ISIS e la terza guerra mondiale

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PRIMA PARTE

Per quanto riguarda il discorso del Presidente degli Stati Uniti, a noi è stato assegnato il secondo posto come minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale. Al primo posto vi è il virus Ebola, al secondo “l’aggressione russa in Europa”, e al terzo “Lo Stato islamico” e altri terroristi”.

Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov

 

ISIS è un movimento che spaventa seriamente l’establishment, un Frankenstein che è sfuggito al loro controllo (un po’ come Hitler). Verrà usato dalle oligarchie arabe per cancellare ogni velleità di cambiamento e giustizia sociale, associandola all’estremismo del Califfato, in modo da unificare l’Islam sunnita contro di lui. L’Islam sciita si difenderà ma non muoverà un dito per difendere le petromonarchie sunnite. Anzi, al di là dei proclami di maniera, se potrà l’Iran cercherà di dirottare la furia dei militanti contro di loro, per vendetta e per affermare la sua egemonia sul Golfo Persico.

Le decapitazioni sono un veicolo di reclutamento di giovani musulmani senza futuro provenienti da tutto il mondo. L’establishment arabo odia e teme il Califfato, perché è spietato e perché vuole depurare il mondo arabo dalla loro presenza. Questo livore e questa paura alimentano il mito di ISIS tra tutti gli arabi che disprezzano le élite arabe e non capiscono perché loro devono essere poveri mentre una minoranza si permette di comprare intere squadre di calcio europee o di farsi costruire palazzi faraonici. L’Arabia Saudita è il principale bersaglio di ISIS ma anche di centinaia di migliaia di diseredati (Saudi Arabia to build fence on border with Iraq, RT, 8 settembre 2014).

È possibile che ci siano sauditi che privatamente finanziano ISIS, per abbattere il regime.

Intanto il New York Times diffonde il meme: gli iracheni sono convinti che ISIS sia uno strumento della CIA (NYT, 20 settembre 2014).

La strategia è quella di salvaguardare l’estremismo wahabita saudita, che puntella lo status quo, dalla minaccia di questi giacobini islamisti aspiranti ghigliottinatori di aristocratici petrolieri.

La minaccia è reale, perché ISIS non avrebbe scampo se non fosse sostenuta da larghe fasce della popolazione sunnita iraqo-siriana.

I musulmani moderati che prendono le distanze da ISIS fanno la cosa giusta, ma vengono strumentalizzati. ISIS promuove la Umma islamica, un ritorno alla purezza delle origini, contro la falsa Sharia dell’establishment islamico. È un islamismo populista che può convertire le masse e rappresentarle. I musulmani moderati dovrebbero condannare ISIS e CONTEMPORANEAMENTE i tiranni che hanno reso possibile la nascita di ISIS (impoverendo la gente comune e manovrandola per usarla come carne da cannone). Ci sono due abomini da condannare. Senza una condanna simultanea ci si macchia di iniquità.

Se anche l’Occidente riuscisse a schiacciare ISIS, il seme è ormai nel terreno e c’è poco da fare. Come le teste di un’idra, nuovi movimenti messianico-puritanico-rivoluzionari rispunteranno per combattere la guerra santa contro la corruzione dell’Islam, del capitalismo, della politica e finanza locale e internazionale. Saranno demonizzati, anche per scongiurare un contagio tra i non-islamici, ma ormai il vaso di Pandora è scoperchiato.

Hanno capito come si fa (impossessarsi di banche, pozzi petroliferi, depositi di armi, oleodotti, ecc., usare i media per fare propaganda anti-sistemica) e hanno capito che una buona fetta della popolazione è con loro o potrebbero spalleggiarli clandestinamente. Sono straconvinti che Allah sia dalla loro parte e sono disposti a morire per la causa. È già successo innumerevoli volte nella storia (guerra dei contadini) e avrà maggior “successo” quanto più sarà percepita come una lotta di classe e di riforma:

Le eloquenti dichiarazioni degli articoli circa le lamentele sociali, politiche ed economiche, nel sempre più popolare ambito protestante, unificarono la popolazione nella massiccia sollevazione che scoppiò inizialmente nella Bassa Svevia nel 1524. La rivolta si diffuse rapidamente in altre aree della Germania.

In alcune zone la rivolta mantenne i caratteri violenti della rapina, del saccheggio e dell’incendio a castelli, conventi e monasteri. In altre zone la rivolta si sviluppò con caratteri più organizzati, fino ad arrivare alla costituzione di gruppi organizzati militarmente, come nel caso del “Battaglione Nero” (Schwarzer Haufen) del comandante lanzichenecco Florian Geyer.

L’Impero, l’alta nobiltà e l’alta borghesia organizzarono la Lega Sveva comandata dal duca Giorgio di Waldburg. Il dissidente religioso Martin Lutero, già condannato come eretico con l’Editto di Worms del 1521, e accusato all’epoca di aver fomentato la lotta, rigettò le richieste degli insorti[2] e sostenne il diritto dei governanti tedeschi di sopprimere le rivolte, ma il suo ex seguace Thomas Müntzer, si fece notare come agitatore radicale in Turingia…In origine rivolta contro l’oppressione feudale, essa divenne, sotto la guida di Müntzer, una guerra contro tutte le autorità costituite, e un tentativo di stabilire con la forza il suo ideale di comunità cristiana, con l’uguaglianza assoluta e la comunione dei beni.

Da wikipedia

Per fermare questo contagio populista e difendere il loro potere le élite sunnite saranno pronte a tutto. E intendo tutto. Meglio non escludere qualche catastrofico attacco anti-musulmano in un luogo sacro all’Islam, da attribuire ad ISIS, per convogliare le masse in una “santa” contro-rivoluzione.

La NATO è d’accordo. Deve difendere a qualunque costo il petrodollaro (Attacco all’euro. Spontaneo o “pilotato”? la Stampa, 16 settembre 2011) e il sistema finanziario fondato su di esso. Un giga-attacco terroristico mobiliterebbe l’opinione pubblica internazionale e spianerebbe la strada alla necessaria risoluzione ONU, aggirando possibili interferenze sino-russe (es. Libia e Siria) e qualunque obiezione di Assad all’invasione “umanitaria” della Siria (Altro che primavera araba, la guerra in Siria è per il gas, Linkiesta, 26 settembre 2014), dopo il fallimento dell’operazione sarin (Attacco chimico in Siria, il MIT di Boston smentisce Obama: “Non fu Assad ma i ribelli”, RaiNews, 24 gennaio 2014) e il cambio di regime in Iraq (Russia sends 5 fighter jets to Iraq; al-Maliki criticizes U.S., CNN, 5 luglio 2014; Iraq’s Maliki discusses oil project in Russia, FoxNews, 1 luglio 2013; China’s Iraq Oil Problem, Fortune, 30 giugno 2014).

Questa Guerra al Terrore però non procederà come quella precedente. Innanzitutto perché una nuova crociata anti-Al Qaeda di turno non ha più l’appeal che aveva, specialmente tra le opinioni pubbliche arabe, già estremamente scettiche la prima volta. In secondo luogo perché stavolta Russia e Cina non parteciperanno (Isis: Russia accusa Usa, destabilizzano la situazione, la Repubblica; Operazione Isis, obiettivo Cina, il Manifesto).

Al contrario, un nuovo 11 settembre, ancora più devastatore, potrebbe dare l’avvio a un effetto domino capace di provocare un conflitto mondiale tra potenze combattuto in Armenia e Caucaso, Siria e Golfo Persico, Ucraina (senza UE) e Pacifico.

In sintesi: gas arabo-israeliano deve passare per la Siria (Assad dev’essere rimosso); gas libico deve passare per la Sicilia (occupazione militare della Sicilia, rimozione di Gheddafi); gas azero deve aggirare l’Armenia (conflitto); gas russo deve passare per l’Ucraina (sanzioni-embargo); petrolio curdo in mano a Genel Energy (Nathan Rothschild) = ISIS è in mezzo ai maroni. Poteva essere utile finché faceva terra bruciata mentre l’Impero anglo-americano cercava di ritirare le sue legioni senza perdere il controllo dell’energia: adesso è solo un problema.

ISIS e la rivoluzione globale

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SECONDA PARTE

AGGIORNAMENTO: come previsto, sta avendo luogo una riunificazione del radicalismo islamico anti-saudita (Isis reconciles with al-Qaida group, 28 settembre). Seguiranno abboccamenti con i fratelli musulmani costretti alla clandestinità dalla giunta golpista egiziana. Queste tre entità sono state dichiarate “organizzazioni terroristiche” dall’Arabia Saudita (Saudi Arabia designates Brotherhood, Nusra Front, ISIS terrorist groups, 8 marzo 2014).

*****

Il tempo della rivoluzione mondiale si avvicina. Qatar, Arabia Saudita, gli Emirati si fanno chiamare stati islamici, ma poi improvvisamente salta fuori uno stato fondamentalista islamico che ce l’ha principalmente con loro. ISIS conta circa 10.000 sauditi tra le sue file – sono fondamentalisti jihadisti provenienti dall’Arabia Saudita. Hanno già detto che il loro obiettivo principale è quello di rovesciare il regime marcio e corrotto dell’Arabia Saudita.

In definitiva, stiamo entrando in un periodo molto interessante. Non saranno i toni geopolitici ed economici a prevalere. Questo è un periodo ideologico. Ancora una volta stiamo entrando in un’epoca di guerre ideologiche. Le guerre religiose sono una delle forme più acute di guerra ideologica e le guerre ideologiche durano sempre fino alla fine.

Shamil Sultanov, ISIS starts new era in the history of mankind, Pravda, 23 settembre 2014

Chiunque abbia studiato la Siria da lontano, per non parlare di quelli che vi si recano, sanno che la finzione dell’”opposizione moderata” – presunti disertori dell’esercito governativo siriano – non esiste. Danneggiati, disillusi, assassinati o semplicemente reclutati da ISIS o qualche altra veste di al-Qaeda, la vecchia “Free Syrian Army” è ormai un mito altrettanto ridicolo e potente per i Kerry di questo mondo quanto la vanteria di Mussolini che l’esercito italiano avrebbe sconfitto gli inglesi in Nord Africa. Ogni soldato siriano vi dirà che è felice di combattere la FSA perché questi guerrieri dell’”opposizione moderata” se la battono sempre. Sono i “terroristi” di al-Qaeda-Nusra-Isis che combattono fino alla morte.

Robert Fisk, John Kerry’s rhetoric on Isis insults our intelligence and conceals the reality of the situation in Syria, the Independent, 21 settembre 2014

Evitiamo di aggiungere un altro fallimento ad una già lunga e smettiamola di giocare all’apprendista stregone…Non si va in guerra per sradicare un nemico, ma per guadagnarsi dei punti d’appoggio per la pace. Che cosa accadrà con questa importante operazione? Si faranno amalgamare per riflesso di solidarietà identitaria delle popolazioni sunnite che sarebbero ambivalenti nei confronti dello stato islamico. Idee semplici alimenteranno la vittimologia sunnita: “Tutti i nostri nemici si sono coalizzati: sciiti, curdi e occidentali! Siamo rimasti gli unici a difendere la popolazione sunnita!

Dominique de Villepin, En Irak, les «Somnambules» sont de retour, Libération, 17 settembre 2014

Il solito copione. Si crea il babau, che simboleggia tutto ciò facciamo finta di non essere, il male incarnato contro cui lottiamo, con tutti i crismi della legittimità. Così possiamo andare alla guerra senza necessitare di una risoluzione ONU che ci potrebbe legare le mani e avvantaggiare i nostri avversari (le potenze emergenti, ossia tutto il resto del mondo, anche noto come comunità internazionale, che fingiamo sia dalla nostra parte, per tenere buona la nostra opinione pubblica).

In realtà il resto del mondo è combattuto tra invidia, odio, paura e disprezzo nei nostri confronti. La stima, il rispetto e l’ammirazione si sono esaurite con la morte di Kennedy e con un Nobel per la Pace che bombarda sette nazioni musulmane in sei anni.

Distruggiamo nazioni (es. Libia, Iraq, Afghanistan, Pakistan, ecc.), usiamo il fondamentalismo per i nostri scopi (Afghanistan, Somalia, Iraq, Siria, i salafiti sponsorizzati dalle petromonarchie del Golfo Persico, nazionalismo israeliano, ecc.), massacriamo centinaia di migliaia di innocenti.

