Lost?

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

 

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Se le porte della percezione fossero purificate, tutto apparirebbe all’uomo come in effetti è, infinito.

William Blake -The Marriage of Heaven and Hell

Il volo 370 delle linee aeree malesiane non è l’unico grande velivolo scomparso misteriosamente senza lasciare traccia. Quattro droni americani sono svaniti nel nulla mentre sorvolavano l’Afghanistan – non sono mai più stati visti.

http://www.washingtonpost.com/news/checkpoint/wp/2014/06/20/over-afghanistan-drones-that-vanished-without-a-trace/

E’ un mistero senza precedenti, quello che ha colpito il volo 370 della Malaysia Airlines diretto a Pechino. Proprio tre mesi fa, infatti, l’aereo scompariva nel nulla, senza che – sino ad oggi – sia stato possibile recuperare alcun resto. Il governo malese si conta abbia già speso più di 8 milioni di dollari nelle ricerche e, secondo le famiglie, è ora che anche loro facciano qualcosa.

http://www.scienzamente.com/tecnologia/campagna-di-ricerca-fondi-per-la-scomparsa-del-volo-370/2725/

Venezuela, aereo scomparso a Los Roques: è il quarto episodio dal 1997 a oggi che coinvolge gli italiani. Il mistero della rotta maledetta – Quello di Los Roques, in Venezuela, si conferma sempre più come un arcipelago maledetto, una sorta di nuovo “Triangolo delle Bermuda

http://www.huffingtonpost.it/2013/01/05/venezuela-aereo-scomparso_n_2416184.html

E’ inspiegabile la scomparsa di tredici aerei dai radar avvenuta nei giorni scorsi. E’ accaduto il 5 e il 10 giugno nei cieli austriaci, tedeschi e della Repubblica Ceca e ad oggi non è stato ancora possibile risalire alle cause del misterioso fenomeno. Gli aerei sono inspiegabilmente scomparsi dai radar per circa 25 minuti lasciando di stucco e in forte apprensione i tecnici che si sono trovati nella totale impossibilità di individuare ben 13 velivoli.

http://www.centrometeoitaliano.it/spariscono-radar-13-aerei-mistero-cieli-austria-germania-13-06-2014-15677/

http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/austria/10898385/13-planes-vanish-from-radars-over-Europe.html

Il prossimo Natale il mondo ci sembrerà molto diverso da come lo conosciamo, eppure…

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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Una mia previsione, sulla base di un’attenta lettura delle dichiarazioni e riflessioni di alcuni tra i più influenti decisori europei ed extraeuropei: entro Natale 2014 il mondo sarà molto diverso da come lo percepiamo ora.

- la crisi ucraina sarà risolta con la vittoria della fazione transnazionale (euro-russo-americana) che desidera un’Ucraina federata ed equidistante in un’Europa a cerchi concentrici di integrazione che coinvolgerà anche la Russia (armonizzazione dei rapporti tra Bruxelles e Mosca);

- la NATO e il petrodollaro (dollaro come riserva mondiale) non sopravvivranno a questa crisi e alla sconfitta dei neocon e del loro sogno di un mondo unipolare dominato da un’iperpotenza;

- il FMI sarà democratizzato e multilateralizzato (se il 99% riuscirà a farsi valere, altrimenti diventerà uno strumento di oppressione peggiore di adesso)

- il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sarà riconfigurato, magari attraverso la formula 7-7-7,  che vedrà un maggiore coinvolgimento di Pachistan, Nigeria, Brasile, Sudafrica, Indonesia, Iran, Cile, Messico, Turchia, Giappone e, ci si deve augurare, anche l’Italia, che tanto e meritoriamente si è spesa per dare più voce alle potenze minori con un progetto di riforma analogo

- certe scomode verità (minori) saranno disoccultate per screditare il vecchio ordine e legittimarne uno nuovo.

- il vecchio ordine non se ne andrà prima di aver sparato l’ultima cartuccia.

L’amministrazione Obama sta già preparando la transizione.

Ha di fatto tolto il suo appoggio ai miliziani anti-assad, permettendo ad Assad di vincere la guerra civile.

Ha scaricato i sauditi e gli israeliani.

Quando un segretario di Stato, nel corso di una riunione della Commissione Trilaterale, fa trapelare un parallelo tra Israele e il Sudafrica dell’apartheid, è chiaro che qualcosa di grosso bolle in pentola.

Ci tengo a precisare che questo NON è l’inizio di un Rinascimento per l’umanità.

Una fazione (realista, potenzialmente sensibile, o comunque meno insensibile, alle esigenze della specie umana) vince, un’altra fazione (integralista, socio-psicopatizzata) perde.

Quel che accade in cima alla piramide è solo una versione macroscopica di quel che accade nelle nostre vite, nei nostri rapporti reciproci. Perciò il nuovo ordine non sarà diverso da quello attuale. Sembrerà più umano all’inizio, per qualche anno, perché garantirà una maggiore redistribuzione delle risorse (ci sono già sufficienti ricchezze per tutti: ogni singolo essere umano, neonati inclusi, avrebbe in teoria a disposizione oltre 50mila dollari di beni; 75mila entro il 2020).

Ci sarà crescita e più prosperità, ma per fare cosa?

Finché non attueremo una rivoluzione interiore, nelle nostre teste e nei nostri cuori – un passaggio dall’infantile modalità “sfruttamento egoistico” (parassitismo entropico, crescita bulimica vs. decrescita anoressica) all’adulta modalità “altruismo solidale” (fare comunità, espansione/evoluzione non materialista) –, ogni rivoluzione esteriore (tecnologica, politica, economica, culturale, ecc.) sarà soggetta alle stesse derive degenerative e sociopatiche, con costanti trasferimenti di ricchezze dal basso verso l’alto, fino alla prossima Crisi, più grave delle precedenti e al prossimo Ordine, più subdolo di quello che l’ha preceduto.

Che speranze hanno le persone di buona volontà e retto intendimento che riescono ad arrivare in alto (es. padri fondatori degli Stati Uniti, i girondini, i padri e madri della nostra costituzione, ecc.: i destinatari dei loro messaggi erano il 2-4% delle rispettive popolazioni, a voler essere generosi), se poi si ritrovano tra l’incudine delle masse ignare ed egoiste e il martello di arrivisti senza scrupoli?

Servirebbe una creativa, autocritica, matura assunzione di responsabilità collettiva che ci emancipi da questi paternalistici cicli di asservimento e ci restituisca alla nostra piena dimensione di Individui Sovrani Cooperativi.

Dovremmo essere capaci di vedere il mondo come è, non come crediamo che sia, ed agire di conseguenza, con discernimento e obiettività, senza credere a certi falsi dogmi in voga in quest’epoca decadente.

Qualcosa per fortuna si sta muovendo e le grandi trasformazioni sono verosimilmente anche un sintomo e un motore di questa presa di coscienza planetaria.

Specialmente a livello locale, si potrebbe fare e si farà moltissimo per cavalcare l’onda del cambiamento.

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Quel che ha veramente detto il Capo di Stato Maggiore USA, gen. Martin Dempsey

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

Questo è quel che probabilmente leggeremo sui giornali: “forze armate americane pronte alla guerra contro la Russia per l’Ucraina
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=6&pg=7202

Non è così. Questa è l’arbitraria interpretazione (con parafrasi ingannevoli) dell’Atlantic Council che, per usare un eufemismo, non ha la pace e la prosperità del mondo al centro delle sue preoccupazioni.
Martin Dempsey ha scelto con accortezza le sue parole e, per come la vedo io (ingenuamente? arbitrariamente?), ha dimostrato di essere la persona giusta, al posto giusto, nel momento giusto (anche perché Obama, ogni volta che è sotto pressione, cede e si chiude in se stesso, stando a quel che si può ricostruire dalle sue azioni e da certi aneddoti riferiti da membri del suo entourage).

Dempsey ha già contribuito a tenerci (noi della NATO) fuori da due conflitti, uno in Iran e uno in Siria, e sta facendo il possibile per tenerci fuori da quello più terribile di tutti: Occidente contro Oriente (“Oceania” contro “Eurasia” – cf. Orwell).

Ho messo in risalto le frasi chiave che aiutano a capire il messaggio che stava lanciando all’opinione pubblica e agli analisti in ascolto. Quel che ho inteso io  – e chiaramente mi auguro di non scambiare i miei desideri per la realtà – è quanto segue:

  1. reassure our allies”: i dispiegamenti americani in Europa e nel Mar Nero servono per placare le ansie dei paesi ex-comunisti;
  2. not to escalate this thing further into Eastern Ukraine and allow the conditions to be set for some kind of resolution in the Crimea”: se i russi si limiteranno a riprendersi la Crimea e non avanzeranno alcuna pretesa nell’Ucraina orientale, tutto andrà bene [il che permetterebbe di arrivare all’ottimo piano informalmente proposto da Kissinger-Brzezinski-Lavrov]
    resolve this diplomatically/ without it being escalatory/avoid escalating this thing”: la questione va risolta assolutamente per vie diplomatiche (come da insistenza cinese). Qualunque altra azione sarebbe un errore (“miscalculation”);
  3. everything that we have done, I tell him, here’s what we’re doing”: sto facendo quel che va fatto per creare un rapporto di reciproca fiducia con la mia controparte russa ed evitare equivoci dalle conseguenze potenzialmente disastrose;
  4. a question that I think deserves to be assessed and reassessed and refreshed”: entrare in guerra con la Russia è decisamente l’ultima cosa che vorrei trovarmi a fare.
  5. we do have treaty obligations with our NATO allies“: Noi interveniamo solo per difendere membri della NATO e l’Ucraina non è nella NATO.

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TRASCRIZIONE DELLLA PARTE “INCRIMINATA”

JUDY WOODRUFF: The United States is sending more military material, forces into Eastern Europe, F-15s into the Baltics, F-16s to Poland, another warship into the Black Sea. What message is the U.S. trying to send to Russia right now?

GEN. MARTIN DEMPSEY: We’re clearly trying to send a message to Russia, almost exclusively through diplomatic channels, so that I do have an open line with my Russian counterpart that I have used twice the last two days.

But we’re trying to tell them not to escalate this thing further into Eastern Ukraine and allow the conditions to be set for some kind of resolution in the Crimea. But the message we are sending militarily is to our NATO allies.

So, one of our responsibilities at times like this is to reassure our allies. And so the deployments you mentioned into the Baltic air policing mission, into the aviation detachment in Poland, the deployment of the ship, are really intended to reassure our allies.

JUDY WOODRUFF: So, the U.S. is saying to the allies, if this were to come to some sort of military conflict, the U.S. would back up NATO?

GEN. MARTIN DEMPSEY: Well, don’t forget, we have — actually, we have NATO treaty obligations under Article 5 for collective defense.

And, so, when they ask us for reassurance or they ask us to — for contingency planning, we respond, and we do have obligations with NATO.

JUDY WOODRUFF: But, if there were to be a misunderstanding of some sort, if there were to be an accident that were to lead to something bigger, has the administration thought through the consequences of what that means, the two countries that are the greatest armed powers on the planet involved?

GEN. MARTIN DEMPSEY: Well, that’s why we’re seeking aggressively to resolve this diplomatically, before we would reach the point where there could be a miscalculation.

It’s probably worth mentioning why this is so unsettling to the Eastern Europeans. You know, we live here in America and sometimes don’t understand the realities of geography and demographics in Eastern Europe.

There are — if Russia is allowed to do this, which is to say move into a sovereign country under the guise of protecting ethnic Russians in Ukraine, it exposes Eastern Europe to some significant risk, because there are ethnic enclaves all over Eastern Europe and the Balkans.

I will give you one example. There are 400,000 ethnic Romanians living in Ukraine. So this is enormously unsettling.

JUDY WOODRUFF: But you know what the Russians are saying is that they have an historic relationship with — with Crimea, and they’re saying the Crimean legislature has voted now to have a referendum, and they’re saying what the government in Kiev did was illegal.

GEN. MARTIN DEMPSEY: Of course they are. And they’re trying to roll back to the February 21 agreement, and we’re trying to suggest that, really, the clock started on February 24.

Those are matters of diplomacy. Our role, as the military, is to seek ways to influence this without it being escalatory. And, by the way, I do have this open line with my Russian counterpart. So, everything that we have done, I tell him, here’s what we’re doing. Here’s why we’re doing it. We disagree fundamentally about your claim of legitimacy, but, as militaries, let’s try to avoid escalating this thing.

