Voci autorevoli che non la pensano come Bersani sulla guerra nel Mali

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8 indizi (per una volta debitamente riportati dalla stampa internazionale) che fanno supporre che la questione sia un po’ più complicata di come la descrive Pierluigi Bersani:
1. La base di droni americana che sarà costruita nel Niger, vicino al confine con il Mali;
2. I numerosi testimoni che hanno segnalato la presenza di un canadese e di due francesi alla testa della banda di jihadisti che ha sconfinato in Algeria per prendere degli ostaggi (Tigantourine);
3. La presenza sul terreno di forze speciali americane per operazioni clandestine qualche mese prima dell’intervento francese;
4. Il fatto che nell’area tra Mali e Niger vi siano alcune tra le più importanti riserve mondiali di uranio (terzo posto nel mondo), oltre a petrolio e gas;
5. I recenti accordi commerciali e di sfruttamento delle risorse siglati da Mali, Niger e Cina;
6. Il fatto che gli jihadisti siano finanziati quasi certamente dal Qatar e probabilmente anche dall’Arabia Saudita, entrambi alleati della NATO;
7. L’opposizione algerina alle politiche NATO nel Nord-Africa (ma potrebbero anche cambiare casacca);
8. Il coinvolgimento dei presunti fondamentalisti islamici nel narcotraffico e nel traffico d’armi e il loro precedente servizio reso alla coalizione anti-Gheddafi (= il fattore religioso è secondario ma ai governi occidentali fa comodo continuare a sfruttare l’infinita Guerra al Terrore);

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Senza alcun dibattito parlamentare, il governo inglese ha già deciso che invierà un corpo di spedizione nel Mali.
Solo due settimane fa Cameron l’aveva escluso categoricamente.
Giusto perché sia chiaro che la guerra è appena agli inizi.
Dovremo partecipare anche noi? Ce lo chiederà l’Europa? Qualche caduto italiano per poterci sedere al tavolo delle trattative e delle spartizioni?

Anche tralasciando la parte in cui Al-Qaeda viene creata a tavolino dagli americani (cf. Brzezinski) per combattere i russi in Afghanistan, la parte in cui l’amministrazione Bush ignora sistematicamente ogni avvertimento dell’intelligence statunitense pre-11 settembre 2001 e la parte in cui Al-Qaeda viene incolpata di tutto, dal riscaldamento globale, alle fantasmatiche armi di distruzione di massa irachene, al tasso di obesità americano, la Guerra al Terrore rimane una criminale bestialità.

Serve solo ad ingigantire lo status dei terroristi: “l’America contro i terroristi yemeniti”, “Israele contro Gaza”, “la Francia contro i terroristi maliani”, “gli Stati Uniti e la Francia contro i terroristi somali”: i terroristi si spostano, riaffiorano carsicamente in un altro paese, godono di un’aura di invincibilità e di persecuzione da parte dei poteri forti che li rende “cool” e l’immagine dell’occidente finisce per deteriorarsi fino a rassomigliare a quella del patetico Wile E. Coyote alle prese con l’imprendibile ed invincibile “struzzo” Beep Beep.

In questo modo gli jihadisti sono consacrati agli occhi di migliaia di giovani musulmani che vedono i droni e i missili occidentali che causano eccidi di civili e che decidono a loro discrezione quali siano i tiranni da abbattere e quali invece quelli da sostenere anche contro la volontà dei loro sudditi.

In particolare, nel Mali, l’intervento francese in appoggio al Sud del Mali servirà solo a rinsaldare un’alleanza tra tuareg e jihadisti che era in crisi e che ora troverà nuovo vigore, con migliaia di combattenti che conoscono molto bene la regione e le tecniche di guerriglia.

Invece di isolare i terroristi dalla popolazione, quest’ultima si rassegnerà all’idea che sono l’unica autorità che possa tenere insieme il nord del Mali e proteggerli dalla pulizia etnica dei maliani del sud.

Contemporaneamente, il Sud del Mali diventerà uno stato fantoccio della Francia, tenuto in vita a forza per evitare l’anarchia, non diversamente dal Vietnam del Sud degli anni Sessanta e Settanta. L’unico risultato sarà quello classico (es. Iraq, Libia, Siria, Somalia, Yemen, Afghanistan): frammentazione e partizione dello stato, islamizzazione e terrorismo.

Poiché queste cose ormai non possono non saperle, ne consegue che lo fanno apposta: ordo ab chao.

L’obiettivo primario è la destabilizzazione dell’Algeria

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/23/fallimento-in-siria-ci-si-gioca-lalgeria/

e il controllo del Niger

http://www.lettera43.it/cronaca/africa-occidentale-forse-una-base-per-droni-usa_4367581683.htm
il Mali consente di prendere due piccioni con una fava.

Non tengono però conto del fatto che il boccone è troppo grosso persino per la NATO – evidentemente danno per persa la Siria, ma poi dovranno spiegare la cosa a milioni di persone che per mesi hanno ascoltato una singola versione dei fatti (“mancano pochi giorni alla caduta di Assad”, “la popolazione siriana non lo tollera più”, ecc.). Hanno commesso un enorme errore strategico.

LE VOCI DEL DISSENSO

“Un intervento armato internazionale è destinato ad aumentare l’entità delle violazioni dei diritti umani a cui stiamo già assistendo in questo conflitto… All’inizio del conflitto, le forze di sicurezza del Mali hanno risposto alla rivolta bombardando civili tuareg, arrestando, torturando e uccidendo la gente tuareg apparentemente solo per motivi etnici. L’intervento militare rischia di innescare nuovi conflitti etnici in un paese già lacerato da attacchi contro i Tuareg e altre persone di pelle più chiara”.

http://www.amnesty.org/en/news/armed-intervention-mali-risks-worsening-crisis-2012-12-21

“Il Mali, un paese amico, crolla. Gli jihadisti avanzano verso sud, e c’è una certa urgenza.

Ma non facciamoci prendere dal riflesso condizionato della guerra per la guerra. Quest’unanimità per l’andare in guerra, questa evidente precipitazione, argomenti già sentiti sulla “guerra al terrore”, mi preoccupano. Questa non è la Francia. Dovremmo aver tratto delle lezioni dal decennio di guerre perse in Afghanistan, Iraq, Libia. Queste guerre non hanno mai costruito uno Stato forte e democratico. Al contrario, hanno rinfocolato il separatismo, il fallimento degli Stati, la ferrea legge delle milizie armate.

Non hanno permesso di sconfiggere i terroristi che sciamano nella regione. Al contrario, ne hanno legittimate di ancora più radicali.

Nessuna di queste guerre ha assicurato la pace in una data regione. Al contrario, l’intervento occidentale ha consentito a tutti di scaricare le proprie responsabilità.
Peggio ancora, queste guerre sono un ingranaggio. Ciascuna crea le precondizioni per la prossima. Sono le battaglie di una singola guerra che si sta espandendo dall’Iraq verso la Libia e la Siria, dalla Libia verso il Mali inondando il Sahara con il traffico di armi di contrabbando. Tutto questo deve finire.

Nel Mali, non esiste una sola premessa per un successo finale. Combatteremo al buio, privi di un obiettivo bellico. Arrestare la progressione jihadista verso sud, riconquistare il nord, sradicare le basi AQIM: ciascuna di queste è una guerra a parte.

Noi ci dovremo battere da soli, senza un solido partenariato maliano. La rimozione del presidente a marzo e del primo ministro a dicembre, il collasso di un esercito del Mali segnato dalle divisioni, il generale fallimento dello Stato, a cosa ci appoggeremo?

Combatteremo nel vuoto per mancanza di un forte sostegno regionale. La Comunità degli Stati dell’Africa Occidentale si muove al rallentatore e l’Algeria ha espresso la sua contrarietà.

Solo un processo politico è in grado di portare la pace nel Mali.

Ci vuole una dinamica nazionale per la ricostruzione dello stato del Mali. Puntiamo sull’unità nazionale, sulle pressioni sulla giunta militare, sul processo di garanzie democratiche e dello Stato di diritto attraverso politiche di cooperazione forti.