Tra 1977 e 1979 gli americani hanno applicato la dottrina Brzezinski (fomenta l’islamismo in funzione anti-sovietica) in Pakistan, Iran e Afghanistan. In tutti e tre i casi, con il passare del tempo, le pedine si sono ribellate ai padroni. In Iran sono andati al potere gli islamisti sbagliati, in Afghanistan i talebani sono una mafia che rivaleggia con la CIA per il controllo dell’oppio e il Pakistan è una potenza nucleare tendenzialmente ostile.
Isis è nata allo stesso modo, in funzione anti-Assad. Ma poi cos’è successo? A loro di Assad o di Israele non gliene può fregar di meno (es. manco un comunicato su Israele e Gaza).

Sono più interessati ai soldi e alla purezza della loro missione. Si sono fatti il califfato, si sono presi le armi, il petrolio, i soldi e ora non sono più controllabili, perché puoi affittare un uomo ma non lo puoi comprare.

Ora i sauditi sono preoccupati che ISIS prenda il controllo dei wahabiti (integralisti sunniti), strappandolo a loro e abbattendo la loro teocrazia.

L’Iran gode perché, grazie a ISIS, tiene sotto scacco i sauditi e rafforza la sua egemonia sull’Iraq. Questa è la ragione per cui non hanno schiacciato il califfato e si sono limitati ad evitare che arrivasse a Baghdad.

La malcelata Schadenfreude che manifestano nei confronti della guerra occidentale ad ISIS è la prova più chiara del fatto che il califfato ha acquistato una sua dinamica interna, si è emancipato dai servizi segreti occidentali e ha cercato in tutti i modi lo scontro con l’Occidente per potersi conquistare le simpatie di quelle decine di migliaia di giovani arabi ed euro-musulmani disoccupati e alienati, vittime di una modernizzazione iniqua, che si fanno ipnotizzare da prediche messianiche e culti dei leader e dal sogno di riuscire a dare un senso a un’esistenza che finora ne ha avuto molto poco ed è priva di prospettive (è successo qualcosa di analogo nel periodo tra le due guerra mondiali, in Europa e in Giappone).

Sono le conseguenze impreviste delle alchimie geopolitiche: chi semina vento raccoglie tempesta.

ISIS aveva lo scopo di formare uno stato cuscinetto sunnita tra Iraq e Siria, tagliando fuori Hezbollah dal ponte sciita che congiunge l’Iran al Libano. Piaceva agli israeliani, piaceva ai turchi (anti-kurdi), piaceva alle petromonarchie sunnite che volevano indebolire l’Iran distruggendo Assad. Andava bene anche agli americani, che possono puntellare la loro fragile egemonia solo attraverso il caos in un’area energeticamente strategica (Medio Oriente, Ucraina, Mar Rosso, Nigeria, Venezuela, Afghanistan, ecc.).

Ma poiché i rispettivi obiettivi erano distinti e spesso contrastanti, i manovratori si trovano ora ai ferri corti. Il Qatar sta per perdere i mondiali di calcio a causa dell’ostilità di tutte le altre petromonarchie (non certo per ragioni umanitarie!), la Turchia ha usato ISIS contro i curdi, che però sono una pedina israeliana, il golpe egiziano ha certamente fatto confluire molti fratelli islamici seriamente infuriati e disillusi dalla “democrazia” tra le file di ISIS.

Il califfato è stato poi probabilmente infiltrato dall’intelligence siriana e irachena, tanto più che moltissimi ufficiali e soldati iracheni che hanno combattuto per Saddam Hussein, dopo la sconfitta, hanno abbandonato la laicità e si sono votati a tutt’altra causa, unendosi a queste formazioni islamiste contro il governo fantoccio di al-Maliki. Ora possono prendersi la rivincita contro gli anglo-americani e i wahabiti (pedina di Arabia Saudita e Bahrein).

Perciò ora la Casa Bianca si ritrova a dover bombardare (senza alcuna chance di avere successo, come in Afghanistan) delle truppe estremamente ben addestrate, pronte a tutto e con ampie disponibilità finanziarie.

Ogni attacco aereo ed ogni mese di resistenza allo strapotere militare occidentale esalteranno ISIS agli occhi di migliaia di musulmani stufi di essere trattati come delle pezze per i piedi e desiderosi di riprendere il controllo delle proprie vite e delle proprie terre.

È una questione di riscatto, vendetta, orgoglio. Le bombe non potranno nulla. Servirebbero soldati, ma ci sarebbero centinaia/migliaia di morti, e quindi disordini nelle capitali occidentali. Per questo Obama si è dissociato dal Pentagono sull’uso delle truppe di terra in Iraq. Questo è uno dei pochi elementi che lo distinguono da George W. Bush, ormai. Obama vede le elezioni di metà mandato (Congresso + un terzo dei governatori) che si avvicinano, e non può mostrarsi troppo debole, perché perdendo il controllo del Congresso diventerebbe un’anatra zoppa. Tuttavia chi lo manovra gli sta fornendo indicazioni e direttive volutamente contraddittorie, per metterlo in cattiva luce (si prende sempre una pausa golfistica, nei momenti più sbagliati, ammette di non sapere che fare, usa toni e termini che lo fanno sembrare ridicolo, ecc.). Qualcosa bolle in pentola, a Washington.

Se il dopo-Obama fosse all’insegna di un nazionalismo esasperato, anti-russo e anti-arabo, sul modello di Mitt Romney e John McCain, il conflitto globale che sembra particolarmente agognato dai neocon diventerebbe inevitabile. Non credo che sia ciò che desidera Israele, che sta facendo ogni sforzo possibile per conservare rapporti di collaborazione con la Russia. Mi pare anzi che sia l’avverarsi del grande incubo di un secondo olocausto.

Assad (con Netanyahu) è l’unico leader laico rimasto in Medio Oriente. ISIS è l’antitesi della laicità e non sarebbe così forte se non godesse del consenso di centinaia di migliaia di sunniti. Potranno essere sconfitti sul terreno, ma sarà una disfatta solo temporanea, perché incarnano uno spirito messianico che era atteso da secoli, una volontà di risorgimento che anima milioni di musulmani disgustati dall’ipocrisia occidentale e frustrati dalla miseria.

L’ISIS come causa pan-islamica che trova nel califfato (esteso per un terzo del territorio siriano ed iracheno) un simbolo concreto, funzionante, vincente, duraturo di un’alternativa realistica agli automatismi consumistici ed infantili dell’Occidente colonialista potrebbe, involontariamente, rappresentare i prodromi di quella rivoluzione sociale abortita che è stata la primavera araba, o quantomeno il suo innesco.

ISIS è una sorta di fascismo islamista o rivoluzione puritana interna all’Islam, che se ne infischia della Sharia (e quindi dell’autorità religiosa saudita, che considerano – giustamente – irrimediabilmente corrotta ed anti-islamica) e privilegia la Umma. Come il fascismo emerso in Occidente e in Giappone a causa degli squilibri collegati alla nostra fase di transizione verso la modernità, questo fascismo islamista, in combinazione con una postura sempre più aggressiva da parte della NATO, ha tutte le carte in regola per scatenare un inferno che si tramuterà in una rivoluzione globale.

Ankara, Riad, Doha, Manama, Amman, Kuwait City, il Cairo e forse anche Tel Aviv saranno il teatro di una delle più grandi sommosse della storia umana: annienterà l’establishment locale e lo stesso califfato integralista. Sarà solo l’inizio della Grande Trasformazione.

Il disastro aereo ucraino: cosa ci sfugge?

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Come sempre, i media di entrambe le parti stanno creando notizie (es. il volo di Putin in quell’area poco prima dell’abbattimento del volo malese: sconfessato dalle autorità moscovite) e fungendo da megafoni per i vari potentati, invece di descrivere quel che accade.

Continua a succedere e ogni volta si rischia (o avviene) un’escalation bellica.

I lettori più frettolosi possono saltare a piè pari tutto quel che segue e atterrare sani e salvi all’ultima sezione, intitolata “voci fuori dal coro”

IL MIT SUL SARIN IN SIRIA

Anche il Mas­sa­chus­setts Insti­tute of Tech­no­logy mette in dubbio la versione dell’amministrazione Obama sull’attacco chimico di Ghouta, in Siria, il 21 agosto scorso…Per i due studiosi infatti la git­tata del mis­sile rudi­men­tale tro­vato dagli ispet­tori Onu non poteva essere supe­riore ai due chilometri e considerando la mappa delle forze in campo sul territorio siriano in possesso di Washington il 30 agosto, il punto da cui era partito il missile si trovava nelle aree controllate dai ribelli jihadisti che stanno combattendo Assad.

Un risultato che conferma, secondo Lloyd e Postol, la possibilità che parte dell’amministrazione americana volesse utilizzare delle informazioni ‘sbagliate’ per convincere il Congresso ad autorizzare un intervento militare contro il governo di Damasco. A settembre infatti si era arrivati ad un passo dai bombardamenti ma poi la proposta russa sulla consegna alla comunità internazionale dell’arsenale chimico di Assad aveva fermato Obama e lasciato spazio alla diplomazia

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Siria-MIT-smentisce-Obama-Ghouta-attacco-chimico-ribelli-db40d6ec-4e2e-4323-bb06-7b4fd2406cc2.html

PAOLO RUMIZ SULLE FOSSE COMUNI LIBICHE E SUL MASSACRO RUMENO

Negli stessi giorni, un «filmato del 22 febbraio» di One World mostra le «fosse comuni»: morti fatti dai governativi inumati su una spiaggia dopo i massacri ordinati da Gheddafi. Il 24 si dimostra che il video era stato girato nell’agosto 2010 nel cimitero Ashat ed era una normale operazione di rinnovamento del suolo e spostamento dei resti, abituale ogni 10-20 anni:

Paolo Rumiz: Anche in Libia la situazione per i media occidentali sembra difficile da interpretare. Un esempio che rischia di ricordare il finto massacro di Timisoara è il video circolato nei giorni scorsi dove si vedono degli uomini scavare delle fosse. I media hanno parlato in un primo momento di fosse comuni. Salvo avanzare qualche dubbio subito dopo

Sì, in Libia potrebbero aver agito come in Romania. E come avviene sempre durante le guerre, che ormai si combattono anche con l’uso dell’informazione. Ovviamente, non possiamo nemmeno escludere che chi ha girato quelle immagini lo abbia fatto in buona fede. Ma che non fossero delle fosse comuni mi sembrava chiaro sin dall’inizio. Dal video si capisce che non c’è un’unica fossa ma tante fosse, una cosa che assomiglia molto di più a un cimitero.

Però i media, almeno all’inizio, hanno parlato di fosse comuni in Libia

E’ l’indiscutibilità della morte che ti frega. Davanti a dei cadaveri uno non può fare a meno che prenderli per tali. Quando c’è una guerra, la confusione, la concitazione e la fretta giocano sempre a favore di chi vuole mettere in giro notizie false. Tutte queste cose chi manipola l’informazione le sa. Durante le guerre, i servizi segreti o chi vuole condizionare l’opinione pubblica usa i cadaveri per raccontare cose non vere. E’ un trucco antico. Non scopriamo niente di nuovo.

http://tg24.sky.it/tg24/mondo/2011/02/27/paolo_rumiz_intervista_morti_libia_romania_1989_ceausescu.html

PIETRO FOLENA SULLE ARMI CHIMICHE DI SADDAM HUSSEIN

E’ chiaro oramai che le armi di distruzione di massa non sono tra queste: in due mesi ogni tentativo di ritrovamento è fallito miseramente. Il presidente Bush ha persino ipotizzato, oltrepassando la soglia del ridicolo, che Saddam abbia fatto distruggere le armi poco prima della guerra, come se sbarazzarsi di testate chimiche e nucleari fosse un lavoro di pochi giorni. Ancora più gravi sono le rivelazioni sulle “prove” prodotte (nel senso proprio di “fabbricate”) da Bush e Blair per giustificare la guerra. Già sapevamo del dossier rivelatosi una tesi di laurea di uno studente di origini irakene risalente a 10 anni fa. Già sapevamo dell’inattendibilità del Rapporto Powell al Consiglio di sicurezza che suscitò le perplessità di Blix e di El-Baradei e l’ilarità di tutti i media indipendenti del mondo. Oggi sappiamo anche che il governo britannico ha letteralmente costretto i servizi segreti a fornire prove false e a ingigantire fatti che altrimenti sarebbero passati inosservati. Sappiamo che la Cia aveva dimostrato l’inesistenza di prove concrete contro il regime di Saddam. Bush e Blair hanno mentito. Hanno detto grossolane e incredibili bugie ai loro parlamenti, all’opinione pubblica dei loro paesi e del mondo intero, ai governi alleati. Hanno ostacolato e ancora ostacolano il lavoro degli ispettori dell’ONU che, come ci ha raccontato El-Baradei in una conferenza organizzata dalla Fondazione Di Vittorio, non possono ancora riprendere appieno il loro lavoro a causa dell’ostilità delle forze occupanti. Hanno cercato di gettare fango su un onesto funzionario qual è Hans Blix….Berlusconi, Aznar e gli altri capi di governo della coalizione dei volenterosi sono anch’essi complici di questa colossale menzogna.