JUDY WOODRUFF: But there is a chance it could escalate?

GEN. MARTIN DEMPSEY: Of course there is.

JUDY WOODRUFF: There is a chance of military conflict?

GEN. MARTIN DEMPSEY: Sure. Yes.

JUDY WOODRUFF: And is the U.S. prepared if that happened?

GEN. MARTIN DEMPSEY: Well, that’s a question that I think deserves to be assessed and reassessed and refreshed as this thing evolves.

But, remember, we do have treaty obligations with our NATO allies. And I have assured them that, if that treaty obligation is triggered, we would respond”.

La pace, la vita e la nuova guerra di Crimea

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

Dmytro YaroshDmytro Yarosh, il nuovo responsabile della sicurezza e della difesa ucraina

Nel pieno di una crisi internazionale esplosa sul territorio europeo, la Casa Bianca invita la Georgia a entrare nell’Unione Europea e nella NATO ed esorta Mosca a consegnarle Abkhazia (21% della popolazione di etnia georgiana) e Ossezia del Sud (29%), che la stessa Georgia aveva cercato di conquistare

http://archive.is/jvFGJ

al tempo della presidenza Bush, quando Saakashvili prese per buone le parole di John McCain e David Cameron

http://blogs.spectator.co.uk/coffeehouse/2008/08/mccain-and-cameron-close-for-now/

e attaccò la Russia

http://www.ceiig.ch/pdf/IIFFMCG_Volume_I.pdf

nella convinzione di godere del pieno appoggio anglo-americano.

Perché proprio ora? Perché in un momento così delicato, in cui tutto dovrebbe far propendere per il dialogo con i russi, nel tentativo di risolvere felicemente la crisi ucraina e quella siriana, congiuntamente alle trattative sul programma atomico civile iraniano, si sceglie di accendere gli animi e rinfocolare i sospetti? Perché i media occidentali non si allarmano per questa completa assenza di volontà di pace che può trascinarci oltre il bordo del precipizio?

Esaminiamo quel che abbiamo appreso in questi anni.

Sappiamo (Dilip Hiro, “After Empire: The Birth of a Multipolar World”) che negli anni successivi all’11 settembre i governi/regimi di Libia e Siria avevano autorizzato l’approdo delle navi della marina russa nei porti di Bengasi e di Tartus. Gheddafi aveva dichiarato che questa decisione serviva a garantirlo contro le ambizioni del Pentagono, perché la sua partecipazione alla Guerra al Terrore non gli pareva un’assicurazione sufficiente. Bengasi, Tartus, Sebastopoli (Crimea). Forse una coincidenza, o forse no.

Sappiamo che l’Occidente appoggia fermamente la candidatura a sindaco di Mosca dell’oppositore russo Alexei Navalny, un avvocato che nel 2012 ha invocato la riunificazione di Russia, Ucraina e Bielorussia e che ha paragonato gli indipendentisti del Caucaso a degli scarafaggi. Certamente non un uomo di pace.

In Ucraina la rivolta antigovernativa è stata guidata dall’estrema destra ultranazionalista, antisemita, omofoba e russofoba, che ora è arrivata al governo ed è a capo della sicurezza nazionale (!!!). Una serie di attacchi a sinagoghe ed ebrei ucraini hanno spinto il rabbino Menachem Margolin, direttore generale dell’Associazione delle organizzazioni ebraiche in Europa, a chiedere al governo israeliano di proteggere gli ebrei ucraini da eventuali pogrom ad opera della destra giunta al potere.

In Siria il lassismo (e connivenza?) occidentale hanno fatto sì che la guerra civile ora veda ribelli siriani, militanti kurdi e truppe regolari siriane alle prese con migliaia di mercenari fondamentalisti sunniti giunti da tutto il mondo arabo e retribuiti da Arabia Saudita e Qatar.

La NATO, che aveva promesso che in cambio della riunificazione tedesca avrebbe rinunciato ad incorporare l’Est Europa, ha spostato a est i suoi confini fino alla Russia e ora si prepara ad inglobare Georgia e Ucraina. Il dislocamento delle sue batterie missilistiche in prossimità delle basi russe consente allo scudo antimissile “Guerre Stellari” di intercettare eventuali missili balistici intercontinentali russi prima che raggiungano la velocità di crociera. La questione, però, è che questo sistema di difesa sarebbe utile solo in caso di attacco americano e quindi una sua maggiore efficacia data dalla accresciuta vicinanza aumenta di fatto le probabilità che un’amministrazione statunitense aggressiva possa decidere di tentare la sorte.

Quest’aggressività per nulla dissimulata ha persuaso grandi potenze emergenti come la Cina, la Russia, l’India, il Brasile e il Sudafrica a far fronte comune (Kent Calder, “The New Continentalism: Energy and Twenty-First-Century Eurasian Geopolitics”) e, nel contempo, ha prodotto un avvicinamento tra la Russia e l’Ungheria, la Grecia, Cipro, l’Armenia e perfino la Germania (cf. nomina di Gernot Erler).

Non ci è dato sapere come andrà a finire, ma uno scenario che purtroppo non è da escludere è quello di una nuova guerra di Crimea.

http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_di_Crimea

Francia e Regno Unito sono le stesse nazioni che volevano intervenire militarmente in Siria, anche se questo comportava il rischio di un conflitto con la Russia. Al posto del Piemonte questa volta ci sarebbe l’Italia, ma c’è da augurarsi che Renzi non veda in Tony Blair un modello anche per gli “interventi umanitari”.

Se il fine ultimo è davvero quello di scacciare i russi dal Mediterraneo allora, dopo Bengasi (Libia) e Tartus (Siria), potrebbe essere la volta di Sebastopoli.

http://www.juancole.com/2014/02/reason-crimean-war.html

specialmente dopo l’accordo russo-ucraino del dicembre 2013 per un’ulteriore espansione della presenza russa

http://www.eurasianet.org/node/67882

Ormai da anni siamo sull’orlo di un conflitto mondiale. Ci siamo andati vicini nel 2008, quando Israele aveva chiesto il via libera a Bush per un bombardamento. Poi di nuovo in Siria nel 2013. Ora è il momento dell’Ucraina (e della Georgia?).

Se davvero forze influenti vogliono lo scontro sarà praticamente impossibile evitarlo.

L’unico aspetto positivo di tutta questa faccenda è che per i media occidentali è sempre più difficile prendere per i fondelli l’opinione pubblica: quando uno constata che un governo legittimamente eletto è stato abbattuto per sostituirlo con un altro governo che pullula di neofascisti e neoliberisti è difficile che la retorica “libertaria” e “democratica” faccia presa su chi ancora possiede qualcosa di più di un cervello a mezzo servizio.

PACE E VITA NON SONO MAI STATE COSI’ INDISSOLUBILMENTE INTRECCIATE

Platone a Maidan (Kiev)

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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Vi era una grande e meravigliosa dinastia regale che dominava tutta l’isola e molte altre isole e parti del continente: inoltre governavano le regioni della Libia che sono al di qua dello stretto sino all’Egitto, e l’Europa sino alla Tirrenia. Tutta questa potenza, radunatasi insieme, tentò allora di colonizzare con un solo assalto la vostra regione, la nostra, e ogni luogo che si trovasse al di qua dell’imboccatura. Fu in quella occasione, Solone, che la potenza della vostra città si distinse nettamente per virtù e per forza dinanzi a tutti gli uomini: superando tutti per coraggio e per le arti che adoperavano in guerra, ora guidando le truppe dei Greci, ora rimanendo di necessità sola per l’abbandono da parte degli altri, sottoposta a rischi estremi, vinti gli invasori, innalzò il trofeo della vittoria, e impedì a coloro che non erano ancora schiavi di diventarlo, mentre liberò generosamente tutti gli altri, quanti siamo che abitiamo entro i confini delle colonne d’Ercole. Dopo che in seguito, però, avvennero terribili terremoti e diluvi, trascorsi un solo giorno e una sola notte tremendi, tutto il vostro esercito sprofondò insieme nella terra e allo stesso modo l’isola di Atlantide scomparve sprofondando nel mare

Platone, “Timeo”, 24e-25d

Un’Europa che potrebbe rivelarsi uno dei pilastri essenziali di un più ampio sistema euroasiatico di sicurezza e cooperazione sponsorizzato dagli americani. Ma, prima di ogni altra cosa, l’Europa è la testa di ponte essenziale dell’America sul continente euroasiatico. Enorme è la posta geostrategica americana in Europa…l’allargamento dell’Europa si traduce automaticamente in un’espansione della sfera d’influenza diretta degli Stati Uniti. In assenza di stretti legami transatlantici, per contro, il primato dell’America in Eurasia svanirebbe in men che non si dica. E ciò comprometterebbe seriamente la possibilità di estendere più in profondo l’influenza americana in Eurasia…Un impegno americano in nome dell’unità europea potrebbe scongiurare il rischio che il processo di unificazione segni una battuta d’arresto per poi essere addirittura gradualmente stemperato.

Zbigniew Brzezinski, “La grande scacchiera”,  Milano : Longanesi, 1998, pp. 83-85

In Ucraina si gioca LA partita decisiva, perfino più importante di quella in Medio Oriente.
Ci vorrà del tempo prima che l’opinione pubblica internazionale si renda conto delle implicazioni degli eventi ucraini, destinati a cambiare la storia mondiale.
Fidatevi: quando vedete neocon e “liberal” americani ed europei schierati dalla stessa parte, per la prima volta dall’11 settembre, è perché questa è la battaglia che conta.

http://www.futurables.com/2014/02/19/lucraina-e-lumanita-alla-prova-del-fuoco/

Ucraina, Jugoslavia, comete di Natale e stelle cadenti di Capodanno – COMBO BOOKIQUE

A cura di Stefano Fait

Paradiso Riconquistato [blog per riformatori - multilingue]

Web Caffè Bookique [Facebook]

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maxresdefaultIl “boss” in uno dei suoi momenti più lucidi (uhuhuhuh)

http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2013/07/28/news/ho-inventato-la-bookique-in-un-angolo-dimenticato-1.7496051

Tornando ai temi della serata di mercoledì 18, alle 20:45

LOCALIZZAZIONE: Bookique, via Torre d’Augusto 29, 38122 Trento

http://www.openstreetmap.org/node/1367888812#map=19/46.073017716407776/11.126221418380737

Parleremo di Ucraina e di comete, di come entrambi gli eventi sfiorando la nostra realtà possano influenzare le nostre vite.
1. L’Ucraina come potenziale pericolo di una riedizione della guerra fredda;
2. La cometa ISON, ormai morta, i cui frammenti, cadendo sulla Terra, potrebbero, nello scenario più estremo, generare rischi per la nostra salute o, nello scenario ideale, offrirci uno spettacolo “pirotecnico”;
3. La Cometa di Natale, dal nome benaugurante di Lovejoy.

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Interverranno: Irina, testimone diretta delle proteste a Kiev (in questi giorni è tornata ancora una volta in Ucraina) e Christian Lavarian, astrofilo e divulgatore del MUSE, con proiezioni di filmati, animazioni java, video da internet, ecc.
http://it.euronews.com/2013/12/10/nato-il-futuro-dell-ucraina-e-nell-ue/
Christian Lavarian
www.muse.it
http://www.muse.it/it/il-muse/Chi-Siamo/Staff/Pages/Christian-Lavarian.aspx

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UCRAINA, CAMPO DI BATTAGLIA DELLA NUOVA GUERRA FREDDA

La difficoltà di avere una certa equidistanza necessaria per commentare senza partito preso la situazione è legata anche al fatto che “noi”, inteso come pubblico europeo, siamo una parte in gioco. Mi sembra che rimanga forte la convinzione europea di essere in un certo senso inevitabilmente “i più belli” e che tutti debbano essere attratti da noi. Se qualcuno mostra perplessità, certi della nostra inevitabile attrattiva, cerchiamo e siamo disposti ad accettare solo forza e ricatto da parte dell’Altro (inevitabilmente più brutto) come spiegazione.

Se la premessa è “noi siamo belli, loro sono brutti” rimane difficile comprendere la politica ucraina degli ultimi dieci anni (se non altro perché la riduce a un contrasto tra noi e loro).

Peraltro, può anche essere curioso pensare al narcisismo forse implicito in certa attenzione dedicata alle proteste. È evidente che le proteste meritano attenzione, ma certo vedere centinaia di migliaia di persone che scendono in piazza per dire a noi europei “siete i più belli”… insomma, un po’ di narcisismo forse lo solletica.

