere a gas, ma imporre per Legge che un fatto sia “certezza storica”.

Lo studio della Shoah è un tema delicato.

La stessa “unicità di questo orrore” che lo rende diverso da tutti gli altri stermini è oggetto di discussione tra gli storici.

Introduce surrettiziamente una classifica delle stragi.

Chi scrive condivide in toto l’opinione – prego notare il sostantivo – di Primo Levi. La Shoah rimane – per ora – un unicum.

La Shoah – e questo dimostra che 70 anni da questo orrore sono un istante – è una ferita che non si rimarginerà più. Ed è stata ferita – attraverso il dolore indicibile degli ebrei – l’umanità intera.

E’ un dato di fatto, però, che chiunque tenti un approccio storiografico non conforme all’ortodossia – che non significa negazionismo – viene immediatamente infangato.

Per quanto riguarda la tesi che le nostre conoscenze storiche siano mediate da film e letteratura, ricordo che in Italia sino al 1979 – anno in cui venne trasmesse la mini serie Tv Olocausto – la maggior parte della popolazione ignorava l’esistenza del dramma o ne aveva una idea vaga. La miniserie ebbe il merito di allargare la platea, prima ristretta all’ambito storiografico. Il risultato è che l’indagine storica sulla Shoah deve per forza essere anche emotiva (comprensibile per i milioni di persone che ne vennero travolte) bandendo il dubbio.

Credo che la Shoah sia ancora magma della nostra cronaca recente che ancora deve cristallizzarsi in Storia.

Spiace che persone come Riotta oppure Augias abbiano frainteso. E mi si permetta: uno con un tweet, l’altro con un sms. Dimostrando con lo strumento usato quanto tempo abbiano deciso di dedicare a un tema enorme.

Se fraintendono loro, non c’è speranza per gli altri.

Da ieri, il Prof. Odifreddi è un negazionista. Punto. Lo abbiamo classificato senza appello con un tweet. Nessun dubbio.

In questo il Dott. Augias ha torto: non ci dovrebbe essere un limite alla decenza, ma all’indecenza.

http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/2013/10/17/che-cose-la-verita/comment-page-1/#comments

Questo è un tema che mi sta particolarmente a cuore, perché ho iniziato a bloggare essenzialmente per due ragioni, alle quali ho dedicato due categorie specifiche, fin dal principio. Una era “cambiamento climatico”, l’altra era “secondo olocausto”. Sono i miei due marchi di fabbrica. Me le sono trascinate dietro dal vecchio al nuovo blog, perché le ritenevo essenziali.
http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/verso-un-secondo-olocausto.html
http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/michael-seifert-e-adolf-eichmann-il.html

La prima categoria serviva per avvertire che in caso di ibernazione solare saremmo andati incontro ad una probabile glaciazione. L’ibernazione si sta verificando e tra pochi anni ne affronteremo le conseguenze (essendo completamente impreparati).

La seconda per avvertire che i tabù che circondavano le politiche di Israele e l’Olocausto (in particolare la Giornata della Memoria) stavano facendo montare una tale ondata di livore contro i sionisti che la corda rischiava di spezzarsi.
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/02/israele-la-destabilizzazione-del-medio-oriente-ed-il-neonazismo/

La questione siriana ha dimostrato che gli Stati Uniti non seguiranno Israele nelle sue “avventure” mediorientali e prima di qualche anno Israele e gli ebrei nel mondo ne affronteranno le conseguenze (essendo completamente impreparati).

I suddetti tabù stanno spingendo Israele sull’orlo del baratro. È un semplice meccanismo psicologico collettivo. La dissonanza cognitiva tra realtà e rappresentazione della realtà produce uno stress emotivo che prima o poi deve trovare uno sfogo e un capro espiatorio.

Io non voglio che gli ebrei (e con loro i palestinesi) accettino passivamente il loro ruolo di capri espiatori, come se fosse un destino biblico ineluttabile, ma è quello che sta succedendo. Non sarò complice di questa mostruosità, neppure indirettamente. Se le città israeliane saranno un giorno vetrificate, io soffrirò moltissimo, ma non voglio essere tra quelli che sono stati zitti per paura dei giudizi e malignità altrui.

Non lo faccio in nome dei miei antenati marrani, lo faccio in nome della mia coscienza.

A differenza di moltissime altre persone, ho cercato di vagliare il dibattito sull’olocausto ( = giudeocidio rituale), tra i negazionisti, i revisionisti e i loro critici.

Quest’analisi ha messo in discussione alcune delle mie più granitiche convinzioni. [Lo stesso è accaduto sulla faccenda del cambiamento climatico: ero un serrista]

Ora ritengo di avere solide ragioni per affermare che:

- ad Auschwitz e negli altri campi sono morti più gentili che ebrei;

- 6 milioni è una cifra inventata di sana pianta (oltre 4 milioni è più verosimile);

- è probabile che la maggior parte dei morti sia stata causata dagli stenti, dalle malattie, dalla consunzione, dalle sperimentazioni di massa, dalle marce della morte e dalle esecuzioni sommarie in giro per l’Europa (Einsatzgruppen).

- sulle camere a gas non mi sono mai espresso perché esistono delle incongruenze relative a questa questione che non so spiegare. Non posso dare ragione ai negazionisti, perché il caso non è chiuso, anche se loro sono convinti che lo sia. Ma al tempo stesso non posso, in tutta onestà, dire che il problema non esiste. Sull’uso del gas nell'”eutanasia” (es. Hartheim) accetto la posizione ufficiale, perché la ritengo assodata. Su altri aspetti della questione sono costretto a sospendere il giudizio, pur provando ribrezzo per le motivazioni retrostanti a certi revisionismi storici (ma non per quelle di ebrei, comunisti ed antifascisti che esprimono dubbi su certi elementi chiave della faccenda). Ad ogni buon conto, se anche un giorno si scoprisse che le incongruenze sono reali e siamo stati tutti vittime di un gigantesco abbaglio, come è già successo in passato (o nel presente: si pensi a tutte le persone straconvinte che sia sempre più caldo, anche se le temperature globali sono stabili da 15-17 anni a seconda delle misurazioni, e pronte ad attaccare chiunque faccia loro notare che si sbagliano), sarebbe ridicolo accusare gli ebrei anche di questo. Non è mai esistito un complotto ebraico di alcun genere. Se di mistificazione si deve parlare, allora questa è nata già negli ambienti nazisti e polacchi non ebraici e tendenzialmente antisemiti intorno al 1942, ed è stata poi sfruttata da certi ambienti sionisti e sovietici (per minimizzare gli orrori di Katyn), ai danni degli ebrei.