Pietro Folena, l’Unità

http://cerca.unita.it/ARCHIVE/xml/90000/89589.xml?key=Pietro+Folena&first=41&orderby=1&f=fir

RW JOHNSON (OXFORD) SULL’ABBATTIMENTO DI UN AEREO COREANO PER MANO DEI SOVIETICI (1983)

RW Johnson era una delle poche persone su entrambe le sponde dell’Atlantico a resistere [alle pressioni a conformarsi alla versione ufficiale sull’abbattimento del volo KAL 007]. I suoi articoli sul Guardian sollecitarono un messaggio da un parlamentare Tory (generosamente lasciato anonimo in questo libro) al capo del Magdalen College di Oxford suggerendo che il signor Johnson era ‘inadatto’ al suo incarico. Johnson difese la sua visione scettica, tuttavia e la arricchì con una ricerca meticolosa. Il risultato non è solo una storia terribile – molto più terrificante di qualsiasi opera di narrativa potrebbe mai essere – ma una denuncia politica di primissimo ordine….Il velivolo era stato dotato delle più sofisticate tecnologie computerizzate di assistenza alla navigazione. Il percorso da Anchorage a Seoul passava così vicino alla Russia che era costellata di punti di segnalazione per la guida alla navigazione, tutti ugualmente ben attrezzati. Se l’apparecchiatura funziona, un aereo di linea non può deviare fuori rotta. Se non funziona, i meccanismi di allarme sull’apparecchio e a terra si incaricano di avvisare il pilota in pochi secondi. Eppure, quasi dal momento in cui lasciò Anchorage, il KAL 007 deviò verso nord allontanandosi dal suo percorso corretto. Era 365 miglia fuori rotta quando fu abbattuto: nessuno altro aereo si era mai allontanato così tanto dalla rotta programmata nella storia dell’aviazione civile. Prima di partire da Anchorage, il capitano del velivolo aveva segnato un percorso molto simile a quella che poi seguì. Aveva caricato carburante in eccesso senza registrarlo. In qualche modo, quando i caccia russi sciamavano attorno a lui sparando proiettili traccianti, cercava di schivarli con cambiamenti di rotta e altitudine, regolarmente notificati al controllo a terra.

London Review of Books

http://www.lrb.co.uk/v08/n13/paul-foot/the-scandal-that-never-was

Il pilota dello 007, considerato il migliore della compagnia (un vero e proprio “robot umano”:

- mentì sulla quantità di carburante che caricava;

- abbandonò ad Anchorage un carico pagato che era tenuto a trasportare;

- aveva pianificato su delle note il percorso che poi avrebbe seguito (365 miglia fuori rotta: che non sono bruscolini);

- fece 3 manovre che non potevano essere compiute inconsciamente;

- riportò falsamente la sua posizione ad ogni waypoint in cui poteva correggere la rotta;

- modificò la velocità ben al di fuori dei parametri previsti;

- usò misteriosamente il codice transponder sbagliato;

- non poteva non sapere che era su territorio sovietico per via delle mappature meteo che aveva a disposizione;

- non si è curato di rispondere alle comunicazioni e poi agli avvertimenti radio sovietici, o ai traccianti di avvertimento che sono stati sparati proprio di fronte a lui;

- quando un caccia sovietico lo ha affrontato, ha falsamente informato il suo controllo a terra che stava effettuando una salita, mentre in realtà stava scendendo rapidamente;

- nei 56 secondi in cui rimase in onda dopo che l’aereo era stato colpito da un missile si astenne dal lanciare l’obbligatorio segnale di richiesta di soccorso.

http://www.lrb.co.uk/v08/n13/paul-foot/the-scandal-that-never-was

L’OPERAZIONE NORTHWOODS

L’operazione Northwoods (Operation Northwoods)[1] fu un piano concepito nel 1962 da alti dirigenti del Ministero della Difesa statunitense, (firmato dal generale Lyman Lemnitzer, capo degli stati maggiori riuniti e futuro responsabile di GLADIO) allo scopo di indurre l’opinione pubblica statunitense a sostenere un eventuale attacco militare contro il regime cubano di Fidel Castro[2]. Il piano, che non fu mai messo in atto, prevedeva l’esecuzione di una serie di azioni organizzate da entità governative USA operanti sotto le mentite spoglie di nazionalisti cubani; il piano prevedeva anche attacchi terroristici contro obiettivi all’interno del territorio nazionale degli Stati Uniti.

http://it.wikipedia.org/wiki/Operazione_Northwoods

http://www2.gwu.edu/~nsarchiv/

esiste un establishment più russofobo di quello britannico?

esiste un establishment più russofobo di quello britannico?

LA SCIAGURA DELL’AEREO MALESE IN UCRAINA

Mi rifiuto di prendere in considerazione i vari tuit/tweet, dell’una e dell’altra parte, perché non ritengo credibile lo scenario in cui gente che si trova sotto attacco o che potrebbe essere un bersaglio, userebbe twitter per comunicare al mondo i suoi stati d’animo, imprese, congetture. Un tweet non è una prova.

Non è chiaro perché, in un conflitto contro ribelli privi di aviazione, l’esercito regolare ucraino abbia deciso di collocare dei sofisticati sistemi antiaerei in un’area in cui potevano essere catturati.

Finora i separatisti non avevano mai usato un sistema di lancio di missili terra-aria Buk in dotazione all’esercito ucraino (e russo) per abbattere gli aerei lealisti (volano a quote molto più basse), ma esclusivamente i MANPAD (un sistema missilistico antiaereo a corto raggio trasportabile a spalla, con una gittata di 4 km)

http://www.newscientist.com/article/dn25917-what-was-the-malaysian-jet-doing-over-a-war-zone.html?utm_source=NSNS&utm_medium=SOC&utm_campaign=facebookgoogletwitter&cmpid=SOC|NSNS|2012-GLOBAL-facebookgoogletwitter#.U8orEkDNwnE

Il sistema Buk è in grado di identificare un aereo civile (radar > transponder sull’aereo: l’eventuale comunicazione dovrebbe essere stata registrata nella scatola nera) perciò è da escludere un incidente (un solo tiro, con 60% di probabilità di colpire un bersaglio mobile se si è perfettamente addestrati al suo uso: come si può parlare di miliziani ubriachi che non si rendono conto di quel che fanno, come nella “versione ufficiale”?).
Se quella è stata l’arma impiegata (il tempo dirà se hanno ragione coloro i quali sospettano che la pista del Buk sia fuorviante e che si sia trattato di un missile aria-aria o di una bomba programmata per attivarsi al cambio di quota imposto da terra al momento dell’ingresso nello spazio aereo ucraino), chi ha sparato sapeva cosa stava facendo e sapeva che a quell’altezza volavano solo aerei civili.

Non esiste alcuna spiegazione razionale del perché i separatisti pro-russi e gli specialisti russi che li avrebbero dovuto assistere, avrebbero deliberatamente effettuato un attacco del genere, che non avrebbe potuto fornir loro alcun beneficio tangibile e, al contrario, poteva solo produrre una massiccia e forse fatale reazione internazionale contro la loro causa.

Perché un aereo che, in genere, vista la sua destinazione, passerebbe sopra il mare di Azov, si è ritrovato 2-300 miglia fuori rotta, in un’area ad alto rischio e ad un’altezza di 33mila piedi, ossia al limite della zona rischio? La Malaysia Airlines contesta ai controllori dello spazio aereo ucraino di aver chiesto al loro pilota di abbassare la quota da 35mila piedi a 33mila piedi

http://www.themalaymailonline.com/malaysia/article/ukraine-traffic-controllers-instructed-mh17-to-fly-lower-mas-says

ma non sapremo mai cosa si sono detti i controllori di volo e l’equipaggio, dato che i servizi di sicurezza ucraini hanno confiscato le registrazioni della suddetta conversazione

http://www.bbc.com/news/world-us-canada-28360784

Chi ha fatto circolare le supposte prove del coinvolgimento russo, una comunicazione tra separatisti e russi in cui si afferma di aver abbattuto l’aereo sbagliato, un video che, in realtà, è stato creato alle 19 e 10 del giorno prima, il 16 luglio 2014? Chi sapeva con largo anticipo che il 17 ci sarebbe stato un incidente aereo addebitato alle ingerenze russe?

http://rghost.net/private/56950510/78d787acfabcaf840cfa213e7221a060

http://www.mmnews.de/index.php/etc/19144-mh17-angebliche-youtube

http://www.zerohedge.com/news/2014-07-17/ukraine-releases-youtube-clip-proving-rebels-shot-down-malaysian-flight-mh-17

LA REAZIONE RUSSA

È abbastanza sorprendente, se si presume che siano in qualche modo responsabili. Non hanno nulla da obiettare all’acquisizione e analisi da parte di Kiev delle scatole nere

http://italian.ruvr.ru/news/2014_07_18/Mosca-non-portera-via-le-scatole-nere-del-Boeing-0147/

È possibile che reputino di avere già sufficiente materiale per screditare qualunque tentativo di false flag?

Un aspetto estremamente gustoso della situazione è che se si dimostrasse che la colpa è dei ribelli filorussi e l’Occidente riuscisse a convincere la “comunità internazionale” che Putin è responsabile per i crimini dei ribelli ucraini ai quali garantisce il suo supporto (peraltro non certo assoluto, come si è già visto in varie occasioni, inclusi i referendum), automaticamente Bush, Blair, Cameron, Sarkozy, Merkel, ecc. sarebbero da considerare responsabili per i crimini commessi dai loro soldati (torture, eccidi di civili con o senza droni) e dalle varie formazioni di insorti che godono del loro sostegno (es. la pulizia etnica dei libici di colore a Tawergha, realizzata grazie alla copertura aerea della NATO, le decine di violazioni di risoluzioni ONU e l’uso del fosforo bianco da parte di Israele; Guantanamo, Abu Ghraib, ecc.)

nazismo

VOCI FUORI DAL CORO

Su vari forum si è fatta avanti una lettura dell’evento che si distingue da quelle dell’una e dell’altra fazione. La ripropongo in sintesi; ciascuno ne faccia ciò che vuole.

Chi ne tra vantaggio? Qual è il vero obiettivo di questo attacco? Al di là della funzione propagandistica, non sembra essere un evento cataclismico e certamente non servirà a scatenare una guerra internazionale. L’opinione pubblica internazionale darà in gran parte la colpa ai separatisti per un incidente disastroso e continuerà a chiedersi chi abbia permesso a dei voli civili di transitare in un’area di guerra. I leader europei non sono intenzionati a cambiare la propria posizione di dialogo diplomatico con Mosca. Obama ha escluso che l’Ucraina possa diventare un campo di battaglia per soldati americani.

Non è abbastanza, ci dev’essere dell’altro. Queste voci fuori dal coro suggeriscono che si tratti di una distrazione che svia l’attenzione da ciò che sta accadendo sul campo, in Ucraina, ma anche nel mondo. Mentre tutti si concentrano su questo evento, perdono di vista sviluppi più importanti. La stessa guerra civile ucraina potrebbe avere questo fine, in un contesto più ampio.

Ipotizziamo che questa interpretazione sia corretta.

Che cosa ci sfugge? L’intervento terrestre israeliano avvenuto in pratica sincronicamente rispetto all’incidente in Ucraina?

Segnalo l’ipotesi delineata dal giornalista giapponese Yoichi Shimatsu, che già aveva individuato una pista israeliana grazie ad un’inchiesta sui retroscena di un precedente incidente aereo collegato all’aeroporto di Amsterdam, dove la sicurezza è gestita da una ditta israeliana (ICTS) fondata da un ex ufficiale dello Shin Bet.

Forse proprio la coincidenza dei tempi è un segnale che esiste un qualche tipo di coordinamento?