Occorre anche una dinamica regionale, coinvolgendo l’Algeria, che ha un ruolo centrale in quell’area, e la Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale, per promuovere un piano di stabilizzazione del Sahel.

Serve infine una dinamica politica per negoziare, isolando gli islamisti ed accordandosi con i tuareg su una soluzione ragionevole.

Come è possibile che il virus neoconservatore abbia potuto conquistare tutte le menti? No, la guerra non è la Francia. È tempo di porre fine ad un decennio di sconfitte. Dieci anni fa, in questi giorni, eravamo riuniti alle Nazioni Unite per intensificare la lotta contro il terrorismo. Due mesi dopo è iniziato l’intervento in Iraq. Da allora in poi non ho mai smesso di impegnarmi per risolvere le crisi politiche e per uscire dal circolo vizioso della forza. Oggi il nostro paese può fare da battistrada per abbandonare questo stallo bellico, se si inventa un nuovo modello di impegno, fondato sulle realtà della storia, sulle aspirazioni dei popoli e sul rispetto per la diversità. Questa è la responsabilità della Francia di fronte alla storia”.

Dominique de Villepin, ex primo ministro francese

http://www.lejdd.fr/International/Afrique/Actualite/Villepin-Non-la-guerre-ce-n-est-pas-la-France-585627

Autore del celebre ed “eroico” discorso contro la guerra in Iraq, che non gli è mai stato perdonato dai neocon

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/25/la-nostra-capacita-di-costruire-un-mondo-migliore-buon-natale/

“La questione della guerra è entrata prepotentemente dentro la campagna elettorale. Si è aperta un’interessante dialettica fra Sel e il Pd, quest’ultimo immediatamente pronto a sostenere Hollande e a rendersi disponibile per un’avventura italiana. In effetti che non si tratterà di una marcia trionfale se ne è accorto anche Il Sole 24 Ore che dedica al tema l’editoriale di oggi firmato da Vittorio Emanuele Parsi (docente alla Cattolica di Milano, se non ricordo male): “Le guerre inutili dell’Occidente“, un articolo e un titolo sorprendenti per il luogo dove sono collocati. Come giustamente scrive Parsi: “più diventavamo consapevoli della insufficiente efficacia dello strumento militare e più ci abbiamo fatto ricorso: in parte perchè le circostanze lo consentivano in virtù della nostra straordinaria superiorità logistica e tecnologica; in parte perchè non sapevamo che altro fare in assenza di un altrettanto rampante superiorità politica”. Eh già, proprio così: l’Europa come soggetto politico non esiste”.

Alfonso Gianni, 18 gennaio 2013

“Sono deluso dalle potenze occidentali. Adesso, ad esempio, c’è la Francia che si è impegnata in Mali. Vorrei chiedere: qual è lo scopo reale del coinvolgimento militare, adesso, della Francia? È ancora una ri-colonizzazione? … Quando vedo interventi di altri Paesi europei, quando si decide – ad esempio – che non si daranno più aiuti finanziari a questo Paese, non si concederà più questo o quell’intervento, io mi domando: è proprio per fare fronte a quella crisi, oppure per creare una situazione molto più difficile, di dipendenza sempre maggiore dall’Europa?”

Charles Palmer-Buckle, arcivescovo di Accra, capitale del Ghana

http://vaticaninsider.lastampa.it/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/mali-mali-mali-21477/

“L’intervento francese sa molto di un’ennesima ingerenza di tipo neo-colonialista. Personalmente non lo vedo molto di buon occhio. E penso che non riusciranno a sconfiggere i terroristi.  Forse, però, anche noi, come Chiesa del Mali, avremmo dovuto fare molto di più in questi anni per mettere in guardia le autorità, far pressione sulle forze più moderate, denunciare le violazioni dei diritti umani e i molti traffici di cui tutti sapevano, ma pochi parlavano”.

padre Alberto Rovelli, per vent’anni missionario dei Padri Bianchi in Mali

http://vaticaninsider.lastampa.it/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/mali-mali-mali-21477/

“Quando si entra in un conflitto, si accendono dei fuochi che poi non si possono spegnere. E se la cura fosse peggiore del male? Il Burkina Faso e l’Algeria sono particolarmente restii all’idea di un intervento militare e sono due paesi estremamente importanti in quell’area. Senza un loro coinvolgimento le difficoltà si moltiplicheranno. Non sarà un intervento militare a risolvere la questione dell’unità del Mali, soprattutto quando si vede che il Mali è uno stato al collasso. Prendere il controllo del Nord senza che vi sia alcun fattore di disciplinamento equivale a fondare l’intera impresa sul vuoto”.

Rony Brauman, già presidente di Medici Senza Frontiere – Francia, attuale direttore di ricerca presso la Fondazione Medici Senza Frontiere

http://www.journaldumali.com/article.php?aid=5513

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In Mali per ragioni umanitarie

“È la Françafrique, termine divenuto peggiorativo per la penna di François-Xavier Verschave, che la denunciò nel 1998 come organizzazione criminale segreta incistata nelle alte sfere della politica e dell’economia transalpina. Basata sulla corruzione, sui rapporti personali con questo o quel dittatore/padrone (franco)africano, sugli interessi dei “campioni nazionali” dell’industria transalpina, specie nel settore energetico e minerario. Una macchina da soldi, infatti ribattezzata France-à-fric da giornalisti malevoli.

Sarkozy prima e Hollande poi hanno preso le distanze dalla Françafrique, ma chiunque voglia vederle ne trova ancora forti tracce nei territori africani già inglobati nell’impero tricolore. Vi restano anzitutto i privilegi della grande industria, che incarna interessi strategici irrinunciabili (per esempio, lo sfruttamento dell’uranio nigerino da parte di Areva, vitale per la produzione energetica nazionale).

Parigi non rinuncia al ruolo di gendarme nella “sua” Africa – anche oltre, come dimostra il caso libico. Nel Continente nero restano schierati in permanenza circa 7.500 soldati francesi. Nel solo teatro maliano, il ministero della Difesa prevede di impegnarne a breve 2.500, e forse non basteranno per evitare l’insabbiamento della missione antiterrorismo. Certo, l’epoca dell’“unilateralismo” è passata, oggi Parigi cerca (e talvolta non trova) il sostegno degli alleati occidentali e dei paesi africani più vicini alle zone di crisi.

Più che una scelta, il “multilateralismo” – ossia l’impiego di risorse altrui per fini propri, o almeno il tentativo di farlo – è una necessità. Alla fine, quel che conta è proteggere il rango dell’Esagono nel mondo, la grandezza della Francia. Anche per questo, nelle carte mentali dei decisori francesi la memoria dell’ex (?) impero campeggia vivissima”.

Lucio Caracciolo

http://temi.repubblica.it/limes/quel-che-resta-del-colonialismo/41614

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“Mali, la guerra per l’uranio. Nell’area vi sono le più importanti riserve mondiali di uranio, oltre a petrolio e gas”.

http://www.peacelink.it/conflitti/a/37528.html

“I movimenti tuareg laici e progressisti sono stati marginalizzati, in particolare a causa dell’ascesa del gruppo salafita Ansar Dine. Potente e abbondantemente armato, quest’ultimo si è alleato con il gruppo islamico di Al Qaida nel Magreb (Aqmi), presentando un rischio sempre più evidente per le attività francesi di estrazione dell’uranio nel Nord del Niger. La Francia ha sostenuto con grande costanza i governi corrotti che si sono succeduti in Mali, portando a un indebolimento dello stato. È probabilmente questo crollo che ha condotto i gruppi islamisti a incalzare e ad avanzare verso Bamako.

Similmente, la Francia ha mantenuto da 40 anni il potere in Niger, in uno stato debole e dipendente dall’antica potenza coloniale e dalla sua compagnia di estrazione dell’uranio, la Cogéma, ora Areva. Mentre i dirigenti nigerini cercano di controllare in qualche modo ciò che Areva fa, la Francia riprende il controllo con il suo intervento militare.