Se, e ribadisco SE, il revisionismo dovesse un giorno trionfare, gli ebrei non dovranno diventare nuovamente un capro espiatorio. Loro, come tutti, sono stati manipolati da ingegni psicopatici intenti a perseguire il proprio interesse ad ogni costo, senza alcuno scrupolo.

sherlock_cover“Eleva marcatamente il livello qualitativo delle tesi negazioniste” (Robert Jan van Pelt, accademico di riferimento tra i critici dei revisionismi/negazionismi dell’Olocausto)

Prefazione e intervista a Simon Crowell, accademico, strenuamente anti-nazista e anti-razzista, revisionista:

http://www.ninebandedbooks.com/pdf/sherlock_presskit.pdf

L’ossessione per il gas è comunque morbosa e inquietante e riaffiora nella disputa sull’uso del sarin in Siria, da parte del regime o dei ribelli, come una maledizione, come se fosse il discrimine finale in una guerra civile tra 4 o 5 fazioni che si massacrano a vicenda.

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La potenza simbolico-evocativa del gas, in una società in cui i bambini vengono allevati nella paura dell’annientamento e in uno stato di assedio permanente

Il culto dell’Olocausto e la fissazione per le camere a gas – degli uni e degli altri – è un culto di morte e può solo condannare a morte chi lo officia ritualmente, senza discernimento.
All’umanità serve il culto dei giusti tra le nazioni, il culto della vita e di chi la preserva:
http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/i-giusti-tra-le-nazioni-salvare.html

A me comunque basta difendere il diritto di Odifreddi di prendere quella posizione scomoda, nella speranza che i dibattiti possano non essere censurati in partenza.
Non è in ogni caso ammissibile che queste affermazioni possano configurarsi come un reato!
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/04/ciascuno-di-noi-non-ha-forse-il-sacrosanto-diritto-di-negare-i-crimini-israeliani-e-della-nato/

Ai miei occhi, non c’è che differenza tra ammazzare la gente nelle camere a gas o farla morire di stenti. Che siano 3-4-6-9 milioni gli ebrei ammazzati, non dovrebbe fare alcuna differenza sul giudizio di condanna assoluta. La Shoah/Olocausto è stata un evento unico nella storia.

A differenza della storiografia mainstream, io sono persuaso che il progetto occulto del nazismo fosse quello di sterminare tutti gli ebrei e la guerra dovesse servire appunto a quello (oltre che a satollare le oligarchie mondiali).
http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/la-famiglia-bush-e-il-terzo-reich.html
Non è detto che questo progetto fosse realmente noto all’infuori di certi circoli “esclusivi”
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/10/19/sulluso-del-termine-olocausto-e-sulluniversalita-del-nazismo-odifreddi-ecc-parte-ii/

Se i nazisti avessero vinto la guerra l’Olocausto sarebbe stato completato. Il fatto che intendessero sopprimere anche 20-30 milioni di slavi non ebrei a guerra conclusa non toglie nulla alla validità del criterio di genocidio applicato all’Olocausto e all’unicità dell’evento.

C’è ancora molto da capire di quell’evento, ma per qualche ragione si vuole occultare invece di disvelare, si accusa di negazionismo chiunque cerchi di andare più a fondo. Qualcuno [non solo sionista] preferisce che la verità resti celata.
Perciò trovo intollerabile che si voglia introdurre un reato che può solo far nascere sospetti che si stia cercando di nascondere qualcosa e che questo qualcuno che censura sia l’Eterno Ebreo, animatore ultimo della congiura plutocratica giudaico-massonica.

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Netanyahu, le sue manie demografico-razziali e il suo profilo psicologico
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/22/cosa-spinge-netanyahu-a-fare-quello-che-fa-il-rapporto-con-un-padre-molto-particolare/
causeranno verosimilmente un olocausto di ebrei, arabi, persiani (ecc.)
e non riesco a darmi pace di questo: è come vedere un tuo amico (non certo Netanyahu) che si sta autodistruggendo e non sai come fermarlo, lo avvisi, litighi e alla fine ti senti impotente e sai che comunque proverai un forte senso di colpa, anche se le hai tentate tutte.

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Un fenomeno analogo sta accadendo in Germania, dove Angela Merkel sta usando la Shoah/Olocausto per ammaestrare/addomesticare milioni di tedeschi che non possono essere ritenuti colpevoli per le infamie commesse da altri tedeschi diverse generazioni fa (la teutonofobia non è un razzismo più ammissibile degli altri)
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/02/05/no-angela-hai-torto-come-sempre/

*****

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P.S. Mi rivolgo a chi può aver sospettato che “non ho le palle di dire quel che penso riguardo alle camere a gas” (è successo).

Se fosse così non avrei sollevato la questione. Non esprimo un giudizio “definitivo” sulla questione perché sono incerto e sono incerto perché ho studiato questa questione abbastanza da dover concludere che sono ignorante in materia (so di non sapere), ma non a sufficienza da poter dire “hanno ragione questi”, oppure “hanno ragione quelli”.

Davvero non lo so e proprio per questo vorrei che certi nodi venissero affrontati.

Ripeto, non per pignoleria e non per sminuire la gravità dell’evento, ma perché il nostro futuro (non solo quello di Israele, della Palestina e degli ebrei nel loro complesso) dipende dalla nostra corretta comprensione del passato e dal nostro coraggio di affrontarne lo studio senza porre dei tabù.

Il nuovo Nixon e la seconda rivoluzione americana

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20130710_santellida ZeroHedge

aeqhy6kfbkq9pwerrig-sqFiducia nelle istituzioni tra i cittadini statunitensi: quasi due terzi degli americani hanno perso la fiducia nella Casa Bianca, il 90% l’ha persa nei confronti del Congresso, quasi l’80% nei media, quasi tre quarti nella giustizia. L’istituzione giudicata più affidabile, come in Egitto, è l’esercito!