Non ci resta che attendere e osservare.

http://www.futurables.com/2014/07/21/israele-un-monito-per-lumanita/

Le 3+1 cause della nuova crisi irachena

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

 

Mosul

La premiata ditta Isis, che ufficialmente si compone di militanti islamisti, si occupa di:
narcotraffico;
traffico d’armi;
schiavismo (!);
contrabbando;
rapimenti;
riscossione del pizzo;
distruzione di moschee;
uccisione in massa di musulmani;
stupri di massa di musulmane;

Il Profeta ha detto:
“Dio non ha pietà per coloro che non hanno pietà per gli altri”.
“Nessuno di voi è un vero credente finché non desideri per i suoi fratelli ciò che desidera per sé”.
“Colui che mangia a sazietà mentre il suo vicino è senza cibo non è un credente”.
“L’uomo di affari onesto e affidabile è paragonabile ai profeti, ai santi, ai martiri”.
“Potente non è colui che getta a terra l’avversario, bensì è potente colui che controlla se stesso in un attacco di ira”.
“Dio non giudica basandosi sulle vostre apparenze o sul vostro fisico, ma scandaglia il vostro cuore e osserva il vostro operato”.
“Un uomo che percorreva un sentiero fu assalito dalla sete. Raggiunto un pozzo vi si calò dentro, bevve a sazietà e ne uscì. Poi vide un cane con la lingua penzolante, che cercava nel fango qualche goccia per placare la sua sete. L’uomo, accortosi che il cane era assetato come lo era stato lui poco prima, discese di nuovo nel pozzo, riempì la sua scarpa d’acqua e fece bere il cane. Dio perdonò i suoi peccati per questa azione”.
Fu chiesto al Profeta: “Messaggero di Dio, siamo ricompensati per la gentilezza verso gli animali?” Egli disse: “C’è una ricompensa per la gentilezza verso ogni essere vivente.”

SONO PIU’ MUSULMANO IO DI LORO.
Chi li ha creati? Chi li finanzia? Chi li organizza? A quale scopo? Come può pensare di poterli controllare?

E’ l’ennesima operazione occidentale camuffata da “fondamentalismo islamico”

Sono poche migliaia di militanti circondati da 6 milioni di musulmani e cristiani che li considerano blasfemi o comunque nemici: quanto potrebbero resistere, senza assistenza?

Più importante ancora:

  • Chi li ha addestrati a usare e fare la manutenzione di armi sofisticate lasciate molto opportunamente dagli americani nei depositi che hanno assalito?
  • Chi ha preparato i loro espertissimi comandanti, che sembrano così versati nelle strategie e tecniche di combattimento di quarta generazione?
  • Quali sono le loro linee di rifornimento e perché dovrebbe essere così arduo reciderle?
  • Da dove partono?
  • Chi compra il petrolio da loro e perché lo fa?
  • Quali sono gli oleodotti che trasportano il petrolio venduto e perché non si possono sigillare?
  • Chi eroga servizi finanziari a questa gente e chi ha educato alcuni di loro a muoversi su un terreno così delicato e complicato come quello dei mercati internazionali? (la stessa domanda vale per i guerriglieri libici di Bengasi, diventati improvvisamente degli specialisti della finanza in grado di inaugurare dopo poche settimane dall’inizio della rivolta una loro propria banca centrale e una borsa del petrolio).

Stato Islamico dell’Iraq e della Siria (SIIS – ISIS in inglese): Organizzazione islamista sunnita che al momento infesta un’area che si estende da Aleppo fino al Kurdistan iracheno.

Generosamente finanziata da sauditi e kuwaitiani

http://www.independent.co.uk/voices/iraq-crisis-sunni-caliphate-has-been-bankrolled-by-saudi-arabia-9533396.html

Non dai qatarioti, che sono in rotta con le altre petromonarchie del Golfo e rischiano di essere invasi dai sauditi

http://www.futurables.com/2014/03/17/mauro-ottobre-gli-imprenditori-trentini-e-lo-scontro-tra-le-petromonarchie-del-golfo/

In lotta contro governo siriano, governo iracheno e gli sciiti (Iran e Hezbollah).

CHI SPONSORIZZA QUESTA PARTICOLARE OFFENSIVA DI ISIS?

Si dà per scontato che i sauditi siano gli sponsor di questo attacco all’Iraq (che è un attacco all’Iran)

http://www.foreignpolicy.com/articles/2014/06/12/iraq_mosul_isis_sunni_shiite_divide_iran_saudi_arabia_syria

Anche se ISIS sembra operare anche contro il regime saudita

http://www.al-monitor.com/pulse/originals/2014/05/isis-saudi-arabia-qaeda-terrorism-syria.html

L’Iran accusa invece Israele e Stati Uniti

http://www.jpost.com/Iranian-Threat/News/Iran-intelligence-minister-blames-Israel-US-for-Iraq-crisis-359296

In effetti sappiamo dalla documentazione ufficiale che la spartizione dell’Iraq (e la balcanizzazione del Medio Oriente in nazioni deboli e instabili) è un tassello fondamentale della politica estera israeliana:

“La dissoluzione della Siria e dell’Iraq in aree distinte su base etnica o religiosa, come già avviene in Libano, è l’obiettivo primario di Israele sul fronte orientale. L’Iraq, ricco di petrolio da una parte, e dall’altra lacerato internamente, è certamente  candidato ad essere preso di mira da Israele. La sua dissoluzione è per noi addirittura più importante di quella della Siria. L’Iraq è più forte della Siria. A breve termine, è proprio la potenza irachena che rappresenta la più grande minaccia per Israele. Una guerra tra Iran e Iraq frazionerà l’Iraq e causerà la caduta del suo regime interno. Addirittura prima che esso sia in grado di organizzare una lotta su un ampio fronte contro di noi. Ogni tipo di scontro inter-arabo sarà a nostro favore nel breve periodo e accelererà il nostro scopo più importante che è quello di frantumare l’Iraq in vari staterelli come in Siria e in Libano. In Iraq è possibile realizzare una divisione in province su base etnica o religiosa come avveniva in Siria durante l’impero ottomano. Così tre (o più stati) si formeranno intorno alle tre principali città: Bassora, Baghdad e Mosul, e così le regioni sciite del sud si staccheranno dal nord sunnita e curdo.”

Oded Yinon, funzionario del ministero israeliano degli Affari Esteri

http://www.tlaxcala.es/imp.asp?lg=it&reference=227

http://www.amazon.com/Zionist-Plan-Middle-Special-Document/product-reviews/0937694568/ref=dpx_acr_txt?showViewpoints=1

https://archive.org/details/TheZionistPlanForTheMiddleEast

In questo documento ["A clean break"] potremmo trovare le ragioni di fondo del singolare sviluppo della politica statunitense in Iraq, il cui fallimento nel pacificare il paese è parso a tutti incredibile: se la logica è quella di giocare le une contro le altre le fazioni islamiche (sunnisti e shiiti) e shiiti irakeni, legati alla monarchia Ashemita, con shiiti iraniani – allora l’incomprensibilità del quadro trova una spiegazione, così come la suddivisione di fatto dell’Irak in tre aree geografiche, di cui, non a caso dunque, gli Stati Uniti cercano di controllare quella centrale pro Israele….Solo comprendendo il profondo lavoro compiuto da questi gruppi dirigenti misti israelo-statunitensi, si comprende allora anche il fatto che gli USA abbiano assunto in Medio Oriente posizioni sempre meno comprensibili, rispetto ad una normale logica di puro interesse statunitense.

http://www.clarissa.it/editoriale_int.php?id=173&tema=Divulgazione

http://en.wikipedia.org/wiki/A_Clean_Break:_A_New_Strategy_for_Securing_the_Realm

Neocon americani sulla stessa linea, dai tempi dell’invasione in poi:

http://www.nytimes.com/2003/11/25/opinion/the-three-state-solution.html

Al Maliki (Iraq) aveva chiesto agli USA di aiutarli contro ISIS, prima che la cosa degenerasse. Non è arrivato nessun soccorso

http://www.nytimes.com/2014/06/12/world/middleeast/iraq-asked-us-for-airstrikes-on-militants-officials-say.html?_r=1

In cambio ISIS ha razziato le armi americane in depositi dove giacevano inutilizzate (perché?)

http://www.ilgiornale.it/news/esteri/rapida-avanzata-delle-milizie-islamiche-costringe-casa-1027311.html

È falso che la Casa Bianca non sapesse che ISIS stava tornando ad est, dopo aver gettato nel caos il nord della Siria e, prima ancora, il nord dell’Iraq. Era una notizia già apparsa sulla stampa libanese

http://www.dailystar.com.lb/News/Middle-East/2014/Mar-14/250272-al-qaeda-splinter-group-in-syria-leaves-two-provinces-activists.ashx#axzz34Pm6wbRZ

In alternativa significa che Obama è stato tenuto all’oscuro di tutto dalla CIA e dal Pentagono e questa nuova invasione dell’Iraq è un’operazione targata neocon e destra sionista (altamente probabile).

McCain è già passato all’offensiva, accusando Obama di inettitudine

http://www.politico.com/story/2014/06/john-mccain-iraq-obama-us-heavy-price-107825.html

Obama è anche accusato di aver liberato il leader di ISIS

http://www.dailymail.co.uk/news/article-2657231/Revealed-Obama-RELEASED-warlord-head-ISIS-extremist-army-five-years-ago.html

La crisi irachena sta rinviando la morte del petrodollaro (la detronizzazione del dollaro)

http://uk.reuters.com/article/2014/06/13/uk-markets-global-idUKKBN0EO0S120140613

The Project for the New Middle East

IL FATTORE CURDO

I miliziani di ISIS hanno occupato l’Iraq del nord, lasciando in pace i kurdi che hanno anzi colto l’occasione per impadronirsi di una città irachena, Kirkuk, che considerano la futura capitale di uno stato indipendente curdo che ancora non esiste.

Uno stato curdo alimenterebbe il separatismo curdo in Iran, in Siria e in Turchia.

Israele è schierato coi curdi dal 1964

http://www.meforum.org/3838/israel-kurds

e, ancora più strettamente, dai tempi della guerra in Iraq

http://www.newyorker.com/archive/2004/06/28/040628fa_fact

http://www.timesofisrael.com/is-a-free-kurdistan-and-a-new-israeli-ally-upon-us/

Gli Stati Uniti (amministrazione Obama) sono l’unico ostacolo all’indipendenza del Kurdistan, auspicata invece da Israele, che la considera imminente, dopo il completamento di una conduttura petrolifera che consente al Kurdistan iracheno di esportare il suo greggio in maniera del tutto indipendente, aggirando Bagdad: Tel Aviv potrebbe essere la prima capitale a riconoscere l’indipendenza del Kurdistan, come già fece con il Sudan del Sud

http://www.jpost.com/Middle-East/Iraqi-Kurds-close-to-declaring-independence-355717

Ora i curdi si sono ripresi Kirkuk praticamente senza dover sparare un colpo, grazie al collasso dell’esercito iracheno (generali corrotti?): il loro sogno si è avverato con una facilità che ha dell’incredibile e hanno risolto in un colpo solo le dispute territoriali: ogni area “arabizzata” ora tornerà sotto la sovranità kurda

http://www.haaretz.com/news/middle-east/1.598650

Potrebbe essere una pericolosa illusione. Se la minoranza sunnita in un eventuale Kurdistan indipendente chiedesse aiuto a ISIS, quest’organizzazione non potrebbe rifiutarsi di combattere anche i kurdi, oltre agli sciiti.

Sarebbe il caos assicurato per tutte le nazioni con forti minoranze curde: Turchia, Iran, Siria, Iraq. Forse è proprio questo l’obiettivo.

Ci sono comunque forze e interessi curdi, visibili anche sui principali media mondiali, contrari alla balcanizzazione di quell’area del Medio Oriente, in quanto perfettamente consapevoli del fatto che i curdi sarebbero le principali vittime dell’anarchia

http://www.theguardian.com/commentisfree/2014/jun/13/iraq-separate-sunni-shia-regions-kurds-autonomy

Questi interessi preferirebbero sfruttare le proprie risorse petrolifere senza scatenare il caos separatista.

Uno scenario (sponsor saudita) non esclude l’altro (sponsor destra sionista), dato che sauditi e israeliani sono in buoni rapporti (per ora)

http://www.richardsilverstein.com/2014/03/08/saudi-arabia-finances-most-of-israels-weapons-build-up-against-iran/

IRAN

Le azioni di ISIS rendono più probabile la virtuale annessione dell’Iraq sciita all’Iran (già ora Baghdad è completamente allineata alla politica estera iraniana)

http://www.huffingtonpost.com/raghida-dergham/isis-achievements-in-iraq_b_5490381.html?utm_hp_ref=world&ir=WorldPost

Il collasso dell’esercito iracheno può essere spiegato con la corruzione dei generali e la salvezza dell’Iraq potrà venire solo dagli sciiti, dai pasdaran iraniani, dai miliziani di Hezbollah e dall’assistenza siriana, ora che Assad sta riprendendo il controllo della nazione.