Scusa per l’estrema semplificazione (a partire dalla personalizzazione del “noi”), era solo per condividere qualche pensiero. Il mio è uno spunto di riflessione, non l’espressione di un pensiero compiuto (Per intenderci, è evidente che questa gente è in piazza per tanti motivi e non solo per dirci quanto siamo belli, ecc., mille sono le precisazioni e gli appunti possibili)

In bocca al lupo per la serata del 18 e buon proseguimento con le serate alla Bookique!

Giorgio Comai

http://www.dcu.ie/iicrr/Giorgio_Comai.shtml

Ho voluto usare questa comunicazione personale di Comai come “prefazione”, perché la mia presentazione della serata non sarà per nulla equidistante. Sarà la nostra testimone ucraina, che è stata tra i manifestanti, a controbilanciare la mia analisi estremamente critica. Tanto più che i media nostrani, come quasi sempre accade, stanno ascoltando una sola campana – cf. “Noi occidentali, con tutti i nostri difetti, rappresentiamo comunque la maggior approssimazione al Bene, con tutto quel che ne consegue (by default)” – e quindi è essenziale documentare l’altra versione dei fatti.

Il senatore Usa McCain in missione a Kiev per sostenere le proteste. Il repubblicano, ex candidato alla corsa per la Casa Bianca e famoso per le posizioni anti russe, ha incontrato il leader dell’opposizione Klichko.

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/Ucraina-il-senatore-Usa-McCain-in-missione-a-Kiev-per-sostenere-le-proteste_32994836617.html

“La can­cel­liera tede­sca ha in mente di schie­rare un nuovo gio­ca­tore in que­sta par­tita, Vitali Kli­tschko. Il cam­pione del mondo dei pesi mas­simi si alle­nerà per diven­tare l’avversario filoeu­ro­peo del filo­russo Janu­ko­vyc, spe­rando che sia lui a fir­mare un accordo di asso­cia­zione con l’Ue», scrive «Der Spie­gel». Secondo il gior­nale Angela Mer­kel e il Ppe avreb­bero scelto Klicko, lea­der dell’Alleanza demo­cra­tica ucraina per le riforme (Udar), come il can­di­dato da soste­nere alle pre­si­den­ziali del 2015 con­tro Janukovyc.

http://ilmanifesto.it/merkel-punta-su-vitali-klitschko/

Tra il 2005 e il 2010 l’Ucraina dovrà essere pronta per un confronto serio con la NATO. Dopo il 2010, il principale nucleo della sicurezza in Europa consisterà in Francia, Germania, Polonia e Ucraina.

Zbigniew Brzezinski (geostratega di riferimento del Pentagono e della Casa Bianca), “La Grande Scacchiera”, 1998

Il futuro dell’Ucraina è in Europa.

Generale Alexander Vershbow, numero due della NATO, al termine dell’incontro annuale della Commissione bilaterale Nato-Ucraina, 10 dicembre 2013

http://it.euronews.com/2013/12/10/nato-il-futuro-dell-ucraina-e-nell-ue/

La possibile entrata dell’Ucraina nella NATO equivale a un’esplosione nucleare tra Mosca e i paesi occidentali. I tentativi di tirare Kiev dentro l’Alleanza Atlantica porteranno a una crisi di enormi proporzioni in Europa, in campo sia militare sia politico. E la stessa Ucraina assisterà a una profonda crisi interna visti i diversi orientamenti culturali della sua popolazione. L’Occidente sottovaluta l’importanza della questione ucraina per la Russia e non percepisce a dovere come Kiev possa rappresentare un grave fattore di destabilizzazione nelle sue relazioni con Mosca. Credere che la Russia sarà prima o poi costretta a mandar già l’entrata dell’Ucraina nell’Alleanza Atlantica è pratica pericolosa che può portare a un’evoluzione catastrofica degli eventi. Del resto molti in Occidente non credevano, fino ad agosto 2008, che la Russia osasse condurre un intervento militare in Georgia. 

Ruslan Pukhov, consulente del ministero della Difesa russa, Limes, dicembre, 2013, pp. 87-88

5 ministri degli esteri di paesi NATO (Germania, Polonia, Svezia, Stati Uniti, Canada) che aizzano la folla contro il governo. Se fosse un ministro cinese o russo a farlo a Londra come reagirebbe la Casa Bianca?

Tra i politici occidentali che si sono subito recati in Piazza dell’Indipendenza a Kiev per promettere il pieno sostegno del proprio paese ai manifestanti figura anche il vicesegretario di Stato Usa, Victoria Nuland – moglie di Robert Kagan, un neoconservatore cofondatore del “Progetto per un nuovo secolo americano” un think tank che aveva scelto come ragione sociale nientemeno che la supremazia americana planetaria.

Un altro ministro degli esteri coinvolto in quest’opera di aizzamento della folla è il neoconservatore svedese Carl Bildt, responsabile di aver condotto la Svezia in una profonda crisi economica e colossale indebitamento (per gli standard svedesi) e noto per la sua ossessione per i sottomarini russi pronti ad invadere la Svezia, nonché uno degli ultimi europei a negare che il golpe contro Allende sia stato orchestrato con l’aiuto della CIA.

Mark Brzezinski, figlio del geostratega polacco-americano Zbigniew Brzezinski, è ambasciatore di Washington in Svezia. È un caso?

Klitschko, ex pugile campione del mondo dei pesi massimi, e probabile sfidante di Janukovyc, ha goduto del sostegno di Rudy Giuliani (già sindaco repubblicano di New York e candidato alla presidenza degli Stati Uniti) per la candidatura a sindaco di Kiev. È amico personale di Angela Merkel.

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“L’EST È L’EST, L’OVEST È L’OVEST E MAI SI INCONTRERANNO”

LA NUOVA JUGOSLAVIA?

Quasi la metà degli ucraini è di madrelingua russa o è comunque molto legata alla lingua e cultura russa.

Il nuovo meme sui media occidentali recita che l’Ucraina occidentale parla ucraino ed è cattolica, mentre quella orientale parla russo ed è ortodossa e quindi: “L’est è l’est, l’ovest è l’ovest e mai si incontreranno” (Kipling).

Sta agli ucraini dimostrare se le loro differenze sono davvero insormontabili o se il mondo ha imparato qualcosa dalla tragedia jugoslava:

Quei popoli si rincontreranno di nuovo

quando la smetteranno di contemplare

il proprio ombelico

Stojan Cerović

Nella crisi jugoslava Alpe Adria ebbe effetti negativi, più che costruttivi: la componente austriaca e quella italiana (capitanata dalla DC friulana) incoraggiarono in diversi modi la Slovenia a staccarsi dalla Jugoslavia, dietro la promessa di nuovi rapporti e vantaggi politici ed economici in Europa…L’Austria, il Vaticano e soprattutto la Germania avevano già deciso di riconoscere le repubbliche separatiste, anche a costo di rompere il fronte europeo. Agli altri paesi sarebbe toccata la responsabilità di decidere se adeguarsi e mantenere in vita il processo di integrazione europea o andare alla rottura con la Germania e l’Austria.

Giulio Marcon, “Dopo il Kosovo”

Nella sua essenza questa era la medesima rappresentazione fabbricata dai regimi di Croazia e Serbia per convincere l’Occidente ad assecondare la spartizione della Bosnia: la guerra doveva risultare uno scontro ‘spontaneo’ tra popolazioni portatrici di ‘civiltà’ inconciliabili. […] È la fabbrica d’una vulgata in cui “civiltà” ha la spiacevole tendenza a funzionare come un’altra pseudocategoria, “razza“, cioè a spalmarsi in ogni individuo, quale che siano le sue idee, come si trattasse d’un patrimonio genetico.

Guido Rampoldi, “L’Occidente allora trovò la sua missione”, Repubblica, 11 luglio 2005

Spiegare la guerra con l’odio tribale è come spiegare un incendio doloso col grado di infiammabilità del legno da costruzione, e non col fiammifero…La teoria dell’odio tribale per spiegare la guerra dei Balcani…è la più astuta delle bugie costruite dai massacratori per nascondere le loro responsabilità e raggiungere i loro obiettivi. Essa ci porta alla follia geopolitica di credere che smembrare un tessuto sociale in parti etnicamente pure sia indispensabile alla sua pacificazione. Solo a scomposizione avvenuta scopriamo che ciascuna delle parti non solo riproduce ma accentua al suo interno le tensioni di prima: c’è più banditismo, più corruzione, più sradicamento, più squilibri sociali, più armi, primitivismo, repressione, censura, fondamentalismo, povertà, odioAnche in Occidente – dalla Catalogna alla Scozia, dal Belgio alla Grecia – l’Europa è piena di ringhiose identità avvitate su se stesse, di anticentralismi frustrati, insofferenze etniche, rabbie metropolitane, vittimismi regionali e provinciali, nazionalismi popolari e microprotezionismi assolutamente identici fra loro eppure sicuri di essere unici nelle loro diversità. Tutti pronti a farsi collettori di tensioni sociali e a farsi cavalcare con ebete arrendevolezza dal primo capopopolo e da vecchie volpi trasformiste munite di giornali e TV. E tutti, ovviamente, certi del proprio incrollabile europeismo e della propria estraneità planetaria ai Balcani.

Paolo Rumiz, “Maschere per un massacro”

NOTA BENE: L’Irlanda del Nord sembrava una causa persa, ora è in pace. Le squadre di basket della ex Jugoslavia sono tornate a giocare nella stessa lega dal 2001.

http://it.wikipedia.org/wiki/ABA_Liga

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EIN REICH, EIN VOLK, EIN MARKT!

IL TTIP COME CAVALLO DI TROIA DELLA NATO?

L’accordo commerciale tra Ucraina e Unione Europea prevede una progressiva “convergenza in politica estera e sulla sicurezza”.

L’accordo di libero scambio transatlantico (Transatlantic Trade and Investiment Partnership – TTIP), includerà anche l’Ucraina, creando un unico mercato standardizzato e controllato dalle multinazionali che si estenderà dalla California al Don.

Ecco lo scatto che compie la storia: una crisi generata dall’asservimento della politica a poteri finanziari senza legge viene ri-raccontata come crisi di democrazie appesantite dai diritti sociali e civili. Senza pudore, JPMorgan sale sul pulpito e riscrive le biografie, compresa la propria, consigliando alle democrazie di darsi come bussola non più Magne Carte, ma statuti bancari e duci forti. Le patologie europee sono così elencate: “Esecutivi deboli; Stati centrali deboli verso le regioni; tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori; tecniche di costruzione del consenso sfocianti in clientelismo; diritto di protestare se vengono proposte sgradite modifiche dello status quo”. Di qui i successi solo parziali, in Sud Europa, nell’attuare l’austerità: “Abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle Costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali (Spagna), dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia)”.

Barbara Spinelli, Il giudizio universale di JPMorgan

http://www.repubblica.it/politica/2013/06/26/news/il_giudizio_universale_di_jpmorgan-61862080/

Il nuovo strumento giuridico che consentirà alle grandi compagnie multinazionali di influire sulle scelte sociali e politiche dei singoli Stati europei, allo scopo di affrontare da posizioni rafforzate la competizione globale per l’egemonia sull’economia-mondo del XXI secolo…eliminando quanto più possibile strumenti a garanzia del consumatore come possono essere, ad esempio, controlli, etichettature e certificazioni, ritenuti tutti “barriere indirette” al libero scambio. Il tutto in una gamma di business che va dalla chimica-farmaceutica alla sanità, dalle auto all’istruzione, dall’agricoltura ai cosiddetti commons (i beni comuni come l’acqua), agli strumenti bancari e finanziari. L’esempio più semplice è quello degli organismi geneticamente modificati…le grandi imprese economiche compiono un passo decisivo nella storia del loro rapporto con il potere regolatorio degli Stati: acquisiscono cioè la capacità di intervenire direttamente sul piano legale contro leggi e regolamenti che esse ritengono non conformi ai propri interessi di profitto.