“…ogniqualvolta una forma di governo diventa distruttiva di queste finalità è diritto del Popolo modificarla o abolirla ed istituire un nuovo governo, posando le sue fondamenta su tali principi ed organizzandone il potere nella forma che pare la migliore per realizzare la propria sicurezza e felicità. La prudenza, in verità, detta che governi in vigore da molto tempo non siano cambiati per motivi futili e passeggeri; e conformemente l’esperienza ha mostrato che il genere umano è più disposto a soffrire, finché i mali siano sopportabili, piuttosto che raddrizzarsi abolendo le forme alle quali si è abituato; ma quando una lunga serie di abusi e di usurpazioni, mirate invariabilmente allo stesso scopo mostra il progetto di ridurlo sotto un dispotismo assoluto, è suo diritto, è suo dovere rovesciare tale governo e procurare nuove salvaguardie per la sua futura sicurezza”.

Dichiarazione d’Indipendenza americana

Le cause principali della seconda rivoluzione americana (che sarà anche la seconda guerra civile americana) sono:
1. La costante crescita delle disparità sociali, del precariato, dell’indebitamento, della miseria;
2. La sfiducia nella buona volontà della Casa Bianca e del Congresso;
3. Il rancore nei confronti degli speculatori, delle multinazionali e dei ricchi in generale;
4. L’idiozia ricattatoria di Netanyahu e della lobby sionista;
5. L’idiozia ricattatoria dei repubblicani-neocon-Tea Party;
6. L’avidità, l’egoismo, la misantropia, la crudeltà di una casta che ha preso il controllo di una grande nazione (che  solo dopo il caos e la reazione immunitaria all’aggressione di questi virus potrà dare il buon esempio al resto del mondo);
7. Un presidente, Obama, nixoniano, che è ostaggio (o più probabilmente complice) dei poteri forti e che contrasta l’estremismo della destra, non l’establishment (come avevano invece fatto Andrew Jackson, Lincoln, F.D. Roosevelt e i Kennedy – tutti quanti bersagli/vittime di attentati) – farà la fine di Nixon?

Le analogie sono davvero numerose:
– riforma sanitaria conservatrice e modellata su quella di Nixon
http://temi.repubblica.it/micromega-online/sanita-usa-una-riforma-che-dice-addio-a-reagan/
– ingerenze strategiche negli affari interni di numerosi Paesi;
– dialogo e distensione con le grandi potenze;
– ritiro delle truppe di occupazione (Vietnam, Iraq) ma “bombardamenti segreti”/droni;
– trattati per la limitazione delle armi strategiche;
– favoritismi nei confronti della grande finanza;
– pseudo-ecologismo pro-interessi di multinazionali;
– uso spregiudicato dell’intelligence e della sorveglianza dei cittadini;

Israele fortissimamente vuole la guerra – e anche la Repubblica

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Israele voleva la rimozione di Assad ancor prima dello scoppio della guerra civile siriana.

Michael Oren, ambasciatore israeliano negli Stati Uniti

http://www.jpost.com/Syria-Crisis/Oren-Jerusalem-has-wanted-Assad-ousted-since-the-outbreak-of-the-Syrian-civil-war-326328

http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/1.547538

Milioni di persone, anche non psicopatiche/sociopatiche, hanno una personalità autoritaria (nel gergo tecnico si chiama “orientamento alla dominanza sociale”). Significa che alcuni di noi, se incontrano una persona in difficoltà la soccorrono, alcuni la prendono a calci. Alcuni si alleano per difendersi dai potenti, altri si alleano ai potenti per dominare tutti gli altri. Alcuni costruiscono, inventano e sono curiosi, altri hanno una visione del mondo ristretta, diffidente, timorosa degli altri, parassitaria e convenzionale.

Questi milioni di persone autoritarie – forti coi deboli, deboli coi forti – sono attratti, di norma, da quelle professioni in cui possono esercitare il potere (la politica, l’esercito, le forze dell’ordine, ma anche l’assistenza ai malati, agli anziani, l’insegnamento).

Se creano una cricca, o se prendono il controllo di un paese (es. Israele), non hanno bisogno di molti pretesti per diventare isterici e definire minacce esistenziali le pretese altrui, se ciò può servire ad accrescere il loro potere sugli altri.

Per via dei loro bias (preconcetti, pregiudizi), sono straconvinti di compiere il bene, che le loro azioni sono nell’interesse generale che, guarda un po’, coincide con la loro autopromozione. Per questo sono dannatamente pericolosi. Se i tedeschi e giapponesi hanno combattuto fino all’ultimo minuto di guerra è perché l’educazione che avevano ricevuto li aveva resi autoritari e disposti a seguire questo tipo di criminali dalla coscienza pulita e che, come Hitler e Himmler, non avevano neanche gli attributi per guardare gli esiti delle loro azioni (Himmler non guardava gli internati nei campi, Hitler tirava le tendine quando il suo treno attraversava le città tedesche distrutte dai bombardamenti: codardi e illusi determinati a continuare ad ingannare se stessi).

Quanti veterani sono a favore della guerra?

Bisognerebbe ascoltarli.

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Israele vuole la guerra. La soluzione non-bellica della crisi siriana è valutata negativamente dall’establishment, perché non rimuove la minaccia iraniana, ossia la volontà dell’elettorato iraniano che si ostina a votare per dei leader che non sono disposti a piegarsi alle pretese israeliane.
Il Jerusalem Post arriva ad affermare che il vero pericolo per Israele non sono Al-Qaeda e gli jihadisti di al-Nusra che combattono contro Assad, ma l’asse sciita: “Per quanto orribile possa sembrare, anche una Siria controllata dai Fratelli Musulmani o da al-Qaeda sarebbe un male minore per Israele” (Obama la pensa diversamente, l’Unione Europea la pensa diversamente, l’ONU la pensa diversamente, persino la Lega Araba la pensa diversamente):

http://www.jpost.com/Middle-East/Analysis-The-Syrian-deal-More-bad-than-good-for-Israel-325808

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Gli insorti-mercenari jihadisti vogliono la guerra:

http://it.notizie.yahoo.com/siria-ribelli-respingono-proposta-russa-su-controllo-armi-073831049.html

e chiedono a Israele di intervenire per convincere la comunità internazionale ad attaccare la Siria. Il portavoce dei ribelli afferma: “Ho ragione di credere che i preparativi per la guerra siano iniziati e che l’attacco sia prossimo”

http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-4422162,00.html

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Repubblica vuole la guerra. Mentre, in generale, i media anglo-americani parlano di colloqui di pace, uno dei due principali quotidiani italiani spara come prima notizia informazioni provenienti dai servizi segreti israeliani e riportati dal Wall Street Journal di Murdoch (l’Henry Luce dei nostri tempi).
L’ironia è che nel 2010 proprio la Repubblica scriveva a proposito di Luce: “Quello che egli definiva «giornalismo d’ informazione con uno scopo» spesso era difficilmente distinguibile, se vogliamo, dalla propaganda tout court”.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/04/29/il-secolo-americano-henry-luce-uomo.html

Repubblica non fa menzione dell’ennesimo tentativo dei ribelli di inscenare un attacco chimico a Damasco da imputare ad Assad

http://www.albawaba.com/news/chemical-weapons-damascus-jobar-520084

Una messinscena così ridicola da essere ripresa solo dal Times of Israel e pochi altri

http://www.timesofisrael.com/?p=672308

Perché questo inganno non viene denunciato dai nostri media? I giornalisti nazionali si rendono conto che la loro scarsa responsabilità professionale sta riavvicinandoci alla terza guerra mondiale, proprio ora che si organizzavano dei colloqui di pace?