BRICS

La Russia è stata premiata dal governo siriano per la sua lealtà: giga-contratto petrolifero

http://rt.com/op-edge/syria-russia-war-oil-528/

“Nonostante una serie di attacchi a grandi impianti e terminal petroliferi, a marzo la produzione di oro nero è arrivata a oltre 3 milioni e mezzo di barili al giorno (tornando ai livelli del 1989). A marzo, la russa Lukoil ha cominciato a pompare petrolio dal mega giacimento West Qurna-2 (uno dei più grandi del mondo, con riserve stimate in 14 miliardi di barili), nella zona di Bassora. Il governo di Baghdad spera che entro la fine dell’anno la produzione possa raggiungere i quattro milioni di barili al giorno.  “Sarebbe un traguardo straordinario, perché permetterebbe al governo di aumentare le entrate e attuare il suo programma di sviluppo”, ha detto il ministro del Petrolio, Abdul Kareem Luaybi. Nonostante queste buone notizie il nuovo Parlamento iracheno dovrà tentare di risolvere una delle questioni più importanti per il futuro del Paese: il rapporto con la regione del Kurdistan. I curdi hanno avviato lo sfruttamento e l’esportazione di petrolio verso la Turchia aggirando il controllo di Baghdad così da non versare denaro nella casse statali”.

http://www.formiche.net/2014/04/28/elezioni-iraq-il-futuro-passa-dal-petrolio/

L’Iraq guarda(va) a est (Iran, Russia, Cina, India)

http://www.al-monitor.com/pulse/originals/2014/02/baghdad-gradual-return-east-china-russia-iran.html

http://www.ndtv.com/article/india/iraq-s-prime-minister-nouri-al-maliki-to-begin-four-day-visit-to-india-today-408755

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POSTA IN GIOCO

A mio avviso ci sono 4 obiettivi principali.

1. Il petrolio curdo;

2. L’egemonia israeliana e saudita sul Medio Oriente (finché Israele non deciderà di averne abbastanza dei sauditi);

3. Il controllo iraniano del petrolio medio – orientale (Golfo Persico);

4. La difesa del dollaro e quindi dell’egemonia americana sul pianeta;

http://www.futurables.com/2014/06/22/the-isis-crisis-a-regime-change-too-far/

http://www.futurables.com/2014/05/29/festival-delleconomia-2014-elefanti-ignorati-scheletri-occultati-tabu-intatti/ 

Se ISIS dovesse essere sconfitta rapidamente, prima che gli indipendentisti curdi prendano il sopravvento sugli autonomisti, l’Iran si ritroverebbe con uno stato vassallo e i piani di balcanizzazione del Medio Oriente fallirebbero, con grave smacco per gli ultranazionalisti israeliani e neocon.

A Nassiriya gli italiani (“brava gente”) torturavano

L’Ucraina può essere salvata

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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[Per arrestare la violenza] bisogna fermare la polizia, fermare i manifestanti, imporre una DMZ, una zona demilitarizzata e spostare questo conflitto dalle strade al Parlamento. Voglio essere molto franco: il governo non controlla la polizia antisommossa ed è molto difficile per l’opposizione controllare Maidan. E ci sono una serie di forze che sono prive di controllo. Questa è la verità … è il caos, ora. L’Ucraina è in un gran casino

“To stop the riot police, to stop the protesters, to impose a DMZ, like demilitarized zone, and to move this conflict from the streets to the Parliament. I would be very frank that the government does not control the riot police and its very difficult for the opposition to control Maidan. And there are a number of forces who are uncontrolled. This is the truth…is in chaos now. Ukraine is in a big mess”

Arseniy Yatsenyuk, il leader dell’opposizione che fa riferimento alla Casa Bianca

http://www.rte.ie/news/player/2014/0220/20529559-ukraine-is-in-a-big-mess-yatsenyuk/

Tener conto che l’Ucraina proprio in quanto terra di “frontiera” tra Europa e Russia, in virtù della sua storia, della forte presenza di minoranze russe non può essere assimilata forzatamente e sic et simpliciter all’Unione Europea. E poi quali sono gli interessi che sono dietro quella manovra. Allora perché non pensare ad una forma “ibrida”,nella quale si tenga conto della diversità culturale ed etnica dell’Ucraina, che non può fare a meno né della Russia né dell’Europa? Ma non della Russia che è rappresentata dalla politica di potenza di Putin o dell’Europa delle lobby economiche. Ci vuole uno sforzo di creatività, quando i conflitti sono così complessi e si intrecciano al pregresso storico, agli interessi geopolitici e geostrategici, alle contraddizioni mai risolte degli stati-nazione. Allora per iniziare si sgombri il campo da estremismi, si chieda subito che le armi tacciano da una parte e dall’altra, si faccia chiarezza su chi c’è dietro le manifestazioni a Maidan (ci vuole poco a capire che ci sono forti infiltrazioni di gruppi paramilitari di destra e nazisti che sparano come sparano le forze di sicurezza governative), si portino ad un tavolo di trattativa le forze politiche “vere”, da una parte e dall’altra. Si ragioni su ipotesi come quella proposta nell’articolo di Pagina99, di una “doppia partnership” che veda l’Ucraina in parte legata alla UE in parte al nascente blocco eurasiatico costruito da Mosca. Le zone di frontiera, i territori “faglia”, nei quali non sono stati mai sopiti gli effetti di guerre devastanti come la Seconda guerra Mondiale, non possono esser governati secondo i criteri propri degli stati-nazione. Perché sono zone culturalmente, etnicamente, religiosamente ibride. Terre cerniera. Ed allora le soluzioni dovranno tenerne conto. E se l’Unione Europa oggi è troppo coinvolta direttamente, (o meglio Berlino) allora perché non affidare al Consiglio d’Europa la proposta di una mediazione?

Francesco Martone, da facebook

http://www.futurables.com/2014/02/20/la-via-del-dialogo-per-la-salvezza-dellucraina-e-delleuropa/

Dalla realtà come costruzione sociale alla realtà come invenzione mediatica – Bookique 20 novembre

A cura di Stefano Fait

Web Caffè Bookique [Facebook]

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Negli anni cruciali prima e durante il maccartismo, la capacità di convinzione dei giornali editi da Luce era incalcolabile, e quasi sempre aveva un effetto deformante sulla verità. Il mitico giornalismo americano, così celebrato per la propria indipendenza, accettava che Henry Luce in persona cambiasse il senso degli articoli inviati dai corrispondenti dall’estero per renderli al massimo antisovietici.

Andrea Barbato (1996)

La maggior parte degli “squilibri globali” che continuano a preoccupare l’intelligentsia mondiale sembra molto meno minacciosa se esaminata dal punto di vista plutonomico [precedentemente definito come “il governo dei ricchi per i ricchi”]…la Terra non sta per essere smossa dal suo asse e risucchiata nello spazio per colpa di questi “squilibri”. Che piaccia o meno, il pianeta è sostenuto dalle braccia muscolose dei suoi imprenditori-plutocrati.

Ajay Kapur, “Plutonomy: Buying Luxury, Explaining Global Imbalances”, memorandum del capo analista della banca d’affari Citigroup, 16 Ottobre 2005

La democrazia è venuta ad assumere il carattere di un sistema che ha riconsegnato per aspetti cruciali il potere a nuove oligarchie, le quali detengono le leve di decisioni che, mentre influiscono in maniera determinante sulla vita collettiva, sono sottratte a qualsiasi efficace controllo da parte delle istituzioni democratiche. Si tratta sia di quelle oligarchie che, titolari di grandi poteri, privi di legittimazione democratica, dominano l’ economia globalizzata, hanno nelle loro mani molta parte delle reti di informazione e le pongono al servizio degli interessi propri e dei loro amici politici; sia delle oligarchie di partito che in nome del popolo operano incessantemente per mobilitare e manovrare quest’ ultimo secondo i loro intenti; sia dei governi che tendono programmaticamente a indebolire il peso dei parlamenti (…) esoggiacciono all’ influenza del potere finanziario e industriale, diventandone in molti casi i diretti portavoce e gli strumenti.

Massimo Salvadori, “Democrazie senza democrazia”, 2009

Si affacciano nuovi conformismi e nuovi autoritarismi, nuove imposizioni di ‘identità’ obbligatorie, nuove e immediate forme di potere che fanno leva sulla paura (anche producendola) e non certo sulla libertà o sulla virtù civica, sostituita da una cupa chiusura dei cittadini su se stessi. In parallelo, le istituzioni liberaldemocratiche, rappresentative e di garanzia, sono travolte dalle nuove forme che la politica assume: populismo, plebiscitarismo, fittizie mobilitazioni di massa contro fittizi nemici inventati dai poteri politici ed economici in modo che i cittadini non si sentano del tutto assoggettati e impotenti davanti al governo reale delle “cricche” economico affaristiche. […] La democrazia rischia di uscire trasformata in una democrazia della sicurezza, delle identità (delle civiltà, delle culture) in conflitto, delle ‘radici’ da riscoprire, del controllo sociale e del dominio sulla vita biologica della persona, del plebiscito autoritario, dell’ignoranza acritica, dell’apatia e del risentimento, soprattutto, in una democrazia del mercato.

Carlo Galli (cf. Portinari, 2011, p. 43-45)

Potrebbe perfino sospettarsi che la lunga guerra contro le arbitrarie costrizioni esterne, condotte per mezzo delle costituzioni e dei diritti umani, sia stata alla fine funzionale non alla libertà, ma alla libertà di cedere liberamente la nostra libertà. La libertà ha bisogno che ci liberiamo dei nemici che portiamo dentro di noi. Il conformismo, si combatte con l’amore per la diversità; l’opportunismo, con la legalità e l’uguaglianza; la grettezza, con la cultura; la debolezza, con la sobrietà. Diversità, legalità e uguaglianza, cultura e sobrietà: ecco il necessario nutrimento della libertà

Gustavo Zagrebelsky, “Le parole della politica”, Repubblica, 16 giugno 2011.

Un caffè dibattito che unisce la rete e la discussione di gruppo.

Il confronto online servirà a segnalare gli argomenti più stimolanti, che verranno poi appunto dibattuti di persona da tutti gli interessati mercoledì 20 novembre alle 20.45 presso la Bookique (Via Torre D’Augusto, 29 – Quartiere San Martino – Trento / parco della Predara, tra l’Albermonaco e il Castello del Buonconsiglio)

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io e Roberto Maestri parleremo della costruzione mediatica della realtà a livello locale, nazionale ed internazionale.
Interverranno Mario Giuliano, avvocato e membro del comitato 26 gennaio
http://comitato26gennaio.blogspot.it/
Andrea Tomasi e Jacopo Valenti, autori dell’inchiesta “La farfalla avvelenata. Il Trentino che non ti aspetti“, esempio di giornalismo che disvela ciò che è occultato e decostruisce una realtà artefatta e sintetica.

http://www.cdse.it/index.php?id=639
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/01/la-farfalla-avvelenata/
Vi aspettiamo numerosi.

Potete dire la vostra anche subito, qui

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In pratica, a livello globale, l’informazione – e quindi la percezione della realtà di miliardi di persone che popolano la fetta di pianeta “che conta” – è plasmata da questi grandi gruppi, spesso con interessi intrecciati e oligopolistici (alla faccia del libero mercato):
Time Warner, Walt Disney, Viacom, News Corporation (Rupert Murdoch), Bertelsmann, Axel Springer AG, Sony.

Fino a che punto l’informazione rende un servizio rivolto al pubblico dei cittadini e non si sottopone al controllo dei potenti di turno? La stampa italiana ma non solo, si è resa spesso complice di campagne denigratorie nei confronti di personaggi avversi al potente di turno, il caso Boffo docet, oppure si è gettata a corpo morto nel sensazionalismo perseguendo il solo scopo di fomentare la morbosità funzionale all’aumento delle vendite. Vero è che un certo tipo di manipolazione delle notizie può essere funzionale ad un sistema che si basa anche sulle reazioni emotive di mercati che muovono ingenti quantità di denaro. E allora dove sta il confine tra libera informazione e controllo della stessa? Ed è ancora possibile pensare ad una informazione proveniente dal basso, pensiamo alla rete, che possa avere il beneficio di credibilità permettendo la verifica e il controllo delle fonti?

Roberto Maestri

 

Credere alle bugie ed agire sulla base di una percezione falsata della realtà può, letteralmente, distruggerci. Possiamo autorizzare delle decisioni che, alla lunga, potrebbero ritorcersi letalmente contro di noi.

Identici testi per i telespettatori dei più importanti telegiornali americani, nazionali e locali:

“Conan O’Brian may be about to push the envelope on late night television”

You don’t need us to tell you that gas prices are back on the rise”.

Identico testo per il discorso del primo ministro australiano e dell’attuale primo ministro canadese (allora all’opposizione) per promuovere l’intervento militare in Iraq da parte delle rispettive nazioni: testo scritto a Washington e poi fatto pervenire a Londra, Ottawa e Canberra, per orientare l’opinione pubblica di lingua inglese nella direzione desiderata. Chi ha mandato il testo si aspettava una rielaborazione e chi l’ha ricevuto non si aspettava che fosse una copia.