I recenti movimenti di gruppi islamisti non hanno fatto altro che precipitare l’intervento militare francese che era in corso di preparazione. Si tratta indubbiamente di un colpo di forza neo-coloniale, anche se le forme sono state rispettate con un opportuno appello di aiuto del Presidente ad interim del Mali, la cui legittimità è nulla visto che lui è in funzione in seguito al colpo di stato che ha avuto luogo il 22 marzo 2012″.

http://www.peacelink.it/conflitti/a/37532.html

“Per il momento, non vogliono testimoni nè giornalisti pullulando nella zona del conflitto. Non vi chiedete per caso perchè non avete ancora visto nessuna immagine di quello che sta succedendo sul terreno? Dove sono le vittime? I feriti? Gli edifici bombardati? Le truppe in combattimento?

Le ragioni possono essere molteplici e sicuramente si può pensare che si stia cercando di evitare che si producano nuovi sequestri o di garantire la nostra sicurezza. Ma il risultato è solo uno: si sta occultando la possibilità di informare, e pertanto, si sta attaccando la libertà di stampa, e la verità. Ricordo una frase che ho imparato all’università (credo che non sia stato al bar, ma non ne sono sicuro), e diceva che “nelle guerre la prima vittima è la verità”. E in questa, come in altre, si corre lo stesso rischio se non arrivano presto i giornalisti al fronte.

E se il problema è la nostra sicurezza, solo aggiungo che ognuno dei giornalisti presenti in Mali è cosciente dei pericoli che può o che vuole assumere, e ognuno arriverà fino a dove gli sembri ragionevole nel suo desiderio di informare nella maniera più veridica e adeguata. Quello che voglio dire è che siamo persone adulte. Quello che voglio dire è che non mi piace che mi si limiti nel mio dovere di informare. E che i miei rischi sono miei, e solo miei. Non so come voi la vedete”.

http://www.peacelink.it/conflitti/a/37538.html

Se Romney vince siamo tutti nel guano

Anche se arriveranno con carta e penna [uno strano esercito, che non ha armi, ma solo carta e penna!] e avranno l’aspetto serio e pulito dei chierici, da questo segno li riconoscerete, dalla rovina e dal buio che portano; da masse di uomini devoti al Nulla, diventati schiavi senza un padrone.

“La ballata del cavallo bianco” di G.K. Chesterton (1911)

La Siria è strategica perché consente all’Iran l’accesso al mare

Mitt Romney, ottobre 2012

 Arriverà un momento in cui le banche falliranno e il destino della nazione e della Costituzione sarà appeso a un filo, allora un Cavallo Bianco – un mormone – apparirà per guidare l’America verso la grandezza.

Profezia di Joseph Smith, fondatore del Mormonismo (1843)

Sono convinto che arriverà una fase in cui ci dovremo interrogare sul nostro agire in base alla Costituzione e credo che saranno i seguaci dei Santi degli ultimi giorni ad offrire una risposta.

George Wilcken Romney, imprenditore e politico repubblicano, padre di Mitt Romney

Lo Utah è noto per essere la sede dei Mormoni e dell’Archivio dei Mormoni, una biblioteca genealogica situata in un deposito blindatissimo all’interno di una montagna a qualche decina di miglia a sud di Salt Lake City. Dovrebbe idealmente contenere gli alberi genealogici e i dati anagrafici (inclusa razza e censo) di tutti gli esseri umani. Nel 2007 Marco D’Eramo scriveva sul Manifesto (“Mormoni. Una caccia fino all’ultimo antenato”): “Nel 1959 l’immagazzinamento cominciò a diventare un problema. Si iniziarono a scavare 6 enormi gallerie nel granito delle montagne del Little Cottonwood Canyon, a 40 km da Salt Lake City, e nel 1963 furono inaugurati i Granite Mountain Record Vaults, abbastanza spaziosi da poter contenere l’equivalente di 25 milioni di volumi. Secondo il sito della Family History Library, la biblioteca include 2,4 milioni di registrazioni genealogiche, 742.000 microfiches, 310.000 libri, 4.500 periodici. Il database Ancestral File contiene più di 36 milioni di nomi collegati in famiglie. L’Indice genealogico internazionale registra 725 milioni di nomi. Complessivamente il database contiene più di 2 miliardi di nomi, la maggior parte vissuta prima del 1930. In questo momento 200 macchine fotografiche in 45 paesi stanno microfilmando archivi”

http://www.feltrinellieditore.it/FattiLibriInterna?id_fatto=9176

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/21/utah-2013-dal-grande-fratello-allimmenso-fratello/

C’è un 47 per cento di persone che voteranno per il presidente in qualsiasi caso. C’è un 47 per cento di persone che stanno dalla sua parte perché dipendono dal governo, perché si ritengono delle vittime, perché credono che il governo abbia la responsabilità di occuparsi di loro, che credono di avere il diritto a copertura sanitaria, cibo, casa, qualsiasi cosa. Che sia un diritto e che il governo dovrebbe fornirgli tutto. E loro voteranno questo presidente in qualsiasi caso… questa è gente che non paga le imposte sul reddito da lavoro. [...] Quello che io devo fare è non preoccuparmi di queste persone. Non le convincerò mai che dovrebbero prendersi la responsabilità di pensare alle proprie vite.

Mitt Romney

http://www.ilpost.it/2012/09/18/video-segreti-romney/

Se avessi genitori messicani, avrei più possibilità di vincere. [...]. Stiamo avendo problemi con il sostegno degli elettori ispanici, e se gli ispanici votano in blocco i democratici come avviene già con gli afroamericani, siamo nei guai come partito e come nazione.

http://www.ilpost.it/2012/09/18/video-segreti-romney/

Qualche anno fa con l’auto carica di bagagli e pargoli ha legato il cane Seamus sul tetto della macchina e ha guidato da Boston al Canada senza battere ciglio, neppure quando il povero Seamus non si è sentito bene [dissenteria da trauma, NdR]. Si è semplicemente fermato a una stazione di servizio, lo ha aiutato [lo ha sciacquato con una pompa] e dopo averlo risistemato sul portapacchi è tornato al volante, come hanno raccontato i giornalisti Michael Kranish e Scott Helman nel loro recente libro: “The Real Mitt”.

http://www.linkiesta.it/romney-primarie-michigan#ixzz2B4ZZwuRK

Il tema dei redditi e delle finanze di Romney è delicato: Obama gli ha chiesto di fare chiarezza sul suo ruolo nel fondo Bain Capital, dopo un’inchiesta pubblicata dal Boston Globe. Secondo il quotidiano americano ci sarebbero dei documenti della Commissione Titoli e Scambi (SEC) conservati dalla Bain Capital e una dichiarazione dei redditi (la FDS, una dichiarazione dei redditi obbligatoria per chi ricopre incarichi pubblici) firmati da Mitt Romney nel 2002. Questo confermerebbe che «all’epoca risultava ancora azionista unico, presidente e CEO della Bain Capital». Se Romney dopo il 1999 era ancora proprietario del 100% di Bain Capital (lui sostiene che ne sia uscito allora), Obama ipotizza che sia stato quindi lui a ordinare l’acquisto di una serie di aziende americane in difficoltà e averle portate in bancarotta e vendendone dei pezzi per fare profitti, licenziando tantissime persone.

http://www.ilpost.it/2012/07/18/le-tasse-di-romney/

 

In Michigan, uno Stato in cui nonostante la ripresa dell’industria automobilistica il 9.3% della popolazione è ancora disoccupata, una casa su 354 è pignorata e il 14.4% della gente sopravvive sotto il livello di povertà, venerdì scorso Romney in un comizio ha dichiarato: «Mi fa piacere constatare che la maggior parte della macchine che vedo i giro sono prodotte a Detroit. Io ho una Mustang e un Chevrolet pick-up. Mia moglie Ann guida un paio di Cadillac». Poi in un successivo intervento sulla Cnn a chi gli chiedeva se non si era pentito di quel commento a fronte di una situazione economica difficile per molti americani, Romney ha chiarito: «Certo, non sono perfetto, sono quello che sono, e riguardo alle macchine (le Cadillac), di cui si è già discusso lo scorso settembre, beh ne abbiamo una in California e una a Boston. Chi pensa sia sbagliato avere successo, voti qualcun altro, io sono uno che ha fatto fortuna».

http://www.linkiesta.it/romney-primarie-michigan#ixzz2B4ZE9C00

I Repubblicani negli Stati Uniti sono un partito che, in Italia, sarebbe alla destra della Lega Nord e in Grecia appena più a sinistra di Alba Dorata.