Perché Repubblica mette in risalto solo le notizie che giustificano un intervento e mette al sesto o addirittura al quindicesimo posto tutte quelle che fanno sperare in una soluzione politico-diplomatica?

Da dove proviene questo impulso suicida della redazione di Repubblica. Li leggono i loro forum? Si sono accorti del disprezzo e della rabbia dei loro lettori? Non temono che la loro testata perda ogni residua credibilità e fallisca? Non temono il precariato? Se ne infischiano della deontologia?

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Il Congresso dirà NO alla risoluzione che autorizza l’attacco alla Siria

ddddd-1opposizione massiccia e in forte crescita rispetto a una settimana fa, a tre giorni dal voto

Quali 11 nazioni, al G20, hanno sottoscritto il documento che accusa Assad di aver usato le armi chimiche? (9 non l’hanno fatto)

Australia (partner NATO), Canada (NATO), Francia (NATO), Italia (NATO), Giappone (partner NATO), Corea del Sud (partner NATO), Arabia Saudita (teocrazia), Spagna (NATO), Turchia (NATO), UK (NATO), USA

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È ovvio che la gente non vuole la guerra. Perché mai un povero contadino dovrebbe voler rischiare la pelle in guerra, quando il vantaggio maggiore che può trarne è quello di tornare a casa tutto intero? Certo, la gente comune non vuole la guerra: né in Russia, né in Inghilterra e neanche in Germania. È scontato. Ma, dopo tutto, sono i capi che decidono la politica dei vari Stati e, sia che si tratti di democrazie, di dittature fasciste, di parlamenti o di dittature comuniste, è sempre facile trascinarsi dietro il popolo. Che abbia voce o no, il popolo può essere sempre assoggettato al volere dei potenti. È facile. Basta dirgli che sta per essere attaccato e accusare i pacifisti di essere privi di spirito patriottico e di voler esporre il proprio paese al pericolo. Funziona sempre, in qualsiasi paese.

Hermann Göring

Per il Washington Post (diverso sondaggio, più recente) alla Camera dei Rappresentanti i no sono già 205 e ne bastano 217 per affondare la risoluzione. Washington Post e New York Times, i due quotidiani dell’establishment, hanno fatto campagna CONTRO l’intervento.
Vogliamo davvero credere che Obama non lo avesse previsto e magari auspicato, per sfuggire alla trappola dei neoconsionisti e isolarli, probabilmente con l’aiuto dei repubblicani tradizionali, quei numerosi conservatori che vogliono purgare questi estremisti dal loro partito?
Nemmeno i neocon di Bush-Cheney hanno attaccato l’Iran, nel 2007, quando erano sul punto di farlo e il crac finanziario era già scoppiato.
Perché Obama dovrebbero farsi coinvolgere in una guerra con Siria, Iran e, verosimilmente, Russia, guadagnandosi l’ostilità della quasi interezza delle Nazioni Unite?

Per il momento mi pare che l’ipotesi più probabile sia che Obama e i suoi consiglieri non sono dei pazzi. Stanno bluffando con Netanyahu, che detestano “cordialmente”. E, forse, stavano cercando di ottenere delle concessioni da Putin in occasione del G20. Concessioni che non arriveranno, perché Putin ha il coltello dalla parte del manico: niente prove > niente autorizzazione ONU > niente guerra. G20: 17 nazioni contro attacco, 3 favorevoli
Se è così, Israele resterà a bocca asciutta e continuerà l’escalation delle sue fesserie controproducenti e sempre più suicide.

Il voto è il 9 settembre. 3 giorni per un false flag di vaste proporzioni, targato naturalmente Israele.

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Il presidente non ha l’autorità costituzionale … per portare in guerra questa nazione… a meno che non sia sotto attacco o che ci siano le prove che stiamo per essere attaccati. E, se lo facesse, chiederei io stesso il suo impeachment

Joe Biden, attuale vicepresidente, intervista, 2007

La Costituzione non autorizza il presidente ad ordinare unilateralmente un attacco militare in una situazione che non comporta la neutralizzazione di una minaccia reale ed imminente per la nazione.

Barack H. Obama, attuale presidente, intervista, 20 dicembre 2007

Se Obama decidesse di attaccare nonostante il voto del Congresso diventerebbe un criminale peggiore di Blair e Cheney messi assieme e contraddirebbe tutta la sua politica mediorientale (imperialismo soft, non hard). Diventerebbe il peggior presidente americano di sempre, un paria della comunità internazionale. Non vedo come ciò possa succedere.

Qui invece il punto di vista di un analista di origini russe che pensa che alla fine, per via dei lauti emolumenti dei paesi del golfo persico (leggi: corruzione), il Congresso darà il via libera alla guerra

http://journal-neo.org/2013/09/05/rus-agressiya-protiv-sirii-masshtaby-i-posledstviya/

La via maestra è sempre quella diplomatica – Miliband (UK) e Villepin (Francia)

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Vers un monde nouveau sans rien rompre de ses liens avec son milieu originel, son ambiance antérieure et ses affinités profondes.

Saint-John Perse

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Netanyahu, lo sconfitto

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Se Giordania, Egitto, Canada e Italia si rifiutano di assistere l’attacco americano è perché questa è la volontà della Casa Bianca e del Pentagono. La decisione di Obama di lasciare che sia il Congresso a decidere – ben sapendo che il voto sarà contrario (e farà in modo che lo sia) – è la riprova che Putin, Cameron, Obama e Hollande erano contro un’escalation e si sono accordati per salvare la faccia a tutti e mettere nel sacco Netanyahu; il quale ha ricevuto un messaggio forte e chiaro: NESSUNO INTENDE ATTACCARE L’IRAN.