 

CONTESTO GLOBALE

1990: centinaia di neonati strappati alle incubatrici dai soldati iracheni e lasciati morire durante la prima Guerra del Golfo. L’unica testimone è una ragazzina kuwaitiana di 15 anni, identificata soltanto per nome, Nayirah. Il suo racconto fa il giro del mondo grazie alla Hill & Knowlton, una delle più grandi agenzie di pubbliche relazioni del mondo, ricompensata con oltre 10 milioni di dollari dagli emiri del Kuwait. Poi si scopre che la suddetta Nayirah era un membro della famiglia reale kuwaitiana, che suo padre era l’ambasciatore del Kuwait negli Stati Uniti e che il vice presidente della Hill & Knowlton, Lauri Fitz-Pegado, aveva istruito Nayirah su cosa avrebbe dovuto dire.

2011: il 15 febbraio, in Libia, centinaia di persone appiccano il fuoco a diversi comandi di polizia libici. 28 feriti tra le forze di sicurezza e 10 tra gli insorti. Nessun morto.

http://www.webcitation.org/5wYDLZMdr (Al Jazeera, Reuters, AFP, ecc.)

http://www.france24.com/en/20110216-libya-violent-protests-rock-benghazi-anti-government-gaddafi-egypt-tunisia-demonstration

Il 17 è il “Giorno della Rabbia”, l’inizio dell’insurrezione armata in tutto il paese. Fino a quel giorno in tutta la Libia c’erano state 4 vittime (150 nella “nonviolenta” insurrezione egiziana, 3 in quella tunisina):

http://www.lemonde.fr/proche-orient/article/2011/02/17/suivez-en-direct-les-manifestations-dans-le-monde-arabe_1481247_3218.html#ens_id=1481220 –

Eppure in Occidente è passato il messaggio che quello di Gheddafi [comunque indifendibile], diversamente dai regimi di Tunisia ed Egitto, era subito ricorso all’eccidio.

Si susseguono le notizie choc:

- uso di mercenari per sedare nel sangue la rivolta, poi smentito da Human Rights Watch

http://www.rnw.nl/africa/article/hrw-no-mercenaries-eastern-libya-0

- fosse comuni per accogliere i 10 mila morti (e 55mila feriti) causati dalla repressione nel giro di una settimana: la fonte è un sedicente membro libico della Corte penale internazionale residente a Parigi che cita un presunto bilancio della CPI. Tutti i media rilanciano la notizia senza verificarla. Il giorno dopo la CPI annuncia di non conoscere Sayed Al Shanuka e nega di aver stilato un qualunque bilancio. Si scopre anche che il video delle fosse comuni era stato girato 6 mesi prima in un cimitero nel corso di un’esumazione ordinaria.

- viagra per stupri di massa su ordine del regime: smentita qualche mese dopo da parte dell’inviato dell’Onu Cherif Bassiouni e da Amnesty.

- 17 marzo: Gheddafi avverte che se i ribelli bengasini non getteranno le armi o si ritireranno in Egitto, li massacrerà. Per chi rinuncerà alla lotta armata promette invece l’amnistia.

http://www.nytimes.com/2011/03/18/world/africa/18libya.html?pagewanted=all&_r=0

I media si concentrano però sulle parole di un leader dell’opposizione libica che risiede a Ginevra e che afferma che se Gheddafi avesse attaccato Bengasi, ci sarebbe stato un “bagno di sangue, un massacro simile a quello a cui abbiamo assistito in Ruanda”.

Il 19 marzo iniziano i bombardamenti occidentali.

2011: dimissioni a catena dalla redazione di al Jazeera (Qatar) in protesta per la faziosità e censure nella copertura della crisi siriana e delle proteste in Bahrain, sedate anche grazie all’intervento militare saudita.
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/14/il-mito-infranto-di-al-jazeera/

CONTESTO EUROPEO

Ripetere semplici pregiudizi, diffondere le formule di propaganda più seducenti, ben lontano da qualunque logica economica, comportarsi come se si fosse dei visionari o semplicemente non correre rischi urlando insieme agli altri, ecco quello che ha fatto la grande maggioranza della stampa tedesca durante questa crisi dell’euro

Robert Misik, der Standard

http://www.presseurop.eu/it/content/author/491201-robert-misik

1915: soldato canadese crocifisso dai tedeschi – molto probabilmente un’invenzione propagandistica;

1989: “Il massacro di Timisoara”. A pochi giorni dal Natale del 1989 il mondo viene scosso dalla repressione di Ceausescu: si parla di 4mila morti. Paolo Rumiz, allora inviato del Piccolo, si reca sul luogo della strage. Cerca informazioni. Gliele fanno trovare. Le prende per buone. In seguito scopre che era tutta una messinscena: i corpi erano stati messi lì apposta, dalla Securitate (in versione golpista), scongelati dalle celle frigorifere dell’ospedale civile. Il custode del cimitero aveva ripetuto a tutti che i segni erano di autopsie e che erano corpi di vagabondi, ma nessun giornalista aveva osato sfidare il consenso. La straziante immagine della madre e della figlia uccise dal regime era stata costruita: la madre era un’alcolizzata morta di cirrosi epatica, la figlia era morta per una congestione un mese dopo il decesso della madre. Scrive Rumiz: “Ripassando la moviola, si vede che la Tv rumena non registra la rivolta, ma la determina…L’evento è pilotato, non a caso, dalla stessa cabina di regia che ha costruito per decenni la propaganda di regime…Le televisioni e i giornali di mezzo mondo caddero nella trappola, affondarono primi piani terribili sulle cicatrici, diffusero all’istante la prova della colpevolezza del regime e legittimarono a priori la frettolosa fucilazione di Ceausescu. Fu Herta Mueller, del giornale tedesco Die Zeit, a scoprire la finzione costruita dallo stesso apparato repressivo…Pochi lo ammisero: l’evento era bruciato, la verità non importava più ai media occidentali”.

2013: Quando chiesero a Thomas Herndon, studente di economia presso l’Università del Massachusetts, di scegliere un’analisi economica ed esercitarsi provando a replicare i risultati lui, ambiziosamente, scelse un articolo di Carmen Reinhart (Harvard) e dell’ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale, Ken Rogoff, che aveva avuto un ruolo decisivo nel giustificare le misure di austerità nell’eurozona. Dopo mesi di tentativi i conti non tornavano. Assieme ai suoi docenti, Herndon scoprì che i due esperti avevano commesso una serie di errori, tra i quali uno particolarmente grossolano.

Daniel Hamermesh, economista all’Università di Londra, è stata la persona che a mio avviso ha colto il significato più profondo dell’evento: “Quell’articolo ha contribuito a plasmare il modo in cui le persone, e specialmente i politici, vedono il mondo ed è proprio questo che, alla fine, determina come funziona il mondo” (BBC 19 aprile 2013).

La visione del mondo che ha prevalso, quando Olli Rehn, il commissario agli Affari economici della Ue, ripeteva il mantra austeritario citando a sostegno delle sue tesi proprio quell’articolo, è che non ci potevano essere alternative al drastico taglio della spesa pubblica e al precariato, che quello era l’unico strumento per tornare a crescere. Un’ipotesi poi smentita dalla recessione europea e dall’esplosione dei dati sulla disoccupazione.

CONTESTO NAZIONALE

Caro Luigi Abbate, ho visto il video in cui Girolamo Archinà ti ruba il microfono mentre fai la tua domanda a Emilio Riva sui morti di tumore a Taranto svariato tempo fa. L’avevo rimosso. Poi per fortuna Il Fatto Quotidiano e Repubblica hanno ripreso la telefonata in cui il governatore della tua regione e lo stesso Archinà ne parlavano con grasse risate, e allora quel video e quella vicenda mi è tornata a mente. Siccome ridevano anche di te, e del tuo lavoro, del nostro lavoro, mi sono sentito offeso per te e pure per me. Tu non eri a libro paga dei Riva come molti tuoi colleghi del posto, e allora ti sei potuto permettere quella domanda. Che poi è la domanda delle domande. Quella che ogni collega avrebbe dovuto ripetere fino allo spasmo, perché quella domanda, in quel posto, in quelle condizioni, è l’abc della nostra professione. Eppure nessuno ti ha ringraziato. Nessuno ti ha chiesto scusa. E anzi, il tuo governatore, un uomo di sinistra (così dice), ha telefonato non a te, ma a chi ti ha rubato il microfono. Allora mi sono doppiamente offeso, perché non solo credo nel giornalismo, ma pure nei valori della sinistra. Che prevedono questo: si fa i forti con i forti, contro i forti si lotta, per i deboli e a fianco ai deboli. Invece in quelle risate c’era tutto il contrario di quel valore. C’era il potere che si dà del tu, c’era la mancanza di sensibilità e la coscienza sporca di un’intera classe politica e imprenditoriale che non vuole domande e non vuole il coraggio di certe domande. C’era la mancanza di rispetto verso di te e verso i chiarimenti che chiedevi, che poi riguardano la vita delle persone. Forse veniamo da un altro mondo, o forse siamo semplicemente i pochi rimasti sani in questa terra dove tutto funziona alla rovescia. Dove un governatore di sinistra non solidarizza con te, ma di te si fa beffe dandoti del mezzo provocatore. Dove le domande al padrone vengono vietate, dove un cronista ci si mette poco a comprarlo, o a zittirlo. Basta un semplice atto di prepotenza, quella a cui siamo stati abituati ad assistere da troppi anni. Allora mentre tutti si arrovellano su Vendola sì o Vendola no, io compreso, mi sono reso conto che di te si è parlato poco o nulla. Sei un semplice giornalista, ma per chi prova a farlo davvero e con passione, dal basso o dall’alto poco importa, è il mestiere più bello e (credo io) più nobile del mondo. Lo hai dimostrato con un gesto piccolo. Una semplice scontata eppure potente domanda. Un’ottima lezione di giornalismo. Grazie. Continua così.

Matteo Pucciarelli

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/11/15/matteo-pucciarelli-lettera-a-luigi-abbate-il-giornalista-che-fa-ridere-i-potenti/

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CONTESTO LOCALE

Io non sono dell’idea che bisogna dare in pasto al popolo furente qualche testa perché così si acquieta un po’. Non è questo il mio senso delle istituzioni. La credibilità e la fiducia dei nostri apparati tecnici la dobbiamo riconquistare mettendo a disposizione di chiunque abbia interesse il lavoro che stiamo facendo, con trasparenza, dimostrando che siamo imparziali e che la politica non dà direttive per nascondere le cose.

Lorenzo Dellai (da “La Farfalla Avvelenata”).

La gravità dei fatti, la pericolosità per la salute delle emissioni tossiche, il numero degli sforamenti dei limiti di legge monitorati in ampio arco di tempo, il fatto che gli stessi non siano cessati neppure dopo il primo intervento in acciaieria da parte della polizia giudiziaria (dicembre 2008), rende ancora più evidente il rischio di ulteriori analoghe violazioni

Marco La Ganga, giudice per le indagini preliminari

L’aspettativa di vita media – che generalmente coincide con l’età media alla morte – era in quel periodo di 72 anni. Tra il 1984 e il 2009 ci sono stati 26 morti, di cui 22 con cause certe; dieci di questi sono morti di tumore, cioè il 45%, a fronte di un dato provinciale del 33% e nazionale del 29%. L’età media del decesso degli operai è di 55 anni.

“La Farfalla Avvelenata”.

Apri il frigorifero di casa, dai una rapida occhiata e ti domandi cosa puoi mangiare o bere senza preoccuparti della provenienza, della possibile contaminazione. Gli alimenti a chilometri zero, prodotti in quei luoghi, sono sicuri? Si pensava di vivere in un’isola felice, un mondo in stile Mulino Bianco. In fondo è ciò che raccontano tutti i depliant di promozione turistica del Trentino. E le prime “vittime” di questo bombardamento mediatico sono proprio i trentini…Non possiamo evitare di chiederci perché i controllori non hanno controllato, il perché di certe autorizzazioni, date in piena autonomia, all’interno dei confini provinciali. Per quale motivo Cava Zaccon, in Valsugana, è diventata un concentrato di rifiuti tossici? Non possiamo non domandarci perché, a fronte di tante segnalazioni di cittadini (non solo ambientalisti militanti), non si è intervenuti; perché questo profondo nord, forse un po’ troppo presuntuoso, è diventato capolinea per centinaia di camion – provenienti da mezza Italia – che hanno trasportato e scaricato rifiuti pericolosi; perché sono dovuti intervenire gli agenti del Corpo forestale dello Stato, visto che la Provincia avrebbe i propri, di forestali. Esiste forse un problema di indipendenza di questi organi dal potere politico?…Si è quasi parlato di vilipendio dell’autonomia. Guai a dire che qui le cose non vanno bene, come abbiamo sempre raccontato…Serve a qualcosa preoccuparsi? Serve a qualcosa uscire da questo piccolo-grande Matrix che è il racconto di un paradiso terrestre che stiamo distruggendo, convinti del contrario? Secondo noi sì. Serve perché un cittadino informato può pretendere una politica ambientale seria. Può chiedere a chi governa questo territorio di preservarlo, di non nascondere la verità nel sottosuolo  

“La Farfalla Avvelenata”.