Mitt Romney è poco meno incompetente di Sarah Palin, disprezza gli animali, le donne

http://www.gqitalia.it/viral-news/articles/2012/ottobre/le-gaffe-di-romney-e-dei-repubblicani-contro-donne-fascicoli-sesso-e-stupro

http://video.corriere.it/gaffe-romney-donne-/af6e2132-1847-11e2-a20d-0e1ab53dafde

i poveri, i non-bianchi.

Ha dichiarato che considera la Russia il nemico principale (da bravo Mormone: si veda sotto al profezia del Cavallo Bianco) e che contro questo avversario dimostrerà di avere più spina dorsale di Obama:

http://www.washingtonpost.com/world/europe/romney-at-least-hes-direct-says-putin/2012/09/17/99435c2c-0188-11e2-9367-4e1bafb958db_story.html

È amico personale di Netanyahu, col quale è stato collega di lavoro (consulenti finanziari) alla Boston Consulting Group negli anni Settanta

http://www.nytimes.com/2012/04/08/us/politics/mitt-romney-and-benjamin-netanyahu-are-old-friends.html?pagewanted=all

È nemico di tutto ciò per cui ci siamo battuti nei secoli: costituzionalismo e diritti universali, laicità, stato sociale, pace, giustizia sociale, diritto internazionale, ecc.

Paul Ryan è il beniamino dei fondamentalisti cristiani ma anche di molti militanti del Tea Party, in quanto grande ammiratore di Ayn Rand

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/10/tea-party-il-totalitarismo-anarchico-alla-conquista-degli-stati-uniti/

I Mormoni sono in degna compagnia.

Senatore Pryor: “Gesù non è venuto per prendere le parti di qualcuno, ma per prendersi tutto”.
Consiglio di Doug Coe (leader): “più invisibile è l’organizzazione, più influenza eserciterà”.

http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/fascismo-cristianista-il-quarto-reich.html

The Family è lo sponsor di Kony 2012

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/12/kony-2012-la-stucchevole-pornografia-umanitaria-i-bambini-pensate-ai-bambini/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/25/la-tirannia-umanitaria-e-i-falsi-profeti-cosa-ci-ha-insegnato-kony-2012/

E poi, naturalmente ci sono i Dominionisti, con le loro migliaia di mercenari

http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/dominio-mercenario.html

I MORMONI E I NERI, LE DONNE, LA PRIVACY

Molte sue teorie, nonostante fossero state presentate come cardini del credo mormone, furono soggette a variazioni dai successori del profeta.

Nel 1843, infatti, Joseph Smith aveva dichiarato che la poligamia era “nuova ed eterna alleanza”, vincolante per tutti coloro che desideravano una benedizione da parte di Dio. Del resto Orson Pratt proclamò che Gesù Cristo stesso era poligamo, che si era sposato a Cana di Galilea, che Maria e Marta erano sue mogli, e che da questi rapporti egli aveva avuto anche dei bambini. Nonostante questo avvertimento, il quarto presidente mormone Wilford Woodruff abolì questo comandamento.

Un cambiamento si verificò anche per quanto riguarda il problema razziale. I Mormoni infatti asserendo che l’oscuramento del colore della pelle sarebbe il risultato di una condanna divina, hanno permesso solo dal 1978 agli uomini di colore di accedere ai gradi del sacerdozio.

Intanto quella dei mormoni è una delle religioni che si espande più velocemente sul pianeta. Sono in possesso dei più sofisticati computer con i quali registrano tutti i morti della Terra che un giorno, dopo la resurrezione, dovranno evangelizzare e mentre continuano la diffusione del loro singolare messaggio, attendono il ritorno del Cristo in una particolare zona del Sinai che dicono hanno addirittura acquistato in occasione di un tale storico evento.

https://sites.google.com/site/illinguaggiodeglidei/religioni-nel-mondo/mormoni/i-mormoni

L’ORIGINE DELL’UMANITÀ SECONDO I MORMONI (SPIRITUALISMO MATERIALISTA)

Uno degli insegnamenti illuminanti, caratteristici del credo mormone, è quello dell’universalità della materia: tutto ciò che esiste è materia, anche se questa si presenta in diversi stadi che vanno dai più solidi ai più sottili.

Per cui, ogni volta che essi parlano di “spiriti”, non si riferiscono ad esseri assolutamente privi di materia, ma ad entità costituite di una materia più sottile che sfugge ai nostri sensi terrestri. Gli spiriti, infatti, secondo i Mormoni, abitano su dei pianeti con caratteristiche simili a quelle terrestri, lo stesso è per Dio.

In un testo canonico è detto, in maniera molto esplicita: “Il Padre ha un corpo in carne e ossa, altrettanto tangibile quanto quello dell’uomo“. Nel “Libro di Abrahamo” scritto dal “Profeta” troviamo addirittura delle indicazioni relative al pianeta sul quale Dio sembra risiedere. Esso si troverebbe nelle vicinanze di una stella chiamata Kolob.

Il Signore avrebbe spiegato ad Abrahamo che sul “pianeta” Kolob, il più grande dopo la “Creazione Celeste”, dimora di Dio, il tempo non scorrerebbe come sulla Terra, (esso sarebbe, infatti, relativo alla massa dei pianeti) e che un giorno, sul pianeta Kolob, equivarrebbe invece a mille anni terrestri.

Secondo la dottrina mormone la nostra esistenza prevede vari periodi che non iniziano con la vita sulla Terra. Infatti essi credono che tutte le cose, compresi gli uomini, siano state create prima in forma spirituale e poi trasformate in materia. È importante anche sottolineare che la parola “creazione” ha per i mormoni un significato ben diverso da quello che noi comunemente conosciamo. Infatti insegnano che tale termine indichi un atto di trasformazione, di organizzazione di una materia preesistente e non un “produrre dal nulla”.

Per quanto riguarda gli uomini, essi sarebbero stati generati da un rapporto avvenuto tra una coppia divina composta da Dio Padre e Sua moglie. Essi insegnano che tale credenza sarebbe il risultato di una deduzione logica, in quanto Dio non potrebbe essere definito vero Padre se non esistesse anche una Madre, e visto che le Scritture ci parlano di un Dio Padre, si può avere il diritto di sostenere che questo Padre abbia una moglie con la quale ha procreato gli uomini in forma spirituale.

https://sites.google.com/site/illinguaggiodeglidei/religioni-nel-mondo/mormoni/i-mormoni

LA PROFEZIA DEL CAVALLO BIANCO (maggio 1843)

[N.B. certe profezie sono importanti proprio perché certi uomini le vogliono far avverare]

SINTESI: Verrà il tempo in cui le banche di ogni nazione falliranno e solo due luoghi saranno sicuri per chi vorrà depositare il suo oro e tesori: il Cavallo Bianco e i forzieri inglesi. In America scoppierà una terribile rivoluzione, come non si è mai vista prima, il paese resterà senza governo ed accadrà ogni genere di atrocità. L’unico luogo che resterà pacifico saranno le Montagne Rocciose. È lì che si recheranno migliaia di persone in cerca di rifugio, da voi Mormoni. Sarete ammirati per la vostra organizzazione, ordine, unità.

L’Impero Turco sarà una delle prime nazioni a disgregarsi perché solo così il Verbo penetrerà nella Terra Santa.

Dio ha concentrato il sangue migliore in Gran Bretagna ed è lì che continuerà a risiedere il potere globale, perché solo così si impedirà alla Russia di usurparlo. L’Inghilterra e la Francia saranno unite contro la Russia.

Nel corso della rivoluzione l’Inghilterra resterà neutrale, finché questa non degenererà a tal punto che si sentirà in dovere di intervenire per porre fine al bagno di sangue. Assieme alla Francia, cercherà di assoggettare le altre nazioni, che saranno già frazionate (broken up) e gettate nel caos, prive di un governo responsabile.

I neri saranno alleati dell’Inghilterra, perché fu tra le prime nazioni ad abolire la schiavitù: equipaggiati con armi inglesi, le azioni del Cavallo Nero saranno terribili.