G. Colonna, Clarissa

http://www.clarissa.it/stampa_n.php?id=1900&lan=

L’Ucraina si è detta disposta a siglare un accordo che non la costringa a rescindere precedenti, analoghi accordi con la Russia, la cui economia è molto integrata con la sua. L’Unione Europea ha finora rifiutato. Ma Russia, Bielorussia e Kazakhstan saranno costrette ad alzare le tariffe doganali con l’Ucraina (per evitare di essere invase da merci europee a basso costo), quando quest’ultima abbasserà quelle con l’UE. Questo significa che i maggiori mercati per le merci ucraine saranno persi e non è detto che siano concorrenziali sui mercati europei. Bulgaria, Romania, Moldavia e la stessa Ungheria (in stagnazione dopo due recessioni) non se la stanno cavando benissimo. In cambio le imprese ucraine potrebbero essere spazzate via dalla concorrenza europea. L’UE si è rifiutata di finanziare l’ammodernamento del settore manifatturiero ucraino e ha chiesto di scegliere: o l’Unione o la Russia.

I giovani manifestanti sanno che l’Unione Europea non ha mai promesso di semplificare le procedure per ottenere i visti, figuriamoci la cittadinanza europea?

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DOMANDE

Nel 1998 Zbigniew Brzezinski, architetto della politica euro-asiatica degli Stati Uniti, di origine polacca, pubblicava “La Grande Scacchiera”, in cui scriveva: “Tra il 2005 e il 2010 l’Ucraina dovrà essere pronta per un confronto serio con la NATO. Dopo il 2010, il principale nucleo della sicurezza in Europa sarà costituito da Francia, Germania, Polonia e Ucraina”.

DOMANDA 1: Cosa ne pensano, in genere, gli ucraini, della NATO? Accetterebbero di di diventare la “prima linea” della NATO nell’Est Europa?

L’impressione – dall’esterno – è che Viktor Janukovych non possa permettersi di perdere le elezioni del 2015 perché, come i suoi rivali (es. Tymoshenko), ha molti scheletri nell’armadio e, se vincessero gli altri, probabilmente finirebbe in prigione.

DOMANDA 2: È davvero così? Esistono dei politici ucraini che possono governare il paese in modo onesto, senza svendere l’Ucraina all’Occidente o alla Russia?

Circola da tempo l’idea di separare l’Ucraina in due tronconi, uno pro-NATO (il nord-ovest più povero) e uno pro-Russia (il sud e l’est più ricchi).

DOMANDA 3: gli ucraini dell’est e dell’ovest si sentono davvero così diversi, oppure alla fine preferirebbero stare assieme? C’è un rischio jugoslavo?

Si dice che l’accordo con l’Europa (e con il FMI) significherà austerità, aumento del prezzo del gas del 40%, tagli al welfare, congelamento dei salari. Questo in un’economia già in sofferenza.

DOMANDA 4: Cosa pensano i manifestanti di tutto questo?

Due dei tre partiti dell’opposizione non hanno mai nascosto i loro legami con la Germania.

Il Partito della Patria di Julia Tymoshenko è vicino alla CDU/CSU di Angela Merkel e alla galassia delle sue fondazioni e think tank.

L’Alleanza per la Riforma Democratica dell’Ucraina del campione mondiale di pugilato Vitali Klitschko (che ha terminato la sua carriera in Germania e ricevuto un’onorificenza per aver migliorato le relazioni tra Ucraina e Germania) è anch’essa sponsorizzata dall’istituto Konrad Adenauer.

DOMANDA 5: cosa pensano gli Ucraini dell’influenza tedesca? Ci sono ancora nostalgici della “liberazione” nazista dal comunismo? Pensano che la Germania porterà benessere, oppure che sfrutterà l’Ucraina?

Svoboda (Libertà) è un partito guidato da Oleh Tyahnybok, che dice di voler lottare “contro la mafia ebreo-moscovita che governa l’Ucraina”. Ha legami con l’ultradestra europea.

DOMANDA 6: Quanta influenza esercita Svoboda tra i manifestanti?

Le Femen hanno urinato su una foto di Yanukovych a Parigi, davanti all’ambasciata ucraina.

DOMANDA 7: cosa pensano le donne ucraine dei loro metodi e stile?

Radek Sikorski è uno dei politici polacchi che sembrano quasi voler guidare la protesta anti-governativa ucraina. È molto vicino agli ambienti neoconservatori americani e forse sarà nominato segretario generale della NATO.

DOMANDA 8: cosa pensano i manifestanti di questo “protagonismo polacco”? È sincero e solidale o c’è qualcos’altro dietro?

Personalmente la mia paura è che l’Ucraina possa diventare il Messico d’Europa, ossia un serbatoio di risorse e manodopera a basso costo che resterà comunque sempre escluso dall’Unione Europea.

DOMANDE 9, 10 e 11: cosa pensano gli ucraini dell’Unione Europea? Non sarebbe meglio non dipendere esclusivamente dall’UE e non considerare la NATO come il suo ticket per la UE? L’Ucraina non potrebbe essere il perfetto intermediario tra Russia e UE, evitando alla Russia la sindrome dell’accerchiamento (es. Ucraina e Georgia nella NATO)?

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LA COMETA DI NATALE E LE STELLE CADENTI DI CAPODANNO – NON CI FACCIAMO MANCARE NULLA!

La cometa Ison è stata scoperta da degli astronomi dilettanti in Russia e Bielorussia nel settembre 2012

Comet C/2012 S1 (ISON), LA EX COMETA DEL SECOLO

Nata 4.5 miliardi di anni fa, disgregatasi il 28 novembre 2013, a 4,5 miliardi di anni di età. [ma sarà davvero così?]

Matthew Knight e io ci stiamo strappando i capelli in questo momento, perché sappiamo che così tante persone tra il pubblico, i media e tra i ricercatori vogliono sapere cosa è successo. Ci piacerebbe saperlo anche noi! [...] Abbiamo una nuova serie di incognite, e questo ridicolo, pazzo, dinamico e imprevedibile oggetto continua a stupirci, confonderci e meravigliarci oltre ogni limite

Karl Battams, astrofisico della NASA incaricato di seguire ISON (dal suo blog)

Il risultato [dell’incontro tra la Terra e i detriti di Ison] sarà una, due, o una manciata di stelle cadenti in più nel cielo sopra di noi per un paio di notti, all’inizio del prossimo anno.

Karl Battams, National Geographic

È naturale restare delusi perché non potremo vedere una cometa spettacolare a occhio nudo, ma per certi versi credo che ISON sia stata un enorme successo. Il modo in cui il mondo si è connesso con ISON attraverso i social media è stato fenomenale. Il nostro sito a tema si è conquistato oltre un milione di visualizzazioni e ho avuto problemi a scaricare le immagini vicino al perielio perché i server della NASA erano enormemente sotto pressione. Quindi forse ISON è stata davvero “la Cometa del Nuovo Secolo.

Matthew Knight

http://phys.org/news/2013-12-comet-ison.html#jCp

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LOVEJOY, LA COMETA DI NATALE

Anche se la cometa ISON è stata ufficialmente dichiarata morta, a Natale 2013 ci sarà comunque una stella cometa a illuminare il cielo. Parliamo di Lovejoy, che farà il passaggio radente attorno al Sole il 22 dicembre prossimo. Non rischia di fare la fine di ISON perché la sua orbita non la porterà così vicina al Sole da rischiare di scioglierla.

http://www.tomshw.it/cont/news/lovejoy-le-foto-esclusive-della-cometa-di-natale/51828/1.html#.Uq2ssyc6wXQ

È assolutamente incredibile. Non pensavo che il nucleo ghiacciato della cometa fosse abbastanza grande da sopravvivere tuffandosi attraverso la corona solare a vari milioni di gradi per quasi un’ora. Eppure la cometa Lovejoy è ancora con noi.

Karl Battams, Naval Research Lab di Washington DC e NASA, dicembre 2011

http://science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2011/16dec_cometlovejoy/

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COMETE ZOMBIE

Abbiamo trovato un cimitero di comete”, spiega Ignacio Ferrin, astronomo colombiano. “Immaginate tutti questi asteroidi che orbitano attorno al Sole per eoni (unità geocronologica usata in geologia, nda), senza alcun segno di attività. Abbiamo scoperto che alcuni di essi non sono rocce morte, dopotutto, ma sono comete dormienti che potrebbero ritornare in vita, se solo l’energia che ricevono da Sole incrementasse di poco”. Questo non è poi così improbabile: Giove influenza con la sua gravità l’orbita di molti oggetti della fascia degli asteroidi, facendo sì che essi si avvicinino o allontanino dal Sole, quindi aumentando o diminuendo l’energia da esso ricevuta

http://www.galileonet.it/articles/5201f4d3a5717a682b0000df

http://www.ras.org.uk/component/content/article/224-news-2013/2325-a-cometary-graveyard

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Hartley 2 e Tempel 1

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COMETE O ASTEROIDI?

Si era pensato che ISON fosse enorme, dato che splendeva immensamente quando era ancora all’altezza dell’orbita di Giove, a 600 milioni di chilometri circa dal Sole e, stando ai dati raccolti da Hubble, la sua chioma misurava la bellezza di 5.000 chilometri. Che le è successo?

Perché un disfacimento del genere mentre altre comete, come ci spiegano gli astrofisici, “like it hot” e danno il meglio di sé quando si “incendiano” passando vicino al Sole per poi pavoneggiarsi nel cielo? Cosa determina questa differenza di “comportamento”?

Perché negli ultimi giorni si è accesa e spenta a intermittenza, mentre nei mesi precedenti la sua luminosità era assolutamente stabile?

Perché le comete producono una chioma e una coda anche quando la temperatura è sotto zero o vicina allo zero?

Perché molte comete continuano ciclicamente a passare vicino al Sole, anche migliaia di volte (es. Halley 2300 volte), senza sciogliersi e svanire, mentre la povera ISON, che si presumeva fosse enorme (era stata soprannominata la “Cometa del Secolo”), ha fatto flop?

Le immagini dei nuclei delle uniche cinque comete osservate da vicino con delle missioni spaziali (Halley, Hartley 2, Tempel 1, Borrelly, Wild 2) mostrano corpi rocciosi con impatti di crateri. Che differenza c’è rispetto agli asteroidi? Cosa distingue un asteroide da una cometa? Perché il modello prevalente pressupone che le comete siano palle di ghiaccio sporco?

Panspermia

COMETE FONTI DI VITA (E DI MORTE)?

È comunque interessante sapere, a questo punto, che intorno al 12 di gennaio 2014 la Terra attraverserà una scia di piccolissimi detriti lasciati dalla ISON sulla sua orbita mentre si avvicinava al Sole. Non sarà, pare, una pioggia di meteore. I detriti misurano qualche millesimo di millimetro, e scenderanno al suolo come una rada e finissime nevicata. Solo qualche sporadico frammento un po’ più grande potrà ardere nel cielo.

http://www.lastampa.it/2013/12/02/scienza/il-cielo/cometa-ison-in-gennaio-respireremo-la-sua-polvere-FMVejfzGqfqfURxYDcyqMN/pagina.html

“Quando l’astrofisico inglese Fred Hoyle parlò per la prima volta dell’ipotesi della panspermia, pochi lo presero in considerazione. L’idea che i mattoni della vita fossero giunti sulla Terra dal cosmo, magari “a bordo” delle comete, suonava davvero eterodossa, per non dire fantascientifica. D’altronde, Hoyle si divertiva anche a scrivere romanzi di fantascienza (il più famoso dei quali resta La nuvola nera, recentemente riproposto in Italia), per cui… Ma negli ultimi anni, le prove a favore della teoria della panspermia si stanno accumulando al punto che ben pochi scienziati sarebbero oggi disposti a bollarla come pura fantasia. Una nuova conferma questa volta “visiva” giunge dal sistema stellare di Eta Corvi, a sessanta anni luce dalla Terra. Qui, il telescopio spaziale della NASA, Spitzer, che scruta lo spazio nella gamma dell’infrarosso, ha notato una nuvola di polvere che sarebbe il prodotto della collisione tra una gigantesca cometa e un corpo delle dimensioni di un pianeta come la Terra…In un articolo pubblicato sulla rivista Nature, due ricercatori dell’Università di Hong Kong hanno addotto prove a sostegno del fatto che le stelle produrrebbero composti chimici organici di elevata complessità….In pratica, le stelle sarebbero le grandi fabbriche della vita. Al termine della loro esistenza, espellerebbero insieme a numerosi elementi chimici inorganici anche le basi della vita, capaci di resistere al vuoto cosmico per anni o millenni. Queste molecole complesse, poi, viaggerebbero nell’universo a bordo delle comete e degli asteroidi“.

http://scienze.fanpage.it/a-60-anni-luce-dalla-terra-le-comete-stanno-seminando-la-vita/

Batteri, virus e archei (archeobatteri) operano come messaggeri genetici intergalattici, acquisendo geni in un luogo e trasferendoli su altri pianeti

Rudolf Schild, Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics e Rhawn Joseph, Brain Research Laboratory.

http://www.dailygalaxy.com/my_weblog/2011/02/radical-theory-says-life-had-multiple-origins-in-the-universe.html

Ucraina – agitare un popolo prima di (as)servirlo

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

 
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Si comincia in Serbia nell’ottobre del 2000. è ormai documentato dagli storici che alcune ONG statunitensi, in particolare Open Society [Soros], Freedom House e il NED, abbiano sostenuto “Otpor!” e le grandi manifestazioni di piazza a ridosso delle elezioni presidenziali, senza attendere il risultato definitivo delle urne, che vedeva i due candidati andare verso un probabile ballottaggio…Dopo l’assalto della folla alla sede del Parlamento e alla tv di Stato, Slobodan Milosevic è costretto a lasciare il potere. In seguito sarà arrestato e consegnato al Tribunale Penale Internazionale dell’Aja, dove morirà prima di essere giudicato. Sotto il nuovo governo le truppe americane realizzano la gigantesca base militare di Bondsteel, in Kosovo, e rendono l’ex provincia serba uno stato indipendente nel 2008, in un tripudio di bandiere a stelle e strisce.