Il Trentino che non ti aspetti. Traffico di rifiuti, cave trasformate in discariche, controllori che non controllano, paura per ambiente e salute. Il racconto di un’inchiesta giudiziaria senza precedenti: il Corpo forestale dello Stato interviene in Trentino e scopre una pentola di veleni. Natura che si pensava incontaminata. Soldi e rifiuti, le relazioni pericolose della politica. Rischio inquinamento: il nervo scoperto dell’autonomia speciale. Il Trentino come non è mai stato raccontato. Un libro di Jacopo Valenti e Andrea Tomasi.

http://www.youtube.com/watch?v=G-wGCaw7j6s

Tre inchieste, condanne, patteggiamenti e la scoperta che l’Autonomia di fatto si è trasformata in un paravento. I rifiuti illeciti arrivano nel profondo nord, stoccati in ex cave, in teoria destinate a diventare siti di ripristino ambientale. In Trentino – sì, nel Trentino delle montagne, dello sci, delle passeggiate naturalistiche, degli agriturismi – fra il 2007 e il 2011, il Corpo forestale dello Stato solleva il coperchio su una pentola di veleni. Tre indagini (Tridentum, Fumo negli occhi ed Ecoterra) – condotte dal nucleo investigativo Nipaf di Vicenza, coordinato dalla pm Alessandra Liverani, della Procura della Repubblica di Trento – dimostrano come chi era incaricato dei controlli in realtà non controllava. Nelle cave – e in seguito si scoprirà anche sotto alcuni prati – si trovano enormi quantitativi di sostanze, residui di lavorazioni industriali, provenienti da mezza Italia. I comitati cittadini avevano lanciato l’allarme, avevano fatto sapere a chi comandava (e comanda) nella ricca Provincia di Trento che il traffico di camion era sospetto, che il terreno poteva essere contaminato, che le bonifiche non erano bonifiche e che l’aria era maleodorante. Nulla…. “Trentino: l’Italia come dovrebbe essere”, recitava un controverso slogan dell’azienda di promozione turistica della Provincia autonoma: un’autonomia dorata che però, nei casi scoperti dagli inquirenti, non è stata in grado di difendere l’ambiente. E improvvisamente i trentini si sono risvegliati dal lungo sonno, scoprendosi meno sani e meno belli. “Io la scoria la metto anche nel pane”, dice un imprenditore finito nella rete del nucleo investigativo del Corpo forestale dello Stato…. “È uno dei problemi dell’autonomia del Trentino – scrive Claudio Sabelli Fioretti nella prefazione al libro  ‘La farfalla avvelenata’ – Gli amministratori trentini vogliono essere sempre più autonomi anche nella scelta di coloro che controllano il loro operato. Gosetti viene condannato, il 22 febbraio del 2011. Il Comune di Rovereto gli affidava ancora incarichi per la bonifica di aree inquinate”. Il problema – evidenziato dagli inquirenti – è che il Trentino, pur avendo a disposizione tutti gli strumenti economici dati dall’autonomia speciale, non ha attivato (o sviluppato) gli anticorpi necessari per difendere territorio e popolazione…. Migliaia di tonnellate di inquinanti. Ma cosa resta adesso in Trentino? I rifiuti delle cave di Sardagna e Monte Zaccon non sono stati rimossi. A Zaccon, in particolare, l’amministrazione pubblica conta di “risolvere tutto” con un capping: un “copertura” di cemento. Ma sotto le sostanze rimangono. Delle 419.852 tonnellate di rifiuti smaltiti a Monte Zaccon tra il 2007 e il 2008, solo il 6,6% era conforme ai limiti. Quanto a Sardagna, al quantitativo complessivo di almeno 177.273 tonnellate nel periodo 2007-2008, si aggiungono 108.499 tonnellate degli anni precedenti (fino al 2006) per un totale di 285.772 tonnellate di rifiuti che vanno considerati contaminati e quindi possono essere una potenziale sorgente di danno ambientale. Peraltro un sito come quello di Sardagna è privo di opere di barriera geologica e di controllo delle acque, perché al momento dell’approvazione del piano di adeguamento nel 2004 il Comune di Trento non aveva provveduto ad imporre al gestore l’esecuzione di interventi di “difesa”. Anche in questo caso, secondo una determina del Comune di Trento, i rifiuti potrebbero rimanere dove sono. Tutto questo nonostante esista una perizia, commissionata all’Ispra dal Ministero dell’Ambiente, che dice chiaramente che quei materiali, nei due siti trasformati in discariche, dovrebbero essere rimossi.

http://inchieste.repubblica.it/…/rifiuti_trento-65885190/

Jean-François Gayraud, François Thual, «Géostratégie du crime», 2012

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Jean-François Gayraud, François Thual, « Géostratégie du crime », Paris: Odile Jacob, 2012

24: les grandes entités criminelles peuvent-elles phagocyter les États?

24: on sous-estime l’influence des mégafraudes dans le déclenchement des grandes crises financières

30: on parle de l’ «État profond », une expression évocatrice de l’existence de pouvoirs occultes puissants

34: Sur des marchés peu ou non régulés, les acteurs les moins honnêtes s’imposent toujours

47-48: Quel est le poids d’un État qui a comme unique réalité sa seule satisfaction identitaire, qui n’a aucune force militaire, économique, financière, médiatique?…Plus le monde sera parcellisé, plus les grandes entités criminelles pourront évoluer librement. Ces organisations criminelles se nourissent de cette hyperfragmentation car il est plus difficile de prendre le contrôle d’un grand État que de territoires minuscules, comme dans la péninsule balkanique ou ailleurs, tels les micro-État du Pacifique ou des Caraïbes…Ce sont des États à « souveraineté limitée ».

51: on ne parle jamais assez de la domination des cartels de la drogue dans les Caraïbes ou des triades chinoises dans le Pacifique Sud

52: Des fonds russes et japonais, issus largements du gran banditisme et de mafias, ont été complaisemment hébergés à Nauru. Le micro-État s’est transformé dans les années 1990-2000 en paradis fiscal et bancaire pour survivre…il a aussi vendu par dizaines des passeports au plus offrant.

53: Il y eut le Cuba de Fulgencio Batista, au pouvoir dans l’île à deux reprises (1940 à 1944 puis de 1952 à 1959). Cuba fut alors une enclave de la mafia italo-américaine qui y installa ses casinos

53: plus récemment, à Panama, Manuel Noriega…

54: l’île d’Haiti du temps des Duvalier père et fils

55: les Antille néerlandaises, avec l’île de Sint Maarten…un homme régnait en maître: Rosario Spadaro

56: Robert Allen Stanford, le « petit Madoff » et le premier Américain à avoir été fait chevalier du Commonwealth, était le premier employeur d’Antigua et Barbuda

60: Les néoconservateurs américains partisans de l’État minimum, prônant la déréglementation des marchés soi-disant autorégulateurs, ont dans les faits livré l’État aux lobbies de la finance, de la pharmacie, de l’armement, etc. La déréglementation et la privatisation ont bénéficié à une clientèle privée. L’État voit son périmètre d’intervention diminuer, mais il est en fait capturé par des forces prédatrices corrompant le système. Les institutions publiques sont mises au service d’intérêts privés, d’une clientèle. […]. Sur les deux cents États reconnus par l’ONU, vingt-cinq à cinquante pourraient aisément, selon les critères choisis, entrer dans cette catégorie des failed/collapsed States (Iraq, Libye, Somalie, Afghanistan, Syrie, Mali, Monténégro, Kosovo, etc.).

99: La kleptocratie est le régime politique ou plutôt politico-criminel le plus répandu sur la planète et pourtant le moins étudié par la science politique

111: au Mexique avec les cartels de la drogue qui mobiliseraient environ 100.000 hommes de main et qui se sont adjoint des entités paramilitaires d’ailleurs issues des forces spéciales

115: Le Monénégro est un petit pays de 700.000 habitants dont plus de la moitié du PIB est quasi officiellement constituée des revenus de trafics criminels: cigarettes, drogues, armes, traite des être humains, etc. Dans la région, le Monténégro est surnommé de manière symtpomatique « Narconégro ».

115: Kosovo : l’UCK nétait pas une armée mais en grand partie une réunion de chefs de clan mafieux ayant à l’origine mené des campagnes d’attentats contre le Serbes. Sans l’OTAN, cette faction terroriste et prédatrice n’aurait jamais pu prendre le pouvoir.

118: le Kosovo est un hub criminel. Au final, des chefs de bandes criminelles, déguisés en acteurs politiques, ont réussi à créer leur propre État. [...]. La capitale du Kosovo, Pristina, entrera un jour prochain dans l’histoire du crime organisé comme un épicentre criminel aussi célèbre que Medellin, Chicago ou Palerme.

123: L’Espagne connaît en effet un effondrement criminel accéléré. Ce pays, surtout sa côte méditerranéenne, est devenus un lieu privilégié de remontée des drogues, de blanchiment d’argent et de refuge pour les gangsters internationaux. Soulignons qu’une partie de la bulle immobilière espagnole s’explique par l’afflux de l’argent de la drogue.

157: En Afghanistan la production de l’opium assure 60% du PIB

166: On pourrait d’ailleurs rapprocher cette géographie contemporaine des paradis fiscaux et bancaires avec celle des États filibustiers de la Caraïbe de l’Ancien Régime: on constaterait souvent une étonnante superposition

167 : La City of London Corporation est un État dans l’État…Hong Kong, Singapour…

168 : les nombreuses îles anglophones transformées en paradis fiscaux et bancaires, dans les Caraïbes et ailleurs

“Managed” chaos and “contained” mayhem in the Middle East – Egypt

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America must prevent other states from challenging our leadership or seeking to overturn the established political and economic order…We must maintain the mechanisms for deterring potential competitors from even aspiring to a larger regional or global role

Pentagon’s Defense Planning Guide for 1994-1999

The Israelis, whose military had close ties to General [Abdel Fattah al-] Sisi from his former post as head of military intelligence, were supporting the [military] takeover as well.  Western diplomats say that General Sisi and his circle appeared to be in heavy communication with Israeli colleagues, and the diplomats believed the Israelis were also undercutting the Western message by reassuring the Egyptians not to worry about American threats to cut off aid.

http://www.jpost.com/Opinion/Columnists/Another-Tack-Egypts-Polish-syndrome-323995

Many people seem more concerned about hypothetical Islamist crimes in Egypt than about the actual crimes of the junta – seizing executive power, arresting elected politicians, torturing and killing hundreds of their own citizens (Al Sisi should be in the Hague). Their stance boils down to some Orientalist notion of Egyptians not being ready for democracy, much in the same way as authoritarians in the past supported fascist coups as the preferable alternative to democratically elected socialist governments. According to some, then as now, millions of voters made the “wrong” choice and deserve punishment for that.

Egypt has always been a military state, the army has always been in charge. 30 to 40 percent of its economy is controlled by the army. Morsi’s election could not change this state of affairs. The police and the judiciary were are loyal to Mubarak and the private media sided against the Muslim Brotherhood. This is how a false meme spread that Morsi was willing to “enforce” a “Sharia law” and something had to be done to prevent that. The truth is that Islamic law was already the official source of the legislation in the former constitution (1971) and the revised constitution (2012) has removed the reference to “the duties of a woman” in Egyptian society

http://www.aljazeera.com/indepth/spotlight/egypt/2012/12/2012129173710651270.html

http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/africaandindianocean/egypt/9711879/Egyptian-draft-constitution-to-keep-sharia-as-main-source-of-law.html

http://www.opendemocracy.net/zaid-al-ali/egypts-draft-constitution-analysis

 080208-deane-cookIf one were to judge from the results in Iraq, Afghanistan, Libya, Lebanon, Syria, Somalia, Yemen, Pakistan, Gaza, West Bank, Egypt, Sinai, Greece, Mexico, and elsewhere, it would become apparent that failed states is the real Western goal. Oligarchs don’t like stability, borders, vibrant institutions and civil societies, sovereign governments. They much prefer failed states, warlords, black markets, forced choices, security vacuums, blackmailing, usury (debt servitude), anarchy and microstates with little or no ability to defend themselves from “humanitarian” (R2P) and monetary “tutors”. That is why billions are spent annually by the axis of Middle Eastern autocracies and Western oligarchies – neo-colonial powers – to ensure that chaos continues and expands, through assassinations, suicide bombs, financial terror. Regardless of the will, hopes and aspirations of hundreds of millions of people.