Nel frattempo il Cavallo Bianco avrà raccolto le sue forze e si ergerà a difesa della Costituzione, che è un dono di Dio. In quei giorni Dio instaurerà un regno che non sarà mai abbattuto e gli altri regni che non accettano il Vangelo saranno umiliati finché non lo faranno.

Inghilterra, Germania, Norvegia, Danimarca, Svezia, Paesi Bassi e Belgio possiedono una considerevole proporzione del sangue di Israele (= degli eletti, di Sion), sangue che dovrà essere riunito in sottomissione al regno di Dio. L’Inghilterra sarà l’ultimo dei regni a volersi arrendere, ma alla fine lo farà senza tentennamenti. I potenti si inchineranno a loro volta quando vedranno che potere esercita il Vangelo. Il Messia ritornerà tra il suo popolo e porterà le leggi di Sion, governando il suo popolo.

Le terre ad ovest delle Montagne Rocciose saranno invase dai Cinesi pagani se non si avrà l’accortezza di difenderle.

Ma la battaglia finale di Sion si avrà quando le Americhe riunite si scontreranno con i loro nemici, che saranno chiamati Gog e Magog e saranno guidati dallo zar della Russia. Il potere degli avversari sarà grande ma alla fine Sion trionferà.

http://beforeitsnews.com/prophecy/2012/07/mitt-romney-and-the-white-horse-prophecy-bank-failure-and-revolution-foreseen-2337835.html

 

IL DESTINO DELL’UMANITÀ SECONDO I MORMONI (GESÙ COME LEADER POLITICO)

I Mormoni attendono in questo periodo della storia dell’umanità il ritorno di Gesù Cristo sulla Terra. Oltre a diversi segni catastrofici ce ne saranno anche di quelli che invece porteranno gioia nel mondo. Uno di essi è la restaurazione del Vangelo avvenuta attraverso l’angelo Moroni quando diede le tavole a Joseph Smith. Interpretando un passo biblico (Ezechiele 37: 16-20) in maniera molto arbitraria, essi indicano la venuta alla luce del Libro di Mormon come un ulteriore segno del tempo che si è avvicinato.

La venuta del Cristo introdurrà un periodo di mille anni durante il quale egli regnerà sulla Terra. All’inizio di questo periodo di tempo, i giusti saranno portati ad incontrare Gesù alla Sua venuta che darà inizio al Regno millenario. Soltanto loro continueranno a vivere sulla Terra durante questo periodo. Durante il millennio i membri della Chiesa saranno incaricati di compiere due grandi opere: il lavoro di tempio e il lavoro missionario. Durante tale periodo la Terra tornerà come al tempo di Adamo ed Eva, Satana sarà legato e quindi regnerà la pace ovunque. Gesù Cristo si preoccuperà di guidare il governo politico del nostro pianeta utilizzando la collaborazione dei membri della Chiesa.

Sorgeranno quindi due capitali, una a Gerusalemme e l’altra in America (i Mormoni sostengono che l’Eden, il paradiso terrestre, in realtà si trovava nel Nord America). Le malattie e la morte spariranno, nuove rivelazioni saranno svelate e gli animali cominceranno a vivere in armonia con la natura e con gli uomini.

Con lo scadere del millennio e con il giudizio finale, avrà anche termine definitivamente la condizione di separazione dl corpo che gli spiriti hanno dovuto subire con la morte. Infatti alla fine del millennio sarà terminata la prima resurrezione, quella dei giusti, e avrà luogo anche la seconda resurrezione e così tutti i figli di Dio avranno di nuovo un corpo in carne e ossa.

NOTA BENE: lo spirititualismo materialista è antitetico al messaggio di Gesù il Cristo.

Gesù disse, “I cieli e la terra si apriranno al vostro cospetto, e chiunque è vivo per colui che vive non vedrà la morte.” Non dice Gesù, “Di quelli che hanno trovato se stessi, il mondo non è degno?” [Tommaso, 111 – nel vangelo c’è spesso l’espressione “colui che vive”]. “Stretta invece è la porta ed angusta la via che mena alla vita, e pochi son quelli che la trovano” [Matteo 7:14] / “Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per amor mio, la troverà” [Matteo 16: 25] / “E se la tua mano ti fa intoppare, mozzala; meglio è per te entrar monco nella vita, che aver due mani e andartene nella geenna, nel fuoco inestinguibile” [Marco 9:43] / “In lei (la Parola, il Logos) era la vita; e la vita era la luce degli uomini” [Giovanni 1:4] / “In verità, in verità io vi dico: Chi ascolta la mia parola e crede a Colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita” [Giovanni 5:24] / eppure non volete venire a me per aver la vita! [Giovanni 5:40] / “E’ lo spirito quel che vivifica; la carne non giova nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita” [Giovanni 6, 63] / Il ladro non viene se non per rubare e ammazzare e distruggere; io son venuto perché abbian la vita e l’abbiano in abbondanza” [Giovanni 10, 10]/ Gesù le disse: Io son la resurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muoia, vivrà [Giovanni 11: 25] / “Chi ama la sua vita, la perde; e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà in vita eterna” [Giovanni 12: 25]/ “Perché ciò a cui la carne ha l’animo è morte, ma ciò a cui lo spirito ha l’animo, è vita e pace” [Romani 8:6].

http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/idee-e-virtu-di-gesu-il-cristo-un.html

Il senatore della Repubblica e la questione siriana


So di almeno un senatore che vota sulla questione siriana senza essersi adeguatamente informato su cosa succede in Siria (abbiamo polemizzato a riguardo). La cosa non è sconvolgente: la maggior parte dei parlamentari non ha il tempo e le capacità di informarsi in misura sufficiente su tutto. Se fossi un senatore non potrei comportarmi diversamente: dovrei astenermi dal votare troppe cose, se avessi la pretesa di farmi un’idea davvero chiara di ciò per cui voto. Lo stesso fanno i cittadini: un 20% degli elettori italiani è convinto che Monti sia politicamente di sinistra quando lui stesso ha dichiarato di ammirare Marchionne, la Gelmini ed il neoliberismo. E’ il prezzo da pagare per avere il suffragio universale.

Ora, però, il problema del voto disinformato di questo senatore è che c’è di mezzo una possibile terza guerra mondiale, ossia il futuro di centinaia di milioni di persone e della democrazia.

Le sue dichiarazioni di voto mostrano che questo senatore sarebbe a favore dell’intervento armato della NATO in Siria come lo è stato nel caso libico. Solo che questa volta Russia e Cina si sono impuntate.

E’ in buona fede? Si rende conto di cosa implichi per l’incolumità della sua cospicua prole (e di tutti noi) la sua richiesta di “offensiva diplomatica sulla Russia”? E’ davvero ciecamente convinto che la NATO sia dalla parte del giusto e Russia e Cina siano completamente nel torto? Le menzogne sull’Iraq, il Kosovo e la Libia non gli hanno insegnato davvero nulla? Non abbiamo già compiuto abbastanza danni nel mondo? Non siamo già abbastanza detestati?

Il mio impegno non è mirato a scongiurare la guerra, perché sarebbe una pretesa a dir poco risibile, ma piuttosto, quando essa scoppierà, a far crollare il fronte interno il più rapidamente possibile (come con il Vietnam). Questo non lo faccio in nome della pace. Non sono un pacifista. C’è guerra e guerra. Questa guerra, come altre che l’hanno preceduta, è tremendamente sbagliata e il senatore, forse inconsapevolmente, assieme ai suoi colleghi, ci sta cacciando nel gorgo di un conflitto dalle ramificazioni colossali.