301199_296336940377443_1554510342_nIl monocolo Polifemo è da sempre il riferimento simbolico degli psicopatici, che vedono il mondo a due dimensioni e non sono in grado di prevedere le conseguenze delle loro azioni (wishful thinking). Vignetta magistrale.

Solo Israele e i neoconservatori americani (che al Congresso saranno attaccati dal Tea Party quando si voterà sull’attacco) vogliono questa guerra e, per qualche ragione che va forse ricondotta agli eventi dell’11 settembre, pare che molti governi cerchino di compiacere questa piccola Prussia mediorientale, anche se solo all’apparenza. Un false flag contro la Tour Eiffel e/o il Big Ben non è un’eventualità piacevole.

http://www.repubblica.it/esteri/2013/08/09/news/parigi_evacuata_tour_eiffel_per_un_allarme_bomba-64543469/

Israele non la prenderà bene e agirà d’impulso, commettendo quasi certamente un errore grossolano. Attendiamo speranzosi che Netanyahu si impicchi con la sua stessa corda e che lo stesso succeda a Bandar e all’Arabia Saudita

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Nel frattempo, riporto i pareri di due leader politici, uno inglese e l’altro francese, che prediligono il dialogo e l’accordo con la Russia e la Cina.

 Mandate for Change

Ed Miliband, leader dell’opposizione laburista al governo conservatore britannico di David Cameron:

“Ci sarà chi crede che il voto di giovedì alla Camera dei Comuni significa che la Gran Bretagna non può aiutare concretamente i civili siriani innocenti che soffrono per una simile catastrofe umanitaria. Non sono d’accordo. Dobbiamo usare l’incontro del G20 della prossima settimana in Russia, che avrà gli occhi del mondo puntati sulla Siria, per cercare di riunire la comunità internazionale e costringere le parti coinvolte nel conflitto verso quella soluzione politica che è indispensabile.

[…].

Alcune persone hanno sostenuto che il significato di questo episodio è che la Gran Bretagna sta facendo un passo indietro rispetto al suo ruolo da protagonista nel mondo. Si è parlato di un giorno cupo e deprimente. Ci sono stati avvertimenti che la Gran Bretagna sta scivolando in un gretto isolazionismo, una dottrina che danneggia nel lungo termine gli interessi del nostro paese e che minaccia la pace e la sicurezza del mondo.

Non sono d’accordo. Gli inglesi sanno che il nostro paese prospera quando ci vogliamo al mondo, non quando ci ritiriamo in noi stessi. E il popolo britannico è disposto ad accettare i nostri obblighi verso gli altri, come lo era quando i miei genitori sono stati accolti come rifugiati in questi lidi al tempo della seconda guerra mondiale.

[…].

I britannici si aspettano però che la politica estera del nostro paese sia condotta in modo diverso da come è stato fatto in questi ultimi anni. A dieci anni dall’inizio della guerra in Iraq, è fondamentale dimostrare che abbiamo imparato la lezione. Ci ricordiamo come le decisioni di allora sono state raggiunte sulla base di prove meno che convincenti, con una perentorietà che ha impedito agli ispettori delle Nazioni Unite di avere il tempo di cui avevano bisogno per riferire. Dobbiamo ricordare anche che le vitali istituzioni internazionali vitali sono state aggirate in momenti cruciali. E dobbiamo ricordare che le conseguenze di un’azione militare non sono stati ponderate a sufficienza.

[…]

Il voto in parlamento ha dimostrato che…ci aspettiamo che la serietà delle nostre deliberazioni corrisponda alla gravità delle decisioni che siamo chiamati a prendere. L’evidenza delle prove deve sempre precedere le decisioni e, indipendentemente dalla forza delle emozioni, i britannici hanno il diritto di attendersi una leadership pacata e riflessiva.

In secondo luogo, quando si tratta di interventi militari, è chiaro che un impegno efficace con le istituzioni internazionali è essenziale. La Gran Bretagna deve quindi sempre cercare di lavorare con le Nazioni Unite e in conformità con il diritto internazionale, non respingendo l’ONU come nel migliore dei casi un fastidio e nel peggiore un ostacolo.

[…]”.

http://www.theguardian.com/commentisfree/2013/aug/30/britain-still-difference-syria

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Dominique de Villepin, ex primo ministro francese e uno dei leader dell’opposizione gollista al governo Hollande:

Non cediamo all’illusione della scorciatoia militare – apparso su Le Figaro, 29 agosto 2013

“L’indignazione per i massacri perpetrati in Siria gas è unanime. Non ci sarebbe peggior politica che non fare nulla. Ma una politica del peggio sarebbe quella di aggiungere guerra alla guerra senza prove inconfutabili e senza strategia. La determinazione del presidente Hollande e dei nostri partner è lodevole, ma  che cosa vogliamo veramente? Punire? Non è il ruolo di un esercito, ma quello di un tribunale internazionale. Placare la nostra coscienza? Farlo a rischio di peggiorare la situazione dei civili sarebbe cinico. Un cambio di regime? Non sta a noi decidere, soprattutto in assenza di un’alternativa credibile.

No, proteggere i civili è il compito primario della comunità internazionale. L’unico dibattito deve riguardare come farlo.

Ciò implica riflettere sulle esperienze passate. La strategia occidentale in Medio Oriente è un vicolo cieco basato sull’illusione di forza che non ho mai smesso di denunciare.

Si oscilla infatti tra la guerra contro il terrorismo e la guerra contro i tiranni. Vorremmo unificare i due obiettivi, ma abbiamo imparato a nostre spese che non è così che funziona la cosa. L’occupazione dell’Iraq ha alimentato un terrorismo senza fine. L’operazione in Libia ha armato, direttamente o indirettamente, tutti i jihadisti del Sahara, portando a una nuova guerra in Mali. Il circolo vizioso non si ferma qui. Preoccupati per l’islamismo in Egitto, consentiamo nuovi colpi di stato che, da sempre, sono un terreno fertile per i tiranni di domani. Dobbiamo una buona volta imparare la lezione in merito al ricorso alla forza. Ovunque, in Libia, Iraq, Afghanistan si è verificato il collasso di una nazione e la destabilizzazione della regione.