In Georgia, nel 2003, si ripete lo stesso schema. L’opposizione guidata dal movimento “Kmara!” denuncia brogli elettorali nelle elezioni legislative. A migliaia scendono in piazza sostenendo che i risultati del voto sono quelli indicati dal ISFED, una società di sondaggi e monitoraggio elettorale vicina a Open Society Georgian Foundation, NED, IRI e NDI. È la cosiddetta “rivoluzione delle rose”, con la quale i manifestanti costringono il presidente Edward Shevarnadze a dimettersi. Il suo successore, Mikhail Saakashvili, apre il paese agli interessi economici americani e si muove in direzione dell’entrata della Georgia nella NATO e nell’UE, mentre raffredda i rapporti con il vicino russo. Cinque anni più tardi, nell’agosto del 2008, Sakashvili bombarda la popolazione dell’Ossezia del Sud. Mosca risponde all’offensiva militare georgiana con l’invio delle forze speciali, arrivando a un passo da un possibile conflitto diretto con Washington.

Nel 2004 è la volta dell’Ucraina e della rinomata “rivoluzione arancione”. I due sfidanti alle elezioni presidenziali sono Viktor Yanoukovitch (filorusso) e Viktor Iouchenko (con il sostegno degli Stati Uniti e della comunità internazionale). Alla chiusura dei seggi e ai primi risultati sfavorevoli, migliaia di giovani, guidati dal movimento “Pora!”, si raggruppano nella piazza centrale di Kiev indossando indumenti color arancione, per sostenere Viktor Iouchenko. Dopo due settimane di manifestazioni, sotto una forte pressione mediatica e internazionale esercitata da OCSE, NATO, Consiglio d’Europa e Parlamento europeo, il risultato delle elezioni viene annullato e si torna alle urne. Nella nuova votazione vince Iouchenko..Una volta alla guida del paese, il nuovo leader stringe forti rapporti con la Georgia e stipula accordi sulle forniture di gas favorevoli agli Stati Uniti. Nel 2010 viene però clamorosamente eliminato al primo turno delle elezioni da Viktor Yanoukovitch che si prende la rivincita.

Alfredo Macchi, “Rivoluzioni S.p.A.: chi c’è dietro la Primavera Araba”, Alpine studio, 2012 pp. 78-80.

Alfredo Macchi, pluripremiato inviato di Mediaset

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/11/rivoluzioni-colorate-e-primavere-arabe-preludio-alla-terza-guerra-mondiale/

Tutto suffragato da Ian Traynor, “US campaign behind the turmoil in Kiev”, the Guardian, 26 novembre 2004

http://www.theguardian.com/world/2004/nov/26/ukraine.usa

brzezinski21010Zbig in Afghanistan

http://www.youtube.com/watch?v=jnXaFMFU3v4

GEOPOLITICA

Gli Stati che meritano il più forte sostegno geopolitico americano sono l’Azerbaijan, l’Uzbekistan e l’Ucraina, in quanto tutti e tre sono pilastri geopolitici. Anzi è l’Ucraina lo stato essenziale, in quanto influirà sull’evoluzione futura della Russia. […]. Tra il 2005 e il 2010 l’Ucraina dovrà essere pronta per un confronto serio con la NATO. Dopo il 2010, il principale nucleo della sicurezza in Europa consisterà in Francia, Germania, Polonia e Ucraina.

Zbigniew Brzezinski, “La Grande Scacchiera”

L’obiettivo principale della politica europea brzezinskiana – e quindi obamiana, se i neocon non lo fanno deragliare di nuovo come sulla Siria – è unificare il continente, ma sotto l’egida americana (un’Unione Europea a sovranità limitata, appendice della NATO), sfruttando le rivalità tra le varie potenze europee e i lobbismi a Bruxelles (es. accordo di libero scambio transatlantico).

I principali avversari sono la Francia (per la sua pretesa di voler continuare a essere una nazione guida a livello globale) e la Russia (potenza egemone dell’Eurasia). Queste due nazioni non devono perciò allearsi. Peggio ancora se si forma un asse Parigi-Berlino-Mosca. Germania e Italia sono comunque sotto occupazione militare. L’Italia è la seconda nazione europea per numero di installazioni militari delle forze americane. Siamo al quinto posto del mondo dopo Germania (179 siti militari US), Giappone (103), Afghanistan (100), Corea del Sud (89). Ne abbiamo 59.

Il profilo internazionale della Russia è ormai secondo solo a quello americano, anche grazie agli exploit con Siria e Iran, dove Putin si è guadagnato il rispetto di Romano Prodi, tra gli altri. È parte dei BRICS, la sua economia è solida, è militarmente temibile. Ha una base navale di importanza fondamentale in Crimea (Ucraina), con la quale può dire la sua nel Mediterraneo.

 

POLITICA UCRAINA

Yanukovych non può permettersi di perdere le prossime elezioni, nel febbraio del 2015. Ha senza dubbio tanti scheletri nell’armadio quanti ne aveva e ne ha la Tymoshenko, che ora è giustamente in cella. Sono entrambi dei delinquenti e chi è al potere cercherà di incarcerare l’altro. L’alternativa sono gli ultranazionalisti con simpatie neonazifasciste. Si vocifera da tempo della possibilità di separare l’Ucraina in due tronconi, uno per la NATO (L’viv, vicino a Polonia e Slovacchia) e uno per la Russia (Kiev)

Insomma, gli ucraini sono messi peggio di noi.

Yanukovych sa che l’accordo con l’Europa (e il famigerato FMI) significa austerità – aumento del prezzo del gas del 40%, tagli al welfare, congelamento dei salari – per un’economia già in sofferenza e la fine dei sussidi russi per il gas, che avrebbe un notevole impatto sulla popolazione. Vuol dire perdere le prossime elezioni; vuol dire, in pratica, l’esilio. Il rifiuto delle avances europee e americane significa invece un’altra “rivoluzione colorata” e maggiori interferenze russe nelle questioni interne ucraine.

Ha scelto di non scegliere o, per meglio dire, di prorogare la decisione a data da destinarsi, per poter mungere entrambe le mucche finché gli è possibile farlo. Non c’è nulla di tirannico in questo, anzi, in un certo senso sta servendo gli interessi del suo paese. Non è però detto che le mucche saranno consenzienti a lungo.

Le proteste sono un segnale: qualcuno ha pagato i trasporti fino alla capitale dei manifestanti ed è intuibile come mai così tanti tra gli intervistati dalle TV straniere parlino americano e non ucraino, pur trovandosi di fronte un intervistatore che parla la loro madrelingua.

Intanto si sprecano i paralleli con Hitler (l’Occidente hitlerizza tutti i suoi avversari)

Viktor Yanukovych protests

IL NEONAZISMO

Io li odio i nazisti dell’Illinois.

Jake Blues

Stupratore ed assassino di donne incinte, torturatore, sadico seviziatore. Un vero e proprio mostro che trovò nel nazismo il suo habitat naturale. La difesa della democrazia da ogni arbitrio totalitario è un baluardo contro questi mostri, è un dovere morale ma anche una forma di autodifesa. L’alternativa alla democrazia è una giungla di mostri in libertà, assoldati per fare il lavoro sporco, in virtù di un loro terribile handicap – l’assenza di empatia – che si dimostra particolarmente utile in un sistema che vede nella naturale empatia della maggior parte degli esseri umani un ostacolo e non la promessa di un futuro migliore. Questo è quel che succede quando la democrazia si estingue.

Alfredo Poggi (Giorgio Mezzalira e Carlo Romeo, 2002, p. 65).

Ho trascorso un anno della mia vita a Vancouver e in almeno un paio di occasioni mi sono recato nel quartiere dove risiedeva Michael “Mischa” Seifert, il boia del lager di Bolzano, senza esserne consapevole. A dire il vero, a quel tempo ero convinto che quasi tutti i nazisti in fuga si fossero rifugiati in Sudamerica e negli Stati Uniti. Che uno di loro (forse più di uno?) potesse risiedere anche a Vancouver, a circa sei chilometri da casa mia, non mi aveva mai attraversato l’anticamera del cervello. Seifert è morto nel carcere militare casertano di Santa Maria Capua Vetere, nel 2010, mentre scontava una condanna all’ergastolo per l’uccisione di 11 internati nel campo di transito di Bolzano (Polizeilisches Durchgangslager Bozen), tra il dicembre del 1944 e l’aprile del 1945 quando lui, ucraino, serviva il Reich con la divisa delle SS, prima di rifugiarsi in Canada, dopo la sconfitta.

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è che ste cose gli piacciono

I tre partiti dell’opposizione (neoliberisti e nazionalisti) hanno tutti legami con la Germania. Il Partito della Patria di Julia Tymoshenko è vicino alla CDU/CSU di Angela Merkel e alla galassia delle sue fondazioni e think tank. L’Alleanza per la Riforma Democratica dell’Ucraina del campione mondiale di pugilato Vitali Klitschko (che ha terminato la sua carriera in Germania e ricevuto un’onorificenza per aver migliorato le relazioni tra Ucraina e Germania) è anch’essa sponsorizzata dall’istituto Konrad Adenauer ed è esplicitamente pro-NATO.

http://www.theguardian.com/world/shortcuts/2013/dec/02/vitali-klitschko-next-president-ukraine-boxer

http://www.german-foreign-policy.com/en/fulltext/58302/print?PHPSESSID=urcvm6aogdfn53hkg0bc4g27i3

Svoboda (Libertà) è il partito “social-nazionale” (sic!) degli ultranazionalisti antisemiti e russofobi, guidati da Oleh Tyahnybok (“lottiamo contro la mafia ebreo-moscovita che governa l’Ucraina”), affiliati all’estrema destra europea e con nostalgie naziste (tra gli Ucraini occidentali molti simpatizzavano per gli occupanti tedeschi). A L’viv hanno preso il 38% dei voti nelle politiche del 2012 e sono arrivati secondi a Kiev: i 37 parlamentari eletti si sono subito distinti per la loro inciviltà, violenza, volgarità.

http://www.bbc.co.uk/news/magazine-20824693

Si sono viste moltissime bandiere del partito alle dimostrazioni. Sarebbe interessante capire quanta influenza abbiano sul movimento di protesta.

http://www.youtube.com/watch?v=yEjuE6HeG_g

LE FEMEN

Hanno urinato su una foto di Yanukovych a Parigi, davanti all’ambasciata ucraina

http://www.tmnews.it/web/sezioni/video/parigi-femen-scatenate-urinano-sulle-foto-di-yanukovich-20131201_video_13534276.shtml

Sofisticate intelligenti, persuasive e dignitose come sempre.

 287274_240216956001651_100000400452160_800832_5332071_o-bigil giovane Sikorski tra i mujaheddin anti-sovietici in Afghanistan

LA POLONIA

I politici polacchi (Brzezinski è polacco-americano) sono in prima linea negli attacchi al governo ucraino.