Alcuni punti che vanno capiti e che documento nei post linkati di seguito:

* Cina e Russia non hanno nulla da guadagnare da una guerra civile in Siria, l’Occidente e Israele sì;

* La Siria è l’anticamera dell’Iran, la sua destabilizzazione serve a completare l’accerchiamento dell’Iran, come previsto dai piani del pentagono di una decina di anni fa. C’è chi pensa che, cambiato il presidente degli Stati Uniti, cambiano anche gli obiettivi in politica internazionale. Chi pensa questo è molto ingenuo e sopravvaluta di molto la sovranità del presidente, sottovalutando drammaticamente l’autorità del Pentagono, che non è un istituto di carità o un’impresa umanitaria: è una macchina da guerra;

* Cina e Russia hanno sacrificato la Libia per guadagnare tempo, perché non era così strategica e perché era difficilmente difendibile, la Siria non sarà sacrificata;

* Gli Stati Uniti non stanno spostando la maggior parte della flotta nel Pacifico e schierando truppe a Darwin, in Australia, come gesto di benevolenza nei confronti della Cina;

* Arabia Saudita e Qatar, due dittature fondamentaliste e misogine nostre alleate (NB siamo in Afghanistan per combattere i talebani fondamentalisti e misogini), non armano e finanziano i guerriglieri che combattono Assad perché amano la democrazia. Se la amassero non avrebbero schiacciato con la forza le proteste nonviolente e pro-democratiche nel Bahrein;

* L’Occidente sa benissimo che ci sono centinaia di combattenti alqaedisti in Siria che attaccano le truppe regolari siriane, ma la cosa non sembra turbarli. Invece nello Yemen la presenza di alqaedisti serve a giustificare il regime autoritario filo-occidentale ed inviso alla popolazione (anche lì proteste soffocate nel sangue tra l’indifferenza dei media occidentali e brogli che danno risultati del 99% – manco in Bulgaria);

* È evidente che finché arriveranno armi (es. per nave dalla Libia passando per il Libano) e soldi ai guerriglieri fondamentalisti questi non avranno alcun incentivo a rispettare il cessate il fuoco previsto dal piano di pace Kofi Annan: la loro professione è il caos, la guerra; lo fanno da anni, ormai, come i mercenari, e non saprebbero che altro fare nella vita;

* È evidente che finché Sauditi e Iraniani continueranno a cercare di contrapporre sciiti (filo-iraniani) e sunniti (filo-sauditi) non ci sarà pace in Medio Oriente e men che meno in Palestina;

* Ogni massacro di civili viene imputato al regime a prescindere, perché i media occidentali riferiscono le dichiarazioni dei ribelli come se fossero la verità e ignorano sistematicamente qualunque incongruenza. Questa virtuale uniformità di giudizi e valutazioni dovrebbe far sospettare al cittadino un po’ più smaliziato che c’è qualcosa che non va. Gustavo Zagrebelsky (“Simboli al potere”, 2012, pp. 89-90) riesce, in poche righe, a definire con estrema precisione la questione centrale del nostro tempo: “Alla cementificazione del pensiero, all’espulsione delle alternative dal campo delle possibilità, all’omologazione delle aspirazioni, alla diffusione di modelli pervasivi di comportamento, di stili di vita e di status e sex symbol nelle società del nostro tempo, lavorano centri di ricerca, scuole di formazione, università degli affari, accademie, think-tanks, uffici di marketing politico e commerciale, in cui vivono e operano intellettuali e opinionisti che sono in realtà consulenti e propagandisti, consapevoli o inconsapevoli, ai quali la visibilità e il successo sono assicurati in misura proporzionale alla consonanza ideologica. La loro influenza sul pubblico è poi garantita dall’accesso a strumenti di diffusione capillari e altamente omologanti. Non è forse lì che, prima di tutto, si stabiliscono i confini simbolici del legittimo e dell’illegittimo, del pensabile e dell’impensabile, del desiderabile e del detestabile, del ragionevole e dell’irragionevole, del dicibile e dell’indicibile? Del vivibile e dell’invivibile? Da qui provengono le forze simboliche potenti che, fino a ora, cercano di tenere insieme le nostre società….come in una religione, per di più monoteista”.

* Le immagini delle proteste anti-Assad non hanno mai mostrato più di qualche decina di migliaia di persone, su una popolazione complessiva di 23 milioni di Siriani;

* In Egitto e Tunisia sono state le capitali a rappresentare il fulcro delle proteste. In Libia e Siria sono i bastioni del regime. Questa è la differenza sostanziale tra queste realtà. Le rivoluzioni scoppiano sempre nelle capitali, quella Siriana è iniziata a Daraa, a circa 10km dal confine meridionale della Siria, nei pressi di Libano ed Israele. La prova del fatto che non si trattava di normali civili insorti sta nel fatto che alla fine dei primi scontri sono rimasti sul campo più soldati regolari che ribelli;

* A Houla tutte le testimonianze riportate dai media occidentali parlavano di civili uccisi da bombardamenti siriani, mentre gli osservatori ONU hanno verificato che non c’era segno di bombardamenti. Questo video, secondo gli insorti, dimostra quel che è successo, ma non si vedono i fori delle esplosioni né si vedono detriti. Si vede invece un uomo che sta creando le esplosioni a beneficio di chi lo inquadra;

In quest’altro video, il bambino intervistato sta parlando del massacro di bambini come lui al quale in teoria ha assistito. Un tale “trauma” che la bambina accanto a lui si mette a ridere ed il cameraman è costretto a escluderla dall’inquadratura. Anche il bambino non pare per nulla traumatizzato. C’è un film, con Dustin Hoffman e Robert De Niro, che spiega molto bene quel che sta succedendo, s’intitola Wag the Dog. Solo che qui non è in gioco solo un’elezione presidenziale, ma la pace nel mondo;

* Paul Danahar, che copre il Medio Oriente per la BBC, ha constatato di persona che Sauditi e Qatarioti usano il loro controllo dei guerriglieri per infrangere i vari cessate il fuoco negoziati dalle Nazioni Unite. Per questo Kofi Annan ha chiesto di allargare il gruppo di interlocutori che proveranno a risolvere il conflitto;

* Seymour Hersh, reporter investigativo statunitense molto rispettato e vincitore del Pulitzer riferiva sul New Yorker, nel 2007,  che gli Stati Uniti erano coinvolti in operazioni clandestine contro l’Iran ed il suo alleato siriano attraverso il rafforzamento dei gruppi estremisti sunniti che sposano una visione militante dell’Islam e sono ostili all’America, incluso Al Qaeda;

* Intanto il nuovo governo libico ha vietato per legge ogni critica della rivolta del 17 febbraio (legge 37), ha amnistiato tutti i combattenti anti-Gheddafi responsabili di saccheggi, torture, crimini di guerra e crimini contro l’umanità denunciati da Amnesty International, Human Rights Watch e dall’ONU (legge 38). Oltre ad ostacolare ogni inchiesta indipendente su quel che sta succedendo nella Libia del dopo-Gheddafi:


“L’insurrezione, con buona pace del perenne interventista Garton Ash, non è mai stata una rivolta di massa, come confermano i migliori analisti del settore e almeno un sondaggio effettuato dagli accerrimi nemici di Assad, i qatarioti, ed è stata violenta fin dall’inizio, come in Libia, e diversamente da Tunisia, Egitto e Bahrein (cf. rapporto della Lega Araba sulla Siria). Il che dovrebbe far riflettere una persona che ha a cuore la propria coscienza ora, non al momento della morte. Una tale persona, se per di più credente, potrebbe anche informarsi dai missionari cristiani in Siria, riguardo alla storia della destabilizzazione della Siria.

Il senatore in questione è convinto che nessuno vuole l’intervento militare in Siria. Questa convinzione è falsa:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/31/loccidente-e-la-destabilizzazione-della-siria-1957-2011-articolo-del-guardian/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/11/il-bilderberg-2012-decide-le-sorti-della-siria-e-del-mondo-articolo-del-guardian/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/02/israele-la-destabilizzazione-del-medio-oriente-ed-il-neonazismo/

Questo Senatore della Repubblica ha delle precise responsabilità nei confronti di tutti gli Italiani, ad esempio la precisa responsabilità di usare una lingua straniera per informarsi di quel che succede nel mondo, a maggior ragione se rischiamo un conflitto mondiale con Russia e Cina. Non basta leggere degli articoli di quotidiani italiani per capire cosa sta succedendo in Medio Oriente. La vicenda libica ci ha mostrato che osservano selettivamente la realtà, per usare un eufemismo

Questo stesso senatore però non pare essersi informato neppure in quella circostanza, prima di caldeggiare l’intervento.Davvero è tutto così chiaro per il senatore in questione? Anche l’esito dell’intervento in Libia? E perché invece non lo è per i giornalisti di Al Jazeera? E perché i media italiani hanno ignorato il conflitto interno alla redazione di Al Jazeera?