[…].
La spedizione punitiva simbolica che incombe su di noi metterebbe a rischio ingranaggi regionali che coinvolgono Libano, Iran e Israele, con pochi benefici per i siriani. Il futuro della Siria, dopo una nuova avventura militare, sarebbe la frantumazione etnica e territoriale e la radicalizzazione degli estremismi.

La Siria non esisterebbe più.

Attacchi di droni su personalità ritenute responsabili della strage sarebbero in linea con la nuova guerra al terrorismo dell’America di Obama. Ma possiamo uccidere gli assassini senza abbattere l’idea stessa di giustizia internazionale ?

Una grande offensiva, con l’obiettivo di un cambio di regime ? Gli stessi stati maggiori occidentali hanno smesso di crederci.

La guerra per procura armando ulteriormente l’opposizione? Ma come prevedere contro chi saranno rivolte queste armi, domani?

Rimane un’ultima opzione, l’azione a fini umanitari, combinando strumenti politici e militari per una strategia sostenibile di corridoi umanitari, zone cuscinetto e soprattutto zone interdizione al volo, l’unica soluzione per evitare massacri ed assumersi la responsabilità di proteggere la comunità internazionale.

Riducendo la violenza, creeremo le condizioni per un necessario intervento.

A volte è necessario effettuare la politica del “meno peggio”. Oggi potrebbe portare a una risoluzione delle Nazioni Unite, sostenuta dal Sud del mondo, e dare un mandato per attuare una no-fly zone o per creare una forza di pace internazionale. Penso che sia possibile, i russi potrebbero accettarla [N.B. Villepin mantiene rapporti molto amichevoli con l’establishment russo, essendo ostile alle politiche anti-russe della NATO].

Con questi strumenti la comunità internazionale avrebbe la migliore occasione per rilanciare i negoziati politici che per il momento si trovano in un vicolo cieco, coinvolgendo le potenze regionali e la Lega Araba.

Non dobbiamo cedere alla tentazione della scorciatoia militare che aumenterà i problemi della regione.

Dobbiamo scegliere invece la via della pace e della responsabilità collettiva”.

http://www.republiquesolidaire.fr/11791-ne-cedons-pas-aux-illusions-du-raccourci-militaire-29082013/

“La politica internazionale , non è un’avventura”.

Nel 2003 si oppose alla guerra in Iraq. Dieci anni più tardi Dominique de Villepin ritiene che l’intervento militare in Siria “non è la soluzione giusta”

“Non credo che possiamo decidere una strategia militare senza una visione politica”, ha detto mercoledì a BFM TV.

Dopo aver precisato che non ci sono prove che Assad abbia usato le armi chimiche [inizio dell’intervista, non riportata dalla sintesi che sto traducendo], pur comprendendo “la volontà del presidente di non rimanere con le mani in mano” dopo la strage di Damasco, l’ex primo ministro ha detto che “degli attacchi militari allontaneranno una soluzione politica e non daranno alcun sollievo al popolo siriano”.

[…].

Per Dominique de Villepin la Francia e la comunità internazionale devono concentrarsi principalmente sulla risposta umanitaria in Siria per proteggere le persone. Questo implica, secondo lui, una migliore organizzazione di “zone cuscinetto”, con “la possibilità di utilizzare corridoi umanitari” e la creazione di una no-fly zone [concordata con i russi e i cinesi, “dettaglio” che la sintesi omette, facendo pensare ad un pretesto per un “cambio di regime” come in Libia che Villepin ha sempre rifiutato categoricamente e condannato nel caso libico].

“Se è per evitare stragi, non è troppo tardi”, dice l’ex inquilino di Matignon .

“L’attacco è un salto nel buio…cosa faremmo se non cambiasse nulla?”. Ha continuato dicendo di aspettarsi una “vera e propria strategia” sul lungo termine e non una “strategia cieca”. “La politica internazionale non è un’avventura ( … ) non credo che la scorciatoia militare sia la soluzione ideale in emergenze complesse”. “La scelta non è tra fare qualcosa o non fare nulla, ma cosa fare e come farlo”.

Perché, secondo lui, “se la Francia decide di impegnarsi militarmente nella guerra civile siriana, ne diventerà parte e sarà responsabile del destino siriano, mese dopo mese, anno dopo anno”.

http://www.republiquesolidaire.fr/11788-villepin-la-politique-internationale-ce-nest-pas-laventure-jdd/

“Qual è il senso di un’azione da parte dei paesi europei o paesi occidentali se viene eseguita al di fuori del diritto internazionale e perfino al di fuori di una logica di efficienza, con il solo desiderio di placare le nostre coscienze?”

“Per almeno un decennio si è prodotta una militarizzazione delle menti nelle democrazie occidentali”. “L’ipotesi è che la risposta a tali disastri dovrebbe essere quasi sempre essere di natura militare”. “Io non la penso così”, ha detto de Villepin, che si era opposto all’intervento francese in Mali nel gennaio 2013.

http://www.republiquesolidaire.fr/11780-villepin-en-syrie-la-solution-militaire-nest-pas-la-bonne-28082013/

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Fedro, il crollo della Torre e l’alleanza (tattica) Obama-Putin – una storia semplice

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legendes-mythes-initiation-origine-yi-jing-tarot-maison-dieuhttp://it.wikipedia.org/wiki/La_Torre_%28tarocchi%29

[a dire il vero la Torre di Babele, odiata da Geova, era probabilmente un’ottima iniziativa umana]
http://www.harmonia-mundi.it/arcani/la_torre.php

Signore e signori, la parola “segretezza” è ripugnante in una società libera e aperta e noi, come popolo, ci siamo opposti, intrinsecamente e storicamente, alle società segrete, ai giuramenti segreti e alle riunioni segrete. Siamo di fronte, in tutto il mondo, ad una cospirazione monolitica e spietata, basata soprattutto su mezzi segreti per espandere la sua sfera d’influenza, sull’infiltrazione anziché sull’invasione, sulla sovversione anziché sulle elezioni, sull’intimidazione anziché sulla libera scelta. È un sistema che ha reclutato ampie risorse umane e materiali nella costruzione di una macchina affiatata, altamente efficiente, che combina operazioni militari, diplomatiche, di intelligence, economiche, scientifiche e politiche. Le sue azioni non vengono diffuse, ma tenute segrete. I suoi errori non vengono messi in evidenza, ma vengono nascosti. I suoi dissidenti non sono elogiati, ma ridotti al silenzio. Nessuna spesa viene contestata. Nessun segreto viene rivelato. Ecco perché il legislatore ateniese Solone decretò che evitare le controversie fosse un crimine per ogni cittadino. Sto chiedendo il vostro aiuto nel difficilissimo compito di informare e allertare il popolo americano. Sono convinto che con il vostro aiuto l’uomo diventerà ciò che per cui è nato: un essere libero e indipendente.