Vale la pena di notare il background del ministro degli esteri polacco Radek Sikorski: “Studiò filosofia, politica ed economia presso il Pembroke College dell’Università di Oxford, entrando poi nel Bullingdon Club, l’associazione goliardica degli studenti universitari oxoniense nella quale fece conoscenza con molti futuri esponenti della vita politica britannica, tra cui l’attuale capo del partito conservatore e allora studente universitario David Cameron”.

[L’attuale governo ultraliberista britannico è espressione dell’esclusivo Bullingdon Club].

Nel 1990, dopo la caduta del Muro di Berlino, divenne consigliere di Rupert Murdoch per i suoi investimenti in Polonia.

Dal 2002 al 2005 fu membro del American Enterprise Institute a Washington e direttore della New Atlantic Initiative, un’organizzazione creata per rafforzare i legami fra americani ed europei dopo la fine della Guerra fredda. [rafforzare i legami: consolidare i pilastri dell’impero]

http://en.wikipedia.org/wiki/Rados%C5%82aw_Sikorski

“Un altro polacco, il ministro degli esteri Radek Sikorski, potrebbe invece ritentare l’assalto al vertice della Nato, già fallito nel 2009”.

http://radioeuropaunita.wordpress.com/2012/11/15/tusk-e-sikorski-la-polonia-prova-a-prendersi-bruxelles/

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Il Messico d’Europa

UNIONE EUROPEA

I cittadini europei avranno finalmente la possibilità di votare direttamente per il presidente della Commissione Europea (es. Tsipras, se non fa la fine di JFK). Devono pretendere anche di poter votare su ogni espansione, in qualunque direzione. Finora l’allargamento dell’UE l’ha resa sempre meno democratica e sempre più tecnocratica e sottoposta alle pressioni lobbistiche. Le vergognose vicende dell’eurozona e dell’accordo sul libero scambio transatlantico sono solo alcuni esempi tra i mille possibili.

Washington e Berlino non vogliono un’Ucraina nell’UE, ma un Messico europeo. Gli ucraini e i cittadini dei 28 paesi membri dell’Unione dovrebbero poter votare per decidere se questa cosa abbia senso e sia nell’interesse dei popoli di questo continente.

Ukraine on the brink – another Yugoslavia?

A cura di Stefano Fait

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Prior to her political career, Yulia Tymoshenko was a successful but controversial businesswoman in the gas industry, becoming by some estimates one of the richest people in the country.

http://en.wikipedia.org/wiki/Yulia_Tymoshenko#2011_trial_and_imprisonment

Yanukovych won a November 2004 runoff election. He defeated Viktor Yushchenko. Washington backed him. He’s a former Ukraine central bank governor. His wife held US citizenship. She’s a former Reagan and GHW Bush official. Yushchenko favored NATO and EU membership. His campaign prominently featured the color orange. Western media promoted his Orange Revolution.

Stephen Lendman

Viktor Klitschko’s UDAR is sponsored by the Konrad Adenauer Stiftung and Yulia Tymoshenko’s Fatherland Party has ties with Angela Merkel’s Christian Democratic Union. Svoboda which enjoys strong support in the Lviv administrative region in western Ukraine with 38% electoral support has ties with the BNP in the UK and Jobbik in Hungary. Svoboda would have even stronger ties with these and other right-wing parties in the EU were Ukraine to become a, uh, full-fledged EU member. Is it possible that politically conservative and far-right forces in Germany and other countries need Ukraine in the EU over and above consideration for any economic benefits and other impacts that Ukraine’s integration into the EU might have?

Rozina

When Polish politician Jacek Protasiewicz (Poland is a NATO country), vice-president of the European parliament, agitates the Ukrainian crowds by telling them: “You are part of Europe” – Russians are also Europeans, by the way –, the inquiring mind wonders how many Ukrainians are in a position to make any informed judgements.

There is no “European Future” for Ukrainians looking westward. Ukraine, like Mexico, will never be an equal partner.

For as long as the Washington Consensus (i.e. privatisation of the public sector at bargain prices, dismantling of the welfare state, debt bondage, hedge fund hyenas and zombie banks) dominates European policies, Ukrainians, like all other Europeans, are bound to be exploited: wealth and prosperity for all is not the goal of the current European leadership.

The Orange Revolution was sponsored by the IMF (Washington), the National Endowment for Democracy (Washington), Freedom House (Washington) and Soros’ Open Society Foundations (New York): “Do you know why there is no revolution in Washington? Because there is no US embassy in Washington DC”.

http://www.theguardian.com/world/2004/nov/26/ukraine.usa

http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/3588115.stm

http://www.forbes.com/sites/richardminiter/2011/09/09/should-george-soros-be-allowed-to-buy-u-s-foreign-policy/4/

The ultimate goal is the balkanization of Ukraine, the break-up of Ukraine, for the western portion is to become part of the NATO alliance (cf. Brzezinski and “full spectrum dominance”)

Ian Brzezinski is the son of foreign-policy expert Zbigniew Brzezinski

1990s
http://www.independent.co.uk/voices/ukraines-eastwest-divide-an-election-has-belatedly-alerted-the-west-to-a-dangerous-split-argues-tony-barber-1413352.html

http://articles.washingtonpost.com/2008-04-01/world/36895034_1_ukraine-and-georgia-bush-and-nato-nato-standards

2000s

http://www.theguardian.com/world/2004/nov/28/ukraine.theobserver

2010s

http://www.euronews.com/2013/11/29/ukraine-tension-in-kyiv-as-pro-and-anti-government-protesters-hold-rallies/

2013

http://rt.com/op-edge/ukraine-eu-entry-russia-438/

http://www.economist.com/news/europe/21590585-success-eastern-partnership-depends-ukraine-playing-east-against-west

Driving tractors and a bulldozer at the riot police is not what I would call “demonstrating peacefully”.

http://edition.cnn.com/2013/12/01/us/ukraine-eu-protest-sunday/

Western leaders’ hypocrisy on the suppression of peaceful demonstrations

http://www.theguardian.com/world/blog/2011/sep/25/occupywallstreet-occupy-wall-street-protests

http://www.theguardian.com/commentisfree/cifamerica/2011/nov/25/shocking-truth-about-crackdown-occupy

http://www.theguardian.com/uk/2010/nov/26/police-student-protests-horses-charge

http://www.globalissues.org/article/45/public-protests-around-the-world#PoliceBrutalityandOtherCivilRightsViolationsIgnored

https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_cases_of_police_brutality_in_the_United_Kingdom

The same leaders who authorize monitoring internet activities and phone conversations of all citizens, CCTV mass surveillance, the arrest of whistleblowers, drone wars, “humanitarian wars”, toxic austerity, the crushing of protests in Bahrain and Palestine, etc.

The best option, for Ukraine, would be to remain neutral and on friendly terms with both Russia and EU. The European Union should do the same with Russia and the United States. This continent deserves better than being a US protectorate.

The agreement proposed by the European Union would destroy Ukraine’s economy, which could not compete with Western European producers after the lifting of protective tariffs. Even the agricultural sector would be in trouble. For EU countries, Ukraine is but another market to conquer.

We must not also forget that Ukraine depends on subsidised gas from Russia while, in Europe, major banks are insolvent, unemployment is on the rise and basic social and civil rights are no longer guaranteed.

Ultimately, sacrificing Ukraine’s economic sovereignty is suicidal, a gift to foreign speculators.

Think Ukrainians, think!

Ucraina, Iran e gli affanni del colonialismo atlantista (neoatlantideo)

A cura di Stefano Fait

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The Eurasian Landmass (M.D. Nazemroaya)

Sappiamo che la Russia ha mantenuto il controllo della Siria e non ha alcuna intenzione di permettere agli americani di piazzare armi ostili ai suoi confini (Polonia e Romania) con la risibile scusa di voler difendere l’Europa dai missili iraniani.

Sappiamo che la strategia americana – quella di Brzezinski – prevede di strappare l’Ucraina e l’Iran alla sfera egemonica russa e che Israele e Arabia Saudita rischiano di mandare tutto in fumo.

L’accordo sul nucleare iraniano non piace a Israele e ai neocon, ma rispecchia questa volontà della Casa Bianca, che ha come unico obiettivo quello di accerchiare la Russia (visceralmente odiata dal polacco Brzezinski), mentre Australia, Corea del Sud, Giappone, Taiwan e il Vietnam (!!!) assistono gli Stati Uniti nell’accerchiamento della Cina (Tibet e Xinjiang tengono alta la tensione all’interno, un ruolo svolto da Cecenia, Dagestan e Georgia nei confronti della Russia).

Forse il fallimento della trattativa con l’Ucraina indica che gli americani hanno pensato di fare un baratto: ti lascio l’Ucraina e la Siria, tiro il guinzaglio a Israele e Arabia Saudita, ma in cambio tu molli l’Iran?

Peggio per l’Europa neocoloniale, e in particolare per la Germania, che molto probabilmente aveva già messo gli occhi sul Messico europeo, l’Ucraina, una terra ideale per piazzarci maquiladoras e per fare man bassa delle risorse locali, inclusa la manodopera, attraverso le classiche politiche austeriste e privatizzatrici del FMI (= togli ai poveri per dare ai ricchi e spiega che lo fai per il bene dei poveri).

Sia come sia, il governo ucraino ha detto “ni” e ora gli statisti europei protestano invocando la comune matrice europea: “l’Ucraina è Europa”. Come se la Russia non fosse Europa e come se invece lo fosse la Turchia. Come se una proposta che dà via libera alle locuste occidentali possa essere seriamente intesa come una dimostrazione di affetto fraterno paneuropeista. Affetto e fratellanza come quelli che hanno potuto toccare con mano i greci e tutti i PIIGS? PIIGS con due “I” perché, a dispetto dei proclami, l’Irlanda è ancora prigioniera del debito e la “sua” crescita è unicamente quella delle multinazionali che si sono trasferite lì per non pagare tasse (parassiti si nasce, grandi parassiti si diventa)

 Chessboard SIno-Soviet Bloc and 3 Strategic Frontshttp://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/12/atlantide-contro-eurasia-la-principale-causa-della-terza-guerra-mondiale/

Per non parlare della follia di un’istituzione come l’Unione Europea che, invece di fare tutto il possibile per dare un futuro ai suoi giovani, si lascia adoperare dalla Casa Bianca e dal Pentagono per espandere la NATO nel cortile di Putin (far incazzare una potenza nucleare che ci fornisce l’energia per scaldarci d’inverno è furbo quanto mandare migliaia di soldati in mezzo all’Asia, tra Cina, Russia, Iran e Pachistan).

I partner commerciali dell’Ucraina (che pare sia più sveglia dell’UE): importazioni > RUSSIA 19.4%, Cina 10.2%, Germania 9.6%, Bielorussia 7.8%; esportazioni > RUSSIA 23.7%, Turchia 6%, Cina 4.1%.

Si ribatte: gli ucraini non hanno avuto alcuna possibilità di dire la loro. È vero, ma non sembra che la cosa possa essere così problematica. I sondaggi ci dicono che per metà degli ucraini cambiava poco tra Russia o UE: “Con Franza o Spagna purché se magna

http://www.dw.de/ukrainian-support-for-eu…/a-17189085

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Quanto alla pasionaria Timoshenko, cerchiamo di capire chi è veramente.

2005: Rivoluzione arancione. Yulia Timoshenko (frequentatrice di grandi corrotti e sfrenata privatizzatrice di ricchezze ucraine dopo la caduta dell’Unione Sovietica – “durante questo periodo, fu soprannominata la “principessa del gas” per le accuse di aver stoccato enormi quantità di metano, facendo aumentare le tasse sulla risorsa”) e Victor Yushenko sono anche responsabili della riabilitazione di Stejpan Bandera, terrorista, collaborazionista nazista, poi espatriato a Monaco di Baviera per restare vicino ai suoi “amiconi” nel dopoguerra: “Durante la presidenza Yushenko, il leader arancione per intenderci, Stepan Bandera fu dichiarato eroe nazionale e lo stesso Yushenko ne esaltò l’operato per la lotta all’indipendenza. Bandera era il leader dell’Upa-Oun, responsabile della pulizia etnica ai danni della popolazione polacca”.

http://eastjournal.net/2010/09/07/dossier-storia-1-la-doppia-e-reciproca-pulizia-etnica-in-galizia-e-volinia/

Dalla realtà come costruzione sociale alla realtà come invenzione mediatica – Bookique 20 novembre

A cura di Stefano Fait

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Negli anni cruciali prima e durante il maccartismo, la capacità di convinzione dei giornali editi da Luce era incalcolabile, e quasi sempre aveva un effetto deformante sulla verità. Il mitico giornalismo americano, così celebrato per la propria indipendenza, accettava che Henry Luce in persona cambiasse il senso degli articoli inviati dai corrispondenti dall’estero per renderli al massimo antisovietici.