Anche un inviato Mediaset in quell’area conferma che c’è qualcosa che non torna in quel che ci è stato detto.

Nutrono dubbi anche analisti che non sono mai stati complottisti.

Quel che mi irritta in special modo nel comportamento del suddetto senatore è che, nella sua veste di rappresentante delle istituzioni, ha il potere di cambiare le cose, un potere che quelli come me non hanno. Il fatto che lo usi con così tanta LEGGEREZZA, senza discernimento critico, nella convinzione manichea che Assad sia il Male assoluto e i suoi avversari (salafiti, alqaedisti, mujaheddin, ecc. ossia gente che se andasse al potere farebbe pulizia etnica) un male infinitamente minore o persino un bene, non è cosa che rassereni (avrebbe molto da imparare da Kofi Annan, che per il momento ha assunto una posizione molto più equilibrata).

Non sarò io a giudicare l’anima del senatore e neppure il “Padre Eterno”, che ci lascia liberi di sbagliare a nostro piacimento, autolesionisticamente. Sarà la storia a giudicare l’operato suo ed il mio e quello di chiunque altro abbia preso una posizione sulla questione o non l’abbia fatto quando era ancora in tempo per farlo.

Il caos siriano spiegato dai missionari (che non possono essere sospettati di complicità con Iran, Russi e Cinesi)

Damasco (Agenzia Fides) – Instabilità, insicurezza, violenza, massacri: lo scenario oggi in Siria è desolante. Secondo il “Consiglio Nazionale Siriano”, che guida l’opposizione, a Houla, in provincia di Homs, 88 persone, fra i quali civili e bambini, sono state uccise da bombardamenti dell’esercito regolare. Fonti di Fides raccontano un’altra versione: l’esercito regolare avrebbe colpito Houla, dove si sono rifugiati molti militanti salafisti e terroristi che avevano bruciato l’ospedale nazionale nella città, provocando molte vittime, e hanno poi usato i civili come scudi umani.
Il Nunzio Apostolico in Siria, S. Ecc. Mons. Mario Zenari, interpellato dall’Agenzia Fides, lancia un appello: “Questo massacro non è l’unico, speriamo sia l’ultimo. Chiediamo la fine di tali atrocità. Tutti i credenti, cristiani e musulmani, oggi sono chiamati a riscoprire le armi della preghiera e del digiuno, per riaccendere la speranza di un futuro di pace in Siria”.
Secondo fonti di Fides nella comunità cristiana, anche bande armate fuori controllo continuano a imperversare e colpire civili innocenti. Terroristi hanno fatto saltare in aria la casa di un alawita nel quartiere meridionale di Rableh, nei pressi di Qusayr, sempre nell’area di Homs. L’esplosione ha causato la morte di Youssef Airouti, il ferimento di sua moglie e di suo figlio, ma anche di Shibli Hallaq e di sua moglie Niamat Saadiyet, una coppia di cristiani di Qusayr, rifugiati a Rableh. Intanto a Homs la chiesa armena apostolica e la scuola annessa nel quartiere di Hamidia sono state sequestrate e occupate dai militari dell’Esercito di Liberazione Siriano, che usa gli edifici come alloggi e ospedali.
P. Romualdo Fernandez, frate francescano del Santuario di Tabbaleh, dedicato a San Paolo, a Damasco, commenta all’Agenzia Fides: “La gente è confusa e disorientata. Notizie di massacri si susseguono ma i responsabili non sono certi. C’è pessimismo perchè non si sa qual sarà il futuro. Vi sono critiche al regime ma anche ai ribelli dell’opposizione. Come cristiani partecipiamo alle sofferenza del popolo, provato dal conflitto. Operiamo per la pace e la giustizia, senza aderire ad alcuna fazione politica”. (PA) (Agenzia Fides, 26/05/2012)
http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=39181&lan=ita

Damasco (Agenzia Fides) – Dal “Giorno della dignità” al “Venerdì delle Armate dell’Islam”:sta tutto in questi due titoli, scelti per le manifestazioni dell’opposizione siriana, il sintomo di come la militanza islamica, wahabita e salafita, si sta facendo strada nelle file dei ribelli siriani. Come successo nelle esperienze della “Primavera araba” in Yemen, i dissidenti hanno scelto dare un titolo, ogni volta differente, alle manifestazioni di protesta di ogni venerdì. La prima giornata di protesta pubblica, nel marzo 2011, che inaugurò la rivolta, venne chiamata “Giorno della dignità” e indicava il desiderio di rinascita, di dignità, diritti e democrazia che c’è nei rivoluzionari.
A circa un anno dall’inizio delle sollevazioni popolari, come confermano fonti di Fides in Siria, la militanza islamica sta prendendo sempre più corpo: nella scelta del titolo per la manifestazione del 13 aprile scorso, operata tramite un sondaggio sul social network “Facebook”, nelle oltre 30mila risposte degli attivisti, il titolo più gettonato è stato a lungo “Venerdì delle armate dell’islam: salvezza della Siria”. Un chiaro segno di come, dalla base, stia crescendo una ideologia islamica che preoccupa tutte le minoranze religiose, inclusi i cristiani. Solo “sul filo di lana”, grazie all’intervento dei leader del “Consiglio della Rivoluzione Siriana”, la scelta è poi caduta sul nome “Una rivoluzione per tutti i siriani”.
La vicenda e l’inneggiare alle armate dell’islam da parte di tanti attivisti è segno evidente che l’opposizione siriana è divisa e che l’anima islamica whahabita e salafita, incoraggiata da forze esterne, sta prendendo piede”, commenta allarmata un fonte di Fides nella comunità cristiana in Siria. “Il pericolo è che il fondamentalismo islamico, foraggiato da paesi esteri, si impadronisca della rivoluzione siriana: allora sarebbe la fine per le minoranze etniche e religiose, che già stanno soffrendo molto in Siria, nochè per il pluralismo culturale e religioso che caratterizza la nazione siriana”. (PA) (Agenzia Fides 21/4/2012)
http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=38926&lan=ita

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DI MARINELLA CORREGGIA

sibialiria.org

L’opposizione siriana ripresa dai media sostiene che l’esercito ha usato artiglieria pesante contro il villaggio dopo una aver sparato su una manifestazione pacifica, e che in seguito degli assassini filo-Assad sarebbero andati nelle case a uccidere i bambini. Fra le tante domande, queste cinque si riferiscono a contraddizioni che inficerebbero la narrazione dei media internazionali e dell’opposizione siriana.

1. Cui prodest? A chi giova un simile massacro? Quale risultato ha avuto a livello internazionale? E’ evidentissimo. I media dicono che l’Onu accusa il governo siriano. Ma il generale Robert Mood capo degli osservatori Onu non l’ha fatto. E Navi Pillai, commissario ONU per i diritti umani, condanna il governo ma – come risulta perfino nel comunicato! Lo fa sulla basi di “unconfirmed news” (notizie non confermate) a proposito appunto degli assassini recatisi casa per casa.

2. I terribili video che circolano su youtube (http://www.youtube.com/watch?NR=1&v=7B2_iY9ALpg&feature=endscreen) e http://www.youtube.com/watch?NR=1&v=bLab9mIl750&feature=endscreen&skipcontrinter=1) mostrano i bambini ammassati in diverse ambientazioni, case o moschee. Dove sono stati trovati i bambini? Chi li ha trovati? Perché assassini mandati dal governo avrebbero dovuto lasciarli alla vista di tutti e degli osservatori? Secondo il centro di informazione cattolico Vox Clamantis che si trova a Qara, in Siria, i bambini e gli adulti sono stati uccisi in diversi luoghi e poi portati dai complici nella moschea per mostrarli agli osservatori e incolpare l’esercito.

3. Questo video (http://www.youtube.com/watch?v=-DhJoeorfDY&feature=related) mostra bambini morti, alcuni con i polsi legati, e la didascalia è “hanno legato le mani ai bambini prima di ucciderli”. Ma non è incredibile che un assassino si metta a legare le mani dei bambini prima di ucciderli in massa. Dunque le mani sono state legate dopo. Dunque c’è una componente di messinscena.