Unless the Arab Spring is genuinely resumed, no real progress will be made on the issue of the recognition and protection of dignity for all human beings, and the fate of Israel, Saudi Arabia and of the whole Middle East will be sealed > Armageddon, the Holocaust of all semitic scapegoats.

La via maestra è sempre quella diplomatica – Miliband (UK) e Villepin (Francia)

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Vers un monde nouveau sans rien rompre de ses liens avec son milieu originel, son ambiance antérieure et ses affinités profondes.

Saint-John Perse

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Netanyahu, lo sconfitto

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Se Giordania, Egitto, Canada e Italia si rifiutano di assistere l’attacco americano è perché questa è la volontà della Casa Bianca e del Pentagono. La decisione di Obama di lasciare che sia il Congresso a decidere – ben sapendo che il voto sarà contrario (e farà in modo che lo sia) – è la riprova che Putin, Cameron, Obama e Hollande erano contro un’escalation e si sono accordati per salvare la faccia a tutti e mettere nel sacco Netanyahu; il quale ha ricevuto un messaggio forte e chiaro: NESSUNO INTENDE ATTACCARE L’IRAN.

301199_296336940377443_1554510342_nIl monocolo Polifemo è da sempre il riferimento simbolico degli psicopatici, che vedono il mondo a due dimensioni e non sono in grado di prevedere le conseguenze delle loro azioni (wishful thinking). Vignetta magistrale.

Solo Israele e i neoconservatori americani (che al Congresso saranno attaccati dal Tea Party quando si voterà sull’attacco) vogliono questa guerra e, per qualche ragione che va forse ricondotta agli eventi dell’11 settembre, pare che molti governi cerchino di compiacere questa piccola Prussia mediorientale, anche se solo all’apparenza. Un false flag contro la Tour Eiffel e/o il Big Ben non è un’eventualità piacevole.

http://www.repubblica.it/esteri/2013/08/09/news/parigi_evacuata_tour_eiffel_per_un_allarme_bomba-64543469/

Israele non la prenderà bene e agirà d’impulso, commettendo quasi certamente un errore grossolano. Attendiamo speranzosi che Netanyahu si impicchi con la sua stessa corda e che lo stesso succeda a Bandar e all’Arabia Saudita

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Nel frattempo, riporto i pareri di due leader politici, uno inglese e l’altro francese, che prediligono il dialogo e l’accordo con la Russia e la Cina.

 Mandate for Change

Ed Miliband, leader dell’opposizione laburista al governo conservatore britannico di David Cameron:

“Ci sarà chi crede che il voto di giovedì alla Camera dei Comuni significa che la Gran Bretagna non può aiutare concretamente i civili siriani innocenti che soffrono per una simile catastrofe umanitaria. Non sono d’accordo. Dobbiamo usare l’incontro del G20 della prossima settimana in Russia, che avrà gli occhi del mondo puntati sulla Siria, per cercare di riunire la comunità internazionale e costringere le parti coinvolte nel conflitto verso quella soluzione politica che è indispensabile.

[…].

Alcune persone hanno sostenuto che il significato di questo episodio è che la Gran Bretagna sta facendo un passo indietro rispetto al suo ruolo da protagonista nel mondo. Si è parlato di un giorno cupo e deprimente. Ci sono stati avvertimenti che la Gran Bretagna sta scivolando in un gretto isolazionismo, una dottrina che danneggia nel lungo termine gli interessi del nostro paese e che minaccia la pace e la sicurezza del mondo.

Non sono d’accordo. Gli inglesi sanno che il nostro paese prospera quando ci vogliamo al mondo, non quando ci ritiriamo in noi stessi. E il popolo britannico è disposto ad accettare i nostri obblighi verso gli altri, come lo era quando i miei genitori sono stati accolti come rifugiati in questi lidi al tempo della seconda guerra mondiale.

[…].

I britannici si aspettano però che la politica estera del nostro paese sia condotta in modo diverso da come è stato fatto in questi ultimi anni. A dieci anni dall’inizio della guerra in Iraq, è fondamentale dimostrare che abbiamo imparato la lezione. Ci ricordiamo come le decisioni di allora sono state raggiunte sulla base di prove meno che convincenti, con una perentorietà che ha impedito agli ispettori delle Nazioni Unite di avere il tempo di cui avevano bisogno per riferire. Dobbiamo ricordare anche che le vitali istituzioni internazionali vitali sono state aggirate in momenti cruciali. E dobbiamo ricordare che le conseguenze di un’azione militare non sono stati ponderate a sufficienza.

[…]

Il voto in parlamento ha dimostrato che…ci aspettiamo che la serietà delle nostre deliberazioni corrisponda alla gravità delle decisioni che siamo chiamati a prendere. L’evidenza delle prove deve sempre precedere le decisioni e, indipendentemente dalla forza delle emozioni, i britannici hanno il diritto di attendersi una leadership pacata e riflessiva.

In secondo luogo, quando si tratta di interventi militari, è chiaro che un impegno efficace con le istituzioni internazionali è essenziale. La Gran Bretagna deve quindi sempre cercare di lavorare con le Nazioni Unite e in conformità con il diritto internazionale, non respingendo l’ONU come nel migliore dei casi un fastidio e nel peggiore un ostacolo.

[…]”.

http://www.theguardian.com/commentisfree/2013/aug/30/britain-still-difference-syria

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Dominique de Villepin, ex primo ministro francese e uno dei leader dell’opposizione gollista al governo Hollande:

Non cediamo all’illusione della scorciatoia militare – apparso su Le Figaro, 29 agosto 2013

“L’indignazione per i massacri perpetrati in Siria gas è unanime. Non ci sarebbe peggior politica che non fare nulla. Ma una politica del peggio sarebbe quella di aggiungere guerra alla guerra senza prove inconfutabili e senza strategia. La determinazione del presidente Hollande e dei nostri partner è lodevole, ma  che cosa vogliamo veramente? Punire? Non è il ruolo di un esercito, ma quello di un tribunale internazionale. Placare la nostra coscienza? Farlo a rischio di peggiorare la situazione dei civili sarebbe cinico. Un cambio di regime? Non sta a noi decidere, soprattutto in assenza di un’alternativa credibile.

No, proteggere i civili è il compito primario della comunità internazionale. L’unico dibattito deve riguardare come farlo.

Ciò implica riflettere sulle esperienze passate. La strategia occidentale in Medio Oriente è un vicolo cieco basato sull’illusione di forza che non ho mai smesso di denunciare.

Si oscilla infatti tra la guerra contro il terrorismo e la guerra contro i tiranni. Vorremmo unificare i due obiettivi, ma abbiamo imparato a nostre spese che non è così che funziona la cosa. L’occupazione dell’Iraq ha alimentato un terrorismo senza fine. L’operazione in Libia ha armato, direttamente o indirettamente, tutti i jihadisti del Sahara, portando a una nuova guerra in Mali. Il circolo vizioso non si ferma qui. Preoccupati per l’islamismo in Egitto, consentiamo nuovi colpi di stato che, da sempre, sono un terreno fertile per i tiranni di domani. Dobbiamo una buona volta imparare la lezione in merito al ricorso alla forza. Ovunque, in Libia, Iraq, Afghanistan si è verificato il collasso di una nazione e la destabilizzazione della regione.

[…].
La spedizione punitiva simbolica che incombe su di noi metterebbe a rischio ingranaggi regionali che coinvolgono Libano, Iran e Israele, con pochi benefici per i siriani. Il futuro della Siria, dopo una nuova avventura militare, sarebbe la frantumazione etnica e territoriale e la radicalizzazione degli estremismi.

La Siria non esisterebbe più.

Attacchi di droni su personalità ritenute responsabili della strage sarebbero in linea con la nuova guerra al terrorismo dell’America di Obama. Ma possiamo uccidere gli assassini senza abbattere l’idea stessa di giustizia internazionale ?

Una grande offensiva, con l’obiettivo di un cambio di regime ? Gli stessi stati maggiori occidentali hanno smesso di crederci.

La guerra per procura armando ulteriormente l’opposizione? Ma come prevedere contro chi saranno rivolte queste armi, domani?

Rimane un’ultima opzione, l’azione a fini umanitari, combinando strumenti politici e militari per una strategia sostenibile di corridoi umanitari, zone cuscinetto e soprattutto zone interdizione al volo, l’unica soluzione per evitare massacri ed assumersi la responsabilità di proteggere la comunità internazionale.

Riducendo la violenza, creeremo le condizioni per un necessario intervento.

A volte è necessario effettuare la politica del “meno peggio”. Oggi potrebbe portare a una risoluzione delle Nazioni Unite, sostenuta dal Sud del mondo, e dare un mandato per attuare una no-fly zone o per creare una forza di pace internazionale. Penso che sia possibile, i russi potrebbero accettarla [N.B. Villepin mantiene rapporti molto amichevoli con l’establishment russo, essendo ostile alle politiche anti-russe della NATO].

Con questi strumenti la comunità internazionale avrebbe la migliore occasione per rilanciare i negoziati politici che per il momento si trovano in un vicolo cieco, coinvolgendo le potenze regionali e la Lega Araba.

Non dobbiamo cedere alla tentazione della scorciatoia militare che aumenterà i problemi della regione.

Dobbiamo scegliere invece la via della pace e della responsabilità collettiva”.

http://www.republiquesolidaire.fr/11791-ne-cedons-pas-aux-illusions-du-raccourci-militaire-29082013/

“La politica internazionale , non è un’avventura”.

Nel 2003 si oppose alla guerra in Iraq. Dieci anni più tardi Dominique de Villepin ritiene che l’intervento militare in Siria “non è la soluzione giusta”

“Non credo che possiamo decidere una strategia militare senza una visione politica”, ha detto mercoledì a BFM TV.

Dopo aver precisato che non ci sono prove che Assad abbia usato le armi chimiche [inizio dell’intervista, non riportata dalla sintesi che sto traducendo], pur comprendendo “la volontà del presidente di non rimanere con le mani in mano” dopo la strage di Damasco, l’ex primo ministro ha detto che “degli attacchi militari allontaneranno una soluzione politica e non daranno alcun sollievo al popolo siriano”.

[…].

Per Dominique de Villepin la Francia e la comunità internazionale devono concentrarsi principalmente sulla risposta umanitaria in Siria per proteggere le persone. Questo implica, secondo lui, una migliore organizzazione di “zone cuscinetto”, con “la possibilità di utilizzare corridoi umanitari” e la creazione di una no-fly zone [concordata con i russi e i cinesi, “dettaglio” che la sintesi omette, facendo pensare ad un pretesto per un “cambio di regime” come in Libia che Villepin ha sempre rifiutato categoricamente e condannato nel caso libico].

“Se è per evitare stragi, non è troppo tardi”, dice l’ex inquilino di Matignon .

“L’attacco è un salto nel buio…cosa faremmo se non cambiasse nulla?”. Ha continuato dicendo di aspettarsi una “vera e propria strategia” sul lungo termine e non una “strategia cieca”. “La politica internazionale non è un’avventura ( … ) non credo che la scorciatoia militare sia la soluzione ideale in emergenze complesse”. “La scelta non è tra fare qualcosa o non fare nulla, ma cosa fare e come farlo”.

Perché, secondo lui, “se la Francia decide di impegnarsi militarmente nella guerra civile siriana, ne diventerà parte e sarà responsabile del destino siriano, mese dopo mese, anno dopo anno”.

http://www.republiquesolidaire.fr/11788-villepin-la-politique-internationale-ce-nest-pas-laventure-jdd/

“Qual è il senso di un’azione da parte dei paesi europei o paesi occidentali se viene eseguita al di fuori del diritto internazionale e perfino al di fuori di una logica di efficienza, con il solo desiderio di placare le nostre coscienze?”

“Per almeno un decennio si è prodotta una militarizzazione delle menti nelle democrazie occidentali”. “L’ipotesi è che la risposta a tali disastri dovrebbe essere quasi sempre essere di natura militare”. “Io non la penso così”, ha detto de Villepin, che si era opposto all’intervento francese in Mali nel gennaio 2013.

http://www.republiquesolidaire.fr/11780-villepin-en-syrie-la-solution-militaire-nest-pas-la-bonne-28082013/

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