John F. Kennedy, hotel Waldorf-Astoria di New York, il 27 aprile 1961
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/27/presidenti-americani-schiettamente-complottisti/

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John Forbes Kerry, membro della società segreta Skull & Bones

Se Barack Obama deciderà di attaccare il regime siriano, questa sarà la prima volta nella storia che gli Stati Uniti combatteranno dalla stessa parte di al-Qa’ida.
Robert Fisk, the Independent – più che altro “ufficializza” l’alleanza, già testata in Libia, al tempo dei mujaheddin anti-sovietici [Operation Cyclone] e l’11 settembre

I paesi occidentali si stanno comportando nel mondo islamico come una scimmia che gioca con le granate

Dmitry Rogozin

Ai più pericolosi regimi al mondo non deve essere permesso di possedere le armi più pericolose del mondo. Il nostro dito deve essere pronto a scattare. È un dito responsabile e, se necessario, sarà anche sul grilletto.

Benjamin Netanyahu (in un classico caso di proiezione)

Niente guerra, solo interventi mirati.

David Cameron

Puniremo gli autori delle stragi.

Fraçois Hollande

Offesa l’umanità.

John Forbes Kerry

È possibile aggirare il veto di Russia e Cina.

Laurent Fabius

Non hanno dato il loro consenso all’attacco o lo condannano: Germania, Austria, Italia, Spagna, Giordania, l’America Latina, Ban Ki Moon, il 74% dell’opinione pubblica britannica, il 63% di quella tedesca, il 59% di quella francese, il 60% di quella statunitense, fino a 70 parlamentari conservatori inglesi, ecc.

Come potete notare, in questa cartina interattiva non c’è l’opzione “nazioni favorevoli all’attacco”, perché si contano sulle dita di un mano
http://www.theguardian.com/news/datablog/interactive/2013/aug/28/syria-interactive-map-stances

locandina

La rassegna stampa del mattino è disarmante. I quotidiani italiani, in genere, presentano la vicenda siriana come se fosse il copione di un film hollywoodiano, oppure la trama di “una storia semplice”

“Questo è un caso semplice, sottolinea sbrigativamente il Questore, invitando il brigadiere a fare subito rapporto sull’accaduto”

http://it.wikipedia.org/wiki/Una_storia_semplice_%28film%29

Altrove le cose non vanno molto meglio.
Nel Regno Unito sono i comici (comici estremamente colti ed eloquenti come Russell Brand) ad avanzare i loro dubbi e proporre della alternativa:

http://www.youtube.com/watch?v=PzHpzhm5lsU

Una storia semplice, come tutte le storie che ci hanno raccontato finora: c’è un dittatore, un popolo oppresso che si ribella, la cavalleria occidentale che arriva in soccorso degli innocenti, il lieto fine. Migliaia di blockbuster sono serviti a farci credere che il mondo sia puerilmente semplice. E tanta gente ci crede, forse ci crede persino il giornalista di RAINEWS24 che confonde l’ONU con il Consiglio di Sicurezza dell’ONU e si sforza di convincere se stesso e il suo pubblico che le cose stanno davvero così: male > bene > violenza giustificata > prezzo da pagare/fine giustifica i mezzi > lieto fine.

Una storia semplice, appunto.

O forse no.

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Un attacco alla Siria, anche “semplicemente” e “chirurgicamente” missilistico, corre il rischio di comportare la perdita di diverse navi, ossia di centinaia di marinai (centinaia di bare che rientrano in patria), e una grave escalation, specialmente perché qualcuno (Israele) la desidera fortemente. La suddetta escalation comprometterebbe la logistica in Afghanistan e in Libano – leggi: contingenti italiani assediati in Asia -, causerebbe la morte di migliaia di civili, il caos in Libano e probabilmente anche in Giordania e in Egitto (il golpe serviva forse a neutralizzare preventivamente questo scenario?). Come mai i giornalisti italiani non spiegano ai miei concittadini cosa significherebbe l’interruzione del traffico nel Canale di Suez (o quella delle forniture energetiche russe in un inverno che sarà lungo e freddo anche più del precedente).

Una storia semplice.

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Quel che è più disarmante è che non è pensabile che un così gran numero di giornalisti, intellettuali e accademici sia corrotto. Uno dei problemi più gravi del nostro tempo è il tradimento degli esperti, la loro pigrizia, codardia, incapacità di mettere in discussione i paradigmi dominanti, la loro infantilizzazione. Queste persone, che hanno avuto il privilegio di ricevere un’educazione superiore alla norma, ne fanno un pessimo uso, per amore del quieto vivere. Così facendo, perpetuano miti che incatenano le persone comuni e le guidano verso la catastrofe collettiva. Hanno chiuso la mente alla sapienza, hanno abbracciato l’ignoranza, il dogmatismo e la servitù volontaria, Hanno cessato di essere una fonte di ispirazione, di cambiamento, di miglioramento, di rigenerazione, di riscatto. Hanno tradito le loro coscienze prima ancora di tradire noi e la democrazia. 

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Le due precedenti guerre mondiali sono scoppiate in estate. In entrambi i casi chi le ha iniziate pensava che la cosa si sarebbe risolta in fretta.

I neocon/sionisti vogliono l’impeachment di Obama, Obama [“no, non ho nessuna intenzione di attaccare l’Iran, meglio la diplomazia”] cerca di infinocchiarli, credo con l’aiuto di Putin [“La Russia è il nemico numero uno dell’America”, parola di neocon Mitt Romney], dato che entrambi hanno mille valide ragioni per evitare una scontro diretto. Le esitazioni di Obama molto probabilmente dipendono dal fatto che deve trovare il modo per compiacere Israele senza far precipitare la situazione. Debka (servizio di informazioni dell’intelligence israeliana, lo accusa proprio di questo, e credo abbia ragione – naturalmente questo significa anche che gli Israeliani non si faranno menare per il naso: altro false flag in arrivo)
Necon e neodem finiranno come queste due aquile americane (precipitate dopo essere rimaste impigliate l’una all’altra nel loro duello):


Fighting Eagles

[Pd e Pdl?]

http://www.youtube.com/watch?v=bhITpTtG888

ennesimo monito – aquila simbolo dell’America si schianta contro una vetrata mentre la gente celebra gli Stati Uniti gridando USA, USA, USA!