4. L’opposizione parla di bombardamenti. Ma nessun morto (bambini e adulti) sembra essere stato ucciso in tal modo: tutti mostrano di essere stati uccisi da breve distanza, uno per uno, non nel crollo di case o colpiti da armi pesanti. Non c’è polvere, non ci sono disintegrazioni di corpi, né macerie.

5. Non ci sono del resto video di bombardamenti governativi su Hulé. Né ci sono video – mi pare – di persone uccise nelle strade. C’è un video (arriva digitando “Hula massacre” su Google) che mostra uomini che corrono via nelle strade dopo rumori di spari, mentre qualcuno rimane a giacere per terra e viene poi portato via. Ma si vendono delle bandiere nazionali (rosse bianche nere), non dell’opposizione. Dove è stato girato e a chi si riferisce? (http://www.youtube.com/watch?v=o84kc_Y1Gfo)

Alcune altre considerazioni si trovano qui: http://www.rt.com/news/damascus-refutes-accusations-houla-massacre-339/

Marinella Correggia

Fonte: www.sibialiria.org

29.05.2012

C’è chi mi/ci paragona agli schiavisti ed ai segregazionisti

a cura di Stefano Fait

Il presente articolo ha una stretta attinenza con quello, forte e provocatorio, ispirato da George Carlin e che ha prodotto reazioni molto critiche e severe, ma anche molto intelligenti:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/01/salvate-le-lumache-george-carlin-mi-mette-in-riga/

È, in buona sostanza, una prima risposta più concreta alle obiezioni di Salvatore Pennisi.

“Vivi e lascia vivere” è un motto di sorprendente pregnanza. Io lascio vivere chi è convinto che il riscaldamento globale causerà la sommersione delle coste mondiali. Al contrario, ci sono rispettabili accademici che pensano e dichiarano che chi si permette di mettere in discussione il paradigma climatologico ormai sempre meno dominante è un nemico della civiltà umana e – perché no? – della Terra nel suo complesso e perciò va rieducato (echi di Torquemada, Robespierre, Lenin, Mussolini, Mao, ecc.)

Prima della precedente guerra mondiale i toni sarebbero stati meno ovattati e più espliciti. Ora, poiché viviamo ufficialmente in una democrazia, si tende a fare maggior uso di eufemismi e circonlocuzioni, per non esporsi alle legittime accuse di intolleranza e dispotismo. Nondimeno, il fatto stesso che certi ragionamenti vengano resi pubblici, in sedi generalmente considerate autorevoli, è, a mio parere, indice del fatto che, negli anni a venire, potrebbero subentrare anatemi ed appelli da caccia alle streghe. Questi saranno ancora più drastici a misura che gli effetti del cambiamento climatico non andranno nella direzione prevista (auspicata?). È quel che succede quando la ricerca del vero si trasforma in una crociata per imporre una certa epistemologia del vero.

Sentiamo comunque cosa hanno da dire gli accademici convenuti all’Università dell’Oregon per la conferenza “Planet Under Pressure”, il 28 marzo 2012:

TITOLO: Un’azione simultanea è necessaria per rompere l’inerzia culturale in risposta al cambiamento climatico

COMUNICATO STAMPA: “La resistenza a livello individuale e sociale deve essere riconosciuta e sanata (treated!!) prima che si possano intraprendere delle vere iniziative per affrontare efficacemente le minacce che incombono sul pianeta a causa degli effetti della componente umana del cambiamento climatico [da notare che, finalmente, si parla di componente umana e non più di causa unica: è pur sempre un passo in avanti].

Questo è il messaggio della settimana alla conferenza “Planet Under Pressure” da un gruppo di relatori guidati da Kari Marie Norgaard, professore di sociologia e studi ambientali presso l’Università dell’Oregon.

[…].

“Osserviamo una drastica dissonanza tra le terribili predizioni scientifiche dei cambiamenti climatici in corso e quelli futuri e le valutazioni scientifiche riguardanti le necessarie riduzioni delle emissioni, da un lato, e la debole risposta politica, sociale ed economica, dall’altro”, ha detto Norgaard. Le serie discussioni sulle soluzioni, ha aggiunto, sono impantanate in un’inerzia culturale “che esiste trasversalmente alla sfera personale, quella dell’interazione sociale, quella culturale e quella istituzionale”.

“Il cambiamento climatico rappresenta una grossa minaccia per il nostro ordine sociale, economico e politico. Dal punto di vista sociologico, la resistenza al cambiamento è prevedibile”, ha aggiunto. “Le persone sono individualmente e collettivamente abituate ad un certo modo di pensare ed agire. Non si possono ignorare queste routine, che invece vanno gestite contemporaneamente a livello individuale, culturale e sociale – in relazione alla maniera in cui pensiamo che funziona il mondo e come pensiamo che dovrebbe funzionare”.

[…].
A livello personale, le informazioni sui cambiamenti climatici accrescono la paura per il futuro, un senso di impotenza e di colpa. Queste emozioni si scontrano con le identità dei singoli e spesso quelle delle nazioni, con il desiderio di sentirsi efficaci, il bisogno di sicurezza, lo spirito di sopravvivenza. Nei piccoli gruppi, le interazioni spesso sovvertono le conversazioni politiche ed occultano i problemi legati al cambiamento climatico. A livello macro, della società nel suo complesso, i co-autori sottolineano l’assenza di una seria discussione dei cambiamenti climatici nelle audizioni del Congresso degli Stati Uniti e nella copertura mediatica.

In molte discussioni negli ultimi 30 anni, il cambiamento climatico è stato visto come una bufala o come un fenomeno risolvibile con un minimo intervento politico o economico, ha detto Norgaard, autore di “Living in Denial: Climate Change, Emotions and Everyday Life” (2011, MIT Press).

“Questo tipo di resistenza culturale ad una minaccia sociale molto significativa è qualcosa che ci si aspetterebbe in qualsiasi società di fronte a una minaccia enorme” ha detto. La discussione, secondo lei, è paragonabile a quel che è successo con la lotta al razzismo o allo schiavismo nel Sud degli Stati Uniti. “Così come non si può rinnovare un parco macchine in una notte, non possiamo neppure riformare la nostra sovrastruttura ideologica in una notte”, ha detto Norgaard. “Dobbiamo prima essere consapevoli che questa resistenza avviene a tutti i livelli della nostra società”, ha detto. “Se si deve spingere un peso gravoso, non vuol dire che non può essere spostato ma piuttosto che, per farcela, occorre essere consapevoli del fatto che è davvero pesante e capire come spostarlo, dove collocare la leva per spostarlo”.

http://uonews.uoregon.edu/archive/news-release/2012/3/simultaneous-action-needed-break-cultural-inertia-climate-change-respons

Gli scettici sono perciò irrazionali, superstiziosi, intellettualmente apatici, mentre i fautori del riscaldamento globale prodotto dalle attività umane (ossia non ciclico), che pure ignorano deliberatamente le comprovate ciclicità climatiche delle ultime centinaia di milioni di anni ed il fatto che i ghiacci antartici, che comprendono il 92% dell’acqua dolce presente sul pianeta, siano in espansione da decenni, sono razionali, obiettivi, accorti. Gli uni devono essere convertiti, gli altri hanno il dovere di convertire. Gli uni dovranno arrendersi e farsi riformare, gli altri hanno la pretesa di affermare che le autorità e i media non hanno già fatto abbastanza per far ragionare gli scettici (altrimenti tutti sarebbero d’accordo). La democrazia, il pluralismo, la libertà d’espressione, il diritto all’informazione ed il metodo scientifico, in tutto questo, si dissolvono, se mai hanno fatto capolino.

Curiosamente, questi nuovi crociati non si chiedono come mai ci siano persone che, come me, fino a qualche anno fa erano convinti assertori della tesi che il riscaldamento globale fosse causato dall’uomo e poi, dopo aver finalmente cominciato a prendere in considerazione i dati e le argomentazioni degli scettici, li hanno trovati molto più solidi dei propri e si sono schierati con loro, come dovrebbe fare ogni persona intellettualmente onesta e moralmente integra che si rendesse conto di avere torto. 

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