Andrea Barbato (1996)

La maggior parte degli “squilibri globali” che continuano a preoccupare l’intelligentsia mondiale sembra molto meno minacciosa se esaminata dal punto di vista plutonomico [precedentemente definito come “il governo dei ricchi per i ricchi”]…la Terra non sta per essere smossa dal suo asse e risucchiata nello spazio per colpa di questi “squilibri”. Che piaccia o meno, il pianeta è sostenuto dalle braccia muscolose dei suoi imprenditori-plutocrati.

Ajay Kapur, “Plutonomy: Buying Luxury, Explaining Global Imbalances”, memorandum del capo analista della banca d’affari Citigroup, 16 Ottobre 2005

La democrazia è venuta ad assumere il carattere di un sistema che ha riconsegnato per aspetti cruciali il potere a nuove oligarchie, le quali detengono le leve di decisioni che, mentre influiscono in maniera determinante sulla vita collettiva, sono sottratte a qualsiasi efficace controllo da parte delle istituzioni democratiche. Si tratta sia di quelle oligarchie che, titolari di grandi poteri, privi di legittimazione democratica, dominano l’ economia globalizzata, hanno nelle loro mani molta parte delle reti di informazione e le pongono al servizio degli interessi propri e dei loro amici politici; sia delle oligarchie di partito che in nome del popolo operano incessantemente per mobilitare e manovrare quest’ ultimo secondo i loro intenti; sia dei governi che tendono programmaticamente a indebolire il peso dei parlamenti (…) esoggiacciono all’ influenza del potere finanziario e industriale, diventandone in molti casi i diretti portavoce e gli strumenti.

Massimo Salvadori, “Democrazie senza democrazia”, 2009

Si affacciano nuovi conformismi e nuovi autoritarismi, nuove imposizioni di ‘identità’ obbligatorie, nuove e immediate forme di potere che fanno leva sulla paura (anche producendola) e non certo sulla libertà o sulla virtù civica, sostituita da una cupa chiusura dei cittadini su se stessi. In parallelo, le istituzioni liberaldemocratiche, rappresentative e di garanzia, sono travolte dalle nuove forme che la politica assume: populismo, plebiscitarismo, fittizie mobilitazioni di massa contro fittizi nemici inventati dai poteri politici ed economici in modo che i cittadini non si sentano del tutto assoggettati e impotenti davanti al governo reale delle “cricche” economico affaristiche. […] La democrazia rischia di uscire trasformata in una democrazia della sicurezza, delle identità (delle civiltà, delle culture) in conflitto, delle ‘radici’ da riscoprire, del controllo sociale e del dominio sulla vita biologica della persona, del plebiscito autoritario, dell’ignoranza acritica, dell’apatia e del risentimento, soprattutto, in una democrazia del mercato.

Carlo Galli (cf. Portinari, 2011, p. 43-45)

Potrebbe perfino sospettarsi che la lunga guerra contro le arbitrarie costrizioni esterne, condotte per mezzo delle costituzioni e dei diritti umani, sia stata alla fine funzionale non alla libertà, ma alla libertà di cedere liberamente la nostra libertà. La libertà ha bisogno che ci liberiamo dei nemici che portiamo dentro di noi. Il conformismo, si combatte con l’amore per la diversità; l’opportunismo, con la legalità e l’uguaglianza; la grettezza, con la cultura; la debolezza, con la sobrietà. Diversità, legalità e uguaglianza, cultura e sobrietà: ecco il necessario nutrimento della libertà

Gustavo Zagrebelsky, “Le parole della politica”, Repubblica, 16 giugno 2011.

Un caffè dibattito che unisce la rete e la discussione di gruppo.

Il confronto online servirà a segnalare gli argomenti più stimolanti, che verranno poi appunto dibattuti di persona da tutti gli interessati mercoledì 20 novembre alle 20.45 presso la Bookique (Via Torre D’Augusto, 29 – Quartiere San Martino – Trento / parco della Predara, tra l’Albermonaco e il Castello del Buonconsiglio)

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io e Roberto Maestri parleremo della costruzione mediatica della realtà a livello locale, nazionale ed internazionale.
Interverranno Mario Giuliano, avvocato e membro del comitato 26 gennaio
http://comitato26gennaio.blogspot.it/
Andrea Tomasi e Jacopo Valenti, autori dell’inchiesta “La farfalla avvelenata. Il Trentino che non ti aspetti“, esempio di giornalismo che disvela ciò che è occultato e decostruisce una realtà artefatta e sintetica.

http://www.cdse.it/index.php?id=639
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/01/la-farfalla-avvelenata/
Vi aspettiamo numerosi.

Potete dire la vostra anche subito, qui

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In pratica, a livello globale, l’informazione – e quindi la percezione della realtà di miliardi di persone che popolano la fetta di pianeta “che conta” – è plasmata da questi grandi gruppi, spesso con interessi intrecciati e oligopolistici (alla faccia del libero mercato):
Time Warner, Walt Disney, Viacom, News Corporation (Rupert Murdoch), Bertelsmann, Axel Springer AG, Sony.

Fino a che punto l’informazione rende un servizio rivolto al pubblico dei cittadini e non si sottopone al controllo dei potenti di turno? La stampa italiana ma non solo, si è resa spesso complice di campagne denigratorie nei confronti di personaggi avversi al potente di turno, il caso Boffo docet, oppure si è gettata a corpo morto nel sensazionalismo perseguendo il solo scopo di fomentare la morbosità funzionale all’aumento delle vendite. Vero è che un certo tipo di manipolazione delle notizie può essere funzionale ad un sistema che si basa anche sulle reazioni emotive di mercati che muovono ingenti quantità di denaro. E allora dove sta il confine tra libera informazione e controllo della stessa? Ed è ancora possibile pensare ad una informazione proveniente dal basso, pensiamo alla rete, che possa avere il beneficio di credibilità permettendo la verifica e il controllo delle fonti?

Roberto Maestri

 

Credere alle bugie ed agire sulla base di una percezione falsata della realtà può, letteralmente, distruggerci. Possiamo autorizzare delle decisioni che, alla lunga, potrebbero ritorcersi letalmente contro di noi.

Identici testi per i telespettatori dei più importanti telegiornali americani, nazionali e locali:

“Conan O’Brian may be about to push the envelope on late night television”

You don’t need us to tell you that gas prices are back on the rise”.

Identico testo per il discorso del primo ministro australiano e dell’attuale primo ministro canadese (allora all’opposizione) per promuovere l’intervento militare in Iraq da parte delle rispettive nazioni: testo scritto a Washington e poi fatto pervenire a Londra, Ottawa e Canberra, per orientare l’opinione pubblica di lingua inglese nella direzione desiderata. Chi ha mandato il testo si aspettava una rielaborazione e chi l’ha ricevuto non si aspettava che fosse una copia.

 

CONTESTO GLOBALE

1990: centinaia di neonati strappati alle incubatrici dai soldati iracheni e lasciati morire durante la prima Guerra del Golfo. L’unica testimone è una ragazzina kuwaitiana di 15 anni, identificata soltanto per nome, Nayirah. Il suo racconto fa il giro del mondo grazie alla Hill & Knowlton, una delle più grandi agenzie di pubbliche relazioni del mondo, ricompensata con oltre 10 milioni di dollari dagli emiri del Kuwait. Poi si scopre che la suddetta Nayirah era un membro della famiglia reale kuwaitiana, che suo padre era l’ambasciatore del Kuwait negli Stati Uniti e che il vice presidente della Hill & Knowlton, Lauri Fitz-Pegado, aveva istruito Nayirah su cosa avrebbe dovuto dire.

2011: il 15 febbraio, in Libia, centinaia di persone appiccano il fuoco a diversi comandi di polizia libici. 28 feriti tra le forze di sicurezza e 10 tra gli insorti. Nessun morto.

http://www.webcitation.org/5wYDLZMdr (Al Jazeera, Reuters, AFP, ecc.)

http://www.france24.com/en/20110216-libya-violent-protests-rock-benghazi-anti-government-gaddafi-egypt-tunisia-demonstration

Il 17 è il “Giorno della Rabbia”, l’inizio dell’insurrezione armata in tutto il paese. Fino a quel giorno in tutta la Libia c’erano state 4 vittime (150 nella “nonviolenta” insurrezione egiziana, 3 in quella tunisina):

http://www.lemonde.fr/proche-orient/article/2011/02/17/suivez-en-direct-les-manifestations-dans-le-monde-arabe_1481247_3218.html#ens_id=1481220 –

Eppure in Occidente è passato il messaggio che quello di Gheddafi [comunque indifendibile], diversamente dai regimi di Tunisia ed Egitto, era subito ricorso all’eccidio.

Si susseguono le notizie choc:

- uso di mercenari per sedare nel sangue la rivolta, poi smentito da Human Rights Watch

http://www.rnw.nl/africa/article/hrw-no-mercenaries-eastern-libya-0

- fosse comuni per accogliere i 10 mila morti (e 55mila feriti) causati dalla repressione nel giro di una settimana: la fonte è un sedicente membro libico della Corte penale internazionale residente a Parigi che cita un presunto bilancio della CPI. Tutti i media rilanciano la notizia senza verificarla. Il giorno dopo la CPI annuncia di non conoscere Sayed Al Shanuka e nega di aver stilato un qualunque bilancio. Si scopre anche che il video delle fosse comuni era stato girato 6 mesi prima in un cimitero nel corso di un’esumazione ordinaria.

- viagra per stupri di massa su ordine del regime: smentita qualche mese dopo da parte dell’inviato dell’Onu Cherif Bassiouni e da Amnesty.

- 17 marzo: Gheddafi avverte che se i ribelli bengasini non getteranno le armi o si ritireranno in Egitto, li massacrerà. Per chi rinuncerà alla lotta armata promette invece l’amnistia.

http://www.nytimes.com/2011/03/18/world/africa/18libya.html?pagewanted=all&_r=0

I media si concentrano però sulle parole di un leader dell’opposizione libica che risiede a Ginevra e che afferma che se Gheddafi avesse attaccato Bengasi, ci sarebbe stato un “bagno di sangue, un massacro simile a quello a cui abbiamo assistito in Ruanda”.

Il 19 marzo iniziano i bombardamenti occidentali.

2011: dimissioni a catena dalla redazione di al Jazeera (Qatar) in protesta per la faziosità e censure nella copertura della crisi siriana e delle proteste in Bahrain, sedate anche grazie all’intervento militare saudita.
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/14/il-mito-infranto-di-al-jazeera/

CONTESTO EUROPEO

Ripetere semplici pregiudizi, diffondere le formule di propaganda più seducenti, ben lontano da qualunque logica economica, comportarsi come se si fosse dei visionari o semplicemente non correre rischi urlando insieme agli altri, ecco quello che ha fatto la grande maggioranza della stampa tedesca durante questa crisi dell’euro

Robert Misik, der Standard

http://www.presseurop.eu/it/content/author/491201-robert-misik

1915: soldato canadese crocifisso dai tedeschi – molto probabilmente un’invenzione propagandistica;

1989: “Il massacro di Timisoara”. A pochi giorni dal Natale del 1989 il mondo viene scosso dalla repressione di Ceausescu: si parla di 4mila morti. Paolo Rumiz, allora inviato del Piccolo, si reca sul luogo della strage. Cerca informazioni. Gliele fanno trovare. Le prende per buone. In seguito scopre che era tutta una messinscena: i corpi erano stati messi lì apposta, dalla Securitate (in versione golpista), scongelati dalle celle frigorifere dell’ospedale civile. Il custode del cimitero aveva ripetuto a tutti che i segni erano di autopsie e che erano corpi di vagabondi, ma nessun giornalista aveva osato sfidare il consenso. La straziante immagine della madre e della figlia uccise dal regime era stata costruita: la madre era un’alcolizzata morta di cirrosi epatica, la figlia era morta per una congestione un mese dopo il decesso della madre. Scrive Rumiz: “Ripassando la moviola, si vede che la Tv rumena non registra la rivolta, ma la determina…L’evento è pilotato, non a caso, dalla stessa cabina di regia che ha costruito per decenni la propaganda di regime…Le televisioni e i giornali di mezzo mondo caddero nella trappola, affondarono primi piani terribili sulle cicatrici, diffusero all’istante la prova della colpevolezza del regime e legittimarono a priori la frettolosa fucilazione di Ceausescu. Fu Herta Mueller, del giornale tedesco Die Zeit, a scoprire la finzione costruita dallo stesso apparato repressivo…Pochi lo ammisero: l’evento era bruciato, la verità non importava più ai media occidentali”.