I poveri mentecatti neoconsionisti si comportano come il lupo con l’agnello (un agnello feroce, peraltro) nella favola di Fedro.

Hanno cercato in tutti i modi di far cadere Assad e istituire un governo fantoccio, ma i ribelli e i mercenari salafiti (gli stessi che uccidono gli oppositori comunisti in Tunisia e che sono schierati contro Morsi in Egitto) sono riusciti solo ad alienarsi i favori della popolazione siriana e gli analisti hanno previsto la loro sconfitta entro la fine dell’anno: l’investimento occidentale e saudita-qatarino sta andando in fumo. Come quello di Israele, la cui intelligence è stata cruciale per creare il casus belli contro la Siria

http://www.timesofisrael.com/israeli-intelligence-seen-as-central-to-us-case-against-syria/

Syriana-p

Ora Israele e Arabia Saudita hanno perso la pazienza: «Hai sparlato di me, sei mesi fa». L’agnello rispose: «In verità non ero nato». «Tuo padre in verità, quello aveva sparlato di me». E così afferra l’agnello e lo sbrana

http://spazioinwind.libero.it/labandadeisei/fedro/fedrofav.htm

USA, Francia e UK non vogliono certo essere coinvolti in una guerra con la Russia. Si limiteranno a qualche “attacco chirurgico”, della durata di poche ore, giusto per inviare un messaggio a Netanyahu e ad Assad, e ammorbidire quest’ultimo in vista dei “colloqui di pace” di Ginevra. Pensano di poter negoziare da una posizione di forza, mentre ora i ribelli sono talmente sulla difensiva che qualunque loro pretesa scatenerebbe l’ilarità generale.

La misura della scempiaggine neocon (es. Lee Kaplan, nel dibattito contro Webster G. Tarpley) è testimoniata dal fatto che partono dalla premessa che queste loro azioni siano “contenibili”, che la risposta sarà insignificante, che non c’è alcuna possibilità di un’escalation, che la Russia non interverrà mai (pensavano lo stesso al tempo del conflitto georgiano – non riescono a capire che una superpotenza umiliata è poco propensa ai giochetti e non può permettersi altre mortificazioni). Ma se le azioni belliche dureranno più di 48 ore non c’è alcuna certezza che Iran e Hezbollah resteranno a guardare e forse è proprio quello che si augura Israele. Inoltre non è da escludere che un missile Yakhont colpisca una nave occidentale: cosa succederà, in quel caso?

“Intervento limitato”…Lo dovevano essere TUTTI gli interventi americani del passato, incluso il blitz di Panama 1989 (migliaia di morti). Le guerre “umanitarie” degli USA e della NATO hanno causato centinaia di migliaia di morti e gettato nel caos decine di paesi.

Tutti sanno che NON sarà un conflitto rapido e a bassa intensità e non lo nascondono:

http://rampini.blogautore.repubblica.it/2013/08/27/liran-e-la-vera-chiave-dellintervento-usa-in-siria/

Da metà ottobre in poi gli Stati Uniti potrebbero non riuscire a pagare neppure gli stipendi dei soldati e francesi ed inglesi non sono messi molto meglio. Chi pagherà i costi di una missione che farà impallidire quelli dell’Iraq (quasi 12 miliardi di dollari al mese)?

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Quando si parla dell’11 settembre, è importante tenere a mente che non ci sono stati “terroristi”, né “dirottatori”. Non c’è stato nessun vero e proprio attacco. È stato un golpe, né più né meno di quello egiziano, ma senza i tank nelle strade:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/22/perche-una-maggioranza-di-persone-nel-mondo-non-crede-alla-versione-ufficiale-dell11-settembre/

La parte sana e autenticamente patriottica (quella che ragiona con la sua testa, pensa al bene comune e non si fa fregare dalla propaganda) di quella grande nazione che sono gli Stati Uniti – che personalmente mi auguro riescano a estirpare il cancro al loro interno prima che li uccida – ci ha messo un po’ a rendersene conto e a capire cosa sia avvenuto in America tra l’operazione Paperclip (et similia), l’assassinio dei due Kennedy e l’11 settembre. Ci ha anche messo un po’ a capire la profondità, pervasività e pericolosità delle trame neocon-sioniste, la penetrazione nei gangli dello stato americano dell’intelligence israeliana. Israele non è più uno stato degli e per gli ebrei: è stato infiltrato ed è ora una lobby (per certi/molti versi neonazista) che sfrutta l’Olocausto, il giudaismo e il sionismo per perseguire fini che saranno fatali per centinaia di milioni di ebrei e arabi (e non solo). L’ultima tappa della guerra al terrore e agli stati canaglia sarà un secondo olocausto, molto probabilmente inevitabile:

http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/verso-un-secondo-olocausto.html

Dico inevitabile perché anche se la grossolanità dei recenti false flag che devono portare alla guerra con l’Iran [come illustrato nei piani generali] indica che gli ingranaggi non sono più ben oliati e che ci sono forze, in America, che hanno capito che la zavorra li sta portando a fondo, Israele resta solo una pedina di un gioco più grande.

Il suo fato sarà segnato dal risveglio globale delle coscienze, ad ogni livello, che è già in corso da tempo, come testimoniato dai sondaggi e dai risultati delle elezioni, abbondantemente contrari alle ingerenze in Siria, alle schermaglie con l’Iran, al neoliberismo, all’austerità, alle riforme costituzionali in senso autoritario, alla sorveglianza capillare dei cittadini, al patetico baraccone circense del cambiamento climatico causato dall’uomo (Anthropogenic Global Warming), ecc.

A misura che le masse si avvedono che la realtà in cui hanno creduto era fittizia, le oligarchie globali si sentono sempre più minacciate e cercano disperatamente di tappare ogni falla e prevenire ogni crepa, con sempre minor successo. Il che ci fa capire che:

a. ci troviamo nelle fasi iniziali di una rivoluzione mondiale (che sarebbe davvero tanto bello se potesse essere nonviolenta – la violenza dovrebbe essere solo una misura difensiva);

b. nel prossimo futuro le costituzioni saranno, speriamo solo temporaneamente, sospese dalle forze controrivoluzionarie (es. Egitto);

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/08/21/la-tragedia-egiziana-quella-europea-quella-globale-confessioni-di-un-sicario-della-democrazia-e-delleconomia/

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