2013: Quando chiesero a Thomas Herndon, studente di economia presso l’Università del Massachusetts, di scegliere un’analisi economica ed esercitarsi provando a replicare i risultati lui, ambiziosamente, scelse un articolo di Carmen Reinhart (Harvard) e dell’ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale, Ken Rogoff, che aveva avuto un ruolo decisivo nel giustificare le misure di austerità nell’eurozona. Dopo mesi di tentativi i conti non tornavano. Assieme ai suoi docenti, Herndon scoprì che i due esperti avevano commesso una serie di errori, tra i quali uno particolarmente grossolano.

Daniel Hamermesh, economista all’Università di Londra, è stata la persona che a mio avviso ha colto il significato più profondo dell’evento: “Quell’articolo ha contribuito a plasmare il modo in cui le persone, e specialmente i politici, vedono il mondo ed è proprio questo che, alla fine, determina come funziona il mondo” (BBC 19 aprile 2013).

La visione del mondo che ha prevalso, quando Olli Rehn, il commissario agli Affari economici della Ue, ripeteva il mantra austeritario citando a sostegno delle sue tesi proprio quell’articolo, è che non ci potevano essere alternative al drastico taglio della spesa pubblica e al precariato, che quello era l’unico strumento per tornare a crescere. Un’ipotesi poi smentita dalla recessione europea e dall’esplosione dei dati sulla disoccupazione.

CONTESTO NAZIONALE

Caro Luigi Abbate, ho visto il video in cui Girolamo Archinà ti ruba il microfono mentre fai la tua domanda a Emilio Riva sui morti di tumore a Taranto svariato tempo fa. L’avevo rimosso. Poi per fortuna Il Fatto Quotidiano e Repubblica hanno ripreso la telefonata in cui il governatore della tua regione e lo stesso Archinà ne parlavano con grasse risate, e allora quel video e quella vicenda mi è tornata a mente. Siccome ridevano anche di te, e del tuo lavoro, del nostro lavoro, mi sono sentito offeso per te e pure per me. Tu non eri a libro paga dei Riva come molti tuoi colleghi del posto, e allora ti sei potuto permettere quella domanda. Che poi è la domanda delle domande. Quella che ogni collega avrebbe dovuto ripetere fino allo spasmo, perché quella domanda, in quel posto, in quelle condizioni, è l’abc della nostra professione. Eppure nessuno ti ha ringraziato. Nessuno ti ha chiesto scusa. E anzi, il tuo governatore, un uomo di sinistra (così dice), ha telefonato non a te, ma a chi ti ha rubato il microfono. Allora mi sono doppiamente offeso, perché non solo credo nel giornalismo, ma pure nei valori della sinistra. Che prevedono questo: si fa i forti con i forti, contro i forti si lotta, per i deboli e a fianco ai deboli. Invece in quelle risate c’era tutto il contrario di quel valore. C’era il potere che si dà del tu, c’era la mancanza di sensibilità e la coscienza sporca di un’intera classe politica e imprenditoriale che non vuole domande e non vuole il coraggio di certe domande. C’era la mancanza di rispetto verso di te e verso i chiarimenti che chiedevi, che poi riguardano la vita delle persone. Forse veniamo da un altro mondo, o forse siamo semplicemente i pochi rimasti sani in questa terra dove tutto funziona alla rovescia. Dove un governatore di sinistra non solidarizza con te, ma di te si fa beffe dandoti del mezzo provocatore. Dove le domande al padrone vengono vietate, dove un cronista ci si mette poco a comprarlo, o a zittirlo. Basta un semplice atto di prepotenza, quella a cui siamo stati abituati ad assistere da troppi anni. Allora mentre tutti si arrovellano su Vendola sì o Vendola no, io compreso, mi sono reso conto che di te si è parlato poco o nulla. Sei un semplice giornalista, ma per chi prova a farlo davvero e con passione, dal basso o dall’alto poco importa, è il mestiere più bello e (credo io) più nobile del mondo. Lo hai dimostrato con un gesto piccolo. Una semplice scontata eppure potente domanda. Un’ottima lezione di giornalismo. Grazie. Continua così.

Matteo Pucciarelli

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/11/15/matteo-pucciarelli-lettera-a-luigi-abbate-il-giornalista-che-fa-ridere-i-potenti/

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CONTESTO LOCALE

Io non sono dell’idea che bisogna dare in pasto al popolo furente qualche testa perché così si acquieta un po’. Non è questo il mio senso delle istituzioni. La credibilità e la fiducia dei nostri apparati tecnici la dobbiamo riconquistare mettendo a disposizione di chiunque abbia interesse il lavoro che stiamo facendo, con trasparenza, dimostrando che siamo imparziali e che la politica non dà direttive per nascondere le cose.

Lorenzo Dellai (da “La Farfalla Avvelenata”).

La gravità dei fatti, la pericolosità per la salute delle emissioni tossiche, il numero degli sforamenti dei limiti di legge monitorati in ampio arco di tempo, il fatto che gli stessi non siano cessati neppure dopo il primo intervento in acciaieria da parte della polizia giudiziaria (dicembre 2008), rende ancora più evidente il rischio di ulteriori analoghe violazioni

Marco La Ganga, giudice per le indagini preliminari

L’aspettativa di vita media – che generalmente coincide con l’età media alla morte – era in quel periodo di 72 anni. Tra il 1984 e il 2009 ci sono stati 26 morti, di cui 22 con cause certe; dieci di questi sono morti di tumore, cioè il 45%, a fronte di un dato provinciale del 33% e nazionale del 29%. L’età media del decesso degli operai è di 55 anni.

“La Farfalla Avvelenata”.

Apri il frigorifero di casa, dai una rapida occhiata e ti domandi cosa puoi mangiare o bere senza preoccuparti della provenienza, della possibile contaminazione. Gli alimenti a chilometri zero, prodotti in quei luoghi, sono sicuri? Si pensava di vivere in un’isola felice, un mondo in stile Mulino Bianco. In fondo è ciò che raccontano tutti i depliant di promozione turistica del Trentino. E le prime “vittime” di questo bombardamento mediatico sono proprio i trentini…Non possiamo evitare di chiederci perché i controllori non hanno controllato, il perché di certe autorizzazioni, date in piena autonomia, all’interno dei confini provinciali. Per quale motivo Cava Zaccon, in Valsugana, è diventata un concentrato di rifiuti tossici? Non possiamo non domandarci perché, a fronte di tante segnalazioni di cittadini (non solo ambientalisti militanti), non si è intervenuti; perché questo profondo nord, forse un po’ troppo presuntuoso, è diventato capolinea per centinaia di camion – provenienti da mezza Italia – che hanno trasportato e scaricato rifiuti pericolosi; perché sono dovuti intervenire gli agenti del Corpo forestale dello Stato, visto che la Provincia avrebbe i propri, di forestali. Esiste forse un problema di indipendenza di questi organi dal potere politico?…Si è quasi parlato di vilipendio dell’autonomia. Guai a dire che qui le cose non vanno bene, come abbiamo sempre raccontato…Serve a qualcosa preoccuparsi? Serve a qualcosa uscire da questo piccolo-grande Matrix che è il racconto di un paradiso terrestre che stiamo distruggendo, convinti del contrario? Secondo noi sì. Serve perché un cittadino informato può pretendere una politica ambientale seria. Può chiedere a chi governa questo territorio di preservarlo, di non nascondere la verità nel sottosuolo  

“La Farfalla Avvelenata”.

Il Trentino che non ti aspetti. Traffico di rifiuti, cave trasformate in discariche, controllori che non controllano, paura per ambiente e salute. Il racconto di un’inchiesta giudiziaria senza precedenti: il Corpo forestale dello Stato interviene in Trentino e scopre una pentola di veleni. Natura che si pensava incontaminata. Soldi e rifiuti, le relazioni pericolose della politica. Rischio inquinamento: il nervo scoperto dell’autonomia speciale. Il Trentino come non è mai stato raccontato. Un libro di Jacopo Valenti e Andrea Tomasi.

http://www.youtube.com/watch?v=G-wGCaw7j6s

Tre inchieste, condanne, patteggiamenti e la scoperta che l’Autonomia di fatto si è trasformata in un paravento. I rifiuti illeciti arrivano nel profondo nord, stoccati in ex cave, in teoria destinate a diventare siti di ripristino ambientale. In Trentino – sì, nel Trentino delle montagne, dello sci, delle passeggiate naturalistiche, degli agriturismi – fra il 2007 e il 2011, il Corpo forestale dello Stato solleva il coperchio su una pentola di veleni. Tre indagini (Tridentum, Fumo negli occhi ed Ecoterra) – condotte dal nucleo investigativo Nipaf di Vicenza, coordinato dalla pm Alessandra Liverani, della Procura della Repubblica di Trento – dimostrano come chi era incaricato dei controlli in realtà non controllava. Nelle cave – e in seguito si scoprirà anche sotto alcuni prati – si trovano enormi quantitativi di sostanze, residui di lavorazioni industriali, provenienti da mezza Italia. I comitati cittadini avevano lanciato l’allarme, avevano fatto sapere a chi comandava (e comanda) nella ricca Provincia di Trento che il traffico di camion era sospetto, che il terreno poteva essere contaminato, che le bonifiche non erano bonifiche e che l’aria era maleodorante. Nulla…. “Trentino: l’Italia come dovrebbe essere”, recitava un controverso slogan dell’azienda di promozione turistica della Provincia autonoma: un’autonomia dorata che però, nei casi scoperti dagli inquirenti, non è stata in grado di difendere l’ambiente. E improvvisamente i trentini si sono risvegliati dal lungo sonno, scoprendosi meno sani e meno belli. “Io la scoria la metto anche nel pane”, dice un imprenditore finito nella rete del nucleo investigativo del Corpo forestale dello Stato…. “È uno dei problemi dell’autonomia del Trentino – scrive Claudio Sabelli Fioretti nella prefazione al libro  ‘La farfalla avvelenata’ – Gli amministratori trentini vogliono essere sempre più autonomi anche nella scelta di coloro che controllano il loro operato. Gosetti viene condannato, il 22 febbraio del 2011. Il Comune di Rovereto gli affidava ancora incarichi per la bonifica di aree inquinate”. Il problema – evidenziato dagli inquirenti – è che il Trentino, pur avendo a disposizione tutti gli strumenti economici dati dall’autonomia speciale, non ha attivato (o sviluppato) gli anticorpi necessari per difendere territorio e popolazione…. Migliaia di tonnellate di inquinanti. Ma cosa resta adesso in Trentino? I rifiuti delle cave di Sardagna e Monte Zaccon non sono stati rimossi. A Zaccon, in particolare, l’amministrazione pubblica conta di “risolvere tutto” con un capping: un “copertura” di cemento. Ma sotto le sostanze rimangono. Delle 419.852 tonnellate di rifiuti smaltiti a Monte Zaccon tra il 2007 e il 2008, solo il 6,6% era conforme ai limiti. Quanto a Sardagna, al quantitativo complessivo di almeno 177.273 tonnellate nel periodo 2007-2008, si aggiungono 108.499 tonnellate degli anni precedenti (fino al 2006) per un totale di 285.772 tonnellate di rifiuti che vanno considerati contaminati e quindi possono essere una potenziale sorgente di danno ambientale. Peraltro un sito come quello di Sardagna è privo di opere di barriera geologica e di controllo delle acque, perché al momento dell’approvazione del piano di adeguamento nel 2004 il Comune di Trento non aveva provveduto ad imporre al gestore l’esecuzione di interventi di “difesa”. Anche in questo caso, secondo una determina del Comune di Trento, i rifiuti potrebbero rimanere dove sono. Tutto questo nonostante esista una perizia, commissionata all’Ispra dal Ministero dell’Ambiente, che dice chiaramente che quei materiali, nei due siti trasformati in discariche, dovrebbero essere rimossi.

http://inchieste.repubblica.it/…/rifiuti_trento-65885190/

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